Per me è una grande soddisfazione accogliere oggi per la prima volta in questo paese i nostri amici. Mi dispiace di non potere parlarvi nella vostra propria lingua; per superare questa difficoltà, il nostro amico Baron Walleen tradurrà oggi frase per frase quello che dirò. Domani terrò invece la conferenza senza interruzione, e il Baron Walleen avrà la gentilezza di darne un riassunto in inglese.
I nostri cari amici di questo paese, che ci hanno visitato spesso nel continente, hanno stabilito in maniera bellissima un legame interiore tra i nostri amici qui e quelli di là. La bella dimora in cui ci riuniamo oggi è una prova di quanto profondamente i nostri amici di questo paese si uniscono con noi, e con quale sentimento interiore lavorano per la diffusione dell’antroposofia. E coloro che sono venuti dal continente per visitare i nostri amici inglesi si rallegreranno davvero nel trovare in questo ramo una cornice così bella per quello che ci sta tanto a cuore, che affonda così profondamente nelle nostre anime.
Con quel profondo sentimento interno di unità che appartiene all’antroposofia, e in cui tutti gli esseri umani sulla terra dovrebbero riunirsi senza distinzioni di razza, colore o simili, permettetemi di parlarvi oggi per la prima volta e di salutarvi di cuore. Dovrebbe essere una buona garanzia per il nostro lavoro futuro il fatto che abbiamo trovato amici che hanno intrapreso il lavoro qui in questo paese con così grande entusiasmo interiore.
Il tema che vogliamo trattare oggi ci conduce subito in un campo che appartiene a tutta l’umanità, indipendentemente da tutte le differenze.
In primo luogo dobbiamo parlare di quel campo dello sforzo umano che nella sua forma vera non può essere descritto in nessuna lingua umana, ma nella sua forma originaria solo nel linguaggio del pensiero: questo è il campo della scienza occulta.
L’uomo, attraverso le sue capacità umane, si sforza di acquisire conoscenza occulta e può anche ottenerla. Ma la conoscenza occulta ha un significato maggiore per il mondo di quello che ha solo nell’ambito dell’anima umana. Nel mondo che ci circonda possiamo distinguere diverse sostanze e materie, attraverso cui si esprimono i loro diversi fenomeni e manifestazioni. In quel principio primordiale, che difficilmente può essere espresso nel linguaggio umano, radicano tutte le creature, tutte le cose della terra e tutti i mondi. Ma nel mondo fisico le singole differenziazioni di questo primo principio si esprimono nelle sostanze della terra, dell’acqua, dell’aria, del fuoco, dell’etere e così via.
Una delle sostanze più sottili accessibili allo sforzo umano è chiamata Akasha. E le manifestazioni di entità e fenomeni nella sostanza Akasha sono le più sottili tra tutte quelle accessibili all’uomo. Ciò che l’uomo acquisisce nella conoscenza occulta abita non solo nella sua anima, ma è anche impresso nella sostanza Akasha del mondo. Quando rendiamo vivo nella nostra anima un pensiero della scienza occulta, esso è subito iscritto nella sostanza Akasha. Ed è di importanza per il generale sviluppo del mondo il fatto che tali impressioni siano fatte nella sostanza Akasha, poiché queste impressioni, che possono essere fatte dall’umanità e che noi descriviamo come scienza occulta, non possono essere iscritte nella sostanza Akasha da nessun altro essere nel mondo intero se non dall’uomo.
È importante per noi riconoscere una caratteristica della sostanza Akasha: l’uomo, tra la morte e una nuova nascita, vive nel mondo spirituale nella sostanza Akasha, proprio come noi viviamo, per esempio, qui sulla terra dentro l’atmosfera.
