Innanzitutto desideriamo ascoltare una recitazione tratta da poesie di Friedrich Lienhard e di Wilhelm Jordan; successivamente mi permetterò di aggiungere a questa recitazione alcune considerazioni letterario-antroposofiche sulla contemporaneità e sui suoi compiti. Questo concluderà il nostro incontro di stasera. Desidero premettere solo alcune parole.
Friedrich Lienhard è uno di quei poeti contemporanei dei quali già possiamo dire che con il loro proprio sforzo si avvicinano allo sforzo della scienza dello spirito. Il 4 ottobre dello scorso anno 1915 Friedrich Lienhard ha compiuto il suo cinquantesimo compleanno. Anche noi, in quella occasione, da Dornach ci siamo associati alle numerose congratulazioni che questo poeta ricco di spirito ha ricevuto da ogni parte. Credo che abbiamo buone ragioni, proprio nel caso del poeta Friedrich Lienhard, che si è associato in certa misura al nostro movimento e ci si è mostrato amichevole, di gettare uno sguardo al contenuto vero e proprio e al valore artistico della sua essenza poetica. Egli stesso dice che, provenendo da una culla franco-alsaziana, ha dovuto superare molte difficoltà per raggiungere ciò che chiama la sua concezione del mondo. Ha cercato continuamente di svilupparla e di farla emergere dall’essere tedesco dell’Europa centrale, ma cosicché nelle sue poesie mira veramente a portare all’efficacia quella peculiare vibrazione di questo essere tedesco dell’Europa centrale. E proprio in Friedrich Lienhard si deve anzitutto vedere come effettivamente vive in lui ciò che ha così intimamente aspirato, come io ho cercato di caratterizzare. In lui vive forse un elemento che solo nella giusta maniera può essere apprezzato dal punto di vista artistico-spirituale della scienza dello spirito. Innanzitutto troviamo nelle poesie di Lienhard splendide descrizioni della natura, lirica naturale, ma una lirica naturale di genere tutto particolare. È lirica naturale anche in Friedrich Lienhard quando tenta di far parlare gli uomini. Anche in questo caso c’è qualcosa che procede direttamente dalla natura degli uomini, in modo naturale, e che mostra lo spirito nell’essere naturale. Da dove viene ciò? Proviene da qualcosa che forse si può notare correttamente in Friedrich Lienhard solo se — e questo dovrebbe valere per ogni arte, sebbene oggigiorno, direi, sia completamente scomparso dalla coscienza degli uomini, il considerare l’arte in questo modo, specialmente la poesia — non si può agire su di sé solamente il contenuto, l’elemento rappresentativo della sua arte, bensì anche l’aspetto formale propriamente artistico. Nel modo in cui i sentimenti e le rappresentazioni si muovono in lui, come si sviluppano, come si annodano e si sciolgono, in questo peculiare ondeggiare delle esperienze animiche che si esprimono nel linguaggio poetico, percepiamo qualcosa come l’agire della spiritualità elementare, un muoversi insieme dell’anima poetica con ciò che, secondo le nostre intuizioni, vive in modo elementare nell’etere del mondo esterno, nella natura al di là del puro esistere sensibile, e che vive nell’etere quando l’elemento umano si esprime in modo naturale, come ad esempio nell’espressione della vita animica infantile. Se si seguono le parole di Friedrich Lienhard, sembra addirittura che da queste parole continuassero a muoversi proprio gli spiriti elementari, di cui sappiamo che permeano tutte le manifestazioni naturali, le riscaldano, le animano e le tramano. E questo permeare, riscaldare, animare e tramare delle entità elementari in relazione alla natura si continua proprio in un tale poeta, che veramente sa vivere con lo spirito della natura, nella sua poesia.
Un ulteriore elemento in Friedrich Lienhard è che attraverso la sua comprensione delle grandi relazioni dell’umanità e del cosmo, al che, direi, sente profondamente una comunanza nel suo sentire, senza cadere in alcuna angustia nazionale, cerca di cogliere le forze agenti e le entità che determinano la vita popolare. A sua volta cerca di comprendere la vita popolare non a partire dall’individualità casuale dei singoli individui, bensì dall’intero agire e ondeggiare del principio dell’anima popolare, e colloca le singole figure nel grande contesto spirituale in cui possono stare nella vita popolare. Così Friedrich Lienhard è in grado di cogliere e presentare una tale figura, pervasa da una sorta di chiaroveggenza atavica come il parroco Oberlin della Valle di Pietra alsaziana, in un modo che è da un lato veramente molto plastico e dall’altro straordinariamente intimo-animico. E da questo impulso ha saputo richiamare alla contemporaneità le figure divine dell’antichità, non in modo da prendere solo il contenuto dalle vecchie saghe divine, dalle vecchie saghe eroiche, bensì tentando veramente di trovare nel linguaggio contemporaneo la possibilità di risvegliare di nuovo ciò che come vibrazione di questa vecchia vita ha attraversato i tempi e continua a ondeggiare fino ai nostri giorni. In questo senso Friedrich Lienhard è davvero uno dei nobili poeti della contemporaneità. Altri poeti contemporanei hanno cercato così ardentemente, potremmo dire, prescindendo da tutto l’elemento artistico-spirituale, di dedicarsi al naturalismo e al realismo e così di creare qualcosa di nuovo; mentre il vero poeta non vuole creare il nuovo attraverso stranezze naturalistiche nei nostri tempi, bensì vuole crearlo afferrando in una nuova maniera l’eterno flusso dell’eterna bellezza, ma cosicché l’arte rimanga veramente arte. E vera arte non può mai essere senza spiritualità.
È proprio per questo che Friedrich Lienhard si è anche più avvicinato a quello che chiama «Vie verso Weimar». Ha pubblicato per lungo tempo una rivista che usciva a intervalli irregolari, «Vie verso Weimar», dove ha tentato di rivolgersi alle grandi idee e agli impulsi artistici del grande periodo della fine del diciottesimo e dell’inizio del diciannovesimo secolo, per riconoscere quale valore abbia veramente quel grande periodo che in molti aspetti, come forse vedremo nella considerazione conclusiva, è completamente o in gran parte dimenticato e affievolito ai nostri giorni. Perciò ha cercato di approfondire, potremmo dire di interiorizzare, i suoi periodi artistici posteriori, così che alla fine potessero emergere poesie così meravigliosamente interne come quelle che si riferiscono a figure come Odilia e simili. Con tutto ciò sa combinare, nel vero e autentico senso, gli impulsi cristiani che scorrono e tessono attraverso l’umanità. Ed è notevole che egli, non attraverso il contenuto esteriore della sua creazione poetica, ma attraverso il modo in cui gli esseri elementari lo sostengono, si avvicina fino nel dettaglio a un elemento che, così sembrerebbe, era completamente andato perduto per la poesia tedesca: cioè si avvicina — lo potrete notare dalla recitazione in molti punti — all’elemento artistico dell’allitterazione.
Questa allitterazione e ciò che per l’essere tedesco presenta comunanza con l’intera sostanza popolare tedesca dell’Europa centrale l’avvicina a un poeta che, in parte per sua colpa, ma principalmente per colpa dell’epoca e dei suoi smarrimenti, ha potuto essere compreso poco, e che vogliamo portarvi nella seconda parte attraverso la recitazione di stasera: Wilhelm Jordan. Wilhelm Jordan ha cercato proprio attraverso la rima iniziale, l’allitterazione, di rinnovare, come ritiene, l’«antico corso del linguaggio della tumultuosa antichità». Non poteva fare diversamente che riportare di nuovo questa forma della poesia antica alla contemporaneità, che cercava di elevare al di là della piccolezza della quotidianità verso i grandi impulsi mobilitanti. E si deve dire: è praticamente una disgrazia, sebbene non sia del tutto senza colpa di Jordan, che una tale poesia come il «Demiurgo», dove si tenta di portare i principi spirituali che muovono il mondo in vera relazione con l’accadere dell’umanità sulla terra, sia potuta passare completamente senza effetto. È passata, come ho detto, negli anni cinquanta, non del tutto senza colpa dello stesso Wilhelm Jordan. Dico questo perché il modo di considerare naturalistico-scientifico naturalmente aveva già influito sulla sua stessa concezione del mondo, e in questo modo si era rovinato molte cose. Si è rovinato molto anche nei «Nibelunghi», poiché lì invece dei principi considerati in modo molto più profondo in tempi precedenti, dominano i principi naturalistici dell’eredità, il passaggio materiale delle forze ereditarie da una generazione all’altra, così che, direi, invece dell’anima domina troppo il sangue. Con ciò Wilhelm Jordan ha certamente reso il suo tributo all’idea naturalistico-scientifica contemporanea. D’altro lato però ha tolto dalle sue poesie proprio ciò che forse in un’epoca precedente avrebbe potuto fornire ai grandi sforzi artistici dell’umanità i grandi impulsi spirituali, così che non tutto avrebbe dovuto sprofondare nella barbarie non-artistica che in gran parte si è sostituita ai principi spirituali anteriori nei tempi successivi. Possiamo così vedere come oggi ci si beffa solamente di ciò che Wilhelm Jordan voleva. Ma, come direi, dipende da noi permettere che questi grandi impulsi, ovunque si siano manifestati, agiscano veramente sulla nostra anima, poiché nonostante tutto verrà il tempo per questi impulsi in cui essi dovranno adempiere una certa missione nel divenire complessivo dell’umanità cosmica.
Certo, il poeta Friedrich Lienhard è riconosciuto in ampi circoli. Ma ciò che forse proprio all’interno dei nostri circoli può essere trovato in lui, dovremmo cercare di scoprirlo, poiché sarà proprio questo, credo, che porterà i suoi sforzi artistici insieme con l’ondata degli sforzi della scienza dello spirito nel futuro. E ora vogliamo innanzitutto ascoltare le poesie di Friedrich Lienhard e qualcosa dall’epica dei Nibelunghi di Wilhelm Jordan, dalla saga di Sigfrido stesso.
(Recitazione di seguenti poesie di Friedrich Lienhard eseguita da Frau Dr. Steiner:
«Fede», «Vento mattutino», «Saluto nella foresta», «La luce che crea», «Roccia solitaria», «L’avete anche voi sperimentato?», «Tutti i delicati campanelli floreali», «Peregrinazione dell’anima», «Danza degli elfi», «Notte estiva», Canti di Odilia: «Autunno a Odilienberg», «Santa Odilia», — Recitazione dal «Canzone dei Nibelunghi» di Wilhelm Jordan.)
È sempre bene lasciarsi agire dalla poesia artistica di questa specie. Abbiamo davanti a noi in Friedrich Lienhard un poeta che tenta di portare veramente nei nostri tempi esperienze animiche spirituale-idealistiche, ed è abbastanza forte da combinarle con esperienze naturali. E in queste cose si sente ancora qualcosa del fatto che l’importante non è il cosa nell’arte, bensì il come. Come meravigliosamente si estende il fascino sul territorio intorno a Odilienberg, e come splendidamente diviene presente liricamente il sentimento che la santa patrona Odilia del monastero di Odilienberg emana. Un tempo fu perseguitata dal suo padre crudele, fu resa cieca, e proprio attraverso la perdita della vista acquisì la facoltà mistica di curare i ciechi, di renderli vedenti: questa è la saga intorno a cui tutto il resto si ordina. E tutto ciò che di vera, profonda mistica si ordina intorno a questa saga, combinato liricamente con la natura intorno a Odilienberg in Alsazia, si trova proprio nelle poesie di Friedrich Lienhard che vi sono state recitate. Poesie però di tale forza e al contempo di tale intimità, di tale natura spirituale-animica, potete trovarne molte, molte in lui. E egli dà realmente occasione, in tal modo che, direi, ondeggia e trama elementarmente con la forma della sua poesia, di ricordarsi del veramente molto frainteso Wilhelm Jordan.
Da questo piccolo saggio che abbiamo potuto ascoltare stasera, potrete da un lato constatare come questo poeta si sforzi molto di creare le figure che presenta davanti a noi dal grande tessere spirituale della vita e di far convivere insieme, con ciò che ci si manifesta nel mondo fisico esteriore, anche ciò che tesse e agisce dal fluttuante mondo dello spirito. Proprio in Wilhelm Jordan si può provare, penso, come l’anima poetica possa unirsi a un flusso della storia mondiale, così che in ciò che ci si presenta poetico-artisticamente vive veramente lo sforzo che come correnti spirituali permea e perfeziona il divenire del cosmo.
Ho dovuto sottolineare l’ultima volta, quando siamo stati riuniti qui martedì scorso: cosa accadrebbe allo sviluppo dell’umanità sulla terra, se nessun influsso spirituale, nessun influsso spirituale potesse introdursi in ciò che è disposto dall’esistenza puramente fisica esterna? E non solo nel campo esteriore del sapere, della scienza, della vita sociale e così via, ma anche nei campi dell’arte ci colpisce fortemente il fatto che viviamo in un’epoca critica, in quanto si compie una crisi, non nel senso in cui la parola «critica», che è collegata anche con crisi, viene usata nella letteratura nana della contemporaneità. Poiché se il vivente della scienza dello spirito non afferra la vita animica umana, l’arte, che non può essere senza spirito, deve andare perduta all’umanità: deve scomparire nel modo in cui ancora echeggia da figure come Wilhelm Jordan, e come viene cercato di mantenere da figure come Friedrich Lienhard. Oggi gli uomini non vedono ancora questo pericolo minaccioso della decadenza artistica, perché in molti rispetti anche in questo campo agisce quel tumulto e quella vita onirica di cui ho parlato l’ultima volta, sebbene oggi si potrebbero già vedere molte cose, se si avessero solo gli organi di percezione per farlo. Si potrebbe desiderare che sempre più persone, proprio da un sentire antroposofico, capissero che cosa significhi per il presente che un’arte che era realmente presente ancora relativamente poco tempo fa, l’arte teatrale, si sia insozzata e corrotta in ciò che è l’antitesi di ogni senso artistico. Il reinhardtianismo è il segno di ciò a cui l’arte degenera quando non ci sarà nulla più che questo allontanamento da tutta la vita spirituale e il sentimento spirituale che sempre più si estende. Appartiene alle apparizioni più tristi della contemporaneità il fatto che oggi si possa trovare un numero considerevole di persone che ancora riescono a chiamare arte questa frode, come è il reinhardtianismo.
Per vedere chiaramente in questo campo, occorre oggi già quell’impulso potente che può provenire dal sentire artistico infiammato dalla scienza dello spirito. Poiché ciò che oggi si chiama vita moderna nel campo artistico, è in molti rispetti nient’altro che un barcollare confuso per il mondo. Se si tenta solo di cogliere veramente la vita della contemporaneità, si può già, direi, indicare il luogo dove oggi precipita la vita completamente corrosa dal materialismo proprio nel territorio paludoso dell’arte, o, visto d’altro canto, nell’oblio di tutto ciò che l’arte veramente è. Poiché affinché il vero senso artistico possa essere portato avanti nello sviluppo dell’umanità, è necessario che ciò che è venuto dal passato, che ad esempio vive anche nelle poesie di Lienhard e che è una sorta di panteismo-natura e panteismo-spirituale, possa svilupparsi nel concreto. Occorre che gli uomini imparino a comprendere la molteplicità della vita in modo da vedere accanto al sensibile l’eterico e l’astrale e lo spirituale. Poiché senza questa visione l’umanità rimane cieca, cieca proprio riguardo all’artistico. E il mondo si dispone, si potrebbe dire, proprio riguardo alla visione artistica, a prendere solo il molto rozzo sensibile esteriore e a contemplarlo come è, e a descriverlo immediatamente.
Ora è certamente quasi impossibile fornire tali descrizioni o tali riproduzioni diversamente che attraverso qualcosa che, direi, rappresenta un’oscurità nella comprensione della vita, stati di tumulto e di sogno, in cui fondamentalmente non si sa mai che cosa si ha davanti. E così si può sperimentare come questo insensato, confuso barcollare di fronte alle manifestazioni della vita oggi viene spesso chiamato psicologia fine e si considera come psicologia fine. E il cuore si rattrista così spesso quando si vede che così pochi uomini sono adatti a sentire abbastanza fortemente su questo campo, e a opporsi in qualche modo. Guardiamo gli uomini come ci si presentano quando li osserviamo — e l’artista deve osservarli vedendo, potendo collocarli nella vita più profonda del mondo — con quegli organi animici che la storia dello sviluppo dell’umanità ha già messo in luce: così abbiamo bisogno della possibilità di dire: Ecco un uomo che è costituito così e così, che sperimenta questo o quello, perché sappiamo che questi è più immerso nel corpo fisico, un altro è più immerso nell’Io, un altro più nel corpo astrale. E dobbiamo avere un sentimento vivente di come i caratteri degli uomini si distribuiscono, poiché uno è più catturato dal fisico, un altro più dall’eterico, più dall’astrale, più dall’Io. E se non si riesce a farlo nella contemporaneità, e si vogliono descrivere gli uomini artisticamente nella poesia, allora esce fuori il barcollare che oggi viene molto considerato come arte.
Vedete, si deve proprio, direi, affrontare la cosa attraverso le manifestazioni più significative, così che possa svegliarsi una comprensione di che cosa veramente è. Possono presentarsi davanti a voi quattro uomini che, diciamo, sono stati messi insieme in qualche modo dal karma. Quando quattro uomini sono messi insieme, si può comprendere come attraverso il karma sono messi in determinate relazioni tra loro, ma anche come il flusso del karma corre nel decorso del cosmo e come questi uomini nella loro karma si sono voluti collocare nel mondo in un modo determinato. Non si potrà mai comprendere nulla da punti di vista che oggi sono possibili, se non si riesce a vedere nel mondo queste connessioni karmiche.
Prendiamo i quattro fratelli Dmitri, Ivan, Aljoscha Karamazov e Smerdiakov nel «Fratelli Karamazov» di Dostojevskij. Se in questi quattro fratelli Karamazov potete vedere con l’occhio animico, avete veramente quattro tipi che potete comprendere solo nel modo in cui sono stati riuniti dal karma, così da sapere: Un flusso di karma porta quattro fratelli nel mondo in modo che devono essere figli di un tipo di canaglia caratteristico dei nostri tempi, di uno dei più paludosi ambienti, che ha questi quattro fratelli come suoi figli. Loro vengono portati in questo mondo scegliendo precisamente questo karma. Ma vengono anche collocati accanto gli uni agli altri, così da vedersi come si differenziano. Li potete comprendere solo se sapete: In uno predomina l’Io, nel Dmitri Karamazov; in un secondo predomina il corpo astrale, nel Aljoscha Karamazov; nel terzo predomina il corpo eterico, nell’Ivan Karamazov; nel quarto, nello Smerdiakov, predomina completamente il corpo fisico. E una luce di comprensione della vita cade sui quattro fratelli, quando li potete considerare da questo punto di vista. E ora immaginate come un poeta dei doni di Wilhelm Jordan, e con una concezione spirituale del mondo, come oggi dovrebbe essere appropriato al nostro tempo, collocherebbe accanto questi quattro fratelli: come gli riuscirebbe di comprenderli nelle loro basi spirituali e condizioni fondamentali! Dostojevskij — che cosa comprende? Non comprende nulla se non che colloca questi quattro fratelli come figli di un tipo molto caratteristico di canaglia ubriaca di una certa società paludosa contemporanea: il primo figlio, Dmitri, come il figlio di una personalità a metà avventuriera, a metà isterica, che però, dopo aver inizialmente convissuto con il vecchio Karamazov ubriaco, l’ha picchiato, alla fine non riesce a sopportarlo e gli lascia solo il figlio più grande, Dmitri. Tutto è basato sull’eredità della persona ubriaca e della persona che picchia, tutto è, direi, disposto cosicché uno ha l’impressione: qui il poeta dipinge come appunto il moderno psichiatra, che vede solo il più rozzo del principio ereditario e non ha idea delle condizioni spirituali, e anche porterebbe davanti alla nostra anima l’«eredità gravante», questa parola di goccia — non voglio dire una parola che goccia, ma che è stata inventata dalle gocce nel contesto scientifico odierno. Allora abbiamo gli altri due figli: Ivan e Aljoscha. Sono di una seconda moglie, poiché naturalmente l’«eredità gravante» deve agire diversamente in questi due figli. Sono della cosiddetta Lisa-che-urla, perché non è mezzo ma completamente isterica e continuamente ha attacchi di urla. Mentre la precedente ha picchiato il vecchio ubriaco, il vecchio ubriaco ora picchia Lisa-che-urla. Il quarto figlio, in cui, direi, predomina tutto ciò che è nel corpo fisico, è Smerdiakov: una sorta di miscela di uomo saggio, modesto e idiota, di uomo completamente stupido e in parte anche completamente intelligente. Questi è anche il figlio del vecchio ubriaco, del caratteristico canaglia, ma con una persona muta che va in giro nel paese, un perfetto idiota del villaggio, che si chiama la fetida Lisaveta e che viene violentata dal vecchio ubriaco. Muore al parto. Naturalmente non si sa che è suo figlio. Smerdiakov rimane allora in casa. E ora tutte le scene che devono svolgersi si svolgono tra queste personalità. E Dmitri, naturalmente per «eredità gravante», diviene un uomo in cui l’Io completamente inconscio tempesta e dilaga e lo spinge avanti nella vita, così da barcollare nella vita dovunque dall’inconscio, dall’incoscienza, e viene anche disegnato cosicché fondamentalmente non si ha a che fare con un’arte sana, spirituale, bensì con un’arte isterica. Ma questo è derivato anche dallo sviluppo naturale dei nostri tempi, quei tempi che non si vogliono lasciar influenzare e fecondare da ciò che può venire da una concezione spirituale del mondo. Tutto ciò che non sa bene che cosa vuole, istinti oscuri, che possono svilupparsi tanto bene verso la più alta mistica che verso il crimine più estremo, sì, trovano facilmente il passaggio dall’uno all’altro dall’inconscio, tutto questo Dostojevskij fornisce in certa misura nel Dmitri Iwanowitsch Karamazov. Vuol disegnare un russo: poiché sempre vuol disegnare il vero carattere russo.
Ivan, l’altro figlio, il successivo, è un occidentale. Si chiamano occidentali quelli che sono più diventati consapevoli della cultura dell’Occidente, mentre Dmitri non sa nulla della cultura dell’Occidente, ma agisce completamente dall’istinto russo. Ivan era a Parigi, ha studiato ogni sorta di cose, ha assunto la concezione occidentale del mondo, discute con le persone — così vuol mostrarcelo Dostojevskij — ora completamente riempito delle idee della concezione materialistica del mondo dell’Occidente, ma con il rimuginare del russo. Discute con gli uomini su questo, mentre la nebbia degli istinti si mescola con ogni sorta di pensieri della cultura spirituale moderna. Discute: dovrebbe essere ateo, non dovrebbe essere ateo, può accettare un Dio, non può accettare un Dio? Allora arriva a: comunque si può accettare un Dio! Sì, accetto questo Dio — per questo alla fine si batte, per accettare il Dio — ma non posso accettare il mondo! Se già accetto il Dio, non posso accettare il mondo, poiché questo mondo, come si presenta, come appare, non può essere stato creato da Dio. Accetto il Dio, ma non accetto il mondo! Così vanno le sue discussioni.
Il terzo, Aljoscha, diviene presto un frate nel monastero. È quello in cui predomina il corpo astrale. Ma ci viene anche mostrato come in lui agiscono ogni sorta di istinti, anche attraverso la mistica che si sviluppa in lui, e come fondamentalmente attraverso gli stessi istinti attraverso cui suo fratello più grande, Dmitri, che è solo di una madre diversa, una natura veramente incline al crimine, si sviluppa in un modo diverso, fino a diventare mistico. Il crimine è solo una particolare manifestazione degli stessi istinti che d’altronde producono l’adorazione e la fede nell’amore divino che pervade tutto il mondo, poiché entrambi provengono dal basso, dagli istinti inferiori della natura umana, solo che si formano in modi diversi.
Naturalmente non c’è nulla da obiettare contro l’uso di tali figure anche nell’arte, poiché tutto ciò che è nella realtà può diventare oggetto dell’arte. Ma dipende dal come, non dal cosa: devono allora essere pervase dal tessere e dall’essenza dello spirituale. Attraverso le peculiari circostanze che spesso ho esposto qui in particolare riguardo alla cultura russa, si è proprio espressa in Dostojevskij ciò che deve essere lo sviluppo dell’umanità, se nella vita russa avrà ancora luogo spiritualità, puramente attraverso lo sviluppo ulteriore delle condizioni naturali, come ho recentemente posto in contrasto con le condizioni spirituali. Dostojevskij era fin dall’inizio l’odiatore incarnato dei tedeschi, che si è istintivamente assegnato il compito di non lasciar affatto fluire nella sua anima nulla della cultura dell’Europa occidentale, che voleva solo stare nel tumulto a cogliere le figure mondiali che gli passavano davanti, e che aveva cura di non vedere nulla di spirituale nel mulinello umano puramente fisico che ondeggiava davanti alla sua anima, e che, invece di afferrare le figure dalle profondità dello psichico, le tirava fuori dai fondali della pura natura fisica, che nel suo stesso caso era malsana. E questo agì allora sugli uomini che avevano dimenticato la possibilità di salire verso lo spirituale. Questo agì sugli uomini così che ancora una natura era in grado, direi, di trasformare il suo ribollire e cuocere malsano che agisce nelle viscere dell’uomo nell’arte escludendo tutto lo spirituale. Ha agito. Altrimenti naturalmente la mera descrizione sarebbe solo una descrizione, una rappresentazione, sarebbe stopposa e legnosa. Ma poiché proviene da un inconscio che è malsano, che è isterico, per questo è diventato interessante, anzi in molti aspetti molto interessante, soprattutto attraverso quel paradosso che esce fuori quando ci si abbandona, senza una scintilla di vita spirituale, direi, con sentimento, poiché questo è presente in Dostojevskij nel più alto grado, al puro essere fisico del mondo.
Così in «I fratelli Karamazov» è intessuto quell’episodio straordinario del Grande Inquisitore, che ci viene presentato cosicché davanti a lui il Cristo reincarnato si presenta, così che dunque a un Grande Inquisitore — viene presentato cosicché Ivan Karamazov ha scritto questa novella, e viene poi inserita nei «Fratelli Karamazov» — l’uomo giusto del cristianesimo ortodosso del suo tempo, poiché sa ciò che nel cristianesimo tesse e vive per il suo tempo, il Cristo reincarnato si presenta. Ora immaginate l’uomo del cristianesimo, l’uomo giusto dell’ortodossia, che sta di fronte al Cristo reincarnato stesso. Che cosa può fare il Grande Inquisitore diversamente, lui che rappresenta il cristianesimo «giusto», se non naturalmente far imprigionare il Cristo che si presenta reincarnato? Questo è il primo che fa. Allora ha l’inquisizione da esercitare, ha da interrogarlo. Viene anche fuori che il Grande Inquisitore, che rappresenta la religione nel senso giusto, sa: È tornato il Cristo. Allora dice: Sì, tu sei probabilmente il Cristo — posso solo rappresentarlo approssimativamente — ma negli affari del cristianesimo che abbiamo da rappresentare, adesso tu non hai nulla da dire, tu non sai assolutamente nulla di questo. Ciò che tu hai realizzato: ha portato agli uomini qualcosa che li avrebbe resi felici? Abbiamo dovuto prima dalla tua insegnamento così unilaterale, così impratico che hai portato agli uomini, fare la cosa giusta. Se solo il tuo cristianesimo fosse venuto tra gli uomini, allora gli uomini non avrebbero trovato quella salvezza nel cristianesimo che noi abbiamo portato loro. Poiché quando si vuol veramente portare salvezza agli uomini, serve una dottrina che agisca sugli uomini. Tu hai creduto che la dottrina dovesse anche essere vera. Con queste cose però non si può far nulla con gli uomini. La cosa più importante è che gli uomini credano alla dottrina, che venga loro data cosicché siano costretti a credere. Abbiamo fondato l’autorità.
Sì, veramente non restava altra scelta se non consegnare il Cristo reincarnato all’Inquisizione. Poiché non si può aver bisogno del Cristo nel cristianesimo che il Grande Inquisitore rappresenta, se disgraziatamente si dovesse reincarnare ancora in esso, vero? È un’idea grandiosa, ancora più magnificamente eseguita. Ma è inserita in una poesia che è solo una riproduzione isterica del reale, così che non esce nulla dai grandi impulsi che percorrono l’accadere mondiale, che nulla diviene visibile di spirituale in Dostojevskij, bensì solo l’esteriorità del Cristo reincarnato si presenta e viene praticamente schiacciata dal Grande Inquisitore.
Con molte altre cose queste cose sono collegate, e direi: appartiene a quelli che comprendono la scienza dello spirito nel suo nervo il sentire questa parentela, non prendere troppo alla leggera le cose della vita. Vero, a che siamo arrivati, questo può essere caratterizzato in molti modi. Si deve solo pensare, ad esempio, a due libri che sono apparsi non molto tempo fa, di cui uno si chiama: «Gesù, uno studio psicotico», e l’altro: «Gesù Cristo considerato dal punto di vista psichiatrico». Lì ciò che sta nei Vangeli si considera in modo che viene trascinato davanti alle tesi dello psichiatra contemporaneo. Si vede come si possono spiegare i singoli passi evangelici, soprattutto le parole dello stesso Gesù Cristo, proprio dal fatto che si considera lo stato patologico di questa personalità, la psiche morbosa del Cristo Gesù. Lo psichiatra, l’alienista che esamina il Cristo come un uomo anormale secondo le regole della psichiatria moderna — è già qui! Ci sono libri su questo.
Con questi fenomeni si dovrebbe mantenere insieme ciò che altrimenti potrebbe guidarvi l’anima. Quanti uomini ci sono di fronte a questo che sentono davvero la palude intera, l’intera stupidità di una tale cultura spirituale, sentono così da volerla seguire fino ai suoi singoli rami? Non si deve continuamente sperimentare: c’è un grande psichiatra da qualche parte, la gente gli corre dietro. Scrive opere epocali sulla psichiatria, si considera come un grande psichiatra. Allievi o colleghi di lui sono quelli che, non in una diramazione molto lontana, scrivono non solo uno studio psicopatologico su Goethe, Schiller, Nietzsche e ogni sorta di gente che abbia avuto qualche importanza ed è arrivata a riconoscimento storico, ma anche sul Cristo Gesù stesso! E mentre varchiamo la soglia di uno psichiatra o di qualche altro illustratore scientifico del mondo con tutta la reverenza affettata, dico così con tutta la fede in autorità incosciente, ci muoviamo nella stessa corrente che, portata a un estremo, a una caricatura, conduce il mondo alla stupidità. Il voler vedere chiaramente i nessi della vita è certamente qualcosa che da un lato, tenuto contro le comodità della vita, è volentieri evitato, ma che è necessario essere infiammati.
Davvero non avanziamo per il fatto che ci sediamo e lasciamo agire su di noi la scienza dello spirito con una certa sete di sensazione o passione mistica. Avanziamo per il fatto che questa scienza dello spirito diviene vivente in noi, che impariamo a considerare la vita in base a ciò che può agire in noi come impulsi. Non siamo ancora esperti di scienza dello spirito dal fatto che una volta alla settimana ci lasciamo agire su di noi come un brivido freddo o un caldo brivido — non so come sia! — ciò che può essere detto su spiriti elementari, gerarchie e così via, bensì diventiamo veri esperti di scienza dello spirito dal fatto che le cose diventano viventi in noi, che possiamo portarle in tutti i dettagli della vita e che possiamo realmente arrivare a un punto tale che, ad esempio, davanti alla palude artistica contemporanea, per il fatto che siamo esperti di scienza dello spirito, possiamo provare disgusto, se non stiamo nel punto di vista che come teosofi siamo obbligati a lasciar regnare l’amore universale dell’uomo, e perciò naturalmente non possiamo designare con il nome vero ciò che è paludoso e cattivo. È notevole come gli uomini siano riluttanti nel presente a aprire veramente gli occhi. Certo, non è sempre colpa del singolo, ma è colpa dell’intera vita spirituale contemporanea. Al singolo è reso molto difficile vedere chiaramente, poiché l’intera educazione pubblica punta in gran parte a sorpassare queste cose, di cui proprio oggi a questa sera isolata episodica ho voluto portare l’attenzione. Come altrimenti si dice, si viene spinti su qualcosa, così gli uomini vengono praticamente portati davanti, non spinti su, ma portati via dalle cose. Viviamo ora veramente anche sotto questo aspetto nel bel mezzo di uno dei più grandi periodi scolastici dello sviluppo dell’umanità e non dobbiamo, direi, semplicemente essere insensibili verso la scuola che attraversiamo da questo punto di vista. Pensate solo una volta a come si è riusciti, fino a poco tempo fa, a godere tutto mescolato insieme, senza addentrarsi nel modo in cui gli uomini dei nostri tempi stanno gli uni di fronte agli altri. Ad esempio, il principio che non esistono differenze, sì, non deve portare, come ho già detto una o più volte, all’oscuramento di tutte le differenziazioni, a rendere tutto oscuro, come è accaduto dalla fondatrice della «Theosophical Society», che si è sforzata di cancellare il più possibile le differenze tra le diverse religioni, così che solo l’essenza induista poteva risplendere in gloria particolare. Ma altrimenti ha cancellato la cosa secondo una logica che ho spesso paragonato al fatto che uno dice: devo trattare tutto ciò che come ingredienti si trovano sul tavolo allo stesso modo come ingredienti e non guardare alle differenze. Così questa procedura, di trattare tutte le religioni allo stesso modo, di non vedere nessuna differenza tra loro, sarebbe la stessa di quando uno dice: il sale è un condimento, lo zucchero è un condimento, il pepe è anche un condimento, poiché tutto è lo stesso, tutto è condimento. Provate solo: è lo stesso o no — ci si condisca il caffè con il pepe e la zuppa con lo zucchero e la torta con il paprika o un’altra cosa! La stessa logica si trova però alla base da quell’altro lato: si trova alla base l’incapacità di vedere lo sviluppo concreto.
Così molte cose vengono prese cosicché si fa anche tutto per, direi, trascinare gli uomini in un tumulto, in un sogno, in uno stordimento. Se si dicono tali cose, si viene facilmente fraintesi. Perciò dico esplicitamente: chiunque mi abbia sentito a lungo sa quale grandezza vedo in Tolstoj. Ma per questo non si dovrebbe mai dimenticare come in Tolstoj naturalmente viva qualcosa che non può essere collocato fianco a fianco in grigio a grigio con l’Europa occidentale. Ho prima fatto spesso attenzione su tali differenze in conferenze su Tolstoj. Si può riconoscere la grandezza di un uomo come Tolstoj e non è necessario fare ciò che è accaduto con Tolstoj. Se infatti si fosse letto Tolstoj attentamente nel momento in cui era molto letto, soprattutto quando le sue vaste opere, le sue prime grandi opere artistiche erano lette, forse — forse, dico — ci si sarebbe detto: abbiamo qui uno spirito grande dell’Oriente, che però è pieno di odio più profondo e pieno di disprezzo parlano addirittura della germanicità. — Non è stato fatto, come sapete, non è stato nemmeno notato. Perché? Perché i primi traduttori di Tolstoj in tedesco hanno omesso questi passi o li hanno messi diversamente, così che fino alla traduzione che poi Raphael Löwenfeld ha fatto, che per la prima volta ha dato il vero Tolstoj, ma che è venuta troppo tardi, la letteratura tedesca ha avuto un Tolstoj falsificato.
Si tratta del fatto che gli uomini veramente sanno le cose, o altrimenti non giudichino! Ma su ciò che si giudica, si dovrebbe veramente conoscere. Non è necessario sovrastimare Tolstoj. Si può trovare proprio da questo che cosa sia, poiché egli era, primo, una grandezza, secondo, una natura che si era formata completamente dal suo popolo. Ma si dovrebbe essere perfettamente chiari sul fatto che non si può semplicemente fare ciò che i critici nani del giornalismo avvelenato contemporaneo così spesso fanno: mentre da un lato chiamano grande questo o quello, poniamo il Goethe o lo Schiller, con le stesse parole chiamano grande, ad esempio, Dostojevskij, senza che evochino un sentimento per il fatto che di fronte, diciamo, del «Wilhelm Meister» o delle «Affinità Elettive» o anche solo di fronte a cose come quelle che Lienhard ha creato, Dostojevskij, persino i «Fratelli Karamazov», è comunque letteratura dei retroscena. Portare a un giudizio chiaro, preciso, concreto accade quando si guarda dentro a ciò che è, e viviamo oggi in un’epoca in cui dobbiamo affinare il nostro giudizio, in cui dobbiamo guardare dentro a ciò che è. Viviamo oggi in un’epoca in cui con ogni giorno l’odio dei popoli gli uni verso gli altri cresce. Si dovrebbe imparare a comprendere, quando si vuol giudicare, come questo odio si è sviluppato da ciò che era da lungo, lungamente.
Queste sono cose che devono essere dette una volta, così che veramente sorga in noi un sentimento per quale significato dovrebbe avere lo sforzo della scienza dello spirito. Può sempre suscitare un sentimento amaro in uno, quando ogni parola casuale, talvolta sciocca, che si trova qui o lì in un giornale o in una rivista o in un libro, vi viene portata e vi si dice come la teosofia già agisce qui e così via, mentre è proprio su questo che dovrebbe contare, certamente senza fanatismo, il cogliere veramente il fondamentale, ciò che la scienza dello spirito vuol essere, per poterlo collocare nella cultura contemporanea, il comprendere come l’uomo contemporaneo possa amare così poco ciò che vuole la scienza dello spirito, perché semplicemente non può far nemmeno pochi passi che a volte diventano necessari per uscire dalla frivolezza più estrema che oggi molto diffonde la vita culturale spirituale. Fare considerazioni serie in ore serie, sembra comunque forse giustificato. Poiché quale ora della storia mondiale sarebbe più adatta a fare considerazioni serie, se non quest’ora di oggi, di cui si può dire che nel corso dello sviluppo dell’umanità non si è sviluppato nulla di più terribile, più spaventoso — naturalmente al contempo come qualcosa di grande, come qualcosa di necessario — quale ora dovrebbe essere più adatta a portare effettivamente toni seri nella nostra anima, se non questa ora presente! Bisogna solo avere davanti agli occhi il fatto che persone che possono saperlo hanno calcolato che in una singola battaglia più grande nel giugno o luglio dello scorso anno nella parte settentrionale del fronte occidentale in un giorno è stata sparata tanta munizione quanta durante l’intera guerra franco-tedesca 1870/71 insieme. E probabilmente presto verrà il momento — così giudicano alcuni uomini che sono esperti — in cui in questi attuali conflitti del mondo sarà stata sparata tanta munizione quanto in tutte le guerre precedenti, da quando si spara con polvere!
È un tempo serio, un tempo che non ci permette di passare oltre ciò che come crisi spirituale attraversa lo sviluppo spirituale dell’umanità, così acutamente che sarebbe imperdonabile non avere di fronte agli occhi in un’ora così seria l’intero significato di ciò che deve accadere per lo sviluppo dell’umanità, se mediante un avvicinamento agli insegnamenti della scienza dello spirito si è in grado di fare questo.
Ho voluto aggiungere questo come una sorta di considerazione letterario-antroposofica alle recitazioni di stasera.
Desidero oggi, in parte tornando su molte cose già discusse ultimamente e più volte affrontate, in parte approfondendo altri argomenti, fare innanzitutto alcune considerazioni dettagliate sulla vita interiore dell’uomo, sulla natura spirituale-animica dell’uomo. Sapete che parliamo innanzitutto dell’arto della vita interiore dell’uomo che designiamo con un’espressione astratta come corpo eterico. E mentre il corpo fisico dell’uomo è percettibile ai sensi esterni, è accessibile alla scienza esterna, legata al pensiero e alle osservazioni, sappiamo che il corpo eterico è qualcosa di soprasensibile.
Inoltre parliamo dell’arto successivo dell’essenza umana come del cosiddetto corpo astrale. Ricordiamo come abbiamo ripetutamente sottolineato che non si può davvero dire che l’interiore dell’uomo sia completamente sconosciuto all’uomo: l’uomo infatti percepisce nel mondo fisico, all’interno della sua esistenza corporea, il suo pensare, il suo sentire, il suo volere. Lo sperimenta interiormente, e sperimenta questo pensare, sentire e volere pervaso e illuminato dall’Io. Si può dire che l’uomo percepisce interiormente questo pensare, sentire e volere. Ma non si può dire — come gradualmente vi sarete abituati a pensare — che l’uomo percepisca veramente il suo corpo astrale. E nemmeno si può dire che percepisca veramente il suo Io. Poiché questo Io — abbiamo attirato l’attenzione su questo nel corso delle ultime conferenze — di cui l’uomo parla, che con ogni addormentarsi ricade nell’incoscienza, è solo un’immagine dell’Io vero e reale. Così già si può concludere che anche con questo Io, con il pensare, sentire e volere, in modo simile viene data solo un’espressione, una manifestazione dell’interiore veramente proprio dell’uomo, come con il corpo fisico viene data una manifestazione, un’espressione dello spirituale, di ciò che designiamo come corpo eterico. Ora, l’uomo è naturalmente felice quando ha una bella suddivisione di un certo ambito di conoscenza, una suddivisione che può inserire ordinatamente in scatole spirituali e conservare. Perciò alcuni sono così contenti quando hanno questa conoscenza straordinariamente fenomenica che l’uomo consiste del corpo fisico, del corpo eterico, del corpo astrale, dell’Io. Ma fondamentalmente — questo è stato sottolineato più volte anche qui — con queste quattro parole non si ha molta più che parole, non molta più che espressioni. E quando si procede alla considerazione reale, allora in un certo modo si devono sempre oltrepassare i confini che queste espressioni stabiliscono così facilmente.
Certamente, se si parla così in generale, si può dire: il pensare, sentire e volere si verificano nel corpo astrale. Ma in questo modo il fatto del pensiero viene esaurito solo in modo assai unilaterale, assai astratto. Come noi come uomini innanzitutto stiamo nel mondo fisico, così certamente l’impulso al nostro pensiero è dato nel corpo astrale, addirittura nell’Io. Ma il pensiero si sviluppa come rappresentazione, come pensiero soltanto perché abbiamo il corpo eterico mobile. Qui, come uomini fisici, tutto il nostro pensiero rimarrebbe inconscio se il corpo astrale non mandasse i suoi impulsi, i suoi impulsi di pensiero nel corpo eterico, e il corpo eterico nella sua mobilità non ricevesse questi impulsi di pensiero del corpo astrale. E ogni pensiero a sua volta andrebbe semplicemente via senza che restasse un ricordo, se non avessimo un corpo fisico. Non si può dire che il corpo fisico sia il portatore della memoria: questo lo è già il corpo eterico. Ma per noi uomini nel corpo fisico ciò che rimane nel corpo eterico del nostro pensiero scorrerebbe via, come i sogni scorrono via, se non potesse incidersi nella materia fisica del corpo fisico. Così i nostri pensieri qui nel corpo fisico si affermano attraverso il fatto che appunto abbiamo questo corpo fisico.
Vedete dunque che cosa sia effettivamente questo processo complicato del pensiero. Ha i suoi impulsi nel corpo astrale, propriamente nell’Io. Questi impulsi si continuano come forze nel corpo eterico, evocano là i pensieri, e i pensieri a loro volta incidono le loro tracce nel corpo fisico. E attraverso il fatto che sono incise, possono sempre di nuovo essere richiamate dalla memoria durante la vita fisica.
Considerate ora di nuovo quello — ne abbiamo già parlato più volte qui — che cosa sia veramente il ricordo per l’uomo qui nel corpo fisico. Non è vero, l’uomo ha esperienze. Queste esperienze le elabora. Poi se ne allontana. Viene un tempo in cui tali esperienze possono comportarsi verso di noi come se non ne sapessimo nulla, come se non stessero più in nessun rapporto con noi. Ma poi viene di nuovo il momento in cui dal nostro interiore richiamiamo le rappresentazioni di tali esperienze. Ci oggettivizziamo allora in forma di ricordo ciò che abbiamo sperimentato.
Ora vedete, innanzitutto l’uomo deve a ragione credere: questo processo del ricordo gli appartiene, appartiene alla sua anima. Quando noi come uomini camminiamo per le strade, andiamo in società, nessuno con gli organi di senso esteriori e fisici può vedere in noi che ricordi conserviamo, cioè quali esperienze abbiamo avuto. Li portiamo nella nostra anima. Direi che l’involucro del corpo fisico si trova cosicché nella nostra anima, avvolti come nel mantello del corpo fisico, conserviamo i nostri ricordi. Ci appartengono, e per tutta la vita lavoriamo su noi stessi in questo modo. In certo senso trasformiamo il mondo esteriore nel nostro mondo interiore. Portiamo poi questo mondo esteriore in forma di ricordi con noi attraverso l’esistenza. Come nostro propriissimo possesso portiamo questi ricordi. Ora sarebbe un grande errore credere che questo portare i ricordi attraverso la vita già comprenda veramente l’intero processo. Non è così. Darwin, ad esempio, ha giustamente desiderato indagare se animali come i lombrichi non abbiano un compito particolare, e ha scoperto che i lombrichi non sono solo lì per godere dell’esistenza, bensì hanno un compito molto importante, nel fatto che contribuiscono in modo sostanziale alla fertilità del suolo che scavano. Queste sono cose che la scienza naturale certamente oggi ammette, ed è un terreno su cui la scienza naturale si sente sicura. La scienza naturale non dovrebbe essere criticata in questo, poiché della scienza naturale è bello che si occupi dei dettagli. Solo che si costruiscono anche concezioni del mondo su tali cose. Allora naturalmente si deve considerare il detto dell’uomo che scava avidamente alla ricerca di tesori ed è felice quando trova lombrichi. Ora però, rivolto allo spirituale, si può domandare: ha veramente nessuna importanza per l’intero universo questa attività dell’uomo, attraverso cui per tutta la vita egli forma le esperienze in pensieri e le conserva nei ricordi? È veramente solo un processo che si svolge in noi questo processo di memoria?
Il materialista è costretto a dire: certamente è un processo che si svolge solo in noi. Con la morte deponiamo il nostro corpo fisico nella tomba, e allora è finita, come con qualcosa che si è estinto, con ciò che abbiamo conservato come ricordo. Non vogliamo ora affrontare una simile controreplica materialista, l’abbiamo fatto spesso, ma vogliamo affrontare qualcos’altro. Vogliamo sollevare la domanda: non è forse questo nostro processo di pensiero e di ricordo qualcosa di completamente, completamente diverso da ciò che avviene nel nostro ricordo? E così è. Mentre pensiamo, mentre formiamo pensieri dalle nostre esperienze e li conserviamo come ricordi, durante questo tempo non ci occupiamo solo dei nostri pensieri, ma con i nostri pensieri si occupa l’intero mondo delle Gerarchie, che designiamo come la terza Gerarchia, come la Gerarchia degli Angeloi, Archangeloi, Archai. Non pensiamo solo per noi, pensiamo e conserviamo i nostri pensieri nel nostro interiore per creare un campo di attività per gli Angeloi, gli Archangeloi, gli Archai. Mentre crediamo che i nostri pensieri vivano solo in noi, tre gerarchie spirituali si occupano dei nostri pensieri. La cosa minima di ciò che compiamo con i nostri pensieri è ciò che conta nei nostri pensieri. Anche quando abbiamo dimenticato i pensieri che successivamente richiamiamo dalla memoria, essi sono in noi. E così come noi come uomini ci occupiamo con le nostre macchine sulla terra o con il mangiare e il bere, così gli Angeloi, gli Archangeloi e gli Archai si occupano di un tessuto intrecciato, filato, formato dai nostri pensieri; lavorano continuamente su questi nostri pensieri. È dunque solo il lato a noi rivolto dell’attività di pensiero di cui sappiamo. C’è un lato a noi non rivolto, e questo lato a noi non rivolto si mostra alla visione spirituale cosicché vediamo: mentre abbiamo lì i nostri pensieri nel nostro interiore, gli esseri spirituali nominati si occupano dei nostri pensieri dall’esterno e li tessono, in modo che quando otteniamo questa conoscenza, possiamo dirci: il nostro processo di pensiero è veramente non qualcosa di inutile nel mondo, il nostro processo di pensiero non è qualcosa solo per noi, il nostro processo di pensiero sta dentro lo sviluppo completo del cosmo e contribuisce affinché continuamente qualcosa di nuovo sia intessuto nello sviluppo del cosmo. Se noi non fossimo nati come singolo, non avessimo pensato, non avessimo conservato ricordi, allora al nostro morire il pezzo che potrebbe essere tessuto dai nostri pensieri, che non tessiamo noi stessi, sarebbe perduto per lo sviluppo del cosmo. E quando attraversiamo la porta della morte — il processo elementare l’abbiamo spesso descritto — sappiamo: deponiamo il nostro corpo fisico, che viene consegnato agli elementi della terra in qualche modo. Il nostro corpo eterico ci rimane ancora per un breve tempo. Per il nostro interiore si presenta innanzitutto cosicché dispiega davanti a noi un grande quadro della vita. Tutto quello di cui altrimenti nel tempo ci ricordiamo, viene contemporaneamente disposto intorno a noi come in un enorme panorama in un potente quadro della vita. Poi però il nostro essere eterico ci viene tolto, viene in certo modo estratto da noi. Chi lo fa? Bene, lo fanno i seres delle tre gerarchie nominate, e lo tessono gradualmente nell’etere mondiale, così che questo tessuto dell’etere mondiale dopo la nostra morte consiste in ciò che durante la nostra vita tra nascita e morte abbiamo aggiunto e che è stato elaborato dai seres delle tre gerarchie immediatamente superiori.
Viene tolto da noi dunque ciò che così abbiamo intessuto a ciò che prima della nostra nascita non era ancora lì, e viene intessuto nell’intero universo. Ogni uomo ha questa conoscenza quando ha attraversato la porta della morte. Poiché per l’uomo, quando ha attraversato la porta della morte, entra ora qualcosa che non possiamo designare diversamente che con le seguenti parole. — Vedete, il corpo eterico dell’uomo è stato separato da lui, il suo tessuto eterico è stato intessuto nell’etere universale, ciò che ha portato in sé per tutta la vita ora è fuori; questo è importante. E colui che conosce tali cose lo designa con una parola breve che ci si deve sempre e sempre richiamare meditatively davanti all’anima, poiché designa brevemente un processo importante e essenziale. — Si può dire: l’interiore diventa un esteriore, cioè ciò che sempre abbiamo sentito come un interiore, come la nostra vita di pensiero, diventa un esteriore, diventa mondo esteriore. Così come qui ci circondano fiumi e montagne e alberi e nuvole e stelle, così vero è che dopo la nostra morte entra qualcosa che si può caratterizzare così: ciò che durante la nostra vita fisica ha vissuto in noi, è ora diventato un pezzo di mondo esteriore, cosicché può essere contemplato da noi, può essere considerato da noi. Ma oltre a questo corpo eterico abbiamo il mondo del nostro corpo astrale. Il mondo del nostro corpo astrale ci viene alla coscienza innanzitutto cosicché lo sentiamo come pensiero. Ma il pensiero l’ho appena caratterizzato: manda i suoi impulsi nel corpo eterico, cosicché nel corpo astrale il pensiero stesso non può diventare conscio. Solo il sentire e il volere può diventare conscio nel corpo astrale. Durante tutta la nostra vita sentiamo e vogliamo di nuovo. Nutriamo certi sentimenti riguardo a certe esperienze. Questi sono processi nel nostro corpo astrale. Questo è di nuovo il suo tessere peculiare, ma ora non un tessere in pensieri, come ho descritto prima, bensì un tessere in impulsi di sentimento e di volontà, impulsi verso il volere. Anche a ciò che durante tutta la vita sentiamo e come impulsi di volontà abbiamo, anche a questo lavorano esseri superiori, anche questo è il campo di lavoro per esseri superiori. Come sul nostro pensiero lavorano i seres della terza Gerarchia, così sul nostro sentire e sui nostri impulsi di volontà lavorano i seres della seconda Gerarchia, inclusi perfino i Troni.
Pensate come stiamo nel mondo se conosciamo queste cose, come ci sentiamo trasportati nel mondo spirituale. Diciamo da un lato: tu uomo, cammini pensando per il mondo, ma il tuo pensiero, nel fatto che ti rivolge il suo lato interiore, è solo un lato del pensiero. Ciò che tu pensi è materia per il lavoro degli Angeloi, degli Archangeloi, degli Archai. E nel fatto che sentiamo e vogliamo, creiamo materia per gli Spiriti della Forma, gli Spiriti del Movimento, gli Spiriti della Saggezza, i Troni o Spiriti della Volontà. Come l’uomo scava e lavora la terra e non sa, mentre la lavora, che scava solo un lato, che d’altro canto ci sono processi essenziali, come con la coscienza normale non sa questo, così l’uomo crede che i suoi sentimenti, i suoi impulsi di volontà siano solo suoi. Ma sono un campo per il lavoro dei suddetti seres della gerarchia superiore. Stiamo veramente non solo come corpo fisico cosicché questo nostro corpo fisico sia in connessione con l’ambiente, ma stiamo anche come essere spirituale-animico cosicché questo essere spirituale-animico sia in connessione con l’ambiente. Normalmente non si pensa a come anche il nostro corpo fisico appartiene all’intero ambiente. Ma è facile da immaginare. Non è vero, in un qualsiasi momento, se vi immaginate fisicamente, non avete solo ossa, sangue e muscoli e così via, ma avete anche un certo flusso d’aria che avete appena inspirato e che subito espirerete di nuovo. Appartiene a voi mentre l’avete inspirato. Era fuori di voi nel momento precedente, nel prossimo momento è di nuovo fuori di voi. Immaginate di essere senza questo flusso d’aria! È impossibile immaginarsi senza di esso, appartiene a noi. È già assurdo pensare al corpo fisico come se fosse rinchiuso solo nella pelle, mentre appunto è dipendente dal vivere con l’intero ambiente aereo. Ma così come viviamo attraverso il nostro corpo fisico con l’ambiente d’aria e con l’ambiente di calore, così viviamo attraverso i nostri pensieri con l’ambiente della Gerarchia del terzo ordine, e viviamo attraverso i nostri sentimenti e i nostri impulsi di volontà con gli esseri della Gerarchia del secondo ordine e con gli Spiriti della Volontà. Così stiamo nell’universo.
Applichiamo di nuovo questo al passaggio attraverso la porta della morte, allora possiamo dire: se l’uomo attraversa la porta della morte, sappiamo che, quando il suo corpo eterico gli è stato tolto, quando inizia l’intessimento nell’etere universale, deve allora rivivere la sua vita fisica in un tempo che viene rivestito tre volte più veloce della vita fisica tra nascita e morte, mentre percepisce gli effetti di essa. Così ciò che abbiamo sperimentato in noi durante la nostra vita fisica, non lo percepiamo allora: l’abbiamo percepito qui nella vita fisica. Se abbiamo inflitto un’offesa a qualcuno: il sentimento da cui abbiamo commesso l’offesa, l’abbiamo sperimentato qui nella vita fisica, sta come causa e si inscrive nel karma. Ciò che non abbiamo sperimentato qui nella vita fisica, è l’impressione che l’offesa ha fatto sull’altra anima. Non sperimentiamo qui affatto come — ciò che i nostri atti, le nostre azioni, i nostri pensieri fanno per effetti nel mondo esteriore. Qui nella vita fisica non lo sperimentiamo, lo sperimentiamo ora nel viaggio all’indietro nel tempo dalla morte alla nascita. Lì sperimentiamo tutto ciò che è fuori, non come è stato sperimentato da noi, bensì come è stato sperimentato dal mondo esteriore, con che siamo stati insieme. Veramente tutto ciò che gli uomini hanno sentito attraverso i nostri pensieri, attraverso le nostre parole, lo sperimentiamo. E questo è proprio perché ora l’esteriore deve diventare un interiore. Con i nostri pensieri, abbiamo potuto dire, è così che l’interiore diventa un esteriore. In questa vita ora è così che l’esteriore, gli effetti dei nostri pensieri, dei nostri atti nella vita, diventa un interiore, cioè un interiore sperimentato, sperimentato dall’uomo-spirito dopo la morte. Poiché deve ora abituarsi al mondo, in cui vive inconsciamente durante il tempo della sua vita, avendo un corpo astrale e gli spiriti della seconda Gerarchia lavorano sul suo corpo astrale, deve ora abituarsi al mondo, in cui succede proprio così, che il suo corpo astrale gradualmente si dissolve nell’esteriore, ma egli sperimenta l’esteriore ora interiormente, veramente interiormente. Deve imparare, tra la morte e una nuova nascita, nella sfera in cui lavorano gli Spiriti della seconda Gerarchia, nella sfera in cui essi preparano ciò che può poi condurlo a una nuova incarnazione. E poi, sappiamo, il corpo astrale dopo un certo tempo diviene così che si dissolve nel mondo esteriore e l’uomo con il suo interiore veramente proprio continua a vivere nel tempo tra morte e nuova nascita.
Ora, se vogliamo comprendere qualcosa di questa vita tra la morte e una nuova nascita, dobbiamo sempre tenere presenti molti punti di vista. Questo è appunto il nostro obiettivo, non essere unilaterali, bensì tenere presenti molti punti di vista, in modo che gradualmente possa aprirsi una comprensione completa di questi processi. Così tenete presente: come l’uomo attraverso la sua nascita entra nei processi naturali che si svolgono intorno a lui nel regno minerale, vegetale, animale, così entra nel mondo che si svolge intorno a lui attraverso gli esseri delle gerarchie nominate. È in certo modo avvolto nella loro attività, e ciò che ha portato con sé, lo tessono insieme in modo che possa diventare la base per la sua prossima incarnazione.
Vedete, in questo campo è, direi, particolarmente difficile dare alla contemporaneità concetti corretti, per ragioni che sono state già più volte esposte. La contemporaneità lavora precisamente con i concetti più distorti in questo campo. Quando un uomo attraverso la nascita entra nell’esistenza fisica, entra con certe proprietà in questa esistenza fisica. La contemporaneità si sforza di parlare solo di eredità, e intende l’eredità fisica, e si parla di questa eredità fisica cosicché si dice: un uomo mostra queste o quelle proprietà, dunque si devono cercare queste o quelle proprietà negli antenati. C’è, ad esempio, oggi un libro molto laboriosamente compilato su Goethe, in cui le proprietà di Goethe vengono rappresentate cosicché, per quanto si può risalire, una proprietà viene cercata in questi antenati, un’altra in quelli, in una bis-bis-bisavola quella, in un bis-bis-bisavolo questa, e così tutto si è ereditato. — Ho già detto spesso: una saggezza è quella che si può illustrare visivamente mostrando quanto poco costa. Poiché non è più intelligente dire che il bambino ha le proprietà dei genitori che dire che un uomo è bagnato quando cade in acqua e viene tirato fuori. Ha naturalmente l’acqua addosso quando viene tirato fuori. Così ha le proprietà dei suoi antenati addosso, perché attraverso di loro ha condotto la sua anima. Non c’è maggiore saggezza in questo. E così trarre conclusioni sulle cause, dichiararlo logico, è infine la più grande illogicità che si possa fare: si vuol provare che le proprietà spirituali-animiche si ereditano, mostrando che un genio come Goethe ha avuto le stesse proprietà che i suoi antenati hanno avuto. Ma, come detto, non è più intelligente che l’affermazione che un uomo è bagnato quando è caduto in acqua. Proveremmo che il genio e le proprietà geniali hanno a che fare con l’eredità se potessimo mostrare i discendenti del genio e su di essi mostrare come le proprietà del genio si sono ereditate nei discendenti. Questo sarebbe una prova. Ma probabilmente questo si lascerà stare. Non ci si impegnerà ad esempio a mostrare come nel figlio di Goethe le proprietà geniali di suo padre si sono ereditate, vero? Certamente, a volte può capitare che si alludisca a tali cose con le dita. Attualmente nel mondo europeo c’è uno statista che è il figlio di un padre che era anche uno statista. Allora si può dire, lì le proprietà geniali dello statista si sono ereditate dal padre al figlio. Ma la soluzione potrebbe anche consistere nel fatto che tutti e due non erano geni!
Alla cosa stessa sta alla base un processo molto, molto più profondo. Vedete, gli uomini nella nostra epoca assolutamente non vogliono riconoscere che ciò che accade esternamente mostra solo il lato esteriore di processi che al contempo sono interiori, di processi che fluiscono dallo spirituale. E ciò che deve essere detto, ce lo rendiamo vividamente mediante il seguente confronto ipotetico. Supponiamo che ci fossero esseri che certamente avessero una certa ragione, ma non avessero la capacità di vedere gli uomini. Questa è naturalmente completamente un’ipotesi, ma potete supposizione che ci fossero esseri che vedessero tutto, solo non gli uomini. Tali esseri vedrebbero ad esempio orologi. Dunque immaginate un essere che non vede gli uomini e non vede l’attività degli uomini: quello andrebbe per Berlino e vedrebbe come gli orologi si creano da ogni parte. L’essere naturalmente dovrebbe dirsi: gli orologi si creano completamente da soli. — Non più intelligente di un tale essere che concluderebbe che gli orologi si creano da soli, è l’uomo che dice: non è necessario spiegare ulteriormente perché gli uomini vengono fisicamente nel mondo, questo accade completamente da solo nel corso della riproduzione, nel corso delle generazioni. — Questo può essere pensato solo perché gli uomini non vedono che ciò che accade qui nel mondo fisico è solo l’espressione esterna di un’attività che continuamente fluisce dal mondo spirituale, così come l’attività dell’orologiaio fluisce negli orologi. Se ad esempio esistesse una scienza speciale dei talpe, questi potrebbero già arrivare alla opinione che gli orologi si creassero da soli, se i talpe fossero così intelligenti da considerare gli orologi come qualcosa creato attraverso l’intelligenza.
Ma ciò che si svolge qui sulla terra, di cui gli uomini nella loro follia credono che accada completamente da solo, che sia solo un processo fisico esteriore, viene diretto, esattamente come l’attività dell’orologiaio è una regia, dal mondo spirituale. E veramente, dal momento che nel mio quarto dramma-mistero ho chiamato l’ora di mezzanotte dell’esistenza, dal momento che sta veramente nel mezzo tra la morte e una nuova nascita, da allora inizia già l’attività, di separarsi in modo ascendente dal mondo spirituale nel mondo fisico, per dopo secoli guidare di nuovo l’uomo nell’esistenza fisica. Quando l’uomo attraversa la porta della morte, innanzitutto l’attività esercitata nel mondo spirituale è un’elaborazione di ciò che nell’ultima vita qui è stato sperimentato dall’uomo, è stato elaborato. Questo accade così nella prima metà. Ma dalla metà della vita tra la morte e una nuova nascita inizia già la preparazione per la prossima incarnazione. E ora è veramente così che ci si può immagine: colui che nasce ha genitori, i genitori hanno di nuovo genitori, questi genitori hanno di nuovo genitori. Immaginate come questo si estende ampiamente se si procede attraverso trenta generazioni. Ma se procedereste attraverso trenta generazioni, trovereste che in certo modo in molte persone già giacciono le tendenze che finalmente conducono a questo che l’uomo A e la donna B vengono messi insieme, che danno l’esistenza a un uomo. E se l’intero non fosse accaduto così attraverso trenta generazioni, se non avessero sempre sposato così che infine A e B fossero venuti insieme, allora semplicemente non si sarebbe formata quella dualità che l’uomo può cercare quando scende a un’incarnazione fisica. Nel cooperare complessivo di molti uomini, che infine confluiscono nei due, il mondo spirituale già lavora in base a ciò che è la singola individualità dell’uomo. Se dunque vediamo che il figlio ha la proprietà di suo padre, di sua madre, e di nuovo il padre e la madre si riconducono alle proprietà di nonno e nonna, bisnonno, bisnonna e così via, è perché a quel bisnonno e bisnonna, trenta generazioni più su, già si è inclinata l’individualità che poi, dopo secoli, vuol nascere e ha determinato il piano secondo che attraverso le generazioni gli uomini si trovano. Tutto questo già lavora. E che ci siano somiglianze ereditate, questo proviene dal fatto che attraverso trenta generazioni già l’opera della forza attraverso il mondo spirituale, che infine in un determinato uomo vuol venire alla luce; questa forza già lavora nel padre, nella madre, nel nonno, nella nonna, nel bisnonno, nella bisnonna. Già sempre lavora e infine dà a uno le proprietà che devono venire alla luce. Non la corrente fisica fa l’eredità: all’eredità della corrente fisica viene inserita l’eredità in questo modo. Proprio il contrario è vero di ciò che da parte della visione del mondo esterna, cosiddetta scientifico-naturale, viene asserito riguardo all’eredità fisica. Affinché infine Goethe sia venuto alla luce attraverso Johann Kaspar Goethe e Frau Rat Aia, gli uomini sono sempre stati da parte dei seres della seconda Gerarchia attraverso trenta generazioni così riuniti che questo infine potesse condurre a Goethe. Questo naturalmente non vale solo per il genio, vale per ogni singolo. Potete dire: questo è difficile da immaginare, e potete anche domandare: come si concilia questo con la libertà umana, se già trenta generazioni prima che scendiamo, siamo del tutto determinati come dobbiamo essere allora? Sì, ma era così anche per nostro padre e per i nonni! E se a qualcuno è troppo complicato pensare questo, allora dovrebbe solo pensare anche che questo pensiero gli è stato risparmiato per la normale coscienza dell’esistenza sulla terra, poiché non è trasferito a lui, ma in comunanza con gli Spiriti della Forma, con gli Spiriti del Movimento e così via viene effettuato, così che la libertà non è affatto compromessa. Qui naturalmente appartiene già quella saggezza superiore che corrisponde a queste gerarchie. Ma la cosa è così.
Così viene riunito ciò che possiamo consegnare come pensieri all’etere mondiale, con ciò che durante la nostra vita fisica viviamo nella nostra vita di sentimento, nella nostra vita di volontà. Veramente, la scienza dello spirito non deve solo stimolare in noi una somma di conoscenza, bensì soprattutto deve essere capace di evocare un certo umore. Ho cercato di indicare questo umore nelle prime parti del secondo mistero, nell’incontro tra Capesius e Benedetto, come veramente verso lo scopo che l’uomo possa vivere qui come intero essere umano sulla terra, dèi e dèi, spiriti e spiriti cooperano, che l’uomo è uno scopo per dèi e dèi, spiriti e spiriti. Questo sentimento, direi, di gratitudine verso l’universo spirituale, questo sentimento di sentirsi dentro l’universo spirituale, deve affluire anche attraverso la scienza dello spirito nella nostra anima. Deve diventarci naturale, come all’uomo è naturale sentirsi in connessione con il mondo fisico. Normalmente non fa caso a questo. Ma oggi la scienza è arrivata così lontano che ognuno ha la consapevolezza che ha bisogno dell’aria, così che non può vivere solo per sé, bensì è un membro nell’intero ambiente. Ma quando ha fame o sete, allora già nota che il mondo esteriore al suo essere fisicamente è necessario, che in fondo sta in un processo universale nel mondo esteriore. Così però l’uomo sta anche in un processo universale nel mondo spirituale, e nel fatto che può pensare, sta con gli Angeloi, gli Archangeloi, gli Archai, nel fatto che sa sentire e volere, con la gerarchia immediatamente superiore in una connessione spirituale. Veramente, come l’aria, come la natura confluisce nel suo corpo fisico, così le attività dei seres nominati confluiscono nel suo spirituale e nella sua anima.
