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O.O. 11

Dalla Cronaca dell'Akasha

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1°Introduzione + Nota all'introduzione

L'uomo apprende dalla storia comune solo una piccola parte degli avvenimenti vissuti dall'umanità in epoche primordiali e i documenti storici gettano luce solo su alcuni millenni. Anche ciò che ci insegnano l'archeologia, la paleontologia e la geologia ha limiti molto ristretti e a questa insufficienza si aggiunge l'incertezza di tutto ciò che si basa su testimonianze esteriori.

Osserviamo infatti come l'insieme di un avvenimento o la fisionomia di un popolo, anche non molto lontano da noi, subiscano alterazioni quando vengano a illuminarli nuovi documenti storici. Se confrontiamo le descrizioni che diversi storici ci danno dello stesso fatto, ci accorgeremo di trovarci su un terreno assai malsicuro.

Tutto ciò che appartiene al mondo sensibile esteriore è soggetto all'azione del tempo, che a sua volta distrugge ciò che ha origine nel tempo. La storia esteriore non può che fondarsi su quello che il tempo ha conservato; ma chi può affermare con certezza che in essi sia conservato l'essenziale?

Tutto ciò che esiste nel tempo ha la sua origine nell'eterno. L'eterno non è accessibile alla percezione dei sensi, ma l'uomo può sviluppare le proprie capacità per percepirlo. L'uomo può sviluppare le forze latenti in lui e riconoscere l'eterno.

Il libro L'Iniziazione mostra appunto in che modo ciò si possa conseguire e anche qui dimostreremo come l'uomo, giunto a un grado relativamente alto di conoscenza, possa arrivare a conoscere le origini eterne delle cose periture. (Il lettore abbia pazienza; le cose possono essere esposte solo poco alla volta).

Quando l'uomo ha ampliato così la sua facoltà di conoscenza, non ha più bisogno di documenti esterni per studiare il passato; allora può, per mezzo di una vista interiore, scorgere negli avvenimenti ciò che non è percepibile ai sensi, ciò che in essi vi è d'imperituro. Passa dalla storia transitoria a quella eterna. Certo, quest'ultima è scritta con lettere diverse dalle consuete. La gnosi e la teosofia la chiamano cronaca dell'Akasha. Il nostro linguaggio, fatto per denominare le cose del mondo sensibile, può darne solo un'idea molto vaga, poiché è adeguato solo al mondo sensibile e ogni cosa da esso designata ne acquista subito il carattere. Quindi, chi non ha familiarità con il mondo spirituale riceve l'impressione che si tratti di fantasticherie o, peggio, che sia tutto frutto della fantasia. Chi invece abbia acquistato la facoltà di percepire il mondo spirituale, riconosce gli avvenimenti passati nel loro carattere d'eternità; essi gli appaiono non come freddi documenti storici, ma come realtà vive; le vicende trascorse si svolgono in certo modo nuovamente davanti a lui.

Chi è in grado di leggere questa "scrittura vivente" può penetrare in un passato assai più remoto di quello che la storia comune descrive e può anche, grazie alla percezione spirituale immediata, fornire una descrizione dei fatti narrati dalla storia più accurata.

Diremo però subito, a scanso di ogni possibile errore, che neanche la percezione spirituale è infallibile. Anche questa può sbagliare, può vedere le cose in modo impreciso o a rovescio. Anche in questo campo nessun uomo, per quanto elevato sia, è immune dall'errore. Non c'è da meravigliarsi, quindi, se diverse comunicazioni, pur di origine spirituale, non sono sempre completamente concordanti tra loro; ciò nonostante, l'attendibilità dell'osservazione è qui sempre molto maggiore che nel mondo esteriore. Si troverà sempre una concordanza, almeno nelle cose essenziali, nel modo in cui i diversi iniziati possono raccontarci gli avvenimenti storici e preistorici.

Questa storia e preistoria, infatti, viene narrata in tutte le scuole occulte, già da molti millenni, con una concordanza che non si può nemmeno lontanamente paragonare a quella che esiste generalmente fra gli storici di un solo secolo. Gli iniziati di ogni tempo e di ogni luogo descrivono, in sostanza, gli stessi avvenimenti.

Premesso ciò, esporremo ora alcuni capitoli della cronaca dell'Akasha, cominciando da quei fatti che si svolsero quando fra l'Europa e l'America esisteva ancora il cosiddetto Continente Atlantico. In quel periodo, una parte del territorio emerse e oggi costituisce il fondo dell'oceano Atlantico. Platone racconta ancora dell'ultima parte di quel paese, l'isola di Poseidone, situata a occidente dell'Europa e dell'Africa. Anche W. Scott-Elliot, nel suo libro L'Atlantide secondo le fonti occulte, racconta che il fondo dell'oceano Atlantico era anticamente terraferma e che per circa un milione d'anni fu il teatro di una civiltà molto diversa dalla nostra. Gli ultimi avanzi di quel continente furono sommersi nel decimo millennio a.C. C.

I particolari che daremo qui intorno a quell'antichissima civiltà completeranno la descrizione del libro di W. Scott-Elliot; mentre là vengono descritti soprattutto gli avvenimenti esteriori di quei progenitori atlantici, qui descriveremo invece il loro carattere animico e l'intima natura delle condizioni nelle quali vissero.

Il lettore dovrà dunque trasferirsi con il pensiero a un'epoca di quasi diecimila anni fa. C., che durò per parecchi millenni. Ciò che qui è descritto non si riferisce solo al continente oggi sommerso nell'oceano Atlantico, ma anche all'Asia, all'Africa, all'Europa e all'America di oggi; e le vicende che in questi paesi si svolsero più tardi, trassero la loro origine e si vennero via via sviluppando da quelle antiche civiltà.

NOTA ALL'INTRODUZIONE -

Non è forse inutile per i nostri lettori che si affidano esclusivamente alle cosiddette prove irrefragabili o autentiche fornite dalla scienza comune e che, nello stesso tempo, non si sono mai posti il quesito se, sotto la superficie dell'oceano, si stenda realmente quell'Atlantide di cui si legge ancora nel Nouveau petit Larousse illustré? Questa laconica notizia:

«Continent fabuleux, que les anciens mythographes ont mentionné comme existant autrefois dans l'Atlantique à l'Ouest. De Gibraltar».

Allineare qui dati meno precisi rispetto al Larousse, desunti da varie opere di scienziati e scrittori che, tra gli ultimi decenni del secolo scorso e i primi del nostro, si sono occupati dell'enigma atlantico, partendo da ricerche positive, come anche dal confronto dei monumenti egizi con quelli peruviani e messicani.

Lo I documenti archeologici dell'Atlantide e le loro ripercussioni nel campo del sapere; «i più la ritennero una favola; altri opinarono che ricordasse un fatto storico: il diluvio, forse Platone raccontò che Solone (X secolo a.C.)... C.), parlando con Sanchis, prete di Sais, sempre della sommersione, avvenuta 9.000 anni prima, di una grande isola detta Atlantide, già posta di fronte alle Colonne d'Ercole.

La tradizione si rifletteva anche nelle leggende americane: all'epoca della conquista, gli aborigeni del Centro America sostenevano che la loro razza discendeva da un popolo venuto dall'oriente, ossia dall'Atlantide.

Gli scandagli delle navi Challenger e Dolphin definirono il profilo di un immenso altipiano sottomarino, esteso fra il 25° e il 50° grado di latitudine nord e il 25° e il 50° di longitudine ovest.

La corrente del Gulf Stream lo costeggiava, seguendo il corso attuale, girando a est dei banchi di Terranova e, sulla sua via verso l'Europa, circumnavigando il sommerso Dolphin's Ridge, evidente avanzo dell'Atlantide».

Da Lewis Spence (The Problem of Atlantis) apprendiamo che la giogaia subacquea si estende dalle coste dell'Irlanda alle Azzorre e alle isole di Tristan da Cunha, elevandosi in tre sporgenze, di cui una si avvicina all'Europa, un'altra all'Africa e la terza all'America. Secondo la struttura geologica, si tratterebbe di un continente che s'inabissò di colpo o gradualmente al termine del periodo glaciale.

Le sue cime superstiti, cioè ancora emerse, sarebbero le Antille a ovest e, a est, le Azzorre, le Canarie e le isole del Capo Verde.

I fenomeni sismici di queste isole vulcaniche e l'alternarsi di abbassamenti e sollevamenti del fondo dell'oceano, in una zona di 3.000 km di larghezza, secondo Pierre Termier (A la gloire de la Terre: l'Atlantide), minacciano anche oggi cataclismi terribili.

La tappa geologica che determinò la scomparsa dell'Atlantide risale a ieri.

Demetrio Merezkovski, nel suo Atlantide-Europa, ricorda che, secondo Fred Finch Strong, Spence e lo stesso Termier, al microscopio è visibile la differenza tra la lava che si solidifica nell'aria e quella che si rapprende subito nell'acqua. Inoltre, c'è un periodo di tempo di circa 15.000 anni dopo il quale i cristalli lavici, sotto l'azione dell'acqua marina, si sgretolano.

La tachilite (lava vitrea), pescata nel 1898 al largo delle Azzorre, a circa 900 chilometri dalle isole, è formata nell'aria e non sott'acqua, e non si è sgretolata. La sua età è dunque inferiore a 15.000 anni e si può far coincidere con la fine dell'Atlantide, risalente secondo Platone a 9.600 anni prima di Cristo.

Univano le sponde dell'oceano a sud e a nord, prima e durante il periodo glaciale».

La fauna dei quattro arcipelaghi delle Azzorre, di Madera, delle Canarie e del Capo Verde è in realtà di origine continentale, come afferma Germain nel suo Le problème de l'Atlantide et la Zoologie. Tra i molluschi, in queste isole si riscontrano sopravvivenze fossili del periodo glaciale europeo. Identiche sopravvivenze si riscontrano anche nel regno vegetale: ad esempio, l'adiantum renifor-me, ormai estinto in Europa, ma noto in Portogallo nell'era del Pliocene, persiste nelle isole Canarie e Azzorre.

Anche da tutto ciò Pierre Termier è indotto a concludere in favore di «un continente atlantico legato alla penisola iberica e all'Africa occidentale (Mauritania) ed esteso, ancora nel Miocene, fino alle Antille, e poi spezzato. Il suo ultimo avanzo, che in seguito si sarebbe sommerso, è forse l'Atlantide di cui parla Platone».

Nel libro di R. Dévigne L'Atlantide, colpisce la rassomiglianza dell'architettura paleoamericana con quella babilonese-egiziana.

Le gigantesche «case degli dei» sull'altipiano dell'Anahuaca, nel Messico, i theokallis, i sarcofaghi peruviani (huacas) da una parte, e le piramidi egiziane, le torri babilonesi a rastremazione, gli zugurrat dall'altra, Se l'Atlantide fosse un luogo reale, non sembra che le sue rovine siano sepolte nella crosta terrestre, come ipotizzò l'archeologo tedesco Heinrich Schliemann, scopritore di Troia, Micene e di altre vestigia del passato?

Paul Schliemann, nipote del famoso archeologo, pubblicò nel 1912 una sorta di «testamento professionale» di suo nonno, il quale, fra l'altro, affermava di aver scavato, sul colle d'Issarlik, insieme col tesoro di Priamo, un gran vaso di platino, alluminio e rame, «amalgama mai conosciuta nei resti degli antichi e sconosciuta oggi». Sul vaso è inciso in geroglifici fenici: «Dal Re Chronos di Atlantide».

Oltre agli autori citati, chiunque desiderasse raccogliere ulteriori prove sulla storicità dell'Atlantide potrebbe consultare, non senza profitto, Hennig, Haug, Lapparent, Scherff, Gsell, Donelly, Moreux, Berlioux, Roisel, Peter, Mosso, Robertson, Réville, Frobenius Gatelosse, Wirth e altri che, seguendo la scienza comune, arrivano ad ammettere implicitamente che Platone «sapeva» scrivendo il Timeo e che Steiner «sapeva» dettando la Cronaca dell'Akàsha.

Un interesse particolare, dal punto di vista scientifico-spirituale, offre l'opera di Ernst Uehli: Atlantis und das Raetsel der Eiszeitkunst, dove è confutato Wirth.

Demetrio Merezkovski, tradotto anche in italiano (Hoepli), va accolto con una certa riserva quando tratta di induzioni di carattere mistico-letterario, ma quando coordina e illustra le cosiddette prove autentiche sull'Atlantide, riesce utile e persuasivo, anche per gli scettici.

2°I nostri progenitori dell'Atlantide

Chi si limita alla conoscenza del mondo sensibile non può immaginare le differenze tra i nostri progenitori dell'Atlantide e noi, non solo nell'aspetto esteriore, ma anche nelle qualità dello spirito. Le loro conoscenze, le arti tecniche e tutta la loro cultura erano ben diverse da quelle dei nostri giorni. Osservando l'umanità atlantica dei primi tempi, notiamo che le loro facoltà spirituali erano completamente diverse dalle nostre. L'intelletto razionale, la capacità di combinare e di calcolare su cui si basa tutto ciò che viene prodotto oggi, mancava completamente ai primi Atlanti. Essi possedevano invece una memoria sviluppatissima, che era una delle loro facoltà spirituali più spiccate. Il loro modo di calcolare, per esempio, non consisteva nell'imparare alcune regole per poi applicarle, come nel nostro caso. L'abbaco, nei primi tempi dell'Atlantide, era ancora sconosciuto; nessuno aveva impresso nel proprio intelletto che tre per quattro fa dodici; il fatto che chi aveva bisogno di fare questo calcolo sapesse trarsi d'impaccio dipendeva dal fatto che si riportava ad altri casi simili o uguali avvenuti precedentemente e ricordava quello che era stato applicato prima in circostanze analoghe.

Ogni volta che in un essere si sviluppa una nuova facoltà, un'altra perde di forza e d'acutezza. Oggi possediamo l'intelletto razionale e la facoltà combinatoria, mentre la memoria è venuta meno. Oggi gli uomini pensano per concetti, mentre gli Atlanti pensavano per immagini. E quando un'immagine emergeva nella loro anima, essi si ricordavano di tante altre immagini simili già viste in precedenza e, in base a ciò, formavano il loro giudizio. Perciò anche l'insegnamento era diverso a quei tempi; non aveva l'obiettivo di armare il fanciullo di regole o di acuire il suo intelletto, ma piuttosto di fargli conoscere la vita per mezzo di immagini evidenti, in modo da dargli un ampio patrimonio di ricordi sul quale regolare la sua azione futura nelle diverse circostanze. Così, una volta entrato nella vita, egli ricordava, in ogni sua azione, di aver già visto qualcosa di simile durante gli anni di scuola; e quanto più il nuovo caso somigliava a qualche caso già visto, tanto più facilmente vi si razionalizzava. L'uomo atlantico, trovandosi in circostanze nuove, doveva sempre riprovare, mentre l'uomo d'oggi, fornito di regole che può applicare facilmente anche nei casi non ancora incontrati, risparmia molte esperienze. Un tale sistema educativo dava a tutta la vita un carattere di monotonia. Le cose venivano fatte allo stesso modo per lunghi periodi di tempo. La memoria fedele non permetteva nulla che superasse, anche lontanamente, la celerità del progresso attuale. Si faceva ciò che si era sempre visto fare. Non si rifletteva, ma si ricordava. Non era un'autorità chi aveva molto studiato, ma chi aveva molto vissuto e poteva, di conseguenza, ricordare molto. Sarebbe stato assolutamente escluso che, prima di una certa età, qualcuno potesse prendere decisioni importanti in una materia; si aveva fiducia solo in chi aveva alle spalle una lunga esperienza.

Tutto ciò però non si riferisce né agli iniziati né alle loro scuole, poiché gli iniziati sono sempre in anticipo nell'evoluzione e l'ammissione a una tale scuola non dipende dall'età, ma dal fatto che il candidato abbia acquisito, nelle precedenti incarnazioni, le facoltà necessarie per ricevere la sapienza superiore. La fiducia riposta nell'epoca atlantica negli iniziati e nei loro accoliti non era basata sulla misura della loro esperienza personale, ma sull'antichità della loro sapienza. Nell'iniziato la personalità non ha più alcuna importanza. Egli è esclusivamente al servizio della saggezza eterna e, per questo motivo, le caratteristiche di qualsiasi epoca non valgono per lui.

Mentre dunque gli Atlanti (specialmente i primi) erano privi di pensiero logico, possedevano una memoria eminentemente evoluta che conferiva a tutte le loro azioni un carattere speciale.

Tuttavia, ogni facoltà umana è legata a molte altre. La memoria è più strettamente legata ai fondamenti naturali dell'uomo rispetto alle forze dell'intelletto, e con la memoria si erano sviluppate anche altre forze naturali, più affini a quelle degli esseri inferiori rispetto alle forze motrici di cui l'uomo si serve attualmente. Gli Atlanti erano quindi in grado di servirsi di quella che chiamiamo forza vitale. Come oggi si trae dal carbone la forza del calore che si trasforma nell'energia dinamica dei nostri mezzi di locomozione, così gli Atlanti sapevano servirsi della forza germinativa contenuta negli esseri viventi per scopi tecnici.

Cerchiamo di formarcene un'idea giusta pensando a un chicco di grano. In esso esiste un'energia latente che dal grano fa germogliare la spiga. La natura ha la capacità di risvegliare questa forza latente nel grano, mentre l'uomo d'oggi non può farlo con la sua volontà; deve quindi immergere il chicco di grano nella terra e affidarlo alle forze naturali affinché lo risveglino.

L'uomo atlantico, però, faceva di più. Egli conosceva l'arte di trasformare l'energia contenuta in un mucchio di grano in forza motrice, esattamente come l'uomo d'oggi è in grado di fare con l'energia contenuta in un mucchio di carbone fossile.

Le piante, dunque, non venivano coltivate solo a scopo alimentare, ma anche per sfruttare le forze in esse racchiuse a fini industriali e di locomozione. E come noi abbiamo degli apparecchi per trasformare la forza latente del carbone fossile nell'energia dinamica delle nostre locomotive, così gli Atlanti avevano degli apparecchi che, per così dire, alimentavano con i germi delle piante, trasformando la forza vitale di questi germi in energia applicabile alla tecnica. Così, riuscivano a far muovere i loro veicoli a bassa quota, a un'altezza inferiore a quella dei monti di allora; e, per mezzo di un congegno speciale del timone, potevano anche elevarsi al di sopra dei monti.

Non dimentichiamo che le condizioni della nostra Terra si sono assai modificate nel corso dei millenni. Quei veicoli degli Atlanti non sarebbero adoperabili ai giorni nostri, poiché il loro impiego dipendeva dal fatto che l'atmosfera terrestre, a quell'epoca, era molto più densa rispetto ad oggi. Se dal punto di vista scientifico odierno una tale densità sia ammissibile o meno, non è una questione che ci deve preoccupare oggi. La scienza e il ragionamento logico non potranno mai, in virtù della loro natura, stabilire che cosa sia possibile o impossibile; il loro compito è soltanto quello di spiegare ciò che è stato accertato attraverso l'esperimento e l'osservazione. Per l'esperienza occulta, la densità dell'aria, di cui parlavamo or ora, è altrettanto certa quanto lo è un qualunque fatto fisiologico attuale. All'epoca, l'acqua era molto più fluida di ora e, grazie alla forza germinatrice di cui gli Atlanti sapevano servirsi, poteva essere utilizzata per scopi tecnici che oggi sarebbero impossibili. Per il condensarsi dell'acqua, è divenuto impossibile guidarla e dirigerla con l'arte mirabile di allora. Si comprenderà dunque facilmente come la civiltà atlantica fosse del tutto diversa dall'attuale e come la natura fisica degli uomini di quel tempo differisse completamente dalla nostra. L'uomo atlantico assorbiva un'acqua che la forza vitale propria al suo corpo poteva elaborare in modo ben diverso rispetto a come avviene nel corpo fisico odierno, e in virtù di ciò egli poteva servirsi volontariamente delle proprie forze fisiche in modo diverso rispetto all'uomo attuale. Avevano cioè il potere di aumentare le proprie forze fisiche quando necessario.

Se teniamo in considerazione che gli Atlanti avevano un concetto ben diverso dal nostro di stanchezza e dell'uso delle forze, possiamo farci un'idea giusta di loro.

Una colonia di Atlanti – e ciò risulta chiaro da quanto abbiamo detto finora – aveva un carattere che non ha nulla a che vedere con quello di una città moderna. Tutto era ancora in relazione diretta con la natura. Per dare un'idea, nei primi tempi atlantici, fino alla metà della terza sottorazza, una colonia era una sorta di giardino nel quale le case erano costruite con alberi congiunti per mezzo dei loro rami intrecciati ad arte. Tutto ciò che l'uomo elaborava allora, sorgeva dal seno stesso della natura e l'uomo stesso si sentiva strettamente congiunto ad essa. Ne conseguiva che anche il senso di comunità dell'uomo era ben diverso da quello odierno. La natura era comune a tutti gli uomini e ciò che l'uomo atlantico costruiva su basi naturali era considerato un bene pubblico, esattamente come l'uomo d'oggi considera come proprietà privata il prodotto del suo acume e della sua intelligenza.

Chi ha familiarità con l'idea che gli Atlanti disponevano delle forze fisiche e spirituali descritte in precedenza, imparerà anche a comprendere come, risalendo a tempi ancor più remoti, l'umanità mostri un aspetto che in ben poche cose somiglia a ciò a cui siamo abituati oggi. Non solo gli uomini, ma anche la natura che li circonda si è profondamente trasformata nel corso dei tempi; le forme delle piante e quelle degli animali si sono mutate. Tutta la natura terrestre ha subito delle trasformazioni: continenti prima abitati sono stati distrutti, altri ne sono sorti.

I predecessori degli Atlanti abitavano un continente, ora scomparso, la cui parte principale si estendeva a sud dell'Asia attuale; negli scritti teosofici vengono chiamati Lemuri. Dopo essere passati attraverso diversi gradi di evoluzione, si deteriorarono in gran parte e i loro discendenti, afflitti, si trovano oggi tra i popoli selvaggi.

Ritorneremo più avanti sulla cronologia di tali avvenimenti.

Intanto, il lettore non si formalizzi se alcune date riportate sopra gli sembrano in contraddizione con quanto può aver letto altrove.

In alcune parti del globo. Solo una piccola parte dell'umanità lemurica era in grado di continuare a evolversi e da questa parte ebbe origine il popolo degli Atlanti. Anche più tardi si verificò di nuovo un fatto simile: la maggior parte della popolazione atlantica degenerò e da una piccola parte di essa ebbero origine i cosiddetti Ariani, da cui discendono gli esseri umani civilizzati del nostro tempo.

Secondo la denominazione della scienza occulta, i Lemuri, gli Atlanti e gli Ariani sono razze radicali dell'umanità.

Oltre a queste, si considerino due razze radicali precedenti i Lemuri e due razze radicali successive agli Ariani; in totale, le razze radicali sono sette. Come accennato in precedenza a proposito dei Lemuri, degli Atlanti e degli Ariani, queste razze radicali provengono sempre l'una dall'altra; ogni razza radicale ha qualità fisiche e spirituali completamente diverse da quelle della razza precedente.

Mentre gli Atlanti, per esempio, svilupparono in modo speciale la memoria e tutto ciò che ad essa si collega, è compito degli Ariani sviluppare la forza del pensiero con tutti i suoi attributi.

Ogni razza radicale deve anche passare attraverso vari stadi, sempre in numero di sette. Poi, gradualmente, raggiungono la maturità e, infine, la decadenza. Perciò la popolazione di una razza radicale si suddivide in sette sottorazze; non si deve però immaginare che una sottorazza scompaia appena se ne forma una nuova. Al contrario, ognuna si mantiene ancora per lungo tempo, mentre le altre si sviluppano accanto; così, sulla Terra, si trovano sempre popolazioni che mostrano gradi diversi d'evoluzione, l'una vicino all'altra.

La prima sottorazza degli Atlanti si sviluppò a partire da un ramo dei Lemuri che aveva già raggiunto un elevato grado di sviluppo. Nei Lemuri, la facoltà di ricordare era apparsa solo alla fine del loro ciclo evolutivo. Dobbiamo immaginare che il lemure fosse in grado di formarsi delle rappresentazioni di ciò che sperimentava, ma non era in grado di conservarle; dimenticava immediatamente quello che aveva rappresentato. Il fatto che, nonostante ciò, egli vivesse in una certa forma di civiltà, che possedesse utensili, innalzasse edifici, ecc., non era dovuto alla sua facoltà di rappresentazione, ma a una forza spirituale che egli aveva in sé e che era, per così dire, istintiva; tale forza, però, non era simile all'istinto attuale degli animali, ma era un istinto di natura tutta particolare.

La prima sottorazza degli Atlanti viene chiamata, negli scritti teosofici, Rmoahals. La loro memoria era legata soprattutto alle vive impressioni dei sensi. I colori che l'occhio aveva veduto, i suoni percepiti dall'orecchio, agivano a lungo nell'anima e ciò si esprimeva nel fatto che i Rmoahals sviluppavano sentimenti ancora sconosciuti ai loro antenati Lemuri. Per esempio, l'attaccamento a ciò che era stato sperimentato in passato rientrava in questi sentimenti.

Con lo sviluppo della memoria era correlato anche lo sviluppo del linguaggio. Finché l'uomo non conservava in sé il passato, non poteva nemmeno comunicare le proprie esperienze per mezzo della parola. E poiché nell'ultimo periodo dell'epoca lemurica cominciò a svilupparsi la memoria, fu possibile anche il primo inizio della facoltà di dare un nome a ciò che era stato veduto e udito. Soltanto chi ha la facoltà della memoria può dare un nome a una cosa. Perciò l'epoca atlantica fu quella in cui il linguaggio cominciò a svilupparsi, e con esso venne a stabilirsi un legame tra l'anima umana e le cose al di fuori dell'uomo. L'uomo generava la parola nel proprio intimo e questa parola era in rapporto con le cose del mondo esterno. Tra uomo e uomo si formò un nuovo legame grazie alla comunicazione per mezzo della parola. Benché presso i Rmoahals tutto ciò avesse ancora una forma primitiva, li distingueva profondamente dai loro antenati lemuri.

I primi Atlanti, infatti, erano più vicini agli esseri della natura che li circondavano rispetto ai loro discendenti. Le loro forze animiche erano simili a quelle naturali più di quanto non lo siano quelle degli uomini moderni. Anche la parola che pronunciavano aveva il potere di una forza naturale. Non soltanto essi davano un nome alle cose, ma le loro parole avevano anche un impatto sulle cose e sugli uomini. La parola dei Rmoahals non aveva solo un significato, ma anche un potere. Quando si parla di "forza magica" delle parole, si fa riferimento a una cosa che per i Rmoahals era molto più reale che per gli uomini d'oggi. Quando uno di loro pronunciava una parola, questa sviluppava una forza analoga a quella dell'oggetto stesso a cui si riferiva. Per questo le parole avevano il potere di guarire le malattie, favorire la crescita delle piante, placare la furia degli animali e provocare altri effetti simili. Nelle sottorazze atlantiche che seguirono, tutto ciò andò sempre più diminuendo e si potrebbe dire che quella forza elementare naturale si andò progressivamente disperdendo.

I Rmoahals percepivano la loro forza come un dono della natura e questa loro relazione con la natura aveva un carattere religioso. Il linguaggio, in particolare, era qualcosa di sacro per loro, e l'uso improprio di determinate parole, che contenevano una grande forza, era considerato impossibile. Tutti sapevano che un abuso di queste parole avrebbe causato un danno gravissimo, trasformando la forza magica in suo contrario. Quella forza, se usata in modo appropriato, era fonte di bene, ma se se ne abusava, diventava rovina. I Rmoahals attribuivano questa forza non tanto a sé quanto alla natura divina che agiva in loro.

Nella seconda sottorazza, quella dei cosiddetti Tlavatli, tutto ciò cambiò. Gli uomini di questa razza iniziarono a sentire il proprio valore personale e l'ambizione, qualità sconosciuta ai Rmoahals, iniziò a regnare tra loro. La memoria cominciò a giocare un ruolo nell'ordine della vita sociale: chi poteva ricordare determinate gesta compiute da lui, ne richiedeva il riconoscimento dagli altri e pretendeva che delle proprie opere fosse conservato il ricordo. Su questo ricordo delle opere si fondava anche il fatto che gli individui di un medesimo gruppo scegliessero tra loro un capo. Ne derivò una sorta di dignità regale che si conservava anche dopo la morte, sviluppando il ricordo degli avi o di coloro che durante la vita avevano acquisito qualche merito.

In alcune tribù si sviluppò così una sorta di venerazione religiosa dei morti, un culto degli avi, che sotto le più svariate forme durò lungamente anche in epoche posteriori. Ancora tra i Rmoahals, l'uomo aveva valore soltanto in relazione al potere che si procurava mediante la propria forza. Chi voleva ottenere il riconoscimento delle gesta compiute in passato, doveva dimostrare, con nuove imprese, che la sua forza non lo aveva abbandonato. Per così dire, richiamare alla memoria anche le antiche. Nei Rmoahals, i fatti compiuti non avevano valore; soltanto durante la seconda sottorazza si cominciò a dare tanto peso al carattere personale di un individuo da tener conto, in questa valutazione, anche della sua vita passata.

Un'ulteriore conseguenza della facoltà della memoria per la vita sociale fu il formarsi di raggruppamenti di uomini uniti dal ricordo di gesta compiute in comune. Fino a quel momento gli uomini si erano raggruppati esclusivamente in base a forze naturali o secondo il comune origine. L'uomo, per virtù del suo spirito, non aveva ancora aggiunto nulla a ciò che la natura aveva fatto di lui. Ora, invece, una personalità potente era in grado di riunire intorno a sé un certo numero di individui per un'impresa comune e, in seguito, il ricordo di quest'impresa li fondeva in un solo gruppo sociale.

Questa forma di vita sociale si sviluppò nettamente soltanto nella terza sottorazza, quella dei Toltechi. Gli uomini di questa razza, infatti, cominciarono a fondare ciò che si può chiamare una prima forma di comunità, una prima forma di stato, e il governo di tali comunità divenne ereditario. Ciò che prima continuava a vivere soltanto nella memoria dei contemporanei, veniva ora trasmesso dal padre al figlio. A tutta la discendenza doveva essere serbato grato ricordo per le gesta degli avi e nei nipoti lontani si dovevano ancora apprezzare le gesta degli antenati. Bisogna però considerare che, a quei tempi, gli uomini avevano realmente la capacità di trasmettere le proprie qualità ai propri discendenti. Tutta l'educazione consisteva nel mettere sotto gli occhi dei discepoli esempi di vita sotto forma di immagini evidenti e l'efficacia di tale educazione dipendeva dall'influenza personale esercitata dall'educatore. Questi non cercava di sviluppare l'ingegno, ma piuttosto di far emergere qualità di natura più istintiva. In virtù di tale sistema educativo, le qualità del padre venivano realmente tramandate al figlio nella maggior parte dei casi.

Così, l'esperienza personale acquistava un'importanza sempre maggiore nella terza sottorazza; e quando un gruppo si segregava da un altro per formare una nuova comunità, portava con sé il ricordo vivente di ciò che aveva sperimentato nell'antica dimora. Ma in tale ricordo, il nuovo gruppo percepiva anche degli elementi che non gli erano conformi e che non gli si confacevano, e, sotto questo aspetto, tentava allora qualcosa di nuovo. Così, con ogni nuova comunità che si formava, le condizioni miglioravano e era naturale che i miglioramenti venissero imitati.

Fu così che, all'epoca della terza sottorazza, si formarono quelle fiorenti comunità che ci vengono descritte nella letteratura teosofica. Le esperienze personali che si andavano facendo ricevevano l'appoggio di coloro che erano iniziati nelle leggi eterne dell'evoluzione spirituale.

Gli stessi potenti re ricevevano l'iniziazione, affinché la loro capacità personale ricevesse un sostegno completo. Per il suo valore personale, l'uomo a poco a poco si rende conto di essere pronto per l'iniziazione; prima deve però sviluppare le proprie forze dal basso verso l'alto, perché poi possa ricevere l'illuminazione dall'alto. Così nacquero i re e le guide iniziate degli Atlanti. Un grande potere era nelle loro mani e altrettanto grande era la venerazione che loro veniva tributata. Ma in questo fatto si nascondeva anche il germe della decadenza e della rovina. Lo sviluppo della memoria portò all'esaltazione della personalità; l'uomo voleva essere esaltato per la sua potenza personale e, quanto più la sua potenza aumentava, tanto più desiderava sfruttarla a scopi personali. L'ambizione, che si era sviluppata, si trasformò in egoismo e quest'ultimo condusse all'abuso della forza. Se consideriamo il potere che gli Atlanti avevano acquisito con il dominio sulla forza vitale, comprenderemo come l'abusarne dovesse condurre a conseguenze gravissime. Un ampio potere sulle forze della natura poteva essere utilizzato così per soddisfare l'egoismo.

Ciò avvenne pienamente nella quarta sottorazza, nei Turani primitivi. Questi uomini, avendo appreso a dominare tali forze, se ne servirono spesso per soddisfare le proprie brame egoistiche. Tuttavia, se utilizzate in questo modo, queste forze si autodistruggono a causa dei loro reciproci effetti. È come se i piedi di una persona volessero a tutti i costi avanzare, mentre il resto del corpo volesse retrocedere. Tali rovinosi effetti poterono essere arrestati soltanto grazie allo sviluppo nell'uomo di una forza superiore: la forza del pensiero. Il pensiero logico domina e frena i desideri egoistici. L'origine del pensiero logico risale alla quinta sottorazza, quella dei proto-semiti. Gli uomini iniziarono a spingersi oltre il semplice ricordo del passato e a confrontare le proprie esperienze. Si sviluppò la facoltà del giudizio che regolò desideri e passioni. Si cominciò a calcolare e a combinare; ebbe inizio il lavoro del pensiero. Se prima gli uomini si abbandonavano a ogni desiderio, ora soltanto cominciarono a chiedergli se fosse stato approvato o meno dal pensiero.

Mentre gli uomini della quarta sottorazza cercavano violentemente di soddisfare le proprie passioni, quelli della quinta cominciarono a porgere ascolto a una voce interiore. Questa voce interiore ha il potere di mettere un argine alle passioni, anche se non riesce a distruggere le premesse della personalità egoistica.

Così, la quinta sottorazza ha trasferito nell'intimo dell'uomo l'impulso all'azione. L'uomo, nel suo intimo, vuole rendersi conto di ciò che deve o non deve fare. Tuttavia, ciò che si acquisiva interiormente con il pensiero, si perdeva, d'altra parte, nel dominio sulle forze naturali esteriori. Il pensiero logico può soggiogare soltanto le forze del mondo minerale, non la forza vitale. La quinta sottorazza sviluppò quindi la forza del pensiero a scapito del dominio sulla forza vitale. Tuttavia, proprio in questo modo, essa ha gettato le basi per l'evoluzione successiva dell'umanità. Tuttavia, il pensiero, che lavora solo nell'interiorità e non può impartire ordini diretti alla natura, è incapace di produrre le nefaste conseguenze che erano derivate dall'abuso delle forze di prima. La parte meglio dotata di questa quinta sottorazza venne scelta per sopravvivere alla rovina della quarta razza radicale e formò il germe della quinta razza radicale, la razza ariana, che ha il compito di sviluppare completamente la facoltà del pensiero con tutto ciò che vi si connette.

Gli uomini della sesta sottorazza (gli Akkadi) svilupparono la facoltà di pensare più di quelli della quinta sottorazza; si distinsero dai cosiddetti protosemiti per una più estesa applicazione di tale facoltà. Come detto in precedenza, lo sviluppo della forza del pensiero impedì che le esigenze della personalità egoistica provocassero quell'azione devastatrice che era ancora possibile nelle razze precedenti, ma non riuscì a sopprimire tali esigenze. I protosemiti regolarono prima di tutto le proprie condizioni personali secondo i suggerimenti del pensiero. Al posto delle sole brame e dei soli desideri subentrò l'intelletto e si manifestarono nuove forme di vita. Mentre le razze precedenti riconoscevano come guida l'individuo le cui gesta avessero lasciato una profonda traccia nella loro memoria o la cui vita fosse ricca di ricordi, ora venne riconosciuto come tale il più intelligente. Prima si teneva in maggior conto ciò di cui si serbava un buon ricordo, ora ciò che meglio persuadeva il pensiero. Un tempo, sotto l'influenza della memoria, si restava fedeli a una cosa fino al giorno in cui la si trovava insufficiente, e in quel caso naturalmente prevaleva chi era in grado di colmare la lacuna con un'innovazione.

In risposta alla facoltà di pensare, nacque una smania d'innovazione e di cambiamento; ognuno volle mettere in pratica le proprie idee. Così, durante la quinta sottorazza, cominciò una certa irrequietudine che, durante la sesta, portò alla necessità di sottomettere il dispotico pensiero del singolo individuo a leggi comuni. Lo splendore degli stati della terza sottorazza aveva la sua base nell'ordine e nell'armonia generati dai comuni ricordi; nella sesta, invece, quest'ordine dovette essere prodotto tramite leggi pensate. In questa sesta sottorazza dobbiamo dunque cercare l'origine del diritto e degli ordinamenti legislativi. Nella terza sottorazza, un gruppo di persone non si isolava dal resto, se non quando si sentiva estraneo alla propria comunità, perché le condizioni sorte dai ricordi comuni non gli si confacevano più. Nella sesta sottorazza, invece, la situazione era fondamentalmente diversa. Il pensiero calcolatore cercava la novità per se stessa, incitava a intraprese e a nuove istituzioni. Gli Akka-dì erano perciò un popolo intraprendente, incline alla colonizzazione, che trovava nutrimento alla forza, appena germogliata, del pensiero e del giudizio, specialmente nel commercio.

Anche nella settima sottorazza, quella dei Mongoli, si sviluppò la capacità di pensare. Tuttavia, alcune qualità delle sottorazze precedenti, specialmente della quarta, persistettero in essa in modo ancora più accentuato rispetto alla quinta e alla sesta. I Mongoli serbavano un'estrema fedeltà alla memoria e giungevano alla convinzione che ciò che è più antico sia anche più intelligente, in quanto riesce a prevalere meglio sulla facoltà del pensiero.

Sebbene ormai privi anch'essi del dominio sulle forze vitali, la loro forza di pensiero aveva però in parte raggiunto la potenza elementare della forza vitale. Avevano sì perduto il potere sulla vita, ma non la fede immediata e ingenua in essa. Questa forza era diventata il loro dio, secondo il quale essi facevano quanto ritenevano giusto; così, ai popoli vicini apparivano come posseduti da questa occulta potenza e si abbandonavano realmente ad essa con cieca fede. I loro discendenti nell'Asia e in alcune parti d'Europa mostrano ancora oggi gran parte di tale carattere.

La forza del pensiero, infusa nell'uomo, poté raggiungere il suo pieno valore nell'evoluzione soltanto quando, nella quinta razza radicale, ricevette un nuovo impulso. La quarta razza aveva potuto mettere il pensiero al servizio di ciò che aveva acquisito per mezzo della memoria.

La quinta, invece, è giunta a quelle forme di vita per le quali la facoltà del pensiero è lo strumento giusto.