Se un veggente, con i mezzi che ha a disposizione, entrasse in relazione con anime umane che vivono tra la morte e una nuova nascita, potrebbe notare quanto segue. Un uomo che nel presente ciclo evolutivo qui sulla terra — prima era diverso — non è mai in grado di risvegliare in sé pensieri e idee della scienza dello spirito non può essere osservato o visto, anche se presente, da un’anima umana che vive tra la morte e una nuova nascita. Se invece un uomo che vive qui sulla terra risveglia in sé un pensiero della scienza dello spirito, un’idea, in modo che possa essere iscritta nella sostanza Akasha, allora diventa visibile alle altre anime che vivono tra la morte e una nuova nascita. Un veggente che si è preparato con pazienza per il dono della veggenza, quando entra in relazione con anime che hanno attraversato la porta della morte, può ricevere impressioni profondamente commoventi. Vi voglio dare un esempio preciso di un tale caso.
Un veggente trovò un uomo che aveva attraversato la porta della morte e che aveva lasciato dietro di sé la sua cara moglie, che molto amava, e i suoi figli, che non amava meno. Questo uomo e la sua famiglia erano persone buone e care, ma non avevano alcuna inclinazione ad accogliere nella loro anima le conoscenze spirituali, e non avevano superato le tradizioni religiose per mezzo delle quali certe anime oggi ancora si sentono legate al mondo spirituale.
Poco tempo dopo aver attraversato la porta della morte, quest’uomo disse a sé stesso: Ho lasciato sulla terra la mia cara moglie e i miei figli, che erano il sole della mia vita; ma con la mia vista spirituale non riesco a raggiungerli. Ho solo il ricordo del tempo che ho trascorso con loro sulla terra.
Un quadro completamente diverso si presenta quando un’anima ancora sulla terra si forma pensieri e idee spirituali chiari e forti. Quando un’altra anima, che vive tra la morte e una nuova nascita, guarda giù su quest’anima che ha lasciato, può seguire la sua vita animica nel tempo presente, perché questa vita animica si iscrive nella sostanza Akasha.
Qui tocchiamo un punto che ci mostra come la dottrina antroposofica abolirà l’abisso tra i cosiddetti vivi e i cosiddetti morti. E già nel presente possiamo vedere come persone che hanno comprensione per lo spirituale possono essere di grande beneficio per i cosiddetti morti, leggendo loro nel pensiero le verità della scienza dello spirito. Se seguiamo nel pensiero, sia ad alta voce sia leggendo a noi stessi, le idee e i concetti della scienza dello spirito, e allo stesso tempo sentiamo che uno o più di coloro che hanno attraversato la porta della morte sono seduti davanti a noi mentre leggiamo, allora questa lettura — poiché tali pensieri sono iscritti nella sostanza Akasha — diventa qualcosa di molto reale per loro. E questa lettura può essere di grandissima utilità non soltanto per coloro al di là della morte che, mentre erano sulla terra, si sono occupati dello studio della scienza dello spirito, ma anche per coloro che, mentre erano qui, non avevano voluto avere nulla a che fare con essa.
Ora si potrebbe domandare: se i morti continuano a vivere nel mondo spirituale, hanno forse bisogno di tale lettura? Molti credono che sia sufficiente attraversare la porta della morte per sperimentare tutto quello che sulla terra si può ottenere solo con grande fatica mediante la scienza dello spirito. Tali persone credono anche che si abbia solo bisogno di morire per acquisire dopo la morte tutta la conoscenza occulta, perché allora si sarà nel mondo spirituale. Ma questo non è il caso.
Così come qui sulla terra esistono altre entità oltre agli uomini — come nel caso degli animali, che vedono tutto quello che l’uomo può vedere con i suoi sensi, sebbene non sia loro possibile formarsi idee e concetti al riguardo — così è con le anime che vivono nei mondi soprasensibili: anche se vedono le entità e i fatti del mondo spirituale superiore, non possono formarsi concetti e idee al riguardo, se gli uomini qui sulla terra non iscrivono tali concetti e idee nella Cronaca dell’Akasha.
La missione della vita umana sulla terra non è senza importanza, ma al contrario è di grande importanza. Se anime umane non avessero mai abitato la terra, i mondi spirituali sarebbero comunque lì, ma non ci sarebbe conoscenza occulta di questi mondi spirituali. La terra ha raggiunto nel corso dell’evoluzione del mondo un punto dove la scienza dello spirito può essere sviluppata da entità spirituali che sono organizzate e costituite proprio come gli uomini sulla terra. E quello che è stato inscritto nella sostanza Akasha per mezzo della scienza dello spirito non sarebbe mai stato lì, se non ci fosse stata scienza dello spirito sulla terra.