Le obiezioni teoriche che vengono dalla nostra contemporaneità materialistica, le abbiamo spesso discusse. Queste obiezioni teoriche possono essere eliminate dal campo attraverso considerazioni epistemologiche e simili. Ma allora i materialisti molto spesso vengono ancora con la pratica e dicono: sì, potrebbe anche essere giusto che c’è un tale mondo spirituale, ma che cosa ci aiuta a sapere di questo mondo spirituale, anche se dici già che il pensare, sentire e volere sta in connessione con le gerarchie superiori? Per pensare non abbiamo bisogno di sapere nulla di queste gerarchie. Pensiamo già nel mondo, senza saperne nulla. L’uomo respira anche, grazie a Dio, poiché se avesse dovuto aspettare fino a quando avesse imparato completamente il processo di respirazione in teoria, oggi non riuscirebbe ancora a respirare, poiché ciò che oggi sa fisicamente, fisiologicamente del processo respiratorio non basterebbe affatto a provocare il processo di respirazione. Ma anche senza la «parte sciancata» — diranno le persone — si può comunque pensare, senza sapere nulla di qualsiasissimi gerarchie che vi cooperano.
Ma noi facciamo la controreplica: si può veramente pensare senza averlo? — Attualmente, vedete, gli uomini lavorano ancora con i beni ereditati del vecchio tempo, lavorano veramente con ciò che hanno ereditato, e con questo hanno potuto ancora inventare ogni sorta di cose, anche macchine così complicate come quelle che attualmente vengono usate per uccidere uomini e così via. Ma tutto questo è ancora eredità di un tempo precedente. Già il fatto che sia eredità, la gente naturalmente non vuol facilmente ammettere, poiché una certa persona — è proprio curioso in questo senso — che sostiene di essere arrivati così meravigliosamente lontani, pensa in fondo veramente solo perché si sia compreso che tutto il pensiero nella precedente era puerile e gli uomini si siano consaputi ora di pensare sobriamente, non più puerilmente. Si potrebbe oggi veramente già solo esternamente, direi, convincersi che questo è un assurdo, e che gli uomini hanno questo pensiero che hanno ora solo da pochi secoli.
Siamo stati di recente ad Amburgo, abbiamo visto un quadro del tredicesimo, quattordicesimo secolo del Maestro Bertram. Su questo quadro vi voglio raccontare il seguente. Torniamo al racconto biblico della caduta, che nella scienza dello spirito chiamiamo la tentazione luciferica. Se oggi un pittore del tempo illuminato dipinge la caduta, dipinge Adamo ed Eva da entrambi i lati dell’albero, e poi un serpente all’albero, naturalmente un serpente. A seconda che sia impressionista o cubista o espressionista o un altro «ista» qualsiasi, lo dipingerà più o meno orribile — bello, voglio dire! Ma dipingerà un serpente come è un serpente che striscia nell’erba. Bene, questo è realismo. È veramente realismo? Non è propriamente realismo: come si dovrebbe presumere come realista che questo serpente che striscia nell’erba abbia riuscito a sedurre l’Eva, per quanto potesse essere semplicista — cosa che non avrebbe dovuto essere affatto — ? Penso che non c’è donna così semplice che si lascerebbe sedurre da un semplice serpente che striscia nell’erba. Non è vero, questo non va! Così non è proprio naturalistico. Sappiamo dalla nostra scienza dello spirito che Lucifero è un essere rimasto fermo nello sviluppo lunare. Lucifero dunque naturalmente, dato che durante lo sviluppo lunare non è stato visto come qui durante lo sviluppo terrestre, non può essere visto con occhio fisico. Non può essere un serpente che si vede con occhio fisico. Deve essere visto interiormente, Lucifero.
Vedete, se studiamo l’uomo più attentamente — potete vederlo in ogni scheletro — lo scheletro si divide chiaramente in due parti: dal cranio con la colonna vertebrale annessa — naturalmente non è lo scheletro, è il cervello dentro, e il midollo spinale nella colonna vertebrale — e è come attaccato il resto dell’uomo. È davvero difficilmente da chiamare diversamente che attaccato. Questo è per la ragione — parleremo anche più dettagliatamente di questo una volta — che ciò che portiamo come testa è veramente una formazione molto complicata. È proprio una piccola sfera mondiale. Allora si deve anche dire: grazie a Dio che l’uomo con la sua saggezza non ha nulla da contribuire alla nascita, e che questa testa può venire alla luce. Poiché sarebbe un bello spettacolo se attraverso la sua anatomia o fisiologia attuale dovesse contribuire qualcosa affinché questo meraviglioso edificio della testa umana venisse alla luce. Questo avviene in un modo completamente diverso: avviene da quello, che durante il tempo dalla morte a una nuova nascita come in una sfera gigantesca, che possiamo comparare con la nostra sfera celeste blu, ciò che nel nostro karma è scritto, viene tessuto e un intero ordinamento viene fatto che, man mano che si avvicina l’incarnazione, sempre si divide e si unisce con ciò che viene dalla madre. Dall’intero universo viene tessuto attraverso innumerevoli esseri di molte gerarchie ciò che diviene la nostra testa, che contiene una saggezza di gigantesca grandezza e ampiezza gigantesca, una saggezza che è costruita su tutte le esperienze ottenute attraverso Saturno, Sole e Luna. E ciò che è attaccato, è prodotto della terra. La nostra testa è propriamente eredità da Saturno, Sole e Luna. La terra con le sue forze ha potuto produrre solo ciò che vi è attaccato. L’altro uomo, non la testa con il midollo spinale, bensì ciò che vi è attaccato, è propriamente l’uomo terrestre.
Come si rappresenta dunque, se da vista interiore si vuol rappresentare il Lucifero, dunque propriamente un essere lunare? Si dovrà rappresentare una testa umana e qualcosa come serpentiforme attaccato a essa: la colonna vertebrale ancora non ossificata. Così il Maestro Bertram dal tredicesimo, quattordicesimo secolo rappresenta il Lucifero sull’albero tra Adamo ed Eva. Nel museo di Amburgo potete vedere il quadro così rappresentato. Se gli uomini oggi riuscissero a pensare, si direbbero: il pittore ha dipinto questo, così era ancora viva allora la conoscenza del mondo spirituale. Fino alla conoscenza della forma del Lucifero era ancora viva la conoscenza del mondo spirituale.
Così recentemente è perduto per gli uomini ciò che chiamiamo chiaroveggenza atavistica, eredità atavistica. Ma il pensiero, questo non è molto diffuso oggi. L’autorità è vera considerata oggi come qualcosa che non è nulla, il sentimento di autorità non deve avere l’uomo libero oggi. Oggi si pensa su tutto, oggi ognuno ha le sue opinioni. La maggior parte è che avere una propria opinione significa null’altro che aver dimenticato in quale brochure, o persino in quale giornale si è letta l’opinione in questione, vero? Lo si è dimenticato, e allora è diventata la propria opinione quando lo si è dimenticato. Ma se si pensasse, se si tenessero insieme le cose, allora dalla tale del fatto che un pittore del tredicesimo, quattordicesimo secolo dipinge il Lucifero correttamente, si saprebbe che cosa gli uomini pochi secoli fa ancora sapevano, e come dovranno di nuovo conquistarsi questa conoscenza.
Voglio ancora affrontare l’argomento da un altro aspetto, così che vediamo come stanno le cose con l’affermazione dell’umanità materialisticamente disposte, che non si ha bisogno di tutto questo che viene dal mondo spirituale e si impossessa del nostro pensare e del nostro sentire, come l’aria della nostra respirazione, come il cibo della nostra fame e della nostra sete. Sì, se si vuole assolutamente mantenere questa affermazione, allora si potrebbe dire: proprio sotto l’influsso di queste opinioni si sono sviluppate certe dottrine materialiste che sono completamente irrefutabili. Più volte ho citato l’importante Benedetto criminalantropologo. Era il primo che aveva esaminato cervelli criminali — naturalmente dopo la morte — che aveva sezionato cervelli criminali riguardo alla questione se esiste una connessione tra la costruzione del cervello e le proprietà criminali. Benedetto ha trovato qualcosa di molto importante nei cervelli criminali, ha trovato che tutti hanno una proprietà comune, cioè un lobo occipitale troppo corto che non copre completamente il cervelletto. Così immaginate che la proprietà comune dei cervelli criminali è un lobo occipitale troppo corto — come l’hanno anche le scimmie — che non copre il cervelletto. Ma questa è una proprietà che è naturalmente una proprietà del corpo fisico. Si deve necessariamente arrivare alla opinione: ci sono due tipi di uomini attraverso la nascita. Gli uni hanno un corretto lobo occipitale che copre il cervelletto, gli altri hanno un lobo occipitale troppo corto. Quelli che hanno un corretto lobo occipitale non diventeranno criminali; quelli che hanno un lobo occipitale troppo corto, devono diventare criminali, non possono fare diversamente che diventare criminali.
Di fronte a questa conoscenza, contro che non c’è nulla da obiettare, poiché è assolutamente corretta dal punto di vista della visione del mondo materialistica, non è tutta la nostra discussione di moralità una farsa, un assurdo? Possiamo ancora punire gli uomini, se dobbiamo dire a noi stessi: non possono fare diversamente che diventare criminali perché hanno un lobo occipitale troppo corto? Vedete dove il materialismo deve gradualmente degenerare. Deve cancellare tutto lo spirituale nella vita sociale, etica, nella vita giuridica, o naturalmente deve lavorare nella continua bugia. Poiché contro il fatto che ho citato non c’è nulla da obiettare — è così! E per colui che non ammette una visione del mondo spirituale, non c’è nulla se non questo fatto.
Consideriamo ora ciò che abbiamo da dire. Certamente, gli uomini nascono così che ce ne sono alcuni con corretti lobi occipitali e alcuni con lobi occipitali troppo corti. Ma c’è un corpo eterico che può essere formato in un modo completamente diverso ed è più mobile del corpo fisico. Per il lobo occipitale del corpo fisico c’è il lobo occipitale del corpo eterico. Gli uomini del futuro dovranno imparare a distinguere tra bambini che hanno un lobo occipitale troppo corto e uno lungo, e in base a questo dovranno educali come insegnanti o educatori. Dovranno sapere in quali proprietà un lobo occipitale troppo corto si manifesta nella prima infanzia. Questi bambini dovranno essere educati cosicché si agisca su di loro così che il lobo eterico si sviluppi di conseguenza fortemente, che sia formato un contrappeso. Allora mediante il fatto che il lobo eterico si sviluppa fortemente, si previene il danno che il lobo fisico può causare se è troppo corto.
Non siamo ancora entrati nell’era in cui l’antico patrimonio ereditario sia completamente svanito; ma il tempo verrà. E se la scienza dello spirito non potesse penetrare negli animi, allora certamente si arriverebbe al punto che il materialismo dovrebbe impadronirsi anche di tutta la morale, tutta l’etica, tutta la giurisprudenza, che lo spirituale dovrebbe essere completamente cancellato. Poiché solo questo sarebbe conseguente. Fino a ciò che deve venire, si può arrivare solo se ci si rende conto che, così come si inspira l’aria, si ha anche bisogno della cooperazione delle gerarchie spirituali in ciò che si vuol pensare, ciò che si vuol sentire. Ma allora naturalmente i nostri contemporanei vengono e dicono: sì, possiamo pensare benissimo, possiamo pensare molto bene, e non crediamo che queste gerarchie lavorino così dentro di noi! Come non dovremmo poter pensare bene? — Un ricercatore naturale contemporaneo, che è un ricercatore naturale molto bravo, ma ha la debolezza di scrivere anche un po’ di roba filosofica di tanto in tanto, commette l’atto strano e inconscio di concludere una delle sue conferenze con come si sia «arrivati così meravigliosamente lontano» e così via, e non guarda affatto nel Faust di Goethe chi dice questo. Gli uomini hanno semplicemente la consapevolezza: possono pensare abbastanza bene, non sono dipendenti dal fatto che il loro pensiero venga fecondato dal mondo spirituale.
Dovrei davvero parlarvi molto se volessi parlare adeguatamente di questo capitolo. Ma mi permetta di portare tra molti solo un piccolo, piccolissimo esempio. Ho di recente in una conferenza pubblica attirato l’attenzione su un pensatore dimenticato: su Karl Christian Planck. Non voglio in modo dogmatico difendere tutto ciò che Karl Christian Planck ha scritto. Ho però attirato l’attenzione su come ha veramente lavorato da una consapevolezza spirituale più profonda, e come ha realizzato una certa visione del mondo secondo lo spirito. Nel 1880 è morto. Nessuno in fondo si è molto preoccupato dei suoi libri. Nel 1912 è apparso ancora «Il Testamento di un Tedesco» di Karl Christian Planck, un meraviglioso libro. È dunque, poiché è morto nel 1880, scritto prima del 1880. Allora è stato pubblicato nella prima edizione nel 1881 da Köstlin. Ora è stato pubblicato di nuovo nel 1912. Ma la gente non si è molto preoccupata e si può naturalmente in qualche forma attirare l’attenzione su tali fenomeni, ho già detto. Ho già attirato l’attenzione nella prima edizione degli «Enigmi della Filosofia», in «Visioni del mondo e della vita nel 19 secolo» — dunque ho già segnalato Karl Christian Planck nel 1900. Ma non aiuta molto oggi a segnalare una visione del mondo secondo lo spirito, poiché innanzitutto la gente ha il parere: una visione del mondo secondo lo spirito — che cosa ci compriamo per questo veramente? — Ma l’altra domanda è però: non vive forse in una tale visione del mondo secondo lo spirito qualcosa di quelle forze spirituali che fecondano il pensiero? — Sì, allora naturalmente vengono persone che pensano materialisticamente e dicono: lo si vede a tutti gli idealisti e ai spiritualisti e alle persone che così vivono nel mondo spirituale, lo si vede su di loro, sono persone impratico, non sanno nulla della realtà, e se nella vita pratica si stesse a quelle persone, non potrebbe continuare questa vita pratica, alla vita pratica appartengono persone pratiche. — Quelli che così parlano, hanno mangiato tutta la saggezza pratica con i cucchiai, e che l’abbiano mangiata con i cucchiai, secondo loro proviene soprattutto dal fatto che non ascoltano questi ciechi, sognatori, fantasiosi idealisti! Bene, Planck era veramente un idealista, era veramente una persona che ha vissuto in un mondo spirituale e che propriamente ha voluto compiere qualcosa che dal spirituale penetra nel mondo. Potremmo portare molti ambiti, ma, come detto, solo un piccolo esempio voglio portarvi da questo Karl Christian Planck. L’ho appena qui a Berlino nella conferenza pubblica non menzionato, non si può sempre menzionare tutto, ma in altri posti ho anche menzionato nella conferenza pubblica. Si sentisse continuamente e di nuovo da diplomatici giornalistici, da politici giornalistici, forse anche da cosiddetti veri diplomatici, veri politici: se si desse ascolto a questi idealisti e alla loro conoscenza del mondo anche riguardo alla vita politica esterna, quale disgrazia, quale cosa terribile sarebbe! — Allora voglio leggervi un passo dal «Testamento di un Tedesco» di Planck, scritto nel 1880, dove parla della guerra attuale — sì, della guerra attuale! E dice il seguente:
«Nessuna prudenza politica, nessun amore per la pace da parte della Germania può impedire entro l’attuale mero ordinamento nazionale questo scontro nemico. Poiché più potente di ogni prudenza è la natura delle circostanze; e già ora, nonostante l’atteggiamento amichevole della Germania e dell’Austria, la disposizione ostile dell’Oriente russo emerge ancora più chiaramente, perché non poteva lasciargli la mano libera in tutto, ma necessariamente doveva porgli un obiettivo determinato. E quando poi verrà il combattimento, anche se lo conduciamo al meglio dell’Europa, questo non troverà l’Europa al nostro fianco, ma come nell’Oriente, così dovremo difenderci anche nell’Occidente e nel Sud; da tutte le parti l’inimicizia nazionale gelosia si leverà contro il nuovo regno posto in mezzo.»
Ora vi domando, qualcuno tra gli «uomini pratici» nel 1880 ha descritto la situazione del 1914, 1915, 1916 così incisivamente? Quanti di questi uomini pratici hanno — sì, per quanto tempo! — nessuna idea che potrebbe accadere così riguardo al Sud ad esempio? Questo uomo impratico, appartenente ai disprezzati e agli uomini impratici, idealista, ha scritto nel 1880 parole che esattamente corrispondono a ciò che oggi accade. Si dovrebbe avere la volontà di ascoltare tali fatti. Allora si comprenderebbe che veramente stare dentro il mondo spirituale e sapere che c’è un mondo spirituale — come c’è aria per il corpo fisico — significa qualcosa che rende il pensiero adatto a giudicare correttamente la realtà.
Forse capirete, dopo che vi ho chiarito questo su un piccolo esempio, che lo spirituale ricercatore può giustamente dire oggi, anche se non se lo credono ancora: oggi le persone con il vecchio patrimonio ereditario del pensiero possono ancora inventare macchine, ma non passeranno cinquanta anni da quando le persone non inventeranno più nulla se si rifiutano di accogliere gli influssi spirituali sul loro pensiero. E tutto morirà che vuole collocarsi nel mondo fisico, che non ha origine dal mondo spirituale. Oggi possono ancora essere inventate macchine perché c’è ancora un antico patrimonio. Ciò che in molti altri ambiti accade, questo mostra chiaramente in quale modo il potere spirituale realmente decresce, di incorporare al mondo fisico qualcosa dal mondo spirituale, perché in molti ambiti oggi si chiama «non potere» un «potere superiore». Non riuscire a dipingere un viso ordinario, bensì fare un po’ di tratti insieme e spalmare tutta la roba su di esso, questo il pittore ancora pochi anni fa avrebbe chiamato — naturalmente il vero pittore lo fa ancora oggi — una scarabocchiatura. Ma oggi già ci sono scuole che chiamano una simile scarabocchiatura l’«arte superiore», e la vera arte è qualcosa che è andato via, che non dovrebbe più essere. Su tutti i campi è così, su tutti, tutti i campi.
Questo è ciò che si deve comprendere: il tempo ci chiede che ci lasciamo fecondare dal mondo spirituale. E solo la fecondazione sarà possibile che viene dall’assunzione dei fatti spirituali, come la scienza dello spirito fornisce. E anche i grandi compiti mondiali saranno risolti solo se una tale fecondazione può entrare proprio in questo campo. Si fanno davvero oggi le osservazioni più miseramente dolorose. Sempre e di nuovo si deve vedere come proprio il nostro tempo non ha in fondo alcun collegamento con il mondo spirituale. Viviamo in un tempo che dovrebbe vivere verso — questo è stato spesso sottolineato — una fatto che si può designare come una seconda apparizione del Cristo sulla terra: l’essenza eterica del Cristo, quella seconda apparizione del Cristo sulla terra. Ma un preparazione è necessaria affinché questo evento non passi inosservato o affinché non sia deriso e schernito. E anche ciò che attualmente viviamo, in modo veramente corretto, può essere vissuto solo se c’è la consapevolezza che il terribile che accade intorno a noi, come il segno mandato da Dio per il fatto che un approfondimento dell’anima umana debba avvenire. La cosa più terribile sarebbe se il pensiero fondamentalmente materialista dell’uomo potesse mantenersi oltre questi eventi, che scuotono così le circostanze, come talvolta sembra. Questa sarebbe la cosa più terribile. E coloro che appartengono alla scienza dello spirito devono avere scritto nella loro anima come verità fondamentale che siano veramente abbastanza forti per incontrare tutto ciò che viene da uno verso di noi dalla necessità del mondo attuale ancora come inimicizia della scienza dello spirito, contro un’auffassung spirituale dell’esistenza. Si può affrontare solo se sempre e ripetutamente si rinfresca il pensiero della necessità di una concezione spirituale del mondo.
È così difficile rendere comprensibili tali cose in ampi circoli oggi, perché — in certi settori — le persone sono proprio possedute dal pensiero distorto. Quando recentemente in una città ho parlato di come un tono sia svanito nella vita spirituale, quando ho tenuto la conferenza che ho tenuto anche qui sul tono svanito nella vita spirituale dell’Europa centrale, due persone vennero da me dopo la conferenza. Le persone mi hanno prima dichiarato la loro sorpresa che si parli così dei rapporti nel presente. Proprio dalla cosiddetta Teosofia non se l’aspettavano, che si parlasse così; avrebbero immaginato la Teosofia diversamente, poiché sarebbero pacifisti. Questo è ben bello, non è vero, essere pacifista, solo si deve comprendere che dalla fondazione del pacifismo vengono condotte le più grandi, le più sanguinose guerre del mondo, un fatto che ho già sottolineato un decennio fa nelle conferenze della Casa dell’Architetto. Ma ho voluto attirare l’attenzione su una cosa che sembra facilmente visibile. Ho detto: ma non vi sembrano tutti questi rapporti — non intendo solo i rapporti esteriori di guerra, ma questo portare in superficie una così terribile bugia come si mostra nelle voci opposte dei popoli — non vi sembra forse come un ridurre all’assurdo ciò che finora si è sviluppato come cosiddetta cultura? Non è un ridurre all’assurdo? — Sì, ha detto un signore, sì, questa è ora una malattia, che deve essere guarita. — Certamente si può dargli ragione: bene, è una malattia. Ma l’uomo si lecca le dita — scusa l’espressione triviale — su l’avere il pensiero giusto: è una malattia! Ma non ha idea che non c’è nulla da avere da un tale pensiero giusto, che non si tratta di poter affermare qualche pensiero giusto in qualche modo, bensì che si intende il pensiero giusto, su cui dipende veramente, in un certo contesto. Ad esempio, a quest’uomo non è venuto in mente che potrebbe essere perfettamente giusto: questa è una malattia. Ma che cosa è una malattia, perché viene? — Perché prima le circostanze non sono ordinate! La malattia è proprio l’insurrezione della natura, per rendere l’uomo sano. Ciò che sono le circostanze innaturali, va prima della malattia. La malattia è già un tentativo di portare fuori questi rapporti malsani. La malattia è, direi, ciò che si oppone alle circostanze innaturali che giacciono prima della malattia, e questo processo di opposizione, questa è la malattia. Perciò, nel dire: è una malattia — indica che la malattia era necessaria perché le circostanze innaturali erano lì, e nel più ampio senso, ciò che sono queste circostanze innaturali, è il materialismo che domina tutti i circoli. Naturalmente si deve afferrare il materialismo nel senso più ampio. Allora si deve afferrare il materialismo cosicché si comprende che porta all’infecondità del pensiero, che porta al calpestamento, all’oppressione di persone capaci che sanno qualcosa della pratica della vita, attraverso il potere opprimente di quelli incapaci, che dicono di sapere il pratico. Naturalmente lo sanno, ma come?
Nel sentimento, nel cuore devono le verità della scienza dello spirito avere un effetto fecondante. E deve nella nostra epoca esserci un numero di persone che da intima convinzione possono rimanere fedeli a ciò che emerge come necessità per lo sviluppo del mondo dalla scienza dello spirito. In questo diventerà ciò che deve diventare: allora il Cristo, quando vuol rivelarsi in una nuova forma, troverà coloro di cui ha bisogno. E questo deve essere. Se appare in forma eterica a questo o quello, allora non deve essere un’epoca in cui questa apparizione del Cristo venga compresa come follia, bensì come ciò che è incaricato di dare all’umanità una spinta in avanti, una spinta che soprattutto consiste nel superare il materialismo e le sue conseguenze in modo radicale. E questo secolo non potrà finire senza che le opinioni umane prendano una forma completamente diversa.
Come segni fiammeggianti per questo scopo dell’umanità devono gli eventi sanguinosi significativi che viviamo ora attorno a noi essere. Allora i sacrifici che sono stati versati da coloro che hanno attraversato la porta della morte o che hanno sperimentato la ferita sanguinosa non saranno versati invano. Allora tutto ciò che ora accade intorno a noi potrà contribuire all’elevazione dell’umanità. E questo deve essere. Perciò dobbiamo sempre e ripetutamente attenerci alla verità qui spesso pronunciata:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà frutto spirituale — Che le anime consapevoli dello spirito Dirigono il loro senso al regno spirituale.
Mi tocca oggi affrontare alcune questioni storiche dal punto di vista della scienza dello spirito. Dovrò chiedervi di tener presente — dato che su questi temi si possono dare solo descrizioni abbozzate — che, quando si descrivono certi impulsi derivanti dai movimenti dello spirito, è naturale che si possano gettare lampi di luce su questo o quel fatto storico, ma non si può parlare delle cause e degli effetti nello stesso modo diretto con cui siamo abituati a farlo nella storia esteriore. Deve già avervi familiarizzati la nostra scienza dello spirito con l’idea che dietro tutto ciò che accade nel mondo stanno forze spirituali, intenzioni spirituali, scopi spirituali.
Quando si guarda la storia in questo modo esteriore, essa offre naturalmente soltanto il meccanismo storico esteriore per ciò che come intenzioni spirituali e scopi spirituali vive e opera in essa. Lo sguardo formato dalla scienza dello spirito vede allora più direttamente le correnti spirituali, i processi spirituali che stanno dietro. Ma non si deve vedere in ciò che così viene descritto qualcosa di cui si possa dire: colui che ha esposto le cose vuole derivare gli eventi storici direttamente da ciò che ha descritto. Non è così; al contrario, come detto, si vogliono gettare alcuni lampi di luce sui poteri più profondi, che non si vedono né quando si descrive solamente i fatti storici esteriormente materiali, né quando si descrivono i fatti come io farò oggi. Ma quando poi si uniscono entrambi gli aspetti, allora si ottiene effettivamente un quadro di ciò che realmente accade nel mondo.
Devo riferirmi a una personalità il cui nome vi è certamente noto a tutti — a Elena Petrovna Blavatskij. Sapete tutti che questa H. P. Blavatskij, che visse come personalità particolarmente dotata dal punto di vista psichico in un’epoca in cui la marea dell’materialismo era al suo massimo nella vita esteriore, occupa un posto del tutto singolare in questo movimento spirituale della seconda metà del diciannovesimo secolo. Con lei — come detto — è stata introdotta nel generale trambusto materiale una personalità psichica nel senso più eminente: da tutto ciò che nella seconda metà del diciannovesimo secolo si considera scienza, dipendeva più o meno tutto. Ora, H. P. Blavatskij non era una personalità che nel senso ordinario si potesse definire medium, ma già una personalità psichica nel senso più profondo e straordinario. Se la si vuole comprendere, o almeno comprenderla fino a un grado notevole, bisogna considerare da quale ambiente essa provenisse. Proveniva dall’ambiente russo, da quel modo russo di operare in cui il spirituale e il fisico possono cooperare in un corpo, però in modo non normale, bensì del tutto anormale. E bisogna tener conto di come, a causa della particolarità del popolo, il popolo russo si discosti dai popoli dell’Europa centrale e occidentale. I popoli dell’Europa centrale e occidentale sono i continuatori e in certo senso anche i creatori innovatori della cultura sorta dal quarto periodo post-atlantideo, dal periodo culturale greco-latino. Ciò che visse in questo periodo culturale greco-latino viene continuato dall’Europa centrale e occidentale. Ciò poteva essere continuato solo per il fatto che in questa Europa centrale e occidentale i corpi fisici si sono formati in modo particolarmente speciale come strumenti per l’operare spirituale, per il pensare, il sentire e il volere. Ciò che il pensare, il sentire e il volere potevano realizzare attraverso lo strumento del corpo fisico doveva emergere principalmente nell’Europa centrale e occidentale. Diverso è il caso nell’Europa orientale presso i popoli slavi e in particolare presso il popolo russo. Si può dire: il modo di rendere meccanico il corpo fisico come accade nell’Europa centrale e occidentale non può affatto avvenire presso il popolo russo, nella misura in cui questo popolo rimane nella sua essenza popolare. Non si può affatto comprendere il popolo russo con la scienza europea occidentale, se la si vuole veramente comprendere. Lo si può comprendere solo se si sa: esiste un corpo eterico. Infatti, il caratteristico dell’essenza popolare russa consiste nel fatto che l’attività più importante della vita non penetra nel corpo fisico come avviene nell’Europa centrale e occidentale, bensì si svolge nel corpo eterico e non permea in modo così profondo il corpo fisico. Nel popolo russo il corpo eterico ha un significato molto, molto più grande di quello che ha attualmente presso i popoli dell’Europa centrale e occidentale e anche presso il popolo americano; in quest’ultimo in modo particolarmente marcato. Perciò nell’ambito del popolo russo — dell’essenza popolare, non dei circoli dominanti — mai potrebbe formarsi un Io direttamente forte nel medesimo grado come accade negli uomini dell’Europa centrale e occidentale; l’Io sarà sempre avvolto da una certa nebulosità onirica, avrà sempre qualcosa di sognante. Poiché così come l’Io attualmente ancora vive negli uomini durante il quinto periodo post-atlantideo, è condizionato dalla particolare conformazione del corpo fisico che ho descritto. Durante questo quinto periodo post-atlantideo il popolo russo non dovrebbe affatto giungere a sviluppare l’Io come tale direttamente. Non dovrebbe affatto far confluire ciò che nel corpo eterico vive e opera nella struttura del corpo fisico. Naturalmente, le parole sempre un po’ ritoccano, perché le nostre parole non sono ancora elaborate per le cose spirituali. Se si dice «onirico», certamente qualcuno potrebbe obiettare dal punto di vista materialista che queste persone non sognano affatto e così via. Ma questi sono tutti rilievi esteriori che non hanno nulla a che fare con il processo che effettivamente si svolge.
Perciò si può dire che ciò che nel popolo russo come essenza popolare è predisposto, attualmente non può ancora giungere alla manifestazione esteriore, che a questo popolo russo per il momento è stato impresso dal di fuori ciò che le sue proprietà, a volte in modo completamente opposto a come esse sono, rende manifesto, realizza, sviluppa. Da questo popolo russo è nata per la maggior parte questa H. P. Blavatskij. Da ciò diventa comprensibile che in lei, in misura enorme, il corpo eterico nella sua attività surclassava ogni attività fisica, nella misura in cui essa sia attività conoscitiva. Abbiamo dunque essenzialmente in H. P. Blavatskij una personalità che nel suo corpo eterico poteva vivere infinitamente molte cose. Naturalmente ciò è qualcosa di completamente diverso da ciò che si può vivere attraverso il pensare e il conoscere con l’aiuto del cervello. Essa poteva cioè semplicemente, perché era sorta dal popolo russo, vivere l’infinito nel suo corpo eterico. Ma con ciò era connesso il fatto che le mancavano le proprietà — e le mancavano davvero — che l’europeo occidentale non vuole abbandonare se deve avere rivelato qualcosa dal mondo spirituale. A Blavatskij mancava completamente la possibilità di pensare logicamente, di ordinare logicamente le sue conoscenze, di dire due cose una dopo l’altra in modo che l’una derivasse dall’altra. Così che in ciò che ella portava a termine attraverso le sue visioni interne nel corpo eterico, quando la si vuol tradurre in ciò che naturalmente si possiede come uomo dell’Europa centrale e occidentale, si aveva sempre la sensazione che veramente una ruota di mulino girasse nella propria testa. Si deve già avere un certo disprezzo per il pensiero serio, se non si vuole ammettere che girasse una ruota di mulino nella testa di fronte a ciò che Blavatskij ha prodotto. Ma ciò non impedisce che ciò che si manifestava attraverso il suo corpo eterico, ciò che in essa si presentava in modo disordinato attraverso la sua capacità conoscitiva eterea, potesse naturalmente contenere rivelazioni significative dal mondo spirituale. Ma bisogna avere critica, bisogna avere la possibilità di accogliere le cose come esse già sono, precisamente così — che non le si legga come un libro scientifico o qualche altro libro che ha un posto normale nella vita spirituale odierna.
Così proprio nel tempo in cui l’umanità avrebbe dovuto passare attraverso il materialismo massimamente intenso, era presente una tale personalità. Qui siamo semplicemente confrontati con un fatto: una personalità è presente che è sorta dal popolo dell’Europa orientale, ma anche nella sua corrente ereditaria, nel suo sangue aveva ancora una venatura di essenza centro-europea — nella sua ascendenza è facilissimo dimostrarlo. Così era presente, ma sommersa dall’elemento dell’Europa orientale, ciò che nell’Europa centrale conduce all’essenza logica, e che in particolare conduce all’iniziativa di volontà, che il russo come membro del suo popolo non possiede affatto. Ora, che cosa è accaduto? Se uniamo così i due poli estremi possiamo dire: ciò che infine è accaduto — poiché abbiamo solo libri inglesi di Blavatskij — è che ciò che poteva emergere dal radicamento di Blavatskij nel carattere russo dal suo corpo eterico, è stato inquadrato dall’essenza inglese, dall’anglicità, e appare attraverso l’elaborazione inglese nei libri di Blavatskij. Così stanno le cose. L’importante è solo tutto ciò che è accaduto nel mezzo.
Per comprendere ora ciò che è accaduto nel mezzo, bisogna comprendere che nell’Europa occidentale, in particolare partendo dall’essenza britannica, c’è sempre stato un vasto lavoro nella scienza occulta. Per quanto della storia inglese si possa parlare: un vasto lavoro nell’occultismo era sempre presente. L’Europa centrale non ha veramente avuto una chiara concezione attraverso l’intera evoluzione della sua cultura spirituale di quanto profondamente l’essenza occulta e il lavoro occulto siano sempre proceduti dalle terre britanniche e si siano diffusi su tutta l’Europa occidentale, anche sull’Europa meridionale e così via. Ora, se si vuole comprendere come stanno veramente le cose, bisogna esaminarsi questo occultismo particolarmente di tinta britannica un po’ più da vicino. Questo occultismo di tinta britannica è completamente presente. Ciò che la gente sa esteriormente di vari ordini di alto grado della massoneria scozzese e così via, sono in realtà solo i lati esteriori, quelli mostrati al mondo. Ma dietro questi lati esteriori stanno veramente scuole occulte che operano in modo comprensivo, e queste scuole occulte hanno assorbito in misura molto più grande di come accade nell’Europa centrale le antiche tradizioni occulte e le antiche correnti occulte. Nell’Europa centrale — come potete vedere già dai miei vari discorsi pubblici — si tende più a elevarsi dalle proprie forze spirituali a una conoscenza spirituale, a una conoscenza dei mondi spirituali. Ci si è appoggiati meno a ciò che proviene da altri lati, in particolare da più antiche scuole occulte. Possiamo risalire i secoli, in particolare fino all’inizio del diciassettesimo secolo; allora troviamo in particolare su Inghilterra, Scozia e Irlanda — su Irlanda meno, ma su Scozia — diffuse comunità occulte che hanno perpetuato ciò che era il sapere occulto nei tempi più antichi, ma l'hanno trasformato in certa misura.
Se si vuole veramente comprendere il fondamento di questa trasformazione, bisogna sapere che il quarto periodo post-atlantideo, che cioè comprendeva l’ellenismo, il romanesimo e così via, e durò effettivamente fino all’inizio del quindicesimo secolo, doveva elaborare in modo puramente umano ciò che nei periodi precedenti era stata rivelazione spirituale: ciò che l’uomo aveva ricevuto in rivelazioni doveva essere elaborato spiritualmente in questo quarto periodo. Poi venne il quinto periodo post-atlantideo, che inizia esattamente agli inizi del quindicesimo secolo. Allora l’uomo doveva rivolgere più lo sguardo al mondo esteriore, vivere più sul piano fisico, elaborare meno nuovi concetti. Tutti i concetti che abbiamo oggi nel mondo sono concetti del quarto periodo post-atlantideo; sono tutti pervenuti fino a noi. Nessun nuovo concetto è stato effettivamente formato; si sono solo applicati i vecchi concetti in modo nuovo ai processi. Il darwinismo non ha portato avanti un nuovo concetto di sviluppo; è stato solo applicato a certi processi. Dunque nessun nuovo concetto è sorto dall’inizio del quindicesimo secolo; tutti sono sorti nel quarto periodo post-atlantideo. Il quinto periodo post-atlantideo doveva rivolgere lo sguardo al mondo fisico esteriore, al piano fisico. Ma per questo compito era particolarmente preparato il popolo britannico. E proprio per il modo in cui la sua particolarità si è formata relativamente tardi sulle Isole Britanniche, il popolo britannico era particolarmente adatto a questo compito.
All’inizio del quindicesimo secolo minacciava qualcosa. Minacciava che una sorta di confusione dovesse insorgere. Lo sforzo puramente fisico dei britannici minacciava di essere confuso con una vita spirituale molto più profonda, impregnata da tempi remoti. Ciò accadeva nel tempo in cui territori del regno francese appartenevano ancora al dominio inglese, dove cioè il dominio inglese si estendeva attraverso il Canale in territori francesi. Che qui si verificasse una vera separazione, fu prodotto dal mondo spirituale per mezzo dell’apparizione di Giovanna d’Arco, la Pulcella di Orléans, che proprio perché doveva creare ordine dal mondo spirituale agli inizi del quindicesimo secolo, apparve proprio agli inizi del quindicesimo secolo. E veramente, l’intero carattere esteriore dell’Europa dipende, come ho già descritto qui una volta, da questa manifestazione della Pulcella di Orléans. Allora la separazione tra l’essenza francese e quella britannica fu esattamente compiuta. Prima, infatti, gli Angli e i Sassoni — secondo le leggende, ma in realtà secondo significati occulti — che migrarono dal cuore dell’Europa alle Isole Britanniche, il cosiddetto Engist e Horsa, erano per la maggior parte governati da elementi normanno-romanici, in particolare da elementi romanici, e costituivano uno strato sottordinato. Proprio quel carattere britannico che oggi è prevalente, diventato prevalente in particolare dal diciassettesimo secolo, formò uno strato così potente che, quando l’elemento francese era ancora dominante, quando lo spirito francese ancora si irradiava sull’isola britannica, c’era un’aristocrazia che nel senso più profondo disprezzava tutto ciò che discendeva da Angli e Sassoni. Era per esempio un’espressione molto comune, particolarmente nel decimo, undicesimo, dodicesimo secolo, che quando un uomo da questo strato superiore, che allora viveva nel vicino territorio francese, in cui viveva il sangue franco-normanno, voleva maledire, diceva: Che Dio mi maledica facendomi diventare un inglese! Questa era una maledizione che si poteva spesso sentire. Così chi voleva essere una persona rispettata non voleva affatto essere inglese sull’isola britannica. Ciò cambiò radicalmente solo dopo che, come detto, quella separazione si fu compiuta e l’inglese ora sorse in primo piano. Ora si verificarono i più vari processi — sarebbe troppo tempo enumerarli — dietro che agiscono forze spirituali profonde: le guerre delle Rose Bianche e Rosse. Ma è importante che agli inizi del diciassettesimo secolo, quando Shakespeare aveva già creato i suoi drammi, che nella misura in cui sono drammi di re trattano in particolare le Guerre delle Rose — negli drammi shakespeariani vive tutta la lotta delle Rose Rosse e Bianche — che alla fine del sedicesimo e all’inizio del diciassettesimo secolo, un’anima in un corpo fisico si incarnò nel regno britannico, che esteriormente non operava in cose di grande rilievo, ma che tuttavia operava enormente come stimolo. Particolarmente stimolante poteva operare questa anima che si incarnò in un corpo britannico, in cui in realtà aveva pochissimo sangue britannico, bensì prevalentemente sangue francese e scozzese mescolato insieme. E da questa anima procedette proprio ciò che diede lo stimolo sia alla vita spirituale britannica esteriore sia alla vita spirituale britannica occulta. E così si formò, naturalmente con vari processi intermedi che ora sarebbe troppo lungo descrivere, questa vita spirituale britannica occulta. Ora vi dissi che questa vita spirituale continuava le correnti occulte del quarto periodo post-atlantideo. Si sapeva enormemente qui, perché proprio il terreno era favorevole al fatto che i corpi avessero la massima importanza, il corpo eterico fosse il meno attivo e il corpo fisico fosse considerato come strumento per tutta la vita spirituale. Proprio per questo non c’era alcuna possibilità in queste scuole occulte di sperimentare molto da soli dal mondo spirituale. Ma nelle scuole occulte si conservavano le antiche tradizioni, si conservava ciò che era stato tramandato dagli antichi osservatori chiaroveggenti e si cercava di penetrarlo con i concetti. E così sorse una scienza occulta che in realtà operava solo con le esperienze dei chiaroveggenti presenti nel quarto e persino nel terzo periodo post-atlantideo, ma elaborava ciò che era stato realizzato da questi chiaroveggenti con concetti puramente fisici, con il materiale concettuale che si ha quando si pensa solo attraverso il corpo fisico. Così sorse una strana scienza occulta che però realmente si estendeva su tutti i campi della vita.
È ora interessante esaminarsi un po’ più da vicino, prima di tutto, certi capitoli di questa scienza occulta — come detto, vi racconto solo fatti — e cioè ciò che era insegnato sul destino dei popoli europei. Questo costituiva persino un capitolo essenziale in queste scuole occulte. Voglio cercare di caratterizzarvi ciò che vi era insegnato sul destino dei popoli europei. Si diceva: esisteva un quarto periodo post-atlantideo — questo proveniva dalla tradizione, dalla trasmissione — questo quarto periodo post-atlantideo traboccava di vita spirituale; aveva prodotto il mondo dei concetti per gli uomini, le concezioni sulla struttura sociale, tutto il possibile aveva prodotto, traboccava di vita spirituale. Si era sviluppato nel sud dell’Europa sulla penisola greca, sulla penisola italica, irradiava di là. I popoli dell’Europa centrale e occidentale erano al tempo in cui il fiore del quarto periodo post-atlantideo era già presente ancora nella loro infanzia, neonati dell’umanità dal punto di vista spirituale. — Racconto solo ciò che vi si insegnava. — I popoli dell’Europa centrale e occidentale erano neonati riguardo alla vita spirituale, neonati rispetto a ciò che poteva irradiare dai risultati culturali del quarto periodo post-atlantideo. E poco a poco questi popoli dell’Europa centrale e occidentale si sono sviluppati dall’infanzia, sono diventati via via più maturi fino al tempo del Rinascimento e della Riforma; il che non intendeva propriamente la Riforma tedesca, bensì in particolare la Riforma inglese sotto Giacomo I e così via. Così questi popoli dell’Europa centrale e occidentale si sono staccati. E ora si formò un dogma ben determinato, un dogma all’interno di queste scuole occulte, a cui si tiene con una fede di ferro. Questo è il dogma che nel quinto periodo post-atlantideo la cultura anglosassone deve subentrare alla cultura greco-latina. Cioè veniva sempre ripetuto ancora e ancora: esiste un quarto periodo post-atlantideo e un quinto periodo post-atlantideo. Determinante per il quarto periodo post-atlantideo è l’essenza greco-latina; determinante per il quinto periodo post-atlantideo deve essere ciò che scaturisce dalla natura dell’anglosassonismo. L’anglosassonismo deve guidare spiritualmente il quinto periodo post-atlantideo. E tutto ciò che si pensa riguardo all’evoluzione dell’umanità deve essere pensato così che questo dogma possa realizzarsi. Nel l’Est dell’Europa — così insegnano in queste scuole — oggi le persone vivono negli stessi stati in cui vivevano i popoli dell’Europa centrale e occidentale, che culminano nell’anglosassonismo, quando ricevettero l’essenza greco-latina dai Romani. Nell’Est dell’Europa i popoli slavi oggi vivono nell’infanzia, e chiunque appartenga a queste scuole vede questo carattere est-europeo come vivente nell’infanzia e considera ciò che deve accadere in futuro, così: ora questi popoli est-europei devono emergere dall’infanzia in uno stadio di vita successivo in modo analogo a come prima si svilupparono i popoli dell’Europa centrale e occidentale. Ma — e queste sono persino le parole pronunciate in quelle scuole, che ora posso raccontarvi — proprio come i Romani erano la nutrice dal punto di vista spirituale dell’Europa centrale e occidentale, così l’anglosassonismo deve essere la nutrice per l’essenza est-europea, deve condurre questo carattere est-europeo dall’infanzia a uno stadio di vita successivo dal punto di vista spirituale. Descrivono allora nei dettagli, mostrando come si sono differenziati i popoli germanici in gotici e così via, come i popoli slavi si differenziano. Descrivendolo, mostrando come, dall’esistenza delle forze interiori, alcuni sviluppi futuri si manifestano, descrivono come in Russia stessa sarebbe particolarmente evidente che il popolo vive nell’infanzia, perché ci sarebbero molte comunità che si sentono solo territorialmente, proprio come una volta in Europa centrale e occidentale, che sono solo mantenute artificialmente insieme da un legame statale; come d’altro canto un popolo, che è mantenuto insieme solo dalla sua religione — i polacchi — sarebbe destinato — come detto, racconto solo fatti come veramente si insegna in queste scuole — infine comunque, malgrado i loro sforzi, a essere incorporato nell’essenza russa. Giurano in queste scuole addirittura che tutta la polacchità deve nuovamente essere assorbita nell’essenza russa. Dicono per esempio — di nuovo letteralmente — che si formassero, in connessione con la valle inferiore del Danubio, vari popoli slavi in regni separati. Su questa formazione di popoli slavi in regni separati, come accade durante l’insegnamento, ripetute volte in queste scuole si diceva: Si formarono tali stati slavi indipendenti, ma questi dureranno solo fino alla prossima grande guerra europea che deve venire. — Cioè si insegnava ovunque la grande guerra europea che tutto avrebbe confuso. Solo fino a allora durerebbe l’indipendenza di questi stati slavi. E si presenta la cosa così come se nel presente non si trovasse ancora — dovete considerare che parlo di insegnamenti che sono stati dati già attraverso i secoli, e quindi parlo da un presente passato per il futuro, ma che oggi la gente in parte vede realizzato — e che in futuro si dovesse trovare a poco a poco un modo completamente diverso di mantenere uniti questi popoli est-europei che passano dall’infanzia all’adolescenza.
Questi erano dunque insegnamenti sempre dati, sempre presenti, e insegnamenti che non erano assunti veramente solo come teoria, ma erano così inculcati a coloro che appartenevano alle scuole corrispondenti che numerose persone si trovavano a cercare di formare la vita esteriore così, a cercare di influenzarla così, che in diversi aspetti, secondo il senso di questi insegnamenti, i fatti si formassero realmente. E sarebbe ora interessante addurre fatti storici che mostrerebbero come i fatti nel contesto sono creati insieme. In genere le persone non hanno alcun concetto del fatto che cose che appaiono l’un’accanto all’altra sono effettivamente pensate insieme e per così dire organizzate insieme. In tali vaste e influenti confraternite occulte come quelle nel Regno Britannico di cui parlo, che hanno per così dire i loro appendici in tutta l’Europa occidentale e anche in Italia, si sa che cosa uno deve fare, che cosa l’altro deve fare, e come si opera nella vita. Si sa molto bene che cosa significa — citerò un caso concreto — quando si tenta da un lato di rendere amici gli statisti dell’Inghilterra con certi statisti di uno stato minore del Danubio, che è parte dell’Austria. Si sa molto bene che cosa significa quando si organizzano le cose così che si forma per così dire una relazione amichevole e una certa fiducia nella sicurezza di certe istituzioni del Regno Britannico proprio in uno stato danubiano si forma e così la visione si fissa così fermamente che queste sono buone istituzioni. Ma non lo si fa solamente: accanto, si fa l’altro: che si lascia apparire un libro efficace, in cui si criticano particolarmente i difetti del popolo che vive in questo stato, così che quello che da un lato si presenta, d’altro canto si fa crollare. Una cosa così ha significato quando è fatta metodicamente, che da un lato si coltiva l’amicizia, che può acquisire un significato popolare, e d’altro canto si mettono in rilievo i lati negativi del popolo interessato. È questo che — si potrebbe dire — un’impresa diabolica; ma forze arimaniche operano in tutta questa procedura. Così si fa, con tutte queste cose che apparentemente procedono l’un’accanto all’altra. Un membro di una tale confraternita scrive un libro che è efficace, che provoca un movimento terribile, e un altro si sforza di conquistare un circolo in cui coltiva amicizia. Così si opera tra le righe della vita. Non si sa affatto, quando si guarda così ignari la vita esteriore, come operano le persone che sono connesse proprio con confraternite di questo tipo, che mirano a rendere dominante, a rendere guida un certo carattere popolare, come in questo caso il britannico.
Ora immaginate una personalità come Blavatskij inserita in questa gestione occulta di confraternite. Coloro che appartengono a tali confraternite occulte e conoscevano l’intero carattere dell’occultismo dalle trasmissioni, anche se non da alcuna intuizione feconda, vengono a conoscenza dell’esistenza di una tale personalità. Per le persone completamente intelligenti che non sanno nulla di occultismo, Blavatskij è naturalmente una personalità un po’ barocca, un po’ anormale. Ma non lo è per gli occultisti, anche se sono occultisti della linea arimanica, come quelli di cui ho parlato. Per persone come queste non lo è. Sanno: se in un’epoca così strutturata appare un tale essere, allora appare al di fuori di tutte le forze di sviluppo dell’umanità; significa che viene introdotta nell’epoca una personalità nel che il corpo eterico può essere attivo nel modo da me descritto. Ora, però, è un’epoca del tutto singolare in cui tutto ciò accade e si svolge. Vedete, è un’epoca in cui si incontra con il massimo sospetto coloro che parlano così semplicemente del mondo spirituale. Alle persone che, come dovrebbe accadere da noi per le ragioni spesso citate, semplicemente si presentano e parlano del mondo spirituale, con ragioni parlano del mondo spirituale, nei tempi nostri, naturalmente di nuovo per molte ragioni citate, non si crederà così senza altro. Ma non era nell’interesse della pura e onesta ricerca della verità che il britannico, l’occultismo diffuso dal britannico, volesse operare. Nel loro interesse stava soprattutto che verità spirituali dovessero essere comunicate al mondo, cioè verità che provenissero dal mondo spirituale, ma in modo molto più concreto e tangibile. Queste verità dovevano però favorire le teorie che là come dogma si insegnavano circa il dominio anglosassone prevalente del quinto periodo post-atlantideo.
Così negli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta sorse la tendenza presso queste confraternite occulte dell’Occidente di usare Blavatskij per presentare al mondo verità spirituali, ma tali verità spirituali di cui si poteva dire: vedete, non provengono da un cervello umano ordinario, bensì provengono da un corpo eterico, e inoltre come un elemento puro del futuro da un corpo eterico che si è formato entro quella massa popolare che contiene la base per il sesto periodo post-atlantideo. Ma perché questo elemento del futuro nel quinto periodo post-atlantideo non ha ancora pienamente il controllo di se stesso, si pensò, si può organizzare la cosa così che Blavatskij, che non è un medium ordinario, ma è ciò che ho descritto, ma può tuttavia essere influenzata dalle ordinarie forze medianiche, sia influenzata così che da lei non provenisse ciò che sarebbe provenuto se fosse stata completamente lasciata a se stessa, bensì ciò che le confraternite britanniche vogliono che ne derivi. Allora non si presentavano davanti al mondo loro stesse, queste confraternite britanniche, e annunziavano semplicemente che il britannico deve dominare; invece mostravano: vedete, una personalità si è introdotta nel mondo, non facciamo nulla per questo, dal suo proprio corpo eterico essa genera come imaginazione una nuova scienza, concetti completamente nuovi. — Ma questi nuovi concetti, attraverso l’influenza che queste confraternite occulte avevano, dovevano essere formulati precisamente così, modellati così che conducessero a mostrare l’anglosassonismo come elemento determinante del quinto periodo post-atlantideo. Questo sorse come scopo. E secondo il loro dogma, credevano di agire correttamente; perché avevano preso una donna russa, un’anima russa, l’avevano trattata come un neonato e si erano comportati nei suoi confronti come una nutrice con l’occultismo europeo occidentale. L’intera procedura stava così entro il dogma. Lo scopo era dunque di presentare al mondo una nuova scienza occulta, che però alle confraternite occidentali sembrasse appropriata per i loro scopi speciali.
L’intera faccenda sarebbe andata bene, se Blavatskij fosse stata una semplice donna russa e se si potesse aver fatto con lei tutto ciò che eventualmente si potrebbe fare con una semplice donna russa. Ma come ho detto, c’era una certa venatura di essenza centro-europea in lei. Era una natura troppo indipendente. E così accadde che — non posso ora mostrare in dettaglio i vari sotterfugi che si tentarono per raggiungere ciò che descrivo, questo richiederebbe troppo tempo — lei questi sotterfugi frustrava sempre e ancora. Su questo non sarebbe entrata, perché naturalmente tutte queste cose venivano a lei coscienza, che vivevano nel suo corpo eterico, non le sarebbe venuto in mente di andare a Londra in qualche confraternita occulta e farsi formare come un medium superiore. Allora tutto sarebbe andato bene, naturalmente nel senso delle confraternite occulte; ma lei non sarebbe mai entrata in ciò.
Dopo che inizialmente aveva avuto una guida molto ordinata e bella e in lei molte cose si erano sviluppate nel modo migliore, l’intera faccenda fu gestita così che lei entrò in un ordine di alto grado a Parigi, che però dipendeva da correnti occulte britannico-occultistiche. Doveva essere preparata così che dalla sua anima emergesse ciò che si voleva. Ma era proprio la venatura di cui ho parlato. E così ora, dopo aver già frustrato qualcosa in precedenza, lei frustrò i propositi che avevano nei suoi confronti. Pose condizioni in questo ordine che non si possono affatto realizzare, che è impossibile realizzare in un ordine che non voglia provocare una terribile tempesta. E la conseguenza fu che, appena la procedura era cominciata, lei fu nuovamente estromessa. Ma comunque — perché aveva il proprio giudizio fino a un certo grado — aveva assorbito cose significative, proprio dai vari misteri che in questo modo sono presenti negli ordini occulti.
Allora in lei era sorto ciò che io direi: aveva acquisito un gusto per la cosa. Aveva acquisito in certo senso un gusto per giocare una parte occulta completamente primaria. Ma non voleva solo essere un medium superiore, voleva dirigere l’intera faccenda lei stessa. E così accadde che lei entrò in un ordine americano. Non si può affatto raccontare che cosa tutto volesse tentare e in parte aveva già inaugurato in questo ordine occulto americano. Ora lei era dentro, aveva sperimentato inumerevoli misteri, di cui fino allora nessun altro se non colui che era stato graduato altamente aveva avuto comunicazioni. Si aveva una determinata intenzione, e sotto questa intenzione si operava ancora. Tutto ciò condusse al fatto che lei aveva assorbito nella sua coscienza un’enorme quantità di sapere. Pensate: ora si era creata una situazione completamente nuova! Ora c’era una personalità che sapeva infinitamente molto di ciò che come sapere occulto dei segreti ordini era stato finora custodito con cura. Questa era una situazione completamente nuova. Fondamentalmente una tale situazione non era mai esistita prima! Ma lei fece allora in America qualcosa che rendeva impossibile che lei rimanesse nell’ordine o continuasse a operarvi, perché mostrò subito che voleva applicare questo sapere occulto che aveva acquisito in un modo con cui gli ordini non potevano accordarsi. Era completamente impossibile accordarsi, sarebbe venuta una totale confusione se l’avessero lasciata continuare come si suol dire.
Allora si ricorse a un mezzo che veramente molto, molto raramente si applica, e che è un mezzo molto rischioso. Si ricorse al mezzo, la poverella Blavatskij — che così potete vedere era un gioco di varie forze che agivano su di lei — come si dice, di metterla in prigionia occulta. Questa prigionia occulta consiste in questo — si raggiunge attraverso certi mezzi di magia cerimoniale — che si effettua che tutto ciò che l’anima interessata sviluppa va solo fino a una certa sfera e poi viene ricacciato. Così che l’interessato tutto ciò che in sé sviluppa solo lo vede lui stesso, che non può comunicarlo in nessun modo al mondo esteriore, che può solo elaborarlo interamente dentro di sé. È una cosa molto strana, ma fu deciso di imporla a Blavatskij per renderla innocua, così che non comunicasse al mondo ogni sorta di cose, bensì tutto il suo sforzo venisse ricacciato. Il ricacciamento dello sforzo o prigionia occulta è come si chiama. Nel 1879, in un’assemblea occulta frequentata da occultisti di vari paesi, fu deciso e imposto a Blavatskij. E così Blavatskij visse poi durante un numero più grande di anni veramente in prigionia occulta. Come le circostanze della vita esterna procedessero nel tempo che passava accanto, non è necessario raccontare: colui che guarda la cosa esteriormente non deve vedere affatto nulla di tutto ciò che ora racconto.
Ora si trattava per certi occultisti indiani di liberarla da questa prigionia occulta. E ora comincia in realtà il tempo in cui Blavatskij è entrata nelle acque indiane. Tutto ciò che finora vi ho raccontato è in realtà la preistoria di Blavatskij. Lo sviluppo da quei tempi, di cui le persone sanno, inizia solo ora. E tutto ciò che ha di difficilmente comprensibile Blavatskij è connesso a ciò che ho descritto. Certi occultisti indiani che da parte loro avevano lo sforzo di salvarla dall’essenza britannica, applicarono allora da parte loro certi mezzi per sciogliere la prigionia occulta. Ciò fu addirittura fatto in completo accordo con coloro che prima avevano imposto la prigionia occulta a Blavatskij. E per Blavatskij la conseguenza fu che per così dire in sua anima tutto affluì ora ciò che era connesso con l’occultismo indiano. Devo sempre di nuovo sottolineare: si ha veramente a che fare con segreti del mondo spirituale che si rivelano, che, vorrei dire, vengono alla luce solo in varie immagini distorte e caricature, ma che non si devono affrontare come se non grandi segreti occulti non si manifestassero attraverso di esse. Naturalmente ora con le enormi forze che erano già operative in Blavatskij attraverso le sue predisposizioni e poi attraverso tutto ciò che aveva ancora attraversato, le verità occulte indiane si manifestavano attraverso di lei in modo particolarmente marcato.
Così abbiamo nella Blavatskij il caso concreto che quando un’anima come quella di Blavatskij appare, il britannico che vuole che l’anglosassonismo diventi elemento dominante, l’occultismo britannico si sforza di andare avanti con ciò che oggi ancora considera un neonato. Tutto ciò mira a ignorare completamente l’Europa centrale, a non considerare affatto l’Europa centrale, a passare oltre l’Europa centrale. Si parla veramente come io vi ho raccontato, e si considera questa corrente che ho così spesso descritto come la corrente centro-europea, come qualcosa che per così dire deve essere travolta in questa intera procedura. Così giunse un sapere occulto certamente in molti aspetti contestabile, che, vorrei dire, scintillava in tutti i colori possibili come un caleidoscopio, attraverso Blavatskij alla luce. E sempre in questi occultismi — come potete raccogliere da tutta la mia descrizione — agivano all’interno intenzioni politiche, scopi politici. Perché sia la condizione che Blavatskij aveva posto a Parigi era posta con intenzione politica, come in particolare anche ciò che lei voleva tentare in America era completamente di intenzione politica. Se devo caratterizzare un po’ le due intenzioni che Blavatskij aveva a Parigi e in America, devo dire: era l’opposizione interna del suo carattere russo contro una resa del carattere russo alla dipendenza dall’essenza europeo-occidentale e americana. Perciò pose anche a Parigi una condizione che non può essere soddisfatta e che avrebbe richiesto un rovesciamento o una trasformazione politica in Francia. In America non pose lei stessa la condizione, ma là si coinvolse con qualcuno che era per così dire cresciuto nella politica, con Oleott, per effettuare varie macchinazioni politiche, ma con l’aiuto dell’occultismo spinto in primo piano dappertutto. Tutte queste cose miravano a realizzare ciò che sotto la direzione del mascherato, originario direttore di Blavatskij — su questo direttore è estremamente difficile parlare — era diversamente perseguito. L’originario direttore voleva assolutamente condurre Blavatskij nelle acque giuste; ma poi fu sostituito da un direttore che era tutto fuorché ciò che Blavatskij chiamava un Mahatma, tutto fuorché quello.
Così attraverso le varie forze che cooperavano, nacque un materiale scritto confuso, ma contenente inumerevoli grandi e potenti verità, attraverso Blavatskij nella sua «Dottrina Segreta». Questo materiale scritto era anche appropriato a operare molto nell’Europa centrale. Ora vedete — e potete anche vederlo per esempio da un romanzo molto significativo di George Sand — nell’Europa occidentale società segrete, confraternite penetrate dall’occultismo, svolgono un ruolo grande, anche se per lo più non visibile esteriormente né percettibile, sotterraneo, nei movimenti politici. Nel discorso pubblico di venerdì ho accennato a cose come questa che agiscono attualmente. Là giocano cospirazioni politiche e ogni sorta di cosa un ruolo significativo. Perché è veramente così, come vi ho raccontato al pubblico venerdì scorso, che si possono assolutamente dimostrare cospirazioni che si intrecciano nei fondamenti occulti, nelle sotterranee occulte: con queste sono connessi l’assassinio di Jaurès e tutte le altre cose di cui ho ancora parlato venerdì, anche l’assassinio di Francesco Ferdinando e così via. In questa intera corona di cospirazioni, di cui il mondo esteriore per la maggior parte sa poco, che inizia a Londra, si estende su l’Europa occidentale, va nell’Europa meridionale, entra nei paesi balcanici e si chiude a Pietroburgo, in questa intera corona agiscono completamente cose come queste. Come detto, queste cose non devono essere considerate come così storiche quanto altrimenti i fatti storici, bensì come diffusione di luce, illuminazione che getta luce su molte cose.
Soprattutto deve ritenersi fisso che attraverso un’anima come quella di Blavatskij si muovono le forze che operano nel mondo spirituale e si manifestano solo nel mondo fisico. In un’anima così è da osservare particolarmente come essa viene trascinata da qualcosa che, vorrei dire, si muove sotto il livello del piano fisico, come essa viene trascinata da una tale corrente e mostra quali forze agiscono nel divenire storico. Che gradualmente si dovrà imparare a conoscere tali cose, risulta sicuramente a voi da molte discussioni che qui si sono svolte. E ho dovuto dare proprio oggi queste discussioni perché da esse può risultare chiaro quanto non si vede degli eventi del mondo e delle loro cause determinanti, quando si vuole vedere solo ciò che attualmente si vede comunemente. Ci sono già correnti completamente diverse che si svolgono sotto la superficie dei fatti ordinari, e ci si rende ciechi se lo sguardo vaga solo alla superficie dei fatti. Perciò accadrà sempre di nuovo che sulla base di certe cose che si compiono in un certo tempo, bisogna restare sorpresi e stupiti, e non bisognerebbe restarlo nel medesimo grado se si entrasse nelle correnti più profonde, nelle forze più profonde. Ma sfortunatamente la cosa oggi per lo più sta così: da un lato stanno quelle persone che si curano solo dell’andamento esteriore dei fatti. Esse non considerano che questo andamento esteriore dei fatti non scorre solamente come una corrente, bensì è sempre afferrato dalle spire di turbini che vengono da profondità. E d’altro canto stanno persone che si interessano a varie cose occulte, ma solo dal punto di vista sensazionalistico, perché è interessante quando si ode da qualche parte parlare un po’ di occultismo. Che ciò che su campo occulto si può percepire può operare infinitamente illuminandosi quando si vuol capire che cosa accade nel mondo esteriore, per questo oggi hanno un senso solo pochissime persone. E così naturalmente ci sono persone da un lato che la vita di Blavatskij interessa straordinariamente, e dall’altro ci sono persone che questa vita non interessa affatto, ma che si interessano solo dei fatti esteriori che accadono sul piano fisico. Ma quando li si considera, come potei oggi solo accennare, nel contesto, allora di solito molte cose si chiariscono, e questo è importante. E a questo tempo dovremo vivere verso, dove veramente sempre più e più persone ci sono che hanno la buona volontà di guardare nelle correnti più profonde dell’esistenza.
Proprio entro il nostro movimento è così necessario che queste cose siano viste un po’ correttamente, su cui ora ho accennato. Perché vedete, poco dopo lo scoppio della guerra, criticò — come ho già una volta menzionato — la studente di Blavatskij, la signora Annie Besant, nei suoi giornali inglesi in modo straordinario ciò che vive entro il nostro movimento antroposofico. Criticò soprattutto cosicché si vedeva: da quella parte non si poteva affatto immaginare che la politica non giochi un ruolo in ciò che con noi dovrebbe essere onesto, puro occultismo che ricerca la verità, in cui il politico non può immediatamente rientrare. Può rientrare solo nella misura in cui la verità in generale può rientrare nella politica, ma non nel senso come ho accennato con le confraternite europeo-occidentali. Il nostro movimento poteva avere fondamentalmente solo il compito di staccare coloro che dovevano essere staccati dall’influenza di queste confraternite europeo-occidentali. Ma da quella parte non ci si poteva immaginare che potesse accadere alcunché senza intenzioni politiche in certo senso disoneste. Così fu raccontata la sciocchezza che io dal 1909 in poi avrei veramente avuto l’intenzione di diventare presidente dell’intera Società Teosofica, di andare in India per influenzare da là i circoli politici e operare. Ora, non vero, da un lato la Ferrovia Berlino-Bagdad, e dall’altro l’Antroposofia! Non vi racconto una fiaba; è esposta con il tono della massima ira come tutti quei funzionari dall’ampia diffusione del movimento teosofico là avrebbero dovuto essere conquistati per condurre la cosa gradualmente verso i corridoi politici e operare per il pangermanesimo, cioè attaccare l’Inghilterra dall’India. La frase sta persino negli articoli della signora Besant; ora lo ripete di nuovo in modo ancora più selvaggio.
