Miei cari amici, è con il cuore profondamente commosso che mi trovo qui, in queste ore gravi, e posso parlare con voi. Rivolgiamo però il nostro primo pensiero a quegli amici che così spesso erano uniti con noi qui, e che ora sono chiamati sul campo di battaglia, dove in modo così stringente si combatte per i destini umani, per i destini dei popoli. E affinché in fedele amore ricordiamo questi amici in questa ora e inviamo loro i nostri pensieri — i nostri pensieri, che possano portare forza, affinché possano rafforzarsi nel luogo dove ora stanno — come segno di ciò, alziamoci per un momento dai nostri posti!
Spiriti delle vostre anime, vigili custodi,
Le vostre ali possano portare
L’amore supplice delle nostre anime
Alla custodia degli uomini di terra a voi affidati,
Affinché, uniti con la vostra potenza,
La nostra supplica brilli d’aiuto
Alle anime che essa amorevolmente cerca.
Vogliamo proclamare ai nostri amici che il Cristo, di cui così spesso abbiamo parlato qui, li fortifichi, veglia su di loro nel campo dove ora si decidono i destini degli uomini e i destini dei popoli, sia con loro!
Miei cari amici, sapete che c’era un’intenzione originaria di completare, nel mese di agosto di quest’anno, la costruzione che vogliamo erigere come sentinella per la vita spirituale del nostro tempo, come la nostra anima l’immagina. Il karma ha voluto diversamente, e noi abbiamo dovuto, con serena rassegnazione, sottometterci a questo karma. Per un po’ abbiamo pensato che proprio in questo momento avrebbe potuto accadere che in questa costruzione si pronunciassero parole di quella fiducia nella vittoria della vita spirituale, di cui la nostra scienza dello spirito ci ha sempre più convinti. Ora, in questo tempo, la nostra costruzione a Dornach presso Basilea non stava completata. Ma il suo rivestimento esteriore c’è: le colonne, che avrebbero dovuto portare le sue cupole che rappresentano i mondi celesti spirituali, sono al loro posto e sono collegate con questi simboli del tetto celeste. Il completamento ancora attende. Fu in luglio che, in una certa fase della nostra costruzione, ho potuto presentire che sarebbe accaduto ciò verso cui mi ero sforzato: che questa costruzione dovesse essere anche una prova del fatto che mediante la forma e la disposizione si potesse raggiungere una vera buona acustica, uno spazio veramente acustico. Osare sperare questo era permesso. Poiché dai luoghi dove ho potuto provare attraverso la parola come l’intero rivestimento trattasse il suono, suonava in modo che si può sperare che l’intenzione si realizzi, che anche nei posti giusti suoni giustamente. Che le parole che sono consacrate alla nostra disposizione d’animo risuonino così in questo spazio, questa è la nostra speranza.
I primi suoni che i nostri amici che lavorano a Dornach sentirono erano l’eco del fuoco che accadeva nella nostra vicinanza immediata, che risuonava dai primi eventi dei gravi eventi entro che ora viviamo. Poiché la nostra costruzione guarda verso quel campo nell’Alsazia Superiore, verso i campi adiacenti che si dirigono verso la Svizzera dove essa si trova. E non solo i segnali dei gravi eventi del nostro tempo erano da udire, ma da vedere era anche, da vari punti della nostra costruzione, il fuoco dei cannoni nell’Alsazia Superiore. Ciò che là accadeva, dapprima ci parlò come un’eco nelle nostre regioni. In noi viveva, quando ci riunivamo nel mezzo del lavoro per le nostre riunioni, il pensiero che dai gravi eventi entro che viviamo, potesse nascere per l’umanità un terreno di pace, su cui potessero fiorire il benessere e la benedizione dello sviluppo dell’umanità.
Come irrompere, talvolta parlando simbolicamente al singolo, un tale evento come quello che ora sperimentiamo! Forse alcuni di voi, miei cari amici, hanno in mano il primo volume del mio libro «Gli enigmi della filosofia», in cui ho voluto presentare il corso dello sviluppo dell’umanità nella ricerca dei grandi misteri del mondo, in cui ho voluto mostrare il percorso del pensiero attraverso i cuori umani e dei popoli. Il secondo volume, come sapete, non è ancora apparso; ma è finito in stampa fino al tredicesimo foglio. Questo tredicesimo foglio affronta, nelle ultime pagine ancora stampate, la filosofia di Boutroux e di Bergson e passa quindi a Preuß, per trattare, come ultima cosa che è stata stampata prima che il grande evento sia iniziato, il — secondo la mia sensibilità, penetrante infinitamente più profondamente di ciò che il filosofo Bergson intende — solitario nella sviluppo filosofico-naturale tedesco Preuß. Si trova con massiccia forza, in questa personalità pensante di Preuß, ciò che un pensatore naturale-scientifico poteva dire sulla vita spirituale. Così si raccolse insieme in questo tredicesimo foglio ciò che i pensieri avrebbero dovuto affrontare, quelli dell’Occidente europeo e quelli che sono nati nel cuore dell’Europa. Nel mezzo di una frase la mia stampa finisce, quasi simbolicamente dividendo la vita spirituale di coloro tra che ora sul piano fisico è scoppiato il grave conflitto che tanto ci commove. E nei primi giorni di agosto dovevo spesso guardare le pagine bianche del foglio rimasto non stampato: anche questo agiva come un simbolo meraviglioso sul mio animo.
Miei cari amici, non stiamo in un tempo in cui si decidono gli eventi subordinati della vita umana. Per quanto rapidamente questi eventi siano piombati su di noi, essi sono profondamente incisivi: sono nati da una necessità come quella con cui un tempo i destini dell’Europa si sono sviluppati, nei tempi delle migrazioni dei popoli, da duri e gravi conflitti. Ciò che in questi tempi deve essere nel confessore della scienza dello spirito è la fiducia nella vittoria e nella vittoriosità della vita spirituale e la fermezza nella fede che gli spiriti che reggono il mondo decideranno le cose come è necessario per la salvezza dell’umanità.
Chi oggi ha bisogno di conforto per il fatto che attraverso la scienza dello spirito uomini strettamente amici si fronteggiano nel fuoco, cerchi di trovare questo conforto dalle parole che ci risuonano dalla Bhagavad Gita. Essa ci rimanda ai tempi antichi dello sviluppo dell’umanità, là dove da una vita originariamente primitiva dell’umanità è emersa una vita successiva, nel che secondo le leggi spirituali che conosciamo, erano uniti coloro che precedentemente avevano vissuto come fratelli con fratelli, sorelle con sorelle. La transizione era avvenuta a una vita diversa dell’umanità, a un ampliamento dell’umanità, così che entro quell’ordinamento nuovo dell’umanità si fronteggiano combattendo coloro che si sapevano fratelli. Ma lo spirito che percorre lo sviluppo dell’umanità trova le parole giuste per versare fiducia, fede e sicurezza nelle anime che così si fronteggiano.
Di nuovo oggi sperimentiamo tempi in cui da regioni diversissime della terra, attraverso quella corrente spirituale che chiamiamo la nostra, si sono riuniti uomini che mediante i loro sentimenti, mediante ciò che dal profondo dell’anima li lega profondamente, si chiamano fratelli, si chiamano sorelle. E di nuovo devono fronteggiarsi: il karma dell’umanità lo vuole così. Ma, miei cari amici, la certezza dobbiamo averla conquistata mediante ciò che abbiamo accolto dalla nostra corrente spirituale nei nostri cuori e nelle nostre anime: che lo spirito che permea lo sviluppo dell’umanità ci fortifichi in questi tempi di tempesta e ci colmi di fiducia, affinché possiamo portare in noi la fede che nel karma mondiale accada il giusto, che si debba combattere, che il sangue debba fluire su sangue, affinché sia raggiunto ciò che il reggitore dei destini del mondo vuole raggiungere con l’umanità della terra. Anche questo sarà un sangue di sacrificio, un sangue di sacrificio sacro! E coloro tra i nostri cari che verseranno questo sangue di sacrificio, diventeranno forti aiutanti dell’umanità nei regni spirituali verso i più alti, i più nobili obiettivi. Poiché in molti modi gli spiriti del mondo parlano a noi uomini. Ci parlano nel modo a cui siamo abituati nei nostri circoli, attraverso le parole che traggono dalla nostra ricerca spirituale e dalla nostra disposizione spirituale. Ma ci parlano anche attraverso i segnali gravi del tuono di guerra. E per quanto possa sembrare naturale a molte anime, con rammarico, che anche questa lingua debba essere utilizzata nella reggenza del mondo verso l’umanità, anime colte dallo spirito devono poter considerare che tale lingua è necessaria nel karma mondiale. È la lingua il cui significato giusto nel singolo caso tocca ai tempi seguenti di comprendere, tempi che possono riguardare ciò che è diventato loro, perché i loro antenati hanno sacrificato il loro corpo, affinché da questo sacrificio del campo di battaglia l’anima trasfigurata possa elevarsi nelle sfere spirituali per la salvezza dell’umanità. E con questa scintilla di commozione spirituale nel cuore possiamo stare rinforzati in tutte le preoccupazioni, in tutte le profonde inquietudini e afflizioni, ma anche in tutte le speranze e in tutte le fiducie che eventi di tale genere grave, come gli attuali, mostrano e rivelano ai nostri occhi esteriori.
Miei cari amici, il 26 luglio ho potuto dire a Dornach ai nostri amici riuniti lì, in seguito a una conferenza che riguardava le questioni della nostra costruzione, le parole che alludevano ai tempi gravi che ci incombono. Tra gli ascoltatori di quel 26 luglio c’erano anche alcuni dei nostri amici che erano allora lì, che ora già stanno sul campo degli eventi gravi, dei più gravi. Allora ho potuto, accanto alla nostra costruzione a Dornach, che deve diventare una sentinella spirituale, gridare ai nostri amici nel cuore: Che ciò che abbiamo acquisito attraverso la nostra corrente spirituale e attraverso la nostra disposizione spirituale agisca in ciascuno di noi, affinché trovi la possibilità, in ciò che ora verrà, di stare in modo potente e fiducioso nel luogo del mondo verso cui il destino lo pone.
C’erano prove del fatto che il nostro movimento spirituale è capace di dare forza, la giusta forza anche in tempi come quelli in cui ora viviamo, e in eventi così gravi in cui ora stiamo. E forse appartiene anche alla forgiatura di questa forza il fatto che coloro su che fuori i proiettili fischiavano, che nella furia della guerra devono vivere, sappiano come in fedele amore, e in noi la custodia di tutti i pensieri che vogliono aiutarli rinforzando, li ricordiamo e ci sentiamo legati a loro. Come starebbe con il nostro movimento se non fosse capace di mantenere le forze dell’anima là dove queste forze dell’anima sono esposte a forti prove del mondo! Che la forza che abbiamo noi stessi conquistato mantenga saldamente legati con i cari amici che stanno fuori, e che questa forza sia così forte che sia qualcosa nel mondo spirituale, che lo spirito che abbiamo cercato di accogliere in noi sia lui stesso qualcosa nell’opera mondiale; e che l’amore, che sappiamo unito al nostro sforzo spirituale, si manifesti particolarmente forte là dove i nostri amici fuori nel mondo fisico hanno un sacrificio sacro da portare!
Miei cari amici, molto ancora si presenterà davanti ai nostri occhi in seguito a ciò che ora è iniziato. Ma abbiamo spesso pronunciato la parola della serena rassegnazione piena di forza. Che essa si compia ora sulle nostre anime. Non sia la parola di quella rassegnazione comoda, che guarda le cose con indifferenza, ma sia la parola di quella rassegnazione piena di azione, che cerca i mezzi e le vie, e attraverso ricerca spirituale fedele le trova anche, per fare il giusto nel luogo giusto. Spesso dovevo chiedermi in questo agosto se fosse giusto tenere i nostri amici alla nostra costruzione a Dornach, e se molti non potessero compiere cose più significative in un altro luogo in questo tempo. Eppure sembra che sia bene, che sia connesso con certe forze di cui lo spirito ha bisogno nei nostri tempi, che questa costruzione non si arresti. Così dunque si continua a lavorare fedelmente su di essa anche in questi tempi difficili. Così essa deve essere tenuta viva nel pensiero che è proprio un insegnamento per la giusta comprensione delle grandi azioni che accadono nel nostro tempo, un insegnamento per la comprensione che in tutto ciò che accade nel nostro tempo, anche la forza dello spirito deve essere. E nutriamo la fede che tutti gli amici che resistono al loro dovere a Dornach, perché questo sembra essere il loro karma, anche in tutto ciò che di importante emergerà dagli eventi profondamente moventi entro che stiamo, potranno riempire il loro ruolo, ognuno nel posto verso cui il karma lo pone. Cerchiamo di farlo, miei cari amici, come ci appare da quello che il giorno porta alla nostra anima, quello che il giorno ci lascia osservare come il nostro possibile dovere in questo tempo. Cerchiamo di fare tutto questo; cerchiamo di fare ogni dovere che dobbiamo considerare come un dovere di amore umano disinteressato, come un dovere di disponibilità al sacrificio nel tempo in cui a tanti uomini sono richiesti tanti sacrifici. Partecipiamo al servizio sacrificale dello sviluppo dell’umanità nel modo in cui la forza ci è assegnata dal karma, aiutiamo ovunque possiamo aiutare. Cerchiamo le possibilità dove ci è permesso di aiutare, e non dimentichiamo che abbiamo accolto la convinzione che lo spirito è uno strumento efficace nell’aiuto umano, nell’amore umano che serve.
Quando i nostri amici a Dornach vollero anche comprendere qualcosa degli aiuti esterni, dei primi soccorsi, allora non solo si tentò di impartire istruzione su tale fasciatura in una serie di ore entro la nostra costruzione, per il caso che un giorno il karma di uno di noi lo chiamasse ad applicare tale conoscenza. Ma era nel mio cuore dire anche ai nostri amici le parole che, scaturite dalla visione spirituale, sentite nell’anima che aiuta e ama, possono trasmettere l’amore spirituale operante dalla mano che fascina, dal corpo che aiuta — in modo spirituale — a colui che deve essere aiutato. Come nella stessa organizzazione umana vivono forze curative, come nel sangue che esce dalla ferita vive anche ciò che agisce curativo sulla ferita, su questo fu prima richiamata l’attenzione. E poi fu detto che è bene, nel curare, riempire il cuore verso l’uomo che ha bisogno di aiuto con le parole:
Sangue scaturiente, nel scaturire operi, Muscolo sollecito, desta i germi, Cura amorevole di cuore caldo, Sii alito curativo.
Credo di sapere che l’anima che si riempie di tale disposizione è capace di dare una forza che aiuta alla mano che vuol aiutare. E come non dovremmo, dopo tutto ciò che ha attraversato le nostre anime negli anni, essere convinti che il riempimento dello spirito del Cristo in questo tempo ci darà la capacità di intervenire nel modo giusto là dove il destino lo richiede, dove il destino ci pone. Quante volte possiamo avere l’occasione, in ciò che i tempi prossimi possono portarci, di provare se siamo permeati dal Cristo nel modo giusto, che dai nostri stessi cuori agisce nei cuori degli altri uomini, che tesse l’uomo che soffre, che porta dolore in un’unità con noi stessi. Quante volte è stato detto che appartiene allo sviluppo delle anime umane nel mondo spirituale il potere unire il proprio sentimento con il dolore che vive nell’altro. E proprio nei luoghi dove gli eventi del nostro tempo causeranno dolore, spesso il posto di uno di noi sarà là; là potremo provare se siamo forti abbastanza per unire il giusto sentimento al dolore dell’altro, se il dolore che vive nell’altra anima, il nostro dolore, il nostro dolore sentito può essere.
Che questo possa essere, che l’umanità gradualmente possa arrivare al fatto che il dolore che vive nell’altro non ci eviti, ma continui a tessere in noi, per questo il sangue del Cristo è stato versato sul Golgota. Perciò cerchiamo di rafforzare nelle nostre anime proprio in questi tempi la disposizione che qui è allusivamente indicata. Questo può accadere con parole come queste, che si pronunciano come a se stessi, il più spesso possibile nei pensieri che ci uniscono alla serietà di questo tempo, rivolti nella prima riga al nostro prossimo. Le parole suonano:
Finché senti il dolore Che mi evita, Cristo rimane sconosciuto Operando nell’essere mondiale.
Poiché debole rimane solo lo spirito, Se rimane potente nel suo corpo Solo nel sentire della sofferenza.
Sì, miei cari amici, ora sono i tempi in cui ogni anima che ha imparato a guardare verso il mondo spirituale, deve rivolgere i pensieri supplichevoli agli spiriti da cui crede di essere protetta, affinché questi spiriti possono aiutarci a entrare nel tempo nel modo giusto. E sentiamo il giusto nel nostro cuore, le giuste forze nella nostra anima, quando ci rivolgiamo allo spirito che deve guidarci attraverso le nostre incarnazioni terrene verso il nostro proprio giusto. E come possiamo sapere che le nostre suppliche si rivolgono allo spirito giusto? Possiamo sentirlo, quando ci rivolgiamo a questo spirito nel modo che è conforme al vero impulso del Cristo.
Poiché lo spirito che ci guida verso il giusto — di questo possiamo essere certi, miei cari amici — è unito al Cristo. Dialoga con il Cristo. Ha un dialogo con il Cristo nel mondo spirituale in modo che da ciò per cui ora si combatte, per cui ora viene versato il sangue, accada il giusto per la salvezza dell’umanità. Nello spirito del Cristo ci rivolgiamo allo spirito da cui vogliamo essere protetti. Allora sarà lo spirito giusto.
Quello che è l’essenza di uno spirito, nella lingua della scienza dello spirito si chiama l’età di uno spirito. Perciò questa parola appare nella formula di cui ora vi farò comunicazione. La parola «età» significa lì all’incirca la stessa cosa dell’essenza dello spirito. Poiché secondo come gli spiriti sono antichi, abbiamo imparato a distinguerli. Parliamo di spiriti luciferini e arimanici proprio in questo senso, che sappiamo: essi sviluppano in un’età che per loro non è appropriata ciò che nell’età giusta è appropriato al mondo nello sviluppo. Perciò parliamo dell’età di uno spirito quando parliamo della sua essenza. La formula che ora deve essere comunicata suona:
Tu, spirito dello spazio terreno, Rivela la luce della tua età All’anima colma di Cristo, Affinché sforzandosi possa trovarti Nel coro delle sfere di pace, Tu, risonante di lode e di potenza Del senso umano reso unto di Cristo.
Sì, cerchiamo di rendere fruttifero ciò che poteva piantarsi nelle nostre anime nel corso del nostro sforzo spirituale, cerchiamo di rendere tutto questo così fruttifero che possiamo sperare di essere all’altezza delle nostre prove. Cerchiamo di provare la fede che l’amore è l’anima del nostro sforzo spirituale, in un tempo in cui amore, amore, amore è necessario!
Miei cari amici, questo era ciò che stava nel mio cuore di dirvi proprio stasera alle vostre anime. Che l’amore, a cui abbiamo così spesso fatto appello, metta radici forti in noi. Possiamo trovare il modo, in tempi gravi, di rimanere fedelmente uniti insieme e uniti con tutti i beni sacri dell’umanità. Questo, miei cari amici, di unire ai miei sentimenti e ancora e ancora di unire i miei pensieri ai vostri nei tempi prossimi, ve lo prometto. E che ci sia concesso, dopo aver esperito i simboli di cui si è parlato nelle parole iniziali di stasera, dopo che nella nostra costruzione di Dornach ha risuonato il suono della guerra, ha brillato la luce della guerra: che ci sia concesso che sia pronunciata in breve o lungo tempo in questa costruzione la parola della fiducia nella vittoria e nella vittoriosità dello spirito, pronunciata nella consapevolezza che questa costruzione dal suo luogo elevato guarda verso un’umanità che attraverso le prove gravi e gli scontri gravi di questi tempi si è conquistata un giusto, un bene, un bello, un vero entro lo sviluppo dell’umanità. Che i giorni di lotta si svolgano così che nei giorni futuri di pace sia possibile guardare con soddisfazione ai sacrifici che questi tempi hanno richiesto.
Spero che queste parole, che ho cercato di pronunciare stasera, tocchino le vostre anime con quella profondità da cui, credo, sono nate. Possano essere per voi qualcosa nei tempi in cui molti di noi devono sopportare tanto. Ma possano anche esservi ciò che tutti i cuori che ora sono riempiti di nobile entusiasmo e di coraggioso spirito di lotta, così riempiti di questo nobile entusiasmo e di questo coraggioso spirito di lotta, che gli spiriti che sanno qual è il giusto, possono guardare in questi cuori con soddisfazione. Riempiamoci di tali disposizioni, e avremo la possibilità di fare il giusto nel luogo giusto. Questo è ciò per cui il nostro lavoro spirituale, che abbiamo cercato di compiere ormai da anni, deve darci forza e darci forza.
Arrivederci, miei cari amici, in questa disposizione e da questi sentimenti del cuore!
I nostri primi pensieri vanno, come sempre, a coloro che fuori nel campo stanno e con il loro corpo e con tutto il loro essere devono farsi carico di quello che il nostro tempo da loro esige. Rivolgiamo dunque il nostro pensiero a quelle entità spirituali che proteggono coloro che fuori nel campo stanno.
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai terrestri affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Per coloro che già hanno varcato la porta della morte diciamo:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai celesti affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Lo Spirito, che da molti anni durante il nostro sforzo cerchiamo, lo Spirito che ha percorso il mistero del Golgota, lo Spirito di Cristo, lo Spirito del coraggio, lo Spirito della forza, lo Spirito dell’unità, lo Spirito della pace — Egli veglia su tutto quello che voi in questi giorni avete da compiere!
Più che in altri tempi devono in questi giorni, in queste settimane di gravi eventi pervadere la gravità del nostro sforzo spirituale le nostre anime, quella gravità da cui possiamo sentire come tutto ciò che è veramente umano si connette con quello che per mezzo della nostra corrente spirituale cerchiamo. Cerchiamo quello che non parla solo all’essere transitorio dell’uomo, a quell’essere che se ne va col corpo fisico dell’uomo; parliamo di saggezze, parliamo di forze senziente e spirituali che si rivolgono direttamente a quel Sé superiore nell’uomo, che è più di quello che può appassire col corpo e con l’esistenza. Abbiamo spesso usato il termine Maya relativamente alle manifestazioni esterne, e spesso abbiamo sottolineato che le manifestazioni esterne, gli intreccamenti della vita fisica diventano Maya per il fatto che l’uomo non penetra e non scorge attraverso il loro significato con la sua conoscenza e con la sua capacità conoscitiva, e di conseguenza non sente, non percepisce come significativo e essenziale ciò che dalle manifestazioni esterne parla a noi. Ma bensì l’uomo stesso con la sua capacità conoscitiva intreccia un velo, un tessuto di inganno sopra gli eventi esterni. Per questo essi divengono Maya.
Una saggezza deve soprattutto in questi giorni venire davanti alla nostra anima, poiché cerchiamo comprensione amorevole, intendimento amoroso di ciò che intorno a noi accade, una saggezza e specificamente una conoscenza che in fondo occupa il centro di tutto ciò che dal lato conoscitivo cerchiamo. Ma essa deve in questi giorni venire davanti alla nostra anima con tutta la profonda serietà e la dignità morale che le appartiene. È la conoscenza — e per noi è ormai divenuta la più semplice, elementare conoscenza della vita spirituale — del ritorno della vita terrena, la verità che la nostra anima nel corso dei tempi passa da corpo a corpo. Di fronte a questo, quello che come Eterno nell’uomo passa da corpo a corpo nel susseguirsi delle incarnazioni terrestre dell’uomo, sta quello che si connette con l’esistenza corporeo-fisica dell’uomo: sta su piano fisico quello che dà al Sé dell’uomo la configurazione, la formazione, il carattere. E a tutto quello che dà questo carattere esteriore, che in certo senso determina il carattere dell’uomo in quanto egli vive in un corpo fisico sul piano fisico, appartiene in particolar modo — e non possiamo dimenticarlo un istante, soprattutto in questo tempo — quello che si deve ricondurre sotto l’espressione della nazionalità. Se rivolgiamo lo sguardo dell’anima a quello che designiamo come il Sé superiore dell’uomo, allora il termine nazionalità perde il suo significato. Poiché a tutto quello che abbandoniamo quando varchiamo la porta della morte appartiene l’intero ambito di ciò che si racchiude nel concetto di nazionalità. E se nel senso più serio vogliamo essere quello che come esseri umani che spiritualmente si sforzano sappiamo di essere, allora è conveniente che pensiamo a come l’uomo nel passare attraverso le sue successive incarnazioni non appartiene a una, ma a diverse nazionalità, e come ciò che lo lega alla nazionalità appartiene appunto a quello che viene abbandonato, che deve essere abbandonato nel momento in cui varchiamo la porta della morte.
Le verità che vanno nel regno dell’Eterno non devono essere facili da comprendere. Possono essere verità contro che anche il sentimento può talora ribellarsi; che in tempi difficili si possono con difficoltà strappare a noi stessi e in questi tempi difficili si possono con difficoltà conservare in tutta la loro forza e chiarezza. Ma il vero antroposofo deve farlo, e proprio così giungerà alla giusta comprensione di ciò che lo circonda nel mondo fisico esterno. I mattoni per questa comprensione sono già stati portati dal nostro sforzo antroposofico. Nel ciclo di conferenze sulle anime dei popoli troverete tutto ciò che può dare comprensione del legame fra gli esseri umani, in quanto questi essere umani stanno nell’Eterno, con le loro nazionalità. Queste conferenze furono certamente tenute in mezzo alla pace, quando le anime erano più disposte e pronte a ricevere verità obiettive e senza veli. Forse sarà difficile conservare queste verità oggi nello stesso modo obiettivo come allora furono accolte. Ma proprio per questo prepariamo le nostre anime nel miglior modo possibile a quella forza di cui hanno bisogno oggi, se possiamo anche oggi accogliere queste verità in modo obiettivo.
Poniamoci davanti allo sguardo dell’anima l’immagine del guerriero che cade sul campo di battaglia varando la porta della morte. Comprendiamo che questo è un caso del tutto particolare di passaggio attraverso la porta della morte. Comprendiamo che l’entrata avviene in un mondo che cerchiamo con tutte le fibre della nostra vita animica per mezzo della scienza dello spirito, affinché porti chiarezza anche nella vita fisica. Consideriamo che attraverso la morte l’entrata in questo mondo spirituale avviene. In esso non possono essere portati direttamente altri impulsi vitali — perché non sarebbero fecondi — se non quelli che vivificano il nostro sforzo spirituale e che infine mirano a «stringere un legame fraterno intorno a tutti gli uomini della terra rotonda». In una luce più elevata ci appare allora una massima popolare che è semplice, se l’illuminiamo con la saggezza antroposofica, la massima popolare: La morte fa tutti uguali. Li fa tutti uguali: francesi e inglesi e tedeschi e russi. Questo è vero. E se contrapponiamo a ciò quello che oggi ci circonda sul piano fisico, sentiremo il fondamento per superare la Maya su questo campo e cercare il significato essenziale negli eventi. Mettiamoci di contro con quali sentimenti di odio e di antipatia sono riempiti i popoli europei in quest’ora. Vediamo tutto quello che da singole regioni della terra europea i singoli popoli sentono gli uni verso gli altri e che esprimono in ciò che dicono e scrivono. Poniamo davanti allo sguardo della nostra anima tutto ciò che di antipatie si svolge animicamente nel nostro tempo.
Come dobbiamo considerar le cose nella verità? Dove si trova su questo campo ciò che conduce oltre la Maya, oltre il grande inganno? Non ci conosciamo sulla terra l’un l’altro se ci guardiamo così da vedere l’astratto nell’universale umano, ma solo se giungiamo in grado di comprendere veramente le particolarità degli uomini disseminati sulla terra, di comprenderle nella loro concretezza, in quello che essi sono in particolare. Come non ci si conosce un uomo nella vita perché semplicemente si dice: egli è uomo come me e deve avere tutte le proprietà che ho anche io, ma solo se ci si distacca da sé e si entra nelle proprietà dell’altro.
Ora è stato mostrato nel ciclo di conferenze sulle anime dei popoli come ciò che quali membri dell’anima vive in noi — anima senziente, anima razionale-affettiva, anima cosciente, Io e Sé spirituale — è distribuito sulle nazioni europee; come ogni nazionalità rappresenta in fondo un’unilateralità. Ed è stato poi detto che come i singoli membri dell’anima in noi stessi devono cooperare insieme, così in verità le singole nazionalità devono cooperare insieme a formare l’anima europea totale. Se guardiamo la penisola italiana e quella spagnola, troviamo che là il nazionale si svolge come anima senziente. In Francia si svolge come anima razionale-affettiva. Se guardiamo alle isole britanniche, vediamo come si svolge come anima cosciente. Nell’Europa centrale si svolge il nazionale come Io. E se guardiamo verso oriente, quella è la regione dove esso si svolge — benché l’espressione non sia del tutto esatta, come vedremo in seguito — come Sé spirituale. Quello che così si svolge sta dentro al Nazionale. Ma quello che nell’uomo è Eterno, quello va oltre il Nazionale: quello lo cerca l’uomo quando si immerge spiritualmente. Di contro, il Nazionale è solo un abito, un involucro, e l’uomo si eleva tanto più quanto più riesce a penetrare questa conoscenza. Poiché l’uomo vive nel mondo fisico, egli vive nell’involucro nazionale, in ciò che dà alla sua corporalità esterna la configurazione, che in fondo dà anche a certe proprietà caratteriali della sua anima la configurazione.
Così vediamo in avversione, in odio gli appartenenti alle diverse nazionalità gli uni verso gli altri. Non parlo ora di quello che accade nel combattimento armato: parlo di quello che accade nei sentimenti, nelle passioni delle anime umane. Ecco un’anima: essa deve prepararsi ora a essere accolta da un mondo spirituale, attraverso cui dovrà passare fra la morte e la nuova nascita, e che la guiderà a un’incarnazione che apparterrà a una nazionalità completamente diversa da quella che essa abbandona. Proprio in questo fatto vediamo nel modo migliore, più chiaro, più forte come l’uomo si oppone a quello che è il suo stesso Sé superiore. Guardiamo oggi a un qualche «nazionale», a uno che sente nazionalmente, che rivolge in particolare la sua antipatia verso gli appartenenti a un’altra nazionalità, forse perfino infuria nel suo paese contro questa altra nazionalità: che cosa significa questo infuriarsi, questa antipatia? Significa il presentimento: in questa nazionalità sarà la mia prossima incarnazione! Già è nel subconscio il Sé superiore legato all’altra nazionalità. Contro questo Sé superiore si ribella quello che sul piano fisico è intessuto nelle nazionalità del piano fisico. Questo è l’infuriarsi degli uomini contro il loro stesso Sé superiore. E dove questo infuriarsi è più forte, dove è più odiato e si mente di più sulle altre nazionalità, per colui che guarda le cose non con Maya ma con verità, la vera ragione è che fra gli appartenenti a quella nazione che infuria di più contro un’altra, che si comporta più crudelmente e che più mente, la realtà è che una grande parte dei suoi appartenenti passerà nella prossima incarnazione a quella nazionalità altra.
Questa è la serietà della nostra dottrina, questa è la dignità morale che dietro vi sta. Molto nell’uomo si oppone al riconoscimento del suo Sé superiore, del suo Eterno; molto, infinitamente molto. Perciò è nella presente enormemente difficile parlare oggettivamente. È comunque un fenomeno peculiare, un fenomeno assai peculiare, che prima che questa guerra cominciasse venissero da Inghilterra voci infinitamente riconoscenti rispetto al carattere tedesco, all’efficienza tedesca, soprattutto però rispetto alla vita spirituale tedesca. Un esempio ne tentai di dare nell’ultimo pubblico discorso. Questi esempi potrebbero moltiplicarsi infinitamente, e inoltre lo saranno ancora. Che cosa era questo?
Dal lato occulto visto, era il sentimento del fatto che veramente in ciò che nell’ultimo discorso pubblico è stato detto sul carattere dell’anima faustiana che in Europa centrale viene perseguito, vi è qualcosa di ringiovanente, qualcosa che spiritualmente cerca, qualcosa che spiritualmente prepara, qualcosa a cui tutta l’Europa si rivolgerà veramente; questo era sentito istintivamente nei tempi che hanno preceduto il nostro. Si voleva comprendere qualcosa di quello che accade in Europa centrale. Ma poiché si sta nel Nazionale, si potrà essere nella comprensione di questo in modo consapevole solo nella vita fra la morte e la nuova nascita. Allora si potrà essere consapevolmente connessi con questo; allora si troverà il cammino verso i maestri dell’Europa centrale. È persino sgradevole dirlo adesso, perché per un appartenente all’Europa centrale sembra una jattanza; ma pure si devono dire le verità obiettive. Ciò che così istintivamente viene sentito, quello che sarà cercato nella vita fra la morte e la nuova nascita: l’unione con anime che hanno perseguito l’universalmente umano, con l’anima di Goethe, con l’anima di Schiller, con l’anima di Fichte — quello che è stato sentito dal fatto che quando si è varcata la porta della morte, si cercheranno soprattutto l’anima di Goethe, l’anima di Fichte, l’anima di Schiller e altre anime che ebbero la loro ultima incarnazione in Europa centrale — contro questo fatto che si è così istintivamente espresso, si ribella ancora un’ultima volta un infinito appassionamento nazionale.
Se sentiamo espresso questo rifiuto nelle parole che così spesso da Occidente e da Nordovest giungono a noi, allora al posto della Maya, dell’inganno, abbiamo messo la realtà intesa. Allora comprendiamo come l’uomo terreno, che in sé porta l’uomo eterno, non vuole quello che l’uomo eterno in lui vuole, e come l’amore che egli nel mondo Eterno deve sentire si trasforma in odio nel Temporale.
Giungiamo alla comprensione amorevole, all’intendimento amoroso nel miglior modo se nel modo che la nostra scienza dello spirito ci può dare, ci istruiamo sui caratteri dell’umanità europea. Possiamo farlo, poiché parliamo sempre al Sé superiore dell’uomo. E chi con noi vuol pensare e sentire, riconosce questo Sé superiore e perciò può udire tutto quello che deve essere detto sull’involucro esteriore; poiché sa che il discorso verte sull’involucro esteriore.
In un certo senso a ogni popolo è imposta una determinata missione. Quando entreremo nel costruito a Dornach, troveremo nella successione dei pilastri, dei loro capitelli e degli architravi sopra, nelle forme espresso quello che negli impulsi europei si esprime. Ma di questo non voglio adesso parlare, poiché è bene parlarne quando si ha il costruito davanti. Lo feci alcuni giorni fa là. Ma se teniamo davanti ai nostri occhi quello che senza questo può colpire la nostra anima, allora riconosciamo soprattutto negli abitanti delle penisole meridionali — Italia e Spagna — popoli che nella loro missione moderna lasciano ritornare tutto quello che nei tempi antichi durante il terzo periodo culturale post-atlantideo si è svolto, nella cultura egizio-caldaica. Appena comprendiamo questo, guardiamo propriamente nell’anima del nazionale italico o spagnolo. Questo si può seguire fino nei particolari, così che si può dire: quello che spiritualmente ci si presenta, lo troviamo nella realtà. E che cos’è stato il caratteristico — l’abbiamo così spesso discusso — della cultura egizio-caldaica? Era il fatto che grande astrologia cosmica era sentita!
Che non si guardavano le stelle e le costellazioni nel modo come oggi le guardiamo noi, ma che si vedevano esseri spirituali che avevano i loro corpi esterni in queste costellazioni; che dappertutto lo Spirituale si vedeva diffuso. Se questo deve ripetersi come compito nazionale nel tempo dopo il mistero del Golgota, allora deve ripetersi cosicché sia interiormente sviluppato nella senzienza: che il grande quadro cosmico degli Egiziani e dei Caldei come rinato dal’anima gli si contrapponga. Dove sarebbe questo più chiaramente il caso che dove la cultura della penisola italica ha raggiunto il suo apice, nella Divina Commedia di Dante? Ma in ogni particolare è così che, come partorito dall’anima, interiormente rinascente, quello che era presente nell’antica cultura egizio-caldaica emerge.
Quello che nella cultura greca era essenziale, emerge nel popolo francese, persino fino nei caratteri delle personalità dirigenti. Voltaire per esempio lo si comprende solo se lo si confronta con un vero Greco. E se si vedono le forme delle opere d’arte di Corneille e Racine, si vede come si lotta con la forma greca. Questo ha un grande significato storico-culturale. La lotta con la forma esterna, con quello che Aristotele ha ricercato sulla forma, continua in Racine e Corneille. E se cerchiamo quello che nel quarto periodo culturale post-atlantideo era guida come cultura dell’anima razionale-affettiva, lo dobbiamo trovare nella cultura francese: allora dobbiamo trovarvi quello che vi si esprime come il più grande, quello che esprimendosi l’anima razionale-affettiva si occupa di questo in particolar modo. Il più grande poeta, dunque, colui a cui non si può trovare pari in tale forma, deve essere uno tale da formarsi dall’anima razionale-affettiva. Là un popolo raggiunge la sua grandezza dove porta alla superficie i suoi incomparabili. Chi nella poesia francese è colui che non può essere superato? Quello è Molière! Là l’anima francese raggiunge la sua vera, caratterizzata altezza; là non può essere superata. Un riflesso di questo continua ancora a operare in Voltaire.
Quello che adesso non è una ripetizione dell’Antico, ma che appartiene al quinto periodo post-atlantideo, che è una ricreazione di questo periodo, quello è l’anima britannica. Questo quinto periodo post-atlantideo aspira principalmente allo sviluppo dell’anima cosciente; la mette in rilievo. L’anima cosciente è particolarmente pronunciata nella caratteristica popolare britannica. Il caratteristico dell’anima britannica è questo stare di fronte agli eventi. Già quattordici, quindici anni fa, quando scrissi la prima edizione dei «Misteri della Filosofia», mi sforzai di trovare un’espressione per i filosofi britannici; e allora mi risultò: Sono spettatori della vita; si pongono come spettatori della vita come l’anima cosciente si pone a spettatore della vita. E chi è il più grande creatore dell’anima britannica, che si pone e che porta il caratteristico britannico fino nella sfera più profonda dell’anima? Quello è Shakespeare! Là l’anima britannica è incomparabile nello stato di spettatore.
Se ora passiamo all’Europa centrale, troviamo «quello che sempre diviene e mai è», come io l’ho caratterizzato già nel discorso pubblico: il vero Io, l’Intimo dell’uomo. Come si comporta relativamente ai membri dell’anima? Forma i suoi singoli rapporti con l’anima senziente, l’anima razionale-affettiva e l’anima cosciente; tira i fili verso tutti loro. Guardiamo già a Goethe! Vediamo come egli anela all’Italia. E come lo vediamo in lui, così i migliori dell’Europa centrale si sono sempre anelati all’Italia, per trovare quello che l’Io feconda e che riceve dall’anima senziente. E con l’anima razionale-affettiva l’Io scambia le forze mutuamente. Nel corso dei secoli vediamo come quel legame stretto che esiste fra l’Io e l’anima razionale-affettiva veramente sta. Notiamo come ancora Federico il Grande, il più tedesco dei principi, propriamente parla e scrive solo francese, come egli ama particolarmente la cultura francese, il che si mostra per esempio nel suo rapporto con Voltaire. Allo stesso modo vediamo come il filosofo tedesco Leibniz scrive le sue opere nella lingua francese. È proprio come fa l’Io con l’anima razionale-affettiva. E quando l’Io dalle profondità dell’anima cerca quello a cui aspira, allora qualcosa si spinge dalle profondità dell’Io, da profondità inesplorabili dell’Io: l’anima cosciente cerca di afferrarlo. Lo vediamo in Goethe. Ho spesso esposto come egli cerchi di cogliere come gli organismi emergono l’uno dall’altro; una grande dottrina onnicomprensiva degli organismi egli pone. Questo emerge dalla profondità dell’Io. Ma questo non si comprende subito: l’umanità ha bisogno di una comprensione più facile; ha bisogno delle cose come emergono dall’anima cosciente. Non prende quello che Goethe ha dato, ma prende lo stesso nella traduzione nell’anima cosciente, prende Darwin. Oggi non siamo ancora a quel punto che si possa riconoscere la «Dottrina dei colori» di Goethe, ma la traduzione di essa nell’anima cosciente, che si trova in Newton, oggi passa universalmente come dottrina fisica.
Queste cose ci mostrano il modo in cui i singoli caratteri ora nazionali si pongono di fronte l’uno all’altro. E ci eleviamo dall’esteriore Maya, in cui gli uomini sono impigliati, alla verità, se impariamo a guardare le cose dal lato della scienza dello spirito, a quella verità che può mostrarci come, come i singoli poteri dell’anima nell’uomo fanno guerra, anche i singoli poteri dell’anima incorporati nelle anime dei popoli fanno guerra fra loro. E non è un caso che nel nostro tempo — dove quello che appena è stato detto come dottrina è emerso — il grande maestro, la guerra, sorga, che parla agli uomini in modo così sanguinoso, così terribile, quello che noi parliamo anche spiritualmente agli uomini. Non è un caso che, mentre possiamo qui parlare di questo, fuori forse si svolga uno dei più sanguinosi combattimenti, e che esso in fondo corrisponda alle stesse verità che si devono penetrare nella Maya per comprenderle nella realtà.
Dobbiamo una volta, per parlare di queste cose, spazzar via dalle parole tutte le sfumature di sentimento di antipatia e simpatia e usarle solo come caratteristiche: allora comprenderemo le cose nel modo giusto. Perché si tratta di cose che il Sé dell’uomo porta in sé, nella misura in cui è avvolto nel Nazionale. Possiamo seguire questo fino nei particolari. Voglio prima dire una cosa, per preparare a quello che dobbiamo comprendere.
Prendiamo il membro dell’Europa centrale, che vive nella cultura dell’Io. Nel discorso pubblico ho detto: l’abitante dell’Europa centrale aspira al suo Dio così da stare con il suo Dio. Se guardiamo al pensare, possiamo esprimere il principio generale: l’uomo pensa. Ma con il principio generale «l’uomo pensa» si dice enormemente poco, si dice veramente poco. Si deve proprio per mezzo della scienza dello spirito imparare a guardare più precisamente. Si deve gradualmente imparare a mettere al posto di quello che così sconsideratamente si esprime, il giusto. Per coloro che non si curano in particolar modo delle relazioni reali, ciò che così si esprime è giusto. Ma è giusto se si dice: l’abitante dell’Europa centrale o della Scandinavia pensa. «Pensa» considerato come attività, poiché dipende dallo sviluppo del pensare. Che l’essere animico pensi, questo è quello che in Europa centrale fino nei paesi nordici dipende. La connessione dell’uomo con il pensiero è tale che questo pensiero è il prodotto attivo più proprio dell’anima, che l’attività dell’anima non è nient’altro che il catturarsi dell’anima nel pensiero.
Del francese non è giusto parlare nello stesso modo. Là dobbiamo dire: egli ha pensieri. Poiché «pensare» e «avere pensieri» nella più fine distinzione non è lo stesso. Alla comprensione della cosa può aiutare quello che è stato espresso nei «Misteri della Filosofia». Nell’Occidente europeo si hanno pensieri; i pensieri sono qualcosa che viene, che ci viene dato, come ci vengono date anche le percezioni sensoriali. Così è anche con i pensieri: essi entrano nell’anima, vi si sviluppano, si hanno, ci si ubriaca anche di loro, se ne è felici di averli. Al Tedesco si rimprovera persino che i suoi pensieri hanno qualcosa di freddo. Questo può forse già essere così, perché egli deve formarli per primo nella sua anima individuale; essi devono prima esser riscaldati là, e rimangono caldi solo fino a quando sono nell’attività immediata.
Questo solo come preparazione. Poiché in verità: nelle singole manifestazioni nazionali noi percepiamo dappertutto il svolgersi di quello che è dato nei principi della scienza dello spirito, che potete trovare negli insegnamenti sulle anime dei popoli. Prendiamo singole manifestazioni dei caratteri nazionali.
Il carattere italiano e spagnolo è determinato dall’anima senziente. Fino nei particolari possiamo seguire questo nella vita. Troviamo dappertutto — naturalmente questo non si riferisce alla vita nel Sé superiore — l’anima senziente. Non appena l’uomo di questi paesi si svolge nel Nazionale, egli si svolge nell’anima senziente. Questa è particolarmente attaccata a tutto quello che è patria, e sente come contrasto quello che è estero. Se cercate ora di comprendere tutto quello che nella nazionalità italiana vive, troverete che l’Italiano sente l’altro, il non-italiano, come lo straniero che abita lo straniero. E tutti i combattimenti che nel diciannovesimo secolo sono stati condotti in Italia, sono stati nel senso più pronunciato combattuti per la patria. Questa è la ripetizione della cultura egizio-caldaica.
Guardiamo adesso all’abitante dell’Occidente europeo, del territorio francese. Come detto, in questo dobbiamo strappare via tutto quello che sono simpatie e antipatie! Egli ripete la cultura greca. Perciò sentirà anche lo straniero come lo sentiva il Greco: lo chiama barbaro. — Una ripetizione del Grecismo! — Lo si può comprendere, benché sia colato nei più furiosi sentimenti di antipatia. E c’è sempre un po’ di quella sfumatura come in Grecia antica si parlava dell’umanità non-greca.
Al popolo inglese è particolarmente affidato il cultivo dell’anima cosciente, che si svolge nel materialismo. Là si devono particolarmente strappare via tutte le antipatie. Il cultivo del materialismo produce quello che semplicemente mette gli uomini gli uni accanto agli altri nello spazio. In questo si mostra qualcosa che nei tempi precedenti non era sentito in questa maniera: si sente il concorrente. L’anima cosciente sente l’altro come concorrente nell’esistenza fisica.
Come è fra gli abitanti dell’Europa centrale, fino ai Nordici? Sarebbe a tempi diversi enormemente attraente svolger questo nei particolari. Che cosa sente il Tedesco, dove si trova di fronte all’altro, dove l’Italiano sente lo straniero, il Francese il barbaro, l’Inglese il concorrente? Si devono trovare dappertutto le parole pregnanti per questo: il Tedesco ha il nemico, a cui si contrappone, per esempio anche nel duello, dove non deve per forza essere associata alcuna antipatia, ma dove si lotta per l’esistenza o per qualcosa che con l’esistenza si connette. Il nemico non deve assolutamente essere diminuito. Questo si può seguire di nuovo fino nei particolari. Proprio questa guerra mostra che il Tedesco sta di fronte al nemico come nel duello.
Guardiamo ora verso Oriente. Abbiamo parlato del fatto che sulle due penisole meridionali l’anima senziente si svolge, fra i Francesi l’anima razionale-affettiva, sulle isole britanniche l’anima cosciente; nell’Europa centrale fino alla Scandinavia il Nazionale si svolge nell’Io, dove esso si differenzia nelle singole regioni, ma nel complesso è sentito da quello che si chiama anima-Io. Come Sé spirituale, dissi, esso si svolge a Oriente. Qual è il carattere dello Sé spirituale? Esso arriva all’uomo, si cala su di lui. Nell’Io si aspira; nei tre membri dell’anima si aspira anche; lo Sé spirituale si cala. Esso una volta si calerà verso Oriente come vero Sé spirituale. Le cose sono vere, quelle che abbiamo spesso sottolineato. Ma a questo appartiene una preparazione, una preparazione del tipo tale che l’anima riceve, che si impadronisce nel ricevere. Che cosa ha fatto il popolo russo fin qui in fondo se non ricevere? Abbiamo nella nostra corrente il più grande filosofo russo, Solovyev, tradotto. Se ci immergiamo in lui — è tutto vita spirituale occidentale europea, cultura europea occidentale. È qualcosa di altro perché nasce dall’anima popolare russa. Ma che cosa incombe là, in contrasto con la cultura occidentale europea, all’anima popolare russa? L’Italia, la Spagna è la ripetizione del terzo periodo culturale post-atlantideo, il popolo francese la ripetizione della cultura dell’antico Grecia. Il Britannico mostra quello che è stato aggiunto di nuovo, ma quello che certamente sul piano fisico si acquisisce. Nell’Europa centrale è l’Io che deve elaborarsi da sé. In Russia abbiamo il ricevente. Ricevuto è stato dapprima il cristianesimo bizantino, che si è calato come una nube e poi si è diffuso; e ricevuto è stato già sotto Pietro il Primo la cultura occidentale europea. Prima il materiale, si potrebbe dire, è là da ricevere. Quello che è là è riflessione dell’Occidente europeo, e il lavoro dell’anima è preparazione al ricevere. Solo allora la russità sarà nel suo vero elemento, quando avrà raggiunto il punto dove riconosce: quello che è in Occidente europeo deve essere ricevuto, come i Germani hanno ricevuto il Cristianesimo, o come i Germani hanno accolto in sé il Grecismo in Goethe. Questo durerà ancora un po’. E perché quello che l’uomo a Oriente deve assimilare si oppone al suo Fisico, l’Oriente ancora si oppone a quello che deve venire da lui. Lo Sé spirituale deve venire. Ora quello che viene da Occidente, non è proprio lo Sé spirituale. Ma l’anima si comporta così verso di esso, si prepara già a ricevere. Come vede dunque il Russo l’altro? Come colui che «gli sta davanti», come quello che su sua coscienza scende. Perciò l’altro, che per l’Italiano è lo straniero, per il Francese il barbaro, per il Britannico il concorrente, per il Tedesco il nemico, per lui è l’eretico. Perciò il Russo fin qui ha avuto in fondo solo guerre di religione! Tutte le guerre fin qui sono state solo guerre di religione. Tutti i popoli dovevano essere liberati o portati al Cristianesimo, i popoli balcanici e così via. E ora anche il contadino russo sente l’altro come il «Male». Lo sente come l’eretico; crede sempre di combattere guerre di religione. Anche ora! Queste cose vanno fino nei particolari, e le si imparano a comprendere quando si ha la buona volontà di guardare veramente nelle cose. E così possiamo anche chiedere: Come ora ci appare quello che da Oriente ci viene incontro?
L’uomo è come sta nella vita fisica, ingiusto verso il suo stesso Sé superiore. Chi vive nell’anima razionale-affettiva, in chi particolarmente si sviluppa la fantasia, questi «ha» i pensieri: a lui si presenta, come quello che egli stesso deve sembrare a sé, in quanto è un Nazionale, davanti al suo Sé superiore. Questo lo sente come la sua gloria, come quello che è un terzo Sé, un Sé nazionale, che si frappone fra lui, come egli è come Sé superiore e come uomo nazionale. Da questo combatte. E dopo la morte ha d’innanzi innanzitutto da vincere questo, se non l’ha già vinto prima per mezzo della scienza dello spirito. Deve passare attraverso quello che gli si pone davanti come l’Ispirazione di quello come che egli stesso se ne fa un’idea.
Colui che come Nazionale vive nell’anima cosciente? Egli ha soprattutto il bisogno di quello che l’anima cosciente nella realtà fisica si è appropriato. Questo sta là come un ricordo dolorante nel mondo che si diffonde nella vita fra morte e nuova nascita.
L’abitante dell’Europa centrale cerca. Ciò emerge persino dove è parlato in modo sprezzante da nemici di lui, quando si dice che egli è solo là per arare il campo e cercare nelle nuvole. Per quanto lontano possa essere arrivato: egli già qui cerca il Sé spirituale. Perciò già nel suo sforzo durante il corso di vita terrena cerca di rimuovere quello che sempre deve essere rimosso, quando si entra varando la porta della morte nel mondo spirituale.
Chi ha la sua ultima incarnazione in un corpo russo, deve assumer innanzitutto, quando varca la porta della morte, la coscienza di un Angeloi, come entrare nel grembo di un Angeloi — se non si è altrimenti preparato per mezzo della scienza dello spirito —, deve in questo immergersi, quello che dalle prossime sfere delle gerarchie superiori scende.
Da tutti questi motivi possiamo dire: Guardiamo verso Occidente, troviamo così naturale che dal carattere degli uomini, in quanto sono Nazionali, sorga il combattimento, poiché il Nazionale là è legato a quello che è appunto l’involucro esteriore. È del tutto naturale che sorga il combattimento. Nel mondo spirituale quello che su questo campo è legittimo può diffondersi senza ostacoli. Quello come ci appare nella nostra fantasia deve farsi valere per mezzi esterni. Questo ha bisogno di diffondersi affinché possa emergere. Quello che la Concorrenza cerca deve naturalmente volersi diffondere. Non lo troviamo incomprensibile che dai rappresentanti dell’anima cosciente venga il combattimento. Se cerchiamo veramente in Europa centrale l’Io, allora vogliamo vedere se le proprietà dell’Io sono già applicabili. Ho per esempio già sottolineato che ogni mattina l’Io deve essere nuovamente acceso. Se entriamo nella sfera del sonno con l’Io, esso rimane in questa sfera non-acceso; ogni mattino al risveglio deve essere acceso nuovamente. Se posso parlare dell’Austria: già nella mia giovinezza si diceva che l’Austria una volta a questa o quell’occasione si sfaldasse. Abbiamo saputo altri: anche se in sé ha molta forza centrifuga, è tenuta insieme da fuori, non potrebbe sgretolarsi. Guardiamo alla Germania. Ha un carattere-Io nella sua esteriore manifestazione, nella sua forma? È pur sempre un fatto che parla largamente, che durante una gran parte del secolo i Tedeschi sono stati spinti verso l’unificazione. Non l’hanno creata dall’interno. Per un impulso esterno, anzi non nemmeno in Germania, ma all’esterno, in mezzo alla Francia, la Germania odierna è sorta, come conviene al carattere dell’Io. Solo si comprende il mondo se la si comprende dal lato della scienza dello spirito. L’Io nel fondo non ha la tendenza a darsi dei colpi intorno a sé: allora le forze eccedenti del piano fisico passano al Spirituale. Questo si potrebbe mostrare sempre e sempre nella storia tedesca, nella storia dell’Austria, nella storia dei popoli scandinavi. Perciò è giusto il sapere: il Tedesco o l’abitante dell’Europa centrale deve prima essere tirato fuori per la guerra; non può per il fondo cominciarla da sé. Se egli una guerra conduce da iniziativa, allora la fa come l’iniziativa la fa nell’Io, e queste guerre sono state condotte sufficientemente all’interno. Così si deve sentire quale sia la relazione dell’Europa centrale alla guerra.
Ma che cosa si forma adesso per colui che può sentire i caratteri dei popoli, nel’Oriente? È il meno naturale, quando il Russo conduce guerra. E se egli si riconoscesse, lo sentirebbe anche come il meno naturale, di fare guerra. Noi a Occidente, anche se comprendiamo tutto il Russo, non possiamo diventare tolstojani. Ma al Russo è innaturale fare guerra. A lui deve prima essere imposta la guerra, poiché per il più profondo carattere popolare è qualcosa d’innaturale. Il Russo sta di fronte alla guerra come a una guerra di religione, come a qualcosa che viene da fuori. Non si può rendere plausibile a lui la guerra; poiché più vorrebbe ricevere quello che a lui deve venire. Perciò è del tutto naturale che non si cerchino nel più interiore carattere popolare russo i motivi della guerra, ma in quello che gli viene imposto da fuori. E più che altrove si deve dire: là non è il popolo che fa la guerra — il popolo lo fa solo esteriormente e solo secondo il suo credo —, ma è ciò contro cui il popolo più deve volgersi. In Russia una guerra è sempre nel senso più cattivo un’Illusione, un Inganno. Per questo motivo è così chiaro e preciso che si può dire quello che nel discorso pubblico posi come domanda: Chi avrebbe potuto impedire la guerra? — se comunque se ne voglia parlare come potendo essere impedita. Al Francese la guerra era naturale dal 1871, e servirebbe a dire che avrebbero potuto impedirla non sarebbe naturale. A chi un combattimento di concorrenza è stato imposto, questi certamente non ha diritto d’indignarsi se da qualche parte si è violata la neutralità, e si deve in questo caso capovolgere l’indignazione nell’elemento nazionale; ma che egli conduca la guerra è naturale. Non può essere rimprovato. Là la guerra non è da respingere da mano come non si può respingere da mano, quando si interpreta la natura degli esseri viventi, trovare un’altra parola che dal punto di vista dell’Io dal punto di vista dell’anima cosciente, e perciò si parla di lotta per l’esistenza. Goethe non ha coniato questa parola, perché dal punto di vista dell’Io non è applicabile. Ma dove si tratta del fatto che la guerra è menzogna, che essa deve addirittura essere reinterpretata in una guerra di religione, là si deve dire che, poiché esternamente è avvenuta, potrebbe anche essere stata esternamente impedita. Se si guarda in tutte le profondità in cui si può guardare — la guerra è naturalmente divenuta una necessità, ma questo è un’altra cosa —, allora deve dirsi: È vero che la Russia avrebbe potuto stare a guardare, e la guerra avrebbe potuto essere impedita. Se fosse stata a guardare, la guerra avrebbe potuto essere impedita. Poiché qui la guerra è innestata su un carattere popolare dove nel fondo è del tutto innaturale. Quando si parla di tali cose, allora si è la realtà da dentro dal mondo spirituale, allora procedono da lì; ma possono sempre essere confermate, confermate, trovate nella realtà esterna, e quello che si trova dal mondo Spirituale si conferma nel mondo esterno. Diremmo: un gesto naturale sarebbe per il carattere nazionale russo, pregando attendere quello che deve venirgli. È molto strano: gli intellettuali russi — ho su questo già richiamato l’attenzione — anche loro attendono, e sentono anche che qualcosa di futuro deve loro venire. Ora è vero che quello che deve venire loro è ancora molto lontano nel futuro, e abbiamo visto come è stato respinto quello che ora deve essere assimilato. È forse più di un simbolo esteriore che, mentre ora le battaglie nel Mar Nero si svolgono, il Russo ancora guardi laggiù, per contemplare come fosse un’incarnazione di quello che spiritualmente deve aspettare, mentre rimanda a un'incarnazione di quello che deve aspettare, puntando al Hagia Sophia. Mereschkowski ci racconta di due viaggi che ha fatto al Hagia Sophia. Ha sentito nel Hagia Sophia quasi un simbolo esteriore per quello che non conosce nei suoi sentimenti, ma che aspetta, e l'ha chiamato il Cristianesimo che s’accinge a venire ai Russi. Ma lo riconoscerebbe propriamente se sapesse che il Cristianesimo che è passato attraverso la natura faustiana deve afferrare il Russo. Ma non lo sa. Crede di averlo davanti nel Hagia Sophia. Come si comporta rispetto al Cristianesimo? Se guardiamo quello di cui Solovyev parla, allora è qualcosa di cui posso dire che ha una certa comprensione. Poiché come una volta gli sono state fatte difficoltà da Pietroburgo e dal Santo Sinodo, ha pensato: Sì, così accade quando uno penetra difficoltosamente con quello che vuol dire. Gli uni mi accusano come liberale ateo occidentale europeo, gli altri come Ortodosso, e ancora altri mi guardano come un Gesuita. — E conclude con il dire: Sì, che cosa non si può diventare se si è giudicati dai furfanti di Pietroburgo! - Queste non sono le mie parole, ma le parole di un buon Russo, di un Russo da cui si vede come non è facile spogliasi così dei sentimenti di simpatia o antipatia. Ma supponiamo che l’intellettuale russo si lasci a sé. Abbiamo detto: è il mondo di coloro che attendono, aspettazione, che è naturale per quello che deve venire, e che non si combatte con spade e cannoni. Perciò il Panslavismo è così perduto.
Se si lascia a sé, allora il Mereschkowski si lascia a quello che sentì quando stava di fronte al Hagia Sophia. L’ha solo confuso con il Cristianesimo occidentale europeo che è passato attraverso lo sforzo faustiano. Ma come ne parla?
Ho tentato di ridurre a formula precisa quello che si può sentire verso la guerra presso i singoli popoli, e ho detto: Il Russo crede di condurre guerra per la religione, l’Inglese per la concorrenza, il Francese per la gloria, l’Italiano e lo Spagnolo per la patria, il Tedesco conduce il combattimento per l’esistenza. E adesso possiamo dire: L’Italia vuol conservare la patria; la Francia riceve la sua propria visione di gloria come ideale nazionale; l’Inglese agisce; il Tedesco aspira; il Russo prega — e questo è naturale. Non parlo di preghiera esteriore, ma della disposizione del cuore. E che cosa dice Mereschkowski alla fine del libro che ho citato l’altro ieri? «Il Hagia Sophia — luminosa, triste e inondata dalla luce ambrata cristallina dell’ultimo mistero — innalzò la mia anima caduta, spaventata. Guardai verso la volta che è come il cielo, e pensai: ecco, eretta dalla mano umana, ella — l’avvicinamento dell’uomo al Dio trino sulla terra. Questo avvicinamento è stato, e ancora più grande verrà un giorno. Come coloro che credono al Figlio non verrebbero al Padre, che è il significato del mondo? Come non verrebbero al Figlio coloro che amano il mondo, che il Padre così ha amato, che per esso ha dato il Figlio? Poiché essi danno la loro anima per lui e per i loro amici; hanno il Figlio, perché hanno l’amore, solo il nome non lo conoscono.» Non hanno l’intera connessione! E poi conclude: «E fu spinto a pregare per loro tutti in questo attualmente ancora pagano, ma unico tempio del futuro a che alla mia gente fosse data la vera, vittoriosa forza: la fede consapevole nel Dio trino.» Ora, abbiamo la preghiera! Abbiamo l’intera innaturalità di una lotta che va da Oriente verso Occidente!
Se così cerchiamo di giungere alla interna comprensione di quello che ora ci sta davanti, se cerchiamo di uscire dalla Maya e di entrare nella verità, allora possiamo anche dirci che non coltiviamo un’antroposofia astratta, che ha paura della conoscenza. Poiché significherebbe avere paura della conoscenza, se per il nostro primo principio ci facessimo indietro tremando dal riconoscere i caratteri dei popoli nei loro veri fondamenti. Proprio allora lo seguiamo, quando ci accostiamo all’uomo come egli è, e vogliamo veramente guardare nella sua anima. E allora parliamo soprattutto all’Imperituro dell’uomo, e allora troviamo anche quello che va oltre il Nazionale, quello che va verso l’Eterno, e troviamo i sentimenti e le sensazioni che possono rivolgersi all’Eterno nell’uomo. E allora troviamo la possibilità di portare quello che pure deve essere portato. Poiché pensate, il benessere dell’uomo e il progresso dell’umanità non soffrono se le disposizioni che ora pervadono i popoli europei dovessero rimanere?
Disposizioni che comunque sorgono solo dalla Maya! Dal punto di vista della necessità che esiste nel fatto che gli uomini imparino a comprendersi di nuovo, è richiesto che una continuazione di quello che in certo senso già da Europa centrale era stato iniziato avvenga: che questa atmosfera, in cui viviamo — questa atmosfera spirituale, che oggi è così terribilmente tumultuaria — abbia anche altri elementi che i tumultuarî. Come potremmo non sentirlo, se siamo dentro nella vita spirituale, come l’atmosfera spirituale oggi è tumultuaria! Quanto più profondamente si sta dentro, tanto più si deve sentire. Veramente cose straordinariamente scuotenti potrebbero aprirsi dalla vita spirituale. L’occultista potrebbe sperimentare molto. Ma tanto straordinario, tanto scuotente, tanto penetrante non era da sperimentare come negli ultimi tre mesi.
Come spesso ho sottolineato la verità occultistica, che cose che nel mondo fisico così sono, nel mondo spirituale mostrano il carattere opposto. Alcuni dei nostri amici si ricorderanno anche come spesso ho parlato del fatto che la guerra stia nell’aria spirituale e sia veramente solo trattenuta da qualcosa, il che nella vita fisica significa anche un impulso spirituale: la paura. Le forze di paura l’hanno trattenuta, fin quando era astrale. La paura l’ha trattenuta, così che non scoppiasse prima. Ora, esteriormente la guerra procede dall’attentato di Sarajevo. Questo ha comunque anche il suo lato significativo. Questo è lo straordinario della cosa. E poiché siamo qui riuniti insieme, deve anche essere possibile dire tali cose. L’individualità che allora è stata assassinata e poi varcata la porta della morte, ha mostrato poi un’aspetto come non l’ho visto prima nemmeno io, nemmeno me l’ho sentito descrivere da altri. Ho diversamente descritto come le anime appaiono quando varcan la porta della morte. Ma questa anima ha mostrato qualcosa di strano: era come un centro di cristallizzazione, intorno a cui fino allo scoppio della guerra tutto cristallizzarsi come intorno a elementi di paura. Dopo si è mostrato come qualcosa di completamente diverso. Se prima era una grande forza cosmica che attirava tutta la paura, adesso è qualcosa di opposto. La paura, che qui sul piano fisico aveva dominato, teneva tutti indietro. Ma dopo che questa anima era salita al piano spirituale, operava in modo opposto e portava la guerra.
Queste cose da vivere, questo scuote l’anima. E così ci sono molte cose che adesso stanno dentro all’ondeggiare in su e in giù di quegli impulsi astrali che salgono dalle anime umane nel mondo spirituale. E posso dirvi: un uguale come negli ultimi mesi non l’ho prima provato; qualcosa che ha portato le anime in ondate così terribili. Da questo però si può anche trarre quello che lì nel mondo spirituale gioca. E devono, se quello deve venire che nel mondo spirituale deve venire, nel medesimo Pensieri fluire dentro, che solo da anime possono venire, che il mondo spirituale hanno compreso. Così intensamente e così ardentemente come solo si può pregare, sarà il vostro supplico perciò di forgiare il pensiero, che noi cerchiamo di sollecitare per mezzo di considerazioni come quelle di oggi, o che fummo l’ultima volta coinvolti: pensieri che cioè in questo modo procedono dalla conoscenza spirituale, e che solo anime che hanno passato attraverso la scienza dello spirito possono mandare nel mondo spirituale. Poiché già durante la guerra e dopo ancora di più, le anime avranno bisogno di tali pensieri. Poiché i pensieri sono realtà! Si vorrebbe mandare la propria più calda preghiera nel mondo spirituale, che quello che da questa guerra e dopo da questa proceda, non proceda sotto altri auspici che per mezzo di pensieri, che non procedono dalla Maya umana, ma dalla verità e dalla realtà spirituale. Quanto più tali pensieri manderete nel mondo spirituale, tanto più farete per quello che da questi scontri mondiali deve procedere, e tanto più farete per quello che per tutta l’evoluzione dell’umanità è necessario.
In questa preghiera dunque voglio far confluire quello che per mezzo di questa considerazione alla vostra anima volle portare. E se quello che abbiamo considerato veramente è fluito nelle nostre anime, se le nostre anime come anime che nella scienza dello spirito adesso hanno vissuto, nel mondo spirituale il mondo che l’uomo tranquillizza diffondo, allora la nostra scienza dello spirito in questi tempi carichi di destino si è provata! Allora si è provata così che i nostri combattenti fuori non hanno invano consumato il loro coraggio; che il sangue delle battaglie non è invano fluito! Allora il dolore dei sofferenti non è invano nel mondo, allora non erano invano le imprese di sacrificio che sono state compiute. Allora germoglierà frutto spirituale dai nostri giorni carichi di destino, germoglierà tanto più quanto gli uomini saranno capaci di mandare nel mondo spirituale tali pensieri come gli accennati.
Noto espressamente, che le parole che ora dirò, sono di sette membri e formano una specie di Mantram, dove si deve notare che nella penultima riga si legge «Se le anime dirigono»: quando le anime dirigono.
Su questo volevo parlare, che questi eventi, che così dalla realtà parlano, si pongono nella giusta luce per noi in questo modo che da Maya alle giuste realtà noi ci eleviamo. Oh, si troveranno anime, che così il nostro presente sapranno vedere. Si troveranno le anime, quando si troveranno nel senso degli insegnamenti che Krishna dà anche su anime combattenti. E se veramente sarà possibile, in questo tempo duro e gravido di destino, dimostrare che le anime che hanno percorso la scienza dello spirito sono in grado di mandare nel mondo spirituale pensieri che portano frutto spirituale, allora il frutto giusto procederà da quello che in combattimenti così difficili e con sacrifici così aspri accade. Perciò posso quello che ai vostri cuori oggi volevo parlare, far fluire in quello che vorrei vedere come coscienza, come coscienza più intima di quelle anime che hanno percorso la scienza dello spirito:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dal sacrificio del popolo, Germoglierà frutto spirituale — Se le anime dirige consapevolmente Lo spirito il loro senso.