Se qualcuno cerca di esaminare la sua vita animica sulla terra, scoprirà anzitutto che durante la nostra epoca attuale ha usato le sue capacità di acquisire conoscenza per scopi diversi dall’acquisizione della scienza dello spirito. Queste capacità umane di apprendimento sono state usate per acquisire conoscenze che sono nate dall’esperienza attraverso i sensi e attraverso l’intelletto, il quale è legato al cervello umano. Abbiamo così conoscenza umana di due tipi: un tipo appartiene solo all’esperienza acquisita attraverso i sensi, che ha bisogno dell’organo dell’intelletto per trasformarla in conoscenza; l’altro tipo è la scienza dello spirito. La conoscenza che appartiene solo al mondo sensibile forma un flusso; l’altro consiste in quello che gli uomini inscrivono nella Cronaca dell’Akasha per mezzo della scienza dello spirito. Poiché la scienza dello spirito forma idee e concetti che rimangono eternamente iscritti nella Cronaca dell’Akasha.
Tutta la conoscenza che appartiene alle esperienze attraverso i sensi, alle cose tecniche, alla vita commerciale e industriale dell’umanità agisce, quando è iscritta nella sostanza Akasha, in modo tale che la sostanza Akasha rigetta di nuovo questo conglomerato di idee e concetti: in altre parole, vengono cancellati. Quando si osservano i fatti appena menzionati con gli occhi di un veggente, si può osservare che nella sostanza Akasha si verifica una lotta tra le impressioni che la scienza umana occulta vi ha fatto, che sono eterne, e quelle che si basano su risultati sensoriali, che sono solo temporanei. Questa lotta sorge dal fatto che l’uomo, quando iniziò per la prima volta ad abitare la terra come uomo — cioè nella remotissima epoca lemurica — era già allora destinato da alte entità spirituali ad acquisire la scienza dello spirito.
Ma per mezzo di quello che noi chiamiamo l’influsso luciferico, per l’intervento di entità luciferiche, l’uomo deviò la sua forza di pensiero e altre forze animiche, che altrimenti avrebbe usato solo per l’acquisizione di idee e concetti occulti, verso lo studio di quelle cose che appartengono solo al mondo fisico.
Molte persone ora dicono: mentre la scienza ordinaria è aperta a tutti, la scienza dello spirito può essere accessibile solo a coloro che possono guardare nei mondi spirituali.
Qui risiede un errore fondamentale, poiché nelle profondità della sua propria anima ogni uomo possiede la capacità e la forza, anche prima di diventare un veggente, di riconoscere le verità della scienza dello spirito. È vero che le verità occulte possono essere scoperte solo dal veggente; ma una volta scoperte ed espresse nel linguaggio ordinario, normale, della ragione umana, possono essere comprese da ogni anima umana che desideri rimuovere dal suo interno gli ostacoli a tale comprensione.
Come risultato degli impulsi luciferici, divenne successivamente possibile, nello sviluppo della terra, a un’altra entità — che noi chiamiamo Arimane — acquisire influssi sulle anime degli uomini. E solo quando la possibilità di comprendere la scienza dello spirito è trattenuta nell’anima da influssi arimanici, questa comprensione rimane irraggiungibile. Se l’entità che noi chiamiamo Arimane non lavorasse in ogni anima umana, se le nostre anime fossero senza il suo influsso, allora un’idea o un pensiero della scienza dello spirito avrebbe solo bisogno di essere espresso, e un’anima umana sentirebbe, per mezzo della sua relazione incosciente a questa verità nel suo essere più interiore, ciò che segue: questa idea, questa affermazione della scienza dello spirito è vera. — In ogni anima umana esiste una vita che la coscienza quotidiana comprende e di cui può rendere conto, e una vita animica incosciente, che giace sepolta come nelle profondità dell’oceano e che viene alla luce solo di tanto in tanto. Alle profondità dell’anima appartiene, per esempio, quella paura che esiste in ogni uomo: la paura di quello che è puramente spirituale. Questa paura è il risultato dell’influsso di Arimane e non esisterebbe, se Arimane non avesse acquistato potere sulle anime dell’umanità. La ragione per cui l’uomo di solito non è consapevole di tale paura risiede nel fatto che essa opera negli abissi più profondi dell’anima e non gioca nessun ruolo in ciò di cui egli può rendere conto con la sua coscienza quotidiana.