Queste cose vi mostrano da un lato come non si potesse affatto pensare diversamente, ma come gradualmente il senso della verità, della pura ricerca onesta della verità deve andarsi perdendo. Tali cose come ora dice la signora Besant, bisogna chiamarle falsità oggettive. Ma oggi sono già costretto a non rimanere all’espressione di «falsità oggettiva»; perché a fronte dell’accusa così nonsensicale dei Gesuiti che vi è così ben nota, l’espressione «falsità oggettiva» non deve più essere usata. Ma si aggiunge ora l’altro: nel 1909 a Budapest dovetti dire qualcosa di ben determinato alla signora Besant. Allora era pure il caso che si volle fare con me un compromesso, perché andava l’intenzione di nominare questo Alcione come portatore del Cristo. Si volle fare con me un compromesso, si volle nominarmi come Giovanni reincarnato, l’Evangelista, e allora mi avrebbero riconosciuto. Questo sarebbe diventato dogma lì, se fossi entrato in tutti questi vari imbrogli. Ma contro tutto ciò che allora era in divenire, vi si formò, vorrei dire, una società internazionale di persone oneste. Tra gli altri vi era anche il signor Keightley, che prima sempre aveva corretto gli errori scientifici dei libri della signora Besant. Questa società internazionale mi pose da India la proposta di diventarne presidente. E io dissi nel 1909 a Budapest alla signora Besant: Non è affatto questione che io voglia mai essere qualcos’altro in alcun movimento occulto che non sia in connessione con la cultura tedesca — solo con la cultura tedesca, entro l’Europa centrale — dissi alla signora Besant nel 1909. Malgrado ciò ella scrisse dopo lo scoppio della guerra le cose che vi ho detto. Da allora non si ha più a che fare con una falsità oggettiva, bensì con una bugia completamente consapevole, perché è stata esplicitamente spiegata di che cosa si tratta. Così si ha a che fare con una bugia completamente consapevole, non con una falsità oggettiva.
Questo è all’incirca il cammino a cui si viene condotti quando proprio nel campo delle verità spirituali non ci si pone sul puro terreno della verità, sul terreno dell’onesta inviolabile verità. Ma che queste cose dovettero svilupparsi così, vedete, in realtà tutto sta già nel modo in cui le correnti occultistiche dovettero entrare necessariamente nel mondo attraverso la necessità dell’evoluzione dell’umanità nel presente. In questa necessità, nel riconoscimento di questa necessità, sta già in realtà tutto. Quando la signora Besant apparve per la prima volta in Germania per tenere una conferenza ad Amburgo, parlò anche in un circolo più ristretto. Era l’inizio di ciò che da quella parte doveva accadere. Allora rivolsi alla signora Besant — e che io conservi tali cose nella memoria sarà forse talvolta sgradevole per alcune persone — la domanda: come sta ora con quello potente occultismo tedesco che si è particolarmente intensamente connesso con la cultura tedesca intorno al cambio del 18° e 19° secolo? — Allora mi rispose la signora Besant — come detto, era alla sua primissima visita, al primo luogo in Germania — : Ah, ciò che è emerso in Germania, è un tentativo fallito nell’occultismo, è emerso in altre forme. E perché ciò è fallito, doveva essere assunto dalle mani dell’Inghilterra, e dall’Inghilterra l’occultismo doveva ora essere portato all’Europa. — Vedete come così su strade clandestine la politica rientra comunque in queste cose, e come si deve tenerne conto.
Ciò che vi ho detto oggi deve essere una sorta di introduzione a discussioni che in realtà non stanno completamente sullo stesso fondamento, ma che dovranno condurci in cose importanti. Sono questioni storicamente tanto importanti quanto la conoscenza occulta del singolo uomo, e di cui allora sentiremo ancora la prossima volta.
Oggi vorrei passare più agli aspetti occulti di quelle considerazioni che abbiamo affrontato una settimana fa qui. Abbiamo cioè visto fino a ora che determinati flussi occulti possono essere considerati davvero significativi per la vita umana, che si esprimono nelle confraternite occulte. E dalla discussione più esteriore della scorsa ora potrete rilevare che in una ben determinata colorazione nell’Europa occidentale, in particolare nei paesi britannici, tali confraternite occulte sono usate per raggiungere determinati scopi esteriori. Ora è già una volta necessario che colui che, per così dire, non accecato, si introduce in un movimento della scienza dello spirito contemporaneo, sia capace di giudicare tali cose con una certa obiettività e con una certa visione d’insieme della situazione. Perciò oggi vorrei parlare di come in generale debba intendersi l’operare di tali confraternite occulte, in modo che possiamo da ciò vedere in che modo esse possono diventare strumento per determinati altri scopi e obiettivi.
In realtà ciò che si intende come confraternite occulte è una cosa piuttosto complicata. Ma questa cosa complicata si costruisce dappertutto su una base che attrae gli uomini in una certa direzione per il fatto che li unisce in una sorta di culto, che trasmette loro determinati simboli, che li unisce per così dire in un servizio che trova espressione in certi simboli. Oggi ci sono molte persone che fin dall’inizio ridono e beffeggiato tutte queste confraternite basate su una certa simbolica, da una conoscenza poco consona, per così dire presunta, e da una presunta visione del mondo più elevata. La miopia in tutte le cose di questo genere è straordinariamente grande nel nostro tempo presente, e si potrebbe semplicemente rispondere a coloro che leggermente scartano l’importanza di certi riti e cose simboliche connesse con determinate confraternite occulte, che persone che non erano certamente meno significative di loro stessi, questi monisti e altri ridichiatori molto illuminati, persone come per esempio Goethe, attribuivano grande importanza al vivere entro connessioni cerimoniali simboliche. Goethe sapeva bene e l'ha espresso ancora e ancora in uno o nell’altro modo, ciò che era divenuto per lui dal fatto che nel corso della sua vita non potesse affrontare un’educazione scolastica, bensì un’educazione successiva connessa con determinati nessi di ordine, inizialmente con i nessi ordinali della massoneria, in cui Goethe era, che forse ha dato meno a persone meno significative di Goethe, ma poteva dare enormemente a Goethe. Così si potrebbe obiettare a coloro che da una conoscenza monistica così poco oculata ridono e beffeggiato tali cose. Ma se si vuole penetrare l’essenza di queste cose, bisogna poter guardare più profondamente in esse.
Sappiamo che oggi viviamo nel quinto periodo post-atlantideo. Dal principio del quindicesimo secolo viviamo nel quinto periodo post-atlantideo. Il quarto periodo post-atlantideo gli ha preceduto, che inizia all’incirca nell’anno 747 prima della nascita di Cristo, e che effettivamente finisce solo all’inizio del quindicesimo secolo. Le persone che oggi sono molto intelligenti, molto astute — e questo sono quasi tutti! — pensano: bene, non sarà tanto diverso, ciò che si può sperimentare nell’anima umana dal quindicesimo secolo da ciò che l’anima umana ha sperimentato nei due millenni precedenti risalendo fino all’anno 747 prima della nascita di Cristo. Ma si può già mostrare su cose del tutto esteriori, se si vuole, come la sviluppo dell’anima umana nel quarto periodo post-atlantideo, cioè in quel periodo post-atlantideo che ha preceduto il nostro, era fondamentalmente diverso. In questo periodo — naturalmente dopo calare molto fortemente verso il quattordicesimo secolo dopo Cristo — dall’ottavo secolo prima di Cristo fino al quattordicesimo secolo dopo Cristo, gli uomini erano così costituiti che il loro corpo eterico era molto, molto più ricettivo di quanto nel tempo dal quattordicesimo secolo. Poteva percepire molto di più ciò che intorno lo circonda. E quando il corpo eterico percepisce, allora percepisce il mondo elementare, allora non percepisce solo come il corpo fisico percepisce i minerali, le piante, gli animali, l’acqua, l’aria e così via, bensì percepisce veramente ciò che come essenza elementare vive nelle piante, negli animali, nei minerali. Quando le persone in questi secoli ancora parlavano di gnomi o di esseri di tipo gnomica che percepivano nelle montagne, che venivano loro incontro dalle fessure delle miniere, allora l’uomo moderno dice: bene, sono rappresentazioni poetiche. — Per le persone nei secoli indicati questi non erano affatto rappresentazioni poetiche. Queste persone sapevano veramente ancora qualcosa dell’esistenza di un mondo elementare dietro il mondo fisico.
Voglio, perché forse non tutti qui hanno sentito, richiamare l’attenzione sul fatto che si può veramente provare attraverso documenti esteriori che le persone fino a un tempo relativamente breve fa sapevano qualcosa del mondo elementare. Questo si può provare attraverso documenti esteriori, e voglio presentare questo un documento — credo di averlo già menzionato qui, ma voglio menzionarlo ancora brevemente — che si può trovare nel Museo di Amburgo, un quadro nel Museo di Amburgo. Il quadro rappresenta il peccato originale, cioè quell’evento di cui leggiamo all’inizio dell’Antico Testamento. Quando un pittore moderno rappresenta il peccato originale, bene, non vero, lo rappresenta così che mostra l’albero del Paradiso rialzato, a sinistra e a destra Adamo ed Eva, più o meno belli, o per la maggior parte in modo orribile, non vero, e nel mezzo il serpente, un vero serpente. Ma è questo veramente realistico, miei cari amici? Si può chiamare realistico? Non vero, sebbene Eva naturalmente non fosse ancora così intelligente e così astuta come le donne di oggi sono, si può comunque non attribuire a Eva che si sia lasciata sedurre da un vero serpente che striscia sul terreno per commettere l’enorme peccato che ha commesso. Così non può essere realistico.
Ma ora sappiamo che il seduttore era Lucifero. Lucifero non è un essere che si possa vedere con gli occhi fisici odierni, bensì si deve vedere Lucifero con il corpo eterico risvegliato, con la chiaroveggenza risvegliata. Allora si presenta come quell’essere che è rimasto indietro durante lo sviluppo lunare. Dallo sviluppo lunare abbiamo ricevuto essenzialmente già il nostro corpo fisico come l'abbiamo oggi, solo che allora non era ancora visibile fisicamente, bensì etericamente. L’uomo odierno è nel capo un’impronta di ciò che sulla Luna era già presente come capo. Ma il resto del corpo dell’uomo, che vi è attaccato, non era ancora della forma odierna, bensì solo in una continuazione serpentiforme presente: in ciò che oggi abbiamo come midollo spinale. Così che se rappresentasse Lucifero come rimasto indietro dallo sviluppo lunare, si dovrebbe rappresentarlo con una testa umana e con il midollo spinale attaccato, cioè in forma serpentina.
Esattamente così ha rappresentato Lucifero il pittore, il Maestro Bertram, dal tredicesimo, quattordicesimo secolo, nel quadro ad Amburgo; non come lo fa il pittore moderno, bensì come deve essere nel senso giusto della scienza dello spirito. Si può vederlo nel Museo di Amburgo nel quadro e si può convincersi che nel tredicesimo, quattordicesimo secolo un pittore ancora dipingeva come le cose veramente sono. Solo che le persone oggi sono troppo intelligenti per comprendere veramente il significato di questi documenti. Ma questo è un documento che ci mostra che le persone sapevano effettivamente ancora che cosa fosse elementare fino in un periodo di che sempre parliamo e che si dimostra essere quello in cui le persone potevano ancora guardare nel mondo elementare.
In questo periodo, nel quarto periodo post-atlantideo, erano nati quei simboli che formano le basi per le corrispondenti confraternite occulte. Questi simboli costituiscono la base perché erano qualcosa per il quarto periodo post-atlantideo che si era sentito vivacemente, che si poteva sapere vivacemente su di sé. Voglio rendere più chiaro a voi il pensiero della simbolica con la trasposizione goethiana. Goethe ha tentato nel suo modo di rendere la simbolica fruttuosa per la vita esteriore, dicendosi: si può avere molto per il fatto che ci si cala nella simbolica, si può realmente andare avanti nel proprio uomo interiore. — Quindi vuole — potete leggerlo nel suo «Guglielmo Meister» — che l’educazione sia condotta così che l’uomo cresca dentro una certa simbolica. Goethe vuole che l’uomo impari qualcosa che propriamente tutti gli uomini dovrebbero imparare invece di molti fronzoli che imparano oggi nei moderni ginnasi; vuole che gli uomini crescano entro una certa simbolica. Vuole che imparino in essa soprattutto che cosa egli chiama i «quattro ritorni di reverenza» dell’uomo: il ritorno di reverenza davanti al mondo spirituale; il ritorno di reverenza davanti al mondo fisico; il ritorno di reverenza davanti a ogni anima; e il ritorno di reverenza che allora solo può costruirsi su questi tre ritorni di reverenza, davanti a se stesso. L’ultimo la maggior parte degli uomini illuminati oggi capirebbe subito, non vero; ma secondo la visione di Goethe questo ritorno di reverenza, che è quello che, vorrei dire, è connesso con i maggiori pericoli, deve costruirsi sulla base dei tre altri ritorni di reverenza.
Come vuole Goethe che innanzi tutto il ritorno di reverenza davanti al divino, che è sopra, cresca negli uomini? Vuole che gli uomini imparino un certo gesto: braccia incrociate sul petto, lo sguardo rivolto verso l’alto. E in questa posizione devono appropriarsi il sentimento, il ritorno di reverenza davanti a ciò che come elemento spirituale potrebbe avere influenza sugli uomini. In un’età ancora molto giovanile della vita, secondo Goethe, si deve unire questo gesto al sentimento di acquisire reverenza davanti a ciò che è sopra. Perché ha questo un certo significato? Ha un certo significato perché quando l’uomo veramente sente reverenza davanti allo spirituale, non può fare diversamente che manifestare questo sentimento di reverenza davanti allo spirituale. E quando si mette le mani dietro la schiena come mani fisiche, le mani eteriche si incrocerebbero davanti, e il suo sguardo, anche se lo volta ancora così in basso come sguardo fisico, il suo sguardo si volterebbe verso l’alto con gli occhi eterici. Questo è il gesto naturale per gli occhi eterici: rivolti verso l’alto, e per le mani eteriche: incrociate davanti, che il corpo eterico veramente assume quando existe questa reverenza davanti allo spirituale; non può essere altrimenti, è una cosa ovvia che il corpo eterico assume questo gesto. Nel quarto periodo post-atlantideo le persone sapevano questo, perché sentivano i movimenti del corpo eterico su se stessi, e quando si diceva loro di fare questo, allora si diceva loro nulla di più che: suscitate in voi un poco il gesto fisico, così che potiate sentire, percepire il gesto etereo.
Così voleva Goethe una crescita nella vita spirituale. Sapeva che questo ha significato: passare veramente i gesti che sono connessi con le manifestazioni immediate dell’anima. Similmente voleva che l’uomo, quando si appropria il ritorno di reverenza davanti al corpo, davanti a tutto il terrestre, incrocia le mani dietro la schiena e volga lo sguardo verso il basso. Questo doveva appropriarsi come secondo punto. In terzo luogo sta la cosa così: le mani stese con lo sguardo rivolto a sinistra e a destra dovrebbero insegnargli il ritorno di reverenza davanti a ogni anima della stessa specie. E poi poteva appropiarsi ciò che il ritorno di reverenza davanti alla propria anima poteva essere.
Questa consapevolezza immediata del fatto che questi gesti, quando sono giusti, non sono qualcosa di arbitrario, ma che sono connessi con l’organizzazione spirituale dell’uomo, dal quattordicesimo secolo in poi agli uomini è largamente andata perduta. Che cosa ne risulta? Ne risulta che prima, alle persone a cui si insegnavano tali gesti e anche gesti più complicati, si insegnava solo ciò che potevano suscitare facilmente a vita interiore. Dopo, cioè nel nostro quinto periodo post-atlantideo, si tratta del fatto che tali gesti semplici, come Goethe vuole, proprio a persone più giovanili potrebbero essere insegnati molto bene, se si dà l’insegnamento corrispondente. E questo vuole anche Goethe.
Ma il linguaggio più complicato dei gesti in «Segno, stretta di mano e parola», come viene diffuso entro le confraternite segrete, non si poteva più insegnare dal quattordicesimo, quindicesimo secolo in poi agli uomini così che sentissero ancora qualcosa della realtà. Così le confraternite si sviluppano come esistevano nel quarto periodo post-atlantideo, nel che in tre gradi successivi tra altre cose simboliche insegnavano alla gente i Segni, la stretta di mano e la Parola. Queste si continuarono. Ma si continuarono tra anime costituite diversamente negli ultimi secoli. Si insegnava anche — rimanendo a questo elementare — Segno, stretta di mano e Parola. Ma la gente non poteva più connettere nulla con Segno, stretta di mano e Parola, perché non poteva più rendersi presente il corrispondente nel corpo eterico, che è appropriato all’anima dell’uomo. Era qualcosa di esteriore; perché nel quarto periodo post-atlantideo era essenzialmente sviluppata nell’uomo l’anima razionale-affettiva o dell’anima del sentimento. Ora l’anima cosciente cominciava a impadronirsi dell’uomo, cioè l’uomo cominciava a essere dipendente dal suo intelletto legato al cervello fisico. Ciò che si può chiamare: la sensibilità del corpo eterico, si ritirava. Che cosa insorge ora? Ve lo prego di ascoltare attentamente ciò che ora deve insorgere.
Immaginate: viene continuata la confraternita occulta in questo quinto periodo post-atlantideo. Vengono fondate o continuate confraternite occulte nel che vengono ricevuti uomini a cui vengono resi familiari i corrispondenti simboli. Questi uomini imparano dunque certi Segni per il fatto che portano il loro corpo in una certa posizione, ciò che significa un Segno. Imparano certi gesti di mano per il fatto che afferrano la mano dell’altro in una certa maniera, che non è l’ordinaria. Imparano certe parole pronunziare, che significano una ben determinata attività del corpo eterico, e altro. Voglio solo menzionare questo elementare. Così uomini imparano Segno, stretta di mano e Parola dal quindicesimo, sedicesimo secolo. Sono ora costituiti così che la loro anima cosciente agisce. Ma in essa Segno, stretta di mano e Parola non penetrano; per essa rimane un segno esteriore, qualcosa di completamente esteriore. Ma non crediate che le cose che sono Segno, stretta di mano e Parola, quando vengono trasmesse all’uomo, non agiscono sul corpo eterico dell’uomo! Agiscono. L’uomo assume con Segno, stretta di mano e Parola ciò che una volta è connesso con Segno, stretta di mano e Parola. Si insegna così a un numero di uomini in Segno, stretta di mano e Parola, si porta loro per questo l’inconscio qualcosa che non hanno nella coscienza. Non si dovrebbe affatto fare questo, quello che ho ora descritto, bensì si dovrebbe procedere sulla via che è imposta dallo sviluppo dell’uomo. E questa consiste nel fatto che si procede attraverso l’intelletto dell’uomo, così che ciò che l’intelletto può comprendere, ciò che l’intelletto può imparare, viene prima portato all’uomo. E questo è il contenuto della scienza dello spirito. Questo contenuto della scienza dello spirito deve prima essere compreso. A questo si deve prima affrontarsi. Si deve così prima stare in piedi per un po’ nel movimento della scienza dello spirito, e solo dopo un po’ di tempo, dopo che si è stati nel movimento della scienza dello spirito per un po’, si può essere condotti a ricevere Segno, stretta di mano e Parola. Perché allora si è preparati a vedere in essi qualcosa di noto, che almeno si è compreso. Questo normalmente non si fa nelle confraternite occulte. Nelle confraternite occulte le persone vengono semplicemente ricevute al primo grado senza aver prima imparato la scienza dello spirito o l’occultismo. Viene loro trasmesso Segno, stretta di mano e Parola e molti altri simboli, e si agisce, perché non hanno imparato prima nulla dalla vita spirituale, sul loro inconscio, su ciò che non è connesso con la loro coscienza.
Che cosa è la conseguenza di questo? La conseguenza è che si possono, se si vuole, rendere le persone strumenti docili per tutti i piani, del tutto naturalmente. Perché se si elabora il corpo eterico, senza che l’uomo lo sappia, così si escludono le stesse forze che altrimenti avrebbe nel suo intelletto, se non si dà allora all’intelletto qualcosa che oggi deve essere scienza dello spirito. Si escludono, e si trasformano allora tali confraternite in strumento per coloro che vogliono perseguire i loro piani, i loro scopi. Si può allora trasformare in strumento per qualche piano tali confraternite, o si può formulare il dogma, «Alcione» sia il portatore esteriore fisico del Cristo Gesù. E coloro che sono così preparati, si trasformeranno in strumenti per portare ciò nel mondo. Si deve essere allora solo disonesti e ingiusti nel modo appropriato, allora si può raggiungere tutto ciò in questo modo in quanto ci si crei prima gli strumenti.
Ora — non vero, le cose seguono tutte dalla consapevolezza effettiva — chi sa come il quinto periodo post-atlantideo si distingue dal quarto periodo post-atlantideo — e questo si dice da noi ancora e ancora — questi sa appunto perché deve essere così che prima deve esserci familiarità con la scienza dello spirito e poi solo può essere data l’introduzione alla simbolica. Dove veramente è sinceramente inteso un movimento della scienza dello spirito, sarà naturalmente questo cammino mantenuto. Perché colui che ha imparato a conoscere almeno ciò che per esempio nella mia «Teosofia» o nella «Scienza occulta» sta, e ha tentato di comprenderlo, non potrà mai subire danno da alcuna trasmissione di simboli.
Ma vediamo proprio nel modo più manifesto che nei paesi britannici il simbolismo non è preceduto da nessun insegnamento che lo spiegherebbe in alcun modo. Spiegare non significa che si dica: questo simbolo significa questo, e questo simbolo significa quello, perché allora si può far credere a chiunque qualunque roba, bensì l’insegnamento dovrebbe essere così costituito che innanzi tutto si rivelano i segreti dal corso dello sviluppo della Terra e dell’umanità e che poi da questi la simbolica germina. Così non è là; bensì i simboli vengono semplicemente offerti, sì, vengono non solo semplicemente offerti in questo modo, ma vengono offerti ancor in un altro modo in quanto nella letteratura si procede non come la nostra scienza dello spirito procede per esempio, bensì in quanto nella letteratura si procede così che in realtà tutto viene offerto simbolicamente.
In molti aspetti il danno più spaventoso con questa letteratura occulta è avvenuto in Francia attraverso Eliphas Levi, i cui libri «Dogma e Rituale della Magia Superiore», il cui «Chiave della Magia Superiore» contengono certamente grandi verità accanto a errori molto pericolosi, ma che sono costituiti così che tutto non può essere seguito con l’intelletto come nella nostra scienza dello spirito, bensì deve essere assunto in modo simbolico. Leggete Eliphas Levi! Ora potete leggerlo del tutto senza pericolo, naturalmente, perché siete sufficientemente preparati. Leggete di Eliphas Levi «Dogma e Rituale della Magia Superiore», allora vedrete come là il metodo intero della simbolica è diverso. Sì, miei cari amici, quando si insegna agli uomini come Eliphas Levi nel suo «Dogma e Rituale della Magia Superiore» in puri simboli, allora si ha fondamentalmente, se si vuole, trasformato in tutto, a ciò di cui si ha bisogno, ciò di cui si vuole bisogno.
Ancora peggiore la cosa è diventata dopo Eliphas Levi per il Dott. Encausse, per Papus, che ha guadagnato un’influenza così devastante e fatale sulla corte di Pietroburgo, dove egli si è ripetutamente fermato per giocare per decenni un ruolo molto fatale di natura politica. Là trovate in Papus — così si chiama — in modo veramente pericolosamente fatale certi segreti occulti portati all’umanità, così che coloro che si lasciano agire per Papus, una volta superati gli elementi, si attaccano con fanatismo di ferro a ciò che Papus dà. Non si tratta di refutare Papus, perché, vorrei dire, così paradossale come suona: il peggiore è che molti, molti di cose corrette stanno proprio in Papus. Ma il modo e la maniera come vengono date agli uomini, questo è il terribilmente pericoloso: inculcare negli uomini deboli ciò che sta nei libri di Papus significa prepararli a trasformano il loro intelletto in un completo addormentato e trasformarli in tutto, a cui se li vuol usare. Tali persone però nel presente hanno una certa influenza. Chi ha più fatto il giro e ha l’occasione di conoscere tali cose, sa che Papus ha ovunque grande influenza. Ho potuto seguire questa influenza attraverso la Boemia, attraverso l’Austria. In Germania la sua influenza è molto minore, ma la sua influenza era fino a un certo punto assolutamente presente. Ma in particolare ha un’enorme influenza in Russia. Inoltre questa influenza di Papus è raggiunta attraverso una certa disonestà che è connessa all’intera cosa.
Vedete, la dottrina di Giacomo Böhme, di cui abbiamo così spesso parlato, fu nel diciottesimo secolo per mezzo del cosiddetto «Filosofo Sconosciuto», per mezzo di Saint-Martin, trapiantata in Francia, e là da Saint-Martin riprodotta in una lingua assai, assai affascinante, così che quando i lavori di Saint-Martin furono contro-tradotti al tedesco, questi naturalmente erano molto più leggibili per gli uomini rispetto ai lavori di Giacomo Böhme, che sono notoriamente assai difficili da leggere.
Per me è ancora connesso un ricordo del tutto grazioso proprio con la traduzione dei lavori di Saint-Martin, il «Filosofo Sconosciuto». Il libro di Saint-Martin, «Sui gli errori e la verità», questo libro su l’errore e la verità, è molto bellamente tradotto al tedesco da un affascinante poeta tedesco che è universalmente noto. E in quanto non è affatto disinteressante per me, perché presto apparirà una piccolo brochure da me: «Il compito della scienza dello spirito e la sua costruzione a Dornach», in cui cerco di refutare brevemente e in modo popolare certi errori diffusi sulla scienza dello spirito. L’articolo che apparirà prossimamente è sorto da una conferenza che ho tenuto in Svizzera, perché lì, a Dornach stesso, un particolarmente intelligente parroco evangelico ha portato avanti ogni sorta di cose. Ma non volevo infine occuparmi unicamente con un tale parroco. Ma questo che ha portato avanti è di certa tipicità. Le persone portano avanti ogni sorta di cose, e potevo così, senza aver direttamente richiamato l’attenzione sul parroco, refutare questi errori diffusi sulla nostra scienza dello spirito, in particolare anche sul edificio di Dornach. In una conferenza che questo parroco ha tenuto, ha anche citato una poesia — ne ho già parlato una volta — di Mattia Claudio. Ha la citato, evidentemente con forte pathos, citando una strofa da essa, per mostrare quanto poco gli uomini realmente dovrebbero parlare di una cosa come una scienza segreta, perché neanche la luna si potrebbe comprendere. Ma bisogna solo continuare a leggere in questa stessa poesia di Mattia Claudio, quindi è la strofa successiva che prova che proprio il contrario di ciò che il parroco intende è inteso da Mattia Claudio. Ma quello che è interessante è che il traduttore del libro di Saint-Martin «Errore e Verità» è esattamente Mattia Claudio, che ha proprio tradotto Saint-Martin. Così si potete immaginarvi da tali cose, miei cari amici, con quali persone si ha a che fare che vi si contropongono chiamandosi «buone ragioni», e con quali ragioni si ha effettivamente a che fare. Il capitolo con che genere di persone si ha a che fare oggi potrebbe essere presentato in modo molto dettagliato. È davvero spiacevole quando si deve perdere tempo nel refutare persone che si avanzano in tale modo.
Ma qualche volta si scopre ancora cose molto curiose. Una cosa non voglio negarvi, che mi è venuta incontro dal nostro ultimo discorso qui, perché è troppo interessante. Voi sapete tutti — l’ho anche menzionato di nuovo l’ultima volta — che non potevo e non dovevo partecipare, da puro senso della verità, a ciò che la signora Besant, la Presidente della Società Teosofica, faceva con la sua gente, di cui gran parte aveva preparato nel modo che vi ho descritto. Non potevo andare. Dovevo realmente oppormi nel nome della verità a questa frivolezza interpretazione cristiana con il ragazzo Alcione, dovevo oppormi tanto più quanto vedevo come persino persone colte erano cadute proprio nel piccolo libretto che dovrebbe provenire da Alcione — credo che si chiami «Ai Piedi del Maestro» — e l’avevano rappresentato come uno dei più grandi fenomeni del presente. Ma è stato sentito anche in quei circoli, che con me si trattava di intraprendere qualcosa al servizio della verità. È stato sentito. Ma si disse d’altro canto: Sì, verità — è quindi la verità veramente così che uno dovrebbe opporsi alla signora Besant perché lei racconta bugie? E vedete, trovo in un opuscolo della nostra socia E. v. Gumppenberg, che apparirà pure nella prossima volta, un giudizio su di me citato. È citato letteralmente, questo giudizio su di me. La signora v. Gumppenberg si collega a un altro giudizio e dice allora: Questo altro giudizio mi ricorda un altro giudizio sul Dr. Steiner, che una volta fu emesso da una donna inglese. Dice così: Il bravo Dr. Steiner, è semplicemente un filosofo. E questo può essere il motivo per che egli prende la verità così sul serio. Che cosa importa se la signora Besant racconta bugie? Non tutti raccontiamo bugie? Vedete, non è altrimenti possibile. Come potremmo cavarcela con la stretta verità? Non possiamo essere solo filosofi. Così lasciate che gli altri raccontino bugie! Ci roviniamo solo il sangue se ci opponiamo.
Miei cari amici! Non posso fare altrimenti che considerare colui che è un brigante di strada per un uomo più onesto di colui che emette tale giudizio sulla verità. Questo è il mio giudizio sincero e sentimento, anche se colui che emette tale giudizio sulla verità si veste nei più bei abiti di seta — e il signora interessata l'avrà già indossato! Ma si vede da cose come queste come sia pericoloso oggi non prendere molto sul serio la verità, in particolare quando si tratta di cose che si sottraggono alla percezione sensoriale immediata.
Ora ho detto: un inganno accade anche con la diffusione della corrente spirituale che proviene da Encausse, da Papus; perché le persone si chiamano «Martinisti». Bisogna veramente proteggere il sincero «Filosofo Sconosciuto» con il suo sincero sforzo di verità e con ciò che cercò, nel servizio del diciottesimo secolo, di fare come era necessario nel servizio del diciottesimo secolo, contro l’appropriazione del suo nome da parte dei Papusiani odierni.
Ora è molto importante sapere che ogni confraternita occulta si costruisce sulla base di tre gradi. Nel primo grado, quando la simbolica è usata nel modo giusto, e sotto giusto intendo naturalmente quello che ho appena indicato per il nostro quinto periodo post-atlantideo, le anime arrivano così lontano da avere un’esperienza interiore precisa del fatto che esiste una conoscenza in indipendenza dalla conoscenza ordinaria fisico-sensibile. E devono nel primo grado avere una certa somma di tale conoscenza indipendente dal fisico. All’incirca quello che dovrebbe sapere chiunque sia nel primo grado oggi entro il quinto periodo post-atlantideo, ciò che approssimativamente sta nella mia «Scienza occulta». Sapere dovrebbe chiunque — cioè sapere interiormente vivacemente — che sia nel secondo grado, ciò che sta nel libro: «Come si acquisiscono conoscenze dei mondi superiori?» E chi è nel terzo grado e riceve i significativi simboli: Segno, stretta di mano e Parola del terzo grado, colui sa che cosa significa vivere al di fuori del suo corpo. — Questa sarebbe la regola, questo sarebbe ciò che dovrebbe essere raggiunto.
Questo è stato veramente realizzato fino al settimo, nono secolo in determinate regioni d’Europa all’interno di questi gradi. Così per esempio in Irlanda fino al nono, decimo secolo da singoli uomini, da un numero più grande di uomini, ciò che ho appena descritto è stato completamente realizzato, ma anche in altre regioni d’Europa, solo non in tal grande numero come appunto presso certi uomini in Irlanda. Si è evitato così certi cosa semplicemente dall’incapacità, vale a dire: non lavorare verso una scienza dello spirito reale. Questa vera scienza dello spirito ci appare veramente per molte ragioni solo ora. Ma confraternite occulte, come detto, ce ne sono sempre state, e lavorano dalla pura simbolica. Particolarmente significativo è quando della pura simbolica si lavora in una comunità popolare che veramente non è ancora pervenuta alla sua piena maturità. Perciò questi inconvenienti insorgemmo subito quando sotto l’Imperatrice Caterina, dopo che il Volteranesimo aveva subito un certo colpo, e sotto il suo successore in Russia, Paolo, e successivamente, fu tentato di trapiantare dalla Occidente alla Russia determinate confraternite segrete. Questo tentativo tuttavia fu fatto su larga scala. E ciò che allora accadde sotto l’influenza delle confraternite occulte trapiantate dall’Occidente alla Russia ha guadagnato una grande influenza su tutto lo sviluppo spirituale della Russia da allora, un influenza molto più grande di quanto si possa pensare. Naturalmente tale influenza si raggruppa nelle più varie direzioni: il letterato l'elabora in romanzi, lo scrittore politico in politica. Ma attraverso determinati canali che sono sempre presenti, tale influenza è sempre significativa per lo sviluppo successivo. E tutto quello che è in realtà significativo nella vita spirituale della Russia fino a Tolstoi riconduce fondamentalmente a ciò che accadde nel momento di cui ho appena parlato, attraverso il trapianto di determinate confraternite occulte dalla Russia da Occidente d’Europa.
Ora vi ho detto: esiste una certa base. La base è esattamente quella che conduce le confraternite occulte attraverso questi tre gradi. Certo. Ma poi ci sono persone che arrivano a cosiddetti gradi superiori, a gradi più elevati. Bene, questo è certo un campo dove moltissima vanità si infiltra. Perché ci sono confraternite in cui si può arrivare fino a novanta o oltre novanta gradi. Ora immaginate che cosa significa: si porta un ordine così alto grado su di sé! Trentotto gradi ha il cosiddetto sistema scozzese di alto grado, semplicemente attraverso un errore che nasce da un’enorme ignoranza. Ciò si costruisce sulla base dei tre gradi che ho descritto in tale modo. Così avete i tre gradi che, come vedete, hanno il loro significato profondo. Ma dopo questi tre gradi seguono altri trenta. Ora si può immaginate, se già al terzo grado si acquisisce la capacità di vivere al di fuori del suo corpo, che genere di essere si è se si fanno ancora trenta gradi dopo. Ma si basa su un enorme errore di conoscenza. Vale a dire, nelle scienze occulte si legge diversamente che nel sistema decimale: si legge così che non si calcola secondo il sistema decimale, bensì secondo il sistema dei numeri che sono proprio in questione. Così quando si scrive: grado 33, questo significa in realtà secondo il sistema dei numeri che sono proprio in questione: 3 volte 3 = 9. Questo ha giocato un grande ruolo presso Blavatskij. Troverete nella «Dottrina Segreta» di Blavatskij un lungo dibattito sul numero 777. Lì le persone hanno fantasticato tutto il possibile su ciò che significhi il numero 777. In realtà è 343, precisamente 7 volte 7 volte 7. Si scrive nell’occultismo così che si deve moltiplicare i numeri che stanno lì. Se allora si vuole avere il numero reale, si deve leggere 777 così: 7 volte 7 = 49 volte 7 = 343. In concordanza, 33 = 9 = 3 volte 3. Solo perché gli persone non sanno leggere, leggono 33 invece di 9.
Bene, ma mettiamo da parte queste vanità. Sono comunque sei gradi che si costruiscono su questi tre gradi, come gradi legittimi da contare. E questi danno allora, quando sono attraversati, cose già molto significative. Ma fondamentalmente nel presente essi non possono essere pienamente attraversati. È completamente impossibile. Non possono essere completamente attraversati perché l’umanità nel quinto periodo post-atlantideo non è ancora così lontana che tutto ciò che deve essere attraversato possa veramente essere attraversato. Perché non è ancora venuta tanta da — non voglio dire conoscenza, ma da realizzazione della conoscenza — dai mondi spirituali. Questo verrà solo. Viene pian piano. Pensate, siamo ora dal circa 1413 nel quinto periodo post-atlantideo. Sarà lungo, circa 2160 anni. Sarà finito nell’anno 3573. Quindi stiamo proprio all’inizio. Nel corso di questo quinto periodo post-atlantideo accadrà molto, molto. E nel senso di ciò che accadrà, deve anche accadere ciò che accade attraverso lo sviluppo della scienza dello spirito. Ma tutto questo può manifestarsi solo gradualmente. Certo, le grandi linee possiamo tracciare oggi. Su molti dettagli sappiamo anche riferire. Ma molte cose, molte verranno solo quando deve rafforzarsi davanti alla resistenza. E questa resistenza diventerà sempre più grande e più grande.
Viviamo oggi — potete vederlo da cose che ho raccontato in questi discorsi, e lo vedrete da molte altre cose che potete anche io portare — viviamo ancora in tempi relativamente idealistici, in tempi spirituali, rispetto a ciò che verrà. Viviamo alla fine del secondo millennio dopo Cristo. Non durerà a lungo dopo l’anno 2000, allora l’umanità avrà da sperimentare cose strane, cose che si preparano lentamente oggi. Le cose procedono così che i due poli che si affrettano verso l’evoluzione futura si preparano, da Oriente e da Occidente. Sempre di più e di più si formerà nelle regioni più orientali — ma dal popolo, naturalmente non da quei circoli che oggi guidano maleducatamente il popolo d’Europa orientale — qualcosa di cui si deve dire: ci sarà un completamente diverso modo di pensare agli uomini. Si arriverà in tempo relativamente non così lontano. Arriverà, il cui destino di uomini in via di sviluppo si vedranno completamente diversamente di quanto oggi siamo disposti a vederli. Quando un bambino nasce, verrà a dire: Che cosa potrebbe manifestarsi in questo bambino? Si ha a che fare con un essere spirituale nascosto che in questo bambino si sviluppa gradualmente. Si vorrà risolvere l’enigma del bambino. Si vorrà per prima cosa connettere una sorta di culto con la crescita di un bambino. Questo si prepara nell’Oriente. Naturalmente si diffonderà in Europa. La conseguenza sarà che si svilupperà un’enorme venerazione per ciò che si chiama genialità, una ricerca di genialità. Che allora tutte le pigtails pedagogiche debbano estinguersi quando un’era si avanza in questa direzione, questo è naturalmente da sé, non vero? Questa era viene da quel lato. Ma sarà la parte minore dell’umanità.
La parte maggiore dell’umanità avrà la sua influenza dall’America, dall’Occidente, e va incontro a un’evoluzione diversa. Va incontro a un’evoluzione che oggi mostra ancora in tracce idealistiche, rispetto a ciò che viene, in simpatie iniziali. Si può dire: il presente ha ancora tutto abbastanza bene, rispetto a ciò che verrà, quando lo sviluppo occidentale sempre di più porta i suoi fiori. Non durerà a lungo, quando l’anno 2000 sarà scritto, che da America non uscirà un diretto, ma una sorta di divieto per tutto il pensare, una legge che avrà lo scopo di sopprimere tutto il pensiero individuale. Su un lato è dato un inizio a ciò in ciò che la medicina puramente materialistica fa oggi, dove neppure l’anima deve agire, dove solo sulla base dell’esperimento esteriore l’uomo è trattato come una macchina.
Ma, miei cari amici, non mi fraintendete, perché anche su questo campo si pecca enormemente proprio oggi da parte cosiddetta spirituale. Si può per esempio vivere che persone vengono da uno e dicono: bene, ho attraversato ogni sorta di medico, non sono stato guarito. Allora ho corso da uno che mi ha trattato in modo completamente spirituale. — Bene, che cosa te ha fatto? — Mi ha detto che nel mio corpo sono spiriti cattivi, e devo prima farli uscire pregando. — Dovuto dire, perché era il motivo per che l’interessato era venuto da me: E questo ti ha aiutato? — No, è diventato molto peggio, molto, molto peggio. — Bene, dissi, vi prego di pensare una volta alla situazione in cui siete stati messi. Non credete che l’uomo vi abbia detto qualcosa di sbagliato. È completamente giusto che in voi c’erano certi esseri spirituali che hanno causato ciò che è in voi. Ma proprio perché l’uomo vi ha detto qualcosa di giusto, qualcosa che dovevate riconoscere come giusto, proprio per questo l’uomo vi ha dovuto nuocere. Perché pensate una volta: un ragazzo calzolaio irresponsabile demolisce una macchina. Questo ragazzo calzolaio è la vera causa per cui la macchina non funziona. Questo è la causa reale. Bene, come farò in modo che la macchina funzioni di nuovo? Secondo il metodo del vostro dottore spirituale dovrei prendere il ragazzo calzolaio, dargli una bella batosta e poi pensare, se ora corre via, allora la cosa è a posto. Naturalmente: perché lui vi ha detto, non appena gli spiriti cattivi se ne sono andati, la vostra macchina è a posto. Ma proprio come poco la macchina è a posto se il ragazzo scappa, così come deve essere curata con mezzi completamente diversi che hanno a che fare con il meccanico, così è anche con voi. Se portate via gli spiriti o no, questo è infine di così poca importanza per la vostra guarigione quanto se batto il ragazzo in modo che scappa o gli permetto di restare. Potrei farlo restare — farei comunque la macchina di nuovo in ordine.
Così viene già peccato molto d’altro canto, perché non si può pensare molto bene oggi. Si dice sempre solo aut — aut: o — o, ma non è di questo che si tratta, ma di fatto è necessario di aver comprensione davvero le cose. Si deve sapere che in tutto il materiale c’è spirituale e che sola attraverso la conoscenza dello spirito anche solo il materiale può essere curato. Ma questo deve essere escluso, lo spirituale, dal mondo intero. Questo è uno degli inizi.
Un altro degli inizi: abbiamo oggi già macchine per aggiungere, sottrarre: non vero, questo è molto comodo, allora non si deve più calcolare. E così lo faranno anche con tutto. Non durerà a lungo, un paio di secoli, e allora è tutto pronto. Allora non si deve più pensare, non si deve più riflettere, ma si spinge. Per esempio sta: «330 balle di cotone Liverpool», allora si pensa oggi ancora qualcosa, non vero? Ma allora si spinge solo, e la cosa è risolta. E affinché non sia disturbato il solido tessuto dell’interconnessione sociale del futuro, verranno emanate leggi sul che direttamente non scriverà: Il pensiero è vietato, ma che avranno l’effetto che tutto il pensiero individuale viene escluso. Questo è l’altro polo, verso cui lavoriamo. Contro di questo, la vita oggi non è assai spiacevole. Perché se non andate oltre un certo limite, allora potete ancora pensare oggi, non vero? Certamente un certo limite non si deve superare, ma entro certi limiti potete ancora pensare. Ma ciò che ho descritto, questo sta nello sviluppo dell’ Occidente, e verrà attraverso lo sviluppo dell’Occidente.
Così in questa intera evoluzione deve anche introdursi l’evoluzione della scienza dello spirito. Deve avere chiaro e obiettivo. Deve essere chiaro che ciò che appare oggi come paradosso accadrà: all’incirca nell’anno 2200 e alcuni anni avrà inizio su larga scala nel mondo un’oppressione del pensiero, in ampiezza estrema. E in questa prospettiva deve essere lavorato attraverso la scienza dello spirito. Deve essere trovato così tanto — e sarà trovato — che un corrispondente contrappeso rispetto a queste tendenze può esserci nello sviluppo del mondo.
Così siamo là, ho detto, proprio all’inizio, e arriverà sempre più e di più. Certo, fino a un certo grado, soltanto, possono oggi i sei gradi più elevati essere realmente elaborati. Bene, invece si può invece svolgere un gioco completamente diverso. Si può invece svolgere il gioco in modo che si lasciano le persone semplicemente passare attraverso i tre primi gradi simbolicamente. E ci sono anche oggi in realtà confraternite in cui non più di simboli vengono dati. Sì, le persone sono addirittura orgogliose del fatto che non più di simboli vengono dati. Sono ricevuti nel primo grado, promossi al secondo grado, al terzo grado, e imparano fondamentalmente solo la simbolica, senza aver assorbito alcunché di scientifico-spirituale in se stessi. E spesso, quando si chiedono alla gente se sono contenti del fatto che imparino solo certi riti e gesti, segni in modo che vedono che certe azioni simboliche vengono eseguite intorno a loro nello spazio del tempio, molti dicono: ah sì, siamo proprio contenti di questo, allora non si deve pensare nulla di speciale alle cose, allora ognuno può avere l’interpretazione che desidera. — Ma il corpo astrale, agisce nel corpo eterico in una conoscenza reale, e così creano persone in questo modo che nel loro corpo eterico hanno una conoscenza enorme. E se si va oggi attraverso i cosiddetti — scusate l’espressione, ma bisogna usare espressioni efficaci — zii massoni più limitati, vedrete che in loro corpo eterico — non nel loro corpo fisico, nel loro sapere consapevole, bensì nel loro corpo eterico — hanno conoscenza enorme, particolarmente se l’hanno portato al terzo grado. Hanno conoscenza enormemente inconscia. Questa conoscenza, che può essere trasmessa attraverso la simbolica, ora può essere usata onestamente o disonestamente come indicato. E vedete, ora ci sono davvero le più varie connessioni occulte, di nuovo, vorrei dire, in due poli. L’uno porta un carattere cristiano mondano, l’altro porto un carattere cristiano ecclesiastico. Così come si contano i massoni come il carattere cristiano mondano delle confraternite simboliche, si contano i gesuiti come il collegamento cristiano-simbolico ecclesiastico. Perché il gesuita è egualmente portato attraverso tre gradi, egualmente fornito di una simbolica, e impara esattamente attraverso questa simbolica quegli efficaci enormi nella sua lingua. Perciò i predicatori della chiesa gesuitica sono così enormemente efficaci, perché sanno come costruire un discorso in modo da poter agire proprio sulla massa inculta, come si fa a potenziamenti successivi uno dietro l’altro. È talvolta così che ai colti sembra piuttosto triviale, ma è enormemente efficace. Così per esempio una volta volevo guardare, occulta veduta, l’effetto che si svolge in una predicazione efficace dei gesuiti. Mi sono ascoltato — è già molti anni fa — il Padre Klinkowström, uno dei più efficaci predicatori dei gesuiti, che davanti a una folla riunita — naturalmente solo persone incolte — voleva spiegare il bisogno della confessione pasquale. Ora, vedete, approssimativamente nel modo seguente ha spiegato il bisogno della confessione pasquale. Voleva provare chiaramente a questi uomini incolti — così che sapevano (non capiscono, ma lo vedono come qualcosa di scontato) — che non il Papa per arbitrio suo aveva istituito la confessione pasquale, bensì che era stata istituita da forze divine superiori. E così disse:
Miei cari cristiani! Immaginate che vedete un cannone. Al cannone un cannoniere — tiene la miccia — e il comando. Deve allora essere sparato. Immaginate, cari cristiani, deve essere sparato! Che cosa accade quando deve essere sparato? Aspettante il cannoniere davanti al suo cannone. A che cosa aspetta? A che cosa aspetta? Al: Fuoco! Aspetta il comando: Fuoco! Nella sua anima vive. Sa bene: Questo deve arrivare. E poi arriverà: Fuoco! Spara. Il cannone tuona fuori. Immaginatevi bene queste cose, cari cristiani. Pensate al cannone come l’unione dei costumi sulla confessione pasquale. Una volta le leggi, i comandamenti su questa confessione pasquale non erano dati. Ma il cannone stava lì. Dovevano essere dati. Il Papa stava lì come il cannoniere con la miccia. Dal cielo, cari cristiani, comandò allora: Fuoco! Il Papa lo sentì — miccia! Il cannone fu sparato! La confessione pasquale era là! — Non si può non tracciare un’analogia completa tra questo cannone e il dare il comandamento sulla confessione pasquale? E ci sono miscredenti! Miscredenti ce ne sono, cari cristiani, che affermano che il Papa ha inventato la confessione pasquale! Voi dovete solo ricordarvi il cannone. Al comando: Fuoco! esso viene sparato. Vi direte mai che il cannoniere, che al comando «Fuoco» spara il cannone, abbia inventato la polvere? Non più, cari cristiani, potete dire che il Papa abbia inventato la confessione pasquale. Non il Papa ha inventato la confessione pasquale, non il cannoniere ha inventato la polvere!
Tutti erano convinti. Tutta la chiesa era convinta. Questo è costruito enormemente abilmente, enormemente abilmente in immagini. Queste persone vanno anche i loro tre gradi nel loro modo. E ora ci sono anche naturalmente le più varie sfumature di questo tipo, così come d’altro canto non tutte le confraternite occulte sono confraternite massoniche. Ci sono anche per esempio in Germania qui gli Illuminati e cose simili.
Ma ora su entrambi i lati, oltre i tre gradi inferiori, vanno gli altri tre. Sono i tre superiori. Coloro che hanno i gradi più elevati, e coloro che sono i detentori dei gradi particolarmente alti presso certe confraternite — naturalmente non presso tutte, solo presso determinate confraternite — questi formano una sorta di comunità così che per esempio è del tutto possibile che un superiore di una comunità dei gesuiti appartenga a tale società. I gesuiti naturalmente combattono le comunità di massoni con massima furia, le comunità di massoni combattono con massima furia i gesuiti; ma i superiori dei massoni e i superiori della comunità dei gesuiti appartengono ai gradi più elevati di una speciale confraternita, formano uno stato nello stato che racchiude gli altri. Immaginate che cosa si può operare nel mondo quando si può operare così che da un lato per esempio il superiore di una comunità massonica, che quindi serve come strumento per operare, e ci si intende con il superiore di una comunità dei gesuiti per intraprendere un’azione unita, che solo si può intraprendere se si ha a disposizione uno tale apparato: da un lato si lasciano liberi i fratelli massoni, che attraverso tutti i canali rappresentano terribilmente fortemente qualcosa. Questo deve essere rappresentato. Ma se si lasciano liberi i tori solo da un lato, allora, non vero, non sarà nulla. Si deve lasciare combattere la cosa d’altro canto con il medesimo fuoco, con il medesimo entusiasmo. Immaginate che cosa si può operare quando si ha a disposizione uno tale apparato! In modo particolarmente efficace è stato operato con un tale apparato che ha messo in movimento contemporaneamente gesuiti e massonici, senza che dalla parte dei gesuiti e senza che dalla parte massonica si sapesse nulla di ciò, in un certo paese che si trova così per dir così a nord-ovest dell’Europa, tra l’Olanda e la Francia. Lì sono venute emanazioni particolarmente forti — non nel tempo più recente, ma a lungo — che si servivano sia dell’una che dell’altra corrente e potevano effettuare così diverse cose.
Il tempo è avanzato. Vi condurrò tra otto giorni in campi ancora più concreti in questo campo, miei cari amici. Ho dovuto oggi anche affrontare gli aspetti più astratti della cosa. Dovevamo avere tutta la costruzione, perché solo allora si può comprendere che cosa può operare in questo modo nel mondo esteriore su questo campo.
Nel tempo grave in cui viviamo, e le cui difficoltà si fanno sentire quotidianamente e accresciute, è opportuno che proprio qui nel nostro cerchio si prendano in considerazione quelle riflessioni che sono atte a farci conoscere i grandi fini storici dell’umanità e gli impulsi dell’umanità. Su questa considerazione riposa il pensiero che è soprattutto profondamente, profondamente necessario nel nostro tempo rivolgersi al Grande, al Significante, che può rivelarsi a noi dal mondo spirituale, perché ciò che ora stiamo vivendo porterà certamente tempi in cui si avrà grandissimo bisogno di ciò che l’anima umana può ricevere come forza, potenza, consolazione, speranza e fiducia dai mondi spirituali. Dobbiamo alimentare questo pensiero tanto più in quanto viviamo simultaneamente in un’epoca in cui il vero approfondimento spirituale — cioè l’approfondimento nella vera vita spirituale che l’uomo ha bisogno di vivere — è di nuovo infinitamente difficile per l’umanità e incontra ostacoli immensi. Sono ostacoli di fronte ai quali l’uomo contemporaneo più elevato non può propriamente nulla, che si erigono davanti a lui semplicemente dalle condizioni e dagli impulsi evolutivi del presente, che lo trattengono dal vero afferrare della vita spirituale, come è sempre più necessario — potremmo dire sempre più urgentemente necessario — nel nostro presente da settimana a settimana, e sarà particolarmente necessario nel tempo che segue al nostro imminentemente, e che sotto molti aspetti non sarà affatto più facile di quello dei nostri giorni immediati.
Ora ho tentato di fare alcune considerazioni davanti a voi nelle ore precedenti sul nesso tra certe conoscenze e attività praticate in particolari comunità spirituali e il corso generale dell’evoluzione dell’umanità.
Oggi desidero approfondire queste considerazioni sotto certi aspetti, sebbene ciò che devo dire sarà completamente indipendente da quanto è stato detto e può essere compreso senza di esso. Desidero soltanto richiamare ancora una volta l’attenzione sul fatto che ho esposto come su tutto il mondo civile attuale, e anche su quello non civile — e forse ancora di più, se pure in senso diverso — sono sparse certe comunità umane che praticano il sapere occulto e che, come ho già mostrato, usano questo sapere occulto in un certo modo per farlo fluire in ciò che fanno e attraverso cui tentano di influenzare il corso evolutivo dell’umanità, a modo loro, nel bene o nel male. Ora si nota una cosa in una larga parte di tali comunità spirituali, soprattutto in quelle che hanno sviluppato queste comunità spirituali fino ai nostri giorni e che ancora non comprendono ciò che nel nostro tempo deve entrare come necessità particolare in tali comunità: hanno cioè sì le antiche tradizioni, le antiche trasmissioni, ma non comprendono ancora ciò che deve entrarvi per mezzo di ciò che ora si rivela dal mondo spirituale. In queste comunità spirituali dunque, che non possono ancora stare in piena sintonia col tempo, esiste una formula comune che domina una grande schiera di tali comunità. E questa formula è quella per cui essi parlano della potenza creatrice che pulsa attraverso i mondi e li anima. Quando essi vogliono rivolgere il loro senso su queste potenze creative che animano e attraversano il mondo, sul Divino-Spirituale cioè che pulsa attraverso il mondo e l’anima, allora queste comunità parlano del «sublime Costruttore del mondo». Questa è una formula molto usata: del sublime Costruttore del mondo. Per colui che dalla scienza dello spirito conosce il corso dell’evoluzione umana, il fatto che si parli — diciamo per esempio in certe comunità massoniche, ma anche in altre — del sublime Costruttore dei mondi, dimostra l’antichissima esistenza di tali comunità e il loro risalire a istituzioni primordiali. Dimostra che tutto ciò che storicamente può dirsi con un certo diritto riguardo alla nascita successiva di tali comunità, è scorretto — che in verità tali comunità risalgono ben, ben lontano, anche se precedentemente hanno avuto altre forme, e precisamente in una sequenza ininterrotta a comunità primordiali che esistevano nel quarto periodo post-atlantideo presso i Greci, presso i Romani, ma anche presso i faraoni egiziani antichi; anzi, potremmo risalire ancora più lontano. E da queste comunità dei tempi primordiali derivano poi anche le comunità presenti, che sono di tal genere come le ho descritte, soltanto che queste comunità presenti non stanno in un rapporto così immediato dei loro capi col mondo spirituale come le comunità anteriori, bensì conservano come sapere ciò che è stato loro tramandato, il sapere tramandato.
Se si vuol comprendere cosa significa la formula del sublime Costruttore dei mondi, o piuttosto perché si applichi precisamente la formula del sublime Costruttore dei mondi, del grande Architetto dell’Universo, allora si deve ricordare varie cose che attualmente potrebbero certamente già essere conosciute, ma che certamente non hanno ancora penetrato la coscienza generale dell’umanità, neppure dell’umanità dotta. In certi scritti di teologi o specialisti di antichità più illuminati, si trova già oggi il concetto di Rivelazione primordiale. Cosa intendono le persone per Rivelazione primordiale?
Questo concetto di Rivelazione primordiale appare in scritti che hanno già un certo valore nel mondo scientifico odierno, che non sono considerati come pure sciocchezze come i nostri scritti. Così il concetto di Rivelazione primordiale appare già quantomeno in quegli scritti che sono presi almeno fino a un certo grado sul serio nell’ambito delle quattro Facoltà. Ora, questo concetto di Rivelazione primordiale può diventare particolarmente chiaro quando si tenta di familiarizzarsi con antichi scritti religiosi. Non si ha bisogno di fare altro che risalire agli scritti del Gotama Buddha. Se si risale a questi scritti, a fonti religiose più antiche in generale, se solo si è abbastanza imparziali — se non si è così sciocchi come per esempio lo scrittore su certi stati egiziani che ha scritto nell’ultimo «Zeitgeist» — se dunque si è ragionevolmente imparziali, si nota negli antichi scritti religiosi che le persone che hanno avuto a che fare con il nascere di questi scritti, migliaia di anni fa, avevano un sapere che è andato perduto per l’umanità, che gradualmente, potremmo dire, è svanito sotto il crescente materialismo. Come ho detto, basta leggere con imparzialità gli scritti che vi sono accessibili del Gotama Buddha, e vedrete: quello che vi è detto si basa sul fondamento di un grande sapere. Ma questo sapere deve già essere stato tramandatogli, che risale a tempi molto, molto più antichi, a un Sapere primordiale su cui è edificato. Ora, nel modo in cui gli uomini oggi acquisiscono il loro sapere nelle quattro Facoltà, questo sapere non potrebbe essere raggiunto. Questo, credo, neppure uno spettatore imparziale della dottrina contemporanea lo contesterà. E tanto meno uno che sia preso da pregiudizi, poiché costui rifiuta tutto questo sapere e lo considera roba stupida. No, è vero che lo considera storicamente e lascia che valgano sì i libri che dissertano su di esso storicamente, se possono avere citazioni, riferimenti. Ma il sapere stesso non lo lascia valere. Quindi non può nemmeno ammettere che si possa giungere a tale sapere per la via naturale contemporanea, perché non la lascia valere, non è vero?
Siamo dunque ricondotti a un Sapere primordiale. Dobbiamo supporre — e ogni persona imparziale deve supporre questo sulla base delle antiche fonti religiose — che si possa risalire dai nostri giorni attraverso i tempi dello sviluppo umano. E che si arrivi, dal nostro tempo presente in cui abbiamo portato avanti le cose in modo così magnifico in ogni campo, fino al terribile assassinio contemporaneo, non è vero, risalendo attraverso i secoli precedenti, a ciò che la gente sapeva in precedenza, che per il nostro tempo che ha fatto così magnifici progressi, è una tale confusione di idee come troviamo in Giacomo Böhme, Paracelso e così via. E poi si arriva al tempo in cui la gente praticava sciocchezze alchemiche in alambicchi, e poi via via oltre, dove, anche quando erano dotti, secondo le concezioni del presente erano «superstiziosi», e poi si va sempre più indietro. Ma noi diciamo: se la persona imparziale risale attraverso i secoli del Romanesimo, dell’Ellenismo, dell’Egittismo, arriva a un’umanità che una volta possedeva un sapere che era diffuso nel mondo in un modo che l’uomo contemporaneo non può acquisire. Naturalmente è difficile per l’uomo contemporaneo formarsene un’idea, perché egli colloca in quel tempo l’uomo che era ancora propriamente una scimmia, il Pithecanthropus erectus, l’uomo-scimmia. Ma nonostante tutte queste teorie dell’uomo-scimmia, la persona imparziale deve, come ho detto, sulla base di veri documenti, ammettere anche oggi che originariamente c’era un sapere che l’uomo non può raggiungere con la sua intelligenza contemporanea, che è infinitamente profondo e che si estende ai mondi spirituali cosicché questo sapere contiene non soltanto una coscienza che si può ascendere nei mondi spirituali, ma che si trovano in questi mondi spirituali altri esseri che non sono incarnati nella carne, esseri che oggi comprendiamo insieme quando parliamo delle gerarchie superiori degli Angeloi, Archangeloi e così via. Troviamo anche negli antichissimi scritti religiosi che le persone parlano di questi esseri spirituali superiori come di esseri con che avevano comunanza. Come ho detto, questo può essere provato dagli scritti stessi.
Quale realtà sta fondamentalmente a questa base? Ora si può, da un certo punto di vista di un grado di iniziazione immediatamente superiore, arrivare direttamente dietro questo mistero che è qui accennato. Ma già da un certo punto di vista iniziatico più basso, da un punto di vista iniziatico ordinario facilmente raggiungibile, si può arrivare attraverso un ragionamento analogico a ciò che effettivamente sta alla base di questo mistero. Sappiamo che intorno a noi nel mondo non si estende soltanto ciò di cui parla la scienza sensoriale contemporanea, ma che sottostante a questa Natura di cui oggi parliamo c’è il cosiddetto mondo elementare, il mondo per che abbiamo solo designazioni quando risaliamo alla vecchia mitologia, nei vari esseri elementari che stanno alla base del regno minerale come Gnomi, del regno acquatico e vegetale come Ondine, del regno vivificato dall’aria come Silfidi, e di tutto ciò che è terrestre come esseri Salamandra.
Bisogna, se non si è proprio in questa società illuminata, persino oggi sentirsi in imbarazzo a parlare seriamente di queste cose; ma siamo fra noi e possiamo parlarne. Stanno dunque a fondamento di questo mondo, della Natura che ci circonda, esseri elementari. Ora non si deve immaginare che questi esseri elementari sono lì soltanto per farsi riconoscere dagli uomini che diventano chiaroveggenti, e che per il resto devono starsene tranquilli e non avere nulla da fare. Non si deve naturalmente immaginare questo, bensì questi esseri hanno il loro buon compito nel mondo, questi esseri hanno molto da fare. Hanno a che fare cosicché certamente nella scienza materialista esteriore si pensa che tutto avvenga da sé. Ma non avviene da sé! Colui i cui occhi sono aperti per questo mondo elementare vede come questi esseri elementari, fondamentalmente, nel corso dell’anno, hanno una specie di corso annuale. Vede come diversamente si opera dai mondi spirituali in basso su questi esseri in primavera, in estate, in autunno, in inverno — cioè come dispiegano intorno a noi qui sulla terra un regno elementare che nel modo indicato sta a fondamento del regno naturale, e come fluisce verso il basso — non si può dire un insegnamento, ma qualcosa come forze che si diffonde — affinché questi esseri in primavera ricevano il potere di plasmare dal suolo il mantello vegetale. Le forze portano giù gli Spiriti della Forma, certi esseri spirituali, che comunicano questi al loro insegnamento agli esseri elementari, cosicché nel primavera un nuovo mondo di forme sboccia e fiorisce. Nel procedere verso l’estate, ricevono un corso successivo, così da poter effettuare quello che verso l’estate si compie. E così nel corso dell’anno si compie un’interazione fra gli Spiriti delle gerarchie superiori e gli esseri elementari che tessono e vivono nella Natura che ci circonda. Cioè abbiamo continuamente a fare con un innalzamento e abbassamento, con un salire e fluire giù di esseri spirituali delle gerarchie superiori, i cui allievi e discepoli sono gli esseri che devono cedere di nuovo le loro forze vivificanti per tutto ciò che nel corso dell’anno germoglia e fiorisce. Poiché tutto ciò che nel corso dell’anno germoglia e fiorisce, che sorge e perisce, tutto questo non è soltanto cresciuto dal nostro suolo, ma sta in interazione immediata col Divino-Spirituale celeste. E coloro che credono che le piante, che gli animali che si svegliano ogni primavera, crescono così soltanto dalle forze della terra, questi uomini si possono paragonare, diciamo, a dei vermi che si striscinano sempre sotto il suolo e non giungono mai alla superficie della terra, e che crederebbero, mentre vanno dalla radice di una pianta a un’altra: ci sono soltanto radici vegetali, e quello che sta al di sopra della terra, in cui non getto mai lo sguardo, ovviamente lo negheranno. E se poi viene un verme che si scava un buco e risale e vede che lassù ci sono foglie e fiori, che dalle radici qualcosa giunge alla luce del sole, e torna indietro e racconta ai vermi che strisciano sotto e conoscono soltanto le radici vegetali di quello che ha visto, allora diranno: tu sei un verme pazzo, sei un vermicciattolo completamente contorto, queste cose che ci racconti non esistono affatto! — Sì, probabilmente non abbiamo questo fra i vermi, i vermi sono presumibilmente più intelligenti; ma fra gli uomini l’abbiamo davvero.
Così dunque, come ho detto, ciò che germoglia e fiorisce nel corso dell’anno sta in interazione immediata con gli esseri che lasciano fluire su e giù le loro forze e le versano in questo mondo elementare. Ma così, miei cari amici, come oggi Silfidi e Gnomi e Ondine e Salamandri ricevono i loro influssi da questi esseri della gerarchia superiore, che salgono e scendono secondo il corso dell’anno, così l’uomo, quando non era ancora così densamente cresciuto insieme col suo corpo fisico, nei tempi antichi riceveva l’insegnamento da questi spiriti salenti e discendenti della gerarchia superiore. E tutte le saghe e i miti che sono rimasti e che ci dicono che nei tempi antichi l’uomo riceveva l’insegnamento da tali esseri che loro stessi scendevano dal mondo spirituale, questi miti riposano completamente sulla verità. L’uomo stesso si trovava fra quegli spiriti in cui oggi si trovano soltanto Gnomi, Silfidi, Ondine e così via. E mentre questi spiriti ricevono quelle forze per cui sviluppano le forme che nel corso dell’anno sorgono e calano dalla terra, così nei tempi antichi l’uomo riceveva dai salenti e discendenti esseri della gerarchia superiore il suo insegnamento. E ciò che ricevette allora nei tempi primordiali, questo è ciò di cui è rimasto l’ultimo resto nei vari scritti che ci sono ancora conservati oggi, e da cui una persona imparziale può provare — come ho detto, da scritti esterni — che tale Rivelazione primordiale ha avuto luogo.
Così una tale Rivelazione primordiale ha avuto luogo. E nei tempi che precedono l’ottavo secolo prima di Cristo, sono fluiti gli ultimi resti di questa Rivelazione primordiale all’umanità. Possiamo indicare proprio l’anno 747, in cui l’uomo, attraverso il continuo sviluppo della sua natura fisica, è stato escluso dalla partecipazione immediata — naturalmente tutto questo accade gradualmente — a tale insegnamento come l’ho ora accennato. Tutto ciò che era la scienza antica è fluito in questa maniera attraverso l’insegnamento immediato degli esseri spirituali negli uomini. E le scienze primordiali che sono tramandate e che oggi non sono più comprese, sono pervenute agli uomini in questa maniera. Consideriamo una volta l’ultima scienza che è pervenuta agli uomini in questa maniera. Cosa ha sperimentato l’uomo nel corso del tempo, dal primo tempo nell’antica Atlantide, dove tale Rivelazione primordiale fluiva verso il basso? Ha sperimentato il nesso in cui egli stesso come uomo sta coi mondi spirituali. Poiché l’uomo è un microcosmo, e in lui si svolgono in piccolo tutti i processi e le forze che altrimenti si svolgono nel grande mondo. L’ultimo che l’uomo ha imparato in questa maniera, che è fluito verso di lui da fuori, è la Geometria e l’Aritmetica. E colui che anche oggi lascia agire su di sé la Geometria e l’Aritmetica nel vero senso della parola, sentirà ancora qualcosa che vi è contenuto diversamente da altro sapere. Altro sapere si raccoglie così dall’esperienza. Ma Geometria e Aritmetica è qualcosa in cui si sente che è vero indipendentemente dall’esperienza esterna, indipendentemente da ogni esperienza sensoriale. Nessun uomo può provare che gli angoli di un triangolo sono di centoottanta gradi semplicemente tracciandolo e rappresentando un triangolo nell’esperienza sensoriale, misurando gli angoli. Tutt’al più potrebbe arrivarci; ma provarlo può soltanto attraverso l’esperienza interna del pensiero. E allo stesso modo nessun uomo può provare che tre volte tre fa nove soltanto contando esteriormente, bensì soltanto attraverso la rappresentazione interna. Non ha bisogno di avere piselli o fagioli, neppure le dita, ma ha soltanto bisogno di rappresentarselo interiormente, e giungerà interiormente alla verità: tre per tre fa nove.