I nostri primi pensieri vanno ancora una volta agli spiriti protettori che custodiscono coloro che stanno sui campi dei fatti del nostro tempo. Vanno agli spiriti protettori di coloro che con noi stanno dentro la nostra corrente, ma che adesso sono fuori e con la loro vita e con il loro intero essere fisico devono farsi carico di quello che il tempo da loro esige. E in senso più ampio rivolgiamo lo sguardo agli spiriti protettori di tutti coloro che, anche senza appartenere alla nostra comunità, stando su questi campi devono offrire vita e corpo:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai terrestri affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Riguardo a coloro che già hanno varcato la porta della morte, diciamo:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai celesti affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Lo Spirito che per mezzo della nostra corrente cerchiamo, che per anni abbiamo cercato quando eravamo riuniti, egli veglia su di voi, e stenda su di voi le sue ali, affinché potiate portare a termine il vostro compito secondo il vostro Karma!
Miei cari amici, non so quanti dei vostri amici avranno sentito che in questi nostri giorni attuali è ancora più difficile che altrimenti parlare in pubbliche conferenze, come dovevano essere tenute ieri e l’altro ieri — e particolarmente in pubbliche conferenze della natura come doveva essere tenuta ieri — perché facilmente quello che deve essere detto è esposto al malinteso. Proprio se con cuore e senso siamo dentro la nostra corrente, dobbiamo portare sempre più in profondità nella nostra anima quella parola, del che ho già fatto cenni l’ultima volta che ho potuto parlare qui: la parola che in fondo fa della vita esteriore, della vita del piano fisico come normalmente si presenta all’uomo — non di per sé — Maya, una specie di fantasmagoria, e che la verità, la realtà stanno per prima dietro a essa. Dobbiamo essere chiari che questa verità della Maya non può essere compresa solo con le nostre teorie o con la nostra ragione, ma deve essere compresa con tutte le nostre forze animiche, con tutta la nostra vita animica, soprattutto anche con gli impulsi del nostro sentire e della nostra sensazione. Poiché come il nostro intelletto, che si rivolge al sensibile, lo trova incomprensibile che questo mondo che ci circonda non debba essere il vero e reale, così ancora più i nostri sentimenti, i nostri impulsi di volontà trovano incomprensibile questa verità. Non si deve solo imparare a pensare diversamente per mezzo dell’immedesimazione nella scienza dello spirito, ma si deve anche imparare a sentire diversamente e a scendere diversamente alle fonti della propria volontà.
Come facilmente qualcosa come quello detto ieri, perché è difficile esprimere adeguatamente queste cose — poiché per i rapporti del mondo spirituale nessuna lingua è stata coniata — come facilmente quello detto ieri potrebbe essere compreso così: che questa caratterizzazione parla simpaticamente o antipateticamente di questa o quella anima popolare, nel nostro tempo, dove molta simpatia e antipatia, certamente provocate dal tempo, parla nel pensare e nel sentire umano. E tuttavia, se la scienza dello spirito parla dalla giusta intenzione, allora si deve credere che queste cose, benché debbano essere caratterizzate acutamente, come per esempio i caratteri delle anime dei popoli, non devono essere detto con simpatia e antipatia nel senso ordinario della parola. Se fossero detti con simpatia e antipatia, allora non potrebbero essere veri, allora dovrebbero essere falsi, dovrebbero essere menzogneri. Perché?
Si crede così facilmente che colui che attraverso il corrispondente sviluppo della sua anima tenta di ascendere alla visione dei mondi spirituali, alla visione oggettiva di questi mondi spirituali, potrebbe diventare interiormente un uomo sentimentalmente o volitivamente secco. Questo non può diventarlo affatto. L’uomo che si prosciugherebbe per quanto riguarda la sua vita senziente e volitiva, per quanto riguarda quegli impulsi che nella vita senziente, senziente-passionale umana vengono alla luce, quell’uomo che si prosciugherebbe interiormente perdendo questo fuoco interiore, non potrebbe assolutamente ascendere a una visione oggettiva del mondo spirituale. Al contrario: tutto quello che c’è di interna vita senziente, tutto quello che c’è di interna vita volitiva deve essere messo insieme, deve diventare ardente come è possibile. Ma deve essere trasformato nell’anima; non può rimanere come nella vita ordinaria. Deve prima essere trasformato così che l’uomo da questa vita senziente e volitiva acquisisca qualcosa come una ricostruzione della sua vita senziente e volitiva. Proprio da questo deve svilupparsi quello che può essere chiamato occhio interiore, orecchio interiore. Un uomo interiormente prosciugato non può diventare, se si cerca il mondo spirituale. Ma allora, quando viene contemplato, quando attraverso tutte le lotte interne, attraverso tutti i superamenti interni si è giunti a questo mondo spirituale, allora si presenta come mondo spirituale cosicché può per esempio ancora destare simpatia e antipatia in noi, che però nella caratterizzazione che ne viene data, altrettanto poco vive la simpatia e antipatia allora nascente quanto nella rosa vive la nascente simpatia quando la guardiamo. Possiamo provare con essa simpatia e antipatia, ma essa stessa sta nella sua oggettività là, e possiamo caratterizzarla, quando vogliamo comprendere la sua essenza, solo caratterizzandola. Per colui che è costretto a caratterizzare il mondo spirituale, per lui la possibilità di parlare per simpatia e antipatia è sostanzialmente esclusa.
Ieri si tentò di caratterizzare l’anima popolare italiana, francese, britannica, tedesca. Certamente fra gli ascoltatori ci saranno stati coloro che credettero che là non fosse caratterizzazione oggettiva, ma simpatie e antipatie a parlare. Se però simpatia e antipatia parlassero, allora la caratterizzazione stessa dovrebbe essere bugiarda, allora non potrebbe mai essere affidabile. Questo potete comprendere da questo singolo caso, se dico il seguente. Voi sapete tutti che l’uomo non è solo questo essere come sta davanti a noi, quando l'osserviamo con gli occhi del giorno. Là vive secondo la sua vera essenza nel suo corpo fisico, così ci guarda attraverso il suo corpo fisico. Quella essenza però, di cui per ragioni determinatestà — che conoscete — non consapevole nella vita ordinaria terrena, quell’essenza che veramente vive dentro l’Io e il corpo astrale, vive completamente separata dal corpo fisico e dal corpo eterico dal momento di dormire al momento di svegliarsi. Nel ricercatore spirituale è così: egli accede ai risultati della sua ricerca illuminando quello che tra il momento di dormire e il momento di svegliarsi rimane inconscio per gli altri. Egli vive attraverso — attraverso interiori esperienze — quello che rimane nascosto dietro le impressioni esterne del mondo, dietro la fantasmagoria del mondo.
Ora è stato detto ieri nella pubblica conferenza che l’anima popolare, l’anima del popolo, vive nel corpo dell’uomo. Oggi posso dire: In particolar modo l’anima del popolo vive nel corpo eterico dell’uomo, in quello in cui siamo nel tempo dal momento di svegliarsi al momento di dormire. Al momento di svegliarci s’immergiamo insieme nel corpo nel medesimo momento nell’anima del popolo. Dormendo non siamo nell’anima del popolo, ma solo dal momento di svegliarci al momento di dormire.
Ora sorge la domanda: Se il ricercatore spirituale proprio illumina interiormente e rende consapevole quello che non vive nel corpo fisico, come sta con la sua vita separato dal corpo nell’anima del popolo? Là l’anima del popolo agisce dividendo quando s’immergiamo nel corpo. Là il ricercatore spirituale non può vivere nell’anima del popolo, se vive consapevolmente quello che l’uomo nel sonno vive. Il caratteristico è che ci sono in ogni tempo, nella presente, un certo numero regnante di anime dei popoli, e il modo come queste anime dei popoli si comportano l’una verso l’altra fa l’intera vita terrena dell’umanità, per quanto si svolge fisicamente. Quando s’immergiamo nel corpo fisico, s’immergiamo con questo nell’anima del popolo. Quando uscendo dal nostro corpo fisico viviamo consapevolmente al di fuori di esso, allora s’immergono ugualmente — sotto tutte le altre esperienze che si attraversano — adesso non nell’anima propria, ma nelle altre anime dei popoli, con l’eccezione di quella propria, nel che durante la vita del giorno nel corpo fisico vive. Prendete pienamente il peso di quello che ho appena detto. Che noi al momento di dormire non s’immergiamo in una singola anima del popolo, ma s’immergiamo nel gioco nel coro delle altre anime dei popoli, solo che in questo gioco del coro non suona quella anima del popolo, in cui s’immergiamo quando entriamo nel corpo fisico. Il ricercatore spirituale veramente interiormente vive con le altre anime dei popoli — solo nel loro accordo — la stessa cosa che altrimenti sul piano fisico vive di fronte all’anima popolare singola, a cui appartiene il popolo in cui altrimenti sta.
Ora vi pongo la domanda: Se il ricercatore spirituale sa veramente come non solo vive nella propria anima popolare, ma come vive nelle altre anime dei popoli, se egli deve passare questo, egli ha allora un motivo speciale di caratterizzare la propria anima popolare con un’altra oggettività che altre anime dei popoli? Questo non l’ha. E qui giace la possibilità di superare i pregiudizi delle simpatie e antipatie e di caratterizzare obiettivamente. È certamente che non solo il ricercatore spirituale vive consapevolmente quello che tutti gli uomini vivono: ogni anima umana, dal momento di dormire al momento di svegliarsi, vive in tutte le anime dei popoli nel loro gioco insieme, con l’eccezione di quella in cui l’anima vive durante la veglia del giorno. Questo è quello che la scienza dello spirito ci dà, affinché l’orizzonte del nostro sentire e della nostra sensazione sia veramente allargato. Spesso parliamo del fatto che la scienza dello spirito è adatta a dare, proprio attraverso il tipo di conoscenza che dà, l’amore senza distinzione di popolo, razza, classe e così via. Questo principio è così profondamente fondato, che colui che comprende che egli, quando si prende il sé spirituale in lui, non può escludersi affatto in odio e antipatia da quello che è l’umanità — che egli deve dirsi: È veramente un assurdo, non amare! Ma perché dire: È veramente un assurdo, non amare, la scienza dello spirito deve afferrarci come una vita, non solo come un sapere. Perciò non gestiamo neanche questa scienza dello spirito come un sapere meramente, ma così la gestiamo che in lungo convivere nei nostri circoli come nutrimento spirituale che noi assimiliamo e in noi elaboriamo, veramente diventa uno con noi.
Dissi: L’ordinario è che l’uomo dal momento di dormire al momento di svegliarsi vive nel gioco delle anime dei popoli, dell’altra che quella che è la sua anima popolare è. È questo l’ordinario. Ma c’è anche un mezzo per vivere per così dire in unilateralità in una o in un’altra anima popolare. C’è un mezzo perché al momento di dormire e al momento di svegliarsi non si viva con il gioco intero, non con l’intero danza in cerchio per così dire delle altre anime dei popoli, ma più o meno si sia affascinati, di convivere con una o con parecchie altre anime dei popoli, che vengono estratte dal tutto insieme di tutte le anime dei popoli. Tale mezzo c’è, e consiste nel fatto che noi uno o parecchi popoli — Popoli — particolarmente odiamo. Questo odio cioè che noi infuorizziamo, dà la forza particolare di vivere nel nostro stato di sonno con quelle anime dei popoli che odiamo il più o che comunque odiamo. Non ci si può così meglio preparare di vivere nel stato inconsapevole fra il momento di dormire e il momento di svegliarsi completamente in un’anima popolare e di dovervi vivere come in quella con cui nel corpo fisico vive, come in ciò che l’odiamo, ma l'odiamo onestamente, con il sentimento l'odiamo, e non semplicemente ce l'immaginiamo odiano.
Quando tali cose vengono pronunciate, allora si vede come profondamente e seriamente la verità della Maya deve essere presa. Poiché non solo il nostro intelletto, come è costituito, non vuole capire che le cose nelle loro profondità sono diverse dalla loro fantasmagoria esterna, ma il nostro sentire, la nostra volontà si oppone a quello che è vero per il mondo spirituale. Quando tali verità si prendono, come la vita nelle altre anime dei popoli e particolarmente in quella che si odia, allora si constaterà come il gran numero di uomini la verità spirituale non respinge solo perché l’intelletto non riesce a vederla, ma perché non la vogliono, perché la disturbano anche nel sentire a cui l’ordinario uomo terreno si abbandona. Non appena si entra più profondamente e seriamente nelle verità della vita spirituale, allora non sono comode, allora non sono quello che l’uomo, se vuol vivere solo sul piano fisico, veramente ama. Sono scomode. Ci scuotono e ci scuotono ed esigono, quanto più profonde sono, praticamente in ogni momento da noi che siamo diversi da come siamo abituati a essere sul piano fisico. E questo, che come un’interiorità vivente ci esige da noi di essere diversi da come siamo sul piano fisico, questo è per la maggior parte uno dei motivi per cui gli uomini rifiutano la verità spirituale. Noi non possiamo altrimenti che non essere uniti non solo a una parte del mondo o dell’umanità, ma dobbiamo essere uniti al mondo intero e all’intera umanità. Il nostro essere fisico significa nel fondo solo un’oscillazione pendolare: l’oscillazione pendolare opposta è quella opposta in molte relazioni; si conosce solo non nella vita ordinaria. Si può dire diventa serio non appena si entra nelle più profonde verità della vita spirituale. E infinitamente orientativo possono diventare queste più profonde verità della vita spirituale per quello che lo sviluppo dell’umanità, il progresso dell’umanità proprio nel nostro tempo da noi esige. Lasciate che noi tiriamo fuori dalla ricerca spirituale un esempio che particolarmente per il presente può essere importante.
Potete facilmente capire: se le cose stanno come ho appena parlato, se abbiamo nella s’immersione nel corpo fisico e nel corpo eterico il vivere con, quello che nel senso ordinario si chiama lo spirito dei popoli, l’anima dei popoli, allora il convivere dei destini del singolo spirito dei popoli appartiene alle esperienze dopo la morte, che poco a poco si strappano da noi. Spesso è stato parlato per quanto riguarda molte cose che l’uomo dopo la morte stacca; ma a queste cose appartiene anche il legame con lo spirito del popolo. Lo spirito del popolo agisce nel progresso dello sviluppo terrestre, agisce come si sviluppa da generazione a generazione l’umanità sulla terra. Dopo la morte, fra morte e nuova nascita, dobbiamo, come da altro ci sviluppiamo, anche scioglierci dallo spirito del popolo. Questo fonda al contempo il significato della morte eroica, della morte sul campo di battaglia per esempio, di cui si avverte un sentimento. Chi la sente giustamente — e certamente le sentono giustamente coloro che con la giusta intenzione attraversano questa morte — sa che questa morte è una morte d’amore. È sofferta non per il Personale, non per quello che si può conservare durante l’intero tempo fra morte e nuova nascita per sé, ma è sofferta per l’anima popolare, dandosi se stesso senza egoismo il corpo fisico e il corpo eterico. Non ci si può immaginare la morte sul campo di battaglia senza che sia attraversata dalla vera più intima amore, dal portarsi degli uomini da quello che per la salvezza dell’umanità nel futuro contribuisce. Questo è il grande, il significativo, l’enormemente grande proprio di questa morte sul campo di battaglia quando è vissuta nella giusta intenzione. Poiché è impensabile senza essere unito all’amore.
Ma il legame col singolo spirito del popolo dobbiamo fra morte e nuova nascita strappare. Deve cadere da noi. Dobbiamo entrare in una regione dove non viviamo con lo spirito dei popoli singolo come tale. Certamente allora non è così che possiamo passare direttamente in altri spiriti dei popoli. Questo è il caso fra il momento di dormire e il momento di svegliarsi. Dobbiamo assolutamente liberarci da quello che è solo terrestre, e dobbiamo entrare nella vita che si stacca da quello che fa lo sviluppo dell’umanità sulla terra. Così dobbiamo anche staccarci da quello che ci lega ai spiriti dei popoli. E questo è di nuovo quello che, quando ce l'appropriamo come conoscenza, allarga il nostro orizzonte di sentimento, l’ingrandisce, in quanto ci fa guardare a quello altro che cerchiamo, e che non ci sta intorno se viviamo nell’orizzonte dell’esistenza fisica.
Ora è — potete già trarre dalla caratterizzazione ieri dei singoli spiriti dei popoli — nella coscienza di questi spiriti dei popoli situato, che l’uno più inclina all’individualità dell’uomo, all’essere umano come individualità che inclinare, l’altro meno. Ho paragonato così che uno guarda più nel suo interno, l’altro vive più con il mondo esterno. Presso gli spiriti dei popoli è così che l’uno si occupa più, l’altro meno con i singoli individui umani. Questo condiziona di nuovo, per il fatto che apparteniamo a questo o quel’anima popolare, come siamo legati a quello, che lo spirito dei popoli in particolar modo nel nostro corpo eterico crea, quello che vi prepara. Perciò ci sono certi differenze nello strappare, nel graduale strapparsi di sé da quello che lo spirito dei popoli fa con noi dopo la morte.
Lì abbiamo per esempio lo spirito dei popoli francese. È uno spirito dei popoli le cui ispirazioni stanno in connessione con una cultura altamente sviluppata, con una cultura che è soltanto pensabile dal fatto che questo spirito dei popoli rimira all’antico Grecismo, come ho già esposto. Questo spirito dei popoli opera adesso così sugli uomini che appartengono al popolo in questione — ed è proprio la natura di quegli spiriti dei popoli che corrispondono a culture altamente sviluppate — che impressioni profonde si generano nel corpo eterico umano: la firma dello spirito dei popoli si imprime fortemente nel corpo eterico. Questo sta in connessione con quello su cui ho attirato l’attenzione ieri, che il Francese sta attaccato all’immagine che fa di sé. Poiché dal fatto che tali impressioni dalle azioni dello spirito dei popoli nel corpo eterico si generano, segue di nuovo che, quando l’anima lascia il corpo alla morte, forti marchi sono nel corpo eterico e anche nel corpo astrale dell’uomo. Proprio se si appartiene a un popolo come il francese, l’anima esce dall’esistenza fisica con corpo astrale fortemente marcato. La conseguenza di questo è che si ha molto da fare nello strappare di quello che dallo spirito dei popoli dopo la morte rimane.
Confrontiamo adesso uno strappare della natura dello spirito dei popoli come è condizionato dal popolo francese, con quello che per esempio è condizionato dall’anima popolare russa: abbiamo nella quest’ultima veramente l’opposto. L’anima popolare russa è per così dire giovane, e s’occupa ancora meno con gli individui umani che le sono affidati.
Perciò gli individui umani quando varcan la porta della morte, per quanto riguarda il corpo eterico e il corpo astrale sono poco marcati dello spirito dei popoli. Se osserviamo adesso la situazione intera nel mondo spirituale, allora troviamo, se guardiamo le anime che hanno varcato la porta della morte, che troveremo le anime del popolo francese con corpi eterici fortemente marcati come anche con corpi astrali fortemente marcati, che invece le anime russe con corpi eterici e astrali poco marcati dallo spirito dei popoli ritroviamo. La conseguenza di questo è che queste diverse anime dagli spiriti guida, che devono portare avanti l’evoluzione dell’umanità, possono essere usate per diverse cose.
Ora siamo in un tempo che veramente non può andare avanti se per l’umanità non si rivela una certa somma di verità spirituali. Questo è stato esposto molte volte, è stato esposto fino al grado che detto è stato che fino a un certo periodo del nostro secolo l’apparizione di Cristo si aprirà al uomo nel mondo spirituale. Ma possiamo prenderlo così da dire: Lo Spirituale deve entrare nel mondo. Questo Spirituale che entra nello sviluppo dell’umanità, combattono prima gli spiriti nella sfera soprasensibile; e in questa sfera soprasensibile combattono per l’entrata della corrente spirituale nello sviluppo dell’umanità spiriti più alti, spiriti di gerarchie superiori. Ma come aiutanti nelle loro lotte si servono di quelle che vengono dagli uomini che hanno varcato la porta della morte. L’uomo nella vita fra morte e nuova nascita lavora e agisce sempre pure in quello che avviene nel mondo. E poiché egli è plasmato in diversi modi, così agisce completamente diversamente in secondo il fatto che viene per esempio da un corpo francese o da un corpo russo. Perciò i singoli spiriti delle diverse gerarchie superiori possono servirsi di queste anime in diversi modi.
Quello che nella sviluppo dell’umanità è imminente, questo è legato al fatto che attualmente nel mondo spirituale ha luogo un combattimento potente. Solo significa il combattimento nel mondo spirituale qualcosa di diverso dal combattimento nel mondo fisico. Un combattimento nel mondo spirituale significa un cooperare a plasmare un frutto. È questo combattimento qualcosa che per lo sviluppo dell’umanità è necessario: insomma è un combattimento che a qualcosa conduce. Lo combattono certi spiriti delle gerarchie superiori. E lo combattono così che si servono di certe anime giovani che vengono dal territorio culturale orientale e di certe anime che provengono dalle culture occidentali. È un combattimento che ancora a lungo durerà, un combattimento delle anime russe che hanno varcato la porta della morte e delle anime francesi che sono passate per la morte; un guerra del spirituale Russia contro la spirituale Francia. È una guerra terribile se usiamo le parole del piano fisico. Chi oggi rivolge lo sguardo nel mondo spirituale, scorgere questo combattimento della Russia spirituale contro la Francia spirituale, e pieno è il mondo spirituale di questo. È un combattimento straziante!
Ora vediamo se presupponiamo questo, quello che sul piano fisico si vede: là viene conclusa un’alleanza. Questo è il rispecchiamento del combattimento nel mondo spirituale. Questi fatti appartengono alle difficoltà che deve attraversare la ricerca spirituale. Non crediate che si possa generalizzare semplicemente dicendo: Si può facilmente derivare le verità spirituali se si pensa sempre l’opposto delle cose che avvengono sul piano fisico. Si verrebbe alle cose più false e più stoltissime se si volesse usare questo come regola. Poiché questo forse in cento casi è il caso in cinque casi, in novantacinque casi no. Tutte le verità spirituali sono individuali e devono sempre essere contemplate individualmente; non possono essere trovate per semplice dialettica. Ma la verità che ho pronunciato appartiene a quelle che oggi sono particolarmente commoventi, poiché ci può ancora una volta richiamare l’attenzione su come diversamente è plasmato il mondo se guardiamo dietro il velo della Maya, e come nell’essere azioni umane esterne, l’opposto di quello che è veramente la realtà, il Spirituale può essere dato.
Se così consideriamo le cose, allora è assolutamente impossibile che non si cambino anche i nostri sentimenti nella considerazione di quello che esternamente accade. Poiché arriviamo al concetto che nella successione esterna degli eventi veramente deve essere distinto per scorpire il Vero. Come qualche nuvola se la guardiamo da lontano è indistinto, da vicino è completamente diverso, così si presentano anche le cose nella vicenda dei popoli nella verità. E nel mezzo là, direi, fra i litiganti a Oriente e Occidente, giace spiritualmente il territorio tedesco, che è là per mediare verso entrambi i lati, veramente verso entrambi i lati a mediare — il che anche lo fa. E mentre verso entrambi i lati la mediazione spiritualmente accade, vediamo nel mondo fisico lo scatenarsi da entrambi i lati e verso entrambi i lati.
In certo senso ciò che ora viviamo è connesso con l’impulso più profondo dello sviluppo dell’umanità nel nostro tempo. Ho spesso detto: Perché veramente gestiamo l’antroposofia? La gestiamo perché è una missione mondiale, una richiesta che dal mondo spirituale è posta all’umanità. Una serie di Immaginazioni deve trasmettersi all’umanità; gli uomini devono nel corso del prossimo tempo una serie di verità spirituali assimilare. Così è, direi, disegnato nella successione dello sviluppo dell’umanità. Ma di contro naturalmente la contraddizione che veramente la contraddizione, il conflitto, che gli uomini solo poco a poco devono diventar maturi, e ciò va lentamente. Ma le Immaginazioni vogliono entrare nello sviluppo dell’umanità. Qualcosa vuol entrare nello sviluppo dell’umanità, che, direi, un pezzo sopra il piano fisico, che più elevato sta. Gli uomini respingono ancora oggi ciò, lo respingono nel senso più esteso. Perciò appare l’immagine contraria. E l’immagine contraria delle Immaginazioni sono passioni, sono scoppi di sentimento che provengono dalla profondità della natura umana, che giacquero tanto profondamente sotto il piano fisico come le Immaginazioni stanno sopra di esso. Se oggi vediamo gli uomini con odio, con vera menzogna fronteggiarsi — che cosa sono allora questo odio e questa menzogna? Sono le immagini specchiate delle Immaginazioni che vorranno eruttare, che adesso escono in tale forma perché gli uomini si oppongono a loro. Quello che una certa distanza sopra il piano fisico sta, viene come suo prodotto di trasformazione fuori, come quello che ugualmente lontano sotto il piano fisico sta; questo deve eruttare. Anche questo possiamo dal karma generale dell’umanità fondare, quello che in questo modo in così sgradevole modo accade.
Perché deve accadere che gli uomini proprio adesso, nel nostro tempo, una certa somma di verità spirituali ricevono? Su questo possiamo darci risposta nel modo seguente.
Ci sono due casi possibili. L’uno è che l’uomo un certo senso per verità spirituali ha, che non porge loro un orecchio sordo, ma le assimila nella sua anima e nel suo cuore, che per così dire diventa Antroposofo come nel nostro tempo si può diventare Antroposofo. O è l’altro caso possibile che l’uomo le verità spirituali respinge, che dice per esempio, è tutto sciocco, stupido; tutto questo nasce dalle teste di un paio di sciocchi fantastici che farebbero bene a fare qualcos’altro.
Ora se l’uomo varca la porta della morte, così egli certamente entra nel mondo spirituale. E se qualcuno dicesse: Uno entra nel mondo spirituale solo per il fatto che tra nascita e morte si acquisisce una conoscenza di questo mondo spirituale? — così potrebbe dirgli in certo senso dire: Naturalmente entra nel mondo spirituale anche colui che non sa nulla di lui; naturalmente entra anche colui nel mondo spirituale. — Ma qual è la differenza fra questi due tipi di uomini? La differenza è notevole. Parlo adesso solo del nostro tempo, perché le verità spirituali sono individuali. E se qualcuno rispetto al primo che ho citato dicesse: Così le Immaginazioni che non possono uscire, si trasformano sempre in una guerra di bestemmia, come regna adesso? — così sarebbe un’opinione falsa; poiché a tempi diversi possono comportarsi completamente diversamente. Le verità spirituali sono sempre individuali, e quello che ora dirò forma solo una verità individuale per il nostro tempo.
L’uomo che varca la porta della morte senza essersi curato della possibilità di assimilare Spirituale nel nostro tempo, consegna la sua anima ai mondi superiori quando varca la porta della morte, quasi come l’ha ricevuta quando per la nascita è entrato nell’esistenza fisica, e i mondi superiori hanno da lei nulla di più se non quello che le hanno dato al suo incarnamento. Chi però, non solo per credenza, ma per l’immedesimazione nei mondi spirituali qui si acquisisce quello che dal mondo spirituale è possibile ottenere, egli non consegna la sua anima quando muore ai mondi spirituali così come l’ha ricevuta alla nascita, ma egli consegna agli esseri soprasensibili anche quello che qui ha elaborato di concetti, rappresentazioni e sentimenti, e questo non appartiene solo a lui, ma appartiene agli esseri soprasensibili. Chi non lo porta, certo vive anche nel mondo spirituale, ma non contribuisce al progresso dell’umanità. Sarebbe se si fosse sempre così vissuto o se da un certo punto in poi si sarebbe così vissuto, nessun progresso sarebbe avvenuto, o da un certo punto in poi l’umanità sarebbe rimasta sempre così come era. Che progresso, che ulteriore sviluppo accade, che le anime sempre potranno trovare qualcosa di nuovo quando in nuove incarnazioni la terra entrano, ciò dipende dal fatto che trovano occasione di poter assimilare quello che è la missione particolare del tempo. È insomma un tipo di risoluzione se ci si mette in relazione al mondo spirituale o no. Lo potrebbe dire per esempio qualcuno: Che me ne importa del progresso dell’umanità totale? Che me ne importa dello sviluppo terrestre? Che la terra resti ferma! Io vivo al di là. — Chi nessun vero amore, nessun interesse al progresso terrestre ha, quello potrebbe così parlare. Chi però amore al progresso dell’umanità come doverosità suprema in sé porta, quello non può scegliere questo cammino. Libertà giace anche in questo campo. Perciò naturalmente solo per libertà e amore al vero progresso dell’uomo e benessere le anime all’Antroposofia verranno. Non si può nemmeno dall’egoismo puro diventare Antroposofo: poiché se lo diventiamo, contribuiamo al progresso a cui altrimenti ci sottraremmo. Si agisce così in amore, non solo per sé, ma per qualcosa d’altro.
Questo è quello che voglio sempre far risplendere attraverso tutte le esposizioni di quella scienza dello spirito che cerchiamo: che questa scienza è qualcosa di vivente, una forza attiva. Non parlo dalla visione, parlo da questa scienza; la visione porta solo i risultati. Parlo dall’immedesimazione dei risultati nell’uomo. La scienza dello spirito è qualcosa di vivente, qualcosa di attivo, qualcosa che si immedesima nelle anime, che agisce e plasma alle nostre anime. Perciò ho spesso usato il paragone: Soltanto parlare dell’amore — e questo parlare particolarmente nel movimento teosofico considerato — è come se uno si mettesse davanti a una stufa e predicasse che essa dovrebbe riscaldarsi, perché questa sarebbe il suo dovere di stufa. Essa non si riscalderà per il più bel sermone sul suo dovere di stufa. Ma essa si riscalderà quando si mette legna dentro e la s’accende. Così è in fondo con tutto il predicare dell’amore umano, e questo predicare ha anche rispetto agli uomini appena più successo che il predicare alla stufa che dovrebbe riscaldarsi. Finalmente questo è stata fatto a tutti i tempi e il successo esso si può osservare. Ma quello che non è solo sapere del mondo spirituale, che non è solo rappresentazione, parola, ma che nella parola è qualcosa di vivente, qualcosa d’operante, questo è la legna che diamo alla nostra anima, e questo brucia se è propriamente dalla nostra anima assimilato. Proprio da tali esposizioni come quella odierna si può trarre questo: là brucia conoscenza su, là la conoscenza diviene amore, poiché l’uomo è trasformato nella profondità sua, nei suoi fondamenti dalla vita dello spirito riconosciuto. Le è anche per lui questa profonda trasformazione assai sgradevole; egli respinge la verità spirituale e preferirebbe stare dentro la Maya.
Ma questo è anche in fondo il prossimo motivo per cui così spesso è detto che non si debba consegnare le verità spirituali troppo al pubblico. Esse non sono certo verità che, se pronunciate, agiscono così neutralmente come la Fisica o la Chimica, ma sono verità verso cui l’anima umana non può restare completamente neutrale, che dovrà sia respingere sia assimilare. Ma per assimilare deve in certo modo trasformarsi da quello che essa è nella vita fisica ordinaria. Perciò il mondo è già un po’ agitato, sconvolto dalla comunicazione delle più profonde verità spirituali. Ma il nostro tempo è chiamato a non aver paura di questa agitazione, a attraversarla veramente. Poiché solo così può il terreno essere preparato per una nuova vita spirituale, che noi incontriamo e a cui incontro dobbiamo vivere e ai cui inizio pure stiamo. E i segni dei tempi ci additano come sia necessario comprendere certe cose. Poiché verso molte cose che proprio oggi nel mondo esterno accade, si sta senza comprensione e senza intendimento. Tentate una volta di riunire diverse cose. Ho appunto here il compito di parlare a voi più intimamente di come si può avvenire nel pubblico discorso. Ho il compito di formulare quello che ho detto nei pubblici discorsi che hanno avuto a che fare con gli eventi dei tempi, così che potesse diventare verità efficace; così pressare che adesso nel nostro tempo sia parlato giustamente. Tentate di riunire qualcosa. Vi troverete che una fatica è passata attraverso tutto: un po’ più giusti concetti, giuste sensazioni e sentimenti sul legame anche degli immediati eventi dei tempi, che altrimenti così facilmente si diffondono.
Tentate per esempio di tenere fermo quello che mi sono sforzato di mostrare nel primo pubblico discorso: come veramente questo popolo tedesco in fondo era interamente riempito della tendenza verso la pace, verso lo sviluppo pacifico, e come veramente giace così che si può dire: il popolo tedesco come tale non ha voluto la guerra. Ma se ascoltate da sinistra e da destra, lo dicono tutti, lo sottolineano tutti: non hanno voluto la guerra! I Francesi non hanno voluto la guerra, gli Inglesi non hanno voluto la guerra, dovevano per «motivi morali» intraprenderla. Ma i motivi morali sorgono solo in diciotto ore! Tutti sottolineano: non hanno voluto la guerra. Teniamoci a questo — è veramente in questo, è veramente molto verità dentro — e seguite una volta come ho proceduto, richiamando l’attenzione su questo: il popolo tedesco non ha voluto la guerra. Ma da questo non ho concluso: così l’ha voluto l’altro. Piuttosto nel primo pubblico discorso ho espressamente detto: tutt’al più si potrebbe porre una domanda cioè la domanda: Chi avrebbe potuto impedire la guerra? — e ho così accennato al russo orientale; poiché quello avrebbe potuto impedire la guerra.
Ma è questo, su cui ho particolarmente fatto attenzione, che la risposta giusta dipende dalla giusta domanda. Se qualcuno sottolinea che non ha voluto la guerra, da questo non segue: così l’altro l’ha voluto. Tutti e due potrebbero non averla voluta, e tuttavia è sorta. Se si trascura le particolari relazioni della Russia, così si può in fondo dire: È veramente che la guerra non è stata voluta come si «vuole» sul piano fisico. Piuttosto questa guerra è sorta con una necessità elementare per mezzo di forze elementari l’una contro l’altra contrastanti in modo incomprensibile. Poiché mai un tale evento storico mondiale in così pochi giorni come da una cassetta è saltato fuori e ha mostrato che quello che negli eventi esterni accade è qualcosa che scaturisce dalle relazioni spirituali e si mostra fisicamente.
Così considerato, sono gli attuali eventi qualcosa che come un esempio sta, per condurre l’uomo al pensiero: Se si pone la domanda, chi l’ha fatto, chi l’ha fatto? — così non otterrai mai la risposta giusta. Piuttosto devi una volta presupporre che qualcosa d’altro è intervenuto, devi una volta darti pena di andare un poco più profondamente. Solo allora si imparerà a parlare giustamente sugli eventi.
Ancora da un altro motivo si dovrà a una visione più profonda sulle cose costringere. Noi lo vediamo come nel contraddizione con sé il mondo odierno si mostra. Gli uomini non possono altrimenti che le cose così afferrare che assolutamente assegnano la colpa all’altro. Viene una volta un tempo in quale le più profonde verità sul Karma siano passate negli animi degli uomini, allora questa specie che al’altro la colpa si dia non accadrà più. Poiché allora si saprà che ogni popolo quello nel suo Karma vive attraverso cui deve esso per la sua causa vivere attraverso. Il popolo vive la necessità, di rafforzare le forze nel combattimento non a causa dell’altro, ma per se stesso, per andare avanti; l’altro è in certa relazione solo l’esecutore. In questo la considerazione è distolta sul Karma dell’anima dei popoli. E la dichiarazione: Qui sto e là sta l’altro che ha la colpa, che la fa, che io devo attraverso questi eventi e questi combattimenti, che li ha orditi, appare di contro a una considerazione più elevata così come se un uomo di cinquant’anni guarda un bambino — il bambino è giovane, ed egli è vecchio; come il bambino non era ancora là, non era ancora vecchio, e come il bambino cresce e invecchia — e se ora dicesse: Il bambino ha la colpa che io invecchi; poiché se il bambino non crescesse e non invecchiasse, io non invecchierei! Ma il bambino può solo richiamare l’attenzione su l’invecchiare.
È da notare che ogni popolo quello che vive, e se sono gli eventi più difficili, dal suo Karma deve vivere attraverso. Non dite che quando una tale verità negli animi degli uomini passi, sarà qualcosa d’inconsolabile che così negli animi passa: piuttosto questo condurrà giusto a una concezione eroica della vita, a una concezione coraggiosa della vita, a una concezione della vita che l’evoluzione in sé chiude. Uno, quando un tale concezione della vita afferri gli uomini, lo vedrà come forze sprecate, la colpa sempre nell’altro a vedere e sempre al solito risultato procedure. Uno appellare alle forze che uno stesso potesse spingere innanzi. Uno imparare, su ogni campo con il suo destino identificarsi. Abbiamo nel pubblico discorso visto che questo destino che uno così volentieri vede come qualcosa d’esteriore, è primo allora giustamente compreso quando noi in questo destino fluiamo. Così è anche col Karma popolare. Quando l’amore sulla terra viene, allora questa disposizione sotto gli uomini verrà.
A voi però, miei cari amici, che a un movimento spirituale vi siete dedicati, voglio ancora oggi fare ricorso — come già prima è accaduto. Voglio ricordare che è nel futuro necessario che l’orizzonte spirituale in cui viviamo non meramente con tali pensieri sia riempito che prima c’erano già, ma che egli sia riempito con nuovi pensieri. Questi però potranno soltanto essere coloro che dalla mondo spirituale provengono. Non sarà indifferente se nel prossimo tempo un numero di persone ci sono o no, che pensieri nel mondo spirituale mandano come quelli che da una tale considerazione provengono come quella odierna. Se vi decidete di meditare sopra queste verità, allora contribuite a ciò che quello che nel futuro succedere deve, si succeda nel modo giusto e alla salvezza dell’umanità. Non inattivi siete per il progresso dell’umanità se voi mediare su quei pensieri che il tempo presente richiede, affinché l’umanità veramente progredisca. Possa a molti tra noi riuscire, accanto al lavoro che col sangue e col morte è fatto, anche il lavoro spirituale di mettere accanto, che consiste nel fatto che riempiamo il mondo di giusti pensieri, con tali pensieri che nel senso della missione del nostro tempo stanno. E allora sentiremo che questi sono i veri pensieri dell’amore. Oh, molti che oggi per citazioni cercano e così in mano prendono il così amato Büchmann per dire il giusto, hanno in questi giorni la parola dell’antico Eraclito citato, che la guerra il «padre di tutte le cose» sia. Eraclito l’ha giustamente detto, e coloro che così lo dicono, così lo dicono ugualmente giustamente. Ma da solo il padre non nasce alcun bambino. Al bambino appartiene la madre. Come il guerra è il padre, così quello che nella lavoro di pace accade è la madre. Affinché il padre non rimanga sterile, dovrà la madre esser lì. E essa dovrà sorgere dai cuori di coloro che in modo spirituale i compiti del nostro tempo intendono e che dalla conoscenza si sa errabigliare l’amore.
Questo è quello che nella presente comunità nella vostra anima posare voglio, affinché secondo le richieste del nostro presente la nostra scienza dello spirito non sia una soddisfazione della nostra curiosità o della nostra sete di sapere rimanga, ma affinché essa dia le giuste forze viventi che sviluppando esse il vero conforto verranno per il dolore che il nostro tempo con sé porta. Poiché il vero conforto è quello che non debolezza dietro di sé trascina, ma che forza nel suo seguito ha, che si leva — sia al spirituale che al corporale — comunque al Fare. Sempre di nuovo si deve già riflettere come nel nostro tempo sia necessario che un numero di persone una libera aspettativa per la profondità spirituale abbiano. Poiché questo significa già che non il singolo uomo, ma che l’intera umanità va avanti. E per il fatto che noi questa disposizione abbiamo, ci ricordiamo alla conclusione ancora una volta dei pensieri che mandiamo nel senso accennato a coloro che stanno fuori:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai terrestri affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Con riguardo a coloro che già hanno varcato la porta della morte:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai celesti affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Miei cari amici, come in altre occasioni da che è sorto il nostro tempo grave presente, quando potei parlarvi, anche in questo momento i nostri primi pensieri siano rivolti a coloro che fuori nel campo stanno, le loro anime e i loro corpi offrono in sacrificio alle grandi esigenze del nostro tempo e con tutto il loro essere fisico devono farsi carico di queste esigenze del tempo:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai terrestri affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Per coloro già varcati la porta della morte diciamo:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai celesti affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Lo Spirito che ha percorso il mistero del Golgota, che da lungo tempo nella nostra corrente cerchiamo, sia con voi e vi guidi ai fini che dovete cercare!
Quello che particolarmente alla nostra ultima considerazione qui volevi fatto fluire attraverso le parole allora pronunciate, era la verità conoscibile dalla scienza dello spirito, come proprio da grandi e serie vicende della vita si è in grado di vedére che le manifestazioni esterne devono essere considerate alla luce che la scienza dello spirito ci dà. Solo allora non ci appaiono come Maya, come il grande inganno, ma allora appaiono in loro verità profonda. Non come se le manifestazioni esterne stesse fossero Maya o inganno, ciò che una visione del mondo orientaleggiante facilmente come malinteso alle anime potrebbe recare, ma così è che i nostri sensi e il nostro intelletto nell’interpretazione, nella comprensione degli eventi esterni sbagliano, se non illuminiamo questi eventi esterni con la luce che ci viene da conoscenza del mondo spirituale.
A fatti singoli voglio oggi agganciarmi, che nel corso degli anni del nostro sforzo antroposofico sono già toccati, e che oggi voglio collocare in una prospettiva un po’ più conforme al nostro tempo.
Siamo completamente penetrati dal fatto che, da quando il mistero del Golgota è intervenuto negli eventi terrestri, quegli impulsi, quelle forze e quelle entità che hanno percorso questo mistero del Golgota come forze viventi sono intervenute in tutto l’accadere dello sviluppo dell’umanità sulla terra. In altri termini, voglio, espresso più concretamente, dire: In tutti gli eventi decisivi, in tutto quello che come importante e essenziale si è compiuto, il Christus-Impuls è in esso operante attraverso coloro che sono suoi servi, i suoi aiutanti spirituali. Attualmente si chiama così spesso Cristianesimo solo quello che gli uomini hanno potuto comprendere. Ma l’ho spesso sottolineato: Quello che attraverso il Cristianesimo nel mondo è venuto è così grande, così possente che la ragione umana, l’intelletto umano fino al nostro presente non era assolutamente in grado di comprendere almeno l’Elementare dalle forze del Christus-Impuls. Se il Christus solo attraverso quello avrebbe dovuto operare che gli uomini da lui hanno potuto comprendere, allora avrebbe poco potuto operare. Ma non dipende da quello che mediante i concetti di ragione umana è entrato nell’umanità, che gli uomini hanno potuto immaginare del Christus, ma da che egli da del mistero del Golgota è là, direttamente fra gli uomini operante e nelle loro azioni operoso. Non dipende da se è stato compreso dagli uomini, ma che come essere vivente era là e ha permesso di fluire in ciò che come fatti decisivi nello sviluppo si è compiuto. Certo, siamo per mezzo della nostra scienza dello spirito ancora oggi solo capaci di comprendere un po’ della profondità del Christus-Impuls; i tempi venturi comprenderanno sempre più e sempre più. A superbia non ci deve condurre quello che oggi del Christus-Impuls comprendere possiamo. La scienza dello spirito vuol comprendere qualcosa di più di quello che si è potuto del Christus comprendere nei tempi trascorsi. Nei tempi trascorsi si è potuto del Christus solo pensare con i mezzi che l’intelletto esteriore, la ragione esterna, la ricerca esterna danno. Adesso otteniamo a questo la scienza dello spirito, vediamo per mezzo di ciò nei mondi soprasensibili, e dal mondi soprasensibili possiamo darci molteplici risposte sulla significanza del mistero del Golgota. Al minimo erano in grado di comprendere subito quello che il Christus è, e che cosa sono quelle potenze spirituali che come anime dei popoli e simili nel suo servizio stanno, coloro gli uomini nel cui territorio il Christus dapprima doveva entrare. Tuttavia il Christus-Impuls doveva fluire — per esempio nel mondo romano. E proprio da un esempio che abbiamo già in altro contesto citato, possiamo nel modo più splendido vedere come il Christus come una potenza vivente operante e i suoi servi spirituali conducono quando si tratta di effettuare quei fatti che devono fluire nello sviluppo per il giusto progresso dell’umanità.
A quel fatto su cui penso voglio ancora una volta accennare. Nell’anno 312 della nostra cronologia è accaduto che colui per mezzo di cui nel Regno Romano il Cristianesimo divenne religione di stato, Costantino, figlio di Costantino Cloro, con il suo esercito stava di fronte al’allora sovrano di Roma, Massenzio. Certamente come i due eserciti stavano di fronte l’uno all’altro, si doveva dire: così sfavorevoli come possibile stavano le condizioni per Costantino, poiché il suo esercito era cinque volte più piccolo di quello di Massenzio. Possiamo tuttavia immaginarci che secondo lo stato dell’arte della guerra di allora in entrambi gli eserciti condottieri di guerra assai importanti fossero. Ma allora non dipendeva da arte umana, ma da che al Christus-Impuls che continuava a fluire fosse data la possibilità di intervenire nella maniera anche richiesta dal tempo allora. Quello che allora dal Christus-Impuls poteva essere compreso, quello che i cuori degli uomini avevano del Christus-Impuls assimilato dalla coscienza di allora, di questo possiamo convincerci se guardiamo quello che pochi decenni dopo attorno a Roma e da Roma si è compiuto. Vediamo come Giuliano l’Apostata, dal coscienzioso convincimento di quello che allora da sapere umano si poteva guadagnare, ha combattuto il Cristianesimo. E chi si impiega così come Giuliano e i suoi al combattimento del Cristianesimo si impegnassero, questi si dirà: Certamente, dal sapere umano il punto di vista, Giuliano e i suoi erano all’altezza del loro tempo; da questo punto di vista erano molto più illuminati che i Cristiani del loro tempo, benché di nuovo al paganesimo fossero passati. Da loro si può dire: rappresentavano quello che come sapere umano allora rappresentare si poteva. Ma quello che sapere umano è, questo non doveva nel 312 essere il decisivo, ma la possibilità doveva essere data che il Christus e i suoi servi nello sviluppo storico dell’umanità intervenissero. Ma se Massenzio e i suoi anche così si fossero potuti appoggiare all’arte dei condottieri dei loro, come anche su quello che altrimenti con sapere umano e saggezza umana sarebbe potuto essere raggiunto, e nient’altro fosse accaduto, allora sarebbe questione senza dubbio non sarebbe venuto alla luce quello che allora doveva venire alla luce. Che cosa accadde dunque?
Quello che accadde, era il seguente: Il Christus-Impuls che continuava a fluire si versa in quelle attività delle anime che non stavano nella consapevolezza degli uomini, di cui gli uomini non sapevano. E guidò veramente gli uomini cosicché quello si realizzasse che doveva realizzarsi. Poiché la battaglia fra Costantino e Massenzio che il 28 ottobre 312 a Saxa Rubra si svolse, non fu decisa dall’arte umana; ma fu decisa — per quanto il moderno illuminismo contro possa fare resistenza, il riconoscere — attraverso sogni, cioè quello che si chiama così «sogni», ma quello che non sono per noi. Poiché tutto quello che fluì attraverso i sogni nelle anime dei due condottieri di guerra, questo non poteva fluire da ragione umana in loro. Massenzio sognò già prima che dovesse abbandonare la sua città. Si rivolse anche ancora all’Oracolo Sibillino: questo gli disse che avrebbe ottenuto quello che doveva accadere se non dentro ma fuori dalla città il combattimento avrebbe intrapreso. Era la cosa più sciocca che poteva fare, particolarmente per il fatto che il suo esercito era così molto più forte di quello di Costantino. Egli avrebbe dovuto sapere che quello che riceveva dai mondi superiori, questo prima avrebbe dovuto interpretare, e che il detto dell’oracolo l’ingannerebbe. Costantino ebbe un sogno che gli disse che avrebbe vinto se sotto il segno di Cristo avrebbe condotto il suo esercito nel combattimento, e così il suo agire disponibilmente ordinò. Quello che per la strada del sogno nella anima fluì, quello andò in azione, e condusse a effetto quello che allora il mondo ha così profondamente trasformato, che sì deve solo un po’ riflettere per dire a se stessi: Che sarebbe divenuto del mondo dell’Occidente se in un modo così evidente le potenze soprasensibili non fossero intervenute negli eventi?
Ma consideriamo gli eventi un po’ più da vicino. Anime erano allora a Occidente e a Sud dell’Europa incarnate, che il Cristianesimo dovevano ricevere, che portavoce del Cristianesimo dovevano diventare. Per mezzo del loro intelletto, per mezzo della loro ragione le più illuminate anime allora non potevano giungere all’essere portavoce del Christus-Impuls, poiché il tempo non era preparato per questo. Dovevano attraverso quello che esternamente intorno a loro era stato creato giungere al Cristianesimo. Si può di questi uomini dire: essi trassero il Cristianesimo quasi come un abito, e non era loro nel loro più profondo essere troppo afferrante. Erano più parti che servono, invece che direttamente nel loro più profondo essere sarebbero stati afferrati dal Christus-Impuls. Così era nel fondo ancora per lungo tempo con le migliori anime nel territorio occidentale dell’Europa fino nell’ottavo, nono secolo dentro e ancora avanti. Per loro era necessario il Cristianesimo come abito ricevere, questo abito del Cristianesimo così portare che lo portassero nel loro corpo eterico e non nel loro corpo astrale. Voi comprendete che cosa significa quando dico che lo portavano nel corpo eterico. Questo significa che l'accoglievano così che essi Cristiani erano nel stato di veglia, che però il Cristianesimo non potevano portare con sé quando uscivano dal corpo fisico e dal corpo eterico. E così andavano anche attraverso la porta della morte, che possiamo di loro dire: possono dal regno che l’uomo deve attraversare fra morte e nuova nascita guarda re giù su quello che erano nella vita terrena precedente. Ma gli impulsi cristiani che da quella vita provenivano, portare con sé per la loro ulteriore vita, questo allora non era loro direttamente possibile. Portavano il Cristianesimo più come un abito.
Ricordiamo per una considerazione che voglio subito intraprendere questo legame: come le anime il Cristianesimo accoglievano nella vita esterna, e come questo Cristianesimo non apparteneva a quello che le anime quando l’uomo varca la porta della morte, potessero attraverso il mondo spirituale portare con loro per prepararsi a una nuova esistenza terrena. Ricordiamo che queste anime in una nuova esistenza terrena solo così giungevano che il Cristianesimo avevano dimenticato poiché non ci si ricorda in una vita terrena più tardi di quello che nella vita precedente come abito si era portato. Se questo fosse il caso, i nostri alunni di ginnasio non dovrebbero il Greco di nuovo imparare, poiché molti di loro in Grecia erano incarnati; ma essi non si ricordano della loro incarnazione greca e devono il Greco di nuovo imparare. Ma attraverso la vita che quelle anime nel territorio occidentale dell’Europa incarnate erano state fra morte e nuova nascita passate, potevano il Cristianesimo non portare avanti, poiché questi impulsi non interiormente tessuti avevano con l’Io e il corpo astrale. Questo era il caratteristico come si vivevano queste anime in incarnazioni più tarde. Ricordiamo questo, e consideriamo adesso un altro fatto su cui ho già accennato.
Sappiamo che il tempo in cui adesso viviamo, il quinto periodo culturale post-atlantideo, principalmente così ha inizio circa il quindicesimo, sedicesimo secolo, allora quando per il mondo europeo si doveva preparare quello che prevalentemente nel nostro tempo al sviluppo dell’anima cosciente doveva condurre. Questo è quello di cui nella nostra quinto periodo culturale si tratta. Quello che si doveva effettuare, questo doveva effettuarsi di fronte al fatto che anche esternamente nell’esistenza terrena quelle condizioni terrestre entrassero che proprio allo sviluppo dell’anima cosciente erano favorevoli, quell’anima che si può sviluppare se si rivolge all’esistenza materiale terrena, ai fatti esterni dell’essere fisico. Questo doveva cominciare, e cominciò anche. Ci basta ricordare come l’orizzonte di visione dell’Europa per mezzo delle grandi scoperte e da quello che nel loro seguito aveva, è stato allargato, così che l’anima cosciente prevalentemente sotto influsso materiale doveva svilupparsi. Ci basta per questo pensare a uno su cui anche abbiamo accennato: allo sviluppo e sviluppo dell’anima cosciente è particolarmente chiamato, in una direzione una sola chiamato, quello che appartiene al territorio dell’anima popolare britannica. E si puoi difficilmente immaginare, se si provano tutti i particolari, che qualcosa così in modo pianificato fosse accaduto come questo orientamento dell’anima popolare britannica a questi incarichi materiali della vita. Questo giaceva nel territorio dello sviluppo dell’umanità assolutamente predesignato.
Rappresentiamoci adesso che l’Inghilterra nel quindicesimo secolo sarebbe stata distolta da suo inclinazione proprio a quei territori della terra verso cui era stata orientata dalla scoperta dei grandi territori al di fuori dell’Europa, e che l’anima popolare britannica nel quindicesimo secolo sarebbe giunta ad allargamenti territoriali considerevoli sul continente europeo. Rappresentiamoci che così la cartina geografica dell’Europa sarebbe stata in modo tale cambiata. Impossibile sarebbe stato allora, primo, raggiungere quello che appunto sul territorio della cultura materiale doveva essere raggiunto. E secondo, sarebbe stato impossibile raggiungere quello che in Europa doveva essere raggiunto per mezzo di quella interiorizzazione della vita che fra molti ostacoli proprio da quel punto in poi si è svolta sotto il concorso del Protestantismo, che comunque in molti modi dalla mistica tedesca è stato influenzato. Ma se il Christus-Impuls nello sviluppo intervenne, allora doveva egli provvedere che gli interessi britannici fossero tenuti lontani dal territorio dove l’anime dovevano ancora essere preparate per essere portatori esterni del Christus-Impuls.
Il Christus-Impuls doveva fluire nelle azioni del continente europeo. Doveva così operare che egli molto più effettuasse di quello che per mezzo dell’umanità, per mezzo loro arti umane potrebbe accadere. E che accadde?
Lo straordinario accadde che tutto quello che quelli non potevano effettuare che al loro tempo erano all’apice, il povero pastorella di Orlèans, Giovanna d’Arco, effettuava. Allora era veramente il Christus-Impuls che operava per mezzo del suo servo michaelico in Giovanna d’Arco, che impedì che la Francia per così dire con l’Inghilterra confluisse, e che effettuò che l’Inghilterra verso la sua isola era respinta. E il doppio era così raggiunto. Una volta che la Francia le mani in Europa libere serva, quello che possiamo studiare se perseguiamo nei seguenti secoli la storia di Francia, e che quello che nello spirito popolare francese ancora giaceva, completamente senza ostacoli sulla cultura europea potesse operare. E l’altro, quello che era raggiunto, era che l’Inghilterra il suo territorio assegnato riceveva al di fuori del continente europeo. Questo atto che così per mezzo di Giovanna d’Arco fosse stato compiuto, non era solo per i Francesi una benedizione, ma anche per gli Inglesi stessi, per il fatto che sulla loro territorio erano stati respinti.
Se però lo consideriamo nel legame con quello che nel progresso del Christus-Impuls sulla terra sta, così per mezzo dell’atto di Giovanna d’Arco qualcosa fu effettuato di cui dire si può: Quello che da esso con un vero intelletto umano ha compreso, quello è uguale a zero di fronte a quello che della cartina geografica dell’Europa la forma odierna ha dato. Così dovevano gli eventi verificarsi affinché il Christus-Impuls nella giusta maniera potesse diffondersi. Là vediamo eruendo dal profondo della natura umana fatti, quello che il Christus vivente è; non quello che gli uomini comprendono. Poiché possiamo il Christus-Impuls in doppia maniera considerare. Una volta possiamo chiederci: Che cosa hanno compreso allora gli uomini del Christus-Impuls? Se apriamo la storia e perseguiamo la storia dell’umanità, così troviamo nei secoli trascorsi teologi litiganti che tutte le possibili teorie difendono o combattono che cercare di esporre come la libertà umana, la Trinità divina e così via si devono intendere. Innumerevoli teologi vediamo così litigare mentre si riconoscono l’uno all’altro come teologi rettamente credenti o nel caso opposto come eretici. Perciò vediamo una dottrina cristiana così diffondersi, proprio secondo le possibilità del tempo allora. Questo è l’uno. Ma non dipende da questo, come poco dipende adesso da quello che gli uomini con intelletto ordinario potessero fare. Piuttosto dipende da che il Christus invisibilmente fra gli uomini vive come essere vivente e dai fondamenti invisibili può fluire nelle azioni dell’umanità. E lo fece in un luogo dove non doveva nemmeno fluire per mezzo dell’intelletto umano, per mezzo della ragione umana, ma dove poteva fluire per mezzo dell’anima di una «Incompresa», per mezzo dell’anima della Vergine di Orlèans. E come fluì così come si comportavano coloro che il Cristianesimo come dottrina ufficiale potevano intendere? Così trovarono che dovessero bruciare il portatore del Christus-Impuls! Ha preso alcun tempo fino a che questa dottrina ufficiale è giunta a un altro parecer. Per la dottrina ufficiale forse questo della sua valore, ma per gli allora fatti la beatificazione della Vergine di Orlèans non è proprio la giusta reputazione.
Questo è così proprio uno degli esempi con cui potremmo vedere come il Christus per mezzo dei suoi servi — ho detto che per mezzo del suo spirito michaelico operava in Giovanna d’Arco — nello sviluppo dell’umanità intervenne come un essere vivente, non solo per mezzo di quello che gli uomini da lui comprendono. Ma possiamo anche ancora qualcosa altro proprio in questo esempio vedere. Il Cristianesimo c’era. La gente si chiamava Cristiani, che in certo modo intorno alla Vergine di Orlèans stavano. Comprendevano qualcosa del loro Cristianesimo. Ma di quello che comprendevano si dovrebbe dire: Colui che voi cercate non è là, e colui che è là non lo cercate voi, poiché voi non lo conoscete. Tuttavia dobbiamo essere chiari che era importante, che era essenziale che lo sviluppo di Cristo anche in questo involucro esteriore in cui là apparve, attraverso lo sviluppo dell’Europa andasse. Anime appartenevano a quello che appunto in questo involucro esteriore il Cristianesimo ricevere potevano, che per così dire esteriormente portarlo potevano. Erano ancora sempre i ritardatari di quelle anime che prima là erano state incarnate, anime cioè che il Christus ancora non nel loro Io accolsero, ma ancora sempre solo nel corpo eterico accolsero. E la grande differenza fra la Vergine di Orlèans e gli altri era quella che nei fondamenti più profondi del suo corpo astrale il Christus-
Impuls accoglieva e dalle forze più profonde del corpo astrale operava per il Christus-Impuls. Proprio qui abbiamo uno dei punti dove possiamo farci chiaro quello che deve essere per noi chiaro: il differenza fra lo sviluppo continuato dei popoli e lo sviluppo continuato delle singole individualità umane.
Se per esempio guardiamo ai Francesi odierni, così naturalmente dentro il popolo francese vive un numero di individualità umane. Queste individualità non sono quelle che per esempio nella loro incarnazione precedente dentro il popolo stanno che là nel Occidente dell’Europa l’involucro esteriore del Cristianesimo ha accolto. Poiché proprio da che nel Occidente dell’Europa un numero di uomini il Cristianesimo come involucro esteriore dovette accogliere, andarono questi uomini così attraverso la porta della morte che erano indicati a sotto altre condizioni nella prossima vita nel loro corpo astrale e Io con il Cristianesimo esseri uniti. Proprio da che nel Occidente dell’Europa erano stati incarnati, giaceva per loro la necessità che la loro prossima incarnazione non nel Occidente dell’Europa dovesse avere. È comunque assai raro il caso — raro dico, deve ma non per questo sempre così essere — che un’anima successivamente in più incarnazioni all’interna incirca della medesima comunità di popolo appartiene. Le anime passano da una comunità di popolo nell’altra.
Ma abbiamo un esempio — dico questo senza voler suscitare simpatie o antipatie, né per smerciare alcuno — un esempio dove anime di fatto attraversano più volte un medesimo popolo. Questo è il caso presso il popolo dell’Europa centrale. Tale popolo dell’Europa centrale ha molte anime che adesso vivono là e che anche prima erano state incarnate dentro i popoli germanici. Possiamo seguire le tracce di un tale fatto. Spesso, con i mezzi della ricerca occulta come fin qui la possediamo, non possiamo spiegarli completamente; ma essi stanno là. Un tale fatto, come quello che per esempio nella conferenza pubblica dell’ultimo giovedì «L’anima germanica e lo spirito tedesco» è stato mostrato, riceve luce se sappiamo che le anime appaiono ripetutamente dentro la comunità popolare dell’Europa centrale. È il fatto che proprio dentro questa comunità di popolo abbiamo epoche culturali interrotte. Si voglia soltanto immaginare che cosa significa che dentro l’Aurora della cultura germanica ci sia stata un’epoca come quella dei poeti del Nibelungenlied, presso Walther von der Vogelweide e altri; e ci si voglia rappresentare che più tardi cominciò un tempo in cui si instaurò una nuova epoca fiorita della cultura germanica, e il primo fiore era completamente dimenticato. Poiché al tempo in cui Goethe era giovane, per così dire niente si sapeva del primo fiore della vita culturale germanica. Proprio perché le anime ritornano dentro questa comunità di popolo, doveva essere dimenticato quello che era stato una volta, affinché le anime trovassero al ritorno qualcosa di nuovo e non si potessero connettere direttamente al passato con quello che dai tempi precedenti era rimasto. Presso nessun altro popolo è così che per così dire fosse stata attraversata una tale metamorfosi come presso il popolo dell’Europa centrale: da quell’altezza che c’era nel decimo, undicesimo, dodicesimo secolo, a quell’altra altezza che era di nuovo là circa il tempo dalla fine del diciottesimo e inizio del diciannovesimo secolo e il cui continuare-operare possiamo sperare. Dal primo al secondo punto non va alcun flusso continuo, e questo si spiega solamente se sappiamo che proprio su questo territorio della cultura spirituale ritornano anime. Forse sta con questo in connessione anche quello che vi ho già chiamato un fatto straziante: che solo fra i combattenti dell’Europa centrale del presente era da notare che essi, quando varcano la porta della morte, continuano a combattere; poco dopo che varcano la porta della morte, si può vedere come continuano a combattere. Perciò, dopo questo fatto, si possono avere le più belle speranze per il futuro quando si vede che non solo i vivi nel senso fisico, ma anche i Morti, i Defunti, aiutano in quello che accade.
Poniamo adesso la domanda: come è circa con quelle anime che erano state incarnate nei tempi in cui il Cristianesimo come un involucro esteriore era stato accolto, specialmente nel tempo del sesto, settimo, ottavo, nono secolo nell’Occidente europeo, e là, o anche sotto i Romani, avevano accolto il Cristianesimo, però non avevano ancora potuto riunirlo col loro corpo astrale e il loro Io? Come è con queste anime?
Sì, così grottesco è per gli uomini che pensano materialisticamente, così significative diventano le dottrine della scienza dello spirito per la vita quando si entra nei fatti concreti. Questi uomini considerano ancora come il delirio di alcuni sciocchi sognatori quando si parla di vite terrene ripetute. Non si accetta questa idea; però la si trova scusabile, dopo che il grande Lessing in un’ora debole della sua vita ha accettato l’idea delle vite terrene ripetute, quando anche adesso di nuovo se ne parla. Però quando veramente si entra nei risultati della ricerca occulta, allora non si è più il colpevole stupido che chiede scusa per gli uomini della grande illuminazione. Tuttavia dobbiamo entrare dentro in qualcosa che la ricerca occulta ci dà; poiché solo per questo viene luce dentro a quello che altrimenti deve restare il grande inganno.
È curioso che da quelle anime che durante il tramontare dell’epoca romana — quando il Cristianesimo a poco a poco guadagnava influsso e poi diveniva la religione di stato — allora vivevano a Occidente, ci viene adesso un grandissimo numero da Oriente, anime cioè che a Oriente crescono e stanno fra i combattenti della Russia. Dissi: ricordiamoci il fatto che abbiamo prima citato. Poiché troveremo, fra gli uomini che a Oriente vengono uccisi, che là combattono o sono catturati prigionieri, tali anime che nei tardi tempi dell’Impero Romano avevano vissuto a Occidente dell’Europa. Queste ci vengono adesso da Oriente: avevano allora lasciato fluire il Cristianesimo nel corpo eterico, e adesso, nei corpi di una cultura relativamente più bassa, per mezzo della particolare vita dell’Oriente, allo stato di veglia prendono il Cristianesimo nelle loro anime così che si connettono con esso sentimentalmente, istintivamente. Si connettono così proprio nel loro corpo astrale con il Christus-Impuls e recuperano in tal modo quello che nelle loro incarnazioni precedenti non avevano potuto raggiungere. Questo è un fatto assai strano che la ricerca occulta nel nostro tempo può mostrare. Fra i molti fatti strazianti che possono entrare nel campo occulto suscitati per mezzo dei nostri avvenimenti dei tempi, c’è anche questo. Che cosa possiamo adesso chiarire da questi fatti?
Dobbiamo chiarirci il seguente. Dobbiamo ricordarci come stia nel diritto il decorso dello sviluppo della vita spirituale dell’Europa centrale: che la vita dell’anima germanica connetta completamente consapevolmente il Cristianesimo, e si innalzi alle altezze di una retta cultura cristiana. Per questo sono predescritti i flussi, i cammini, in modo meraviglioso da secoli. Questo vediamo avviarsi. Proprio se consideriamo il nostro tempo con tutti i suoi difetti ed errori, vediamo che è predisposto in embrione nella cultura dell’Europa centrale che con tutte le forze siano fatte preparazioni nello spirito popolare tedesco, nell’anima popolare germanica, affinché sia afferrato consapevolmente il Christus-Impuls.
Questo è un fatto d’infinita maggior significanza ancora di quello del quindicesimo secolo, quando la ragazza di Orlèans dovette salvare la Francia, perché la Francia ebbe allora una missione significativa. Siamo dunque davanti al fatto significante che nel futuro lo spirito tedesco è chiamato ad assimilare sempre più consapevolmente il Christus-Impuls, nel pieno stato di veglia, con i fatti che sono confluiti nella vita spirituale tedesca. Questo Christus-Impuls doveva operare attraverso i secoli, così come abbiamo costantemente mostrato, in modo da annunciarsi nelle anime attraverso i processi non-consapevoli. Ed esso deve nel futuro unirsi con le anime, in modo che ci siano uomini — che nell’Europa centrale debbono esserci — i quali al pieno stato di veglia, nello sforzo delle loro forze spirituali consapevoli (non soltanto di quelle che sono nel corpo fisico e nel corpo eterico), uniscano col Christus-Impuls anche il loro Io e il loro corpo astrale. Vediamo ciò mirato dai migliori. Prendiamo il Migliore: Goethe. Ma quello che presso Goethe si può addurre come un esempio speciale sta in tutte le anime, anche se esse lo perseguono soltanto nebulmente.