A volte questa paura bussa alla porta della coscienza ordinaria di un uomo, senza che sappia cosa lo turbi dalle profondità della sua anima. Allora cerca qualcosa che ha effetto narcotico, che dovrebbe attutire il suo sentimento di paura, di cui non vuole sapere nulla. Questo narcotico lo trova nei pensieri, nelle teorie e nelle idee materialiste. Le teorie materialiste non sono inventate per ragioni logiche, sebbene si potrebbe credere che sia così, ma sono escogitate da una paura dello spirituale, che è il risultato dell’influsso di Arimane sull’anima. Perciò la condizione preparatoria per la comprensione diretta delle verità spirituali è molto meno una conoscenza della scienza fisica che un’educazione dell’anima nella virtù del coraggio morale, del coraggio spirituale interiore. E perciò possiamo dire che la conoscenza occulta deve essere ricercata dal veggente, ma può allora essere compresa da ogni anima umana, purché quest’anima voglia liberare tutto il coraggio morale che possiede in sé, in modo da poter eliminare gli ostacoli che derivano da Arimane.
Se qualcuno desidera comprendere le verità occulte per mezzo delle forze morali originarie della sua anima, può fare il seguente esperimento. Può far agire la scienza dello spirito sul suo sentimento, senza dirsi prima: sono d’accordo con questo oppure non sono d’accordo. — Può accogliere le idee e i concetti della scienza dello spirito dati dal veggente e farli agire sul suo sentimento. E se ha allora accolto la conoscenza occulta con entusiasmo interiore e non da pura curiosità, sperimenterà qualcosa che può essere paragonato al librarsi fisico senza terreno sotto i piedi, a un sentimento come se galleggiasse nell’aria.
Questo esperimento produrrà un effetto completamente diverso, a seconda che sia fatto da qualcuno con inclinazioni religiose e reverenziali verso la vita spirituale oppure da qualcuno abituato a pensare materialista. Qualcuno che non possiede conoscenza occulta, ma le cui inclinazioni e sentimenti verso il mondo spirituale sono di tipo religioso, può sentirsi in qualche modo incerto come risultato di questo esperimento, ma molto meno di un materialista che non sente alcuna attrazione verso il mondo spirituale. Quest’ultimo sperimenterà un forte sentimento di paura, di galleggiamento incerto. Il materialista può convincersi tramite questa esperienza che le idee e i concetti occulti lo toccano così da provocare paura e terrore. E tramite tale esperienza il materialista può riconoscere quanto sia pieno di paura, e può dirsi: questo non mi prova solo che sono pieno di paura verso questo campo, ma che la paura è una delle mie inclinazioni fondamentali.
Se, per esempio, Ernst Haeckel o Herbert Spencer avessero fatto questo esperimento, non solo si sarebbero convinti che la conoscenza occulta non è contraddittoria e impossibile da credere, ma che erano pieni di paura nelle profondità più intime delle loro anime. Avrebbero ben presto dimenticato tutti i dubbi e l’incredulità verso ciò che avevano l’abitudine di considerare come fantasie delle dottrine spirituali, e avrebbero ammesso che era di grande importanza superare questa paura. E una volta fatta questa confessione, avrebbero ben presto abbandonato la loro resistenza alle fantasie delle dottrine spirituali. Si sarebbero detti: devo cercare di rafforzare il coraggio morale in me stesso. — E allora forse avrebbero intrapreso la loro autoeducazione. E se fossero riusciti a superare questa paura, avrebbero detto: ora che siamo diventati anime più forti, non abbiamo più dubbi sulla verità della scienza dello spirito. — Questa esperienza, per mezzo del rafforzamento del coraggio morale nell’anima, è una vittoria su Arimane, il cui influsso può essere visto nella scienza di Ernst Haeckel e nella filosofia di Herbert Spencer. Arimane è colui che ha ispirato le anime a intraprendere una direzione materialista.