Nel senso più ampio però, a fondamento di ciò che è pensato come Geometria e Aritmetica, sta tutto ciò che si esprime nelle forme dell’architettura. Già nei tempi degli Egiziani si era collegato a ciò che era ancora più antico, a un Sapere primordiale, in cui fu rivelata la Geometria e l’Aritmetica. Nei tempi greco-latini allora ciò che era antico sapere era trasmesso agli uomini nei Misteri, cosicché si dicesse loro: Se tu ti immergi veramente in te stesso, allora tiri fuori da te quello che nei tempi anteriori, in cui hai vissuto sulla terra, ti era stato rivelato dagli spiriti della gerarchia superiore. — Nei Misteri egiziani non era necessario fare questo, lì gli alti esseri venivano ancora a loro stessi. Nel tempo greco-latino il Maestro radunava i suoi discepoli dicendo loro: Voi eravate lì nei tempi anteriori, avete attraversato uno sviluppo umano in cui partecipavano gli spiriti della gerarchia superiore. Questo si è fissato nelle vostre anime — tiratelo fuori! — Così il Maestro dei Misteri greci, dei Misteri romani, faceva ancora tirare fuori ciò che in questa maniera era nell’anima umana. Poiché tutto è da trovare nell’anima umana, perché nella Rivelazione primordiale tutto è fluito verso il basso negli uomini attraverso gli spiriti. Ciò che oggi veramente tiriamo fuori da noi, veramente tiriamo fuori, l'abbiamo già percorso una volta nell’insegnamento della gerarchia superiore.
Poi venne l’anno 1413/14. E allora l’uomo non può più avere coscienza — perché è soprattutto allora che inizia l’epoca materialistica — di ciò che in lui è contenuto dall’insegnamento spirituale anteriore. Da allora la stretta unione dell’anima col corpo fisico copre quello che è dentro nelle nostre anime. Ma in tutto il tempo da 747 prima di Cristo fino a 1413 era possibile che fosse tirato fuori dall’anima ciò che nei tempi anteriori era fluito in questa maniera. Pensi come un tale uomo, in particolare nel tempo greco antico, deve aver sentito. Proprio nel tempo greco antico ha sentito come ora vi indico. Si è detto: la Geometria, come si esprime nelle forme di un edificio, è fluita in basso attraverso l’insegnamento divino-spirituale dal mondo esterno. Si è rappresentato. L’uomo era circondato da forme. Ora, quando l’uomo vuol tracciare un triangolo, prende il gesso e se lo disegna. Il greco antico non aveva ancora bisogno di questo, ma aveva soltanto bisogno di pensare a se stesso, allora poteva ancora quasi chiaroveggentemente, eteristicamente-chiaroveggentemente, veder davanti a sé il triangolo. Così poteva ancora chiaroveggentemente tracciare davanti a sé quello che era Geometria. Così era anche nel tempo primordiale con la scrittura, ma in un tempo ancora più primordiale. Allora non era necessario scrivere solo su papiro, ma scriveva anche davanti a sé, chiaroveggentemente scriveva davanti a sé. Ma come ho detto, ciò che fluiva nelle forme dell’architettura, l’uomo lo metteva intorno a sé, così che veniva istruito in un certo periodo dei Misteri greci cosicché gli si dicesse: Ora pensati veramente a te stesso! Se tu pensi al divino uomo che vive in te, se cioè non guardi soltanto al tuo uomo terreno passeggero, ma se pensi all’uomo divino in te, allora intorno a te si costruirà un edificio composto dalle forme della Geometria; tu stai al centro di esso.
Come il ragno tesse intorno a sé la sua ragnatela, così tesseva etericalmente intorno a sé un tale discepolo dei Misteri greci. Egli tesseva geometricamente l’intero intorno a sé, e in esso si metteva allora l’altro sapere umano. Aveva soltanto bisogno di creare fisicamente questo intorno a sé: allora aveva il tempio greco. Il tempio greco non è nulla di diverso dalla riempimento con materia fisica di ciò che in questa maniera si pone geometricamente chiaroveggentemente intorno all’uomo. Il tempio greco mette soltanto le pietre in ciò che così si pone. Pertanto anche il Greco ha sempre la tendenza di mettere nel tempio una figura divina, come deve pensare il suo stesso uomo divino là dentro. Così costruisce nei tempi in cui i templi vengono veramente costruiti, non semplicemente un tempio, bensì dentro l’immagine divina, la Pallade Atena o un’altra divinità, perché appartiene insieme, perché è come quello che costruisce l’edificio intorno a sé: Il microcosmo insieme a ciò che dal macrocosmo si rivela, ma ora naturalmente deve rivelarsi da dentro per la ragione indicata. Così vedete qui il nesso della costruzione del tempio con una chiaroveggenza originaria.
Perciò coloro che costruivano in quel tempo sentivano nell’arte architettonica qualcosa di Divino, qualcosa che è collegato nel massimo grado con tutte le rivelazioni interiori dell’uomo. Sentivano che non si costruisce come oggi, dove si impara alle scuole tecniche qualche cosa e poi si costruisce. Ecco perché la gente trova così innaturale che dal nostro sapere della scienza dello spirito vogliamo costruire l’edificio di Dornach. Troverebbero naturale se lo costruisse un ordinario architetto, e dall’ordinario architetto non pretenderebbero che sapesse una singola parola della nostra scienza dello spirito. Poiché oggi non si sa che ciò a cui la costruzione serve deve esprimersi in tutto l’ambiente, in tutta l’opera costruita. Ma nel tempo in cui l’uomo sentiva la costruzione come la rivelazione degli Spiriti della Forma, era così. Perciò il modo proprio in cui ancora Vitruvio, il grande architetto dell’epoca di Augusto, parla dell’architetto. Lì parla delle qualità morali che l’architetto deve avere, del suo senso per il significato divino dell’universo. E allora voglio leggervi un passo notevole da Vitruvio che dovrebbe mostrarvi cosa Vitruvio esige dall’architetto. Egli dice dell’architetto: «Non deve quindi possedere non soltanto doni naturali, ma anche desiderio di imparare; perché né il genio senza formazione scientifica, né la formazione scientifica senza genio può fare un artista completo. Deve essere capace nella scrittura, esperto nel disegno, competente in geometria, non ignorante di ottica, istruito in aritmetica; deve conoscere molte storie, aver ascoltato attentamente la filosofia, comprendere la musica, avere nozione di medicina, essere versato nella giurisprudenza e aver acquisito familiarità con l’astronomia e il corso celeste.»
Perché l’architetto secondo la concezione di Vitruvio deve conoscere tutto questo? Per la ragione che le forme della costruzione sono le rivelazioni della gerarchia superiore — di questo se ne era coscienti — perché in coloro che creavano vedevi veramente gli esseri della gerarchia superiore. Questo è l’enormemente significativo. E quale sentimento aveva un tale architetto? Non è vero, l’architetto contemporaneo farebbe una faccia strana se gli si pretendesse che non soltanto dovesse sapere quello che oggi si impara alle scuole tecniche, ma che dovesse anche conoscere medicina, filosofia, perfino astronomia e il corso celeste, che dovrebbe essere un iniziato nelle scienze spirituali. Perché era così? Era così perché Vitruvio stesso sentiva ancora il seguente: Se io costruisco, diceva a sé stesso, allora qui non deve costruire questo uomo finito, bensì questo uomo finito deve diventare lo strumento per un essere della gerarchia superiore che opera attraverso di lui.
Ma questa possibilità, di venire in rapporto con la gerarchia superiore, così che quando pietra su pietra è unita nell’opera, non questo uomo finito crea, ma gli Spiriti della gerarchia superiore creano, questa possibilità si otteneva soltanto nelle segrete sedi dei Misteri. Lì si doveva essere iniziati nel nesso del Divino e dell’Umano. Si doveva conoscere medicina per la ragione che si dovevano comporre le forme cosicché fossero veramente come un’impronta dell’essenza umana stessa, comparabile come il guscio di lumaca è un’impronta della lumaca, come è costruito da quello che è posto in essa, dal macrocosmo. Così l’uomo sentiva che in lui operava questo essere divino-spirituale, e che guidava le sue mani, che guidava il suo spirito e operava nelle forme dell’architettura.
Poiché le forme dell’architettura erano l’ultimo che era stato rivelato, pertanto tutto ciò che vive in tali società occulte e nei loro rami, di cui ho parlato l’ultima volta, procede dalla vera arte della costruzione e dall’atteggiamento che l’architetto aveva nella vera arte della costruzione.
Soprattutto vive in queste società occulte, anche se nella caricatura, nella parodia, che colui che entra si avvia sulla via nei mondi spirituali: Primo grado. Colui che entra vi si avvia nella via del mondo spirituale. Secondo grado: stabilisce con coloro che stanno insieme a lui nelle comunità occulte rapporti che non derivano soltanto da condizioni sociali esteriori, non sono determinati da esse, bensì vanno da anima ad anima. Diventa compagno, collega nel secondo grado. E infine impara a sentire cosa significa: Qui sto come uomo e mi sento come uomo come l’involucro di quello che vive in me come uomo-spirito, con cui gli esseri della gerarchia superiore parlano, a cui si chinano, che non deve proferire nessuna parola che non sia ispirata da questi spiriti della gerarchia superiore. — Anche se poca coscienza di questo è presente in coloro che sono come nel terzo grado in tali società occulte fraterne e che si chiamano allora i Maestri, i Maestri del terzo grado, — ma questo fatto giace a fondamento. E poiché le rivelazioni non avvengono più, perché le cose oggi non sono permesse di agire così intensamente, perché non c’è rapporto immediato con il mondo spirituale, si prendono le trasmissioni, si prende ciò che è stato tramandato, si stende su di esso il mistero, si lascia che altri non partecipino, così che altri non lo sappiano. Ma è da secolo a secolo, da generazione a generazione in tali comunità il Sapere primordiale viene preservato, sebbene spesso sia trasformato in quel cattivo uso, in quel modo scorretto applicato al sapere umano, come l’ho menzionato anche l’ultima volta.
Il quarto periodo post-atlantideo fino al quindicesimo secolo, fino all’anno 1413 circa, è proprio destinato a lasciar lentamente percolare il rapporto immediato col mondo spirituale. La cosa strana è che spiriti più fini, più sensibili, proprio nel tempo in cui gli anni erano passati in cui era percolato quello che prima era il rapporto col mondo spirituale, sentirono questo completamente. Per tutto il tempo — l’ho già accennato — dall’anno 747 prima di Cristo fino all’anno 1413 circa dopo Cristo c’era un certo rapporto con il mondo spirituale. Lo si poteva almeno vivificare dall’interno in questi anni, almeno vivificarlo dalla memoria. Questo finì appunto col quattordicesimo secolo. E oltre il quattordicesimo secolo spiriti sensibili sentirono ancora che lo spirito ancora giocava. Le persone che oggi imparano la storia, l’imparano così — l’ho spesso accennato — come se fosse stato sempre così con gli uomini, come nel tempo di oggi, dove abbiamo portato le cose avanti così magnificamente. Ma non è stato sempre così! Chi per esempio vuol comprendere il quindicesimo, sedicesimo, diciassettesimo secolo, deve farsi un’idea che questi fossero tempi in cui il soffio della vita spirituale ancora passava sulla terra. In tempi più antichi, quando l’uomo guardava a ciò che era nella sua circonferenza con l’occhio dell’anima, sentiva non solo: laggiù ci sono piante, ci sono nuvole, soffia il vento, ci sono fulmini; sentiva anche sé stesso circondato da esseri elementari, sentiva loro presenti come sentiva le piante e gli animali. Ma questo percolo scomparve — naturalmente non tutto d’un tratto — così che possiamo rappresentarci i tempi del quattordicesimo, quindicesimo, sedicesimo, anche ancora del diciassettesimo secolo cosicché le nature più ricettive sapevano: intorno a noi tesse e vive lo spirito.
Ora, ciò che fluiva dal mondo spirituale non era preso allora come oggi. Oggi si dice, se qualcuno ha il mondo spirituale che fluisce dentro: Isteria, isterico! — Naturalmente, isterico; ma questo non vuol dire nulla. Può essere isterico, e tuttavia il mondo spirituale può ancora fluire dentro: queste due cose non hanno nulla a che fare l’una con l’altra. Oggi ci si accontenta soltanto dell’interpretazione materialistica. Ma in quei tempi si sapeva ancora dei fatti, non si prendeva come pure manifestazioni di malattia — sebbene possano essere anche questo nel nostro senso materialistico — ciò che si viveva dentro dal mondo spirituale nel mondo umano. Non capiremmo affatto certe cose se non tenessimo conto di questo.
Mi voglio richiamare l’attenzione su un fatto. Lo storico contemporaneo parla per esempio dell’epoca di Savonarola nel quindicesimo secolo cosicché parla veramente del Firenze di allora, come si parla di una città contemporanea, non è vero, come si racconterebbe come oggi la gente si raccoglie davanti ai negozi di burro e lì si trova in un certo stato d’animo. Così si parla del Firenze di allora. Non si considera che bisogna prima trasportarsi nello stato d’animo di quel tempo, in quello stato d’animo dove ancora si viveva qualcosa dello spirituale. Cos’era quello che in una certa settimana a Firenze rendeva ogni, proprio ogni persona che si poteva vedere per la strada, con il corpo oppresso, con lo sguardo afflitto, come sotto un peso grave, a camminare così? Era il fatto che Savonarola nell’ultima domenica aveva detto: Se la morale continuerà così come era, allora si abbatterà il diluvio. E aveva chiuso con le parole: Ecce ego aducam aquas super terram — Vi dico, le acque fluiranno sulla terra! — E queste parole erano piene di spirito, e lo spirito fluiva da esse. E sotto questo influsso spirituale stavano per una settimana gli abitanti di Firenze e camminavo come ho descritto. Uno dei contemporanei di Savonarola era Pico della Mirandola, il Conte Mirandola, che visse alla fine del quindicesimo secolo e stava completamente nello stato d’animo che in Firenze allora viveva. Vedete, siamo nel secolo in cui il quarto periodo post-atlantideo passa al quinto periodo post-atlantideo. Pico di Mirandola è uno di quegli spiriti che appartenevano ai ricettivi, che sentirono: lo spirito scompare dalla nostra circonferenza. Contemporaneamente aveva il desiderio più intimo di sentire ancora questo spirito, di farlo entrare. Sì, c’era un numero intero di persone allora a Firenze, in quel tempo, che vivevano in questo stato d’animo. Sentivano: per la vita umana normale lo spirito se ne va; ma noi dobbiamo farlo entrare. Neoplatonici si chiamavano allora questi uomini del Rinascimento. E chi non poteva entrare nella loro Accademia era colui che non aveva almeno un’esperienza per cui avesse provato connessioni della sua anima, forze che mostravano che avesse ancora una visione immediata dello spirito che intorno a noi opera ed è. Questo era ancora nel quindicesimo secolo. Nell’Accademia di Firenze, che coltivava il Neoplatonismo, la rinascita di Platone, non si poteva per nulla entrare se non ci si era sforzati per primo di aver avuto un’esperienza per cui si sapesse direttamente: lo spirito si vive dentro la vita sensoriale. E Pico aveva di tali momenti parecchi. Perciò comprendeva le parole di Savonarola, che, sebbene in modo particolare, erano sature di tali correnti spirituali. Questo Pico capiva a suo modo Savonarola. Pico di Mirandola era soltanto troppo vanitoso per seguire quello che Savonarola voleva da lui. Voleva in realtà farsi suo compagno. Ma Pico di Mirandola non poteva conciliarlo con la sua vanità. Quando Pico di Mirandola, ancora come uomo relativamente giovane, si avvicinava alla morte, ebbe ancora un’esperienza di tal genere. E questa esperienza gli si espresse così: mentre sentiva la sua fine che si avvicinava — era ancora molto giovane — vide dentro il mondo spirituale. Le forme in cui allora gli esseri del mondo spirituale si esprimono, si orientano secondo il carattere soggettivo dell’uomo. Ciò che si rivelò a Pico dal mondo spirituale, si rivestì per lui nell’immagine della Madonna. In breve, la Madonna gli apparve, così possiamo dire, e disse: Non ti abbandonerò completamente alla morte. — Mirandola non lo capì nemmeno subito. Credeva di potere continuare a vivere come uomo fisico. Tuttavia morì, e Savonarola stesso tenne l’orazione funebre. Ed è significativo trasportarsi nell’intero stato d’animo che formò il passaggio fra il quarto e il quinto periodo post-atlantideo. Forse è bene richiamarsi alla memoria le parole che Savonarola pronunciò sulla tomba di Pico di Mirandola, perché da queste parole si vede come allora era preso sul serio il fatto che un tal uomo come Pico di Mirandola avesse una tale relazione col mondo spirituale che gli si rivelasse prima della morte in tale immagine. Savonarola disse allora sulla tomba di Pico di Mirandola — ed è anche un segno che allora le orazioni funebri non erano tenute soltanto per adulazione —:
«Nessuno di voi non ha conosciuto Giovanni Pico. Dio l'ha colmato di grandi benefici e alti favori. Molteplice era il suo sapere, e il suo spirito si elevava sopra i mortali. Anche per la Chiesa il suo morte significa una grave perdita. Se il suo tempo di vita non fosse stato così breve, sono fermamente convinto che avrebbe messo all’ombra tutti gli uomini dotti degli ultimi ottocento anni. Una voce divina nel suo cuore lo chiamava a ricevere gli ordini. A volte era disposto ad obbedire al richiamo. Ma sempre rimandava l’entrata nel convento, sia per ingratitudine verso Dio, sia perché la sensualità lo tratteneva, o perché per la delicatezza del suo corpo temeva i sacrifici della vita monastica, o infine perché credeva di poter servire la religione già attraverso i suoi lavori scientifici. Perciò da due anni lo minacciavo con la frusta di Dio, e confesso che ho pregato l’Altissimo di castigare il ritardatario un poco. Ma perfino verso di lui Dio si dimostrò nella sua indulgenza. Certamente l’anima del defunto non è entrata nella beatitudine celeste nel seno del Padre, ma neppure è eternamente dannata alle torture dell’inferno, poiché riceve per un tempo determinato la sua espiazione nel fuoco del Purgatorio. Quello che vi ho annunziato riguardante la morte di Pico non è smentito dalla promessa fattagli dalla santa Vergine. Prima pensai che questa promessa fosse proprio un inganno di un demone» — Savonarola parla dunque dell’ultima visione di Pico di Mirandola — «allora mi divenne chiaro che il morente nel confusione dei sensi dell’ultima ora con quella promessa intendesse la prima morte, la Madonna invece l’eterna.» Cioè, la Madonna gli ha detto che non sarebbe stato per sempre punito, ma solo per breve tempo dopo la sua morte — così intende Savonarola.
Lo stato d’animo in cui allora era parlato di apparizioni spirituali in tali occasioni, volevo soltanto caratterizzare questo. E si può caratterizzarlo con questo esempio, perché Savonarola non è un uomo che avrebbe potuto confessarsi di apparizioni spirituali soltanto per ipocrisia, perché era prete. Savonarola era un uomo del genere che doveva avere: in ogni situazione e in ogni posizione in cui stava, seguiva soltanto la voce di ciò di cui era personalmente convinto. Non parlava soltanto per piacere alla Chiesa, che in realtà non gli piaceva affatto e che l’ha trattato di conseguenza. Quando parlava dei mondi spirituali, parlava di ciò che sapeva dalla sua propria esperienza. Poiché quello che Pico sapeva dal mondo spirituale della sua esperienza immediata, era naturalmente di gran lunga superato dalle rivelazioni immediate che Savonarola stesso riceveva dal mondo spirituale.
Volevo con questo soltanto caratterizzare come dovremmo necessariamente tenere presente lo stato d’animo rispetto al mondo spirituale se vogliamo comprendere come questo rapido, improvviso passaggio sia dal quattordicesimo al quindicesimo secolo. Come un desiderio ci parla ciò che abbiamo sentito: Ritorno al tempo in cui era più facile ricevere le impressioni del mondo spirituale! Ma questi uomini erano ormai isolati. Dovevano fare esercizi ascetici particolari per ottenere, almeno in certi momenti della vita, forse anche in una forma distorta, quello che bramavano. Non è veramente così, come se l’immagina l’erudizione contemporanea, che tutto si sviluppi così lentamente e gradualmente. La Natura non fa salti, si dice. È la cosa più stupida che si possa dire: salti non li fa davvero, ma continui, forti passaggi. Il petalo non si trasforma gradualmente in un po’ di petalo meno, e ancora un po’ di petalo meno nel petalo di fiore, bensì il foglio vegetale verde si conclude con il sepalo, e il petalo colorato è lì. Assurdità, dire che la Natura non fa salti! Ma tali parole vengono semplicemente propagandate ancora e ancora come banalità.
Il prossimo compito che era allora, era questo: ora doveva appellarsi a quelle forze che dovevano prendere il posto della vecchia capacità ricettiva dello spirituale. E accadde che c’erano di solito due strade. Una strada era semplicemente quella della trasmissione attraverso la tradizione. Si era soddisfatti: si trasmetteva attraverso la tradizione quello che i Vecchi avevano visto, ciò che i Vecchi avevano rivelato. Per questo sorsero molte società segrete. Ma c’erano anche persone che si sforzavano di fare i conti con la nuova forza dell’anima che era sorta. Cercavano di tradurre quello che prima era in forma completamente diversa, in forma dell’immagine, in forma della visione immediata, nella forma della forza razionale che è legata al corpo fisico, questa forza razionale che abbiamo ora come forza umana normale nel quinto periodo post-atlantideo. Uno di coloro che si sforzava di far salire nel giusto rapporto con il tempo l’antico principio costruttivo, che naturalmente ci giace in forma completamente diversa di immagini e simboli, è il grande Amos Comenius. Credo che oggi la gente non sappia più molto di Amos Comenius, il vero fondatore di tutto il moderno sistema scolastico, il fondatore della Orbis Pictus, l’uomo che, vivendo nel sedicesimo secolo, realizzò veramente quello che oggi costituisce tutto l’insegnamento dei bambini. Forse non è disinteressante leggere qualcosa in proposito, perché oggi c’è così poco di quello che si potrebbe chiamare una consapevolezza di Amos Comenius. Fra i vari libri, che non intendo dire che siano tutti buoni, fra le raccolte che ora appaiono, c’è anche il libro: «Comenius e i Fratelli Boemi» di Federico Eckstein. Federico Eckstein è uno di coloro che era unito con me alla fine degli anni ‘80 a Vienna in una piccola comunità teosofica. È andato per la sua strada. Non ho sentito parlare di lui per lungo tempo, e ora è apparso questo libretto su Amos Comenius da lui, che è molto meritoriamente compilato. Eckstein dice del cosiddetto «Orbis pictus», «che le sue immagini primitive, sebbene in edizioni moderne alterate e indebolite, ci hanno tutti delizionato nella nostra infanzia. Nei 150 xilografie dell’edizione originale con il loro breve testo tedesco e latino, completamente nello spirito di quell’insegnamento contemporaneo di materia e lingua, al lo spirito del bambino è stata presentata con una semplicità e chiarezza toccante al cuore tutti i concetti principali della vita, a partire da Dio, dal mondo, dal cielo e dagli elementi, dalle piante, dai frutti, dagli animali, dal corpo umano e dalle sue membra, fino alle singole attività e mestieri, e si capisce subito come questo libro doveva fare la più profonda impressione sui bambini di molte generazioni. Herder e Goethe l’hanno amato sopra ogni cosa nella loro infanzia e ne hanno indubbiamente ricevuto impulsi per la vita. Non c’erano ancora biblioteche per bambini a quel tempo, riferisce Goethe nel primo libro di «Poesia e Verità» — gli antichi avevano ancora sentimenti infantili e trovavano conveniente trasmettere la propria educazione alla posterità. A parte l’«Orbis pictus» di Amos Comenius non ci vennero nelle mani libri di questo genere.»
Tutto il modo di fare libri per bambini, cioè libri scolastici per bambini, poggiava su Amos Comenius. Ma questo Amos Comenius era un uomo — nacque in Moravia — che nel corso della sua vita era entrato in contatto con i numerosi fratelli segreti sparsi su tutta l’Europa, come sono coloro di cui vi ho raccontato; poiché erano da trovare dappertutto. E con tutti loro era entrato in vera relazione, con tutti tentava di operare. E come sapeva operare lo mostra particolarmente bene quello che egli dice nella sua «Pansofìa».
Così abbiamo in Amos Comenius nel sedicesimo, diciassettesimo secolo, all’inizio del nostro periodo, un uomo che sapeva: Ora c’è un cambiamento, viene un’altra epoca. Bisogna tradurre nella forma della ragione esterna ciò che era prima. Non si deve conservare in forma di semplice tradizione. La tradizione andava al limite di ciò che era stato rivelato, alla costruzione del tempio. Se si prendeva il tempio greco o il tempio salomonico non importa. Si andava alla costruzione del tempio, e dalle immagini della costruzione del tempio si prendeva tutto, simbolicamente, immaginativamente.
Amos Comenius si mise il compito di tradurre nella «Pansofìa» tutto nel modo in cui opera l’anima nel quinto periodo post-atlantideo. Egli dice:
«Che piaccia questo nome o quell’altro, abbiamo preferito quello della Pansofìa, perché volevamo incitare tutti gli uomini a conoscere tutto e in generale a essere saggi, riempire lo spirito con la verità delle cose e non con il fumo delle opinioni. Si potrebbe anche chiamarla la scienza del meglio, dell’eletto, o addirittura la scienza del non-sapere, se ci si ricordasse di Socrate o dell’Apostolo. Ma perché mai il tempio della Pansofìa dovrebbe essere eretto secondo le idee, le misure e le leggi del supremo costruttore stesso?»
Qui Amos Comenius si ricollega al «sublime Costruttore dei mondi». Questo «sublime Costruttore dei mondi» lo si invoca perché si sa cosa è stata l’arte della costruzione, la vera arte della costruzione nei tempi antichi. È completamente letterale da prendere, ma spiritualmente-letterale. Ma Amos Comenius tenta ora di tradurlo nel linguaggio del quinto periodo post-atlantideo. Sentite come lo traduce:
«Ma perché il tempio della Pansofìa dovrebbe essere eretto secondo le idee, le misure e le leggi del supremo costruttore stesso? Perché seguiamo l’archetipo del Tutto secondo misura, numero, posizione e scopo delle parti, come la saggezza di Dio stessa l'ha tracciato, e precisamente per primo presso Mosè nell’erezione della tenda di riunione, poi presso Salomone nella costruzione del tempio e infine presso Ezechiele nella ricostruzione del tempio.» — Potrebbe ugualmente citare il tempio greco. — «Se vogliamo erigere il tempio della saggezza, dobbiamo sempre ricordarci che il tempio da costruire fosse grande, glorioso e degno di lode in tutte le terre, perché il nostro Dio è sopra tutti gli dèi. I costruttori degni e capaci devono quindi essere convocati dove si trovano, così che possono trovare e aiutare a creare il necessario. Il tempio di Salomone fu costruito per ordine di Dio sulla montagna di Moriah; Moriah significa visione di Dio.» — Proprio come l’uomo fu dispiega to dal seno della Divinità! Avete visto: Vitruvio ha richiesto che il costruttore avesse tutta la saggezza su l’uomo nel suo spirito. — «La base del tempio della saggezza sarà dunque una visione di Dio» — così attraverso il nuovo sapere deve anche rivelarsi la visione di Dio, cioè la rivelazione di Dio — «cioè, attraverso tutto il visibile, l’invisibile Maestro del seggio del mondo con la sua Onnipotenza, Saggezza e Bontà deve essere riconosciuto e contemplato dallo spirito dell’uomo. I materiali da costruzione del tempio salomonico erano pietre, legno, metalli, e cioè pietre preziose, marmo e gemme, e legni succosi e profumati, abeti e cedri, e metallo purissimo, oro puro. Per il tempio della saggezza tre foreste forniscono il legno da costruzione» — ora lo traduce — «quella dei sensi, della ragione e della rivelazione divina; la prima fornisce il comprensibile, la seconda il vivente e la terza l’imperituro.» — Prima l’avevamo nelle immagini di pietra e legno, l’oro incorporato. Lui lo traduce nel linguaggio del quinto periodo post-atlantideo: La prima fornisce il comprensibile — i sensi; la ragione fornisce il vivente; la rivelazione fornisce l’imperituro. Ecco la traduzione. «Dalle pietre» dice inoltre, «erano fatte le pareti, dal legno i rivestimenti, e dall’oro le lammine per rivestire i rivestimenti e il pavimento di marmo, poi i vasi e gli strumenti sacri. Così le muri del tempio della saggezza saranno fatte da ciò la cui verità si eleva fino alla certezza sensoriale» — cioè, quello che i sensi forniscono forma i muri del nostro tempio della saggezza — «il rivestimento fornisce il ragionamento, che si aggiunge» — il legno — «e l’oro viene dalla armonia del conosciuto con la rivelazione. Il tempio di Salomone è sorto da pietre perfettamente tagliate, e durante la costruzione non si sentivano martelli, scure, attrezzi di ferro. Così nella costruzione del tempio della saggezza non ci sarà lite e disputa, ma tutto sarà lavorato nel quadrato, così che richiede solo l’assemblaggio; la saggezza deve essere già precedentemente discussa, lavorata fuori in tutte le cose.»
Nessuna lite e disputa nella ricerca della saggezza! Perciò, miei cari amici, è proprio quello che nella nostra società dovrebbe essere ricercato: la saggezza spirituale dipende anche dal fatto che fra i membri non regni lite e disputa. Lite e disputa è, se il nostro obiettivo deve essere raggiunto, escluso dalle nostre file. Sapete già che i tempi recenti hanno mostrato quanto fortemente viene osservata questa regola d’oro. — Amos Comenius prosegue dicendo:
«Le parti del tempio di Salomone erano nella più bella e perfetta proporzione secondo il numero e la misura, e un Angelo con una corda di misurazione ecc. fece vedere a Ezechiele il disegno.» — Ecco il rimando agli Angeloi. — «Così anche nel tempio della saggezza tutto deve essere ben misurato, così che lo spirito sia preservato soprattutto dall’errore. Nel tempio di Salomone c’erano ornamenti, sculture, opere ornamentali, Cherubini, palme e fiori. Nel tempio della saggezza deve esserci bellezza, bella rappresentazione, ornamento. Tutto ciò che era racchiuso nel circondario del tempio di Salomone era sacro. Così deve essere anche con il tempio della saggezza; il suo contenuto deve essere puro e sacro, dedicato ai più alti scopi. Ma ciò che Dio una volta promise ai costruttori del tempio di Gerusalemme, la sua presenza, il suo aiuto, la sua benedizione, questo possono aspettarsi anche i costruttori del tempio della saggezza; perché dice: Io amo coloro che mi amano ecc. e colmo i loro tesori. Infine, quando il fondamento fu posto per i muri di quel tempio di Salomone, i Leviti e i sacerdoti nei loro ornamenti stettero e lodarano il Signore con cimbali e flauti insieme al popolo.»
Così va anche, come sapete, nel nostro tempo! Qui si ricerca la saggezza spirituale, come si rivela attraverso i mondi spirituali, e i parroci di tutte le confessioni stanno fuori, come sapete, e lodano ciò che si trova, con cimbali e con flauti insieme al popolo del Signore. L’avete certamente già visto come questo accade con questi parroci e dotti dei nostri tempi!
«Così devono anche riunirsi tutti gli uomini devoti di Dio alla erezione del tempio della saggezza e lodare il Nome del Signore da ora in avanti fino all’eternità, dal sorgere del sole al suo tramonto. Vogliamo una scuola della saggezza, della saggezza universale, una scuola pansofista o di saggezza universale, cioè una bottega, dove a tutti è consentito di essere ammessi per la formazione, di acquisire pratica in tutto il necessario per la vita — quella presente e quella futura — e precisamente in modo completamente. E questo per una strada così certa, che nessuno si troverà lì che non saprebbe assolutamente nulla delle cose, che non capirebbe completamente nulla, non sarebbe capace di fare una vera e necessaria applicazione.»
Si può dire: quello che Goethe in «Wilhelm Meister», in particolare negli «Anni di pellegrinaggio» espone, quello che vuole fare dell’uomo, è una continuazione di quello che Amos Comenius ha voluto. E di nuovo, senza che abbiamo bisogno di essere presuntuosi, ma solo guardando obiettivamente a quello che dovrebbe essere il nostro scopo: possiamo vedere come già nel sedicesimo, diciassettesimo secolo il primo passo viene fatto e come abbiamo solo il compito di inserirci nel giusto modo nel corso evolutivo dell’umanità. Allora sarà certamente giusto quello che vogliamo; non quello che nasce da una volontà soggettiva, ma quello che è reso necessario dal corso evolutivo dell’umanità.
Si può avere la convinzione — e l’ho spesso espressa — che la scienza naturale contemporanea lavora da un lato, e la scienza dello spirito lavora d’altro canto, e devono incontrarsi nel mezzo per la verità completa. Scienza naturale e scienza dello spirito non si contraddicono. Come coloro che scavano un tunnel, per così dire, possono lavorare da un lato e dall’altro e incontrarsi correttamente nel mezzo, se tutto è disposto geometricamente correttamente, se il livellamento e tutto quadra, così la scienza naturale contemporanea, se procede onestamente e rettamente, e la scienza dello spirito, se procede onestamente e rettamente, devono incontrarsi. E possono incontrarsi, si incontreranno davvero. Abbiamo già oggi prove di questo, e vorrei, per concludere, addurne ancora qualcosa. Potrei addurne molte prove, ma per concludere vorrei solo menzionare:
È apparso negli ultimi giorni un libro di Carlo Luigi Schleich, un libro che lavora dalla scienza naturale. Si chiama «Dal meccanismo dei pensieri». Un libro straordinariamente interessante, un libro di un onesto naturalista e medico, che vuole lavorare da quello che gli dà l’intera larghezza della scienza sensoriale. In questo libro c’è anche un capitolo estremamente notevole, che è direttamente destinato a fare epoca nel nostro tempo, perché veramente sta così che si può dire: questo lavora da un lato e deve incontrarsi con quello che d’altro canto dà la scienza dello spirito. Questo capitolo si chiama: «L’isteria — un problema metafisico.» Lì vengono certamente elencati strani casi di malattia isteria. Ve ne voglio leggere un paio:
«Una giovane donna isteria siede sul suo divano. Un ventilatore, mosso elettricamente, sta in un angolo della stanza su un tavolino. Durante una visita medica dice, terribilmente spaventata, la giovane donna veramente isteria: “Mio Dio, sta ronzando così! Se fosse una grande ape.”) — Dunque un ventilatore! — “Allora l’avremmo cacciata dalla finestra.”) “No! no! potrebbe pungermi. O Dio! se colpisse il mio occhio!”) Mentre cercavo di rassicurarla che anche questo fosse un danno riparabile, non mortale, durante le mie rassicurazioni e durante continui lamenti, la palpebra inferiore della povera donna si gonfiò fino a un edema delle dimensioni di un uovo di gallina, con una consistenza pastosa e una chiara infiammazione rossa di grande dolore»
Così l’immaginazione che ci sia una grande ape, mentre solo un ventilatore ronza, è stata sufficiente per produrre un vero gonfiore della palpebra inferiore, così grande che si potrebbe dire grande come un uovo di gallina! Altri casi forse si prestano meno bene alla lettura. Ma vorrei leggere un caso interessante, che è completamente significativo, un «caso dalla più recente esperienza del nostro ospedale»:
«Un sottoufficiale, scuro come un italiano con occhi scuri ardenti e temperamento selvaggio difficile da controllare, è venuto da noi con pallottole che l’attraversavano da entrambi i lati alle spalle e con gravi suppurazioni articolari a destra e sinistra. Riuscì a portarlo alla guarigione, cioè la febbre era andata, alle estremità delle ossa delle spalle c’era già tanta mobilità che poteva suonare di nuovo l’armonica a bocca, l’arpa preferita del nostro esercito. Allora è stato portato nel letto un soldato vis-a-vis, con ferita alla testa, febbricitante, semi-conscio, con crampi temporali. Quando è stata discussa l’indicazione all’operazione nella stessa stanza è stata pronunciata la parola sconsiderata: “Forse è anche il tetano!”) Ora non era il tetano (spasmo dei feriti), un pezzo di osso del cranio è stato rimosso e il paziente guarito, ma nel frattempo, il terzo giorno dopo il ricovero della ferita alla testa, il nostro sottoufficiale con i quasi guariti spari alle spalle contrasse il primo tetano (attacco tetanico).» — Così solo per il fatto che aveva sentito la parola “tetano” e sapeva che era il tetano del ferimento! — «E quattro mesi dopo il suo ricovero.» — Così completa esclusione di qualsiasi infezione, l’altro non aveva nemmeno avuto il tetano! — «Tutti i sintomi erano presenti, solo la febbre mancava. Gli abbiamo iniettato l’antitossina nel midollo spinale, senza successo. L’aspetto del paziente mi ha fatto riflettere. Abbiamo fatto il solito test completamente affidabile dell’inoculazione sui conigli con il siero del canale midollare. Il test è risultato negativo. Non c’era nemmeno alcun bacillo del tetano. Dopo qualche giorno poi guarigione attraverso dichiarazione categorica: “Non è affatto il tetano!”) Così il caso era un tetano isterico.»
Così non aveva nulla di tetano in realtà, fisicamente non aveva nulla di tetano. E ora il Professor Schleich prosegue dicendo:
«E ora ancora alcune esperienze che provano che fino al processo più grave, un’attiva inibizione della vita, l’isteria può portare. Ci sono casi di pseudo-morte isteria, che Arndt ha anche menzionato, e così via… La pseudo-morte dovuta all’isteria è stata indubbiamente osservata da altri autori. Non li conosco dalla mia personale visione.»
Sottolineo esplicitamente che tutti i casi elencati qui sono ben noti alla scienza dello spirito, per la scienza dello spirito non rappresentano affatto nulla di particolare. Ma sorprendono il medico contemporaneo. Ma ora un caso del tutto speciale:
«Un commerciante molto ricco, che dirigeva personalmente il suo ufficio, un giorno è venuto da me e mi ha implorando di togliergli il braccio, perché si era punto il dito con una penna, e sapeva che ora doveva morire di avvelenamento del sangue. Avrei riso se i tratti del viso angosciati dell’uomo non avessero soffocato il ridicolo. Aveva già visitato molti primi chirurghi, anche von Bergmann, tutti avevano rifiutato di amputare. Mi dovevo prendere pietà di lui e togliergli il braccio superiore, dove già tremava e palpitava dovunque. Anch’io naturalmente dovevo mandarlo a casa sotto tutti i possibili tentativi di conforto. L'ho visitato la stessa sera. Nessun aumento di temperatura, nessuna traccia di gonfiore o infiammazione sulla piccola ferita che comunque era stata pulita, bendato e da me persino succhiato. Ma enormi agitazioni. “Perché non si amputato? Potrei essere salvato!”) La mattina successiva l’uomo era un cadavere. Il mio amico Langerhans ha fatto l’autopsia. Nessuna infezione. Nessuna tossina nel sangue. Assolutamente nessuna causa di morte. La mia diagnosi: morte per isteria.»
Così vedete: si può, come Schleich ammette pienamente, non solo procurarsi attraverso il pensiero un gonfiore della palpebra e così via, ma si può uccidersi. Questo è il potere del pensiero. Questo porta il medico moderno, che è onesto con la sua scienza, come in questo caso, a dire: Nel primo caso, quello della produzione di tessuto dall’impulso isterico, c’è il problema metafisico dell’incarnazione. Così il medico moderno parla di incarnazione: il pensiero si incarna, si fa carne, come l’anima si fa carne quando scende dai mondi spirituali e anima tutto l’organismo. Così il medico è molto lontano dal ricevimento da parte dell’altro. E nel secondo, quello della visione medianica: una sorta di chiaroveggenza delle possibilità di malattia. Di chiaroveggenza e incarnazione deve parlare l’onesto ricercatore naturale moderno se vuol riflettere su ciò che semplicemente l’esperienza gli fornisce.
Vedete, non è una cosa gettata nell’aria quando si dice: vogliamo nulla di arbitrario, ma la scienza naturale e la scienza dello spirito devono lavorare dai due lati. Nel mezzo incontra ranno. Non è parlato da un arbitrio, non da una brama fanatici di agitazione, ma è parlato dalla conoscenza delle condizioni del tempo. Solo naturalmente sarà necessaria un’indagine, si riconosce facilmente: il pensiero ordinario non può naturalmente produrre un gonfiore. Provate solo, pensate anche se in modo straordinariamente intenso, avrete un gonfiore: non avrete proprio questo gonfiore. Ringraziamo il cielo, il pensiero ordinario non può, il pensiero ordinario non vi uccide nemmeno, potete stare completamente tranquilli a riguardo. Dietro ci sono ovunque misteri. Ma soprattutto dietro ce ne sono uno: finché ci si ferma all’Io ordinario e al contenuto del pensiero, non si riesce. Cosa è successo alla signora isteria che ha avuto il gonfiore della palpebra inferiore? Il pensiero che si è formato visivamente al ventilatore, è diventato un’Immaginazione e rotolato giù al corpo astrale. Lì può poi incarnarsi attraverso il corpo eterico nel corpo fisico. Bisogna esserne chiari: se ci si ferma all’Io e al corpo astrale, e non se si hanno il corpo eterico e il corpo fisico, non si può spiegare tutto questo. Il pensiero dell’Io non ha ucciso nemmeno questo commerciante, ma quello che viveva in questo pensiero dell’Io è penetrato nel corpo astrale, ed esso è in rapporto immediato con le forze di nascita e morte. Bisogna trovare proprio quello che la scienza dello spirito apporta d’altro canto della scienza naturale. Purtroppo parliamo spesso ancora l’uno accanto all’altro nelle parole. Nei fatti ci incontriamo già, ma nelle parole parliamo spesso l’uno accanto all’altro, e sarebbe bene se questo finisse. E veramente, non per criticare questo libro eccellente, che può davvero fare epoca anche dal punto di vista che ho indicato, ma per mostrare come si parli l’uno accanto all’altro attraverso le condizioni del tempo, voglio mostrarlo. Proprio su un ricercatore attraverso e attraverso onesto è forse meglio mostrarlo che su qualcuno in cui questa onestà non è al di sopra di ogni sospetto. Vedete, Schleich parla in questo libro anche, e cioè in quel capitolo che precede l’altro, del «mito del metabolismo nel cervello». Il mito del metabolismo nel cervello è per lui già soltanto un mito. Questo è molto bello, è epocale. Ma ora dice: Goethe sapeva già che il cranio, le ossa del cranio, sono vertebre trasformate. Questo è naturalmente ben noto. Ora arriva al fatto che con questo non ci si deve accontentare, che non si deve fermarsi a questo. Questo è molto bello da parte di Schleich, che arrivi a dire che con questo non ci si deve accontentare, ma: l’intero cranio stesso è un ganglio trasformato, sono parti trasformate del midollo spinale. E ora dice, Goethe era comunque un vero veggente a suo modo, e pensa che Goethe avrebbe forse potuto arrivare a questa idea, che non sono trasformate solo le ossa dalle ossa vertebrali del dorso, ma che anche l’intero cervello è trasformato. Molto bene chiude Schleich questo capitolo sul mito del metabolismo nel cervello, dicendo:
«Se Goethe, questo veggente e profeta, notò così tanto interconnesso della natura divina e provò che il cranio con tutti i suoi gusci non è nulla se non una vertebra cervicale appiattita e avvolta, perché tutti i componenti di quest’ultima sono dimostrabili nel guscio osseo del cervello, dovrei meravigliarmi se non ha anche rimuginato il pensiero che abbiamo appena espresso, “dell’accumularsi del cervello dagli elementi del midollo spinale”) nello stesso modo nostro nel labirinto dei suoi pensieri. Non mi sorprenderebbe se dovesse ancora essere trovato qualche scartafaccio di Goethe su questo. Perché dovrebbe la vertebra con ali di cigno elevarsi verso l’alto, se non avesse avuto qualcosa da ricevere, da coprire, da proteggere: la struttura a cupola del centro che sale?»
Quindi nel 1916 Schleich dice che non lo sorprenderebbe se fosse trovato dai Goethe uno scartafaccio su questo. Nel 1892 ho già trovato questo scartafaccio nell’Archivio Goethe-Schiller di Weimar, e anche ripetutamente pubblicato questo intero pensiero che Schleich oggi ripete, insieme a questo risultato dall’Archivio Goethe-Schiller. Così quello che Schleich pensa potrebbe essere trovato una volta è accaduto nel 1892 ed è noto. Vedete: parliamo l’uno accanto all’altro. Si può provare oggettivamente che parliamo l’uno accanto all’altro, perché sfortunatamente le istituzioni della prassi letteraria contemporanea non sono tali che si sia davvero, direi, naturalmente spinti verso la reciproca comprensione. Qui abbiamo un esempio eclatante, dove con la migliore volontà e anche con il genio necessario, qualcuno arriva a: questo potrebbe essere lì. È lì da più di vent’anni! Ma oggi parla cosicché non si meraviglierebbe se fosse trovato una volta. Molto interessante, vedete, per tutto il modo in cui è la cooperazione attuale tra quello che la scienza fa. Ci sono estremamente tante cose da imparare su tali questioni particolarmente quando ci si può assicurare che non c’è un briciolo di cattiva volontà dietro, ma che la cosa è assolutamente onesta. Ma vedete anche da questo come quello che accade dal lato della scienza dello spirito non poggia affatto su arbitrio, ma come poggia sul fatto che si riconosce una necessità interiore del corso dello spirito dell’umanità. E questo corso dello spirito dell’umanità ci mostra davvero che una certa somma di conoscenze spirituali deve fluire nell’umanità ed essere plasmata per il bene dell’umanità.
Il tempo è maturo anche in questa relazione per molte cose, e non deve essere trascurato, oggi, nel tempo in cui il sangue forma una tale alba per un’epoca più nuova, dove tante anime ci parlano che sono passate attraverso la porta della morte come vittime del tempo, che il mondo spirituale bussa alle porte che conducono dal mondo dello spirito nel nostro mondo. Non deve essere trascurato, oggi non deve essere ignorato l’appello al Divino. Perché lo spirito sta già venendo. Si annuncia in vari modi. Deve solo essere diretto nei canali giusti. E lì bisogna dire: a colui che vuole camminare su questi canali giusti non sempre si è incontrato in un modo correttamente giusto. Quando come in noi si tenta, in un modo veramente portato dalla scientificità, di portare il mondo spirituale dentro, allora questo non trova certamente i cimbali e i flauti dei sacerdoti e dei leviti contemporanei, ma incontra tutta sorta di opposizione, opposizione talvolta non affatto irreprensibile. Bisogna solo considerare l’intero significato che giace dietro questo fatto. Da un lato c’è il tentativo, in un modo portato dalla scientificità, di aprire all’umanità le rivelazioni del mondo spirituale. Allora vengono persone che incontrano questi tentativi in questo modo, come sempre sono stati incontrati da coloro che già conoscete, fino a persone che veramente con le arie di uomini intelligenti, come ad esempio Tassilo von Scheffer o simili, perorano con il loro vacuo sproloquio tutto ciò che viene proprio dal nostro lato. Ma d’altro canto vediamo come, direi, violentemente irrompono certe verità del mondo spirituale nei canali attraverso cui oggi possono venire. Non solo che adesso per esempio dappertutto si rappresenta lo significativo «Dramma del sogno» di Strindberg, in cui si può vedere tale irrompere del mondo spirituale, un irrompere in cui molto può essere riconosciuto: abbiamo anche altri, non così belli, non così significativi modi dell’irrompere del mondo spirituale nel nostro mondo fisico. Lì avete oggi uno scrittore che può agire in cerchi più ampi, da un lato, perché può veramente essere interessante per la gente, perché certi accessi al mondo spirituale gli si aprono fino a grandezze straordinarie. Molto fluisce in lui, in lui tutto viene solo distorto, caricaturato, ma per questo forse proprio interessante per molte persone del presente. E per questo ha la possibilità di agire su queste persone, poiché rappresenta proprio futuristicamente, non come pittore, ma come scrittore. Se leggete il «Golem» di Gustavo Meyrink, allora avete in esso qualcosa di cui si può solo dire: violentemente irrompono torrenti della vita spirituale, ma distorti, caricaturati, in forme dove può fare più male che bene a chi non sta fermo. Ma viene come fenomeno del tempo. Irrompe un torrente dal mondo spirituale, che continua a vivere nel piccolo, straordinario racconto «Il Cardinale Napellus». Proprio in questo «Cardinale Napellus» trovate certe conoscenze che l’uomo ha del particolare gioco della Cronaca dell’Akasha e così via, in modo meraviglioso. Questo è rappresentato anche senza tutto il futuristismo selvaggio e desolato che si manifesta nel «Golem». Lì trovate veramente — e si potrebbero enumerare molti e molti di questi fenomeni nel presente — il mondo spirituale vuole entrare. E appartiene semplicemente alla serietà a cui siamo chiamati oggi che si acquisisca una comprensione anche di questo aspetto della serietà, che conduce all’apertura della nostra anima, del nostro cuore, della nostra testa verso le correnti del mondo spirituale.
Allora può realizzarsi, nel senso che ho spesso detto, quello che deve realizzarsi particolarmente attraverso i sforzi della scienza dello spirito rispetto ai grandi, gravi fatti dei nostri tempi:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dalla sofferenza degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà frutto spirituale — Che le anime consapevolmente spirituali Dirigano il loro sguardo nel regno dello spirito.
Fare una considerazione pasquale nel senso come potrebbe farsi in altri tempi, non sembra possibile così facilmente in questo tempo grave. Tuttavia oggi occorre richiamare attenzione su qualche cosa che può entrare nei nostri pensieri in connessione con la festa che si avvicina. Abbiamo infatti parlato di molte cose che fondamentalmente sono molto connesse con la festa pasquale o anche con il culto della festa pasquale, sebbene non abbiamo richiamato attenzione sulla relazione con la festa pasquale. Abbiamo parlato di come la cultura dell’umanità, lo sviluppo culturale dell’umanità, nella misura in cui è spirituale, è percorsa da quello che abbiamo chiamato varie confraternite, che esprimono la loro coesione in azioni simboliche, tratte da certe rappresentazioni immaginative. Il simbolo più significativo di tali confraternite è quello che è connesso con il pensiero della morte e il pensiero della risurrezione. Continuamente si dimostra che tali confraternite riuniscono il pensiero della morte umana e il pensiero della risurrezione cosicché da entrambi insieme emerga il pensiero dell’immortalità. Le cose che vanno discusse a questo proposito, molti le considerano come segreti delle corrispondenti confraternite; tuttavia c’è una letteratura così ricca su queste cose, nel che tutto ciò che il culto di queste confraternite contiene, almeno in immagini, è esposto così diffusamente, che oggi si può parlare molto estesamente di quelle che sono le rappresentazioni simboliche di queste confraternite, senza in alcun modo avvicinarsi a un segreto di queste confraternite. Si possono veramente leggere le cose che vanno discusse in innumerevoli libri.
Come simbolo centrale, per così dire, si mostra come attraverso circostanze qualsiasi, attraverso fatti qualunque una persona viene condotta alla morte, una persona muore e viene sepolta. Nella maggior parte di queste confraternite, la personalità umana a cui si ricollega questo simbolo è quella di Hiram, così che ciò che è connesso con questo simbolo si chiama anche la leggenda di Hiram. Ricollescandosi dunque al nome di Hiram, del costruttore del re Salomone, che secondo la leggenda avrebbe dovuto costruire insieme al re Salomone il tempio salomonico e poi fu ucciso da certe persone ostili a lui subordinate, si mostra simbolicamente la sua morte, il suo morire. Viene mostrato come è sepolto, e la rappresentazione viene condotta fino a una certa risurrezione dalla tomba, un’uscita di Hiram dalla tomba. Si vuole attraverso questo simbolo, in modo più ampio, o, potremmo dire, in modo più penetrante, portare all’anima il pensiero dell’immortalità, di quanto sia possibile attraverso le teorie. Si vuole in un simbolo che afferra le forze inconsce dell’uomo o in un’Immaginazione mostrare come è il passare attraverso la morte e la risurrezione.
Ora, se si riflette sul fatto che si rappresenta nel tempio di queste confraternite, nelle logge di queste confraternite il morire, il risorgere di Hiram, allora abbiamo già il nesso con il pensiero pasquale. Sapete che nel culto cattolico si compie anche una tale rappresentazione simbolica, che le solennità del giovedì santo passano, che il venerdì santo allora racchiude in sé la solennità, simbolicamente depone Gesù Cristo nella tomba. Allora si ha a che fare con Gesù Cristo che giace nella tomba attraverso il venerdì santo, il sabato santo. Secondo i costumi più recenti, il sabato sera la risurrezione è celebrata, cioè Cristo è di nuovo tolto dalla tomba e nella processione è celebrato come Cristo risorto. Se si guarda all’azione che si compie nel culto, soprattutto nel culto cattolico, allora inizialmente si ha a che fare con un’azione simbolica, veramente con nulla di diverso da quello che nelle confraternite occulte il seppellimento e la risurrezione di Hiram devono significare. Vedete dunque, il pensiero pasquale sta in una certa relazione nel centro di queste confraternite occulte. Il senso associato a questa cerimonia è che l’uomo, attraverso il guardare questa azione simbolica, entri più profondamente nella sua anima, che in un certo senso chiami le forze più profonde che si trovano nella sua anima, che non sono presenti nella coscienza ordinaria. Non è vero, un’azione simbolica di questo tipo non avrebbe significato se non si potesse presumere che in profondità, dove la coscienza non giunge, nella anima umana dimorano forze. Tali forze deve ammettere colui che prende sul serio quello che è nella capacità umana che non può provenire dalla coscienza ordinaria, che per esempio prende sul serio soltanto l’arte. Parliamo nell’arte del fatto che quello che dà potenza all’artista di produrre o riprodurre opere d’arte, non può neppure provenire dalle ordinarie forze consapevoli dell’anima, ma che borbotta dal subcosciente e giunge prima nella coscienza. Perciò è così per l’artista che per lui è piuttosto disturbante tutto quello che sono regole secondo che dovrebbe governarsi. Non può governarsi secondo regole. Deve governarsi secondo ciò che elementarmente nella sua anima infiamma le forze di cui ha bisogno. Egli può forse anche solo dopo potere affrontare una certa spiegazione di quello che sta alla base, di quello che crea nella sua anima.
Così dobbiamo ammettere che molte altre forze nascoste operano nell’anima, che non salgono nella coscienza. Parliamo di come abbiamo fatto spesso adesso, che la vita astrale dell’uomo è un’estensione, un’ampiezza molto, molto più grande, e una larghezza molto più grande che la vita cosciente dell’Io dell’uomo, e che da questa vita astrale dell’uomo queste forze salgono nella consapevole esperienza dell’Io, così che sono presenti laggiù. Ci sono nella nostra epoca già molte persone che gradualmente si sono così adattate alla vita esterna puramente materiale e cercano tutto il loro benessere in questa vita esterna puramente materiale: anche nella vita dell’anima fondamentalmente hanno solo ancora nell’abitudine quello che è connesso con la vita esterna materiale. E questo è il consciente. Perché la nostra attuale vita conscia sulla terra deve svilupparsi sotto l’influenza del materiale ed è legata alla vita materiale. L’ho perciò spesso sottolineato che quello che vuol vivere nella nostra coscienza sotto l’influenza dell’ambiente esterno, non passa attraverso la porta della morte, bensì, dopo che l’uomo ha oltrepassato la porta della morte, può continuare a vivere solo nel ricordo dell’altro Io, che brilla quando l’uomo ha oltrepassato la porta della morte. Così laggiù nelle profondità inconsce, altrimenti regna una vita, se l’uomo non si è educato per la sola vita esterna materiale, come è già il caso per molti uomini del presente. E si può davvero notare la differenza. Gli uomini che si sono educati solo per la vita esterna materiale, se si mostra loro un tale simbolo, come la morte e la risurrezione di Hiram, forse ridono anche, lo trovano divertente, così che appare loro come una cosa superflua. Coloro invece che sentono qualcosa con le forze inconsce dell’anima, con quelle che troviamo operanti nell’Astrale, saranno afferrati nel senso più profondo dal simbolo e chiameranno dalla loro anima quelle capacità che sanno comprendere l’immortalità, mentre le ordinarie forze legate alla vita fisica non sanno comprendere questa immortalità.
Ora nella festa pasquale è rimasto ancora qualcosa di quello che nel consapere originario dell’umanità era in generale connesso con il pensiero della festa. L’abbiamo anche già discusso spesso. Quando festeggiamo ancora oggi la Pasqua? Gli uomini dalla mentalità materialistica hanno già da lungo cercato di superare quello che è connesso con la Pasqua riguardo alla sua determinazione. Poiché questi uomini dalla mentalità materialistica trovano che è sconveniente se si deve celebrare una tal festa una volta all’inizio di aprile o alla fine di aprile, alla fine di marzo e così via. Dovrebbe, secondo questi uomini del presente, essere fissato una volta per tutte che il primo domenica di aprile sia la domenica di Pasqua, così che finalmente si sa come disporre di conseguenza i libri contabili, e non dover saltare certi dati nei libri contabili perché la Pasqua cade alla fine di marzo, o saltare altri dati nei libri contabili perché la Pasqua cade in un’altra volta. La mentalità materialistica è infatti del tutto connessa con i libri contabili, non dimentichiamo, sebbene non si dica propriamente molto contro i libri contabili, ma naturalmente molto contro la mentalità materialistica. Poiché qualcosa può essere di per sé molto buono, ma quello che è a esso connesso non ha sempre bisogno di doversi adattare a esso.
Ora per il momento ancora — diventerà diverso — esiste la consapevolezza che la festa pasquale non deve cadere sulla prima domenica di aprile, bensì esiste la consapevolezza che la festa pasquale è fissata secondo certe premesse cosmiche, secondo la posizione reciproca del sole e della luna. Lo sentite, se ora in una notte serena andate, cosa significa per il sentimento umano che il plenilunio brilla dal cielo. Nella domenica dopo il primo plenilunio di primavera, cioè dopo quel plenilunio che cade dopo l’inizio della primavera, dopo il 21 marzo, la festa pasquale è celebrata. Così la fissazione del momento per la festa pasquale dipende dai rapporti della posizione solare e lunare. Cioè, qui sulla terra è celebrata una festa che è resa dipendente da connessioni cosmiche.
Cosa dichiara veramente l’anima umana, eseguendo una tale determinazione della festa pasquale? Dichiara implicitamente con ciò: qui su questa terra non tutto dovrebbe essere regolato secondo mere condizioni terrene, bensì almeno quello che tocca l’anima nel modo più profondo dovrebbe orientarsi anche secondo condizioni extraterrene. Dovrebbe guardare l’uomo al simbolo dell’immortalità: sepoltura e risurrezione. Il pensiero dell’immortalità del vivente, del passare dell’anima attraverso la porta della morte, questo dovrebbe essere mostrato all’uomo in immagine, sia nell’immagine cultuale, come nel culto cattolico, sia più nel pensiero, come in altre confessioni — per il tempo attuale questo importa già di meno. Ma nel momento in cui l’uomo lascia operare questa immagine della sepoltura e risurrezione nella sua anima, questa immagine deve operare cosicché, quando l’anima ha questa immagine in sé, sia il tempo in cui il sole e la luna stanno nella corrispondente costellazione, come sempre risulta dalla ripartizione del calendario. Un protesta dell’anima umana, che lo sguardo a un simbolo così importante non dovrebbe compiersi solo sotto circostanze terrene! Un riconoscimento che questo sguardo a questo simbolo dovrebbe essere vincolato a relazioni cosmiche, extraterrene!
Giace una realtà a fondamento di questo pensiero, così possiamo chiedere? Siamo solo troppo poco inclini, attraverso le seduzioni e le tentazioni del tempo materialistico oggi, a cogliere affatto il pensiero della vera realtà. Gli uomini oggi si abbandoneranno sempre più, quanto più materialisti sono, al delirio che afferrano la vera realtà negli occhi. Perché dunque gli uomini sono tali materialisti? Per questa ragione: perché quello che non è materiale non lo chiamano realtà. Proprio dal delirio che afferrano la realtà, gli uomini oggi sono dalla mentalità materialistica. Certamente, e tuttavia, fondamentalmente considerato, considerato nella verità, bisogna dire che in nessun modo l’uomo è così fortemente distolto dalla realtà come attraverso il materialismo. Un pensiero semplice può chiarircelo. Tutti sedete qui ora e sentite quello che io parlo. Quello che ho appena detto non è così terribile come molto di quello che ho detto in altri discorsi — dico terribile per chi pensa materialisticamente. Ora immaginate voi tutti sostituiti da pensatori veramente materialisti, diciamo per esempio dal Monistenbund. Non sarebbe, considerato del tutto realisticamente, una cosa completamente diversa che accadrebbe attraverso anime umane in questa sala, se qui ascoltassero solamente i Monistenbündler invece di voi? Perché? Se guardate alle realtà, a quello che vive nelle anime, dovete pur ammettere: qualcosa di completamente diverso accadrebbe se qui sedessero solo Monistenbündler. Perché? Ora, ammettererete, puramente astratto-ipoteticamente, non nella realtà, si potrebbe dire: vi poteva condurre il vostro karma, invece di qui, in una qualsiasi lega monista. Non vi ha condotto lì, perciò tutto questo è naturalmente ipotetico e un presupposto irreale. Ma si potrebbe comunque farsi in astratto, questo presupposto. Allora però non sarebbe davvero troppo detto se si afferma che nei vostri corpi ascolterebbe qualcosa di completamente diverso, di quello che ora ascolta, poiché avete già assorbito qualcosa di diverso dalla nostra scienza dello spirito. Davvero, quello che sviluppiamo nel corso della vita, ascolta con esso, risuona sempre con esso. E si può dire, con molti o la maggior parte di voi ascolta con esso quello che nella vostra anima si è stabilito nel corso del tempo che avete passato con la corrente della scienza dello spirito. L’uomo diventa continuamente qualcosa di diverso attraverso quello che vive, quello che esperisce. Così astrattamente parlare dell’uomo in generale è un’irrealtà. Non è un pensiero di realtà parlare dell’uomo in generale. Non appena si va alle realtà, si scopre come si sia effettivamente irreali quando si considera solo quello che oggi l’uomo così frequentemente ha negli occhi, quando parla dell’uomo: quando parla come antropologo, non come antroposofo.
Ora vedete, è facile per voi trascurare e giudicare quello che, si potrebbe dire, ha impresso sulla vostra anima lo spirituale-scientifico. Ma sulla questa anima impronta molto più, molto, molto di più imprime sulla questa anima: sulla anime umane imprime davvero molto, e non dovete fare altro che considerare che appunto un inconscio, un astrale, è connesso con l’anima umana, e vi direte: Quello che dal mondo esterno gioca nell’anima umana, senza che lo si sappia, perché rimane inconscio, è forse il più significativo e possente di tutto. A volte gli uomini lasciano trasparire qualcosa da una lieve consapevolezza, a volte anche da un’infinitamente gradevole consapevolezza che nell’anima inferiore qualcosa gioca dentro che non è nemmeno terrestre. Chi non conosce i gradevoli, bei versi che sono poesie d’amore, che si ricollegano al chiaro di luna e che rivelano una consapevolezza gentilmente gradevole che l’anima inferiore, l’anima inconscia, probabilmente sta in un rapporto con il non-terrestre, che dal chiaro di luna, nel chiaro di luna brilla. Prova una volta a rappresentarti con la tua anima quanto è contenuto nella lirica negli amanti che si passeggiavano al chiaro di luna e come vi risuona dolcemente-piacerebbe il tessitura fine del chiaro di luna argentato. E nessuno vorrà sostenere che l’anima umana possa indicare con la sua coscienza superiore che è certo piuttosto rozza in tali questioni, cosa propriamente tissura attraversa questa anima umana dal chiaro di luna. Un materialista molto rozzo naturalmente dirà: Bene, la luna non ha nulla a che fare con questi sentimenti amorosi. — Ma non vogliamo impegnarci ulteriormente oggi su tali obiezioni rozze, bensì vogliamo piuttosto fidarci del gentile ondeggiare nella consapevolezza di coloro che come poeti d’amore hanno cantato e detto. Così c’è, direi, come un raggio di brillamento nel consapere da quello che realmente il cosmico, l’extraterrestre ha a che fare con il tessere inconscio e l’operare dell’anima umana. E se ricordate quello detto giovedì e di nuovo sabato pubblicamente, dall’operare e tessere dell’elemento dell’anima popolare nella vita dell’anima umana, allora dovete dirvi che questo elemento dell’anima popolare opera molto più nell’inconscio che nella coscienza. Poiché quello che spesso dai profondi dell’inconscio sale nella vita conscia e è portato nei concetti — bene, è anche secondo questo!
Davvero, in quello che nelle profondità delle nostre anime opera e che solo dolcemente risuona nella consapevolezza, è precisamente quello che opera e tesse nel corpo astrale, l’importante, quello che non è terrestre. E colui la cui anima è aperta per le impressioni del mondo spirituale, sa: la nostra terra non è diversa solo nella primavera e nell’autunno per il fatto che nella primavera la vegetazione germoglia e nell’autunno si raccoglie, bensì il luogo sulla terra che è illuminato dal chiaro di luna è diverso dalla terra quando non è illuminata dal chiaro di luna. Dobbiamo rappresentarci che non solo lassù nello spazio celeste galleggia la sfera argentata o la falce argentata, bensì che una trama di luce intorno a noi è, che è spirituale, in cui noi stessi con le nostre anime viviamo e tessimo e nuotiamo, come nuotiamo con il nostro corpo nell’acqua, quando lo facciamo. E diviene sempre diverso quello che in questa terra o intorno alla terra tesse e vive, secondo che la luna sta in questo o quel rapporto al sole.
Questo sole sta dopo il 21 marzo in un rapporto completamente diverso con la terra di prima del 21 marzo. E quello che ci è raggi di luce solare dalla luna sulla terra, è perciò dopo il 21 marzo qualcosa di completamente diverso di quello che era riflesso prima. E nella primavera specialmente questo cambiamento è decisivo. Come il corpo umano sia attraversato da un afflusso diverso di forze calmanti, rinfrescanti o ardenti, secondo la stagione, così la terra, il corpo della terra, è anche attraversato da afflussi diversi di forze secondo la stagione. Ma soprattutto il riflesso lunare dei raggi solari che cadono sulla terra dopo l’equinozio di primavera è un afflusso di forze di una qualità completamente diversa di quello che avviene prima. È questo ciò che sta a fondamento del fatto che il pensiero della risurrezione, il pensiero di quello che sorge dalle profondità della morte — è collegato al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera.