3°Passaggio dalla quarta alla quinta razza radicale

Le notizie seguenti si riferiscono al passaggio dalla quarta razza radicale (l'atlantica) alla quinta (l'ariana), di cui fa parte l'attuale umanità civilizzata. Solo chi sa compenetrarsi interamente dell'idea dell'evoluzione in tutta la sua estensione, potrà comprenderle correttamente. Tutto ciò che l'uomo scorge intorno a sé è in via d'evoluzione, e anche la facoltà propria agli uomini della nostra razza radicale, ovvero l'uso del pensiero, si è andata sviluppando a poco a poco. Anzi, è proprio la nostra razza radicale che lentamente e progressivamente sta maturando la forza del pensiero.

L'uomo attuale si determina (pensando) a una cosa e poi la esegue come conseguenza del proprio pensiero. Presso gli Atlanti questa facoltà era ancora in fase di sviluppo. La loro volontà era mossa non dai loro pensieri, ma da pensieri che fluivano da esseri di natura superiore; era dunque, in un certo senso, diretta dall'esterno. Chi si familiarizza con l'idea dell'evoluzione dell'uomo e impara a riconoscere che l'uomo, in quanto individuo terrestre, era, in quei tempi primordiali, un essere del tutto diverso da quello attuale, riuscirà anche a elevarsi alla rappresentazione di altri esseri, del tutto differenti da lui, dei quali parleremo più avanti.

Questa evoluzione richiese lunghissimi periodi di tempo e ne daremo, in seguito, notizie più particolareggiate.

Tutto ciò che abbiamo detto della quarta razza radicata, quella degli Atlanti, si riferisce alla gran massa dell'umanità; ma questa era diretta da guide superiori che emergevano molto al di sopra di essa nelle loro facoltà. Queste guide possedevano una saggezza e un dominio su certe forze che nessuna educazione terrena poteva dare loro; ciò veniva loro conferito da esseri superiori non appartenenti direttamente alla Terra. Era dunque naturale che la gran massa dell'umanità considerasse le sue guide come esseri di natura superiore, come messaggeri degli déi, dal momento che né i sensi né l'intelligenza umana avrebbero permesso di compiere ciò che essi sapevano e compivano. Venivano quindi venerati quali messaggeri degli déi e i loro ordini, precetti e istruzioni venivano accettati. Questi esseri istruivano l'umanità nelle scienze, nelle arti e nella costruzione di strumenti. Inoltre, iniziavano nell'arte di governare gli individui più avanzati o governavano essi stessi le comunità. Si diceva che fossero in comunicazione con gli déi e che fossero gli déi stessi a iniziare la loro conoscenza delle leggi secondo le quali si evolve l'umanità. E così era realmente. Questa iniziazione, questa comunione con gli dei, si compiva in luoghi sconosciuti alla folla, detti «templi dei misteri», dove veniva guidato e amministrato il genere umano.

Tutto ciò che avveniva nei templi dei misteri era perciò incomprensibile al popolo, così come le intenzioni dei suoi grandi educatori. Il popolo, per mezzo dei suoi sensi, era in grado di comprendere soltanto ciò che avveniva direttamente sulla Terra, non le rivelazioni che giungevano dai mondi superiori per favorirne il progresso. Per questo motivo, anche gli insegnamenti di tali guide venivano trasmessi in modo diverso rispetto alla comunicazione di eventi terreni. Il linguaggio con cui gli déi comunicavano con i loro messaggeri nei «misteri» non era terreno, né lo erano le figure attraverso cui gli déi si rivelavano. Gli spiriti superiori apparivano ai loro messaggeri entro «nuvole di fuoco», per comunicare loro il modo di guidare gli uomini. Solo l'uomo può manifestarsi in forma umana; gli esseri le cui facoltà superano quelle umane devono manifestarsi in forme speciali, diverse da quelle terrestri.

I messaggeri degli déi potevano ricevere quelle rivelazioni soltanto perché erano i più perfetti tra i loro simili, perché avevano già raggiunto un grado di evoluzione che la maggior parte degli uomini aveva ancora da raggiungere. Le loro qualità animico-spirituali erano di natura sovrumana e potevano assumere la forma umana. Erano dunque esseri di doppia natura divina e umana e si potevano anche considerare come spiriti superiori che avevano assunto corpi umani per aiutare l'umanità nel suo cammino terrestre. La loro vera patria non era la Terra.

Questi esseri guidavano gli uomini senza poter loro comunicare i principi secondo i quali li guidavano, perché fino alla quinta sottorazza atlantica – i proto-semiti – gli uomini non possedevano ancora alcuna facoltà per comprenderli. Solo la facoltà del pensiero, che si sviluppò in questa sottorazza, era in grado di comprenderli. Questa facoltà si sviluppò gradualmente e molto lentamente, cosicché anche le ultime sottorazze degli Atlanti potevano comprendere ancora ben poco i principi delle loro guide divine. Inizialmente, percepivano vagamente e in modo imperfetto tali principi; successivamente, i loro pensieri e le loro leggi, di cui abbiamo parlato in precedenza a proposito degli ordinamenti di stato, erano piuttosto intuiti che chiaramente elaborati.

Le guide principali della quinta sottorazza atlantica iniziarono a preparare la sottorazza a poco a poco, affinché, dopo la rovina della civiltà atlantica, potesse sorgere una nuova civiltà interamente regolata dalla forza del pensiero.

Alla fine dell'epoca atlantica, sulla Terra si trovavano tre gruppi di esseri umani: 1) i suddetti messaggeri degli déi, che avevano raggiunto un grado di evoluzione assai più avanzato rispetto alla gran massa; insegnavano la saggezza divina e compivano opere divine; 2) la gran massa stessa, nella quale il pensiero era ancora in uno stato letargico, sebbene possedesse certe forze elementari che l'umanità attuale ha perduto; 3) una schiera più piccola di individui che sviluppavano la facoltà del pensiero. Questi ultimi perdevano, è vero, le forze elementari possedute dagli Atlanti, ma acquistavano in compenso la possibilità di comprendere, mediante il pensiero, i principi insegnati dai messaggeri degli déi. Mentre il secondo gruppo di esseri umani era destinato a estinguersi, il terzo poteva essere educato a dirigersi autonomamente dagli esseri superiori del primo gruppo.

L'istruttore principale, detto nella letteratura teosofica "Manu", scelse da questo terzo gruppo individui più avanzati per farne germogliare una nuova umanità. Questi eletti si trovavano nella quinta sottorazza. La facoltà di pensiero della sesta e della settima sottorazza era già in parte fuorviata e non più suscettibile di ulteriore sviluppo. Bisognava sviluppare le migliori qualità dei migliori e, a questo scopo, la guida condusse gli eletti in un luogo speciale della Terra, nell'interno dell'Asia, segregandoli e sottraendoli così all’influenza di coloro che erano rimasti indietro o si erano corrompiti.

Il compito che la guida si prefiggeva era di far avanzare la sua schiera fino al punto che gli uomini riconoscessero nell'anima propria, e per propria forza di pensiero, i principi secondo i quali erano stati fino allora guidati, in un modo che essi avevano intuito senza poterlo chiaramente afferrare. Gli uomini avrebbero dovuto riconoscere le forze divine che fino a quel momento avevano seguito inconsciamente. Fin qui gli dei avevano guidato gli uomini per mezzo dei loro messaggeri; ora era giunto il momento in cui gli uomini avrebbero dovuto venire a conoscenza di questi esseri divini, imparando a considerare se stessi come strumenti esecutori della provvidenza divina.

In quel momento cruciale, il gruppo di uomini, segregati, si trovò in presenza di una guida divina sotto forma umana. Fino a quel momento, l'umanità aveva ricevuto ordini e insegnamenti su ciò che doveva o non doveva fare e istruzioni nelle scienze che si riferivano a ciò che i suoi sensi percepivano, per mezzo di messaggeri divini.

Gli uomini avevano intuito il governo divino del mondo e ne avevano percepito l'azione nelle loro azioni, ma non ne avevano compreso pienamente il significato. Ora, invece, il loro maestro parlava loro in modo del tutto nuovo: insegnava che potenze invisibili dirigevano tutto ciò che si manifestava ai loro occhi e che essi stessi erano servi di quelle potenze e dovevano, mediante il pensiero, adempirne le leggi. Egli parlava agli uomini di qualcosa di sovrumano, di divino: di un sovrumano-divino che era creatore e conservatore di tutto ciò che era visibile e corporeo. Così parlava, e da loro aveva ricevuto istruzioni su ciò che era da farsi o da non farsi. Ma ora erano stati stimati degni che il Maestro parlasse loro direttamente degli stessi dèi, e le parole che inculcava continuamente nei suoi seguaci erano piene di forza: «Finora avete visto coloro che vi guidavano, ma ci sono guide ancora più sublimi che voi non potete vedere, e a queste guide siete sottoposti. Dovete eseguire gli ordini di quel Dio che non vedete e dovete ubbidire a Colui del quale non potete farvi immagine alcuna». Così risuonava dalle labbra del grande maestro il nuovo, supremo comandamento che prescriveva il culto di un dio al quale nessuna immagine sensibile-visibile poteva somigliare e del quale, perciò, nessuna immagine poteva essere formata. Un'eco di quel grande, primordiale comandamento della quinta razza umana risuona nelle parole: «Non farti idolo alcuno, né immagine alcuna di cosa che sia in cielo, di sopra, né in terra, di sotto, né di cosa che sia nell'acqua, di sotto alla terra» (Esodo 20, 4).

Alla guida principale (manu) stavano al fianco altri messi divini che eseguivano i suoi ordini nei vari aspetti della vita e lavoravano all'evoluzione della nuova razza, poiché era necessario regolare tutta la vita secondo il nuovo concetto di divino ordinamento del mondo. I pensieri degli uomini dovevano essere rivolti in ogni cosa dal mondo visibile a quello invisibile. La vita è regolata dalle forze della natura: dal giorno e dalla notte.

Secondo libro di Mosè. Esodo, cap. X, v. 4 Si cominciò a mostrare all'uomo come tali manifestazioni visibili, ricche di influenza, stiano in relazione con le forze invisibili (divine) e come l'uomo debba comportarsi per regolare la propria vita secondo tali forze. Tutta la scienza e tutto il lavoro dovevano essere orientati in questo senso. L'uomo doveva interpretare i decreti divini, la manifestazione della saggezza divina, nelle leggi degli astri e nelle condizioni meteorologiche. In questo senso si insegnavano la meteorologia e l'astronomia e l'uomo doveva regolare il proprio lavoro e la propria vita morale in modo che corrispondessero alla saggezza delle leggi divine. La vita venne regolata secondo i comandamenti divini, e nel corso degli astri e delle condizioni meteorologiche si investigavano i pensieri divini. Per mezzo dei sacrifici rituali, l'uomo doveva mettere le proprie opere in armonia con i voleri degli déi.

L'intenzione del Manu era quella di regolare tutta la vita umana secondo i mondi superiori. Tutta l'attività e tutte le istituzioni umane dovevano assumere un carattere religioso; con questo il manu intendeva introdurre il vero compito della quinta razza radicale: imparare a guidarsi da sé per mezzo dei propri pensieri. Tuttavia, un'autodeterminazione di questo tipo non può essere salutare se l'uomo non si mette anche al servizio delle forze superiori. L'uomo deve servirsi della propria forza di pensiero, ma questa forza di pensiero deve essere santificata dalla sottomissione al divino.

Per comprendere appieno ciò che avvenne in quel periodo, è necessario sapere che l'evoluzione del pensiero ebbe, dalla quinta sottorazza atlantica in poi, anche altre conseguenze. Gli uomini erano infatti venuti in possesso di cognizioni e di arti provenienti da altre fonti e non direttamente correlate alla vera missione del Manu. A queste arti e cognizioni mancava da prima il carattere religioso. Tali conoscenze pervenivano all'uomo in modo che egli non poteva fare a meno di servirsene egoisticamente per soddisfare le proprie esigenze personali. Una di queste era, per esempio, la conoscenza del fuoco e delle sue applicazioni ai diversi usi umani. Nei primi tempi atlantici l'uomo non aveva bisogno del fuoco, poiché poteva fare uso della forza vitale. Col passare del tempo, però, l'uomo imparò a servirsi della forza vitale e, per fabbricarsi utensili e strumenti con le cosiddette materie inanimate, dovette imparare a usare il fuoco. Lo stesso avvenne anche per altre forze naturali.

L'uomo aveva dunque imparato a servirsi di queste forze naturali senza rendersi conto della loro origine divina. E così doveva essere. Nulla doveva costringerlo a ricondurre a un ordinamento universale divino quelle cose che egli dominava con il pensiero; egli doveva riconoscerlo spontaneamente nei suoi pensieri. L'intento del Manu era dunque quello di guidare gli uomini a mettere spontaneamente, per un intimo bisogno, quelle cose in rapporto con l'ordine universale superiore.

Gli uomini dovevano scegliere se rivolgere le conoscenze acquisite alla mera soddisfazione del proprio interesse personale o se metterle religiosamente al servizio di un mondo superiore. Mentre prima l'uomo era costretto a considerarsi parte dell'ordinamento universale divino da cui, per esempio, gli veniva il potere di dominare la forza vitale senza servirsi del pensiero, ora poteva applicare le forze naturali senza rivolgere il pensiero al divino.

Tuttavia, non tutti coloro che il Manu aveva riunito intorno a sé erano all'altezza di prendere tale determinazione, bensì pochissimi; e soltanto da questi pochi il Manu poteva veramente formare il germe della nuova razza. Con questi si isolò dunque per continuare a svilupparli, mentre gli altri si mescolarono al resto dell'umanità. Da questo piccolo gruppo di individui che si raggrupparono per ultimo intorno al Manu derivò tutto ciò che ancora oggi costituisce un vero e proprio germe di progresso della quinta razza radicale.

Ciò spiega anche perché due tratti caratteristici si ritrovano in tutta l'evoluzione di questa quinta razza radicale. Il primo è proprio di coloro che sono animati da idee superiori e si considerano figli di una potenza divina universale; il secondo è proprio di coloro che antepongono i propri interessi personali ed egoistici a tutto il resto.

Questo piccolo gruppo rimase con il Manu finché non fu rafforzato a sufficienza per poter agire secondo il nuovo spirito e finché i suoi singoli membri non furono in grado di diffondere questo nuovo spirito tra il resto dell'umanità, residuo delle razze antecedenti.

Naturalmente, questo nuovo spirito assunse un carattere diverso nei vari popoli, in base al grado di evoluzione raggiunto nelle rispettive regioni. Le personalità meglio dotate che si trovavano intorno al Manu furono da lui scelte per essere iniziate direttamente nella sua saggezza divina, affinché potessero poi divenire maestri degli altri.

Gli antichi tratti caratteristici ancora presenti si mescolarono con ciò che i messaggeri del Manu portavano nelle diverse parti del mondo e da ciò ebbero origine nuove e multiformi colture e nuove civiltà.

Le personalità meglio dotate che si trovavano intorno al Manu furono scelte da lui per essere iniziate direttamente nella sua saggezza divina, affinché potessero poi diventare maestri degli altri. Così, agli antichi messaggeri divini si aggiunse una nuova specie di iniziati, quelli cioè che avevano sviluppato la propria forza di pensiero proprio come gli altri uomini, secondo la concezione terrena. I messaggeri divini precedenti, il Manu incluso, non avevano ciò; la loro evoluzione apparteneva a mondi superiori e la loro sapienza superiore veniva introdotta nelle condizioni terrestri. Quello che essi portavano all'umanità era «un dono del cielo». Nella prima metà dell'epica atlantica, gli uomini non erano ancora abbastanza evoluti per comprendere, per propria forza di pensiero, il significato dei decreti divini. Ora, invece, nell'epoca suddetta, gli uomini dovevano arrivare a questo: il pensiero terreno doveva elevarsi fino alla concezione del divino. Agli iniziati sovrumani si aggiunsero gli iniziati umani, e ciò segnò un importante cambiamento nell'evoluzione del genere umano.

Ancora i primi Atlanti non avevano la facoltà di scegliere se riconoscere o no le loro guide come messi divini, poiché tutto ciò che queste facevano si imponeva come un'azione dei mondi superiori, portava il sigillo dell'origine divina.

Così, i messi dell'epoca atlantica erano esseri consacrati per la loro potenza, circondati dallo splendore che questa conferiva loro. Gli iniziati dei tempi posteriori, invece, sono uomini come gli altri, ma in comunicazione con i mondi superiori. Rimangono comunque in comunicazione con i mondi superiori e le rivelazioni e le apparizioni dei messaggeri celesti li raggiungono.

Soltanto in casi eccezionali, per qualche necessità superiore, fanno uso di certe forze che pervengono loro da là, compiendo azioni che gli uomini, secondo le leggi a loro note, non possono comprendere e che, a ragione, riguardano come miracoli. Tuttavia, l'intenzione superiore è quella di rendere l'uomo assolutamente indipendente e di svilupparne completamente la forza di pensiero.

Gli iniziati umani sono oggi i mediatori tra il popolo e le potenze superiori e solo l'iniziazione rende gli uomini capaci di comunicare con i messaggeri celesti.

Gli iniziati umani, i sacri maestri, diventarono, quindi, le guide di tutta l'umanità all'inizio della quinta razza radicale. I grandi re-sacerdoti dei tempi preistorici, dei quali troviamo testimonianza non nella storia ma nel mito, fanno parte di questa schiera di iniziati.

Man mano che i messaggeri celesti superiori si allontanavano sempre più dalla Terra, lasciavano la direzione a questi iniziati umani, ai quali, però, continuavano a dare aiuto con il consiglio e con l'azione. Se così non fosse stato, l'uomo non avrebbe mai potuto fare libero uso della propria forza di pensiero. Il mondo è sottoposto a una direzione divina, ma l'uomo non deve essere costretto ad ammetterlo, bensì deve riconoscerlo e comprenderlo per libera riflessione. Quando l'uomo è giunto a questo punto, gli iniziati gli riveleranno i loro segreti. Ciò non può avvenire repentinamente, ma tutta l'evoluzione della quinta razza radice è un lento avanzare verso questa meta. Il Manu guidò inizialmente personalmente il suo gruppo, come si fa con i bambini; poi, poco alla volta, la direzione passò agli iniziati umani. Oggi il progresso consiste ancora in un miscuglio di coscienza e incoscienza nell'agire e nel pensare degli uomini. Soltanto alla fine della quinta razza radicale, quando attraverso la sesta e la settima sottorazza si sarà formato un numero sufficiente di uomini capaci di ricevere la sapienza, il sommo iniziato potrà manifestarsi apertamente a loro. Questo iniziato umano potrà quindi assumere la direzione principale, come fece il Manu alla fine della quarta razza radicale. L'educazione della quinta razza radicale consiste nel fatto che buona parte dell'umanità diventerà capace di seguire liberamente un manu umano, come la sottorazza da cui ebbe origine la quinta seguì il manu divino.

4°I Lemuri

Questo passo della cronaca dell'Akasha si riferisce a un'epoca remotissima dell'evoluzione umana, precedente a quella già descritta. Si tratta della terza razza radicale che, secondo gli scritti teosofici, abitava il continente lemurico. Secondo tali scritti, questo continente era situato a sud dell'Asia, più o meno fra Ceylon e Madagascar, e comprendeva anche l'attuale Asia Meridionale e alcune parti dell'Africa. Benché la cronaca dell'Akasha sia stata decifrata con la massima cura, non tralasceremo di ripetere che le seguenti comunicazioni non hanno carattere dogmatico. Se il leggere cose e avvenimenti così lontani dal periodo attuale è già di per sé difficile, renderli poi nel linguaggio attuale presenta difficoltà quasi insormontabili. In seguito, cercheremo di precisare le epoche di cui si parla e, con questo, le cose diventeranno più chiare, quando tratteremo di tutta l'epoca lemurica e anche di quella della nostra (quinta) razza radicale fino a oggi. Le cose di cui si parla qui sono sorprendenti anche per l'occultista che le legga per la prima volta (sebbene il termine «sorprendente» non sia il più appropriato); perciò egli può parlarne soltanto dopo il più accurato esame.

La quarta razza radicale, l'atlantica, fu preceduta dalla cosiddetta razza lemurica e, durante l'evoluzione di quest'ultima, si verificarono fatti di importanza cruciale per la Terra e per l'uomo. Parleremo, anzitutto, del carattere di questa razza radicale, come ci si presenta dopo i fatti suddetti, e passeremo poi a parlare dei fatti stessi.

Presso i Lemuri, la memoria non era ancora, in generale, sviluppata. Gli uomini potevano, è vero, formarsi delle rappresentazioni delle cose e degli avvenimenti, ma tali rappresentazioni non restavano loro impresse nella memoria; per questa ragione i Lemuri non avevano ancora un linguaggio nel vero senso della parola. Sotto questo aspetto, sapevano produrre suoni naturali che esprimevano le loro sensazioni, il piacere, la gioia, il dolore, ecc., ma che non indicavano oggetti esteriori. In compenso, le loro rappresentazioni avevano una forza ben diversa da quella degli uomini dei tempi successivi e, per mezzo di tale forza, agivano sul mondo circostante: uomini, animali, piante e persino le cose inanimate risentivano l'azione e potevano subire l'influenza di semplici rappresentazioni. Così il lemure era in grado di comunicare con i propri simili senza servirsi di un linguaggio. Questo modo di comunicare consisteva in una sorta di «lettura del pensiero». Il lemure attingeva la forza delle sue rappresentazioni direttamente dagli oggetti circostanti: essa proveniva dalla forza vegetativa delle piante e dalla forza vitale degli animali. Comprendeva i processi vitali più intimi delle piante e degli animali, nonché le forze fisiche e chimiche delle cose inanimate. Se intraprendeva delle costruzioni, non aveva bisogno di calcolare la portata di un tronco d'albero o il peso di una pietra; egli vedeva nell'aspetto del tronco d'albero quanto esso era in grado di sostenere e nel masso quale fosse il luogo più adatto al suo peso. Così il lemure, senza essere ingegnere, costruiva per virtù della sua speciale forza rappresentativa, che agiva con la sicurezza dell'istinto. Aveva inoltre un dominio assoluto sul proprio corpo. Con il solo sforzo della volontà, egli sapeva, all'occorrenza, rendere il suo braccio di acciaio; riusciva a sollevare pesi enormi con il semplice sviluppo della volontà. Se più tardi l'uomo atlantico si servì del dominio della forza vitale, il lemure fece altrettanto con la volontà. Nel campo delle attività umane inferiori, era un mago nato.

Presso i Lemuri, si mirava allo sviluppo della volontà e della forza rappresentativa. L'educazione dei bambini era tutta incentrata su questo. I ragazzi venivano abituati alla più dura disciplina: dovevano imparare ad affrontare pericoli, a superare dolori e a compiere atti di coraggio. Chi non era in grado di affrontare difficoltà e pericoli era considerato un membro inutile dell'umanità e veniva lasciato morire di fatica. La cronaca dell'Akasha ci mostra che l'educazione dei bambini era ben più rigida di quanto la più ricca fantasia dell'uomo moderno possa immaginare. Le vampe più ardenti del calore, il trafiggere il corpo con strumenti appuntiti erano cose comuni. L'educazione delle fanciulle era ben diversa. Anche le fanciulle venivano sottoposte a dura disciplina, ma tutto il resto era finalizzato a sviluppare in loro una potente fantasia. Le fanciulle, per esempio, venivano esposte alla tempesta affinché, senza scomporsi, ne sentissero la spaventevole bellezza; dovevano assistere, senza paura, alle lotte degli uomini, imparando soltanto il valore e la forza che vedevano agire davanti a sé. In questo modo, si sviluppava nella fanciulla la tendenza al sogno e alla fantasia, qualità apprezzata in modo speciale. E poiché la memoria non esisteva, tali disposizioni non potevano degenerare; le visioni e le fantasie duravano soltanto finché ne durava la causa esterna; avevano dunque un fondamento giustificato nelle cose esteriori e non si perdevano nel vuoto. Veniva, per così dire, instillato nell'anima femminile quell'elemento di fantasia e di sogno proprio della natura stessa.

I Lemuri, eccetto che negli ultimi tempi, non avevano abitazioni come le nostre, ma si stabilivano in quei luoghi dove la natura stessa offriva loro riparo. Per esempio, abitavano in alcune caverne che trasformavano e arredavano con tutto l'essenziale. Più tardi iniziarono anche a costruire rifugi di terriccio, mostrando in questo lavoro una grande abilità. Non immaginiamo, però, che non intraprendessero costruzioni artificiali che, tuttavia, non servivano da abitazione; derivarono, nei primi tempi, dal bisogno di conferire alle cose naturali una forma voluta dall'uomo. L'uomo trasformò le colline in modo da provare gioia e diletto dalla forma. Per la stessa ragione, cominciarono a erigere pietre anche per costruire edifici speciali e a circondarsi di muri nei luoghi in cui venivano educati i fanciulli. Ma, verso la fine di quell'epoca, gli edifici destinati alla «saggezza divina e all'arte divina» diventarono sempre più grandiosi e artistici. Questi edifici erano, sotto ogni rapporto, ben diversi dai templi per l'umanità che sarebbero diventati in seguito; erano, al tempo stesso, istituti d'istruzione e di scienza. Chi ne era ritenuto idoneo, vi veniva iniziato alla conoscenza delle leggi universali e al loro utilizzo. L'innata propensione del lemure alla magia veniva educata e trasformata in arte e intelligenza. Venivano accettati solo coloro che avevano raggiunto il massimo grado di capacità di superare e assimilare qualunque fatica; per tutti gli altri, rimaneva un profondo mistero ciò che avveniva in questi istituti. Vi si imparava a conoscere e a dominare le forze della natura per veggenza diretta; l'insegnamento, però, era tale che le forze naturali si trasformavano nell'uomo in forza di volontà. L'uomo stesso diventava capace di compiere ciò che compie la natura.

Ciò che l'umanità poté raggiungere in seguito mediante la riflessione e il raziocinio aveva allora il carattere di un'attività istintiva. Era anzi superiore a ciò che l'umanità ha poi acquisito in fatto d'arti e di scienze, mediante la memoria, l'intelletto e la fantasia. Se volessimo trovare un nome per meglio definire questi istituti, dovremmo chiamarli «scuole superiori delle forze della volontà e della forza di chiaroveggenza». Da tali scuole uscivano gli uomini destinati a diventare, sotto ogni rapporto, signori degli altri. Oggi è difficile dare un'idea di tutte queste condizioni a parole, poiché da allora tutto si è mutato sulla Terra. La natura stessa e la vita umana erano diverse, e con esse l'attività umana e tutte le relazioni tra individuo e individuo.

L'aria era più densa e l'acqua più fluida rispetto al periodo atlantideo, e anche la crosta solida della Terra non si era ancora indurita. Il regno animale si era evoluto solo fino agli anfibi, agli uccelli e ai mammiferi inferiori; il regno vegetale si era evoluto fino alle piante simili alle nostre palme e agli alberi affini. Tutte le forme erano completamente diverse da quelle attuali. Tutto ciò che oggi appare in piccole proporzioni era allora gigantesco. Le nostre piccole felci erano alberi e formavano grandi boschi. I mammiferi superiori non esistevano; invece una gran parte dell'umanità si trovava a un grado così basso d'evoluzione da poter essere considerata ancora assolutamente animale. Per contro, solo una piccola parte dell'umanità lemurica poteva essere paragonata a quanto descritto in precedenza; il resto conduceva una vita prettamente animale e questi uomini-animali erano completamente diversi dagli altri, sia nella struttura esteriore che nel modo di vivere. Non si distinguevano in modo speciale dai mammiferi inferiori che, sotto certi aspetti, somigliavano loro anche nella forma.

Dobbiamo aggiungere due parole sull'importanza dei templi suddetti. Ciò che vi si insegnava non era una vera e propria religione, ma «saggezza e arte divina». Ciò che riceveva colà, l'uomo lo sentiva come un dono diretto delle forze universali spirituali; e venendo a parlare di questo dono, egli stesso si sentiva un servo di quelle forze, si sentiva purificato da tutto ciò che non fosse spirituale. Se vogliamo parlare di religione a quel livello di evoluzione umana, possiamo definirla «religione della volontà». L'atteggiamento e la consacrazione religiosa stavano in questo: l'uomo custodiva con severità, come un mistero divino, le forze che gli venivano donate e santificava il suo potere con la purezza della vita che conduceva. La deferenza e la venerazione degli altri nei confronti di chi possedeva tali forze erano enormi; non erano imposte da leggi o da qualcos'altro di simile, ma direttamente da quella forza. Chi non era iniziato, stava naturalmente sotto la magica influenza degli iniziati, ed era naturale che questi si ritenessero persone consacrate, dal momento che nei templi, in piena contemplazione, partecipavano delle forze creatrici della natura, penetravano nell'officina creatrice della natura e potevano comunicare con gli esseri che lavorano alla costruzione stessa dell'universo. Erano in relazione con gli dèi. L'iniziazione e i misteri delle epoche posteriori ebbero origine proprio da questa comunione primitiva degli uomini con gli dèi, comunione che assunse poi una forma diversa a causa della trasformazione dello spirito e della facoltà di rappresentazione dell'uomo.

Ciò che avvenne nel progresso dell'evoluzione lemurica è di particolare importanza, perché le donne vivevano nel modo che abbiamo descritto. Svilupparono, così, facoltà umane particolari. La fantasia della donna, messa in relazione con la natura, divenne la base di un'evoluzione superiore della vita immaginativa. La donna accoglieva con delicato senso interiore le forze della natura, la cui eco le agiva a lungo nell'anima; così si formarono i germi della memoria e con la memoria entrò nel mondo anche la facoltà di formare i primi e più semplici concetti morali.

Tutto ciò rimase inizialmente estraneo allo sviluppo volitivo dell'elemento maschile. L’uomo seguiva istintivamente le sollecitazioni della natura o si sottometteva all'influenza degli iniziati. Dall'anima femminile, invece, nacquero i primi concetti di bene e male. Iniziarono ad affiorare i primi concetti di bene e male, e l'anima femminile cominciò ad amare o a detestare ciò che impressionava in modo particolare la sua vita interiore. Se il dominio esercitato dall'elemento maschile si rivolgeva piuttosto all'azione esteriore delle forze della volontà e all'applicazione esteriore delle forze naturali, nell'elemento femminile invece, accanto a ciò, sorse un'attività che passava attraverso l'anima, che si serviva delle forze umane interiori. Chi non considera che i primi progressi nella vita dell'anima furono compiuti dalla donna, non riuscirà a comprendere veramente l'evoluzione dell'umanità. Da essa emerse quello sviluppo di abitudini, connesso alla vita di meditazione interiore e alla coltivazione della memoria, che fu il primo germe del diritto e della morale. L'uomo aveva riconosciuto e applicato le forze della natura, ma fu la donna a interpretarne per prima le leggi. Così, si sviluppò un nuovo modo di vivere basato sulla riflessione, un modo di vivere molto più personale rispetto a quello dell'uomo. Dobbiamo però riconoscere che si trattava anche di una sorta di chiaroveggenza, che tuttavia si distingueva dalla forza magica di volontà propria degli uomini. L'anima della donna era soggetta a un'altra specie di forze spirituali che influenzavano maggiormente l'elemento sentimentale dell'anima e in misura minore quello spirituale, a cui era sottoposto l'uomo. Di conseguenza, l'uomo emanava un influsso naturale-divino, mentre la donna un influsso animico-divino.

L'evoluzione attraversata dalla donna durante l'epoca lemurica le assegnò un ruolo importante all'apparire della razza radicale, la razza atlantica. Questi esseri, altamente evoluti e esperti delle leggi che governano la formazione delle razze, capaci di guidare le forze esistenti nella natura umana in modo che potesse sorgere una nuova razza, diedero origine alla razza atlantica. Di questi esseri parleremo in seguito; per ora è sufficiente dire che possedevano saggezza e potenza sovrumane. Questi esseri segregarono allora un piccolo gruppo di uomini lemurici, destinandoli a procreare la futura razza atlantica. Il luogo in cui li segregarono era situato nella zona torrida. Sotto la loro direzione, gli uomini di quel piccolo gruppo avevano imparato a dominare le forze naturali e a sfruttare la terra per il proprio sostentamento; erano forti e sapevano ricavare da essa i più svariati tesori. La disciplina ricevuta aveva sviluppato in loro una grande forza di volontà, mentre l'anima e il sentimento non avevano fatto altrettanto; si erano invece sviluppati nella donna, come pure la memoria e la fantasia, e tutto ciò che ad esse si riferisce.

Le suddette guide fecero sì che quel primo nucleo si suddividesse in piccoli gruppi e ne affidarono la direzione e gli ordinamenti alle donne. Grazie alla memoria, la donna aveva acquisito la capacità di utilizzare le esperienze fatte in passato per il futuro. Ciò che ieri si era dimostrato utile, lei lo impiegava nuovamente oggi, rendendosi conto che sarebbe stato utile anche domani. Così gli ordinamenti della vita sociale presero forma sotto la sua influenza, e i concetti del bene e del male si andarono formando. Grazie alla sua vita contemplativa, la donna aveva sviluppato una comprensione della natura e dall'osservazione della natura traeva le rappresentazioni secondo le quali dirigeva l'attività degli uomini. Le guide avevano disposto le cose in modo che per opera dell'anima della donna la forza di volontà e il vigore eccessivo degli uomini venissero elevati e purificati. Dobbiamo però raffigurarci tutto ciò in modo primitivo e quasi puerile; esprimerlo nel nostro linguaggio risveglia troppo facilmente immagini della vita presente. Attraverso la vita dell'anima femminile risvegliata, le guide svilupparono la vita interiore dell'uomo. Per questo motivo l'influenza delle donne era molto forte in quella colonia, tanto che a loro si rivolgevano per interpretare i segni della natura. Tuttavia, tutta la loro vita era ancora dominata dalle forze occulte dell'anima umana e non è del tutto adeguato dire che avevano una visione sonnambolica. In una sorta di sogno superiore, a quelle donne si rivelavano i misteri della natura e fluivano gli impulsi all'azione. Tutto era animato per loro e appariva come forza e manifestazione animica; si abbandonavano al lavorio misterioso delle loro forze animiche. Venivano spinte all'azione da «voci interiori» e da ciò che dicevano loro le piante, gli animali, le pietre, il vento e le nubi, lo stormire degli alberi, ecc.

Da tale atteggiamento dell'anima ebbe origine ciò che si può chiamare «religione umana». Si cominciò a venerare e adorare l'elemento animico sia nella natura sia nella vita umana. Alcune donne acquisirono un dominio speciale perché erano in grado di interpretare, dalle più remote profondità della loro anima, i misteri dell'universo.

Così, ciò che viveva nel loro intimo si tradusse in una specie di linguaggio naturale, poiché i principi del linguaggio stanno in qualcosa di simile al canto. La forza del pensiero si trasformò nella sonorità della parola; il ritmo nascosto della natura risuonò dalle labbra di quelle donne «sagge». Tutti si riunivano intorno a loro e nelle loro parole ritmate percepivano le manifestazioni di potenze superiori. Così ebbero inizio nell'umanità le funzioni sacre; ma si cercherebbe invano un senso in quelle parole, non vi si sentiva altro che suono e ritmo. Non si formavano concetti su ciò che veniva udito, ma se ne accoglieva nell'anima la forza. Tutto questo processo era diretto dalle guide superiori. Essa aveva infuso ritmi e armonie nelle «sagge» sacerdotesse, che potevano così agire sulle anime degli uomini, nobilitandoli, e si può dire che in tal modo cominciasse a risvegliarsi la vera vita dell'anima.

La cronaca dell'Akasha ci mostra, in questo campo, scene bellissime. Ne descriveremo una. Siamo in un bosco, presso un albero maestoso; il sole è appena sorto in oriente e il grande albero, simile a una palma, getta ombre possenti intorno a sé. La sacerdotessa, estatica, con gli occhi rivolti a oriente, è seduta su un seggio formato da rari prodotti naturali e piante. Lente e in ritmica progressione, dalle sue labbra si ripetono continuamente poche meravigliose note. Seduti in cerchio intorno a lei, uomini e donne dai volti estatici assorbono vita interiore da quegli accenti. In un altro luogo simile, si può osservare un'altra sacerdotessa che «canta», ma le sue note sono più forti e possenti e le persone intorno a lei si muovono in danze ritmiche. Era questo l'altro modo per infondere l'anima negli uomini. I misteriosi ritmi appresi dalla natura venivano imitati nei movimenti delle membra; si avvertiva così la fusione con la natura e con le forze in essa dominanti.

Il punto del globo scelto per educare questo ceppo di una futura razza umana era particolarmente adatto a ciò. I cataclismi a cui la Terra era soggetta a quell'epoca si erano alquanto sedati in quella regione, perché la Lemuria era sconvolta da tremende burrasche, non avendo ancora la Terra raggiunto il grado di solidità attuale. La crosta terrestre era minata e scossa dovunque da forze vulcaniche che erompevano in piccoli e grandi torrenti. Esistevano potenti vulcani in continua attività distruttrice quasi dappertutto e gli uomini ne tenevano conto in tutte le loro azioni; anzi, si servivano del fuoco naturale nei loro lavori e nelle loro ordinazioni: il fuoco naturale era la base del loro lavoro, come oggi lo è il fuoco artificiale.

L'attività vulcanica provocò poi il crollo del continente lemurico. Tuttavia, la parte della Lemuria in cui si sarebbe sviluppato il ceppo della razza atlantica aveva un clima caldo e in generale era al sicuro dall'attività vulcanica; lì l'evoluzione della natura umana poteva avvenire con maggior pace e tranquillità rispetto alle altre regioni del globo. La vita nomade venne abbandonata e le dimore stabili si fecero sempre più numerose.

Il corpo umano era molto plastico e malleabile e subiva continue trasformazioni a seconda delle trasformazioni della vita interiore. Fino a poco prima gli uomini erano ancora molto diversi tra loro per quanto riguardava la struttura esterna, che dipendeva dall'influenza dell'ambiente e del clima. Invece, in quella colonia, il corpo dell'uomo diventò sempre più una manifestazione della vita animica interiore; gli individui progrediti che la componevano erano anche esteriormente di tipo più nobile e evoluto. Si può dunque affermare che proprio grazie alle guide fu creata la vera figura umana. Tuttavia, questo processo avvenne molto lentamente e in modo graduale. Inizialmente, si sviluppò nell'uomo la vita dell'anima e a questa si adattò il corpo ancora tenero e malleabile. È una legge dell'evoluzione che l'uomo, progredendo, perda progressivamente il potere di trasformare il proprio corpo fisico. Il corpo fisico umano ha assunto la sua forma attuale solo con lo sviluppo dell'intelletto e con il relativo consolidamento sulla Terra delle rocce, dei minerali e dei metalli, perché all'epoca lemurica e ancora a quella atlantica le rocce e i metalli erano molto meno duri. Ciò non contraddice il fatto che oggi esistano ancora discendenti degli ultimi lemuri e atlantidei, che mostrano le stesse forme solide delle razze formatasi più tardi. Questi superstiti dovettero adattarsi alle mutate condizioni della Terra e, di conseguenza, anch'essi si irrigidirono. È proprio questa la ragione della loro degenerazione; essi non continuarono a trasformarsi dall'interno all'esterno, ma la loro vita interiore poco evoluta fu costretta dall'esterno a irrigidirsi e quindi ad arrestarsi. Questo arresto è un vero regresso, poiché anche la vita degenerò, non potendo più manifestarsi nella corporeità indurita).