Se anche solo una piccola parte dell’umanità — come risultato della loro vera conoscenza — lavora nel modo appena indicato per rafforzare il loro coraggio morale, allora tutte queste teorie materialiste gradualmente scompariranno dal mondo.
Come abbiamo visto, la conoscenza occulta è necessaria per tutto il corso dell’evoluzione, poiché deve essere inscritta nella sostanza Akasha. L’importanza che questo può avere per noi può essere mostrata da uno schizzo breve dello sviluppo dell’umanità sulla terra.
Lo sviluppo dell’uomo sulla terra procede gradualmente da un periodo culturale all’altro. Durante questi periodi successivi, le anime umane come individualità abitano corpi che appartengono a queste culture successive della terra. Tutte le anime qui riunite stasera erano incarnate in corpi che appartenevano a culture precedenti. Ogni singola anima procede secondo il karma che ha costruito per sé.
Oltre a questo sviluppo delle anime individuali, che dipende dal loro karma, dobbiamo riconoscere lo sviluppo dell’umanità nel suo insieme, che progredisce in corpi umani da epoca a epoca. Un corpo greco, un corpo egiziano, caldaico, paleopersiano o atlantideo era nelle parti più sottili della sua costruzione completamente diverso da un corpo umano dell’epoca attuale.
Dobbiamo distinguere tra il progresso interiore dell’Io e del corpo astrale da incarnazione a incarnazione, e il progresso esteriore e il cambiamento nei corpi fisici ed eterici da una razza all’altra, da una nazione all’altra, da un’epoca all’altra.
Questo progresso dei corpi esterni, fisici ed eterici, da un’epoca all’altra, non sarebbe notevole a coloro che studiano l’anatomia e la fisiologia, ma è nondimeno presente e può essere riconosciuto per mezzo della scienza occulta. E così il corpo fisico umano sarà di nuovo completamente diverso nel corso dello sviluppo normale dell’umanità, quando dopo la nostra vita presente le nostre anime appariranno di nuovo sulla terra in un’incarnazione futura.
Nel periodo dell’umanità attuale si sta preparando un delicato organo, che non è notevole per l’anatomo e il fisiologo esteriore. Eppure esiste anatomicamente. Questo organo si trova nel cervello umano, in prossimità dell’organo del linguaggio.
Lo sviluppo di questo organo nelle circonvoluzioni cerebrali non è il risultato del karma delle anime individuali, ma è il risultato dell’evoluzione umana come un tutto sulla terra. E in futuro tutti gli uomini possiederanno questo organo, indipendentemente da quale sia lo sviluppo delle anime che si incarneranno in questo corpo, e indipendentemente dal karma che è connesso con queste anime.
Questo organo sarà posseduto in una futura incarnazione da uomini che forse ora sono ostili all’antroposofia, così come da coloro che le sono simpàtici in questo momento. Questo organo sarà in futuro lo strumento fisico per certe forze animiche, proprio come, per esempio, l’organo di Broca nella terza circonvoluzione cerebrale è l’organo per la capacità umana del linguaggio.
Quando questo organo sarà sviluppato, può essere usato correttamente dall’umanità o non correttamente. Coloro che potranno usarlo correttamente sono quelli che ora si preparano in modo che la presente incarnazione sia ricordata veracemente nella memoria quando saranno nella prossima. Poiché questo organo fisico sarà il mezzo fisico per il ricordo di un’incarnazione precedente, che ora può essere ottenuto solo per mezzo di uno sviluppo spirituale superiore.