Perché è il simbolo della Pasqua, il simbolo della morte e della risurrezione, legato a questo momento cosmico? Perché in questo momento, nel primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera, quando il sole ha vinto le forze invernali, quando il sole ha riconquistato la sua potenza e l’illuminazione del nostro emisfero, quando il sole e la luna trovano questa particolare costellazione, allora il flusso di forze vitali che viene riverso sulla terra è di una qualità tale che è stata descritta come la qualità del “sorger dalla morte alla vita”. Ciò che prima negli ultimi mesi invernali era una terra morta, o una terra che declinava, allora sorge. Tutte le forze di germinazione, di sprouting, di fioritura, che giacciono nella profondità della terra e che anche vivono nelle anime umane, tutte queste forze risorgono in questa stagione.
Così il simbolo della morte e della risurrezione, il simbolo dell’immortalità, è profondamente connesso alle condizioni cosmiche. Ed è un protesta della giusta sensibilità umana, che non voglia legare tale simbolo a mere convenienze calendali, a mere convenzioni di conti terreni, ma lo leghi alle posizioni cosmiche del sole e della luna. È una testimonianza che l’uomo sente: quello che la mia anima deve comprendere più profondamente, la morte e la risurrezione, deve essere legato al cosmo, all’esterno, alle realtà spirituali dell’universo, non a semplici convenzioni terrene.
Così possiamo dire: l’uomo che comprende la Pasqua veramente, comprende come la sua immortalità sia un fenomeno cosmico, non una convenzione terrena. E quando la Pasqua viene celebrata al momento cosmico giusto, allora la sua anima è messa in risonanza con le forze cosmiche che operano per la risurrezione della vita. Questo è il grande significato della Pasqua — non è semplicemente un memoriale del passato, è un vero rinnovamento, un risorgere dell’anima umana in comunione con le forze risorgenti della natura e del cosmo.
Voglio iniziare anche oggi le nostre considerazioni da cose di cui abbiamo già parlato nelle conferenze precedenti. Ho parlato dei costumi di certe confraternite e ho indicato qualcosa di ciò che si compie nei costumi di tali confraternite, ho indicato in particolare qualcosa della maniera in cui, potremmo dire, si sono inariditi fino a un guscio secco gli impulsi più profondi delle confraternite occulte che ancora si contengono nella moderna massoneria. L’ultima volta in particolare mi sono ricolllegato a quel costume che rappresenta la sepoltura e la risurrezione e che fondamentalmente non è nulla di diverso da quello che potrebbe chiamarsi il costume pasquale. Oggi voglio, come ho detto, iniziare da qualcosa d’altro che è connesso con queste cose.
Si dice nei cercoli di queste confraternite riguardo a quello che si ricerca, a quello che propriamente si aspira, si cerchi «la parola perduta». Ora, non posso entrare in dettagli, questa andrebbe troppo lontano, ma se si vuol fare una piccola ricerca con, diremmo, mezzi ovvi su quello che è inteso con la parola perduta, allora non si ha bisogno di fare altro che guardare all’inizio del Vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo». In greco la parola era sempre: il Logos. «E il Verbo era presso Dio; e Dio era il Verbo.» Con questa parola — abbiamo spesso parlato di queste cose — naturalmente non è inteso quello che ora con il Verbo designiamo, bensì con questa parola è inteso qualcosa di completamente diverso. Si viene vicini a quello che con essa propriamente è inteso solo se si ricorda — e abbiamo appunto discusso tali cose nelle ultime ore — che l’umanità nei tempi primordiali ha avuto una Rivelazione primordiale, una Saggezza primordiale. Immaginate questa Saggezza primordiale, che è stata data all’umanità ancora infantile nel modo come è stato qui discusso, immaginate questa nel suo dispiegamento e chiamatela allora il Logos, la Parola primordiale, allora avrete una certa idea di quello che è inteso con la parola, con il Logos. E si può dire: quello che una volta attraverso la mediazione di spiriti superiori all’umanità ancora in epoca infantile è stato dato come una saggezza, che supera molto tutto ciò che noi oggi possiamo conoscere anche nella nostra scienza dello spirito, questo è andato perduto. Ed è un bel costume, se in tali confraternite almeno il sentimento, la sensazione è suscitato che qualcosa di tale è andato perduto e che deve essere nuovamente cercato. Naturalmente non è trovato in queste confraternite. Altrimenti tutti coloro che hanno raggiunto un certo grado in tale confraternita sarebbero saggi, come una volta erano i saggi primordiali insegnati dagli dèi. E questo non si mostra proprio in coloro di cui si sa che hanno raggiunto certi gradi in tale confraternita, altrimenti il mondo dovrebbe apparire completamente diverso. Ma nella cerimonia, nel culto, viene comunque mostrato qualcosa che è immagine di questa perdita della Saggezza primordiale e del ritrovamento della Saggezza primordiale. Questo dovrebbe fluire nelle anime dell’umanità, così che almeno giungano nella posizione che, quando attraversano la porta della morte, passino attraverso il mondo spirituale, ritornino di nuovo sulla terra, che almeno allora possano avere una comprensione per quello che allora, sì, quello che anche oggi, bisognerebbe dire, sarebbe necessario come una saggezza della terra.
Così la parola perduta è cercata. E fondamentalmente proprio tutta la nostra scienza dello spirito è una ricerca della parola perduta. Ma se questa parola perduta viene ancora oggi pronunciata, cioè, se in qualche modo dal campo della scienza dello spirito si dice qualcosa, allora vengono tutti gli uomini che sono diventati saggi nel nostro tempo — e l’abbiamo veramente portato avanti magnificamente in tutti i campi — e dicono: Fantasticheria! Invenzione fantastica! Sciocchezza! — se non cose ancora peggiori. Ma nell’inizio della nostra considerazione di oggi, poiché siamo tra noi, soffermiamoci tuttavia ancora su un tale capitolo della scienza dello spirito, che appunto può essere atto a rivelarci molti dei misteri che sono misteri dell’esistenza umana stessa. Certo, non si può neanche dire che quello che oggi dovrebbe essere portato alla luce attraverso la scienza dello spirito fosse sempre così assolutamente sconosciuto. Io stesso ho parlato pubblicamente di un tono dimenticato nella vita spirituale più recente, una corrente dimenticata, in cui tanta cosa ha vissuto di quello che è come un germe della scienza dello spirito. Se guardiamo all’uomo oggi, sappiamo: quello che gli occhi fisici vedono dell’uomo, è così per così dire soltanto l’esterno di questo uomo, il corpo fisico. Dentro questo corpo fisico è efficace e essenziale il corpo eterico. Ma non si va molto lontano, per niente lontano, se non si sa nulla di più che il fatto che l’uomo ha un corpo eterico, se si conosce questa parola e tutt’al più si ha ancora la rappresentazione, con cui molti sono già soddisfatti: il corpo eterico è semplicemente qualcosa che è più sottile del corpo fisico, più nebuloso e luminoso. Ma con questo non si va molto lontano. Questo corpo eterico è veramente una formazione molto, molto complicata.
Vedete, se guardiamo agli uomini come sono oggi: sono diversi l’uno dall’altro, non è vero, l’uomo europeo è diverso dall’uomo africano, diverso dall’uomo asiatico. Si devono riconoscere tali diversità. Ma se lasciamo vagare lo sguardo su tutta l’umanità, allora nonostante tutte le diversità degli uomini dobbiamo ammettere che questi uomini su tutta la terra sono molto più simili gli uni agli altri che gli animali. Poiché sebbene l’europeo e l’africano si distinguano essenzialmente l’uno dall’altro — se consideriamo le caratteristiche di distinzione più fini — tuttavia non si può dire che la diversità tra gli uomini potrebbe mai essere così grande come tra una cicogna e un topo, non è vero? Così gli animali sono in grado molto più alto diversi l’uno dall’altro che gli uomini. Gli animali sono separati l’uno dall’altro in generi e nel genere umano si può dire: è un singolo genere. Così vediamo, se lasciamo vagare lo sguardo sul regno animale della terra, gli animali più vari, fortemente diversi l’uno dall’altro. Consideriamo questo e dirigiamo lo sguardo indietro verso la considerazione del nostro corpo eterico. Il nostro corpo eterico è per così dire in noi in modo da essere tenuto insieme dalla forza elastica del corpo fisico. Finché stiamo tra la nascita e la morte, il corpo eterico viene tenuto insieme in questo modo dalla forza elastica del corpo fisico. Rappresentatevi semplicemente in figura così che, se si potesse — naturalmente non si può finché l’uomo deve restare vivo, ma se si potesse sperimentalmente in modo che persino il naturalista alla fine si lascerebbe convincerne — sperimentalmente portare via il corpo fisico di un uomo dal corpo eterico, così estrarre il corpo eterico e poi anche separare il corpo astrale e l’Io dal corpo eterico, allora, poiché l’elasticità del corpo fisico non c’è più, questo corpo eterico si spezzerebbe in molte porzioni. Questo corpo eterico è una molteplicità di molti, molti dettagli ed è tenuto insieme soltanto dall’elasticità del corpo fisico.
Come sarebbero queste parti che salterebbero fuori da noi, se potessimo separare il corpo fisico? Bene, vedete, per quanto strano questo possa sembrare agli uomini intelligenti di oggi, è tuttavia vero: queste parti del corpo eterico prenderebbero forme e sarebbero approssimativamente il regno animale disteso, cioè, sarebbero mostrate tutte le forme possibili del regno animale. Sarebbe veramente così che una certa parte del vostro corpo eterico — quella della testa — si modelerebbe in forma di uccello, una certa parte del corpo eterico, per esempio da quella situata vicino alla laringe, sarebbe una forma animale molto bella, quasi angelica e così via. Così nel fondamento portiamo l’intero regno animale nel nostro corpo eterico dentro di noi. Questo è completamente vero. Il nostro corpo eterico è il regno animale disteso, che è compresso, tenuto insieme dall’elasticità del corpo fisico. Quando lo sviluppo era ancora in altre fasi, nei tempi primordiali antichi, l’intera forma umana era distribuita nei molti animali. Se si considera questo, allora solo si capisce quello che oggi in modo rozzo è visto come il darwinismo. L’umanità si era per così dire preparata, dispiegando quello che poi doveva sviluppare soltanto come corpo eterico, come nel ventaglio dell’attuale regno animale, che allora appariva diversamente dall’odierno, mutato regno animale. L’attuale regno animale non è più quello da cui l’umanità potrebbe discendere, ma un regno animale completamente diverso. Ma le forze che in questo regno animale sono estese, sono state per così dire estratte e sono ancora presenti oggi nel nostro corpo eterico. Ora immaginate una volta quello che abbiamo fondamentalmente in noi. Poiché con questo regno animale abbiamo tutti gli istinti, tutti i diversi impulsi degli animali già in noi. Sono solo armonizzati, messi in un rapporto complessivo dal fatto che tutto ciò è unito attraverso l’elasticità del nostro corpo fisico. Come uomo fisico siamo uomini — come uomo fisico. E la nostra forma fisica l’abbiamo ricevuta dagli Spiriti della Forma durante l’esistenza terrestre. Come uomo fisico manteniamo a freno tutto quello che è in noi. A volte viene fuori questo o quell’impulso, quando una certa parte del corpo eterico prende il sopravvento.
Figurerete dunque quale molteplicità complicata siamo veramente come uomini, e come sia fondamentalmente impossibile avvicinare gli uomini a queste cose, mediante cui tuttavia solo si può comprendere il mondo. Lo si può vedere quando qualcuno da un’intuizione geniale avverte qualcosa dalla verità. E tali uomini ci sono stati nel corso dello sviluppo spirituale più recente. Per esempio, a uno scolaro di Schelling, Oken, venne attraverso la sua genialità l’idea: L’uomo è composto dall’intero regno animale. Non nel senso del darwinismo odierno — l’ultima volta ho ancora designato con una paroche illogicità gli uomini moderni sviluppano quando parlano del darwinismo odierno — ma Oken presagiva qualcosa dalla realtà. Non aveva ancora la possibilità secondo la scienza dello spirito, di esprimere la cosa nel modo in cui possiamo esprimerla oggi, ma presagiva qualcosa da questo fatto, da questo che l’intero regno animale sta dentro l’uomo, e l’ha audacemente espresso. Ma è stato deriso, in particolare da coloro che vennero dopo la sua epoca. Poiché figurerete, cosa dovrebbe pensare un uomo così intelligentissimo, così infinitamente saggio dell’epoca moderna, quando Oken asserisce, come ha fatto: La lingua è un polpo! Oken voleva però indicare, da quella che era la sua intuizione geniale, quello che io appena ho accennato dalla scienza dello spirito, far comprendere agli uomini. Voleva mostrare che i singoli parti, come erano formati dal corpo eterico, hanno veramente a che fare con le forme degli animali. L’orecchio, per esempio, lo riconduceva a una specie di combinazione tra una cicogna e un topo, ma la lingua la riconduceva alla natura del polpo. Naturalmente è stato deriso per una cosa simile. Ma si vede come quello che può apparire ridicolo è il presentimento di qualcosa che deve diventare una conoscenza profonda e deve penetrare nell’umanità proprio dei tempi che verranno. Poiché non si potranno comprendere i fenomeni di questo mondo se non si conosceranno tali cose. E la realtà si potrà giudicare solo se si conosceranno tali cose.
Vedete, sul nostro corpo fisico agiscono in primo luogo gli Spiriti della Forma. Questi Spiriti della Forma danno durante il tempo terrestre la forma solo all’uomo. Gli animali hanno la loro forma ereditata dal vecchio sviluppo lunare. Questa forma animale è dunque di natura luciferica, è forma rimasta indietro dallo sviluppo lunare antico. Ciò che allora era solo eterico si è indurido. L’uomo ha dai Spiriti della Forma la sua forma fisica esterna, e dentro di lui agiscono meno gli Spiriti della Forma. Dunque sul corpo eterico agiscono meno gli Spiriti della Forma che gli Spiriti della Personalità, quei principi spirituali che designiamo come Arcangeli o Angeli. Questi agiscono sul corpo eterico, e hanno a che fare con la direzione di questa molteplicità nel corpo eterico, di cui ho appena parlato. E se entriamo nei fatti secondo la scienza dello spirito più precisi, allora dobbiamo essere ben chiari proprio su qualcosa del genere: che nel nostro corpo eterico agiscono anche tutte quelle forze che provengono dall’anima popolare. Ciò che noi afferriamo con il nostro corpo fisico, ciò che vediamo con i nostri occhi, ciò che udiamo con i nostri orecchi — questo è già internazionale. Assai più profondamente risiede il nazionale nell’inconscietà, per esempio del corpo eterico. L’ho rappresentato da un altro punto di vista circa un anno e mezzo fa qui. In breve, l’uomo arriva in condizione di vedere quanto sia complicato in realtà il suo essere e ciò che deve ricercare per comprendere se stesso, da quello che una volta era la Saggezza primordiale.
Vi sono immagini profonde, saggezze che sono comunicate agli uomini come immagini e che si possono comprendere se si vuole. Prendiamo il caso in cui noi parliamo o cantiamo: È un puro pregiudizio se si crede che il corpo fisico sia solo in qualche movimento. La cosa principale del movimento avviene nel corpo eterico e avviene all’interno di quella molteplicità nel corpo eterico di cui ho appena parlato. Perciò ciò che nel canto o nell’arte sonora in generale giunge alla coscienza, viene da profondità inconsce e può così difficilmente essere davvero messo in parole, perché è appunto legato a tutta la complicatezza del corpo eterico. E come ci sentiamo di nuovo affini al resto del mondo, quando sappiamo: Ciò che fuori è diffuso come regno animale, nel nostro corpo eterico vive nel modo come è stato descritto.
Naturalmente, se un impulso allora vuole agire in noi, deve salire nel corpo astrale. Le cose non si contraddicono, se le si guarda come si deve nella realtà. Dunque, quando si parla della presenza di impulsi e istinti nell’uomo, naturalmente si deve attribuirli al corpo astrale. Ma la somiglianza di forma, come è stata discussa ora con il regno animale, sta alla base della cosa.
Di nuovo, quando consideriamo il nostro corpo astrale, se lo potessimo separare come ho ora indicato per la separazione del corpo eterico, si dissolverebbe, perché anche esso è tenuto insieme solo dalla elasticità del corpo fisico e del corpo eterico; si dissolverebbe e rappresenterebbe qualcosa di simile all’intero regno vegetale. Veramente, in noi risiede, per il fatto che abbiamo un corpo astrale, tutto ciò che si diffonde in molteplicità nelle forme del regno vegetale fuori nel mondo. Se studiate l’intera vegetazione nel modo come forma si pone accanto a forma, allora avete un’immagine esterna, un’immagine dispiegata di ciò che è contratto nel corpo astrale umano. Questo appartiene anche alla parola perduta. Nella Saggezza primordiale era presente la coscienza di questi fatti. Perciò ci si è detto: dunque, nell’uomo c’è qualcosa che esprime la sua affinità più profonda con la natura vegetale, con la natura degli alberi. Leggete la mitologia germanica; le mitologie sono solo un’espressione successiva delle Saggezze primordiali dell’uomo. Vedete come il primo genere umano è ottenuto dal frassino e dall’olmo, e in questo è radicato qualcosa della consapevolezza di questa affinità dell’uomo con la natura vegetale, che ha il suo fondamento nel fatto che l’uomo stesso durante il tempo solare stava al grado del regno vegetale, durante il tempo lunare al grado del regno animale.
All’interno del corpo astrale portiamo di nuovo l’Io vero e proprio. L’uomo sa poco dell’Io vero e proprio nella vita esteriore fisica. Naturalmente, i filosofi ne sanno una quantità! Sanno, per esempio, che questo Io, come lo percepisce l’uomo nel corpo fisico, è ciò che rimane lo stesso dalla nascita alla morte in tutti i cambiamenti che l’uomo sperimenta psichicamente. Lo sanno i filosofi. Si può leggere in innumerevoli libri filosofici. Come se le persone avessero dimenticato che l’uomo dorme sempre entro ventiquattro ore, e questo Io viene escluso: ogni sonno interrompe questa permanenza dell’Io nei cambiamenti! Ma qualcosa del genere non disturba affatto i filosofi, naturalmente, poiché sono intelligenti, molto intelligenti!
Se parliamo dell’Io, dobbiamo parlare di ciò che nell’uomo non solo ha una coscienza durante la veglia, ma è anche presente quando l’uomo dorme. È ciò che spande le sue forze nello universo intero, che è saturo e pervaso dai poteri spirituali del cosmo quando l’uomo dorme: questo portiamo inconsciamente in noi. E se potessimo estirparlo dall’uomo, nel modo in cui abbiamo detto per il corpo eterico, per il corpo astrale, allora da questo Io otterremmo l’intera immagine del mondo minerale con tutti i suoi diversi segreti del cosmo. In questo Io è contenuto tutto ciò che è diffuso nell’intero cosmo. Portiamo dunque il cosmo minerale in noi.
Così acquisiamo un’immagine di ciò che l’uomo in realtà è e di come è affine con il cosmo. E quando parliamo del fatto che l’uomo consiste di corpo fisico, di corpo eterico, di corpo astrale, di Io, non dobbiamo accoglierlo come mere parole, bensì pensare a come possiamo comprendere ciò che sta dietro queste parole, solo quando possiamo veramente considerare l’intera connessione tra l’uomo e il cosmo attraverso la scienza dello spirito.
Sì, questo sarebbe un tale capitolo della scienza dello spirito. E sarebbe necessario che l’uomo, almeno dal nostro periodo attuale in poi, si trovasse in una certa comprensione di tali cose. Perché oggi si parla dell’uomo in maniera completamente inintelligente, perché naturalmente nel senso contemporaneo si parla intelligentemente; si parla in maniera del tutto inintelligente. E il tempo ci pone compiti più grandi di quelli che possono essere risolti con la scienza e la saggezza inintelligente. Ma come si difendono gli uomini dal concepire anche solo un’idea di qualcosa come quello che è stato appena esposto! E non si tratta del fatto che si conoscono esattamente queste cose, bensì si tratta dell’acquisizione di quel pensiero mobile, di quella elasticità di pensiero che si deve avere se si vuole chiarire una cosa simile. Chi vede chiaramente le cose oggi sa che attraverso gli eventi duri della prova del presente, nei tempi che verranno, grandi, gravissimi compiti saranno posti all’umanità, compiti che forse pochi oggi presagiscono. Solo non si deve credere che con la mobilità e l’elasticità del pensiero che gli uomini oggi possiedono, sarà possibile risolvere questi compiti. Se si riflette su questo in diretta connessione con gli eventi duri della prova del nostro tempo, allora si acquisisce un sentimento del tutto diverso della necessità del penetrare della scienza dello spirito negli animi umani dal nostro tempo in poi. Il sangue concima la nostra terra. Ma qualcosa deve svilupparsi su questa terra concimata da sangue nel futuro, qualcosa che deve essere abbracciato veramente con un’altro pensiero rispetto a quello che può risultare dallo sviluppo più o meno materialista del diciannovesimo secolo, che il ricercatore dello spirito, come voi sapete, non misconosce affatto nella sua importanza e nei suoi grandi trionfi. Poiché il karma di questo sviluppo materialista del diciannovesimo secolo ha come conseguenza prodotto i flussi di sangue e tutto ciò che è triste nel presente.
Non si troveranno gli uomini, dico, in nessun modo, a sviluppare il coraggio, anche se volessero conoscere appena la scienza dello spirito, anche dove potessero, di fare quello che deve essere fatto per la scienza dello spirito. Perché è davvero molto singolare, si deve dire: ridicolizzata, schernitrice, come fantasticheria, come sogneria derisa è questa scienza dello spirito con parole. Ma è essa davvero anche così nella realtà?
C’è un fenomeno da discutere che ci può mostrare in quale profonda menzogna della vita in realtà siamo. Voglio mostrarvi una prova a noi prossima, come sia in realtà falso il rapporto che oggi regna tra gli uomini. Ricordatevi di una cosa che si trova in quel ciclo dove è data l’esposizione dell’iniziazione cristiana. Lì si parla, come primo grado dell’iniziazione, della lavanda dei piedi, che è semplicemente un’espressione simbolica di qualcosa che l’uomo deve coltivare nella sua anima. Lì è descritto come l’uomo debba sviluppare certi sentimenti, certe sensazioni, che appunto si dirigono verso il sentire la sua connessione con il tutto dei regni della natura. Sì, se si guarda in questa connessione, ci si dice a se stessi, con sentimento profondo e intimo guardando giù verso il regno animale: Questo regno animale deve essere come base del regno umano. Che cosa saremmo noi, le creature più sviluppate, se il regno inferiore non fosse? Fare questo un sentimento vivente è l’inizio del primo grado dell’iniziazione cristiana. E poi chiarirsi come l’animale, appartenendo al regno più elevato, dovrebbe guardare giù sulle piante e dovrebbe dire: Tu, pianta, che pure stai più basso di me nella serie dei fenomeni, a te devo la mia esistenza. E di nuovo la pianta dovrebbe sentire giù verso il minerale, da cui cresce, verso il suolo minerale, e dire: A te devo la mia esistenza. E così pregano gli Angeli, guardando giù verso il regno umano: O voi uomini, che state su un grado più basso dello sviluppo, a voi dobiamo la nostra esistenza! E così via in su. Allora ciò che si può immaginare, ciò che si può prevedere, si trasforma in un sentimento fondamentale dell’anima umana.
Il nostro caro amico, il così valoroso, così fedele alla nostra causa Christian Morgenstern, ha proprio questo della lavanda dei piedi portato in una bella poesia. Ciò che anni fa fu detto in connessione con l’iniziazione cristiana, l'abbiamo ripreso nella ultima raccolta poetica di Morgenstern, che apparve dopo la sua morte, e che si chiama: «Abbiamo trovato un sentiero», nella bella poesia «La lavanda dei piedi»:
Ti ringrazio, tu muto sasso, e mi inchino davanti a te: Ti devo il mio essere vegetale.
Vi ringrazio, fondamento e fiore, e mi inchino davanti a voi: Mi portaste all’essere animale.
Vi ringrazio, pietra, erba e animale, e mi inchino davanti a voi: Tutti e tre voi mi faceste diventare Me.
Vi ringraziamo, o genere umano, e ci inchiniamo pieni di devozione davanti a voi: Perché voi siete, noi siamo.
Da tutta la divinità l’Uno e da tutta la divinità il Molteplice ancora. Nel Ringraziamento tutto l’essere si intreccia.
E Christian Morgenstern, che per anni ha vissuto in mezzo a noi con i suoi sentimenti, si è dichiarato in modo valoroso nel suo ultimo volume di poesie a favore di ciò che fluisce attraverso la nostra corrente della concezione del mondo. Per quanto riguarda Christian Morgenstern, questo è tutto, che naturalmente non può essere responsabile per ciò che segue, che ora devo dire.
Perché se Christian Morgenstern fosse ancora vivo come uomo fisico tra noi — è passato due anni fa attraverso la porta della morte — oggi con certezza avrebbe ancora più forte e valorosamente difeso la nostra causa con tutto il suo essere. Ma ora appare una critica dei versi di Morgenstern. Molte cose sono dette in questa critica, naturalmente anche buone su Christian Morgenstern; poiché si sapeva già prima che fosse morto che era un poeta importante, perché avrebbe dovuto dimenticarlo chi ora scrive una tale critica? Così naturalmente non è detto nulla su come Christian Morgenstern stia proprio con tutto ciò che fluisce attraverso questo volume poetico, completamente all’interno della nostra corrente. Ma qualcosa di diverso si dice: questa poesia, che ho appena letto, viene citata, e su questa poesia si dice che si vede da essa come un uomo può avere una visione che rappresenti lo spirituale sia nel paragone che totalmente senza paragone. E quanto segue è detto su questa poesia: «In queste stanze meravigliose non c’è immagine; ma in mezzo alle composizioni completamente disincarnate, totalmente spirituali, questa poesia agisce con una forza particolare, perché l’Irdico diviene visibile in essa: in essa l’Irdico rimane ancora visibile. Appare in realtà, affrontato, non come paragone. Il cammino dell’uomo: per così dire le precedenti parti terrene; ora egli cammina via, strofe al di là annunziano. Questa poesia venerabile è un’opera terrena; e perciò forse, per il mio sentire, la più grande di questo libro, la più grande che Morgenstern creò, e una delle più grandi poesie che mai nacquero nella lirica tedesca.»
Christian Morgenstern senza dubbio sarebbe il primo a dire che questa poesia non potrebbe mai essere nata da quel contesto spirituale da cui Ernst Lissauer ha scritto questa critica, bensì Christian Morgenstern senza dubbio difenderebbe valorosamente il fatto che questa poesia è stata scritta da un contesto spirituale del tutto diverso. — Ecco qui un esempio di quale menzogna della vita viviamo. Così le cose sono riconosciute, quando non è necessario stare dalla parte del suolo da cui esse sgorgano, quando ci si può ancora riservare di considerare tali cose per i più bei fiori della vita spirituale e il suolo da cui esse sgorgano, fantasticheria, un’opera dell’immaginazione, una frode continuare a chiamare!
Queste sono le cose, miei cari amici, all’interno del che viviamo. Davvero, io vi direi volentieri, come considerazioni pasquali, qualcosa di diverso, forse ancora più edificante. Ma i nostri tempi, i nostri tempi sanguinosi, rendono necessario che ci scriviamo davvero bene nell’anima, che sentiamo davvero, in quale sviluppo karmico siamo veramente immersi. Gravi sono questi tempi, e si deve avere una comprensione della serietà di questi tempi. Questo è già il sentimento più edificante che possiamo acquisire in questi tempi. E si deve guardare le cose con occhi aperti. Guardiamo alcuni casi particolari, guardiamo per esempio quello che possiamo sperimentare ogni giorno, ogni ora di capacità di giudizio, che risulta da quella capacità spirituale che si è sviluppata nel diciannovesimo secolo, nel ventesimo secolo. Si possono fare le proprie esperienze ogni giorno su questo campo. Solo alcuni esempi vi siano riferiti.
Poco dopo lo scoppio della guerra mi è stato sempre di nuovo inviato, o messo sul tavolo delle conferenze, un poema di cui è stato affermato che sia stato trovato come una profezia dei tempi attuali negli scritti rimasti di Robert Hamerling. Si doveva solo un poco familiarizzarsi con il modo e la maniera dell’arte poetica di Robert Hamerling per sapere che nemmeno una riga in questo poema potesse provenire da Robert Hamerling. Malgrado ciò, attraverso un’intera serie di giornali continuamente e ripetutamente la parola ammirata come Hamerling ha cantato in anticipo il tempo presente prima della sua morte — egli è morto nel 1889 — il tempo attuale. Molti spiriti ci sono caduti dentro in un’epoca in cui già si poteva sapere che il poema era inventato. Rimasi sorpreso come relativamente tardi per esempio Maximilian Harden nella «Zukunft» ci sia caduto dentro su questo poema. E parole «belle» — belle virgolettate — usa Harden, per dire, come si potesse sentire attraverso questa poesia i nobilissimi versi la musa di Robert Hamerling. Alcuni giorni fa si poteva acquistare qui un foglio di sera, dove in un articolo di fondo era discussa la pillola amara che ci è capitata nei tempi attuali come una pillola pasquale. E si poteva misurare la serietà con cui il foglio di stampa ha discusso questa cosa, dal fatto che in questo articolo di fondo, dove una questione amara-seria è discussa, alla fine di nuovo questo poema «di Robert Hamerling» era citato! Questo è veramente un esempio di quanto seriamente debba essere presa ogni altra riga là, dove tale capacità di giudizio o piuttosto il contrario di ogni capacità di giudizio è presente.
Questa sera innumerevoli persone si instrairanno da un foglio di sera su come stanno le cose in Svizzera. Bellamente è esposto: i percorsi degli svizzeri. La gente allora saprà cosa gli svizzeri in realtà hanno ora per necessità politiche, militari, economiche. Questo sarà loro esposto. Io vorrei sapere se anche coloro che potessero, leggessero la firma di questo articolo e lo giudicassero dopo: Max Hochdorf sta sotto — quell’uomo che ha scritto quell’articolo stolido su di noi; l’ho citato in una conferenza pubblica della Casa degli Architetti. Lo stesso amore della verità che si può trovare quando scrive su di noi, si dovrebbe naturalmente ricercare anche in un tale articolo. E se si traessero tali conclusioni, si troverebbe allora per quale strada veramente vengono oggi martellate le teste diritte, al fine di giudicare il tempo, quale stupidità e mancanza di pensiero è nella vita degli uomini, che si lasciano martellare dentro un giudizio sul tempo e su ciò che nel tempo agisce e vive. Bisogna confrontare, bisogna indagare dappertutto: allora si vedrà come sia senza valore tutto ciò che oggi viene martellato negli intelletti umani dalla formazione dei tempi e dalle circostanze dei tempi.
Molte cose vengono martellate dentro. Si dovrebbe credere che oggi almeno una comprensione elementare potrebbe essere presente per quel progresso che abbiamo compiuto in Europa e in Occidente in generale, nel passaggio dai certamente veneratissimi, forse persino nella Saggezza primordiale penetranti dèi germanico-mitici al Cristianesimo. Si dovrebbe credere che per questo almeno una comprensione elementare potrebbe essere presente. Tuttavia si trova in una rivista che appena è apparsa, sulla questione che la germanità antica si è trovata nel Cristianesimo, il seguente rimpianto espresso:
«La contraddizione del nostro pensiero, in cui noi tedeschi siamo entrati attraverso l’introduzione della religione cristiana, non era presente per i nostri antenati. La loro visione del mondo e della vita conosceva la lotta nella natura come la legge eterna della vita; le appariva naturale; come la lotta della luce contro l’oscurità, così dura eternamente la lotta dei figli della luce contro i figli dell’oscurità, del bene contro il male. Sapevano che i loro dèi erano solo immagini» — pensate solo: simile spazzatura! — «attraverso cui comprendevano il mondo dei fenomeni; il mondo della loro fede e della loro causa era allo stesso tempo quello della loro poesia» — bene, allora naturalmente si lecca le dita perché è così intelligente! —
«Siamo veramente progrediti oltre loro oggi? Temo di no; e le difficoltà degli antichi credenti, i problemi degli attuali terribili eventi del mondo, ci mostrano solo che le forti radici della nostra forza risiedono nella visione eroica del mondo e della vita dei nostri antenati.»
Dunque, il più rapidamente possibile il reintroduzione del servizio di Wodan e di Thor? È davvero una rivista, nel che una volta anche gli attacchi più vergognosi proprio contro la nostra causa sono apparsi. Non è permesso agli uomini oggi di chiudersi nella sfera della vista, che giace tra certi paraocchi, e poi tra questi paraocchi far valere tutta la varietà dei principi di concezione del mondo. Che cos’è tutto venerato come principi di concezione del mondo oggi! Sì, si fanno esperienze strane. E completamente libera, miei cari amici, non è affatto quella concezione del mondo, che banalmente si chiama «teosofica», dalla partecipazione a questo, diciamo, tumulto generale. Questo tumulto generale è in realtà piuttosto grande. L’eccessivo prevalere di questo o quel impulso, prodotto dall’ipertrofia di una parte del corpo eterico — ora vi potete figurare, sulla base della descrizione che ho dato oggi — si manifesta. Non è vero, l’orgoglio per esempio è qualcosa che passa attraverso la nostra intera letteratura attuale. Ognuno lascia capire come sia importante. Senza questo quasi non si potrebbe scrivere oggi, senza che la gente lasci capire come sia importante. L’ho detto spesso: in questo consiste una parte dello sviluppo esoterico, che non si senta solo logicamente un assurdo come un assurdo, bensì che si possa sentire dolore fisico quando lo si legge. Questo dolore fisico, che quasi potrebbe condurre alla disperazione, si può davvero molto, molto frequentemente sentire oggi, quando si legge questo o quello, altrimenti forse cose completamente intelligenti.
Per di ciò un piccolo esempio: ho un libretto, del cui contenuto non intendo parlare oltre. L’autore è Thomas Mann, uno di coloro che oggi sono considerati da molti come gli spiriti più illuminati. Parla anche del modo in cui si debba considerare la guerra attuale nelle sue cause. Bene, non voglio entrare in questa questione. Ma quando guarda i giudizi degli altri, dice: «Un poco di coraggio per la chiarezza spirituale, signore mie!» — Trova che gli altri non hanno coraggio per la chiarezza spirituale. Dunque non è modesto l’uomo! E ora viene quello, dove si potrebbe davvero saltare dal dolore. Ora vuol provare dove risiedono le cause. Allora dice: «Alla guerra occorrono due o più, e se solo la Germania fosse stata disposta a lasciar decidere ultimamente, se anche gli altri non avessero voluto la guerra, come dicono accuratamente, e l’avessero preferito a un successo diplomatico della Germania, — bene! allora non sarebbe venuta.» — Alla guerra occorrono due, altrimenti la guerra non viene, — naturalmente, questa è la logica con cui oggi si pensa. Dunque questo significa: se uno attacca, e non sono due che vogliono, allora non viene guerra. Alla guerra occorrono due, allora due devono volere. Questa è la logica, miei cari amici, una logica che si sottolinea ancor più dicendo: «Coraggio per la chiarezza spirituale, signore mie!» Tali fenomeni toccano alcuni, e si educano allora all’umiltà, alla modestia. Ma spesso questa modestia ti appare in modo che la si potrebbe caratterizzare con una poesia di Matthias Claudius, una bella poesia sulla modestia a cui ci si abbandona. Non voglio parlare della modestia, ma lasciare parlare questa poesia. La poesia si chiama — scusate — : «L’asino».
Non ho nulla di cui godere,
Sono stupido e deforme,
Senza coraggio e senza forza;
Mi scherniscono e mi evitano
Gli uomini, giovani e vecchi;
Non sono né caldo né freddo;
Non ho nulla di cui godere,
Sono stupido e deforme;
Devo masticare paglia e cardi;
Invecchio sotto i sacchi —
Ah, la natura mi creò in ira!
Mi diede nulla se non una bella voce.
Così modesto gli appare uno che oggi fonda una concezione del mondo. È modesto in tutte le cose, persino modesto in quello che si deve imparare per ottenere una concezione del mondo. Ma sa precisamente: la natura gli ha dato la capacità del coraggio per la chiarezza spirituale, come — scusate — all’asino la bella voce.
Come detto, queste cose, per quanto sembrino giocare sul suolo della quotidianità, devono davvero essere ben considerate, si deve rivolgere l’attenzione a esse. Perché molto più importante è acquisire la capacità del pensiero mobile, che il possesso di singole verità secondo la scienza dello spirito. Nella forza della chiarezza del pensiero e nella ampiezza e mobilità del pensiero, necessaria per trovare il riconoscimento della verità secondo la scienza dello spirito, non si può non sentire e provare dove oggi è presente ciò che ho caratterizzato come menzogna della vita, orgoglio e tutte le cose simili, che oggi così frequentemente dominano la vita. Non dipende dalle ampie masse di uomini. Chi conosce la vita umana, sa che se dipendesse solo dalle nature umane, sarebbe altrettanto possibile che due terzi di Berlino ricevessero la scienza dello spirito, come il numero di voi qui! Non dipende dall’uomo come tale, dalla ampia massa di uomini. Dipende dalle circostanze e dai personaggi dirigenti. Questo deve essere sentito chiaro e netto. E non così tanto dai personaggi dirigenti quanto dalle correnti, nel che questi personaggi dirigenti sono stati spinti dal tempo, e mediante cui è venuto che oggi ognuno crede di poter avere un giudizio su tutto senza una base di conoscenza dei fenomeni del mondo. Si dice oggi, quando si sta dal punto di vista dei sapienti completamente intelligenti, che si scrive molto di ingegnosità. In verità si ciarla molto. Si potrebbe dire anche qui che si molto «kohlern»; perché il professor Dott. Kohler è professore all’università di Berlino, docente di diritto, ed è Neo-hegeliano. Perciò si potrebbe sostituire la parola «ciarla» con «kohlern». Sì, vedete solo, da un punto di vista un po’ più fondato, quello che viene messo insieme da tali Neo-hegeliani! Come detto, è necessario avere occhio aperto e mente libera per ciò che vive nella nostra formazione dei tempi, nel pensiero dei tempi.
Perché davvero, così come gli uomini eroicamente versano il loro sangue, così si rivolgerebbero allo spirito se questo spirito potesse loro venire incontro nel modo giusto. Non dipende dall’uomo. Questo mostra tutto ciò che di grande sacrificio e di grande opere si compie nel nostro presente.
È necessario, miei cari amici, che dalla scienza dello spirito, come è stata ancora oggi discussa, acquistiamo la volontà di avere davvero un giudizio aperto e una mente libera per ciò che vive intorno a noi. Ho parlato a voi non molto tempo fa, di come in molti modi si parli solo uno accanto all’altro. Con un libro fondamentale del professor Schleich vi ho indicato, in un esempio particolare, come ci si possa parlare solo l’uno accanto all’altro. Legga almeno singoli capitoli di questo libro. È proprio un libro un esempio di come in verità le cose stanno diversamente da quanto le opinioni umane. In verità i veramente onesti uomini lavorano come si lavora in una galleria: da due lati, così che ci si incontra nel mezzo. Legga per esempio proprio il capitolo, alla fine di cui sta la nota di Goethe che deve ancora essere trovata, ma è stata già trovata dal 1892, questo capitolo sul «Mito dello scambio materiale nel cervello» — così Schleich chiama questo capitolo — allora sentirete come un ricercatore onesto e serio, che è allo stesso tempo un pensatore, attraverso le necessità dei suoi esami anatomico-chirurgici, che ha potuto fare in numerosi casi perché gli erano chirurgicamente imposte, arriva a descrivere qualcosa. Legga questo capitolo, vedrà ciò che Schleich in realtà descrive d’altro canto: Il corpo eterico della testa lo descrive in realtà! È spinto, costretto dalle necessità dei fatti, a descrivere questo corpo eterico.
Benedizione sarà solo quando si saprà che da un altro lato la scienza dello spirito lavora. Perché non si potrà fare nulla con tutto ciò che viene portato dalla ricerca naturale unilaterale. Se ancora e ancora si deve vedere — oh, è doloroso — che i ricercatori naturali in realtà lavorano da un altro lato e descrivono, finché possono, da quell’altro lato, mentre la scienza dello spirito viene da un’ampia, una comprensiva concezione del mondo, allora si ha il sentimento: i ricercatori hanno in mano proprio quello di cui si tratta. Ma come l'hanno in mano? L’hanno in mano come colui che ha una calamita a ferro di cavallo in mano, e che dice: Tu mi affermi che c’è una forza magnetica dentro; io vedo il ferro materiale! — e che prende questo ferro materiale e ne ferma il cavallo. Figurerete una volta: esattamente così si comportano gli uomini che stanno solo sul suolo della ricerca naturale, come colui che ferma un cavallo, invece di usare il magnetismo, da cui potrebbe allora nascere qualcosa di del tutto diverso da una scarpa che si conficca a un cavallo; per questo lo scarpe non deve essere magnetica, è forse persino cattivo se è magnetica. Figurerete quale cosa del tutto diversa nascerebbero da tutto ciò che la nostra ricerca naturale ha portato, se fosse possibile che la gente senza pregiudizi e imparziale veramente si incontrasse con ciò che la scienza dello spirito porta loro incontro. E figurerete come questo vale su tutti i campi. Come impotenti, come infinitamente impotenti sono gli studi economici dei sapienti dell’epoca! Non presentono cosa potrebbe nascere dall’economia attuale se si volesse incontrare con ciò che la scienza dello spirito è in grado di dare. E così su tutti, tutti i campi. Dappertutto è così che si vede: gli uomini hanno il ferro, non sanno solo che è magnetico, che una forza invisibile è in quello che hanno in mano. Questo è quello che dobbiamo sentire, che dobbiamo provare. Dappertutto gli uomini sono spinti dalla necessità dello sviluppo verso lo spirito. Ma l’opinione è così ristretta che non può riconoscere questo spirito.
Acquisire questo sentimento, davvero, un segno di ciò è quello che noi come storia del tempo e come eventi dei tempi speriamo ora. E cos’è quello che ho poco fa citato? Il nostro tempo si distingue proprio per il fatto che le circostanze, gli eventi, sono diventati complicati, e i pensieri questi eventi complicati non possono affatto abbracciare. E così tutto si frammenta. La gente si parla accanto l’uno l’altro. Tutto si frammenta. Ognuno trova su suo particolare campo il suo proprio metodo e non presagisce che c’è una necessità storica, di illuminare davvero tutto ciò dalla scienza dello spirito.
Bene, l’ho espresso spesso qui: Ogni evento fisico ha già il suo lato spirituale. Come siamo affini al mondo si mostra nel fatto che siamo restituiti al mondo quando passiamo attraverso la porta della morte. Ciò che ho detto sul corpo eterico riguarda il tempo tra nascita e morte. Diverso diventa quando sotto il sostegno dell’Io e del corpo astrale, inizialmente durante alcuni giorni dopo la morte, il corpo eterico è tenuto insieme e poi è dato al cosmo. Allora agisce come l’ho spesso rappresentato. Molti di tali corpi eterici — l’ho spesso detto — di coloro che giovani sono passati attraverso la porta della morte sono attualmente nella sfera spirituale e vi rimangono con tutto il contenuto spirituale che viene dal sacrificio della morte. Questi possono essere aiutanti per la spiritualizzazione dell’umanità nel futuro. Ma sulla terra devono esserci anime umane che capiscano ciò che etereamente ondeggia intorno all’uomo come prezioso resto di coloro che sono passati attraverso il sacrificio della morte. Questo sarà un processo reale, non solo un astratto processo di ricordo. E sarà compito degli uomini che sono qui, di mettere queste forze, che possono venire da questi corpi eterici ancora giovani, al servizio dell’umanità, dove le vogliono. Se le anime umane qui non saranno mature per questo, allora queste forze dovranno fluire in correnti arimaniche-luciferiche. Non solo conoscenze, non solo sentimenti, miei cari amici, bensì anche responsabilità ci mostra la scienza dello spirito, responsabilità che dovremmo tenere vive e leali nella nostra anima.
In fondo è il vero risultato di tale considerazione, come l’abbiamo fatta oggi in un senso e nell’altro, se impariamo a sentire la responsabilità che anche l’elemento psichico dell’uomo ha verso il tempo che si sviluppa, che deve sviluppare gli eventi, dove essi devono svolgersi su suolo concimato da sangue. Solo quando così, non in senso leggero sentimentale, bensì in senso autentico e serio, ci educhiamo alla considerazione della connessione di uomo e mondo, come la scienza dello spirito può darla, allora comprendiamo propriamente le parole che sono state spesso usate qui e che dovrebbero chiamare le nostre anime i sentimenti necessari negli uomini attuali di fronte ai grandi eventi dei tempi:
Dal coraggio dei combattenti, Dal sangue delle battaglie, Dal dolore degli abbandonati, Dai sacrifici del popolo Nascerà frutto spirituale — Guidino le anime consapevoli dello spirito Il loro senso nel regno dello spirito!
Abbiamo fatto considerazioni in connessione con quello che si può chiamare confraternite occulte, e abbiamo anche l’ultima volta qui tentato di gettar luce su quello che come uno dei più importanti simboli all’interno di tali confraternite continuamente torna a presentarsi: il ritrovamento della parola perduta. Oggi vorrei aggiungere a questo tema, su cui si potrebbe continuare a parlare per anni e naturalmente non si esaurirebbe tuttavia, per così dire qualcosa, che bene nel mondo che non sa nulla di scienza dello spirito, poco o per nulla — si può dire già: per nulla — può essere messo in relazione con quello che, non voglio dire, confraternita occulta è, bensì fluisce attraverso le confraternite occulte come insegnamento, come culto, come concezione del mondo. Dunque di qualcosa vogliamo parlare che con i soggetti da noi discussi sta in una specie di relazione, che possiamo chiarirci solo allora quando infine ci dedicheremo pienamente al lato secondo la scienza dello spirito della questione di cui si tratta oggi.
È necessario parlare di un capitolo cupo della storia, che veramente proprio dal punto di vista che oggi esamineremo in connessione con le conoscenze secondo la scienza dello spirito, potrebbe anche essere intitolato: Come a volte nascono le religioni. Vi ricorderete forse ancora dai vostri tempi di scuola che dal 1509 al 1547 sedette sul trono dell’Inghilterra Enrico VIII. Credo che tutti voi abbiate difficilmente rinchiuso questo Enrico VIII. nella vostra anima e nel vostro cuore come un esempio particolarmente degno di imitazione di nobiltà umana. La storia di questo Enrico VIII. che voi forse meglio ricordate, è probabilmente questa: che ha avuto sei mogli, di cui due ha fatto giustiziare: l’una perché non gli piaceva più, l’altra fondamentalmente anche perché non le piaceva più. Si trovano sempre ragioni per questo. Dalle altre si fece divorziare. L’ultima, la sesta, ha voluto far giustiziare, ma non è riuscito: in una conversazione particolarmente furba che ha avuto luogo tra Enrico VIII. e questa sua sesta moglie, questa era un po’ più astuza di lui, e l’ha riportata alla ragione. Ora però il divorzio dalla sua prima moglie non andò affatto liscio, poiché il matrimonio era stato celebrato secondo tutte le regole della chiesa, e sarebbe stato necessario, se si fossero rispettati tutti i costumi e le concezioni del mondo esteriore, che Enrico VIII. fosse divorziato dal Papa Clemente VII. Ma il Papa non trovò nessuna ragione per il divorzio e si rifiutò continuamente. Molti anni i negoziati andarono avanti e indietro. Il Papa non voleva divorziare. Non è vero, una situazione fatale! Che cosa fa uno in un caso del genere? Bene, non si può sempre farla, ma se si è Enrico VIII., allora la si fa: si fonda una nuova religione, si istituisce una nuova chiesa. E così Enrico VIII. istituì la nuova chiesa, che poi continua a vivere, dopo varie trasformazioni, nella chiesa anglicana dell’Inghilterra, che oggi ha venti milioni di fedeli. Così Enrico VIII. istituì una nuova chiesa. Fondare una nuova chiesa, altri lo fanno così da plasmare una nuova dottrina in una forma. Ma Enrico VIII. non era un uomo intelligente, come mostra già la conversazione con la sua ultima moglie di cui ho raccontato, e non gli venne in mente davvero nulla con cui fondare una nuova chiesa. Così lasciò la dottrina vecchia e fondò una nuova chiesa, cioè, cercò gradualmente di portare gli uomini illuminati del Parlamento, dello Stato, al punto che consentissero a non riconoscere più il Papa come capo della chiesa inglese, bensì lui stesso, Enrico VIII. È il celebre Atto di Supremazia, che all’epoca fu istituito in Inghilterra, mediante cui Enrico VIII. — e naturalmente ogni suo successore — fu dichiarato capo di questa chiesa. Ora poteva farsi divorziare. Lo scopo era raggiunto, non è vero? Ma si può forse tuttavia considerare tale cosa in connessione con tutti gli eventi continui dello sviluppo dell’umanità un po’.
Ora uno di quei uomini che ha molto legato la sua vita con tutto ciò che è accaduto come una fondazione di nuova chiesa per mezzo di un uomo così santo come Enrico VIII., è il celebre, non so quanto conosciuto, Thomas Moro. Thomas Moro è, come probabilmente sapete, l’autore di uno scritto di quel genere che da allora si chiama utopia. Voi vi ricorderete forse ancora dell’utopia di Bellamy. Molte di tali utopie sono state scritte, credono i saggi. Come vedremo subito, i saggi solo credono che molte di tali utopie come Thomas Moro le ha scritte, siano state scritte. Ma da Moro in poi si chiama quello che uno scrive come ideale di un ordine statale, di cui i saggi credono che non possa essere realizzato — possono allora essere intelligenti anche loro, poiché molte utopie davvero non si possono realizzare — perciò utopie, perché Thomas Moro in uno scritto particolare ha descritto il paese «Utopia», che ha un ordinamento statale particolare. Thomas Moro ha in questa Utopia descritto vari ordinamenti del suo stato — diciamo dapprima: del suo stato di fantasia — e uno degli ordinamenti è anche questo, che in questo stato di fantasia deve regnare tolleranza delle varie religioni. Uno stato dunque che dichiara la religione una questione privata. Si può dire che un redentorista — questo è una specie di gesuita — che ha scritto di Thomas Moro non molto tempo fa, in realtà non aveva completamente torto, se dubitava che Thomas Moro veramente avesse potuto pensare che in un qualche stato ideale dovesse regnare tolleranza religiosa. Non si deve nemmeno dimenticare che per un redentorista sarebbe difficile accettare una cosa del genere, perché la chiesa cattolica ha beatificato Thomas Moro, e su questa beatificazione negli anni novanta del diciannovesimo secolo è stato così insistentemente puntato, che da questi vari puntamenti si può vedere: la chiesa cattolica persino ha l’intenzione di canonizzare Thomas Moro assai presto.
Sì, miei cari amici, la chiesa cattolica in un tal caso di regola conosce molto bene gli atti. Poiché una canonizzazione è una procedura assai dettagliata che entra profondamente negli atti. Prima di ogni cosa l’«Avvocato di Dio» ha a sottolineare tutto quello che parla per il fatto che la persona in questione era veramente un uomo santo, che attraverso lui siano accaduti miracoli. Poiché senza che attraverso uno siano accaduti miracoli, non si può nella chiesa cattolica essere canonizzati. Questa procedura dura già molto a lungo. Ma allora parla anche il cosiddetto «Avvocato del Diavolo»: questi ha a portare tutto quello che parla contro la persona in questione. Questi ha a portare tutto quello che parla contro la persona in questione. Ora ci si figuri che la chiesa si esporrebbe al pericolo che l’Avvocato del Diavolo in un’eventuale canonizzazione di Thomas Moro portasse innanzi: Quest’uomo ha compiuto il miracolo di riconoscere la tolleranza religiosa! — Impossibile, non è vero! Ma davvero molte altre cose ancora parlano contro. E se in dettaglio potessimo sviluppare la biografia di Thomas Moro, finché è conosciuta, allora vedremmo come molte cose parlano contro che Thomas Moro così senza più avesse voluto predicare tolleranza religiosa, come si chiama, attraverso il suo scritto «Utopia». Ma parla veramente forse anche già un tratto principale della sua vita per questo. Thomas Moro era infatti in realtà nella sua vita, sebbene fosse un uomo molto pio, dapprima, si potrebbe dire, un bambino fortunato. Salì a vari uffici di stato, divenne membro del Parlamento e infine Cancelliere di Enrico VIII. Così aveva ottenuto un’alta dignità presso un uomo santo! Thomas Moro era però un uomo pio e un uomo di coscienza. E aveva — attraverso il rapporto particolare in cui stava con l’uomo santo, Enrico VIII. — il suo giudizio da dare sulla fondazione della nuova chiesa. E vedi, a questo non si lasciò persuadere, sebbene fosse anche lui, sebbene fosse un uomo pio, anche una natura mite. Thomas Moro non si lasciò vincere a dare il suo giudizio di giudice in modo che Enrico VIII. avesse ragione.
Che cosa fa uno in un tal caso, se uno è un uomo come Enrico VIII.? Confuta forse colui che fa obiezioni così valide come Thomas Moro? No! Lo si rinchiude! E così Enrico VIII. dopo varie procedure intermedie gettò Thomas Moro nella Torre. E la corte molto illuminata dei Lord aveva allora da decidere quale sentenza fosse da pronunciare contro questo Thomas Moro, che aveva commesso uno dei primi grandi peccati della nuova chiesa. Non è disinteressante, miei cari amici, gettare un po’ di sguardo a questa sentenza che all’epoca è stata pronunciata. Thomas Moro era infatti per il seguente condannato. Così fu condotto — chiarisciti la situazione — dalla Torre verso la corte illuminata e fu condannato, mediante l’aiuto dello Sceriffo o del giudice cittadino William Pinkston, di nuovo nella Torre; da lì in un cesto intrecciato attraverso la città di Londra fino a Tyburn; allora a Tyburn essere impiccato, ma solo finché fosse mezzo morto; allora essere tagliato vivo; allora, dopo che gli fossero stati tagliati certi arti, dovesse essergli aperto il corpo, le viscere bruciate, il suo corpo con eccezione della testa diviso in quattro parti, che dovessero essere portate ai quattro angoli della città di Londra, per essere lì confitte su pali. La sua testa però dovesse essere conficca sulla ponte di Londra su un palo alto per spaventare la gente, così che in futuro non facessero cose simili. Questa sentenza fu pronunciata dai Lord illuminati. Non fu tuttavia eseguita, bensì Thomas Moro fu graziato, solo nel essere decapitato nella Torre e le altre cose non sono state fatte, solo la testa fu conficca sulla ponte di Londra su un palo alto.
Così Thomas Moro sta davanti a noi nella storia. E tutto questo si è svolto nella prima metà del sedicesimo secolo. Non è così tanto tempo fa. E ora, dopo che deve sembrare improbabile che Thomas Moro abbia predicato tolleranza religiosa, perché ha solo resistito a Enrico VIII. con fedeltà allo attaccamento alla chiesa cattolica e perciò è stato canonizzato come martire, — dopo che dunque avremo ben compreso che Thomas Moro così senza più non poteva essere un razionalista del tipo di quei razionalisti, di quei liberi pensatori del diciottesimo secolo, che hanno predicato tolleranza religiosa, allora dobbiamo ora guardarci un po’ la sua «Utopia». È tuttavia un libro completo, e io posso solo spiegare un paio di tratti da esso.
Questa «Utopia» contiene così idee di un’organizzazione statale, di cui ci viene raccontato che si sia sviluppata sull’isola lontana, appunto Utopia. Questa organizzazione statale — vogliamo caratterizzarla solo nei tratti principali — mostra ordinamenti che veramente devono apparire come tratti molto desiderabili a molti uomini da molti fondamenti del pensiero. Molte cose tuttavia mostra che solo intelletto sobrio e arido governa in questa organizzazione statale. Così ci viene descritto per esempio che le case hanno tutte pianta quadrata, rettangolare, che sono tutte uguali, anche le strade corrono tutte regolarmente. Allora ci viene raccontato che in ogni casa deve essere regolato, strettamente dalla polizia, si potrebbe dire, quanti giovani e uomini, vergini e donne vi possono abitare. Se una volta si scopre che c’è un numero eccessivo in una casa, allora alcuni devono uscire e saltare dentro altre case, dove ci sono lacune. Così si ripone valore in una distribuzione precisa del materiale umano sulle varie case. Ma allora si vede che la proprietà privata non debba essere acquisita, bensì che ci sia un’economia comunista di una certa specie. Così che gli uomini non vengano alla sopravvalutazione della proprietà privata sotto forma di oro, ognuno mediante violenza della polizia può acquisire solo tanto che raggiunga una certa altezza. Tutto il resto è ceduto allo stato. In particolare nessuno può acquisire oro. Tutto l’oro è ceduto allo stato. Ma non deve nemmeno sorgere l’opinione che l’oro sia qualcosa che sia molto particolarmente desiderabile. Poiché se si ha oro in abbondanza, se si ha oro in eccesso, allora tutto l’eccesso o tutto quello che potrebbe diventare eccesso deve essere plasmato in catene con cui si legano i criminali, o viene distribuito formando certi, ma solo per scopi subordinati nelle case, utensili da ciò e cose simili. Così l’oro deve essere sicuramente usato in modo che non si potrebbe mai venire alla convinzione che abbia qualche valore. La violenza della polizia in questo stato Utopia non è guidata completamente nel selvaggio. Certi confini sono posti. Così per esempio è esplicitamente detto, il numero dei bambini che si possono avere in una casa non sarà prescritto. I pasti nelle case sono comuni per gli abitanti della casa. È strettamente ordinato dove siedono gli anziani, dove siedono i giovani, chi deve portare e così via. Anche sulle disposizioni di animo che regnano — abbiamo a che fare con un’isola Utopia, dunque lo stato esiste per la fantasia, non è un ideale futuro — sulle disposizioni di animo degli abitanti di Utopia qualcosa è detto: sono diventati liberi da basse passioni egoiste e desideri mediante gli ordinamenti ragionevoli del loro stato in una certa misura così forti, che per esempio portano sempre il detto sulla lingua: Non si deve mangiare dal motivo che il mangiare piaccia in qualche modo, questo è contro lo sviluppo più elevato della natura umana, ma si deve essere grati della grazia che è stata data agli uomini che insieme all’appagamento necessario del cibo sia collegato un sentimento piacevole. Vedete le differenze sottili, non è vero! E in particolare dicono questi abitanti di Utopia, si deve essere grati che quella malattia che si potrebbe chiamare fame — poiché il fatto che l’uomo possa avere fame è davvero tanto male, quanto che possa ammalarsi — non deve essere curata con veleni e medicine amare come altre malattie, poiché altrimenti dovrebbe prendere ogni giorno veleni e medicine amare, e questo sarebbe male. Allora è esplicitamente detto che persino a tavola, o almeno prima di iniziare, sempre si deve sentire un discorso pio, riguardante la moralità da uno dei spiriti illuminati in Utopia. Allora si parla del fatto che gli utopisti sono complessivamente guidati dagli uomini illuminati, che sono nello stesso tempo sacerdoti, e cose simili. Ma allora è anche esposto come in questo Utopia regnano principi così che si possa servire Dio in maniera giusta, anche nel caso che gli fosse piaciuto farsi venerare dagli uomini non in un’unica, ma in vari modi. E questa era uno dei motivi, persino il motivo più importante per Utopus, il fondatore degli ordinamenti statali di Utopia, di concedere completamente libertà religiosa. Questa libertà religiosa è davvero molto ragionevole, poiché contiene anche che ognuno possa esprimere quello che tiene per la sua convinzione religiosa. Tuttavia, è presupposto che non c’è e non può esserci nessuno in Utopia che neghi l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima e il giudizio ultraterreno dopo la morte. Questi siano principi comuni per tutte le religioni, e sarebbero comunque riconosciuti da ognuno. Come l’immagine ragionevole di questa libertà religiosa è nello stesso tempo espresso, che nessuno possa insultare alcuno per la sua convinzione religiosa o fargli qualcosa di male. In breve, se ci si dedica al contenuto del libro «Utopia» di Thomas Moro, allora si vede veramente che è costruito su visioni straordinarie, di cui si può solo dire: sono ragionevoli da ogni punto di vista. E se Thomas Moro fa inserimenti simili a quelli che ho menzionato, dal prezzo della grazia, che rende possibile agli uomini di avere sentimenti piacevoli dal mangiare o simile, questo si basa su presupposti del tutto certi, che non indicano affatto che Thomas Moro volesse dire, l’intero stato sia un assurdo, senza più, bensì che volesse dire: Gli uomini semplicemente non sono inclini a interpretare insegnamenti ragionevoli veramente anche sempre ragionevolmente, bensì li distorcono a caricatura. — Ci sono anche ancora altre società, che non sono in Utopia, bensì altrove, in cui per esempio anche uguaglianza, uguale riconoscimento delle varie comunità religiose regna, in cui ci si sforza anche di rendere realtà insegnamenti ragionevoli, e in cui anche non ogni singolo dà sempre assolutamente cose ragionevoli, se per esempio racconta le sue opinioni e disposizioni di animo, che ha tratto da quello che è ragionevole. Non voglio indicare i “lontani” territori in cui una cosa simile accade!
Dunque Thomas Moro deve da un certo punto di vista essere preso molto sul serio con la sua isola Utopia. Ancora dobbiamo non dimenticare, che questo Thomas Moro fin dall’infanzia non era solo un uomo pio, bensì anche un uomo, che incessantemente eseguiva le sue meditazioni, i suoi esercizi spirituali, un uomo, che prendeva le sue meditazioni nel senso più profondo sul serio, e che vi passava giornalmente per ore, lasciando che la sua anima facesse il cammino attraverso meditazione nel mondo spirituale. Anche l’ultimo giorno prima della sua esecuzione mandò dalla Torre cose segrete che aveva per i suoi esercizi spirituali alla sua figlia, così che quelli che lo conducevano via non le trovassero nella sua cella. Fino alla sua esecuzione continuò i suoi esercizi spirituali. Questo uomo, che lo prendeva così sul serio con lo sviluppo della sua anima, ha sempre di nuovo e ripetutamente chiaramente espresso, che nel senso del suo tempo — stiamo davanti alla diffusione del Protestantesimo naturalmente — non voleva essere assolutamente nulla di diverso che un fedele figlio della sua chiesa, cioè della chiesa romana-cattolica. E per questa chiesa si è anche fatto eseguire.
Parecchi tratti devono ancora emergere davanti alla nostra anima dal libro «Utopia». Prima di ogni cosa è detto: Su quest’isola lontana, che non ha nessuna connessione geografica con l’Europa, sono sbarcati un tempo saggi antichi, saggi romani ed egiziani, che hanno indicato quello che allora il Utopus, il fondatore dello stato, ha indotto a fare i suoi ordinamenti. Poi vengono comunicate cose straordinarie; almeno nelle edizioni più antiche del libro «Utopia» sono contenute. Un certo alfabeto viene comunicato, che consiste di certi angoli retti e della loro composizione, e che deve essere l’alfabeto della scrittura di Utopia. Chi oggi nei libri correnti, che riproducono gli scritti di vari ordini muratori, guarda, non può evitare di riconoscere già questo esteriore, come sia simile la scrittura che Thomas Moro comunica come la scrittura di Utopia, alla scrittura che in certi contesti muratori è usata. Inoltre vengono comunicate certe massime, che devono dare certe linee guida per i modi di agire in Utopia. E lì viene in modo straordinario composto testo latino, greco, ebraico, così che questo di nuovo ricorda certe formule di associazioni occulte, sebbene la cosa sia solo molto, molto velata accennata. Allora si dice ancora qualcosa di straordinario. È esplicitamente detto, saggi romani ed egiziani erano sbarcati su quell’isola, ma del cristianesimo non era venuto nulla. Ora la cosa diviene sempre più enigmatica. Pensate, Thomas Moro è pio cattolico, è un uomo che fa esercizi spirituali. Thomas Moro scrive un libro «Utopia», in cui descrive un’isola con ordinamenti che senza dubbio Thomas Moro intendeva seriamente entro i confini più ampi; ma il cristianesimo non è mai venuto là.
Sì, come ci si sta veramente di fronte a un uomo simile? Come lo si comprende? Bene, dobbiamo solo collegarci al fatto che faceva esercizi spirituali, e dobbiamo solo considerare correttamente diversi, quello che ha espresso e che sta in connessione con i suoi esercizi spirituali, allora si trova che Thomas Moro anche ha portato qualcosa a termine attraverso i suoi esercizi spirituali. Ma ora ricordatevi, in quale tempo Thomas Moro sta. Ricordatevi che siamo nel tempo di governo di Enrico VIII., nel sedicesimo secolo, così poco dopo il passaggio del quarto tempo post-atlantideo nel quinto post-atlantideo. Vi ho descritto questo passaggio poco fa, indicandovi Pico di Mirandola, Savonarola e così via, tentando di caratterizzarvi il passaggio intero come parla dalle personalità. Ma anche in Thomas Moro abbiamo un uomo davanti a noi, che sta nel principio del quinto periodo post-atlantideo, quel periodo che abbiamo così spesso caratterizzato attraverso la sua caratteristica più profonda: che sono regredite le antiche facoltà occulte. Sono regredite per l’esperienza umana ordinaria, ma sono di nuovo acquisibili attraverso esercizi spirituali. E Thomas Moro ha fatto tali esercizi spirituali.
Ora può intervenire un caso particolare. Si può attraverso tali esercizi spirituali, come è veramente sempre voluto quando si esercita in modo corretto, giungere al punto di trasparire ordinatamente come è la connessione tra l’ordinaria rappresentazione umana della vita quotidiana e quello che dalle profondità dell’anima sale come visione di un mondo spirituale, spirituale più elevato. Ma può anche intervenire qualcosa di diverso. E in Thomas Moro è intervenuto appunto qualcosa di diverso. Thomas Moro attraverso i suoi esercizi spirituali si è messo durante il suo tempo di sonno nel mondo astrale, così che in questo mondo astrale poteva fare esperienze del tutto diverse da quelle dell’uomo ordinario, che non fa esercizi spirituali nel mondo astrale, ma non poteva portarle consapevolmente direttamente in su. Poteva sperimentare estesamente certe cose nel mondo spirituale, non poteva certamente portarle consapevolmente in su, ma le portava in su, e quello che aveva portato su da questo mondo astrale, l’ha descritto nel suo libro «Utopia». Questo libro «Utopia» è solo per quelli, scusate, completamente intelligenti un’immagine di fantasia. È per chi conosce i fatti, un’esperienza spirituale, nel che tuttavia la connessione tra il pensare ordinario e l’esperienza spirituale non è venuta pienamente alla coscienza. Ma tanto più vincolante sono tali esperienze spirituali. Si può essere pio cattolico, si può persino essere così pio cattolico che si sia canonizzati e resi santi in seguito, si può diventare martire per il proprio cattolicesimo, come Thomas Moro: se si hanno avute tali esperienze spirituali come lui le ha avute nel piano astrale, allora le si scrivono! Poiché le si è vissute. E l’esperienza agisce con forza elementare.