La vita animale era soggetta a una facoltà di trasformazione ancora maggiore. In seguito parleremo delle specie animali esistenti al momento dell'apparizione dell'uomo e della loro origine, nonché delle nuove forme animali nate dopo la sua comparsa. Le specie animali erano in continua trasformazione e ne sorgevano di nuove in continuazione; tale trasformazione era naturalmente graduale e causata in parte dal cambiamento di dimora e di condizione di vita. Gli animali avevano la capacità di adattarsi molto rapidamente alle nuove condizioni. Il corpo mallleabile consentiva una trasformazione relativamente rapida dei suoi organi, cosicché i discendenti di una data specie perdevano la somiglianza con i loro progenitori dopo breve tempo. Lo stesso, in misura ancora maggiore, avveniva per le piante. Tuttavia, era l'uomo stesso a esercitare la massima influenza sulla trasformazione degli esseri viventi, sia trasportando gli animali in luoghi diversi, dove istintivamente sapeva che avrebbero subito una determinata trasformazione, sia cercando di raggiungere tale scopo tramite incroci. L'influenza trasformatrice dell'uomo sulla natura era allora, rispetto alle condizioni attuali, smisuratamente grande, specialmente nella colonia già descritta. Qui, infatti, le guide stesse dirigevano tale trasformazione, senza che gli uomini ne avessero coscienza. E ciò avveniva in modo che, quando gli uomini emigrarono per fondare le diverse razze atlantiche, essi portarono con sé le più ampie cognizioni riguardo all'allevamento degli animali e alla coltivazione delle piante. Così la civiltà atlantica fu essenzialmente una conseguenza di queste cognizioni derivate dalla Lemuria. Non dimentichiamo, però, che queste cognizioni, possedute dagli uomini, avevano un carattere istintivo che si conservò, nella sua essenza, anche nelle prime razze atlantiche.

Il predominio dell'anima femminile si accentuò in modo particolare nell'ultimo periodo dell'epoca lemurica, conservandosi fino al periodo atlantico in cui si andò preparando la quarta sottorazza. Tuttavia, non fu così per tutta l'umanità, bensì solo per quella parte della popolazione terrestre da cui ebbero origine le razze veramente progredite; e quest'influenza era più forte in tutto ciò che vi è d'incosciente nell'uomo. L'abitudine di eseguire gesti costanti, la delicatezza con cui si contempla il mondo esteriore, il senso della bellezza, gran parte della vita e del sentimento comune a tutti gli uomini: tutto ciò ebbe la sua prima origine nell'influenza animica esercitata dalla donna. Interpretando la cronaca dell'Akasha, non è esagerato affermare che «le nazioni civili hanno una struttura corporea e un'espressione, nonché certi fondamenti della vita fisio-psichica che derivano loro dalla donna».

In seguito parleremo di epoche ancora più remote dell'evoluzione umana, in cui gli abitanti della Terra erano unisessuali, e passeremo quindi a parlare dell'origine della bisessualità.

5°La separazione dei sessi

Per quanto, nelle epoche remote descritte nella cronaca dell'Akasha, la forma dell'uomo fosse assai diversa dall'attuale, retrocedendo ancora nella storia dell'umanità giungiamo a uno stato di cose ancora più diverso dal nostro. Anche le forme dell'uomo e della donna si sono sviluppate nel corso dei tempi a partire da una forma originaria più antica, in cui l'essere umano non era né uomo né donna, ma tutt'e due le cose insieme. Per farsi un'idea di quelle remotissime epoche del passato, bisogna liberarsi completamente dalle rappresentazioni abituali desunte da ciò che l'uomo vede intorno a sé. Il periodo a cui ora rivolgiamo lo sguardo precede di poco la metà dell'epoca lemurica, di cui abbiamo parlato nei primi capitoli. Allora il corpo umano era costituito ancora da sostanze molli e plastiche, e lo erano anche le altre strutture terrestri. In confronto al suo stato solido successivo, la Terra si trovava in uno stato più liquido e acquoso. Incarnandosi in quella materia, l'anima umana poteva plasmare la materia in misura assai maggiore rispetto a quanto avvenisse in seguito. Poiché l'incarnazione dell'anima umana in un corpo maschile o in un corpo femminile dipende dal fatto che l'evoluzione della natura terrestre esteriore impone ora l'uno ora l'altro. Finché le materie non si erano ancora consolidate, l'anima poteva soggiogarle alle proprie leggi. Essa rendeva il corpo un'immagine plastica del proprio essere. Ma, una volta condensatasi la materia, l'anima dovette sottomettersi alle leggi che la natura terrestre esteriore imprimeva a quella materia. Finché l'anima era ancora in grado di dominare la materia, non formava un corpo né maschile né femminile, bensì gli conferiva qualità che erano tutt'e due le cose insieme, poiché l'anima è al tempo stesso maschile e femminile e ha in sé tutt'e due queste nature. Il suo elemento maschile è affine a ciò che chiamiamo «volontà», mentre quello femminile è affine a ciò che viene detto «rappresentazione». La formazione esteriore della Terra ha fatto sì che il corpo assumesse una forma unilaterale: il corpo maschile è determinato dall'elemento della volontà, mentre il corpo femminile porta in sé piuttosto l'impronta della rappresentazione. Così, l'anima bisessuale maschile-femminile risiedette in un corpo reso unilaterale: o maschio o femmina. Nel corso dell'evoluzione, il corpo aveva dunque assunto una forma determinata dalle forze terrestri esteriori, in modo che, dopo di allora, non fu più possibile infondere in esso tutta la sua forza interna. Di questa forza propria, l'anima conservò qualcosa nel suo interno e poté trasfonderne nel corpo soltanto una parte.

Queste forme umane, molli e plastiche, ricordano ancora in ugual misura la natura dell'uomo e della donna. Poi, nel corso dei tempi, le materie si condensano e il corpo umano si manifesta in due forme, di cui una comincia a somigliare al corpo attuale dell'uomo e l'altra a quello della donna. Prima che avvenisse questa differenziazione, ogni individuo poteva generarne un altro. La fecondazione non era un processo esteriore, ma avveniva all'interno del corpo umano stesso. Quando il corpo diventò maschile o femminile, perse la capacità di autofecondazione e per generare un altro essere umano gli divenne necessaria la cooperazione di un altro corpo.

La differenziazione dei sessi ha origine quando la Terra raggiunge un determinato stadio di condensazione. La densità della materia soggioga una parte della forza generatrice e quella parte di forza generatrice che resta attiva ha bisogno di completarsi con la forza opposta di un altro essere umano. Tuttavia, l'anima, sia nell'uomo che nella donna, conserva ancora una parte della sua forza primitiva che non può più utilizzare nel mondo fisico esterno; la rivolge quindi verso l'interno. Non potendo manifestarsi esternamente, questa forza resta a disposizione di organi interni.

Questo è un punto importantissimo nell'evoluzione dell'umanità. Prima di allora, ciò che noi chiamiamo spirito, la facoltà di pensare, non aveva ancora potuto trovare posto nell'uomo, perché questa facoltà non avrebbe trovato nessun organo per esplicare la propria attività.

L'anima aveva rivolto tutta la sua forza all'esterno, per edificare il corpo; ora invece, quella forza dell'anima che non trova impiego all'esterno, può congiungersi con la forza spirituale e, per questa associazione, si sviluppano nel corpo quegli organi che più tardi renderanno l'uomo un essere pensante. In tal modo, una parte della forza impiegata in precedenza dall'uomo per generare i propri simili può ora servirgli per perfezionarsi. La forza mediante la quale l'umanità si forma un cervello pensante è la stessa forza per la quale, in un lontano passato, l'uomo si riproduceva. La facoltà di pensare è stata acquistata a prezzo dell'unisessualità.

Fecondandosi reciprocamente, gli esseri umani hanno potuto rivolgere all'interno una parte della loro forza produttiva, diventando esseri pensanti. Così il corpo maschile e il corpo femminile, al di fuori, rappresentano ciascuno un'imperfetta configurazione dell'anima, ma internamente diventano, in virtù di ciò, esseri più perfetti.

Questa trasformazione nell'uomo avviene lentamente e a poco a poco. Accanto alle vecchie forme di umanità bisessuale, compaiono a poco a poco le nuove forme unisessuali.

È di nuovo una specie di fecondazione quella che avviene nell'uomo quando diventa un essere spirituale. Gli organi interni, che possono essere costruiti grazie alla forza animica eccedente, vengono fecondati dallo spirito. L'anima è duplice: maschile e femminile, e anticamente formava anche il proprio corpo in questo modo.

In seguito, l'anima poté conformare il proprio corpo in modo che, all'esterno, esso cooperasse con un altro corpo; così l'anima acquistò la facoltà di cooperare con lo spirito. Per quanto riguarda l'esterno, l'individuo umano viene d'ora innanzi fecondato da fuori; per l'interno invece viene fecondato da dentro, dallo spirito. Possiamo quindi affermare che il corpo maschile ha un'anima femminile e il corpo femminile un'anima maschile. Questa unilateralità interiore dell'uomo viene ora pareggiata mediante la fecondazione con lo spirito. L'unilateralità viene eliminata: l'anima maschile nel corpo femminile e l'anima femminile nel corpo maschile, ridiventano entrambe bisessuali, grazie alla fecondazione con lo spirito. Così l'uomo e la donna sono diversi nella forma esteriore, ma all'interno di entrambi, l'unilateralità animica si ricompone in un insieme armonico. All'interno, l'anima e lo spirito si fondono in un'unità. Sull'anima maschile nella donna, lo spirito agisce femminilmente, rendendola così maschile-femminile; sull'anima femminile nell'uomo, lo spirito agisce maschilmente, rendendola del pari maschile-femminile. La bisessualità umana, che esisteva nell'epoca pre-lemurica nel mondo esterno, si è ritirata nell'interiorità dell'uomo.

Vediamo dunque che l'interiorità superiore dell'essere umano non ha nulla a che fare con il maschio o con la femmina. Tuttavia, l'uguaglianza interiore deriva, nella donna, da un'anima maschile e, analogamente, nell'uomo, da un'anima femminile. L'unione con lo spirito produce uguaglianza, ma il fatto che, prima che si stabilisca questa uguaglianza, esista una disparità è un mistero racchiuso nella natura umana, la cui conoscenza è di somma importanza per tutta la scienza occulta, poiché è la chiave di importanti enigmi della vita.

In tal modo, l'uomo fisico si è evoluto dalla bisessualità alla unisessualità, fino alla differenziazione in maschio e femmina, diventando, in virtù di ciò, l'essere spirituale che è ora. Non si creda, però, che prima d'allora non esistessero, in comunicazione con la Terra, esseri dotati di conoscenza. Nel seguire la cronaca dell'Akasha, ci si rende conto che, nella prima epoca lemurica, l'uomo fisico di epoche successive era, a causa della sua bisessualità, un essere fatto in modo diverso da quello che oggi chiamiamo «uomo». Egli non era in grado di collegare le percezioni dei sensi con il pensiero; non pensava. La sua vita era una vita d'impulso. La sua anima si manifestava esclusivamente in istinti, brame e desideri animali; la sua coscienza era una coscienza onirica, egli era immerso in uno stato di letargia e ottusità. Ma in mezzo a questa umanità esistevano anche altri esseri bisessuali, in quanto a quello stato dell'evoluzione terrestre non poteva esistere un corpo umano differenziato, maschile o femminile. Le condizioni esterne adatte non erano ancora presenti. Esistevano invece altri esseri che, pur essendo bisessuali, potevano acquistare conoscenza e saggezza, perché in un passato ancora più remoto avevano subito un'evoluzione del tutto diversa. La loro anima era diventata capace, senza attendere l'evoluzione degli organi del corpo fisico umano, di fecondarsi con lo spirito. L'anima umana può soltanto, con l'aiuto del cervello fisico, pensare ciò che riceve dall'esterno mediante i sensi; è il cervello fisico che ha portato con sé l'evoluzione dell'anima umana. L'anima umana dovette aspettare che si fosse formato il cervello, che potesse diventare intermediario con lo spirito; senza questa evoluzione, l'anima sarebbe rimasta priva dello spirito e al livello della coscienza letargica di sogno.

La situazione era diversa per gli esseri sovrumani di cui abbiamo parlato. La loro anima aveva già sviluppato, in precedenza, organi animici che non avevano bisogno di nulla di fisico per mettersi in comunicazione con lo spirito. La loro conoscenza e la loro saggezza provenivano da un'acquisizione soprasensibile. Questa conoscenza viene detta intuitiva. L'uomo attuale raggiunge solo a un grado più elevato della sua evoluzione quest'intuizione che lo rende in grado di comunicare con lo spirito senza un tramite sensibile. Egli deve fare questa deviazione attraverso la materia fisica; tale deviazione viene chiamata «la discesa dell'anima umana nella materia» o, più comunemente, «il peccato originale». Gli esseri sovrumani, che avevano già superato un diverso processo evolutivo, non avevano bisogno di partecipare a questa discesa. Poiché la loro anima aveva già raggiunto un livello superiore, la loro coscienza non era confusa e vaga, ma interiormente chiara. La conoscenza e la saggezza erano acquisite tramite una chiaroveggenza che non richiedeva l'uso dei sensi. La saggezza secondo cui il mondo è costruito irraggiava direttamente nel loro animo, rendendoli così capaci di fungere da guida per la giovane umanità ancora immersa nel letargo. Essi erano i portatori di una «saggezza primordiale», verso la comprensione della quale l'umanità sta iniziando a tendere i suoi sforzi attraverso la deviazione di cui abbiamo parlato. Erano diversi dagli esseri che noi chiamiamo «umani», in quanto la saggezza li illuminava quale libero dono «dall'alto», come la luce del sole scende su di noi.

L'«uomo» era allora in tutt'altra condizione e doveva conquistarsi la saggezza con il lavoro dei sensi e dell'organo del pensiero; la saggezza non gli veniva data liberamente in dono, ma doveva desiderarla. Soltanto quando nell'uomo viveva la brama della saggezza poteva conquistarsela mediante i sensi e l'organo del pensiero. Così, nell'anima, si risvegliava un nuovo impulso: il desiderio, la brama di conoscenza. Questa brama non poteva esistere nell'anima umana ai suoi stadi precedenti; prima i suoi impulsi tendevano solo a configurare ciò che prendeva forma esteriormente, secondo la vita letargica interiore dell'anima stessa; non tendevano alla conoscenza di un mondo esterno né al sapere. La brama del sapere sorge soltanto con la differenziazione dei sessi.

Poiché questa brama non era sentita da loro, la saggezza si manifestava a questi esseri sovrumani per via della chiaroveggenza. Aspettavano che la saggezza risplendesse su di loro e li penetrasse, come noi aspettiamo la luce del sole che non possiamo creare durante la notte, ma che deve venire a noi spontaneamente al mattino.

La brama del sapere sorge proprio quando l'anima si sta formando, quando si stanno sviluppando gli organi interni (come il cervello) che le permettono di acquisire la sapienza. Questo è dovuto al fatto che una parte della forza dell'anima non lavora più verso l'esterno, ma verso l'interno. Gli esseri sovrumani, che non hanno compiuto questa scissione delle loro forze, invece, rivolgono tutta l'energia della loro anima verso l'esterno. In loro, quindi, resta disponibile, per essere fecondata dallo spirito al di fuori, anche quella parte di forza che l'uomo deve invece rivolgere al di dentro per costruire gli organi della conoscenza. Ora, la forza per la quale l'uomo si rivolge al di fuori per cooperare con un altro essere è l'amore. Gli esseri sovrumani rivolgevano tutto il loro amore al di fuori per accogliere la saggezza universale nella loro anima; l’«uomo», invece, non può rivolgerne all'esterno che una parte. Così l'uomo diventa sensuale e sensuale diventa anche il suo amore. Egli sottrae al mondo esteriore quella parte del suo essere che utilizza per la formazione degli organi interni, e così si forma ciò che si chiama «egoismo». Quando l'uomo, diventando un corpo fisico, diventa uomo o donna, non può donare che una parte del proprio essere e con l'altra si sottrae al mondo circostante. Diventò egoista, e con il tempo anche la sua azione verso l'esterno e i suoi sforzi per lo sviluppo interiore lo diventarono. Egli amò perché desiderava, pensò perché desiderava, perché spinto dal desiderio di conoscenza.

Di fronte all'uomo ancora egocentrico, le guide, gli esseri sovrumani, nature scevre di egoismo e piene d'amore per tutto, stavano in disparte. L'anima che in loro non abita un corpo maschile o femminile è, essa stessa, maschile e femminile; ama senza desiderare. Così amava l'anima innocente dell'uomo prima della differenziazione dei sessi, ma era allora priva di conoscenza, proprio perché si trovava a un livello inferiore, a un livello di coscienza da sogno. Così ama anche l'anima degli esseri sovrumani che, in virtù della loro evoluzione più avanzata, possiedono insieme la conoscenza. L'«uomo» deve prima passare attraverso l'egoismo per poter poi, in piena e chiara coscienza e in assenza di egoismo, giungere a un livello più elevato.

Il compito delle guide sovrumane, delle grandi guide, era appunto d'imprimere nella giovane umanità la propria caratteristica: l'amore. Ma ciò era loro possibile soltanto per quella parte della forza animica che si rivolgeva all'esterno, ed è così che ha origine l'amore sensuale. Questo è dunque il fenomeno che accompagna l'azione dell'anima in un corpo maschile o femminile. L'amore sensuale divenne la forza motrice dell'evoluzione fisica dell'umanità. Questo amore unisce l'uomo e la donna in quanto esseri fisici. Su questo amore si fonda il progresso dell'umanità fisica. Soltanto su questo amore avevano potere gli esseri sovrumani. Quella parte della forza dell'anima umana che si rivolgeva verso l'interno, attraverso la sensualità, e che avrebbe dovuto portare la conoscenza, si sottraeva al loro potere. Essi stessi non erano mai scesi al punto di sviluppare organi interiori adeguati; erano in grado di rivestire d'amore l'impulso verso l'esterno, poiché l'amore, attivo verso l'esterno, era la loro essenza più intima. Perciò tra loro e la giovane umanità si apriva un abisso. Essi infondevano nell'uomo l'amore, sì, ma in forma sensuale, senza potergli dare la conoscenza, in quanto la loro conoscenza non aveva mai preso la via degli organi interiori che l'uomo stava ora sviluppando in sé. Non sapevano parlare un linguaggio che potesse essere compreso da un essere pensante tramite un cervello.

Se gli organi interiori dell'uomo divennero maturi per il contatto con lo spirito soltanto in quel periodo della vita terrestre che coincide con la metà dell'epoca lemurica, si erano però già formati, – benché come germe imperfetto – in un periodo d'evoluzione molto anteriore. Questo perché l'anima aveva già vissuto, in epoche ancora più remote, attraverso incarnazioni fisiche su altri corpi celesti, non sulla Terra. Solo in seguito potremo parlarne più precisamente. Gli esseri terrestri avevano prima vissuto su un altro pianeta, evolvendosi secondo le sue condizioni, fino al punto in cui si trovavano quando apparvero sulla Terra. Si spogliarono delle materie di quel pianeta precedente come di una veste e, al grado di evoluzione raggiunto, diventarono puri germi animici dotati della facoltà di sensazione, di sentimento, ecc., ossia atti a condurre quella vita letargica che rimase loro propria ancora ai primi gradini della loro vita terrestre.

Ma gli esseri sovrumani di cui abbiamo parlato in precedenza, le guide nell'amore, sul pianeta precedente erano già così perfetti da non aver più bisogno di discendere fino a sviluppare i rudimenti di quegli organi interiori.

Esistevano però altri esseri, non ancora così avanzati come le guide dell'amore, esseri che sul pianeta precedente erano ancora nel numero degli «uomini», anche se progredivano più rapidamente. Così, all'inizio della vita terrestre, essi si trovavano, è vero, più progrediti degli uomini, ma tuttavia ancora a quel grado in cui la conoscenza deve essere acquisita per mezzo di organi interni. Questi esseri si trovavano in una posizione speciale: erano già troppo avanzati per assumere un corpo fisico differenziato, maschile o femminile, ma non ancora abbastanza da poter agire mediante una piena chiaroveggenza, come le guide dell'amore. Non potevano più essere definiti «uomini», ma non erano ancora «esseri d'amore». Di conseguenza, poterono soltanto continuare la loro evoluzione come super-uomini, ma con l'aiuto degli uomini, dal momento che erano in grado di comunicare con esseri dotati di cervello con un linguaggio loro comprensibile. Così, venne messa in azione quella parte di forza dell'anima umana rivolta verso l'interno, e poté collegarsi con la conoscenza e con la saggezza; anzi, soltanto così si sviluppò sulla Terra una vera saggezza umana. Questi «mezzi super-uomini» si servirono dell'entità umana per acquisire ciò che ancora mancava al loro perfezionamento. Divennero i portatori della saggezza umana e per questo furono chiamati «portatori di luce» (Lucifero).

La giovane umanità ebbe dunque due specie di guide: gli esseri d'amore e gli esseri di saggezza. La natura umana si trovò così a essere posta tra l'amore e la saggezza, quando prese la sua forma attuale su questa Terra. Gli esseri d'amore le diedero l'impulso all'evoluzione fisica, gli esseri di saggezza le diedero invece quello verso il perfezionamento dell'essere interiore. Per effetto dell'evoluzione fisica, l'umanità progredisce di generazione in generazione, formando nuove stirpi e nuove razze; per effetto dello sviluppo interiore, invece, avviene il progresso dei singoli individui che, perfezionandosi, diventano sapienti, saggi, artisti, tecnici, ecc. L'umanità fisica progredisce di razza in razza e ogni razza trasmette a quella susseguente, per mezzo dell'evoluzione fisica, le sue qualità percettibili ai sensi. Regna qui la legge dell'ereditarietà: i figli ereditano le caratteristiche fisiche dei padri. Al di là di questo esiste un perfezionamento spirituale-animico che può avvenire soltanto in virtù dell'evoluzione dell'anima stessa. Ci troviamo quindi di fronte alla legge dell'evoluzione dell'anima attraverso la vita terrestre, che si ricollega alla legge e al mistero della nascita e della morte.

Descriveremo ora la costituzione dell'essere umano prima della differenziazione in uomo e donna, gli ultimi tempi. Il corpo era allora formato da una massa molle e plastica sulla quale la volontà aveva un potere assai maggiore rispetto a quello dell'uomo successivo. Staccandosi dall'essere che lo aveva generato, l'uomo appariva già come un organismo formato, ma imperfetto; lo sviluppo degli organi avveniva al di fuori dell'essere generatore. Gran parte di ciò che più tardi maturò nell'essere materno, si sviluppava a quel tempo al di fuori di esso, in virtù di una forza affine alla nostra forza di volontà. Per produrre tale maturità esteriore, erano necessarie le cure dell'essere generatore; l'uomo veniva al mondo portando con sé certi organi, che in seguito abbandonava, mentre altri, ancora imperfetti al suo primo apparire, si perfezionavano via via. Tutto questo processo aveva qualcosa che si potrebbe paragonare all'uscire dall'uovo e al liberarsi dal relativo guscio, ma non si trattava di un guscio d'uovo di materia solida.

Il corpo dell'essere umano era a sangue caldo, e questo aspetto dev'essere sottolineato esplicitamente, poiché in tempi precedenti la situazione era diversa, come mostreremo più avanti. Questo processo avveniva sotto l'influenza di un calore intensificato, anch'esso proveniente dall'esterno, ma non dobbiamo pensare che questo processo equivalga alla «covatura di quell'«uovo-uomo», come possiamo chiamarlo per brevità. Le condizioni di calore e di fuoco della Terra erano allora molto diverse da quelle attuali. L'uomo era in grado di raccogliere con le proprie forze il fuoco (rispettivamente, il calore) in un dato spazio. Poteva, per così dire, concentrare il calore. Con ciò era in grado di procurare al piccolo essere il calore necessario per il suo sviluppo. Gli organi più sviluppati dell'essere umano erano allora quelli di locomozione. Gli attuali organi di senso erano ancora poco sviluppati; i più avanzati erano l'organo dell'udito e gli organi di percezione del caldo e del freddo (il senso del tatto); la percezione della luce era ancora molto imperfetta. All'inizio della sua esistenza, l'uomo era dotato dell'udito e del tatto; la percezione della luce si sviluppò solo in un secondo momento.

Tutto ciò che diciamo qui si riferisce agli ultimi tempi prima della separazione dei sessi, che avvenne poi lentamente e gradualmente. Molto prima che si manifestasse, gli esseri umani si sviluppavano in modo tale che un individuo presentava caratteristiche maschili predominanti, un altro caratteristiche femminili; tuttavia, in ogni individuo esistevano anche le caratteristiche dell'altro sesso, cosicché poteva verificarsi l'autofecondazione. Tale autofecondazione non era però sempre possibile, ma dipendeva dagli influssi delle condizioni esterne in certe stagioni.

In massima, l'uomo era fortemente soggetto a tali condizioni esterne per molte cose ed era costretto a regolare le proprie contingenze secondo date condizioni esteriori, come, ad esempio, il corso del sole e della luna.

Tale regolazione, però, non avveniva in modo cosciente, come avviene ai giorni nostri, bensì in modo istintivo. Questo ci porta già a parlare della vita animica dell'uomo di quel tempo.

Questa vita animica non può essere definita come una vera vita interiore.

Le attività e le qualità fisiche e psichiche non erano ancora nettamente separate.

L'anima partecipava ancora alla vita esterna della natura. Ogni singola vibrazione dell'ambiente circostante aveva un forte impatto, soprattutto sul senso dell'udito. Ogni commozione dell'atmosfera, ogni movimento dell'ambiente circostante, veniva percepito. Il vento e l'acqua parlavano, coi loro movimenti, un linguaggio eloquente per l'uomo. Per questo motivo l'uomo percepiva il misterioso lavorio della natura e questo lavorio trovava un'eco anche nell'anima sua. La sua attività rispecchiava questi influssi. Trasponendo le percezioni dei suoni nella sua attività, egli viveva in quelle vibrazioni di suono e le esprimeva per mezzo della volontà. Così veniva guidato in tutte le sue attività quotidiane.

Anche le impressioni relative al tatto avevano una certa influenza sull'uomo, seppur in misura minore; anche queste, però, avevano un ruolo importante. Riceveva le impressioni dall'ambiente circostante e vi reagiva di conseguenza; da tali sensazioni, imparava quando e in che modo dovesse lavorare, come regolare la propria alimentazione e dove stabilirsi; sulla scorta di esse riconosceva i pericoli che potevano risultare per la sua vita e li evitava.

Il resto della vita psichica si svolgeva in modo ben diverso rispetto a quanto accadeva in seguito. Le immagini che vivevano nell'anima non erano rappresentazioni delle cose esteriori, ma vere e proprie percezioni. Quando l'uomo passava, per esempio, da un luogo più freddo a un luogo più caldo, nella sua anima emergeva una determinata immagine colorata. Tali immagini non avevano a che fare con oggetti esterni, ma scaturivano da una forza interiore affine alla volontà. L'anima era continuamente popolata da tali immagini, paragonabili soltanto alle immagini ondeggianti e fuggevoli dei nostri sogni; solo che le immagini di allora non erano disordinate, ma regolate secondo certe leggi.

Non possiamo quindi, a questo stadio dell'umanità, parlare di una coscienza di sogno, ma di una coscienza immaginativa, popolata principalmente da immagini colorate, ma non solo da queste. Così l'uomo viveva nel mondo, partecipando ai suoi processi per mezzo dell'udito e del tatto; ma, attraverso la vita dell'anima, il mondo si rifletteva in lui sotto forma di immagini assai diverse da quelle del mondo esterno.

Oggi, le rappresentazioni dell'uomo riproducono le percezioni del mondo esterno. Certo, un'immagine risvegliava piacere e un'altra dispiacere, l'una odio e l'altra amore, ma questi sentimenti avevano un'intensità assai minore.

Altre cose, invece, risvegliavano sentimenti più intensi. L'uomo era allora molto più mobile e attivo rispetto a oggi. Tutto intorno a lui e anche le immagini dentro di sé lo stimolavano all'attività e al movimento. Ora, quando poteva svolgere liberamente la sua attività, ne riceveva un senso di piacere; invece, quando questa attività veniva ostacolata, provava noia e dispiacere. L'assenza o la presenza di ostacoli alla sua volontà determinavano il contenuto del suo sentimento, la sua gioia o il suo dolore, e questi sentimenti a loro volta producevano nell'anima sua un nuovo e vivo mondo di immagini, belle e luminose quando egli aveva la possibilità di svilupparsi liberamente, tenebrose e contraffatte quando la sua attività veniva ostacolata.

Ciò che abbiamo detto finora si riferisce all'umanità normale, ma la vita animica era diversa in coloro che si erano evoluti fino a diventare una specie di esseri sovrumani. In loro la vita dell'anima non aveva carattere istintivo; ciò che percepivano, udendo e sentendo, erano i profondi misteri della natura che essi sapevano interpretare coscientemente. Nel sibilo del vento, nello stormir delle fronde, si svelavano loro le leggi e la saggezza della natura; le immagini della loro anima non erano solo riflessi del mondo esteriore, ma l'effige delle potenze spirituali dell'universo. Non percepivano cose sensibili, ma entità spirituali. Quando l'uomo comune provava paura, nella sua anima nasceva un'immagine spaventosa e tenebrosa.

Attraverso tali immagini, gli esseri sovrumani ricevevano rivelazioni e comunicazioni dagli esseri spirituali dell'universo. I processi della natura non apparivano loro dipendenti da leggi naturali, come appaiono allo scienziato attuale, ma come azioni di esseri spirituali. La realtà esteriore non esisteva ancora, in quanto non esistevano sensi esteriori, ma agli esseri superiori si rivelava la realtà spirituale. Lo spirito penetrava in essi come la luce del sole nell'occhio dell'uomo attuale. In tali esseri, la conoscenza era una conoscenza intuitiva vera e propria; non si trattava di combinazioni di idee o di speculazioni, ma di una visione diretta dell'opera creatrice degli esseri spirituali.

Queste individualità sovrumane potevano perciò ricevere le rivelazioni dal mondo spirituale direttamente nella propria volontà; guidavano gli altri uomini, ricevevano la loro missione dal mondo spirituale e agivano conformemente ad essa.

Quando giunse il tempo in cui i sessi si separarono, questi esseri superiori riconobbero come loro compito influire sulla nuova vita conformemente alla loro missione. Regolarono la vita sessuale: tutti gli ordinamenti relativi alla riproduzione umana derivano da loro. Agivano con piena coscienza, ma gli altri uomini percepivano questa influenza solo come istinto. L'amore sensuale venne infuso nell'uomo tramite una trasmissione diretta di pensiero e, in origine, tutte le sue manifestazioni erano nobilissime. Tutto ciò che in questo campo ha poi assunto connotazioni di bruttezza deriva dal fatto che, in tempi successivi, l'uomo, divenuto più indipendente, ha pervertito un istinto che in origine era puro. In quei tempi più antichi, la soddisfazione dell'istinto sessuale non era finalizzata a se stessa, ma era un sacrificio da compiere per la continuità della vita umana. La procreazione era considerata un'azione sacra, un servizio che l'uomo doveva rendere alla natura; erano i jerofanti, infatti, a doverla dirigere e regolare.

Gli influssi degli esseri solo per metà sovrumani erano diversi. Questi non erano ancora evoluti al punto da poter ricevere in modo assolutamente puro le rivelazioni del mondo spirituale. Nelle immagini della loro anima, accanto alle impressioni del mondo spirituale, emergevano anche gli influssi della Terra fisica.

Gli esseri totalmente sovrumani non percepivano né gioia né dolore attraverso il mondo esterno, ma si abbandonavano completamente alle rivelazioni delle potenze spirituali. La saggezza scendeva su di essi come la luce scende sugli esseri fisici; la loro volontà era diretta esclusivamente ad agire secondo tale saggezza, e ciò costituiva la loro massima gioia.

Saggezza, volontà e attività costituivano la loro essenza. La cosa era diversa per gli esseri a metà sovrumani. Sentivano l'impulso a ricevere impressioni dall'esterno e collegavano a questo impulso un piacere, ma anche un dispiacere nel non poterlo soddisfare. Questo li distingueva dagli esseri sovrumani, che ricevevano le impressioni esteriori come conferma delle rivelazioni spirituali. Avevano la facoltà di contemplare il mondo esteriore, ma ne ricevevano solo il riflesso di ciò che avevano già ricevuto dallo spirito.

Gli esseri a metà sovrumani, invece, vi trovavano qualcosa di nuovo. Per questo poterono diventare le guide degli uomini, quando le semplici immagini della loro anima si tramutarono in rappresentazioni delle cose esteriori. Ciò avvenne quando una parte della forza creativa dell'uomo si rivolse verso l'interno, quando si svilupparono gli esseri cerebrali. Con il cervello, l'uomo sviluppò la capacità di trasformare le impressioni dei sensi in rappresentazioni.

Si deve dunque dire che l'uomo venne guidato da esseri per metà sovrumani a rivolgere il suo interno verso il mondo esteriore dei sensi. A lui non era dato sottoporre immediatamente le immagini della sua anima alle sole influenze spirituali.

Agli esseri sovrumani era stata infusa, come impulso istintivo, la facoltà di riprodurre la propria vita; e spiritualmente egli avrebbe dovuto continuare a condurre una sorta di esistenza onirica, se non fossero intervenuti gli esseri a metà sovrumani. Per loro influsso, le immagini della sua anima vennero rivolte al mondo esteriore dei sensi, ed egli divenne un essere cosciente di se stesso in tale mondo. Così l'uomo poté dirigere consapevolmente le proprie azioni in base alle percezioni del mondo sensibile.

Prima, infatti, egli aveva agito seguendo una sorta d'istinto, dominato dall'ambiente esterno e dalle forze delle individualità superiori che agivano su di lui. Inizialmente, seguiva gli stimoli e gli incitamenti delle sue rappresentazioni. Fu così che entrò in gioco la libertà umana. Fu così che ebbe inizio il bene e il male.

Prima di proseguire in questa direzione, è opportuno dire qualcosa riguardo all'ambiente in cui l'uomo viveva sulla Terra. Accanto all'uomo, esistevano animali che, nel loro genere, si trovavano al suo stesso grado d'evoluzione. Secondo i concetti attuali, sarebbero annoverati fra i rettili; accanto a questi, esistevano anche forme di vita animali inferiori.

Tuttavia, tra l'uomo e gli animali esisteva una differenza fondamentale. A causa del suo corpo ancora plasmabile, l'uomo poteva vivere solo in quelle regioni del pianeta che non avevano ancora raggiunto la forma più densa di materia. In quelle regioni vivevano, insieme a lui, esseri animali che, come lui, avevano un corpo plasmabile. In altre regioni, invece, vivevano altri animali che avevano già corpi di materia densa e sensi formati, ed erano già arrivati all'unione sessuale. Vedremo da dove provenissero.

Essi non erano in grado di svilupparsi oltre, poiché i loro corpi si erano consolidati troppo presto in una materia più densa. Alcune di queste specie si estinsero, mentre altre continuarono a evolversi fino alle forme attuali.

L'uomo, poiché rimase in quelle regioni che più si confacevano alla sua costituzione dell'epoca, poté giungere a forme superiori. Per questo motivo il suo corpo rimase pieghevole e plastico, così da poter separare da sé quegli organi destinati a essere fecondati dallo spirito; il suo corpo esterno, a questo punto, arrivò a poter assumere la materia più densa e diventare un involucro protettore per gli organi più delicati dello spirito.

Tuttavia, non tutti i corpi umani erano giunti a quel punto; pochi erano quelli così progrediti e questi vennero prima vivificati dallo spirito, mentre gli altri no. Se lo spirito fosse penetrato anche in quelli meno progrediti, avrebbe potuto manifestarsi solo in modo insufficiente, a causa degli organi interni ancora imperfetti. Questi esseri umani dovettero quindi continuare il proprio sviluppo senza lo spirito. Tra l'una e l'altra di queste specie, vi era poi una terza in cui deboli influssi spirituali potevano manifestarsi, ma l'attività spirituale di questi esseri rimaneva ottusa.

Questi esseri dovevano essere guidati da forze spirituali superiori. Tra l'una e l'altra di queste tre specie esistevano tutti i possibili stati di transizione. Uno sviluppo ulteriore poteva ora avvenire soltanto perché una parte degli esseri umani progredì a spese degli altri.

Dovettero prima sacrificare gli esseri totalmente privi di spirito; il mescolarsi con essi a scopo di procreazione non avrebbe fatto altro che abbassare il loro livello anche ai meglio sviluppati. Perciò tutti quelli in cui viveva lo spirito vennero segregati dagli altri, i quali caddero sempre più nell'animalità. Così, accanto agli uomini, si formarono animali simili a esseri umani. Per progredire, l'uomo lasciò, per così dire, una parte dei suoi fratelli indietro. Questo processo non si arrestò e gli uomini dotati di una vita spirituale ottusa poterono progredire soltanto entrando in contatto con i più evoluti e venendo a loro volta segregati dai meno evoluti. Solo così poterono sviluppare corpi atti a ricevere poi lo spirito umano nella sua piena manifestazione.

Soltanto dopo un certo tempo, l'evoluzione fisica raggiunse un punto tale che, sotto questo aspetto, si verificò una pausa; e tutto ciò che era progredito oltre un certo limite rimase entro la sfera umana. Le condizioni di vita della Terra si erano, nel frattempo, notevolmente trasformate, pertanto, se quel processo di eliminazione fosse continuato, anziché esseri animali ne sarebbero nati esseri inadatti alla vita.

Tuttavia, ciò che allora era stato ricacciato nell'animalità si estinse o vive tuttora nei diversi animali superiori. In questi animali dobbiamo dunque vedere esseri che si fermarono a un livello primitivo dell'evoluzione umana. Tuttavia, non conservarono la stessa forma che avevano quando si separarono dagli altri esseri, bensì regredirono, passando da un gradino più alto a uno più basso.

Le scimmie sono dunque uomini di un'epoca passata, regrediti. Essi erano allora più perfetti di quanto non siano attualmente.

Ciò che rimase nell'ambito umano subì un processo simile, restando però entro la sfera dell'umano. Anche in alcuni popoli selvaggi dobbiamo vedere i discendenti degenerati di forme umane superiori, non discesi fino all'animalità, ma soltanto fino allo stato selvaggio.

La parte immortale dell'uomo è lo spirito. Abbiamo indicato quando lo spirito abbia iniziato a penetrare nel corpo. Prima di allora, lo spirito apparteneva ad altre regioni e poté congiungersi al corpo solo quando questo ebbe raggiunto un certo grado d'evoluzione. Solo quando comprenderemo interamente come si sia verificata quest'unione, riusciremo anche a riconoscere il significato della nascita e della morte e l'eternità dello spirito.