Vediamo come Goethe fa aspirare al Massimo il rappresentante dell’umanità, il Faust. Nella seconda parte della poesia l'introduce nella cultura greca, l'introduce in tutto quello che i popoli vivono, l'introduce così che Faust in modo significante revive prematurely il futuro lontano, dove vuole strappare terra al mare e fondare qualcosa che per lui è un lontano futuro. E a che cosa lo fa infine giungere? Goethe stesso l’ha detto una volta in una conversazione a Eckermann: dovette prendere ad aiuto le rappresentazioni visive del Cristianesimo, affinché mostrasse come Faust si libra nel mondo spirituale. E se prendete l’immagine meravigliosamente bella di come la Mater gloriosa riceve l’anima di Faust, allora avete l’immagine opposta a quello che Raffaello ha eccitato al suo più conosciuto quadro, la Vergine Sistina: là la Madre vergine porta l’anima in giù. Alla fine del «Faust» vediamo come la Madre Vergine porta l’anima in su: è la morte-nascita dell’anima. Così vediamo uscire completamente consapevolmente dallo spirito umano lo sforzo più intimo, quello che è da raggiungere dal Cristianesimo, e che è sempre da raggiungere così che possa essere portato attraverso la porta della morte dentro nella vita che l’uomo, dopo la preparazione fra morte e nuova nascita, vive in una nuova vita terrena. Quello che così presso Goethe stesso possiamo vedere è un carattere della nazione tedesca. E con questo possiamo misurare quale compito sta degli uomini. Questo è il compito, e questo possiamo scriverci del tutto chiaramente davanti all’anima: che si potrebbe giungere al vero benessere del progresso dell’umanità solo se adesso, in un circolo determinato, fosse creato un rapporto armonico fra Europa centrale ed Europa orientale.
Ci si potrebbe immaginare che l’Europa orientale per mezzo di forza brutale si potesse espandere verso Occidente, sull’Europa centrale. Ci si potrebbe immaginare che giungerebbe là. Ma questo significherebbe esattamente la stessa cosa come se nel quindicesimo secolo non fosse accaduto l’atto di Giovanna d’Arco e l’Inghilterra avesse allora annesso la Francia. Se fosse giunto là, lo dissi espressamente, sarebbe accaduto qualcosa che non sarebbe stato solo al danno della Francia ma avrebbe recato danno anche all’Inghilterra. E se adesso la cultura spirituale tedesca fosse pregiudicata da Oriente, non soltanto sarebbe danneggiata la cultura spirituale tedesca ma anche l’Oriente. Il peggiore che potrebbe colpire l’Oriente sarebbe che per un certo tempo potrebbe espandersi e danneggiare la cultura spirituale tedesca. Poiché dissi: le anime incarnate prima in Europa occidentale o sulla penisola italiana, che adesso a Oriente crescono, si uniscono nei fondamenti non-consapevoli del corpo astrale quasi istintivamente col Christus-Impuls. Quello che però il Christus-Impuls in loro deve diventare, non lo potrebbe mai diventare per uno sviluppo diretto di quello che là istintivamente vive nelle anime sotto il nome del Cattolicismo ortodosso, che è essenzialmente bizantino, e che è un nome, non un impulso. È parimenti impossibile per lui diventare quello che deve diventare, come è impossibile che una donna avrebbe un figlio senza un uomo. E se da Oriente qualcosa deve diventare, sarebbe come l’assurdo sforzo come se una donna avesse avuto un bambino senza un uomo. Quello che a Oriente si sta preparando, potrebbe diventare qualcosa soltanto di questo: che in Europa centrale, in modo energico, consapevolmente — cioè al pieno stato di veglia — siano unite col Christus-Impuls le forze umane dell’Io e le forze umane di conoscenza, a partire da quello cui aspirano le anime dalla natura dell’Io.
Christus-Impuls. Solo da questo, che lo spirito popolare tedesco trovi anime le quali trapiantino il Christus-Impuls nel corpo astrale e nell’Io così come egli può essere trapiantato nel pieno stato di veglia, può sorgere, per una cultura del futuro, quello che deve sorgere. E deve sorgere per mezzo di un’armonizzazione, per mezzo di unione con quello che nell’Europa centrale viene raggiunto consapevolmente, sempre più consapevolmente.
A questo non saranno necessari soltanto uno, due secoli, ma ancora lunghi tempi. Apparterranno tempi così lunghi che possono essere calcolati grossolanamente, voglio dire, dall’anno millequattrocento circa duemiladuecentouno anni. Se si aggiunge all’anno millequattrocento duemiladuecentouno anni, allora si ottiene il punto nel tempo che approssimativamente, nello sviluppo terrestre, farà apparire quello che è stato predisposto come germe nella vita spirituale tedesca da quando una tale vita spirituale c’è. Da questo però comprendiamo che dobbiamo sguardare un futuro non solo di secoli ma di più di un millennio, in cui lo spirito popolare dell’Europa centrale, lo spirito tedesco, ha la sua missione: la sua missione che già giace là e che consiste nel fatto che sempre più e più deve esserci un tale cultivo della vita spirituale, per mezzo di cui è assimilato — al pieno stato di consapevolezza, fin dentro il corpo astrale e l’Io — la comprensione di quello che nei tempi precedenti, non consapevolmente, è andato vivamente come Christus-Impuls attraverso i popoli europei. Se però lo sviluppo prenderà questo andamento, allora potendo poco a poco, per il salire sino a quello che così nell’Europa centrale è raggiunto, scorciare a Oriente il grado che là per mezzo di speciali predisposizioni potrebbe essere scorciato. Questo è il volere della Saggezza Mondiale. Interpretiamo questo volere della Saggezza Mondiale soltanto nel giusto senso quando ci diciamo: la massima disgrazia anche per l’Europa Orientale sarebbe se danneggiasse quella potenza spirituale a cui proprio deve salire, che deve curare e coltivare venerante, amichevolmente venerante. Deve ancora adesso giungere a questo. Preliminarmente gli manca ancora assai, assai molto; proprio ai Migliori là manca ancora assai. Nel loro accorgersi limitato non si danno ancora sempre per questa che appunto la vita spirituale dell’Europa centrale può dare all’Oriente.
Ho già esposto questo nel primo pubblico discorso qui a Berlino. Potete alla presente sera vedere quali fondamenti occulti più profondi stanno dietro quello che nel pubblico discorso ho potuto soltanto esteriormente, essotericamente dire. Però è sempre così che deve considerarsi: nel pubblico discorso si deve parlare nelle forme che stanno vicino della comprensione degli ascoltatori, e i veri impulsi — perché questo detto, quello rimesso, perché cercato questo e quel legame — stanno presso i fatti occulti. Ma comunque, da quello che oggi è stato esposto, questo può essere: se osserviamo le cose così esteriormente, allora ci offrono la grande illusione, la Maya. Non come se il mondo esterno di per sé fosse un inganno: non lo è; però lo diviene comprensibile per noi soltanto quando l’illuminiamo con i fatti che vengono dal mondo spirituale. E per il nostro caso ci possono mostrare i fatti fluenti dal mondo spirituale che è necessario che oggi l’Europa centrale sia ugualmente poco soggiogata dall’Europa orientale, come la Francia non doveva essere soggiogata dall’Inghilterra nell’anno 1429/1430. Naturalmente quello che è stato addotto mostra che a Oriente non potrebbe nemmeno essere capito di che cosa si tratta, ma che nel fondo può essere capito soltanto nell’Europa centrale, e che dobbiamo quindi trovare questo comprensibile. Così che noi in tutta l’umiltà, senza tutto l’altezzosità, abbiamo da affrontare questo nostro compito e dobbiamo trovare comprensibile se ci si fraintende. Dobbiamo trovarlo completamente comprensibile. Poiché quello che a Oriente si prepara, può essere capito propriamente, nel futuro, soltanto nell’Oriente stesso.
Questo è l’uno che procede da una nostra considerazione. L’altro è quello che teniamo nel nostro occhio — l’abbiamo già preso prima nel nostro occhio da molti lati — la grande transizione nello sviluppo dell’umanità per il nostro tempo proprio per mezzo di tali cose, in modo da poter vedere come quello che è fluito nello sviluppo terrestre dell’umanità per mezzo del mistero del Golgota, nel nostro tempo deve essere compreso consapevolmente e sempre più consapevolmente da coloro che possono dopo questa incarnazione. Nei tempi di Costantino o di Giovanna d’Arco, per esempio, sarebbe stato impossibile che il Christus-Impuls avrebbe potuto effettuare consapevolmente quello che dovette effettuare non consapevolmente. Ma una volta deve giungere il tempo in cui egli può operare completamente consapevolmente. Perciò riceviamo per mezzo della scienza dello spirito quello che noi potremmo assimilare sempre più consapevolmente nelle nostre anime. Anche là dobbiamo — veramente, senza emozionarci per il fatto che possano nascere simpatie o antipatie, e senza voler adulare in alcun modo — rimandare a un fatto. Ed è sempre meglio formarsi le proprie opinioni secondo fatti, anziché secondo quanto oggi in molti modi vengono formate. Poiché se oggi guardiamo un poco nel mondo, vediamo che le opinioni veramente non vengono sempre formate secondo fatti, ma secondo passioni, secondo nazionali passioni. Però si potrebbero formare anche secondo fatti le opinioni che diventano della disposizione dell’anima umana.
Mentre in Anatole France abbiamo un uomo che guarda sulla Giovanna d’Arco dal punto di vista materialista illuminatesco del presente, è naturale per la vita spirituale tedesca comprendere dal milieu del Soprasensibile il grande atto di Schiller, la Ragazza d’Orlèans. Anche all’interno della Germania ci sono ancora uomini che lo considerano come grande errore di Schiller; però questi uomini sono i Letterati, e presso quelli è da intendere. Poiché il loro compito è di «intendere» letteratura e arte — e perciò non possono. Però quello che è essenziale: abbiamo questa opera che s’impegna a far apparire, dalle profondità della vita spirituale come in gloria risorta, la figura di cui Schiller dice: «Il mondo ama il radiante di oscuramento e l’Elevato a polvere tirar».
Così abbiamo proprio, a questo riconoscimento dell’intervento del Christus-Impuls in una personalità umana là dove non concerne il nostro popolo stesso, un fatto che ci ispiri fiducia in quello che ho esposto nel pubblico discorso: che si può vedere nello spirito tedesco che, nel modo in cui si è sviluppato, è teso verso la Spiritualità, verso la Scienza dello Spirito, e che alla sua speciale — però non esclusiva — missione appartiene innalzare alla Conoscenza Spirituale quello che nello spirito tedesco nei secoli è stato acquisito e anelato. E a questo compito, quale Compito dell’Anima del popolo tedesco, sono sottomessi gli altri compiti, che per così dire sono sviluppi corporei di questo Compito dell’Anima e debbono essergli al fianco. E quello che deve accadere per mezzo della Saggezza Mondiale, avverrà. Però è necessario quello che una volta già è stato portato: che se adesso viviamo in una specie di Crepuscolo, per il futuro dovrà svilupparsi un vero Tempo di Sole. A questo è però necessario che ci saranno nel futuro uomini che avranno il loro legame coi mondi spirituali, affinché il suolo che con sangue e sofferenza da così molti è preparato non sia stato preparato invano. Poiché per il fatto che ci sono anime che possono portare in sé il loro legame con i mondi spirituali — sarebbe il Più Orribile, il Più Terribile, il Più Spaventante — sarà tutto, quando il compito spirituale dell’Europa centrale sarà raggiunto nella Conoscenza Spirituale, giustificato. Questo però dipenderà da questo: che singole anime, che per il loro Karma possono stare a questa Conoscenza Spirituale, si saturino con essa, e allora, quando di nuovo brillerà il sole della Pace sui campi dell’Europa centrale, portino in sé Conoscenza dello Spirito, Sentimento dello Spirito. Allora, per mezzo dell’inclinazione di alcune anime cui è possibile dalla presente incarnazione, potrebbe compiersi quello che voglio comprendere concentrando in queste parole, che insieme quello che volevo parlare ai vostri cuori, affinché ci scrivessimo nell’anima la divisa sotto cui le anime in giusta maniera potessero crescere a quello che dal nostro tempo grave potrebbe diventare:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dal sacrificio del popolo, Germoglierà frutto spirituale — Se le anime guidano consapevolmente Il loro senso nel Regno dello Spirito.
Il nostro primo pensiero sia ancora una volta rivolto a coloro che stanno fuori sui campi dei fatti dell’attuale tempo, e devono farsi carico per quello che il tempo da loro esige:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai terrestri affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Per coloro che già hanno varcato la porta della morte:
Spiriti dell’anima vostra, vigili operosi,
Le vostre ali portino
L’amore supplicante della nostra anima
Ai celesti affidati alla vostra custodia,
Affinché, unito alla vostra potenza,
Il nostro supplico brilli salutare
Alle anime che lo cercano con amore.
Lo Spirito che noi cerchiamo da lungo tempo nella nostra corrente, che attraverso il mistero del Golgota è passato, volteggi su di voi, fluisca attraverso di voi e vi rafforzi per il vostro grave compito!
Sembra che rispetto alla massima che appena è stata pronunciata non regni dappertutto chiarezza, come mi è stato comunicato. Noto espressamente che la giusta lettura è: «Spiriti vostri dell’anima.» La massima è ordinata così che potrebbe essere usata sia quando molti per uno, come anche quando uno per molti, o molti per molti — come adesso abbiamo appena fatto — applichiamo la massima. Quando essa si riferisce a uno, allora soltanto è da cambiare che uno dice: «Spirito tuo dell’anima, vigile operoso» e così avanti. Sembra che la prima volta che ho usato qui la massima settimane fa mi sia sbagliato di linguaggio, così che potrebbe sorgere la mia intenzione come se non fossero completamente giuste le parole «Spiriti della vostra anima». Esse sono però così giuste. La prima riga è per così dire un’apostrofe agli spiriti delle anime da proteggere; e con la parola «vostro» sono intesi coloro verso cui si dirigono i pensieri mentre si parla in questo modo, mentre nella seconda riga il «vostro» è diretto ai «Vigili». Noto che tali massime hanno sempre il carattere che talora fa difficoltà al puro costruire grammaticale; tuttavia sono date dal mondo spirituale al fine cui servono, e si tratta che con tali massime talora la costruzione di parola fa alcuna difficoltà.
Miei cari amici, era ben considerato e inoltre conforme ai compiti del nostro tempo nel senso spirituale che avanti due giorni rivolgessimo lo sguardo a manifestazioni dentro lo sviluppo dell’umanità che ci mostrano come gli impulsi spirituali — in particolare quelli che si connettono al mistero del Golgota, al Christus-Impuls — vivono come vivi nello sviluppo dell’umanità, come essi vissero nello sviluppo dell’umanità, anche senza che gli uomini con il loro intelletto, con la loro ragione potessero intuire questo essere del Christus-Impuls. Ed era conforme alla cosa accennare accanto ad altre manifestazioni particolarmente a quella della Vergine di Orlèans, per mezzo di cui questo Christus-Impuls, per mezzo del suo servo michaelico, nel tempo del quindicesimo secolo ha risolto un grande compito per il bene e il progresso dell’umanità. Era assolutamente necessario, per il motivo particolare, accennare a questo fatto, poiché è naturalmente per il nostro tempo stesso che tutto quello che dovrà governare gli assetti maggiori viene ordinato e governato dai mondi spirituali, e dobbiamo essere consapevoli che a noi le forze, gli impulsi per quello che deve accadere, ci vengono dai mondi spirituali. Così vale nel senso di questa relazione per il nostro tempo lo stesso che — se possiamo così dire — valse al tempo della Vergine di Orlèans. Però i tempi sono diversi. E quello che al tempo della Vergine di Orlèans in una certa maniera è potuto accadere, deve compiersi per il nostro tempo e per i tempi conseguenti in un’altra sorta; deve andare diversamente. Poiché il nostro tempo è da allora divenuto interamente altro. In interamente altro modo è condotta l’umanità dal quindicesimo, sedicesimo secolo avanti che l’evento della Vergine di Orlèans sta, condotta. E su questa differenza, e particolarmente sul carattere fondamentale del nostro tempo, voglio oggi una volta accennare un poco.
Quando siamo con la nostra anima nello stato fra il momento di dormire e il momento di svegliarsi, allora siamo con la nostra vera essenza al di fuori del nostro corpo fisico e del nostro corpo eterico. Viviamo allora dormendo nel nostro corpo astrale e nel nostro Io. Dobbiamo immaginarci completamente chiaramente che siamo con quello che siamo veramente allora al di fuori del nostro corpo. Siamo innanzitutto, poiché siamo fra nascita e morte in una maniera straordinaria legati al nostro corpo, spazialmente non molto lontano dal nostro corpo; siamo col nostro senziente diffusi nel nostro ambiente, ma in tutto quello che è peculiarità del nostro ambiente.
Ora ci rappresentiamo una volta come — almeno per la più grande maggioranza di coloro gli uomini che sono in considerazione nei destini del presente — il nostro ambiente è cambiato proprio dagli ultimi secoli, dal quindicesimo, sedicesimo secolo. Basta soltanto rappresentarsi quali macchinerie del presente, quali meccanismi del presente c’erano al tempo in cui la Vergine di Orlèans operava. Possiamo propriamente dire da allora il tempo in cui la terra è cambiata completamente meccanicamente, poiché tutto quello che noi sperimentiamo in macchine viene soltanto più tardi. Coloro che una volta erano stati attenti durante la notte in un vagone letto, potevano avere avuto un’esperienza bizzarra: che all’esperienza al risveglio — e ci si poteva spesso risvegliare — qualcosa ancora gira folle da quello che è nell’atmosfera nella meccanica del treno, e che nel risveglio da sogno qualcosa poteva essere percepito da questo stridio e cigolío del treno o della nave a vapore dove allora si era al risveglio. Questo viene da così che la nostra anima propriamente non è nel nostro corpo, ma nell’ambiente del corpo, e in questi meccanismi è collocata.
Ora non siamo soltanto in occasioni così straordinarie collocati dentro tutto il meccanismo del nostro tempo, ma si può dire: la vita meccanica si estende nel nostro tempo anche fuori verso il terreno, e siamo in fondo sempre collocati in questa vita meccanica del nostro tempo. La nostra anima nello stato dormiente si diffonde in tutto quello che sono meccanismi. Ma tali meccanismi li abbiamo edificati noi. Un meccanismo che noi abbiamo edificato è però qualcosa completamente diverso dalla natura fuori, che è edificata dagli spiriti elementari. Fuori, se siamo per esempio nella foresta dove tutto è edificato dagli spiriti della natura, allora siamo in un ambiente completamente diverso da quando siamo nell’ambiente dei meccanismi che noi abbiamo costruiti. Poiché che cosa facciamo in quanto riuniamo quello che prendiamo dalla natura meccanicamente per la nostra vita a macchine e apparecchi? Là non riuniamo soltanto le parti della materia. Ma per il fatto che riuniamo parti della materia, facciamo che ogni volta un servitore ahriman-demoniaco si unisca con la macchina. Con ogni macchina, con ogni meccanismo, con tutto quello che in questa relazione appartiene alla vita culturale contemporanea, compiamo ciò che dà un punto di appoggio a spiriti elementari demoniaci, ai servi che appartengono alla natura ahriman. E per il fatto che viviamo in questo ambiente delle macchine, viviamo allora insieme con questi spiriti elementari demoniaci-ahriman. Noi ci permeamo con loro; ci permeamo non soltanto con lo stridio e il cigolío dei meccanismi, ma anche con quello che nel senso più eminente ha qualcosa di distruggente per il nostro spirito, per la nostra anima.
Ben inteso — ho fatto spesso in simili occasioni una simile osservazione — quello che dico non deve essere una critica della nostra epoca ahriman. Poiché deve essere così, che noi dappertutto lasciamo fluire dentro demoni e ci lasciamo circondare da loro. Questo sta nello sviluppo dell’umanità. E perché lo dobbiamo riconoscere semplicemente come necessario, perciò non faremo, se comprendiamo il vero impulso della scienza dello spirito, non iniziare un applauso verso coloro che là dicono: così ci si deve proteggere al massimo davanti ai demoni e fuggire la cultura, deve stabilirsi al massimo in solitudine una colonia, così che con questi spiriti elementari demoniaci-ahriman non si abbia nulla a che fare. Questo non è mai stato il tono con cui ho rivolto le mie esposizioni; ma ho sempre detto che quello che la necessità dello sviluppo porta sopra noi viene assimilato completamente, in modo che non ci si faccia sedurre a fuga dal mondo per questo. Però deve essere tenuto negli occhi, compreso, che il nostro tempo è ordinato così che noi penetriamo il nostro ambiente sempre più con nature demoniache, che sempre più abbiamo a che fare con quello che meccanizza la nostra cultura. Un tale tempo esige qualcosa completamente diverso da quello che esigeva quel tempo da cui la Vergine di Orlèans era stata chiamata alla sua operosità. Quel tempo della Vergine di Orlèans esigeva, direi, che dalle più morbide, dalle più sottili forze dell’anima umana nascesse l’impulso da cui la Vergine di Orlèans doveva operare, dalle più morbide forze dell’anima. Si consideri: una pastorella era essa, così circondata dalla più semplice, idillica natura. Presto veniva su lei così che attraverso le Immaginazioni che le erano state date aveva il diretto legame col mondo spirituale. Tutto doveva essa portare fuori dalla sua interiorità, dalla sua interiorità farsi scaturire quello che doveva avere come fondamento della sua operazione. Sì, non soltanto questo, ma le particolari circostanze dovevano essere portate avanti affinché nella sua anima, nel suo intimismo, nel modo più delicato, per mezzo delle forze più delicate che l’anima umana ha, fosse impressa la sua missione.
Sappiamo che nel mondo tutto procede ciclicamente, che le cose si svolgono così che dopo certi cicli importanti risultano fatti. Se prendiamo l’anno di nascita — 1412 — della Vergine di Orlèans, possiamo porci una determinata domanda. Possiamo dire: l’anno di nascita di questa Vergine di Orlèans aveva naturalmente il sole a un determinato luogo — un luogo astronomico — visto ricoprendo uno dei segni dello zodiaco. Un importante periodo si svolge per il fatto che il sole procede da tale segno zodiacale al prossimo. Per il fatto che va completamente nello zodiaco, procede attraverso i dodici segni; però un importante periodo di circa 2160 anni si svolge quando il sole va da un segno dello zodiaco all’altro, così progredisce di un segno. Se adesso andiamo indietro circa 2160 anni dalla nascita della Vergine di Orlèans, veniamo alla fondazione di Roma.
Se al tempo della fondazione di Roma si fosse voluto avere illuminate importanti questioni della Roma appena fondata, allora ci si recava alla Ninfa Egeria; là ci si poteva sentire illustrata, sentire illustrata da una veggente. Questo era però, come detto, un ciclo solare indietro. Così si rinnovano i tempi, e così tutto riposa su procedimenti ciclici. Così, se ci rappresentiamo: il sole stava a un determinato punto del segno dell’Ariete al tempo della fondazione di Roma, e procede poi fino ai Pesci, in modo che ha progredito così di un dodicesimo dello zodiaco, veniamo, per il ciclo che deve procedere necessariamente nello sviluppo dell’umanità, dalla Ninfa Egeria all’azione ispirata della Vergine di Orlèans. Però nell’antica Roma abbiamo a che fare con ispirazione pagana, con azioni pagane. Se ci rappresentiamo che il medesimo che è stato veggente al tempo della fondazione di Roma dovesse operare in un tempo cristiano e dall’interno dovesse operare per mezzo delle più delicate forze umane, che cosa doveva allora accadere? Possiamo rappresentarvi che doveva accadere qualcosa che in qualche modo sta di nuovo connesso con gli intimi, con i più fini poteri del Cristianesimo.
Adesso molti di voi si ricorderanno che ho spesso esposto come l’anno nel suo corso è diverso rispetto alle forze per mezzo di cui si sta in legame con i mondi spirituali. D’estate, a San Giovanni, quando i raggi di sole hanno la massima forza esterna, allora si può forse, per mezzo dell’estasi esterna come era nei vecchi misteri celtici, venire a qualche ascesa al mondo spirituale. Lì però dove sono i giorni più brevi, dove i raggi di sole hanno il massimo potere esteriore minore e sono le notti invernali più oscure intorno al tempo del Natale, è anche data la possibilità di arrivare ai mondi spirituali nell’intimo della vita animica. Perciò tutti coloro che sapevano qualcosa di questo ciclo dell’anno, sempre con diritto hanno asserito che se si è predisposti a questo nei giorni dal 21, 23 dicembre fino circa al 6 gennaio — in questi giorni e particolarmente in queste notti — si può vivere il più intimo del legame col mondo spirituale. Ci sono leggende — qui è stata letta una volta la leggenda di Olaf Ásteson dalla Norvegia — che mostrano come gli uomini in questi giorni hanno avuto la loro ispirazione più profonda. Questo sta di nuovo in legame col fatto che in questo tempo è celebrata la festa di Natale, la nascita dello Spirito che ha percorso il mistero del Golgota, quello che sta in legame con le più intime forze dello sviluppo dell’anima umana. Se così l’ispirazione dell’antico paganesimo di Roma dovesse risorgere di nuovo un ciclo solare dopo, doveva l’ispirazione intraprendere il cammino per mezzo dell’Allerallersommamente Bambino dell’uomo. Cioè doveva l’anima della Vergine di Orlèans essere presa là dove le anime sono prese nel modo più profondo, dove sono di fronte al Terrestre nel modo più debole, e dove il Christus-Impuls non è ancora ostacolato dalle impressioni terrestri, perché le anime non hanno ancora preso il Terrestre, così che egli potrebbe penetrare soltanto nella animalità. Sarebbe stato così il momento più favorevole se la Vergine di Orlèans, direttamente prima della sua nascita, prima di aver fatto il primo respiro, dovesse aver attraversato ancora il tempo dei tredici notti nel corpo della madre. Questo ha fatto! Poiché ella è nata il 6 gennaio.
In questo vediamo come operano le forze più profonde che penetrano dai mondi spirituali nel nostro mondo fisico, come si cercano le strade, i cammini più misteriosi. Per colui che guarda dentro in tali legami, non potrebbe esservi nulla di più meraviglioso e più spiegabile dalla scienza dello spirito che il fatto che la Vergine di Orlèans faccia il primo respiro fisico circa la festa di Natale, il 6 gennaio, dopo che ha attraversato ancora il Natale prima di aver percorso il piano fisico. Così vediamo che colei che con diciannove anni è andata per la morte è stata presa là dove stanno le forze più delicate dell’uomo, le più intime forze dell’anima umana, e che noi così guardiamo dentro il tempo in cui era necessario che le potenze divino-spirituali si cercassero il cammino per mezzo degli intimitàs più intime dell’anima umana. Questo era però proprio l’ultimo tempo in cui tale cosa doveva essere. Era il tempo in cui per mezzo del Christus-Impuls l’Europa era stata ordinata, come l’ho accennato l’ultima volta, e in cui accadde nel modo meraviglioso come è accaduto per mezzo della Vergine di Orlèans. Ma il tempo è dunque da allora divenuto diverso. Il tempo non è oggi ordinato così che in così intima maniera le potenze divino-spirituali si avvicinino all’anima umana.
Quale era propriamente il compito della Vergine di Orlèans, se afferriamo una manifestazione che accompagna la sua intera vita? Dall’interno era essa presa con le forze del mondo divino-spirituale. Quello che queste forze incontrarono nell’anima erano le forze luciferiche. Queste forze luciferiche erano nel tempo allora potenti e forti. Per mezzo di quello che la Vergine di Orlèans portava in sé, ella divenne la vincitrice delle forze luciferiche. Ella divenne questa vincitrice delle forze luciferiche completamente visibile per chi vuol vedere. Abbiamo gettato uno sguardo alla sua meravigliosa nascita e abbiamo visto come ella ha attraversato l’iniziazione non-consapevole fino al giorno dell’Epifania, fino al giorno della così detta manifestazione di Cristo. Possiamo però accennare anche sulla sua morte, che è entrata attraverso il fatto che tutte le forze luciferiche dei suoi nemici si sono riunite e avevano procurato questa morte. La sua disgrazia in una battaglia fu procurata per mezzo della gelosia di coloro che come capi ufficiali dovevano guidare questa battaglia. Allora però si è aperto tutto quello che era geloso verso tali rivelazioni di forze spirituali e potenze spirituali, come venivano alla manifestazione per mezzo di lei. Le fu fatto il processo. I documenti di processo sono disponibili, e ognuno tramite lo studio di questi documenti di processo — se non fosse così imballato come Anatole France — può vedere che questa Vergine di Orlèans, così come in modo meraviglioso per mezzo dei tredici notti nel corpo della madre era entrata nel mondo fisico, anche da esso è andata. Poiché nei documenti di processo sta che poteva essere documentato così storicamente che ella ha detto che ella morirà, però gli Inglesi dopo la sua morte subiranno un'otta molto più grande di quella che prima hanno sofferto, e accadrà entro i prossimi sette anni. — Se comprendiamo tale cosa nel giusto senso spirituale, non significa altro che l’anima della Vergine di Orlèans, come varco per la porta della morte, ha dichiarato la sua preparatezza anche a continuare a combattere, a plasmare gli eventi dopo la sua morte in ogni forma del suo essere, a continuare a lavorare. Questo ha fatto! Quello che le forze spirituali hanno da compiere accade, come si plasmano anche le circostanze esterne. La morte fisica procurare, per così dire il più forte attacco compiere, potevano gli avversari della Jeanne d’Arc verso di lei; la sua missione non potevano impedire.
Nel modo fine in cui operavano le forze di Jeanne d’Arc, esse potevano però operare soltanto nel suo tempo. In tutto quello che ella fece aveva essa contro di lei le forze luciferiche. Noi nel nostro tempo abbiamo anche a che fare con forze nemiche, però prevalentemente con forze ahriman, con quelle forze ahriman che sono sorte attraverso il tempo materialista, e che si mostrano già nella struttura esterna del nostro intero tempo, se teniamo negli occhi i meccanismi, il Meccanico del nostro tempo, se pensiamo che noi, per il fatto che fabbrichiamo i nostri meccanismi, assegniamo la dimora a demoni, e ci circondiamo con un’intera mondo demoniaco-ahriman. Però vediamo anche in altre cose come nel nostro tempo le forze ahriman sono dappertutto all’opera. Vediamo, se solo guardiamo pochi anni indietro e teniamo un poco negli occhi i fondamenti occulti del nostro essere terreno, che affluiscono nel nostro essere terreno fisico dappertutto le forze ahriman; non soltanto quelle che sono della sorta come quei demoni che noi creiamo nei nostri meccanismi, ma anche altrimenti le forze ahriman affluiscono nel nostro essere terreno. E l’occultista deve pronunciare quello che ho spesso pronunciato davanti a questo o quel circolo dei nostri amici: che nel fondo gli eventi dolentemente tristi che adesso per l’Europa e gran parte della terra vanno, si sono preparati lungamente, che nel mondo astrale la guerra era lungamente, per così dire, e che essa però era restata indietro di nuovo per mezzo di qualcosa di Astrale, nomenatamente per mezzo della paura che tutti gli uomini avevano; la Paura è un elemento astrale; questo poteva restare impedito di contenere la guerra; questo poteva effettuare che restasse indietro così a lungo.
Poiché la Paura era dappertutto! Paura è propriamente qualcosa che sul fondo delle anime del nostro tempo prospera nel modo più terribile. Allora però veniva un tempo che temporalmente, esternamente, accennava a qualcosa di cui spesso si parla, se si parla dei punti di partenza di questa guerra. Ma questo Esterno non è il più Importante, è solo un Symbolum. Venne — ho esposto questo qui una volta — l’assassinio di quell’arciduca austriaco, e si presentava il fatto già una volta accennato spaventosamente scuotente. Non l’ho mai provato prima in modo diretto, non per mezzo di altri Occultisti. Sappiamo che cosa attraversa l’anima quando varca la morte. In questa anima che allora era andata per la morte, si mostrava particolarmente che intorno a lei, come intorno a un centro, tutti gli elementi di paura cominciavano a raggrupparsi, e adesso aveva qualcosa come una potenza cosmica davanti. Adesso sappiamo che qualcosa che sul piano fisico ha un carattere ben determinato ha il carattere opposto nel mondo spirituale. Così era anche in questo caso: quello che innanzitutto aveva operato disperdendo la guerra, adesso operò come l’opposto, operò spingendo, incitando. Così vediamo che una metamorfosi degli elementi di paura, degli elementi ahriman, era mescolata in tutto ciò che infine ha portato avanti gli eventi dolentemente tristi del nostro tempo. Arimane opera certamente dappertutto nel nostro tempo. Non possiamo opporci di fronte a ciò, non possiamo criticare, non vogliamo proteggerci di fronte a ciò, ma guardarla come una necessità del nostro tempo, come qualcosa che deve essere nel nostro tempo. Si domanda solo: come troviamo noi di fronte a questo la giusta posizione? Come troviamo quello che ci insegna come ci dobbiamo comportare giusto nel nostro tempo, se vogliamo rendere possibile alle Divino-Spirituali Forze e Potenze l’accesso nelle nostre Azioni?
Là devo accennare a un evento del mondo spirituale che sta dietro noi di alcuni decenni. L’ho menzionato spesso nei più diversi contesti: quell’evento che stava dietro le quinte del nostro essere nel mondo spirituale nel novembre circa dell’anno 1879. Sappiamo che di epoca in epoca c’è là sempre un altro reggente dell’essere terreno; un reggente si scioglie dall’altro. Fino all’anno 1879 era operante fuori dai mondi spirituali lo spirito che noi chiamiamo lo Spirito Gabriel, per avere un nome. Dall’anno 1879 era quello Spirito che noi chiamiamo Michael. Lui è colui che dirige gli avvenimenti dei tempi nel nostro tempo; e chi sa guardare consapevolmente nei mondi spirituali sente lo Spirito Michael come il propriamente dirigente, conducente Spirito del nostro tempo. Michael è in certo modo il più forte degli spiriti dirigenti dei tempi che si succedono reciprocamente. In certo modo dissi egli il più forte di questi spiriti. Gli altri erano prevalentemente attivi nello spirituale, spiritualmente. Michael ha la forza di spingere lo spirito fin dentro il mondo fisico. Egli era quello Spirito che, prima che il mistero del Golgota venisse, discendeva verso la terra come se precedesse il Christus, e allora — circa per quattro a cinque secoli — aveva la conduzione della terra. Lui è di nuovo nel nostro tempo lo Spirito dirigente della terra. Vorrei dire per il paragone: quello che l’oro è fra i metalli, quello è Michael fra gli Spiriti che appartengono alla Gerarchia dell’Archangeloi. Come tutti gli altri metalli operano prevalentemente sul corpo eterico, l’oro però allo stesso tempo opera come medicina sul nostro corpo fisico, così tutti gli altri Spiriti dirigenti operano nell’anima; Michael invece è colui che allo stesso tempo potrebbe operare sull’intelletto fisico, sulla ragione fisica. Quando il suo tempo è venuto, allora dello spirito può essere operato fuori sulla ragione fisica, sulla ragione fisica. Egli dovette, poiché nel quindicesimo secolo non era il propriamente dirigente Spirito, cercarsi presso la Vergine di Orlèans la strada senza intelletto umano, senza umano comprendere, senza capacità rappresentante umana, un cammino completamente interno per mezzo dei più intimi poteri umani dell’anima. Il Christus per mezzo del suo Spirito michaelico operava sulla Vergine di Orlèans; ma per mezzo di tutto il resto poteva egli piuttosto operare che per mezzo dell’intelletto e della ragione.
Spiriti lucifering sono oggi anche là che attaccano gli uomini prevalentemente dall’interno. Vogliono generare tutte le possibili passioni, però non l’errore dell’intelletto, l’errore della ragione, con cui abbiamo nel nostro tempo moderno così a lottare. Dobbiamo dire così: quello che vogliamo raggiungere nel Spirituale, dobbiamo raggiungerlo convenientemente le forze che Michael, lo Spirito dirigente dell’epoca, possiede in sé. E insieme a Michael nel più stretto legame sta quello che cerchiamo di comprendere, se cerchiamo di comprendere la sua apparizione come l’abbiamo fatto negli ultimi giorni; se cerchiamo nomenatamente di comprendere quello che chiamiamo Spirito popolare tedesco — due forze: Michael e lo spirito popolare tedesco, che sono completamente in accordo, e cui è trasmesso esprimere proprio il Christus-Impuls nel nostro tempo come ciò è conforme al carattere del nostro tempo. Poiché il nostro tempo non potrebbe in alcun modo credere che il medesimo modo intimo dell’operazione che era giusto per il quindicesimo secolo, potrebbe ancora essere giusto anche dal venire del quinto periodo culturale post-atlantideo. Nel nostro tempo si tratta di che soprattutto comprendiamo la necessità del legame ad Arimane, ad Arimaneesco, quello che noi stessi creiamo nei nostri meccanismi, e la necessità di riconoscere giusto questi legami; poiché altrimenti viviamo in paura di molti del nostro tempo presente.
Perciò sorge la domanda: per mezzo di che cosa offriamo resistenza a questo Arimaneesco nel nostro tempo, come era offerta resistenza al Luciferesco nel tempo della Vergine di Orlèans? Noi offriamo resistenza a questo Arimaneesco per il fatto che noi andiamo proprio quel cammino che sempre di nuovo viene sottolineato dentro la nostra corrente geisteswissenschaftliche: il cammino della spiritualizzazione della cultura umana, dell’umano concetto e capacità rappresentante. Perciò l’abbiamo sempre di nuovo sottolineato: vi è una possibilità di comprendere completamente tutto quello che la scienza dello spirito ci porta, se benché innanzitutto e prevalentemente è dato dal mondo spirituale, veramente con quell’intelletto umano che dal sedicesimo secolo è stato assegnato all’umanità, con la ragione. E se diciamo che non lo comprendiamo, è solo dal motivo che ascoltiamo dei pregiudizi che ci vengono dal materialismo ordinario del tempo. Chi non ascolta sempre di nuovo e di nuovo quello che suona in parte apertamente, in parte nel più fino sussurro del materialismo del nostro tempo, ma chi cerca seriamente di tenere negli occhi quello che possiamo, nelle forze di comprensione abbiamo per colui, emerge un giorno quello che la scienza dello spirito produce come qualcosa completamente Comprensibile, come qualcosa che, come qualsiasi evento del mondo esteriore, può essere compreso. Però solo così noi produciamo in noi la forza forte di cui abbiamo bisogno per offrire resistenza alle forze ahriman, che adesso non solo attraverso le più intime forze di rivelazione e fede, come presso la Vergine di Orlèans, veniamo allo Spirito, ma che cerchiamo di concentrare la nostra forza di comprensione nel modo più intenso su quello che proviene dalla scienza dello spirito. Se lo facciamo, allora viene l’ora, il momento dove diremmo a noi stessi: quello che ci viene di fronte dalla scienza dello spirito è l’unica cosa Ragionevole, e allo stesso tempo quello che il mondo intorno a noi ci rende comprensibile e luminoso. E se siamo così afferrati, allora siamo così afferrati da quello che lo Spirito nel nostro tempo ci dà, che siamo veramente abbastanza forti rispetto alle forze ahriman.
Una natura come la Vergine di Orlèans trapiantata nel nostro tempo presente non potrebbe nulla. Sarebbe una personalità interessante, avrebbe maniera di rivelare meraviglie profeticamente altrimenti. Però come una simile natura intima di rivelazione poteva operare resistenza alle forze luciferiche, così l’uomo deve oggi fare resistenza alle forze ahriman, deve farsi forte contro queste forze così forte come conviene all’epoca di Michael. All’epoca di Michael conviene il Solare, quello che noi raccogliamo in noi attraverso una spiritualizzazione di quelle forze che possiamo dal risveglio fino al momento di dormire: le forze della nostra ragione, del nostro comprendere, del nostro intendere. Poiché queste nostre forze di comprensione e intendimento si trasformano nella nostra anima, se abbiamo soltanto pazienza abbastanza. Si trasformano così che da ciò che si spiegherà nella scienza dello spirito salta fuori la certezza: quello che noi comprendiamo là, quello è immediatamente l’espressione dei pensieri del mondo spirituale. Così non si tratta adesso di ritrarsi dal mondo esteriore perché penetrato di arimani, ma di un necessario stare in questo mondo, però allo stesso tempo un farsi-forti contro queste forze ahriman.
Lì si tratta allora di trovare noi il cammino, per mezzo della medesima comprensione per mezzo di cui comprendiamo il mondo esteriore, anche di comprendere il mondo spirituale. Però questo cammino l’abbiamo indicato proprio in questi giorni come il cammino che è intimamente legato con tutta la missione del popolo tedesco, particolarmente con questa missione dal fine del diciottesimo e inizio del diciannovesimo secolo. Però nei secoli precedenti questa missione si è preparata. È il Peculiare che quello che lo spirito tedesco ha spinto nei suoi poeti, suoi artisti e Filosofi è intimamente legato con la vita spirituale. Si tratta di guardare audacemente negli occhi i fatti, veramente senza simpatia e antipatia, come si prepararono, come si svilupparono poco a poco. Noi stessi l’abbiamo potuto provare come un giorno semplice abbastanza, questa necessità abbiamo dovuto sottolineare di agire nel continuo progresso della vita dello spirito. Per che cosa?
Tentate una volta di guardare su quella corrente teosofica con cui fummo esteriormente un poco legati, sulla inglese corrente teosofica. Tentate di fare un ponte fra quello che altrimenti è vita dello spirito inglese fin dentro la Filosofia, e quello che è teosofia inglese: stanno esteriormente accanto l’uno all’altro, sono due correnti fluenti esteriormente accanto, e un ponte fra entrambe è qualcosa che soltanto esternamente può essere tirato. Tentate invece di tenere negli occhi la vita dello spirito tedesco, come essa per mezzo dei mistici tedeschi si è preparata in Maestro Eckhart e Giovanni Taulero, e poi in Giacobbe Boehme e Angelus Silesius ulteriormente si è sviluppata, come essa in Lessing ha condotto al riconoscimento dell’idea delle vite terrene ripetute, come essa nel «Faust» di Goethe rappresenta propriamente una glorificazione dell’ascesa nei mondi spirituali, allora abbiamo in questo il cammino dritto dai mondi esterni nel mondo spirituale. E se ora aggiungete quello che dal «Racconto della Serpe Verde e il Giglio Bellissimo» di Goethe ha condotto fino alla drammatizzazione delle forze fondamentali dell’iniziazione, e riunite entrambe le correnti, allora avete in ciò il legame interiore. È un legame interiore fra quello che infine appare come Scienza dello Spirito, e quello che completamente esoterico nel mondo fisico viene perseguito come vita dello spirito. Poiché naturalmente questa vita dello spirito che si sviluppa al di fuori della Scienza dello Spirito si persegue con le forze del cervello, però spinge a quello che si trova al di fuori del corpo. Vorrei dire: è la missione del popolo tedesco che esso non può altrimenti che immettere infine quello che persegue in quello che al di fuori della Scienza dello Spirito si svolge infine nella vita spirituale. Questo significa però nient’altro, spiritualmente parlando, che il popolo tedesco è chiamato a unirsi interiormente con quello che entra nel mondo per mezzo della leadership di Michael. Un siffatto unirsi non si raggiunge per il fatto che ci si consegna passivamente, come fatalisticamente, alle potenze del destino, ma che si riconosce qual è il compito del tempo.
Non soltanto interiormente per il cammino della mistica tedesca, ma anche esteriormente per il corso intero della vita tedesca in legame con la vita europea ha dimostrato ciò quello che voglio dire. L’ho esposto nel primo dei due ultimi pubblici discorsi «L’anima germanica e lo Spirito tedesco», come l’anima germanica così, al dire, nelle avanguardie dei popoli germanici — per mezzo dei Goti, Longobardi, Vandali — è fluita nei popoli dell’Occidente, del Sud, come era stato sacrificato sull’altare dell’umanità quello che è anima germanica. Però questo più tardi si è ripetuto soltanto meno notevolmente. Guardiamo innanzitutto all’estremità orientale dell’Austria, ai così detti Sassoni di Siebenburgen. Sono emigrati dal Reno verso dove è la Montagna Siebengebirge; ciò si può anche esteriormente provare. Poco a poco hanno perso la loro peculiarità. La sostanza dell’anima si è consegnata per fluire in quell’elemento popolare diverso, e un giorno sarà quasi nient’altro rimasto di loro se non alcuno della loro lingua; però come sostanza popolare sono fluiti là dentro. Andiamo allora giù nel Banat: Svevi sono coloro che emigrarono; il Magiaro si avvolge sopra. Ugualmente è nelle regioni della montagna ungherese dei Carpazi. Tutte queste emigrazioni sono oggi esternamente quasi scomparse, però dappertutto sono dentro vivi nei strati del popolo che là adesso sono, e poi talora si mostrano come granello, come per esempio nell’isola di lingua meravigliosa dei Gottscheer in Carniola. Però altrimenti anche. Vediamo — potremmo questo perseguire molto più avanti ancora — come questa germanica anima è inviata nel mondo, come opera. Ciò avviene per una necessità interiore. Ciò accadde così per le epoche precedenti, soprattutto anche per l’epoca di Gabriel. E per l’epoca di Gabriel accadde nel modo che direi più operava il sangue, il sangue e mescolanza di sangue, e tutto quello che sta connesso più con le circostanze esterne della vita, però ancora non esternamente afferrabile, ma di nuovo si compie interiormente.
Adesso è giunta l’epoca di Michael, l’epoca in cui deve essere compreso come attraverso il corso intero della vita dello spirito lo spirito tedesco si può mettere nella forza del Sole di Michael. Questo deve soltanto vedersi essere. Però questo può vedersi soltanto così, come per mezzo del riconoscimento della scienza spirituale si vede, come poco a poco per mezzo delle considerazioni della scienza dello spirito, della Scienza dello Spirito, si acquisisce il presentimento e la consapevolezza dell’operosità di forze spirituali, della realtà di forze spirituali. Così che poco a poco si comprende come è assurdo quando gli uomini dicono: non ci sono forze spirituali, non posso riconoscerle; e se c’è un ferro magnetico forato, così è quello soltanto un pezzo di ferro, e non vedo nulla se non ferro. — Ma il magnetismo potrebbe essere là dentro! Così c’è in tutto il mondo esteriore ancora qualcosa completamente diverso dal magnetismo là dentro. Il riconoscimento si acquisisce per il fatto che si entra su quello che si offre sopra la forma peculiare delle cose. Per questo si acquisiscono nell’epoca di Michael quelle forze spirituali che sono necessarie per opporsi alle potenze ahriman, dove è il nostro compito opporsi alle potenze ahriman. Poiché nel fondo tutto quello che abbiamo nello studio della Scienza dello Spirito è soltanto preparazione. Un giorno scaturisce dallo studio della Scienza dello Spirito il risveglio delle anime, da cui l’anima sa: vive in te il mondo spirituale, dal Christus-Impuls giù per mezzo di Michael fino allo spirito dei popoli, che effettua quello che deve essere fatto.
Dissi: l’epoca della Vergine di Orlèans era ordinata ad arrivare alle forze fisicamente più deboli, la forza più debole dell’uomo. Il nostro tempo deve arrivare alle forze più forti dell’uomo, deve afferrare la volontà là dove questa volontà è meno inclinata a dispiegare veramente le sue forze. Vediamo sempre di nuovo: la volontà afferrare là dove è questione che quelle forze che sono le nostre abilità terrene, sono le nostre forze rappresentative, siano interiormente vivaci, fare questo diventa all’uomo il più difficile. Esteriormente applicare la volontà, questo gli rimane relativamente ancora facile. Però è necessaria un’altra volontà, se i pensieri devono essere diretti così che essi comprendono il mondo spirituale. Questa volontà forte è quella a cui la Scienza dello Spirito come tale deve appellare, che là deve essere se la Scienza dello Spirito veramente nel nostro tempo michaelico deve condurre dove deve condurre. Poiché non siamo chiamati a parlare del Meccanico del nostro tempo; non siamo chiamati a rimandare a questo Meccanico del nostro tempo, gli uomini ha afferrato; ma a qualcosa d’altro siamo chiamati. Si potrebbe certamente, se ci si preme un poco sui fatti, anche essere fino a un certo grado grande Filosofo — anche questo si riconosca senza riserva — si potrebbe guardare sul meccanismo del nostro tempo, e allora iniziare proprio in questo meccanismo che si attribuisce particolarmente ai nemici esterni il più deleterio a vedere. E si ha allora un’inclinazione — se si vale anche come grande Filosofo — a insultare come una donna di mercato; allora si potrebbe fare come il Filosofo Bergson, che poco tempo fa è stato in grado di accennare proprio in modo unilaterale — e proposto in modo unilaterale è spesso molte cose completamente giusto — al legame dell’azione meccanica delle forze col carattere popolare tedesco. Però non soltanto si potrebbe rimandare al fatto che l’intelletto tedesco ha raggiunto qualcosa già in certi territori nell’applicazione delle forze meccaniche per mezzo dell’intelletto; si potrebbe rimandare anche a qualcosa d’altro. Si dovrebbe però non insultare nel tono di una donna di mercato, se si vuole parlare di simili legami, ma si potrebbe dire: forse proprio dove era l’intelletto più forte a formare il Meccanico-Demoniaco, c’è allo stesso tempo il luogo per superare queste forze meccanico-demoniache per mezzo della speciale missione spirituale. Allora il Tedesco si potrebbe facile lasciar malintendere, se egli nel legame del cammino della sua vita dello spirito comprende che non ha il compito di stare fermo al soltanto Meccanico, che gli nel tempo attuale con i compiti di guerra presta così grande servizio, non soltanto stare fermo ai meccanismi perché altrimenti creerebbe soltanto demoni, ma che egli ha da sviluppare quelle forze forti nell’interno che possono ardire a contrapporsi a questi demoni. A questo però non appartiene il cieco, ma il per convinzione guidato stare nel mondo spirituale. Se entriamo su questo, a vedere che ci circondiamo per tutto il futuro con un mondo di demoni, con un vero inferno, per il fatto che costruiamo macchina sopra macchina, possiamo certamente comprendere come gli uomini dallo spirito materialista del nostro tempo dicono sempre di nuovo e sempre di nuovo: questo tempo materialista-naturalistico scientifico ci ha portato sulla massima altezza su cui l’umanità è stata fin qui — possiamo certamente comprendere quello, poiché appartiene al pensiero materiale odierno, però dobbiamo sapere che noi per mezzo dei nostri meccanismi portiamo dentro nell’umanità lauta demoni, e dobbiamo inoltre sapere come noi possiamo sviluppare i giusti ostacoli di fronte a questi demoni. Solo così noi ci poniamo nel giusto rapporto al mondo spirituale, che noi riconosciamo queste forze meccanico-demoniache, che noi consapevolmente sappiamo che ci sono. Poiché le potenze sono dannose solo per questo, che noi restiamo inconsapevolmente su di loro, che di loro non sappiamo. Voglio rendere visibile questo per mezzo di un paragone.
Sapete che dopo alcun tempo, sperabilmente, se alcuno riuscirà quello che fin qui non è riuscito, abbiamo a Dornach presso Basilea una costruzione, dove potremmo nelle appropriate circostanze coltivare la nostra corrente spirituale. Ora con la costruzione di questa non si tratta di fuggire alcunché la necessità del presente, ma di costruirla completamente dalle necessità del presente. Là ha dovuto per esempio essere creata l’illuminazione dalle più arimaniche forze del presente, e questi sono: illuminazione elettrica, riscaldamento elettrico, e così via. Ora si tratta di rendere inoffensivo, per mezzo della forma architettonico-formale stessa, quello che qui viene in considerazione. Se più tardi si fosse entrato alla costruzione, allora si avrebbe intorno tutto quello che la cultura ahriman del presente porta con sé. Però non dipende dal fatto che c’è, ma dal fatto che non si nota. Non lo si deve notare. Per raggiungere questo si sono trovati alcuni amici che costruiscono questo in una costruzione separata accanto, per dargli una forma speciale, così che le forze arimani-demoniache là vengano bandite. Per ognuno che verrà alla costruzione, anche per coloro che andranno dentro, sarà così per mezzo di questo, elevato nella consapevolezza che lì regnano le forze ahriman. Non appena però lo si sa, non sono più dannose. Poiché si tratta che le forze umane nocive perdono la loro nocività, se siamo attenti, guardiamo ai luoghi dove sono attive, se non guardi incoscientemente a una macchina e dici: una macchina è una macchina, ma una macchina è un luogo per un essere demoniaco-ahriman.
Se ci mettiamo così nel mondo, che il sapere è nella nostra anima, allora ci mettiamo propriamente dentro nell’epoca michaelica. Ciò significa però: noi portiamo noi in un rapporto così al mondo spirituale, che anche Michael può agire in noi. Michael con quello che è la sua attuale missione, come l’abbiamo caratterizzato. Dappertutto si tratta che noi possiamo metterci dentro in modo incoscienzioso in quello che gli uomini costruiscono incoscientemente come meccanismi, o che potremmo penetrare. Se penetriamo, se ci avvediamo come elementari-demoniache forze regnano nei nostri meccanismi, allora troveremo anche il cammino ai veri ispiratori spirituali. E questi stanno nel legame appunto con quello Spirito che si comporta agli altri Spiriti della guida umana come l’oro ai metalli, con Michael.
Così tentai oggi di chiarire che il nostro tempo ha un’altra missione, se cerca le forze divino-spirituali che devono operare per il bene dell’umana terrestre, di quella che costituiva le anime umane per coloro che vivevano nell’epoca della Vergine di Orlèans. Allora si trattava molto di più di calare tutto razionale, tutto ragionevole. Oggi invece si tratta di elevare tutto razionale, tutto ragionevole fino al Veggente, poiché lasciarsi elevare fino al Veggente. Se ci saranno così uomini che coltiveranno così l’anima umana, allora emergerà dal tempo di crepuscolo che adesso attraversiamo quello che deve emergere. Quello che esteriormente sul piano fisico si sviluppa non potrebbe essere che il velo per quello che spiritualmente per l’umanità terrestre dal tempo attuale deve emergere.
Ed è vero che coloro che in giovani anni adesso consegnano le loro forze, che vogliano mandare giù queste forze nel nostro essere terreno. Poiché queste forze sono non-perse, non-distruggibili; devono soltanto continuare a operare in modo spirituale, come avevano continuato a operare in modo fisico, se il relativo non fosse andato per la porta della morte sul campo di battaglia. Però manderanno giù le loro forze sulla terra nel nostro tempo avanti, così che noi sappiamo fare alcunché con queste forze. Dovranno scorrere giù queste forze in un’umanità che nel tempo di pace che seguirà alla guerra applicherà queste forze così, che sempre più e più sulla terra si diffonda la vita spirituale. Come da ogni notte si sviluppa la luce del giorno, così deve svilupparsi dalla nostra di noi spesso come una notte sembrante presente, una luminosa futuro; però questa luminosa futuro dovrà essere saturata da quello che dal 1879 incominciato michaelico tempo dell’umanità deve portare. Se ci saranno anime che possono concludere un così intimo legame con il mondo spirituale, come oggi è stato indicato, allora possiamo sperare che, con riguardo agli attuali avvenimenti del tempo, si compia quello che è portato all’espressione nel sette parti spruch; possiamo sperare che tutto questo si compia, se le sue prime cinque righe con le due ultime stanno veramente insieme nella realtà:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dal sacrificio del popolo, Germoglierà frutto spirituale — Se le anime dirigono consapevolmente Lo Spirito il loro senso nel Regno dello Spirito.
Poiché varie circostanze mi obbligano a partire soltanto domani, possiamo stare ancora insieme oggi.
Volgiamo nuovamente, come di consueto, anzitutto i nostri pensieri verso le anime di coloro che si trovano fuori nel campo e con corpo, sangue e anima si dedicano ai grandi eventi del tempo.
«Spiriti delle vostre anime, vigili operosi,
Le vostre ali recare possono
L’amorevole supplica delle nostre anime
Alla custodia degli uomini della Terra loro affidati,
Che, uniti dalla vostra potenza,
La nostra supplica soccorrevole splenda
Alle anime che amorosamente la ricercano.
Per coloro che sono già passati attraverso la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigili operosi,
Le vostre ali recare possono
L’amorevole supplica delle nostre anime
Alla custodia degli uomini delle sfere loro affidati,
Che, uniti dalla vostra potenza,
La nostra supplica soccorrevole splenda
Alle anime che amorosamente la ricercano.
Lo Spirito che ha attraversato il mistero del Golgota, che abbiamo ricercato nel corso degli anni nel nostro movimento spirituale, e che così potrebbe essere divenuto prossimo al nostro sentimento, sia con voi e con i vostri difficili doveri!
Cari amici, vorrei utilizzare questa sera straordinaria per alcuni appunti sparsi che possono esserci utili da una o dall’altra prospettiva. Innanzitutto desidero farvi notare come, nonostante il materialismo della nostra epoca, o forse proprio a causa del materialismo della nostra epoca, le anime di coloro che ricercano, specialmente coloro che ricercano in certi campi, vengono — direi quasi loro malgrado — rivolte verso l’esistenza di un mondo spirituale. Desidero collegami a qualcosa di specifico. Certamente, dal punto di vista che ho appena accennato, potrei collegami a molte, moltissime cose; ma desidero far ricorso a un opuscolo apparso poco tempo fa, uno degli opuscoli che ora appaiono in connessione con la guerra, il dodicesimo fascicolo, che è stato scritto dal noto psichiatra Professor Dr. O. Binswanger e che porta il titolo: «Gli effetti psichici della guerra». Ma non desidero collegarmi alle trattazioni che Binswanger ha scritto nel senso più stretto riguardo agli effetti psichici della guerra, bensì ad alcune osservazioni che ha fatto anche in questo opuscolo. Un ricercatore come Binswanger si sente oggi come premuto a non alludere più soltanto, così sommessamente, all’esistenza di una vita spirituale, poiché si sente come obbligato a giustificarsi e a far notare come la nostra epoca non è affatto incline, da parte delle persone illuminate, ad ammettere qualcosa come una vita spirituale o psichica. Binswanger parla nel suo opuscolo del fatto ben noto che nel nostro tempo le malattie nervose si sono notevolmente moltiplicate. Egli parla di varie cause che hanno contribuito a essa e dice allora molto significativamente a pagina 10: «Vi sembrerà strano a molti di voi che io metta in primo piano il fattore psichico in questi stati di malattia nervosa». Dunque, egli è uno psichiatra completamente materialista, eppure deve comunque far rientrare il fattore psichico tra le cause proprio di quelle malattie che gli stanno vicine. «Che cosa ha a che fare il fattore psichico con una gastrite nervosa, con un cuore nervoso, con dolori nervosi nel dorso, nelle braccia e nelle gambe? Secondo il giudizio medico concordante posso soltanto dirvi che in ultima analisi le reazioni nervose patologiche nei più vari organi del corpo e nelle varie regioni del corpo si basano largamente su disturbi dei processi psichici».
Vediamo dunque come i fatti strappano a colui che dalla sua ricerca è costretto a occuparsi dei fatti psichici l’ammissione che le cause di ciò che si considera così frequentemente soltanto da un punto di vista materialistico — gastrite nervosa, disturbi cardiaci nervosi, dolori nervosi nel dorso, anzi persino negli arti — risiedono nei disturbi della vita psichica.
Tuttavia, il ricercatore contemporaneo generalmente si ferma a tale ammissione; non prosegue, non prosegue affatto. Quello che innanzitutto deve essere ammesso è che non si riesce a spiegare soltanto dal lato corporale le cause di tali processi; ma gli uomini non hanno ancora il coraggio e la forza di addentrarsi veramente in qualcosa di scientifico-spirituale. Nel momento in cui sentono qualcosa di positivo dal campo della scienza dello spirito, sentono come se non avessero più un terreno sicuro sotto i piedi, come se tutto ondeggiasse, come se fosse incerto tutto ciò che si può ricavare dal mondo spirituale secondo i metodi della ricerca spirituale. Per lo psichiatra questo è, potremmo dire, un fatto doppiamente fatale. Se le cause di certi stati corporali risiedono nei processi della vita psichica, allora si deve ammettere che i migliori mezzi per eliminare tali stati risiedono anche in un trattamento psichico. Ma come si può trattare un’anima se non ci si forma alcuna idea di come l’anima si connette con il corpo? Le ricette per eliminare i disturbi spirituali possono essere tratte soltanto dal mondo spirituale. Ma riconoscere la connessione tra il mondo spirituale e il mondo materiale esteriore, questo si può fare soltanto se si sa qualcosa del mondo spirituale. Di qui l’aspetto strano, stranamente indeterminato, illogico, singolare, che si presenta quando queste persone vogliono effettivamente parlare in modo positivo della connessione tra il corporeo e il psichico. E possiamo osservare questo presso lo stesso ricercatore. Qualche pagina più avanti — pagina 23 — lo stesso ricercatore dice qualcosa di altamente strano; perché dove vuole parlare di quale fiducia egli stesso, secondo le sue vedute sulla costituzione psichica dell’uomo, ha nel lieto esito della campagna tedesca, egli dice: «Secondo la mia convinzione, l’esercito vincerà i cui soldati hanno i nervi migliori, oppure in altra formulazione: posseggono la maggiore resistenza morale».
Prendiamo la cosa sul serio: il ricercatore che riconosce che le cause persino di disturbi corporei, cosiddetti nervosi, risiedono in stati psichici, egli dice che vinceranno sicuramente quei soldati che «hanno i nervi migliori, oppure» — come poi dice — «in altra formulazione: posseggono la maggiore resistenza morale». Si può difficilmente immaginare che qualcuno possa produrre un’assurdità maggiore — sebbene entrambe le proposizioni siano naturalmente assolutamente vere — del dire: l’una è un’altra formulazione dell’altra. Immaginiamoci pure che qualcuno si formi una rappresentazione completamente chiara del sistema nervoso, possa seguire questo sistema nervoso fino ai suoi rami più sottili, e poi chiami i nervi più forti di un uomo, in altra formulazione: la maggiore resistenza morale. Ciò significa: filamenti puramente materiali-fisici sarebbero in altra formulazione resistenza morale! Naturalmente il lettore contemporaneo legge oltre queste cose. Si fanno le più strane scoperte su quello che tutto il tempo si legge oltre, che spesso si trova straordinariamente ingegnoso; ma tali cose non sono meno un reale, concreto nonsenso, finché non vengono ricondotte a quello che la scienza dello spirito deve dire al riguardo. Come si devono dunque considerare queste cose dal punto di vista della scienza dello spirito?
Se consideriamo la forza morale di un uomo, quello che lo pervade nell’anima moralmente, inizialmente questo è qualcosa di puramente spirituale, qualcosa che non ha nulla a che fare con il materiale. E quello che noi chiamiamo la forza morale dell’anima, essa la possiede come forza spirituale, in quanto questa anima appartiene al mondo spirituale. Quando ora questa anima, come sempre accade al risveglio, rientra nel suo corpo, allora si serve del corpo dal risveglio al sonno come di uno strumento per il mondo fisico. Dal sonno al risveglio l’anima vive nel mondo puramente spirituale, al di là dello strumento corporale, e raccoglie anche lì la sua forza morale. Ma nel mondo fisico le forze morali possono manifestarsi soltanto attraverso lo strumento del corpo fisico. E lì si manifestano anche come forze spirituali. Nel corpo astrale e nell’Io dell’uomo è attivo quello che noi chiamiamo forza morale; è qualcosa di puramente spirituale. Ma che cosa ha a che fare quello che è qualcosa di puramente spirituale come forza morale nel corpo astrale e nell’Io dell’uomo, con il sistema nervoso? Bene, utilizzerò un paragone. La forza morale dell’uomo ha altrettanto a che fare con il suo sistema nervoso quanto io ho a che fare con il terreno su cui ora stanno i miei piedi. Se il terreno non fosse lì e non ci fosse un ulteriore terreno su cui il primo poggia, io come uomo fisico non potrei stare qui. Il terreno deve esserci, ma non ha nulla a che fare con quello che è in me fisicamente. Per potermi alzare, il terreno deve esserci. Nello stesso modo il sistema nervoso deve esserci nel corpo fisico come semplice resistenza, affinché le forze morali del corpo astrale e dell’Io abbiano resistenza nel mondo fisico, possano apparire, possano esserci. Utilizzerò un altro paragone, che però già va diritto al nocciolo della cosa, sebbene sarà necessario un’analisi più attenta per comprendere completamente quello che c’è dietro. Userò un paragone che parte nuovamente dalla vita fisica.
Consideriamo il processo della digestione. Nella digestione accade che una parte del materiale nutriente conservato passa nel nostro organismo, mentre l’altra parte viene espulsa. Se una certa parte dei materiali nutritivi non potesse essere espulsa, allora la nostra digestione sarebbe impossibile. Questa espulsione deve aver luogo in modo completamente regolare. Ma a nessuno verrebbe in mente di dire che egli si nutre di ciò che espelle. I processi nervosi che ora accadono nel nostro organismo, quando sviluppiamo una forza morale in noi, si comportano rispetto a quello che è fruttuoso per noi, che è veramente in noi come essenza umana propria, come espulsioni, precisamente come processi di espulsione. Quando portiamo avanti un determinato impulso morale nell’anima, questo è connesso con un processo di espulsione. Questo processo di espulsione, quello che cade fuori, quello che come rifiuto dobbiamo generare in noi, questo è il processo nervoso. E questo processo nervoso si comporta rispetto a quello che noi effettivamente facciamo esattamente come il processo di espulsione nella digestione si comporta rispetto al processo di appropriazione dei materiali nutritivi. Quindi coloro che chiamano il processo spirituale della formazione degli impulsi morali un processo nervoso, fanno fondamentalmente nient’altro che dire, semplicemente in un altro ambito, che l’alimentazione umana consiste nell’espulsione, e poi esaminano i prodotti di espulsione per poter scoprire quale sia effettivamente giovevole per l’uomo. Così procede effettivamente la scienza materialistica, considerando come l’essenza propria quello che lo spirito deve espellere per svilupparsi. Precisamente quello che lo spirito non può utilizzare, la scienza moderna esamina per arrivare allo spirito. Procede in questo modo approssimativamente come procederebbe qualcuno che esaminasse il contenuto intestinale per riconoscere quale materia l’uomo assorbe nei suoi muscoli. Bisogna talora essere molto espliciti quando si vuole fissare lo sguardo su tutta l’assurdità del materialismo moderno, perché l’illusione che il materialismo moderno crea ha una forza di persuasione così travolgente per le opinioni sbagliate del presente, che bisogna già fare affidamento su parole forti per indicare dove risiede effettivamente l’orribile erroneità.
Ora partirò da qualcosa di completamente diverso, per poi ricondurmi a quello che ho premesso. Ci porremo una volta la domanda: come stanno le cose con i vari sistemi religiosi che nel corso dello sviluppo dell’umanità sono comparsi gradualmente? Nel corso dello sviluppo dell’umanità sono comparsi vari maestri religiosi e hanno comunicato agli uomini questo o quello riguardante le relazioni del mondo spirituale. Non ci vuol molto per formulare un giudizio molto intelligente riguardo a questi sistemi religiosi, perché l’intelligenza — come abbiamo visto da vari giudizi dei nostri tempi — non è particolarmente difficile nei nostri tempi. Capite come intendo questo e che non è una critica della nostra era. Una persona così detta intelligente può facilmente far notare che i vari maestri religiosi hanno insegnato cose diverse, e può così giungere alla conclusione: dunque tutto non deve essere la verità; se corrispondesse alla verità, avrebbero dovuto insegnare tutti la stessa cosa. E da ciò si potrebbe trarre di nuovo la conclusione che tutto il discorso sui mondi superiori — attraverso le molte contraddizioni che si sono rivelate — non potrebbe essere ricondotto a qualcosa della verità data agli uomini.
Ora però ci si può rispondere adeguatamente alla domanda suggerita soltanto se ci si forma un’idea di quello che si porta attraverso la porta della morte da quello che qui sulla terra si è vissuto. Vi potete facilmente formare un’idea di quello che si porta con sé se pensate che non appena chiudete gli occhi e tappate le orecchie, non vedete e non udite nulla del vostro ambiente sensibile. E ora chiedetevi una volta: quanto di quello che dal mattino alla sera l’anima racchiude in sé come impressioni, e quanto di quello che essa contiene come rappresentazioni, l’anima in fondo deve agli occhi e alle orecchie? Se non aveste occhi e orecchie, allora la stragrande maggioranza dei contenuti dell’anima umana cadrebbe del tutto. Ma dopo la morte l’uomo certamente non ha occhi e non ha orecchie. Quello che dunque egli riceve attraverso gli occhi e le orecchie, non può trasportarlo in altro modo che attraverso il ricordo attraverso la porta della morte. Su questo non dovrebbe esservi alcun ulteriore dubbio — che quello che è stato ricevuto attraverso gli occhi e le orecchie, in generale attraverso i sensi, può essere trasportato attraverso la porta della morte soltanto come ricordo. Così è anche con tutto quello che ci formiamo come rappresentazioni che sono causate dalle impressioni sensibili. E ora dovete semplicemente riflettere su quello che deve essere abbandonato al momento dell’ingresso nel mondo spirituale: tutto viene abbandonato, tutto quello che giunge all’uomo attraverso impressioni esterne.