Mi è venuto incontro il fatto che sempre o almeno molto spesso si tenta di tradurre Utopia, il nome dell’isola. E credo che la letteratura tedesca abbia ficcato alle persone la traduzione: «Nirgendheim», dunque l’isola che non esiste da nessuna parte. Questa è una di quelle traduzioni che si fa quando non si comprende per nulla la cosa intera: si deve già comprendere la cosa intera se si vuol tradurre correttamente il nome Utopia. Se si entra veramente nel mondo astrale, allora è prima di tutto proprio così: quello che si sperimenta in questo mondo astrale elementare è che le leggi dello spazio cessano nel modo come sono qui nello spazio ordinario tridimensionale. Queste leggi, come le conosciamo nella geometria, hanno davvero validità solo per il mondo sensibile esteriore. E è impossibile parlare nello stesso modo di quello che si sperimenta nel mondo astrale. Lo si può figurativamente; ma in realtà si deve sapere che il figurato significa qualcosa di diverso. È impossibile parlare di quello che si sperimenta nel mondo astrale nello stesso modo come qui si parla di cose e esseri del mondo sensibile. Non è vero, posso parlare di questi cose e esseri del mondo sensibile, parlo anche di loro: questa signora siede qui, quella signora siede là, a un luogo, a un altro luogo. Trasferire questo direttamente al mondo astrale non ha il minimo senso. Lo si accorge presto in questo mondo, che si sta in un mondo di non-luogo, di non-topicità, di non-topismo, che dunque, se si vuol dire qualcosa di questo mondo, si deve negare l’essere-luogo del mondo sensibile-fisico. E si dovrebbe tradurre «Utopia»: Non-luogo. Sulla qualità del mondo, in cui Thomas Moro ha guardato dentro, dipende.
Che cosa dunque gli è particolarmente venuta incontro in questo mondo? Si deve realmente meravigliarsi che qualcosa gli è venuta incontro, che sembra simile a quello che nelle associazioni occulte regna come principi e come certi costumi? Questi costumi delle associazioni occulte, l’abbiamo sottolineato, sono davvero vecchia sapienza occulta, provengono davvero anche dalle vecchie osservazioni da questo mondo astrale. Quando questo era sceso e viveva solo nelle varie comunità ordinali attraverso tradizione, con gente che l'aveva storicamente e a cui era dettato e mostrato nell’immagine, ma che stesse non aveva nessuna visione dentro, allora naturalmente era esteriormente scomparso alla vista. Ma dal momento che tali uomini come Thomas Moro facevano esercizi spirituali, si mettevano appunto nel mondo spirituale dentro, e allora veniva loro dal mondo spirituale qualcosa di simile incontro. E lo descrivevano. Non meraviglia dunque che quello che in molte associazioni occulte viveva come insegnamento non ancora toccato dal cristianesimo, anche da Thomas Moro è rappresentato così che permea come ordinamento statale l’isola Utopia, su cui son venuti antichi saggi egiziani e romani, ma non ancora il cristianesimo. Viene indicato verso tali associazioni occulte, che sempre sempre proprio la loro alta importanza sottolineano per il fatto che si chiamano ordini egiziani, indicano a quello che è precedente e cose simili.
Ora afferriamo in connessione con quello che è stato detto quello che abbiamo imparato a conoscere come legato al nervo più profondo del flusso della concezione del mondo cristiana. L’ho spesso segnalato, quello che ora di nuovo voglio menzionare. Il cristianesimo si basa su ciò, che quella potenza spirituale, che designiamo con il nome Cristo, è discesa e ha spiritualizzato al trentesimo anno della sua vita il corpo del Gesù, che gradualmente si era innalzato a questa capacità nel fatto che era passato attraverso le anime dei due bambini Gesù. Che cosa è accaduto davvero là? Una potenza spirituale, che fino al mistero del Golgota non era intrecciata nello sviluppo terrestre, da allora in poi si è intrecciata nello sviluppo terrestre: nel primo vivere nel corpo di Gesù di Nazareth, poi attraverso il mistero del Golgota è passata nello sviluppo terrestre, per sempre più profondamente, più saldamente unirsi nello sviluppo terrestre posteriore. L’abbiamo spesso detto. Così da altezze spirituali, in cui questa potenza era prima, è discesa al piano terrestre fisico. Se dunque — l’ho anche già menzionato — un vecchio saggio, che era veramente chiaroveggente, nel tempo prima del mistero del Golgota si sollevava nelle altezze spirituali, allora naturalmente incontrava in questi altezze spirituali il Cristo. Perciò coloro che allora potevano parlare del Cristo, erano profeti, che potevano predire il venire del Cristo; poiché trovavano Cristo nei mondi spirituali e lo vedevano sulla sua via verso la terra, come discendeva come spirito solare, al fine di diventare gradualmente spirito terrestre. Così guardavano verso un momento futuro dello sviluppo terrestre, in cui ciò che vedevano solo in altezze spirituali si unirebbe allo sviluppo terrestre. Se si ricercava la terra allora, prima del mistero del Golgota, in tutte le sue estensioni per quello che si poteva sapere da essa, non si trovava il Cristo. Perciò la scienza terrestre dei popoli antichi che vivevano prima del mistero del Golgota naturalmente non ha il Cristo. Ma se gli iniziati di questi misteri avevano raggiunto un certo grado, era loro annunziato il venire del Cristo sulla terra.
Considerate ora come tutto questo è diverso da allora del mistero del Golgota. È appunto il contrario da allora del mistero del Golgota che è là. Da che il mistero del Golgota ha avuto luogo, se qui si ricerca lo sviluppo terrestre, si trova il Cristo intrecciato in tutta la storia di quei popoli che già sono penetrati dal cristianesimo. E dare una rappresentazione storica, senza parlare del Cristo, è veramente un’assurdità. Persino lo storico Ranke l'ha sentito e nella sua vecchiaia si è ancora posto la domanda, se la storia significhi qualcosa, se non si mostra dappertutto come l’impulso cristico vive nelle singole manifestazioni. Ma per contro in quei mondi, in cui si può salire, da cui il Cristo è uscito, al fine di unirsi allo sviluppo terrestre, il Cristo non è così immediatamente presente. Si deve allora già guardare da quelle altezze in basso verso la terra e vedere come si è unito con la terra.
Vedete, quello che ho ora esposto, sta come fatto reale alla base della spaventosa paura che certi credi religiosi hanno dinanzi all’occultismo. Poiché naturalmente, da vero occultismo non comprendono nulla, e come il Cristo è davvero trovato attraverso vera scienza dello spirito, da questo non sanno nulla. Ma, vorrei dire, con quel superficiale occultismo fanno talvolta conoscenza, che consiste appunto in ciò che dalla posizione occulta spiega alla gente: Il Cristo è comunque solo qualcosa sulla terra, e se voi salite nei mondi spirituali esaltati, allora dovete togliervi questo Cristo, poiché lassù non c’è affatto il Cristo. — È la paura, che certi sacerdoti hanno, che la gente attraverso l’occultismo, che conoscono solo nella loro forma superficiale, potrebbe venire dietro a questo segreto, che naturalmente fonda il cristianesimo più profondamente, se si conoscono i fatti veri, ma che mette in pericolo il cristianesimo, se si conosce solo l’occultismo superficiale. Perciò la lotta contro l’occultismo da parte della chiesa. C’è a base un fatto reale.
Così dobbiamo occuparci di ciò, che dobbiamo veramente mantenerci quello che ancora all’interno dell’esistenza terrestre si può sperimentare del Cristo. L’ho così spesso esposto. Se oltrepassiamo il confine e veniamo nei mondi spirituali verso l’alto, allora non dobbiamo dimenticare quello che ancora all’interno della terra in modo occulto si può sperimentare del Cristo. Questo è allora scienza dello spirito più profonda, mentre la scienza dello spirito superficiale o racconta alla gente, il Cristo sia comunque solo per la vista terrestre, o egli si incarna in Alcyone o simile.
Mettamoci ora nel posto di Thomas Moro. Thomas Moro ha appunto fatto tali esercizi, che l'abilitarono a chiarezza completa sul Cristo. Quando allora pericolo per il mondo interveniva, deviazioni riguardo al Cristo, allora, è vero, anche attraverso un'ancor più grande, massiccia deviazione, i gesuiti tentarono di prevenire mediante i loro esercizi gesuiti. Tali esercizi gesuiti non ha fatto Thomas Moro; ma tali esercizi, che lo portarono veramente alla realtà intera del Cristo Gesù davanti alla sua anima. Se fosse entrato consapevolmente nel mondo spirituale, allora naturalmente avrebbe visto il Cristo nella maniera accennata come era disceso verso la terra. Ma non poteva fare una connessione di coscienza completa. La conseguenza fu che egli, propriamente semi-inconsciamente, scrisse quello che là aveva sperimentato nel mondo spirituale, ma dove mancava il Cristo. Questo l'espresse così, che sull’isola Utopia il cristianesimo non era ancora venuto. E ora possiamo anche comprendere, perché sta in «Utopia» qualcosa, che contraddirebbe tutta l’onestà e la retitudine e l’amore della verità di Thomas Moro, se l’avesse scritto consciamente, completamente consciamente, voglio dire, dal punto di vista della coscienza ordinaria. Nemmeno una volta avrebbe potuto scrivere gli ordinamenti di tolleranza religiosa. Ma scrisse appunto qualcosa, che non entrò completamente sulla sua intera base nella sua coscienza. Quello che percepiva in Utopia, era tutto così, che la tolleranza religiosa è condizionata, che non dipende veramente dalla forma singola del culto e dalla forma singola dell’adorazione di Dio. In senso elevato Thomas Moro dovette dirsi: Due anime dimora, ah, nel mio petto: l’una qui nel mondo fisico, l’altra, che vive tra l’addormentarsi e il destarsi e sperimenta un’affatto altro mondo, un mondo in cui non può portare l’impulso Cristo dentro. E cerchiamo il sentimento fondamentale, che poteva animare un uomo simile come Thomas Moro, che scrisse una cosa come «Utopia», allora troviamo quanto segue: Ai fenomeni concomitanti non completamente pienamente provati occultismo, non completamente pieni, bensì faticosi ingresso nel mondo spirituale, come era certamente il caso con Thomas Moro, appartengono ansietà, e queste ansietà non vengono provate dall’anima come tali, bensì rimane quello che è in realtà sentimento di angoscia, più o meno nell’inconscio. Si ricercano allora altre ragioni per quello che si sperimenta e che si fa. Angoscia mascherata, che si converte per la coscienza in qualcosa di del tutto diverso. In Thomas Moro la paura che aveva si convertì in qualcosa di diverso. Poiché paura acquistò dal frugare dei suoi esperienze occulte nel suo animo, egli acquistò paura. E quale sarebbe stata questa paura, se fosse stata cosciente venuta su nella sua anima nel modo in cui era? Che cosa avrebbe detto a se stesso Thomas Moro? Mettiamoci un istante per ipotesi, quello che non ha potuto essere: nella consapevolezza completa di Thomas Moro sarebbe stato portato dentro: Tu vedi questo nel mondo astrale, elementare — quello che egli poi più tardi in Utopia descrisse —, tu vuoi descriverlo. Perché? Se avesse completamente compreso la paura e forse si fosse scritto via la paura attraverso lo scrivere, avrebbe avuto i seguenti pensieri. Si deve nel presente tempo del mondo con tutte le fibre della propria anima fare tutto, quello che l’impulso Cristo può trasparire e per lo sviluppo dell’umanità rimane pienamente in piedi. Se però gli uomini potessero di qualche modo ritornare alla vecchia chiaroveggenza, allora vedrebbero quello che sembra così — e ora avrebbe descritto la sua Utopia — e che nessun impulso Cristo contiene. Oh, guardatevi, così avrebbe parlato questa paura, da quello che vi potrebbe distogliere dall’impulso Cristo! — Così avrebbe parlato e sotto l’impressione di questo discorso avrebbe scritto, se avesse potuto sperimentare veramente la sua paura. Non l’ha sperimentata veramente, quella rimase nel suo inconscio. E la conseguenza fu che scrisse la cosa come la vedeva internamente, e dunque diede al mondo l’enigma, come questo apparente contrasto con la natura intera di Thomas Moro, che era tuttavia consapevole, onesto, amante della verità, si può conciliare.
Ma vertiamoci ora, dopo che abbiamo guidato questo davanti alla nostra anima, nella posizione di coloro che appartenevano a certe associazioni occulte. Là ha Thomas Moro scritto «Utopia». Era comunque già sospetto, ma questo naturalmente non avrebbe condotto i Lord illuminati, poiché non erano ancora completamente fuori di senno, a pronunciare tal sentenza come hanno pronunciato. Era comunque naturalmente sospetto — e la coazione fu anche esercitata sui Lord — di aver agito contro le intenzioni del re Enrico VIII. Ma mettiamoci: nella corte dei Lord sedessero alcuni, che formassero la maggioranza, che nello stesso tempo appartenessero ad associazioni occulte. Che cosa avrebbero potuto dirsi, che cosa avrebbero dovuto dirsi? Che cosa era persino come una rivendicazione per la loro coscienza da loro punto di vista pienamente giustificata? Là ha questo Thomas Moro scritto «Utopia» — questo è un tradimento di quello che noi come segreti conserviamo! Questo è un tradimento completo! Là stanno in questo scritto tutte le possibili accennazioni su tutto il possibile dentro. E non solo tradimento; bensì mostrato come allora continua ad agire nella cultura esterna dell’umanità. Se si prende l’uomo intero Thomas Moro, dovevano dirsi i signori, allora è chiaro: È accaduto attraverso lui proprio la stessa cosa, di cui si direbbe altrimenti, se uno fosse iniziato in questa o quella confraternita, avesse raggiunto questo o quel grado, che avrebbe tradito quello di cui ha giurato che non lo tradirà. Una delle formule di giuramento, che all’epoca era usanza in un certo grado per il tradimento che qualcuno avrebbe commesso, quella è capelli per capello simile al verdetto dei giudici che a Londra è stato pronunciato su Thomas Moro. E se un qualche membro di un’associazione occulta di un certo grado consapevolmente avesse tradito quello di cui sta in «Utopia» di Thomas Moro, in quanto le sue fonti fossero quello che è nella confraternita occulta, allora sarebbe stato un uomo, a cui, quando gli erano state comunicate le cose, mostrate era state, una formula di giuramento avrebbe parlato, che molto, molto simile sarebbe stata alla formula con cui la corte di Londra, i saggi Lord, l’uomo ha condannato.
Vedete, miei cari amici, per conoscere la storia, davvero non basta quello che in quel «favola convenzionale», che si chiama storia oggi, si raccoglie. Bensì per conoscere veramente la storia, si deve poter guardare più profondamente in quello che diviene dell’umanità e in quello che nella anima gioca. Una cosa come la morte di Thomas Moro sta come un grande segno e questo segno deve essere decifrato per la comprensione del divenire storico. E può essere decifrato solo, se si conosce il gioco degli impulsi soprasensibili in questi fatti, che solo attraverso la scienza dello spirito possono essere aperti. Così è in molti, molti posti dello sviluppo storico. Parecchia cosa, che apparisce da esterno così, come è ora nella favola convenzionale, che si chiama storia, descritta, la si conosce solo quando si sa un po’, ciò che nelle anime giocato ha, che prendono parte al processo in questione.
Anche questo appartiene a quelle grandi rivendicazioni che il presente tempo mette a noi, che noi sopra certe cose lo spensierate pensiero abstreifen. Poiché infine non può restare nessuno obiettivamente il valore di una cosa come la chiesa anglicana, giudicare, se non sa quale «Santo» l’ha istituita: che nella disposizione di animo di questo uomo che l’ha istituita, la possibilità viveva, due donne veramente giustiziare e sulla terza ciò procedersi a proporre, che è evidentemente significativi passi preliminari di santità molto particolare. E se una cosa simile per mezzo di riflessione nella vera luce è messa, in quella luce che potrebbe insegnarci molte cose di ciò in cui viviamo, allora potrebbe, se si esercita vero pensiero di tali cose, l'anima essere spinta, il Ulteriore, spesso così misteriosamente con loro in connessione stante, a conoscere. Poiché questo significativo, così infinitamente rivelante fatto, che con lo scrivere della «Utopia» di Thomas Moro e la vita intera di Thomas Moro è dato, si svolge in connessione con questi eventi storici.
Ora, miei cari amici, si potrebbe anche essere eccitato per quel che, se un qualche indiscreto uomo oggi qui parlato avesse consegnato a un gesuita e eventualmente dal Avvocato del Diavolo più tardi sarebbe portato avanti nella canonizzazione di Thomas Moro quello che oggi è stato detto, che cosa l’Avvocato del Diavolo dice a ciò. Forse leverebbe accuse pesanti contro Thomas Moro. Ma il suo avversario, il buon Avvocato, potrebbe anche replicare: Tutto l’occulto è opera diabolica. E appunto, se potesse essere provato che Thomas Moro ha tirato fuori la sua «Utopia» dai fondamenti occulti, allora è ancora più santo, poiché ha compiuto il miracolo di resistere a tutte le tentazioni diaboliche, che giaccion in tutto l’occultismo.
Comprendere — era sì, vorrei dire, il tema fondamentale il motivo-guida delle conferenze tenute qui ora — come fatti di spirito e affari spirituali si mischiano negli eventi storici esterni, questo appartiene già una volta a quello a cui il presente tempo, così portatore di destino, questi gravi, questi nella vita umana così profondamente penetranti eventi dovrebbero indicarci. — Da questo allora ancora prossimamente.
Il tempo che ora abbiamo a disposizione per queste considerazioni — come già i precedenti incontri hanno dimostrato — intendo utilizzarlo per dirigere alcuni raggi di luce dalla scienza dello spirito su molteplici fatti della vita umana, poiché viviamo in un’epoca nel che è particolarmente necessario acuire lo sguardo per comprendere ciò che agisce nella vita umana e nella storia dell’umanità. Ora ho cercato di indicare alcuni aspetti della maniera in cui, nelle associazioni occulte o in quelle che si richiamano a vari occultismi, si opera sull’anima umana in modo diverso da come dovrebbe operarsi — almeno normalmente — nella nostra epoca. E l’ultima volta ho richiamato l’attenzione su un caso, quello di Tommaso Moro, sulla sua «Utopia», e ho cercato di mostrare come sia possibile immettere verità in quella «fabula conventa» che chiamiamo storia — che è così piena di leggende, di visioni rimodellate — quando si tengono presenti quegli influssi che provengono dai mondi soprasensibili e che penetrano nella vita umana.
Oggi dunque ci domandiano: da cosa deriva il fatto che gli insegnamenti sulla risurrezione, come ho indicato, sulla parola perduta e da ritrovarsi, che i riti e le azioni di culto, come quelli praticati in simili associazioni occulte, possano agire sull’anima umana in modo così particolare? Da dove viene questo?
Ciò è strettamente connesso con il modo in cui l’anima umana nella nostra epoca agisce su se stessa e sempre più si farà agire su se stessa, man mano che l’umanità continuerà il suo cammino nel quinto periodo post-atlantideo, in cui viviamo e di cui siamo veramente al primo terzo. In altri termini, come si opera sull’anima umana nel quinto periodo post-atlantideo è il primo aspetto che dobbiamo considerare. Tutti gli sforzi degli uomini nel quinto periodo post-atlantideo tendono a eliminare determinate cose che una volta erano naturali per l’uomo. Prendete un’opera scientifico-naturale, pur non troppo remota, dal tredicesimo o quattordicesimo secolo, per esempio di Alberto Magno: vedrete come questa maniera di osservare la natura sia completamente estranea all’uomo contemporaneo. Perché? Perché in quel tempo l’uomo contava ancora sul fatto che, in tutto ciò che ci circonda come natura, se pure non parlava più di esseri, c’erano tuttavia certe forze elementari di natura spirituale-eterea. L’essenziale della concezione moderna è che tutto ciò che non può essere visto con i sensi, tutto ciò che è di natura spirituale-eterea, è stato eliminato dalle rappresentazioni umane. L’essenziale della concezione moderna è che tutto ciò che non può essere visto con i sensi, tutto ciò che è di natura spirituale-eterea, è stato eliminato dalle rappresentazioni umane. Solo se si presuppone che libri come quelli di Alberto Magno nel tredicesimo secolo supposero ancora la presenza ovunque di forze spirituali, si riescono a capire. Ma ciò che è significativo nell’epoca moderna scientifico-naturale — e che non esercita influenza soltanto sulle concezioni naturali, bensì su tutto il pensare e il rappresentare umano fino alla mentalità popolare più semplice — è proprio questa caratteristica: che l’uomo inizialmente non ammette nelle sue rappresentazioni del mondo esterno se non ciò che cade nei suoi sensi, ciò che si svolge nel campo osservabile dai suoi sensi. Se oggi nel mondo si parla di scienza dello spirito — come estetica, storia dell’arte, sociologia, persino storia come scienze dello spirito — questo è naturalmente una denominazione del tutto impropria. Poiché scienza dello spirito può esistere soltanto dove si parla dello spirito, cioè di ciò che non accade nel mondo sensibile. Ma ciò che la storia contemporanea ci racconta accade nel mondo sensibile, anche se deriva da pensieri, sentimenti e così via. Non si ha dunque a che fare con scienze dello spirito, ma in realtà soltanto con scienza sensibile. Così il caratteristico del nostro quinto periodo post-atlantideo è l’accogliere inizialmente nelle rappresentazioni soltanto ciò che proviene dalla natura esterna, sensibilmente percettibile.
Non crediamo che sia particolarmente opportuno quando ci si getta addosso al quinto periodo post-atlantideo e alle sue concezioni dicendo semplicemente: concetti rozzi, materialistici! Con questo si è detto straordinariamente poco, se non si può opporre a questi rozzi concetti materialistici qualcosa di altrettanto reale. Poiché il quinto periodo post-atlantideo è appunto fatto per sviluppare il materialismo per eliminare praticamente dalle rappresentazioni umane tutto ciò che non proviene dal mondo sensibile. Poiché solo attraverso il fatto che l’uomo — durante più di duemila anni, durata cioè di un tale periodo — si dedica a una vita con il mondo che esclude le forze elementari, solo così l’uomo raggiunge la possibilità di sviluppare pienamente la sua libertà, di dispiegare da se stesso una vera attività spirituale. Gli eccessi del materialismo in questo nostro primo terzo dei duemila anni derivano solo dal fatto che siamo all’inizio di questo periodo: la marea del sensibile ha sopraffatto l’uomo e egli non ha ancora tratto da se stesso il spirituale. Questo spirituale deve ancora venire attraverso una vera scienza dello spirito.
Il precedente periodo greco-latino aveva un compito diverso: allora tutti gli uomini erano orientati a percepire ancora nella loro circostanza l’elementare, lo spirituale-eterico, e a farlo agire su se stessi, dopo che l’avevano percepito. Allora si operava ancora da uomo a uomo presupponendo che: lo spirituale-elementare fluttua intorno a noi come l’aria. In questi duemilacentosessanta anni che precedettero il nostro quinto periodo post-atlantideo, il corpo umano fu in realtà preparato a essere uno strumento per la concezione contemporanea puramente pensante e sensibile della realtà esterna. Il lavoro svolto sull’uomo durante il periodo greco-latino era piuttosto rivolto al suo corpo stesso. Lo formò in modo che nel periodo presente potesse pensare su ciò che gli si mostra sensibilmente. Quando quindi si insegnava, sia nei Misteri stessi sia negli istituti da essi dipendenti — e allora nel periodo greco-latino tutti gli istituti di insegnamento, istruzione e culto dipendevano dai Misteri — non si aveva allora lo scopo di comunicare semplicemente all’uomo qualcosa che egli dovesse poi accogliere nella sua convinzione, come deve accadere oggi, ma si aveva il compito di trasmettergli, tramite la comunicazione, forze che agissero sul suo corpo. Se oggi qualcuno tentasse di fare una cosa simile, di voler fornire tramite l’insegnamento diretto qualcosa che agisca sul corpo dell’uomo, farebbe qualcosa di proibito secondo lo spirito del nostro tempo; poiché l’uomo oggi intende rimanere influenzato nel suo corpo. E giustamente, perché ciò appartiene al carattere della nostra epoca. Solo sulla sua natura spirituale si deve agire. Tutto il resto è in fondo un’influenza magica illecita, che però ancora completamente lecita nel periodo greco-latino. Allora lo strumento corporeo dell’uomo era ancora più morbido, più flessibile, più pieghevole, e doveva ancora essere lavorato. Ora è diventato più indurito in se stesso, e quando si insegna o si comunica si tratta soltanto di comunicazioni all’anima.
Ma se si vuole lavorare formando sul corpo ancora morbido dell’uomo, non lo si può fare con cose ottenute soltanto dal mondo sensibile esterno. Con i contenuti della nostra scienza naturale, il periodo greco-latino non avrebbe potuto adempiere il suo compito. Se allora avessero insegnato l’astronomia copernicana, se avessero insegnato il darwinismo, non avrebbero ottenuto nient’altro che, invece di preparare il corpo morbido dell’uomo per il quinto periodo post-atlantideo, averlo essiccato. L’avrebbero formato male. Allora dovettero avere una scienza completamente diversa. E questa è la scienza che, anziché fotografìe dell’essere naturale esterno come la nostra scienza contemporanea, fornisce simboli; che, anziché esperimenti come vengono descritti oggi, fornisce azioni di culto, sakramentalismo in certo senso. Poiché con il sakramentalismo, con le azioni di culto, con le rappresentazioni simbolico-mitiche, si agisce su regioni completamente diverse dell’uomo rispetto a ciò che abbiamo nelle nostre leggi naturali, nella concezione copernicana, nel darwinismo.
Ora, quelle confraternite, come ho indicato, hanno mantenuto i vecchi simboli, il simbolismo, il sakramentalismo, le azioni di culto, e questi si estendono nel nostro epoca e possono agire nel modo che ho descritto. Lì si agisce particolarmente su un elemento della natura umana, su cui nel nostro tempo non si dovrebbe agire direttamente, finché si rimane nel lecito. In certo senso, quando si rimane nel lecito nel presente, si veste il proprio insegnamento, le proprie comunicazioni in parole che vanno semplicemente all’orecchio dell’altro. La convinzione egli se la forma da se stesso. Così dovrebbe essere fondamentalmente tutto. Cioè, si agisce tramite la comunicazione, tramite l’insegnamento, puramente sul corpo fisico, e questo oggi non si può più alterare nella forma che gli fu già data nel quarto periodo post-atlantideo, nel tempo greco-latino, se tutto procede normalmente. Con i simboli, col sakramentalismo, con l’azione di culto si agisce però più profondamente, fino nel corpo eterico. Cioè, si influenza direttamente l’intera struttura della direzione del pensiero dell’uomo. Si ricorre — mettendo in atto, sviluppando qualcosa nell’ambiente — a qualcosa che agisce nel corpo eterico e che in questo modo dirige il suo pensiero in certe direzioni.
Questo accade particolarmente con quelle associazioni occulte di cui ho finora parlato. Ora esiste un’altra categoria di associazioni, anch’esse da chiamarsi occulte, che seguono il medesimo principio ma in un altro campo: per la maniera in cui operano penetrano più profondamente nell’uomo e sanno penetrare più profondamente nell’uomo. Alle associazioni occulte di questo tipo appartiene, per esempio, l’Ordine dei Gesuiti. Poiché l’Ordine dei Gesuiti si basa completamente su occultismi. Ho sviluppato questo in un ciclo di conferenze tenuto una volta a Carlsruhe, dove ho direttamente descritto gli esercizi che lo studente gesuita deve praticare per diventare gesuita. Questi esercizi fanno sì che l’uomo che comunica o compie azioni di culto, anziché interferire sul corpo eterico dell’uomo, interferisca sul corpo astrale. Tutto l’addestramento del gesuismo mira a dare al gesuita il potere di ordinare le sue parole, il modo di parlare, in modo che ciò che esprime o fa si insinui — direi — negli impulsi astrali dell’uomo.
Ora l’efficacia gesuita non è la stessa che la semplice presenza di gesuiti qua e là. Poiché ci sono canali nella vita umana attraverso cui si può agire anche in posti dove non si è autorizzati a trovarsi. E non bisogna credere che, se si avvertono certi pericoli nel gesuismo, si è già fatto tutto il necessario a questo riguardo semplicemente proibendo ai gesuiti di stare in un certo territorio. Questo mostra soltanto che non si sa bene in cosa consista il problema. E si saprà veramente in cosa consista soltanto se si avrà la conoscenza che solo la scienza dello spirito può fornire. Ma non è facile mostrare come il gesuismo operi se si deve far riferimento a canali ignoti. La gente non crede facilmente quando si indicano canali sconosciuti. Perciò vorrei prima mostrare con un esempio come procede il gesuismo quando può seguire completamente, senza ostacoli, i suoi impulsi, quando può fare tutto ciò che insito nei suoi metodi, che mirano a penetrare nel corpo astrale dell’uomo.
Qui c’è un bell’esempio: la fondazione dello Stato gesuita in Paraguay, che avvenne proprio alla transizione dal quarto al quinto periodo post-atlantideo. Nel 1610 fu fondato questo Stato gesuita in Paraguay di cui parlo. Come accadde? Ebbene, voi sapete, miei cari amici, dopo che l’America fu scoperta e l’umanità europea civilizzata sviluppò i suoi vari desideri dei tesori d’oro dell’America e di altre cose dell’America, venne un periodo in cui gli Europei che si recavano in America si trovavano benissimo, mentre la popolazione indigena originaria dell’America se ne trovava assai meno bene. Come questa povera popolazione originaria dell’America fu trattata dagli Europei civilizzati è stato descritto in molti modi. E in una regione dell’America meridionale, il Paraguay, dove la cultura europea era penetrata in maniera tutt’altro che lodevole nel trattamento degli Indiani, comparvero un giorno in numero considerevole dei Gesuiti con la decisa intenzione di fornire ai Guaraní, una tribù di Indiani nel Paraguay, un trattamento secondo loro concezione sostanzialmente migliore di quello degli altri Europei.
Ora, i Gesuiti non sapevano il guaraní, i Guaraní non sapevano le varie lingue che parlavano i Gesuiti, né sapevano il latino. Così non era possibile procedere nel modo ordinario, attraverso l’agitazione, per sviluppare un’attività. Cosa fecero i Padri che comparvero in grande numero nel Paraguay? Salirono su canoe, su navi per i fiumi che vi erano; entravano in regioni selvagge abitate solo da Indiani, regioni di cui sempre più ci si era augurati che si sarebbero fatte colonizzare dagli Europei che si espandevano in senso capitalistico europeo. I Gesuiti dunque navigavano per i fiumi nella wilderness e si sforzavano soprattutto di farsi udire bella musica, musica, canti, e di mescolarvi cose che conoscevano bene dalla loro pratica e che si diffondevano come tra le onde del tono e del canto, cose che si potevano contare tra il culto, il sakramentalismo. E il risultato era che gli Indiani venivano da soli. Si riunivano in grandi masse, e in non molto tempo i Padri avevano radunato una grande quantità di gente nelle varie regioni, potevano fondare singoli villaggi, organizzavano questi villaggi a modo loro, li riunivano in una sorta di Stato, che permenavano con le loro organizzazioni, e così dal 1610 in poi sorse questo famoso Stato gesuita in Paraguay, che aveva come abitanti soltanto i Gesuiti conduttori e dirigenti, e per il resto gli Indiani selvaggi. Furono costruite chiese, per esempio una chiesa in un luogo che fu fondato col nome di Sant’Saverio, che poteva contenere quattromila-cinquemila persone. Tutto in questo Stato gesuita fu regolato rigorosamente, ma regolato in modo che il culto regnasse su tutto. Ovunque, nel più piccolo insediamento, si provvedeva affinché vi fossero stimoli musicali, non semplici influenze musicali, che vi fossero azioni di culto, che il tempo fosse suddiviso dal fatto che tutte le singole azioni umane fossero regolate dal suono della campana della chiesa. A quello suonava la campana, a quello suonava la campana. Per fare un esempio: si provvedeva affinché l’uomo non si svegliasse la mattina presto, si pulisse gli occhi, si lavasse, e poi andasse al lavoro nei campi. No, piuttosto suonava la campana della chiesa. Si sapeva: il giorno comincia. Ci si alzava, ci si riuniva sulla piazza del villaggio. Lì si era ricevuti con musica. Nel mezzo della piazza stava o l’immagine della Santa Vergine o un altro Santo, per che tramite le comunicazioni del Prete gesuita o del Vicario gesuita era già stato stabilito un certo intendimento presso questi Indiani. Lì si teneva anzitutto una sorta di servizio divino. La gente guardava verso il cielo in preghiera. Poi l’intera processione si metteva in moto, davanti il Santo portatile o la Santa Vergine. Così ci si recava nei campi, e poi si lavorava. Poi, dopo aver lavorato sufficientemente, si riportavano il Santo o la Vergine fino alla piazza. Allora la gente era congedata col suono delle campane. Tutto era permeato da culto, azioni simboliche si mescolavano in tutto, e il lavoro stesso nei campi era compiuto sotto l’accompagnamento di azioni di culto, per che si erano preparati specifici Padri gesuiti. Tutto era impregnato e permeato da azioni di culto.
Così l’intera interazione reciproca tra i Padri e questo popolo indiano era tale da penetrare sempre direttamente nei corpi astrali. Tutti questi corpi astrali furono preparati nel modo appropriato, e l’intero Stato gesuita in Paraguay era in realtà completamente permeato da un’aura astrale, conseguenza del simbolismo, del sakramentalismo, delle azioni di culto dei Gesuiti, che naturalmente erano dirette nel senso che i Gesuiti volevano. E si raggiunsero risultati assai considerevoli. Pensate: si aveva a che fare con Indiani selvaggi che prima non si occupavano di nient’altro che della caccia nel senso più selvaggio e di cose simili. E cosa si raggiunse? Si raggiunse che in tempo relativamente breve questa gente divenne intelligente — tutto naturalmente nel senso dei Gesuiti. Presto questa gente seppe fabbricare da sé tutto quello che era necessario. I Padri ben presto si procurarono l’ostilità del resto della dominazione europea. Ebbero bisogno di un esercito. In tempo relativamente breve costituirono un esercito i cui ufficiali erano in parte Indiani e in parte soltanto Europei. Costituirono un esercito che, per esempio, riuscì a respingere con successo un blocco che l’Inghilterra condusse contro il Paraguay in quel tempo. Naturalmente le condizioni erano più semplici di oggi, ma tutto questo veramente accadde. Ebbene, tutto ciò che i Padri avevano bisogno di fabbricare — fucili, cannoni che persino si fabbricavano — l'impararono in tempo relativamente breve questi Guaraní indiani. Impararono anche a fabbricare strumenti musicali, impararono anche a costruire organi, impararono certe arti pittoriche, cosicché si poteva affermare che avessero prodotto pitture e sculture di pietra che sarebbero onorate in qualunque chiesa spagnola.
Ma immaginate ora in quale aura astrale era immerso tutto! Quelli che avevano contatto diretto con gli Indiani, che si mostravano loro immediatamente, erano soltanto persone intermedie dei Padri. I Padri vivevano rigorosamente separati, tenevano in mano tutti i fili, dirigevano tutto ed erano visibili soltanto nei loro abiti sontuosi che brillavano d’oro, nelle cerimonie della Messa, dove praticamente gli Indiani li vedevano soltanto nel profumo dell’incenso. Non era affatto strano che questi Indiani li guardassero in certo senso come esseri superiori, per tutti questi motivi. Ma tutto ciò apparteneva al penetrare direttamente nel corpo astrale.
Lo stato morale di questo Stato gesuita sembra non essere stato particolarmente cattivo. Almeno si racconta che nella maggior parte dei casi gli Indiani, che non avevano motivo di temere che qualcosa di quello che avevano fatto fosse rivelato, non potevano riconciliarlo con la loro coscienza senza denunciarsi da soli. E si vide che vennero inflitte soltanto pene con cui lo stesso punito si dichiarava d’accordo.
Non so se l’applicazione di questo principio nella nostra società avrebbe successo. Ma la gente non capisce affatto quanto i modi di pensare siano cambiati nel corso dei secoli. Pensate soltanto che quasi nello stesso tempo l’italiano Campanella descriveva uno Stato in modo simile a Tommaso Moro, l’Inglese, uno Stato che Campanella non credeva affatto non fosse realizzabile. Lo descriveva anche come molto realizzabile per l’epoca. Ma vi stabiliva come condizione fondamentale in questo Stato che nessuno fosse impiccato se non consenziente, se non si dichiarasse prima pronto a essere impiccato. Non è uno scherzo; lo si considera uno scherzo soltanto nei nostri tempi moderni.
Una cosa questi Gesuiti raggiunsero pure nel loro Stato: rifletterono sul problema di quanto dovesse essere lavorato da tutti gli uomini se applicassero la loro forza di lavoro. Poiché tutti lavoravano nel modo che ho descritto, eccetto i Gesuiti che si occupavano della direzione. Così rifletterono su quanto a lungo l’uomo dovesse lavorare se tutti lavorassero affinché si producesse ciò di cui una tale società umana chiusa insieme avesse bisogno. E scoprirono che allora l’uomo dovrebbe lavorare due giorni alla settimana con orario di lavoro abbastanza normale. Se dunque in uno Stato chiuso gli uomini lavorassero due giorni alla settimana, produrrebbero tutto ciò di cui la società umana ha bisogno. Perciò questi Gesuiti fecero lavorare la gente soltanto due giorni alla settimana per se stessa; quello che continuavano a lavorare negli altri giorni della settimana doveva essere consegnato allo Stato. Questo naturalmente fu usato per la propaganda gesuita nel resto del mondo, non è vero; beh, ma questo è da mettere sulla conto del gesuismo. Così per più di un secolo i Gesuiti ebbero comunque la possibilità di agire dovunque nel mondo con quello che forniva loro il lavoro di cinque giorni o almeno quattro giorni — la domenica lasciavano riposare la gente, dovevano sempre stare in chiesa a osservare e ascoltare le cerimonie — in questo Stato gesuita, con quello potevano poi operare economicamente il resto del mondo.
Infine però agli Europei che avevano fondato lì il loro dominio, che non erano Gesuiti ma che stavano nel capitalismo emergente, questa economia gesuita divenne troppo sciocca, e il 22 luglio 1768 comparvero squadroni di cavalleria abbastanza numerosi e abbastanza grandi, catturarono semplicemente i Gesuiti e se li portarono via, e così finì questo Stato gesuita. Dunque durò dal 1610 al 1768 e sviluppò un’attività quale l’ho descritta.
Volevo soltanto descrivervi questo per mostrarvi cosa si può raggiungere sviluppando metodi che penetrano nel corpo astrale dell’uomo. Naturalmente questi metodi erano molto più facili da applicare agli Indiani di quanto non lo sarebbero per altre popolazioni dell’umanità: altre parti dell’umanità non si potevano catturare così facilmente. Pensate cosa farebbero le persone delle province confinanti qui se venissero esseri sconosciuti lungo l’Elba e provassero a catturare gli uomini facendo musica! Così questi metodi potevano facilmente essere applicati allora perché si aveva a che fare con persone relativamente primitive. E quanto più risaliamo nello sviluppo dell’umanità, tanto più determinabili sono il corpo astrale e il corpo eterico dell’uomo. E questi popoli selvaggi hanno conservato qualcosa della precedente determinabilità, conservano soprattutto qualcosa della determinabilità ancora del corpo fisico. Si deve agire sul corpo astrale se si vuole agire in questo modo; ma il corpo astrale allora entra in vibrazioni e agisce sul corpo fisico, e questo è l’effetto reale. Se parlate a un uomo europeo, inviate al suo orecchio le parole, ma il suo cervello vibra nel modo in cui il cervello può vibrare secondo l’intera educazione e secondo tutte le condizioni di vita in cui è stato posto. Non era così con gli Indiani. Lì si operava nel loro corpo astrale, e allora il cervello vibrava con esso. Direi che attraverso queste azioni musicali e le altre azioni di culto questi Indiani venivano compresi in tutte le vibrazioni che procedevano da queste azioni. E diventavano fondamentalmente solo meri membri in un’aura astrale comune.
Noi Europei, non è vero, ce la caviamo meglio. Perché le nostre teste sono diventate più spesse e non sono così facili da influenzare. Questo è chiaro. Ma tutto, miei cari amici, è solo graduale, e nei singoli uomini di nuovo gradualmente diverso. E sebbene in Europa nella civiltà più elevata non si potesse operare nel modo descritto, naturalmente in grado minore esiste ancora la possibilità che si operi nei corpi eterici, nei corpi astrali degli uomini e che ciò si trasferisca poi ulteriormente nel corpo fisico in forma di vibrazioni. Solo non deve procedere dal singolo uomo; poiché anche se entrasse in una nube d’incenso fisico o spirituale, l’effetto nell’umanità europea non sarebbe più grande. Ma quello che i Gesuiti, direi, hanno fatto, semplicemente mettendo in campo il loro uomo fisico, non deve sempre accadere con gli uomini fisici. E dove, come detto il corpo è più denso che negli Indiani, non può nemmeno avvenire con l’uomo fisico, poiché non ci si lascia fare. Sarebbe da autoritari lasciarsi fare una cosa simile! Non ce la si lascia fare.
Ma nella misura — così è ancora nel primo terzo del quinto periodo post-atlantideo in cui viviamo — in cui l’autorità incarnata in qualche uomo fisico, come quella che i Gesuiti esercitavano, svanisce, nella stessa misura cresce la credenza nell’autorità quando gli esseri che operano sono meno o per niente fisici, operando soltanto attraverso gli uomini fisici. Sappiamo infatti che ci sono esseri arimanici che il popolo chiama diavoli. E sebbene nell’umanità cosiddetta civilizzata sia escluso ciò che si teme come fuoco ardente — l’autorità di un uomo in carne e ossa — tuttavia non è esclusa l’autorità se in tal modo che gli uomini fanno operano esseri arimanici. Poiché: il diavolo l’uomo colto non lo vede mai, e nemmeno se l'agguanta per il collo; con una piccola modifica di un detto del «Faust» si potrebbe dire così.
Questi esseri arimanici che tessono invisibili intorno a noi hanno i loro propri metodi e devono avere i loro propri metodi rispetto a quelli che, per esempio, i Gesuiti applicavano nello Stato del Paraguay nei diciassettesimo e diciottesimo secolo.
Poiché con questi Indiani si poteva operare sul corpo astrale e il loro corpo fisico era morbido. Ora si deve operare diversamente. Ora si deve particolarmente tener conto, si deve essere consapevoli del fatto che si influenza il pensiero degli uomini come tale, che ci si insinua con le forze così nelle direzioni del pensiero degli uomini che non se ne accorgono. Non dico che gli uomini lo facciano: per la maggior parte ciò avviene attraverso gli uomini, da esseri arimanici proviene, che si insinuano nelle direzioni di pensiero degli uomini. Gli uomini poi, quando assumono un giudizio, credono di assumerlo dalla loro convinzione. In superficie è giusto così. Nelle profondità non è corretto, la cosa sta diversamente. Quando il giudizio così vibra nella vita pubblica, che si — permettete l’espressione triviale — spalma in certe direzioni sentimentali, certi flussi di sensazione, allora la gente crede che con l’intelletto l'abbia compreso. In verità l'hanno soltanto accolto nelle loro abitudini di pensiero, in cui si è spalmato. E allora naturalmente la gente ha l’opinione che ha assunto qualcosa completamente senza alcuna credenza nell’autorità, mentre precisamente non nota affatto il modo in cui si è introdotto nascostamente nell’anima.
Come succede una cosa simile? Beh, vedete, una cosa simile accade per esempio nel modo seguente: nel corso dei tempi si forma, attraverso tutte le possibili abitudini di pensiero — e se voi indagate storicamente la questione, vedrete che davvero non si è formata dall’intelletto — una certa direzione di giudizio su ciò che è scientifico, quale deve essere il metodo scientifico, cosa è scienza severa. Poi, nello stesso modo, si aggiunge a questo giudizio su ciò che è scienza severa, nel corso del tempo, che questa scienza severa deve procedere da un luogo misterioso: l’Università o simile. Quello che non viene da lì, non s’impasta nelle abitudini di pensiero, non è vero? Ma poi si spalmano nelle abitudini di pensiero vari nomi. Non si crede a un’autorità, naturalmente; ma nemmeno si crede a nient’altro, al massimo a ciò che la personalità celebre ha detto al riguardo. E da tutti questi elementi si compone un tale flusso di giudizi. È proprio un letto di fiume per Arimane, un fiume per Arimane! Arimane può così far scorrere le sue forze dentro. Poiché nella vita conscia, nella vita veramente conscia, Arimane non può salire. Se si vigila sulla propria coscienza, Arimane non può entrar dentro. Ma se non si vigila e in questo modo, come ho descritto, ci si lascia assorbire nel flusso delle abitudini di pensiero, allora Arimane può entrare dappertutto e sistemarvi. E si è particolarmente poco protetti da questa sistemazione se ci si è davvero consegnati con tutta la personalità a questo flusso, se ci si è stati per esempio addestrati sin dalla più tenera età alla «scienza severa».
Supponiamo dunque che qualcuno nella nostra epoca fosse stato addestrato fin da giovane al severo metodo psicologico. La psicologia nella nostra epoca è diventata qualcosa di molto particolare. Eduardo di Hartmann nel 1901 scrisse una storia della psicologia moderna. In essa subito all’inizio ha parlato di quello di cui questa psicologia moderna non parla più, perché è stato scientificamente superato, perché non appartiene più alla scienza parlare di tali cose. Dice per esempio: «Soltanto nella prima metà del periodo da discutere» — cioè della seconda metà del diciannovesimo secolo — «alcuni filosofi teisti ancora sostengono sia l’immortalità di una sostanza spirituale autoconscia sia un resto di libertà indeterministica, contentandosi però per lo più di voler fondare la possibilità scientifica di questi desideri del cuore.» — Ma nei tempi più recenti questo è completamente cessato. È ovvio che in psicologia non ci si occupi né della questione dell’immortalità né della questione se esista la libertà umana; queste non sono più questioni scientifiche!
Così ci si viene addestrati in ciò che è effettivamente metodo scientifico. Si fondano società psicologiche in cui naturalmente non si deve discutere roba così stupida come la scienza dello spirito, perché non corrisponde a nessuna direzione scientifica.
Non so se negli ultimi giorni abbiate gettato un’occhiata ai giornali. Non dipende dalla tendenza politica del giornale che leggete; ma avete potuto leggere in ogni giornale di ogni tendenza politica articoli lunghi una colonna su una conferenza psicologica tenuta in una società psicologica dotta a Berlino. Un certo Dottor Löwenstein, un così propriamente colto psicologo contemporaneo, parlò nella società psicologica dotta sulla psicologia dell’annuncio matrimoniale! Si deve maneggiare completamente i metodi dotti per poterli applicare a ogni campo con rigorosa scientificità. Pensate soltanto, quale profitto c’è per la scienza quando si sa: appare un annuncio nel giornale, si cerca una ragazza o qualcosa di simile con ben determinate qualità, e così e così tante lettere arrivano. In quelle si esprime la psiche, l’anima di così e così tante ragazze. Che profonde intuizioni si ottengono così sulla vita dell’anima! Non è davvero molto più degno parlare di queste intuizioni che nel vecchio modo dell’immortalità dell’anima o della libertà dell’uomo? Lo fanno solo coloro che oggi non capiscono più nulla di scienza severa! Ma si deve prima essere sperimentatore per poter trattare tali cose completamente scientificamente. Poiché, non è vero, il severo metodo scientifico dice: osservazioni casuali non conducono a quella che si chiama — non so, l’espressione vi sarà nota — induzione completa. Si deve sempre porre a fondamento un’induzione completa. Cioè, i casi devono essere trattati cosicché non si accolgano soltanto osservazioni casuali, per che ci si potrebbe sbagliare nelle conclusioni; si deve dunque essere sperimentatore. Come il chimico attraverso esperimenti estrae i segreti della natura, così si devono estirpare dal segreti della vita dell’anima, che si sviluppano quando gli annunci matrimoniali volano intorno e le lettere ritornano, non è vero?
Ma come si diventa sperimentatore? Anche questo i giornali hanno spiegato più dettagliatamente in articoli lunghi una colonna. Dunque si è uno studioso, uno psicologo — non del genere antico che ancora parla dell’immortalità dell’anima; si parla dell’annuncio matrimoniale. Si stende anzitutto un annuncio matrimoniale! Anzitutto — così racconta il giornale — del genere per cui si cerca una ragazza più giovane, idealisticamente inclinata, che non guardi troppo all’esterno della condizione di vita. Poi si lascia volare questo annuncio. Si ricevono molte lettere. Il severo studioso in questione ha ricevuto nella sua cosa ben oltre duecento lettere per i suoi annunci. Beh, da lì già si vede bene dentro la psiche! Si può già giudicare cosa un tale annuncio produce nelle anime. — Questo è un modo. Ma affinché si abbia un’induzione completa, cioè il problema sia abbracciato anche d’altro canto, si fa un secondo annuncio, dove si cerca meno una compagna di vita idealistica, ma piuttosto una più vivace, una che guardi più alla vita esterna. Di nuovo oltre duecento risposte!
Lo studioso allora è anche proceduto in modo scrupoloso. Ha ripercorso la storia dell’annuncio matrimoniale, come si è sviluppato. Ora finalmente si sa che il primo annuncio matrimoniale appare già più di cento anni fa in un foglio di Amburgo. Pensate soltanto, finalmente lo si sa! Si sa persino quanto era lungo: molto più lungo di oggi! Allora aveva la lunghezza di un intero feuilleton. Ma il numero deve essersi moltiplicato, questi strani oggetti della psicologia moderna. Fu raccontato che colui in questione, per avere un’induzione completa, contò anche quanti annunci matrimoniali appajono in due giornali in due giorni successivi. Non lo fece una sola volta ma più volte. Lo si fa così che si addiziona, che si prende il valore medio aritmetico da molti casi, dunque si divide. Non è vero, la matematica scientifica deve esserci dappertutto. Sì, credo di non sbagliarmi: settecento — i giornali affermavano — annunci matrimoniali sarebbero appar si in due giornali diversi in due giorni successivi.
Vediamo dunque un campo molto ampio da coltivare con scienza severa presiedentemente disponibile. Ora non so se lo studioso fosse davvero così, ma i giornali l'hanno scritto così: che la cosa avrebbe avuto un buon significato, avrebbe detto, un significato più profondo; poiché la psicologia, che finalmente l’avrebbe portata a una certa altezza scientifica, dovrebbe ora veramente compiere tutto il suo compito e penetrare proprio in questo momento nella vita pratica che presenta all’umanità esigenze grandiose come il momento attuale. E questo studioso avrebbe detto: quelli che ora sviluppano questa psicologia dell’annuncio matrimoniale diventeranno psicologi pratici in questo campo. Quali servizi potranno rendere ai guerrieri che tornano dalle trincee che ora dovranno cercare la compagna di vita adatta! Dunque lo psicologo con la sua formazione erudita finalmente acquisita deve poter intervenire e dalle sue esperienze, dai suoi risultati scientifici, scoprire la corretta redazione dell’annuncio matrimoniale, potere consigliare la corretta redazione ai bisognosi guerrieri che tornano dalle trincee!
Non è una favola, è accaduto in questi giorni, miei cari amici, e ci mostra come gli uomini non sappiano affatto cosa accade nel loro corpo astrale, perché di questo corpo astrale non sanno nulla. Poiché tutta la cosa è possibile solo perché ci sono questi flussi che nel modo delle forze arimaniche si mescolano nelle abitudini di pensiero degli uomini e generano negli uomini un’opinione di scientificità che ora può essere applicata a tutto. Se ancora accompagnata da qualche umorismo, la si può ancora perdonare. Almeno con qualche umorismo ha scritto quel dotto filologo che adesso negli «Annali prussiani» ha pure pubblicato un trattato ampio e rispondente ai tempi, in cui ricerca se anche la letteratura greca può fornire prove del fatto che i Greci come gli uomini moderni hanno sofferto dei pidocchi. E ha dunque ricercato tutta la letteratura greca per vedere quale ruolo i pidocchi abbiano giocato nella letteratura greca da Omero fino ad Aristofane. Almeno con qualche umorismo. Ma il trattato è severamente scientifico; sta negli «Annali prussiani»!
Queste cose illuminano già ciò che si compie nei fondamenti della vita contemporanea. E sono più importanti di quanto dapprima si possa pensare. È già importante sapere che nella nostra epoca abbiamo bisogno di un flusso di scienza dello spirito, che inizialmente da quelli che stanno sotto tali abitudini di pensiero, come ho indicato, è propriamente temuto. Poiché è temuto perché fornisce una conoscenza umana, davanti a cui ci si spaventa, incosciatamente; una conoscenza umana che può essere equilibrata nella vita solo se, di fronte a ciò che arriva, non si può soffrire la propria relazione con l’umanità. Perciò, per esempio, in un tale contesto sociale come il nostro, insieme alla diffusione della scienza dello spirito si mira a sviluppare quei sentimenti che sono sentimenti di fraternità. Questo deve essere la necessaria controimmagine; altrimenti le passioni sarebbero troppo scatenate. Ma d’altro lato è già necessario, per giudicare le cose nel nostro tempo, poter gettare uno sguardo dentro la costituzione di molti uomini. Si dovrà sempre sviluppare una certa regola in questo campo, che, direi, si potrebbe paragonare alla salvaguardia del segreto della lettera. Non è vero, se si trova una lettera indirizzata a un altro, non si guarda dentro. Così neppure si guarda dentro la vita spirituale e dentro l’intera vita umana di un altro senza un motivo. Ma un motivo può già essere questo: che si vede da qualche parte: qui agisce una personalità che ha questa e quella importanza per i contemporanei. Allora, per illuminare i contemporanei, si deve davvero illuminare questa vita spirituale di questa personalità con i mezzi che possono anche venire dalla scienza dello spirito. Poiché tale Löwenstein con la sua psicologia dell’annuncio matrimoniale è già idoneo a diffondere le più folli visioni sul carattere fondamentale del veramente scientifico tra quelli che naturalmente non sono autoritari — è chiaro — ma che però — ebbene, come si dovrebbe dire, non sono né autoritari né credenti — diciamo con la parola triviale: ci cadono dentro quando qualcosa si presenta nel mantello della scientificità. Ma dobbiamo assolutamente sapere che l’anima dell’uomo è una cosa assai, assai complicata, che l’intero uomo è una cosa complicata e che non lo si può conoscere se non si può entrare nelle sue complicazioni. Considerate soltanto: quattro membri anzitutto — se mettiamo da parte i membri superiori — che agiscono l’uno nell’altro nell’uomo, sono lì. Il corpo fisico anzitutto può ancora avere qualcosa della morbidezza e della flessibilità del quarto periodo post-atlantideo, ma insieme avere qualcosa di una buona ricettività per tutto ciò che la vita di pensiero contemporanea produce. Così può sorgere un uomo che, diciamo, ha queste proprietà: un organismo che da un lato ha ancora le proprietà rimaste del tempo greco-latino, ma insieme ha una testa che i pensieri sviluppati nel presente può acquisire e riprodurre con una certa acutezza. Questo può certamente essere. Si considererà tale uomo come acuto, come assai intelligente. Ma può però, per la qualità speciale del suo corpo di cui ho parlato, essere débile mentale. Se si sa che l’uomo è un essere complicato, non è una contraddizione che sia débile mentale e acuto, débile mentale e intelligente insieme. La scienza dello spirito è già qualcosa che ci fornisce come una luce per trovar ci nei rapporti complicati dalla stessa umanità nella presente situazione.
Davvero, miei cari amici, non crediate che io abbia qualcosa in contrario se ora qualcuno in questi giorni discute le condizioni americane con particolare cautela. Contro l’osservanza di cautele politiche, contro un comportamento e un contegno corrispondenti, in modo che accadano certe cose che devono accadere, naturalmente non avanzo nulla in contrario nel minimo grado. Ma questo non impedisce che si veda la verità. E perciò, sebbene queste condizioni siano venute, precisamente perché sono venute, in uno dei pubblici discorsi poco fa ho attirato l’attenzione sulla maniera in cui l’uomo di Stato attualmente dirigente in America Wilson sviluppa forme di pensiero. Ho letto un passo su come pensa alla libertà — era in un pubblico discorso — per illustrare come questo, ora, diciamo in questi giorni non americano ma questo pensiero meccanicistico, sia lontano da quello che ci siamo acquisiti attraverso la cultura europea come tessere e essere spirituali, per esempio attraverso persone che posero i primi elementi di una vera dottrina della libertà, attraverso Fichte o altri spiriti simili. Si potrebbe dunque chiedere: è necessario che dalle condizioni politiche attuali proceda il fatto che qualcuno vada e «casualmente» — diciamo — citi ancora le stesse frasi che una volta furono citate dal libro sulla libertà, e poi aggiunga, per caratterizzare il Signor Wilson: una cosa così significativa non è stata scritta in due anni su tutta la terra. Noi in Europa potremmo essere contenti se avessimo qui un uomo così. Questo è il Fichte dell’America. — Così sta là! Il Signor Wilson: il Fichte dell’America! Scritto nella letteratura tedesca in questi giorni!
Miei cari amici, tali fenomeni sono possibili solo dal fatto che gli uomini appunto sono complicati. E tra noi possiamo dunque indicare tali situazioni particolari, poiché è necessario che tra noi ci siano persone che si intendono della vita attraverso quello che la scienza dello spirito ci mette in mano, affinché ci intendiamo della vita. Io dissi: si può portare in giro un corpo che è ancora così determinabile come un corpo greco-latino, che cioè non è arrivato all’altezza della corporalità contemporanea, e si può essere insieme assai acuto e intelligente e assorbire tutto quello che nel presente è espresso in forme di giudizio, dunque essere davvero un uomo molto intelligente; si può essere un debil mentale e insieme un uomo molto intelligente. Sì, si troverà forse proprio per questo presso i nostri — ebbene, non si può di nuovo dire autoritari — dunque presso i nostri contemporanei non autoritari, particolare approvazione, se attraverso il suo corpo morbido si rappresenta un grammofono, un tipo di grammofono umano, attraverso cui tutti i pensieri contemporanei possono ancora agire amplificati, distorti, caricaturati. Si deve naturalmente stare personalmente nel presente e nella sua formazione spirituale, se si vuol trovare sufficientemente assurdo e sciocco scrivere roba simile come è stata enumerata. Ma non si ha bisogno, per agire come uomo intelligente, di stare nella cultura del presente, nella vita spirituale contemporanea, ma bisogna solo essere così acuto da assorbire le forme di pensiero contemporanee e poi avere un corpo come ho descritto. E vedete, questo è il fenomeno di un giornalista contemporaneo che da decenni ha grande influsso, un influsso molto esteso, questo è il fenomeno di Massimiliano Harden.
Si deve sapere quali forze operano nel nostro presente, si deve sapere come oggi si formano le opinioni pubbliche e come risalgono alle nature umane. Ma non si ha alcun mezzo per sapere questo se non ci si impegna nella conoscenza dell’uomo dalla scienza dello spirito in poi. Solo così si è protetti dal farsi trascinare anche dal flusso che ho descritto e che produce le abitudini di pensiero da cui la gente crede: autorità, uh, quella l’abbiamo già superata da tempo, noi che abbiamo fatto così meravigliosamente bene! Non siamo autoritari, ma crediamo tutto quello che sta nella «Zukunft» — se apparteniamo a un certo circolo di lettori, naturalmente!
Quello che deve venire, miei cari amici, è che dal giudizio della scienza dello spirituale, senza che l'infiliamo nel nostro comportamento pratico — naturalmente non sistemeremo le nostre emozioni di conseguenza, ma il nostro giudizio sì — segua una consapevolezza dei valori che operano nella nostra cultura. Oggi tutto è una massa così indeterminata e caotica. Non viviamo in regioni dove almeno la maggior parte degli uomini è come questi Indiani descritti, che guardano dove i sacerdoti nei loro abiti d’oro stanno nella nube d’incenso. No, non lo facciamo! Ma abbiamo altri altari: i giornali e simili. E sebbene la nube sia più spirituale di quella che circonda questi — naturalmente la nube d’incenso è materiale quanto la nube che circonda le autorità del presente — sebbene questa nube sia più spirituale, miei cari amici: spiritualmente non profuma così bene come materialmente profuma l’incenso!
Qui c’è questa massa intera, questa massa caotica di ciò che agisce sulla gente libera dall’autorità con una forte autorità. Ma è difficile portare a prevalere nel modo giusto l’unico mezzo che può portare l’uomo fuori da quello in cui oggi facilmente si trova. Dunque bisogna già poter entrare su ogni cosa a poco a poco. Sì, miei cari amici, le difficoltà non sono davvero piccole che la scienza dello spirito ha per penetrare nella vita, nel che deve penetrare. Poiché deve allora afferrare i vari campi della vita; si può sempre operare solo su un campo dopo l’altro, e si deve operare lentamente e gradualmente sugli uomini. Così abbiamo allora provato, anzitutto, perché così il karma ha voluto, a sviluppare una sorta di arte espressiva che conoscete tutti. È stata spesso discussa sotto il nome di euritmia. Certamente, si può pensare di questa euritmia come si vuole; ma l’esigenza principale è che le sia dato un modo degno davanti alle persone. Alcuni giorni fa dovemmo leggere che un nostro membro — un nostro membro! — si è presentato a Monaco, un signore lungo e magro, che ha prima recitato poesie a suo modo, poi è scomparso, ha indossato pantaloni bianchi e i relativi giacca e poi, come il giornale naturalmente ha scritto in questa occasione sotto ridicolo, ha continuato a recitare con vari movimenti distorti, mentre teneva un velo nelle mani che muoveva in vari modi; poi è scomparso di nuovo, è riapparso in una veste blu con orli gialli; e sotto una tempesta di applausi beffardi ha proseguito, continuando a recitare. Tutto questo l’ha poi annunciato — è un nostro membro! — sotto il titolo di «arte di recitazione euritmica». Così abbiamo portato le cose al punto che la nostra così cara euritmia è stata resa ridicola publicamente da un nostro membro stesso. «Euritmia e altri flagelli di guerra», così era il titolo di uno degli articoli nei fogli di Monaco.
Vedete: è difficile trasmettere la scienza dello spirito nella vita quando in coloro che vogliono partecipare non c’è lo spirito giusto. È già necessario, miei cari amici, che consideriamo molto, molto più seriamente di quanto finora è stato fatto, quello che dovrebbe passare come impulsi attraverso il nostro movimento della scienza dello spirito.
Di questo continueremo la prossima volta.
Ho già accennato più volte, proprio in queste considerazioni, che è necessario gettare uno sguardo, dal nostro punto di vista, sulle relazioni che sussistono fra ciò che conosciamo mediante la scienza dello spirito e quella che oggi, in relazione alla scienza e alla conoscenza, è considerata quasi universalmente come l’unica cosa giusta. Si potrebbe immaginare che il corso dell’evoluzione spirituale dell’Europa centrale negli ultimi secoli fosse andato diversamente da come è effettivamente andato. Ora, ciò non costituisce una violazione della legge universale del karma, se si ha il convincimento che qualcosa che nel mondo è accaduto avrebbe potuto accadere diversamente. Infatti la legge del karma — e su questo torneremo a parlare la prossima volta — non esclude affatto che la libertà agisca nel mondo. Coloro che non cadono nel fatalismo — quelli che cioè si immaginano che tutto nel mondo debba essere accaduto così come si è effettivamente svolto secondo l’osservazione sensoria esterna e secondo ciò che è divenuto accessibile all’osservazione sensoria esterna — sono proprio coloro che, nel senso della scienza dello spirito, parlano da una parte del karma e dall’altra di ciò che si svolge nel mondo esterno. Infatti, con ciò che si svolge nel mondo esterno accade simultaneamente sempre anche qualcosa di spirituale. I due flussi procedono insieme, e la legge del karma si riferisce a entrambi i flussi insieme: qualcosa nel mondo esterno potrebbe ben procedere diversamente di come appare nel mondo esterno, e tuttavia il necessario avverrebbe. Lo noto solo preliminarmente perché voglio sviluppare un po’ più il pensiero, cioè che almeno è pensabile un corso diverso dell’evoluzione spirituale dell’Europa centrale, dell’evoluzione spirituale che riguarda proprio la conoscenza, da come si è effettivamente svolto per l’osservazione esterna.
Certo, cari amici, oggi nella maggior parte dei circoli si porta venerazione a Schiller e Goethe; e nei tempi più recenti addirittura alcuni si spingono a venerare Fichte come un grande spirito, benché la maggior parte delle persone si risparmi il fastidio di conoscere anche solo i primissimi concetti fondamentali di Fichte, limitandosi a ciò che si può accogliere ma non si può comprendere se non si accolgono appunto questi concetti fondamentali. Ma noi veneriamo negli ampi strati Goethe, Schiller, Fichte e ancora altri. Li veneriamo fondamentalmente nel modo in cui ci si può comportare migliore venerazione senza conoscere veramente i personaggi venerati. Lo stesso vale per Goethe e Schiller. Conoscere Goethe e Schiller nella loro vera essenza, conoscere ciò che è vissuto nel loro spirito — il tempo per questo deve ancora venire. E possiamo solo sperare che nasca dalla serietà della nostra epoca. La sete di comprendere, ad esempio, Goethe esiste già. È verso la sete e la nostalgia dello spirituale che è rivolta la sensibilità del popolo nel senso più lato; l’ho detto in una delle conferenze recenti. Ma si tratta di come coloro che sono i condottieri nello spirito amministrano questo loro ufficio di guida. Ora il «Faust» dovrebbe perfino appartenere ai libri più letti! Se ne può esser sicuri: quando coloro che oggi, dalle difficoltà dell’epoca, leggono il «Faust», ripenseranno a ciò che hanno letto nel «Faust», bramiranno una spiegazione da quei mondi che erano aperti alla visione spirituale di Goethe. Ma troveranno orribile se a questa spiegazione si presenterà loro ciò che i teorici apparentemente incaricati di tali spiegazioni hanno teorizzato. Abbiamo sì filosofi celebri: Köhler e Eucken. Ma coloro che troverebbero orribile tale esegesi di Köhler o di Eucken, già presterebbero ascolto se fosse loro accessibile ciò che la scienza dello spirito ha in comune con Goethe e da ciò da cui lui ha creato.