Attualmente, per la stragrande maggioranza degli uomini, il ricordo delle incarnazioni precedenti può essere ottenuto solo per mezzo dello sviluppo spirituale superiore, dell’iniziazione. Ma quello che nei tempi presenti può essere ottenuto solo per mezzo dell’iniziazione diventerà in seguito una sorta di proprietà comune dell’umanità. La nostra conoscenza odierna era una volta la conoscenza speciale solo dei Misteri atlantidei; ora può appartenere a tutti. Allo stesso modo, il ricordo delle vite terrene precedenti è attualmente possibile solo agli iniziati, ma in futuro ogni anima umana ne sarà in possesso.
All’iniziato è possibile acquisire certe conoscenze senza l’uso di un organo fisico, ma questa conoscenza può diventare proprietà comune dell’umanità solo quando l’umanità nel suo insieme, nel corso dell’evoluzione, sviluppa un organo fisico esteriore per mezzo del quale può essere acquisita. Le anime reincarnatesi, tuttavia, devono essere capaci di usare correttamente questo organo, per mezzo del quale in seguito ci si ricorderà delle incarnazioni precedenti. Solo coloro che in questa incarnazione hanno inscritto chiaramente nella sostanza Akasha i pensieri e le idee occulte potranno usare questo organo in maniera giusta.
Si sente spesso dire: a che cosa serve credere a vite precedenti se l’umanità in generale non riesce a ricordarsene? — Si dovrebbe piuttosto pensare quanto sarebbe meraviglioso se, in base a quello che si sa della vita, l’umanità in generale potesse già ora ricordarsene. Se ci chiediamo cosa sia necessario perché possiamo ricordare qualcosa, dovremmo rispondere: possiamo ricordare solo quello che abbiamo pensato prima.
La vita quotidiana può insegnarci questo. Pensate a qualcuno che non riesce a trovare i bottoni dei polsini quando si alza al mattino. Li cerca ovunque, ma non riesce a trovarli. Perché non riesce a trovarli? Perché, mentre li metteva via, non aveva pensato a quello che stava facendo. Fatevi fare l’esperimento contrario: fatevi mettere via i bottoni dei polsini ogni sera cercando di essere chiaramente consapevole — sto mettendo i miei bottoni dei polsini in questo posto —, allora non si sbaglierà mai, ma si andrà proprio dove li ha messi. Il pensiero richiama l’azione alla memoria.
Se viviamo in un’incarnazione futura, ci ricorderemo delle passate solo se riusciremo a ricordare la vera natura dell’anima che persiste da un’incarnazione all’altra. Colui che non studia la scienza occulta in questa vita non può acquisire conoscenze sulla natura e l’essenza dell’anima; e se non ha queste conoscenze, come potrebbe, quando incarnato di nuovo, ricordare ciò a cui non aveva mai pensato nell’incarnazione precedente?
Per mezzo dello studio della scienza dello spirito, che tra altre cose include lo studio dell’essenza dell’anima, prepariamo nel nostro interno ciò che ci permetterà, in una futura incarnazione, di ricordare ciò che è accaduto in questa attuale. Ma al presente molte persone non vogliono ancora dedicarsi allo studio di questa conoscenza. Queste rinasceranno forse nella prossima incarnazione con l’organo predetto per il ricordo delle vite precedenti fisicamente sviluppato, ma non si saranno preparate in modo da poter ricordare il passato.
Quale importanza ha allora la scienza dello spirito nella vita di oggi, in aggiunta a tutto quello che abbiamo già detto? Per mezzo di essa otteniamo la possibilità di usare correttamente l’organo che sarà sviluppato negli uomini del futuro, cioè l’organo per il ricordo delle precedenti vite terrene. Nella nostra incarnazione attuale dobbiamo iscrivere le conoscenze della nostra anima nella sostanza Akasha, affinché nella nostra prossima incarnazione possiamo usare correttamente l’organo per il ricordo del passato, l’organo che si sviluppa negli uomini indipendentemente dalla loro volontà. Così in futuro ci saranno uomini che potranno usare l’organo predetto per il ricordo delle precedenti vite terrene, e altri che non potranno usarlo. In questi ultimi appariranno certe malattie, perché avranno nel loro corpo fisico un organo che non potranno usare. Possedere un organo e non essere capaci di usarlo provoca malattie nervose di un tipo molto particolare, e queste malattie nervose, che risulteranno dal possesso di questo organo speciale e dall’incapacità di usarlo, saranno molto peggiori di tutte quelle che l’uomo ha finora conosciuto.