Quale proprietà deve dunque avere una rappresentazione che si deve trasportare attraverso la porta della morte? Essa certamente non deve essere tratta da alcuna impressione esterna, e certamente deve avere la proprietà che l’uomo di mentalità materialistica potrebbe dire: quello che tu lì ti rappresenti non esiste affatto; perché non lo si può vedere con gli occhi, non lo si può sentire con le orecchie. Dunque una tale rappresentazione deve avere la proprietà che il suo oggetto non può essere percepito esternamente, perché quello che può essere percepito esternamente, come rappresentazione non può passare attraverso la porta della morte. Vorrei qui notare che il materialismo stesso è indotto a tali obiezioni dal fatto che sempre parla di essere o non-essere e non sa veramente che cosa sia questo essere e questo non-essere. Per noi ora è sufficiente che rimaniamo con la lingua tedesca. «Sein» [essere] viene da «sehen» [vedere], proviene del tutto da «vedere». Su quello che è designato dal concetto di essere, non si dice realmente altro che: l’ho visto una volta. E tutto l’altro discorso su essere è semplicemente una comunicazione su quello che è stato visto. Da ciò si dovrebbe trarre la conclusione che riguardo alle cose che si portano attraverso la porta della morte non si dovrebbe parlare di essere, perché ciò significherebbe: si deve aver visto queste cose con gli occhi fisici.
Che cosa volevano veramente dare i fondatori di religioni agli uomini con le loro rappresentazioni?
Volevano dare agli uomini rappresentazioni che rendessero lo spirito interiormente forte, che lo dotassero interiormente di potenza luminosa, così che l’uomo, quando passa attraverso la porta della morte nel mondo soprasensibile, vi entra cosicché egli è il suo proprio lume, è capace di illuminare da sé le cose là. Viene molto facilmente agli uomini il pensiero: se mi lascio raccontare del mondo soprasensibile, come posso allora sapere che tutte queste rappresentazioni sono veramente corrette? Poniamo il caso che qualcuno propagasse rappresentazioni del mondo soprasensibile, queste rappresentazioni fossero assunte da un numero di uomini — e fossero sbagliate, o unilaterali, o non corrispondessero nello stesso senso a ciò che è giusto, come si parla di giusto quando si parla del mondo fisico esteriore. Dunque, poniamo il caso che queste rappresentazioni fossero sbagliate, e un numero di uomini le avesse assunte. In un tale caso sarebbe ancora meglio se gli uomini avessero assunto queste rappresentazioni sbagliate, piuttosto che se non avessero assunto alcuna rappresentazione del mondo soprasensibile. Perché? È meglio perché la nostra anima deve sforzarsi quando assume rappresentazioni del mondo soprasensibile. Sia che si assumano rappresentazioni giuste o sbagliate, bisogna sforzarsi, e questo sforzo conta nel mondo spirituale quando passiamo attraverso la porta della morte. Questo sforzo è quello che ci viene in aiuto dopo la morte, o che ci viene in aiuto quando entriamo nel mondo spirituale. Poniamo il caso che ci fossimo impregnati di una concezione completamente errata del mondo spirituale: allora per il fatto di averla assunta in noi, come un ginnasta sviluppa gli arti, abbiamo sviluppato le nostre forze animiche. E quello che abbiamo sviluppato, quello l’abbiamo, lo portiamo nel mondo spirituale. Portando ciò nel mondo spirituale, allora abbiamo colà qualcosa di simile a quello che abbiamo qui per il fatto di avere occhi. Allora non siamo più ciechi nel mondo spirituale. Anche se accadesse che tutto fosse falso quello che così abbiamo assunto, e ci fossimo semplicemente sforzati, abbiamo così sviluppato il nostro occhio animico e ora abbiamo la possibilità di vedere quello che esiste nel mondo spirituale.
Ora le cose stanno così, che quello che i vari maestri religiosi hanno comunicato non è affatto completamente falso, ma è stata presentata da vari punti di vista la verità sul mondo soprasensibile, e soltanto apparentemente in contraddizione. Bisogna completare l’uno con l’altro. Ma l’essenziale che è comune a tutti questi sistemi religiosi è che tutti questi sistemi religiosi forniscono all’anima umana rappresentazioni attraverso cui l’anima si rinforza per entrare nel mondo spirituale, cosicché l’anima viene risvegliata nei suoi fondamenti spirituali. Quello che poi i singoli maestri religiosi danno alle anime, lo danno secondo le capacità delle anime, secondo, direi, le condizioni delle singole razze umane, secondo le condizioni climatiche o le altre condizioni del paese e del tempo in cui devono apparire. Ma è comune a tutti che essi rendono forti e potenti le anime degli uomini, si potrebbe anche dire, luminose interiormente, affinché le anime non siano soltanto reali nel mondo fisico, bensì anche nel mondo spirituale. Il rinforzo dell’anima è quello che, secondo le varie possibilità, è stato dato universalmente vero in tutti i sistemi religiosi.
Il nostro tempo è ora messo nella necessità di accogliere il mondo spirituale gradualmente, sempre più, diversamente da come i tempi passati e trascorsi lo potevano fare.
Certe rappresentazioni che si sono formate a partire dal fiorire della scienza naturale moderna, il nostro tempo deve interiormente rafforzarsi, interiormente irrobustirsi in esse, così che l’anima proprio attraverso tali rappresentazioni diventi capace di non essere morta nel mondo spirituale, bensì vivente. Attraverso questo viene da sé qualcosa di più profondo, qualcosa che certo affatica più l’anima, ma più profondo di quello che i vari sistemi religiosi hanno prodotto. Nel corso degli anni ho fornito vari motivi perché il nostro tempo è chiamato alla scienza dello spirito. Ma vorrei dire: per colui che sta vicino alla vita spirituale, già oggi a ogni passo, e questo appartiene precisamente a quello che è sconvolgente dei nostri tempi, si mostra che alla scienza dello spirito appartiene tra i fermenti, tra i lieviti che la vita del nostro tempo deve ricevere.
Nel corso degli ultimi mesi molte, molte anime sono passate attraverso la porta della morte, in forza giovanile sono passate attraverso la porta della morte. Ho già accennato al fatto che secondo il corso normale dei fenomeni, quegli esseri umani le cui anime sono passate così attraverso la porta della morte avrebbero avuto diritto a vivere ancora più a lungo sulla terra. Quando un uomo passa attraverso la porta della morte, noi sappiamo che egli depone prima il corpo fisico, poi dopo un tempo relativamente breve il corpo eterico. Questo corpo eterico apparenta allora al mondo eterico esteriore, e il corpo astrale e l’Io continuano ad appartenere all’uomo. Di questo corpo eterico si dice normalmente che si dissolve nel mondo spirituale. Ma il tempo in cui si dissolve è molto diverso. Se un uomo è divenuto molto vecchio nella vita fisica, così a dire ha raggiunto un’età normale, allora ha consumato le forze del suo corpo eterico, e si dissolve allora rapidamente. Ma se un uomo passa attraverso la porta della morte in forza giovanile, allora il suo corpo eterico avrebbe potuto servirgli ancora per decenni. Questo corpo eterico è un’organizzazione coesa, organizzata in se stessa. Nel secondo caso non si dissolve subito. Si separa dal corpo astrale e dall’Io. Questi procedono nelle loro proprie vie nel mondo spirituale; il corpo eterico invece si separa bensì, ma non si dissolve subito. Vi apparirà naturale che l’uomo serbi un certo legame con il corpo eterico che si è dapprima separato, ma che rimane nel mondo eterico spirituale. Perciò si può dire: in questo mondo eterico spirituale — in senso assoluto, nella vicinanza dell’aura terrestre — vi sono un numero straordinario di corpi eterici non consumati, di corpi eterici con forze fresche. Questo è ciò che è particolarmente impressionante nell’osservazione contemporanea del mondo spirituale — che ci troviamo di fronte a un numero così grande di corpi eterici non consumati. Ma ovunque possiamo avvicinarci ai sentimenti che i morti hanno riguardo a questi loro corpi eterici, notiamo ancora uno stesso fatto. Naturalmente le cose sono tali che potete crederle o no; perché la pretesa di credibilità posso avanzarla soltanto da quello che alle esposizioni di molti anni che vi ho fatto inerisce forza di verità. Quello che si osserva nei sentimenti dei defunti riguardo ai loro corpi eterici è che da parte di tutti coloro che ora hanno pagato il tributo della morte ci viene come sussurrato spiritualmente: è giunto il momento! E la razza umana non applicherà correttamente quello che di forze non consumate è nei nostri corpi eterici se questa umanità non diventa consapevole di come essa si connette con il mondo spirituale! — Perché da questi corpi eterici non consumati irradiano molte, molte forze. Giungono nel nostro mondo, e queste forze la razza umana applicherà correttamente soltanto se rivolge i pensieri al mondo spirituale. Allora queste forze dei corpi eterici sacrificati saranno per la razza umana forze che la promuovono. È questo che i morti ci gridano oggi: non consumate invano i nostri corpi eterici; non lasciate passare il tempo in cui le forze dei nostri corpi eterici non consumati possono servire al progresso spirituale della razza umana!
Desidero ancora dire qualcosa di particolare. Ho una volta o forse più volte esposto come si può venire in aiuto ai defunti. Circostanze particolari rendono possibile che i defunti ricevano qualcosa se noi rendiamo loro accessibile, per lettura, quello che conquistiamo come scienza dello spirito. Ho fatto notare che per colui che è passato attraverso la porta della morte significa molto quando noi nel senso dello spirito leggiamo a lui cose di scienza dello spirito, quando ce lo rappresentiamo vivente, pieno di vita spirituale e naturalmente non ad alta voce, bensì come in pensieri — possono essere anche vari, possono essere molti — un capitolo di scienza dello spirito leggiamo a lui. Questo appare assurdo a coloro che credono che se l’uomo passa attraverso la porta della morte, il mondo spirituale è intorno a lui, così che non avrebbe bisogno che gli leggiamo. Non è affatto così assurdo. Naturalmente il defunto ha il mondo spirituale intorno a sé, è dentro a esso. Ma proprio come poco qui un uomo comprende il mondo — il mondo dei sensi — nonostante sia dentro a esso, se non ne ha la scienza, così il defunto non ha attraverso l’attraversamento della porta della morte la scienza del mondo spirituale, anche se è dentro a esso. Questa scienza piuttosto deve essere acquisita qui. Come qualcosa che riceve come nutrimento, per il morto è quando noi gli leggiamo; questo fluisce in lui. E la razza umana può ricevere molte forze tonificanti per i tempi prossimi riguardante lo spirituale dal fatto che precisamente quel Mantra che ora sempre applico all’inizio delle nostre considerazioni, «Spiriti delle vostre anime, vigili operosi» e così via, con il cambio di «uomini delle sfere» riguardo ai caduti, viene usato. Possiamo anche, mentre altrimenti è possibile soltanto con quei defunti che noi stessi abbiamo conosciuto, dirigere precisamente questo Mantra a defunti a noi personalmente sconosciuti; possiamo, dopo aver usato questo Mantra con vera devozione, leggere, direi, verso l’ignoto; e morti che ora proprio attraverso i nostri eventi sono passati nella morte possono riceverlo. Allora essi, con quello che potranno attingere dal legame con noi, reagiranno attraverso il percorso indiretto dei loro corpi eterici sulla cultura terrestre e lavoreranno insieme agli uomini che vivono sulla terra per promuovere la vita spirituale.
Attraverso tali cose però raggiungeremo ancora qualcos’altro. È completamente vero che noi così a dire abbiamo vissuto in un tempo del più desolante materialismo, e che questi eventi bellici hanno scatenato qualcosa che ha una vera patina di vita spirituale. C’è stata, in riguardo allo spirituale, una grande differenza tra il caso che si sia viaggiato per la Germania ancora nel luglio dell’anno passato, o comunque prima, e si sia osservato spiritualmente gli uomini, e il caso che si sia fatto o si faccia ora nel mese di agosto, settembre, o in generale adesso. Quella che emerge come differenza è che così a dire prima ogni uno aveva la propria aura egoistica, che si chiudeva strettamente, che si adagiava così a dire sull’uomo. Ora esiste un’aura comune, in cui i pensieri fluiscono come qualcosa di unitario. Che tutti i pensieri mirino in una direzione è anche spiritualmente qualcosa di straordinariamente significativo. Attraverso questo è stato creato per il tempo degli eventi bellici qualcosa di spirituale che prima non era lì. Questo è completamente innegabile. Ma ora immaginatevi come deve essere necessariamente, che torni la pace. Allora le anime si desolererebbero molto più se non potessero trovare dal loro interno qualcosa di bene spirituale; perché per ogni epoca è necessario per l’uomo che rivolga i pensieri a qualcosa che non ha a che fare con una realtà esterna. Questo lo rinforza per il mondo spirituale in una qualche forma. Se sono rappresentazioni del mondo soprasensibile, lo rinforza riguardo alle buone forze del mondo soprasensibile; se non sono rappresentazioni soprasensibili, o se è qualcosa che non è giustificato riguardo al soprasensibile, lo rinforza anche per il mondo soprasensibile, allora tuttavia per il mondo luciferino o arimanico. Ma l’uomo è fatto in tale modo che lo spirituale vuole parlargli. Si potrebbe dire: l’uomo deve avere qualcosa che non è vero per il mondo esteriore; e se lungo tempo non si è impegnato ad accogliere nella sua anima qualcosa che non è vero per il mondo esteriore, allora viene una reazione, una reazione nel senso che deve credere a qualcosa che non è vero per il mondo esteriore. In modo strano tali rappresentazioni di credenza possono afferrare l’anima umana. Certe anime sommerge dal materialismo possono anzi essere esteriormente anche pie. Tali anime possono sperimentare questa reazione in una forma particolare. Possono formarsi all’unisono la rappresentazione: un popolo che ha una cultura sia un popolo di barbari, e possono fare di questo un articolo di fede. Dal punto di vista di altri aspetti, questo non è nient’altro che il desiderio dell’anima di una fede, di qualcosa che non ha realtà nel mondo fisico. Gli uomini non sono più abituati a dirigere lo sguardo verso il veramente soprasensibile, e per questo riempiono l’anima con la fede: un popolo sia un popolo di barbari. Questo è divenuto una fede, un dogma, a cui ci si attacca così fanaticamente come ci si attaccava una volta a certi dogmi religiosi. È un surrogato per una fede a lungo mancata. Ma ora immaginate che questo non possa durare. Quando sarà tornata la pace, gli uomini non potranno avere questo surrogato reale che si esprime nella fede: un popolo sia un popolo di barbari. Allora viene la desolazione terribile, la desolazione completamente terribile. E questo è qualcosa che si prospetta per quelle regioni che oggi in modo talora veramente orribilmente mendace si creano una fede, si creano dogmi. Per queste regioni entrerà una terribile desolazione animica. E questa desolazione animica potrà essere combattuta soltanto se, nel modo descritto, le forze eteriche non consumate di coloro dedicati al sacrificio della morte vengono consumate nel modo giusto, vengono applicate nel modo giusto. Perciò ci dicono tutti, così a dire esortandoci riguardo all’applicazione giusta delle loro forze eteriche, esprimendo come una scoperta spontanea, fatta ora dopo la morte: è arrivato il momento! La razza umana deve subire uno sviluppo spirituale, e questi attuali eventi devono essere uno stato crepuscolare da cui esce un nuovo stato di sole.
Questo è quello che deve permeare coloro che soffrono grandi perdite: che nella misura forte in cui è necessario che il nostro tempo diventi spirituale, questo è possibile soltanto se riceve aiuto dal mondo spirituale. Ma i mezzi di questo aiuto devono essere ottenuti attraverso tali eventi dolorosi come noi ora sperimentiamo nel nostro presente. Per lo studioso dello spirito questo diventa da sé chiaro, che questi eventi non devono essere considerati puramente materialmente. Ma si trova quasi soltanto una considerazione puramente materialistica di questi eventi. Si può sperimentare — come noi abbiamo sperimentato — che un numero di genti di una regione terrestre, che si sentono nemiche, emettono un proclama, che questo proclama giunga ad altre regioni nemiche; da queste regioni nemiche si pone la domanda: chi ha voluto questa guerra? O si accusa l’altro che abbia voluto la guerra. Nel far questo si dimentica sempre e sempre di nuovo quello che per la considerazione più profonda dei rapporti deve essere chiaro, e da questa considerazione più profonda delle cose potrà venire qualche soccorso per il futuro: che dal mondo spirituale effettivamente tutti questi eventi sono voluti, perché il mondo spirituale ha bisogno di quelle forze che come frutti possono venire da questi semi dei corpi eterici non consumati. E se si volessero accusare, avremmo nello stesso tempo ad accusare il mondo spirituale stesso. Ma allora l’accusare ci passa. Diventiamo attenti alla necessità ferreo che esiste, a quella necessità ferrea che effettivamente dal punto di vista dei mondi spirituali deve guardare al basso verso la nostra terra, come noi dobbiamo guardare a qualcosa quando diventa necessario consumare, uccidere, strappare da un contesto così e così molta cosa per costruire qualcos’altro. Non possiamo costruire una casa senza distruggere così e così tante regioni rocciose; lì non possiamo parlare di alcuna colpa, lì dobbiamo parlare della necessità. Quindi è necessario al mondo spirituale esigere quei sacrifici che ora sono esigiti, perché semi sono necessari. Questi semi sono appunto i corpi eterici non consumati, che allora viventemente compenetreranno tutto il divenire della razza umana, e che devono esserci se lo sviluppo deve continuare, perché altrimenti mancherebbero alla razza umana le forze per continuare. Insieme a tutto quello che i fenomeni attuali significano esteriormente, dobbiamo, per comprendere interiormente in modo efficace i fenomeni, fissare completamente lo sguardo su questo.
Se consideriamo le cose in questo modo, allora diciamo a noi stessi: sebbene non possa da subito controllare se tutto è giusto, come si dice, quello che io ricevo dal mondo spirituale, questo è comunque il caso, che da ciò che queste rivelazioni dal mondo spirituale le unisco con la mia propria anima, affatico questa anima, fornisco così forze a essa, e così la mia anima diviene luminosa per il mondo spirituale, riceve occhi per il mondo spirituale. Soltanto le condizioni per il mondo spirituale sono diverse dalle condizioni per il mondo fisico. Per il mondo fisico possiamo essere contenti quando una volta abbiamo concepito un pensiero e comprendiamo la sua verità. Nella vita pratica del mondo fisico è anche sufficiente se una volta abbiamo compreso la verità di un pensiero. Intendo dire così: se un collegio di giudici vuole scoprire se un uomo è colpevole in una questione, la questione è risolta quando una volta è stata trovata la rappresentazione: questo uomo è colpevole di un atto. Allora è fatto tutto quello che è necessario. Nel mondo spirituale invece non è affatto tutto fatto quando una volta si è concepito un pensiero, bensì là è necessario che ritorni continuamente. Per questo nei rapporti spirituali dipende dalla ripetizione. Non si tratta soltanto di sapere qualcosa delle cose, bensì di renderla sempre di nuovo presente nell’anima. Su questo poggia anche la vita meditativa, che manteniamo il contenuto della meditazione presente nell’anima ripetendo. Attraverso questo ciò che è così sempre presente diviene nella sua forza effettivamente agente come se una goccia cade continuamente su una pietra e alla fine la buca. Se la goccia cade una volta sulla pietra, non fa alcuna impressione; se cade dieci volte o cento volte nemmeno; ma alla fine buca la pietra. Se assumiamo così qualcosa nell’anima, potrebbe sembrare che, una volta assunto, non significhi nulla per l’anima, dieci volte assunto nemmeno; ma se abbiamo pazienza, possiamo allora riuscire a far sì che percepiamo il nucleo eterno dell’essenza umana. Dipende dalla forza che sviluppiamo; e questa forza è spesso fuggita dagli uomini, non la vogliono avere. Perché gli uomini non vogliono avere questa forza?
Gli uomini non vogliono avere questa forza, perché ancora oggi hanno paura della scienza dello spirito, potremmo rispondere quando considerassimo un poco dal punto di vista della scienza dello spirito il significato delle rappresentazioni di scienza dello spirito per la vita dopo la morte. Le rappresentazioni più importanti dopo la morte sono quelle che non rappresentano nulla di quello che esiste nel mondo esteriore, che non si riferiscono a un essere esteriore e di cui l’uomo rozzamente materialista può dire: esse non significano nulla nella vita. Ma queste rappresentazioni sono le più importanti dopo la morte. Il formare tali rappresentazioni richiede quella forza forte della riflessione, della meditazione, della compartecipazione che rende l’anima forte, la rende così che essa si vive, si sente nel mondo spirituale. Tali rappresentazioni ha bisogno quindi l’anima quando passa attraverso la porta della morte.
Come si possono ottenere tali rappresentazioni? Lo sappiamo già: soltanto sforzando l’anima in misura maggiore di quanto normalmente si sforzi. Per accogliere le rappresentazioni che il ricercatore della natura contemporaneo accoglie, bisogna soltanto guardare, eventualmente attraverso il microscopio o il telescopio. Là si può comportarsi comodamente in modo passivo, si ricevono le impressioni dal mondo e le si può registrare. Così è spesso: non amiamo sforzarci interiormente. Su quello che non si vede bisogna sforzarsi più fortemente che su quello che si vede; e questo sforzo più forte del pensare lo si evita, lo si fugge. Così in fondo — scusate l’espressione dura — siamo interiormente pigri, interiormente comodi. E la caratteristica più profonda del contemporaneo sforzo scientifico è questa pigrizia interiore, questa comodità, questo non-voler-estrarre-le-forze-dall’anima. Ma se lo si fa, se si estraggono queste forze dall’anima, che cosa produce dopo la morte?
Sì, si ha così a dire per la vita dopo la morte qualcosa di queste forze estratte, che, perché generalmente si vive in una certa illusione, generalmente non si ama avere. Ma subito accennerò al motivo per cui generalmente non lo si ama avere. Quando si entra attraverso la morte o attraverso l’iniziazione nel mondo spirituale, allora si tratta di sperimentare là dietro la morte qualcosa che così a dire è una seconda morte. Una sorta di seconda morte è. Voi sapete, uno deve anche in seguito separarsi di nuovo dal suo corpo astrale, e si può farlo consapevolmente o lo si può dormire. Ma nella razza umana vive un desiderio segreto di dormire questo, di non farlo consapevolmente. Nell’uomo vive una certa paura, che non è interpretata correttamente, di svegliarsi così fortemente dopo la morte che allora noti tutte le cose che sono intorno a lui. Questa paura è veramente la medesima di quella che qui renderebbe piacevole all’uomo non vivere così fortemente questa vita fisica, non svegliarsi sempre, bensì passare così a dire attraverso la vita un po’ stordito. Allora la vita è più piacevole. E se si potesse sempre stare a letto, passare la vita così a dire in mezzo sonno, allora sarebbe il più comodo. Ma non si può sempre fare. L’uomo deve svegliarsi. E se fino al momento che alludo poteva stare stordito riguardo alle cose dopo la morte, ora non deve stare più stordito dopo la morte. L’uomo deve svegliarsi. Ma ha ancora paura. Perciò si oppongono persino coloro che sono così vicini al punto che devono avere la scienza dello spirito, come un ricercatore che dice: anche i disturbi nervosi nel dorso, nelle braccia e nelle gambe si basano su fattori psichici. Egli si oppone ad accogliere la scienza dello spirito, perché ha una paura indicibile. Egli assomiglia a qualcuno che dice: mi è venuto meno qualcosa, mi è stato rubato; il vento non l’avrà portato via, dunque attraverso forze naturali esterne non me ne sono privato, dunque l’ha portato via un uomo! Ma poi rimane fermo lì. Non prosegue perché ha paura di poter essere picchiato. Così si comportano certi ricercatori, come per esempio Binswanger. Dicono: certi disturbi nervosi nelle braccia, gambe e così via hanno la loro causa nello psichico. Ma poi rimangono lì; non proseguono, perché allora devono temere di poter essere picchiati, pardon! — perché volentieri dormono quello che accade nel mondo spirituale.
È un sentimento che dobbiamo acquisire, che precisamente i ricercatori contemporanei vengono spinti con il naso davanti all’efficacia del mondo spirituale, ma non lo vogliono affrontare. Ma se una volta questi ricercatori vogliono affrontare il mondo spirituale, allora devono essere consapevoli che non si può parlare così in generale dei rapporti del mondo spirituale, bensì che si deve affrontare la scienza dello spirito in modo positivo e che questo stesso affrontare la scienza dello spirito diviene già una sorta di processo di guarigione. Così le cose stanno insieme. Non sono aumentate le malattie spirituali propriamente dette; sarebbe un errore crederlo. Ma è vero che in tempi moderni è particolarmente diffuso quello che si può chiamare disturbi nervosi. E se le cose continueranno come finora, allora si troverà come il corso di sviluppo della razza umana ci mostra, che i disturbi nervosi, se rimangono le vecchie condizioni, devono diventare sempre più forti.
Si potrebbe qui far riferimento a fatti molto interessanti. Prendete una volta un fatto molto semplice. C’è un poeta austriaco: Robert Hamerling — un poeta eccellente, di cui anche nel nostro circolo è già stato presentato qualcosa. Quest’uomo ha passato una grande parte della seconda metà della sua vita a letto. Era gravemente malato; sempre più sprofondava in una malattia grave. Ma nervoso non divenne. Nulla nei suoi componimenti mostra un carattere nervoso. Persino in tempi in cui poteva restare sdraiato soltanto su un lato del corpo e doveva scrivere sotto dolori terribili, non scriveva nel senso proprio nervosamente. Perché? Egli apparteneva a quella cultura dell’Europa centrale che non era ancora passata nello stesso grado nella nervosità come la vita spirituale di altri popoli europei. Questa vita spirituale non si sminuisce con questo, ma ci si deve essere chiari riguardo ai fatti. Ho sperimentato come, dopo che nei settanta, ottanta anni del secolo passato esisteva ancora una comprensione per cose come quelle che per esempio Robert Hamerling presenta, allora improvvisamente negli anni ottanta scoppiò un entusiasmo enorme per Dostojevskij. Naturalmente non voglio sminuire Dostojevskij con questo, ma quello che ci offre soprattutto è un’arte completamente nervosa, inquieta, con tutta la sua grandezza. Un’arte così nervosa verrebbe se il materialismo — ed è materialismo quello che è l’arte dostojevskiana, anche se è «psicologia» — continuasse e sempre più.
Se questo non deve accadere, allora devono venire le forze forti che l’anima umana deve dispiegare se veramente vuole penetrare in linee di pensiero come: Saturno, Sole e Luna sono stadi preliminari dello sviluppo terrestre. Si dovrebbe una volta venire a un vero uomo contemporaneo con tali rappresentazioni come lo sviluppo saturnino, lo sviluppo solare e così via, e gli si dovrebbe esigere di compiere quello sforzo di pensiero per trovare tali cose naturalmente necessarie. Si possono trovare tali rappresentazioni come naturalmente necessarie; ma per questo devono essere fatti sforzi più forti da parte dell’anima, e la conseguenza è: la nervosità viene scacciata! Sì, bisogna avere pazienza, ma la nervosità viene scacciata. E quello che altrimenti verrebbe su tutta la cultura della razza umana come una nervosità generale, questo verrà guarito quando quello che emana dalla scienza dello spirito attraverso la diffusione del flusso spirituale viene colto dalla razza umana. Mentre altrimenti la razza umana diventerebbe inquieta, viene la scienza dello spirito d’altro canto e porta insieme la guarigione. E mentre lo psichiatra prima di essersi addentrato nella scienza dello spirito deve ammettere: i fenomeni nervosi aumentano, forse dopo dovrà ammettere che il miglior rimedio contro i fenomeni nervosi è quando dice al malato: prendi una volta un libro di scienza dello spirito, ogni giorno tre quarti d’ora, e prova una volta a elaborarlo; allora i tuoi nervi diventeranno più forti. — Diventeranno davvero. Ma lo si crederà soltanto quando ci si sarà resi conto che secondo il paragone tratto all’inizio della conferenza la vita animica non ha nulla a che fare con la vita nervosa, se non che produce processi di espulsione; che non si può curare la vita animica rivolgendo particolare attenzione ai processi di espulsione, bensì rafforzando da dentro, permeando da dentro quello che non ha nulla a che fare con i processi di espulsione, dalla scienza spirituale attraverso il fatto che le forze spirituali fluiscono nell’anima. Verrà il tempo in cui si scriveranno ricette secondo la scienza dello spirito, che consisteranno nel fatto che questo o quello, che può essere ottenuto soltanto dalla scienza dello spirito, viene usato, specialmente nelle malattie dei tempi moderni. Provvisoriamente naturalmente non siamo ancora così lontani; perché provvisoriamente ancora a lungo si riterrà sufficientemente provato che una qualche terapia è un nonsenso se la si marchia con la vignetta di metodi mistici, e si è tanto più generosi nel nome «misticismo» quanto meno si sa quello che effettivamente è il misticismo. Perché l’espressione «misticismo» noi l’usiamo il meno; l’usiamo soltanto quando vogliamo designare qualcosa tecnicamente; ma loro l’usano il più, quelli che non hanno alcuna idea di quello che il misticismo sia.
Proprio quando consideriamo queste cose, non ci nascondiamo che viviamo in un tempo di crisi molto significativo. Ho spesso detto: non è mio modo dire che viviamo in un tempo di transizione; perché ogni periodo di tempo ha qualcosa che lo precede e qualcosa che lo segue. Ma si tratta appunto di riconoscere il concreto della transizione in ciò in cui un’epoca è un «tempo di transizione». Per il nostro tempo questo concreto consiste nel fatto che tutto quello che accade nel nostro tempo ci indica:
Gli uomini devono trovare il passaggio a un’acquisizione dei mondi spirituali. Allora troveranno nei mondi spirituali tranquillità, fermezza interiore, sicurezza interiore. Questo è quello che gli uomini assolutamente hanno bisogno.
Se volete vivificare veramente l’anima così come attraverso la scienza dello spirito una specie nuova di tranquillità dell’anima deve essere conquistata, allora è bene prendere il seguente materiale per la meditazione: è davvero significativo che negli ultimi tre o quattro secoli gli uomini hanno dovuto abituarsi gradualmente alla rappresentazione che corrono attraverso lo spazio cosmico, veramente corrono attraverso lo spazio cosmico. Naturalmente ognuno può dire che lo sa; ma gli uomini generalmente non riflettono sul fatto che già a scuola imparano che corrono attraverso lo spazio cosmico con una velocità gigantesca. In questo riguardo si potrebbe quasi richiamarne uno che una volta stava in una fossa, certo era seduto comodamente, però era terribilmente scontento; e quando gli fu domandato perché fosse così scontento, poiché non aveva nulla da fare, rispose: sì, doveva pur stare dietro alle rotazioni della terra intorno al sole, e gli sembrerebbe più comodo restare indietro. Era dunque uno che aveva preso sul serio il pensiero della rotazione. Su questo gli uomini non pensano generalmente, ma naturalmente vive anche questo negli uomini a cui non si pensa generalmente. Così, per continuare il pensiero: negli ultimi tre o quattro secoli gli uomini si sono abituati con le loro rappresentazioni a muoversi insieme con la terra che corre attraverso lo spazio cosmico. A questo deve oppor resistenza dallo spazio cosmico. È veramente vero che c’era qualcosa di tranquillizzante nella vecchia credenza che la terra stesse ferma, e che il sole si muovesse. Passerà ancora molto tempo prima che ci si renderà conto dell’inesattezza della visione cosmologica copernicana; perché la questione non sta così come oggi viene insegnata. Ma si può giungere al punto che, così a dire, attraverso la vivificazione delle rappresentazioni della scienza spirituale, ci si metta nella posizione di colui che siede in una carrozza ferroviaria o viaggia su una nave e che può sforzarsi interiormente contro il rumore così che non ne sente nulla, bensì è completamente «presso di sé». Questo oggi si può fare soltanto con le rappresentazioni di scienza dello spirito. Ma si deve considerare che è necessaria sempre la ripetizione ricorrente, perché dipende dalla forza che ne risulta. Allora si rimane così a dire in sé, presso di sé, tranquilli e sicuri. E questo desidero notare come una buona rappresentazione per la meditazione: nel nostro essere possono entrare le potenze del mondo spirituale se adeguatamente portiamo loro questa tranquillità. Soltanto così possono divenire consapevoli per noi se veniamo loro incontro attraverso una tale vita di rappresentazioni come è stata caratterizzata.
Questo caratterizza il tempo di transizione in cui viviamo; in questa transizione siamo veramente dentro. Il desiderio del mondo spirituale è completamente presente nelle anime, anche se la maggior parte oggi ancora non lo sa. Ma da quello che ora come eventi molto speciali ha afferrato una così gran parte della terra, si svilupperà un desiderio consapevole del mondo spirituale. Questo, come studioso dello spirito, lo posso sapere oggi: che tutti i corpi eterici non consumati che sono stati sacrificati rilasceranno il desiderio più profondo del mondo spirituale. Questo desiderio più profondo verrà, desiderio di una verità che non deve essere conquistata attraverso l’osservazione esterna, bensì interiormente attraverso lo sforzo dell’anima. A questo lo spirito tedesco è veramente preparato. Esso è preparato a una verità che appare vera per sé stessa e non dal fatto che è verificata esternamente. Per questo lo spirito tedesco è preparato. E ovunque si trovano le prove. Coloro che veramente hanno lottato nell’essenza dello spirito tedesco, essi hanno sempre nella loro forma di pensiero il modo di parlare della verità come di un dono interiore dell’anima umana. Che cosa sarebbe quello che oggi qualcuno così caratterizzato direbbe contro molte cose che sperimentiamo nei nostri giorni? Nei primi giorni di agosto si poteva leggere nei giornali esteri: Amburgo è un mucchio di rovine; i Russi sono entrati a Stettino, persino a Colonia. Ancora molti altri fatti così erano stati diffusi. L’imperatore Francesco Giuseppe morì notoriamente l’8 settembre. Che cosa sarebbe quello che qualcuno così caratterizzato direbbe contro?
«Rame invece d’oro, cambiali contraffatte invece di veri potranno da alcuni essere venduti, una battaglia persa come una vinta potranno a molti essere appiccicate, e altre menzogne su cose sensibili e singoli avvenimenti potranno per un tempo essere rese credibili, ma nel sapere dell’essenza, in cui la coscienza ha la certezza immediata di sé, il pensiero dell’inganno viene meno».
Questo sarebbe scritto profondamente da quello che dovette essere sperimentato oggi. Hegel l’ha scritto, e morì nell’anno 1831. È il caratteristico: se qualcuno è profondamente mosso dalla natura interiore della verità, allora dice cose che sono vere per tutti i tempi; allora si può in ogni tempo citare quello che è stato detto dalla consapevolezza della verità. Questo è quello che si deve dire sulla particolarità dello spirito dell’Europa centrale, sulla sua relazione molto particolare con la verità, ed è indiscutibile per chi si dà fatica a conoscere le cose. Oggi si ha il sentimento che spesso si deve dire: a che cosa gli uomini hanno imparato la storia? Forse non l’hanno nemmeno imparata. È come se le anime fossero nate soltanto dopo il 1 agosto 1914 e non prendessero aiuto da quello che accadde prima per formarsi un giudizio. Ma tutto questo in ultimo è là soltanto per rendere la reazione ancora più forte e più intensa, per generare ancora più fortemente e intensamente nelle anime il bisogno di verità interiormente verace. Questa è la natura della transizione nel nostro tempo, in cui manca così diffusamente e si mostra così mancante questo legame interiore con la verità. Come reazione sorgerà il desiderio più profondo della verità. Allora le anime che qui sono incarnate in corpi ascolteranno quello che quelle anime dicono loro, che si sono preparate attraverso la morte sacrificale del tempo presente, a conoscere della verità più di quanto comunemente si conosca oggi.
Questo è quello che ho voluto dire in questa ora per ribadire di nuovo quello che ho più volte espresso proprio in questo tempo sul vivente parlare degli eventi del tempo a noi. Veramente: questi eventi del tempo parlano. Parlano a coloro che coraggiosamente si dedicano a essi, che si dedicano a essi prontamente al sacrificio, che ora già con lutto guardano al tempo; parlano loro coraggio e conforto — coraggio e conforto a una nuova forza:
Dai coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà frutto spirituale — Dirigono anime consapevoli dello spirito Il loro senso nel regno dello spirito.
Miei cari amici, ricordiamo innanzitutto coloro che stanno là in campo aperto negli eventi del presente:
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini terreni affidati,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Per coloro che a causa di questi eventi hanno già varcato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini della sfera,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Lo Spirito che noi cerchiamo di conquistare attraverso la nostra scienza dello spirito, lo Spirito che per la salvezza della terra, per la libertà dell’umanità e il progresso attraverso il mistero del Golgota ha camminato, sia con voi e con i vostri compiti pesanti!
Questa sera vorrei portare alla considerazione alcune conoscenze sul legame fra il nostro mondo fisico e il mondo spirituale, unendo a ciò alcuni eventi più intimi del nostro proprio movimento. Entro questo cerchio intimo e chiuso, infatti, tale cosa è possibile. E soprattutto so di poter rispondere delle comunicazioni dinanzi a coloro che durante la loro vita fisica sono divenuti nostri membri, che lo rimangono anche durante la loro ulteriore esistenza, e a che si riferiscono alcune dei fatti di cui intendo parlare oggi.
Fu proprio nelle ultime settimane che il Karma ha portato che io, potendo stare nel luogo dove avveniva la cremazione di cari amici, dovessi parlare a quella cremazione. E tutto questo era probabilmente legato anche a un altro fatto: al fatto cioè che mi si presentava il modo di ricevere, in connessione con queste personalità, certi notevoli impressioni del loro essere nel mondo spirituale, dopo che pochi giorni prima, proprio alcuni giorni soltanto, essi avevano attraversato la porta della morte.
L’ho spiegato già spesso: il fatto di ricevere impressioni di questo o quel fenomeno del mondo spirituale dipende da molte circostanze. Dipende soprattutto da quanto fortemente è possibile formare una vera intima connessione, una forte intima connessione con le anime in questione. Questo può manifestarsi così: talora si vive nella convinzione di dover avere una connessione tutta particolare con questa o quella anima. Eppure spesso non è così. Con molte anime si impara soltanto attraverso quello che poi si sperimenta, che una tale connessione era più facile da stabilire.
Ora, proprio nei tre casi di cui vorrei parlare innanzitutto, miei cari amici, si è manifestato il bisogno più intenso di ricevere impressioni immediatamente dopo la morte, impressioni che avevano legame con l’intero essere di queste anime. Vorrei dire che in questi casi ciò si presentò come da sé. Naturalmente, si sa, quando si deve parlare a una cerimonia funebre, si può naturalmente parlare di molte cose, ma in questi tre casi si manifestò come una necessità interiore, veramente intensamente di collegarmi all’essenza delle anime in questione, quasi di esprimere in parole, alla cerimonia di cremazione, questa essenza delle anime in questione. Però non era come se mi fossi proposto di caratterizzare proprio a questi funerali l’essenza di queste anime, bensì si presentò come una necessità illuminante, che dovesse essere così. Non voglio dire che così debba essere anche in altri casi. Questa necessità illuminante si presentò proprio in uno di questi casi, perché — e dico questo non come legge, ma come esperienza, come vissuto — perché proprio dopo la morte mi venivano gli impulsi dal mondo spirituale per caratterizzare questa essenza dell’anima. Non dovevo inventare parole; le parole si presentavano, le parole venivano. E vedremo dopo, miei cari amici, perché proprio così era, da alcuni accenni che già possono farsi sulla ulteriore vita dell’anima in questione dopo la morte.
Innanzitutto devo notare, affinché il tutto sia compreso, qualcosa sulla natura particolare di tali esperienze. Se si vogliono avere impressioni qui nel mondo fisico, allora ci si pone di fronte alle cose. Ci si forma pensieri, a seconda che si vedono, sentono o toccano le cose; si sa, sei tu stesso che ti formi questi pensieri. Se si ha a che fare con un’anima che ha attraversato la porta della morte, si avverte subito che tutto quello che si fa da sé, forse in pensieri, in parole, in realtà ti allontana dall’essere in questione; che c’è bisogno di abbandonarsi del tutto a quello che accade in te. E se si vogliono fissare in parole le impressioni, allora veramente devi avere in te stesso la possibilità che queste parole si formino in te, che tu non possa far nulla affinché queste parole si formino proprio così. Devi potere ascoltare interiormente alle parole. E mentre ascolti interiormente, hai insieme la certezza: queste parole non sono pronunciate da te stesso, bensì provengono dall’entità che ha attraversato la porta della morte.
Così accadde quando nelle ultime settimane un membro da molti anni di noi è passato dal piano fisico. Un membro anziano, che si era immedesimato profondamente e cordialmente nel nostro movimento nel corso di molti anni, aveva vivificato con il suo sentimento, con la sua esperienza emotiva, quello che la nostra scienza dello spirito può offrire in idee, in rappresentazioni. Con enorme devozione la personalità in questione si era immedesimata nella sua anima con tutto quello che scorre e opera attraverso la nostra scienza dello spirito. Ora si trattava, per così dire, di abbandonarsi all’impressione che emanava da questa anima. E stranamente, come poteva essere constatato, accadde che già poche ore dopo che la morte fisica era intervenuta, non solo certi impressioni di parole, bensì già impressioni che si fissavano in parole udibili, vere, come una caratteristica dell’anima in questione, si presentavano. A queste parole non poteva farsi nulla se non che si tentasse, nel modo più puro, di afferrare quello che l’anima in questione, attraverso il proprio interno, pronunciava, poiché veramente lo si deve chiamare un tale pronunciare. E furono allora appunto le parole che io poi pronunciai anche alla cremazione. Furono le parole che, come detto, non erano le mie parole, bensì — e prego di pesare attentamente le parole che ora uso — che provenivano dall’anima in questione, che era passata attraverso la morte:
Nelle vastità cosmiche voglio portare
Il mio cuore sentiente, affinché diventi caldo
Nel fuoco dell’operare creativo santo;
Nei pensieri mondiali voglio tessere il proprio pensiero, affinché diventi chiaro Nella luce dell’eterno divenire;
Nelle profondità dell’anima voglio immergere il sentire consacrato, affinché diventi forte Per i veri scopi dell’operare umano;
Nella quiete di Dio mi sforzo così
Con le lotte della vita e con i dolori
A preparare il mio Sé al più alto Sé.
Bramando la pace ricca di gioia nel lavoro, Presentendo l’essere cosmico nel proprio essere Voglio io compiere il dovere umano;
In attesa posso allora vivere Verso la mia stella dell’anima, Che mi assegna il luogo nel regno dello spirito.
Poi, quando pronunciai ancora una volta le parole alla fine della commemorazione funebre, allora dovetti — senza che lo sapessi prima — modificarle alla fine e parlare così:
In attesa posso allora vivere Verso la mia stella del destino, Che mi assegna il luogo nel regno dello spirito.
Ora era chiaro che cosa fosse. Era il tentativo della personalità in questione di imprimere in se stessa, nel proprio essere che era passato attraverso la morte, quello che aveva assorbito nel corso degli anni nei pensieri della scienza dello spirito, nelle idee, nei sentimenti e nelle sensazioni, così da imprimere che le idee, le sensazioni divenissero forze che modellassero e imprimessero questa personalità, questo essere dopo la morte. Quindi questa personalità aveva usato le idee e rappresentazioni della scienza dello spirito per tracciare e imprimere il proprio essere; ma così da imprimere, come questo essere poi veramente prosegue in modo animico nel mondo spirituale.
Poco dopo perdemmo per il piano fisico un’altra cara amica del nostro movimento, un’altro membro. E anche presso questo membro c’era di nuovo la necessità intensa di caratterizzare l’essenza. Ma non poteva accadere come nel caso or ora menzionato. Nel caso or ora menzionato era veramente così, nelle parole come erano impresse, che si poteva dire: un’anima che ha attraversato la porta della morte si esprimeva come quello che sentiva di essere e come voleva divenire; si esprimeva se stessa. In questo secondo caso era così che dovevi porti con la propria anima come di fronte, e dovevi considerare spiritualmente l’essenza dell’anima in questione. Allora anche questa anima si esprimeva, ma si esprimeva in tali parole che tuttavia dalla considerante anima prendevano il materiale per l’auto-caratterizzazione. Così che quello che l’anima faceva, che aveva attraversato la porta della morte, era solo uno stimolo affinché quello che dovevi sentire di fronte alla sua essenza adesso, dopo che aveva attraversato la porta della morte, potesse esprimersi. E così sorsero allora le seguenti parole, che dovevano essere inviate alla cerimonia di cremazione:
Tu sei apparsa fra noi,
La dolcezza mossa del tuo essere
Parlava dalla forza silenziosa dei tuoi occhi —
Quiete, piena di anima vivente,
Fluiva nelle onde,
Con cui i tuoi sguardi
Alle cose e agli uomini
Portavano il tessere del tuo interno.
Pervadeva di anima questo essere
La tua voce, che eloquente
Tramite la forma della parola più
Che nella parola stessa
Rivelavano quello che nascosto
Tesseva nella tua bella anima,
Eppure quella dell’amore consacrato
Della partecipe umanità
Si rivelava anche senza parole:
Questo essere, che di nobile, silenziosa bellezza,
Della creazione dell’anima cosmica
Testimoniava alla ricettiva sensibilità.
Quando allora queste parole erano state pronunciate all’inizio e alla fine della commemorazione funebre, iniziò la cremazione. E fu allora possibile osservare, miei cari amici, che questo momento — dunque bene inteso, non il momento durante che si era parlato, bensì il momento quando il calore della fornace afferrò il corpo — era quello in cui — parlerò di questo più accuratamente dopo — si presentò come un primo consapevole istante dopo la morte. Dico «consapevole istante» e intendo questo: subito dopo la morte è presente una retrospezione di quello che nel corpo eterico appare come un tableau di vita. Questo però svanisce dopo alcuni giorni. Ora proprio allora fu dato che il tempo durasse piuttosto a lungo fra la morte e la cremazione. Mercoledì sera alle sei la morte intervenne; il lunedì seguente alle undici ebbe luogo la cremazione. Così era già intervenuto lo svanire di questa immagine, di questo tableau di vita. Quindi il primo istante di alcuna consapevolezza dopo il tableau di vita intervenne quando il calore della fornace afferrò il corpo. E allora si mostrò chiaramente che il modo della visione, il modo di tutta la considerazione del mondo per un tale essere divenuto spirituale è diverso da quello della vita dell’anima umana finché è nel corpo fisico. Nel corpo fisico vediamo le cose dello spazio così che rimangono ferme quando ci allontaniamo. Se qui sta una sedia e la vedo, e poi cammino un po’ più in là e mi volto indietro, allora la sedia è ancora lì. Guardo a lei di nuovo. Se continuo a camminare, la sedia è ancora lì, rimane. Mentre viviamo nel corpo fisico, non è così per gli eventi che si svolgono nel tempo. Gli eventi che nel tempo abbiamo lasciato passare davanti a noi non rimangono fermi. Un evento che è passato davanti a noi è passato, e se guardiamo indietro, possiamo guardare indietro solo nel ricordo. Solo il nostro passato ci connette all’evento. Così non è per un essere spirituale. Vede gli eventi come rimasti fermi, così come noi qui vediamo le cose nello spazio come rimaste ferme. E così la prima impressione che l’anima aveva, di cui parlai, era la retrospezione della cerimonia funebre con tutto quello che in essa era fatto e detto. Questa cerimonia funebre era già passata da cinque a dieci minuti, ma per la defunta era ancora lì, stava così come altrimenti per l’uomo fisico stanno le cose nello spazio. E la prima impressione era il guardare indietro a quello che era stato detto; cioè soprattutto alle parole che le suonavano adesso, alle parole che ho appena letto. È proprio così, come Wagner da una profonda intuizione ha detto: «Il tempo diviene spazio». È quello che è passato, non è passato per il vivere spirituale, bensì sta lì, come per l’uomo fisico stanno le cose nello spazio. Questa era dunque la prima impressione dopo la morte: questa cerimonia funebre e quello che in essa era stato detto. In questo caso era così che non si poteva chiamare questo guardare indietro e questo quasi contemplare quello che era accaduto alla cerimonia funebre, un definitivo rischiarimento della consapevolezza, poiché dopo intervenne di nuovo lo stato crepuscolare, di cui parlerò, e solo dopo alcun tempo intervenne di nuovo un tale rischiarimento della consapevolezza. Di nuovo, lentamente e gradualmente, interviene il rischiarimento della consapevolezza. Dura mesi, finché è così pienamente presente che possiamo dire che il morto ha il mondo spirituale pienamente intorno a sé. Ma più tardi, appunto attraverso un posteriore rischiarimento della consapevolezza, si manifestò proprio in questa personalità un bisogno intenso, sempre di nuovo di guardare a questo momento, proprio a questo momento, di comprenderlo chiaramente. Questo è in perfetta armonia, come subito spiegherò, con quello che si può sapere sul comportamento complessivo dell’uomo dopo la morte.
Un terzo caso è quello che toccherà particolarmente intensamente i nostri cari membri berlinesi: è il caso del nostro recentemente defunto amico e membro Fritz Mitscher. Fritz Mitscher attraversò la porta della morte poco prima del suo trentesimo anno, prima del compimento del suo trentesimo anno di vita. Sarebbe diventato trentenne il 26 febbraio, che ora viene.
Presso Fritz Mitscher, con il dirigere i pensieri al suo essere dopo la morte, soprattutto gli stimoli si manifestavano nella propria anima, nell’anima considerante, che emanavano dalla sua così intensa devozione al nostro movimento spirituale. Era veramente una personalità esemplare in questo riguardo. Una personalità esemplare nel modo che lui, che aveva una natura inclinata alla formazione dell’erudizione, veramente da una necessità interiore, da un più profondo bisogno interiore, sviluppava sempre più la disposizione di porre tutta la sua erudizione, che potesse acquisire, al servizio del movimento della scienza dello spirito. Egli era così proprio una di quelle personalità che sono così necessarie nel corso della nostra concezione mondiale della scienza dello spirito. Ciò di cui il presente ha bisogno è che la scienza esteriore, lo sforzo scientifico esteriore sia usato attraverso l’anima in modo che questo sforzo scientifico esteriore, per così dire, confluisca nelle conoscenze guadagnate dal mondo spirituale, a cui vogliamo inchinarci. E questo animava l’anima giovanile di Fritz Mitscher. Così che il sentimento doveva essere presente, già contemplandolo qui nella vita: egli è su una strada molto, molto giusta di fronte al nostro movimento.
Ora gli amici ricorderanno qualcosa che ho detto in occasione di un’altra morte anni fa: proprio presso tali personalità, che per così dire hanno assorbito quello che la scienza fisica contemporanea può offrire, risulta che, quando attraversano presto la porta della morte, diventano significativi collaboratori dopo la morte al nostro movimento spirituale, che non è affatto limitato solo alle anime che qui nel corpo vivono. Se non avessimo le forze delle anime che con la conoscenza terrena hanno attraversato la porta della morte e là rimangono in connessione con la volontà che deve fluire attraverso il nostro movimento, certamente non potremmo, in questo tempo materialista presente, nutrire la speranza che dobbiamo nutrire con una forza così robusta, come essa è giustificata, che progrediamo.
Così dall’anima di Fritz Mitscher emanò qualcosa che può essere riassunto in parole che non potevo esprimere altrimenti che appunto così come ve le leggerò ora, e che anche alla cremazione sono state pronunciate:
Una speranza, che ci rende beati, Così sei tu entrato nel campo, Dove i fiori spirituali della terra Attraverso la forza dell’essere animico Si mostrano alla ricerca.
Puro essere dell’amore della verità Era il tuo anelito, di stirpe originaria; Creare dalla luce dello spirito, Era lo scopo serio della vita, Che hai perseguito instancabile.
Tuoi bei doni hai curato Per la strada luminosa della scienza dello spirito, Indisturbato dalla contraddizione del mondo, Come fedele servitore della verità Camminando a passi sicuri.
Tuoi organi spirituali hai esercitato,
Affinché coraggiosamente e perseverantemente
Ai due margini del cammino
Ti respingessero l’errore,
Creassero spazio per la verità.
A te il tuo Sé per rivelazione di pura luce da plasmare, Affinché la forza-sole dell’anima Ti risplenda potente nell’interno, Era a te gioia e cura di vita.
Altri dolori, altre gioie,
Toccavano la tua anima appena,
Poiché la conoscenza ti era come luce,
Che al dasein conferisce senso,
Come il vero valore della vita ti apparve.
Una speranza, che ci rende beati, Così sei tu entrato nel campo, Dove i fiori spirituali della terra, Attraverso la forza dell’essere animico, Si mostrano alla ricerca.
Una perdita, che profondamente ci duole, Così tu scompari dal campo, Dove i germi dello spirito terreno Nel grembo dell’essere animico, Al tuo senso della sfera maturavano.
Senti come amorevolmente guardiamo Negli spazi che adesso ti chiamano Al diverso operare, Porgi agli amici abbandonati La tua forza dai domini dello spirito.
Ascolta la nostra preghiera d’anima, A te mandata nella fiducia: Abbiamo bisogno per l’opera terrena Di forte forza dai domini dello spirito, Che ai morti amici ringraziamo.
Una speranza, che ci rende beati, Una perdita, che profondamente ci duole: Lasciaci sperare che tu lontano-vicino, Non perduto alla nostra vita risplendi, Come una stella d’anima nel dominio dello spirito.
Anche tali parole, miei cari amici, sono così impresse che devono essere considerate come emananti dall’immedesimazione con l’anima che è passata attraverso la morte. Si presentano come una necessità, benché non siano pronunciate dall’anima stessa, benché solo dall’anima stessa emani lo stimolo; si presentano come una necessità attraverso le forze che emanano dall’anima, proprio fino nel dettaglio proprio così pronunciate come sono state pronunciate. Io veramente non avevo, non avevo nient’altro in mente di fronte a queste parole se non le parole, così come ve le ho ora letto. Perciò fu per me qualcosa di profondamente sconvolgente quando, nella notte che seguì la commemorazione, l’anima del nostro Fritz Mitscher, non ancora dalla sua consapevolezza, ma certamente dal suo essere, rispondeva per così dire a quello che era stato pronunciato alla commemorazione; rispondeva, in quanto da lei, dunque adesso dall’anima che era passata attraverso la morte, venivano le seguenti parole:
A me il mio Sé per rivelazione di pura luce da plasmare, Affinché la forza-sole dell’anima Mi risplenda potente nell’interno, Era a me gioia e cura di vita.
Altri dolori, altre gioie,
Toccavano la mia anima appena,
Poiché la conoscenza mi era come luce,
Che al dasein conferisce senso,
Come il vero valore della vita mi apparve.
Che queste due strofe potessero essere dette così, che ogni «ti» in «mi» e ogni «tuo» in «mio» potessero essere trasformati, questo non l’avevo nemmeno lontanamente pensato quando avevo dovuto annotare queste strofe. Mi era soltanto vivo:
A te il tuo Sé per rivelazione di pura luce da plasmare, Affinché la forza-sole dell’anima Ti risplenda potente nell’interno, Era a te gioia e cura di vita.
Altri dolori, altre gioie, Toccavano la tua anima appena, Poiché la conoscenza ti era come luce,
Che al dasein conferisce senso,
Come il vero valore della vita ti apparve.
Ora le parole erano appunto così trasformate, e potevano essere così trasformate, che senza cambiare nulla grammaticalmente, solo il «A te il tuo» in «A me il mio» e «Ti risplenda» in «Mi risplenda» e così via poteva essere cambiato.
Qui avete una strana connessione fra quello che era stato pronunciato e l’anima che era passata attraverso la porta della morte; una connessione che mostra che veramente quello che era stato pronunciato qui, dall’anima non tornava indietro come un mero eco, bensì tornava indietro trasformato semanticamente. Voglio solo annotare che, quando queste parole si imprimevano, attraverso la mia anima come attraverso una necessità passava veramente un certo sentimento che dava il tono di base per questo: era il sentimento come se per me fosse una necessità, appunto a questa anima, al suo passare attraverso la porta della morte, dare un certo compito. Sappiamo come molto in questo tempo materialistico presente si oppone al nostro movimento spirituale; come il mondo oggi è già poco adatto per questo movimento spirituale. E veramente si può dire, proprio quando si penetra quello che è possibile realizzare nel corpo terreno, veramente si può dire: ha bisogno di sostegno! E questo sentimento era quello che si esprimeva attraverso le parole:
Ascolta la nostra preghiera d’anima, A te mandata nella fiducia: Abbiamo bisogno qui per l’opera terrena Di forte forza dai domini dello spirito, Che ai morti amici ringraziamo.
Come se questa anima, incitando, avesse da continuare a usare i germi che si era qui appropriati, appunto per la promozione del nostro movimento della scienza dello spirito, questo mi apparve come un sentimento necessario appunto presso questa anima.
Ora avrete visto che in questi tre casi così vicini a noi, nonostante tutta la diversità, qualcosa di uguale opera. Lo stesso opera, che di fronte all’anima considerante, di fronte a quell’anima che proprio dal Karma era particolarmente stimolata a una considerazione, poiché doveva parlare alla cerimonia funebre, si risvegliavano pensieri sull’essenza; che per così dire stava la necessità di esprimere questa essenza.
Nel primo della personalità di cui ho parlato, era veramente così — sapete in quale senso parlo di tali cose: solo al servizio della conoscenza, non per vantarsi in alcun modo — che io ho anche conosciuto la personalità sul piano fisico, dopo che era entrata nella società. Si vive una certa parte di quello che accade mentre le personalità sono nella nostra società; ma i nostri amici sapranno che non è mia abitudine informarmi particolarmente su relazioni di vita o simili cose, o fare domande su questo o quello, su quello che le personalità in questione hanno vissuto nella vita fisica qui e così via. Non una soddisfazione personale, ma, vorrei dire, una soddisfazione conoscitiva, fu per me quando ora caratterizzai una della personalità in una piccola commemorazione funebre, come era secondo la sua anima, come aveva vissuto la vita qui sulla terra. Non avevo di fronte a me nulla se non l’anima dopo la morte. Non solo che pronunciasse queste parole che prima ho letto, bensì avevo di fronte a me l’anima, come era ora dopo la morte, come era la particolarità dopo la morte. Non avevo nulla di altro davanti. Praticamente non sapevo nulla di quel che le era accaduto prima di entrare nella nostra società, e nemmeno molto della vita che non si era svolta in assemblee e così via, o nelle occasioni in cui si incontrano i nostri membri. Non sapevo nulla di più. Tuttavia proprio in questo caso, come ubbidendo a una necessità interiore, dovetti vedermi spinto alla commemorazione a parlare di determinate relazioni di vita, relazioni che riguardavano la vita intera; la relazione della personalità defunta, che aveva raggiunto un’età avanzata, con i suoi figli e con il suo lavoro nella vita. E come detto, non era per me una soddisfazione personale, bensì una conoscitiva, quando poi i parenti mi dissero: abbiamo veramente riconosciuto proprio questa personalità da quello che è stato detto, perché ogni parola la caratterizza intensamente. Era dunque colto l’immagine anche della vita individuale nel corso della vita fisica, a cui era possibile — ora dopo che questa vita si era concentrata nell’anima —, vedere i risultati concentrati nell’anima. Quello che però per la conoscenza ci interessa particolarmente è questo, che proprio in questa anima percepiamo la necessità intensa, dopo la morte, di dirigere lo sguardo spirituale sulla propria vita. Non era veramente un mio merito poter caratterizzare questa propria vita della personalità in questione, bensì il processo era che, benché la personalità allora non era consapevole, tuttavia dirigeva il suo essere animico — preparandosi così per sua successiva, consapevole vita dopo la morte —, dirigeva le forze che più tardi dovevano divenire consapevoli, sulla propria vita, sulla propria esperienza. E quello che dovevo dire, era allora in queste figure di pensiero, che consistevano nel dirigere l’anima alle proprie esperienze, da vedersi. Quindi dovevo descrivere quello che la personalità inconsapevolmente pensava di se stessa dopo la morte. E quello che per noi è importante, che va evidenziato, è che appunto la personalità dopo la morte sentiva la necessità intensa, inconsapevolmente di dirigere lo sguardo proprio sull’essenza propria.
Presso la seconda personalità, che per così dire si era risvegliata quando il calore aveva afferrato il corpo, si mostrò allora più tardi — presso un tale risveglio sporadico — nella maniera come si comportava verso quello che era appunto la caratteristica del suo essere, che aveva il bisogno, verso questo essere, come già dissi, verso queste parole che caratterizzavano il suo essere, come di raggiungerle indietro, di afferrarle indietro. E appunto nel linguaggio — se si può chiamare linguaggio quello che si esprime nelle relazioni fra anime, siano esse nel corpo o non siano nel corpo e già esseri spirituali, già morti — nel modo in cui si può parlare di quel commercio, si deve assolutamente dire: quando poi potei percepire un posteriore risveglio presso questa personalità, dovetti, per così dire, sentire un sentimento beatificante che mi si presentavano queste parole che potei formare. Si mostrò che questo era veramente una buona collaborazione con la defunta. Si poteva rilevare che l’anima di questa defunta — sapete, è parlato in modo comparativo — così approssimativamente si esprimeva, che diceva: «È bene che ciò sia presente. È bene che ciò sia in questo luogo». Tale sentimento si mostrò a questo secondo risveglio, come se la defunta mostrasse che qualcosa era stata, per così dire, intensificata nel mondo spirituale, perché era stata anche qui sulla terra fisica pronunciata in parola umana, e che questo per lei era qualcosa di cui ha bisogno, e col quale è bene che sia ancora più fissato attraverso la parola terrena, di quanto lei stessa avesse potuto fissare. Così che c’era presso di lei la necessità di fissare ciò. E le fu un sollievo che fosse stato intensificato in questo modo nel fissare.
Presso il nostro caro amico Fritz Mitscher lo vedete chiaramente, che nella notte che seguì la cremazione, si unì immediatamente e usò quello che qui era stato pronunciato, per chiarire a se stesso il suo proprio essere, per giungere alla chiarezza su se stesso, sul suo proprio essere.
In tutti e tre i casi dunque abbiamo uno sguardo sul proprio essere. Naturalmente tali cose dapprima sono quelle che incalzano la nostra anima, il nostro cuore attraverso il loro valore puramente umano, attraverso la loro relazione puramente umana. Ma le conoscenze spirituali si acquisiscono soltanto dal mondo immediato, se si vogliono offrire per grazia. Non si possono forzare; bisogna aspettarle. E appunto in queste cose si vede come strangamente operano i legami karmici.
Quando, un giorno dopo che la seconda delle personalità menzionate era morta a Zurigo, io stesso ero a Zurigo, passammo accanto a una libreria, e vidi nella libreria un libro che avevo letto anni fa. Come va per il mio genere di vita, non potrei facilmente constatare il libro nella mia cosiddetta biblioteca, che però per il vivere in molti luoghi è in uno strano stato. Forse non è più nemmeno presente. Anni fa dunque avevo letto un libro del filosofo viennese Dr. Ernst Mach, e proprio lì era disponibile antiquariamente nella libreria. Volevo leggerlo di nuovo, almeno guardarlo di nuovo. E quando arrivai alla terza pagina, mi si presentò subito qualcosa che da lungo tempo mi era sfuggito di vista, vale a dire un’osservazione molto interessante di Ernst Mach sulla conoscenza di sé dell’uomo, sulla difficoltà della conoscenza di sé nell’uomo. Cito quasi letteralmente quello che sulla pagina 3 nella nota della «Analisi delle sensazioni» del professore universitario Ernst Mach sta:
Da giovane una volta camminavo sulla strada, e mi incontrai con una persona, verso cui avevo il sentimento: che brutto, disgustoso viso ha dunque questo uomo che mi incontra. E rimasi non poco sorpreso quando scoprii che era il mio proprio viso che mi incontrava, che mi fissava da uno specchio. — Così camminava sulla strada, e attraverso specchi contrapposti gli fu rimandato il suo proprio riflesso allo specchio. E disse, quando si vide: che uomo con un brutto, disgustoso viso mi incontra dunque. — E subito allora aggiunge un’altra osservazione di questo genere sulla mancante conoscenza di sé. Dice: un giorno arrivai stanco da un viaggio e salii su un omnibus. Vidi di fronte un altro uomo salire e pensai: che maestro scolastico decadente sale dunque? Ed ecco, ero io stesso. Lo specchio nell’omnibus mi aveva mostrato la mia propria immagine. — E il professor Mach ancora aggiunge: così conoscevo il mio modo di stare della classe meglio del mio proprio.
È qualcosa che è come un ammonimento, quanto sia già difficile la conoscenza di sé umana riguardo all’aspetto esteriore puramente. Non si sa nemmeno come si appaia nello spazio, anche quando si è professore universitario. Lo vedete in questo esempio dato molto sinceramente.
È interessante che appunto questo esempio possa essere presentato in connessione a questi casi, poiché, non è vero, qui nel corpo fisico vi mostra l’esempio stesso che la conoscenza di sé non deve proprio essere un ostacolo in quello che dovete raggiungere per la terra. Si può essere un professore famoso e avere così poca conoscenza di sé come l’uomo l’ha espressa. Ma ho menzionato questo esempio perché è strano che questo esempio dalla vita fisica mi si sia presentato quando l’anima fu diretta, di nuovo davanti agli occhi, come il morto sente la necessità di afferrare il suo proprio essere, di contemplarlo. Qui nel mondo fisico, potete davvero dire, si può venire d’accordo senza la conoscenza di sé per tutto quello che è tutto puramente materiale della nostra vita. Conoscenza dei mondi spirituali non si può ottenere — ne parleremo ancora oggi a otto giorni — senza conoscenza di sé. Ma per le relazioni puramente esterne, materiali si può venire d’accordo senza la conoscenza di sé. Non appena però l’anima ha attraversato la porta della morte, la conoscenza di sé è la primissima cosa di cui ha bisogno, e ce lo mostrano soprattutto le esperienze che ho presentato. La conoscenza di sé è quello da cui bisogna partire.
Vedete, il pensatore materialista di solito rimane fermo alla domanda: sì, rimane la consapevolezza oltre la morte presente? — Ora è un risultato della ricerca spirituale che l’anima, quando ha attraversato la porta della morte, non soffre veramente di una mancanza di consapevolezza, bensì che ha proprio troppa consapevolezza. Che più tardi prima un tipo di risveglio interviene, non deriva dal fatto che si debba acquisire una nuova consapevolezza dopo la morte, bensì dal fatto che si ha una consapevolezza troppo accecante, che si ha troppa consapevolezza e questa deve essere smorzata gradualmente. Maggiori dettagli al riguardo li trovate nel ciclo viennese, che anche è stampato. Troppa consapevolezza, consapevolezza travolgente ha l’uomo dopo la morte, e deve prima orientarsi in questo mondo della consapevolezza travolgente. E mentre gradualmente arriva a questo punto, è consapevole in un grado minore che prima. Deve smorzare la consapevolezza, come si deve smorzare la luce solare troppo forte. Dunque uno smorzare graduale della consapevolezza è quello che si deve fare. Così non si può parlare di un risveglio come nel mondo fisico, bensì di un recupero dall’eccesso di consapevolezza al grado che si può sopportare, a seconda di quello che si è sperimentato qui nel mondo fisico. Per questo è necessario qualcosa: per ora in questa consapevolezza luminosa che tutto invade, dopo la morte, per trovare l’orientamento, è necessario come punto di partenza la conoscenza della propria essenza; è necessario che possiamo guardare indietro sulla propria essenza, per così dire per trovare le linee guida, per orientarci nel mondo spirituale. La mancanza di conoscenza di sé è appunto l’ostacolo per la consapevolezza dopo la morte. Dobbiamo nella luce che trabocca trovare noi stessi. E ora vedete perché viene il bisogno di caratterizzare il morto, per incontrarsi con lui nel trovarsi.