L’evoluzione spirituale del diciannovesimo secolo avrebbe potuto svolgersi in modo da accogliere in sé ciò che stava a fondamento della concezione complessiva di Goethe e Schiller e degli altri che stanno attorno a loro e che condividono con loro il medesimo atteggiamento conoscitivo. Ma le cose sono andate diversamente. Oggi basta — racconto un fatto — entrare in una libreria, e il commesso deve servirvi; chiedete gli «Scritti naturalistici» di Goethe, ed egli vi consiglia invece di prendere Bölsche, perché oggi Goethe sarebbe invecchiato! — Perché allora le cose sono andate diversamente da come avrebbero dovuto andare, se i semi che dormivano nel grande periodo della conoscenza classica dal voltarsi del diciottesimo e diciannovesimo secolo si fossero sviluppati vitalmente? Da questi semi la scienza dello spirito si svilupperebbe in linea retta e continuazione. Questo mostrerò particolarmente nello scritto che ben presto apparirà e che avrà il titolo: «Dal mistero dell’uomo. Il pensare, il vedere e il sentire di personalità tedesche e austriache». Perché non è stata accettata ciò che riposa nei semi della concezione del mondo di Goethe e Schiller? Perché se ne ha paura, paura per il seguente motivo: è comodo procurarsi oggi delle conoscenze, perché si deve solo far proprio ciò che vi viene presentato — come si dice? — ingozzarselo e poi eventualmente rieggurgitarlo un po’, e diventa un’«autorità»! La scienza dello spirito esige certo un pensiero più profondo e più intenso di quanto la maggior parte degli attuali dotti sia capace di produrre. E la paura di doversi mettere a imparare, è proprio questa che ostacola. La paura di concetti e idee più difficili è il vero motivo degli ostacoli. L’attuale forma di venerazione per Goethe e Schiller è piuttosto idonea a offuscare ciò che Goethe e Schiller hanno dato all’umanità, piuttosto che a chiarirlo. Perché? Perché si è diffuso un atteggiamento che non vuol penetrare in ciò che deve essere compreso dallo spirito che possedevano queste personalità. Questo atteggiamento sorse già nell’epoca di Goethe e Schiller stessa, in quel grande tempo in cui a Jena regnava lo spirito di Goethe, insegnavano Schiller, Fichte, Schlegel, Schelling, quegli spiriti di cui abbiamo parlato tanto in questo inverno e che tratterò anche nel libro che apparirà prossimamente.
Ciò che questi spiriti avevano da dire su molti dettagli della vita sta naturalmente sempre in una certa relazione e deve essere compreso da quella relazione, dallo spirito intero della loro essenza. Ciò che da Goethe e Schiller, da Fichte, Schlegel e così via è rimasto per il nostro tempo, ha potuto rimanere solo perché fondamentalmente hanno vinto gli alleati, diciamo, di quel tal uomo che era comparso ancora al tempo di Goethe e che ha osato, in uno che si può dire dei peggiori pamphlet, porre coloro che erano entrati nella scuola di Goethe, Schiller, Fichte, Schlegel come sciocchi, come visionari e sognatori nocivi alla vita. Una cosa del genere si può sempre conseguire: ridicolizzare ciò che proviene da una ricerca seria della verità. Certo, talvolta certi insegnamenti che sorgono da ricerca seria della verità presentano una certa unilateralità. Ma quando poi si estraggono appunto queste unilateralità, come si dice a Berlino, per rendere sospetto quell’atteggiamento, quell’atteggiamento conoscitivo, allora si ha «un grande pubblico». L’uomo — intendo Kotzebue — è stato dimenticato; ma i Kotzebue — si sono liberati del male incarnato, ma il male è rimasto — sono abbastanza presenti nella nostra intera vita spirituale. Si possono trovare in molti dei detti di Schlegel, Fichte, anche Goethe e Schiller, diversi elementi che echeggiano già la nostra scienza dello spirito. Ma si possono anche strappare molte cose dal loro contesto, e questi spiriti sospettati, come se fossero stati sciocchi e avessero detto assurdità per nuocere al vero progresso umano, cioè a ciò che la dabbenaggine filistea, che vuol solo attenersi al sensibile-reale, si immagina come progresso.
Kotzebue — ricordiamocelo oggi — è stato dimenticato; ma i Kotzebue rimangono. Ricordiamoci oggi di questo Kotzebue. Scrisse un pamphlet, un dramma, in cui rappresenta uno studente che ritorna nell’ambiente filisteo della sua famiglia — non intendo nulla di male — dopo che — è detto espressamente — a Jena ha acquisito le dottrine deleterie di Goethe, Schiller, Fichte, Schlegel. È rappresentato come una sorta di folle e insieme come un «asino iperboreo». Il pamphlet si intitola: «L’asino iperboreo o l’educazione contemporanea». È detto espressamente — lo rilevo ancora una volta — che il tale che ritorna, Karl von Berg, è studente di Goethe, Schiller, Fichte, Schlegel. Solo un paio di scene voglio portarvi dinanzi all’animo, dinanzi alla consapevolezza. Lo studente Karl von Berg torna a casa dopo aver acquisito gli insegnamenti di Goethe, Schiller, Fichte, Schlegel e altri nel grande tempo dell’evoluzione spirituale più recente a Jena. È ricevuto dapprima dalla madre. Non si può farle un torto se non è proprio tranquilla, se teme che il suo caro figlio sia potuto diventare empio in una tale situazione, dopo tutto ciò che le sarà stato ficcato negli orecchi. E allora la signora von Berg dice a suo figlio Karl, dopo che è tornato a casa: «La signora von Berg: Ancora una volta ti stringo al mio cuore materno! (l'abbraccia). Grazie a Dio, ti ho di nuovo! Te, mia speranza, mio orgoglio, il mio tutto! — Sei ancora quello che eri? — Oh sì, lo sarai! Che tu abbia imparato tanto o poco; la madre angosciata preferirebbe rivederti pio piuttosto che dotto. Se ne andasti virtuoso da me, virtuoso torni tra le mie braccia, vero? Karl: Cara madre, non c’è altra virtù che la conseguenza. Madre: Come? Allora potrebbe essere virtuoso anche il più grande briccone? Karl: Se agisce conseguentemente.
Madre: Oh no! Che cosa è? Karl! Hai ancora la religione?
Karl: La religione è per lo più solo un supplemento o addirittura un surrogato della cultura.» Noto espressamente che questo raggiro letterario è stato condotto così lontano che tutto ciò che Karl dice è preso letteralmente dagli scritti di questi uomini — strappato dal contesto, almeno.
«Madre: Nulla di più?
Karl: Nulla è religioso nel senso stretto che non sia un prodotto della libertà.» — Pensate, una frase così bella! —
«Madre: Non posso discutere con te su questo, ma desidero solo rassicurazioni. Mi è stato riferito così tanto di questi sistemi di moda attuali. (Pone la sua mano sulla sua spalla e parla ansiosamente.) Karl! Credi ancora in Dio?
Karl: Io stesso sono Dio.»
L’abitazione di Dio nel proprio petto.
«Madre: Guai a me! È diventato come il povero Wezel di Sondershausen!» Il povero Wezel di Sondershausen era infatti un poeta di quel tempo che era diventato pazzo.
«Karl: Ogni uomo buono diventa sempre più e più Dio. Diventar Dio, essere uomo, svilupparsi sono espressioni che significano la stessa cosa.» È tutto letteralmente dal contesto!
«Madre: Che cosa è questo! Temo che non creda a nessun Dio e ne crede milioni!
Karl: Se ogni individuo infinito è Dio, allora ci sono tanti dèi quanti ideali.
Madre: Finito è il suo cristianesimo!
Karl: L’ideale scientifico del cristianesimo è una caratterizzazione della divinità con infinite variazioni.
Madre: Parli di un rondò?
Karl: Dio non è soltanto un pensiero, ma insieme anche una cosa, come tutti i pensieri che non sono pure immaginazione.
Madre: Dimmi, quale religione hai propriamente?
Karl: È un desiderio molto naturale, quasi inevitabile, voler riunire in sé tutti i generi di religione.
Madre: Tutti? Karl: Tutti.
Madre: Ah! Non posso risponderti. Ma ti prego, parla con il nostro parroco, è un uomo saggio e ragionevole.
Karl: Non voglio. La religione è semplicemente grande come la natura. Il miglior prete ne ha solo un pezzo.» Tutto letteralmente!
«Madre: Ti assicuro che ne ha tutta.
Karl: Inoltre io stesso sono prete.
Madre (sorpresa): Nello stesso tempo Dio e prete?
Karl: Il rapporto del vero artista e del vero uomo con i suoi ideali è completamente religione. Per chi questo servizio divino interiore è scopo e compito di tutta la vita, costui è prete, e quindi io pure sono prete.
Madre: Figlio! Figlio! Che cosa ne sarà di te in questo e nell’altro mondo!
Karl: Fra gli uomini moderni si parla sempre di questo e quell’altro mondo, come se ce ne fosse più di uno.
Madre: Guai a te! Sei nelle reti di Satana!»
Posso assicurarvi: quel pastore protestante che a Amburgo — ho letto io stesso la lettera — scrisse a uno dei nostri membri che io stesso ero Satana, non è rimasto isolato! «Sei nelle reti di Satana!
Karl: Satana è un’invenzione tedesca, perché il Satana tedesco è più satanico di quello italiano e inglese. È un favorito dei poeti e filosofi tedeschi, deve quindi avere anche il suo lato buono.
Madre: Satana avere il suo bene?!
Karl: Non mi piace nella mitologia cristiana che manchino i satani.
Madre: Ah mio Dio! Non ne abbiamo abbastanza di un solo Satana? —
Karl: Madre, vi prego, non queste elegìe del genere eroicamente lugubre; sono i sentimenti della miseria al pensiero dell’idiozia dei rapporti fra la piattezza e la follia.
Madre: Ebbene, benché non comprenda le tue ingiurie.
Karl: Volete tenermi fermo nel mio percorso? È inutile. Chi una volta, stupidamente o nobilmente, si è sforzato di penetrare nel corso dello spirito umano —
Madre: Penetrare? in un corso? che cosa significa?
Karl: Deve procedere con esso, altrimenti non sta meglio di un cane nello spiedo, che non vuol muovere le zampe in avanti.
Madre: Ah, ti prego, muovi le zampe all’indietro! La tua alta confusione spirituale potrebbe condurti un giorno alla disperazione e al suicidio!
Karl: Il suicidio è solo un evento, raramente un’azione.» Strappato dal contesto!
«Madre: Oh, per me sarebbe un evento terribile!
Karl: Se è un’azione, allora non si può parlare di diritto, ma solo di convenienza.
Madre: Non è né giusto né conveniente.
Karl: Vi sbagliate, non è mai ingiusto morire volontariamente, ma spesso è sconveniente vivere più a lungo.
Madre: Che cosa devo sentire! guai a me! come amaro mi ha tradito la mia speranza!
Karl: Stai tranquilla, madre, presto penserai come me.
Madre (con ripugnanza): Mai!
Karl: Voi forse pensate come Rousseau: che un certo lieto libero pensiero convenga meno alle donne che agli uomini? Madre: Né a voi né a noi.
Karl: Ma questo è solo uno dei moltissimi luoghi comuni di Rousseau validi universalmente.
Madre: Uomo sciocco! È sfrontato parlar così di Rousseau. Ma grande Dio! fossi almeno solo sfrontato! —
Io ti lascio profondamente afflitto. Sono solo una donna e non posso opporvi che il mio sentimento. Tuo zio è uomo, lui possa parlarti da uomo (esce). Karl (solo): L’uomo piatto giudica tutti gli altri uomini come uomini, ma li tratta come cose, e non comprende affatto che sono uomini diversi da lui.»
Ora da una scena seguente. Karl, che ora affronta suo zio, il barone.
«Karl: L’uomo è una bestia seria.
Barone: Una bestia? Vergognati. Noto già che hai studiato troppo, sei stato troppo solitario. Ti porterò in buona compagnia.
Karl: Le compagnie dei Tedeschi sono serie, le loro commedie e satire sono serie, la loro critica è seria, tutta la loro bella letteratura è seria.
Barone: Oh, tra i Tedeschi ci sono anche abbastanza folli.
Karl: La follia è un’assoluta corruttela della tendenza, mancanza totale di spirito storico.
Barone: Ascolta un po’, cugino, smettila con questo chiasso e parliamo ragionevolmente. Ho un progetto per te.
Karl: Un progetto è il germe soggettivo di un oggetto nascente.
Barone: Non importa, tu devi avere un’esistenza.
Karl: Non può esservi nulla di più presuntuoso che esistere genericamente o addirittura in un modo distinto e indipendente.» Dunque la grande questione dell’esistenza, vero!
«Barone: Allora, al diavolo! come esisto allora io?
Karl: Voi? Voi non esistete affatto.
Barone (rimbalza): Affatto?
Karl: La maggior parte degli uomini sono solo pretendenti equiparati all’esistenza; ci sono pochi esseri.
Barone: Uomo! Sei o pazzo o folle.
Karl: La follia differisce dalla pazzia solo per il fatto che è volontaria come la stupidità.»
Ora un altro stralcio. È una scena tra Karl e Malchen.
«Karl corre incontro a Malchen e la strappa violentemente al suo petto. Karl: Oh, mia Amalia!
Malchen: Piano! Piano, caro cugino! Mi stritoli. Karl: Nella natura dell’uomo c’è un certo entusiasmo goffo che facilmente diviene divino fino alla rozzezza (vuol abbracciarla di nuovo). Malchen (vergognosa e resistendo): Non così impetuosamente, caro
Karl. Karl (la guarda sorridendo): È davvero una situazione comica essere una ragazza innocente. Malchen (stupita): Come? una situazione comica? Karl: Certamente, ma le donne devono rimanere pudiche finché gli uomini sono sentimentali, stupidi e cattivi abbastanza da esigere da loro l’innocenza eterna e la mancanza di educazione. Malchen: Dunque non esigete innocenza da me? Karl: Siete una ragazza fiorita e quindi il più affascinante simbolo della pura buona volontà. Malchen: Un complimento singolare! Karl: Ci sposeremo. Malchen: Forse. Karl: È vero che alle donne manca il senso dell’arte, l’attitudine alla scienza e all’astrazione, è vero che la malizia volontaria con la fredda ingenuità e l'insensibilità ridanciana è un’arte innata del loro sesso. — Malchen: Una caratterizzazione lusinghiera! Karl: Tuttavia sono deciso a fare il tentativo. Malchen: Un tentativo? Affascinante. Karl: Quasi tutti i matrimoni sono solo concubinati, tentativi provvisori di un vero matrimonio. Malchen: Signor cugino, spero di non comprendervi. Karl: Potremmo anche eventualmente portare il tentativo su larga scala, ad esempio un matrimonio à quatre. Malchen (quasi muta di stupore): Come?
Karl: Non si vede come si potrebbe obiettare solidamente a un matrimonio à quatre.» Tutto strappato!
«Malchen: Sareste davvero capace di dividere la vostra amata?
Karl: Mi sforzerò di possedervi come se non vi possedessi.
Malchen: Una prospettiva piacevole!
Karl: È il dovere del vero cinico.»
Ancora uno stralcio. Il principe arriva e discute anche con Karl. «Principe: Amo la storia.
Karl: Lo stile storico deve essere nobile per la solidità nuda, la grandezza sublime e la gioia grandiosa.
Principe: Che bomba di parole! Vi siete forse dedicato all’amministrazione dello stato?
Karl: Se solo non accadesse che nelle azioni del potere legislativo, esecutivo o giudiziario spesso vi fosse qualcosa di arbitrario, per che non sembrano autorizzati da sé.
Principe: Che cosa si potrebbe fare?
Karl: La competenza per questo non è derivata dal potere costituente? Principe: Può essere.
Karl: Allora potrebbe certo avere un veto?
Principe: Ora vedo dove volete arrivare e amichevolmente vi consiglio di non occuparvi di amministrazione dello stato; almeno non nel mio paese, dove regnano pace e moralità.
Karl: Moralità? Difficilmente lo credo. Poiché il primo impulso della moralità è l’opposizione alla legalità positiva e alla rettitudine convenzionale.
Principe: Questo sa molto di questi nuovi principi distruttori di tutto.» Sebbene il terreno su cui si è opposto non sia stato mantenuto così rigorosamente da come poteva derivare dal grande rinascimento spirituale di quel tempo, lo spirito che si è ribellato a esso ha dominato assoluto. E così è davvero così, che i semi che allora sono stati piantati devono prima germinare. E germineranno non altrimenti che quando gli uomini perdano la paura che sgorga dalla comodità e dalla piattezza dinanzi a ciò che la scienza dello spirito può sviluppare dai mondi spirituali. La prima condizione sarà che si riconosca come sia necessario — l’ho detto più volte — nella vita essere vero, assolutamente vero, avere veramente il coraggio di giungere alle — permettete ora la parola, sta scritto lì dentro — alle conseguenze di ciò che si riconosce come vero. La verità non sta soltanto nel modo in cui si fanno le proprie affermazioni: la verità o la menzogna sta già nel modo in cui si usano le parole. Lo si può vedere chiaramente e distinto quando si considera la resistenza che oggi viene dal mondo esterno, nell’ambito che dovrebbe portare a comprendere il cristianesimo e il mistero del Golgota così come deve essere compreso nel nostro tempo, affinché l’uomo possa porre tutto ciò che può sentire riguardo il mistero del Golgota in accordo con la piena consapevolezza dell’epoca. Si può dire: quelli che sono fuori sono più furibondi proprio verso ciò che poteva essere sentito dalla scienza dello spirito riguardante l’apparire sulla terra della manifestazione del Cristo-Gesù.
Abbiamo dovuto, cari amici, invocare tutti tre i mondi per comprendere la manifestazione del Cristo-Gesù. Abbiamo dapprima quel Gesù che porta in sé l’individualità del grande Zarathustra. Cresce fino al suo dodicesimo anno. Allora abbandona il corpo e passa al corpo dell’altro bambino Gesù, che ha formato un’anima che non ha partecipato all’intera evoluzione terrestre, ma — l’ho spiegato — è rimasta indietro nella sostanza dell’anima umana terrestre: una parte è scesa nei corpi umani e una parte è rimasta in alto, ed è entrata allora nel corpo che la seconda Maria ha partorito come il secondo bambino Gesù. E vi ho fatto notare che la conoscenza scientifico-spirituale ci mostra come questo bambino Gesù già alla sua nascita — cosa che l’uomo nel nostro tempo non può — ha parlato, ha detto chi è. Con l’anima di Zarathustra cresce questo bambino Gesù, diventa trentenne, e l’individualità del Cristo si incarna in lui e vive in questo corpo che è stato preparato dallo spirito del grande Zarathustra, preparato da quell’anima che non ha partecipato all’evoluzione terrestre, ma è rimasta indietro dall’evoluzione terrestre in quel tempo quando la Terra non era ancora discesa fino alla sua attuale materialità. L’individualità del Cristo vive ora tre anni in questo corpo. Tre mondi abbiamo dovuto invocare per comprendere questa grande figura, questa più grande figura e questo più grande evento nell’evoluzione dell’umanità: i mondi spirituali più alti da cui il Cristo è sceso, quel mondo che esiste prima che vi fosse una Terra, e quel mondo attraverso cui gli uomini si sono sviluppati, a cui appartiene Zarathustra, bensì come un’incarnazione eccezionale, ma pur sempre come un’incarnazione umana ordinaria.
Quando — l’ho menzionato nel mio piccolo scritto che appare ora: «Il compito della scienza dello spirito e la sua costruzione a Dornach» — si sentono certi uomini giudicare una cosa del genere, si vede come hanno paura di dover comprendere una cosa così. E chiamano queste cose «non cristiane», e poi mettono al loro posto ciò che credono loro stessi sul Cristo. E se si pensa che dovrebbero essere contenti se si viene da loro e si dice: Sì, ciò che credete lo crediamo già anche noi; ma crediamo ancora qualcos’altro! — allora non ne sono contenti, anzi non permettono che si sappia ancora qualcos’altro oltre a ciò che credono di sapere. In questo si manifesta che la gente non mira affatto alla conoscenza della verità, ma unicamente all’esercizio del loro potere. Non vogliono permettere che il Cristo sia rappresentato nella gloria più alta, se questa gloria può essere raggiunta nella visione solo attraverso qualcosa che per loro è scomodo imparare.
Così, quando certi uomini che non solo si chiamano cristiani, ma che rappresentano ufficialmente il cristianesimo come sacerdoti o pastori si ribellano contro la cristianità della scienza dello spirito, allora d’altro canto c’è un altro fatto da notare. È il fatto che oggi ci sono uomini che sostengono di poter agire come pastori cristiani e non hanno bisogno di pensare che il Cristo o, come si esprimono, il Gesù, sia entrato nell’evoluzione umana in modo diverso da ogni altro uomo. Ci sono già oggi sacerdoti cristiani e pastori che sono completamente dell’opinione che non hanno bisogno di pensare a una particolare forma di nascita per il Gesù, ma lo concepiscono come un Socrate più elevato, anche come uno degli uomini nobili, forse solo il più nobile. Sì, ci sono uomini che sono teologi celebri e che della resurrezione parlano in modo da dire: qualunque cosa sia accaduta nel giardino di Getsemani, la fede nella resurrezione ne è scaturita; questa fede nella resurrezione vogliamo mantenerla. — Ho una volta, in una società Giordano Bruno, molti anni fa, accennato quale sia questa strana maniera di pensare, cioè che uno dica: qualunque cosa sia accaduta nel giardino di Getsemani, non ce ne importa, ma vogliamo mantenere la fede che la resurrezione è accaduta. Ho sottolineato lo strano e il paradossale di questa maniera di pensare, perché è la maniera di pensare rappresentata in «L’essenza del cristianesimo» di Adolf von Harnack. Allora mi si oppose il presidente della società Giordano Bruno — non del Giordano-Bruno-Bund, ma della società Giordano Bruno — un professore, e disse: Ma Harnack non può aver detto una cosa del genere! Sarebbe come i cattolici che pure affermano: comunque sia, vi è un qualche straccio appeso a Treviri, è considerato la roccia di Cristo, dunque lo teniamo! Non può stare ne «L’essenza del cristianesimo»! — Ci sta naturalmente. L’uomo ha letto ne «L’essenza del cristianesimo», ma l’ha letto passandoci sopra, perché se l’è proprio offuscato riguardo a ciò che vi sta scritto.
Queste sono le esperienze che oggi si fanno con gli uomini e il loro modo di relazionarsi al mondo spirituale. Certamente saranno abbastanza numerosi quei tali uomini che continuamente tornano a dire: Ah, che cosa strana e astratta! Vogliamo un semplice, schietto Gesù di Nazareth, e voi ce ne date tre! — Il «semplice uomo di Nazareth» è infatti già divenuto il beniamino proprio dei più illuminati teologi. Ora la domanda deve porsi di fronte a noi: possiamo ancora chiamarci cristiani gli uomini che in realtà si ribellano al comprendere il Cristo così come ora proprio nel nostro tempo deve essere compreso?
Supponiamo che uno venisse a dire: tutto ciò riguardante il Gesù come Zarathustra, e di nuovo tutto riguardante il Gesù come colui che ha assunto la sostanza dell’anima umana prima che fosse discesa sulla Terra, tutto questo credere contraddice i convincimenti che mi sono formato dalla mia concezione del mondo. Ma una cosa la tengo ferma, proprio la mia concezione del mondo me la dà: che in modo sovrumano, non come entrano altri uomini nel mondo, la Wesenheit che ha vissuto in Gesù è entrata nel mondo, che questo Wesenheit subito alla sua nascita ha parlato ciò che altri non fanno, e ha anche predetto che non morrebbe nello stesso modo come altri uomini. — Supponiamo che venisse un uomo che dicesse di poter credere questo. Allora diremmo: bene, il cristianesimo si è distribuito tra i flussi più diversi di visione del mondo; costui ha solo accolto dal cristianesimo ciò che nel Vangelo di Luca è accennato come il fanciullo Gesù che discende dalla linea natanica della casa di Davide. Supponiamo che in un documento religioso fosse espressa proprio una cosa del genere, allora diremmo: bene, la fede di colui che così parla è influenzata dalla tradizione divenuta poco chiara, che può essere resa di nuovo chiara mediante la conoscenza della scienza dello spirito del secondo fanciullo Gesù. — Vi leggerò un tale documento religioso che parla di Gesù, e vi prego di giudicare voi stessi quale valore potrebbe avere questo documento religioso:
«Una menzione della misericordia del tuo Signore verso il suo servo Zaccaria»
Voi conoscete la figura di Zaccaria dalla Bibbia! «Quando invocò in segreto il suo Signore, disse: Signore mio, le mie ossa sono affievolite e il mio capo è grigio di vecchiaia, e la mia preghiera a te non è mai stata vana. E guarda, io temo per i miei parenti dopo di me, e la mia moglie è sterile. Dammi da te un erede che mi erediti e erediti il resto della casa di Giacobbe, e rendilo a te gradito.» — Cioè, rendilo a te gradito. «O Zaccaria, ecco, ti annunziamo un fanciullo, di nome
Giovanni, quale non fu prima assegnato a nessuno. Disse: Signore, come avrò un figlio, quando la mia moglie è sterile e io sono divenuto vecchio e fiacco? Egli disse: Così sarà! Ha detto il tuo Signore: A me ciò è facile, e ti ho già creato prima, quando eri nulla. Disse: Signore, dammi un segno. Disse: Il tuo segno sia questo, che non potrai parlare agli uomini tre notti, benché sano.»
È come nella Bibbia! «Ed egli uscì dal suo popolo dal santuario e fece loro dei cenni —»
Fece cenni, perché non poteva parlare. «Glorificate il Signore mattina e sera. E noi dicemmo»
Cioè: i credenti: «O Giovanni, accogli la Scrittura nel tuo potere; e ti demmo saggezza quando eri ancora fanciullo, E compassione da noi e purezza; e fu pio e pieno di amore verso i suoi genitori e non fu superbo né ribelle. E pace su di lui nel giorno della sua nascita e nel giorno della sua morte, e nel giorno della sua resurrezione alla vita!»
Così è l’insegnamento di Giovanni. Ora continua. «E ricorda anche nel Libro di Maria. Quando si ritirò dai suoi parenti verso un luogo a oriente E si coprì il volto con un velo, mandammo a lei il nostro Spirito, E gli apparve nella forma di un uomo perfetto.»
Come nella Bibbia! Un documento singolare, vero? «Ella disse: Mi rifugio presso te nel Misericordioso, se temi. Egli disse: Sono solo un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro. Ella disse: Come avrò un figlio, quando nessun uomo mi ha toccato e non sono una peccatrice? Egli disse: Così sarà! Ha detto il tuo Signore: A me ciò è facile; e vogliamo farli un segno per l’umanità
e una misericordia da noi. E ciò è una cosa decisa.
Così lo concepì e si ritirò con lui in un luogo remoto.»
Avete la concezione spirituale del Gesù. «E le vennero le doglie alla base della palma. Ella disse: Oh, fossi morta prima e fossi stata dimenticata e perduta!
Qualcuno le gridò dal basso: Non rattristarti; il tuo Signore ha fatto scorrere un ruscello sotto di te;
Scuoti il tronco della palma verso di te, così ti cadranno datteri freschi e maturi. Mangia dunque e bevi e rinfresca i tuoi occhi, e se vedi qualche uomo, dì: (Ecco, ho votato un digiuno al Misericordioso; dunque non parlerò oggi a nessuno.) E lo portò al suo popolo portandolo. Essi dissero: O
Maria, hai fatto certamente una cosa strana! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio e tua madre non era una peccatrice. Ed ella fece un cenno verso di lui. Essi dissero: Come possiamo parlare a uno che è un fanciullo nella culla? Egli (Gesù) disse: Ecco, io sono il servo di Dio. Mi ha dato il Libro, e mi ha fatto profeta. E mi ha fatto benedetto dovunque io sia, e mi ha ordinato la preghiera e l’elemosina, finché vivrò, E l’amore verso mia madre; e non mi ha fatto superbo e infelice. E pace nel giorno della mia nascita e nel giorno della mia morte,
e nel giorno della mia resurrezione alla vita!»
Sapete, l’ho descritto in modo da aver detto: ha parlato qualcosa che solo la madre poteva comprendere. — E allora il Libro ha continuato: «Questo è Gesù, il figlio di Maria, —la parola della verità, di cui dubitano. Non è consono a Dio di generare un figlio. Gloria a Lui! Quando decreta una cosa, dice solo a essa: Sii! ed essa è. E guarda, Dio è il mio Signore e il vostro Signore; adorateLo; questa è una via retta. Ma le sette sono divise tra loro; e guai agli infedeli nel giorno di una testimonianza potente!
Falli sentire e vedere un giorno quando verranno da noi. Ma gli ingiusti oggi sono in chiaro errore.»
Così parla questo documento riguardante Gesù, riguardante che in questo caso è mantenuta solo l’una figura. Possiamo non dire di questo documento: colui che vi crede crede molto più di colui che nel nostro tempo non solo si chiama cristiano, ma insegna il cristianesimo di fatto? Colui che crede fermamente a questo documento non crede molto più del cristianesimo di colui che oggi spesso si chiama insegnante del cristianesimo? E non credete che io vi abbia letto un documento — non so se lo conoscete — che è considerato da un paio di uomini, da una piccola setta, come la vera testimonianza della loro fede! Vi ho letto dal Corano! Il diciannovesimo capitolo del Corano vi ho letto, e ogni vero turco crede tutto ciò di Gesù che sta in questo diciannovesimo capitolo del Corano. Così ci viene fornita la prova che innumerevoli fra coloro che si chiamano cristiani fra noi non sanno e non credono neanche tanto del cristianesimo quanto avrebbero il diritto di chiamarsi turchi. Dobbiamo guardare la verità in faccia nel nostro tempo. Chi non può credere che si tratta di un evento che solo dallo spirito può essere compreso, costui non è neanche turco, molto meno cristiano, e non dice la verità quando si chiama cristiano. Dovrebbe sapere che un turco crede più del cristianesimo di lui stesso.
Io ritengo, cari amici, che queste siano cose serie, davvero cose serie, e incombe a coloro che si dedicano alla scienza dello spirito, di penetrare queste cose nello spirito della verità. Poiché non è falso solo ciò che si sente come la prossima falsità in un’affermazione, ma è falso anche quando si attribuisce a se stessi o a una cosa un nome, attraverso cui nel contesto dello sviluppo storico si suscitano concetti falsi. Veri non dobbiamo essere solo nel modo in cui facciamo le nostre affermazioni: veri dobbiamo essere con tutta la nostra personalità, con il nostro intero essere.
Così accade spesso da una parte che coloro che seguono la scienza dello spirito negano la cristianità a uomini che non hanno neanche il diritto di chiamarsi turchi. Ma anche d’altro canto si oppone contro la scienza dello spirito ovunque il sapere insufficiente, il davvero insufficiente sapere. Ancora un caso deve essere sottolineato oggi. Parliamo del fatto che la nostra Terra si è sviluppata dall’antico essere lunare. Ciò che oggi chiamiamo il regno minerale non esisteva nell’antico essere lunare: si è cristallizzato solo dopo. Noi abbiamo in noi come uomini gli animali, le piante. Tutti hanno il regno minerale in sé: sono pervasi da esso, sono percepibili sul piano fisico per la percezione sensoria attuale solo perché hanno il regno minerale in sé. Dobbiamo guardare indietro nel vecchio tempo lunare. Allora dobbiamo pensare il precursore dell’uomo come non ancora pervaso da un regno minerale. Leggete ne «La scienza occulta» come appariva questo regno lunare, su cui il regno minerale non era ancora realizzato. Leggete come tutta la sostanza era morbida acquosa e come ciò che era emerso dall’acqua galleggiava semplicemente nell’acqua. Dovremmo quindi anche assumere: ciò che si è sviluppato dalla Luna — l’ho menzionato in considerazioni precedenti, come dal nostro organo principale si è sviluppato dalla Luna — deve essersi sviluppato in modo che sulla Luna avrebbe nuotato nell’acqua, e allora ancora sulla vecchia Luna una diversa forma di percezione avrebbe dovuto vivere nell’uomo che ancora non aveva sviluppato il resto del suo corpo, ma solo come appendice — l’ho spiegato in una delle ultime considerazioni — il suo cervello ancora molto più mobile, nuotante sull’acqua. Ma anche sulla vecchia Luna erano ancora percepibili i toni della musica delle sfere, il suono e le onde della musica delle sfere. Dunque, come sarebbe stato? Fuori toni, questi toni continuandosi nell’acqua lunare, convertendosi attraverso un apparato da cui si è formato il nostro attuale laringe, in modo che questo vecchio cervello lunare nuotante sull’acqua vibrasse insieme. Figuratevi dunque la musica del mondo ondeggiante nel mare cosmico, convertendosi nelle immagini dell’Immaginazione attraverso un apparato da cui è divenuto il nostro laringe e rivivendo come Immaginazioni della vecchia coscienza onirica lunare.
Se ciò fosse veramente accaduto sulla vecchia Luna, allora si dovrebbe notare ora, si dovrebbe per così dire vedere nell’uomo che si è sviluppato da una cosa del genere. Sì, cari amici, lo si vede nell’uomo? Non è vero, oggi la musica delle sfere è ammutolita. Ciò che si è sviluppato dall’organo che ha accolto la musica delle sfere sulla Luna è il nostro laringe, che è circondato dai polmoni. Il nostro cervello è racchiuso in una forte membrana. Tradisce ancora qualcosa di come era sulla vecchia Luna, nuotando sull’acqua? Voglio sviluppare solo i pensieri più importanti in modo schizzato. Ciò che ordinariamente le persone imparano sul cervello umano non le rende affatto attente a ciò di cui si tratta. Ma le persone potrebbero ad esempio considerare il seguente — alcuni l’hanno già considerato, quindi nessuno viene offeso —: questo cervello umano ha un peso di 1350 grammi. Ebbene, immaginatevi di mettere 1350 grammi sulla mano, come lo sentireste! Così sta lì dentro, 1350 grammi, e sotto vi sono le arterie che forniscono il cervello, le vene sanguigne. La cosa è, cari amici, che queste vene sanguigne sarebbero schiacciate dai 1350 grammi. Non c’è dubbio che se voi disponeste queste vene e metteste i 1350 grammi su queste vene, resterebbero indenne. Lì dentro rimangono indenni. Perché queste vene sanguigne rimangono indenni? Perché non c’è affatto una pressione di 1350 grammi su di esse! Perché non c’è la pressione di 1350 grammi? Sì, vi ricordo ciò che forse avete letto nei libri di fisica da molto tempo pubblicati, che il vecchio ricercatore greco una volta nel bagno ha gridato il suo «L’ho trovato!» quando si accorse: nell’acqua diventa tanto più leggero. Ogni corpo diventa tanto più leggero nel corpo liquido o aeriforme in cui si trova, quanto è il peso del corpo liquido o aeriforme in cui è: altrimenti nessun pallone potrebbe salire in aria. Perde tanto del suo peso quanto è il peso dell’aria spostata. E nell’acqua ogni corpo perde dal suo peso tanto quanto è il peso dell’acqua spostata. — E il cervello nuota nell’acqua cerebrale! Oltre al fatto che abbiamo il cervello in essa, il cervello nuota veramente nell’acqua cerebrale, che inoltre scorre attraverso il canale del midollo spinale. Il cervello nuota nell’acqua e per il fatto che nuota nell’acqua perde dal suo peso tanto che preme solo con 20 grammi. Quindi il cervello, che pesa 1350 grammi, preme del tutto solo con 20 grammi, perché il peso dell’acqua è così grande: 1350 grammi meno 20 grammi. Il cervello nuota veramente nell’acqua. Il cervello è veramente ancora oggi nella situazione come era sulla vecchia Luna. Lì dentro ancora oggi imita la forma di allora: si è solo trasformato, è stato solo circondato dal resto della struttura umana che è sorta dalle leggi terrestri.
Anzi la comunicazione con il mondo esterno è ancora presente. Quando respiriamo, il nostro diaframma si solleva. Il diaframma si solleva però non solo, ma dal fatto che si solleva, preme su tutto il sistema venoso qui e sul sistema di gangli, e così ciò che si è accumulato nel canale del midollo spinale di acqua, viene spinto su nel cervello. Quindi quando respiriamo, l’acqua dal canale del midollo spinale sale nel cervello. Quando espiriamo è il contrario: il diaframma scende di nuovo, l’acqua scorre un po’ giù dal cervello nella spina, nel midollo spinale. Figuratevi che fondamentalmente stiamo sempre ancora in rapporto continuo con il movimento ondoso dell’ambiente. Con ogni espirazione l’acqua cerebrale scende, con ogni inspirazione sale, — un salire e scendere dell’acqua cerebrale in cui il cervello nuota. Lì avete quel processo complicato, attraverso cui l’uomo oggi è più di quanto fosse sulla vecchia Luna, attraverso cui oggi, come l’uomo dei mezzi meccanici, è in grado non solo di avere Immaginazioni ma di pensare. È stato spinto verso l’inconscio ciò che continuamente accade con noi. Sì, cari amici, accade continuamente: abbiamo continuamente Immaginazioni, solo che vengono coperte dalle nostre rappresentazioni consapevoli come una luce più forte copre una più debole. Le Immaginazioni sono continuamente presenti, e le Immaginazioni stanno in rapporto continuo con l’espirazione e l’inspirazione. E solo perché il cervello più solido, appunto permeato di minerale, si contrappone alle Immaginazioni, nasce — attraverso l’impatto della massa cerebrale solida sulla sostanza cerebrale acquosa che immagina — un sublimare delle Immaginazioni, un estrarre le nostre rappresentazioni consapevoli, i nostri pensieri, dalle Immaginazioni.
Non c’è una verità naturale-scientifica che, se considerata nel giusto senso, non confermi pienamente ciò che la scienza dello spirito dice da fondamenti spirituali. Ma si deve pensare molto diversamente da come oggi pensano i ricercatori naturali e specialmente i loro seguaci. Non c’è contraddizione tra scienza dello spirito e scienza naturale, ma piena conferma di ciò che è scientifico-spirituale attraverso i fatti naturali-scientifici. Ma coloro il cui mestiere è sapere hanno paura: delle idee complicate, del pensare in generale le persone hanno una paura terribile. E solo per il fatto che oggi l’uomo può imparare in modo facile e poi, dopo aver letto un po’, diventa un’autorità, e non solo un’autorità, ma addirittura un grande scopritore sul cammino della scienza, nascono così tante teorie sciocche. Perché se si è appropriato di un paio di concetti e conosce un paio di fatti, oggi può apparire come riformatore della scienza. Un uomo non ha bisogno di sapere nulla della vera scienza naturale e dei veri processi spirituali. Proprio perché non sa nulla, può arrivare a mettere insieme un paio di fatti che osserva secondo il «metodo rigorosamente scientifico», così secondo il metodo che vi ho dimostrato non molto tempo fa riguardo la psicologia dell’annuncio matrimoniale, che infatti, attualmente nella Società Psicologica, come sapete dall’ultima considerazione, è comparsa come un vero capitolo della scienza più recente — può fare tutto, sia l’annuncio matrimoniale che l’anima umana, tutto nel senso dello stesso «metodo rigorosamente scientifico». E allora è finalmente — beh, si dice, credo, in tedesco: «Giacca come pantalone»! Se si afferra la giacca, capite, e diventa psicologo dell’annuncio matrimoniale, o se si afferra il pantalone e diventa psicanalista, allora è propriamente tutto «giacca come pantalone». Ma i nostri credenti, che naturalmente respingono ogni autorità, sentono: psicologia dell’annuncio matrimoniale, presentato nella Società Psicologica — dunque naturalmente qualcosa di rigorosamente scientifico!
Questo è ciò che si sussurra come impulsi inconsci nelle anime degli uomini. Così è in questo ambito, e così è anche nell’ambito della vita spirituale più elevata. Se le persone volessero comprendere ciò che la scienza dello spirito può dare proprio riguardo il mistero del Golgota e tutto ciò che vi è connesso, allora vedrebbero come attraverso l’invocazione dei tre mondi questo mistero del Golgota riceve un’illuminazione attraverso cui può veramente diventare il centro di tutto il nostro sentire che tende verso lo spirituale nel presente, così come corrisponde alla necessità spirituale di questo presente. Ma poiché oggi troppi di coloro che operano sul cristianesimo non hanno neanche il diritto di chiamarsi turchi — come abbiamo rigorosamente provato — non è meraviglia se attraverso i rappresentanti ufficiali del cristianesimo una vera comprensione del mistero del Golgota è precisamente rifiutata. Ma possiamo sperare: i segni gravi che si affacciano nel nostro tempo faranno sorgere nei tanti, tanti uomini nostalgie che potranno essere calmate solo in tal modo che una vera scienza spirituale può dare. E diventeranno sempre più e più, sempre più grande il numero di coloro che non ascoltano più quando lo spirito viene loro parlato in modo feuilletonistico, come fa Eucken, e che non si sottomettono all’autorità di coloro che, se un’autorità dice che non si tratta della risurrezione ma che si crede nella risurrezione, lo leggono ma neppure sanno di averlo letto.
Vivere nella verità, voler essere come uomini interi nella verità, questo sarà il motto del futuro. E allora in un’umanità che vuol vivere così nella verità, il mistero del Golgota brillerà in modo che uno spirito di altri lontani astri potrebbe guardare giù: vedrebbe il senso dell’evoluzione della Terra in ciò che il mistero del Golgota è stato. Ma direbbe anche: gli uomini hanno compreso il senso della Terra, poiché questo significa: comprendere il mistero del Golgota.
Di questo la prossima volta ancora.
Ci siamo familiarizzati la volta scorsa con il fatto sorprendente che una grande quantità di coloro che in Occidente parlano ufficialmente del Cristo Gesù non credono così tanto in questo Cristo Gesù, non ritengono vero così tanto quanto ogni vero credente maomettano, ogni vero credente nel Corano crede e ritiene vero riguardante Gesù. E abbiamo visto che nella concezione del Gesù del Corano può aiutarci la nostra conoscenza, che ci siamo procurato proprio sulla figura del Cristo Gesù, che riconosciamo, se potessimo approfondire nella maniera giusta ciò che ci insegna la scienza dello spirito: che l’anima di Zarathustra fino al dodicesimo anno si trovava nel corpo del fanciullo Gesù salomonico. Sappiamo che allora quest’anima di Zarathustra passa al corpo del fanciullo Gesù natanico, e che al trentesimo anno della vita di questo Gesù lo spirito del Cristo s’impossessa di quello che si è così sviluppato.
Se prendiamo il concetto di Gesù del Corano — come abbiamo visto la volta scorsa — esso naturalmente, come deve essere per ragioni determinate, coincide in una certa relazione con il Gesù natanico. Addirittura quella cosa che ero costretto a dire da pure premesse scientifico-spirituali: che il fanciullo Gesù natanico parlò subito alla sua nascita, la trovate comunicata nel Corano. Così il concetto di Gesù di certi teologi, che si confessano a una certa cosiddetta direzione freethinker, non solo non li autorizza a chiamarsi cristiani nel vero senso, ma non li autorizzerebbe neanche a chiamarsi «turchi». Viene proclamata da molte parti nel nostro mezzo una dottrina che, per quanto riguarda la concezione di Gesù, non sta al livello a cui sta la concezione di Gesù del turco. Ho voluto proprio la volta scorsa sottolineare questo fatto sorprendente perché forse proprio da ciò molte persone potrebbero accorgersi in quale misura elevata sia un compito della nostra cultura occidentale, nella misura in cui tende verso il spirituale, approfondirsi sempre più e più nell’essenza del mistero del Golgota, quel mistero di cui si può dire che, quando prendiamo tutte le nostre conoscenze dai diversi mondi insieme, queste soltanto allora, se le applichiamo davvero nel senso più sollecito possibile, possono indicarci in qualche misura ciò che per l’evoluzione terrestre è accaduto veramente attraverso il mistero del Golgota. Ci siamo già familiarizzati con come poco giovi sulla terra della scienza dello spirito con conoscenze schematiche, come sia necessario illuminare sempre più precisamente e da diversi punti di vista queste cose veramente. Da questo vedrete come possa essere bene approfondire anche un po’ più da certi punti di vista quello che ci si presenta nella considerazione del Cristo Gesù, primo attraverso la discendenza salomica, secondo attraverso l’abitazione dell’anima di Zarathustra in un corpo che discende dalla linea salomica, e poi di nuovo come sia bene approfondire ciò che può illuminare la figura del Gesù natanico e così via. Perciò oggi vorrei partire dal parlare un po’ di Salomone e di ciò che è connesso con la figura di Salomone.
Quando si prende ciò che della dottrina dell’antico giudaismo si è conservato nei concetti, nelle idee di questo giudaismo — intendo, ciò che si è conservato nel Talmud o negli altri scritti, a parte l’Antico Testamento, di cui è diverso — si ottengono propriamente solo concetti insufficienti del contenuto intero del mondo rappresentativo del giudaismo. In particolare si ottengono concetti insufficienti delle rappresentazioni che si legano a una figura come quella di Salomone. Ciò che si è conservato concettualmente della dottrina ebraica si chiama Halakha, mentre Haggada è ciò che si è conservato cosicché l’uomo moderno dice, siano favole, immagini, leggende. In realtà però tali favole, tali immagini, tali leggende risalgono a visioni nel mondo spirituale, a ciò che è stato visto nel mondo spirituale, o che è stato imparato mediante il fatto che è stato visto nel mondo spirituale. A conoscenze immaginative risalgono tali favole, tali saghe, tali leggende, come si trovano contenute nella Haggada ebraica.
Ora voglio farvi un piccolo brano di questa Haggada oggi punto di partenza della nostra considerazione, quel brano che tratta un momento importante nella vita del re Salomone. Questo lo vogliamo fare punto di partenza della nostra considerazione. Questo brano della tradizione ebraica di immagini su Salomone suona così:
Il rabbino Johanan disse: «I piedi dell’uomo rispondono di lui, che lo conducono al luogo dove gli si richiede.» Di quei due mori viene riferito che appartenevano al seguito di Salomone: Elihoref, Ahijah, i figli di Sheshai, che erano gli scribi di Salomone. Un giorno Salomone vide l’angelo della morte, che era triste, e gli disse: «Perché sei così triste?» Su questo l’angelo della morte disse: «Perché questi due mori mi vengono richiesti da qui.» Allora Salomone consegnò i suoi due mori ai Seirim. — I Seirim sono demoni che per la visione figurata si presentano come capre e che possono volare attraverso l’aria. — Allora Salomone consegnò i suoi mori ai Seirim e li mandò nella città di Luz. Quando arrivarono lì — i due mori cioè — morirono. Il giorno dopo Salomone vide di nuovo l’angelo della morte. Ora rideva. Allora Salomone disse all’angelo della morte: «Perché ridi?» E l’angelo della morte rispose: «Tu li mandasti proprio nel luogo dove mi li richiedevano.» Subito Salomone cominciò a dire: «I piedi dell’uomo rispondono di lui, che lo conducono al luogo dove gli si chiede.»
Salomone ebbe dunque un’esperienza con l’angelo della morte che gli confermò quella verità che il rabbino Johanan ancora comunicava, la verità, che cosa significhino i piedi dell’uomo.
Ora dovrete convenire, cari amici, che in questo racconto che la Haggada ci comunica, vi è molto su cui si possono fare le domande più diverse. Innanzitutto sentiamo: i piedi dell’uomo rispondono di lui che egli sia consegnato al luogo per cui gli si chiede. Perché si parla proprio dei piedi? Poiché in tali vecchie leggende di immagini nulla è propriamente indifferente, ma tutto ha il suo significato profondo determinato. Questa dunque è la prima domanda che si può porre. Poi sarà una domanda ulteriore: perché l’angelo della morte era triste quando comparve davanti a Salomone con l’affermazione che doveva prendere i suoi due scribi. Vedete, la tristezza dell’angelo della morte, per questo non c’è propriamente nella leggenda una spiegazione all’inizio. Poiché sarebbe naturalmente una banalità se si pensasse che l’angelo della morte fosse in qualche modo triste perché deve prenderli. Questo è pur sempre il suo compito, e non si potrebbe comprendere come dovrebbe essere triste. «E Salomone gli disse: Perché sei così triste?» Che cosa significa dunque questa domanda? Su questo disse l’angelo della morte: perché questi due mori qui — gli scribi dunque del re Salomone — mi vengono richiesti da lui, perché lui deve prenderli. Ma Salomone li consegna ai demoni che li portano nella città di Luz. Sì, vedete, la città di Luz è una domanda che può essere risolta più facilmente, poiché la città di Luz era una città che aveva una strana organizzazione, cioè che in questa città non era permesso morire, per cui coloro a cui la morte si avvicinava venivano portati fuori dalla città. Era l’unica città che aveva questa organizzazione in quel tempo. Ora naturalmente si potrebbe facilmente credere che si tratti semplicemente dell’indicazione di questo fatto. Ma è solo intessuto. Viene dunque indicato: Salomone ascolta dall’angelo della morte che i suoi due scribi devono morire. Allora li manda nella città di Luz, perché crede che se sono nella città di Luz, l’angelo della morte non possa prenderli. Ma ecco, questo racconto della Haggada che vi ho comunicato, è presente in molti luoghi della tradizione ebraica. In altri posti ci viene comunicato che proprio caddero davanti alle porte della città nel loro volo, così che non erano ancora arrivati nella città; allora poteva comunque prenderli l’angelo della morte. Ma poi, il giorno dopo, l’angelo della morte sta ridendo davanti a Salomone. E ora si potrebbe ancora più facilmente dire in modo banale: ebbene l’angelo della morte è felice che gli è riuscito di portarli alla morte, e perciò ride. Salomone ora riconosce la verità, di cui propriamente il rabbino Johanan vuol parlare: che i piedi dell’uomo veramente rispondono di lui, che sia condotto al luogo dove gli si chiede.
Nulla è di solito non necessario in tali descrizioni. È significativo anche che i due scribi, i due mori, siano i figli di Sheshai, che lui stesso era scriba presso Davide. Viene dunque indicato che questi due scribi del re Salomone erano già qualcosa di speciale. Dobbiamo mettere insieme tutto questo, se vogliamo sentire tutto il peso delle domande che possono sorgere dove si parla di un importante momento conoscitivo nella vita del re Salomone.
Ora consideriamo che è noto del re Salomone che era saggio non soltanto perché era intelligente, come sono intelligenti gli uomini intelligenti moderni, ma perché aveva visioni reali nel mondo spirituale, perché poteva guardare nel mondo spirituale e perché il mondo spirituale gli era aperto. Salomone doveva sperimentare quella verità che il rabbino Johanan trasmetteva di nuovo, la verità, quale sia la natura dei piedi dell’uomo.
Vedete, quando consideriamo l’uomo e lo confrontiamo con l’animalità, dovrebbe propriamente — l’ho già menzionato più volte — il carattere più significativo per la distinzione dell’uomo dall’animalità essere questo, che l’uomo ha la colonna vertebrale dritta, perpendicolare alla terra, sulla superficie terrestre, mentre l’animale l’ha orizzontale. Spero non mi si obietterà con il canguro o cose del genere, perché naturalmente sono eccezioni; queste eccezioni potrebbero essere anche spiegate se potessimo approfondire i dettagli della cosa. Ma non si tratta di questo. Il carattere più sostanziale innanzitutto per quanto riguarda la formazione esterna è proprio questo, che l’uomo ha una colonna vertebrale diritta, l’animale un’orizzontale. Se tracciamo una linea attraverso la colonna vertebrale dell’animale, allora sì, se manteniamo la direzione principale, questa linea non è del tutto dritta, ma un po’ piegata. Evito la direzione a forma di S, e prendo la curvatura un po’ verso il basso. Sostanzialmente, se prendiamo la media di curvatura negli animali, troveremo che potremmo estendere questa linea che va attraverso la colonna vertebrale a un cerchio che gira completamente attorno alla Terra. Un cerchio giusto attorno alla Terra! Cioè, se tracciamo un cerchio parallelo alla Terra, passa attraverso la colonna vertebrale dell’animale. Se tracciassimo lo stesso cerchio per l’uomo con la sua colonna vertebrale, naturalmente non andrebbe attorno alla Terra. Ma se poteste pensarlo completamente chiaro, trovereste che questo cerchio che risulta da questo ha un centro: nell’animale avreste appena visto che il suo centro sarebbe il centro della Terra; nell’uomo però il centro sarebbe il centro della Luna. Perché? Perché l’uomo ha già compiuto durante l’antico tempo lunare quello stadio di sviluppo che l’animale oggi compie in relazione alla Terra, e gli è rimasto come eredità che egli è così connesso con ciò che della Luna rimane come è connesso l’animale con la Terra. Così l’uomo è connesso con ciò che della Luna rimane come è connesso l’animale con la Terra. L’uomo si è dunque strappato dal suo pianeta. Non è così connesso al suo pianeta come lo è l’animale. Egli è per quanto riguarda la sua natura esterna fisica per così dire strappato dal suo pianeta. Ma egli è strappato in quanto un lato del suo essere si è separato da questo pianeta. Invece che il cerchio di cui ho parlato girare attorno alla Terra, va dentro la Terra. Ma attraverso questo l’uomo ha ricevuto il suo rapporto col piede con la Terra è stato così che l’uomo è connesso con la Terra attraverso una forza che si esprime nel modo in cui i suoi piedi stanno sulla Terra. Con tutta la transizione dell’uomo dello sviluppo lunare all’evoluzione terrestre, questo è connesso, che le mani sono state strappate dalla Terra, i piedi rimangono ancora connessi con la Terra. Se si comprende la forma dell’uomo così come si è formata nella transizione dall’evoluzione lunare all’evoluzione terrestre, si deve dire: nella misura in cui l’uomo appartiene alla Terra, è nella misura in cui la Terra è stata capace di attirare a sé una parte di lui nella direzione dei piedi e nell’intera formazione dei piedi.
Che cosa dunque garantisce alla Terra che l’uomo venga alla Terra? Il mistero della sua posizione dei piedi lo garantisce! La parola che sta in ebraico in questo punto: «I piedi garantiscono per questo» è esattamente la stessa parola che si usa quando, ad esempio, in qualche modo per un capitale è tenuta una garanzia attraverso qualcosa, esattamente la stessa parola. La parola significa che i piedi sono stati trattenit in quanto all’umanizzazione, così che sono garanti per il fatto che l’uomo da una parte del suo essere sia connesso con la Terra. Così vedete, con questo non è inteso come se i piedi trascinassero l’uomo al luogo della sua morte; ma il mistero intero della forma umana risiede in questa frase, come Salomone ha riconosciuto dal fatto che ha potuto guardare nel mondo spirituale. Ciò che ora ho descritto a parole, si è rivelato così a Salomone quando ebbe questa manifestazione dell’angelo della morte. E vediamo in questo esempio di nuovo come fosse presente una saggezza tra gli uomini che nelle ultime considerazioni abbiamo chiamato la saggezza primordiale, e che è passata così che all’uomo fosse data l’occasione, durante l’evoluzione terrestre, di procurarsi da se stesso, in connessione con la libertà, nuovamente saggezza.
Un enigma seguente in questo racconto può essere che l’angelo della morte una volta è triste, l’altra volta ride. Ridere e piangere, questo diventa una questione conoscitiva per ben poche persone nel presente. E se lo diventa, allora le risposte appaiono talvolta abbastanza deprimenti — in quell’epoca in cui, come abbiamo sentito, vi è persino una psicologia dell’annuncio matrimoniale come scienza seria. E tuttavia vi è, vorrei dire, occasioni vicine, di pensarci su una volta, come stia la cosa col ridere e col piangere, poiché il popolo si forma già un’idea, vorrei dire, molto saggia innanzitutto sul ridere. Se siete in campagna, potrete già sentire che, quando uno cammina così per la strada da solo e comincia a ridere, l’uomo del popolo là dirà: non va bene con quello, qualcosa non va! — Non è vero, questo indica già una base di percezione propriamente più profonda, punta al fatto che si forma un giudizio che propriamente, quando si è soli, come uomo ragionevole del presente non si ride. E infatti si ride veramente soltanto in società. Certo vi sono anche eccezioni, ma sostanzialmente vale ciò che ho appena espresso. Il ridere è dunque qualcosa, cari amici, che si fa così a dire soltanto in società. Nel piangere non è così fortemente il caso. Si piange forse proprio, quando si piange veramente, più volentieri nella solitudine, poiché coloro che piangono volentieri in società quando viene visto, forse non sono coloro la cui onestà nel piangere si può sempre credere così bene. Il contadino non pensa in modo particolare, se vede qualcuno che ride da solo, ma forma il giudizio: con quello non va bene qualcosa, qualcosa non va. Ebbene, che cosa sta propriamente alla base?
Veramente, cari amici, per capire fenomeni della vita umana come il ridere e il piangere, è già necessario che ci si occupi della scienza dello spirito. Perché vedete, persino per l’esistenza puramente materiale non quadra propriamente quello che si ha in genere nella coscienza comune. L’ho più volte sottolineato: quando un uomo sta di fronte a noi, qualcuno dal punto di vista della coscienza comune, quando gli è chiesto: Che cosa appartiene a questo uomo? — dirà: ciò che è all’interno della pelle. Non è vero, quello appartiene all’uomo, ciò che è all’interno della pelle. E se non si pensa particolarmente profondamente, si ha perfino quando si va per il mondo, l’opinione di contare all’uomo ciò che è all’interno della pelle.
Ma figuratevi un po’ vivamente quello che è all’interno della pelle: lì c’è anche l’aria! Ma nel momento seguente è fuori! L’aria che ora è all’interno della pelle è nel momento seguente fuori. Cioè, non siamo in grado di separare veramente ciò che è all’interno della pelle da quello in cui è incassato tutto l’essere dell’uomo. Ciò che è l’aria terrestre atmosferica, fondamentalmente appartiene assolutamente all’essere fisico dell’uomo, va sempre dentro e fuori. E fondamentalmente non è particolarmente strano quando allora si è incaricati di estendere questa rappresentazione che si dovrebbe già avere dell’uomo fisico con la sua aria, a tutto l’uomo, quando si dice: al mattino quando l’uomo si sveglia, si prende qualcosa, che di notte è fuori. Prende sì l’aria fuori in ogni momento persino materialmente; è allora in lui. Al risveglio prende quello che di notte è fuori in sé. Quando si addormenta respira fuori per così dire il suo Io e il suo corpo astrale. La relazione che è fisica tra l’uomo e il circolo d’aria, basta che ce l'immaginiamo come quella tra l’uomo e il mondo spirituale come quella che appartiene alla Terra: allora otteniamo già il concetto. La differenza è solo che l’aria che abbiamo ora in noi e poi esalato, allora si distribuisce subito nell’aria esterna, mentre quando la sera al momento dell’addormentarsi espiriamo per così dire il nostro Io e il nostro corpo astrale, questi mantengono la loro forma e così ci tornano indietro come li abbiamo esalati. Ma così come attraverso l’aria che abbiamo in noi siamo in connessione con l’aria circostante, e propriamente sempre l’aria va dentro, fuori, dentro, fuori, così c’è una vita fluente anche tra noi e l’altro, il mondo spirituale. Poiché non ci si deve immaginare così che semplicemente il nostro Io e il nostro corpo astrale si infilino in noi e allora siano lì dentro. Sono in connessione verso l’esterno con il mondo spirituale intero, come l’ossigeno che abbiamo in noi verso l’esterno è di nuovo in connessione con l’aria circostante, come l’aria in noi è in connessione con l’ambiente. Siamo dunque continuamente connessi con il mondo spirituale attraverso il nostro Io e attraverso il nostro corpo astrale.
Supponiamo che qualcosa produca su di noi un’impressione tale che nel corso ordinario della vita la chiamiamo un’impressione comica. Che cosa fa veramente ciò che ci fa un’impressione comica? Fa qualcosa di molto simile a quando noi — cioè fisicamente — invece di inspirare il nostro quanto normale, un po’ lasciassimo fuori e distribuissimo sull’ambiente. Il nostro Io e il nostro corpo astrale, li stendiamo per così dire fuori da noi. In quello che ci appare comico, versiamo il nostro Io e il nostro corpo astrale dentro. Così pensate: quando ridete di qualcosa, il fatto che si svolge lì consiste in questo, che voi diffondete il vostro Io e il vostro corpo astrale per così dire su di esso. Allungate il corpo astrale e l’Io fuori e lo diffondete sopra. È un processo spirituale, che non è così una repulsione come quando questo corpo astrale in un altro sentimento tira indietro anche qualcosa del corpo fisico, dove anche quello che abbiamo come corpo astrale si versa nell’ambiente, ma tira indietro qualcosa del corpo fisico: è sgarbato, poiché quello che viene tirato indietro è la lingua! Questo lo fanno i bambini sgarbati che tirano fuori la lingua. Quando ridiamo, lasciamo la lingua dentro; ma è già una condizione simile del corpo astrale che viene tirato fuori, e persino tirato fuori così fortemente che l'avvolge, ciò che gli fa un’impressione comica. Al ridere sta a fondamento un’espansione del corpo astrale persino fino al corpo eterico. L’uomo invisibile si allarga, si espande come elastico. Questo è dunque il processo al ridere.
Il processo esattamente opposto avviene al piangere. Là il corpo astrale si contrae insieme persino con il corpo eterico, preme così, che contratto, il corpo fisico e strizza fuori le lacrime. Questo è molto più facile da capire. Ma vedete: ridere e piangere e così naturalmente anche essere triste — poiché l’essere triste è solo lo stesso processo dell’anima, solo che non arriva alle lacrime — ridere, così essere felici e essere triste riposa sull’espansione e contrazione dell’essere invisibile dell’uomo, riposa dunque in uno spiegamento di forza dell’essere invisibile dell’uomo.
Ora potete anche immaginarvi che cosa avrà visto Salomone. Egli naturalmente non ha visto un corpo fisico quando ha visto l’angelo della morte, ma una Wesenheit spirituale. Ha visto dunque come il corpo astrale dell’angelo della morte si era espanso il secondo giorno, mentre il primo giorno si era contratto. Così avete qualcosa che può mostrarvi come operano le Wesenheit spirituali, come le Wesenheit spirituali compiono le loro azioni. Con noi uomini il ridere e il piangere, l’essere felici e il essere triste è così a dire un fenomeno concomitante della vita, attraverso cui solo esprimiamo il nostro interiore, attraverso cui mostriamo come il nostro interiore è disposto. Noi compiamo nella maggior parte dei casi attraverso il ridere e il piangere poco per altri uomini. Non operiamo attraverso il ridere e il piangere. Sono fenomeni concomitanti della vita. Nel momento però in cui si arriva a certe Wesenheit spirituali che hanno molto più il loro proprio sé nel loro lavoro come noi, l’espansione e la contrazione significa quello che hanno da compiere. E l’angelo della morte aveva, quando stava davanti a questi due, a mantenere le sue forze insieme: aveva a addensarsi in se stesso, per attraverso l’addensamento in sé evocare una resistenza delle sue forze, poiché stava dinanzi al suo lavoro. Questo si esprime dal fatto che è triste. È solo un accenno a come si contrae. Il giorno dopo aveva compiuto il suo lavoro, allora la cosa di nuovo si espandeva attraverso l’elasticità. Ci viene dunque semplicemente comunicata una fatto della vita spirituale in questo essere triste e felice dell’angelo della morte.
Nessuno che non voglia pensare in modo banale farà obiezione al fatto che non si cerchi una spiegazione banale per la tristezza e la felicità dell’angelo della morte, ma una tale che sia fondata nei rapporti più profondi del mondo spirituale. Quando il rabbino Johanan parlava, allora era certamente ancora presente una certa sensibilità per la particolarità dei mondi spirituali. E si vede dalla serietà della concezione di questo racconto che il rabbino Johanan fece di questo racconto il contenuto delle sue spiegazioni e vi legò allora le sue spiegazioni per raccontare alle persone qualcosa dei mondi spirituali.
Certamente, nel tardo Medioevo, nel tempo quando si avvicinava il quinto periodo post-atlantideo, che abbiamo caratterizzato, vennero anche fra i spiegatori ebrei della Haggada tali uomini di cui la nostra «epoca avanzata» avrebbe potuto essere molto felice. Lì c’è ad esempio uno spiegatore ebraico che era considerato molto erudito in questo tempo avanzato — non nel tempo rimasto indietro, dove ancora si credeva nel regno dello spirito — e che disse: dietro il racconto intero non dobbiamo cercare questa spiegazione superstiziosa che gli antichi hanno dato, ma dobbiamo partire dalla città di Luz. È già noto di Salomone che anche al suo tempo era impegnato a trovare e stabilirsi in luoghi che hanno buona aria, buon clima, che sono adatti per soggiorni estivi. — Veramente, con questo spiegatore ebraico i moderni studiosi liberali potrebbero essere straordinariamente soddisfatti! — E se si sa che la città di Luz era proprio tale luogo di villeggiatura, allestito dal re Salomone, allora si arriva fondamentalmente, da questo punto partendo, abbastanza facilmente sulla cosa. Poiché allora non bisogna che immaginarsi che i due scribi — al tempo allora non si sarà detto ancora che erano «nervosi», ma qualcosa del genere, non è vero — non si mostravano più completamente sani, e allora Salomone nella sua saggezza, che naturalmente per un uomo moderno è una saggezza molto più grande che guardare nel mondo spirituale, ha riconosciuto: bene, naturalmente si mandano i due scribi nella villeggiatura! E si è fatto il caso che siano morti nella villeggiatura, come già accade. E allora la fede si è legata a questo, che fosse una specie di punizione. Bene, nel Medioevo si poteva almeno ancora credere a questo, non è vero? Ma comunque vi erano dunque anche queste spiegazioni in tempo relativamente precoce, quando si avvicinava il quinto periodo post-atlantideo.
Ma perché allora è addotta la città di Luz? E perché assolutamente l’intero processo con Salomone? Bene, innanzitutto dobbiamo sempre di nuovo considerare che Salomone è proprio un uomo che è in connessione con il mondo spirituale. Ho detto: è significativo che i suoi due scribi fossero i figli di Sheshai, che già era scriba presso il re Davide; sono dunque per così dire personalità preziose. E scriba nel tempo antico significa qualcosa di diverso da oggi. Scribi in Egitto ad esempio — l’ho già menzionato una volta — erano persone che dovevano copiare davvero i caratteri nel senso della vecchia scrittura egiziana con tutto l’ardore. Se qualcuno scriveva una lettera falsa, vi era la pena di morte, perché era qualcosa di sacro. Nei caratteri c’era qualcosa di sacro. E così anche gli scribi del re Salomone erano assolutamente persone che stavano in contatto con il mondo spirituale, in connessione erano, appartenevano per così dire alla comunità di coloro con cui Salomone condivideva il suo sapere del mondo spirituale. E la città di Luz, dovrebbe solo indicarci che in questi scribi era qualcosa per cui avevano per così dire il sentimento completo della loro immortalità già durante la vita, attraverso la loro connessione con il mondo spirituale. Dovremmo essere attenti al fatto che non vivevano così, questi scribi, né meno ancora il re Salomone, senza sapere del loro nucleo essenziale spirituale-animale che passa attraverso la porta della morte. Non soltanto teoricamente lo sapevano, ma appartenevano proprio a coloro che erano fino a un certo grado iniziati in questi misteri. Perciò l’angelo della morte ebbe difficile e fu necessario che il re Salomone si mettesse in connessione in una certa maniera. Cioè, poiché i due scribi per la loro e specialmente per la consapevolezza del re Salomone vivevano nella loro immortalità, era necessario per l’angelo della morte che si avvicinasse all’intero processo che ora doveva compiere, che fosse presente consapevolezza della morte, che si partecipasse a questo. Non doveva essere espresso che il re Salomone volesse proteggere i suoi scribi dalla morte e perciò li mandasse nella città di Luz, ma doveva essere indicato che qui il morire accadeva completamente consapevolmente, che lo si portava nel proprio sapere, che si computava con esso. E il tono principale sta nel fatto che per Salomone divenne consapevole che i suoi scribi morivano. E se si dice che li mandò nella città di Luz, questo dovrebbe soltanto indicarci che vedeva come la forza arimanica, che è rappresentata attraverso l’angelo della morte, attraverso i suoi agenti, attraverso i demoni-capra, si spingeva avanti.