6°L'epoca polare e l'epoca iperborea

Le seguenti comunicazioni, attinte dalla cronaca dell'Akasha, ci trasportano in tempi anteriori a quelli descritti finora. Di fronte all'atteggiamento materialistico del pensiero ai nostri giorni, l'impresa che tentiamo di compiere con queste descrizioni è forse ancora più temeraria di quella delle descrizioni precedenti. Oggi è così facile liquidare queste cose come mere fantasticherie e speculazioni infondate! Conoscendo la difficoltà della mentalità scientifica moderna a prenderle sul serio, solo la coscienza di dare una descrizione fedele delle esperienze spirituali può indurre a comunicarle. Nulla di quanto è qui riferito non sia stato prima esaminato con i mezzi della scienza dello spirito. Voglia il naturalista usare, di fronte alla scienza dello spirito, la stessa tolleranza che questa dimostra nei confronti dell'atteggiamento mentale delle scienze naturali! (Cfr. il mio libro L'Evoluzione della filosofia dai presocratici ai postkantiani, dove mi sembra di aver mostrato di saper apprezzare la concezione scientifico-materialistica).

Ma per chi è inclinato a studiare i fatti della scienza dello spirito, vorrei fare qualche osservazione particolare a proposito di quanto seguirà.

La cronaca dell'Akasha in questo campo non è per nulla facile. Chi scrive non ha alcuna pretesa di imporre una fede cieca nella sua autorità; vuole semplicemente comunicare ciò che ha investigato con tutte le sue forze migliori, e gradirà qualsiasi correzione basata sulla competenza in materia. Egli sente il dovere di comunicare questi fatti dell'evoluzione umana, perché i segni dei tempi lo esigono.

Questa volta abbiamo dovuto abbozzare la descrizione di una lunga epoca per darne prima un'idea complessiva; in seguito fornirò i dettagli su molte cose di cui ora posso solo accennare.

Ciò che è registrato nella cronaca dell'Akasha è difficile da tradurre nel nostro linguaggio comune; sarebbe più facile comunicarlo per mezzo dei segni simbolici usati nelle scuole occulte. Il lettore è quindi invitato ad accogliere anche quanto gli resta oscuro e di difficile comprensione, impegnandosi a comprenderne il significato, così come chi scrive si è impegnato a esprimersi in una forma comprensibile a tutti. Il lettore troverà un compenso a molte difficoltà, gettando lo sguardo sui profondi misteri e sugli importanti enigmi della vita umana ai quali si accenna qui. Una vera conoscenza di sé deriva all'uomo proprio da questa cronaca dell'Akasha, i cui fatti sono per l'occultista realtà certe come i monti e i fiumi per l'occhio fisico. È altrettanto possibile, però, commettere un errore di percezione sia qui che là.

In questo capitolo, si parlerà prima di tutto dell'evoluzione dell'uomo, ma, accanto a essa, si svolge naturalmente anche quella degli altri regni della natura: minerale, vegetale e animale. Di questi, tratteranno i capitoli seguenti. Parleremo allora anche d'altre cose che faranno apparire in una luce più chiara ciò che è stato detto dell'uomo; viceversa, non è possibile parlare dell'evoluzione degli altri regni dal punto di vista occulto, se non dopo aver descritto la progressiva evoluzione dell'uomo.

Retrocedendo ancora e sempre più nell'evoluzione della Terra, dall'epoca descritta in precedenza, si giunge a stati sempre più sottili della materia del nostro pianeta. Le materie che si condensarono in seguito erano inizialmente allo stato liquido, poi vaporo-gassoso e, in un'epoca ancora più remota, allo stato eterico. Fu solo con la diminuzione del calore che la materia si solidificò. Retrocediamo ora dunque fino allo stato più rarefatto, eterico, delle materie del nostro pianeta. Quando la Terra si trovò a tale stadio di evoluzione, l'uomo fece la sua apparizione. Prima di allora, egli apparteneva ad altri mondi di cui parleremo in seguito.

Desideriamo solo accennare ancora una volta al mondo immediatamente precedente, ovvero al cosiddetto mondo astrale o psichico. Gli esseri di quel mondo non conducevano un'esistenza corporea (fisica), e nemmeno l'uomo. Aveva già sviluppato quella coscienza immaginativa di cui abbiamo parlato in precedenza e provava sentimenti e desideri, ma tutto ciò era racchiuso in un corpo astrale. Un tale individuo sarebbe stato percepibile soltanto con gli occhi della chiaroveggenza.

E certamente, a quell'epoca, tutti gli esseri umani più evoluti possedevano questa chiaroveggenza, seppur ancora ottusa e sognante. Si trattava di una chiaroveggenza non consapevole. Tali esseri astrali sono, in un certo senso, i progenitori dell'uomo. Ciò che oggi chiamiamo "uomo" racchiude già lo spirito cosciente di sé. Questo si congiunse all'essere che da quei progenitori era sorto, alla fine dell'epoca lemurica. (A questa congiunzione è stato già accennato in precedenza. Quando, descrivendo l'evoluzione dei progenitori dell'uomo, giungeremo a quest'epoca, torneremo su questo fatto in modo più preciso).

I progenitori psichici o astrali dell'uomo vennero, per così dire, immersi in quella Terra rarefatta o eterica. Essi assorbirono in sé quella sostanza fine come se fossero spugne; penetrandosi così di materia, si formarono corpi eterici. Questi avevano una forma oblunga o ellittica e, attraverso delicate ombreggiature della materia, erano già delineati i tratti delle membra e degli organi che si sarebbero sviluppati in seguito. Tutto il processo che avveniva in quella massa era puramente fisico-chimico, ma era regolato e dominato dall'anima. Quando una massa di materia aveva raggiunto uno spessore sufficiente, si divideva in due parti, ciascuna delle quali somigliava alla forma da cui era sorta e ne ripeteva i processi.

Ognuna di queste nuove forme era dotata d'anima, al pari della forma generatrice, e ciò dipendeva dal fatto che sulla Terra non discendeva soltanto un determinato numero di anime umane, ma, per così dire, un intero albero, dalla cui radice comune poteva far germogliare innumerevoli singole anime. Come una pianta germoglia di nuovo dagli innumerevoli semi, così la vita animica si moltiplicava negli innumerevoli rampolli prodotti dalle continue suddivisioni. (Certo, inizialmente esisteva un numero limitato di specie di anime; ma attraverso queste specie l'evoluzione avveniva nel modo suddetto. Ogni singola specie animica generava innumerevoli figli).

Ma, con la loro penetrazione nella materia terrestre, era avvenuto un cambiamento importante nelle anime stesse. Finché le anime non avevano nulla di materiale in sé, nessun processo materiale esteriore poteva agire su di esse; tutte le impressioni che ricevevano erano di carattere puramente psichico e chiaroveggente, e in tal modo prendevano parte alla vita psichica circostante e a tutto quanto allora esisteva. Gli influssi esercitati dalle pietre, dalle piante e dagli animali, che a quell'epoca esistevano anch'essi soltanto come forme astrali (animiche), erano percepiti come processi interiori.

A tutto ciò, con la discesa sulla Terra, si aggiunse qualcosa di affatto nuovo. Cominciarono ad avere un'influenza sull'anima che, a sua volta, era rivestita di un involucro materiale. Inizialmente, erano soltanto i processi di movimento di quel mondo materiale esteriore a suscitare altri movimenti nell'interno del corpo eterico. Come oggi percepiamo i suoni come vibrazioni dell'aria, così quegli esseri eterici percepivano i movimenti della materia eterica che li circondava. In sostanza, l'essere animico era come un solo organo uditivo; l'udito fu il primo senso a svilupparsi, il che dimostra che l'organo uditivo separato si formò in un secondo momento.

Con il progressivo consolidamento della materia terrestre, l'essere animico perse la capacità di plasmarla. Solo i corpi già formati potevano ancora generare altri simili a se stessi. Si verifica una nuova specie di riproduzione: l'essere procreato è molto più piccolo dell'essere generatore e solo gradualmente, crescendo, ne raggiunge le dimensioni. Mentre prima non esistevano gli organi generatori, essi appaiono ora nell'essere umano; ma in questa fase non avviene più soltanto un processo fisico-chimico; un tale processo fisico-chimico non potrebbe ora produrre la generazione. Per la sua solidificazione, la materia esteriore non è più in grado di infonderle la vita direttamente; perciò, all'interno dell'organismo viene separata una parte speciale che si sottrae all'influenza immediata della materia esteriore. Solo il corpo che resta al di fuori di questa parte separata ne è soggetto; esso si trova nelle condizioni in cui era il corpo intero prima della separazione. Nella parte separata, invece, l'azione dell'anima continua. Qui l'anima diventa il veicolo del principio vitale (chiamato prana nella letteratura teosofica).

Così il progenitore umano corporeo appare ora dotato di due elementi. L'uno è il corpo fisico (l'involucro fisiologico), soggetto alle leggi chimiche e fisiche del mondo circostante; l'altro è la somma degli organi sottoposti al particolare principio vitale.

In questo modo, una parte dell'attività dell'anima si libera e non ha più alcun potere sulla parte fisica del corpo. Questa parte dell'attività dell'anima si rivolge ora verso l'interno e plasma una parte del corpo in organi speciali. Così inizia una vita interiore del corpo. Non partecipa più soltanto alle vibrazioni del mondo esteriore, ma comincia a percepirle internamente come esperienze interiori. Questo è il punto di partenza della sensazione. La sensazione appare inizialmente sotto forma di tatto. L'essere sente i movimenti del mondo esteriore, la pressione esercitata dalle materie, ecc. Compaiono anche i primi rudimenti della sensazione di caldo e di freddo.

Si è così raggiunto un importante traguardo nell'evoluzione dell'umanità. L'influenza diretta dell'anima passa attraverso il corpo fisico, che resta interamente immerso nel mondo della materia fisica e chimica. Quando l'anima, con la sua attività che proviene da altre parti, non riesce più a dominarlo, il corpo si sfascia e allora ha inizio ciò che chiamiamo la morte. In precedenza, non si poteva parlare di morte.

Suddividendosi, l'essere generatore continuava a vivere integralmente negli esseri generati. Infatti, in questi agisce tutta la forza animica trasformata, come prima nell'essere generatore. Nella suddivisione, nulla sopravanzava che non contenesse anima.

Ora le cose cambiano. Non appena l'anima perde il suo potere sul corpo fisico, quest'ultimo rimane abbandonato alle leggi chimiche e fisiche del mondo esterno, cioè muore. Resta soltanto l'attività animica legata alla riproduzione e alla vita interiore sviluppata. In altre parole, mediante la forza di procreazione vengono generati nuovi esseri che, contemporaneamente, sono dotati di una forza formatrice di organi superiore. In questo surplus continua a rivivere l'essere animico. Come prima, il corpo intero, suddividendosi, si riempiva di attività animica, ora invece gli organi della generazione e della sensazione. Si ha dunque a che fare con una rinascita della vita animica nel nuovo organismo generato.

Nella letteratura teosofica questi due stadi dell'evoluzione umana vengono descritti come le due prime razze radicali della nostra Terra. La prima è detta la razza polare, la seconda l'iperborea.

Dobbiamo immaginare il mondo delle sensazioni di questi progenitori dell'uomo come ancora molto vago e indeterminato. Delle nostre attuali specie di sensazioni, solo l'udito e il tatto erano già distinti. Tuttavia, a causa della trasformazione del corpo e dell'ambiente fisico circostante, l'organismo umano non era più in grado di percepire bene i suoni. Una parte del corpo, in particolare, restò idonea a percepire le vibrazioni sottili, fornendo così il materiale da cui, poco a poco, si sviluppò il nostro organo uditivo. Rimase pressoché tutto il resto del corpo come organo del tatto.

Tutto il precedente processo evolutivo umano era connesso con la trasformazione dello stato di calore della Terra. Il calore dell'ambiente era proprio quello che aveva permesso all'uomo di arrivare fino a quel punto. Ora, però, il calore esterno era diminuito al punto da impedire all'organismo umano di progredire ulteriormente.

Allora, nell'organismo, avvenne una reazione contro il progressivo raffreddamento del pianeta. L'uomo diventa il generatore di una fonte di calore propria. Fino a quel momento, il suo grado di calore era rimasto identico a quello del mondo circostante. Ora si formano in lui organi che gli permettono di sviluppare in se stesso il calore necessario alla sua vita. Fino a quel momento, le sostanze circolanti in lui dipendevano dal mondo circostante sotto questo aspetto; ora egli poteva sviluppare un calore proprio per queste sostanze. I succhi del corpo si trasformarono in sangue caldo e, con ciò, l'uomo, in quanto essere fisico, raggiunse un grado di indipendenza assai maggiore rispetto al passato.

Tutta la vita interiore divenne più intensa. La sensazione dipendeva ancora interamente dagli influssi del mondo esterno. Il generare calore diede al corpo una vita fisica interiore indipendente. Ora l'anima aveva, all'interno del corpo, un campo d'azione in cui esplicare una vita che non era più una semplice convivenza con il mondo esteriore.

Grazie a questo processo, la vita dell'anima fu attratta nella sfera della materia terrestre. Fino a quel momento, le brame, i desideri, le passioni, le gioie e i dolori dell'anima non potevano derivare che da fatti animici. Ciò che proveniva da un altro essere animico risvegliava nell'anima attrazione o ripugnanza, passione, ecc. Nessun oggetto fisico esterno avrebbe potuto produrre un tale effetto.

Ora, soltanto, subentrò la possibilità che tali oggetti esteriori avessero un'importanza per l'anima. Poiché l'anima provava piacere quando ciò che la circondava promuoveva la sua vita interiore, risvegliandola con il suo calore, e provava dispiacere quando questa vita interiore veniva turbata. Un oggetto esterno che potesse contribuire al benessere fisico poteva essere desiderato con intensità. Quello che nella letteratura teosofica viene chiamato kama, il «corpo del desiderio», fu congiunto all'uomo fisico. Gli oggetti dei sensi divennero oggetti del desiderio. L'uomo, per mezzo del «corpo del desiderio», divenne legato alla vita terrena.

Questo fatto coincideva con un grande evento cosmico con il quale era causalmente congiunto. Fino a quel momento, infatti, tra il Sole, la Terra e la Luna non si era verificata alcuna separazione materiale. Questi tre corpi costituivano un corpo solo nei loro effetti sull'uomo. Ora, la sostanza più fine, che conteneva in sé tutto ciò che in precedenza aveva dato all'anima la possibilità di un'azione vivificatrice diretta, si separò dal Sole; la parte più densa uscì a formare la Luna, mentre la Terra, con la propria materia, rimase nel mezzo tra le altre due. Naturalmente, questa separazione non fu improvvisa, bensì il processo si svolse gradualmente, mentre l'uomo passava dalla procreazione per scissione all'altra forma appena descritta. Anzi, proprio grazie a questi processi cosmici, poté prodursi questo progresso umano. Inizialmente, il Sole estrasse dal pianeta comune la sostanza propria e l'elemento animico perse la capacità di vivificare direttamente la restante materia terrestre. In seguito, la Luna cominciò a formarsi e la Terra entrò in quello stato che rese possibile la facoltà di sensazione sopra descritta.

Insieme a questi processi, si sviluppò anche un nuovo senso. Le condizioni di calore della Terra divennero tali che i corpi, a poco a poco, acquisirono una limitazione ben definita che separò il trasparente dall'opaco. Il Sole, uscito dalla massa terrestre, assunse il compito di fonte di luce. Nel corpo umano si sviluppò il senso della vista. Inizialmente, tale vista non era come la conosciamo noi oggi. La luce e l'oscurità agivano sull'uomo come sensazioni indefinite. Ad esempio, egli sentiva la luce come una cosa grata, in certe condizioni, che rinforzava la sua vita fisica, e la cercava e tendeva verso di essa.

Intanto, la vera vita dell'anima si svolgeva ancora in immagini di sogno, fluttuanti in un mondo a sé stante, non riferito direttamente alle cose esterne. Queste immagini colorate venivano riferite dall'uomo ancora a influenze animiche; gli apparivano immagini luminose quando riceveva influenze gradevoli e cupe quando l'anima era toccata da influenze spiacevoli.

Con il termine "vita interiore" indichiamo ciò che si sviluppò a seguito della generazione del calore proprio dell'uomo. Tuttavia, non si trattava ancora di una vita interiore nel senso dell'evoluzione umana successiva. Anche l'evoluzione della vita interiore procede per gradi. Nel senso attribuitole nel capitolo precedente, la vera vita interiore si manifestava solo quando lo spirito entrava in azione, spingendo l'uomo a riflettere su ciò che lo circondava.

Tutto ciò che abbiamo detto finora ci mostra come l'uomo, evolvendosi, si stia avvicinando alle condizioni descritte nel capitolo precedente. Siamo già nell'epoca caratterizzata da quanto abbiamo detto, quando affermiamo che l'anima impara sempre più ad applicare alla vita fisica esteriore le proprie esperienze interiori, fino a quel momento esclusivamente riferite al mondo psichico. Ciò avviene ora per mezzo di immagini colorate. All'inizio, l'anima era in contatto con un'immagine colorata e luminosa di sé; ora, l'impressione piacevole di un fatto animico è associata a una gioconda impressione di luce che proviene dall'esterno. L'anima cominciò a vedere gli oggetti che la circondavano colorati; e ciò era connesso con lo sviluppo di nuovi organi visivi. In precedenza, il corpo possedeva un occhio che oggi non ha più (il mito dei Ciclopi con un solo occhio ne è un ricordo). I due occhi si svilupparono quando l'anima iniziò a integrare più intimamente le proprie percezioni della luce nella vita quotidiana. Ma, insieme, si perse la facoltà di percepire l'elemento animico nel mondo circostante. L'anima divenne sempre più lo specchio del mondo esteriore. Di pari passo avvenne la separazione dei sessi e il mondo esteriore si riproduceva nell'interno dell'anima come rappresentazione.

Di pari passo avvenne la separazione dei sessi. Da un lato il corpo dell'uomo rimase accessibile soltanto alla fecondazione da parte di un altro essere umano; dall'altro lato si svilupparono gli organi corporei dell'anima (sistema nervoso) mediante i quali le impressioni sensibili del mondo esteriore si riflettono nell'anima. Così si preparò l'ingresso dello spirito pensante nel corpo umano.

Così, si arrivò al punto di cui abbiamo parlato nell'ultimo capitolo, che tratteremo più diffusamente nel prossimo.

7°La scissione dal Sole

Seguiremo ora la cronaca dell'Akasha fino all'epoca remotissima in cui ebbe origine la Terra attuale. Il termine "Terra" si riferisce allo stato attuale del nostro pianeta, in cui minerali, piante, animali e uomini esistono nella loro forma attuale. Questo stato è successivo a fasi precedenti in cui i diversi regni naturali erano costituiti da forme completamente diverse. Ciò che ora chiamiamo Terra ha dovuto subire molti mutamenti prima di diventare la dimora dell'attuale mondo minerale, vegetale e animale. Anche in quegli stadi passati esistevano i minerali, ma avevano un aspetto completamente diverso da quello attuale. Di questi stadi passati parleremo più avanti. Ora mostreremo soltanto in che modo lo stato precedente si sia trasformato in quello attuale.

Questa trasformazione può essere approssimativamente paragonata al passaggio di una pianta dallo stato di pianta adulta a quello di seme. Immaginiamo una pianta costituita da radice, fusto, foglie, fiore e frutto. Essa assorbe le sostanze dal mondo circostante ed elimina i rifiuti. Tuttavia, tutto ciò che in essa è materia, forma e attività sparisce, e ne resta soltanto il piccolo germe attraverso il quale la vita continua a evolversi, per risorgere l'anno dopo in uguale forma. Così, tutto ciò che esisteva sulla Terra nello stato antecedente sparisce per risorgere nello stato attuale. Tutto ciò che si sarebbe potuto chiamare minerale, pianta o animale, nello stato precedente, è sparito, come sono spariti nella pianta la radice, lo stelo, ecc. e in entrambi i casi è sopravvissuto un germe da cui si sviluppa nuovamente l'antica forma. Nel germe sono nascoste le forze che danno origine alla nuova forma.

All'epoca di cui ora parleremo, abbiamo dunque a che fare con una specie di germe terrestre che racchiude in sé le forze che hanno portato alla Terra attuale. Queste forze sono state accumulate attraverso gli stadi precedenti. Questo germe terrestre, però, non deve essere immaginato costituito di materia solida come quello di una pianta. Era invece di natura animica e consisteva di quella sostanza sottile, plastica e mobile chiamata, nella letteratura teosofica, astrale.

In questo germe astrale della Terra si trovano solo i germi umani, ossia i germi delle future anime umane. Tutto ciò che esisteva già sotto forma di natura minerale, vegetale o animale è stato assorbito da questi germi umani e si è fuso con essi. Prima di mettere piede sulla Terra fisica, l'uomo è un'anima, un essere astrale. Così, come tale, si trova sulla Terra fisica. Questa è costituita da una sostanza estremamente rarefatta che la letteratura teosofica chiama "stato più rarefatto dell'etere".

L'origine di questa Terra eterica verrà descritta in seguito. A questo etere si uniscono gli esseri umani astrali. Essi gli imprimono, per così dire, la propria entità, così che essa diventa un'immagine dell'essere umano astrale. In questo stato primitivo, dunque, si tratta di una Terra eterica costituita esclusivamente da esseri umani eterici e non è che un conglomerato di essi. Il corpo astrale o anima dell'uomo è ancora, in gran parte, al di fuori del corpo eterico e lo organizza dall'esterno. Per l'occultista, questa Terra si presenta più o meno così: è un globo costituito a sua volta da innumerevoli piccoli globi eterici, abitati dagli esseri umani eterici, ed è circondata da un involucro astrale, come la Terra attuale è circondata da un involucro d'aria. In questo involucro astrale (atmosfera) vivono gli esseri umani astrali che, da lì, agiscono sulle loro immagini eteriche risvegliando in essi una vita umana eterica. Esiste in tutta la Terra un unico stato di materia: il sottile etere vitale. Negli scritti teosofici, questa prima umanità è chiamata la prima razza radicale (polare).

L'evoluzione ulteriore della Terra prosegue in modo che da quell'unico stato di materia se ne formano due: la materia più densa viene separata, lasciando dietro di sé una materia più rarefatta. La materia più densa è simile all'aria che respiriamo oggi; l'altra, più rarefatta, è simile alla materia dalla quale si producono gli elementi chimici. Accanto a queste, rimane ancora un residuo della materia primitiva, dell'etere vivificato, poiché soltanto una parte di esso si suddivide nelle due qualità di materia sopraindicate. Ora, dunque, la Terra fisica comprende tre qualità di materia. Gli esseri astrali, che si trovano nell'involucro terrestre, agivano su una sola qualità di materia, ma ora devono agire su tre. La loro azione si esercita nel modo seguente: ciò che è divenuto simile all'aria oppone resistenza all'azione degli esseri umani astrali; non accoglie tutto ciò che, in quanto predisposizione, esiste negli esseri umani astrali completi. Di conseguenza, l'umanità astrale si divide in due gruppi. Il primo gruppo elabora la materia aeriforme e vi crea un'immagine di sé. Il secondo gruppo può fare di più. Può elaborare le altre due qualità di materia e creare una riproduzione di sé costituita dall'etere vivente e dall'altra specie di etere, da quello che forma le sostanze elementari chimiche. Chiameremo questa specie di etere "etere chimico".

Tuttavia, questo secondo gruppo di esseri umani astrali ha conquistato tale sua facoltà superiore solo eliminando una parte degli esseri astrali, ovvero il primo gruppo, condannandolo a un lavoro inferiore. Se avesse conservato in sé le forze che producono questo lavoro inferiore, non avrebbe potuto elevarsi ulteriormente. Qui abbiamo dunque a che fare con un processo che consiste nello sviluppo di un elemento superiore a spese di un altro elemento che esso elimina da sé.

Per quanto riguarda la Terra fisica, ora ci appare la seguente immagine: sono sorte due specie di esseri. In primo luogo, quelli che hanno un corpo aeriforme e a cui appartengono gli esseri astrali che lo lavorano dall'esterno. Questi esseri sono simili agli animali e formano un primo regno animale sulla Terra. Questi animali hanno un aspetto che, se lo descrivessimo, sembrerebbe piuttosto stravagante per l'uomo attuale. La loro forma (non dimentichiamo che è costituita esclusivamente da materia aeriforme) non somiglia a nessuna delle forme animali odierne, ma ha una somiglianza vaga con certi gusci di lumaca e conchiglie odierne. Accanto a queste forme animali, continua a svilupparsi la formazione fisica dell'uomo. L'essere umano astrale, ora più avanzato, crea un'immagine fisica di sé costituita da due qualità di materia: l'etere vitale e l'etere chimico.

L'uomo è dunque un essere composto di corpo astrale e corpo eterico, composto a sua volta di due specie di etere: l'etere vitale e l'etere chimico. Grazie all'etere vitale, l'immagine fisica umana ha la capacità di riprodursi e di generare esseri simili. Grazie all'etere chimico, sviluppa delle forze simili a quelle delle forze chimiche attuali di attrazione e repulsione. In questo modo, l'immagine fisica umana è in grado di attirare determinate sostanze dal mondo circostante e di aggregarsele per poi eliminarle, più tardi, per mezzo di forze di repulsione. Tali sostanze possono essere prese solo dal regno animale e da quello umano sopra descritti. È come un inizio di nutrizione. Le prime immagini umane sono dunque predatrici di animali e di esseri umani.

Accanto a tutti questi esseri rimangono ancora i discendenti degli esseri primitivi costituiti esclusivamente di etere vitale, ma questi, dovendosi adattare alle nuove condizioni terrestri, decadono. Ne derivano, dopo molte trasformazioni, gli esseri animali unicellulari e anche le cellule che più tardi formeranno gli esseri viventi più complessi.

Il processo continua nel modo seguente: la materia aeriforme si divide in due parti, di cui una diventa più densa e acquosa, mentre l'altra rimane aeriforme. Anche l'etere chimico si divide in due stati di materia: uno diventa più denso e forma ciò che chiameremo etere luminoso, che conferisce agli esseri che lo possiedono la capacità di emettere luce. L'altra parte dell'etere chimico rimane invece invariata.

La Terra fisica è dunque composta delle seguenti qualità di materia: acqua, aria, etere luminoso, etere chimico e etere vitale. Perché gli esseri astrali possano nuovamente agire su queste qualità di materia, avviene un processo per cui un elemento superiore si sviluppa a spese di un elemento inferiore che viene poi eliminato.

Così hanno origine esseri fisici delle seguenti specie: in primo luogo quelli il cui corpo fisico è composto di acqua e di aria. Su questi agiscono ora esseri astrali grossolani già eliminati, che danno origine a un nuovo gruppo di animali costituiti da materia più grossolana rispetto a quella dei precedenti.

Un altro nuovo gruppo di esseri fisici ha un corpo costituito da etere aeriforme e etere luminoso mescolati con l'acqua. Questi ultimi sono simili alle piante, ma la loro forma è molto diversa da quella delle piante attuali. Soltanto un terzo gruppo rappresenta l'uomo di allora. Il loro corpo fisico è costituito da tre qualità di etere: luminoso, chimico e vitale. Se si considera che, oltre a questi, continuano a esistere anche i discendenti degli antichi gruppi, si può avere un'idea della grande varietà di esseri viventi che esisteva in quel momento della vita terrestre.

Segue ora un importante avvenimento cosmico. Il Sole si separa dal resto, e con esso talune forze si allontanano senz'altro dalla Terra; queste forze, composte in parte da ciò che esisteva fino ad allora sulla Terra nell'etere vitale, chimico e luminoso, vengono, per così dire, aspirate fuori dalla Terra, e si produce così un cambiamento radicale in tutti quei gruppi di esseri terrestri che fino ad allora avevano contenuto in sé queste forze. Ciò determina una trasformazione che colpisce per primi gli esseri vegetali sopra descritti. Una parte delle forze dell'etere luminoso venne loro sottratta. Da quel momento in poi, essi non poterono più svilupparsi come esseri viventi, se non quando la forza della luce, che era stata loro sottratta, agiva su di essi dall'esterno.

Così le piante iniziarono a subire l'azione della luce del Sole.

Una cosa simile avvenne anche per i corpi umani. Il loro etere luminoso dovette, da allora in poi, cooperare con l'etere luminoso del Sole per poter vivere.

Tuttavia, non furono colpiti soltanto quegli esseri che persero direttamente l'etere luminoso, bensì anche gli altri, poiché tutto, nel mondo, è collegato. Anche le forme animali che non contenevano l'etere luminoso di per sé, venivano prima irraggiate dalle loro consorelle terrestri e si sviluppavano sotto questa irradiazione. Anche queste, infatti, erano soggette all'azione del Sole situato al di fuori. Ma il corpo umano, in particolare, sviluppò organi sensibili alla luce del Sole, i rudimenti degli occhi umani.

Per la Terra, il distacco dal Sole causò un'ulteriore condensazione della materia. Dalla materia liquida si formò la materia solida e, similmente, l'etere luminoso si separò in due: da una parte l'etere luminoso e dall'altra l'etere che conferisce la capacità di riscaldare ai corpi. La Terra diventò così un'entità capace di sviluppare in sé il calore e tutti i suoi esseri vennero sottoposti alla sua azione. Si verificò nuovamente nell'astrale un processo simile al precedente e alcuni esseri progredirono a spese di altri. Si separò quella classe di esseri capaci di elaborare la materia densa e solida. Così la Terra assunse la sua struttura minerale. Inizialmente, i regni naturali più elevati non agivano ancora su questa ossatura minerale solida. Si ebbe quindi sulla Terra un regno minerale solido e un regno vegetale la cui materia più densa era costituita da acqua e aria. In questo regno, il corpo aeriforme stesso, a causa dei processi già descritti, si era condensato in un corpo acqueo. Accanto a questi, esistevano animali dalle forme più svariate, alcuni con corpo acquoso, altri con corpo aeriforme. Anche il corpo umano stesso era soggiaciuto a un processo di condensazione, aveva cioè portato la sua corporeità più densa fino allo stato liquido. Questo suo corpo acqueo era permeato dall'etere calorico prodotto, il che gli conferiva una qualità gassosa. Questo stato di materia del corpo umano è noto nelle opere di scienza occulta con il nome di "nebbia di fuoco". L'uomo era allora incorporato in quella «nebbia di fuoco». Con ciò, nel nostro studio della cronaca dell'Akasha, siamo giunti fino a quella catastrofe cosmica che è avvenuta quando la Luna è uscita dalla Terra.

8°La scissione dalla Luna

Le precedenti comunicazioni dell'Akasha giunsero al punto in cui l'anima umana si incorporò nella sottile materia della «nebbia di fuoco». È assolutamente necessario chiarire che l'uomo assunse la materia solida soltanto in un secondo momento e in modo graduale.

Se vogliamo farci un'idea del suo corpo al grado di evoluzione di cui abbiamo parlato, dobbiamo immaginarcelo come una sorta di vapore acqueo o di nube ondeggiante nell'aria. Naturalmente, però, un'immagine simile si avvicina solo superficialmente alla realtà, poiché quella nuvola di fuoco, che era l'uomo, era interiormente vivificata e organizzata.

Ma, rispetto a ciò che l'uomo divenne in seguito, dobbiamo immaginarcelo, a quell'epoca, in uno stato di coscienza crepuscolare, animicamente dormiente; egli è ancora privo di tutto ciò che chiamiamo intelligenza, raziocinio, ragione. Invece di camminare, si muoveva librandosi in avanti, indietro, di fianco e da tutte le parti grazie a quattro organi simili a membra. Abbiamo già parlato in precedenza dell'anima di questi esseri.

Tuttavia, non bisogna pensare che i movimenti e le altre manifestazioni di vita di questi esseri avvenissero senza motivo e senza regola; erano anzi perfettamente regolati. Tutto ciò che avveniva aveva un significato e un'importanza; ma la forza direttiva, l'intelligenza, non risiedeva negli esseri stessi; essi, infatti, erano diretti da un'intelligenza situata al di fuori di essi, cioè da esseri superiori e più maturi di loro che li circondavano e li guidavano. Poiché l'importante qualità essenziale della nebbia di fuoco è che gli esseri umani, a quel grado di evoluzione in cui si trovavano allora, potevano incorporarvisi; ma, al tempo stesso, potevano in essi prender corpo anche esseri superiori, i quali venivano così a trovarsi in piena reciprocità d'azione con gli uomini. L'uomo aveva sviluppato i suoi desideri, i suoi istinti e le sue passioni al punto che potevano prendere forma nella nebbia di fuoco. Gli altri esseri, di cui abbiamo parlato, avevano la facoltà di creare al loro interno grazie alla loro ragione e alla loro azione intelligente. Avevano anche facoltà superiori che gli permettevano di raggiungere regioni più elevate. Da queste regioni provenivano i loro impulsi, le loro determinazioni; ma l'azione effettiva di questi impulsi si manifestava nella nebbia di fuoco. Tutto ciò che succedeva sulla Terra per opera degli uomini proveniva dal rapporto regolato del corpo di nebbia di fuoco con quello degli esseri superiori.

Si può dunque affermare che l'uomo tendesse con ogni sforzo all'ascesa; nella nebbia di fuoco doveva sviluppare, in senso umano, qualità superiori a quelle già in suo possesso. Gli altri esseri, invece, tendevano verso il mondo materiale, manifestando le proprie forze creatrici in forme di materia sempre più dense. Per loro, ciò non significava affatto un abbassamento; dobbiamo rendercene chiaramente conto. Per dominare forme più dense di materia sono necessarie forze e facoltà superiori. Anche questi esseri superiori, in epoche precedenti di evoluzione, avevano una forza limitata simile a quella dell'uomo attuale. Anche loro, come l'uomo attuale, ebbero potere solo su ciò che avveniva nel loro intimo, mentre la grossolana materia esteriore sfuggiva al loro dominio. Ora essi tendevano verso uno stato in cui avrebbero potuto dominare e dirigere magicamente le cose esteriori. Erano quindi, a quell'epoca, più avanti dell'uomo. L'uomo tendeva verso l'alto, tendeva a incorporare l'intelletto in materie più sottili, affinché potesse più tardi agire verso l'esterno; essi invece avevano già accolto l'intelletto dentro di sé in epoche precedenti e acquistavano ora forze magiche per infonderlo nel mondo circostante. Così, attraverso il periodo della nebbia di fuoco, l'uomo tendeva verso l'alto, mentre quegli altri esseri, attraverso lo stesso periodo, tendevano verso il basso per esercitare la propria potenza.

Nella nebbia di fuoco possono agire specialmente quelle forze che l'uomo conosce come istinti e passioni inferiori. All'epoca della nebbia di fuoco, tanto l'uomo quanto gli esseri superiori si servivano di queste forze. Sulla figura umana sopra descritta, e precisamente all'interno di essa, queste forze agiscono in modo che l'uomo può sviluppare gli organi che lo rendono poi capace di pensare e di formare la propria personalità. Negli esseri superiori, le stesse forze agiscono, in quel medesimo periodo, in maniera tale che essi se ne servono per creare, in modo impersonale, gli ordinamenti della Terra. Per mezzo di queste forze, gli esseri superiori formano sulla Terra configurazioni che sono di per sé un riflesso delle regole dell'intelletto. Nell'uomo, dunque, per l'azione delle forze passionali, nascono gli organi dell'intelletto personale e intorno a lui si formano, per mezzo delle stesse forze, organizzazioni permeate di intelligenza.

Cerchiamo ora di rappresentarci questo processo in modo più dettagliato, o, piuttosto, di riportare ciò che è registrato nella cronaca dell'Akasha, se rivolgiamo lo sguardo a un'epoca alquanto posteriore. Allora la Luna si è staccata dalla Terra, provocando un grande sconvolgimento. Le cose che circondano l'uomo hanno perso gran parte del loro calore, cadendo così in una materialità più grossolana e densa. L'uomo deve ora vivere in questo ambiente raffreddato e può farlo solo se trasforma la sua materia. Ma con questo consolidamento della materia, si verifica contemporaneamente un cambiamento di forma. Questo perché lo stato della «nebbia di fuoco» ha lasciato il posto a un altro stato assai diverso. Di conseguenza, gli esseri superiori prima descritti non si servono più della nebbia di fuoco come mezzo della loro attività. Non possono più esercitare la loro influenza sulle manifestazioni animiche della vita umana, che in precedenza rappresentavano il loro principale campo d'azione. Ora essi hanno acquisito potere su quelle configurazioni dell'uomo che, in precedenza, essi stessi avevano creato a partire dalla nebbia di fuoco. Tale cambiamento d'attività si compie di pari passo con una trasformazione della figura umana: la metà del corpo con due organi di locomozione si è trasformata nella metà inferiore, che con ciò è diventata principalmente il veicolo della nutrizione e della riproduzione. L'altra metà del corpo, per così dire, si è invece rivolta verso l'alto, e gli altri due organi di locomozione sono diventati embrioni di mani. Altri organi, che in precedenza erano coinvolti nella nutrizione e nella riproduzione, si trasformano in organi della parola e del pensiero.

L'uomo si è eretto; questa è l'immediata conseguenza della scissione dalla Luna. Con la scomparsa della Luna, dal corpo della Terra scompariranno anche tutte quelle forze grazie alle quali l'uomo poteva ancora, durante l'epoca della nebbia di fuoco, riprodursi autonomamente e generare esseri simili a lui senza alcun influsso esterno. Tutta la parte inferiore del corpo umano, ciò che spesso viene chiamato «natura inferiore», viene ora a trovarsi sotto l'influenza degli esseri superiori che la modellano in modo intelligente.

Ora devono organizzare, per mezzo della cooperazione dei due sessi, ciò che in precedenza regolavano all'interno dell'uomo stesso, quando le forze della Luna, ora separate, erano ancora unite alla Terra. Questo ci spiega perché gli iniziati considerino la Luna quale simbolo delle forze di riproduzione. Per così dire, queste forze sono connesse alla Luna e gli esseri superiori hanno una relazione con la Luna; sono, in certo qual modo, dei lunari. Prima della sua scissione, le forze della Luna agivano nell'uomo per mezzo delle energie lunari; dopo la scissione, invece, le loro forze agirono dall'esterno sulla procreazione umana.

Si può anche dire che le elevate forze spirituali, che prima agivano attraverso la nebbia di fuoco sugli istinti superiori dell'uomo, sono ora discese ad esercitare il loro potere nel campo della procreazione. Sono, infatti, forze superiori quelle che organizzano e regolano questo campo. Questo ci permette di esprimere una importante verità della scienza occulta: le forze superiori divine sono in relazione con le forze apparentemente inferiori della natura umana. La parola «apparentemente» deve essere qui interpretata nel suo pieno significato, poiché, se nelle forze della procreazione vedessimo qualcosa di inferiore, disconosceremmo interamente le verità occulte. Solo quando l'uomo abusa di queste forze, quando le assoggetta alle sue passioni e ai suoi istinti, in queste forze c'è qualcosa di dannoso; ma non quando egli le nobilita, riconoscendo in esse una forza spirituale divina. In questo caso, egli porrà le sue forze di procreazione al servizio dell'evoluzione della Terra, attuando, per mezzo loro, le intenzioni degli esseri superiori. La scienza occulta insegna a elevare e nobilitare queste forze, sottoporle alle leggi divine e non soffocarle; un'interpretazione superficiale dei principi occulti, travisati da un ascetismo mal compreso, potrebbe portare solo a questo.