Questo è qualcosa che si presenta a noi come una specie di conoscenza generale da tali esperienze intime e vicine. Dopo la morte, dopo che il tableau eterico di vita è svanito, interviene uno sviluppo, uno sviluppo graduale, che risulta dal fatto che con la nostra vita, che sentiamo emergere gradualmente dai mondi spirituali, veniamo a conoscenza della nostra stessa vita qui sulla terra. Questo è il nostro unico sforzo dopo la morte, dopo che il tableau è terminato. Quello che è nel mondo spirituale è intorno a noi. Quello con cui però principalmente dobbiamo venire a conoscenza, è il nostro proprio essere. E in questo ci vengono in aiuto essenzialmente le rappresentazioni che conosciamo solo dalla scienza dello spirito, poiché questi ci danno mezzi di orientamento per la conoscenza spirituale. Perciò lo potete vedere nel primo caso: quello che si presentava come autocritica, era possibile solo con ciò che assorbito dalla scienza dello spirito; così guardare il proprio essere che tali parole potessero imprimersi: «Nei pensieri mondiali voglio tessere il proprio pensiero, affinché diventi chiaro nella luce dell’eterno divenire». Questo è compresso da molto di quello che nella scienza dello spirito è diffuso e che qui è usato per l’auto-caratterizzazione del proprio essere. O «Nelle profondità dell’anima voglio immergere il sentire consacrato, affinché diventi forte per i veri scopi dell’operare umano».
Quello che però propriamente si vuole con queste cose, è: elevare il nostro movimento della scienza dello spirito dal puramente teorico e gradualmente renderlo qualcosa che l’anima vivamente afferra un flusso in cui veramente viviamo, tessentiamo e siamo; così che sappiamo che cosa accade nel mondo spirituale intorno a noi, così come nel mondo fisico sappiamo che l’aria intorno a noi è quella in cui respiriamo, che certo può essere negata da chi non è colto e sarà negata. Questa è la futura destinazione dell’umanità: sapere qualcosa di questo, che così come l’aria è per e intorno al corpo fisico, per l’esperienza animica il mondo spirituale è tutto intorno, che più con l’anima — come l’aria con il corpo — così corrisponde, plasma l’anima, tesse l’anima, permea l’anima.
Ora è anche possibile per noi, in certo modo nel dettaglio, di indicare il destino dell’anima dopo la morte. E proprio per questo motivo, giusto nel nostro tempo, tali cose, vorrei dire, sono spiegate più intimamente, perché attraverso i nostri grandi, ma anche dolorosi eventi del tempo, la morte diffonde in certo modo il suo soffio attraverso il mondo, e il nostro tempo richiede così innumerevoli vittime mortali. Questo è un particolare invito a occuparsi appunto dell’evento della morte nel nostro tempo.
Ora sappiamo, miei cari amici, che l’uomo, mentre attraversa la porta della morte, così l’attraversa che consegna il suo corpo fisico alla terra, agli elementi della terra; allora dall’Io del corpo fisico e dal corpo astrale escono. Abbiamo visto nel secondo caso che alla cremazione il corpo eterico era già stato deposto; dopo pochi giorni il corpo eterico si ritira. Ma ora nel nostro tempo è infinitamente vicino a noi il sollevare una domanda. Così tanti uomini vanno in questi giorni nell’età più rigogliosa attraverso la porta della morte. Possiamo, trasferendo una rappresentazione puramente fisica nello spirituale, dove vale ancora di più che nella vita fisica, sollevare la domanda: come è il corpo eterico di coloro che hanno attraversato la porta della morte, che si ritira dopo giorni? Come è tale corpo eterico giovanile? L’uomo in questione, che al ventesimo, venticinquesimo, trentesimo, trentacinquesimo anno, o ancora prima, attraversa la porta della morte, depone il suo corpo eterico, ma un corpo eterico che ancora per decenni avrebbe potuto servire alla sua vita fisica, che ancora avrebbe potuto operare qui nella vita fisica, che ancora avrebbe avuto forze per decenni. Secondo il Karma non poteva usare le forze, ma le forze sono comunque in lui. Avrebbero ancora potuto operare qui nella vita fisica per decenni. Il fisico pensa giustamente: nessuna forza va perduta; si trasformano qui. Nel spirituale vale ancora di più. Le forze qui di un giovane caduto sul campo di battaglia, che ancora per decenni avrebbero potuto sostenere la vita fisica, queste forze non vanno in nulla; sono lì. E proprio adesso possiamo dire, spinti dagli eventi del nostro tempo: queste forze passano nell’essere dell’anima popolare del popolo in questione. Se ne appropria, e tutta l’anima popolare opera con queste forze del corpo eterico. Queste sono vere forze spirituali che inoltre rimangono dall’uomo, a parte quello che porta con il suo Io e il corpo astrale, la sua individualità, attraverso il tempo fra la morte e una nuova nascita. Dovrà solo darsi il caso che in futuro il più possibile sia compreso che nell’anima popolare queste forze sono contenute, che sono contenute nell’operare generale, che quest’anima popolare svilupperà, come forze, non come esseri. Saranno lì le più fertili, vorrei dire, le più radianti come sole, le forze.
Vorrei portare un esempio che di nuovo ci è vicino, che certo all’inizio non ha nulla a che fare con gli eventi del tempo, ma che però attraverso il modo in cui si è svolto e quello che ne è diventato, ci può al contempo offrire una prospettiva su tutti i casi dove un corpo eterico non consumato dopo la morte, che è intervenuto dopo una vita giovanile, viene deposto. Infatti nel nostro autunno abbiamo sperimentato la morte del figlio di un nostro membro, che aveva sette anni. La morte di questo bambino è intervenuta in modo strano. Era un bambino caro e uno, nella misura in cui è possibile con un bambino di sette anni, già straordinariamente vivace spiritualmente; un bambino caro, buono e molto vivace spiritualmente. Accadde così che proprio nel momento era nel posto dove un carro di mobili cadde, che nel cadere schiacciò il bambino, così che morì per soffocamento; in un posto dove probabilmente prima non era passato un carro, e dopo nemmeno, bensì solo in questo istante. Inoltre, si può stabilire esteriormente che questo bambino, per varie circostanze, che nella concezione del mondo materialistico esteriore si chiamano caso, fu proprio là nel momento in cui il carro cadde. Aveva ottenuto some provviste alimentari per sua madre e proprio quella sera è partito un po’ più tardi, perché era stato fermato. Se fosse partito cinque minuti prima, sarebbe stato già oltre il posto dove il carro cadde. Inoltre era uscito da un’altra porta, non quella abituale; solo quella volta da un’altra porta! All’altra porta sarebbe andato a destra del carro. Il carro è caduto d’altro canto. Se si segue veramente il caso dal punto di vista della scienza dello spirito e del karma, è uno di quei casi dove veramente si può confermare come la logica esterna, che giustamente si applica alla vita fisica esterna, sia fragile, non applicabile. Ho già spesso usato un esempio per questo. L’esempio di un uomo che passa presso un fiume e cade in acqua proprio nel posto dove giace una pietra. La considerazione esterna assumerà naturalmente che l’uomo abbia inciampato sulla pietra e sia caduto in acqua e così abbia trovato la morte; si rimarrà anche della opinione che sia annegato. Ma se fosse stato sezionato, si sarebbe stabilito che un colpo l’aveva colpito, e così era morto e caduto in acqua. Così che cadde in acqua perché era morto, e non morì perché cadde in acqua. Causa ed effetto sono scambiati. Trovate tali giudizi nella scienza a ogni passo, dove causa ed effetto sono scambiati. Quello che sembra completamente giustamente logico nella vita esterna, può essere completamente falso. Naturalmente si descriverà esternamente anche il caso del piccolo Theodor Farß così da dire: bene, è un caso sfortunato! Ma in verità il Karma del bambino era così che l’Io, chiaramente espresso, aveva ordinato il carro, che il carro era caduto, per compiere il Karma del bambino. Qui abbiamo un corpo eterico particolarmente giovanile. Il bambino avrebbe potuto anche diventare un uomo e potrebbe aver raggiunto i settanta anni. Le forze erano nel corpo eterico, che avrebbero anche bastato per settanta anni, erano passati dopo sette anni attraverso la porta della morte. L’intero evento si svolse a Dornach. Il padre, che allora era stato arruolato nell’esercito tedesco, non era presente mentre questo accadeva; morì anche poco dopo, perché ferito in guerra. L’intero evento si svolse immediatamente vicino alla costruzione, e da quel momento abbiamo nell’aura della costruzione di Dornach le forze del corpo eterico di questo bambino. E colui che ha da operare per questa costruzione e può percepire le forze spirituali che operano a questa costruzione, in esse trova le forze di questo bambino. Così che, completamente a parte quello che come Io e corpo astrale è passato nel mondo spirituale, per operare nella vita fra la morte e una nuova nascita, il corpo eterico, rimasto, si è ora unito con l’intera aura spirituale della costruzione di Dornach. Tali cose sono conoscenze che al contempo sono collegate con sentimenti profondi, significativi, con sentimenti importanti, significativi. Non sono conoscenze che si ricevono con secchezza, come conoscenze numeriche, bensì che si ricevono con anima profondamente grata. Naturalmente, consapevole di tale conoscenza, non dimenticherò nemmeno per un istante, durante la consapevolezza, se io stesso ho qualcosa da fare per la costruzione di Dornach, che queste forze per la costruzione sono per me forze operanti, forze che mi aiutano. Così si unisce appunto quello che è la conoscenza teorica, con la vita immediata. Consapevole di tale conoscenza, miei cari amici, sarà illuminante che adesso, dove innumerevoli, qui sulla terra, corpi eterici incompiuti passano attraverso la porta della morte, possiamo immaginare che cosa accadrà quando il sole della pace sarà di nuovo presente, dopo il crepuscolo della guerra presente. Allora saranno veramente anche le forze, le forze eteriche di coloro, là e si vorranno unire per la salvezza e il progresso della terra con quelle anime che qui sulla terra operano — le forze eteriche di coloro che hanno attraversato la porta della morte, la porta della sofferenza. Ma sarà necessario che sulla terra ci siano persone che hanno comprensione per queste cose, che possono essere consapevoli del fatto: là nel mondo spirituale sono nei corpi eterici rimasti quelli che hanno portato il sacrificio al tempo. Vogliono operare qui su questa terra. Potranno operare veramente fruttiferi solo se qui ci sono anime ricettive che si vorranno unire nel pensiero con quello che viene loro dal mondo spirituale. Così è per i frutti di questo nostro effettivamente grande, ma grave e doloroso tempo infinitamente importante che una consapevolezza favorevole allo spirito crei pensieri, che poi potranno unirsi con i pensieri che scendono dai corpi eterici delle vittime mortali. Così è appunto, come ci indica che già in questi gravi eventi, che sono nel segno della sofferenza e della morte, stanno anche nel segno della grandezza, che riceviamo da questi gravi eventi il monito, che essi dovrebbe portarci a una tempo, che sia più incline allo spirito, di quanto non fosse il tempo trascorso, affinché non accada che i sacrifici portati, guardino verso il basso su un mondo terreno, a cui si sono essi stessi consegnati, affinché il suo progresso e la sua salvezza, e su cui non trovano la possibilità, di intervenire, perché non ci sono le anime che inviano loro i pensieri ricettivi. Così dobbiamo già appunto comprendere la scienza dello spirito come qualcosa di vivente, come qualcosa di vivente, che è necessario per il tempo che deve venire, appunto in considerazione degli eventi dei nostri giorni. E questo è quello che io sempre di nuovo e sempre di nuovo ho riassunto nello spirito e nel senso dei nostri studi nelle parole:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà il frutto spirituale — Dirigendo le anime consapevolmente dello spirito Il loro senso verso il regno dello spirito.
Miei cari amici, ricordiamo ancora una volta innanzitutto coloro,
che stanno là in campo aperto negli eventi del presente
stanza:
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini terreni affidati,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Per coloro che a causa di questi eventi hanno già varcato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini della sfera,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Lo Spirito che noi cerchiamo di conquistare attraverso la nostra scienza dello spirito, lo Spirito che per la salvezza della terra, per la libertà dell’umanità e il progresso attraverso il mistero del Golgota ha camminato, sia con voi e con i vostri compiti pesanti!
Otto giorni fa abbiamo considerato qui nel dettaglio anime a noi vicine che, se ora si vuole trovarle, devono essere cercate nei mondi spirituali. E abbiamo così guardato a queste anime a noi vicine, che abbiamo potuto ricevere da loro questo o quello che può recarci luce sulla dimora degli esseri nel mondo spirituale. Oggi vorrei dirigere la considerazione più sul cammino che l’anima umana può prendere, mentre qui dimora nel corpo, nei mondi spirituali, per trovare appunto quei campi spirituali di cui abbiamo parlato l’ultima volta come dimora delle cosiddette anime defunte. Deve essere sottolineato sempre di nuovo che quel cammino nei mondi spirituali, che dopo lo sviluppo complessivo dell’umanità si addice all’anima del presente, è un cammino che passa attraverso molti preparativi, che in parte sono difficili, ma devono essere superati. E oggi voglio indicare da un punto di vista che si può chiamare il punto di vista della conoscenza immaginativa, qualcosa nel cammino della conoscenza.
Vi è ben noto, miei cari amici, che l’anima umana può veramente nel mondo spirituale fare solo esperienze, osservazioni, quando non si serve dello strumento del corpo. Tutto quello che possiamo guadagnare attraverso lo strumento del corpo, tutto ciò può portarci solo esperienze, vécu che esistono nel mondo fisico. Se vogliamo avere esperienze dei mondi spirituali, allora dobbiamo trovare la possibilità di farle con la nostra anima fuori dal nostro corpo fisico. Ora sta veramente aperta al presente uomo la possibilità, anche se difficile, di fare osservazioni del mondo spirituale fuori dal suo corpo. Inoltre è sempre possibile che tali osservazioni del mondo spirituale, quando sono fatte, quando una volta esistono, possono essere giudicate da chi non le può fare, secondo la ragione veramente sana, non solo secondo la ragione che si chiama sana, bensì secondo la ragione veramente sana. Ma oggi si deve parlare del cammino stesso, del modo come l’anima umana, si potrebbe dire da un lato, esce dal corpo fisico, e dall’altro, come entra nel mondo spirituale. E poiché, come ho detto — otto giorni fa l’abbiamo considerato da un altro punto di vista —, oggi voglio considerare questo cammino dal punto di vista della conoscenza immaginativa, così varie cose dovranno essere discusse in forma di immagini, che poi rimangono affidate alla vostra meditazione per proseguire. Se farete ciò, allora vedrete che questo cammino della conoscenza è di grande significato.
Per così dire, si può entrare nel mondo spirituale attraverso tre porte. La prima si può chiamare la Porta della Morte, la seconda porta si può chiamare la Porta degli Elementi e la terza si può chiamare la Porta del Sole. Chi vuole percorrere il cammino completo della conoscenza, deve passare il cammino della conoscenza attraverso tutti e tre i portali.
La Porta della Morte fin da antichissimi tempi è sempre stata, dove si è parlato di verità misteri che, davvero discussa. Questa Porta della Morte non può essere raggiunta se non la cerchiamo attraverso quello che ci è sufficientemente noto sotto il nome di Meditazione, cioè la dedizione a determinati pensieri o sentimenti, adatti proprio alla nostra individualità, che poniamo al centro della nostra consapevolezza, così che ci immedesimiamo completamente in essi. Certamente la fatica umana si stanca molto facilmente proprio su questa via, perché davvero c’è disagio e superamento di impedimenti interiori che deve esserci, quando si devono sempre di nuovo fare silenziosi, intimi sforzi di abbandonarsi alle masse di pensieri date, ai sentimenti dati, così da dimenticare il mondo intero e vivere solo in questi pensieri, in questi sentimenti. Ma se continuate sempre di nuovo a riuscirvi, entrerete nella situazione di percepire nel pensiero che ponete al centro della consapevolezza, gradualmente, come una forma di vita indipendente di questo pensiero. Sentirete: fino a ora hai solo sempre pensato questo pensiero; hai posto il pensiero al centro della consapevolezza; ma ora comincia a sviluppare una propria vita, una propria attività interiore. È come se veniste nella posizione di generare veramente un essere in voi. Il pensiero comincia a divenire una forma interiore. Questo è il momento importante, quando vi accorgete che questo pensiero, questo sentimento ha una vita propria, così da sentirvi come il guscio di questo pensiero, di questo sentimento. Così che potete dirvi: i tuoi sforzi ti hanno portato a fornire un palcoscenico, su cui si sviluppa qualcosa che ora attraverso di te giunge a una vita propria.
Questo risveglio proprio, questo vivificarsi del pensiero meditativo, è un momento significativo nella vita di chi medita. Allora si accorge che è afferrato dall’oggettività dello spirituale, che in certo modo il mondo spirituale si preoccupa di lui, che gli si è avvicinato. Naturalmente non è così facile arrivare a questo vissuto, poiché prima di arrivare a questo vissuto,1 si devono attraversare molti sentimenti, che l’uomo da un naturale sentimento non vorrebbe attraversare molto volentieri. Una certa sensazione di isolamento per esempio, un sentimento di solitudine, un sentimento di abbandono si deve attraversare. Non si può afferrare il mondo spirituale senza aver prima avuto, in certo modo, il sentimento di essere abbandonati dal mondo fisico, di sentire che questo mondo fisico fa qualcosa che ci consumà, che ci tritura. Ma attraverso tale sentimento di isolamento dobbiamo arrivare a poter sopportare questa vivacità interiore, a cui il pensiero si risveglia, vorrei dire, si genera. Molto, molto si oppone ora all’uomo; nell’uomo stesso si oppone molto all’uomo, quello che può portare al sentimento corretto di questo vivificarsi interiore del pensiero. In particolare è un sentimento, a cui arriviamo, un’esperienza interiore a cui arriviamo, e in realtà non la vogliamo. Ma non ammettiamo nemmeno a noi stessi che non la vogliamo, bensì diciamo: ah, non puoi certo raggiungerlo! — Così è che dormiamo. Così il vostro pensiero vi abbandona, la forza interna di tensione non vuole proseguire. Insomma, scegliete involontariamente varie scuse, poiché quello che dovete sperimentare è che il pensiero, mentre così si vivifica, in realtà diventa veramente sostanziale. Diventa sostanziale, si plasma a forma di una specie di essere. E allora avete la visione — non solo il sentimento —: il pensiero è dapprima come, si potrebbe dire, un piccolo germe, rotondeggiante, e poi cresce a divenire un essere di forma determinata, che dalla parte esterna continua nel nostro capo verso l’interno, così che il pensiero vi espone il compito: tu ti sei immedesimato con lui, ora sei dentro il pensiero, e ora cresci con il pensiero nel tuo proprio capo; ma essenzialmente sei ancora fuori. Il pensiero assume la forma come una testa umana alata, che si estende verso l’indeterminato e poi si distende nel tuo corpo attraverso il capo. Il pensiero cresce così come verso una testa angelica alata. Questo dovete davvero raggiungerlo. È difficile avere questo vissuto, perciò davvero si vuole credere in questo momento, dove il pensiero così cresce, di perdere ogni possibilità di pensare. Si crede di perdere se stessi in questo istante. Ma lo si sente come un automa rimasto indietro, quello che come corpo fino a ora avete conosciuto e in cui il pensiero si distende.
Inoltre nel mondo spirituale oggettivo esistono vari ostacoli a rendercelo visibile. Questa testa angelica alata diviene davvero interiormente visibile, ma ci sono tutti gli ostacoli possibili a rendercela visibile. E soprattutto il punto raggiunto è la vera soglia del mondo spirituale. E se riuscite a stare così, come ho descritto, allora siete alla soglia del mondo spirituale, davvero alla soglia del mondo spirituale. Ma lì sta, inizialmente del tutto invisibile all’uomo, quella potenza che abbiamo sempre chiamato Arimane. Non lo vedete. E che non vediate quello che ho appena esposto come l’essere-pensiero cresciuto, questo lo causa Arimane. Non vuole che lo vediate. Vuole impedirlo. E poiché è principalmente il cammino della meditazione quello su cui arrivate a questo punto, così è sempre facile per Arimane cancellare in certo modo quello a cui dovreste arrivare, se vi aggrappo ai pregiudizi del mondo fisico. E davvero si deve dire: l’uomo non immagina quanto davvero si aggrappi a questo pregiudizio del mondo fisico; come non riesce nemmeno a immaginarsi che esista un mondo che ha leggi diverse dal mondo fisico. Non posso discutere oggi tutti i pregiudizi che si portano alla soglia del mondo spirituale, ma voglio discutere il principale, un pregiudizio un po’ più intimo.
Vedete, gli uomini parlano, quando parlano del mondo fisico, di concezione monistica del mondo, di unità, e si dicono molto spesso: posso comprendere il mondo solo se il mondo intero mi appare come un’unità. Abbiamo avuto a volte proprio riguardo a tali cose esperienze alquanto singolari. Quando abbiamo iniziato qui a Berlino il nostro movimento della scienza dello spirito con pochi membri proprio molti anni fa, allora si presentarono persone che poi per la loro intera natura non potevano sentirsi come appartenenti. Così per esempio si presentò una signora, che dopo alcuni mesi venne da noi e disse: tutto questo in realtà non serve a lei, quello che la scienza dello spirito è in grado di presentare, poiché allora si deve pensare molto, e il pensiero in lei spegne tutto quello che le è prezioso; arriva sempre a una specie di addormentamento nel pensare. E inoltre opina che esiste solo una cosa di valore — questa è l’unità! Ora risultò che l’unità del mondo, che il monista cerca nei campi più svariati — non solo il monista materialista —, per lei era divenuta come un’idea fissa: unità, unità, unità! Voleva assolutamente cercare l’unità. — Ora abbiamo un filosofo tedesco, Leibniz, nello sviluppo dello spirito tedesco, un filosofo decisamente monadologico, che non ha cercato l’unità, bensì le molte monadi, che per lui erano esseri animici —, che così sapeva chiaramente: non appena si viene nel mondo spirituale, non si può trattare di un’unità, bensì solo di una molteplicità. Così ci sono monisti e pluralisti. Li si considera come concezioni del mondo. I monisti combattono i pluralisti, che parlano della molteplicità; parlano solo dell’unità.
Sì, vedete, la questione è però questa, che l’unità e la molteplicità sono concetti che hanno validità solo per il mondo fisico. E ora si crede che nel mondo spirituale debbano valere anche questi concetti. Ma lì non valgono. Là ci si deve preparare al fatto che si percepisce un’unità, ma che si deve superare questa unità nel prossimo istante, e che si mostra come molteplicità. È al contempo un’unità e una molteplicità. Non si può nemmeno portare nel mondo spirituale il calcolo ordinario, la matematica fisica. Questo appartiene ai più forti, ma anche ai più intimi pregiudizi arimanici, che si vogliano portare nel mondo spirituale i concetti che ci si è appropriati nel mondo fisico, così come sono. Ma si deve davvero arrivare senza bagaglio, senza essere gravati da quello che si è imparato nel mondo fisico, alla sua soglia; pronti a lasciarla alla sua soglia. Tutti i concetti, proprio anche quei concetti per cui ci siamo maggiormente sforzati, bisogna lasciarli e prepararsi al fatto: là, nel mondo spirituale, ci vengono dati anche nuovi concetti, là ci è concesso qualcosa di completamente nuovo. Questo attaccamento a quello che il mondo fisico dà è straordinariamente forte nell’uomo. Vuole portare quello che ha conquistato nel mondo fisico, nel mondo spirituale. Ma deve avere la possibilità di stare di fronte a un completo tabula rasa, a una completa vuotezza, e lasciare che sia guida solo il pensiero che comincia a vivificarsi. Questo ingresso nel mondo spirituale è stato chiamato la Porta della Morte perché è davvero una morte ancora più forte del morte fisica. Nella morte fisica gli uomini sono convinti che depongono il loro corpo fisico; ma dobbiamo deciderci al nostro ingresso nel mondo spirituale, anche davvero a deporre i nostri concetti, le nostre rappresentazioni e idee e permettere che il nostro essere si riedifichi.
Ora ci dirigiamo davanti a questo essere-pensiero alato, di cui ho parlato. Ci dirigiamo, se davvero ci impegnamo a vivere in un pensiero. E allora abbiamo solo bisogno di sapere, quando giunge il momento che pone esigenze diverse da quelle che ci siamo immaginati, che veramente le possiamo affrontare, che non ritorniamo. Questo ritornare avviene per lo più inconsapevolmente. Vi stancarsi, ma questa stanchezza è solo l’espressione che non volete abbandonare il bagaglio, perché l’intera anima deve morire con quello che si è appropriata sul piano fisico, affinché possa entrare nel mondo spirituale. Perciò si deve chiamare completamente correttamente questa porta la Porta della Morte. E allora guardate appunto attraverso questo essere-pensiero alato come attraverso un nuovo occhio spirituale, che avete acquisito; o anche attraverso un orecchio spirituale, poiché sentite anche, provate anche, percepite appunto attraverso questo quello che esiste nel mondo spirituale.
È possibile, miei cari amici, parlare di particolari esperienze che si possono fare, affinché si entri nel mondo spirituale. Che si possono fare queste esperienze, per questo non è necessario davvero nient’altro che la perseveranza nella meditazione prescritta. In particolare è necessario diventare consapevoli che certi sentimenti che si portano alla soglia del mondo spirituale, devono davvero essere deposti prima. Sentimenti che risultano davvero dal fatto che si vorrebbe avere questo mondo spirituale diversamente, di come si presenta.
Questo allora è il primo portale, la Porta della Morte.
Il secondo portale è la Porta degli Elementi. Questo portale degli Elementi, quello che davvero si dedica eifcacemente alla meditazione, lo percorrerà come secondo. Ma si può anche essere favoriti dall’organizzazione e persino giungere al secondo portale, senza aver attraversato il primo. Questo non è bene per una vera conoscenza, ma può accadere che vi si giunga, senza aver attraversato il primo portale.
Una conoscenza veramente appropriata risulta solo se si è attraversato il primo portale e poi si arriva consapevolmente al secondo portale. Questo secondo portale si presenta nel seguente modo. Vedete, quando si è attraversato la Porta della Morte, dapprima vi sentite in certi stati, di cui si può vedere: sono davvero esternamente, nel loro effetto sull’uomo, nel modo come l’uomo li vive, simili al sonno, ma interiormente sono completamente diversi. Esternamente l’uomo è come se dormisse durante tali stati. Proprio quando il pensiero ha cominciato a vivere, quando comincia a muoversi, a ingrandirsi, allora l’uomo esteriore è davvero come se dormisse. Non ha bisogno di stare sdraiato, può stare seduto, ma è come se dormisse. E per quanto poco, esternamente, si possa distinguere questo stato dal sonno, così grande è la differenza interiormente. Quando passate da questo stato al solito stato di vita, allora vi accorgete solo: non hai dormito, bensì eri nella vita del pensiero, esattamente come sei adesso, dove come al solito nel mondo fisico sei sveglio e guardi attraverso i tuoi occhi a quello che brilla. Ma sapete anche: ora, dove sei sveglio, pensi, fai i pensieri, li monti insieme; ma poco prima, quando eri in quello stato, si facevano i pensieri da sé. Uno veniva vicino all’altro; si chiarivano a vicenda; uno sparisce da un altro, e quello che altrimenti fate nel pensare, l’ha fatto da sé. Ma sapete: mentre altrimenti siete un Io che connettete un pensiero con un altro, così nuotate durante questo stato in uno, nuotate verso un altro, siete uniti con esso; allora siete via in un terzo e nuotate poi di nuovo verso; avete il sentimento: lo spazio in realtà non esiste più.
Non è vero, nello spazio fisico sarebbe così: se foste stati trascinati in un punto e guardaste indietro e poi ve ne allontanaste, e se poi voleste arrivarvi di nuovo, allora dovreste prima rifare il cammino; dovreste fare il cammino avanti e indietro. Questo in quell’altro stato non è il caso. Là lo spazio non è così; là saltate attraverso lo spazio. In un istante siete in un punto; nel prossimo siete di nuovo via. Non andate attraverso lo spazio. Le leggi dello spazio hanno cessato. Ora vivete e tessete voi stessi dentro il pensiero. Sapete: l’Io non è morto, tesse nella vita del pensiero dentro, ma non potete subito, quando vivete nel pensiero, essere padroni dei pensieri; i pensieri si fanno da sé. Siete trascinati. Non nuotate voi stessi nei flussi di pensiero, bensì i pensieri vi prendono in certo modo in groppa e vi portano. Lo stato deve anche finire. E finisce quando passate per la Porta degli Elementi. Allora avete l’intero nella vostra volontà, allora potete intenzionalmente fare un determinato cammino di pensiero. Vivete allora con la vostra volontà dentro nella vita complessiva del pensiero. Questo è di nuovo un momento straordinariamente significativo. E¹ perciò ho persino fatto notare essotericamente in conferenze pubbliche: il secondo lo si raggiunge by fattosi se stessi identifichiamo con il nostro destino. Per questo acquistiamo il potere di essere nella tessitura del pensiero con la volontà dentro.
Dapprima, quando si è passato per la Porta della Morte, si raggiunge il fatto che nel mondo spirituale avviene questo o quello con noi. Che s’impara a fare voi stessi nel mondo spirituale, lo si acquisisce appunto immedesimandosi col proprio destino. Lo si acquisisce solo gradualmente. Allora i pensieri acquisiscono una natura che è identica alla nostra propria natura. Le azioni della nostra natura vanno nel mondo spirituale. Ma per farare questo nel modo corretto, si deve passare per il secondo portale. Non appena cominciate con la forza che vi è data dall’immedesimazione con il destino, a voler tessere nel pensiero così, che non solo andate insieme con il pensiero come con un’immagine onirica, bensì che potete eventualmente estinguere questo o quel pensiero e richiamare un altro, così che potete maneggiare volontariamente — allora veramente dovete attraversare questa esperienza, che si può chiamare il passaggio per il secondo portale. E allora risulta che quello che ora avete bisogno come forza di volontà, si presenta come un mostro veramente terribile. L’ha sempre chiamato nella mistica per migliaia e migliaia di anni l’incontro con il «Leone». Questo incontro con il Leone dovete attraversare. Consiste in ciò che, riguardo al sentire, prima dell’agire nel mondo del pensiero, prima di questo vivere-unirsi attivamente col mondo del pensiero, veramente — si può così dire — avete una paura senza speranza, che dovete superare come dovete superare la solitudine alla porta della morte. Avete paura. Questa paura, vi può rappresentarsi in modo molteplice come questo o quel sentimento che non è affatto paura. Ma è comunque essenzialmente paura di ciò in cui venite. E quello che importa, è che troviate davvero la possibilità di dominare questo animale che incontrate, questo Leone. Nell’Immaginazione se vi presenta correttamente così come se aprisse la sua bocca gigantesca e volesse divorarvi. La forza di volontà che volete applicare nel mondo spirituale, minaccia veramente di divorarvi. Siete continuamente dominati dal sentimento: dovete volere, dovete fare qualcosa, dovete afferrare questo o quello. Ma da tutti questi elementi della volontà in cui entrate, avete il sentimento: se l’afferri, ti divora, ti spegne nel mondo. Questo è il divoramento da parte del Leone. Così, veramente — si può così dire figurativamente —, invece di abbandonarvi alla paura che i elementi della volontà nel mondo spirituale vi afferrino e vi divorino e vi strangolino, dovete saltare sul dorso del Leone e afferrare questi elementi della volontà, dovete usarli per l’agire da voi stessi. Questo è quello che importa.
Ora vedete quale sia l’essenziale. Se dapprima siete passati per la Porta della Morte, allora siete fuori al di fuori del corpo, e allora potete solo fuori usare le forze della volontà. Dovete incastrarvi nell’armonia cosmica. Ma tali forze che dovete usare fuori, le avete anche in voi, solo che operano inconsciamente. Le forze che muovono il nostro sangue, che fanno battere il nostro cuore, derivano da esseri spirituali in cui sprofondatе quando sprofondàte nell’elemento di volontà. Abbiamo queste forze in noi. Se così qualcuno, senza aver percorso il cammino esoterico ordinato, è afferrato dall’elemento di volontà — senza aver attraversato la Porta della Morte —, allora l’afferrano quelle forze che altrimenti circolano nel suo sangue, nel suo cuore battono. Allora non usa le forze che sono fuori dal suo corpo, bensì le forze che sono in lui. Questo sarebbe magia grigia. Questo porterebbe l’uomo a intervenire nel mondo spirituale da sé con le forze con cui non dobbiamo intervenire nel mondo spirituale. E che vediate ora il Leone, che vediate davvero questo mostro davanti a voi, che sappiate così appare, così la volontà vuol afferrarvi, e dovete impossessarvi di essa fuori dal corpo — questo è quello che importa. Se non andate al secondo portale, non lo vedete, il Leone, così siete sempre in pericolo di voler dominare il mondo dall’egoismo umano. Perciò il cammino di conoscenza corretto è: dapprima fuori dal corpo fisico e dell’essere umano fisico, e solo allora fuori affrontare la relazione in cui dovete entrare con gli esseri che sono fuori.
Ora, di fronte a questo sta la tendenza della maggior parte degli uomini, davvero di venire nel mondo spirituale in un modo più comodo che attraverso una buona meditazione. Così per esempio si può evitare la Porta della Morte e, se le disposizioni interne sono favorevoli, affrontare il secondo portale. Lo si raggiunge per il fatto che ci si abbandona a rappresentazioni particolari, specialmente a rappresentazioni infocate, che rappresentano così una fusione complessiva con l’intero Tutto. Rappresentazioni che sono consigliate da questo o quel mistico semi-consapevole, consiglie in buona fede. Per mezzo di ciò ci si stordisce sulla ricerca di pensiero e si stimola direttamente il sentimento. Si frustiamo il sentimento, lo entusiasmiamo. Per questo si può davvero dapprima giungere al secondo portale e si è anche consegnati alle forze di volontà, ma non si domina il Leone, bensì si è divorati da lui, e il Leone fa di voi quello che vuole. Questo significa: accadono in sostanza cose occulte, ma essenzialmente egoistiche. Perciò è davvero sempre di nuovo necessario, ma anche, si potrebbe dire, un po’ rischioso, dal punto di vista della vera autentica esoterica contemporanea, non sottolineare tutto quello che è una mistica che solo frustina sentimento e sensazione. Questo appello a quello che frustina interiormente l’uomo, che lo frustina fuori dal suo corpo fisico, ma che tuttavia lo tiene legato alle forze di sangue e di cuore, alle forze fisiche di sangue e di cuore, causa una certa specie di percezione del mondo spirituale, che allora non è da negare, che può anche contenere molto di bello, ma che rende l’uomo un essere che tocca incerc il mondo spirituale e non lo rende nemmeno capace di distinguere l’egoismo dall’altruismo.
Si è appunto, quando si deve sottolineare, a un punto difficile, poiché nel vero e proprio meditare e in tutto quello che a esso si riferisce, i sentimenti del presente si addormentano ancora in molti modi. Amano non mettere così teso il pensiero come è necessario per immedesimarsi col pensiero. Preferiscono quando si dice loro: immergiti in una dedizione ama tutto il tutto cosmica allo Spirito del Cosmo o simile, con cui aggirando il pensiero il sentimento viene frustato. Allora gli uomini vengono davvero portati nelle percezioni spirituali; ma non sono dentro pienamente consapevoli e non possono distinguere se le cose che vivono dentro, che vivono con sé, hanno origine dall’egoismo o no. Certamente la meditazione disinteressata deve procedere parallela all’entusiasmo di tutti i sentimenti, ma proprio parallela al pensiero. Il pensiero non deve essere escluso. Ma proprio in questo, nel sopprimere completamente il pensiero e abbandonarsi solo al sentimento acceso infocato, cercano qualcosa certi mistici.
Si è perciò qui a un punto difficile, poiché serve, poiché coloro che così frustano i loro sentimenti, vanno molto più avanti. Arrivano dentro il mondo spirituale, vivono dentro varie cose, e questo è quello che vogliono la maggior parte degli uomini. Per la maggior parte degli uomini non si tratta di venire nel modo corretto nel mondo spirituale, bensì solo di arrivarvi. L’incertezza che risulta, è questa, che se non andate dapprima per la Porta della Morte, bensì in certo modo direttamente al Portale degli Elementi, allora siete ancora impediti da Lucifero a dal percepire davvero il Leone; che siete prima di percepirlo, divorati da lui. La difficoltà è che non potete più distinguere quello che vi riguarda e quello che è fuori nel mondo. Imparate a conoscere esseri spirituali, Spiriti elementari. Un’intera e ampia mondo spirituale si può imparare a conoscere, anche senza andar per la Porta della Morte, ma sono per lo più esseri spirituali, che hanno il compito di mantenere la circolazione sanguigna umana, l’attività cardiaca umana. Tali esseri nel mondo spirituale, nel mondo elementare intorno a noi, sono sempre presenti. Sono spiriti che hanno il loro elemento vitale nell’aria, nel calore che ci circonda e anche nella luce, che hanno anche il loro elemento vitale nei toni della sfera non più percepibili fisicamente, esseri spirituali che permeano e percorrono tutto ciò che è vivo. In questo mondo naturalmente entriamo. E seducente diviene la cosa, perché davvero le più meravigliose scoperte spirituali possono essere fatte in questo mondo. Non è vero, se adesso da uno che non è andato per la Porta della Morte, bensì che è arrivato direttamente al portale del Leone e non ha visto il Leone, è percepito uno Spirito elementare, che ha il compito di mantenere l’attività cardiaca, allora questo Spirito elementare, che anche al contempo mantiene l’attività cardiaca di altri uomini, può in certe circostanze portare notizia di altri uomini, persino di uomini del passato, o può portare notizie profetiche dal futuro. Così la cosa può essere accompagnata da grande successo, ma non è comunque il cammino giusto, perché non ci rende liberi nella nostra mobilità nel mondo spirituale.
Il terzo portale, che deve essere percorso, è la Porta del Sole. E lì dobbiamo, quando arriviamo a questo portale, ancora una volta fare un’esperienza. Mentre al Portale della Morte una testa d’angelo alata, al Portale degli Elementi un Leone percepiamo, vediamo, al Portale del Sole un Drago, un drago selvaggio dobbiamo percepire. E questo drago selvaggio, dobbiamo vederlo correttamente. Ma Lucifero e Arimane insieme si sforzano ora di renderlo invisibile, di non portarcelo davanti agli occhi spirituali. Se lo percepiamo, allora percepiamo però che questo drago selvaggio nel fondo ha moltissimo a che fare con noi stessi, poiché è tessuto dai nostri istinti e sensazioni, che nel fondo si riferiscono a quello che nel solito vita chiamiamo la nostra natura più bassa. Questo Drago contiene tutte le forze che, per esempio, abbiamo bisogno — scusate la prosaicità dell’affermazione — per digerire e ancora per molti altri compiti. Quello che sta in noi e fornisce le forze affinché digeriamo, e molto altro, che nel senso più stretto è legato alla nostra personalità più bassa, questo ci appare sotto forma del Drago. Dobbiamo vederlo quando si contorce fuori da noi. Bello non è, il Drago, e perciò Lucifero e Arimane hanno facile, di influenzare la nostra vita animica subconscia così, che inconsciamente non vogliamo sapere nulla dal vedere questo Drago. Sono in lui tessuti anche tutte le sciocchezze, tutte le nostre vanità, il nostro orgoglio e l’egoismo, ma anche gli istinti più bassi.
Se non vediamo il Drago al Portale del Sole — lo si chiama il Portale del Sole, perché appunto nei poteri del Sole vivono le forze, da cui il Drago è tessuto, poiché i poteri del Sole sono quelli che causano che digeriamo e facciamo gli altri compiti organici, è davvero per la convivenza con il Sole —, se così non vediamo il Drago al Portale del Sole, allora ci divora, allora diventiamo nel mondo spirituale uno con lui. Allora non siamo più distinti dal Drago, allora siamo in realtà il Drago che vive nel mondo spirituale. E può vivere cose significative, può fare esperienze grandiose. Esperienze che, vorrei dire, sono più gratificanti di quelle che si fanno al Portale della Morte o dietro il Portale della Morte. Le esperienze che si fanno al Portale della Morte sono inizialmente incolori, sfumate, intime, così leggere e intime che facilmente ci sfuggono, che non siamo molto disposti a sviluppare l’attenzione per mantenerle. E dobbiamo sempre di nuovo farci sforzo affinché quello che lievemente nel pensiero si vivifica, si ingrandisca. Infine si ingrandisce a mondo. Ma fino a quando si presenta come una realtà pervasa di colore, di tono, vivente, questo richiede lungo, energico lavoro e sforzo. Si deve permettere che queste figure senza colore e senza tono si vivifichino da tutte le parti dall’infinità. Se per esempio volete scoprire il più semplice spirito dell’aria o dell’acqua attraverso quello che ora potete chiamare Chiaroveggenza della testa — inteso il Chiaroveggenza che risulta dalla vivificazione del pensiero —, allora dapprima questo spirito dell’aria o dell’acqua è qualcosa che così leggero e sfumato si precipita sopra l’orizzonte del mondo spirituale, che non vi interessa. E se deve diventare colorato o sonoro, allora da tutta la circonferenza del Cosmo il colore deve avanzare verso di lui. Questo accade però solo in lungo lavoro interiore. Accade solo per l’attesa, finché non siete favoriti. Pensate: se avete così — parlando figuratamente — tale piccolo spirito dell’aria, se ora deve venire in colori, se deve apparire colorato, allora da una potente parte del Cosmo il colore deve brillare dentro. Dovete avere la forza di fargli brillare dentro. Questa forza però può essere acquisita solo attraverso la dedizione, può essere acquisita. Gli strahlendenti poteri devono venire da fuori dentro attraverso la dedizione. Se siete uno col vostro Drago, se siete uno con lui, allora se vedete uno spirito dell’aria o dell’acqua, avrete la tendenza a far brillare le forze che sono dentro in voi, e appunto negli organi della vita ordinaria bassa stessa dentro. Questo è molto più facile. Il nostro capo è in se un organo perfetto, ma nel corpo astrale e nel corpo eterico della testa, lì non è molto colorato dentro, perché i colori sono usati per formare ad esempio il cervello, specialmente la corteccia cerebrale. Così che quando attraverso la Chiaroveggenza della testa alla soglia del mondo spirituale il corpo astrale e il corpo eterico vi estraete dal corpo fisico, così non ha molto colore in sé. I colori sono usati per formare l’organo perfetto, il cervello. Se però nella — possiamo chiamarla — Chiaroveggenza del ventre dal vostro stomaco, fegato, cistifellea e così via il corpo astrale e il corpo eterico estraete, allora i colori non sono ancora così usati per formare gli organi perfetti. Questi organi sono solo sulla strada per la perfezione. Quello che del corpo astrale e del corpo eterico del ventre è, è bellissimamente colorato, brilla e sfolgora in tutti i colori del sole. E se estraete lì il corpo eterico e astrale, così conferite alle figure che vedete le colorazioni e le tonalità più meravigliose. Così può accadere che qualcuno vede cose meravigliose e dipinge quadri colorati grandiosi. Certo è interessante, poiché per l’anatomico è interessante anche esaminare la milza, il fegato e gli intestini, ed è anche dal punto di vista della scienza necessario. Ma quando l’esamina colui che è consapevole, così quello che appare in così bei quadri colorati, è quello che due ore dopo il mangiare sta alla base del processo digestivo. Contro il fatto che si esamini questo, certamente non c’è nulla. Così come l’anatomico deve esaminare le cose, così la scienza avrà una volta molto di questo, esaminare, sapere, cosa fa il corpo eterico quando lo stomaco digerisce. Ma dobbiamo esserne completamente consapevoli: se non andiamo consapevolmente al Portale del Sole, e così non sappiamo: carichiamo tutto quello che è nel corpo eterico e astrale del nostro ventre in questo Drago dentro, lo separiamo —, allora l’irradiamo nelle figure chiaroveggenti, allora otteniamo una meraviglia del mondo. Le più belle e le più facili da raggiungere all’inizio non vengono dalle forze superiori, dalla Chiaroveggenza della testa, bensì dalla Chiaroveggenza del ventre. Ed è assolutamente importante saperlo. Per il Cosmo non c’è nulla in senso assoluto basso, c’è solo relativamente basso. Il Cosmo deve lavorare con forze straordinariamente significative per realizzare quello che è necessario per l’apparato digestivo umano. Ma si tratta del fatto che non ci abbandoniamo a errori, non ci abbandoniamo a illusioni, bensì sappiamo che cosa sono le cose. Se sappiamo che qualcosa che offre un aspetto meraviglioso, non è altro che il processo digestivo, così questo è straordinariamente importante. Se però crediamo che ci si riveli attraverso tale immagine forse un particolare mondo angelico, allora siamo davvero in un errore. Così non contro il fatto che una scienza sia coltivata da questa consapevolezza, si può rivolgere il ragionevole, bensì solo contro il fatto che tali cose forse siano messe in una luce falsa. Questo è quello che importa. Così può ad esempio accadere che qualcuno appunto attraverso un processo all’interno del processo digestivo in una fase determinata della digestione sempre solleva una parte determinata del corpo eterico; allora può essere un chiaroveggente naturale. Dovete solo sapere di cosa si tratta.
L’uomo così avrà difficoltà ad arrivare, attraverso la Chiaroveggenza della testa, dove tutto il colorato del corpo eterico e astrale è usato per creare la meravigliosa struttura del cervello, a portare l’incolore e il senza-tono al pienamente-colorato, al sonoro. Ma arriverà relativamente facilmente, con la Chiaroveggenza del ventre, a vedere le cose più meravigliose del mondo. Ci sono naturalmente in questa Chiaroveggenza del ventre anche forze che l’uomo deve imparare a usare. Quelle forze che sono usate al nostro processo digestivo, sono appunto solo forze trasformate, e le viviamo correttamente se impariamo sempre più a sviluppare l’immedesimazione col destino. Questo è anche in questo campo quello che ci insegna: a quello che dapprima veniva come testa d’angelo alata, dobbiamo far seguire l’altra parte, e lì si tratta del fatto che non facciamo seguire solo le forze che servono alla digestione, bensì anche quelle di natura più elevata; queste sono quelle che si trovano nel nostro karma, nel nostro destino. Se ci immedesimiamo con esso, allora riusciamo a portare fuori gli esseri spirituali che vediamo intorno a noi, che ora hanno la tendenza che i toni e i colori fluiscono dentro dal mondo dello spazio. Allora naturalmente il mondo spirituale diviene un mondo pieno di contenuto, un mondo concreto, altrettanto reale e concreto, che noi siamo in esso, come siamo nel mondo fisico.
Una difficoltà particolare al Portale della Morte è che veramente abbiamo il sentimento — e dobbiamo anche superare questo —, ti perdi veramente lì! Ma se davvero vi siete impegnati e vi siete immedesimati col pensiero, allora potete subito anche avere la consapevolezza: ti perdi, ma ti ritrovi di nuovo. Questa è un’esperienza che si fa. Vi perdete quando entrate nel mondo spirituale, ma sapete che vi ritroverete di nuovo. Dovete fare la transizione: arrivare all’abisso, nell’abisso perdervi, ma con la fiducia che vi ritroviate dall’altra parte. Questa è un’esperienza che dovete fare. Tutto quello che ho descritto, sono certamente esperienze interiori che dovete fare. E che sperimentiate quello che accade veramente all’anima, è importante. È appunto come se dovreste vedere qualcosa; se un amico vi richiama l’attenzione, allora è meglio che se l’inventate voi stessi. Ma potete raggiungere tutto quello che è stato descritto se davvero dedicate devozionalmente il lavoro interno sempre di nuovo e l’interno superamento attraverso la meditazione, come lo trovate descritto nei libri «Come si acquistano le conoscenze dei mondi superiori?» e nella seconda parte della «Scienza occulta».
Questo è di grande importanza particolare, che impariate a fare queste esperienze diversamente al di là della soglia del mondo spirituale. Se, come è naturale per l’uomo, avete solo la spinta di trovare nel mondo spirituale una continuazione, solo un raddoppiamento del mondo fisico, se ritenete che nel mondo spirituale tutto debba apparire come qui nel mondo fisico, allora non potete arrivare dentro. Dovete davvero fare quello che provate come un rovesciamento di tutto quello che avete sperimentato qui nel mondo fisico. Qui nel mondo fisico siete abituati, per esempio, ad aprire gli occhi e vedete luce, siete impressionati dalla luce. Se vi aspettate questo nel mondo spirituale, che potete così aprire un occhio spirituale per essere impressionati dalla luce, allora non potete arrivare dentro, perché vi aspettate qualcosa di falso. Questo tesse qualcosa come una nebbia, che si stende davanti i vostri sensi spirituali, che vi occulta il mondo spirituale, così come un mare di nebbia vi occulta una montagna. Nel mondo spirituale non potete vedere oggetti illuminati dalla luce, bensì dovete esserne consapevoli che con la luce stessa brillate nel mondo spirituale. Se nel mondo fisico il raggio di luce cade su un oggetto, lo vedete; ma nel mondo spirituale siete dentro nel raggio di luce stesso e toccate così l’oggetto. Così che sapete di nuotare con il raggio di luce nel mondo spirituale; sapete che siete dentro la luce radiante. Questo è quello che vi può dare un indizio di come acquisirvi concetti idonei a aiutarvi nel mondo spirituale. Ad esempio, è straordinariamente utile immaginarvi una volta: come sarebbe se foste adesso nel Sole? Per il fatto che non siete nel Sole, vedete gli oggetti quando i raggi solari illuminano gli oggetti, attraverso i raggi riflessi. Dovete immaginarvi di essere dentro i raggi solari e di toccare così gli oggetti. Questo contatto è un’esperienza nel mondo spirituale; consiste appunto nell’esperire nel mondo spirituale che vi sapete vivi. Sapete di essere vivi nel tessere dei pensieri. Proprio quando questo stato comincia che vi sapete consapevolmente dentro il tessere dei pensieri, allora passa direttamente a un sapere di voi nella luce che splende brillante. Il pensiero è fatto di luce. Il pensiero tesse nella luce. Ma lo sperimentate solo quando praticamente sprofondatе nella luce, quando siete dentro nel tessere del pensiero.
L’umanità è adesso a uno stadio dove deve acquisirsi tali rappresentazioni, così da non passare per la Porta della Morte dove è nel mondo spirituale dentro, e poi venire in mondi affatto inusitati. Il capitale che gli uomini hanno ricevuto dagli Dei all’inizio dei tempi è gradualmente consumato. Gli uomini non portano ora attraverso la Porta della Morte quello che ancora erano i resti di un’antica eredità. Devono ora acquisire gradualmente qui nel mondo fisico i concetti che anche, quando gli uomini hanno oltrepassato la Porta della Morte, servono a rendere loro visibili gli esseri che si presentano come seducenti, come pericolosi, dopo il passaggio. Con questi grandi legami cosmici è legato che la scienza dello spirito deve essere ora comunicata all’umanità, che la scienza dello spirito deve entrare tra gli uomini. E si può osservare come proprio nei nostri giorni, nei nostri giorni così caratterizzati dal destino, transizioni vengono davvero create. Vanno persone in giovane età adesso attraverso la Porta della Morte, richieste dal grande destino del tempo, che in certo modo con piena consapevolezza in giovane età hanno lasciato che la morte si avvicinasse a loro. Non intendo ora così tanto il momento prima della morte per esempio sul campo di battaglia. Allora ci può essere molto entusiasmo e simili, che rendono l’esperienza della morte non così eminente, così saturo di attenzione come altrimenti si potrebbe credere. Ma quando è intervenuta, la morte, allora è una morte che lascia indietro un corpo eterico ancora non consumato, nel nostro tempo lascia indietro un corpo eterico non consumato, su cui il morto ora può guardare; così che il morto vede questo fenomeno, questo fatto della morte, con molta maggiore chiarezza di come lo vede quando la morte interviene attraverso malattia o debolezza della vecchiaia.
Questa morte sul campo di battaglia è un evento più intenso, un evento più fortemente operante nei nostri giorni di una morte che interviene in altro modo. Per questo opera sull’anima che è passata attraverso la Porta della Morte, e opera istruendo. La morte è terribile o almeno può essere terribile per l’uomo finché dimora nel corpo. Ma quando l’uomo ha passato la Porta della Morte e guarda indietro la morte, così la morte è l’esperienza più bella che sia possibile nel cosmo umano. Questo guardare indietro a questo passare nel mondo spirituale attraverso la morte è tra la morte e la nuova nascita l’evento più meraviglioso, il più bello, il più grandioso, il più magnifico, a cui il morto può guardare indietro. Così poco come della nostra nascita nel nostro vivere fisico mai veramente sta — nessuno ricorda con le abituali capacità non sviluppate la sua nascita fisica —, così sicuramente sta sempre la morte davanti all’anima che ha passato la Porta della Morte, dal sorgere della consapevolezza. È sempre presente, ma sta come il più bello, come il risvegliatore nel mondo spirituale. Ed è un maestro di forma meravigliosa, un maestro che veramente per l’anima ricettiva può provare che c’è un mondo spirituale, perché distrugge il fisico attraverso la sua stessa natura e da questa distruzione fa nascere solo quello che è spirituale. E questa resurrezione dello spirituale, con lo spogliarsi completo del fisico, questo è un evento che sempre sta tra la morte e la nuova nascita. Questo è un evento portante, un evento meravigliosamente grande, e nella sua comprensione l’anima cresce gradualmente; cresce dentro in un modo del tutto singolare quando questo evento è nel grado, si potrebbe dire, un evento auto-scelto, quando l’uomo non si è cercato questa morte, ma per esempio per il fatto che si è in certo modo volontariamente arruolato, tuttavia l’ha trovata volontariamente. Per questo questo momento guadagna di nuovo in chiarezza. E un uomo, che altrimenti non ha pensato molto sulla morte, che poco o solo in parte si è curato del mondo spirituale, può ora proprio nel nostro tempo al morte, dopo la sua morte, avere un maestro meraviglioso. E questo è per il legame del fisico col mondo spirituale qualcosa che proprio in questa guerra sta come qualcosa di straordinariamente significativo. L’ho già sottolineato in alcuni discorsi di questo tempo pesante: non basta quello che possiamo fare attraverso il solo insegnamento, attraverso la parola; ma insegnamento immenso verrà agli uomini del futuro attraverso il fatto che così tanti morti sono intervenuti. Questi agiscono sui morti, e i morti a loro volta intervengono nel processo culturale futuro dell’umanità.
Così posso proprio da uno dei morti, che negli anni giovanili nei nostri giorni è passato attraverso la Porta della Morte, comunicare parole che, vorrei dire, sono venute attraverso; parole che proprio perciò sorprendono qualcuno in certo modo, perché testimoniamo come il morto, che ha sentito la morte con particolare chiarezza come sul campo di battaglia sperimentato, ora si ritrova in questo vivere diverso; come si libera dalle rappresentazioni terrene e si immerge nelle rappresentazioni spirituali. Voglio anche comunicarvi queste parole qui. Sono, se posso così caratterizzarle, catturate, come uno così morto sul campo di battaglia voleva portarle a coloro che ha lasciato.
Nel Brillante, allora sento La forza della vita. La morte mi ha Svegliato dal sonno, Dal sonno dello spirito.
Io sarò, E farò da me, Quello che la forza di splendore In me risplende.
Questo è per così dire dall’osservare dopo la morte sofferta dal morto appreso, durante l’apprendimento sperimentato, così come se l’essere si adempisse con quello che deve vivere dopo la morte nel guardare della morte, e di cui vuole anche dare notizia, che vuole rivelare.
Nel Brillante, allora sento la forza della vita.
Così sente che è vivo in grado più elevato riguardo all’afferrare il mondo spirituale, di come era prima della morte. Sente la morte come una specie di risvegliante e maestro
Così sente anche che diventa un agente nel mondo spirituale:
Io sarò, e farò da me . . .
Ma sente che in questo agire in lui le forze del splendore agiscono, sente la luce in lui vivere:
Io sarò, E farò da me, Quello che la forza di splendore In me risplende.
Si può davvero vedere ovunque, correttamente vedere, come quello che può essere contemplato nel mondo spirituale, sempre di nuovo fornisce la più pura conferma di quello che anche di nuovo, attraverso la cosiddetta conoscenza immaginativa da questo mondo spirituale fuori appunto in generale può divenire noto. E questo è quello che si vorrebbe, che fosse vivificato, così davvero vivificato attraverso il nostro movimento della scienza dello spirito: che non abbiamo solo a che fare con una conoscenza del mondo spirituale, bensì che questa conoscenza in noi diventi veramente così viva, che acquistiamo un altro modo di sentire col mondo, di provare col mondo, mentre i concetti della scienza dello spirito in noi divengono vivi. Questa vivificazione interiore dei pensieri della scienza dello spirito, questo è appunto, come ho già spesso detto, ripetutamente detto, quello che fondamentalmente è richiesto da noi, così richiesto che sia il nostro contributo allo sviluppo futuro del mondo, così che si uniscano i pensieri spirituali nati dalla scienza dello spirito, che si innalzano nel mondo spirituale come forze di splendore, che sono restituite all’universo luminoso; così che l’universo si unisca con quello che coloro che hanno passato la Porta della Morte nel nostro tempo caratterizzato dal destino mettono al movimento culturale spirituale dell’umanità. Allora accadrà quello che è compreso nelle parole, con cui anche oggi vogliamo chiudere le nostre considerazioni:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà il frutto spirituale — Dirigendo le anime consapevolmente dello spirito Il loro senso verso il regno dello spirito.
Miei cari amici, ricordiamo ancora una volta innanzitutto coloro che stanno là in campo aperto negli eventi del presente
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini terreni affidati,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Per coloro che a causa di questi eventi hanno già varcato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali rechino
L’amore supplichevole delle nostre anime
A protezione degli uomini della sfera,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra preghiera risplenda soccorritrice
Alle anime che essa amorevolmente ricerca.
Lo Spirito che noi cerchiamo di conquistare attraverso la nostra scienza dello spirito, lo Spirito che per la salvezza della terra, per la libertà dell’umanità e il progresso attraverso il mistero del Golgota ha camminato, sia con voi e con i vostri compiti pesanti!
Otto giorni fa abbiamo fatto una considerazione sul meditare immaginativo, e abbiamo visto che anche questa considerazione ci mostra come tutta la conoscenza, che deve essere una vera conoscenza dei mondi soprasensibili, debba essere conquistata attraverso una considerazione libera dal corpo, dal fatto cioè che la conoscenza ordinaria, la conoscenza quotidiana si libera dalle condizioni che sono date attraverso il corpo, attraverso i sensi, attraverso il sistema nervoso e così via. La conoscenza ordinaria quotidiana risulta dal fatto che lo spirito-anima umano si serve degli strumenti fisici. Ora questa conoscenza spirituale consiste in certi processi più fini che si svolgono con l’uomo, e vogliamo anzitutto oggi nella prima parte della nostra considerazione indicare qualcosa su questi processi. Processi più fini, ho detto. I processi sono più fini perciò, più fini dei processi ordinari quotidiani della conoscenza, dell’osservazione, della percezione, perché l’uomo può solo partire da quello a cui è abituato quotidianamente, e solo gradualmente può elevare se stesso a processi più fini e più intimi. Ora otterremmo tutte le più soddisfacenti, le più alte conoscenze del mondo spirituale, se fossimo capaci, senza difficoltà, di vivere pienamente consapevoli almeno una parte, sì solo una piccola parte, per amor di voi solo un minuto, di quello stato della nostra vita che passiamo tra l’addormentarci e il svegliarsi; non solo consapevolmente in sogno, bensì pienamente consapevoli. Tutta l’iniziazione consiste appunto nel fatto che quello di noi che inconsciamente dimora fuori dal nostro corpo di notte nel sonno, è reso consapevole.
Non esiste mai un vero processo di conoscenza più elevata essenzialmente in nient’altro che nel render consapevole quello che altrimenti inconsciamente dall’addormentarsi al svegliarsi rimane nello stato di sonno.
Ora esiste, quello che forse vi sorprenderà, una parte dell’uomo, dell’uomo fisico, che nel fondo è sempre nello stato di sonno, che sempre dorme. Su queste cose non dovete subito entrare all’inizio della vita antroposofica; per così dire le finezze della ricerca della scienza dello spirito possono arrivarci solo lentamente e gradualmente alla consapevolezza. Pensiamo naturalmente, quando è descritto che l’uomo di giorno è sveglio e di notte dorme, che di giorno il suo Io e il suo corpo astrale siano completamente uniti con il corpo fisico e il corpo eterico, e che di notte l’Io e il corpo astrale abbiano il loro essere fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico. Pensiamo anche dapprima così in modo completamente corretto, poiché solo gradualmente possiamo passare da una concezione più grezza dei fatti della scienza dello spirito alle verità più specifiche. Nel grezzo dunque è corretto che l’uomo con il suo Io e il corpo astrale nel sonno sia fuori dal suo corpo eterico e dal corpo fisico. Ma per una parte del corpo è vero che essenzialmente anche dal svegliarsi all’addormentarsi questa parte del corpo dorme, almeno essenzialmente dorme. E quello è proprio stranamente il capoluogo che noi chiamiamo testa, la testa. La testa dorme appunto quando siamo svegli. E benché si potrebbe facilmente credere che la testa sia la parte più consapevole, in realtà è quella che è meno consapevole. Poiché l’attività consapevole del pensiero umano, complessivamente delle funzioni della testa, si basa appunto sul fatto che anche quando siamo svegli, l’Io e il corpo astrale riguardo agli organi della testa hanno una tale relazione che non possono completamente unirsi — cioè la parte dell’Io della testa, la parte astrale della testa — con la parte fisica e la parte eterica della testa, bensì sempre per così dire vivono una vita propria fuori dalla parte fisica e dalla parte eterica della testa. Un’unione più intima avviene ancora solo quando si ha mal di testa. E quando si ha mal di testa molto forte, allora c’è l’unione massima fra la parte astrale della testa e la parte fisica della testa. Allora non si può pensare proprio bene, quando si ha mal di testa. Questo risulta dal fatto che allora avviene una connessione troppo forte fra la parte astrale, la parte fisica e la parte eterica della testa. Ora il nostro pensare consapevole e anche il resto della vita animica consapevole si basa appunto sul fatto che in una certa relazione l’Io e il corpo astrale della testa sono fuori della parte fisica ed eterica e si riflettono appunto nella parte fisica ed eterica della testa; come ci possiamo vedere anche solo nello specchio se siamo fuori. Questa riflessione dà le immagini della nostra consapevolezza quotidiana. Queste sono immagini specchiate che viviamo nella vita quotidiana, che percepiamo in modo consapevole. E attraverso questa vita fuori dalla testa, attraverso questo sonno della testa, e per il riflusso dell’attività causato dalla durezza del cranio dell’Io e del corpo astrale, viene fatto che sentiamo l’interno dell’Io e l’interno del corpo astrale come nostro proprio. Se l’attività dell’Io e del corpo astrale lavorasse ancora più dentro all’interno dell’attività del corpo fisico e del corpo eterico, come accade per le altre parti dell’organismo, allora sentiremmo l’attività organica digestiva, forse anche l’attività ritmica come nel cuore, nella testa, forse non sentiremmo. Ma di attività di pensiero non potrebbe essere discussione, poiché questo si basa sul fatto che questa attività non è assorbita, bensì riflessa. Il cuore, gli altri organi, che assorbono, prendono l’attività dell’Io e del corpo astrale. Gli organi della testa non la prendono, piuttosto la riflettono indietro; perciò può allora essere sperimentato nell’interno animico.
Ora, di notte, dall’addormentarsi al svegliarsi, allora per così dire l’intero Io e il corpo astrale — anche questo non è del tutto corretto, ma approssimativamente —, così una parte molto più grande dell’Io e del corpo astrale è fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico. L’uomo è allora nella posizione di comportarsi, dall’addormentarsi al svegliarsi, riguardo a una parte molto più grande dell’Io e del corpo astrale, come si comporta quando è sveglio riguardo alla testa. Ma ora il resto dell’organismo non è ancora così sviluppato come la testa; non è ancora così avanzato da potere riflettere come può fare la testa. Perciò non può sopraggiungere consapevolezza nel sonno. Se consideriamo il movimento delle nostre mani, dobbiamo dirci: In queste mani abbiamo, nella misura in cui possiamo muoverle quando siamo svegli, naturalmente i relativi arti, Io, corpo astrale, corpo eterico e corpo fisico. Tutto questo è presente, tutto questo è in attività quando muoviamo le mani. Ora immaginate una volta che un uomo fosse messo nella posizione che le sue mani fossero legate al suo organismo, e cioè così che non potesse mai muoverle, bensì fossero fisse all’organismo, che fossero fisse saldamente all’organismo. E ammettiamo che al contempo all’uomo fosse data la capacità, mentre ora non potrebbe muovere le sue mani fisiche legate, di poter muovere solo il corpo eterico o almeno il corpo astrale delle mani. Questo avrebbe conseguenze molto significative. Potrebbe allora per così dire stendere il suo corpo astrale o corpo eterico delle mani fuori dalle mani fisiche che non potrebbe muovere, che sarebbero legate. Non ci sforziamo, di eseguire affatto questa procedura; quando muoviamo qualcosa dell’astrale e dell’eterico delle mani, allora muoviamo appunto le mani fisiche. Ora non si può così facilmente realizzare sulla terra senza difficoltà come qualcosa di naturale, ma nel corso dell’evoluzione verrà realizzato, solo diversamente da come ho discusso in modo grossolano ora. Così verrà realizzato che, mentre l’uomo nel corso dell’evoluzione terrena si sviluppa ulteriormente e crescerà verso Giove, in realtà il fatto avverrà che le sue mani, le mani fisiche, diventeranno immobili. Su Giove l’uomo apparirà già così che le sue mani fisiche non sono più organi mobili, bensì rimangono ferme. Ma allora appunto il corpo astrale e anche il corpo eterico delle mani potranno muoversi fuori parzialmente. Così su Giove delle mani fisiche resteranno solo accenni immobili, mentre le mani astrali, rispettivamente eteriche si potranno muovere liberamente come ali. Questo si baserà sul fatto che questo uomo di Giove non è solo un pensatore cerebrale, bensì che le sue mani fisse gli danno la possibilità di riflettere in ciò che ora è collegato alle mani fisiche, e avrà così un pensiero molto più vivido, molto più comprensivo. Dal fatto che un organo fisico arriva al riposo, per questo il corrispondente arto geistig-animico, che appartiene all’organo fisico, può essere liberato e può allora dispiegare un’attività geistig-animica. È infatti proprio così con il nostro cervello: quando eravamo ancora uomini lunari, avevamo organi che qui si muovevano come mani, e questi organi sono stati fermati. Sulla Luna non avevamo ancora una corteccia cerebrale fissa; là gli organi che ora sono raggruppiati nel cervello potevano muoversi come mani. In cambio l’uomo sulla Luna non poteva ancora pensare come sulla Terra. Ma per colui che esamina il pensiero con chiaroveggenza, è chiaro che gli organi che sono nel cervello che dorme si muovono effettivamente nell’uomo consapevole come ali, come ho descritto come si muoverebbero le mani astrali e eteriche se le mani fisiche potessero restare ferme. Questo è dunque dal passaggio dalla condizione lunare alla condizione terrestre veramente accaduto, che qui per così dire le mani sono state domate e ora sono ancora tenute fisse dalla rigida corteccia cerebrale, e per questo l’elemento eterico e astrale è libero. Ma gli organi devono continuare a svilupparsi. Queste mani non possono restare come sono se ci sviluppiamo verso Giove, ma queste mani faranno un’alterazione sostanziale, come l’ha sperimentata il nostro cervello, così che diviene un organo riflettente. Questo processo è quello che si potrebbe designare come la naturale evoluzione.