Dunque l’intero processo, come si svolge consapevolmente, dovrebbe esserci reso palese attraverso il racconto: qui una volta è accaduto un morire davanti a un saggio così che si guardava attraverso la consapevolezza del saggio. Questo voleva indicare il rabbino Johanan. E l’intero processo si trasformò così nel sapere di Salomone che ora sapeva come l’uomo è connesso con la Terra e come è connesso con il mondo spirituale. Il nascimento del sapere del soprasensibile nel re Salomone, che ci è rappresentato attraverso questo racconto. Solo se prendiamo questo come una rinarrazione di un processo visto chiaramente dal re Salomone, allora prendiamo il racconto così come dovrebbe essere preso, solo se lo comprendiamo così che è come se volesse dire: il rabbino Johanan disse, gli uomini sono legati alla Terra attraverso la forma del loro corpo fisico. Così come la forma dei piedi e la loro posizione sulla Terra sono connessi con la Terra, così esprime questo che l’uomo solo da un lato è connesso con la Terra, che solo i piedi garantiscono di questo che l’uomo appartenga alla Terra. La posizione diritta dell’uomo è però garanzia che egli venga consegnato al mondo spirituale con il suo nucleo essenziale. Affinché Salomone potesse credere questo, gli fu reso consapevole il morire esemplato su compagni cari a lui.
Dunque solo con concetti e idee che sono presi dal mondo spirituale stesso arriviamo a queste cose. E molte vecchie leggende — così le si chiama — le arriviamo soltanto se ci si avvicinasse con i concetti scientifico-spirituali. Ma che proprio questo fatto sia raccontato del re Salomone, questo è abbastanza significativo. Perché ci si indica che la saggezza di Salomone consisteva proprio nel guardare nel mondo spirituale, dove si rivela innanzitutto il mistero della morte. E quando udiamo dai vecchi Misteri che l’uomo come primo, ciò che deve sperimentare è questo, che arrivi alla porta della morte, fondamentalmente quello che ci è rappresentato in questa leggenda non è nulla di diverso dal fatto che ci si dice: Salomone era uno di coloro che erano arrivati fino alla porta della morte. Nella linea delle generazioni che discendevano dal re Salomone, risiede la preparazione fisica per questa chiaroveggenza che arriva alla porta della morte. Il corpo di Gesù è dunque dalla linea salomica della casa di Davide, l’anima è quella di Zarathustra. E rendiamoci ben conto di che cosa costituisca l’essenza dell’anima di Zarathustra, perché l’anima di Zarathustra sia in un corpo che proviene da un uomo che aveva il dono della chiaroveggenza.
Ora ho parlato spesso su quello che è venuto dall’anima di Zarathustra. Oggi vogliamo solo, vorrei dire, ciò che si è poi principalmente depositato dall’insegnamento di Zarathustra, vogliamo mettere davanti agli occhi, ciò che allora principalmente è passato dall’insegnamento di Zarathustra all’insegnamento di Mani e così via, all’insegnamento dei Manichei. Alle domande più profonde che il mistero dell’uomo ci pone appartiene senza dubbio quella del bene, del sole della vita e della sua connessione con il male, l’ombra della vita. Ora sappiamo quanto possiamo capire quando abbiamo visione dell’operare di Lucifero e Arimane. Ma questa dottrina di Lucifero e Arimane, conduce in una certa maniera a Zarathustra, alle sue due potenze spirituali che operano al di fuori dalle buone, divinità progressiste. Lucifero e Arimane vivono già nell’insegnamento di Zarathustra come fatto del mondo spirituale, come conoscenza di un fatto del mondo spirituale. Che cosa non ha potuto essere in questo insegnamento di Zarathustra, cari amici, perché si aveva una certa visione dell’operare insieme di Lucifero e Arimane? Vedete, qualcosa non ha potuto essere, di cui gli uomini posteriori non hanno mai finito di affrontare. Se non si capisce più nella maniera giusta l’operare insieme di Lucifero e Arimane nel mondo, allora non si penetra il mondo, allora il bene rimane un enigma, il male rimane un enigma. Consideriamo da questo punto di vista un insegnamento posteriore, che può essere caratterizzato direttamente così che dentro questo insegnamento, questa confessione, non ci si sapeva più ricordare della vecchia dottrina di Zarathustra. È l’insegnamento della predestinazione e ciò che nei Maomettani è connesso con esso.
Considerate, questo insegnamento della predestinazione dice da un lato molto chiaramente: tutto ciò che accade è predeterminato, come da un’antica scrittura esistente nel primissimo tempo originale tutto è descritto in anticipo. Non posso fare un passo davanti alla mia porta senza che sia determinato in anticipo. Se muoio — predeterminato! Tutto rigorosamente predeterminato! Cioè, per la consapevolezza del Maomettano è così che nulla si svolge per lui che non sia rigorosamente prescritto nel libro di Dio. Ma tutti i momenti il Maomettano, quando parla di qualcosa che fra poco dovrebbe accadere, e che lui desidererebbe che accadesse, dirà qualcosa che nel tedesco significherebbe: bene, se Dio lo vuole! — È bensì completamente convinto che tutto è scritto nel libro di Dio, ma dice di tutto: bene, se Dio lo vuole! — e non dimenticherà, nelle cose che gli paiono significative in qualche modo, di usare questa locuzione: se Dio lo vuole. Che cosa dice l’uomo occidentale su questo, che cosa dice il Maomettano stesso se gli si chiede, se per esempio gli si dicesse: sì, vedi, tu dici che tutto è scritto. Allora non può avere senso se dici: se Dio lo vuole. Poiché allora non sarà più voluto, allora è determinato dall’inizio dei tempi. — Il Maomettano dice, e l’uomo occidentale dice: questo è proprio una contraddizione insolubile, su questo non si va avanti.
Così è anche. È una contraddizione insolubile. Percorrete tutta la filosofia occidentale, prendete tutti i nomi: Spinoza, Descartes, Kant, Fichte, Schelling, Hegel e così via, ovunque sentirete questa contraddizione che sembra non solubile, che si presenta in modo particolarmente crasso nell’insegnamento del Fato, della predestinazione nel Maomettanesimo. Abbiamo dunque un insegnamento che in questa relazione è diverso dall’insegnamento di Zarathustra. L’insegnamento di Zarathustra sentirebbe né l’uno né l’altro così che da ciò risulterebbe una contraddizione, perché conosce Lucifero e Arimane. E ricordatevi della considerazione che abbiamo fatto qui, dove abbiamo considerato l’unificazione di queste cose! Dobbiamo riconoscere da ciò che nell’evoluzione dell’umanità c’era qualcosa che ha trasformato un insegnamento originario, che non avrebbe prodotto questa contraddizione, in un altro che soffre di questa contraddizione, che al massimo può cavarsela da questa contraddizione attraverso la non-consapevolezza. Questa contraddizione, cari amici, è solo simile a molte altre contraddizioni; è solo quella contraddizione che più di tutte incide nella vita. Ma è simile a molte, molte altre contraddizioni che sempre di nuovo troviamo nella vita. E colui che non vuol riconoscere che la vita è piena di contraddizioni non conosce un lato della realtà propriamente. La vita è piena di contraddizioni quando viene contemplata con l’intelletto umano! Ma dovrebbe essere contemplata con l’intelletto umano, cioè dovrebbe venire un tempo in cui l’uomo si trova in contraddizioni; dovrebbe la Zarathustra-epoca essere sostituita da un’epoca in cui l’uomo attraverso le contraddizioni impara, attraverso le contraddizioni è direttamente spronato verso la sua vera vita interiore. Alle tante cose che la Terra dovrebbe portare all’uomo per le sue prove appartiene anche questa vita nelle contraddizioni.
Ora considerate che specie di mezzo era il quarto tempo post-atlantideo, il mezzo del quinto periodo terrestre. Nel quarto, nel tempo atlantico, non era ancora uscito quello che la Terra avrebbe dovuto portare, solo nel quinto e nel mezzo di questo quinto è uscito quello che principalmente avrebbe dovuto portare questa Terra, e a questo apparteneva anche questo elemento di contraddizione. L’elemento di contraddizione, questo è proprio un elemento terrestre. Perché allora Zarathustra non l’aveva ancora? Perché ancora aveva eredità dei tempi antichi! Nel quarto periodo post-atlantideo gli uomini erano già completamente abituati al terrestre. Se l’uomo non avesse nulla per la sua vita intellettuale e della ragione se non quello che la Terra può dare, allora non supererebbe neppure le contraddizioni; allora l’intero resto dell’evoluzione terrestre avanzerebbe così che l’uomo nella consapevolezza si consamerebbe nelle sue contraddizioni, che perirebbe nella consapevolezza nelle contraddizioni. Poiché lo spirituale che può svilupparsi solo attraverso la Terra deve portare contraddizioni.
Se l’uomo doveva essere di nuovo condotto oltre le contraddizioni, che cosa doveva accadere allora? Allora doveva venire qualcosa che appartiene bensì alla Terra, ma non ha partecipato all’evoluzione terrestre dell’umanità. Allora doveva venire qualcosa che era rimasto indietro nel vecchio tempo lemurico, quando l’uomo discese. E proprio questo è la Wesenheit del Gesù natanico. Il Gesù natanico è proprio colui che sta vicino agli uomini, perché è rimasto indietro e non ha partecipato all’evoluzione terrestre, ma è ancora libero dalle contraddizioni umane per la ragione che è rimasto indietro e è venuto solo quando gli uomini avevano spinto il loro sviluppo di contraddizioni fino al culmine, fino al quarto periodo post-atlantideo. Allora appare come un rimedio contro la contraddizione che deve svilupparsi nella natura umana quando l’umanità passa attraverso la Terra. Veramente, gli uomini devono avere per il loro sviluppo spirituale quello che è ancora un’eredità antica nell’epoca di Zarathustra; ma devono inoltre avere qualcosa che essi sperimentano sulla Terra come la natura della contraddizione. Perciò doveva venire insieme il Gesù di Zarathustra, il Gesù salomonico, il Gesù natanico. E coloro che nella loro confessione religiosa altrimenti hanno questo terribile contraddizione della predestinazione e del «Dio lo vuole», come i Maomettani, a loro è fluito insieme la rivelazione del Gesù natanico. Se hanno capacità di sviluppo tale da poterlo capire una volta, allora si diranno: se di nuovo riconosciamo la natura di colui che ci è rivelato nel Corano, allora troveremo come la predestinazione e il «Dio lo vuole» si chiudono insieme.
Nella presente evoluzione il Maomettano non è ancora così lontano; ma ha i germi di sviluppo in sé in una certa relazione, cioè, giacciono lì. È solo in germe. Ma i cristiani dovrebbero essere più avanti. I cristiani dovrebbero capire che cosa hanno nell’essenza che è passata attraverso il mistero del Golgota, mentre veramente le forze dell’evoluzione terrestre si sono trovate insieme in lui. Dovrebbero capire che l’antica eredità dell’umanità è venuta attraverso la natura di Zarathustra, e che un dono immediato dell’umano è venuto attraverso il Gesù natanico.
Fino a qui vogliamo per il momento condurre questa considerazione. Ma vedete da questo ancora come tutto si chiude insieme. Vedete come le cose che nella vita stanno accanto le une alle altre, stanno bene accanto le une alle altre. Nel Corano sta la predestinazione accanto al «Dio lo vuole»; ma vi sta anche il rimedio, il Gesù natanico. Vedete, cari amici, come arriviamo a quello che è vita umana veramente. Lo proviamo fino alle sue forme più alte attraverso il fatto che usiamo i concetti scientifico-spirituali. Poiché viviamo assolutamente in un’epoca nel che la cosa già si pone così che il vecchio modo di sapere sta scomparendo. Pochi uomini rimangono ancora che hanno qualcosa del vecchio modo di sapere, da quel sapere istintivo che è un’eredità dalla chiaroveggenza, pochi uomini rimangono ancora, e vengono derisi. E l’altro sapere, il sapere cominciato, il sapere dell’intelletto, il sapere della ragione — ebbene, secondo l’opinione di coloro che l’hanno portato così magnificamente avanti, è già nel suo fiore. Per chi penetra le cose, non è nel suo fiore, ma veramente appena all’inizio, e si rivela dovunque come non ancora sufficiente. I fatti vanno più velocemente di questo sapere. Questo era diverso nei tempi più antichi, quando il sapere veniva dagli dèi; allora era sempre adattato ai fatti. Ora la gente non ha idea di come i fatti proseguono, e il sapere siede veramente come un vestito che è da tutti i lati troppo piccolo, propriamente troppo piccolo. E quando emergono una volta fatti, allora questi fatti non sono usati in modo sufficiente per l’istruzione delle persone. Un signore molto erudito ha condotto negli ultimi anni una prova, con tutti i veramente avanzati concetti di economia nazionale della presente epoca, rigorosamente scientifica, che nessuna guerra nel presente può durare più a lungo che al massimo tre o quattro mesi. Questo è «rigorosamente scientifico» provato. Che cosa significa per l’uomo ragionevole? Per l’uomo ragionevole significa nulla di meno che, dopo che la nostra guerra dura già quasi due anni, abbiamo a che fare con una teoria che è appena abbastanza grande per i fatti. Ma non ci si lascia istruire così facilmente. Non si andrà — come si dovrebbe — a vedere: come mai è che uno viene con l’intero apparato critico di economia nazionale della presente epoca e prova che una guerra non può durare più di tre o quattro mesi, poi deve finire secondo le presenti condizioni; non si andrà e si esaminerà come mai questo accade, poiché allora si scoprirebbe che questa scienza non serve a nulla, che non può abbracciare i fatti. Prospettiva sgradevole! L’uomo ha bene imparato la sua scienza al presente. Se si fosse completamente conseguenti: prospettiva fatale! Insegnamenti di economia nazionale, lì si impara proprio quello da cui l’uomo ha la sua scienza. Conseguenza finale: abolirli tutti! Via con tutte queste cattedre di economia nazionale! Non si può, veramente non si può! — Dunque si deve riconoscere che l’economia nazionale deve continuare a vivere al presente così come è ora, non è vero! Se continua a vivere così come è al presente, dimostrerà ancora molto di questo genere «rigorosamente scientifico». Conseguenza: fatale! — Ma se si tracciassero ulteriori conseguenze e si guardasse se eventualmente anche altre teorie potessero essere altrettanto piccole per la successione di fatti, allora non è immaginabile che cosa potrebbe uscirne. Dunque questo non si può, perciò tutte queste cose rimangono giuste, naturalmente.
Vedete, cari amici, è necessario un certo coraggio di portare le cose al loro termine, un coraggio che non sempre è presente al presente. E tuttavia si dovrebbe avere questo coraggio in una certa maniera. Allora forse non tutto cambierà da oggi a domani, poiché pensate a tutte le grandi pensioni che dovrebbero essere pagate se tutti coloro che in questo modo non potessero più insegnare dovessero essere pensionati! Ma anche se già per ragioni di tasse la cosa non potrebbe essere cambiata da oggi a domani, porrebbe comunque le cose in percorsi più giusti se almeno ci fosse un certo nucleo di persone che avessero il coraggio di pensare correttamente e lasciar trascinare questo correttamente dovunque solo possono. Quello importa. Con cose del genere si comincia sempre con se stessi e si tenta, per quanto è possibile, di pensare verso il giusto. Poiché la vita procede, non così che tutto vada da se, ma la vita procede così che attraverso gli uomini i progressi sono operati. E se taluni per consolazione si dicono: ebbene, domani non deve cambiar subito tutto, poiché la natura non fa salti, il mondo non fa salti: esso proprio fa sempre salti! Se il foglia verde continuasse a dirsi: non posso fare salti! — allora un foglia verde diventerebbe un po’ un’altra foglia verde, ma una rosa non verrebbe mai fuori; perché nasce attraverso un salto! La natura fa salti dovunque! E così è anche nella vita umana. Le cose non nascono nel comodo modo della senza-saltosità, ma le cose nascono così che veramente dovunque sorgono nuove formazioni. Dovunque nascono salti, e questo dobbiamo considerare. Già se otteniamo un giudizio giusto sulle cose senza lasciar scorrere passioni da una parte o dall’altra nel nostro giudizio, molto è già compiuto. Poiché i pensieri sono assolutamente forze viventi.
Ma nel nostro tempo non ci si riscuote a un giudizio sano, diritto, positivo sulle cose. Perciò si assumono, direi, senza partecipazione interna, senza partecipazione interna alle cose le cose. Si assuma ad esempio: quale sarebbe il naturale se un uomo parlasse di questioni letterarie, sulle questioni della letteratura di un popolo? Il naturale sarebbe che lui comprenda qualcosa di queste cose, e che non parli di queste cose se non comprende nulla di esse. Oggi non parlano solo coloro che comprendono qualcosa di queste cose! Di recente siamo stati istruiti sulla importanza della letteratura tedesca, molto a fondo, da un uomo che non ne sa niente, poiché non è neppure professore di storia della letteratura, ma è presidente di una repubblica e non ha avuto affatto occasione di imparare su ciò su cui si è assunto di istruire un intero paese. Un avvocato politico parla di letteratura! Un poeta parla di politica! Questi due cose, le abbiamo nella tempistica recente direttamente, direi, sperimentato uno accanto all’altro. Questi fenomeni bisogna prenderli già così come si comportano nella loro vera forma, e bisogna potere ottenere i giusti pensieri verso di loro. Siamo molto troppo, al nostro presente, direi, indifferenti. E la teosofia non dovrebbe indurci a diventare ancora più indifferenti se si ama spesso chiamare questa indifferenza riposo, o, applicando male la parola: Gelassenheit (abbandono). La gelassenheit si deve aspirare. Ma la gelassenheit non dovrebbe consistere nel fatto che tutto diventa indifferente per noi; ma il presente richiede già da noi che noi in una certa maniera possiamo avere fuoco nel riconoscimento del bene e nell’aborrimento di quello che non deve essere e non può essere se l’evoluzione deve veramente procedere nella maniera corrispondente come lo vogliono i buoni spiriti dell’umanità. Di questo vogliamo parlare ancora la volta prossima.
È necessario, come avete visto da diverse considerazioni di questo inverno, che colui che è vicino alla scienza dello spirito renda i suoi concetti, le sue idee, nella misura in cui queste scaturiscono dalla conoscenza scientifico-spirituale, sempre più concreti e concreti, cioè sempre accoppi qualcosa di più determinato e concluso a questi concetti. Parliamo di quelle potenze spirituali che avanzano nel senso propriamente giusto delle diverse gerarchie, e sappiamo che certe Wesenheit di queste diverse gerarchie rimangono indietro e allora, rimanendo indietro a uno stadio anteriore, negli stadi successivi non sviluppano l’attività che avrebbero sviluppato se fossero andate avanti, ma sviluppano proprio un’attività che corrisponderebbe a uno stadio anteriore dell’evoluzione mondiale. Così per la Terra nel complesso chiamiamo luciferiche e arimaniche Wesenheit quelle che oggi esercitano le attività che le Wesenheit normalmente progredite hanno esercitato già durante il tempo lunare. Abbiamo considerato da punti di vista diversissimi quale significato ha nel corso del mondo che in questo corso, in questa evoluzione mondiale siano intessute tali Wesenheit e forze luciferiche-arimaniche. Dobbiamo ora anche abituarci, vorrei dire, veramente a vedere il lucifererico e l’arimanico in un ambito più ristretto. È necessario però che per vederlo correttamente, coltiviamo il nostro mondo emozionale nel modo giusto. Perché se sviluppiamo subito quei sentimenti, quel sentimento purtroppo che molti ancora fra noi hanno: ah, Lucifero, Arimane, allora devo tenermi ben lontano da questo! — cosa che non si sospetta è essa stessa proprio lucifero-arimanica — allora naturalmente causerà sempre una paura eccessiva quando si parla del lucifererico e dell’arimanico in un ambito ristretto. Ma a una vera comprensione dei fenomeni mondiali, come è necessaria affinché possiamo portare la nostra comprensione nella vita, occorre proprio che possiamo riconoscere il lucifererico e l’arimanico anche in ambito ristretto.
Vedete, cari amici, secoli prima che il mistero del Golgota si compisse, era qualcosa di grande, di enorme, che dall’antico Oriente fosse emanato l’insegnamento che si trova nella Bhagavad Gita, negli altri scritti dell’Oriente. Questo era allora qualcosa di grande, di enorme, di significativo. E che la nostra scienza dello spirito non si presti a ridimensionare il grande, l’enormemente significativo di tali manifestazioni, potete ricavarlo dal ciclo tenuto a Helsinki sulla Bhagavad Gita. Vi si punta al grande, all’enorme delle profonde verità che stanno nella Bhagavad Gita. Per l’uomo odierno è anche assolutamente bene se si approfondisce in questo modo in quello che allora era grande, enorme per l’umanità. Ma il mistero del Golgota è passato al di là dell’umanità, che al fondamento fornisce una vera concezione storica dell’evoluzione terrestre, perché noi, se comprendiamo correttamente il mistero del Golgota, possiamo distinguere tra il tempo che è preceduto al mistero del Golgota come tempo di preparazione, e il tempo che segue al mistero del Golgota. L’Oriente non ha propriamente questi concetti dello sviluppo del procedimento storico, perché appunto l’Oriente non può guadagnare una vera comprensione del mistero del Golgota. Per l’Oriente c’è una verità valida una volta per sempre, non uno sviluppo della verità.
Ora nella nostra epoca è ancora molto difficile per molte persone pensare allo sviluppo delle conoscenze. Questo deriva dal fatto che non ci siamo ancora completamente saturati del senso del mistero del Golgota. Ammettiamo quindi che qualcuno appaia nella nostra epoca e volesse parlare nella nostra epoca come, diciamo, gli autori della Bhagavad Gita hanno parlato o come il Buddha ha parlato nel suo tempo, allora sarebbe così che il tale vorrebbe fare nella nostra epoca qualcosa che era bene per quel tempo che secoli prima del mistero del Golgota. E si potrebbe dire: se il tale avesse portato quello che ora porta allora, quando la Bhagavad Gita è stata portata, sarebbe stata allora un’azione giusta nel senso dello sviluppo. Se si presenta oggi con il medesimo senso in cui ha parlato la Bhagavad Gita, allora è un’azione lucifero, così è quello che è adatto a quel tempo e che allora avrebbe dovuto essere sviluppato, portato nel nostro tempo. Un tale uomo cancellerebbe proprio dal suo intero modo di concepire quello che è stato portato nell’umanità attraverso lo sviluppo da allora in poi.
Ora non vi parlo di un’astrazione, ma parlo così perché voglio attirare la vostra attenzione su un fenomeno completamente concreto che esiste. Nel 1912 è apparso un libro che si intitola: «L’alto scopo della conoscenza. Aranada Upanishad» di Omar al Raschid Bey. Noto espressamente che Omar al Raschid Bey non è un turco, che non ha nulla a che fare col maomettanesimo; è diventato turco per ragioni puramente esteriori. Qui non ci importa particolarmente il motivo per cui è diventato turco. Ha dovuto compiere qualcosa che in Germania — è un buon tedesco — non si può fare cioè, se non si diventa turco, e così divenne turco. Omar al Raschid Bey inoltre divenne bramino e scrisse «L’alto scopo della conoscenza. Aranada Upanishad.» Pubblicato dopo la sua morte è questo «Alto scopo della conoscenza» da sua moglie, Helene Böhlau al Raschid Bey. Noto che non si voglia dire nulla contro le eccellenti «storie di ragazze del consiglio» e cose simili che Helene Böhlau in precedenza ha scritto. Non è necessario che condanni una intera personalità in blocco. Ma la prefazione che la precedente Helene Böhlau, successiva Helene Böhlau al Raschid Bey, ha scritto a questa opera, avrebbe veramente potuto essere omessa. Ora vediamo davvero in questo «Alto scopo della conoscenza» sorgere nel 1912 quello che avrebbe dovuto essere presente secoli prima del mistero del Golgota, così qualcosa che nel senso più eminente, proprio nel senso tecnico del concetto è da intendere come qualcosa di lucifererico.
Nei prossimi tempi da me apparirà un libro che contiene molto delle idee che ho esposto negli ultimi due inverni davanti al pubblico. Ma in questo libro sarà contenuto molto di quel nuovo idealismo di concezione del mondo, che si colloca dopo il mistero del Golgota e ha inteso bene questa sua posizione dopo il mistero del Golgota, è andato oltre a quello che si trovava nell’antico Oriente. Poiché davvero, cari amici, ciò che Fichte, ciò che Hegel, ciò che Schelling, ciò che gli altri che ho nominato hanno insegnato, è andato ben oltre a ciò che la saggezza orientale, ciò che il brahmanesimo contiene. E che oggi non si riconosce ancora universalmente che è andato oltre, ha due ragioni. Una ragione è che si trova generalmente che sia troppo difficile occuparsi di queste cose. Ho parlato anche di questo nel mio libro. L’altra ragione è che non abbiamo affatto un tale talento di apparire a noi stessi e agli altri così enormemente elevati quando abbiamo conseguito una conoscenza, come l'ha l’orientale. E quindi potete leggere questo «Alto scopo della conoscenza» dall’inizio alla fine, e troverete dovunque che non solo vengono comunicate conoscenze che avrebbero dovuto essere acquisite, ma che vi è aggiunto dovunque che questa conoscenza è una conoscenza elevata, che questa conoscenza è così elevata che naturalmente è comprensibile soltanto agli eletti, che viene comunicata solo dai più alti maestri della saggezza.
Sì, cari amici, bisogna solo pensare un’una volta a che cosa sarebbe diventato un Fichte nella posterità con il talento di venerazione che ha il Medio Oriente, allora si otterrebbe un’idea di quello che in Occidente abbiamo trascurato. Non abbiamo neppure il talento di guardare ai Grandi con gli stessi sentimenti di sottomissione con cui l’orientale guarda al suo Buddha o al suo Shankaracharya. Ma seducente — e là si può propriamente dire seducente lucifero — è quando si parla così. Poiché innanzitutto parla facilissimo nella nostra anima se qualcuno scrive un «Alto scopo della conoscenza». È già di per sé un titolo che agisce suggestivamente, poiché ognuno se ne lecca i baffi se può acquisire il «Scopo alto della conoscenza» in 173 pagine. Ma a parte questo, se nel libro viene continuamente sottolineato esplicitamente: i più saggi fra i saggi l'hanno tenuto nascosto, solo a te, mio caro, viene affidato — che uomo importante deve essere lui se riceve il sapere che i più saggi fra i saggi sempre hanno conservato e che gli viene affidato! E ancor più se questo sentimento dell’auto-incensamento è così forte che un tale libro ora finisce addirittura con le parole significative:
«Pace sia con te, o caro!
Ti ho parlato del fine ultimo del sapere — detto tutto quello che era proporzionato alla tua comprensione — per il bene terrestre e per la salvezza del mondo — parole balbettanti di anima che cerca. I primi colli nella terra sono stati conquistati, le nebbie si diradano —: dinanzi a te nelle lontananze quasi insondabili brillano le alture dell’Himavat. Apri il tuo occhio alla luce divina tu vedi veramente e screditata è tutta la saggezza terrena — dispersa l’apparizione abbagliante — spento il luccichio dei mondi — un sogno — quello che in te si è svegliato è più grande di tutti i mondi — raggiunto lo scopo alto della conoscenza, raggiunta la perfezione — perfezione in divinità.
Così suona nell’aranada-upanishad l’adhyaya: Risvegliamento; senza parole l’ultimo: Nirvana.»
«Senza parole l’ultimo»! E affinché questo sia particolarmente sottolineato, ci fa notare la signora Helene Böhlau al Raschid Bey che dobbiamo intendere particolarmente profondamente: «Senza parole l’ultimo», perché dalla discepulanza a quello che sta in questo libro avrebbe riconosciuto lei stessa come le parole umane non sono sufficienti a dire il più profondo. Così c’è qualcosa di più profondo di quanto non detto, naturalmente! Perché il sapere senza parole a cui si ricorre finalmente deve naturalmente essere particolarmente profondo! Se già si trova infinitamente profondo quello che dice, come non si dovrebbe trovare infinitamente profondo quello che non dice! Certamente, cari amici: scrivere una cosa del genere, pensare una cosa del genere e tenerla sono tuttavia due cose diverse. Poiché: «Senza parole l’ultimo» — quindi l’altro sono parole che appunto non danno ancora il più profondo. Ma subito si comincia con una visione enormemente profonda. Così ad esempio con la visione enormemente profonda che è proprio nel linguaggio di quella vecchia saggezza orientale: se io sto qui, e uno sta qui, allora sta da me a sinistra. Dico giustamente: sta a sinistra da me. Ma se un altro sta di là, allora lo stesso uomo sta a destra da lui, così che dunque destra e sinistra non sono affatto designazioni assolute. Se lo designo io, è a sinistra; se lo designa lui di là, è a destra. Dunque: destra e sinistra è Maya. Come si potrebbe dare una concetto migliore di Maya che quello che sinistra sia solo una designazione aggiunta da fuori! E approssimativamente in questa «profondità» procede anche il resto. Poiché la profondità è fondamentalmente creata principalmente dal fatto che è sempre detto che sia «infinitamente profonda».
Ma s’innalza pure anche ad altre cose. Sapete forse, e potrete ancora più riflettervi se leggerete il libro che fra poco apparirà, che per gli spiriti che hanno coltivato il nuovo idealismo di concezione del mondo, si è trattato principalmente di vivere l’Io, di vivere nell’Io. Questo deve essere così dopo il mistero del Golgota. Ma la saggezza orientale mirava a non vivere l’Io affatto, ma a superarlo, a estinguerlo. E ora rinnova Omar al Raschid Bey, il tedesco, non il turco, questa vecchia saggezza indiana, dicendo:
«Chi cerca il suo bene nell’Io, per lui l’egoismo è comandamento, per lui l’egoismo è divinità.»
Sì, cari amici, chi cerca il suo bene nell’Io cerca, per lui l’egoismo è comando, per lui l’egoismo è divinità. L’egoismo, l’io-ricerca, giace prima del trovare l’Io. Finché si cerca l’Io, si sviluppa l’egoismo, e l’egoismo si libera soltanto dal trovare, dal trovare dell’Io. Una volta trovato, allora non si può più essere tormentati dall’egoismo, dall’io-ricerca. Nel trovare dell’Io risiede l’unica vera superazione dell’egoismo. E chiunque oggi, dopo il mistero del Golgota, voglia ancora fuggire l’Io, chi oggi dice ancora lo stesso come si è detto nell’antico Oriente, colui viene ricacciato dall’Io nella ricerca dell’Io, colui coltiva proprio l’egoismo. Perciò tali libri oggi ci fanno un’impressione così egoistica, un’impressione che ci mostra come i quidam si ritirano dal mondo, non vogliono cercare l’immortale, lo spirituale della realtà, ma arretrano dalla realtà per cercare nel loro sogno egocentristo una conoscenza. Questo è l’egoismo della conoscenza. E questo egoismo della conoscenza che non si accorge di sé, questo è il peggiore egoismo. Perciò l’intero libro è un libro egoistico. Finché l’Io non era stato incorporato nell’evoluzione dell’umanità, cioè prima del mistero del Golgota, bisognava nobilitare l’io-ricerca. Allora la saggezza orientale era al suo posto. Parlare così oggi significa: apparentemente spingere l’Io da sé in avanti, e indietro Lucifero ti afferra e ti caccia propriamente più nell’egoismo; e non lo noti! E inoltre dice:
«Chi cerca il suo bene in questo mondo, rimane schiavo di questo mondo. —» Da quando il mistero del Golgota diciamo: chi non cerca il bene nello Spirituale del mondo, ma arretra dal mondo, colui diventa schiavo soprattutto del mondo. Cioè rimane schiavo di quel mondo che sogna in lui! E inoltre dice:
«Per lui non c’è scampo dal desiderio non placato.» Rimane schiavo, crede, sempre di nuovo nel desiderio non placato. Ma chi così parla, cade nel desiderio per l’Io e non lo nota, perché fugge l’Io:
«Per lui non c’è scampo dal gioco niente. Invece di prendere la realtà, invece di opporsi alla realtà e cercare in essa stessa quello che in lei è spirituale, qui la realtà è fuggita. Ma per questo si ricade d’altro canto nella realtà:
«Per lui non c’è scampo dalle strette catene dell’Io.» Trovandolo, l’Io, ci si libera da queste catene!
«Chi non si eleva da questo mondo, vive e perisce con il suo mondo.»
Ma colui che parla dopo il mistero del Golgota dice: chi però si unisce all’eterno di questo mondo e cerca dalle temporalità l’eterno, colui non perisce con questo mondo.
Si può quasi invertire ogni frase che sta qui nel suo contrario, e si troverà quello che è giusto per il nostro tempo. Ho scritto al margine: «Chi fugge l’Io rimane schiavo del desiderio per l’Io, poiché il desiderio per l’Io fa l’Io come Io per sé; trovare dell’Io libera dal desiderio per l’Io, libera dall’egoismo. Chi penetra questo mondo, attraverso lui questo mondo è vinto.» — L’originale dice:
«Chi non si eleva da questo mondo, vive e perisce con il suo mondo.»
Oggi, dopo il mistero del Golgota, diciamo: chi penetra questo mondo, attraverso lui questo mondo è vinto!
Vedete da questo che quello che chiamiamo lucifererico, nel senso proprio tecnico della parola, ha assolutamente anche nel nostro ristretto cerchio del nostro divenire storico il suo significato profondo. Insegnare oggi come valido per il presente quello che doveva essere insegnato migliaia di anni fa significa insegnare lucifero. Ma i veri veggenti fedeli alla realtà, si passa loro accanto volentieri nel presente, perché non si pensa sia importante occuparsi della loro veggenza e di quello che è contenuto nella loro veggenza. Tale saggezza come nel «Scopo alto della conoscenza» parla molto alla — diciamo — più alta egoismo delle persone. Occuparsi della realtà, penetrare la realtà, per questo c’è minore interesse. E non abbiamo neppure il talento di riconoscere e apprezzare quegli stessi come l’orientale ha apprezzato il suo Buddha, se tali figure sono più o meno fra noi. Vedete, una figura che è già una figura di veggente, da un certo punto di vista, è Robert Hamerling, il più grande poeta più recente dell’Europa centrale. Ora non voglio parlare della poesia di Robert Hamerling in generale, nemmeno della sua filosofia in generale. Su questo potete leggere nel libro che ho appena menzionato che fra poco apparirà da me. Ma voglio attirare la vostra attenzione sul fatto che la capacità di veggente di Hamerling si è veramente provata in una penetrazione approfondita di quello che gioca nel presente. E il fatto che la sua capacità di veggente potesse così provarsi, l’ha dimostrato nel suo grande epos satirico «Homunkulus» comparso poco prima della sua morte. Homunkulus — che tipo di poesia è mai questa? Bene, non voglio oggi raccontarvi la poesia; potete leggerla voi. Voglio solo mostrare come si possa capire l’idea di Homunkulus e il homunkelismo, l’homunkelismo dal presente. Non è vero, abbiamo oggi persone fra noi — non intendo qui fra noi, ma nel complesso, e se ce ne fossero fra noi, naturalmente i presenti sarebbero esclusi! — abbiamo oggi persone fra noi che credono che il modo di concepire naturalistico-scientifico sia completamente solo autorizzato per una visione del mondo, che tutto debba essere spiegato naturalisticamente, e che tutto il resto che non è spiegato naturalisticamente o non può essere spiegato, sia da respingere: non sia nulla altro che fantastica fantasticheria, fantastica mistica, occultismo! — Non è vero, abbiamo tali persone fra noi. Queste persone partono dal fatto che tutto è sotto leggi meccanicistiche, sotto leggi della materia. Anche tutti i fenomeni e le esperienze spirituali sono sotto leggi meccanicistiche, sotto leggi materialiste di sostanza e forza. Bene, naturalmente ci si può immaginar questo. Ma un mondo così come se l’immagina il pensatore materialista non può veramente essere. In esso mai il più piccolo piccolissimo di radice vegetale, tantomeno un animale o un uomo trarrebbero origine. Ma si potrebbe porre la domanda: come sarebbe veramente costituito l’uomo se fosse il mondo che la concezione naturalistico-scientifica rappresenta, se questo mondo realmente esistesse, se non esistesse il nostro mondo che è pervaso di spirito, ma se esistesse quel mondo che chi crede unicamente alle concezioni naturalistiche appunto se lo pensa. Come sarebbe un tale uomo costituito? Bene, un tale uomo sarebbe generato da un tale mondo secondo pure leggi meccanicistiche, naturalmente. Tutto il misterioso scomparirebbe. Hamerling risponde con autentica forza artistica, poetica, a questa domanda, collocando nel suo Homunkulus un tale uomo, che è veramente così come l’uomo dovrebbe essere se esistesse solo il mondo del materialista — un Homunkulus! E questo Homunkulus consegue molto. Perché se vi ricordate di molte cose che io ho esposto proprio nelle ultime considerazioni: il cervello è già uno strumento meccanico, il cervello potrebbe anche sorgere dal puro meccanismo. Dunque lì il cervello potrebbe generare intelligenza, così un tale uomo potrebbe diventare terribilmente intelligente, potrebbe stare terribilmente intelligentemente in questo ordine cosmico in cui tutto sarebbe meccanico. L’Homunkulus di Hamerling è anche molto intelligente. Può combinare molto bene tutte le cose che si verificano nel mondo. Fonda un giornale universale. Si può fondare anche in un mondo in cui l’homunkelismo fiorisce; si possono fondare grandi giornali. L’Homunkulus diventa anche miliardario. Non solo milionario, diventa anche miliardario, l’Homunkulus! Si può anche in un mondo in cui non c’è spirito! Bene, così procede. Crea una scuola di scimmie, perché naturalmente dal darwinismo materialista ha l’idea che gli uomini discendono dalle scimmie. Così se si insegnano bene le scimmie e le si trattano in modo scolastico, naturalmente si devono trasformare in uomini; si accorcia il loro percorso in modo scolastico, non è vero? È un capitolo eccellente, questa scuola di scimmie nel «Homunkulus» di Hamerling! Mostra anche quale posizione assumono certi signori che scrivono giornali e altre cose simili. Tutto questo può accadere in un mondo dell’homunkelismo. Si può dire: Hamerling ha scritto veramente negli anni ottanta con capacità di veggente. Perché naturalmente nel mondo del homunkelismo ci sarebbero anche aeronavi, questo è ben chiaro, forse ancora più perfette di quelle che abbiamo già adesso, perché le vecchie concezioni ancora disturbano la cosa, secondo l’impressione di certi signori. L’Homunkulus naturalmente si costruisce anche un’aeronave — Hamerling scrisse questo negli anni ottanta — ha solo la sfortuna che mentre guida con questa aeronave nel mondo, è afferratto dalle forze di attrazione mondiale, dalla gravitazione mondiale, e viene portato via dalle forze meccaniche nello spazio cosmico. E se uscite la sera e guardate bene, e vedete un rottame in lontananza: lì c’è l’Homunkulus sul relitto della nave cosmica schiantatasi! Lì si sostiene ancora a un palo così. Si dissolve anche nelle forze meccaniche.
Con vera, visibile capacità di veggente, ricavata dalla realtà, è scritta questa cosa, il «Homunkulus» di Hamerling. Perché il mondo che l’homunkelismo si immagina naturalmente non esiste. Ma le persone possono organizzare il loro pensiero come nel senso dell’homunkelismo, e così possono — almeno per un certo periodo — fondare fra gli uomini un homunkelismo del pensiero. Questa era l’opinione di Hamerling: l’homunkelismo sta sorgendo, l’homunkelismo afferra gli uomini. Gli uomini non possono fare l’anima monda della natura, quella conserva comunque la sua anima. Ma possono fare se stessi senza anima.
E Homunkulus, l’uomo senza anima, trova anche una donna senza anima. Homunkulus la cui conoscenza non è accessibile all’anima e allo spirito — diventa l’uomo senza anima.
Hamerling intuì che potessero venire persone che dicessero: ah, abbiamo superato, grazie a Dio, questo classicismo goethiano e tutto ciò che vi è connesso! Questo classicismo goethiano ha ancora la sua piena fiducia nell’homo sapiens, nell’uomo saggio che nel suo spirito potrebbe trovare qualcosa che fonda ordini umani. Ma noi sappiamo che tutto ciò che è ordine umano è puramente condizionato dalle condizioni economiche esterne, dipende così dalle condizioni economiche che le condizioni economiche producono l’uomo, e l’uomo è visto propriamente da questa vecchia classica che abbiamo fortunatamente superato, come un homo sapiens. Oggi dovremmo vederlo come un homo oeconomus! Hamerling intuì che qualcosa del genere potesse venire. Mi riderete perché direte: nessuno sarà così confuso da dire che il vecchio classicismo, in cui ancora si credeva all’homo sapiens, sia oggi superato, e che oggi si debba credere non all’homo sapiens ma all’homo oeconomus, e non si possa pensare che idee e ideali confluiscano nell’ordine sociale, ma che lo stesso sia orientato puramente meccanicisticamente. La pura scienza naturale produca le leggi economiche così che l’uomo come homo oeconomus nell’organismo sociale si sappia stare dentro, e non cada più in questa stupida fede nell’homo sapiens.
Direte, questa idea pazza oggi non può certo considerarsi intelligente! Ma vi racconterò qualcosa, cari amici. Tempo fa lessi nel «Berliner Tageblatt» un articolo del mio vecchio caro amico Engelbert Pernerstorfer, che è ora vicepresidente del consiglio dell’impero austriaco. È in molte cose un uomo molto intelligente. In questo articolo del «Berliner Tagblatt» era particolarmente discusso un libro di un certo Dr. Renner: «L’Austria si rinnova».
C’era ogni ragione per me di occuparmi di questo libro, poiché in questa discussione del mio vecchio amico Pernerstorfer era detto che questo libro dovrebbe essere considerato dalle persone del presente, poiché si vedrebbe che ci sono ancora persone che sanno come organizzare il mondo una volta che questa guerra ci avrà lasciati, che ci sono ancora persone con idee feconde e creative. Così, naturalmente, bisogna conoscere i tempi, mi feci portare il libro. Lì dice:
«In questa guerra le altre forze sono diventate visibili in molti modi. La più vistosamente rivelata è stata la maturità economica-popolare delle nazioni la loro sovranità. Si è parlato di vittorie ferroviarie di Hindenburg e a ragione: il buono stato dei treni, delle strade e dei percorsi in un paese è una garanzia dei successi militari, è però solo un segno dell’economia popolare più organizzata.»
Non deve essere contestato. Ma andiamo avanti:
«Il più grande ribaltamento che questa guerra mondiale ha compiuto riguarda la valutazione economica, sociale, politica e militare dell’industria e così dello stato industriale come del popolo industriale. Su questo punto si è compiuta una vera rivoluzione della consapevolezza pubblica.»
«E ora viene la guerra, alto e basso, dentro e fuori dal paese lo proclamano sempre più spesso, sempre più forte, ininterrottamente e alla fine indisputabilmente: L’industria ha vinto! L’industria tedesca è la salvatrice della patria, la resistenza indistruttibile e la forza di spinta irresistibile dello stato! Lo stato industriale vince lo stato commerciale, lo stato di rentier, lo stato agrario, l’industria è il nucleo del nostro popolo!»
«In un istante da cavalleristi in fanti, da soldati di riserva buone truppe tecniche, da uomini della riserva completi soldati in prima linea: questo solo uno stato industriale può, i cui operai spesso e spesso nella vita cambiano azienda, settore e posizione e di volta in volta devono trovarsi in poche ore in ogni situazione sotto pena di rovina economica.»
Non più le idee — così è spiegato — che hanno dominato il tempo precedente, dovrebbero fondare in qualche modo l’ordine sociale, ma la vera scienza; quella entra con le sue leggi meccaniche nell’industria e organizza l’industria e pone anche l’uomo dentro, così che diventa un ingranaggio in questa connessione industriale. Questo è il grande della nuova scienza e organizzazione — naturalmente solo scienza nel senso della maniera di pensare naturalistico-scientifica!
«La scienza e l’organizzazione diventano pratica vivente solo nel popolo industriale. Queste esperienze devono d’ora in poi permeare tutta la nostra pratica politica.»
«Non è un caso che in questa guerra il concetto dello stato si sia provato più potente del principio di nazionalità. Nei mezzo secolo dopo il culmine storico del puro pensiero nazionale il mondo e gli uomini hanno subito uno sviluppo veramente meraviglioso. Gli interessi prevalenti di quel decennio oggi lontano erano ancora letteratura, arte, filosofia, ancora l’epoca classica operava.»
«La tecnica e l’economia dominano anche la fantasia degli uomini, l’uomo è diventato dall’homo sapiens della classica l’homo oeconomus, l’interesse economico prevale e respinge tutti gli altri.»
«E così anche oggi lo stato viene sentito e valutato diversamente… Come stato economico viene richiesto oggi da tutti i partiti e le classi dentro, viene valutato fuori e da fuori.»
Eccolo! Arrivati fino a qui: «La tecnica e l’economia dominano anche la fantasia degli uomini, l’uomo è diventato dall’homo sapiens della classica l’homo oeconomus, l’interesse economico prevale e respinge tutti gli altri.»
Questo è il libro che allora era stato consigliato come una delle manifestazioni significative del pensiero presente, come una di quelle manifestazioni a cui si dovrebbe guardare se si vuol sapere come avviene il rinnovamento della vita presente.
Che cosa è questo? Homunkelismo! L’homunkelismo è diventato vero, quell’homunkelismo che Hamerling ha predetto negli anni ottanta. Homunkelismo — eccolo qui messo in sistema, portato in una concezione filosofica del mondo! Homunkulus non diventa solo miliardario, non fonda solo un giornale universale, scrive il libro: «L’Austria si rinnova. Saggi politico-programmatici di Dr. Karl Renner, deputato al consiglio dell’imperio»! Hamerling era un veggente. Ha previsto quello che sarebbe accaduto. E quello che è accaduto potrebbe guarire se guardasse indietro a quello che Hamerling ha creato nel suo Homunkulus. Il probabilmente a Vienna residente Dr. Karl Renner aveva soltanto bisogno di andare a Graz per scoprire forse che c’era stato un Hamerling tre decenni prima di lui!
È necessario che si sviluppi davvero una comprensione per in che cosa consista il grande di una tale creazione come l’«Homunkulus». Il grande di una tale creazione consiste nel fatto che Hamerling veramente una volta, senza già avere la scienza dello spirito, si è detto: come sarebbe l’uomo se avesse solo il corpo fisico? Naturalmente non l’ha detto così, ma l’ha descritto così. Ha descritto nel suo Homunkulus un uomo che fondamentalmente non porta l’eredità dello sviluppo di Saturno, Sole e Luna, ma ha soltanto l’evoluzione terrestre, e a cui mancano parti essenziali dell’Io, del corpo astrale e del corpo eterico. L’«Homunkulus» di Hamerling è correttamente compreso proprio dalla scienza dello spirito. Così è necessario guardare bene alle dita del presente, cari amici!
Ho esposto a voi l’ultima volta che proprio l’idea del mistero del Golgota, come la conosciamo attraverso la scienza dello spirito, riunisce tre cose. Prima il Gesù come entra come Zarathustra nel fanciullo Gesù salomonico e come porta quello che storicamente l’umanità ha attraversato, egli stesso ha fatto da incarnazione a incarnazione. Vi ho poi chiarito come quello che era predestinato nella Terra prima che passasse attraverso questo sviluppo storico è nel fanciullo Gesù natanico. Vi ho mostrato come nel Corano il fanciullo Gesù natanico è completamente descritto fino al punto che questo fanciullo Gesù natanico già alla nascita ha parlato. Con questi due elementi uniamo il Cristo fuori della Terra e al di sopra della Terra, che nel trentesimo anno entra nella personalità di Gesù di Nazareth, del Gesù salomonico-natanico, così che riconosciamo nel Cristo un’unione dei mondi spirituali fuori della Terra con quello che sulla Terra si è compiuto. E ho sottolineato: è necessario che il nostro tempo si adatti al concetto di questa grandezza della figura di Gesù e così anche a questa grandezza del mistero del Golgota. Poiché il nostro tempo ha certamente nel quinto periodo post-atlantideo l’intelletto, il pensiero ragionevole molto, molto sviluppato; ma deve essere aggiunto a questo pensiero ragionevole l’afferrare spirituale del mondo. Allora sarà di nuovo compreso, e anche in misura più progredita sarà compreso il mistero del Golgota di come l’hanno compreso i secoli precedenti. Ci dobbiamo procurare la possibilità della comprensione del mistero del Golgota. Ma vorrei dire: prima che la comprensione del mistero del Golgota possa essere veramente conquistata, viene prima tutto quello che viene inserito dalla comprensione umana da potenze arimaniche. Nel fondamento tuttavia, direi, tutti i buoni spiriti attendono che gli uomini comprendano il mistero del Golgota. Ma agli uomini si oppone tutto. Non vogliono arrivare alla comprensione di questo mistero del Golgota. E così lo calunniano inconsciamente. Così inconsciamente calunniano anche la figura che nel centro di questo mistero del Golgota deve stare. Pensate una volta, se qualcuno volesse veramente vivere tutti i sentimenti profondi, i sentimenti seri e le emozioni che possono essere suscitate in noi dal modo in cui comprendiamo il mistero del Golgota, e si scontrasse con qualcuno che proprio dalla consapevolezza odierna parlasse del Cristo Gesù. Allora potrebbe forse sperimentare una calunnia più terribile, un’umiliazione di quello che sente e prova dalla vera conoscenza del mistero del Golgota. Si potrebbe opporre: quello che tu ci dici tutto qui, non illumina l’intelletto, sei un pazzo; solo per il fatto che sei un pazzo sognatore puoi veramente credere a cose del genere, poiché solo un pazzo sognatore può trovare veramente una connessione in quello che i Vangeli descrivono del Cristo Gesù!
Potrebbe accadere una cosa del genere. E se il tale credesse di essere un poeta, sì, se magari aveva scritto in precedenza fino a un certo grado buone poesie, e incontri proprio, perché gli altri soggetti sono finiti, anche il soggetto Cristo-Gesù, così potrebbe anche volere rappresentare artisticamente una cosa del genere. Potrebbe chiedersi: bene, come è una persona che accoglie in sé quello che il Cristo Gesù dovrebbe essere secondo i Vangeli? — Deve essere una specie di sognatore, un uomo debole di mente. Poiché un uomo intelligente che ha avuto successo così magnifico nel mondo, non è vero, lui esamina criticamente i Vangeli, trova le loro contraddizioni, mostra che al massimo potrebbe aver vissuto un buon uomo a Nazareth; ma a quello che i Vangeli contengono una persona ragionevole non può credere; un debole di mente deve esserlo. E un tale debole di mente, allora potrebbe facilmente arrivare a dire: io seguo il Cristo Gesù. Uno che ha avuto successo così magnificamente nel mondo, non lo fa, ma uno che è debole di mente. Un tale debole di mente potrebbe allora anche, diciamo, andare in viaggio, comparire in un paesello straniero, mettersi da qualche parte vicino a una lampada su una pietra e cominciare a predicare, perché si crede pieno dello spirito del Cristo — così potrebbe descrivere qualcuno che crede di aver avuto successo così magnifico — e poiché il tale è debole di mente, viene imprigionato. Si potrebbe leggere, diciamo, che colui che oggi appare come Cristo viene imprigionato.
Viene poi interrogato dal parroco che gli chiarisce che non deve parlare del Cristo perché non è parroco. Poi viene bruscamente rampognato da colui che ha il potere giudiziario; poi viene lasciato libero perché è un folle, non viene rinchiuso ulteriormente. Bene, continua così, incontra altri che credono alla sua follia, guarisce altri anche; perché il moderno crede che la malattia che non è veramente malattia possa essere guarita dall’imposizione delle mani di gente non completamente nella norma. Infine il debole di mente diventa sempre più debole di mente e si immagina ora — perché tutta la gente dice: veramente in te è apparso il Cristo — di essere il Cristo, ha ancora una sfortuna così che non è riconosciuto, e così via. — Non è vero, sarebbe già qualcosa di terribile se la cosiddetta intelligenza della gente odierna arrivasse a rappresentare un Cristo così!
Vi racconto ancora una volta nulla che sia astratto, ma qui c’è il libro: «Il pazzo in Cristo Emanuele Quinto», romanzo di Gerhart Hauptmann, che contiene quello che vi ho appena indicato con un paio di parole. Non si deve dire che Gerhart Hauptmann non abbia scritto in precedenza drammi alquanto significativi e cose simili. Ma il nostro tempo è maturo affinché colui che molti circoli chiamano il più grande poeta del presente usi un debole di mente per rappresentare un Cristo! So molto bene che coloro che oggi sono così numerosi verranno e diranno: condanni questo «Pazzo in Cristo» di Gerhart Hauptmann perché prendi la cosa religiosamente o filosoficamente, perché non hai comprensione per il puramente estetico. — Puramente esteticamente la cosa è un lavoro cattivo! E se già vuoi una tale descrizione che è una cattiva copia dei «Fratelli Karamazov» di Dostojewski, preferisco leggere Dostojewski e consiglio anche a chiunque di leggere piuttosto Dostojewski se vuole proprio avere quello che è in un tal milieu, invece di una tale copia debole del Dostojewski. Anche fino nei dettagli molte cose ricordano i «Fratelli Karamazov», poiché questo pazzo in Cristo viene accusato di aver commesso un omicidio — ci si ricordi dei Fratelli Karamazov — è innocente, viene lasciato libero, si considera lui stesso il Cristo e vaga per il mondo e bussa ovunque gli viene in mente: da pastori, da cardinali, da vescovi e così via, ovunque bussa, perché naturalmente la gente dovrebbe accettare il Cristo. È naturalmente scacciato ovunque perché è considerato un folle. E poi il libro finisce pateticamente, dopo che è stato descritto come ha bussato nelle case di varie persone, anche nella casa di un maestro che conosce anche da prima:
«Così accadde pure nella casa del maestro alcuni giorni dopo, dove una volta Emanuele Quinto, in aula, aveva ascoltato il sermone di pentimento del fratello Nathanele.» — I nomi sono tutti allusioni! — «La gente del maestro stava seduta a tavola e un freddo vento autunnale soffiava nella buio fuori. Si sentì un passo sulla soglia della casa e poi un colpo alla porta. La donna non voleva aprire, aveva paura. Dopo che, per qualche ragione, diventato ansioso, il pio maestro aveva raccomandato la sua anima al Signore, aprì e chiese attraverso lo spiraglio:
Bene, e così via, così continua. Finisce in modo carino nel modo seguente:
«Una settimana dopo lo stesso vandalismo cominciò nella ex libera città imperiale Francoforte sul Meno a occupare un po’ la gente. Davanti al pazzo e mendicante che si chiamava Cristo, nel frattempo fra Berlino e Francoforte centinaia e centinaia di porte domestiche si erano sbattute. Un francofortese che prese la faccenda in modo ironico disse che il Signore Iddio in cielo doveva indubbiamente essere stato consapevole dall’insolito rumore selvaggio dell’sbattere delle porte sulla attività fra il genere umano.
Unwillingly si ringrazia il cielo» — ora viene il veramente orribile! — «che solo un povero pazzo terrestre e non il Cristo stesso fosse il viandante: allora certamente centinaia di preti cattolici e protestanti, operai, funzionari, consiglieri rurali, commercianti di ogni tipo, generali sovrintendenti, vescovi, nobili e cittadini, insomma innumerevoli cristiani pii, si sarebbero caricati della maledizione della dannazione.
Ma come si poteva sapere — benché preghiamo (Non ci indurre in tentazione!) — se non fosse proprio il vero salvatore che in vesti da pazzo povero voleva venire a controllare, nella misura in cui il suo seme seminato da Dio fosse nel frattempo maturo, il seme del Regno?»
Quindi la porta di servizio rimane aperta, che il Cristo avrebbe potuto incarnarsi nella figura del pazzo per una volta e venire a controllare come stanno le cose sulla Terra. Questo non può essere naturalmente, non è vero, per un’uomo come Gerhart Hauptmann è, che ha avuto successo così magnifico nel mondo!
«Allora il Cristo avrebbe continuato il suo viaggio, come è stato stabilito, via Darmstadt, Karlsruhe, Heidelberg, Basilea, Zurigo, Lucerna fino a Göschenen e Andermatt e avrebbe potuto riferire sempre solo al medesimo sbattere di porta a suo Padre in cielo. Vale a dire, il pazzo che si chiamava Cristo divise alla fine pane e alloggio notturno con due poveri, compassionevoli pastori svizzeri di montagna, sopra Andermatt. Da allora non è più stato visto.»
Forse avrete, se avete guardato le pagine di annunci dei giornali — perché questo è interessante — trovato un grande annuncio nella maggior parte dei giornali, che prende un po’ una parte considerevole della pagina. Questi annunci che sono apparsi adesso molto numerosi, avevano diverse versioni. Ma una di queste versioni voglio leggervi — è così grande, questa è la pagina dei giornali, questo è l’annuncio —:
«È appena apparsa la nuova edizione conveniente del romanzo di Gerhart Hauptmann. Un volume sostanzioso di 540 pagine. Rilegato in carta € 3, in cartone € 3,75.
Ora il libro è presente, di cui è facile prevedere che sperimenterà innumerevoli edizioni in rapida successione e sarà tradotto in tutte le lingue di cultura. Avrà come vero romanzo religioso una fama classica, dal popolo letto per generazioni, non solo lodato. Con questo non esagero da vanità effimera, poiché il libro contiene i valori più forti, travolgenti. È il romanzo delle lotte religiose del nostro tempo, raffigurato su uno entusiasta, un figlio del popolo che si spinge fino alla divinità. Ogni uomo religioso sarà edificato e rialzato da questo grande confessione del nostro più significativo poeta vivente. Qui Hauptmann ha completato la sua opera più grande.’»
Non solo l’editore, Samuel Fischer, presso che il libro è apparso, ha fatto questo, ma ha fatto riprodurre una recensione di un signore molto intelligente dalle «Berliner Neuesten Nachrichten»!
Vedete, cari amici, spesso nel corso di questo inverno ho dovuto parlare di come la scienza dello spirito dovrebbe guarire il pensiero, di come dovrebbe formare le forme di pensiero nel modo giusto. Se qualcuno oggi raccontasse così astrattamente che potrebbe esserci un uomo che dice: il tempo classico ha parlato dell’homo sapiens, è da tempo superato, ora deve subentrare l’homo oeconomus, — lo si considererebbe pazzo. Ma egli non passa per pazzo. Vale come portatore di civiltà, come uno che ora deve risolvere l’enigma della vita quando appare nella forma dell’Homunkulus Dr. Karl Renner!
Ma è stato anche molto lavorato, cari amici, molto, molto lavorato per allontanare gli uomini dal vero pensiero sano, dal pensiero conforme alla realtà. Troverete il concetto di pensiero conforme alla realtà esattamente esposto nel mio libro che fra poco apparirà. Pensate che oggi non abbiamo solo la vecchia «Critica della ragion pura» di Immanuel Kant, nel che è reso chiaro agli uomini: non potete arrivare alla cosa in sé, tutto è solo apparenza — abbiamo oggi, come ho già menzionato più volte, anche una «Critica del linguaggio» di Fritz Mauthner. E non l’abbiamo solo, questa «Critica del linguaggio», ma trombettieri per questa «Critica del linguaggio», trombettieri della gloria della «Critica del linguaggio» sono diventati numerosi giornalisti; e ce ne sono numerosi che nella «Critica del linguaggio» di Fritz Mauthner vedono un’opera monumentale del presente, mentre non è nulla altri che il peggiore dilettantismo filosofico. Mauthner neanche arriva al concetto che le cose siano rappresentate non solo perché si ha la parola, ma che la parola è qualcosa come un accenno e come un gesto alla cosa. Per cose spirituali è più difficile da immaginare naturalmente; ma naturalmente bisogna innanzitutto chiarirsi come la parola sia solo un gesto e come non si possa criticare le parole perché la parola è un gesto che punta al soggetto, così nel fisico come nello spirituale. Poiché Mauthner non ha idea della natura della parola, comincia a criticare la parola e crede che gli uomini abbiano fatto parole e vi si appichicano soltanto, dietro cui non ci siano realtà. Sì, ma le realtà non si possono criticare criticando la parola. Vi voglio mostrare con un esempio drastico. Pensate, che cosa fa Fritz Mauthner! Ha scritto tre volumi spessi: «Critica del linguaggio», ha anche scritto un «Dizionario della filosofia» in due volumi spessi, dove ha poi anche, diciamo, raccolto: il concetto dell’essere, il concetto della conoscenza e così via. Tutto questo è affrontato così secondo le parole: da dove viene la parola, dove appare la parola per la prima volta, come la parola migra da una lingua all’altra. E descrivendo come la parola migra da una lingua all’altra, egli crede di poter dire qualcosa sulla cosa. Voglio chiarirvi con un esempio drastico: ammettiamo che Fritz Mauthner vagasse così attraverso l’Austria, potrebbe ad esempio trovare una parola che è stata formata, la parola «böhmischer Hofrat». Lo «Hofrat böhmico» è una designazione che si trova molto spesso in Austria: qualcuno è un «Hofrat böhmico». Che dovrebbe fare il critico linguistico Fritz Mauthner secondo il suo metodo? Dovrebbe naturalmente alla «B» nel suo «Dizionario filosofico» prima attaccare e dovrebbe criticare «böhmisch» propriamente e troverebbe che fosse una parte del concetto «Boemia». Allora aprirebbe alla «H»: Hofrat. Allora analizzerebbe propriamente il concetto «Hofrat» e in questo modo cercherebbe la realtà dello «Hofrat böhmico». Ma la particolarità è che «Hofrat böhmico» in Austria è un essere che non ha bisogno di essere un Boemo né uno Hofrat; anzi, la maggior parte degli «Hofrat böhmici» in Austria non sono né Boemi né Hofrat! Proprio questa è la loro peculiarità, non sono affatto Hofrat, è solo un caso se uno è Hofrat, e non hanno bisogno di essere Boemi, è anche un caso se un «Hofrat böhmico» è boemo. Si chiama «Hofrat böhmico» in Austria colui che è uno strisciatore, che ha talento di mettere da parte la gente che vuole superare nell’ordine gerarchico, di trovare mezzi per spingersi su. Tutto questo non ha nulla a che fare con «böhmisch» né con «Hofrat». Può essere un cancellista austriaco nato e tuttavia essere «Hofrat böhmico». Lì vedete come la parola è formata, puntando alla realtà. E così sono tutte le parole formate. Se si cercano dietro alle parole le realtà, si trova così poco la realtà dietro alle parole come non si trova la realtà dietro a «Hofrat böhmico» in Austria se non si scopre da altro che dal contenuto della parola cosa significa veramente la parola.
Vedete, cari amici, fino a questo grado di confusione il presente è arrivato, e fino a questo grado di presunzione nella confusione si è arrivati, che si vede come prestazione storica. Non è certamente senza significato sapere che versioni popolari nascono di opere in cui la fantasia degli uomini viene avvelenata nel modo di Gerhart Hauptmann «Pazzo in Cristo». Non è certamente indifferente quando il pensiero degli uomini viene reso così confuso come viene reso confuso da una «Critica del linguaggio» e simili. Questi sono così emanazioni dell’alterigia della ragione che si oppone a una vera comprensione del mistero del Golgota così necessaria al presente. Direi così: come la crocifissione doveva accadere per il Cristo stesso, così il concetto del Cristo come viene nel presente nell’umanità deve essere crocifisso. E crocifisso è attraverso un tale libro come il «Pazzo in Cristo Emanuele Quinto» è, di Gerhart Hauptmann. Certamente Gerhart Hauptmann si sente particolarmente intelligente perché sottolinea come vescovi, pastori, giudici e così via hanno scacciato il pazzo Quinto quando è venuto e ha detto che è il Cristo. E questo Gerhart Hauptmann aggiunge persino in modo elegiaco che eventualmente il Cristo veramente potrebbe essere in questo pazzo, e allora la gente l’avrebbe scacciato, e il Cristo avrebbe solo voluto controllare. Ma, cari amici, ho un’altra opinione. Ho l’opinione: se il vero Cristo fosse passato una volta e avesse bussato alla porta di Gerhart Hauptmann mentre scriveva il suo «Pazzo in Cristo», la porta gli si sarebbe sbattuta in faccia ed egli sarebbe stato buttato fuori, mentre Gerhart Hauptmann continuava a scrivere la sua saggezza nel «Pazzo in Cristo»!
C’è dunque molti cose che nel presente trattengono gli uomini dal penetrare alla triplice comprensione del Cristo: al Cristo storico che è entrato nella figura del Cristo attraverso l’anima di Zarathustra nel fanciullo Gesù salomonico; al Cristo terrestre che però non aveva ancora incorporato nulla della vita terrestre in sé, al Gesù che era nel fanciullo Gesù natanico; e alla terza comprensione, alla comprensione del Cristo, a quella potenza che è discesa dalle altezze spirituali e ha fecondato tutta la vita terrestre. Questa triplice comprensione, cari amici, deve essere guadagnata. Sarà guadagnata quando la scienza dello spirito penetra attraverso tutta l’egoismo e toda l’alterigia di coloro che dicono che il massimo scopo della conoscenza sia il silenzio ma che perciò parlano ancora di più da destra e sinistra, e come il sinistro possa anche essere il destro, e nonostante coloro che come Homunkulusse vogliono fondare nuovi ordini sociali, e nonostante coloro che compiono un’empietà come il «Pazzo in Cristo», un romanzo senza valore cosiddetto. Nonostante tutto questo, si troveranno anime umane che arriveranno alla comprensione del Cristo triplo.
Se possiamo stare di nuovo insieme, allora vi dirò ulteriormente qualcosa che potrebbe collegarsi a questo.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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