Nell'altra metà, in quella superiore, l'uomo ha sviluppato qualcosa su cui gli esseri superiori di cui sopra non hanno alcuna influenza. Su questa metà acquistano potere altri esseri; quelli cioè che, a gradini d'evoluzione precedenti, hanno superato gli uomini nel progresso, ma non hanno raggiunto il grado degli déi lunari; nella nebbia di fuoco essi non potevano ancora esercitare alcun potere. Ora, però, raggiunto uno stato più avanzato, in cui per mezzo della nebbia di fuoco si è andato formando negli organi dell'intelletto umano qualcosa che essi stessi stavano per appropriarsi in precedenza, è giunto il loro momento. Gli déi lunari avevano già acquisito, in precedenza, l'intelletto ordinatore che agisce sul mondo esterno; lo possedevano all'inizio dell'epoca della nebbia di fuoco e potevano agire al di fuori, sulle cose della Terra. Gli esseri che abbiamo menzionato non avevano sviluppato l'intelletto che agisce esteriormente in tempi precedenti, perciò l'epoca della nebbia di fuoco li colse impreparati. Ora, però, l'intelletto è nell'uomo e gli dèi lunari s'impadroniscono di esso per agire, per mezzo suo, sulle cose della Terra. Come gli déi lunari avevano esercitato la loro azione su tutto l'uomo, ora agiscono solamente sulla sua parte inferiore; la parte superiore subisce invece l'influenza di entità inferiori.

L'uomo, in tal modo, è soggetto a una doppia direzione: la sua parte inferiore è sotto il controllo degli déi lunari, mentre la sua personalità sviluppata è sotto il controllo di quegli esseri che dal nome della loro guida vengono chiamati «luciferici». Gli déi luciferici conducono dunque a termine la propria evoluzione servendosi delle forze intellettuali risvegliate negli uomini. In precedenza non erano riusciti a raggiungere questo grado. Con ciò essi donano all'uomo la capacità di agire in modo libero e di discernere il bene dal male.

Sotto la sola direzione degli déi lunari, si è formato l’organo dell'intelletto umano, ma questi déi l'avrebbero lasciato inattivo, non avendo alcun interesse a servirsene, dal momento che erano già in possesso di proprie forze intellettuali. Gli esseri luciferici, invece, avevano un interesse proprio a sviluppare l'intelletto umano e a rivolgerselo alle cose della Terra. Essi divennero i maestri per gli uomini di tutto ciò che può essere raggiunto per mezzo dell'intelletto umano. Tuttavia, essi potevano solo istigare gli uomini a sviluppare l'intelletto, non potendolo fare in se stessi, ma solo nell'uomo.

Sulla Terra, quindi, si svilupparono due tendenze diverse: una derivante direttamente dagli déi lunari, razionale e regolata da leggi fin dal principio, e l'altra, derivante dagli esseri luciferici, caratterizzata da un'attività intellettuale volta alle cose della Terra. Gli déi lunari avevano già fatto il loro tirocinio in precedenza: avevano ormai superato la possibilità di commettere errori. Gli déi luciferici, che lavoravano con gli uomini, dovevano prima raggiungere questa chiarificazione. Sotto la loro guida, l'uomo doveva imparare a scoprire le leggi del proprio essere. Guidato da Lucifero, doveva diventare anch'egli uno degli déi».

Si potrebbe ora domandare: «A che punto sono rimasti gli esseri luciferici, se nella loro evoluzione non sono giunti fino alla creazione permeata di intelligenza, entro la nebbia di fuoco? A che punto di evoluzione terrestre le loro facoltà li hanno resi capaci di partecipare al lavoro degli déi lunari?». La cronaca dell'Akasha ce lo mostra. Fino a quel momento, essi poterono partecipare al lavoro terrestre. Ciò che emerge è che, fino a quell'epoca, essi avevano compiuto un lavoro inferiore rispetto a quello degli déi lunari, ma ciò nonostante appartenevano alla schiera dei creatori divini. Dopo la scissione del Sole dalla Terra, ebbe inizio su quest'ultima un'attività (appunto l'attività nella nebbia di fuoco) alla quale gli déi lunari erano preparati, non però gli spiriti luciferici. Per questi subentrò dunque un periodo di riposo e di attesa. Quando poi, dileguatasi la nebbia di fuoco, gli esseri umani iniziarono a lavorare alla formazione dei loro organi dell'intelletto, gli spiriti luciferici si mossero e poterono nuovamente uscire dal loro stato di riposo. Infatti, la creazione dell'intelletto è correlata all'attività del Sole. Il sorgere dell'intelletto nella natura umana è come il risplendere di un sole interiore. Questo non è detto soltanto figuratamente, ma in senso del tutto reale. Questi spiriti ebbero così l'occasione di riprendere, nell'uomo, la loro attività correlata al Sole, quando la nebbia di fuoco si fu dileguata dalla Terra.

Questo spiega l'origine del nome "Lucifero", cioè "portatore di luce", e perché la scienza occulta definisca questi esseri come "déi solari".

Tutto ciò che segue sarà comprensibile soltanto se si rivolge lo sguardo a quelle epoche che hanno preceduto l'evoluzione della Terra. Lo faremo nei prossimi capitoli. Mostreremo in essi quale evoluzione abbiano attraversato sugli altri pianeti gli esseri collegati con la Terra, prima di discendere sulla Terra stessa. Impareremo a conoscere meglio la natura degli déi lunari e solari e, al tempo stesso, ci apparirà evidente l'evoluzione dei regni animale, vegetale e minerale.

9°Parentesi necessaria

Nel capitolo seguente inizieremo a trattare dell'evoluzione dell'uomo e degli esseri che sono in relazione con lui, prima del «periodo terrestre». Poiché, quando l'uomo iniziò a legare il proprio destino al pianeta che chiamiamo «Terra», aveva già attraversato una serie di stadi evolutivi durante i quali, in un certo senso, si era preparato alla vita terrestre. Si devono distinguere tre di questi gradi che chiameremo gradi d'evoluzione planetaria, a cui la scienza occulta dà il nome di Saturno, Sole e Luna. Questi termini non hanno, a prima vista, un legame con i corpi celesti a cui l'astronomia fisica attuale dà appunto tali nomi, ma in un senso più vasto c'è una certa relazione che il mistico avanzato ben conosce. Si dice inoltre che l'uomo, prima di scendere sulla Terra, abbia abitato altri pianeti, ma con il termine «altri pianeti» dobbiamo intendere soltanto i precedenti stati d'evoluzione della Terra stessa e dei suoi abitanti. La Terra e tutti gli esseri che le appartengono sono passati, prima di diventare «Terra», attraverso i tre stati di Saturno, Sole e Luna. In un certo senso, Saturno, il Sole e la Luna sono le tre precedenti incarnazioni della Terra e ciò che oggi viene chiamato Saturno, il Sole e la Luna è scomparso, quale pianeta fisico, come sono scomparse le precedenti incarnazioni di un uomo.

L'evoluzione planetaria dell'uomo e degli altri esseri appartenenti alla Terra sarà l'oggetto dei prossimi capitoli della cronaca dell'Akasha.

Con ciò non vogliamo dire che questi tre stati non siano stati preceduti da altri, ma tutto ciò che precede si perde in un'oscurità che nemmeno l'indagine della scienza occulta riesce a rischiarare del tutto, poiché quest'indagine non si basa sulla speculazione, su trame di semplici concetti, ma sulla vera esperienza spirituale. E come il nostro occhio fisico, spaziando in un campo libero, giunge a vedere soltanto fino a un certo limite e non può oltrepassare l'orizzonte, così pure l'«occhio spirituale» non può oltrepassare un dato orizzonte di tempo.

La scienza dello spirito si basa sull'esperienza e si limita a questa. Solo un pensiero cavilloso vorrà a ogni costo indagare che cosa ci fosse «proprio al principio del mondo» e «perché mai Dio abbia creato il mondo». Per lo scienziato occultista, invece, è importante comprendere che, raggiunto un certo grado di conoscenza, alcune domande non si pongono più, poiché nei limiti dell'esperienza spirituale si rivela all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno per compiere la sua missione sul nostro pianeta. Chi con pazienza cerca di penetrare le esperienze degli occultisti, vedrà che l'uomo può trovare piena soddisfazione a tutte le questioni di cui ha bisogno nell'ambito dell'esperienza spirituale. Nei capitoli seguenti vedremo, per esempio, come risolvere completamente la questione dell'«origine del male» e molte altre cose che l'uomo deve sapere.

Non intendiamo certo dire che l'uomo non debba mai cercare una spiegazione sull'origine del mondo, ecc. Ma deve prima passare attraverso quelle conoscenze che si rivelano già per mezzo dell'esperienza spirituale più immediata. Allora riconoscerà che queste domande vanno poste in modo diverso da come le pone oggi.

Più si approfondisce la vera scienza occulta e più si diventa modesti. Solo allora si riconosce come ci si debba rendere maturi gradualmente per diventare degni di una certa conoscenza. L'orgoglio e l'immodestia sono qualità umane che perdono significato man mano che si acquisisce conoscenza. Acquisita una certa conoscenza, ci si rende conto di quanto sia infinito il campo che si apre davanti a noi. Attraverso il sapere, giungiamo a riconoscere quanto poco sappiamo. Così facendo, acquisiamo anche il sentimento dell'enorme responsabilità che ci assumiamo quando parliamo di conoscenza soprasensibile. Eppure l'umanità non può fare a meno di questa conoscenza del soprasensibile. Ma chi diffonde tali cognizioni deve armarsi di modestia, autocritica, perseveranza e prudenza.

Queste osservazioni sono necessarie in questo punto, come intermezzo, prima di procedere verso cognizioni superiori a quelle esposte nei precedenti capitoli della cronaca dell'Akasha. In seguito, nelle successive comunicazioni, tratteremo il passato dell'uomo e poi le visioni del futuro. Poiché il futuro può rivelarsi alla vera conoscenza spirituale, sebbene soltanto nella misura necessaria all'uomo, affinché possa compiere i propri destini. Chi rifiuta a priori la scienza occulta e, dal proprio punto di vista, pregiudiziale, relega senza alcun dubbio nel campo delle fantasticherie e delle chimere tutto ciò che essa offre; riuscirà meno che mai a comprendere questi rapporti con il futuro, eppure una semplice riflessione logica potrebbe far capire di cosa si tratta. Tali riflessioni logiche vengono accettate soltanto finché non entrano in conflitto con i pregiudizi umani. I pregiudizi sono potenti nemici anche della logica.

Facciamo una considerazione: combinando in proporzioni esattamente determinate zolfo, ossigeno e idrogeno, per una legge necessaria si produce acido solforico. Chi ha studiato chimica è in grado di predire ciò che deve necessariamente succedere quando queste tre sostanze sono messe in relazione tra loro nelle condizioni volute. Questo chimico è dunque, nel campo limitato del mondo materiale, un profeta; e la sua profezia risulterebbe falsa soltanto nel caso in cui le leggi naturali subissero improvvisi mutamenti. Ebbene, l'occultista indaga le leggi spirituali proprio come il fisico o il chimico indagano le leggi fisiche, e lo fa con il metodo e la severità che l'indagine spirituale richiede. Ma è proprio dalle grandi leggi spirituali che dipende l'evoluzione dell'umanità.

Come non avverrà mai che l'ossigeno, l'idrogeno e lo zolfo si combinino contrariamente alle leggi naturali, così nella vita spirituale nulla potrà mai avvenire che sia una violazione delle leggi dello spirito. Chi le conosce è dunque in grado di gettare lo sguardo sulle leggi che reggeranno il futuro.

Noi usiamo questo paragone per la previsione profetica dei futuri destini dell'umanità, perché la vera scienza occulta intende tali previsioni precisamente in questo senso. E per chi condivide queste vedute dell'occultismo, l'obiezione che una tale previsione delle cose renda impossibile la libertà umana cade di conseguenza. Tutto ciò che corrisponde a una legge può essere previsto, ma la volontà non è determinata dalla legge. Come è predestinato che, in qualsiasi caso, l'ossigeno, l'idrogeno e lo zolfo formeranno, combinandosi, l'acido solforico secondo una legge prestabilita, è altrettanto sicuro che potrà dipendere dalla volontà umana stabilire le condizioni in cui la legge agirà. Lo stesso accadrà dei grandi fatti universali e dei destini umani dell'avvenire. L'occultista può prevederli, sebbene sia la volontà umana a condurli effettivamente a compimento. L'occultista prevede anche ciò che potrà essere compiuto solo dalla libertà umana. Le seguenti comunicazioni mostreranno che ciò è possibile.

È però necessario chiarire che esiste una differenza fondamentale tra le predizioni della scienza fisica e quelle della conoscenza spirituale. La scienza fisica si basa sui giudizi dell'intelletto e la sua profezia è perciò puramente intellettuale e deve basarsi su giudizi, deduzioni, combinazioni, ecc. La profezia della conoscenza spirituale, invece, deriva da una vera visione o percezione superiore.

Anzi, l'occultista deve severamente evitare di accettare ciò che deriva soltanto dalla riflessione, combinazione, speculazione, ecc. A questo proposito, dovrà esercitare la massima abnegazione e rendersi ben conto che tutto ciò che è speculativo, filosofare, ragionare, ecc., va a scapito della vera percezione superiore. Queste funzioni fanno ancora parte della natura umana inferiore e la vera conoscenza superiore comincia solo dove questa natura si eleva fino all'entità superiore che è nell'uomo. Con ciò non vogliamo dire nulla contro queste funzioni che, nell'ambito loro, non solo sono pienamente giustificate, ma anche esclusivamente giustificate. Nulla è superiore o inferiore in sé, ma solo relativamente a qualche altra cosa. E ciò che, sotto un certo aspetto, è superiore, può essere, sotto un altro rapporto, di gran lunga inferiore. Ciò che deve essere riconosciuto mediante la percezione spirituale non potrà mai esserlo con la semplice riflessione né con le più brillanti combinazioni dell'intelletto. Un uomo potrà essere, in senso comune, molto «intelligente», ma questa «intelligenza» non gli sarà di alcun aiuto nella conoscenza delle verità soprasensibili. Dovrà rinunciarvi e dedicarsi completamente alla visione superiore. Allora, mettendo da parte la sua riflessione «intelligente», percepirà le cose come vede i fiori sul prato, senza pensarci su. A cosa serve riflettere sull'aspetto di un prato? A nulla; l'ingegno vi perde ogni valore. Lo stesso vale per la percezione dei mondi superiori.

Ora, tutto ciò che può essere predetto profeticamente sull'avvenire dell'umanità è la base di tutti gli ideali che hanno veramente un valore pratico. Gli ideali, per poter avere valore, devono avere una base così profonda nel mondo dello spirito, come le leggi della natura nel mondo puramente fisico. Le leggi dell'evoluzione devono essere questi veri ideali; altrimenti sono il prodotto di vane e sentimentali fantasticherie e non potranno mai realizzarsi. Tutti i grandi ideali della storia universale, intesa in senso lato, sono scaturiti dalla conoscenza chiaroveggente. Infatti, in ultima analisi, tutti i grandi ideali provengono dai grandi scienziati occultisti o iniziati, e gli uomini minori, che collaborano all'edificazione dell'umanità, si informano, consapevolmente o più spesso inconsapevolmente, ai piani stabiliti dagli occultisti. Tutto ciò che è inconscio ha, in fondo, la sua origine nel cosciente. Il muratore che lavora a una casa si regola "inconsciamente" dietro a ciò che per altri è cosciente, cioè dietro a coloro che stabiliscono il luogo in cui la casa dovrà sorgere, lo stile che dovrà avere, ecc. Ma c'è qualcosa a cui si perviene attraverso questa scelta del luogo e dello stile che resta sconosciuto a coloro che la fanno, e che per gli altri è o è stato cosciente. Un artista, per esempio, sa perché un dato stile richieda una linea retta qui, una curva là, ecc., mentre chi si serve di questo stile per costruire la sua casa non si rende forse conto di questo?

Così è dei grandi processi nell'evoluzione del mondo e dell'umanità. Dietro a chi lavora in un determinato campo, ci sono altri lavoratori più grandi e consapevoli, e così, lungo la scala della coscienza, si sale e si scende. Dietro agli uomini comuni stanno gli inventori, gli artisti, gli scienziati, ecc. Dietro di loro ci sono gli iniziati nelle scienze occulte e, al di sopra di loro, gli esseri sovrumani. L'evoluzione del mondo e dell'umanità ci diventa comprensibile soltanto se ci rendiamo conto che la coscienza umana comune non è che una forma della coscienza, e che, oltre a questa, ne esistono altre, alcune superiori e altre inferiori. Ma anche qui l'espressione «superiori e inferiori» non deve essere fraintesa: ha un'importanza solo per il livello a cui l'uomo si trova in quel momento, proprio come l'espressione «destra e sinistra». Dal punto in cui ci troviamo, talune cose si trovano «a destra», altre «a sinistra». Se ci spostiamo un po' verso destra, le cose che prima erano a destra verranno a trovarsi a sinistra; lo stesso vale per i gradi di coscienza «superiori o inferiori» rispetto alla coscienza comune dell'uomo. Quando l'uomo stesso progredisce, cambiano i suoi rapporti con gli altri gradi di coscienza. Questi cambiamenti sono correlati allo sviluppo dell'individuo e per questo motivo è importante accennare qui a questi altri gradi di coscienza.

Un esempio ci viene offerto dalla vita di un alveare o da quella meravigliosa organizzazione statale che si svolge in un formicaio. La cooperazione delle singole specie di insetti (femmine, maschi e operaie) avviene secondo leggi ben precise e la ripartizione delle funzioni tra le varie categorie è l'espressione della più assoluta saggezza. Ciò che vi si svolge è il risultato di una coscienza, esattamente come gli ordinamenti dell'uomo nel mondo fisico (tecnica, arte, stato, ecc.) sono effetto della sua coscienza. Soltanto, la coscienza che guida le api e le formiche non si trova nello stesso mondo fisico in cui si trova la coscienza umana. Per chiarire meglio, possiamo dire che l'uomo si trova nel mondo fisico e i suoi organi fisici, tutta la sua struttura, sono concepiti in modo tale che, a prima vista, cerchiamo anche la sua coscienza in questo mondo fisico. La cosa è diversa per l'alveare o per il formicaio. Sbaglieremmo se cercassimo la coscienza di una famiglia d'api o di formiche nell'ambito del mondo fisico, dove si trova quella dell'uomo. Qui, invece, dobbiamo dire che per trovare l'essere ordinatore dell'alveare o del formicaio, non possiamo fermarci a quel mondo in cui le api o le formiche vivono col loro corpo fisico; lo spirito cosciente dobbiamo cercarlo in un altro mondo. Lo stesso spirito cosciente che per l'uomo vive sul piano fisico, per le colonie di animali è da ricercarsi in un mondo soprasensibile. Che si tratti delle api o delle formiche. Il chiaroveggente ha questa facoltà.

In questi esempi, abbiamo dunque esseri che sono coscienti in altri mondi e che solo mediante i loro organi fisici (le singole api e le singole formiche) s'introducono nel mondo fisico. Ora, può assolutamente darsi che una coscienza come quella dell'alveare o del formicaio sia già stata, in epoche precedenti di evoluzione, nel mondo fisico, al pari della coscienza attuale dell'uomo, e che si sia poi elevata, lasciando nel mondo fisico soltanto i suoi organi esecutivi, cioè le singole formiche e le singole api. Una tale evoluzione avrà certamente luogo in futuro anche per l'uomo. Anzi, in certo qual modo, essa ha già avuto luogo per i chiaroveggenti, anche adesso.

Il fatto che la coscienza umana operi nel mondo fisico dipende dal fatto che le sue particelle fisiche, le molecole del cervello e dei nervi, sono collegate tra loro in un modo ben determinato. Ciò è ampiamente trattato nel mio libro L'Iniziazione. Nello sviluppo superiore dell'uomo, la consueta combinazione delle molecole cerebrali si scompone. Le molecole si separano alquanto le une dalle altre, per cui il cervello di un chiaroveggente è paragonabile, in un certo senso, a un formicaio, anche se tale scissione non può essere dimostrata anatomicamente. Le singole molecole del formicaio, le formiche stesse, erano, in un'epoca remotissima, strettamente raggruppate, come lo sono oggi le molecole di un cervello umano. La coscienza che era propria a queste formiche si trovava allora nel mondo fisico, come oggi quella dell'uomo. E quando, in futuro, la coscienza umana si sposterà nei mondi superiori, allora le particelle materiali saranno sul piano fisico così separate le une dalle altre, come oggi le singole formiche. Ciò che un giorno avverrà fisicamente per tutti gli uomini, avviene già oggi per il cervello del chiaroveggente; ma nessun strumento del mondo fisico è abbastanza perfetto da poter controllare il processo di disgregazione che avviene in questa evoluzione accelerata. Anzi, come tra le api esistono tre categorie (la regina, i maschi e le operaie), così anche nel cervello del chiaroveggente si formano tre categorie di molecole o, meglio, di singoli esseri viventi che la coscienza del chiaroveggente, una volta trasferitasi nei mondi superiori, fa agire insieme coscientemente.

Un altro grado di coscienza ci viene mostrato dallo Spirito di popolo o di razza, senza con ciò pensare a qualcosa di ben definito. Per l'occultista esiste una coscienza anche alla base di quelle sagge manifestazioni collettive che derivano dalla convivenza dei membri di un popolo o di una razza.

Attraverso l'indagine occulta, questa coscienza si manifesta in un altro mondo, come la coscienza dell'alveare o del formicaio. Questa coscienza di popolo o di razza non ha organi nel mondo fisico, ma si trova soltanto nel mondo astrale. E, come la coscienza dell'alveare agisce per mezzo delle api fisiche, così la coscienza di un popolo agisce per mezzo dei corpi astrali dei singoli individui che gli appartengono.

In questi «Spiriti di popolo o di razza» abbiamo dunque di fronte a noi una specie di esseri completamente diversa da quella umana o dell'alveare. Per rendere evidente che esistono esseri superiori o inferiori in rapporto all'uomo, bisognerebbe addurre molti altri esempi. Tuttavia, quanto esposto può bastare come introduzione alle seguenti comunicazioni sull'evoluzione dell'uomo. Infatti, il divenire dell'uomo è comprensibile soltanto se si considera che egli si evolve insieme ad altri esseri la cui coscienza si trova in mondi differenti dal suo.

Ciò che avviene nel mondo umano è in relazione con esseri che hanno un altro grado di coscienza e soltanto in rapporto a essi può essere compreso.

10°L'origine della Terra

Come il singolo individuo umano passa, dalla nascita in poi, attraverso le diverse fasi della vita, la prima infanzia, l'adolescenza e così via, fino all'età adulta, così avviene anche per tutta l'umanità. Anche l'umanità si è sviluppata fino allo stato attuale attraverso molti altri gradini precedenti. Grazie ai mezzi del chiaroveggente, è possibile seguire tre fasi principali di questa evoluzione umana, che sono state percorse prima ancora che la Terra si formasse e diventasse il teatro di questa evoluzione.

Ora dunque abbiamo a che fare con il quarto periodo della grande vita cosmica dell'uomo e cominceremo a esporre i fatti che a essa si riferiscono. La motivazione interiore risulterà dal corso della nostra esposizione, per quanto possibile, usando parole del linguaggio comune e non ricorrendo alla forma d'espressione della scienza occulta.

L'uomo esisteva già prima della Terra. Non bisogna però immaginare, come già accennato in precedenza, che egli abbia vissuto prima su altri pianeti e sia poi emigrato sulla Terra in un determinato momento. La Terra stessa si è evoluta insieme con l'uomo. Come l'uomo, anche la Terra ha attraversato tre gradini principali d'evoluzione prima di diventare ciò che oggi chiamiamo "Terra". Per comprendere bene le comunicazioni che l'occultista ci fornisce su questo punto, dovremo, come abbiamo già detto, liberarci completamente, per ora, dall'idea che la scienza attuale collega ai nomi di Saturno, Sole e Luna. Per ora, non si attribuisca a questi nomi altro significato se non quello immediato che viene loro attribuito dalle seguenti comunicazioni.

Prima che il pianeta, sul quale si svolge la vita dell'uomo, diventasse «Terra», esso aveva già attraversato tre altre forme che prendono il nome di Saturno, Sole e Luna. Questi quattro pianeti rappresentano i quattro principali gradini di evoluzione dell'umanità.

La Terra, cioè, prima di diventare «Terra», fu Luna; prima ancora fu Sole; e prima ancora fu Saturno.

Come risulterà dalle comunicazioni seguenti, abbiamo ragione di ammettere che la Terra, o per meglio dire quel pianeta che è diventato la Terra attuale, attraverserà in avvenire tre ulteriori stati d'evoluzione che la scienza occulta chiama Giove, Venere e Vulcano.

Conformemente a ciò, dunque, il pianeta al quale è congiunto il destino dell'umanità ha attraversato in passato tre fasi; si trova ora nella quarta, e in avvenire dovrà passare per altre tre, prima che l'uomo abbia sviluppato tutte le facoltà che ha in sé e abbia raggiunto il culmine del suo perfezionamento.

Ora, bisogna considerare che l'evoluzione dell'umanità e del suo pianeta non procede in modo così graduale come quella del singolo individuo attraverso le diverse fasi della vita, dove uno stato subentra al precedente quasi inavvertitamente. In questo caso, invece, si verificano delle interruzioni; non c'è un passaggio immediato dallo stato di Saturno a quello di Sole. Tra l'evoluzione di Saturno e quella del Sole, e così pure tra le forme susseguenti del pianeta dell'uomo, esistono stati intermedi che si potrebbero paragonare alla notte che intercorre fra due giorni o a quello stato simile al sonno in cui si trova un germe vegetale prima di svilupparsi nuovamente come pianta completa.

Con termini orientali, la teosofia moderna chiama manvantara il periodo di evoluzione in cui la vita si manifesta esteriormente e chiama pralaya l'intermedio stato di riposo. Secondo la scienza occulta europea, possiamo denominare il primo stato "giro visibile o aperto" e il secondo "giro invisibile o chiuso". Vengono però usate anche altre denominazioni. Saturno, Sole, Luna, Terra, ecc., sono giri visibili, mentre i periodi intermedi di riposo sono giri invisibili.

Sarebbe completamente sbagliato pensare che durante le pause intermedie ogni forma di vita si spenga, anche se questa idea è diffusa in molti circoli teosofici. Come l'uomo, durante il sonno, non cessa di esistere, così non cessa di esistere la sua vita e quella del suo pianeta, durante un «giro invisibile» (pralaya). Le manifestazioni di vita che avvengono durante le pause non sono percepibili dai sensi che si sviluppano durante il «giro visibile»; così come l'uomo, durante il sonno, non percepisce ciò che accade intorno a lui.

Dalle comunicazioni seguenti si potrà comprendere il motivo per cui si utilizza il termine «giro» per questi stati di evoluzione e perché si parla solo in seguito degli immensi periodi di tempo necessari per compiere tali «giri».

È possibile rintracciare un filo conduttore nell'evoluzione di questi giri, seguendo prima l'evoluzione della coscienza umana attraverso di essi. Tutto il resto può essere ricollegato obiettivamente a questo studio della coscienza. Seguendo la scienza occulta europea, chiameremo la coscienza che l'uomo sviluppa durante la sua vita terrestre «coscienza chiara di veglia». Essa consiste nel fatto che l'uomo percepisce le cose e gli esseri del mondo per mezzo dei suoi sensi attuali e che, per mezzo del suo intelletto e della sua ragione, si forma rappresentazioni e idee di tali cose e esseri. Agisce quindi nel mondo sensibile secondo queste percezioni, rappresentazioni e idee. Questa coscienza si sviluppa soltanto durante la quarta fase della sua evoluzione cosmica; non si trova ancora su Saturno, sul Sole e sulla Luna. In precedenza, l'uomo viveva in stati di coscienza diversi. Possiamo quindi definire le tre fasi precedenti di evoluzione come lo sviluppo di stati di coscienza inferiori. Lo stato di coscienza più basso è stato attraversato durante l'evoluzione di Saturno, quello del Sole si è elevato alquanto, seguito da quello della Luna e, infine, si è avuto lo stato di coscienza terrestre. Questi precedenti stati di coscienza si distinguono da quello terrestre per due caratteristiche: il grado di chiarezza e l'orizzonte della percezione umana.

La coscienza di Saturno ha un grado minimo di chiarezza; è, anzi, del tutto ottusa; è perciò difficile darne una rappresentazione precisa, poiché perfino l'ottusità del sonno è più chiara della coscienza di Saturno. L'uomo attuale può ricadere in uno stato del genere in certi momenti anormali, detti comunemente "stati di trance profonda". Anche chi è chiaroveggente, nel senso della scienza occulta, può farsi un'idea corretta di tale stato. Egli però non vive in quello stato, ma si eleva a uno stato assai superiore, che tuttavia, sotto certi aspetti, è simile a quello primitivo. Nell'uomo comune dell'attuale evoluzione terrestre, quella condizione è stata cancellata dalla «coscienza chiara di veglia». Il medium che cade in uno stato di trance profonda viene riportato a quello stato primitivo e percepisce le cose allo stesso modo degli uomini dell'epoca di Saturno. Tale medium è poi in grado, sia durante la trance, sia dopo il risveglio, di raccontare esperienze simili a quelle di Saturno. Diciamo "simili e non eguali", poiché i fatti che si sono svolti su Saturno sono passati per sempre, ma altri fatti, che con quelli hanno una certa affinità, si manifestano ancora oggi nell'ambiente circostante l'uomo, e solo una "coscienza di Saturno" può percepirli.

Un chiaroveggente vero, come quello di cui abbiamo parlato, acquista questa coscienza di Saturno al pari di un medium, ma, al tempo stesso, conserva anche la «coscienza chiara di veglia», che su Saturno l'uomo non possedeva ancora e che il medium perde durante la trance. Un tale chiaroveggente non ha dunque veramente la coscienza di Saturno, ma è in grado di farsene una rappresentazione.

Mentre dunque questa coscienza di Saturno è, in termini di chiarezza, di alcuni gradi inferiore alla coscienza umana attuale, è invece superiore ad essa in termini di estensione delle percezioni. Nella sua ottusità, questa coscienza di Saturno non solo è in grado di percepire fin nei minimi particolari tutto ciò che avviene sul suo pianeta, ma può anche osservare le cose e gli esseri di altri corpi celesti in relazione con il suo pianeta, cioè con Saturno. Inoltre, può anche, in qualche modo, esercitare una certa azione su quegli esseri e su quelle cose. Non occorre dire che tale osservazione di altri corpi celesti è molto diversa da quella che può fare l'uomo attuale con la sua astronomia scientifica. L'osservazione astronomica si basa sulla «coscienza chiara di veglia» e si limita a percepire gli altri corpi celesti dall'esterno. La coscienza di Saturno, invece, è un sentire immediato, un partecipare a ciò che avviene su altri corpi celesti. È approssimativamente, se non interamente, corretto affermare che un abitante di Saturno percepisce le cose e i fatti degli altri corpi celesti come un abitante della Terra percepisce il proprio cuore e il suo palpitio, nonché gli altri organi del proprio corpo.

Questa coscienza di Saturno si sviluppa lentamente. Si tratta della prima grande fase dell'evoluzione umana, che si svolge attraverso una serie di fasi secondarie chiamate, nella scienza occulta europea, piccoli giri. Nella letteratura teosofica, questi «piccoli giri» sono noti come ronde, mentre le loro suddivisioni (giri ancora più piccoli) sono chiamate globi. Di queste suddivisioni secondarie parleremo nelle comunicazioni seguenti; per ora tratteremo delle fasi principali dell'evoluzione, per rendere più chiara la visione d'insieme, e parleremo prima soltanto dell'uomo, anche se la sua evoluzione si svolge contemporaneamente a quella di esseri e di cose inferiori e superiori. Seguendo l'evoluzione dell'uomo, aggiungeremo opportunamente via via ciò che si riferisce all'evoluzione di altri esseri.

Quando lo sviluppo della coscienza di Saturno fu compiuto, subentrò una di quelle lunghe pause (pralaya) di cui abbiamo parlato in precedenza. Dopo tale pausa, il pianeta umano divenne ciò che la scienza occulta chiama «Sole». Si risvegliarono anche gli esseri umani che contenevano in germe la coscienza di Saturno sviluppata in precedenza e che ripresero a svilupparla dal germe. Si può dunque affermare che l'uomo, sul Sole, ripeté lo stato di Saturno, prima di raggiungere uno stato più elevato. Ma non si trattò di una semplice ripetizione, bensì di una ripetizione in altra forma. Di queste trasformazioni parleremo in seguito, quando tratteremo dei «piccoli giri», quando cioè appariranno anche le differenze tra le singole «ripetizioni». Per ora, ci occuperemo soltanto dell'evoluzione della coscienza.

Dopo che si è compiuta la ripetizione dello stato di Saturno, nell'uomo appare la coscienza del Sole. Questa coscienza è di un grado più chiaro della precedente, ma in cambio ha perduto in estensione. Attualmente, durante il sonno profondo e privo di sogni, l'uomo ha uno stato di coscienza simile a quello che aveva sul Sole. Tuttavia, chi non è né chiaroveggente né medium non può percepire le cose e gli esseri corrispondenti alla coscienza del Sole. Fra lo stato di trance di un medium con coscienza abbassata e la coscienza superiore del vero chiaroveggente corrono le stesse relazioni cui abbiamo accennato a proposito della coscienza di Saturno.

La cosiddetta «coscienza del Sole» si estende soltanto al Sole e ai pianeti che stanno in immediata relazione con esso, e solo alla loro vita e ai loro avvenimenti l'abitante del Sole poteva partecipare, come l'uomo attuale sente in sé il palpito del proprio cuore. L'abitante di Saturno, invece, partecipava anche alla vita di quei corpi celesti che non appartenevano immediatamente alla sfera più prossima a Saturno. Quando la vita del Sole ebbe compiuto il proprio ciclo evolutivo attraverso i giri minori corrispondenti, anch'esso entrò in una pausa di riposo. Terminata questa fase, il pianeta dell'umanità si risvegliò alla sua vita lunare. Prima di salire più oltre, l'uomo ripete il gradino di Saturno e del Sole durante due «piccoli giri». Poi entra nella sua cosiddetta coscienza lunare. Di questa è già più facile formare una rappresentazione, poiché esiste una certa somiglianza tra questa forma di coscienza e il sonno agitato da sogni. È però necessario rilevare che anche qui si tratta soltanto di una somiglianza e non di un'uguaglianza, poiché la coscienza lunare si manifesta, è vero, in immagini simili a quelle del sogno, ma queste immagini corrispondono alle cose e ai fatti che avvengono intorno all'uomo più o meno come le rappresentazioni della cosiddetta «coscienza di veglia». In questa corrispondenza, però, tutto è ancora ottuso e simbolico. Possiamo immaginarcelo più o meno così: supponiamo che un essere della Luna si avvicini a un oggetto, per esempio al sale. (A quell'epoca, naturalmente, il «sale» non esisteva ancora nella forma attuale, ma, per farmi capire, dobbiamo restare nel campo delle immagini e dei paragoni). Questo essere della Luna, progenitore dell'uomo attuale, non percepisce al di fuori di sé un oggetto spazialmente esteso, di determinata forma e colore, ma l'avvicinamento a un tale oggetto fa sì che nell'interiorità dell'essere sorga, in un certo senso, una determinata immagine, appunto simile a un'immagine di sogno. Questa immagine ha una certa tonalità di colore che dipende dalla natura dell'oggetto. Se questo è gradevole all'essere che lo percepisce e gli è benefico per la sua vita, allora il colore è chiaro, con gradazioni gialle o verdi; se invece si tratta di un oggetto sgradito o pericoloso, sorge un colore rossastro-sanguigno. Il chiaroveggente vede le cose in questo modo anche oggi, ma le percepisce in piena coscienza, mentre l'abitante della Luna ne aveva una coscienza vaga e crepuscolare. Le immagini che sorgevano interiormente in quegli esseri erano legate in modo ben preciso al mondo circostante. Tali immagini non erano arbitrariamente create. Perciò gli abitanti della Luna potevano conformarvisi; essi agivano sotto l'impressione di tali immagini, come oggi si agisce sotto l'impressione delle percezioni dei sensi.

L'evoluzione di questa coscienza onirica, ovvero della terza fase principale, fu il compito del «giro della Luna». Quando la Luna ebbe finito di attraversare i «piccoli giri», subentrò di nuovo una pausa (pralaya). E dopo questa, la «Terra» cominciò a sorgere dalle tenebre.

11°La Terra e il suo avvenire

La quarta fase principale dell'evoluzione umana si compie sulla Terra. Questo è lo stato di coscienza in cui si trova attualmente l'uomo; prima di raggiungerlo, però, egli dovette ripetere insieme alla Terra, uno dopo l'altro, i tre giri minori (le cosiddette ronde della letteratura teosofica), cioè gli stati di Saturno, del Sole e della Luna. Ora l'uomo vive nel quarto ciclo terrestre e ne ha già superato la metà.

A questo livello di coscienza, l'uomo non percepisce più le immagini che gli sorgono nell'anima come in un sogno, effetto del mondo circostante; bensì gli oggetti gli appaiono al di fuori nello spazio. Sia sulla Luna che durante gli stati precedenti sulla Terra, l'avvicinarsi di un oggetto provocava nell'anima dell'uomo l'apparizione di un'immagine colorata. Tutta la coscienza consisteva in un fluttuare di immagini, suoni, ecc. nell'anima. Soltanto all'inizio del quarto stato di coscienza il colore non si presentava più soltanto nell'anima, ma anche sulla superficie di un oggetto esterno limitato nello spazio, e il suono non risuonava più soltanto nell'interno dell'anima, ma era prodotto da un oggetto che risuonava nello spazio. Perciò questo quarto stato di coscienza, cioè quello terrestre, viene anche chiamato, in ambito scientifico, «coscienza oggettiva». Si è sviluppato lentamente e gradualmente nel corso dell'evoluzione, mentre si formavano gli organi sensoriali fisici, rendendo possibile la percezione delle molteplici qualità sensibili degli oggetti esterni. Oltre ai sensi attualmente già sviluppati, ve ne sono altri appena in germe che si svilupperanno nelle future epoche terrestri e mostreranno il mondo sensibile in una varietà di forme ancora molto maggiore di quella attuale.

Quel mondo di colori e di suoni, ecc. che l'uomo di allora percepiva interiormente, si mostra ora all'uomo durante la vita terrena esteriormente, nello spazio. Ora, nell'anima dell'uomo, sorge un nuovo mondo: quello delle rappresentazioni e del pensiero. La coscienza lunare non ha né rappresentazioni, né pensiero: essa consiste esclusivamente delle immagini summenzionate. Circa a metà dell'evoluzione terrestre, e in realtà già in precedenza, nell'uomo emerge questa capacità di formare rappresentazioni e idee degli oggetti percepiti. Questa facoltà è alla base della memoria e dell'autocoscienza. Solo l'uomo che possiede la facoltà della rappresentazione è in grado di ricordare ciò che ha percepito e solo l'uomo che pensa giunge a distinguere se stesso dal mondo circostante, imparando a conoscersi come un «io». I tre primi gradini descritti erano dunque semplici «stati di coscienza»; nel quarto l'uomo non ha soltanto coscienza, ma autocoscienza.