Un altro processo è ora il processo d’iniziazione. Consiste nel fatto che poniamo al centro della nostra consapevolezza una qualche meditazione mantrica in pensiero e in essa completamente assorbiti. Se facciamo ciò, allora dipende veramente da molto che non usiamo il nostro elemento fisico per formare questo pensiero, per avere il pensiero, bensì che veramente ci ritiriamo dal fisico, dal fisico-sensibile con questo pensiero, che vi rimaniamo, che nel meditare non abbiamo aiuto dal mondo fisico. Nel pensare ordinario quotidiano l’aiuto ci viene dal corpo fisico, ci viene dal mondo fisico. Pensiamo quando attraverso i sensi si fanno impressioni su di noi. Per questo il nostro pensare ci diviene comodo. Poiché il mondo ci fa al contempo un’impressione eterica e un'impressione fisica. Questa è un sostegno per il nostro pensare. Quando meditiamo, dobbiamo proprio tenerci separati da tutto il fisico, anche da tutte le rappresentazioni. Dobbiamo completamente dalla nostra libera volontà mettere un pensiero al centro della nostra consapevolezza. Per questo accade allora qualcosa di straordinariamente singolare, che è un processo più fine di fronte al processo di percezione. Quando riusciamo a portare a termine il fatto che per così dire nell’oblio di tutto il resto del mondo — come se il resto del mondo non fosse lì, non dovrebbe veramente esserci nulla nello spazio e nel tempo se non l’unico pensiero —, quando riusciamo a portare il fatto che tutto il mondo ci è indifferente e viviamo solo nel pensiero di meditazione, allora accade quello che naturalmente nessuna scienza fisica può constatare: attraverso questo processo fine della meditazione si raggiunge per così dire un consumo fine di calore; il calore viene consumato, viene portato via. È un processo che naturalmente non si può fisicamente constatare, ma il consumo avviene, e ne parleremo una volta all’occasione. Allora vedremo come attraverso processi che chiunque può osservare, si può provare alla scienza fisica che il processo di meditazione è collegato con un processo fine di calore e con un processo fine di luce.
Della luce che abbiamo assorbito, consumiamo interiormente qualcosa; consumiamo luce. Consumiamo anche qualcos’altro, ma vogliamo starcene sul fatto che consumiamo calore e luce. Quello che consumiamo, questo appunto causa che accada quello che ho discusso otto giorni fa, che dal processo della meditazione si forma qualcosa come un vivente fine. Se pensiamo nel processo ordinario quotidiano, vive anche in noi qualcosa che si imprime nel nostro organismo e causa un processo che ha anche a che fare con il calore; questo si imprime, e quello che accade lì causa che abbiamo memoria. Ma non deve accadere questo nella meditazione. Se viviamo chiusi nel puro contenuto di pensiero o di sentimento, allora non si imprime nel nostro corpo quello che consumiamo, bensì si imprime nell’etere generale. Questo causa un processo esterno. Sì, miei cari amici, se veramente e sinceramente meditate, allora imprimete al cosmo eterico generale la forma del vostro pensiero; è lì dentro. E quando poi riportate lo sguardo a un processo di meditazione, non è un ordinario ricordare, bensì uno sguardo indietro a quello che si è impresso nell’etere cosmico. Questo è importante che notiamo. Questo è un processo fine che noi eseguiamo così che rappresenta una relazione fra noi e il mondo etereo e astrale circostante. L’uomo che sviluppa la percezione ordinaria quotidiana e il pensiero ha solo a che fare con se stesso; è un processo che accade solo in noi. Colui però che si impegna nel vero, autentico meditare, vive in un processo che al contempo è un processo cosmico, un processo cosmico. Succede qualcosa, anche se è solo qualcosa di straordinariamente fine. E quello che accade è il seguente: Nella meditazione viene consumato calore. Quando viene consumato, nasce freddo; l’etere cosmico generale viene raffreddato quando meditiamo. E poiché anche la luce viene consumata, viene attenuata; nasce oscurità, luce attenuata. Così che quando un uomo medita in un posto del mondo e poi se ne va, lascia in questo posto un debole raffreddamento e al contempo un’attenuazione della luce. Lo stato di luce generale è attenuato, è diventato più scuro. Si può sempre seguire chiaroveggentemente quando un uomo ha meditato in un posto, dove ha veramente eseguito il processo di meditazione. Quando si allontana, c’è un’immagine spettrale di lui lì, che è persino più fredda dell’ambiente. È così portato un fantasma freddo scuro al posto; l’abbiamo inciso lì. Ed è nel fine, veramente nel molto fine compito qualcosa nel posto, che potete paragonare nel grossolano con quello che si forma su una piastra fotografica. È veramente una specie di fantasma là formato. È quindi un processo che si svolge non solo nell’uomo, bensì cosmicamente veramente, per cui l’uomo si incastra nel cosmo.
Ora c’è comunque un pensiero che l’uomo medita, anche se non è affatto meditante, anche se non sa nulla di alcuna scienza dello spirito. Un pensiero medita l’uomo già. E questo unico pensiero, è aparentemente un piuttosto piccolo, ma per la vita infinitamente importante, questo è il pensiero dell’Io. Il pensiero dell’Io viene infatti sempre afferrato così che sia afferrato senza corpo. E nella misura in cui abbiamo col nostro Io una relazione col mondo, anche certe cose che sono collegate col nostro Io, anche se l’uomo non se ne accorge nella vita, sono così pensate che sono appunto, vorrei dire, come rami di un albero. Così certi pensieri, sensazioni, impulsi di volontà sono come rami o anche come tentacoli, tentacoli mobili; questi sono raggruppati intorno all’Io. Così che in realtà l’uomo continuamente, per tutta la sua vita, dietro di sé va ciò che pensa come Io e che così estende tentacoli afferranti mobili in tutte le direzioni. Un fantasma simile a una medusa lascia l’uomo sempre dietro di sé, per tutta la sua vita. Ma questo è una cosa molto reale, poiché contiene al contempo tutto quello che l’uomo — nella misura in cui l’ha pensato nel suo Io, sentito — ha vissuto. Questo rimane. E quando l’uomo è passato attraverso la porta della morte, impara gradualmente a guardare indietro a questo lasciato, e questo crea la possibilità che esista una connessione fra quello che vive dopo la morte e quello che ha lasciato indietro.
Nel meditare dobbiamo come uomini terreni innanzitutto realizzare il fissare i nostri organi attraverso la volontà. E si basa la possibilità di meditare correttamente sul fatto che veramente liberiamo il nostro pensare, sentire e provare nella meditazione, così che il corpo non partecipa e così possiamo concentrarci interiormente così fortemente che solo quello che vogliamo, non quello che non vogliamo, si incide, si fotografa per così dire nell’etere cosmico. Dobbiamo sempre sottolineare che veramente, corretto meditare è un processo reale, un vero processo reale.
Se consideriamo che l’uomo lascia questo indietro e fondamentalmente tutti i vécu sono in ciò che lascia indietro, e che quello rimane, allora capiremo anche che quando l’uomo è passato attraverso il tempo che giace fra la morte e una nuova nascita, e di nuovo scende sulla terra —, che allora nel cosmo eterico dentro trova quello che ha lasciato indietro lì. Là abbiamo il reale, come il karma si produce. È appunto lì quello che l’uomo ha creato come il suo fantasma e che ora opera su lui e in connessione con la vita successiva appunto forma quello che nel karma si svolge.
Si può solo lentamente e gradualmente arrivare alla conoscenza di queste cose. Poiché è così, poiché un vero processo si svolge, che va oltre noi, che interviene nel cosmo, perciò il meditante ha il sentimento: la meditazione è qualcos’altro del pensare ordinario. In quest’ultimo abbiamo il sentimento: siamo noi che riuniamo i pensieri, che portiamo un pensiero all’altro; siamo noi che giudichiamo. Nella meditazione si ottiene gradualmente il sentimento: non sei solo tu che pensi, che mediti, bensì accade qualcosa in cui tu stai bensì, ma che anche si svolge al di fuori di te come qualcosa che rimane accaduto. E questo sentimento si deve avere. Proprio così come quando si ha il sentimento che quando si getta un oggetto fragile contro il muro, non avviene solo quello che è accaduto prima del volo, bensì dopo qualcosa che è in connessione con esso: si rompe, questo accade quando si è sciolto da noi. Così si ottiene il sentimento nella meditazione: non sei tu che pensi, che mediti, bensì tu accendi bensì i tuoi pensieri, ma allora turbinano oltre, turbinano e essono. Non sei più solo il signore di loro, bensì iniziano una vita propria indipendente e essere proprio. E questo sentimento come nell’atmosfera, come nell’atmosfera di tessere e di essere dei tuoi pensieri dentro, come se i pensieri si muovessero addirittura come onde attraverso il nostro cervello —, iniziare a sentire questo, questo è quello che il sentimento saldo e sicuro dà: stai dentro in un mondo spirituale dentro; sei tu stesso solo un arto tessente in un tessere generale dentro. E è importante che veramente arriviamo in meditazione a tale quiete, a tale pace d’anima che arriviamo a questo sentimento significativo: non sei solo tu che fai questo; viene fatto. Hai iniziato a muovere queste onde, ma si diffondono intorno a te. Hanno una vita propria il cui centro sei solo tu.
Vedete da questo, miei cari amici, che è un’esperienza quella che propriamente dà la conoscenza del mondo spirituale. E questa esperienza deve essere abbandonata in completa calma. È di straordinaria importanza, ma richiede pazienza, perseveranza, rinnegazione ad aspettarla in completa calma. Poiché basta questa esperienza per ottenere la piena convinzione dell’esistenza oggettiva del mondo spirituale.
Quello che potete ricavare dalle discussioni che abbiamo appena condotto è che questi stati alternati di veglia e sonno sono nel fondo abbastanza necessari generalmente. Qui dormiamo e siamo svegli nel modo come ci è noto. Per questo motivo dormiamo e siamo svegli così che il nostro cervello che è attivo durante il giorno possa anche sprofondare nella parte che di giorno provvede agli organi e di notte è fuori e rimane inconsapevole. Questo ritmo di sonno e veglia deve avvenire; ma abbiamo visto che avviene anche nel grande corso dello sviluppo dell’universo. Se ora abbiamo il nostro cervello veramente dormiente così da poter pensare, e le mani svegle, cioè abbiamo la nostra intera relazione con le mani libera, consapevole, mentre le mani nel sonno non le muoviamo, così sulla Luna eravamo riguardo al nostro cervello piuttosto svegli, e abbiamo imparato a dormire. Possiamo appunto sviluppare il pensiero terrestre perché abbiamo imparato il sonno del cervello. Mentre sulla Luna era ancora consapevole, ha raggiunto qui la possibilità di dormire; e per questo l’uomo può pensare. La parte del mezzo del corpo imparerà a dormire su Giove, così il pensiero diventerà un’esperienza ulteriore
. Così gli stati fra il sonno e la veglia vanno attraverso lo sviluppo. Ma questi stati sono completamente generali, si mostrano in tutti gli ambiti possibili. Si può dire: dovunque guardate, vedete che gli stati addormentati e svegli, alternati, sono veramente necessari. Porterò un esempio singolare per questo, un esempio singolare che però in questo nostro tempo può anche stare a noi vicino.
Non è vero che potete, se vi volete informare di quello che nel primo secolo diciannovesimo si è svolto nella cultura nel letterario genio del mondo, in un’opera di storia letteraria guardare quale poeta era significativo, quale non significativo. E l’immagine cessa anche a un punto: appunto i poeti che allora erano completamente insignificanti, non sono affatto menzionati. E l’uomo, se sa tutto in generale al presente, sa ora quali poeti nella prima metà o verso la metà del diciannovesimo secolo erano significativi o insignificanti. Lo sa; e da molti, che — questo non è da negare — hanno anche scritto nel diciannovesimo secolo, molti uomini — non voglio dire tutti — ora non sanno più nulla. Non è vero che ci sono già uomini di cui non si sa nulla. Ora, certamente arriverà una volta un tempo dove avremo un’immagine diversa, un’immagine completamente diversa da quello che si chiama ad esempio la vita letteraria geniale del diciannovesimo secolo; dove certamente ai poeti a cui oggi si dedicano molte pagine, saranno dedicate solo mezza pagina, e a uno che oggi non è menzionato, dieci fino a venti pagine. Queste cose cambieranno. E sussiste persino la necessità che queste cose cambino profondamente. In particolare se si considera il fatto che la scienza dello spirito deve essere qualcosa che ora entra nel processo culturale dell’umanità e afferra e permea la conoscenza umana, se si considera questo, allora saprete come gli uomini dovranno imparare nuovamente, dovranno imparare a pensare. Uno voglio portare.
Non è vero che al posto della conoscenza odierna, che propriamente è guadagnata solo dal fatto che si permette che sia l’unica vera conoscenza quello che l’uomo guadagna con l’aiuto dell’organizzazione fisica, deve svilupparsi qualcos’altro, qualcos’altro che permette anche quello che sulla via spirituale dell’iniziazione si può conquistare. Oggi la situazione è tale che il vero scienziato permette solo quello, lo ritiene solo come assicurato, quello che viene guadagnato attraverso la conoscenza che viene attraverso gli strumenti del corpo. Tutto il resto è fantasia. Eventualmente lo consente ancora come ipotesi. Ma non deve andare molto lontano, altrimenti chiama anche l’ipotesi già qualcosa di sommamente fantastico. Quindi questo vale oggi. Deve arrivare un tempo in cui non solo sarà tollerato quello che è conquistato sulla via della conoscenza spirituale, bensì dove anche quello che è conosciuto nel mondo fisico, sarà illuminato e nel senso giusto prima approfondito attraverso la conoscenza spirituale. Questo deve così arrivare.
Ora si può non solo comparativamente, bensì secondo la realtà più veri dire: Viviamo ora in un tempo in cui l’uomo riguardo alla conoscenza dorme, almeno la gente in generale; è facile essere cortesi dal momento che naturalmente quello che si interessa per la scienza dello spirito è escluso, che così è sveglio riguardo alla conoscenza spirituale. Ma il resto dell’umanità dorme riguardo alla conoscenza spirituale: è assonnacchiata. E appunto quello che è la più stimata scienza nasce dal fatto che è in verità addormentata. Stiamo in un tempo dove questa vera realtà nel senso più intenso dall’umanità è dormita addosso. Questo si è preparato da lungo tempo, e, si potrebbe dire, come si svolge sempre un addormentarsi davanti al sonno, così possiamo anche osservare come uno stato di sogno e una lotta col sonno proprio nel diciannovesimo secolo c’era. Ora viviamo nell’epoca dove riguardo alla conoscenza spirituale l’umanità dorme più profondamente. Ora sonnecchia dolcemente. Ma non è stato facile conquistare completamente questo sonno. Vediamo ad esempio come in singole grandi apparizioni nella prima metà del diciannovesimo secolo una lotta col sonno avviene, mentre in certi uomini ancora un certo presagio, una vivida esperienza si accende di verità spirituali, di relazioni spirituali. Il diciannovesimo secolo allora nel suo ulteriore corso non poteva che non fare nulla altro per arrivare in questo dolce stato di sonnacchia, come dimenticare poeti che avevano ancora una conoscenza particolare del mondo spirituale. Non si incastrano lì dentro, in questo stato di sonnacchia spirituale.
Ma ho già una volta attirato l’attenzione su un poeta, Julius Mosen, che nel suo «Ritter Wahn», persino anche nel suo «Ahasver» veramente ha fornito poesie da cui vediamo che in Julius Mosen viveva una connessione vivente col mondo spirituale. Ritter Wahn, che Julius Mosen rappresenta, che ha modellato su una più antica leggenda, ma che ha permeato di certe idee da cui si vede che aveva ancora una connessione col mondo spirituale. Ritter Wahn cerca sulla terra colui che lo può chiarire sulla conquista della morte. Questo è essenzialmente il tema del poema di Julius Mosens «Ritter Wahn», che il Ritter Wahn, cioè colui che è nella conoscenza ordinaria, che è una conoscenza di illusione, che questo Ritter Wahn cerca qualcuno che lo possa chiarire: Come si viene al di là della conoscenza di illusione della vita fisica? E ha un’alta opinione di chi lo chiarisce. Julius Mosen dà allora descrizioni che si riferiscono al fatto che il Ritter Wahn vuole trovare colui che lo vuol chiarire su conoscenze libere dal corpo:
Voglio da ora attraversare tutti i paesi,
Verso est, finché il nobile cavallo mi porta,
Da castello a castello, da terra a terre vagare
Finché irrevocabilmente uno mi possa dire:
Posso salvare il corpo dalla morte,
Posso spezzare la potenza e colpirlo.
A questi voglio da eternità a eternità servire Con la mano forte nel combattimento, Lavorare per lui, lottare potentemente per lui.
Questo Ritter Wahn cerca dunque chiarimento su come si acquisisce una conoscenza che non è vinta dal corpo, bensì che vince se stessa il corpo, che dura eternità. Così questo anelito è già presente. E ora combatte il Ritter Wahn — come Julius Mosen dice — prima con un vecchio «Ird». Ora, la gente non ha capito: Ird. Ma si sarebbe potuto leggere nel nome originale così si non avrebbe tradotto Ird come «morte», come il professore universitario di letteratura di Lipsia Rudolf von Gottschall ha fatto. Si sarebbe dovuto tradurre con «Terra» o con «Mondo». Ora, con questo vecchio Ird combatte il Ritter Wahn per prima. Lo vince. Abbiamo parlato l’ultima volta sulla conquista dell’Irdico attraverso lo Spirituale, la vittoria dello Spirituale sulla terra, spazio e tempo. Lui vince allora il vecchio «Spazio» e arriva alla porta del cielo, cioè del mondo spirituale. Poi riceve il desiderio di tornare sulla terra, perché non ha pienamente vissuto la vita. Questo intero bellissimo poema «Ritter Wahn», questo ci rappresenta che c’è già stato uno che ha lottato col problema dell’iniziazione, che ne sa che c’è tale problema di iniziazione. E nel suo «Ahasver» Julius Mosen ancora una volta rappresenta qualcosa di simile.
Ora c’è un altro poeta tedesco, Wilhelm Jordan, che è spesso nominato, l’opera però meno, attraverso cui ha dato il suo spirituale più interiore: «Demiurgos». Questo «Demiurgos» — negli anni cinquanta apparve l’opera — è un’opera abbastanza significativa, poiché in questo «Demiurgos» veramente si esprime come esseri spirituali, potenze spirituali, buone e cattive, si avvicinano all’uomo, che penetrano l’anima umana e con l’aiuto dell’uomo si manifestano qui sulla terra. Così che quando abbiamo un uomo davanti a noi, dobbiamo pensare a questo: questo uomo consiste certamente in tutto quello che conosciamo, ma dentro in lui opera quello che viene da esseri spirituali più elevati. E «Demiurgos» si basa in gran parte sul fatto che questa connessione dell’uomo col mondo spirituale è rappresentata. In tre bellissimi volumi Jordan nel suo «Demiurgos» lo rappresenta così, come esseri spirituali giocano dentro nell’anima umana. Questo è la lotta col sonno che poi completamente interviene. Questi sono uomini nei cui sogni ancora viene dentro quello che l’umanità deve conquistarsi attraverso la scienza dello spirito, dal dolce sonno della conoscenza esclusivamente esterna, positivistica fuori. Questo dobbiamo veramente vederlo come un tale processo che gli uomini attraverso sogni spirituali si portano dentro la pigrizia, nel sonno pigro. Se ora ci domandiamo: A cosa dipende che c’è ancora un uomo come Julius Mosen che è capace di rappresentare processi spirituali, che così rappresenta il processo di iniziazione nel viaggio del suo «Ritter Wahn», da dove viene ciò? È molto strano: Julius Mosen si ammalò e trascorse una grande parte della sua vita quasi completamente paralizzato. Ma che cosa significava questa paralisi? Che il corpo fisico quasi si disseccava e si separava dal corpo eterico e dal corpo astrale. Attraverso questa paralisi il corpo astrale e il corpo eterico erano più liberi. Quello che dobbiamo conquistarci faticosamente attraverso il processo d’iniziazione, questo fu causato in lui attraverso un processo di malattia. Naturalmente questo processo di malattia non deve essere visto come un vero processo di conoscenza o come desiderabile persino da provocare; ma in un tempo che andava in pigrizia, il cosmo mise un uomo nel mondo a cui diede tale relazione fra i glifi fisici e i gliffi geistig-animici. Così stava lì, paralizzato, non poteva muovere nessun arto, ma con anima sveglia, con spirito sveglio, che proprio per questo divenne libero e penetrò nel mondo spirituale. Quello che l’iniziazione ricerca in modo sano, fu qui richiamato attraverso una malattia. Lì giaceva un uomo una gran parte della sua vita paralizzato nel letto, ma trionfante sulla paralisi del corpo il geistig-animico si sciolse. Perciò questo uomo poteva veramente produrre qualcosa che ci appare così spirituale. Sarebbe stato anche possibile raggiungerlo in modo più sano che in Julius Mosen, ma forse proprio per questo meno profondo.
Era anche ancora possibile raggiungerlo in modo più sano. Era possibile ancora a un poeta nella prima metà del diciannovesimo secolo di rappresentare veramente il processo culturale storico dell’umanità così che in tutte le sue figure lasciava brillare la connessione fra i mondi spirituali e quello che va sulla terra come uomo. Là c’è un bellissimo poema negli anni trenta del diciannovesimo secolo, «Alhambra» di Auffenberg. Questo Auffenberg è un poeta spirituale, e «Alhambra» è un’opera significativa, così che abbiamo tre opere, col «Ahasver» quattro opere: «Ritter Wahn», «Ahasver», «Demiurgos» e «Alhambra». Dovrebbe però essere ancora detto molto su quelli che non sono facili da avere oggi: così che abbiamo quattro tali opere che ci mostrano come in questo tempo in modo onirico svanisce di fronte al generale addormentamento materialistico quello che è la connessione dell’uomo col mondo spirituale. Prima l’umanità era già apertamente di fronte al mondo spirituale; solo naturalmente coloro che ora lo descrivono dopo, il mondo spirituale, lasciano fuori gli uomini, coloro che avevano una consapevolezza completa del mondo spirituale. Se oggi si scrive una storia della filosofia, si lascia fuori se qualcuno ha consapevolezza del mondo spirituale, o non si menziona questa cooperazione col mondo spirituale presso le figure più eminenti.
Ora è tutt’affatto interessante un confronto fra il «Ritter Wahn» in cui veramente pulsa la vita spirituale, e il «Demiurgos» di Jordan, in cui anche la vita spirituale risuona. Jordan era probabilmente sano; là non poteva separarsi come in Mosen che aveva il corpo paralizzato, il geistig-animico dal corpo. La conseguenza era che Jordan solo durante la sua gioventù più mobile, dove poteva ancora afferrare il geistig-animico attraverso energia interiore ed elasticità e logica, arrivava al pensiero del «Demiurgos». Più tardi entrava in un rozzo darwinismo materialistico della storia culturale che allora andava come un tratto attraverso i suoi «Nibelunghi» e così via. Così deve partecipare al cammino dentro la canzone di culla del materialismo. Questo è però il significativo che vediamo che il nostro tempo ha il compito di portare la conoscenza nel processo spirituale, nel processo di sviluppo dell’umanità che proviene da una vera conoscenza spirituale — la conoscenza che l’Io cosmico ha accennato attraverso la disgrazia tragica di Julius Mosen: Involontariamente l’uomo non può venire senza difficoltà nel mondo spirituale; prima c’erano i tempi dove poteva, dove attraverso la composizione puramente naturale dell’uomo il geistig-animico, il corpo astrale e il corpo eterico erano anche più liberi e indipendenti dal corpo fisico. Ma questo tempo è passato. Nello stato naturale l’uomo nel nostro odierno tempo materialistico — e questo deve per il resto dell’esistenza terrena rimanere così e ancora sempre più intensivamente divenire — deve avere una connessione compatta fra geistig-animico e fisico-corporeo. Questa non consente però che attraverso circostanze naturali stesse l’uomo arriva a una consapevolezza del mondo spirituale. Questo però deve proprio accadere per questo motivo, così da permettere che la volontà lo faccia; così che attraverso la penetrazione col momento della scienza dello spirito l’uomo dagli impulsi di volontà interiori, dalla libertà, nella meditazione, nella concentrazione, sciolga il geistig-animico dal fisico-corporeo. Poiché se si venisse nello stesso modo come prima l’uomo a conoscenze spirituali, allora si dovrebbe essere malati, paralizzati, passare la seconda metà della vita con arti paralizzati. Con l’organizzazione odierna questo era necessario. Non era necessario prima. L’uomo non doveva essere paralizzato, bensì il collegamento fra il corpo astrale, il corpo eterico, il corpo fisico era così che c’era consapevolezza chiaroveggente. Oggi era possibile solo attraverso malattia. Questo fu messo come un segno che si mostrò in Julius Mosen.
Così si deve il profondo legame spirituale dei fenomeni del mondo proprio attraverso la scienza dello spirito mettere davanti all’anima, si deve però anche diventare consapevoli con quali profonde spinte geisto-storiche intimamente è legato quello che rende necessario che gli uomini gradualmente passino alla scienza dello spirito. Non sarà richiesto attraverso arbitrio di un singolo, bensì dal grande cammino che lo sviluppo geistig-cosmico deve prendere attraverso l’intero divenire terreno. La missione e il compito dell’uomo è: verso il futuro sempre più e più veramente passare nell’esperienza spirituale, così che l’umanità non si secchi con tutta la cultura terrena, così che lo spirito possa veramente continuare a vivere sulla terra.
Fra le molte cose che tale conoscenza può suggerire all’uomo è anche quello che ho già ripetutamente espresso: che numerosi uomini ora in un periodo di tempo relativamente breve portano il loro essere animico in su. Portano così che hanno corpi eterici non consumati che contengono ancora forze che per decenni avrebbero potuto fornire la vita fisica, e che per il fatto che ora attraverso il terribile evento storico passano per la porta della morte, portano in sui loro corpi eterici non consumati nel mondo spirituale. Questi però diventano i grandi collaboratori nella spiritualizzazione della cultura umana. E oltre a tutto il resto ha questo grande evento del tempo appunto questo significato enormemente profondo nello sviluppo umano, che attraverso la creazione di corpi eterici non consumati le forze possono fluire nella nostra evoluzione terrena che saranno in grado di verificare lo spirituale. Ma così come non aiuterebbe, miei cari amici, se anche molti soli fossero nel mondo, se gli uomini non assorbissero attraverso occhi la luce solare. Così come è vera la parola che Goethe ha espresso: «Se l’occhio non fosse solare, non potrebbe mai vedere il sole», come appunto il sole brillerebbe invano se non ci fossero occhi per assorbire la sua luce — così devono appunto dalle anime terrestri umane gli organi svegliarsi per ricevere veramente quello che come vita spirituale scorre giù dal cosmo e anche dal mondo in cui gli uomini trascorrono la vita fra la morte e una nuova nascita e in cui sono anche i corpi eterici non consumati. Deve unirsi così quello che è sacrificato attraverso i grandi sacrifici della guerra con l’esistenza cosmico-spirituale, deve essere preso da anime umane che sono ricettive al spirituale. E un’orribile cosa sarebbe se solo continuasse a vivere quella scienza che oggi si dà come l’unica, che non fa nulla altro che registrare i fatti esteriormente percepibili e li usa per far giudizi di ragione. Se la scienza è solo ripetizione di quello che senza la scienza è lì, così non può unirsi col divino-spirituale. Solo quello che nella anima umana veramente può svegliarsi oltre il sensibile-percepibile, solo quello può unirsi col vero divino-spirituale, così che il processo di sviluppo della terra stessa rimane spirituale, spirituale-vivente. Tutto il progresso dell’umanità si basa sulla penetrazione dello Spirituale nel processo di sviluppo animico umano, e solo dallo Spirito è da decidere se qualcosa è vero o falso. Si crede oggi che si possa senza lo Spirito decidere questo o quello, provare questo o quello; ma l’istanza finale per decidere anche verità sensibili è l’esperienza spirituale.
Quando l’antico vissuto spirituale nella prima metà del diciannovesimo secolo scomparve, allora fu di nuovo come un segno, così vorrebbe dire, messo quello che lo Spirito poteva agire in certi uomini per mostrare l’inconsistenza di una prova diretta solo all’esteriormente-sensibile. Un uomo che scrive sotto il nome Dr. Mises ha proprio in questo tempo compiuto molte cose per mostrare come si può provare tutto, tutto e anche il contrario di esso, e come l’istanza finale è solo la connessione con la vita spirituale. Per esempio, questo uomo ha sperimentato molto da parte della scienza naturale, della scienza medica — era lui stesso medico —, ha sperimentato che ogni momento emerge un nuovo rimedio per questa o quella malattia. E così ha proprio sperimentato il tempo quando si iniziò a prescrivere iodio contro il gozzo. Era allora il tempo in cui questo rimedio celebrava particolari trionfi, in cui si voleva provare — era negli anni venti del diciannovesimo secolo — che iodio cosa sia veramente un rimedio prezioso. Allora il Dr. Mises si mise dietro a ciò e mostrò che si potesse ben provare, secondo tutti i principi della scienza naturale, che l’iodio sia qualcosa di straordinario proprio perché si possa veramente provare che la luna consista di iodio. E fornì la prova inconfutabile che fosse così. Volle mostrare con ciò che si può provare tutto quello che si vuole. E si può anche. La ragione che è legata al cervello, può veramente provare Sì e No riguardo a ogni cosa. Ed è quasi sempre così che emerga una certa visione scientifica e il contrario è presente in un’altra volta; che gli uomini il Sì possono provare con la stessa facilità da una parte come il No dall’altra. Ma quello che non è tale arimanico su-giù dell’onda Sì-No, bensì il vero progresso della buona divinità dell’evoluzione dell’umanità, questo si basa sullo Spirituale. E chiaro dobbiamo esserne che il presente ha prodotto le sue particolari caratteristiche culturali dal fatto che è il tempo di sonno della scienza spirituale e che sopra tutto quello che si crede spesso scienza appunto esattamente il sonno spirituale si diffonde in modo particolare. È necessario questo sonno spirituale. Questo non è critica che fornisco, bensì solo la constatazione di un fatto. In tutto l’amore deve essere raccontato, deve essere sottolineato che è già stato necessario che per un tempo la scienza intera si addormentasse riguardo al mondo spirituale. Ma ora è anche di nuovo il tempo dove deve emergere il vivo risveglio della vita spirituale, questa vita spirituale il cui anelito veramente sentiamo ovunque. E questo è quello che il sentimento può fondare, miei cari amici, che ci deve animare in questo tempo doloroso che ci trafigge il dolore. Nella misura in cui possiamo acquisire un presagio che l’uomo può trovare il cammino nel mondo spirituale, dobbiamo cercare questo cammino; dobbiamo cercare che si incontrino i nostri pensieri spirituali con quello che scorre giù dai corpi eterici non consumati. E questo darà veramente in futuro uno sguardo indietro ai nostri giorni dolorosi e caratterizzati dal destino da una certa altezza spirituale. Questa altezza spirituale verrà quando sempre più e più uomini dai loro contenuti di consapevolezza della vita veramente viventi troveranno gli impulsi della scienza dello spirito. E allora appunto accadrà quello che dalla più profonda anima ho sempre come pensiero finale presentato a voi in queste osservazioni qui in questo luogo negli ultimi tempi, che vogliamo accogliere come una speranza, come una speranza che colui può avere, ma anche deve avere, che unito con la scienza dello spirito percorre i nostri giorni caratterizzati dal destino:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà il frutto spirituale — Dirigendo le anime consapevolmente dello spirito Il loro senso verso il regno dello spirito.
Ricordiamo ancora una volta innanzitutto coloro che stanno là in campo aperto negli eventi del presente:
Spiriti delle vostre anime, vigili operosi,
I vostri ali portino
Agli uomini sulla Terra, che si fidano della vostra custodia, L’amore che supplica delle nostre anime,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra richiesta splenda soccorritrice
Alle anime che la cercano con amore.
Per coloro che, in conseguenza di questi avvenimenti, hanno già varcato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigili operosi,
I vostri ali portino
All’umanità nella sfera, Che si fida della vostra custodia, L’amore che supplica delle nostre anime,
Affinché, unita alla vostra potenza,
La nostra richiesta splenda soccorritrice
Alle anime che la cercano con amore.
Lo Spirito che noi ricerchiamo attraverso la nostra aspirata conoscenza spirituale, lo Spirito che per la salvazione della Terra, per la libertà e il progresso dell’umanità è passato attraverso il mistero del Golgota, sia con voi e con i vostri gravi compiti!
Miei cari amici, possiamo oggi nuovamente intraprendere alcune considerazioni aforistiche che da una prospettiva o dall’altra possono costituire integrazioni a ciò che è stato detto negli ultimi tempi. La prima cosa su cui desidero attrarre l’attenzione è il modo in cui noi, allorché saliamo nei mondi spirituali, dopo aver compiuto i primi passi nei mondi spirituali, incontriamo i fatti, l’essenza di questi mondi spirituali. Voglio partire dalle difficoltà che si presentano per salire nei mondi spirituali. Queste difficoltà sono in realtà considerevoli. E per quanto sia certo che il cammino che noi intraprendiamo attraverso la nostra meditazione, attraverso l’intera attività interiore della nostra anima, deve condurre nel mondo spirituale, altrettanto è certo che è facile travisare quale sia la peculiarità di queste esperienze dell’anima che conducono l’anima nei mondi spirituali. In primo luogo si presenta la difficoltà che siamo abituati a giudicare tutto ciò che sperimentiamo con l’anima in base alle esperienze che ci siamo appropriati dal mondo esteriore dei sensi. Per così dire, non conosciamo nulla d’altro se non ciò che ci siamo appropriati dal mondo esteriore dei sensi. Ora entriamo nel mondo spirituale, e lì davvero tutto è diverso dal mondo sensibile. Poiché tutto è diverso, la difficoltà principale consiste nel portare ciò che dovremmo vedere nell’ambito della nostra attenzione. È così che tutto il mondo spirituale potrebbe disvelarsi dinanzi a noi, ma non vedremmo nulla. Questo accade perché, finché dimorammo svegli nel corpo terrestre, non siamo in grado di staccare i nostri organi spirituali da questo corpo terrestre, di trarli fuori dalla loro connessione con il corpo terrestre.
Prendiamo un paragone che ho già spesso usato per comprendere la separazione dello spirituale dal fisico. Ho detto spesso: dalle cose che l’uomo è nella vita ordinaria qui, non si può conoscere il suo immortale né più di quanto si possa conoscere dall’acqua quali proprietà abbiano l’idrogeno e l’ossigeno. L’idrogeno, che nell’acqua si trova in connessione con l’ossigeno, così come veramente il nostro immortale si trova nel fisico, non ci mostra nulla delle sue proprietà finché non viene separato; cela tutte queste proprietà. Così l’anima cela le sue proprietà quando è unita al corpo.
La vita ordinaria tra nascita e morte ci educa cosicché il nostro comportamento verso il mondo esteriore dei sensi è tale che nel nostro stato di veglia abbiamo i nostri organi spirituali così legati al fisico, come l’idrogeno è legato all’ossigeno nell’acqua. Per questo non è possibile alla nostra anima, durante la nostra vita tra nascita e morte, di allontanarsi dal corpo diversamente da quando esce da esso — dal momento dell’addormentamento fino al risveglio — nei mondi spirituali. In questo lasso di tempo dal momento dell’addormentamento fino al risveglio l’anima entra veramente nei mondi spirituali, vi dimora. Allora trae nuove forze per il corso della giornata dai mondi spirituali, ma in essa persiste l’abitudine di percepire solo con gli organi fisici, e nel momento in cui l’anima avrebbe rafforzato le sue forze a tal punto da poter percepire entro lo spirituale, si risveglia. Infatti l’anima è legata al corpo attraverso le sue forze, l’anima è legata al corpo attraverso il suo potere di desiderio. Nel momento in cui le sue forze si sono di nuovo tanto rinvigorite da potersi muovere, essa desidera tornare al corpo, se il corpo è ancora vitale. Perciò dopo la morte dobbiamo imparare gradualmente a orientarci.
Confrontiamo ora ciò che come ultima attività dell’anima è già stato accennato in una conferenza pubblica, la memoria, con ciò che sopraggiunge quando l’uomo impara a guardare nel mondo spirituale. È qualcosa che ci libera dal fisico. Sarà proprio la scienza naturale, quando continuerà a svilupparsi, a mostrare che abbiamo nel processo della memoria un processo puramente spirituale, che in verità il ripensare a un’esperienza anteriore è un processo spirituale. Ma questo processo spirituale ha un potente aiuto, vale a dire l’aiuto del nostro corpo, l’aiuto che il corpo porta. Accade così: quando noi dimorammo nel corpo insieme all’anima, ciò che affidiamo alla nostra memoria è innanzitutto veramente figurale, è qualcosa di molto simile a quello che chiamiamo conoscenza immaginativa. Ma così come nella vita ordinaria noi procediamo, imprimiamo ciò che dovremmo conservare come memoria nel fisico. Quando abbiamo un’esperienza qualunque, innanzitutto ci troviamo dinanzi a questa esperienza con i sensi, abbiamo l’immagine che ci siamo formata. Questa immagine si imprime innanzitutto nel nostro fisico; nel nostro corpo sorge un’impronta, e precisamente un’impronta che possiamo paragonare a un’impronta di sigillo. È importante rendersi conto che tale impronta rimane. Ma ingenua è la rappresentazione che spesso la scienza naturale esteriore se ne fa. Si è potuto leggere in alcuni che una rappresentazione viene registrata in una certa parte del cervello, un’altra rappresentazione in un’altra parte e così via. Non accade così, bensì in modo che l’impronta che la memoria produce nel nostro fisico è veramente assai dissimile da ciò che successivamente ricordiamo. Poiché considerato chiaroveggentemente è in fondo un’impronta nella forma della testa umana e ancora un po’ prolungata nel resto dell’uomo. Indipendentemente da ciò che sperimentiamo, produciamo in noi una tale impronta; in particolare nel corpo eterico si produce l’impronta. Se potessimo estrarre questa impronta, avremmo in realtà un’ombra sottile, spettrale della nostra testa e della sua prosecuzione. E se abbiamo un’altra memoria, vedremmo nuovamente un’ombra di una testa con prosecuzione. Ma sono certamente tutte dissimili a ciò che sperimentiamo quando viviamo una memoria. Quante memorie abbiamo, altrettanti spettri ombrosi sono contenuti in noi. Tutti si intrecciano e si compenetrano. E ciò che rimane sarebbe, considerato dall’esterno, un’immagine ombra, e si potrebbe solo descrivere come: questo appare così, quello appare così.
Affinché la memoria divenga veramente realtà, l’anima dell’uomo deve opporsi a questa impronta rimasta nel corpo e deve decifrarla, come noi decifriamo questi strani segni che sono sulla carta, che sono completamente dissimili da ciò che poi sperimentiamo nell’anima quando leggiamo qualcosa.
Un tale processo di lettura, un processo inconscio, l’anima deve compiere al fine di trasformare questi sigilli-impronte in ciò che poi sperimentiamo nella vera memoria. Supponiamo che abbiate sperimentato qualcosa nell’ottavo anno di vita e oggi la ricordate. Il vero processo è questo: spinti da qualcosa, siete indirizzati con la vostra anima verso questa piccola testa e le sue prosecuzioni che allora si è impressa; la vostra anima oggi la decifra. E dell’esperienza stessa rimane nel corpo poco quanto rimane nel libro da ciò che sperimentate quando leggete un libro. Se leggete il libro di nuovo, allora dovete nuovamente ricostruire spiritualmente l’intera cosa. Tutto accade senza che ce ne accorgiamo. Ma chi non ha imparato a leggere non può dedurre dai segni della scrittura ciò che questi segni devono esprimere. E così avviene veramente con il nostro processo di memoria; esso è una lettura interiore. Molti processi accadono nell’anima umana che si svolgono al di sotto della soglia della coscienza e che gli uomini non notano affatto. Mentre ci abbandoniamo alla nostra memoria, si svolge in noi un processo infinitamente complicato. Gli imprint eterici sigillati risalgono continuamente dal crepuscolo buio della nostra altrimenti oscura vita, e in questo risorgere e in questo decifrare consiste ciò che l’uomo sperimenta come il suo processo interno di memoria.
Ciò che vi dico non è qualcosa di inventato, ma qualcosa che l’osservazione occulta realmente fornisce. Quando ora iniziamo a rafforzare la nostra anima nelle sue forze interiori in tal modo che abbiamo chiamato processi di meditazione e concentrazione, allora accade ciò che ho indicato: non si forma quello che dobbiamo chiamare memoria, bensì sviluppiamo forze interiori. Ma ciò che ora si forma come impronta viene impressa fuori nell’etere che permea il mondo, viene impressa oggettivamente nel mondo. Mentre meditiamo, ci concentriamo, imprimiamo nel processo cosmico oggettivo. Così è fondamentalmente anche quando ci dedichiamo con intenzione di studio a ciò che la scienza dello spirito può darci, poiché essa tratta di cose soprasensibili. Quando ora afferriamo veramente i pensieri che la scienza dello spirito ci dà, ci separiamo già a tal punto da noi stessi che il nostro lavoro mentale è un collaborare con l’etere cosmico, mentre quando pensiamo i pensieri ordinari, li imprimiamo solo in noi stessi.
Ora comprenderete come sia importante che colui che veramente vuole progredire nella sua anima riponga un’importanza infinita su ciò che deve essere chiamato la ripetizione dello stesso processo di pensiero. Quando una volta ci concentriamo su un pensiero qualunque, questo produce un’impressione fuggevole nell’etere cosmico. Ma se giorno dopo giorno coltiviamo lo stesso pensiero ancora e ancora nella nostra anima, l’impressione viene fatta ancora e ancora. E ora dovremo porci la domanda: se continamente un’impressione viene fatta nell’etere cosmico, se ripetiamo la meditazione, che cosa accade allora? dove viene fatta l’impressione? — Per rispondere a questa domanda devo affrontare qualcos’altro.
Quando qualcuno veramente cerca il cammino nel mondo spirituale, allora accade che quando una volta comincia a divenire veramente chiaroveggente, queste esperienze chiaroveggenti si presentano in modo del tutto singolare. In modo cioè che si nota chiaramente: sì, quello che c’è è sperimentato, ma in fondo a queste esperienze manca qualcosa. Presuppongo che si abbiano veramente già esperienze chiaroveggenti. Successivamente, quando di nuovo si è usciti dalle esperienze chiaroveggenti e ci si ricorda di queste esperienze chiaroveggenti, ci si dice: potrebbe essere che io non abbia nulla a che fare con tutto questo. Produce l’impressione come se ciò che si è sperimentato chiaroveggentemente fossero cose staccate da noi. E soprattutto, non si può affatto scoprire come io stesso abbia a che fare con queste esperienze. Questo è l’essenziale. Per questo è così facile vedere queste esperienze come mere fantasie. Si nota che si ha a che fare con esse solo quando si vede che una certa forma dell’es stesso s’è opposta a noi, quando si nota: sì, ciò che hai sperimentato è in realtà simile alle tue proprie esperienze, e ciò che è stato sperimentato non potrebbe essere sperimentato se tu non fossi lì. Per rendere ancora più chiaro, voglio esprimermi nel modo seguente. Supponiamo che abbiate un sogno che ripete un’esperienza della prima infanzia. Quando ne risvegliate, la riconoscerete come vostra esperienza onirica solo perché nella massa delle immagini compare ciò che avete sperimentato precedentemente; e allora sapete che il sogno deve avere a che fare con voi. Così è con le prime esperienze chiaroveggenti. Arriviamo gradualmente a: in realtà è un altro che sogna, e eppure siete voi stessi. Impariamo a riconoscerci nella massa delle esperienze chiaroveggenti.
È anche un evento significativo quando facciamo l’esperienza: eravamo in una massa di esperienze, ma eravamo noi stessi che eravamo lì dentro. Dobbiamo scoprire noi stessi nelle esperienze chiaroveggenti. E allora si arriva a: non sei solo nel tuo corpo, ma sei anche fuori nel mondo. Ed è un’esperienza infinitamente significativa, l’esperienza che ci mostra: hai qualcosa che gli spiriti delle gerarchie superiori tengono e portano, che custodiscono e nutrono. Eccomi qui, ci si dice, nel mio corpo, abito nella mia veste corporea, e allo stesso tempo sono nel mondo spirituale, tenuto e portato dagli spiriti delle gerarchie superiori. Allora la legge secondo cui un essere non può trovarsi in due luoghi contemporaneamente non deve turbarvi, poiché nel mondo spirituale queste leggi non valgono più. Sono dentro di me e allo stesso tempo sono colui che nel mondo spirituale vive le esperienze dentro di sé. Ci si scopre custoditi all’interno delle gerarchie superiori. Si sa che si è un tale essere doppio, e si arriva gradualmente a questo: quello che si è essenzialmente come spirito non si trova davvero nel mondo sensibile, bensì nel mondo spirituale, e ciò che si trova nel mondo sensibile è un’ombra che viene proiettata dal mondo spirituale. Si scivola in una corporeità spirituale, attraverso cui si è fuori da sé e ci si contempla dal di fuori. Chi non vuol familiarizzarsi con tali contraddizioni apparenti non può giungere a concetti che gli rendano il mondo spirituale comprensibile. L’importante è scoprirsi fuori di sé, nella misura in cui si è un essere sensibile.
Ora siamo a tal punto che possiamo dire: dove vengono scritte le nostre meditazioni? Le nostre comuni memorie vengono impresse in noi stessi, lì sorge sempre un’impronta di sigillo che è simile alla parte superiore dell’uomo, alla testa e ad alcuni annessi. Quando meditiamo o riportiamo dinanzi all’anima rappresentazioni della scienza dello spirito, facciamo anche impronte, ma queste vanno verso l’altro che ho appena descritto, che siamo noi stessi. Verso quest’altro vanno queste rappresentazioni. Che noi abbiamo sperimentato qualcosa a Berlino o a Norimberga, come tutto questo causa un’impronta nel medesimo corpo, così quando viviamo spiritualmente interiormente tutto va verso questo Uno che siamo noi stessi. Lì viene tutto impresso. In modo che noi, nella misura in cui veramente ci comportiamo nel senso di ciò che è pensato o sentito o sperimentato spiritualmente-scientificamente, lavoriamo proprio al nostro uomo soprasensibile come lavoriamo al nostro uomo fisico quando ci confrontiamo con l’esperienza ordinaria. Ora comprenderete che forze interne forti sono necessarie al lavoro sull’uomo soprasensibile. Quando ci ricordiamo di quelle cose che esternamente hanno agito su di noi attraverso il colore, il suono e così via, allora è comprensibilmente più facile perché siamo sostenuti dal corpo. Dal fatto che un colore qualunque produce un’impressione su di noi, un processo fisico è innescato in noi. Quando dobbiamo dedicarci alla rappresentazione puramente spirituale, allora dobbiamo rinunciare a tutti questi sostegni fisici, dobbiamo sforzare interiormente l’anima, essa deve ricevere sempre più forti, affinché si rafforzzi in sé così potentemente da poter veramente produrre un’impressione nell’etere cosmico esteriore.
Allora arriviamo, quando cerchiamo la nostra connessione con il nostro vero uomo in questo modo, che è sempre presente, in una relazione con la nostra individualità umana, con ciò che veramente siamo come uomini. Bene, quello che noi veramente siamo come uomini vive così within gli esseri delle gerarchie superiori come il nostro corpo vive nei processi della natura sensibile. Come siamo una parte della nostra esistenza terrena, così siamo anche una parte dell’esistenza spirituale, in ciò che si svolge nei processi all’interno del mondo delle gerarchie superiori.
Ora desidero indicare come completamento qualcos’altro. Nella misura in cui così siamo in relazione con il mondo spirituale, siamo in relazione con la molteplicità degli spiriti delle gerarchie superiori. A questo appartengono quegli spiriti verso cui abbiamo solo una relazione come individualità umana, che non sono esseri determinati per una funzione cosmica. Ma apparteniamo anche agli esseri che hanno una funzione cosmica; ogni uomo appartiene per esempio a uno spirito di popolo. Come nel nostro processo puramente sensibile siamo collegati alla natura sensibile, così siamo collegati verso l’alto con tutti questi spiriti che si estendono sovrasensibilmente nel mondo fisico-sensibile. E come noi qui ci rappresentiamo pensieri e rappresentazioni delle cose esterne, così gli esseri delle gerarchie superiori si formano i loro pensieri e le loro rappresentazioni dal fatto che noi siamo gli oggetti per essi. Noi siamo gli oggetti per gli esseri delle gerarchie superiori, noi siamo il loro regno su cui essi si formano pensieri. Questi pensieri sono più di natura volontaria.
Attraverso il modo in cui le gerarchie superiori stanno verso di noi, questi esseri si distinguono, e una distinzione importante può diventare chiara per noi quando osserviamo come si compie lo sviluppo di tali esseri delle gerarchie superiori, per esempio degli spiriti di popolo. Noi qui tra nascita e morte passiamo anche attraverso uno sviluppo, mentre il nostro Io diventa sempre più maturo e sempre più ha conosciuto il mondo. Un uomo che è ancora giovane non può aver conosciuto tanto quanto colui che è diventato anziano. Così è anche negli esseri delle gerarchie superiori, solo che il corso del loro sviluppo è un po’ diverso dal nostro corso di sviluppo.
Possiamo dire di un essere delle gerarchie superiori, quando parliamo dello spirito di popolo italiano. Questo spirito di popolo italiano passa attraverso il suo sviluppo, e possiamo veramente specificare esattamente un momento in cui questo spirito di popolo ha varcato un’importante tappa. Sappiamo che la connessione tra lo spirito di popolo italiano e il singolo italiano è tale che lo spirito di popolo italiano agisce attraverso l’anima senziente dell’italiano. Ora questo agire attraverso l’anima senziente è innanzitutto così che lo spirito di popolo opera quasi solo sullo spirituale, e solo più tardi, nel suo ulteriore sviluppo, questo spirito di popolo affonda sempre più e più il suo volere in ciò che l’anima si vive anche attraverso il fisico-corporeo. Se seguite la storia italiana, troverete un anno importante, circa il 1530. Questo è l’anno in cui lo spirito di popolo italiano diviene così potente che ora comincia ad agire anche sul fisico, e da allora in poi comincia a sviluppare il carattere nazionale in modo ben specifico. Occultamente appare così: lo spirito di popolo riceve una volontà più potente; inizia a fare le sue incisioni anche nel fisico e fino nel fisico forma il carattere popolare. Mentre il nostro Io diventa sempre più indipendente dal corpo, lo spirito di popolo passa attraverso lo sviluppo opposto. Dopo aver agito sul spirituale per un certo tempo, inizia ad agire fino nel fisico.
Con lo spirito di popolo francese troviamo lo stesso quando andiamo circa all’anno 1600, e con lo spirito di popolo inglese circa all’anno 1650. Mentre prima lo spirito di popolo aveva afferrato più solo lo spirituale, da allora in poi afferra il fisico. La sua volontà diviene più potente, e l’anima può resistere meno a una configurazione verso il nazionale. Perciò in questi tempi il carattere nazionale comincia a pronunciarsi nettamente. Ciò risulta dal fatto che lo spirito di popolo scende. È posto più alto quando agisce più nello spirituale; scende quando agisce più nel fisico. Così abbiamo un abbassamento dello spirito di popolo nella penisola italiana circa all’anno
1530, in Francia all’inizio del diciassettesimo secolo e in Inghilterra nella metà del diciassettesimo secolo. Shakespeare operava prima che lo spirito di popolo fosse passato attraverso questa tappa. Questo è l’essenziale. Quindi questa rottura peculiare che si è verificata riguardo alla concezione degli inglesi verso Shakespeare, e che ha avuto come conseguenza che proprio all’interno della Germania Shakespeare è più coltivato che nell’Inghilterra stessa. Abbiamo a che fare con un sempre più discendere dello spirito di popolo verso i singoli uomini.
Se ora guardiamo allo sviluppo dello spirito di popolo tedesco, notiamo qualcosa di simile nel tempo circa tra gli anni 1750 e 1850. Ma qui dobbiamo curiosamente dire: questo spirito di popolo scende, ma risale di nuovo. E questo è l’essenziale. Un processo che si è svolto nei popoli occidentali possiamo seguirlo solo così che osserviamo gli spiriti di popolo discendere e catturare i popoli. Nel popolo tedesco vediamo come lo spirito di popolo scende anche circa la metà del diciottesimo secolo, ma questo spirito di popolo risale di nuovo circa la metà del diciannove secolo, in modo che qui si presenta una relazione completamente diversa. È solo uno slancio per formare il carattere tedesco in un carattere popolare eminente, ma questo viene fatto solo per un po’. Dopo che in ciò è stato compiuto qualcosa, lo spirito di popolo risale di nuovo, verso l’alto, per agire di nuovo solo sullo spirituale.
L’epoca d’oro della vita spirituale tedesca cade nel periodo in cui lo spirito di popolo era sceso più profondamente. Naturalmente lo spirito di popolo rimane al suo popolo. Ma ora si mantiene di nuovo in altezze spirituali. Questa è la particolarità dello spirito di popolo tedesco. Anche prima era già disceso, ma aveva poi rinunciato a un forte nazionalizzarsi. Un tale cristallizzarsi nella nazionalità come presso i popoli occidentali non può avvenire presso il popolo tedesco attraverso la particolarità dello spirito di popolo tedesco. Perciò l’essenza tedesca deve rimanere sempre più universale di altre essenze popolari.
Queste cose sono realmente legate a profonde verità dei mondi spirituali. Se al tempo di Goethe si fosse cercato lo spirito di popolo tedesco, lo si sarebbe trovato circa allo stesso livello in cui si sarebbe trovato lo spirito di popolo inglese, francese o italiano. Se lo si cerca oggi, allora bisogna salire più in alto. Verranno di nuovo tempi in cui scenderà, verranno di nuovo tempi in cui salirà. L’oscillare su e giù è la particolarità dello spirito di popolo tedesco.
Con lo spirito di popolo russo è così che egli non scende affatto per cristallizzare il popolo, ma rimane sempre qualcosa come una nuvola che fluttua sopra il popolo, in modo che lo si troverà sempre da cercare in alto. E perciò questo popolo potrà allora sottopporsi a uno sviluppo spirituale solo quando si deciderà a unire ciò che è elaborato a occidente con la sua propria essenza, al fine di fondare una cultura insieme a occidente, perché da se stesso non potrà mai dispiegare una cultura.
Tutto ciò deve essere compreso in questo modo. E tutta la mobilità dell’essenza tedesca risulta dal fatto che il tedesco non si è sviluppato in unione con il suo spirito di popolo come avviene a occidente dell’Europa. Per questo anche l’enorme difficoltà di comprendere veramente l’essenza tedesca. Lo si può comprendere solo quando si è in grado di ammettere che possa esistere un’essenza popolare il cui spirito di popolo interviene veramente sempre solo in maniera sporadica nello sviluppo del popolo. Ciò che qui espongo appartiene ai capitoli più difficili per quanto riguarda la comprensione del divenire storico, per questo non ci si deve scoraggiare se sembrerà contraddittorio. Ma viviamo in un’epoca in cui dobbiamo cercare di comprendere veramente su che cosa si basa l’inimicizia che si manifesta così chiaramente proprio nei nostri giorni ricchi di destino in Europa. Poiché a tutto quello che sperimentiamo, se si osserva più attentamente, si aggiunge in fondo qualcosa che si potrebbe veramente chiamare incomprensibile, che si rivela solo quando si osserva più attentamente. Certamente, i tedeschi ora cominceranno a notare che in fondo vengono enormemente odiati. Ma quando si esamina più attentamente, si noterà che a ciò che più si odia sottostà proprio quello che sono le migliorchetà dell’essenza tedesca. Le qualità inferiori non si odiano particolarmente. Bisogna davvero, se si vuol guardare nei segreti, considerare le cose un po’ nel loro contesto. Si potrebbe dire: se qualcuno in Germania dice una cosa del genere, allora ciò dimostra che esiste un nazionalismo tedesco: perché altrimenti il tedesco dovrebbe parlare riconoscente e lodativo dell’essenza tedesca?! — Se fosse così, allora queste conferenze non sarebbero tenute e io non parlerei così dell’essenza tedesca. Ma che non sia necessario proprio un nazionalismo tedesco al fine di caratterizzare in un certo modo questa essenza tedesca, così che dalla caratteristica si vede che si distingue dall’altro essere europeo non a suo svantaggio, questo sia esemplificato da una caratteristica dell’essenza tedesca che desidero comunichervi qui. Ernest Renan scrive a David Friedrich Strauß: «Io ero nel Seminario a San Sulpizio, circa nell’anno 1843, quando cominciai a conoscere la Germania attraverso gli scritti di Goethe e Herder. Credetti di entrare in un tempio, e da quel momento tutto quello che fino allora avevo considerato come uno splendore degno della divinità, mi fece solo l’impressione di fiori di carta appassiti e ingialliti. ... La Germania ha il miglior diritto nazionale, cioè una vocazione storica di significato massimo, un’anima, io direi, una letteratura, uomini di genio, una concezione particolare delle cose divine e umane. La Germania ha compiuto la più significativa rivoluzione dei tempi moderni, la Riforma; inoltre in Germania da un secolo si è compiuto uno dei più bei sviluppi spirituali che la storia conosca, uno sviluppo che, se oserei dire così, ha aggiunto allo spirito umano un gradino in profondità e ampiezza, così che chi da questo nuovo sviluppo è rimasto non toccato sta verso colui che l’ha attraversato come colui che conosce solo la matematica elementare sta verso colui che domina il calcolo differenziale.»
Così scrive Ernest Renan a David Friedrich Strauß nell’anno 1870. Non desidero approfondire ulteriormente questa corrispondenza, che è straordinariamente interessante. Desidero solo ancora menzionare che Renan allora scrisse che si avrebbe solo due possibilità: primo, si toglierebbe terreno alla Francia. Ciò significherebbe: vendetta fino alla morte a tutto il germanesimo, fraternizzazione con tutti i possibili alleati. L’altra possibilità: si lascia la Francia come è, allora il partito della pace avrebbe il sopravvento e direbbe, abbiamo commesso grandi follie, vogliamo migliorare i nostri errori, allora la salvezza dell’umanità sarà salvaguardata.
Questa osservazione incidentale l’ho fatta al fine di mostrarvi che Renan ha scritto quello che ho appena riportato dalla sua lettera in uno stato d’animo in cui non era particolarmente incline a concedere molto su ciò che nel corso dello sviluppo dell’umanità è divenuto l’essenza tedesca. Ma era incline a paragonare quello che l’umanità ha conquistato all’interno dell’essenza tedesca come la matematica superiore alla matematica elementare. Non è necessario essere nazionalista per ripetere solo quello che Renan ha scritto nell’anno 1870.
Noi dobbiamo sapere che quando parliamo delle relazioni dell’uomo ai mondi superiori, queste relazioni nel concreto, nel reale sono tali che l’uomo può avere queste relazioni dal fatto che porta questo altro in sé. Che questo altro vive, che sta verso il mondo spirituale superiore nello stesso rapporto in cui noi stiamo verso il mondo sensibile nel fisico. Noi stiamo in tal modo che è soprasensibile in noi, proprio verso tutto ciò che è soprasensibile, in una relazione determinata. Così veramente e autenticamente non è solo una teorica, bensì uno sviluppo vivente che noi passiamo attraverso, quando viviamo l’anima attraverso quello che è stato descritto come un processo di meditazione. La nostra anima veramente scrive attraverso questo qualcosa nei mondi spirituali. E lo scrive dentro a quello che in fondo siamo noi stessi. Se si riflette adeguatamente su questo, il concetto «stare nel vivente flusso della scienza dello spirito» si unisce al concetto «responsabilità umana». Con questo concetto «responsabilità umana» che veramente deve realizzarsi nell’anima di colui che segue la scienza dello spirito. Poiché sappiamo che l’umanità nel suo sviluppo storico passa attraverso qualcosa, che si trasforma. L’antico chiaroveggenza è scomparso fino ai nostri giorni, e sappiamo che quello che in passato era un collegamento con il mondo spirituale deve essere nuovamente conquistato e che la scienza dello spirito è la via per riconquistarlo. Nei tempi antichi l’uomo era posto dal suo fisico in modo del tutto naturale, così che con una parte del suo essere era dentro nei mondi spirituali. Perché oggi è molto più intimamente unito al suo corpo, egli deve cercare di ottenere una comprensione del mondo spirituale al di là del suo corpo. Per così dire l’uomo aveva un’eredità in sé che divenne sempre più debole, finché nei nostri tempi se ne andò completamente. Per questo nei nostri tempi deve iniziare il lavoro che eleva l’anima nei mondi spirituali.
Ora immaginate che l’essenza dello spirito di popolo tedesco sia tale che questo spirito di popolo continuamente percorre la via giù verso il popolo e di nuovo su nel mondo spirituale più elevato. Perché lo fa proprio presso un popolo? Dal motivo che proprio in tal modo, all’interno di questa essenza popolare, vengono evocate le forze che conducono nella scienza dello spirito nel senso più eminente. Quando lo spirito di popolo scende, allora lo spirito di popolo nel mondo fisico effettua un carattere nazionale fermo. Quando di nuovo risale, lo spirito di popolo, e lascia il carattere nazionale fluttuante, allora il popolo sempre di nuovo dovrà partecipare a questo su e giù dello spirito di popolo nei loro stessi corpi, imparano che tutto l’essere fluisce tra il mondo sensibile e il soprasensibile.
Ricordate quello che ho detto otto giorni fa qui, che l’intera storia della letteratura degli ultimi decenni deve essere riscritta, perché certe personalità spirituali sono oggi dimenticate che possiedono un significato molto più grande di quelle di cui si sa qualcosa. Questo è nel tempo in cui lo spirito di popolo è di nuovo risalito. Ora nel senso più eminente dobbiamo unirci alla scienza dello spirito, per trovare lo spirito di popolo nel suo riascesa, cioè in altre parole, il tedesco deve conoscere la sua essenza, non solo nel mondo fisico, ma anche nel mondo soprasensibile, perché è dentro in entrambi. Questo è ancora una delle ragioni per quello che è stato detto anche in conferenze pubbliche, che una certa parentela interiore esiste tra la cultura spirituale tedesca e l’aspirazione verso la scienza dello spirito. Fichte potè svilupparsi solo in un’epoca in cui lo spirito di popolo era disceso. Per questo Fichte nella sua filosofia potrà essere compreso a malapena o solo falsamente. Questa intera vita e tessitura in tali concetti e idee, così che in questi l’essenza dell’Io è entrata come nella filosofia fichteana, questo era possibile nel tempo in cui lo spirito di popolo era sceso a un livello più profondo. Ora dobbiamo cercarlo più in alto e possiamo trovarlo solo con la scienza dello spirito. Questo corrisponde al rapporto dello spirito di popolo al popolo tedesco. È nella natura intera dello sviluppo tedesco quello che ho chiamato una relazione di profonda parentela tra la vita spirituale tedesca e il cammino che conduce nella scienza dello spirito. Uno desidererebbe fortemente che veramente queste cose potessero essere sempre più e sempre più comprese.
Veramente, quando si lancia lo sguardo su quello che accade nel presente, sui sacrifici enormi che devono essere compiuti, su tutte le preoccupazioni che gli uomini devono vivere di fronte agli avvenimenti, allora dovrebbe accorgersi che in questo ancora qualcosa di assai, assai diverso si dispiega. Di quello che si può comprendere con la comprensione esterna. E in un’altra forma si potrebbe citare il detto paolino: Se Cristo non fosse risorto, allora il nostro insegnamento sarebbe morto e morto anche la nostra fede! Per Paolo era la confermazione di quello che doveva portare al mondo il fatto che potesse guardare alla vera risurrezione di Cristo. Si è spesso frainteso questa parola. Di fronte a quello che accade ora, si deve dire: Come si esprime in questi morti la fede, la confessione ferma che l’uomo è collegato a qualcosa di diverso da quello che esiste solo nel mondo sensibile. Non solo un vero approfondimento religioso si compie. Bensì si può vedere come le anime, anche se non hanno la piena consapevolezza di ciò, proprio nel nostro tempo elevano una forte protesta contro tutto il materialismo attraverso il modo in cui entrano nella morte. Dobbiamo dire: Accanto a tutto ciò che gli avvenimenti sono altrimenti, essi sono un lavoro nel superamento della mentalità materialistica e della vita materialistica, come si è sviluppata gradualmente. E da un profondo sentimento dello sviluppo dei tempi l’anima umana deve dirsi: Se allora, quando di nuovo brillerà il sole della pace, la mentalità materialistica, il modo di pensare materialistico si diffondesse sulla terra, non si dovrebbe allora dire che queste morti tutte, sarebbero veramente vane se non si sviluppasse sul campo su cui i defunti possono guardare una mentalità spirituale, una disposizione spirituale? Così potremmo trasformare il detto paolino e potremmo dire: Vano sarebbe l’infinito che è patito, vano il passaggio attraverso la morte in giovane età fisica per così tante personalità. Se allora sui campi della pace si diffondesse una visione del mondo materialistica e una vita materialistica. E come una fiaccola ammonitrice questi giorni devono agire su coloro che vi sono collocati e profondamente, profondamente illuminare gli animi umani e le anime umane, così che un vero volere di vivere nello spirituale possa insorgere all’interno della umanità. Non possiamo vivere profondamente quanto è necessario tutto ciò che accade nei nostri giorni. E proprio per questo si desiderebbe che nel cerchio di coloro che si dedicano alla scienza dello spirito lo sguardo sia allargato fuori dall’orizzonte ristretto in cui oggi è così spesso relegato, a un orizzonte sempre più ampio. Veramente solo quando si comprende il contesto intero di quello che qui sulla terra fisica accade con quello che si svolge nel mondo spirituale, si può acquisire un sentimento per i compiti che ci sono posti dal difficile presente.
C’è gente che così leggermente sottolinea che quello che ora accade non deve avere nulla a che fare con lo sviluppo spirituale che i singoli popoli passano attraverso. Per colui che ha la capacità di penetrare il corso reale delle cose, tutto ciò che accade nel mondo esterno è un’espressione dello spirituale. E a questo vogliamo tenere sempre più e sempre più. Vogliamo sempre più cercare, proprio attraverso quelle emozioni che possono venire a noi dalla scienza dello spirito, di sciogliere il nostro sé dal cerchio più ristretto e proprio con questo nostro sé sciolto dalla scienza dello spirito unirci ai grandi avvenimenti che accadono; dimenticare ciò che riguarda solo noi come personalità e crescere insieme con ciò che l’intera umanità oggi deve vivere in modo sconcertante.
Questo è quello che ho voluto suscitare in voi anche attraverso i vari sviluppi di queste conferenze qui e di cui spero che continui a essere pensato fino a quando probabilmente ci rivedremo qui di nuovo in aprile. Perché solo allora, quando veramente a ciò che ora passa attraverso le grandi prove gli avvenimenti è assicurato un ascolto comprensivo, come può essere acquisito da conoscenza spirituale, può essere raggiunto quello a cui questi avvenimenti ci esortano. È vero:
Dal coraggio dei combattenti, dal sangue delle battaglie, dal dolore degli abbandonati, dai sacrifici del popolo sorgerà frutto spirituale — Se le anime consapevoli dello spirito volgeranno il loro sguardo nel regno degli spiriti.
Ricordiamo anzitutto coloro che stanno laggiù nei grandi campi degli eventi del nostro tempo:
Spiriti delle vostre anime, attenti custodi, Le vostre ali portino Il nostro amore supplice Sulla custodia dei figli della terra, Affinché, uniti alla vostra forza, La nostra preghiera aiuti i raggi Alle anime che cercan piamente amore.
Per coloro che per questi eventi sono già passati per la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, attenti custodi, Le vostre ali portino Il nostro amore supplice Sulla custodia dei figli della sfera, Affinché, uniti alla vostra forza, La nostra preghiera aiuti i raggi Alle anime che cercan piamente amore.
Lo Spirito che noi cerchiamo tramite la scienza dello spirito, lo Spirito che verso la salute della Terra, verso la libertà e il progresso dell’umanità è passato attraverso il Mistero del Golgotha, sia con voi e con i vostri grandi doveri!
Miei cari amici, anzitutto vorrei ricordarvi oggi qualcosa che molto probabilmente ho già espresso a molti di voi in precedenti considerazioni. Noi giungiamo — quando l’anima umana si sviluppa nel senso che è stato ampiamente indicato anche dalle conferenze pubbliche — a una visione del mondo profondamente diversa. L’essenziale è che con la nostra anima percorriamo il cammino dal mondo sensibile verso il mondo spirituale.