Ora, nell'ambito dell'attuale autocoscienza della vita del pensiero, si forma nuovamente la tendenza verso stati di coscienza ancora superiori, attraverso i quali l'uomo dovrà passare in futuro su quei pianeti nei quali si trasformerà la Terra dopo il suo esaurimento attuale. Non è un controsenso parlare di questi futuri stati di coscienza, così come della vita che si svolgerà su questi pianeti. In primo luogo, il chiaroveggente precede i suoi confratelli nell'evoluzione, per ragioni di cui parleremo altrove. In lui si stanno già formando quegli stati di coscienza ai quali, col progredire dell'evoluzione del pianeta, dovrà poi giungere tutta l'umanità. Nella coscienza del chiaroveggente possiamo già scorgere le immagini della futura evoluzione dell'umanità. Inoltre, in tutti gli uomini esistono già ora in germe tre futuri stati di coscienza e l'indagine chiaroveggente ha i mezzi per indicare ciò che potrà svilupparsi da questi germi.

Quando diciamo che il chiaroveggente sviluppa già in sé quegli stati di coscienza che l'umanità raggiungerà in futuro, dobbiamo intendere la cosa entro certi limiti. Il chiaroveggente, per esempio, sviluppa già oggi nel mondo animico una facoltà di percezione che l'uomo possiederà in futuro in forma fisica. Questo futuro stato fisico dell'uomo sarà l'immagine fedele dello stato animico attuale del chiaroveggente. La Terra stessa è in via d'evoluzione e, pertanto, nei suoi abitatori fisici dell'avvenire si manifesteranno tutt'altre forme, ma queste forme fisiche si preparano nelle forme animiche e spirituali del presente. Quello che il chiaroveggente vede oggi sotto forma di aura, simile a una nuvola di luce e di colori intorno al corpo fisico dell'uomo, più tardi si trasformerà in una forma fisica e nuovi organi sensoriali daranno all'uomo futuro la facoltà di percepire queste forme. Ma il chiaroveggente, per mezzo dei suoi organi spirituali, vede già oggi i tipi spirituali dei futuri esseri fisici (ad esempio, l'aura). Ha la possibilità di gettare uno sguardo sull'avvenire, della cui natura è difficile dare un'idea con il linguaggio e i concetti che l'uomo ha attualmente.

Le rappresentazioni dello stato di coscienza attuale sono pallide ombre in confronto agli oggetti colorati e risonanti del mondo esteriore. L'uomo, infatti, parla delle rappresentazioni come di qualcosa che non è reale. Una semplice idea viene contrapposta a una cosa o a un essere che è reale perché i sensi lo percepiscono. Tuttavia, le rappresentazioni e i pensieri contengono la possibilità di diventare cose reali e concrete. Quando l'uomo parla attualmente della rappresentazione del «rosso» senza avere davanti a sé un oggetto rosso, questa rappresentazione non è, per modo di dire, che l'ombra del vero «rosso». In futuro l'uomo giungerà a suscitare nella propria anima non solo una pallida rappresentazione del «rosso», ma, quando penserà al «rosso», questo «rosso» sorgerà realmente davanti a lui. L'uomo saprà creare immagini, non solo rappresentazioni. Avrà allora raggiunto qualcosa di simile a ciò che esisteva già per la coscienza della Luna. Le immagini in lui non fluttueranno più come in un sogno, ma egli potrà evocarle in sé, come le attuali rappresentazioni, in piena autocoscienza. Il pensiero di un colore sarà il colore stesso, la rappresentazione di un suono sarà il suono stesso, e così via.

Un mondo di immagini fluttuerà nell'anima dell'uomo, per la forza propria dell'uomo, mentre prima, durante il periodo della Luna, tale mondo d'immagini riempiva la sua vita interiore senza il suo intervento. E non scomparirà la caratteristica della spazialità peculiare del mondo oggettivo. Il colore, che sorgerà contemporaneamente all'idea del colore stesso, non resterà soltanto un'immagine nell'anima, ma si manifesterà anche al di fuori, nello spazio. Di conseguenza, l'uomo potrà percepire esseri e cose di natura superiore a quella degli oggetti che lo circondano ora. Tali cose e tali esseri sono di natura spirituale e animica più raffinata, per cui non si rivestono dei colori oggettivi percepibili dai sensi fisici attuali, ma si manifestano per mezzo di colori e suoni animici e spirituali più raffinati che l'uomo dell'avvenire saprà risvegliare nella propria anima.

L'uomo si sta avvicinando a uno stato in cui possiederà una coscienza immaginativa accompagnata dalla coscienza di sé, che lo renderà in grado di fare tali percezioni. La prossima evoluzione della Terra porterà, da un lato, l'attuale vita di rappresentazioni e di pensiero a uno sviluppo sempre più delicato, elevato e perfetto; dall'altro, si andrà gradualmente formando anche la coscienza immaginativa. Questa, però, raggiungerà la sua piena espansione nell'uomo soltanto sul prossimo pianeta, nel quale la Terra si trasformerà e che la scienza occulta chiama Giove. L'uomo potrà allora comunicare con esseri che ora gli sono completamente preclusi. È evidente che ciò trasformerà del tutto non soltanto le percezioni umane, ma anche l'attività, i sentimenti e tutte le relazioni con il mondo circostante. Come oggi l'uomo è in grado di agire coscientemente solo su esseri forniti di organi sensori, così allora sarà in grado di agire coscientemente su forze e potenze ben diverse e riceverà da ben altri regni influssi che potrà pienamente riconoscere.

A questo punto non si potrà più parlare di nascita e di morte nel senso attuale, poiché la «morte» avviene solo quando la coscienza è in relazione con il mondo esteriore per mezzo di organi sensori fisici. Quando questi non funzionano più, cessa ogni rapporto con il mondo circostante; ciò significa che l'uomo è «morto». Ma se l'anima si allarga al punto da non ricevere più gli influssi del mondo esterno per mezzo degli organi fisici, bensì per mezzo delle immagini generate da sé, essa acquista anche la facoltà di regolare secondo la propria volontà le proprie relazioni col mondo circostante; in altre parole, la sua vita non può più essere interrotta senza il suo consenso; l'anima è diventata signora della nascita e della morte.

Tutto ciò avverrà sul pianeta Giove, quando si sarà raggiunta la coscienza immaginativa unita all'autoconsapevolezza. Questa condizione dell'anima è anche chiamata coscienza psichica.

Lo stato di coscienza che l'uomo svilupperà sul pianeta Venere è diverso da quello del pianeta Giove per la facoltà che l'anima acquista di creare non soltanto immagini, ma anche oggetti ed esseri. Ciò avviene per mezzo della coscienza autoconscientemente oggettiva o coscienza iperpsichica. Per mezzo della coscienza immaginativa, l'uomo può percepire qualcosa degli esseri e delle cose soprasensibili ed esercitare su di essi un'azione risvegliando la propria facoltà immaginativa. Tuttavia, affinché possa avvenire ciò che l'uomo richiede da un tale essere soprasensibile, è necessario che quest'ultimo faccia agire le proprie forze per iniziativa dell'uomo. L'uomo è dunque dominatore di immagini e può produrre certi effetti per mezzo di esse. Tuttavia, non è ancora padrone di tali forze. Quando la sua coscienza iperpsichica si sarà sviluppata, egli sarà in grado di dominare anche le forze creative di altri mondi. Non solo potrà percepire e agire su altri esseri, ma diventerà egli stesso il creatore di tali esseri.

Questo è il corso dell'evoluzione della coscienza. Inizialmente è crepuscolare: non si percepiscono altre cose e altri esseri, ma solo le esperienze interiori (immagini) dell'anima propria; poi si sviluppa la percezione. Infine, la coscienza percettiva si trasforma in coscienza creativa.

Prima che lo stato della Terra si trasformi in quello di Giove, essa, dopo il quarto giro terrestre, dovrà attraversare tre altri «piccoli giri». Questi servono al perfezionamento ulteriore della coscienza terrestre, che descriveremo in seguito, parlando dell'evoluzione dei «piccoli giri» e delle loro suddivisioni in tutti e sette i pianeti.

Quando la Terra, dopo un periodo di riposo (Pralaya), si sarà tramutata in Giove e l'uomo inizierà su di esso la sua ulteriore evoluzione, si ripeteranno, durante quattro «piccoli giri», gli stadi precedenti: Saturno, Sole, Luna e Terra; e solo durante il quinto giro di Giove l'uomo raggiungerà quello stato di coscienza che abbiamo descritto come la vera «coscienza di Giove». In modo corrispondente si manifesterà poi la «coscienza di Venere» durante il sesto giro di questo pianeta.

Ora accenneremo brevemente a un fatto che avrà una certa importanza nei prossimi capitoli: la velocità con cui si compie l'evoluzione sui diversi pianeti non è sempre uguale. La vita si svolge con la massima velocità su Saturno, poi diminuisce alquanto sul Sole, rallenta ancora di più sulla Luna e diventa più lenta che mai sulla Terra. Sulla Terra, la velocità diminuisce sempre più fino al momento in cui si sviluppa nell'uomo l'autocoscienza. A quel punto, la velocità ricomincia a crescere. Oggi l'uomo ha superato l'epoca di maggiore lentezza della sua evoluzione e la vita ha già ricominciato ad accelerarsi. Su Giove si riacquisterà la velocità che si aveva sulla Luna, su Venere quella del Sole.

L'ultimo pianeta che può essere annoverato nella serie delle trasformazioni terrestri e che seguirà Venere è chiamato, dalla scienza occulta, Vulcano. Su questo pianeta verrà raggiunta la meta provvisoria dell'evoluzione umana. Lo stato di coscienza che l’uomo raggiunge su Vulcano si chiama beatitudine divina o anche coscienza spirituale. L'uomo la raggiungerà, dopo aver ripetuto i sei stadi precedenti, durante il settimo giro di Vulcano. Della vita di questo pianeta non si può, pubblicamente, dire molto. Nella scienza occulta se ne fa riferimento in questi termini: «Nessuna anima, il cui pensiero è ancora collegato a un corpo fisico, dovrebbe pensare a Vulcano e alla sua vita». Ciò significa che i soli discepoli di ordine superiore, in grado di abbandonare il proprio corpo fisico e di acquisire al di fuori di esso cognizioni soprasensibili, possono apprendere qualcosa su Vulcano.

Così, nel corso dell'evoluzione dell'umanità, si manifestano i sette stati della coscienza, ciascuno associato a uno dei sette pianeti. Ma la coscienza deve attraversare sette stati di coscienza secondari in ogni fase, che si manifestano nei «piccoli giri» già indicati. Questi stati secondari sono noti alla scienza occulta d'Occidente come condizioni di vita, in contrapposizione agli stati superiori noti come stati di coscienza. Secondo un'altra concezione, ogni stato di coscienza avrebbe da attraversare sette regni.

Secondo questo calcolo, nell'evoluzione umana si distinguono dunque, sette volte sette, quarantanove piccoli giri o regni (nel linguaggio teosofico Ronde).

Inoltre, ogni «piccolo giro» deve attraversare sette giri ancora minori, detti condizioni di forma (o globi, nel linguaggio teosofico). In totale, per tutto il cielo dell'umanità, si ottengono sette volte quarantanove diverse condizioni di forma, per un totale di trecentoquarantatré. I capitoli seguenti tratteranno di questa evoluzione e mostreranno come tutto ciò non sia così complicato come potrebbe sembrare a prima vista, e dimostreranno anche come l'uomo non riesca a comprendere se stesso se non attraverso la conoscenza della sua evoluzione.

12°La vita di Saturno

In uno dei capitoli precedenti di questo libro, l'evoluzione dell'umanità attraverso le sette forme di coscienza, da Saturno fino a Vulcano, è stata paragonata alla vita umana, dalla nascita alla morte, attraverso la prima infanzia, l'adolescenza, ecc., fino alla vecchiaia. Questo paragone può essere esteso ulteriormente: come nell'umanità attuale le singole età non soltanto si susseguono, ma coesistono l'una accanto all'altra, così avviene pure nell'evoluzione delle forme di coscienza. Il vecchio, l'uomo adulto, il giovinetto, ecc., coesistono l'uno accanto all'altro. Su Saturno, quindi, non esistevano soltanto i nostri progenitori, esseri dotati di una coscienza ottusa, ma accanto a loro coesistevano anche altri esseri che avevano già sviluppato forme superiori di coscienza. Quando ebbe inizio l'evoluzione di Saturno, esistevano dunque una specie di esseri dotata della coscienza solare, un'altra dotata della coscienza immaginativa (coscienza lunare), una terza dotata di un tipo di coscienza simile a quella dell'uomo attuale, una quarta dotata dell'autocoscienza immaginativa (coscienza psichica), una quinta dotata dell'autocoscienza oggettiva (coscienza iperpsichica) e una sesta dotata della coscienza creativa o coscienza spirituale. E nemmeno con ciò la serie degli esseri è terminata.

Dopo Vulcano, anche l'uomo continuerà a svilupparsi e raggiungerà gradi di coscienza ancora più elevati. Come l'occhio fisico abbraccia i più lontani orizzonti, così l'occhio interiore del veggente distingue, nelle lontananze spirituali, altre cinque forme di coscienza che però non è assolutamente possibile descrivere. Si può dunque parlare di dodici forme di coscienza. Così l'uomo di Saturno aveva intorno a sé undici specie di esseri. Le quattro forme più elevate avevano avuto la loro missione in epoche di evoluzione ancora precedenti la vita di Saturno; quando iniziò la vita di questo pianeta, la loro esistenza continuava ormai in mondi assai superiori ai regni dell'uomo, perché avevano raggiunto un grado così elevato della propria evoluzione.

Qui dunque non è necessario parlarne.

Le altre categorie di esseri, sette all'infuori dell'uomo di Saturno, partecipano tutte all'evoluzione dell'uomo. Essi agiscono come forze creatrici e compiono la loro missione nel modo che verrà descritto in seguito.

I più elevati di questi esseri erano coloro che, quando ebbe inizio l'evoluzione di Saturno, avevano già raggiunto un grado di coscienza che l'uomo acquisterà soltanto dopo la vita di Vulcano, vale a dire un'elevata coscienza creatrice (sopraspirituale). Anche questi «creatori» avevano dovuto, una volta, passare attraverso lo stato umano, e precisamente su corpi celesti che avevano preceduto Saturno. Rimasero però collegati con l'evoluzione umana fino alla metà della vita di Saturno; la scienza occulta li chiama «vite raggianti» o anche «fiamme raggianti», per la loro unità raffinatissima. Questi Spiriti della Volontà sono i creatori dell'uomo di Saturno, poiché la materia di cui questo corpo è costituito presenta una somiglianza con la volontà umana. Questi Spiriti della Volontà sono i creatori dell'uomo di Saturno. Durante questo periodo, il loro corpo emana la materia che poi può diventare il veicolo della coscienza umana di Saturno. Il periodo d'evoluzione durante il quale ciò avviene è noto come il primo «piccolo giro» di Saturno. (Nella letteratura teosofica sono noti come "la prima ronda"). Il corpo di materia che l'uomo acquisisce in questo modo è la prima base del corpo fisico che avrà in futuro.

Si può dunque affermare che il germe del corpo fisico dell'uomo viene trasmesso dagli Spiriti della Volontà durante il primo giro di Saturno; e questo germe ha, in quel periodo, la coscienza ottusa di Saturno.

A questo primo «piccolo giro» di Saturno ne seguono altri sei, durante i quali l'uomo non raggiunge un grado superiore di coscienza, ma il corpo di materia che gli è stato dato continua a subire elaborazioni di vario tipo da parte delle altre specie di esseri a cui abbiamo accennato in precedenza.

Dopo gli Spiriti della Volontà, vengono esseri dalla coscienza creativa (spirituale) simile a quella che l'uomo acquisterà su Vulcano, chiamati Spiriti della Saggezza.

La scienza occulta cristiana li chiama Dominazioni (Kyriotetes), mentre gli Spiriti della Volontà sono detti Troni. Essi continuano la loro evoluzione durante il secondo giro di Saturno e, nello stesso tempo, elaborano il corpo umano per pervaderlo di una «sapiente organizzazione», di una forma di ragione seconda. Osservando più precisamente, vediamo che questa loro azione sull'uomo comincia dopo la metà del primo giro e finisce verso la metà del secondo.

La terza specie di spiriti, con coscienza oggettiva unita all'autocoscienza (coscienza iperpsichica), è chiamata Spiriti del Movimento o, anche, dell'Attività. Nella letteratura teosofica, questi spiriti sono noti con il nome di Mahat. (Nella letteratura teosofica si trovano per essi le espressioni Mahat e Prakriti). Mentre progrediscono nella loro evoluzione, essi continuano, dalla metà del secondo giro di Saturno in poi, a elaborare il corpo di materia dell'uomo, al quale aggiungono la facoltà del In uno scritto popolare, il cui scopo è diffondere le dottrine cristiane, si possono oggi leggere queste parole: «Gli angeli sono cose per i bambini e per le balie». Tale affermazione è il risultato di un completo traviamento dello spirito cristiano. Si tratta di un movimento, di un'attività pervasa di forza. Questo lavoro si conclude verso la metà del terzo giro di Saturno. A questo punto inizia l'opera della quarta specie di esseri, gli Spiriti della Forma. Essi hanno una coscienza immaginativa autoconsapevole (coscienza psichica). La scienza occulta cristiana li chiama Potestà (Exusiai). Per opera loro, il corpo materiale dell'uomo, che in precedenza era una sorta di nuvola mobile, acquista una forma plastica delineata. L'attività degli Spiriti della Forma giunge al termine verso la metà del quarto giro di Saturno.

Segue poi l'attività degli Spiriti delle Tenebre, detti anche Spiriti della Personalità o dell'Egoismo (egoismo). A questo stadio, essi possiedono una coscienza simile a quella dell'uomo attuale sulla Terra e vivono nel corpo umano, già formato, in modo analogo a come l'anima umana attuale vive nel suo corpo. Essi plasmano nel corpo umano di allora una specie di organi sensori che sono il germe di quelli che si svilupperanno più tardi nel corpo umano durante l'evoluzione terrestre.

Tuttavia, è necessario chiarire che questi «germi sensori» si distinguono ancora essenzialmente dagli organi sensori dell'uomo attuale; senza di essi, l'uomo terrestre non potrebbe percepire nulla. Le immagini degli organi sensori attuali devono prima passare attraverso un corpo eterico più tenue che si forma sul Sole e attraverso un corpo astrale che si forma durante l'evoluzione della Luna. (Tutto ciò sarà reso più chiaro dalle seguenti spiegazioni). Ma gli Spiriti della Personalità sono in grado di elaborare con la loro anima le immagini generate dai «germi sensori», per poter poi percepire gli oggetti esteriori, come fa l'uomo durante la sua evoluzione terrestre. Mentre lavorano in tal modo intorno al corpo umano, gli Spiriti della Personalità passano essi stessi attraverso lo «stato umano». Così, dalla metà del quarto giro di Saturno fino alla metà del quinto, gli Spiriti della Personalità sono «uomini». Questi spiriti istillano dunque nel corpo umano l’egoità e l'egoismo. Avendo raggiunto il grado umano solo su Saturno, restano per molto tempo ancora congiunti all’evoluzione umana e hanno quindi un'importante azione sull'uomo anche nei giri seguenti. Questa loro azione consiste nell'infondere l’egoità e si può ascrivere tanto al degenerare della personalità in egoismo, quanto al risvegliarsi di tutto ciò che nell'uomo è indipendenza. Senza di essi l'uomo non sarebbe mai diventato un'entità circoscritta, una personalità. La scienza occulta cristiana usa per essi l'espressione Archai, mentre la letteratura teosofica li chiama Asuras.

Verso la metà del quinto giro di Saturno subentra a questi spiriti l'opera dei Figli del Fuoco che, a quell'epoca, hanno ancora una coscienza ottusa e immaginativa simile a quella lunare dell'uomo. Questi arrivano al grado umano soltanto sul pianeta successivo, il Sole. La loro azione è perciò ancora in certo qual modo inconscia e sognante, ma per mezzo loro comincia a risvegliarsi l'attività dei «germi sensori» del giro precedente.

Le immagini luminose generate dagli Spiriti del Fuoco si manifestano al di fuori per mezzo di questi germi sensori. Con ciò il progenitore umano viene elevato fino a una sorta di entità risplendente; mentre la vita di Saturno è altrimenti oscura, l'uomo comincia ora a risplendere nelle tenebre circostanti. In quel contesto, gli Spiriti della Personalità erano stati risvegliati alla loro esistenza umana.

Tuttavia, l'essere umano stesso non può servirsi, su Saturno, della sua facoltà di rilucere. La facoltà di rilucere dei suoi germi sensori non potrebbe manifestare nulla di per sé, ma per mezzo loro altri esseri più elevati trovano la possibilità di manifestarsi alla vita di Saturno. Per mezzo di quei centri luminosi dei progenitori umani, essi irradiano qualcosa di sé sul pianeta. Questi esseri sublimi appartengono a quelle quattro categorie che, come sopra fu detto, per la loro evoluzione si erano innalzati tanto da non aver più bisogno di relazioni con la vita umana. Senza averne necessità per sé, irradiano ora, per loro «libera volontà», una parte della loro natura. La scienza occulta cristiana chiama questo fenomeno il manifestarsi dei Serafini, gli Spiriti dell'amore universale. Questo stato dura fino alla metà del sesto giro di Saturno.

In seguito, inizia il lavoro di quegli esseri che, a quel livello di evoluzione, hanno una coscienza ottusa simile a quella dell'uomo nel sonno profondo senza sogni. Sono questi i Figli o Spiriti del Crepuscolo. (Negli scritti teosofici vengono chiamati Pithis lunari e anche Barhishad-pitris). Raggiungono il grado umano soltanto sulla Luna. Sulla Terra, sia questi che i loro predecessori, i Figli del Fuoco, hanno superato il grado umano. Sulla Terra, questi «Figli del Crepuscolo» sviluppano in un progenitore umano evoluto una specie di intelletto, di cui egli però, nella sua coscienza ottusa, non sa ancora servirsi autonomamente.

La scienza occulta cristiana chiama esseri superiori sulla Terra «Angeli» (Angeloi), mentre i «Figli del Fuoco» sono denominati «Arcangeli» (Archangeloi).

In questa epoca, i «Figli del Crepuscolo» sviluppano nel progenitore umano evoluto una sorta di intelletto, di cui però egli, nella sua coscienza ottusa, non sa ancora servirsi autonomamente. Per mezzo di questo intelletto, che la scienza occulta cristiana chiama Cherubini, si rivelano ora nuovamente esseri sublimi che in precedenza si manifestavano per mezzo dei germi sensori sotto forma di Serafini. Questi spiriti, noti alla scienza occulta cristiana come Cherubini, irradiano ora sul pianeta l'intelletto attraverso i corpi umani.

Verso la metà del settimo giro di Saturno, ha inizio una nuova attività. Ora l'uomo è arrivato al punto di poter elaborare inconsciamente il suo stesso corpo di materia. Con questa sua propria attività, l'uomo crea, nella piena ottusità della vita di Saturno, il primo germe dell'uomo spirituale (cfr. il mio libro Teosofia), che raggiungerà il suo pieno sviluppo soltanto alla fine dell'evoluzione umana. Nella letteratura teosofica è noto come atma. È l'elemento costitutivo più elevato della cosiddetta monade dell'uomo che, a questo stadio, sarebbe di per sé interamente ottuso e incosciente. Come nei due stadi umani precedenti, quando si manifestarono i Serafini e i Cherubini per propria libera volontà, così ora si manifestano i Troni, quegli esseri che, al primo inizio dell'esistenza di Saturno, emanarono dalla loro propria entità il corpo umano. Il germe dell'uomo spirituale (atma) viene interamente pervaso dalla forza di questi Spiriti della Volontà e conserva questa forza attraverso tutti gli stadi dell'evoluzione successiva. L'uomo, nella sua coscienza ottusa, non può naturalmente avere nozione di questo germe; la sua evoluzione continua e più tardi questo germe s'illuminerà in lui anche grazie alla sua coscienza. Questo lavoro non è ancora finito quando l'esistenza di Saturno giunge al termine; esso continua durante il primo giro del Sole. Bisogna tenere a mente che il lavoro degli spiriti superiori di cui abbiamo parlato non coincide con il principio e la fine di un «piccolo giro» (o ronda), ma va dalla metà di un giro fino alla metà del successivo, e la loro attività massima si spiega proprio durante le pause che intercorrono fra un giro e l'altro. Essa comincia a crescere dalla metà di un giro (manvantara), si accentua al massimo alla metà di un periodo di riposo (pralaya) e declina durante il giro successivo. (È già stato osservato che durante le pause la vita non si ferma affatto).

Da quanto precede, vediamo anche in quale senso la scienza occulta cristiana dica che, «al principio dei tempi», si manifestarono per primi i Serafini, i Cherubini e i Troni.

Abbiamo così seguito il corso di Saturno fino a quando la sua vita, dopo un periodo di riposo, si è trasformata in quella del Sole.

Diamo qui di seguito un quadro riassuntivo dei processi evolutivi del primo pianeta, perché tutto ciò possa essere più facilmente abbracciato con lo sguardo.

È il pianeta sul quale si sviluppa la coscienza umana più ottusa (la coscienza di trance profonda), mentre, contemporaneamente, si forma la prima base del corpo fisico dell'uomo.

Tale evoluzione attraversa sette giri minori, detti «piccoli giri» o «ronde». Durante ciascuno di questi giri, entrano a cooperare all'elaborazione del corpo umano spiriti superiori, e precisamente:

1° giro, Spiriti della Volontà (Troni);

2° giro, Spiriti della Saggezza (Dominazioni);

3° giro, Spiriti del Movimento (Virtù);

4° giro, Spiriti della Forma (Potestà);

5° giro, Spiriti della Personalità (Archai);

6° giro, Spiriti dei Figli del Fuoco (Arcangeli);

7° giro, Spiriti dei Figli del Crepuscolo (Angeli).

Durante il quarto giro, gli Spiriti della Personalità raggiungono il grado di umanità.

Dal quinto giro in poi si manifestano i Serafini.

Dal sesto giro in poi si manifestano i Cherubini.

Dal settimo giro in poi si manifestano i Troni, i veri creatori dell'uomo.

Con quest'ultima manifestazione ha origine, durante il settimo giro del primo pianeta, il primo germe dell'uomo spirituale (atma).

13°La vita del Sole

Al grande periodo cosmico di Saturno segue quello del Sole, e fra questi due ha luogo un periodo di riposo (pralaya). Durante questa pausa, tutto ciò che dell'uomo si era sviluppato su Saturno assume una configurazione tale che, di fronte all'uomo del Sole non ancora formato, è simile al seme da cui si svilupperà poi la pianta. L'uomo di Saturno ha, per così dire, lasciato dietro di sé il suo seme, immerso in una sorta di letargo: da esso si svilupperà poi l'uomo solare. Quest'ultimo evolve ora sul Sole la sua seconda fase di coscienza, analoga a quella che l'uomo attuale sperimenta durante il sonno tranquillo privo di sogni. Questo stato, che attualmente interrompe lo stato di veglia, è un avanzo, in certo modo un ricordo, del periodo dell'evoluzione solare; lo si può anche paragonare a quello stato di coscienza ottusa nel quale si trovano attualmente le piante. Poiché anche la pianta è un essere che dorme.

Per comprendere l'evoluzione umana, dobbiamo pensare che il Sole, durante questo secondo grande giro, era ancora un pianeta che sarebbe diventato una stella fissa solo più tardi. Secondo la scienza occulta, una stella fissa è una stella che manda forze vitali a uno o più pianeti lontani da essa. Questo non era ancora il caso del Sole durante il secondo giro; esso era ancora congiunto con gli esseri a cui donava forza. Questi esseri, compreso l'uomo al suo stadio di evoluzione di allora, vivevano ancora sul Sole; la Terra e la Luna non esistevano ancora come entità separate. Tutte le sostanze, tutte le forze e tutti gli esseri che oggi vivono sulla Terra e dentro di essa, e tutto ciò che ora fa parte della Luna, si trovavano ancora dentro il Sole e ne facevano parte, insieme alle sue sostanze, alle sue forze e ai suoi esseri. Fu solo durante il terzo grande giro che il Sole si staccò da essi, formando la Luna, che nella scienza occulta viene chiamata "luna". Questa non è la Luna attuale, ma in certo qual modo la precedente incarnazione della nostra Terra. Da questa Luna si formò la Terra, dopo che essa aveva scisso e segregato da sé ciò che attualmente si chiama Luna. Durante il terzo giro, quindi, in luogo del Sole planetario di prima, esistevano due corpi: la stella fissa Sole e la Luna planetaria da esso distaccata.

Quest'ultima aveva preso con sé, togliendoli al Sole, l'uomo e gli altri esseri che si erano sviluppati quali compagni dell'uomo durante l'evoluzione del Sole. Ora il Sole, da fuori, mandava agli esseri lunari quelle forze che prima trasmetteva loro immediatamente, quando li conteneva ancora in sé, quando era ancora la loro dimora.

Dopo il terzo giro lunare, subentrò una nuova pausa (pralaya), durante la quale i due corpi separati (Sole e Luna) si riunirono e attraversarono, così riuniti, quello stato di letargo che avevamo già paragonato a quello del seme. Al principio del quarto giro, il Sole e la Luna si ridestarono dal sonno profondo, riuniti in un unico corpo. Durante la prima metà di questo giro, la nostra Terra, con l'uomo e gli altri esseri, si staccò dal Sole. Successivamente, la Luna attuale si separò dal Sole, cosicché d'ora in poi esistono, quali discendenti dell'antico pianeta solare, tre corpi celesti.

Quindi l'uomo e gli altri esseri, a cui abbiamo accennato parlando di Saturno, attraversarono, sul pianeta Sole, durante la seconda epoca cosmica, un'altra fase della loro evoluzione. Il germe del futuro corpo fisico dell'uomo, che su Saturno si era andato sviluppando gradualmente, si manifestò ora, all'inizio del giro solare, come una pianta che germoglia da un seme. Ma non è più lo stesso; si compenetra, infatti, di un secondo corpo più tenue, ma al tempo stesso più forte: il corpo eterico. Mentre il corpo umano di Saturno era come una specie di automa (assolutamente privo di vita), il corpo eterico, che a poco a poco lo compenetra interamente, lo trasforma in un essere vitalizzato. L'uomo diventa così una specie di pianta, sebbene il suo aspetto non sia proprio quello delle piante attuali.

Le sue forme si avvicinano già un po' a quelle dell'uomo attuale; solo il germe della testa (come ora la radice della pianta) è rivolto verso il centro del Sole, e il germe dei piedi è, come il fiore, rivolto verso l'alto. Questa forma vegetale-umana non possiede ancora facoltà di movimento proprie.

L'uomo diventa tale solo durante il secondo dei sette «piccoli giri» (ronde) che il Sole attraversa. Durante il primo dei sette «piccoli giri» la forma umana è ancora priva del corpo eterico e si verifica piuttosto una breve ripetizione di tutto ciò che è già avvenuto su Saturno. Il corpo fisico dell'uomo conserva ancora il suo carattere automatico, ma ha alterato in modo significativo la propria forma primitiva. Se fosse rimasta tale su Saturno, non avrebbe potuto ospitare un corpo eterico; al contrario, viene trasformata in modo da poterlo ospitare.

Durante i sei giri seguenti, il corpo eterico si evolve sempre più e, grazie alle sue forze che agiscono sul corpo fisico, anche quest'ultimo acquista, a poco a poco, una forma sempre più perfetta.

Questa trasformazione che avviene nell'uomo è opera degli spiriti a cui, insieme all'uomo, abbiamo accennato parlando di Saturno.

Gli spiriti chiamati «vite raggianti» o «fiamme» (i Troni della scienza occulta cristiana) non sono più in azione. Hanno compiuto il loro lavoro durante la prima fase.

Riesce naturalmente difficile rappresentarsi l'uomo vivente sul Sole come un essere vegetale. Non sembra ammissibile che un essere vivente possa esistere in condizioni fisiche tali da permettere un tale fatto. Ma soltanto la pianta attuale si adatta alla terra fisica attuale e ha potuto svilupparsi così, perché le condizioni del mondo circostante sono a ciò adeguate. L'essere vegetale del Sole esisteva in condizioni di vita diverse, adeguate alle condizioni fisiche del Sole di allora. Durante il primo giro del Sole, vediamo invece all'opera gli Spiriti della Saggezza (Dominazioni o Kyriotetes nella scienza occulta cristiana); essi hanno già cominciato a prendere parte all'evoluzione dell'uomo verso la metà del primo giro di Saturno. Ora continuano il loro lavoro durante la prima metà del primo giro del Sole e, in stadi progressivi, ripetono l'organizzazione del corpo fisico, compenetrato di saggezza. Successivamente, si unisce a questa l'opera degli Spiriti del Movimento (Dynamis nel Cristianesimo, Mahat nella letteratura teosofica). Si ripete dunque quel periodo della vita di Saturno in cui al corpo fisico viene data la facoltà di muoversi. Questo corpo fisico torna dunque a manifestare la propria facoltà di movimento. Così, uno dopo l'altro, si susseguono il lavoro degli Spiriti della Forma (Exusiai), degli Spiriti delle Tenebre (Archai nel cristianesimo, Asuras nella teosofia), dei Figli del Fuoco (Arcangeli) e degli Spiriti del Crepuscolo (Angeli, pitris lunari). Con ciò abbiamo caratterizzato i primi sei «giri minori» del primo giro del Sole. Nel settimo «piccolo giro» subentrano di nuovo gli Spiriti della Saggezza (Dominazioni). Mentre nel periodo precedente avevano dato al corpo dell'uomo una struttura saggia, ora infondono alle membra, dotate di movimento, la saggezza che le guida. Mentre prima era saggia solo la struttura, ora anche il movimento diventa un'espressione della saggezza interiore. Con ciò, il primo giro del Sole giunge al termine. Esso consiste di sette giri minori consecutivi, ognuno dei quali è la breve ripetizione di un giro (ronda) di Saturno. Questi sette «piccoli giri», che formano una ronda, si chiamano, nella letteratura teosofica, globi (una ronda si svolge, infatti, attraverso sette globi). Dopo una pausa (pralaya), segue al primo giro il secondo. In seguito, descriveremo più nel dettaglio i singoli «piccoli giri» o globi; per ora, passiamo a descrivere il secondo giro del Sole.

Già alla fine del primo giro, il corpo umano è diventato maturo per accogliere il corpo eterico, perché gli Spiriti della Saggezza gli hanno reso possibile il movimento permeato di saggezza. Nel frattempo, però, gli stessi Spiriti della Saggezza si sono evoluti ulteriormente. Grazie al lavoro svolto, sono diventati capaci di emanare la propria sostanza, come le Fiamme al principio di Saturno avevano fatto, per formare la base materiale del corpo fisico.

Ora la sostanza degli Spiriti della Saggezza è l'etere, cioè la saggezza dinamizzata e pervasa di forza, ovvero la vita. Il corpo eterico o corpo vitale dell'uomo è dunque un'emanazione degli Spiriti della Saggezza.

Questa emanazione continua finché, verso la metà del secondo giro del Sole, gli Spiriti del Movimento possono rientrare in azione con una nuova attività. Inizialmente il loro lavoro riguardava solo il corpo fisico dell'uomo, mentre ora si estende anche al corpo eterico, infondendogli un'attività satura di forza. Ciò perdura fino alla metà del terzo giro del Sole, quando inizia il lavoro degli Spiriti della Forma, per mezzo dei quali il corpo eterico, dotato fino a quel momento di una mobilità simile a quella delle nuvole, acquista una forma ben definita.

Alla metà del quarto giro solare, gli Spiriti della Forma acquistano una coscienza simile a quella che l'uomo avrà su Venere, il secondo pianeta che abiterà dopo la Terra. Si tratta di una coscienza iperpsichica che essi acquisiscono come risultato della loro attività durante il terzo e il quarto giro del Sole. Così facendo, acquisiscono la facoltà di trasformare, per mezzo dell'etere, i germi sensori che avevano cominciato a formarsi su Saturno e che, fino a quel momento, erano stati semplicemente apparecchi fisici, in sensi compenetrati di vita.

A quest'epoca, e grazie a un processo analogo, gli Spiriti delle Tenebre (Archai nella scienza occulta cristiana, Asuras nella teosofia) si sono innalzati fino alla coscienza psichica, a quella coscienza immaginativa che l'uomo svilupperà soltanto su Giove. Diventano così capaci di agire coscientemente dal mondo astrale. Ora, dal mondo astrale è possibile influire sul corpo eterico di un altro essere, e gli Spiriti delle Tenebre lo fecero sul corpo eterico dell'uomo. Infusero allora nel suo corpo eterico lo spirito dell'egoità (indipendenza ed egoismo), come avevano fatto in precedenza con il corpo fisico. Come si può notare, questi spiriti infondono gradualmente l'egoismo in tutti gli elementi costitutivi dell'essere umano.

Intorno a quel tempo stesso, i Figli del Fuoco raggiungono il grado di coscienza che l'uomo possiede attualmente come coscienza di veglia. Si può dunque dire che essi diventano uomini e possono ora servirsi del corpo fisico umano per comunicare in certo qual modo con il mondo esteriore. In modo simile, gli Spiriti della Personalità si erano serviti del corpo fisico dalla metà del quarto giro di Saturno in poi, servendosi dei germi sensori per ottenere una percezione. Ma i Figli del Fuoco, per loro natura, sono capaci di riversare nell'ambiente circostante il calore della loro anima e il corpo fisico umano è giunto al punto che essi se ne possono servire a tale scopo. Il loro calore agisce pressapoco come il calore della gallina sull'uovo che sta covando, risvegliando la vita.

Tutto ciò che di questa forza risvegliatrice di vita si trova nell'uomo e negli altri esseri terrestri, venne infuso, a quell'epoca, nel corpo eterico dai Figli del Fuoco. Si tratta dunque qui dell'origine di quel calore che tutti gli esseri viventi hanno come condizione della loro riproduzione. In seguito vedremo quale trasformazione subì questa forza di calore quando la Luna si staccò dal Sole.

Verso la metà del quinto giro, i Figli del Fuoco sono arrivati a poter infondere al corpo eterico la facoltà che, fino a quel momento, avevano esercitato per mezzo del corpo fisico umano. Quella dell'uomo sulla Luna. Su Saturno avevano fornito al progenitore umano una sorta di organo dell'intelletto. Ora continuano a elaborare gli strumenti fisici dello spirito umano, che l'uomo potrà utilizzare in future fasi d'evoluzione. Per questo motivo, dalla metà del quinto giro solare in poi, i Serafini possono manifestarsi per mezzo del corpo umano in modo ancora più perfetto rispetto a quanto avveniva su Saturno.

Dalla metà del sesto giro solare in poi, l'uomo diventa in grado di lavorare inconsciamente al suo corpo fisico, sostituendo i Figli del Crepuscolo sotto questo aspetto. Attraverso questa attività, egli crea, in stato di letargo, il primo germe di quell'essere spirituale che chiamiamo spirito vitale (budhi). Solo in fasi più avanzate della sua evoluzione l'uomo prenderà coscienza anche di questo spirito vitale.