Man mano che la nostra anima progredisce, la realtà fisica si trasforma gradualmente nel nostro percepiamo in realtà spirituale. Si potrebbe dire che, poco a poco, scompaiono le peculiarità del mondo sensibile-fisico, e dentro l’orizzonte della nostra coscienza emergono le formazioni, gli esseri e i fatti del mondo spirituale. Ora, un aspetto importante di quello che così emerge davanti alla nostra coscienza potremmo descriverlo come segue: noi stessi diveniamo altri — naturalmente per la nostra percezione —, diventiamo veramente altri, e il mondo che si presenta alla nostra percezione sensibile attorno a noi diventa anch’esso un altro. Rimaniamo per il momento con ciò che ci sta più vicino, il mondo della nostra Terra. In fondo, l’uomo sa davvero pochissimo del mondo esterno al pianeta, finché rimane within il modo di essere che abbiamo sviluppato nella nostra vita terrestre. Quando avanziamo nel mondo spirituale — allora siamo fuori dal nostro corpo —, scopriamo che, guardando indietro verso il nostro corpo o la nostra intera vita fisica o l’intera nostra umanità, egli diviene sempre più e più ricco. Questo uomo diviene sempre più consustanziale, egli si dilata fino a divenire un mondo. L’uomo stesso cresce fino a divenire un mondo intero guardandolo così. Questa è la verità di quello che spesso viene sottolineato: che l’uomo, man mano che si sviluppa spiritualmente, diviene identico al mondo. Egli vede un nuovo mondo, un mondo in cui dimora come se emanasse da sé stesso. Egli si dilata fino a divenire un mondo. Dalla Terra, invece, scompare ciò che è fisso — o quello che nella nostra percezione ordinaria appare come montagne, fiumi e così via. Ciò scompare, e impariamo gradualmente a sentirci dentro la Terra, dico esplicitamente dentro la Terra, come in un grande organismo. Usciamo dal nostro proprio mondo, e questo mondo interiore, questa realtà interiore diviene un’ampia estensione. E ciò che ci circondava come mondo terrestre diviene essenziale, diviene un essere in cui dobbiamo immaginarci di stare dentro. Mentre usciamo da noi stessi, simultaneamente il nostro mondo umano si dilata in una realtà più vasta; allora cresciamo dentro l’organismo terrestre e sentiamo di stare dentro così, per dire, come un dito del nostro corpo si sentirebbe se avesse coscienza.
L’uomo fa questa esperienza, e in persone che sentono più profondamente, in nature poeticamente dotate, essa emerge spesso. Così l’uomo frequentemente confronta il suo svegliarsi al mattino con l’inizio della natura esterna, persino la sua vita diurna con l’ascesa del sole, il crepuscolo con il bisogno del sonno che sopraggiunge con la fatica. Tali confronti scaturiscono dal sentimento che l’uomo sta dentro la natura terrestre. Ma questi confronti non hanno gran valore, poiché non toccano l’essenziale. Perciò ho già più volte affermato che, se vogliamo scegliere un confronto che davvero esprima lo stato dei fatti, dobbiamo sceglierne un altro — non uno in cui confrontiamo il corso della natura esterna con l’andamento dell’addormentarsi e del svegliarsi. Piuttosto dobbiamo confrontare la nostra vita nel corso di ventiquattro ore con il ciclo annuale della Terra. Solo allora, quando consideriamo l’intero ciclo annuale, il confronto è legittimo con ciò che accade in noi nel sonno e nella veglia nel corso di ventiquattro ore. Ed è sbagliato confrontare lo stato di veglia dell’uomo — dal risveglio all’addormentarsi — con l’estate; piuttosto dobbiamo confrontare questo stato di veglia nella natura terrestre esteriore con l’inverno, e dobbiamo confrontare l’estate con lo stato di sonno umano. Così potremmo dire, facendo il confronto: l’uomo si addormenta, cioè entra nell’estate della sua esistenza personale, e man mano che si sveglia, si sviluppa nell’inverno della sua esistenza personale; e lo stato di veglia corrisponde approssimativamente all’ultimo autunno, all’inverno e alla prima primavera. Perché corrisponde ai fatti? Perché, se veramente ci sviluppiamo nel modo suggerito fino a divenire una parte dell’intero organismo terrestre, dobbiamo osservare come in estate ciò che è lo Spirito della Terra dorme; questo è il vero stato di sonno della Terra, allora la grande coscienza dello Spirito della Terra si ritira. Con la primavera lo Spirito della Terra inizia ad addormentarsi, e si risveglia in autunno quando cominciano i primi geli; allora pensa, ha il suo stato di veglia consapevole. Questo è l’andamento della giornata dello Spirito della Terra attraverso l’anno.
Se guardiamo al uomo addormentato, vediamo davvero come l’addormentarsi dell’uomo — mentre il suo Io e il corpo astrale escono — significa un vero insorgere di una sorta di attività vegetativa nell’organismo da cui il corpo astrale e l’Io son partiti. Questo inizia a provocare un’attività dentro l’uomo. Sentiamo davvero i primi stati del sonno come l’inizio di un processo vegetativo, e il sonno procede così che il corpo stesso, per la percezione chiaroveggente, si permea con una crescita vegetale che possiamo davvero allora vedere attraverso la conoscenza immaginativa. Tuttavia questa vegetazione cresce diversamente dalla vegetazione della Terra. Tali cose si possono raccontare, e si può meditare molto su di esse e allora si progredisce sempre più.
Sulla Terra le piante crescono dal suolo verso l’alto. Diverso è il caso quando osserviamo questa «crescita vegetale» nell’uomo. Qui le piante crescono così che hanno le radici all’esterno e crescono dentro l’uomx; i fiori dunque dobbiamo cercarli dentro l’uomo. Questo uomo è veramente molto bello, intendo dire come lo vede colui che è divenuto chiaroveggente nel sonno. È come se fosse una terra intera che germoglia e cresce, in cui una vegetazione entra. Ciò che danneggia la visione è che simultaneamente abbiamo l’impressione che il corpo astrale rosicchi le radici. E questo si manifesta come l’andamento del sonno. Mentre il regno animale consuma quello che cresce durante l’estate, mangiandolo dall’alto verso il basso, troviamo che il nostro corpo astrale agisce veramente come il regno animale, solo che rosicchia le radici. Se non fosse così, non potremmo sviluppare quel nucleo che portiamo attraverso la porta della morte. Ciò che il corpo astrale in questo modo si appropria costituisce ciò che veramente portiamo come frutto della vita attraverso la porta della morte. Descrivo le cose come appaiono alla coscienza chiaroveggente. E così come l’inverno viene sulle frutte della Terra e le gela, così quando il corpo astrale e l’Io si immergono nel corpo eterico e fisico, è un congelamento di ciò che durante la notte è emerso come vegetazione, come crescita vegetale spirituale nel nostro organismo.
In quello che ho chiamato lo Spirito della Terra — che è davvero un essere personale simile a noi stessi, solo che conduce un’esistenza diversa — poiché per lui un anno è un giorno —, dentro questo Spirito della Terra ci diviene visibile tutto quello che ho esposto sull’impulso del Golgotha. Poiché lì dentro si trova la forza vivificante che prima del Mistero del Golgotha non era nella Terra; in essa ci si sente al sicuro, accolti da quello Spirito che ha attraversato il Mistero del Golgotha. E acquisiamo la certezza che questo Spirito veramente si è effuso nella Terra attraverso il Mistero del Golgotha. Questo diviene consapevole quando possiamo veramente immergerci nello stato in cui per noi la Terra è un essere a cui apparteniamo, come un dito appartiene al nostro organismo. Così non può essere altrimenti che per l’uomo dei nostri giorni l’approfondimento occulto del mondo assuma il carattere di un’immersione religiosa in ciò che come il Divino permea e spiritualizza il mondo. Perciò è così che la vera conoscenza del mondo spirituale non potrà mai togliere il sentimento religioso, ma al contrario potrà solo approfondirlo.
Volevo dare un’indicazione di come veramente appare quando si entra nel mondo-immagine della Realtà Spirituale; poiché ciò che ci appare nella coscienza ordinaria e fisica è solo un’apparenza, solo un nucleo interiore. Ma debbo subito dire che questo è scorretto, poiché le parole non si forgianoagevolmente per questi fatti significativi, e ciò che ci appare è sempre presente in noi quando il nostro Io è fuori dal nostro corpo con la parte animica. Perciò non è corretto dire: è un nucleo, come se un frutto avesse il guscio fuori e ciò che è prezioso dentro. Ma come frequentemente è così il contrario nello spirituale, così nell’uomo è il prezioso l’esterno, e ciò che è guscio è l’interno: l’interno è lo schelettrico, e lo spirituale è ciò che spazialmente si potrebbe designare come schelettrico. Quando si percorre il cammino nel mondo spirituale, si scopre che l’uomo non è un essere semplice, ma complicato. Abbiamo già acquisito sufficientemente che l’uomo, con quello che porta in sé, partecipa a tutti i mondi accessibili all’uomo. Con il nostro corpo fisico apparteniamo al mondo fisico; con il nostro aspetto animico apparteniamo al mondo animico; con il nostro spirito al mondo spirituale. Raggiungiamo i tre mondi. Sappiamo che quando l’uomo percorre il cammino nel mondo spirituale, in realtà lo vive come una sorta di moltiplicazione. Questo è ciò che spaventa — che l’unità comoda si disperde, che realmente si riceve l’impressione di appartenere a molti mondi. Ora possiamo avanzare molti punti di vista. Oggi voglio avanzare un particolare punto di vista, rimandando a voi a ciò che è stato ripetutamente sotteso ai miei ultimi discorsi.
Quando guardiamo dentro la vita umana, dobbiamo immaginarla articolata, e quando usciamo dal corpo, l’uomo realmente si mostra articolato in quattro membra. In primo luogo c’è la forza che sta a fondamento della nostra memoria. Nella memoria facciamo sorgere davanti alla nostra coscienza ciò che abbiamo vissuto in tempi precedenti. Questa memoria porta nella nostra vita una continuità, così che la vita tra la nascita e la morte è un’unità. In secondo luogo c’è ciò che chiamiamo il nostro pensare, quello che chiamiamo rappresentazione. Non posso qui distinguere ulteriormente questi concetti, non è pertinente al presente; ma ciò che è l’attività rappresentativa è ciò che si svolge nel presente. E se procediamo ancora oltre, arriviamo al sentire, e ancora oltre al volere. Guardando dentro di noi, il nostro interno ci appare come ricordo, come pensiero, come sentimento, come volontà. Ora possiamo porci la domanda: qual è la differenza essenziale tra queste quattro attività dell’anima? La psicologia ordinaria elenca queste attività dell’anima, e non discrimina ulteriormente. Ma si arriva alla verità solo quando si può approfondire l’essenza di queste quattro attività animiche. E allora si scopre che la volontà è il bambino fra le nostre attività animiche; il sentimento è già più vecchio, il pensiero ancora più vecchio, e l’attività esercitata nella memoria è l’anziano, il più antico fra le nostre attività animiche. Capirete ancora più chiaramente se porto avanti il seguente punto di vista.
Abbiamo ripetutamente parlato di come l’uomo non si sia solo sviluppato sulla Terra, ma di come a questo sviluppo precedettero l’antico sviluppo lunare, l’antico sviluppo solare e l’antico sviluppo saturniano. L’uomo non nacque prima sulla Terra, ebbe bisogno di questo sviluppo attraverso Saturno, il Sole e la Luna per divenire ciò che è ora. Vedete, quello che sviluppiamo nella nostra volontà, così come la conosciamo ora, è il prodotto della Terra per l’uomo; è in realtà nemmeno completato nel suo sviluppo, è il completo prodotto della Terra. Durante lo sviluppo lunare l’uomo non era ancora un essere che voleva indipendentemente; gli Angeli volevano per lui. La volontà è entrata solo a partire dallo sviluppo terrestre. Invece il sentimento fu acquisito durante lo sviluppo lunare, il pensiero durante lo sviluppo solare, e la memoria durante l’antico sviluppo saturniano. E se mettete insieme quello che dico con quello che è espresso nella «Cronaca dell’Akasha» e nella «Scienza Occulta», una connessione importante vi si rivelerà. Durante lo sviluppo saturniano sorse la prima base del corpo fisico umano, durante lo sviluppo solare del corpo eterico umano, durante lo sviluppo lunare del corpo astrale umano, e durante lo sviluppo terrestre si forma l’Io umano.
Consideriamo ora per sé la cosa che chiamiamo l’attività della memoria. Che cos’è il ricordo? Nell’anima rimane qualcosa dell’immagine di un evento che abbiamo vissuto, così come in un libro che leggiamo rimane qualcosa di quello che ha pensato colui che l’ha scritto. Se avete un libro davanti a voi, potete leggere tutto, pensare tutto — talvolta no, ma non lo conto ora —, che ha pensato colui che ha scritto il libro. Il ricordo è un’attività lettura incosciente; ciò che rimane sono segni che il corpo eterico ha inciso nel corpo fisico. Se avete avuto un’esperienza anni fa, avete vissuto quello che c’era da vivere nell’esperienza. Ciò che rimane sono le impressioni che il corpo eterico fa nel corpo fisico; e quando ora ricordate, il ricordo è una lettura incosciente.
I processi segreti che si svolgono nell’organismo affinché il corpo eterico possa incidere i segni che stanno a fondamento della memoria sono stati formati durante l’antico sviluppo saturniano. È davvero così che portiamo nel nostro organismo questo segreto organismo saturniano; esso si vive così che in esso possiamo vedere un’essenzialità nel che il corpo eterico può incidere in segni quello che ha esteriormente nelle esperienze, per poi ritrarlo di nuovo nel ricordo. Che l’uomo eserciti questa incosciente attività di scrittura ha principalmente la ragione che nei suoi primi sette anni di vita il corpo — appunto ciò nel corpo fisico che deve ricevere le impressioni — è ancora malleabile. Perciò non si deve, come ho sottolineato per esempio nel mio scritto «L’educazione del fanciullo», maltrattare il bambino sviluppando artificialmente la sua memoria. Nel primo settenio si tratta che l’organismo malleabile resti affidato alle sue proprie forze elementari, che non lo maltrattianio. Dovremmo quindi raccontare al bambino il più possibile, ma non attribuire un valore eccessivo al fatto che il bambino sviluppi già artificialmente la memoria, lasciandolo piuttosto a se stesso riguardo allo sviluppo della memoria. In questo modo la scienza dello spirito avrà un’importanza enorme per la vita pedagogica.
Così come la capacità di memoria appartiene alle parti più antiche della natura umana, così l’attività che sta a fondamento del pensiero appartiene a quello che si potrebbe chiamare il Formato dal Sole. Questo è altrettanto antico. Le forze solari contengono ciò che nell’uomo organizza il corpo eterico così che possa esercitare questa peculiare attività del pensiero, della rappresentazione. Vedete dunque che si deve risalire molto, molto lontano nel cosmo se si vuol rispondere alla domanda: perché l’uomo può ricordare e perché può pensare? Si deve risalire fino allo sviluppo saturniano e solare.
Se si considera l’attività del sentimento umano, basta risalire solo allo sviluppo lunare, e nell’attività di volontà fino allo sviluppo terrestre. Così comprenderete molto. Le persone che sono fortemente impronte dalle loro incarnazioni precedenti, non malleabili ma aspramente impresse, avranno molto premuto nel loro organismo. Saranno persone che hanno una memoria quasi automatica, ma non svilupperanno molto di produttivo dal loro pensiero. Mentre dovete principalmente collegare l’attività di memoria con il corpo fisico, l’attività di pensiero con il corpo eterico, l’attività di sentimento con il corpo astrale, così dovete principalmente collegare l’attività di volontà con l’Io. L’uomo dice «Io» a se stesso solo in quanto è un essere che vuole. Se soltanto pensasse, la vita non sarebbe che un sogno. Siamo dunque, in questo modo una coesione organica di attività animiche interiori che nel corso dello sviluppo si sono impresse nella nostra natura animica. Ho detto riguardo alla nostra volontà che si è formata solo durante lo sviluppo terrestre, sulla Luna le gerarchie spirituali più elevate volevano ancora per l’uomo, gli Angeloi. Per questo tutta la volontà dell’uomo durante lo sviluppo lunare era tale che, se la richiamiamo nella coscienza chiaroveggente, vediamo una fase superiore, ma una volontà involontaria nell’uomo, come abbiamo nello sviluppo animale sulla Terra. L’animale segue necessariamente ciò che ribolle e fermenta in lui; è nella volontà comune della sua sostanza di genere.
Come durante lo sviluppo lunare esseri spirituali di ordine superiore, cioè gli Angeloi, volevano per noi, così ora gli esseri spirituali di ordine superiore agiscono determinando il nostro karma da un’incarnazione all’altra. Non negli Angeloi operano nella nostra volontà, piuttosto operano nel flusso continuo del nostro karma. Proprio come l’uomo dello sviluppo lunare non sentiva la volontà come sua ma come quella dell’Angelo, così noi, come uomini della Terra, non viviamo nell’opinione che creiamo il nostro karma: esso è regolato dagli spiriti delle gerarchie superiori. Solo quando la nostra volontà può in qualche modo tacere, allora può accadere che qualcosa trasparisca anche per la coscienza che non è divenuta chiaroveggente di ciò che altrimenti rimane nascosto del corso del karma.
Ricordate fermamente quello che ho esposto, che nell’uomo si forma un nucleo che entra nel regno spirituale attraverso la porta della morte: questo nucleo è il portatore del nostro karma. Quello che ognuno di noi farà domani è già oggi karmicamente determinato in lui. Potremmo, se non avessimo il compito sulla Terra di sviluppare la volontà, penetrare il nostro karma. Potremmo penetrarlo così profondamente da poter eventualmente prevedere la nostra vita per il prossimo periodo. Ma poiché la volontà si investe nel flusso karmico, ci oscura la vista su ciò che accadrà a noi, diciamo, il giorno seguente. Solo quando la volontà è completamente silenziosa, allora può accadere che qualcosa trasparisca di ciò che non accade attraverso di noi, ma con noi. Voglio fornire un esempio di questo, raccontato di Erasmus Francisci ed è basato sulla verità. Erasmus Francisci abitava da giovane presso sua zia. E una volta sognò che un uomo, il cui nome gli era anche stato gridato nel sogno, gli sparerebbe addosso, ma non sarebbe stato colpito, piuttosto sua zia gli avrebbe salvato la vita. Così sognò. Il giorno dopo, prima che accadesse nulla, raccontò il sogno a sua zia. Questa era molto allarmata per il sogno, gli disse che poco tempo prima qualcuno era stato davvero sparato nella sua vicinanza, e l’esortò urgentemente a stare a casa, affinché non gli accadesse nulla. Gli diede anche la chiave della dispensa di mele, così che potesse andarvi in qualunque momento a prendere mele. Andò nella sua stanza e si mise a sedere al tavolo per leggere. Però, quello che leggeva era qualcosa che in quel momento l’interessava meno della chiave della dispensa di mele nella sua tasca, che sua zia gli aveva dato. Si decise di andare alla dispensa. Appena si alzò, tuttavia, si sentì uno sparo, diretto appunto così che il proiettile colpì il luogo dove era stata la sua testa mentre leggeva. Se non si fosse alzato, il proiettile sarebbe passato dritto attraverso di lui. Il servo della casa vicina, il cui nome era davvero quello che era stato gridato a Erasmus Francisci nel sogno, e che non conosceva Francisci, questo servo non sapeva che i due fucili che doveva maneggiare erano carichi. E mentre iniziava a giocarellare, il fucile partì. E se Francisci non si fosse alzato in quel momento per andare alla dispensa, la cui chiave gli aveva dato sua zia, sarebbe stato infallibilmente colpito. Il sogno è dunque assolutamente una riproduzione di ciò che accadde il giorno seguente.
Vedete, qui c’è un risultato di cui possiamo dire che la volontà non ha assolutamente nulla a che fare, poiché con la volontà Francisci non poteva fare nulla; non poteva proteggersi, qualcosa irrompe nel karma dell’uomo così che l’uomo dovrebbe continuare a vivere. Così accadde che lo Spirito che provoca il karma aveva già il pensiero salvifico. È il sogno la previsione dello Spirito che dirige il karma, che guarda ciò che accadrà il giorno seguente. E poiché in questo giovane c’era una tale disposizione animica che attraverso la meditazione naturale l’anima aveva già sperimentato una certa profondità, così entrò qualcosa che potrei paragonare a qualcosa nella vita esteriore. Non è vero, l’uomo è solo in misura limitata un profeta riguardo alla vita irddiica esteriore. In un certo senso siamo tutti profeti, poiché voi tutti sapete che domani a un certo momento farà luce e così via, o che qualcuno che oggi cammina attraverso un campo può prevedere come apparirà il campo domani; ma ciò che non potrà prevedere è, per esempio, se domani pioverà su questo campo e così via. Così è anche riguardo all’interno. L’uomo vive secondo la sua volontà, e il karma è interno a questa volontà. Come si può acquisire una conoscenza sentiente per il prossimo, così in certi uomini che sperimentano un approfondimento interiore dell’anima, un tale punto di luce per l’interno può insorgere proprio per quegli eventi dove la volontà deve tacere. Per lo studio della scienza dello spirito è importante talvolta gettare uno sguardo su tali cose, perché ci mostra come dentro l’uomo vive davvero qualcosa che punta verso il futuro e che l’uomo non può comprendere con la coscienza ordinaria. Attraverso la volontà silenziosa viene il karma.
Tutte queste cose che si presentano così davanti alla nostra anima attraverso la ricerca geisteswissenschaftler sono adatte a mostrarci come quello che si chiama la grande illusione consiste principalmente nel fatto che l’uomo con la sua coscienza ordinaria non può comprendere quello che è. Che l’uomo appartiene all’intero mondo, mentre attraverso la coscienza ordinaria gli si mostra solo come il guscio, racchiuso entro la pelle e così via. Ma quello che si mostra dentro questo racchiudimento è solo una sezione di quello che l’uomo veramente è, ed è grande quanto il mondo. E realmente guardiamo al nostro uomo già nella vita ordinaria da fuori. Possiamo, se portiamoà coscienza lucida tali cose, acquisire gradualmente il sentimento di come nell’uomo c’è quello che si chiama il corpo eterico dell’uomo. E veramente, già nella vita ordinaria si possono fare osservazioni che ci mostrano come almeno questo secondo uomo, l’uomo eterico dentro l’uomo fisico, sta dentro; solo dobbiamo osservare la vita più finemente di come ordinariamente viene osservata. Immaginate di stare distesi al mattino piuttosto pigri nel letto, non siete ancora inclini ad alzarvi, vorreste restare distesi, e vi viene difficile prendere la decisione di alzarvi. Se usate solo quello che c’è in voi, vi viene difficile alzarvi. Ma immaginate che vi venga in mente che nell’altra stanza potrebbe esserci qualcosa che aspettate da un paio di giorni. Un pensiero di qualcosa che è fuori emerge: allora vedrete che questo pensiero può compiere un piccolo miracolo. Vedrete che, se vi abbandonate un poco a questo pensiero, potrete addirittura saltare fuori dal letto! Cosa è accaduto? Mentre state diventando consapevoli, siete immersi nel corpo fisico, percepite quello che il corpo fisico vi fa percepire — questo non è adatto a produrre in voi il pensiero di alzarvi. Il corpo eterico è entrato in un’azione indipendente, poiché l’avete impegnato per mezzo di qualcosa di esterno: allora potete davvero vedere come avete contrapposto il corpo eterico al vostro corpo fisico, e come il corpo eterico vi afferra e vi solleva dal letto. Si arriva a un sentimento ben definito verso se stessi, cioè il sentimento di osservare e di distinguere tra due tipi di azioni umane che si compiono. Ci sono le azioni che si fanno nel trotterello ordinario della vita, e ci sono le azioni in cui si sente che l’attività interiore si manifesta. Queste sono osservazioni più sottili, che naturalmente, se lo volete, potete sempre negare. Dovete adattare le vostre osservazioni alla vita e vedete veramente la vita nel modo in cui si presenta: allora l’intera sensazione umana viene spinta nella giusta direzione. Dovete essere chiari che il cammino nel mondo spirituale non può accadere in una volta, ma gradualmente esce dal mondo, e così saliamo a quello che ho appena indicato, dove per noi quello che era prima il mondo perde la sua morte e diviene esso stesso un essere.
In questo modo l’uomo cresce consapevolmente insieme al mondo spirituale. Cresce insieme a quello di cui possiamo dire che è la sua parte, quando ha deposto quello che ha attraverso lo strumento del corpo fisico e che essenzialmente è la sua vita tra nascita e morte. Cresciamo, mentre passiamo attraverso la porta della morte, nel mondo che è molto simile a quello che è stato appena descritto come quello che si rivela alla conoscenza superiore. E allora percepiamo una cosa infinitamente importante. Abbiamo bisogno, in questo mondo che entriamo quando passiamo attraverso la porta della morte, se vogliamo entrarvi nella giusta maniera — così come in una stanza scura abbiamo bisogno di una luce per illuminarla —, di quello che possiamo sviluppare nel più intimo fondamento della nostra anima qui sulla Terra. La vita terrestre non è qualcosa che dobbiamo considerare solo come una prigione, come un carcere. Certamente, appartiene al corso naturale dello sviluppo che l’uomo passi attraverso la porta della morte. L’uomo può certamente vivere nella vita tra la morte e la nuova nascita; ma la vita totale è lì affinché ogni parte di noi contribuisca qualcosa di necessario, qualcosa di nuovo, e man mano che passiamo attraverso questo ciclo che ora esiste, la vita qui deve darci quello che come una fiamma si accende, per cui non solo viviamo in questa vita dello spirito, ma riconosciamo e viviamo questa vita illuminandola. La luce che ci illumina è quello che acquistiamo per così dire come ciò che rimane tra nascita e morte per la vita tra morte e nuova nascita.
Questo è ciò che sempre dovrebbe essere detto, che specialmente ai nostri giorni il più gran numero di persone dovrebbe capire: che per la vita spirituale, come una fiamma illuminante, deve esserci quello che qui comprendiamo del mondo spirituale nel mondo fisico, nel corpo fisico. In un certo senso, tutto il difficile che la parte più sviluppata dell’umanità deve affrontare ai nostri giorni dovrebbe essere un monito all’approfondimento della vita animica. E deve essere il caso che dalle profondità dell’anima umana venga tirata fuori una nostalgia per i mondi a che l’uomo come anima appartiene. Possa, nel tempo in cui viviamo, essere preparata quella nostalgia per cui ogni anima dica a sé: l’uomo è qualcosa di completamente diverso da quello che ci appare per il fatto di essere rivestito di un corpo. Possa quello che è vissuto stare come monito all’approfondimento, all’immersione dell’anima verso il sentire spirituale, il vedere spirituale. E di nuovo, da questa consapevolezza della necessità dell’approfondimento geisteswissenschaftler ai nostri giorni e dalla consapevolezza che la difficoltà dei nostri giorni dovrebbe essere un monito, anche oggi dovremmo terminare con quello con cui abbiamo sempre terminato prima di congeidarci. Speriamo che potremo continuare queste considerazioni in tempo non troppo lontano, oggi siano concluse con le parole:
Dalle forze dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza dei dimenticati, Dai sacrifici del popolo Nascerà il frutto dello spirito — Volgano le anime consapevoli Il loro sguardo al regno spirituale.
Miei cari amici, dedichiamo anzitutto il nostro ricordo a coloro che si trovano sui grandi campi degli eventi del presente:
«Spiriti delle vostre anime, vigilanti custodi,
Le vostre ali portino
L’amore supplichevole delle nostre anime
Ai vostri protetti, gli uomini terrestri,
Affinché, uniti alla vostra potenza,
La nostra preghiera lumi salutare
Le anime che l'amano ricercando.
Per coloro che, a causa di questi eventi, hanno già varciato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigilanti custodi,
Le vostre ali portino
L’amore supplichevole delle nostre anime
Ai vostri protetti, i sferici abitanti,
Affinché, uniti alla vostra potenza,
La nostra preghiera lumi salutare
Le anime che l'amano ricercando.
Lo Spirito che noi cerchiamo attraverso la conoscenza dello spirito che desideriamo, lo Spirito che per la salvezza della Terra, per la libertà e il progresso dell’umanità passò attraverso il mistero del Golgota, sia con voi e nei vostri compiti gravosi!
Miei cari amici, quando il karma del tempo, il karma del nostro movimento permetterà che la costruzione eretta in Dornach per la cura del nostro movimento possa essere completata, allora in un luogo significativo, in un luogo rivolto verso Oriente, starà un gruppo plastico.
È nostro intento, attraverso l’espressione artistica — e cioè nel senso della scienza dello spirito artistica — mostrare davanti agli occhi, davanti agli occhi fisici dentro il nostro edificio, quello che deve essere il contenuto e la sostanza del nostro movimento spirituale, e soprattutto quello che esso significherà per il tempo e lo sviluppo futuro dell’umanità nel campo spirituale e culturale in generale. Io direi: ogni dettaglio deve essere disposto in modo che appaia non soltanto come parte di un insieme di scienza dello spirito, ma come parte di forme artistiche, e persino di ordinamenti artistici. Così cerchiamo di risolvere il problema dell’acustica in questo edificio. Certamente tali problemi non saranno risolti al primo tentativo. Ma almeno si darà una direzione, mostrando come il problema dell’acustica non possa essere risolto per calcolo geometrico o mediante le comuni regole architettoniche artistiche esterne, ma solo sul cammino del pensiero della scienza dello spirito.
La struttura a cupola sarà duplice e agirà secondo il principio della tavola armonica del violino, esprimendo così una parte del pensiero acustico dello spazio. Molti dettagli sarebbero da considerare se si volessero chiarire gli ordinamenti, proprio riguardo al fatto che la parola o il suono vengano a vigore in una maniera diversa da quella così frequente nel nostro tempo. Dove per lo più non si creano costruzioni circolari pensate per l’acustica, ma edifici dove soprattutto il vigore di ogni singolo suono rispetto al suono che lo precede e lo segue non può venire a vigore, perché in certi punti dello spazio l’uno può sempre fluire nell’altro. Si tenterà che un suono possa emergere chiaramente distinto alla vigore da tutti i punti dello spazio, e che pure emerga la parola chiaramente pronunciata. Ma questo volevo solo accennare. Principalmente desidero parlare del gruppo che starà presso Oriente in un luogo importante della costruzione. Esso deve rappresentare anzitutto un gruppo di tre entità. Quello che ancora si aggiungerà potrà forse in un’occasione futura essere menzionato, perché queste cose non vengono lavorate secondo un pensiero astratto preconcepito, ma secondo le intuizioni del mondo spirituale come emergono nel corso del lavoro.
Anzitutto si considerano tre entità. Una sta eretta. Essa esprime — se posso dire così — ma non in maniera simbolica, come si è spesso cercato di interpretare anche nei nostri circoli, bensì in maniera veramente artistica quello che l’uomo è come tale.
Certamente in questa figura si potrà vedere che l’elemento umano terrestre si è concentrato più intensamente nella figura nel che dimorò per tre anni il Cristo — certamente si potrà vedere in questa figura che l’espressione è quella del Cristo. Ma non si dovrà forzare tutta la cosa, non si dovrà avvicinare il gruppo con l’idea: ora guarderò il Cristo. Se qualcuno ha l’intuizione, dal proprio sentimento e dall’intuizione artistica, allora sarà bene; ma non è corretto avvicinarsi subito al gruppo con l’idea che questo sia il Cristo. Non si tratta di avvicinarsi di nuovo con il simbolismo alla cosa, che questo sia il Cristo.
Questa figura sta su un piccolo pendio di una roccia; dietro di essa la roccia si eleva in alto. Sta con i piedi su una sporgenza della roccia. Questa sporgenza ha una caverna che penetra profondamente. In questa caverna siede un’altra entità; direi che vi stia accovacciata; un’entità che deve esprimere qualcosa che sta in connessione con l’entità che le sta sopra. Questa entità si vede in modo che irradi, emani forze dalle sue mani. Poi si vede ancora nella caverna rocciosa come queste forze vi irradian dentro. È la mano nella caverna; le forze irradian fuori e si imprimono nella forma di una mano nella roccia. È ancora la mano a vedersi, ma non è la mano, sono le forze che si imprimono nella forma di una mano.
È un’entità che propriamente ha una forma ricordante l’uomo solo nella testa. Altrimenti ha grandi e potenti ali simili a quelle di un pipistrello e un corpo di forma dragonica o vermiforme. Si vede qualcosa che si avvolge attorno all’entità e sotto cui l’entità stessa si contorce. E si vede che ciò che si avvolge attorno all’entità è connesso con l’entità eretta, che è in connessione con la mano tesa di quella figura. Da essa irradiano forze, e queste portano qualcosa all’avvolgimento. Se si lascia che l’impressione agisca un poco sulla propria anima, si giungerà al sentimento che sia l’oro che scorre dentro le fessure della terra, e che la figura dentro sia incatenata da questo oro nelle fessure della terra.
L’altra mano è diretta verso l’alto. E lassù sulla roccia vi è di nuovo una figura, quanto alla testa umana, non con ali di pipistrello, ma con ali che pendono verso il basso; e il corpo è formato in modo che si possa avere un presentimento: sì, che cos’è questo corpo? Il corpo è quasi come se l’intero uomo fosse diventato viso; come se un viso fosse stato tirato in lunghezza, allungato elasticamente, e da ciò fossero nate forme corporee. Questa figura sta in cima al più alto picco della roccia, e precipita. Nella caduta le ali si spezzano. E si vede che la mano della figura principale che si protende verso l’alto si imprime nell’ala.
Così abbiamo tre figure: l’uomo sta nella sua essenza; sotto di lui — lo potete intuire — Arimane, che è incatenato nelle fessure della terra per mezzo di quell’azione che viene esercitata dalla mano tesa della figura principale sull’oro che si trova nelle fessure della terra. Attraverso cui egli stesso si incatena. L’altra mano afferra verso l’alto, e spezza le ali di Lucifero, che per questo precipita nella profondità.
Ora importa che nessuno — come è stato un poco tentato quando questa idea era stata espressa in una conferenza — faccia questa cosa nel presente secondo le leggi della scultura. Non si tratta di mera simbolizzazione, ma del fatto che ogni singolo tratto nelle tre entità, nei dettagli più minuziosi, sia creato dall’intuizione della scienza dello spirito. Si dovrà vedere nella formazione dei due volti simili all’umano di Arimane e Lucifero come si deve pensare questo contrasto. Con Lucifero si avrà a che fare con un modo peculiare della formazione della parte superiore della testa, che ricorda solo l’umana. Lì tutto è movimento dello spirituale, non c’è niente che ci costringa a mantenere i singoli elementi della fronte entro confini fissi, come avviene nell’uomo, ma ogni singolo elemento della parte superiore della testa è mobile come sono mobili le dita e le mani sul braccio. Naturalmente questo si può rappresentare solo se i movimenti sono i veri movimenti come si trovano in Lucifero. E poi soprattutto è da notare che in questa figura c’è quello che nell’essenza luciferica è rimasto dall’esistenza lunare. Questo si estende sopra il vero volto, che si ritira molto profondamente.
Potete già immaginare da questa descrizione che abbiamo a che fare con qualcosa di ben diverso dal ordinario volto umano. È come se la testa cranica fosse da sé e dentro vi fosse infisso quello che nell’uomo è il volto. E poi viene aggiunto ancora: che una certa connessione proprio in Lucifero si produce tra l’orecchio e la laringe. Orecchio e laringe sono stati separati nell’uomo solo da quando esiste sulla terra; erano nell’esistenza lunare un organo unico. Quelle che sono le piccole ali della laringe erano potenti allargamenti che formavano il padiglione auricolare inferiore. Potenti padiglioni auricolari si formarono là. Mentre l’orecchio superiore, che ora va verso l’esterno, è formato dalla fronte. E quello che oggi è separato, di modo che quando parliamo e cantiamo questo va verso l’esterno e noi sentiamo solo con l’orecchio, durante il tempo lunare andava verso l’interno e da lì nella musica delle sfere. L’intero uomo era orecchio. Ciò proviene dal fatto che l’orecchio erano le ali; di modo che voi avete l’orecchio, la laringe e le formazioni alari, che secondo le vibrazioni dell’etere cosmico si muovono armonicamente-melodicamente, che poi producono la peculiare apparenza di Lucifero; che portano quello che è macrocosmico, perché Lucifero ha solo localizzato quello che in realtà è solo cosmico.
Vedrete che si devono fare concessioni affinché la gente non prenda paura quando vede un volto che non mostra figura umana. Allora vedrete che il suo volto deve essere allungato. Lucifero deve assomigliare a un volto tirato in lunghezza, perché è tutto orecchio, le ali sono tutto orecchio, un padiglione auricolare tirato in lunghezza. Arimane invece è esattamente il contrario, e naturalmente nella modellazione dappertutto dove in Lucifero qualcosa è potentemente esteso, dove in Lucifero sviluppiamo completamente, in Arimane sono solo accenni. Mentre in Lucifero l’ala della fronte è potentemente sviluppata, in Arimane è la mascella inferiore. L’intero materialismo del mondo si esprime nella formazione del sistema masticatorio e dentario.
Naturalmente non si può fare tutto questo secondo la descrizione, ma si deve dare la descrizione dopo. Ma ciò che è particolarmente importante, miei cari amici, è questo: si è rivelata la necessità, per la figura principale, di allontanarsi una volta da quello che a tutti pare così naturale, che si faccia un volto umano simmetrico. Ordinariamente un volto appare simmetrico. Certo ci sono asimmetrie minime in ognuno, è soltanto che non sono così visibilmente percettibili da essere notate. Ma in questa figura principale entra in considerazione che l’intero lato sinistro tende verso Lucifero, e che la formazione della fronte sinistra è diversa da quella destra, che tende verso Arimane. La metà sinistra del volto segue la mano mossa verso l’alto e la metà destra segue la mano mossa verso il basso.
Ciò si esprime nel fatto che nella figura principale dovette essere posta una maggiore mobilità interiore di quanto possa essere per l’uomo.
Sopra questa figura plastica il motivo intero sarà rappresentato in modo pittorico, affinché si possa vedere entrambi insieme e comprendere come, per la diversità delle arti, la pittura non possa dare la stessa cosa, ma tutto, tutto deve essere diverso nella sua configurazione.
Quello che voglio mettere in evidenza è questo: Qualcosa di profondamente essenziale sarà che otteniamo plasticamente il movimento della mano della figura principale, questo movimento verso l’alto della mano sinistra in alto e l’altro movimento della mano verso il basso. Perché quello che ognuno al primo sguardo potrebbe sentire come ovvio, che la figura principale con la sinistra afferra verso l’alto Lucifero e con la sua irradiazione gli spezza le ali e con la destra avvolge le vene d’oro di Arimane, questo deve essere evitato. E precisamente per la ragione che noi, soprattutto nel nostro tempo, siamo ancora nel processo, attraverso la scienza dello spirito, di comprendere veramente il Cristo. Il Cristo non è né uno che odia né uno che ama ingiustamente. Non stende la mano per spezzare le ali a Lucifero, ma il Cristo è colui che stende la mano perché deve farlo dalla sua essenza interiore. Non spezza le ali a Lucifero, ma Lucifero lassù non sopporta quello che irradia da questa mano e si spezza da sé le ali. Deve quindi essere espresso nella figura di Lucifero che non è il Cristo che gli spezza le ali, ma che egli stesso se le spezza. È una frequente apparizione nella vita che la gente che vive circondati da persone buone non riesca a sopportare perché si sente turbata da quello che emana dalle persone buone. Lucifero sente in sé stesso qualcosa che fa sì che si spezzi da sé le ali. Autoconoscenza in Lucifero, auto-esperienza è questo. Così pure in Arimane. Il Cristo non fa nulla ai due, di modo che né la mano sinistra né la destra è tesa come se facesse qualcosa a Lucifero o ad Arimane. Non fa loro nulla, ma sono loro stessi che fanno quello che loro accade.
Così stamo sul terreno su cui la scienza dello spirito interviene nel nostro tempo per dare una giusta concezione del Cristo. E quando si comprende una cosa simile, si deve dire il seguente. Queste cose sono dette con la massima modestia, perché questo edificio è solo un inizio, un primo inizio assoluto, un inizio debole e difettoso, che solo vuole mostrare il cammino, che non vuole essere perfetto in nessun modo. Perciò quello che è detto non deve essere inteso come qualcosa di altezzoso, ma solo come qualcosa di puramente obiettivo.
La storia mondiale ha visto molte rappresentazioni del Cristo; tra le altre una delle più grandi è quella che si trova nella Cappella Sistina: il «Giudizio Universale» di Michelangelo. Se studiate il Cristo in questo «Giudizio Universale», come sta lassù nella sua grandezza napoleonica, ma al tempo stesso con un potere immenso in aria e indica da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, avete un Cristo che nel futuro non potrà essere il Cristo, perché da una parte premia i buoni e dall’altra parte condanna i cattivi. Mentre per il cristiano del futuro deve essere così, che ognuno si ripaghi da sé e si condanni da sé per mezzo di quello che il Cristo è. Michelangelo viveva in un tempo dove non si poteva ancora esprimere il più profondo riguardo al Cristo. La figura che Michelangelo disegna ha piuttosto da una parte qualcosa di luciferino, dall’altra qualcosa di arimanico. Questo è una parola dolorosa da pronunciare oggi. Ma è soltanto così che l’evoluzione dell’umanità nel suo sviluppo culturale procede, mostrando come gli ideali dei tempi passati non possono più essere gli ideali del futuro. Verrà il tempo in cui si concepisca l’essenza del Cristo secondo quello che essa è, non solo secondo quello che fa o farà quando giungerà la fine dell’evoluzione terrestre: un’entità che per il suo essere produce quello che deve accadere nelle anime stesse. Nella misura in cui il gruppo che poniamo nel luogo significativo del nostro edificio è un’espressione del fatto che la concezione passata del Cristo non può essere una che duri nel futuro, perché non si è compreso il giusto rapporto tra Cristo, Lucifero e Arimane. Non si può comprendere il Cristo se non si ha il giusto rapporto alle potenze che da una parte si guardano come luciferiche, dall’altra come arimaniche, e che sono vere potenze mondiali.
Si può chiarire questa cosa mediante un confronto, rimandando sempre di nuovo al pendolo. Il pendolo oscilla a destra e a sinistra. Quando oscilla da una parte non è nella posizione di equilibrio, e quando oscilla dall’altra non è nella posizione di equilibrio. Ma sarebbe soltanto inazione, inerzia, pigrizia volere restare sempre nella posizione di equilibrio, non volere oscillare. La giusta posizione l’ha quando sta nel mezzo; ma non può restare solo nel mezzo, deve oscillare a destra e a sinistra.
Così è la vita umana. Non è così da poter dire: io fuggo Lucifero, io fuggo Arimane. Se si volesse dire, io fuggo Lucifero, io fuggo Arimane, ciò non sarebbe vita. Sarebbe come un pendolo che non oscilla. La vita umana realmente oscilla; da una parte verso Lucifero, dall’altra verso Arimane. E che non si abbia paura di questo, questo è l’importante. Se si fuggisse Lucifero, non ci sarebbe arte; se si fuggisse Arimane, non ci sarebbe scienza esterna. Perché tutta l’arte che non è penetrata dalla scienza dello spirito è luciferica, e tutta la scienza esterna, nella misura in cui non è scienza dello spirito, è arimanica. Così l’uomo oscilla avanti e indietro. E che egli comprenda che vuole stare in equilibrio e non in riposo, questo è l’importante. C’è stato un tempo in cui si diceva: si deve fuggire il luciferino e rendersi liberi da esso asceticamente. Il luciferino non fuggire, ma veramente stare di fronte al volto luciferino, è quello che conta, veramente oscillare da una parte verso Lucifero, dall’altra verso Arimane. È che sono veramente forze fra loro opposte, come altre forze naturali, per esempio le due elettricità o i due poli del magnetismo e così via. Così importerà che si conosca questa trinità, il luciferino, l’arimanico e quello che l’essenza del Cristo è, e che internamente si conosca la vera grandezza del Cristo costruita in sé, che il Cristo di Michelangelo non ha ancora. Questo, miei cari amici, è il compito del lavoro della scienza dello spirito. Ma noi siamo così solo all’inizio di una conoscenza che veramente deve diventare comune.
Vedete, è stato da me menzionato anche negli ultimi tempi in questo luogo, che da certi punti di vista non si può parlare di una poesia più grande che della poesia del Faust di Goethe. Il Faust di Goethe esprime veramente, perché trae l’umano da una tale profondità, qualcosa di grandissimo che l’umanità ha mai prodotto. Ora Goethe ha tentato nel Faust di rappresentare un vero rappresentante dell’umanità.
Ho già esposto più volte che Mefistofele in fondo non è altro che Lucifero e Arimane mescolati insieme. Ma come stava la cosa in Goethe? In Goethe la cosa stava così, che egli ancora non sapeva di questa dualità di Lucifero e Arimane e che nel Mefistofele ha mischiato insieme Arimane e Lucifero. Entrambi sono nel suo Mefistofele, e per questo tutto il Faust di Goethe non è diventato quello che avrebbe potuto diventare, se Goethe fosse stato in grado di porre accanto a Faust da una parte Lucifero, dall’altra Arimane, di modo che si potesse vedere la trinità che passa attraverso l’intera umanità. In questo stava tutta la difficoltà che Goethe aveva riguardo al suo Faust. Vedete, quando Goethe iniziò il suo Faust, potette portare il Faust solo fino a dove egli stesso era nei settant’anni del diciottesimo secolo. Sentiva: con questa scienza esterna, che si esprime nella quadruplice Filosofia, Giurisprudenza, Medicina e, come dice, purtroppo anche Teologia, non si va. Questo sapere arimanico non soddisfa Faust; egli viene in questo modo solo in una connessione arimanica-intellettuale con il nesso del mondo, vuole veramente questo nesso del mondo, attraverso le fonti della vita esperire il vivente, quello che non è una cosa pensata. Il vivente: viene lo spirito della terra. Ma Faust non può sopportarlo. E poi entra dalla porta — nel primo abbozzo è così — entra dalla porta Wagner. Sì, quando oggi molti parlano del Faust, parlano anche di Wagner, allora si ha il sentimento, Wagner parla di Wagner, perché del Faust di palcoscenico oggi si parla soprattutto «wagnerianamente». Che cos’è veramente questo Wagner? Sì, che cosa entra nello spirito della terra?
Sappiamo che ogni conoscenza del mondo è autoconoscenza. È un pezzo dello stesso Faust quello che entra nello spirito della terra, certo dell’anima estesa che si identifica con il cosmo. Ma Faust non può ancora comprenderla. Non arriva ancora fino a quello che è anche parte di se stesso. Ora è mostrato fino a dove è arrivato. E se si rappresentasse il Faust una volta correttamente, più correttamente di quanto forse Goethe stesso fece, oggi si dovrebbe lasciar entrare Wagner come un contraffare un po’ caricaturale con la maschera e il costume di Faust. Perché un altro membro, un’altra parte di Faust entra in Wagner. Faust stesso parla dopo: era «un verme spaventosamente contorto». Ora comprende se stesso. «Tu assomigli allo spirito che comprendi, non a me!» gli ha gridato lo spirito della terra. Ora viene lo spirito che egli comprende, viene Wagner. E così procede, direi, avanti. E poiché lo spirito della terra non è stato compreso, viene in realtà solo un’altra forma dello spirito della terra: il Mefistofele, che ora compare sia come Lucifero — quando conduce Faust attraverso tutto quello che l’uomo può vivere, seguendo soltanto la sua passione, le passioni inferiori nella cantina di Auerbach, le passioni più nobili, che però conducono fino alla stregoneria e alla magia nera — fino al secondo parte dove dovrebbe stare al posto di Lucifero
Arimane. Tutto questo si può vedere se si legge il Faust veramente intelligentemente. Ma ci sono anche prove esterne abbondanti per questo. Ho già detto che tra le cose che Goethe ha eliminato dopo c’era un luogo dove Mefistofele una volta si chiama Lucifero.
Goethe aveva sempre un disagio nel suo sentimento quando rappresenta questa figura, che propriamente consiste di due. Particolarmente si vede il luciferino dove compaiono anche i sentimenti religiosi di Faust, che nei dialoghi con Wagner sono portati come qualcosa di particolarmente strano in alto. Quando Faust, catechizzato da Gretchen, nei dialoghi su Dio
«Il sentimento è tutto,
Il nome è suono e fumo, annebbiando il fervore celeste»
allora questo è considerato come la suprema rappresentazione del divino, è celebrato come la suprema rappresentazione del religioso. Non si deve riflettere: «Il sentimento è tutto»; con questo si dice che l’unica cosa che si vuol avere come religioso è quello che un Gretchen può afferrare, e si dimentica continuamente che Faust insegna questa lezione alla sedicenne Gretchen e che in essa dà solo quello che Gretchen può afferrare. Non è per i filosofi quello che Faust dice di «annebbiando il fervore celeste», e è compreso male solo quando sempre di nuovo si vede la scienza di Gretchen in vesti professorali.
Tutto questo mostra che Goethe ha dapprima espresso l’essenza luciferica nella sua doppia maschera. Nel secondo parte è più l’arimanica, dove Mefistofele conduce alla generazione dell’Omuncolo, all’evocazione di Elena e a tutto quello che Faust veramente porta alla conoscenza del mondo, che è del tutto diversa da tutto quello che Faust «ha studiato con ardente zelo».
Ora si deve dire: molto nei dettagli è già compreso male anche nel nostro tempo. Così quando è esplicitamente accennato che l’Omuncolo qualcosa vuole nell’interno dell’uomo che dev’essere sviluppato sino alla piena umanità: «e fino all’uomo hai tempo», perché prima passa per stadi inferiori; è detto: «Solo non aspirare a ordini superiori». Quello che è stato già spiegato è molto strano. In realtà certo è così — perché Goethe parlava di nuovo alla maniera di Francoforte — «Solo non aspirare a luoghi superiori» e non è un’allusione che esseri come l’Omuncolo siano decorati con onori umani.
Un’altra cosa è dove l’Omuncolo è generato, dove Wagner descrive come qualcosa si agita nella storta:
«Diviene! La massa più chiara si agita, la convinzione più vera, più vera!»
Convinzione è formata da generazione, come superuomo da uomo. Solo da quando Nietzsche ha parlato del superuomo, la gente parla del fatto che c’è un superuomo; Goethe aveva già parlato del superuomo molto prima. E così leggono, le persone, qui convinzione, ma al contrario di generazione è una contro-generazione, come si dice: uomo e superuomo.
Queste sono cose che dapprima devono essere comprese in dettagli, affinché si veda quello che Goethe ha voluto dire. Ma si deve ottenere il grande, libero punto di vista, si deve veramente comprendere la missione del nostro tempo riguardo alla scienza dello spirito e comprendere che uno spirito come Goethe ha cercato di preparare il suo tempo a questa missione.
Quando Schiller l’avvertì nell’anno 1797 che doveva completare il Faust, Goethe dice che aveva di nuovo messo fuori un vecchio tragela fone — cioè un essere, mezzo animale, mezzo uomo. Goethe lo chiama un tragela fone, e lo chiama alla fine del diciottesimo secolo una composizione barbara. Si deve prenderlo molto seriamente, perché Goethe aveva già compreso come era buono e come era cattivo il suo Faust. Tutto questo appartiene a quello che la scienza dello spirito deve portare, che noi ci eleviamo a un punto di vista libero riguardo a queste cose. Che Goethe voleva rappresentare l’operare del sé spirituale, dell’immortale nell’uomo su verso il più elevato, lo mostra per il fatto che ha fatto uno schizzo intorno alla piega del diciottesimo e diciannovesimo secolo a quello che il Faust doveva diventare. Dove ha dapprima detto: «Godimento di vita della persona, visto da fuori»; poi scrive: «Godimento di creazione da dentro», e finalmente, dopo aver fatto tutto il cammino del Faust, ha scritto: «Epilogo nel caos sulla strada verso l’inferno».
Quante discussioni ho dovuto sentire a questo proposito, è veramente qualcosa che può procurare la massima sorpresa; perché la gente ha pensato: Sì, ha Goethe ancora creduto alla piega del diciottesimo e diciannovesimo secolo che il suo Faust doveva andare all’inferno? La soluzione è semplicemente questa, che non è Faust che parla, ma il Mefistofele che se ne va tiene l’epilogo, dopo che Faust ha percorso il cammino verso il suo sé immortale.
Così vediamo anche nel Faust di Goethe qualcosa che sta sulla strada, ma solo all’inizio della strada verso quello che deve essere espresso dal gruppo principale del nostro edificio. Una vera e propria concezione concreta della figura umana, nella misura in cui da una parte appare quello verso cui l’anima deve sempre oscillare, e anche dall’altra parte verso cui l’anima deve oscillare. Finché si tiene tutto insieme o si cerca solo una dualità, non si può giungere a una vera conoscenza dell’uomo. Questo è l’essenziale che si deve mantenere. Si deve mantenere che effettivamente dalla cultura tedesca risulta che proprio questa idea deve essere incarnata. Ci sono sulla terra due poli opposti della cultura, che hanno la loro legittimità, che non devono essere rappresentati nella loro illegittimità, ma nella loro legittimità, se si fa cenno a essi. Da una parte abbiamo la pura cultura orientale. In che consiste questa cultura orientale? L’orientale nella cultura consiste nel fatto che si cerca un approfondimento puramente interiore, con la spogliazione di tutto quello che è processo esteriore dell’esistenza. E così vediamo, come nel massimo fiore di questa cultura orientale, nella cultura indiana, tutti gli insegnamenti, tutto il sapere va verso lo scopo di formare l’anima in modo che sia libera da quello che è corpo fisico. È una cultura puramente luciferica, una sola e sola cultura luciferica. Quanto più lontano andiamo verso Oriente, tanto più arriviamo al luciferino.
Veniamo verso Occidente, dove andiamo? Prendiamo subito l’occidente più estremo. Ci è naturale, specialmente se abbiamo assunto qualcosa della scienza dello spirito — e voglio mostrarvelo con un esempio — che ci sia chiaro che, quando vediamo che un uomo viene da una visione del mondo più materialistica a una visione del mondo più spirituale, noi ci domandiamo. Che cosa accade nell’anima di un tale uomo? Dobbiamo proprio allora, quando in un tale uomo percepiamo un simile rivolgimento nella sua anima, penetrare nell’interno di questo uomo, per vivere con lui quello che ha attraversato nella sua anima. E niente ci appare più significante che vivere con un uomo una cosa simile.
Vedete, in America hanno anche visto che le persone attraversano qualcosa che là si chiama conversione, cioè un rivolgimento da una visione materialistica a una spirituale. Che cosa si fa? Ci si siede — se anche racconto la cosa un po’ radicalmente, è così — ci si siede e si scrive alle persone che hanno passato una cosa simile una lettera e si lascia rispondere la domanda, per quali motivi hanno passato questo rivolgimento. E poi, beh, allora si fa uno schema, allora si stabiliscono categorie, per esempio:
Categoria: Paura della morte e dell’inferno (e si mettono insieme quelle lettere su un mucchio).
Categoria: Motivi altruistici, disinteresse.
Categoria: Motivi egocentrici.
Categoria: Aspirazione all’ideale morale.
Categoria: Rimorsi di coscienza e consapevolezza del peccato. 1, 2, 3 lettere.
Categoria: Seguito degli insegnamenti. 1, 2, 3 lettere.
Categoria: Che persone giunte a questo o quel’altro età.
1, 2, 3 lettere. Poi
Imitazione. 1, 2, 3 lettere. Di nuovo una categoria di gente che ha visto che la gente credeva in un Dio e l’hanno imitato. Poi
14% Paura dell’inferno. 6% altri motivi. 7% Aspirazione all’ideale. 8% Consapevolezza del peccato. 13% Imitazione e esempio. 19% Urti. Ora si ha una conversione.
Così abbiamo il contrario. Nell’indiano nessuna considerazione per quello che accade fuori. A un indiano parrebbe rovesciato; userebbe la parola «pazzo» se uno volesse indicare esternamente le percentuali di coloro che si sono convertiti; che si sono convertiti da questi o quei motivi. In Occidente non ci si preoccupa dell’interno, là in Occidente tutto è cancellato da questo interno. Esteriore-esteriore messo insieme, puramente arimanico. Andiamo verso Oriente: interiore-interiore più interiore, puramente luciferino. Così il globo stesso ci rappresenta, direi, il contrasto dell’arimanico e del luciferino. E tra questo arimanico e luciferino non si è in riposo, ma in equilibrio. Non si tratta del fatto che si scacci l’uno o l’altro semplicemente, ma che ci si renda conto che una cultura che veramente raggiunge il futuro consiste nel fatto che si sappia portare entrambi nella giusta misura, quello che l’uno deve avere contro l’altro.
Così vedete espresso, direi, il destino dell’intero mondo nel nostro gruppo. È una volta compito dell’Europa portare l’equilibrio tra Oriente e Occidente. In Oriente il pendolo oscilla verso una parte, in Occidente verso l’altra parte. A noi in Europa non toccherebbe solo di essere gli scimmioni dell’Oriente o gli scimmioni dell’Occidente, ma toccherebbe a noi stare del tutto indipendentemente su nostro terreno e riconoscere pienamente la legittimità dell’uno come la legittimità dell’altro. Ciò è espresso nel nostro gruppo. E così quello che è posto in un luogo particolare del nostro edificio è connesso anche in modo geografico con il nostro compito. È posto verso Oriente, ma con il dorso verso Oriente, guarda verso Occidente, ma sta in equilibrio, porta in sé quello che ha sperimentato in un lungo pellegrinaggio in Oriente, e non si accontenta di quello che l’Occidente, come cultura puramente arimanica, può portare all’umanità.
Se il nostro tempo, miei cari amici, capirà una volta queste cose, ma pensando, sentendo, penetrandole con il sentimento — non ha bisogno di esserci arroganza — allora sarà chiaro a questo tempo come anche gli eventi più dolorosi, più deprimenti del presente sono lì solo per portare all’umanità il sentimento del compito che questa umanità dovrà compiere nel prossimo futuro. Si spera solo che il grande, il dolce che l’umanità esperisce possa anche produrre un vero e autentico approfondimento degli animi. Vero è che purtroppo in quello che è espresso, specialmente nel parlato e nello scritto in letteratura, non si riconosce per nulla il grande seriezza che il nostro tempo ci esige. Che ancora molto, molto deve penetrare negli animi umani, affinché questo grande seriezza, direi questo seriezza confortante, riempia veramente gli animi, di modo che l’uomo possa essere sostenuto attraverso i compiti che gli vengono assegnati. La seriezza è da una parte quello che ci è assegnato come compito, ma è una seriezza confortante, piena di speranza, che infonde fiducia dall’altra parte. Si ha solo bisogno di comprendere che viviamo in un tempo in cui ci è richiesto il Grande, ma che questo Grande può anche essere da noi realizzato. E in questo tempo non si giungerà a una visione del mondo pessimistica.
Per esporre tutte queste cose in modo più intimo, più penetrante, e quale sia il prossimo compito futuro dell’umanità, e come la scienza dello spirito possa aiutare a risolvere questo compito, continuerò martedì 22 giugno quello che è stato discusso oggi.
Miei cari amici, dedichiamo anzitutto il nostro ricordo a coloro che si trovano sui grandi campi degli eventi del presente:
«Spiriti delle vostre anime, vigilanti custodi,
Le vostre ali portino
L’amore supplichevole delle nostre anime
Ai vostri protetti, gli uomini terrestri,
Affinché, uniti alla vostra potenza,
La nostra preghiera lumi salutare
Le anime che l'amano ricercando.
Per coloro che, a causa di questi eventi, hanno già varciato la porta della morte:
Spiriti delle vostre anime, vigilanti custodi,
Le vostre ali portino
L’amore supplichevole delle nostre anime
Ai vostri protetti, i sferici abitanti,
Affinché, uniti alla vostra potenza,
La nostra preghiera lumi salutare
Le anime che l'amano ricercando.
Lo Spirito che noi cerchiamo attraverso la conoscenza dello spirito che desideriamo, lo Spirito che per la salvezza della Terra, per la libertà e il progresso dell’umanità passò attraverso il mistero del Golgota, sia con voi e nei vostri compiti gravosi!
Miei cari amici, il compito di oggi sarà di raccogliere qualcosa di quello che in parte già conosciamo, qualcosa che però può sempre essere riunito in modo che ci fornisca di nuovo certe linee direttive per il nostro sforzo della scienza dello spirito. Anzitutto dobbiamo familiarizzarci più spesso con il pensiero che la nostra vita terrestre, così come la conduciamo tra la nascita e la morte, è in realtà una vita intermedia. Tra quello che è accaduto prima in numerose vite terresti e in numerose vite che si sono svolte tra la morte e una nuova nascita, e di nuovo tra quello che nel futuro sta in numerose vite terresti e in numerose vite tra la morte e una nuova nascita. Una vita intermedia, dico, è la nostra vita. Da ciò possiamo aspettarci che nella nostra vita si mostri qualcosa che possiamo vedere in un certo senso come un effetto di quello che precede, ma che nella nostra vita c’è anche qualcosa che possiamo considerare come qualcosa che ora ci rimanda al futuro. In particolare riguardo a quest’ultimo vogliamo oggi discutere qualcosa.
L’uomo potrebbe facilmente credere, contemplando la sua vita in questo modo, che veramente niente in questa vita lo rimandi al fatto che in noi già giaccioli i semi, per così dire i granelli di semenza per una vita futura. Bene, ma è così. È veramente il caso che in noi si prepara quello che accadrà a noi nel futuro. Dobbiamo solo interpretare la nostra vita nel modo giusto. Allora potremo scoprire quello che in noi così per il futuro rimane nascosto, come nel seme presente della pianta il germe della pianta futura, della pianta che deve ancora sorgere. Qualcosa di incomprensibile nella vita presente forma effettivamente nella gran parte la vita onirica che ben conosciamo a tutti. Questa vita onirica, certo, ha in sé qualcosa come una parte di cui effettivamente possiamo dire che ci è comprensibile fino a un certo grado. Sogniamo cose che ci ricordano questo o quello che abbiamo sperimentato nella vita. Certo, accade molto frequentemente che allora quelle cose che ieri o altre volte abbiamo sperimentato e di cui sogniamo, sono cambiate, abbiano una forma diversa nel sogno, si trasformino in qualche modo. Ma in un tale caso possiamo spesso con una certa facilità comprendere che in quello che sogniamo, anche se è cambiato, vi sono dentro parti della nostra vita, così come l’abbiamo dietro di noi. Però credo che nessuno che dedica un po’ di attenzione a se stesso e al suo mondo onirico potrà a se stesso nascondere che ci sono sogni che ci presentano qualcosa di così strano che veramente non possiamo dire che dipenda soltanto da quello che abbiamo sperimentato qui o là nella vita. È veramente così che l’uomo ha solo bisogno di riflettere un poco sui suoi sogni, e noterà già chiaramente che, se posso dire così, gli sognano cose che veramente non potevano essere da lui, per quanto ricorda, mai state veramente inventate, su cui mai potrebbe essere venuto.
Comprenderemo questo intero nesso quando una volta ci chiarifichiamo la natura di quello che accade propriamente nel sognare. Nel sonno, come sappiamo, siamo con il nostro corpo astrale e con il nostro Io fuori dal nostro corpo fisico e dal corpo eterico. Il corpo fisico e il corpo eterico stanno sul letto; con il corpo astrale e l’Io siamo fuori. Ora non è possibile per l’uomo, così come attualmente sta sulla terra — se non acquisisce in qualche modo particolari capacità — di sperimentare consapevolmente quello che il corpo astrale e l’Io attraversano quando l’uomo dorme. Questo accade nell’inconscio. Ma la conoscenza chiaroveggente ci mostra che quello che vi viene sperimentato è tanto variegato, tanto marcato, quello che è al di fuori del corpo fisico, come quello che viene sperimentato dal corpo fisico. Che è tanto variegato, tanto multiforme come molto di quello che qui sul piano fisico viene sperimentato; solo la coscienza non può accoglierlo in sé, ma è presente, viene sperimentato. Il sogno sorge dal fatto che il corpo astrale e l’Io, che altrimenti sono così lontani dal corpo fisico e dal corpo eterico che il corpo fisico e il corpo eterico non notano gli eventi che accadono al corpo astrale e all’Io, vengono così vicini al corpo fisico e al corpo eterico. Che il corpo eterico riesce a ricevere impressioni dagli eventi nel corpo astrale e nell’Io. Quando vi svegliate e sapete: ho sognato, è propriamente così che quello che è il contenuto del vostro sogno giunge alla vostra coscienza, perché il corpo astrale e l’Io si immergono; e prima che il corpo fisico sia capace di diventare consapevole che di nuovo ha il corpo astrale e l’Io in sé, lo è il corpo eterico; e mentre il corpo eterico rapidamente accoglie quello che il corpo astrale e l’Io hanno sperimentato, sorge il sogno. È dunque un’interazione tra corpo astrale e corpo eterico, attraverso cui il sogno sorge.
Ma per questo il sogno riceve una colorazione del tutto determinata. Riceve, direi, una sorta di rivestimento. Sapete che quando nella morte l’uomo esce con il corpo astrale e l’Io e il corpo eterico, l’uomo nel corpo eterico ha una visione immediata della vita terrena. Questa visione è propriamente aderente al corpo eterico; quando esso è dissolto, la visione cessa. In questo corpo eterico risiede dunque la possibilità di imprimere in sé tutti gli eventi della nostra vita. Nel corpo eterico è veramente impresso quello che abbiamo sperimentato nella vita.
Questo corpo eterico è una struttura molto complicata. Se potessimo estrarre questo corpo eterico in modo da lasciargli la sua forma, esso sarebbe per noi uno specchio della nostra vita presente, un’immagine della nostra vita fino al punto, fino al momento fino a cui possiamo ricordarci. Poiché noi ci immergiamo con il corpo astrale e l’Io nel corpo eterico, e il corpo eterico viene incontro al corpo astrale che si immerge, esso porta cose, ricordi di cose che ha sperimentato, a ciò che entra nel corpo astrale. Riveste quello che è realmente nel corpo astrale con le sue proprie immagini.
Voglio esprimermi più precisamente. Supponiamo che qualcuno sperimenti fuori nello stato di sonno nel corpo astrale e nell’Io, diciamo, un incontro con una personalità. Di questo l’uomo non sa nulla. Egli sperimenta un tale incontro; sperimenta che avrà verso questa personalità un certo sentimento di amicizia, che intraprenderà con questa personalità qualcosa di comunanza. Supponiamo che egli lo sperimenti al di fuori del suo corpo eterico. Ciò può essere; ma egli non sa nulla di questo. Ora viene il momento del risveglio. Allora il corpo astrale e l’Io ritornano nel corpo eterico, portano la loro esperienza incontro al corpo eterico. Il corpo eterico porta quello che è in lui, il suo mondo di immagini, incontro al corpo astrale, e l’uomo sogna. Egli sogna un evento che ha intrapreso forse dieci, venti anni fa. Allora l’uomo si dice: Sì, ho sognato di quello che ho sperimentato dieci, venti anni fa. Ma forse, se riflette attentamente, è completamente cambiato. Però gli ricorda comunque qualcosa che ha sperimentato prima. Che cosa è propriamente accaduto? Se seguiamo precisamente il processo con l’aiuto della conoscenza chiaroveggente, vediamo che l’Io e il corpo astrale hanno sperimentato qualcosa che propriamente accadrà solo nella prossima incarnazione: l’incontro con una personalità, qualcosa che ha a che fare con questa personalità. Ma l’uomo non può ancora afferrarlo nel suo corpo eterico, che contiene solo, che può contenere solo le immagini della vita presente. Quando il corpo astrale scende, allora il corpo eterico riveste quello che propriamente appartiene alla vita futura con le immagini della vita presente. Questo processo strano e complicato accade propriamente continuamente con l’uomo mentre sogna.