Come dal settimo giro di Saturno in poi i Troni trasmettono liberamente le loro forze nel germe dell'uomo spirituale formatosi in quel momento, così i Cherubini emanano ora la loro saggezza che, d'ora in poi, sarà un attributo dello spirito vitale dell'uomo in tutte le fasi successive del suo sviluppo evolutivo.

Dalla metà del settimo giro solare in poi, si manifesta di nuovo il germe dell'uomo spirituale (atma), apparso già su Saturno, che si unisce allo spirito vitale (budhi) dando origine alla monade vitalizzata (atma-budhi).

Mentre l'uomo lavora a quell'epoca incoscientemente al proprio corpo fisico, i Figli del Crepuscolo intraprendono il lavoro necessario per lo sviluppo ulteriore del corpo eterico. Essi sono, sotto tale aspetto, i successori dei Figli del Fuoco, irradiano cioè le immagini della loro coscienza nel corpo eterico e, in uno stato come di sogno, godono della forza generatrice di questo corpo, già suscitata dai Figli del Fuoco. Preparano così il piacere congiunto a questa forza che più tardi (sulla Luna) si svilupperà nell'uomo e negli altri esseri.

Su Saturno, infatti, era stato formato il corpo fisico dell'uomo, allora interamente privo di vita. Un tale corpo non vitalizzato è detto minerale dalla scienza occulta. Possiamo quindi affermare che l'uomo su Saturno era minerale, ossia ha attraversato il regno minerale. Questo minerale umano non aveva la forma dei minerali odierni; minerali come li abbiamo oggi, allora non esistevano ancora.

Sul Sole, come abbiamo visto, questo minerale umano, che si risveglia dallo stato letargico e si sviluppa come un germe, fu vitalizzato; diventò pianta umana e l'uomo passò attraverso il regno vegetale.

Tuttavia, non tutti i minerali umani vennero in tal modo compenetrati di vita. Questo non sarebbe potuto avvenire, in quanto l'uomo vegetale, per poter vivere, aveva bisogno del fondamento minerale.

Come oggi le piante non possono esistere senza il regno minerale, da cui possano assorbire le sostanze di cui hanno bisogno, così era sul Sole per l'uomo vegetale. Una parte dei germi umani dovette dunque lasciare il posto ai minerali, a beneficio della propria evoluzione. E poiché le condizioni di vita sul Sole erano molto diverse da quelle di Saturno, questi minerali respinti assunsero forme del tutto diverse. Così, accanto al regno vegetale-umano, si formò un altro regno: quello minerale. Come si può notare, l'uomo ascende a un regno superiore, respingendo una parte dei suoi simili in un regno inferiore. Vedremo che questo processo si ripete spesso nelle fasi successive dell'evoluzione; esso corrisponde a una legge fondamentale dell'evoluzione stessa.

Daremo ora nuovamente, per maggior chiarezza, uno schema del processo evolutivo che si svolse sul Sole.

Il Sole è quel pianeta sul quale si sviluppa la seconda condizione della coscienza umana, quella del sonno senza sogni. Il corpo fisico dell'uomo, acquistando un corpo eterico, ascende a una sorta di esistenza vegetale.

Questa evoluzione passa attraverso sette forme secondarie («piccoli giri» o «ronde»):

1° – durante il primo giro si ripetono, sotto forma un po' diversa, gli stadi d'evoluzione di Saturno, per quanto riguarda il corpo fisico;

2° – alla fine del primo giro ha inizio l'emanazione del corpo eterico (la parte degli Spiriti della Saggezza;

3° – a metà del secondo giro comincia il lavoro degli Spiriti del Movimento intorno a questo corpo eterico;

4° – a metà del terzo giro comincia il lavoro degli Spiriti della Forma intorno a questo corpo eterico.

5° – dalla metà del quarto giro in poi, il corpo acquista egoità per mezzo degli Spiriti della Personalità;

6° – nel frattempo, grazie alle forze già anteriormente attive, il corpo fisico è progredito al punto che, per suo mezzo, gli Spiriti del Fuoco raggiungono il grado d'umanità del quarto giro in poi;

7° – alla metà del quinto giro gli Spiriti del Fuoco, che prima hanno raggiunto il grado d'umanità, iniziano a lavorare intorno al corpo eterico. A quest'epoca nel corpo fisico agiscono i Figli del Crepuscolo;

8° – verso la metà del sesto giro subentra il lavoro dei Figli del Crepuscolo nel corpo eterico. Il corpo fisico viene elaborato dall'uomo stesso;

9° – alla metà del settimo giro nasce la monade vitalizzata.

14°La vita della Luna

Durante il periodo cosmico della Luna che succede a quello del Sole, l'uomo sviluppa la terza delle sue sette forme di coscienza. La prima si era sviluppata durante i sette giri di Saturno, la seconda durante l'evoluzione del Sole; la quarta è quella che l'uomo sta ora sviluppando a poco a poco durante il periodo della Terra; tre altre sorgeranno sui pianeti successivi.

La forma di coscienza che l'uomo aveva su Saturno non può essere paragonata a nessuna di quelle proprie all'uomo attuale, in quanto era più ottusa della coscienza del sonno senza sogni. La coscienza del Sole, invece, può essere paragonata a quella del sonno senza sogni o anche alla coscienza attuale – dormiente – del mondo vegetale. Tuttavia, si tratta sempre soltanto di somiglianze, poiché sarebbe errato credere che gli eventi dei grandi periodi cosmici possano ripetersi esattamente. Così va interpretato anche il paragone che noi facciamo tra la coscienza lunare e quella del sonno pervaso di sogni, con il quale presenta qualche somiglianza. Si tratta della cosiddetta «coscienza immaginativa» che l'uomo raggiunge sulla Luna. Entrambe le coscienze, infatti, sono caratterizzate dalla formazione di immagini interne che hanno una certa relazione con il mondo esterno. Tuttavia, queste immagini non sono, come per l'uomo che ha raggiunto lo stato di veglia, una copia di tali esseri e cose. Le immagini oniriche sono un'eco degli avvenimenti della giornata o espressioni simboliche di fatti che avvengono intorno a chi sogna o nel suo interno. È facile fare degli esempi per queste tre specie di sogni. In primo luogo, tutti conoscono quei sogni che non sono altro che immagini disordinate di avvenimenti diurni più o meno remoti. Un esempio del secondo caso è quello di chi, nel sogno, crede di vedere passare rapidamente un treno e, svegliandosi, si accorge che in quel sogno si è estrinsecato il ticchettio dell'orologio accanto a lui. Un esempio di terza specie è il sogno di chi, ad esempio, crede di trovarsi in una stanza il cui soffitto è ricoperto da brutti animali; e, svegliandosi, si accorge che non è altro che la manifestazione del mal di testa che lo affligge.

Ora, se partiamo da queste immagini confuse dei sogni, per formarci un'idea della coscienza della Luna, dobbiamo ammettere che anche qui esiste un carattere immaginativo, ma che in luogo della confusione e dell'arbitrio regna un ordine perfetto. Le immagini della coscienza lunare hanno, è vero, una somiglianza ancora minore con gli oggetti a cui si riferiscono rispetto ai sogni, ma c'è una corrispondenza perfetta tra l'immagine e l'oggetto.

Attualmente, nell'ambito dell'evoluzione della Terra, la rappresentazione che abbiamo di un oggetto è una riproduzione dello stesso oggetto; ad esempio, la rappresentazione di una tavola è un'immagine della tavola stessa. Non è così per la coscienza della Luna. Poniamo che l'uomo della Luna si avvicini a una cosa che gli sia simpatica o che gli possa essere vantaggiosa: nell'intimo della sua anima sorge allora un'immagine colorata di carattere chiaro; se invece gli si avvicina qualcosa di pericoloso o di antipatico, l'immagine è brutta e tenebrosa. La rappresentazione non è una copia dell'oggetto, ma un simbolo che a esso corrisponde in modo preciso e determinato; perciò chi ha tali rappresentazioni simboliche può regolare la propria vita in base ad esse. La vita psichica del progenitore lunare si svolge dunque in immagini che hanno in comune con i sogni attuali il carattere fuggevole, fluttuante e simbolico, ma che si distinguono da questi per la loro assoluta determinazione da leggi.

La base dell'evoluzione di questa coscienza immaginativa dei progenitori umani sulla Luna fu il formarsi di un terzo elemento oltre il corpo fisico e il corpo eterico. Questo terzo elemento prende il nome di corpo astrale.

Tale elemento si formò soltanto durante il terzo piccolo giro della Luna, la cosiddetta terza ronda lunare. I primi due giri lunari sono una semplice ripetizione di quanto accaduto su Saturno e sul Sole, ma anche qui non dobbiamo immaginare che si tratti di un'esatta ripetizione di tutti i fatti accaduti su Saturno e sul Sole. Ciò che si ripete, cioè il formarsi di un corpo fisico e di un corpo eterico, subisce nello stesso tempo una tale trasformazione che a questi due elementi della natura umana può aggiungersi, durante il terzo giro lunare, il corpo astrale, cosa che non avrebbe ancora potuto avvenire sul Sole. Durante il terzo periodo lunare – in realtà, il processo inizia già verso la metà del secondo – gli Spiriti del Movimento emanano dalla loro natura l'elemento astrale, che penetra il corpo umano.

Durante il quarto giro, a partire dalla sua metà, gli Spiriti della Forma modellano questo corpo astrale in modo che la sua forma e l'intera sua organizzazione possano sviluppare processi interni. Questi processi hanno il carattere di ciò che nell'animale e nell'uomo viene chiamato attualmente istinto, brama, desiderio. Alla metà del quarto giro lunare, gli Spiriti della Personalità iniziano ciò che nel quinto periodo diventa il loro compito principale: innestare nel corpo astrale l’egoità, come avevano fatto durante i periodi cosmici antecedenti per il corpo fisico e per il corpo eterico. Ma affinché, dalla metà del quarto giro lunare in poi, il corpo fisico e il corpo eterico possano diventare atti ad aggregarsi un corpo astrale indipendente, essi devono essere preparati a ciò dagli Spiriti della Forma. Ecco come avviene: durante il primo giro lunare (ronda), il corpo fisico viene portato al grado di maturità necessario dagli Spiriti del Movimento; nel secondo giro dagli Spiriti della Forma; nel terzo giro dagli Spiriti della Personalità; nel quarto giro dagli Spiriti del Fuoco; nel quinto giro da quelli del Crepuscolo. Esattamente, questo lavoro degli Spiriti del Crepuscolo si svolge dalla metà del quarto giro lunare in poi, così che, nella stessa epoca in cui gli Spiriti della Personalità lavorano intorno al corpo astrale, si svolge anche l'attività degli Spiriti del Crepuscolo intorno al corpo fisico.

Lo sviluppo del corpo eterico avviene nel seguente modo: nel primo giro lunare, le qualità necessarie gli vengono infuse dagli Spiriti della Saggezza; nel secondo giro, dagli Spiriti del Movimento; nel terzo giro, dagli Spiriti della Forma; nel quarto giro, dagli Spiriti della Personalità; nel quinto giro, dagli Spiriti del Fuoco. Anche quest'attività degli Spiriti del Fuoco si svolge in concomitanza con il lavoro che gli Spiriti della Personalità svolgono intorno al corpo astrale, a partire dalla metà del quarto giro lunare.

Considerando dunque nel suo complesso il progenitore umano di quell'epoca e il modo in cui si è formato sulla Luna, possiamo affermare che, dalla metà del quarto giro lunare in poi, l'uomo è composto di un corpo fisico nel quale operano gli Spiriti del Crepuscolo, di un corpo eterico nel quale lavorano gli Spiriti del Fuoco e, infine, di un corpo astrale nel quale si manifesta l'attività degli Spiriti della Personalità.

Il fatto che gli Spiriti del Crepuscolo elaborino il corpo fisico umano durante questo periodo d'evoluzione significa che raggiungono qui il loro grado di umanità, come era avvenuto, durante il giro corrispondente, su Saturno per gli Spiriti della Personalità e sul Sole per gli Spiriti del Fuoco. Dobbiamo immaginare che i "germi sensori" del corpo fisico, sviluppatisi anch'essi nel frattempo, possano essere utilizzati dagli Spiriti del Crepuscolo per percepire gli oggetti e i processi esteriori sulla Luna. L'uomo stesso raggiungerà la facoltà di servirsi di questi sensi solo sulla Terra, dalla metà del quarto giro in poi. Invece, verso la metà del quinto giro lunare, egli giunge al punto di poter lavorare inconsciamente al corpo fisico.

Attraverso questa attività, egli si crea, nella sua coscienza ottusa, il primo germe di ciò che viene chiamato sé spirituale (manas). (Cfr. Il mio libro «Teosofia»). Questo sé spirituale giungerà poi, nel corso dell'evoluzione umana, al suo pieno sviluppo; ed è ciò che più tardi, unito all'atman (l'uomo spirituale) e al buddhi (spirito vitale), formerà la parte superiore, la parte spirituale dell'uomo.

Ora, come i Troni o Spiriti della Volontà hanno compenetrato l'uomo spirituale (atma) su Saturno e come i Cherubini hanno compenetrato lo spirito vitale (budhi) sul Sole, così ora i Serafini compenetrano il sé spirituale (manas), infondendogli una facoltà che, nelle future fasi dell'evoluzione sulla Terra, diventa quella facoltà di rappresentazione per cui l'uomo, in quanto essere pensante, può mettersi in rapporto col mondo circostante. Diremo subito che, dalla metà del sesto giro lunare in poi, si manifesta di nuovo lo spirito vitale (budhi), dalla metà del settimo l'uomo spirituale e che entrambi si congiungono al sé spirituale, così che alla fine di tutto il periodo cosmico lunare l'uomo superiore è pronto. Il resto che si è sviluppato sulla Luna, durante un periodo di riposo (pralaya), ricade nel sonno per poi continuare la sua evoluzione sulla Terra.

Ora, mentre dalla metà del quinto giro lunare alla metà del sesto, l'uomo lavora inconsciamente al suo corpo fisico, gli Spiriti del Crepuscolo spiegano la loro attività nel suo corpo eterico.

Come abbiamo descritto, mediante il lavoro compiuto nell'epoca anteriore intorno al corpo fisico, gli Spiriti della Personalità si sono preparati a sostituire gli Spiriti del Fuoco nel lavoro di elaborazione del corpo eterico, i quali, a loro volta, assumono il lavoro degli Spiriti della Personalità intorno al corpo astrale. Questi Spiriti della Personalità, invece, si sono ora elevati a sfere superiori.

Il lavoro degli Spiriti del Crepuscolo intorno al corpo eterico significa che essi congiungono il proprio stato di coscienza con le immagini della coscienza del corpo eterico. Così gli innestano il piacere e il dolore rispetto alle cose. Sul Sole, il campo della loro attività era ancora, sotto questo aspetto, il corpo fisico soltanto. Perciò il piacere e il dolore vi erano collegati alle sole funzioni del corpo fisico. Ora le cose sono cambiate: il piacere e il dolore si collegano alle immagini che sorgono nel corpo eterico. Così, nella coscienza crepuscolare dell'uomo, gli Spiriti del Crepuscolo sperimentano un mondo di sentimenti. È lo stesso mondo di sentimento che l'uomo sperimenterà nella sua coscienza terrena.

Nel corpo astrale, in quel periodo, agiscono gli Spiriti del Fuoco, rendendolo capace di percepire vivamente il mondo circostante. Il piacere e il dolore, che nel modo sopra descritto vengono prodotti nel corpo eterico per opera degli Spiriti del Crepuscolo, hanno un carattere d'immobilità (passivo); si manifestano piuttosto quali immagini riflesse del mondo esteriore, prive di attività propria. Gli Spiriti del Fuoco, invece, producono nel corpo astrale affetti vivaci: amore, odio, ira, timore, orrore, passioni tempestose, istinti, ecc. E poiché in precedenza gli Spiriti della Personalità (Asuras) avevano innestato in questo corpo la loro propria entità, questi affetti appaiono ora con il carattere dell'egoità, della separazione.

Proviamo a immaginare come fosse costituito il progenitore umano sulla Luna a quell'epoca. Ha un corpo fisico mediante il quale sviluppa, in stato di coscienza ottusa, il sé spirituale (manas). Ha inoltre un corpo eterico attraverso il quale gli Spiriti del Crepuscolo percepiscono il piacere e il dolore; ha infine un corpo astrale, commosso dagli Spiriti del Fuoco da istinti, affetti e passioni. Tuttavia, a questi tre elementi costitutivi dell'uomo lunare manca ancora la coscienza oggettiva. Nel corpo astrale fluttuano immagini pervase appunto dai suddetti sentimenti. Sulla Terra, quando subentrerà la coscienza oggettiva pensante, questo corpo astrale diventerà il veicolo subordinato del pensiero e della facoltà di rappresentazione. Ora, sulla Luna, si manifesta in tutta la sua pienezza; per sé è più attivo e più mobile di quanto lo sarà più tardi sulla Terra. Per caratterizzarlo, potremmo dire che è un uomo animale; e come tale è, nel suo genere, a un livello superiore rispetto agli animali terrestri attuali. In questo stadio della sua evoluzione, l'uomo possiede in misura maggiore le caratteristiche dell'animalità. Queste qualità sono, in certo qual modo, più selvagge e indomabili rispetto a quelle degli animali odierni; perciò, in questa fase della sua vita, l'uomo può essere considerato un essere la cui evoluzione sta in mezzo fra quella dell'animale e quella dell'uomo attuale. Se egli proseguisse in linea diretta per questa via di sviluppo, diventerebbe un essere feroce e sfrenato. L'evoluzione terrestre porta a mitigare, a domare il carattere animale nell'uomo. Ciò avviene tramite la coscienza e il pensiero.

Se dunque l'uomo che si è sviluppato sul Sole può essere chiamato uomo vegetale, l'uomo della Luna può essere detto uomo animale. L'evoluzione di un tale uomo presuppone anche la trasformazione del mondo circostante. Come abbiamo mostrato, l'uomo vegetale del Sole non si sarebbe potuto evolvere, se accanto a questo regno dell'uomo vegetale non si fosse sviluppato, indipendentemente, un regno minerale. Durante le due prime epoche della Luna (ronde), questi due regni, il regno vegetale e il regno minerale, risorgono dalle tenebre. Essi sono trasformati solo in quanto l'uno e l'altro sono diventati più grossolani e densi. Durante la terza epoca lunare, dal regno vegetale si distacca una parte che non subisce il processo di solidificazione e che serve a fornire la sostanza da cui può formarsi l'entità animale dell'uomo. Questa, proprio in virtù della sua unione con il corpo eterico più altamente evoluto e con il corpo astrale appena formatosi, costituisce la triplice entità umana sopra descritta. Non tutto il mondo vegetale formatosi sul Sole può trasformarsi nel regno animale, poiché gli esseri animali presuppongono per la loro esistenza il mondo vegetale, che è la base del mondo animale. Come l'uomo del Sole poté elevarsi all'esistenza di vegetale soltanto ricacciando una parte dei suoi simili in una più grossolana esistenza minerale, così avviene ora per l'uomo animale della Luna. Anche il minerale lunare lascia ora dietro di sé, in uno stato vegetale più grossolano, una parte di quegli esseri che sul Sole appartenevano ancora alla sua stessa natura vegetale. Ma, a differenza dell'uomo animale della Luna, che non è uguale all'animale odierno, bensì si trova a metà strada fra l'animale attuale e l'uomo attuale, lo stesso vale per il minerale lunare. Esso sta fra il minerale e il vegetale attuali e ha qualcosa in comune con il vegetale. Le rocce lunari non sono pietre nel senso odierno del termine, ma hanno un carattere di vitalità, forza germinatrice e crescita. Allo stesso modo, la pianta della Luna possiede certi tratti animaleschi.

L'uomo animale della Luna è ancora privo di ossa solide. Il suo scheletro è ancora cartilagineo e, rispetto a quello attuale, la maggior parte della sua sostanza corporea è molle, così come i suoi movimenti. Non camminava, ma piuttosto saltellava e si librava. Questo perché la Luna di quel tempo non aveva un'atmosfera sottile e aerea come quella attuale, ma il suo involucro era più denso, più denso perfino dell'acqua attuale. In tale elemento denso e liquido, l'uomo animale si muoveva avanti e indietro, in su e in giù. In quell'elemento vivevano anche i minerali e gli animali dai quali l'uomo traeva il proprio nutrimento; anzi, quell'elemento conteneva anche la forza che poi, sulla Terra, fu infusa interamente negli esseri stessi: la forza della fecondazione. Poiché l'uomo non era ancora diviso in due sessi, ma era unisessuale, e veniva formato dalla propria atmosfera aereo-acquosa. Ma, come tutto nel mondo esiste in diversi stadi di transizione, così, negli ultimi periodi lunari, si sviluppò la bisessualità in singoli esseri animali umani, quale preparazione al futuro stato terrestre.

Il sesto e il settimo giro lunare presentano una sorta di deflusso di tutti questi processi e, allo stesso tempo, la formazione di una sorta di stato di eccessiva maturità, finché tutto non passa a un periodo di riposo (pralaya), sommergendosi nel sonno fino all'epoca terrestre.

Ora l'evoluzione del corpo astrale umano è legata a un processo cosmico che dobbiamo descrivere qui. Quando, dopo la pausa successiva all'epoca cosmica del Sole, questo si risveglia ed esce dalle tenebre, tutto ciò che vive su questo pianeta, risorto, lo abita come un unico corpo. Questo Sole risorgente è però diverso da quello che era prima. La sua materia non è più completamente pervasa di luce, ma presenta anche parti più scure. Tali parti vengono, per così dire, eliminate dalla massa uniforme. A partire dal secondo giro (ronda), queste parti appaiono sempre più come un elemento indipendente; il corpo del Sole assume così una forma allungata costituita da due parti, una molto più grande e una più piccola, che tuttavia rimangono ancora unite. Durante il terzo giro, i due corpi finiscono con lo staccarsi totalmente l'uno dall'altro. Il Sole e la Luna sono ora due corpi distinti e la Luna ruota intorno al Sole in modo circolare. Contemporaneamente alla Luna, dal Sole fuoriescono anche tutti quegli esseri di cui abbiamo descritto l'evoluzione. Lo sviluppo del corpo astrale avviene appunto sulla Luna, dopo la sua scissione dal Sole. Il processo cosmico che abbiamo descritto è la condizione dell'evoluzione sopraccitata. Finché gli esseri in questione, appartenenti all'uomo, attingevano la loro forza dalla propria dimora solare, la loro evoluzione non poteva giungere fino a quel punto. Nel quarto giro (ronda) la Luna è un pianeta indipendente e ciò che è stato descritto per quest'epoca si svolge sul pianeta Luna.

* * *

Anche qui forniremo un quadro riassuntivo dell'evoluzione della Luna e degli esseri che ad essa appartengono.

La Luna è il pianeta sul quale l'uomo sviluppa la coscienza immaginativa con il suo carattere simbolico.

Durante i primi due giri (ronde) si prepara l'evoluzione lunare dell'uomo, attraverso una sorta di ripetizione dei processi di Saturno e del Sole.

Nel terzo giro ha origine il corpo astrale umano per opera di un'emanazione degli Spiriti del Movimento.

Contemporaneamente a questo processo, dal corpo solare unitario risvegliato si distacca la Luna che, a sua volta, ruota intorno al resto del Sole. L'evoluzione degli esseri congiunti all'uomo si svolge ora sulla Luna.

Nel quarto giro, gli Spiriti del Crepuscolo abitano il corpo fisico e raggiungono il grado di umanità.

Nel corpo astrale in formazione, gli Spiriti della Personalità (Asuras) innestano l'egoità.

Nel quinto giro, l’uomo inizia a lavorare sul suo corpo fisico in uno stato di ottusità; alla monade già esistente si aggiunge il sé spirituale (manas).

Durante l'esistenza lunare, nel corpo eterico dell'uomo si sviluppa una sorta di gioia e di dolore che hanno un carattere passivo. Nel corpo astrale, invece, si sviluppano i sentimenti: ira, odio, istinti, passioni, ecc.

Ai due regni precedenti, quello vegetale e quello minerale, che vengono ricacciati indietro di un grado, si aggiunge il regno animale, nel quale l'uomo stesso si trova allora. Verso la fine di quest'epoca cosmica, la Luna si avvicina sempre più al Sole e, quando inizia l'epoca di riposo (Pralaya), i due corpi si riuniscono nuovamente in uno solo per poi risvegliarsi, dopo il periodo di sonno, in una nuova epoca cosmica: quella della Terra.

15°La vita della Terra

Abbiamo già mostrato come si formano progressivamente gli elementi che compongono la cosiddetta «natura umana inferiore», ossia il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale. Abbiamo anche descritto come, con l'arrivo di un nuovo corpo, gli antichi debbano sempre trasformarsi per poter diventare i veicoli e gli strumenti del nuovo. Con questo progresso è collegata anche una trasformazione della coscienza umana. Finché l'uomo ha soltanto un corpo fisico, la sua coscienza è completamente ottusa e non raggiunge nemmeno la chiarezza dell'attuale stato di sonno senza sogni, anche se, per l'uomo attuale, quest'ultimo è già uno stato «incosciente». All'epoca in cui appare il corpo eterico, l'uomo acquista una coscienza che gli è propria nel sonno senza sogni. Con la formazione del corpo astrale, si manifesta una coscienza immaginativa simile (ma non uguale) a quella che l'uomo ha attualmente quando sogna. Ora descriveremo la quarta condizione di coscienza, quella attuale, propria dell'uomo terrestre. Si forma nella quarta grande epoca cosmica, quella della Terra, che succede a quelle di Saturno, del Sole e della Luna.

Su Saturno si è sviluppato per gradi il corpo fisico dell'uomo. Questo corpo non avrebbe potuto essere il portatore del corpo eterico. Questo, infatti, si è aggiunto soltanto durante la vita del Sole. Contemporaneamente, durante i successivi giri solari, il corpo fisico subì delle trasformazioni che gli permisero di diventare il portatore di tale corpo eterico e il corpo eterico poté esplicare la sua attività all'interno del corpo fisico. Durante l'evoluzione della Luna, si aggiunse il corpo astrale e, nuovamente, il corpo fisico e il corpo eterico furono trasformati in modo da diventare i veicoli e gli strumenti del nascente corpo astrale. In tal modo, sulla Luna l'uomo diventa un essere composto di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale: per mezzo del corpo eterico è in grado di sentire il piacere e il dolore, per mezzo del corpo astrale è un essere dotato di affetti come ira, odio, amore, ecc.

Ai diversi elementi che lo costituiscono, lavorano, come abbiamo visto, esseri superiori. Così, sulla Luna, il corpo eterico ha ottenuto, per opera degli Spiriti del Crepuscolo, la facoltà di sentire piacere e dolore, mentre per opera degli Spiriti del Fuoco, i sentimenti sono stati infusi al corpo astrale.

Contemporaneamente, durante i tre grandi giri di Saturno, del Sole e della Luna, avveniva anche un altro fatto. Nell'ultimo giro di Saturno, con l'aiuto degli Spiriti della Volontà (Troni), si era formato l'uomo spirituale (atma). Nel penultimo giro del Sole, con l'aiuto dei Cherubini, si era aggiunto lo spirito vitale (budhi). Infine, nel terz'ultimo giro della Luna, si aggiunse a questi due elementi, con l'aiuto dei Serafini, il sé spirituale (manas).

In realtà, durante questi tre grandi giri, hanno avuto origine due principi umani diversi: un uomo inferiore, composto di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, e un uomo superiore, composto dell'uomo spirituale (atma), spirito vitale (buddhi) e sé spirituale (manas). Inizialmente, la natura inferiore e la natura superiore dell'uomo seguirono due vie diverse.

L'evoluzione della Terra ha la missione di ricongiungere questi due principi umani separati.

Tuttavia, dopo il settimo "piccolo giro", tutta la vita della Luna entra in una sorta di sonno (pralaya); di conseguenza, tutto viene, per così dire, ricomposto in una massa uniforme. Anche il Sole e la Luna, che nell'ultimo grande giro erano separati, si ricongiungeranno durante gli ultimi giri della Luna.

Quando poi, dopo il periodo di sonno, tutto ricompare, deve anzitutto essere ripetuta, nelle cose essenziali, la condizione di Saturno durante il primo «piccolo giro», quella del Sole durante il secondo e quella della Luna durante il terzo. In questo terzo giro, sulla Luna nuovamente separata dal Sole, gli esseri riprendono pressappoco le stesse forme di vita che avevano già avuto in precedenza sulla Luna. L'uomo inferiore è un essere intermedio fra l'uomo attuale e l'animale, le piante sono intermedie fra la natura animale e quella vegetale e i minerali sono intermedi fra l'attuale carattere inanimato e la loro natura di mezze piante.

Nella seconda metà di questo terzo giro si prepara il nuovo. I minerali si consolidano, le piante perdono a poco a poco il carattere animale della sensibilità e dall'unitaria specie umano-animale si sviluppano due classi: l'una si arresta al livello dell'animalità, l'altra subisce una bipartizione del corpo astrale. Questo si divide in due parti, di cui una, inferiore, resta comunque portatrice dei sentimenti, e l'altra, superiore, acquista una certa indipendenza che le permette di esercitare un dominio sugli elementi inferiori: sul corpo fisico, sul corpo eterico e sul corpo astrale inferiore. Ora gli Spiriti della Personalità prendono possesso di questo corpo astrale superiore e gli infondono lo spirito d'indipendenza e l'egoismo. Soltanto nel corpo astrale inferiore operano ora gli Spiriti del Fuoco, mentre nel corpo eterico lavorano gli Spiriti del Crepuscolo e nel corpo fisico comincia ad agire la forza di quell'entità che può essere definita il vero progenitore umano. È la stessa entità che, con l'aiuto dei Troni, ha formato sull'uomo spirituale (atma) su Saturno, sul uomo spirituale (atma) con l'aiuto dei Cherubini, ha formato lo spirito vitale (budhi) sul Sole, e sulla Luna, insieme ai Serafini, il sé spirituale (manas).

Ora, però, avviene un cambiamento: i Troni, i Cherubini e i Serafini si elevano a sfere superiori, mentre l'uomo spirituale ottiene l'aiuto degli Spiriti della Saggezza, del Movimento e della Forma. Questi entrano a far parte del sé spirituale, dello spirito vitale e dell'uomo spirituale (manas, budhi, atma). Con l'aiuto di queste entità, l'essere umano forma il suo corpo fisico durante la seconda metà del terzo giro terrestre. In questo processo, gli Spiriti della Forma svolgono un ruolo cruciale. Essi plasmano fin da allora il corpo fisico umano in modo che esso diventi una specie di precursore del futuro corpo fisico umano del quarto giro o ronda, cioè dell'attuale.

Nel corpo astrale degli esseri animali rimasti indietro restano attivi esclusivamente gli Spiriti del Fuoco, mentre nel corpo eterico delle piante gli Spiriti del Crepuscolo. Gli Spiriti della Forma, invece, cooperano alla trasformazione del regno minerale; sono quelli che lo induriscono, che gli conferiscono forme rigide e solide.

Non dobbiamo però immaginarci che il loro campo d'azione si limiti esclusivamente a quanto abbiamo descritto; abbiamo accennato soltanto alle direzioni principali delle loro attività. Tutti questi esseri spirituali, però, agiscono in via subordinata ovunque. Così, ad esempio, gli Spiriti della Forma compiono, alla data prestabilita, anche funzioni nel corpo fisico delle piante e degli animali.

Dopo tutto ciò, verso la fine del terzo giro terrestre, tutti gli esseri, il Sole e la Luna compresi, si fondono nuovamente insieme e attraversano un più breve stato di sonno (pralaya minore), in cui tutto ridiventa una massa uniforme (caos), e alla fine del quale comincia il quarto giro terrestre, in cui attualmente ci troviamo.

Inizialmente, da quella massa indifferenziata, cominciano a emergere, sotto forma di stati embrionali, tutte le cose che già esistevano nel regno minerale, nel regno vegetale, nel regno animale e nel regno umano. In particolare, possono riapparire quali germi indipendenti soltanto i progenitori umani, al cui corpo astrale superiore, nel «piccolo giro» precedente, hanno lavorato gli Spiriti della Personalità. Tutti gli altri esseri dei regni minerale, vegetale e animale non sono ancora in grado di condurre una vita indipendente. (Poiché, a questo punto, tutto è ancora in uno stato spirituale elevatissimo, chiamato «senza forma» o arupico. Al grado attuale d'evoluzione, soltanto i sommi pensieri umani, come i concetti della matematica e gli ideali morali, sono intessuti di quella sostanza che costituisce, a quell'epoca, tutti gli esseri). Ciò che è inferiore a questi progenitori umani si manifesta soltanto quale attività inerente a un essere superiore. Gli animali esistono soltanto come stati di coscienza degli Spiriti del Fuoco, e le piante come stati di coscienza degli Spiriti del Crepuscolo. I minerali, invece, hanno una doppia vita spirituale: in primo luogo esistono quali germi di pensiero nei suddetti progenitori umani e, inoltre, come pensieri nella coscienza degli Spiriti della Forma. Anche l'«uomo superiore» (uomo spirituale, spirito vitale, sé spirituale) esiste nella coscienza degli Spiriti della Forma.

In questa materia, si verifica una sorta di graduale processo di condensazione. Questo primo grado di densità non supera la densità del pensiero e in questa materia possono già manifestarsi quegli esseri animali che avevano avuto origine nel giro precedente. Essi si separano dalla coscienza degli Spiriti del Fuoco e diventano entità di pensiero indipendenti. Questo stato si chiama «di forma» o rupico. L'uomo progredisce qui in quanto gli spiriti della Forma avvolgono il suo «corpo del pensiero», già privo di forma e indipendente, di un involucro di materia di pensiero più densa e dotata di forma. Gli animali, in quanto esseri indipendenti, consistono qui unicamente di questa seconda materia.

Segue poi un'ulteriore condensazione. Questo stato può essere paragonato a quello delle rappresentazioni della coscienza immaginativa simile al sogno. Questo grado viene chiamato astrale.

Il progresso del progenitore umano continua: ai due elementi già presenti in lui si aggiunge un terzo elemento formato dalla sostanza ora descritta. Ha dunque ora un nucleo essenziale interiore, arupico o senza forma, un corpo di pensiero e un corpo astrale. Anche gli animali acquisiscono un corpo astrale e le piante si distaccano dalla coscienza degli Spiriti del Crepuscolo assumendo la forma di esseri astrali indipendenti.

Il progresso ulteriore dell'evoluzione consiste nel fatto che il processo di condensazione giunge fino allo stato che chiamiamo fisico. Si tratta, in primo luogo, dello stato fisico più rarefatto: quello dell'etere più sottile. Il progenitore umano, per mezzo degli Spiriti della Forma, acquista, oltre ai suoi elementi precedenti, anche un corpo eterico sottilissimo. La sua costituzione è dunque la seguente: un nucleo di pensiero senza forma o arupico, un corpo di pensiero rupico o dotato di forma, un corpo astrale e un corpo eterico. Gli animali hanno un corpo di pensiero rupico, un corpo astrale e un corpo eterico. Le piante hanno un corpo astrale e un corpo eterico. Ora i minerali cominciano a manifestarsi quali forme eteriche indipendenti.

A questo punto dell'evoluzione, abbiamo dunque a che fare con quattro regni: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano. Nel corso dell'evoluzione, però, sono sorti altri tre regni. All'epoca in cui gli animali allo stato del pensiero (rupa) si distaccarono dagli Spiriti del Fuoco, gli Spiriti della Personalità eliminarono anche da loro i dati esseri composti di indeterminata materia di pensiero che si addensa come una nuvola per poi dissolversi di nuovo. Non sono esseri indipendenti, ma una massa irregolare e informe. Questo è il primo regno elementare. Nel periodo astrale, qualcosa di simile viene eliminato dagli Spiriti del Fuoco. Si tratta di ombre d'immagini o larve, simili alle immagini della coscienza immaginativa onirica, e formano il secondo regno elementare. Infine, all'inizio del periodo fisico, si distaccano dagli Spiriti del Crepuscolo entità immaginative indefinite. Anche queste entità non sono indipendenti, ma sono in grado di manifestare forze simili a passioni e affetti umani e animali. Questi affetti privi di stabilità e d'indipendenza formano il terzo regno elementare. Gli esseri dotati di coscienza immaginativa possono percepire queste creazioni come luce fluttuante, come fiocchi di colori, odori, sapori, ogni sorta di suoni e rumori. Tuttavia, dobbiamo immaginare tutte queste percezioni come fantasmi.

Al momento in cui la Terra, dallo stato astrale precedente, si va condensando in un tenue corpo eterico, dobbiamo immaginarcela come un conglomerato di una massa fondamentale eterico-minerale e di esseri vegetali, animali e umani in uno stato eterico. Inoltre, tutto lo spazio intermedio è come riempito dagli esseri dei tre regni elementari, che fluttuano e interpenetrano anche gli altri esseri.

Il pianeta terrestre è abitato da entità spirituali superiori la cui attività si esercita in molti modi sui regni suddetti. Esse formano, per così dire, una comunità spirituale, uno stato spirituale e la loro dimora e officina è il pianeta terrestre che portano con sé come la lumaca porta il suo guscio. Ma è importante notare che, all'epoca, ciò che oggi è separato dalla Terra, come il Sole e la Luna, era ancora completamente unito a essa. Entrambi i pianeti si distaccarono dalla Terra solo in seguito.

A questo livello, l'«uomo superiore» (uomo spirituale, spirito vitale, sé spirituale, cioè atma, budhi, manas) non ha ancora alcuna indipendenza. È ancora un membro dello stato spirituale e, in primo luogo, è ancora legato agli Spiriti della Forma, come la mano è legata all'organismo umano come un membro dipendente.

Abbiamo così seguito il processo di formazione della Terra fino all'inizio del suo stato fisico. Mostreremo in seguito come il progresso continui durante questo stato e, nel corso dell'evoluzione, raggiungeremo le epoche descritte nei primi capitoli della cronaca dell'Akasha relative al progresso della Terra.

Gli stati d'evoluzione di cui abbiamo parlato, cioè lo stato arupico, rupico, astrale e fisico, che differenziano un «piccolo giro» (ronda), sono detti, nei manuali teosofici, globi. Si parla dunque, sotto questo aspetto, di globi arupici, rupici, astrali e fisici. A taluni questa denominazione non piace, ma qui non faremo questione di denominazioni; l'importante non sono i nomi, bensì le cose. È meglio cercare di descrivere le cose nel miglior modo possibile piuttosto che preoccuparsi troppo dei nomi, che, dovendo descrivere fatti del mondo spirituale con espressioni prese dal mondo sensibile, saranno sempre un linguaggio figurato.

Siamo dunque arrivati, nella descrizione dell'evoluzione del mondo umano, al punto in cui la Terra inizia il suo processo di condensazione fisica. Immaginiamoci lo stato di evoluzione di questo mondo umano a questo punto: ciò che più tardi apparirà come Sole, Luna e Terra è ancora riunito in un unico corpo, composto solo di sottilissima materia eterica. È in questa materia che gli uomini, gli animali, le piante e i minerali che appariranno come tali più tardi. Per consentire un ulteriore progresso dell'evoluzione, quel corpo cosmico deve prima dividersi in due parti: una di queste sarà il futuro Sole, mentre l'altra conterrà il futuro Sole e la Terra e la Luna future. Successivamente, avviene una scissione anche in quest'ultimo corpo cosmico: si distacca quello che diventa la Luna, e la Terra rimane isolata come dimora dell'uomo e degli altri esseri viventi.

Chi conosce la letteratura teosofica in uso, dovrà rendersi chiaramente conto che la scissione di quel corpo cosmico avviene all'epoca in cui questa letteratura pone l'evoluzione della cosiddetta seconda razza radicale umana. I progenitori umani di questa razza vengono descritti quali forme dotate di sottili corpi eterici. Tuttavia, non dobbiamo immaginare che questi corpi eterici avrebbero potuto svilupparsi sulla Terra attuale dopo la sua separazione dal Sole e l'eliminazione della Luna. Avvenuta questa scissione, non era più possibile che tali corpi eterici esistessero.

Seguendo l'evoluzione umana nel ciclo a cui ora siamo giunti e che ci porta fino all'epoca attuale, si possono individuare diverse condizioni principali, e la nostra attuale è la quinta. Di esse abbiamo già parlato nelle precedenti comunicazioni della cronaca dell'Akasha; qui aggiungeremo ciò che occorre per approfondire quei dati.

La prima condizione ci mostra il progenitore umano come entità costituita di etere sottilissimo. La letteratura teosofica tradizionale chiama queste entità, in modo alquanto inesatto, la prima razza radicale.

Questo stato si mantiene ancora, nelle sue caratteristiche essenziali, durante la seconda epoca in cui la letteratura teosofica pone la seconda razza radicale. Fino a questo grado d'evoluzione, il Sole, la Luna e la Terra costituiscono ancora un solo corpo. Ora il Sole si scinde dal resto e diventa un corpo indipendente, togliendo così alla Terra, ancora congiunta alla Luna, tutte quelle forze per mezzo delle quali i progenitori umani potevano mantenere il loro stato eterico. Con la scissione del Sole, le forme umane e quelle degli altri esseri compagni dell'uomo subiscono un processo di consolidamento. Questi esseri devono ora, in un certo senso, trovare una nuova dimora.

Non sono soltanto le forze materiali ad abbandonare questa dimora, ma anche quelle entità spirituali di cui abbiamo detto in precedenza che formavano una comunità spirituale sul corpo cosmico che il Sole ha eliminato da sé. Se queste entità fossero rimaste congiunte alle forze che si sarebbero sviluppate più tardi sulla Terra e sulla Luna, non avrebbero potuto evolversi fino ai gradi adeguati.

La loro ulteriore evoluzione richiedeva una dimora diversa. Questa dimora viene loro offerta dal Sole dopo che esso si è, per così dire, purificato dalle forze della Terra e della Luna. A questo livello, gli esseri possono agire sulla Terra e sulla Luna solo dall'esterno, cioè attraverso il Sole.

Questo mostra il senso di una tale scissione. Talune entità, assai più elevate dell'uomo, hanno compiuto, fino a questo momento, la propria evoluzione su quell'unico corpo cosmico che abbiamo caratterizzato; ora ne richiedono una parte per sé, lasciando il resto all'uomo e ai suoi compagni.

La scissione del Sole causò una rivoluzione radicale nell'evoluzione dell'uomo e degli altri esseri; questi caddero, in un certo senso, da una forma di vita superiore a una inferiore; e ciò fu inevitabile, dal momento che persero la comunione diretta con quegli esseri superiori. La loro evoluzione sarebbe dovuta arrestarsi in una via senza uscita, se non fosse sopraggiunto un altro evento cosmico che riattivò il progresso e condusse l'evoluzione in una direzione del tutto diversa. Con le forze che attualmente sono concentrate nella Luna isolata e che allora erano ancora dentro la Terra, un ulteriore progresso sarebbe stato impossibile. Con queste forze non sarebbe potuta emergere l'umanità attuale, bensì soltanto una specie di esseri nei quali gli affetti come ira, odio, ecc., sviluppatisi durante il terzo grande giro lunare, si sarebbero manifestati in modo esponenziale assumendo caratteri animaleschi.

E questo, per un certo periodo, avvenne realmente. L'immediata conseguenza della scissione del Sole fu la formazione di una terza condizione principale dei progenitori umani, che nella letteratura teosofica viene chiamata la terza razza radicale, la razza lemurica. Questo stato di evoluzione non è infatti molto adeguato a definirlo, poiché i progenitori umani di quel periodo non possono essere paragonati a ciò che attualmente viene chiamato «razza». Bisogna dunque ben comprendere che le forme di evoluzione, tanto nel lontano passato quanto nell'avvenire, sono talmente diverse dalle attuali che le nostre denominazioni attuali non possono servire che da termine di paragone e spesso perdono ogni senso quando sono attribuite a quelle lontane epoche.

Il termine «razze» può essere utilizzato in senso stretto solo a partire dal secondo terzo della terza epoca principale, la lemurica. Fu solo allora che si formò ciò che ora chiamiamo «razza». Questo carattere di razza si mantiene durante l'epoca dell'evoluzione atlantica, che è la quarta condizione principale, e giunge fino alla nostra epoca, che è la quinta. Tuttavia, già alla fine della nostra quinta epoca, la parola «razza» perderà ogni significato. In futuro, l'umanità sarà divisa in modo che le sue parti non potranno più essere chiamate «razze». La letteratura teosofica tradizionale ha contribuito a creare molta confusione su questo argomento, in particolare a causa di quel libro che, d'altra parte, ha il grande merito di aver divulgato per primo, alla nostra epoca, la concezione teosofica, cioè il Buddhismo esoterico del Sinnett. In tale opera, l'evoluzione cosmica è rappresentata come se le «razze» si ripetessero eternamente con gli stessi caratteri, attraverso i giri cosmici. Ma non è così. Anche ciò che può essere chiamato «razza» nasce e scompare, e la parola «razza» dovrebbe essere usata solo per un certo tratto dell'evoluzione umana. Prima e dopo questo periodo, vi sono forme di evoluzione affatto diverse dalle «razze».

La vera decifrazione della cronaca dell'Akasha giustifica pienamente questa osservazione ed è per questo che è stata qui osata. Il decifratore è pienamente d'accordo con la vera indagine spirituale; altrimenti non avrebbe mai sollevato un'obiezione contro libri così meritori per la letteratura teosofica. Inoltre, gli sia consentito osservare, sebbene sia evidente, che le ispirazioni del grande maestro menzionato nel Buddhismo esoterico non sono in contraddizione con quanto esposto, ma il malinteso è sorto solo perché l'autore di quel libro ha tradotto a modo suo la saggezza di quelle ispirazioni nell'attuale linguaggio comune.

La terza condizione principale dell'evoluzione umana è quella in cui appunto sono sorte le «razze», e questo avvenimento è stato prodotto dalla scissione della Luna dalla Terra, che è avvenuta in concomitanza con il sorgere della bisessualità. Questo momento dell'evoluzione umana è stato più volte accennato nelle comunicazioni della cronaca dell'Akasha esposte nei capitoli precedenti. Quando la Terra si distaccò dal Sole, non esistevano ancora un sesso maschile e un sesso femminile nell'umanità. Ogni essere umano riuniva nel suo corpo, ancora formato di materia tenuissima, entrambi i sessi. È importante però ricordare che questi progenitori umani bisessuali si trovavano, rispetto all'uomo attuale, a un livello di evoluzione inferiore. Gli istinti inferiori agivano in loro con un'energia smisurata e non vi era ancora traccia di un'evoluzione spirituale. Il fatto che questa poté risvegliarsi e che l'azione degli istinti inferiori venne limitata è connesso al fatto che, nello stesso momento in cui Terra e Luna si separarono, la Terra entrò a far parte della sfera d'azione di altri corpi celesti. Ora prenderemo in esame la straordinaria cooperazione della Terra con altri corpi celesti e il suo incontro con nuovi pianeti, eventi che la letteratura teosofica chiama lemurica. Abbiamo già seguito lo sviluppo della Terra prima che raggiungesse la sua forma attuale e abbiamo chiamato Saturno, Sole, Luna e, infine, Terra, le diverse fasi attraversate. Questa stessa evoluzione verrà ora nuovamente descritta da un altro punto di vista. E ciò ha la sua buona ragione. Le verità relative ai mondi superiori non sono mai abbastanza considerate da diversi punti di vista; occorre renderci conto che da un solo lato, qualunque esso sia, non si può farne che un misero abbozzo. Solo a poco a poco, guardando la stessa cosa dai più diversi punti di vista, le impressioni ricevute si completeranno a vicenda, dandoci un'immagine sempre più vivace. Solo tali immagini, non già rigidi concetti schematici, possono aiutare chiunque voglia addentrarsi nei mondi superiori. Quanto più le immagini sono ricche di vita e di colore, tanto più c'è speranza di poterci avvicinare alla realtà superiore.

È evidente, però, che le immagini dei mondi superiori risvegliano la diffidenza di molti dei nostri contemporanei. Si accettano volentieri i concetti schematici, le suddivisioni col maggior numero possibile di nomi del devachan, dell'evoluzione planetaria, ecc., ma non si accetta facilmente che qualcuno ardisca descrivere i mondi superiori come si descriverebbero i paesaggi del Sud America durante un viaggio. Eppure, bisognerebbe comprendere che solo immagini fresche e ricche di vita, e non rigidi schemi e vuoti nomi, possono essere di vera utilità.

16°L'uomo terrestre

In questo capitolo prenderemo come punto di partenza l'uomo terrestre. Così come vive attualmente sulla Terra, l'uomo è costituito dal corpo fisico, dal corpo eterico o corpo vitale, dal corpo astrale e dall'io. Questa quadruplice natura umana racchiude in sé le potenzialità di un'evoluzione superiore. L'io lavora per trasformare i corpi «inferiori» e sviluppare in essi gli arti superiori della natura umana. L'elevazione e la purificazione del corpo astrale per opera dell'io producono il sé spirituale (manas); la trasformazione del corpo eterico o corpo vitale crea lo spirito vitale (budhi), e la trasformazione del corpo fisico crea il vero uomo spirituale (atman). Attualmente, il periodo dell'evoluzione terrestre è caratterizzato dalla piena attuazione della trasformazione del corpo astrale; la trasformazione consapevole del corpo eterico e del corpo fisico appartiene invece a epoche future e, al momento, è cominciata soltanto per gli iniziati, gli occultisti e i loro discepoli.

Questa triplice trasformazione dell'uomo è consapevole e si è sviluppata a partire da un processo più o meno inconscio, avvenuto durante l'evoluzione terrestre fino ad oggi. In questa trasformazione incosciente del corpo astrale, del corpo eterico e del corpo fisico si cela l'origine dell'anima senziente, dell'anima razionale e dell'anima cosciente. (Cfr. il mio studio L'educazione del fanciullo dal punto di vista della scienza dello spirito e il libro Teosofia).

Cerchiamo ora di renderci conto quale dei tre corpi dell'uomo (il fisico, l'eterico e l'astrale) sia, in generale, il più perfetto. Si potrebbe essere tentati di considerare il corpo fisico come il più basso e perciò anche il più imperfetto. Ma ciò sarebbe un errore. È vero che tanto il corpo astrale quanto il corpo eterico raggiungeranno in futuro una grande perfezione, ma attualmente il corpo fisico è, nel suo genere, più perfetto degli altri due. L'errore sopraccitato può sorgere soltanto perché l'uomo ha in comune con il regno minerale, il regno più basso fra quelli terrestri, il proprio corpo fisico; con il regno vegetale, il corpo eterico, e con il regno animale, il corpo astrale.

È vero che il corpo fisico umano è composto delle stesse sostanze e delle stesse forze del regno minerale, ma il modo in cui queste sostanze e queste forze agiscono insieme nel corpo umano è l'espressione di una grande saggezza e perfezione dell'organismo. Chi si mette a studiare la costruzione del corpo umano, non soltanto con il freddo intelletto, ma anche con tutto il sentimento dell'anima, se ne persuaderà ben presto. Basta osservare una parte qualsiasi del corpo fisico umano, ad esempio la parte superiore del femore, per accorgersi che non si tratta di un ammasso di materia qualunque, bensì di una costruzione, fatta con arte mirabile, di diverse piccole travi che vanno in direzioni differenti. Nessun ingegnere dei nostri tempi saprebbe costruire con tanta sapienza l'armatura di un ponte o qualsiasi altra cosa simile. Questo supera ancora oggi qualsiasi perfezione della sapienza umana. L'osso è modellato in modo così sapiente da ottenere, con la minima quantità possibile di materia e grazie alla disposizione delle piccole travi, la resistenza necessaria a sorreggere la parte superiore del corpo umano. Per ottenere la massima forza con la minima quantità di materia possibile, viene impiegata una disposizione delle piccole travi che permette di ottenere il massimo effetto. La contemplazione di un tale capolavoro di architettura naturale non può che riempirci di ammirazione. La nostra ammirazione non è minore dinanzi alle meraviglie create dal cervello e dal cuore umano e, più in generale, da tutto l'insieme del corpo fisico umano.

A confronto con ciò, il grado di perfezione raggiunto, ad esempio, nel ciclo attuale di evoluzione dal corpo astrale appare modesto. Esso è portatore di gioia e dolore, passioni, istinti, brame, ecc. Ma quali attacchi non lancia questo corpo astrale contro i sapienti ordinamenti del corpo fisico! La maggior parte dei cibi e delle bevande che l'uomo assume per piacere sono veleno per il cuore. Questo dimostra come l'attività che contribuisce alla costruzione fisica del cuore sia più saggia dell'attività del corpo astrale, che anzi lavora in opposizione alla prima. È vero che il corpo astrale raggiungerà, in futuro, un grado di saggezza maggiore, ma attualmente non è ancora così perfetto come lo è il corpo fisico. Lo stesso si potrebbe dire per il corpo eterico e anche per l'Io, quell'entità che deve continuamente, attraverso errori e illusioni, tentare e ritentare, aprirsi un varco verso la saggezza.

Se si confrontano i diversi gradi di perfezione degli elementi umani, non sarà difficile riconoscere che il corpo fisico è attualmente, nel suo genere, il più perfetto; che il corpo eterico è tale in un grado minore, il corpo astrale in un grado ancora inferiore e che l'io è il meno perfetto di tutti nel suo genere. Il corpo fisico umano è il più perfetto perché, durante le diverse evoluzioni planetarie della Terra, dimora dell'uomo, è stato elaborato più a lungo rispetto agli altri elementi. Il corpo fisico dell'uomo ha attraversato tutti i gradi d'evoluzione di Saturno, Sole, Luna e Terra (fino al grado attuale). Tutte le forze di questi corpi planetari hanno lavorato su di esso, l'una dopo l'altra, permettendogli di raggiungere, poco alla volta, il suo attuale grado di perfezione. Esso è dunque l'elemento più antico della natura umana attuale.

Il corpo eterico, nella sua forma attuale nell'uomo, non esisteva ancora all'epoca di Saturno e si è sviluppato solo durante l'evoluzione del Sole. A differenza del corpo fisico, esso non è stato sottoposto al lavoro delle forze di quattro corpi planetari, ma soltanto di tre: il Sole, la Luna e la Terra.

Solo in un futuro periodo di evoluzione il corpo eterico potrà raggiungere la perfezione che caratterizza attualmente il corpo fisico. Il corpo astrale si è aggiunto al corpo fisico e al corpo eterico solo durante l'epoca lunare, mentre l'io si è aggiunto solo durante l'epoca terrestre. Immaginiamo che il corpo fisico umano su Saturno avesse raggiunto un certo grado di sviluppo e che, sul Sole, avesse continuato a progredire fino a diventare il portatore del corpo eterico. Su Saturno, il corpo fisico era diventato un meccanismo estremamente complicato, ma ancora privo di vita. Fu questa sua complessità che finì per distruggerlo, poiché non poté più reggersi con le sole forze minerali; e la distruzione dei corpi fisici umani determinò la fine di Saturno.

Dei regni naturali attuali (il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano) su Saturno esisteva solo quest'ultimo. Gli animali, le piante e i minerali non esistevano ancora. Dei quattro regni naturali odierni, su quel corpo celeste esisteva soltanto l'uomo in quanto corpo fisico, ma questo corpo fisico era una sorta di complicato minerale. Le altre forme di vita sorsero quando, sui corpi celesti successivi, non tutti gli esseri raggiunsero pienamente la meta della loro evoluzione. Solo una parte dei corpi umani formatisi su Saturno raggiunse la meta prestabilita per quel corpo celeste e si risvegliò sul Sole a una nuova vita nella loro antica forma, che fu ora compenetrata dal corpo eterico. Questo li portò a svilupparsi a un grado più alto di perfezione e a diventare una specie di uomini vegetali. L'altra parte dei corpi umani, che non aveva raggiunto la meta dell'evoluzione su Saturno, dovette poi riguadagnare quanto aveva perduto, in condizioni assai meno favorevoli; rimasero perciò più indietro di coloro che avevano raggiunto la meta su Saturno. Così, accanto al regno umano, nacque sul Sole un secondo regno naturale.

Non tutti gli organi che si trovano attualmente nel corpo umano hanno avuto origine su Saturno. Sono invece gli organi sensori del corpo fisico quelli che ebbero origine in quella lontana epoca. Su Saturno si formarono i primi rudimenti degli occhi, degli orecchi, ecc., quali corpi minerali, come pressappoco oggi si formano i cristalli inanimati sulla Terra; ma la forma attuale di questi organi l'hanno acquistata trasformandosi, via via, verso una sempre maggior perfezione in ciascuna delle successive epoche planetarie. Su Saturno erano semplicemente apparecchi fisici e null'altro; sul Sole, poi, si trasformarono, perché venne a compenetrarli un corpo eterico o vitale, e così furono inseriti nel processo vitale, divenendo apparecchi fisici vitalizzati. A questi si aggiunsero le parti del corpo fisico umano che si sviluppano soltanto sotto l'influenza di un corpo eterico, ossia gli organi della crescita, della nutrizione e della generazione. Naturalmente, i primi rudimenti di questi organi, come si svilupparono sul Sole, non avevano la perfezione di forma di quelli attuali.

Gli organi più elevati, che si aggiunsero al corpo umano in quel periodo sotto l'azione reciproca del corpo fisico e del corpo eterico, furono quelli che attualmente sono divenuti le glandole. Così il corpo fisico umano sul Sole è un sistema glandolare nel quale sono innestati gli organi sensori al grado di sviluppo che hanno raggiunto. Sulla Luna l'evoluzione continua e al corpo fisico e al corpo eterico viene ad aggiungersi il corpo astrale.

Con ciò, nel sistema glandolare-sensorio si innestano i primi rudimenti di un sistema nervoso. Come si può notare, il corpo fisico umano diventa, nelle successive epoche evolutive planetarie, sempre più complesso. Sulla Luna, esso è costituito da nervi, ghiandole e sensi. I sensi hanno già subito un processo di trasformazione e perfezionamento, mentre i nervi sono ancora nella fase iniziale.

Considerato nel suo insieme, l'uomo lunare è costituito da un corpo fisico, un corpo eterico e un corpo astrale. Il corpo fisico è costituito da tre elementi, in quanto subisce l'influenza delle forze di Saturno, del Sole e della Luna; il corpo eterico è costituito da due elementi, in quanto subisce l'influenza delle forze del Sole e della Luna; il corpo astrale è costituito da un solo elemento, in quanto subisce l'influenza delle sole forze della Luna.

Grazie al corpo astrale, l'uomo lunare ha acquisito la capacità di percepire le cose e di avere una vita interiore. È in grado di formare, all'interno del corpo astrale, immagini di ciò che avviene intorno a lui. Queste immagini sono, sotto certi aspetti, paragonabili alle immagini oniriche della coscienza umana attuale, ma sono più vivaci e colorite. Inoltre, sono importanti perché si riferiscono a processi del mondo esteriore, mentre i sogni attuali sono solo echi della vita quotidiana o, comunque, riflessi confusi di processi interiori o esteriori. Le immagini della coscienza lunare, invece, corrispondevano perfettamente a ciò a cui si riferivano all'esterno. Supponendo, ad esempio, che un uomo lunare, come l'abbiamo descritto, composto cioè di corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, si avvicinasse a un altro essere lunare, non potrebbe percepirlo nello spazio, capacità che è diventata possibile soltanto alla coscienza terrestre dell'uomo; ma nel suo corpo astrale si formerebbe un'immagine che, nella forma e nel colore, manifesterebbe esattamente se l'altro essere gli ispira simpatia o antipatia, se potrebbe essergli utile o diventargli pericoloso. L'uomo lunare poteva così regolarsi esattamente secondo le immagini che gli nascevano nella coscienza immaginativa. Queste immagini erano per lui un mezzo di orientamento perfetto e il sistema nervoso, innervato nel corpo fisico, era lo strumento fisico di cui si serviva il corpo astrale per mettersi in relazione con i regni naturali inferiori.

Perché questa trasformazione dell'uomo durante l'epoca lunare potesse avvenire, era necessaria la collaborazione di un grande evento cosmico. L'introduzione del corpo astrale e la formazione di un sistema nervoso nel corpo fisico divennero possibili solo a seguito della scissione di ciò che era un corpo solo, cioè il Sole, in due parti: il Sole e la Luna. Il primo salì al rango di stella fissa, la seconda rimase un pianeta (ciò che prima era il Sole) e cominciò a orbitare intorno a esso, dal quale si era separata.

Ciò produsse un'importantissima trasformazione in tutto ciò che viveva sul Sole e sulla Luna, e noi seguiremo questo processo di trasformazione solo in quanto riguarda la vita della Luna. L'uomo, composto di corpo fisico e corpo eterico, dopo la scissione della Luna dal Sole, era rimasto congiunto alla prima ed era entrato in condizioni di vita affatto nuove. Infatti, la Luna aveva sottratto al Sole solo una parte delle forze in esso contenute, e solo queste agivano ora sull'uomo dal suo stesso pianeta; l'altra parte di forze era stata trattenuta dal Sole, che ora le riversava dal di fuori sulla Luna e sull'uomo che l'abitava. Se il rapporto fosse rimasto quello di prima, se tutte le forze del Sole avessero continuato a pervenire all'uomo dalla sua dimora, non avrebbe potuto risvegliarsi in lui quella vita interiore che si manifesta nel sorgere delle immagini del corpo astrale. La forza del Sole continuò ad agire dall'esterno sul corpo fisico e sul corpo eterico, sui quali aveva agito in precedenza, ma lasciò libera una parte di questi due corpi, che fu esposta agli influssi provenienti da quel corpo cosmico nuovamente formato, vale a dire dalla Luna. L'uomo sulla Luna restò, quindi, soggetto a una doppia azione: quella del Sole e quella della Luna. Fu grazie all'azione della Luna se dal corpo fisico e dal corpo eterico si formarono quegli organi che consentirono il plasmarsi del corpo astrale. Un corpo astrale può creare immagini solo quando le forze solari non gli provengono dal suo pianeta, ma da fuori. Gli influssi della Luna trasformarono i rudimenti dei sensi e gli organi glandolari in modo che a essi poté aggiungersi un sistema nervoso; gli influssi del Sole, invece, fecero sì che le immagini prodotte da questo sistema nervoso corrispondessero, nel modo sopra descritto, ai processi lunari esteriori.

Tuttavia, l'evoluzione poteva proseguire così solo fino a un certo punto. Se questo punto fosse stato superato, l'uomo lunare si sarebbe indurito nella sua vita immaginativa interiore, perdendo così ogni nesso con il Sole. Allora il Sole accolse nuovamente in sé la Luna, e per un certo periodo essi costituirono di nuovo un unico corpo. Questa riunione durò finché l'uomo non giunse al punto di poter evitare quell'indurimento al quale sarebbe andato incontro sulla Luna grazie a un altro progresso nell'evoluzione. Avvenne quindi una nuova scissione; ma questa volta la Luna assorbì dal Sole altre forze che in precedenza non aveva avuto, e ciò produsse, dopo qualche tempo, una nuova scissione. Quello che si era staccato per ultimo dal Sole era un corpo celeste che conteneva tutte le forze e tutti gli esseri che attualmente si trovano sulla Terra e sulla Luna. La Terra, dunque, conteneva ancora la Luna, che ora le orbita intorno. Se la Luna fosse rimasta ancorata alla Terra, quest'ultima non avrebbe potuto diventare il teatro dell'evoluzione umana attuale. L'uomo avrebbe dovuto rimanere indietro sulla Terra, così purificata, per continuare la sua evoluzione. Così, dall'antico Sole si formarono tre corpi celesti e le forze di due di essi (del nuovo Sole e della nuova Luna) giunsero d'ora in poi alla Terra e ai suoi abitanti da fuori.

Questo progresso nell'evoluzione dei corpi celesti ha reso possibile l'aggiunta alla triplice natura umana, quale era ancora sulla Luna, del quarto elemento, l'io. Ciò era collegato al perfezionamento del corpo fisico, del corpo eterico e del corpo astrale. Il perfezionamento del corpo fisico consistette nel formarsi in esso del sistema cardiaco che preparava il sangue caldo. Naturalmente, anche il sistema sensorio, il sistema ghiandolare e il sistema nervoso dovettero trasformarsi in modo da armonizzare con il nuovo sistema sanguigno caldo. Gli organi dei sensi, però, vennero trasformati in modo che potesse nascere la coscienza oggettiva che trasmette la percezione delle cose esteriori, e che l'uomo possiede attualmente dalla mattina alla sera. Sull'antica Luna i sensi non erano ancora aperti verso l'esterno: le immagini della coscienza sorgevano da dentro; proprio questo aprirsi dei sensi al di fuori è la conquista dell'evoluzione terrestre.

Come accennato in precedenza, non tutti i germi dei corpi umani allo stato embrionale su Saturno avevano raggiunto la meta prefissata e, sul Sole, era sorto un secondo regno naturale accanto al regno umano nella sua forma di allora. Ora, dobbiamo immaginare che a ciascuna delle successive tappe dell'evoluzione, sul Sole, sulla Luna e sulla Terra, sempre vi furono esseri che non raggiunsero la meta prefissata e che, rimanendo indietro, diedero origine ai regni naturali inferiori. Il regno animale, che segue immediatamente l'uomo, è quello che si era arretrato già su Saturno, ma che, in parte e in condizioni più sfavorevoli, ha recuperato terreno nell'evoluzione sul Sole e sulla Luna, così che sulla Terra, se non ha raggiunto l'uomo, ha comunque acquisito la facoltà di ricevere il sangue caldo, come lui. Prima dell'epoca terrestre, il sangue caldo non era presente in nessuno dei regni naturali. Gli attuali animali a sangue freddo (o variabile) e talune piante hanno avuto origine dal fatto che alcuni esseri del regno inferiore del Sole, a loro volta, nell'evoluzione restarono indietro rispetto agli altri dello stesso regno. L'attuale regno minerale è sorto solo durante l'epoca terrestre.

Il quadruplice uomo terrestre riceve dal Sole e dalla Luna l'influsso di quelle forze che sono rimaste congiunte con questi corpi celesti. Dal Sole riceve le forze necessarie alla crescita e al progresso, mentre dalla Luna riceve le forze formatrici e solidificatrici. Se l'uomo ricevesse solo l'influsso del Sole, la sua crescita sarebbe smisuratamente accelerata.

Per questo motivo, dopo un certo tempo, l'uomo dovette abbandonare il Sole e sottoporsi all'azione dell'antica Luna, che si era separata dal Sole; un'azione ritardataria e ostacolante del progredire troppo rapido.

Se invece l'uomo fosse rimasto congiunto alla Luna in modo durevole, le forze ostacolanti lo avrebbero cristallizzato in una rigida forma. Perciò l'uomo procede nell'esistenza terrestre, nella quale le due diverse influenze si equilibrano adeguatamente. Contemporaneamente, però, si raggiunge il momento in cui al quadruplice essere umano si aggiunge qualcosa di superiore: l'anima, intesa come essere interiore.

Il corpo fisico dell'uomo è l'espressione e l'effetto di ciò che avviene negli altri tre elementi: nel corpo eterico, nel corpo astrale e nell'io.

Dalle notizie della cronaca dell'Akasha date fin qui, abbiamo visto come, nel corso dell'evoluzione, questi altri elementi siano venuti via via a inserirsi nella formazione del corpo fisico. Durante l'evoluzione di Saturno nessuno di questi elementi era ancora congiunto al corpo fisico, ma a quell'epoca fu gettata la prima base della sua formazione.

Non si creda però che le forze che più tardi agirono sul corpo fisico per mezzo del corpo eterico, del corpo astrale e dell'io, non agissero su di esso già su Saturno. Esse avevano agito fin da allora, ma in certo senso, solo dall'esterno, non dall'interno. Le forze che più tardi si concentrarono in essi, agivano dall'atmosfera circostante di Saturno e formarono la prima base del corpo fisico. Successivamente, sul Sole, questa base venne trasformata, perché una parte di quelle forze costituì il corpo eterico umano speciale e agì ora sul corpo fisico non più soltanto dall'esterno, ma anche dall'interno. La stessa cosa avvenne sulla Luna riguardo al corpo astrale e sulla Terra il corpo fisico umano si trasformò per la quarta volta, diventando la dimora dell'io che ora agisce al suo interno.

Perciò, per lo sguardo dell'occultista, il corpo fisico umano non è nulla di rigido o di permanente nella sua forma o nella sua attività. Esso è in continua trasformazione e tale trasformazione si compie anche durante l'attuale periodo terrestre della sua evoluzione. Per comprendere la vita umana è necessario farsi un'idea di tale trasformazione.

L'osservazione scientifico-spirituale degli organi umani mostra che questi si trovano a diversi stadi di evoluzione. Nel corpo umano esistono organi che stanno compiendo un'evoluzione discendente e altri che stanno compiendo un'evoluzione ascendente. I primi, in futuro, perderanno sempre più importanza per l'uomo; hanno ormai superato il culmine della loro missione e quindi si atrofizzeranno fino a scomparire. Altri organi, invece, si trovano in un'evoluzione ascendente e sono ancora in uno stadio embrionale; si svilupperanno in futuro verso forme più perfette, adatte a compiti più elevati. Appartengono a questi ultimi, fra gli altri, gli organi deputati alla riproduzione e alla procreazione del proprio simile, che in futuro cederanno la loro funzione ad altri organi, perdendo ogni importanza. Verrà un tempo in cui saranno completamente degenerati e si dovrà allora scorgere in essi una mera testimonianza di un'epoca passata dell'evoluzione umana.

Altri organi, come il cuore e le parti adiacenti, sono invece all'inizio della loro evoluzione. Ciò che in essi giace ancora in germe si svilupperà pienamente soltanto in futuro. L'interpretazione scientifico-spirituale considera il cuore e i suoi rapporti con il sistema della circolazione sanguigna in modo ben diverso dai concetti della fisiologia attuale, che a questo proposito dipende interamente da rappresentazioni meccanicistiche e materialistiche. La scienza dello spirito riesce così a gettare luce su fatti che alla scienza contemporanea sono familiari, ma dei quali essa non può dare una spiegazione soddisfacente nemmeno lontanamente. L'anatomia ci mostra che i muscoli del corpo umano sono di due specie per quanto riguarda la loro costruzione. Ve ne sono di quelli le cui fibre più piccole sono lisce, altri invece presentano fibre più piccole con striature trasversali regolari. I muscoli lisci sono quelli i cui movimenti sono indipendenti dalla volontà dell'uomo; un esempio sono i muscoli dell'intestino che espellono le feci per mezzo di movimenti regolari sui quali la volontà dell'uomo non ha il minimo influsso. Sono inoltre lisci i muscoli che si trovano nell'iride dell'occhio. Questi muscoli sono responsabili dei movimenti della pupilla, che si allarga quando l’occhio riceve poca luce e si restringe quando è esposto a una luce più forte. Anche questi movimenti sono indipendenti dalla nostra volontà. Invece, i muscoli i cui movimenti sono prodotti dalla volontà umana (ad esempio, i muscoli che servono a mettere in movimento le braccia e le gambe) sono striati.

A questa regola generale fa eccezione il cuore, che è pur sempre un muscolo. Anche il cuore, all'epoca presente dell'evoluzione umana, non dipende dai movimenti della nostra volontà; eppure è un muscolo striato trasversalmente. La scienza dello spirito ne spiega, a suo modo, la causa: il cuore non rimarrà sempre uguale a se stesso, ma cambierà forma e funzione in futuro. È sulla via di diventare un muscolo volontario e in futuro compirà movimenti che saranno il risultato degli impulsi interiori dell'anima umana. La sua struttura mostra già quale sarà la sua importanza in futuro, quando i movimenti del cuore saranno anch'essi espressione della volontà umana, come attualmente lo è l'alzare la mano o l'avanzare il piede. Questa conoscenza del cuore è correlata alla visione d'insieme della scienza dello spirito sui rapporti tra il cuore e la cosiddetta circolazione sanguigna. La scienza meccanicistica-materialistica considera il cuore una sorta di pompa che spinge regolarmente il sangue in tutto il corpo, ovvero ne riconosce la causa del movimento del sangue. La scienza dello spirito mostra una cosa ben diversa. Secondo tale scienza, il pulsare del sangue, tutto il suo movimento interno, sono espressione ed effetto dei processi dell'anima. Tutta l'attività del sangue dipende da cause spirituali. Il pallore della paura, il rossore della vergogna sono manifestazioni grossolane di processi animici nel sangue. Tuttavia, tutto ciò che avviene nel sangue non è che l'espressione di ciò che accade nella vita dell'anima. Il rapporto tra le pulsazioni del sangue e gli impulsi dell'anima è un profondo mistero: i movimenti del cuore non sono la causa, ma l'effetto delle pulsazioni del sangue. In futuro, il cuore, per mezzo di movimenti volontari, porterà nel mondo esteriore la manifestazione di ciò che avviene nell'anima.

Altri organi che partecipano a questa evoluzione ascendente sono gli organi della respirazione, in particolare nella loro funzione di organi della favella. Attualmente l'uomo è in grado di trasformare, per mezzo loro, i propri pensieri in onde aeree; egli imprime così al mondo esterno ciò che sperimenta nel suo interno, trasformando le proprie esperienze interiori in onde aeree. Questo movimento ondulatorio dell'aria è una riproduzione di ciò che avviene nell'interiorità dell'uomo. In futuro, l'uomo sarà sempre più in grado di manifestare il suo intimo essere verso l'esterno. L'ultimo risultato di questa evoluzione sarà che l'uomo giungerà a riprodurre i propri simili per mezzo degli organi della favella giunti al loro massimo grado di perfezione. Gli organi della favella contengono dunque, in germe, i futuri organi di riproduzione. Il fatto che, all'epoca della pubertà, la voce subisca un mutamento nell'individuo maschio è una conseguenza della misteriosa relazione che esiste tra gli organi della favella e quelli della riproduzione.

In tal modo, è possibile considerare scientificamente e spiritualmente l'intero corpo fisico umano con i suoi diversi organi. Per ora, si trattava soltanto di darne qualche esempio. Esistono un'anatomia e una fisiologia scientifico-spirituali e, in un futuro non lontano, l'anatomia e la fisiologia, così come sono attualmente, dovranno lasciarsi fecondare da quelle spirituali, trasformandosi completamente in esse.

In questo campo, è particolarmente evidente che risultati simili non possono essere costruiti sulla base di mere argomentazioni o di speculazioni intellettuali (come le analogie), ma possono risultare soltanto da una vera indagine scientifico-spirituale. È necessario insistere su questo aspetto, perché è troppo facile che zelanti seguaci della scienza dello spirito, quando hanno acquisito poche nozioni di questa disciplina, continuino poi a elaborarle in modo cervellotico. Non c'è da stupirsi, quindi, che da tutto ciò emergano concezioni fantastiche, come se ne trovano in gran quantità in questo campo.

Dall'esposizione precedente, ad esempio, si potrebbe dedurre che gli organi della riproduzione umana, nella loro forma presente, saranno i primi a perdere di importanza nell'avvenire, il che significa che furono anche i primi ad apparire; sarebbero dunque, in un certo senso, gli organi più antichi del corpo umano. Il contrario è vero: essi hanno ricevuto la loro forma attuale più tardi rispetto a tutti gli altri organi e la perderanno per primi.

Ecco ciò che emerge dall'indagine scientifico-spirituale: sul Sole, il corpo fisico umano aveva raggiunto, sotto certi aspetti, il livello della vita vegetale ed era compenetrato dal corpo eterico. Sulla Luna, invece, il corpo acquistò il carattere del corpo animale, perché venne compenetrato dal corpo astrale.

Ma non tutti gli organi presero parte a questa trasformazione; alcuni si arrestarono al grado vegetale. Anche quando il corpo umano si elevò alla sua forma attuale sulla Terra, acquistando l'Io, alcuni organi conservarono un pronunciato carattere vegetale, anche se non avevano proprio l'aspetto delle piante attuali. A questi organi appartengono quelli della riproduzione. Infatti, al principio dell'evoluzione terrestre, gli organi della riproduzione avevano ancora un carattere vegetale, come era noto alla saggezza degli antichi misteri, e l’arte antica, che ha conservato molto delle tradizioni dei misteri, rappresenta l’ermafrodito con gli organi della riproduzione simili a foglie di pianta. Questi sono i precursori degli uomini, che avevano ancora la vecchia specie di organi riproduttivi ed erano bisessuali. Questo è evidente, ad esempio, nell'Ermafrodito del Museo Capitolino di Roma.

Quando si comprenderanno queste cose, si scoprirà anche quale sia, ad esempio, la vera ragione della foglia di fico di Eva. Le spiegazioni attuali derivano, infatti, da un modo di pensare imperfetto e incompleto. Accenneremo ancora incidentalmente che l'Ermafrodito, citato più sopra, ha anche le altre appendici vegetali; all'epoca in cui fu scolpito, infatti, esisteva ancora la tradizione secondo cui, in un'epoca molto lontana, alcuni organi umani, che avevano carattere vegetale, avevano poi assunto un carattere animale.

Tutti questi mutamenti del corpo umano sono l'espressione delle forze trasformatrici insite nel corpo eterico, nel corpo astrale e nell'Io. Le trasformazioni del corpo fisico umano avvengono in concomitanza con l'azione degli arti superiori.

Perciò, tanto la struttura quanto l'azione di questo corpo umano non sono comprensibili se non alla luce della cronaca dell'Akasha, che ci mostra appunto come avvengano le trasformazioni superiori degli arti animici e spirituali dell'uomo. Tutto ciò che è fisico e materiale trova la sua spiegazione nell'elemento spirituale.

E perfino sull'avvenire del mondo fisico si può arrivare a gettare luce quando si penetra nella coscienza spirituale.

Qui terminano le comunicazioni sulla cronaca dell'Akasha, pubblicate sulla rivista Lucifer-Gnosis. Tali comunicazioni sono state successivamente integrate nell'opera di Rudolf Steiner La Scienza Occulta (N. d. T.).


In memoria di Frater Stefano Ravaglia

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