Se prendete insieme tutto ciò che finora avete udito nella scienza dello spirito, non vi sembreà strano. Dobbiamo essere consci che in quello che esce dal nostro corpo fisico e dal corpo eterico, nel nostro corpo astrale e nel nostro Io, vi è dentro quello che nella prossima incarnazione vuole andare oltre. Quello che si prepara in noi per la prossima incarnazione. E se si imparano gradualmente i sogni a separare da quello che sono immagini della vita presente, così si impara la natura profetica dei sogni. La natura profetica dei sogni può veramente rivelarsi, solo bisogna imparare a spogliare i sogni dalle immagini presenti in cui sono rivestiti. Nei sogni bisogna guardare più al modo come si sperimenta che a quello che si sperimenta, e dirsi per esempio: Che io sogni di una personalità, ciò dipende dal tipo del mio corpo eterico, dal modo come il mio corpo eterico con le sue immagini presenti viene incontro agli eventi del corpo astrale. In quello che si sperimenta, bisogna, per riconoscere quello che è già preparato per la vita seguente, guardare più al modo per separarlo dall’immagine nel nostro corpo eterico. In verità, nei sogni abbiamo veramente in noi profeti stessi delle nostre future esperienze. È straordinariamente importante che portiamo lo sguardo adeguatamente su questo. La vita umana si rivela sempre più e più, quanto più la consideriamo come qualcosa di complicato. Si vorrebbe averla più semplice, ciò certo sarebbe più conveniente, ma è così che è complicata.
Vedete, l’uomo che sta nel mondo fisico esteriore non si rende conto che in lui tante cose sono contenute. Ora abbiamo imparato quello che in noi è contenuto come profeta di vite future. Ma molte altre cose sono ancora contenute in noi, e l’autoconoscenza dipende dal fatto che riconosciamo sempre più quello che in noi è contenuto, quello che in noi lavora, ci rende felici e infelici, perché tutte le cose che sono in noi ci rendono felici e infelici. Così gli uomini ordinariamente non si renderanno conto che hanno sperimentato prima di questa vita terrestre — non essi stessi, ma quello che li ha resi uomini terrestri — la vita lunare. Sappiamo qualcosa della vita lunare, anche della precedente vita solare e dell’antico stato di Saturno. Guardiamo anzitutto alla vita lunare! Attualmente certamente conduciamo la vita terrestre, ma la vita lunare era necessaria affinché la vita terrestre potesse realizzarsi. Nella vita lunare si preparò la causa della vita terrestre, e in un certo senso questa vita lunare è ancora in noi. Sulla Luna l’uomo era un chiaroveggente sognante. In immagini sognanti ha accolto in sé la realtà. Ma quello che noi sulla Luna eravamo, lo portiamo ancora oggi in noi, è in noi. Certo, l’uomo lunare è diventato l’uomo terrestre. Ma in questo effetto la causa è ancora dentro, portiamo ancora in noi l’uomo lunare. Se guardiamo a questo uomo lunare, possiamo dire: egli è in noi quello che chiamiamo il sognatore. In verità, portiamo tutti un sognatore in noi, un sognatore che propriamente, direi, è meno denso, che pensa e sente e vuole più sottilmente, ma che propriamente è più saggio di quanto siamo noi come uomo terrestre. Portiamo un sognatore in noi. Un uomo sottile portiamo tutti in noi. Mentre così camminiamo come uomini terrestri con i nostri pensieri, il nostro sentire e il nostro volere, è questo che lo sviluppo terrestre ci ha dato. Dallo sviluppo lunare qualcosa è rimasto in noi, che è un uomo sognante. Nel sognatore ci è dato più di quanto non abbiamo nei nostri pensieri, sentimenti e impulsi di volontà, e questo sognatore non è del tutto inattivo. Non consideriamo questo sognatore, ma facciamo molte cose, molto, di cui non ci rendiamo consci interamente, che il sognatore in noi dirige e guida. Lo disponiamo, ma il sognatore anche fa qualcosa in noi, dirige il nostro pensiero qua e là; per esempio, formuliamo una frase; il sognatore fa sì che pronunciamo la frase in un modo del tutto determinato, che le diamo una punta, la vestiamo in una certa sfumatura di sentimento. Questo sognatore è quello che dalla Luna è rimasto in noi. Voglio richiamare l’attenzione su una personalità eminente e mostrare come questo sognatore si manifesta in lei. Quando gli uomini nel corso della vita si conoscono l’uno l’altro o quando conoscono uomini eminenti attraverso la letteratura, gli uomini per lo più si occupano di quello che l’altro è come uomo terrestre e non di quello che è come sognatore, come poeta. In ciò però egli si esprime più profondamente.
C’è un grande scrittore: Emerson. Emerson aveva veramente la caratteristica di immergersi sempre così profondamente nell’oggetto che stava trattando, che gli si poteva facilmente dimostrare contraddizioni. Perché lui stava sempre interamente nell’oggetto che trattava e vi si assorbiva completamente e non considerava che quello che caratterizzava aveva contraddizioni con quello che aveva caratterizzato quando era immerso in un altro oggetto. Ma proprio in Emerson si nota sempre che, quando si immerge completamente in una persona o in un oggetto, lievi sottotoni del suo uomo lunare, che il sognatore parli muta. Emerson ha scritto due belle dissertazioni: una su Shakespeare come il rappresentante caratteristico del poeta; un’altra su Goethe come rappresentante dello scrittore. Ora gli uomini leggono la considerazione di Emerson su Shakespeare, leggono la considerazione su Goethe e poi sono soddisfatti, se ne accontentano. Ma si può andare oltre e dirsi: Non si sente qui qualcosa di particolare che risuona dolcemente in Emerson? E allora si scopre qualcosa di straordinariamente strano: Emerson non vuol caratterizzare soltanto Shakespeare come Shakespeare, ma vuol presentarlo come un esempio, come esemplare del poeta, ed è molto strano che, quando Emerson si immerge esattamente in Shakespeare, quello che accade quando si ode il lieve suono dei sottotoni che risuonano insieme.
Non mi attribuirete che io voglia dire qualcosa di denigrante su Shakespeare per campanilismo o per motivi nazionali. Naturalmente Shakespeare per me è il grande poeta, lo considero naturalmente come uno dei più grandi poeti di tutti i tempi. Ma voglio tirare fuori una volta i lievi sottotoni che Emerson fa valere mentre caratterizza Shakespeare. Dice che l’originalità propriamente non è quello che rende un uomo un uomo grande. Non si dovrebbe, quando si vuol caratterizzare un grande poeta, esigere che questa grande personalità fosse decisamente originale.
Ora si vede che Emerson, per caratterizzare Shakespeare, mette in evidenza che il poeta va ovunque per prendere quello che gli piace e metterlo nella sua poesia. Emerson si sforza quasi di scusare che Shakespeare non è originale, che ha raccolto da dappertutto, da fonti italiane, spagnole, francesi e tedesche e naturalmente dalla storia inglese, tutto quello che ha elaborato nella sua poesia. È molto strano che Emerson, che si è immerso così affettuosamente in Shakespeare, usi verso Shakespeare le seguenti parole per caratterizzare Shakespeare: «Gli uomini grandi si distinguono più per larghezza di spirito e per l’altezza del punto di vista da cui guardano in basso che per l’originalità. Se esigiamo quell’originalità che come un ragno trae il proprio tessuto dalle sue stesse viscere, che essa stessa trova l’argilla, ne forma pietre ed erige la casa, allora gli uomini grandi non sono affatto originali. L’essenza della vera originalità di valore non risiede nella dissomiglianza da altri.»
Così scusa Shakespeare che è così poco originale, che ha raccolto dappertutto tutto. Sì, va così lontano da dire: per comprendere Shakespeare bisogna guardare a tutto il pubblico inglese di quel tempo, al cui gusto Shakespeare si sforzava di andare incontro. Parole strane Emerson parla su Shakespeare: «È facile riconoscere che tutto quello che nel mondo è stato fatto e scritto meglio non era l’opera di un uomo, ma veniva a termine attraverso un lavoro diffuso e comune, dove mille come uno, tutti spinti da un impulso, mettevano mano.» E la cosa più strana che Emerson dice su Shakespeare, che lo caratterizza affettuosamente, la cosa più strana, le prego ascoltate. «Tra gli scrittori è diventata una sorta di regola pratica che chi una volta si è mostrato capace di creare originali, da allora in poi può anche rubare le opere altrui in modo discreto.»
Così Emerson cerca di assegnare a Shakespeare proprio il suo posto nel mondo mostrando che grandi uomini rubano ad altri. Che propriamente i motivi dei suoi molti lavori sono stati rubati insieme. Si può trovare questo inizialmente come un leggero sottotono nella caratterizzazione shakespeariana di Emerson.
Ora ci rivolgiamo alla considerazione affettuosa di Goethe. Emerson caratterizza Goethe come colui che rappresenta lo scrittore. Ma verso Goethe Emerson dice: La natura è dappertutto predisposta affinché le sue meraviglie siano espresse. Ogni pietra, ogni pianta, ogni essere in natura aspetta una volta di essere espresso attraverso l’anima dell’uomo. Lo scrittore sarà sempre in connessione immediata con la natura. È come se il creatore stesso avesse preparato il pensiero che lo scrittore una volta appaia. È strano, dice ora Emerson riguardo a Goethe, come questo uomo, riguardo alla sua dote, non debba nulla al suo popolo, al suo paese, al suo ambiente, ma come tutto zampilla da lui stesso. Anche riguardo a verità e errore decide Goethe da solo, tutto proviene da lui stesso.
Quando Emerson caratterizza Goethe, cerca di riunire concetti da tutti i lati; mentre caratterizza Shakespeare come un grande ladro, presenta Goethe come una persona dal centro del mondo, come la natura stessa. Ascoltiamo alcuni passi che Emerson parla riguardo a Goethe: «Il segreto del genio è di non tollerare che una bugia permanga per noi. Rendere tutto di cui siamo consci una verità, nella raffinatezza della vita moderna, nell’arte e nella scienza, nei libri e negli uomini risvegliare fede, certezza e fiducia. E all’inizio come alla fine, nel mezzo della strada come per tempi infiniti, onorare ogni verità per il fatto che non solo la riconosciamo, ma la facciamo una regola della nostra azione.» O dice di Goethe: «Ai miei occhi lo scrittore sta come un uomo la cui posizione era stata prevista nel costruire il mondo.»
Shakespeare lo caratterizza così: è come il pubblico vuole; Goethe come un uomo che era stato pensato dall’inizio del mondo; al compito, alla posizione «che egli occupava non deve nulla, ma entrò nel mondo dalla sua nascita come un genio libero e vigilante …» o: «È tutto occhio e si rivolge istintivamente dove risiede la verità. Ditegli qualcosa, saprà subito se è vero o falso. Gli è odiato raccontare di nuovo le storie delle vecchie, e se hanno avuto la fiducia dell’umanità per mille anni, ancora farsi prendere in giro da loro.»
Questa frase sta nella caratterizzazione di Goethe. Nella caratterizzazione di Shakespeare sta che non può fare abbastanza ovunque, particolarmente raccogliere tutto quello che è scritto. È, direi, in modo meraviglioso riuscito a Emerson di elaborare nella caratterizzazione di Shakespeare e Goethe la differenza tra Shakespeare e Goethe. Ma allora si può trovare dal sentimento ciò che il sognatore in entrambi forma, cioè come Emerson è arrivato a caratterizzare Shakespeare come un grande ladro e a caratterizzare Goethe come un grande alleato della verità. È straordinariamente interessante, perché non è voluto dalla coscienza; ma questo alito è diffuso sopra entrambe le considerazioni.
Vedete, c’è ancora una lettura che è diversa dal semplicemente prendere un libro e leggerlo. L’importante delle cose non lo si sperimenta se le si prende solo singolarmente in sé, ma quando le si confronta, quando se ne lascia agire un’accanto all’altra.
Ho dovuto portare questo esempio perché veramente in Emerson spesso parla il sognatore. Così realmente si poteva scoprire visibilmente come due personalità parlano in lui: quello che i lettori ordinari trovano come contraddizioni, Emerson lo sapeva comunque. Finalmente ci sono in Emerson contraddizioni così grosse che devono saltare all’occhio a tutti. Da una parte chiama gli Inglesi il primo popolo del mondo, dall’altra mette i Tedeschi più in alto. Una volta è dall’autocoscienza, una volta dal sognatore è parlato. Ed è particolarmente interessante quando si leggono semplicemente i due finali delle considerazioni su Shakespeare e Goethe uno dopo l’altro. Con Shakespeare Emerson arriva a dire: tutti coloro che finora hanno operato non hanno ancora raggiunto quello che il poeta è nel mondo: «Il mondo ancora attende il poeta-sacerdote.» C’è qualcosa come una rinuncia che come sentimento passa attraverso la considerazione shakespeariana alla fine. Alla fine della considerazione goethiana è esattamente il contrario: si è stimolati da lui a onorare ogni verità per il fatto che non solo la riconosciamo, ma la facciamo una regola della nostra azione. Mentre una frase di rinuncia sta alla fine della considerazione shakespeariana, una frase di fiducia sta alla fine della considerazione goethiana.
Viviamo ora in un tempo dove importa considerare un poco queste cose, riconoscere un poco queste cose. Allora scopriremo che in ogni uomo questo sognatore vive; si annuncia negli atti delle persone, e mentre può essere contemplato nella coscienza chiaroveggente, possiamo riconoscerlo nella vita ordinaria quando studiamo gli uomini. Possiamo farlo con Emerson. Studiare Emerson è di interesse.
Questo sognatore in noi è quello su cui agisce tutto quello che, senza che lo sappiamo, agisce su di noi dal mondo spirituale. In quello che noi come uomini terrestri viviamo, facciamo pensieri, formiamo impulsi di volontà. Quello che così sappiamo è quello che troviamo dalla nostra vita. Ma nei nostri sogni giocano le ispirazioni degli Angeli, gli esseri degli Angeloi, e questi sono di nuovo ispirati da entità delle gerarchie superiori. Nei nostri sogni entra, in un uomo più, in un altro meno, quello che è più saggio di quello che abbiamo dalla nostra vita quotidiana, di tutto quello che nel cosciente della vita quotidiana nel pensare, sentire e volere comprendiamo. Quello da cui siamo guidati, quello che è più di quello che l’uomo terrestre è e era, questo entra nel nostro sognatore.
Vedete, questo sognatore è anche quello che può provocare molto in noi, ma ora inconscio. Certo, tutto quello che dal mondo superiore attraverso le vie degli esseri che appartengono alle gerarchie degli Angeloi agisce su di noi, agisce sul sognatore; ma anche tutto l’arimanico, tutto il luciferino agisce anzitutto sul sognatore, agisce veramente nel sognatore, e una gran parte di quello che gli uomini, direi, non del tutto dalla loro coscienza, ma da istinti fanno valere, questo è agito dal mondo spirituale nel sognatore.
Anche per questo voglio darvi un esempio. Voglio questo esempio dalla storia più ampia del tempo. Vi ho detto più volte che si conoscono i popoli europei per il fatto che si comprende come l’anima popolare parla agli italiani attraverso l’anima senziente, ai francesi attraverso l’anima razionale-affettiva, agli inglesi attraverso l’anima cosciente, ai tedeschi attraverso l’Io, ai russi attraverso lo Spirito vitale. Ma questo parlare attraverso lo Spirito vitale condiziona che nei Russi oggi siano istinti che si svilupperanno solo nel futuro. Solo in un lontano futuro verrà alla luce quello che l’anima popolare russa ha da dire, quando una volta l’anima umana si sia sviluppata fino allo Spirito vitale. Perciò tutto quello che appare in Oriente ha ancora qualcosa di germinale. Ma questi popoli dell’Oriente sentono istintivamente che appartengono a un’altra corrente culturale. Sentono che devono aspettare. Ma nessun uomo aspetta volentieri quando si fa affidamento sulla sua coscienza presente. Questo è il fatto: devono aspettare e consapevolmente accogliere ciò che la cultura europea è. Al contrario vive in loro l’istinto che hanno da guidare e da condurre, che non possono uccidere abbastanza velocemente l’Europa, mentre il corso naturale è che in Europa centrale si sviluppa quello che può svilupparsi dal dialogo dell’anima popolare con l’Io.
Nella anima popolare russa sta il fatto che ha da andare a scuola presso l’Europa centrale, e quando ha elaborato quello che viene preparato in Europa centrale, allora potrà contribuire quello che ha da contribuire alla cultura europea. Invece avviene qualcosa in istinti disordinati, caotici, da cui possiamo vedere che questi istinti nel sognatore sono stimolati da ogni sorta di impulsi arimanici e luciferini. Questi impulsi arimanici e luciferini sono propriamente la causa che l’Oriente si è rivolto contro la Germania in modo così spaventoso. Vedete, c’è uno spirito dal cui sognatore parla — Jushakow. Voglio richiamare l’attenzione sulle idee di questo spirito, che nel 1885 si è pronunciato sulle relazioni della cultura russa con la cultura inglese; e si vorrebbe che molte persone del presente arrivassero a tali idee che poco tempo fa sono scaturite da un cervello russo e sono state da lui annotate. Dobbiamo considerare queste idee non secondo il loro contenuto, ma come sintomi di quello che vive in tutto il popolo russo.
Jushakow dice: abbiamo l’Occidente marcio, che è maturo per la rovina. Tutto quello che è in Occidente ha avuto il suo tempo, deve dissolversi. La Russia deve entrare. Ma la Russia non deve solo coltivare l’Occidente, redimere l’Occidente dalla sua barbarie, bensì la Russia deve redimere tutto il mondo, in particolare l’Asia. E questa redenzione dell’Asia per l’anima Jushakow la rappresenta nel modo seguente.
Guardiamo verso l’Asia. La cultura propriamente asiatica è provenuta dall’Iran. Questa cultura persiana è provenuta da Ormuzd; questi Persiani hanno riconosciuto la lotta tra Ormuzd e Arimane, e si è visto come i Persiani hanno fatto tutto per diffondere le benedizioni di Ormuzd in Iran. Ma allora vennero i popoli turaniani, che erano dipendenti da Arimane, e continuamente hanno oppresso, combattuto, vinto la cultura di Ormuzd. Prima Ormuzd e Arimane combattevano in Iran. Ma quando vediamo come i popoli europei si sono comportati verso questa cultura di Ormuzd, vediamo come la bella cultura di Ormuzd si è diffusa in regioni di cui gli Inglesi soprattutto si sono impadroniti. Gli Inglesi si sono mostrati verso la cultura di Ormuzd come i peggiori barbari. La Russia ha molto da rimediare in Asia da quello che questi maledetti Inglesi hanno fatto in Asia. Gli Inglesi sono andati là, si sono impadroniti di intere parti dell’Asia, hanno sfruttato e succhiato la cultura di Ormuzd. Che cosa se ne sono fatti gli Inglesi? Uno Inglese se l’immagina che questa cultura è per lui; un tale Inglese dice che tutta questa Asia non è per nulla altro che per vestirsi di tessuti inglesi, combattere gli uni contro gli altri con armi inglesi, lavorare con strumenti inglesi, mangiare da vasi inglesi e giocare con orrori inglesi. La cultura dell’Asia non è per nulla altro. Tutta l’Asia sarebbe una preda dell’Inghilterra. Si esprime molto precisamente: «L’Inghilterra sfrutta milioni di Indù, la sua intera esistenza però dipende dall’obbedienza dei vari popoli da cui è abitata la ricca penisola; io non desidero al mio paese nulla di simile — posso solo rallegrarmi che sia sufficientemente lontano da questo stato così splendido come triste.» Scritto nel 1885 in lingua russa da Jushakow. Che cosa hanno fatto i Russi? — dice Jushakow — i Russi non potevano farlo finora come l’hanno fatto i popoli dell’Europa occidentale, come l’hanno fatto gli Inglesi, che illegittimamente hanno fatto irruzione e si sono impadroniti di quello che era in Asia come cultura di Ormuzd. Sono andati solo dove era la cultura di Arimane e hanno trattenuto i popoli in cui Arimane agiva, affinché non potessero danneggiare ulteriormente quello che Ormuzd ha realizzato per l’Asia. Dopo che i Russi hanno liberato i popoli dell’Asia dal malvagio Arimane, hanno da liberarli da quello di cui gli Inglesi hanno peccato contro la cultura di Ormuzd in quelle regioni. Affinché possano preparare quello che ulteriormente hanno come compito per l’Asia, dopo che hanno liberato l’Asia da Arimane, hanno ancora da rimediare quello che i popoli europei, in particolare gli Inglesi, hanno fatto alla cultura di Ormuzd. E se si chiede perché questi popoli non possono continuare la cultura di Ormuzd, risponde a questa domanda dicendo che questi popoli sono caduti nell’industrialismo e nell’individualismo, che prima pensano sempre solo a se stessi, mentre i Russi pensano a se stessi per ultimo. Tali persone non si possono usare; e mentre hanno intrecciato l’industrialismo con il loro individualismo, sono diventati i succhiasangue dell’Asia. La Russia porterà altre connessioni: la connessione dei gloriosi cosacchi con il contadino che ara la natura. E da questa connessione sorgeranno i liberatori dell’umanità in Asia. Il liberatore dello sviluppo umano sorgerà in Asia. — Questo è l’ideale di Jushakow: che dalla connessione dei cosacchi con il contadino che ara la terra sorga il liberatore del mondo.
Vedete, miei cari amici, un ideale costruito, che vi lascerà scarsamente in dubbio che dallo spirito di Arimane qualcosa nel proprio spirito di Jushakow, e propriamente nel sognatore, ha agito. Ma questo agire nel sognatore ha gradualmente come umore popolare complessivo provocato quello che in questo Oriente dell’Europa come umore popolare è oggi da trovarsi; perché si ha a che fare qui con un umore popolare, come è venuto a espressione nelle parole di Jushakow.
Vedete, volevo anche indicare che c’è qualcosa con la scienza dello spirito, che ci fa guardare sempre più profondamente, che ci fa guardare sempre più dentro quello che gli uomini dicono e sognano; perché questo sognatore portiamo tutti noi, questo sognatore è in tutti noi. Su questo sognatore hanno potenza buone, su questo sognatore hanno potenza cattive.
Come portiamo questo sognatore in noi, che la natura lunare ha portato in noi, così portiamo in noi anche l’uomo solare dallo sviluppo solare. Lui certamente non può più sognare. È costruito nella sua coscienza secondo la natura delle piante. Un uomo vegetale dormiente o solare portiamo in noi. E poi portiamo in noi anche un completo morto, come morto di pietra l’uomo saturniano. Così come l’uomo solare che ora dorme, portiamo in noi colui che ancora più profondamente nella sua coscienza, che sta sotto la coscienza del sonno, l’uomo saturniano. Quello che in noi è sognatore, è uomo lunare; quello che in noi vive con la continua coscienza del sonno, è uomo solare; e l’uomo saturniano giace, direi, come la nostra causa più antica, come il nucleo più interiore in noi. Ma questo uomo saturniano ha un significato profondo nella nostra intera vita. Tutte quelle conoscenze che l’uomo oggi conquista, sia nella vita esterna sia nella scienza, sorgono dal fatto che il mondo esteriore agisce sull’uomo come sull’uomo saturniano. Questo effetto non giunge alla coscienza dell’uomo, ma è presente. Quello che pensiamo, sentiamo, vogliamo, penetra fino all’uomo saturniano. E questo uomo saturniano è quello che alla nostra terra in ultimo rimane da noi, indipendentemente da se bruciamo il corpo fisico, indipendentemente da se decompostiamo.
Quello che il sognatore è, non rimane; quello che l’uomo solare è, non rimane. L’uomo saturniano va in fine, fine particelle di polvere nel mondo elementare della terra; questo rimane, e porta sempre le tracce di quello che era in noi. Potete oggi trovare, se esaminate il mondo elementare, quello che, anche se in fine particelle, è stato il residuo di Abramo, Platone, Socrate, Aristotele; potete trovare quello che era il loro uomo saturniano. Quello che l’uomo saturniano era, viene dato alla terra, rimane con la terra, rimane con il nostro carattere costante nella terra.
Non era così nei tempi precedenti. È così propriamente nel tempo presente, dal quindicesimo e sedicesimo secolo in poi. Prima l’intera uomo si dissolveva; solo coloro che come Abramo, Platone, Socrate avevano preceduto il loro tempo, davano i loro resti alla terra. Ora naturalmente è gradualmente così per tutti gli uomini. Questo è propriamente il caratteristico: tutto quello che attualmente è conquistato per mezzo della scienza esterna, si imprime in questo uomo saturniano e va con questo uomo saturniano nella terra.
Tutto quello che l’uomo altrimenti ha, va perso, si dissolve nel cosmo, quando la terra una volta giunge al suo fine. Quello che avete come minerali, piante, animali intorno a voi, perisce; solo quello che siete stati come uomo saturniano rimane come fine particelle di polvere, va dall’essere terrestre all’esistenza gioviana e forma allora il solido ossature di Giove. Questi sono i veri atomi per Giove. Coloro che oggi studiano scienza esterna, che oggi pensano esternamente, agiscono sul loro uomo saturniano in modo che in questo uomo saturniano formano gli atomi per Giove. Per questo Giove riceve i suoi atomi. Ma se solo fosse questo, allora tutto Giove sorgerebbe in modo che propriamente sarebbe solo una sfera minerale o simile a minerale, in cui nessuna pianta potrebbe crescervi. Quello che potremmo portare sul Giove attraverso il nostro uomo saturniano realizza solo che il Giove sarebbe una sfera minerale. Le piante non potrebbero crescervi. Se le piante devono crescere su Giove, allora l’uomo solare in noi deve anche ricevere qualcosa. Questo uomo solare in noi riceve solo propriamente qualcosa da adesso in poi e nel futuro per il fatto che gli uomini assorbono concetti della scienza dello spirito in sé, perché quei concetti che prendiamo fuori, che prendiamo dalla scienza esterna, vanno nell’uomo saturniano. Quello che prendiamo come pensieri della scienza dello spirito, va nell’uomo solare. Perciò la scienza dello spirito esige più attività. Per questo i suoi pensieri si distinguono dai pensieri della scienza esterna, per il fatto che sono attivi. Devono essere compresi vivacemente, non ci si può comportare passivamente verso il pensiero come fuori nel mondo. Nella scienza dello spirito tutto deve essere pensato attivamente, dobbiamo essere interiormente attivi. Questo agisce sul nostro uomo solare. E se non ci fosse un essere solare nell’uomo, sorgerebbe un Giove su cui tutto è minerale, dove non ci sarebbe un mondo vegetale. Gli uomini che si sviluppano spiritualmente portano qualcosa su cui il Giove viene a un mondo vegetale. Con l’essere solare in noi portiamo quello che diventa il mondo vegetale; e si ha solo bisogno di rifiutare la scienza dello spirito, per rendere Giove spoglio. Potremmo adesso fondare questa scienza dello spirito, affinché su Giove ci sia vegetazione.
Ma noi studiosi della scienza dello spirito non siamo così che parliamo come altri uomini che l’abbiamo portato «così meravigliosamente lontano». Ascoltate un medico del presente, che sta così propriamente sul punto di vista del presente, o ascoltate un filosofo del presente e così via; dicono: non abbiamo nemmeno bisogno di andare così lontano indietro, là incontriamo gente che propriamente non era nulla; un uomo come Paracelso propriamente era un idiota, e il maestro di ginnasio di oggi è più saggio di Platone. Questa è una filosofia che è stata già schernita da Hebbel. Come idea drammatica nel suo diario si trova l’idea che un maestro di ginnasio avesse il Platone reincarnato nella sua classe. Hebbel voleva rappresentare questo come figura drammatica e mostrare come il maestro prendesse il Platone reincarnato, che assolutamente non poteva comprendere nulla di quello che il maestro diceva su Platone. Hebbel voleva rappresentare questo in un dramma. È veramente un peccato che non l’abbia rappresentato in un dramma, perché è veramente un’idea molto bella.
Ma noi non stiamo sul punto di vista che l’abbiamo portato «così meravigliosamente lontano». Stiamo su un altro punto di vista. Quello che ora si chiama filosofia sta sul punto di vista elevato: quello che sta dieci anni indietro è già un punto di vista superato. Noi sappiamo, certo, che oggi dobbiamo esprimere la scienza dello spirito così come l’esprimiamo; sappiamo però anche che verrà un tempo dove quello che ora esprimiamo come scienza dello spirito sarà un nonsense nel futuro, dove deve essere agito molto diversamente dentro l’umanità. Quello che ora come scienza dello spirito dobbiamo esprimere ha la forma del presente, estrae dall’eternità quello che è a beneficio e vantaggio del presente. Ma verrà un tempo che avrà bisogno che così come influenziamo l’uomo solare, cerchiamo di agire anche sul sognatore, come tutta la nostra scienza esterna agisce sull’uomo saturniano. Quello che la scienza esterna dall’uomo saturniano produce, fonda il Giove come massa minerale; quello che la scienza dello spirito dall’uomo solare produce, fonda la sua vegetazione. Quello che vita animale sarà su Giove, sarà formato da qualcosa che seguirà la nostra attuale scienza dello spirito, sarà fondato da quello che sarà il futuro della scienza dello spirito. Poi segue ancora qualcosa che agisce sull’uomo su Giove; anche questo sarà formato, e questo ci darà la base per l’effettiva cultura gioviana.
Così nel presente siamo nel periodo dove prepariamo per Giove attraverso la scienza esterna il nucleo minerale, e dove la scienza dello spirito agisce sul suo essere vegetale e fonda la vegetazione su Giove. Verrà qualcosa che agisce sul sognatore, che allora causa il mondo animale del Giove. E solo allora quello che corrisponde a quello che ora l’uomo produce attraverso il pensiero, il sentimento, il volere, che viene guidato da una saggezza superiore, quando lo sviluppo terrestre è finito, affinché l’uomo stesso possa portarsi come uomo a Giove.
Così siamo nello sviluppo della terra, così vediamo dal nostro proprio umano come siamo collocati nel grande mondo, nel macrocosmo. E così sappiamo che non facciamo nulla che non sia importante. Così sappiamo che mentre facciamo insieme la scienza dello spirito, promuoviamo la vegetazione di Giove, che attraverso quello che esprimiamo a parole, creiamo quello che nel divenire gioviano del mondo del futuro viene consegnato.
Pensate, miei cari amici, ho già detto che tutto quello che è mondo minerale si disperde nel mondo, tutto quello che è mondo vegetale si disperde, tutto quello che è mondo animale si disperde. Nulla va dalla terra oltre le parti minerali dell’uomo, dalle parti saturniane degli uomini. Dalle minerali, piante e animali nulla va su Giove. Solo quello che è ora in noi come uomo saturniano va oltre; quello diventerà il regno minerale su Giove.
Non so se alcuni dei nostri amici si ricordano del nostro punto di partenza, come abbiamo fatto considerazioni su queste cose molti anni fa a Berlino — prima in un piccolo gruppo, alcuni di quelli presenti l'hanno sperimentato — meditazioni su queste cose. Immaginiamoci il Giove successivo. Che cosa sono gli atomi gioviani? Sono le parti saturniane dell’uomo attuale. E nonsense è parlare di atomi come i fisici lo fanno. Quello che l’uomo su tutta la terra conquista va nell’uomo saturniano e diventa atomi gioviani. Parlare del fatto che nelle nostre minerali, animali e piante stia quello che il fisico vi cerca, è pura nonsense. Quello che sono atomi terrestri si è preparato nell’essere lunare; è quello che ci preparerebbe a uomini solari, come adesso prepariamo il nostro uomo saturniano. Ho parlato una volta prima dell’atomo, come preparato dall’intero cosmo. Potete ritrovarlo in quelle lezioni più antiche che sono state tenute molto all’inizio della nostra attività a Berlino. Ora posso solo farlo brevemente, data la premessa di quello che abbiamo sperimentato nel frattempo.
Ma anche quello che sono le nostre stelle, i fisici esterni, il sole fisico, la luna fisica, che vediamo nel cosmo — così come il fisico la vede, non è così. I fisici sarebbero molto meravigliati se una volta potessero andare al sole e controllarvi quello che il sole propriamente è. Troverebbero assolutamente non quello che si sono costruiti. Sarebbero molto meravigliati da quello che vedrebbero. Quello che si troverebbe, se una volta si potesse andare là — in modo contemporaneo sarebbe in un pallone aereostatico del futuro, in un pallone eterico — sarebbe, direi, strano. Quello che i fisici costruiscono, non lo troverebbero; assolutamente nessun corpo fisico troverebbe. Sembra solo così. Quello che ci circonda come sole, luna e stelle appartiene al tutto che è sorto dopo lo sviluppo lunare. Dopo lo sviluppo lunare non solo la luna è andata in rovina, ma tutto quello che è cosmo visibile è allora entrato nella notte. E tutto quello che esiste nel cosmo appartiene propriamente alla Terra, di modo che quando la terra una volta andrà in rovina, non solo il regno vegetale e animale andrà in rovina con la terra, ma tutto quello che è fuori nel cosmo se ne andrà; la forma attuale delle stelle andrà in rovina nella notte. E allora si costruisce quello che Giove sarà. I suoi atomi saranno le parti saturniane degli uomini. Il suo ambiente sarà completamente diverso dal nostro ambiente terrestre.
Se considerate tutto questo, allora una persona che oggi capisce tutto questo, potrebbe dire il seguente: che cosa rimane dalla terra presente, quando lo sviluppo terrestre sarà al fine? Il regno minerale, vegetale, animale, tutto si disperde, sparisce. Quello che l’uomo oggi come uomo conquista, quello che oggi forma dalla giudizio esterni, va al regno minerale di Giove; quello che conquista come scienza dello spirito, va oltre come uomo solare e fonda la vegetazione; quello che parliamo — le parole — va oltre; quello che avviene di morale, va oltre.
Non potrebbe allora colui che alla completa evoluzione terrestre doveva dare significato e direzione, non potrebbe dire una parola del tutto particolare: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»? — Non cominciamo adesso a comprendere il significato straordinariamente profondo delle parole del Cristo: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno»? Non è questo letteralmente vero?
Parole che scaturiscono dalla scienza esterna e agiscono sull’uomo saturniano, vanno oltre e formano gli atomi di Giove. Parole che scaturiscono dalla scienza dello spirito e agiscono sull’uomo solare, vanno oltre e formano la vegetazione di Giove; quello che allora agisce sul sognatore, va oltre e forma il regno animale di Giove; e quello che l’uomo conquista di morale e attraverso parole della scienza dello spirito del futuro, diventerà l’uomo di Giove. Parole saranno, saggezza di pensiero saranno. Questo persisterà. Quello che gira intorno nel cosmo, passa. «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.»
Così notiamo gradualmente come da questa fucina centrale che chiamiamo il mistero del Golgota, fluiscono parole di profonda saggezza. Fluiscono da lì. Ho detto una volta: l’intero successivo sviluppo terrestre esisterà per comprendere gradualmente quello che ha detto colui che è passato per il mistero del Golgota. Oggi ho tentato, da tutta la scienza dello spirito che finora abbiamo esercitato, di spiegarvi una parola: le parole del Cristo: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.» Sempre di nuovo verranno genti che altre parole del Cristo da quello che la scienza dello spirito sa spiegare interpreteranno. Molto dovrà venire per comprendere il pieno significato delle parole del Cristo, perché sono parole direttive, parole che vengono date dallo spirito, che però solo nel corso del tempo da tutto quello che viene fatto da scienza dello spirito, comprese saranno.
Se convertiamo questo in un sentimento, allora otteniamo per la prima volta un sentimento dell’unicità straordinaria del mistero del Golgota; otteniamo attraverso la percezione che si guarda all’infinito, quella meravigliosa conoscenza di quello che la terra significato dà dal principio del cosmo fino alla fine del cosmo — il mistero del Golgota.
Avevo oggi, miei cari amici, il compito, perché di nuovo verranno alcune settimane dove non potremo parlare insieme, di parlare di qualcosa che possiamo assorbire nelle nostre anime e su cui molti, molti riflettere nelle prossime settimane. Volevo mettere alcuni pensieri nella vostra anima, che poi potete costruire ulteriormente. Questo è stato sempre il nostro compito spirituale estiva: che quello che ha trovato posto nelle nostre anime, lo costruiamo ulteriormente, e che attraverso questo le nostre anime diventino più vivaci e più mature; perché non per il fatto che assimiliamo la scienza dello spirito come qualcosa di teorico, non solo per il fatto che solo assimiliamo idee, avanziamo nella scienza dello spirito, ma per il fatto che trasformiamo questi pensieri nella nostra intera vita dell’anima, nel nostro sentimento vivace. Sì, se lasciamo che questo pensiero di stare dell’uomo nel macrocosmo agisca sulla nostra anima, ci sentiamo come uomini nel tutto dentro. Tutto il piccolo coraggio, tutta la timidezza, tutta la disperazione deve scomparire di fronte alla grandezza di questo pensiero. Dobbiamo sentirci come uomini così prima in tutta l’umiltà. E tutto quello che come scienza dello spirito possiamo assorbire in noi e quello che vivace della scienza dello spirito può agire in noi e dovrebbe agire — quello che finora è sempre stato il nostro principio — dobbiamo nel presente enfatizzarlo proprio specialmente; perché sempre di nuovo e di nuovo nei nostri insegnamenti nel presente dovremo ricordare quello che così ammonitore sta negli grandi eventi del tempo, sempre di nuovo dovremo pensare a coloro che ci lasciano i loro corpi eterici nei giovani anni, che una grande assistenza sarà per la spiritualizzazione della cultura futura. Se questa spiritualizzazione ha da accadere, allora devono esserci anime che qualcosa comprendono di questi nessi spirituali, che guardano in alto in questo mondo e sanno: là in alto non è solo quello che ci si chiama nel senso astratto attrazione, ma lì sono i morti viventi, quello che hanno dato dalla loro propria vita a un’umanità terrestre, i corpi eterici non consumati. Le anime devono cooperare, i cui pensieri salgono a quello che scorre verso il basso dai corpi eterici non consumati dei prematuro scomparsi.
Che penetriamo le nostre anime di questa confluenza dello spirituale con il terrestre, soprattutto con tutti i nostri pensieri, con quello che è in noi già spirituale, guardare verso lo spirituale: questo lo compendo verso la fine sempre nelle parole che devono formare anche la conclusione della nostra considerazione di oggi:
Dalla forza dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo
Sorgerà il frutto dello spirito — Le anime guidino consapevolmente del spirito Il loro senso nel regno dei spiriti.
Miei cari amici, dedichiamo anzitutto il nostro ricordo a coloro che si trovano sui grandi campi degli eventi del presente
Spiriti delle nostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali portino la supplichevole amore delle nostre anime
Alla loro custodia fidata dei terrestri,
Affinché, unite alla vostra potenza, le nostre suppliche
Risplendano salutari
Alle anime che le cercano con amore.
Per coloro che per effetto di questi eventi hanno già varcato la porta della morte:
Spiriti delle nostre anime, vigili operanti,
Le vostre ali portino la supplichevole amore delle nostre anime
Alla custodia fidata dei celesti,
Affinché, unite alla vostra potenza, le nostre suppliche
Risplendano salutari
Alle anime che le cercano con amore.
Lo Spirito che noi cerchiamo attraverso la nostra ricercata conoscenza dello spirito, lo Spirito che per la salvezza della Terra, per la libertà e il progresso dell’umanità è andato attraverso il mistero del Golgota, sia con voi e con i vostri gravi compiti!
Desidero in questa odierna straordinaria considerazione richiamare alla memoria molti argomenti che hanno costituito l’oggetto dei nostri vari sviluppi e che oggi desideriamo riunire sotto un determinato punto di vista, facendo brillare raggi di luce da qua e da là su quanto già considerato. È questo infatti il pregiudizio che si contrappone alla presunzione di accogliere la conoscenza della scienza dello spirito nel nostro tempo: che così pochi sospettano quale parte minuscola di ciò che l’uomo in realtà compie in ogni ora, in ogni istante, sia quella che l’uomo possiede nella sua coscienza ordinaria come uomo del mondo fisico. Si deve solo considerare come l’uomo avrebbe poca capacità di vivere affatto, se volesse avere in coscienza tutto ciò che è necessario per vivere. È sempre di nuovo e ancora enfatizzato come poco l’uomo oggi ancora sa — prendiamo solo inizialmente i puri compiti fisici della sua vita — come il cervello, il fegato, il cuore e così via in realtà lavorano per realizzare ciò che l’uomo deve realizzare, affinché esista come essere fisico sulla Terra. Ma tutto ciò che l’uomo così deve realizzare solo per lo sviluppo della sua vita fisica esterna, tutto ciò egli deve farla. E considerate come poco l’uomo possa accompagnare ciò con la sua coscienza. Basta fissare lo sguardo anche al più insignificante avvenimento della vita, e già si vede: l’uomo come essere cosmo, come essere terrestre è una cosa, e ciò che si può chiamare l’uomo cosciente è qualcosa di completamente diverso; è qualcosa che, in relazione a ciò che l’uomo è nel suo intero ambito, è qualcosa di molto piccolo, veramente molto piccolo. E così non potrebbe meravigliare nessuno che nella natura umana nasca l’impulso di estendere sempre questo piccolo uomo cosciente su quel territorio che si apre quando si considera l’uomo come essere cosmico. Vogliamo fare proprio questo oggi secondo punti di vista che già ci si sono presentati, che desideriamo solo considerare nuovamente in un diverso contesto.
La nostra esistenza conscia come uomo inizia in una certa relazione attraverso le nostre percezioni sensoriali, in tal modo che percepiamo del mondo esteriore con i nostri sensi. Che i nostri sensi percepiscono, cioè che impressioni si fanno sui nostri sensi, e queste impressioni sorgono attraverso determinati processi, è qualcosa di completamente diverso dal fatto che ne abbiamo coscienza. Immaginate di poter dormire — come fanno i lepri — non con gli occhi chiusi ma con gli occhi aperti: allora l’ambiente dell’occhio, quando non è completamente buio, farebbe sempre impressioni sugli occhi, e solo la coscienza di queste impressioni verrebbe a mancare. Così in realtà gli orecchi sono sempre aperti, e ogni suono, tutto ciò che durante il giorno nello stato di veglia è accompagnato da coscienza, si svolge naturalmente allo stesso modo nei processi dell’orecchio quando l’uomo dorme. Tutti i nostri organi sensoriali possono sempre essere impegnati nel processo intero della vita terrestre; ma ciò che essi hanno come significato per noi dipende dal fatto che accompagniamo questo processo degli organi sensoriali con la coscienza. Perché solo ciò che prendiamo nella nostra coscienza è nostro come uomo terrestre.
Ha dunque ciò che noi chiamiamo le nostre percezioni sensoriali, la capacità percettiva dei nostri occhi, orecchi e così via, solo un significato per noi come uomini terrestri oppure ha ancora una qualche altra importanza cosmica? Questa domanda si può rispondere solo se si tenta, con l’aiuto della conoscenza chiaroveggente, di formarsi un’opinione su ciò che realmente è ciò che vediamo dalle stelle dello spazio cosmico. Non è vero, colui che sta dal punto di vista della nostra fisica materialistica dice: Ebbene, quando vediamo il pianeta, è la luce del Sole che cade lì e viene riflessa indietro, e in questo modo vediamo il pianeta. — Così si vedono gli oggetti della nostra Terra. Il fatto che si vedano così anche i pianeti è dedotto dai fisici solo per analogia, perché non c’è alcun fondamento, neppure nel minimo grado applicabile, che quello che è valido per la nostra Terra — la conclusione che la luce illumina gli oggetti e, quando viene riflessa, gli oggetti diventano visibili — che valga anche per i corpi celesti. Nessun fondamento esiste per estendere questa conclusione all’universo. Riguardo alle stelle fisse questi fisici dicono: Ebbene, esse brillano semplicemente da sole. Mi ricordo ancora, quando ero un ragazzo abbastanza giovane, di aver chiesto a un antico compagno della scuola di villaggio: Come imparate voi la luce? Avevo già allora ascoltato con una certa scetticismo infantile la cosiddetta causa reale della luce, cioè di tutte quelle piccole sfere di etere danzanti e onde di luce; ma il ragazzo che era stato istruito al seminario non aveva ancora sentito nulla di tutto ciò e disse: Abbiamo sempre solo sentito dire, quando sorgeva la domanda: Che cos’è la luce? La luce è la causa del brillare dei corpi. — Ora vedete, con ciò è naturalmente detto qualcosa di enormemente «meraviglioso» riguardo alla luce, se si dice: La luce è la causa del brillare dei corpi. Ma sostanzialmente non è molto di più quando la fisica materialistica moderna dice: Si vedono semplicemente i corpi cosmici quando essi emanano luce. È fondamentalmente esattamente la stessa cosa.
Ora ho già in un’altra occasione menzionato che sarebbe assai sorprendente per i fisici materialisti se potessero volare verso il Sole e guardare che cosa il Sole veramente sia. L’ho detto perché in realtà non c’è nulla dove il Sole è. Invece, ciò che si troverebbe sarebbe una connessione di entità e forze puramente spirituali; nulla di materiale là esiste affatto. Ebbene, quando si esamina le stelle con questa coscienza chiaroveggente e si chiede il fondamento del loro brillare, allora si trova che ciò che effettivamente esiste lì e da noi si designa come il loro brillare, esiste veramente nella capacità percettiva, nella capacità percettiva più o meno grezza, come è negli uomini terrestri, o più finemente configurata di esseri. E se un qualche essere su Venere o Marte guardasse la Terra dall’alto, questo essere, se vedesse la Terra brillare, dovrebbe dirsi: questa Terra brilla, non perché lì vengono riflessi i raggi solari, bensì perché sulla Terra ci sono uomini che attraverso i loro occhi percepiscono. Questo processo del vedere non significa solo qualcosa per la nostra coscienza, ma irradia nello spazio cosmico intero, e ciò che gli uomini fanno vedendo è la luce del corpo cosmico in questione. Non vediamo solo affinché la nostra coscienza accolga i risultati del visto, bensì vediamo affinché attraverso il nostro processo del vedere la Terra splenda nello spazio cosmico. Così in realtà ogni nostro organo sensoriale ha il compito non solo di essere ciò che è per noi, ma ha inoltre un compito cosmico. L’uomo attraverso la sua percezione sensoriale è un essere cosmico. Non è solo l’essere che egli è attraverso la sua coscienza come uomo terrestre, egli è un essere cosmico.
Se ora procediamo più avanti nell’informazione interiore della nostra anima, abbiamo il pensiero. Questo pensiero lo consideriamo ancora più propriamente come nostro puro possesso, perché non solo esiste il proverbio che i pensieri siano liberi da dazi, con che si vuole indicare che i pensieri hanno veramente significato solo per il nostro singolo individuo, ma esiste anche nei più vasti circoli la coscienza che ognuno con il suo pensiero compie solo un processo interno, che questo pensiero ha più o meno solo un significato per lui stesso. Ma la realtà è completamente diversa. Questo pensiero è veramente un processo del nostro corpo eterico. E dell’effettivamente che accade nel pensiero l’uomo sa il minimo assoluto. Assolutamente il minimo di ciò che accade nel suo pensiero accompagna l’uomo con la sua coscienza. Nel misura che l’uomo pensa, sa veramente qualcosa di ciò che pensa. Ma infinitamente molto di più viene dispiegato come pensiero accompagnante già nel pensare quotidiano. E si aggiunge a ciò che pensiamo durante la notte quando dormiamo. Non è vero che il pensiero cessa con l’addormentarsi e ricomincia con il risveglio. Il pensiero continua. E tra i molti processi del sogno, processi della vita del sogno, ci sono anche questi: che l’uomo al risveglio con il suo Io e il corpo astrale si immerge nel suo corpo eterico e corpo fisico. Lì si immerge e viene in un movimento ondeggiante, in una vita fluttuante, di cui, se solo osserva un poco, sa: questi sono pensieri fluttuanti, mi immergo come in un mare che consiste solo di pensieri ondeggianti. Molti, al risveglio, si sono detti: Se solo potessi ricordare che cosa avevo pensato lì, era qualcosa di molto intelligente, mi aiuterebbe immensamente se potessi ricordarmelo adesso! Questo non è un errore. Lì sotto c’è veramente qualcosa come un mare ondeggiante; è appunto il mondo eterico ondeggiante, fluttuante, che non è solo una materia un po’ più sottile, come la teosofia inglese tanto volentieri rappresenta, bensì è il mondo del pensiero stesso fluttuante, è veramente spirituale. Ci si immerge in un mondo del pensiero fluttuante.
Ciò che siamo come uomini è veramente molto più intelligente di quello che siamo come uomini consci. Non rimane nulla se non ammetterlo. Sarebbe anche triste se non fossimo incosciamente più intelligenti di quello che siamo consciamente, perché altrimenti non potremmo fare nulla se non ripetere noi stessi in ogni vita allo stesso livello di intelligenza. Ma in realtà portiamo già nella vita presente con noi ciò che potremo diventare nella prossima vita; perché questo sarà il frutto. E se fossimo veramente sempre in grado di afferrare ciò in cui ci immergiamo, affereremmo molto di ciò che saremo nella prossima vita. Così là sotto ondeggia e fluttua; lì c’è il germe per la nostra prossima incarnazione, e noi l’accogliamo in noi. Quindi il carattere profetico della vita del sogno. Il pensiero è qualcosa di enormemente complicato, e solo una parte di ciò che avviene nel pensiero l’uomo accoglie nella sua coscienza. Perché nel pensiero si compie ciò che significa un processo di epoche. Nel percepire i sensi svegli siamo simultaneamente uomini cosmici. Il nostro processo del vedere realizza il brillare, lì siamo uomini cosmici dello spazio. In tal modo che nel pensiero si compie siamo uomini cosmici del tempo; lì coopera tutto ciò che è accaduto prima della nostra nascita, ciò che accade dopo la nostra morte e così via. Così attraverso il nostro pensiero partecipiamo all’intero processo cosmico del tempo, attraverso la nostra percezione sensoriale all’intero processo cosmico dello spazio. E solo il processo terrestre della percezione sensoriale è per noi stessi.
Procediamo ora al sentimento. Del sentimento abbiamo ancora molto meno che della percezione sensoriale e del pensiero nella nostra coscienza. Questo sentimento è un processo molto, molto profondo. Se infatti si vuole conoscere il significato effettivo del pensiero, se si vuole conoscere il vero, che il pensiero ha questo significato cosmico, allora ci si deve elevare alla visione immaginativa, come è descritto in «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?». Non appena si toglie al pensiero quell’astrazione che ha per la nostra coscienza e ci si immerge in quel mare del mondo del pensiero fluttuante, si viene nella necessità di avere non solo pensieri astratti come l’uomo terrestre, ma di avere immagini. Perché da immagini è stato creato tutto: le immagini sono le vere cause delle cose, le immagini stanno dietro a tutto ciò che ci circonda, e in queste immagini ci immergiamo quando ci immergiamo nel mare del pensiero. Queste immagini Platone ha voluto dire, queste immagini hanno voluto dire tutti coloro che hanno parlato dei fondamenti spirituali originari, queste immagini Goethe ha voluto dire quando parlava della sua pianta originaria. Queste immagini si trovano nel pensiero immaginativo. Ma questo pensiero immaginativo è una realtà, e in esso ci immergiamo quando ci immergiamo nel pensiero ondeggiante, che procede nel flusso del tempo.
Nel sentimento ci immergiamo solo quando arriviamo alla cosiddetta Ispirazione, che è la forma superiore di conoscenza rispetto all’Immaginazione. Tutto ciò che sta a fondamento del nostro sentimento è veramente un ondeggiare di Ispirazioni. E così come l’immagine che lo specchio riflette è solo un’immagine di ciò che esiste fuori nel mondo come oggetto, così anche i nostri sentimenti sono solo specchi riflessi dal nostro proprio organismo delle Ispirazioni che ci raggiungono dall’universo. Ma così come lo specchio non è in grado di riprodurre tutto — può solo riprodurre forme esterne, riflette solo l’inorganico, non la vita — così anche i nostri sentimenti non possono riprodurre ciò che nell’elemento del mondo risiede come Ispirazione, bensì sono un’immagine speculare che si rapporta a ciò che scorre nel mondo come l’immagine speculare morta si rapporta all’essere vivente che riflette. Perché in ogni una di queste immagini si rispecchiano le proprietà degli esseri delle gerarchie superiori, che si esprimono nel mondo attraverso Ispirazione. E così come non rimaniamo nei sentimenti ma procediamo alla conoscenza dell’udito spirituale, percepiamo il mondo come esso coopera da una grande molteplicità di puri esseri delle gerarchie superiori. Il mondo è questa entità, questa cooperazione degli esseri delle gerarchie. Nel mondo accadono i fatti degli esseri superiori. E noi siamo impegnati, siamo nello specchio lì dentro, e i fatti degli esseri superiori vengono riflessi dal nostro specchio. Noi allora percepiamo questo riflesso attraverso la nostra coscienza. Così viviamo nel seno delle proprietà delle gerarchie come uomini sententi e percepiamo le proprietà attraverso la nostra coscienza. Ancora più piccolo è l’uomo che accompagna i sentimenti con la sua coscienza, rispetto a ciò che veramente è attraverso i suoi sentimenti, di quanto era negli altri casi dell’uomo conscio con le sue percezioni sensoriali e il suo pensiero. Perché per il fatto che siamo uomini sententi, siamo anche esseri delle gerarchie, agiamo anche lì dove agiscono le gerarchie. Noi agiamo in questo tessuto, compiamo atti che non sono solo per noi, bensì attraverso cui cooperiamo all’intera costruzione del mondo. Siamo attraverso i nostri sentimenti servitori degli esseri superiori che costruiscono il mondo. E mentre crediamo di stare semplicemente di fronte alla Madonna Sistina e solo di soddisfare il nostro sentimento che sorge in noi, è un fatto che qui un uomo sta di fronte alla Madonna Sistina, e nel momento che rivolge i suoi sentimenti su di essa, qui esiste un processo reale — un fatto reale! Se questo sentimento non fosse lì, se tali elementi emotivi non fossero lì, allora quegli esseri che un giorno dovranno cooperare alla costruzione del corpo celeste Venere non avrebbero le forze di cui hanno bisogno. I nostri sentimenti sono necessari per la casa che gli dei costruiscono come mondo, come i mattoni che vengono usati per costruire la casa; e ciò che sappiamo dei nostri sentimenti è di nuovo solo una parte. Sappiamo quale gioia ci fa quando stiamo di fronte alla Madonna Sistina — ma ciò che accade lì è parte nel tutto del mondo, completamente indipendentemente da come l’accompagniamo con la nostra coscienza.
Quando guardiamo alla nostra volontà, anche questa è di nuovo solo specchio, ma ora dell’entità dei singoli membri delle gerarchie. Siamo anche un essere delle gerarchie, solo su un livello diverso. La nostra realtà consiste nella nostra volontà: noi diamo al mondo sostanza, nel momento che realizziamo la nostra volontà in qualche modo nella realtà. Di nuovo è così: il fatto che accompagniamo la nostra volontà con la coscienza ha solo significato per noi come uomini; accanto a ciò la nostra volontà esiste come realtà, è la materia per gli dei, per costruirne il mondo.
Vedete come le nostre percezioni sensoriali, il nostro pensiero, il nostro sentimento e la nostra volontà hanno significato cosmico, come essi si inseriscono nella vita cosmica intera. E sembra pur sempre che l’uomo nel presente dovrebbe veramente non avere così poco desiderio di comprensione, se con buona volontà volesse accogliere ciò. A volte emerge che gli uomini hanno una coscienza del fatto che c’è un piccolo uomo lì, quello conscio, e un grande uomo, la realtà cosmica. Friedrich Nietzsche nel suo Zarathustra parlò anche di questo fatto, presagì qualcosa di questo fatto. E così è con molti, solo che non si prendono la fatica di percorrere i sentieri attraverso cui si riconosce come si passa dal piccolo uomo al più grande uomo. Ma è veramente necessario che un numero maggiore di uomini comprenda che i tempi sono passati quando si poteva andare avanti senza questo insegnamento. Il vecchio tempo aveva ancora resti della vecchia chiaroveggenza, attraverso cui nei tempi antichissimi gli uomini guardavano nel mondo spirituale, dove veramente vedevano, come l’uomo fa quando il suo Io e il corpo astrale sono fuori dal corpo fisico e corpo eterico e fuori nel cosmo. Allora l’uomo non sarebbe mai venuto alla libertà intera, all’individualità; l’assenza di autonomia sarebbe entrata se fosse rimasto nella vecchia chiaroveggenza. L’uomo doveva perdere la vecchia chiaroveggenza; doveva in un certo senso prendere possesso del suo Io fisico. Il pensiero che egli svilupperebbe se vedesse l’intero ondeggiare sotto la coscienza, quella che come pensiero, sentimento, volontà esiste lì, sarebbe un pensiero celeste, ma non il pensiero autonomo. Come arriva l’uomo a questo pensiero autonomo? Ebbene, immaginate che di notte dormiate, giacete nel letto. Questo significa che nel letto giace il corpo fisico e il corpo eterico. Ora quando vi svegliate entrano da fuori l’Io e il corpo astrale. Lì continua a pensarsi nel corpo eterico. Adesso l’Io e il corpo astrale si immergono, essi afferrano al primo momento il corpo eterico. Ma non dura molto, perché in questo momento può balenare questo: Che cosa ho solo pensato, cos’era così intelligente? Ma l’uomo ha il desiderio di afferrare subito anche il corpo fisico, e in questo momento tutto scompare; adesso l’uomo è completamente nella sfera della vita terrestre. Accade quindi che l’uomo afferri subito il corpo terrestre, che non può portare alla coscienza il fine ondeggiare del pensiero eterico. L’uomo deve, per sviluppare la coscienza, afferrare il suo corpo terrestre come strumento, altrimenti non avrebbe la coscienza «io sono colui che pensa», bensì «il mio angelo protettore è colui che pensa». Questa coscienza «io penso» è possibile solo attraverso l’afferrare il corpo terrestre. Perciò è necessario che nella vita terrestre l’uomo sia reso capace di usare il suo corpo terrestre. Nel prossimo periodo dovrà sempre di più e sempre di più afferrare questo corpo terrestre in tal modo che la Terra gli dà. Il suo legittimo egoismo sarà sempre più grande e sempre più grande. A questo deve crearsi il contrappeso attraverso il fatto che d’altro canto si acquisiscono i riconoscimenti che la scienza dello spirito dà. Siamo al punto di partenza di questo periodo. Ora potrebbe dire la gente: Su questo non vogliamo stare a fare tante scrupoli, che ci importa di ciò che gli dei vogliono da noi. Non vogliamo prima ricercare la volontà degli dei? Ciò che gli dei ci danno nel corso della vita terrestre l’accettiamo; ci danno il corpo fisico come sempre più forte strumento del pensiero fisico; ma stare a fare scrupoli riguardo al fatto che dovremmo acquisire come forza qualcosa di diverso, ciò è piuttosto scomodo. E non si deve proprio; gli dei possono procedere in un altro modo! Così dicono anche gli uomini, solo lo dicono cosicché inventano filosofie e così via.
Si deve comprendere che nel mondo veramente non dipende dal fatto che si voglia limitare secondo la propria comodità soggettiva ciò che deve accadere; è completamente impossibile che una certa misura di ciò che è assegnato all’uomo sia diminuita. E se l’uomo in una determinata epoca deve sviluppare determinate forze e ne sviluppa solo una parte, allora le altre comunque escono. Non è vero che non escono! Proprio come, se riscaldate una macchina, ciò che viene riscaldato sopra non scompare, bensì irradia all’esterno, allo stesso modo nel corso della vita umana ciò che esiste non può scomparire. Così non è vero che ciò che l’uomo oggi disprezza, le forze mistiche, non esisterebbe. L’uomo può rinnegarla. Ma in ciò che appartiene al mondo rimane. Potete negarla, potete essere un grande materialista nella vostra coscienza, ma non potete esserlo come uomo intero. Allora ciò si svilupperà, senza che lui lo sappia, cosicché ciò che altamente darebbe ai regolari dei, lo dà ad Arimane e Lucifero. Perché tutto ciò che voi nella vostra coscienza reprimete, non lasciate sviluppare, lo date ad Arimane e Lucifero.
Vedete, miei cari amici, non può certamente esservi una cultura contemporanea nel presente che abbia spinto il materialismo fino alle fibre più interne della vita dell’anima come la cultura italiana. La cultura italiana del presente è come cultura nazionale una cultura che è sorta nel fatto che l’anima del popolo agisce attraverso l’anima senziente degli uomini. Quando la cultura inglese produce materialismo, quella è la sua missione; il materialismo là sarà superficie, ma sarà come deve essere. Lì si realizza ciò che la Terra una volta ha bisogno in materialismo. Questa è la missione del popolo britannico: dare allo sviluppo della Terra il materialismo. Lì non può penetrare così profondamente nell’anima come nell’italiano, che tutto accoglie nei suoi sentimenti più profondi; lì il materialismo vive fino alle fondamenta più profonde. Perciò la cultura italiana contemporanea ha veri e propri accessi di follia del materialismo nazionalistico con l’intera anima, mentre il materialismo non si può afferrare con l’intera anima. Lo si può sostenere di fronte al mondo, ma non si può esserne entusiasti, eccetto se si è un membro dell’anima del popolo italiano. Ma per quanto è vero che il nostro tempo è completamente il più materialistico, è altrettanto vero che presso i popoli meridionali proprio dall’anima senziente emergono i sentimenti più materialisti. Considerate ciò che Fichte ha proclamato: Chi crede nella libertà della spiritualità, quello appartiene veramente a noi! — In lui è tutto e completamente caratterizzato dallo spirito ciò che la nazionalità secondo il suo senso dovrebbe essere: un concetto spirituale. Nulla di questo nel concetto italiano di nazionalità; è la materia del sangue ciò che qui conta, un nazionalismo completamente naturalistico è quello. Se uno parla di nazione, intende qualcosa di completamente diverso di quello che intende l’altro. Un materialismo completamente nazionalistico vive nel popolo italiano. Naturalmente tutto questo si riferisce solo al tempo presente. Ora pensate: se in un modo così deciso l’anima tende verso un materialismo naturalistico negli intenti del paese, allora non può essere perduto il senso mistico; esso rimane. Esso solo viene gettato fuori dalla coscienza e si depone allora su qualcosa di diverso; esso non viene gettato fuori dall’essere più vero e interiore, ma solo viene al servizio di quelle potenze che noi designiamo con il nome tecnico delle potenze arimaniche e luciferiche; le forze non vengono indirizzate sul percorso delle divinità progressiste, bensì sul percorso delle potenze arimaniche e luciferiche. Si può presumere che qualcosa emergerà da questi popoli dal fatto che le forze misticamente disposte vengono gettate fuori nella vita pubblica. Troviamo qualcosa del genere nel Sud, come una giusta corrente di volontà mistica gettata fuori?
Era nel 1347, nella domenica di Pentecoste di maggio, che a Roma Cola di Rienzi alla testa di un grande corteo nell’armatura dell’antica Roma secondo il sentimento dell’epoca, con quattro stendardi, salì al Campidoglio, al luogo da cui in passato si parlava sempre quando si parlava ai Romani riguardo alla romanità. E Rienzi proclamò da lì ciò che aveva da proclamare, come egli stesso disse, come l’inviato di Gesù Cristo e come colui che nel nome della libertà del mondo intero doveva parlare ai Romani. In quel tempo venivano pronunciate frasi incredibilmente numerose. Avevano in quel tempo — 1347 — un certo significato, ma non avevano realtà. Il tutto era qualcosa che si dissolveva come nel fuoco. Ma non intendo ancora questo. Voglio richiamare l’attenzione sul fatto che tutto ciò è accaduto nella domenica di Pentecoste, 20 maggio 1347. Questo era il tempo in cui il rappresentante di tutta questa corrente si chiamava un inviato di Cristo. E più tardi, quando sempre più sviluppava il suo insegnamento, si chiamava anche l’Ispirato dallo Spirito Santo. E di nuovo in una domenica di Pentecoste è avvenuta la dichiarazione di guerra all’Austria. Precedente era che colui che certo non si era chiamato l’inviato di Cristo, ma che tuttavia facilmente lasciava trasparire che era pervaso dallo Spirito Santo, alla testa di un grande corteo parlò a Roma immediatamente prima. Uno che certamente non aveva una traccia di quel misticismo nella sua anima, nel cui nome Rienzi allora parlava. Ma — ecco che avete l’estremità gettata fuori del misticismo — nel giorno giusto, cioè quando di nuovo era domenica di Pentecoste, era stato proclamato. Ma è stato proclamato al servizio degli altri poteri. È stato gettato fuori l’impulso del Cristo dalla coscienza. E come molto era l’Arimanico, che certamente doveva essere atteso in questo tempo, lo mostrano poche parole che allora sono state pronunciate. Naturalmente nel ventesimo secolo l’oratore questa volta non poteva venire nell’armatura con quattro stendardi, bensì è venuto in automobile. Questo è naturalmente ciò che deve essere sacrificato al nostro tempo dirizzato materialisticamente. Ma ha dovuto — forse incosciamente — tener conto un poco del fatto che ciò che è stato gettato fuori come forza mistica umana è stato consegnato a un’altra potenza e ora scorre nel mondo — trasformato nel suo opposto. Egli ha sì dopo il suo discorso — l’uomo che, secondo la propria denominazione, si chiama d’Annunzio, in realtà si chiama diversamente — non solo così parlato che poteva essere creduto — nella lingua italiana è facile farlo — che tutte le grandi parole infuocate di Rienzi rivivono, che egli così chiaramente in ogni frase volle richiamare, bensì ha, dopo che ha tenuto questo discorso, in cui il consapevolezza dell’Europa centrale può solo vedere frasi, preso in mano una spada, questa spada baciato, a segno che volle ora consegnare alla forza della spada la forza del discorso. Questa spada apparteneva al redattore di una rivista che si vede più spesso quando si viene in Italia. Era la spada che il redattore di una rivista passò al sindaco di Roma in questa occasione come un’eredità sacra. Questa spada apparteneva al redattore della rivista satirica «Asino». Il mondo una volta nel futuro capirà, quando giudicherà da altri fondamenti di quelli da cui oggi così spesso si giudica, che molte cose che accadono nel nostro presente devono essere giudicate dal punto di vista di come molte cose come forza mistica presente nell’uomo vengono gettate fuori, consegnate al processo mondiale, ma non vengono perdute, bensì diventano la preda delle potenze arimaniche e luciferiche. E raramente mostra, nell’immediata intuizione, l’ironia della storia mondiale così chiaramente che cosa accade qui, come nel caso appena indicato.
Vogliamo proprio da quello che abbiamo potuto accogliere in noi attraverso il nostro sforzo dei recenti anni, cercare di essere chiari su noi stessi sul fatto che una certa misura di forze spirituali è appropriata alla natura umana. E poiché da una parte dalla coscienza, attraverso il fatto che l’umanità può diventare libera attraverso l’afferrare del corpo fisico, deve essere gettata fuori la spiritualità mistica, deve essere da un’altra parte accolta nella coscienza, altrimenti ciò che è stato gettato fuori dalla coscienza verrà afferrato dalle potenze arimaniche e luciferiche. È questo, cari amici, a cui voglio sempre di nuovo ricordare: che noi, nel misura che abbiamo fatto sforzo per anni, per accogliere questo nella nostra coscienza, in noi stessi anche generiamo un sentimento che da questi eventi sanguinosi del presente qualcosa deve emergere che conduca l’umanità alla spiritualità, al riconoscimento della spiritualità. Nel senso come ho spesso parlato di questo, che anime devono trovarsi che attraverso la scienza dello spirito sono adatte a guardare su nella geistige Welt, dove tutti gli eterleiber sono che sono venuti da giovani persone — saliti nel mondo spirituale — e che ora rimangono, perché anche su questo campo le forze non vanno perdute. A loro dobbiamo guardare in su; essi si uniranno alle forze dal mondo spirituale che ci brillano incontro, e ciò che i morti hanno da dire sarà in futuro impulsi, se anime sono presenti che comprendono il loro linguaggio. In questo senso parliamo di nuovo le semplici parole:
Dal coraggio dei combattenti, dal sangue delle battaglie, dalla sofferenza dei derelitti, dai sacrifici del popolo crescerà frutti dello spirito — Se anime spiritualmente conscie dirigono il loro senso nel regno dello spirito.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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