Quando si considera il collegamento dei fatti in questo modo, si comincia ad avere un’idea della missione della scienza dello spirito e della vera importanza di una comprensione della vita e dell’umanità per mezzo dello studio di questa conoscenza. Ma nel caso che l’impressione che questa considerazione ha fatto su di voi dovesse portare a fraintendimenti, voglio menzionare ancora un altro fatto, che può mitigare ciò che era penoso in questa impressione. Sebbene il vero occultista possa vedere che la scienza dello spirito deve entrare nella vita spirituale del nostro tempo presente, affinché l’uomo del futuro possa usare l’organo per il ricordo e rimanga in buona salute fisica, non si può nondimeno affermare in modo assoluto che un uomo che al presente non è pronto ad accogliere la scienza dello spirito sarà perduto per la sua prossima incarnazione nel modo precedentemente descritto. Sarà ancora possibile per lungo tempo in futuro che un uomo, anche se ha trascurato di fare ciò — vale a dire, in questa vita acquisire l’uso dell’organo per il ricordo —, faccia ammenda nella prossima vita, poiché avrà ancora qualche opportunità di ristabilire la sua salute e acquisire le verità della scienza dello spirito. Ma verrà il momento in cui questa possibilità cesserà.
Anche se non abbiamo ancora raggiunto il momento preciso, viviamo comunque nell’epoca dell’umanità in cui la scienza dello spirito, per la ragione già menzionata, deve essere incorporata nella vita spirituale dell’umanità, in modo che sia uno sviluppo necessario nel progresso generale dell’umanità e non derivi dalle opinioni private di una o dell’altra individualità.
In questo modo, specialmente nel nostro tempo, sarà data la possibilità per lo sviluppo soggettivo dell’anima umana, che la condurrà a una visione personale dei mondi spirituali, a uno sviluppo occulto. E possiamo dire che ogni uomo che applicherà le forze originarie dentro la sua anima, indisturbato dagli influssi arimanici, potrà comprendere tutto quello che ci viene rivelato dai mondi spirituali; ed è perciò possibile a ogni uomo elevare sé stesso nei mondi spirituali sottoponendosi a uno sviluppo occulto. Nel presente, specialmente tre forze della nostra anima possono essere ben sviluppate, affinché possa avvenire una connessione occulta con i mondi soprasensibili.
La prima forza che può essere ben sviluppata nell’anima umana è la forza del pensiero. Viviamo in connessione con il mondo che ci circonda per il fatto che formiamo pensieri riguardanti il nostro ambiente. Nella vita quotidiana ordinaria, l’uomo forma pensieri causati da impressioni sensoriali o dall’intelletto che è legato al cervello. Nel mio libro «Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?» troverete come un uomo, per mezzo della meditazione, della concentrazione e della contemplazione, per mezzo del rafforzamento della sua vita animica, può rendere questa forza del pensiero indipendente dalla vita esterna. Voglio qui particolarmente attirare la vostra attenzione su come quello che nella nostra anima è la forza del pensiero — che altrimenti si sviluppa solo per il fatto che formiamo pensieri riguardanti il mondo esterno — possa essenzialmente essere reso libero e indipendente da tutto quello che appartiene al corpo. Cioè, per mezzo di uno sviluppo simile, l’anima ottiene la possibilità di pensare, di formare pensieri in sé stessa, senza usare il corpo, senza usare il cervello come strumento. Possiamo comprendere bene questo se consideriamo quale sia principalmente la caratteristica del pensiero ordinario, quotidiano, che dipende dalle impressioni ottenute attraverso i sensi.
La caratteristica principale del pensiero ordinario è che ogni singolo atto del pensiero danneggia il sistema nervoso, specialmente il cervello: distrugge qualcosa nel cervello. Ogni pensiero ordinario significa un processo distruttivo in piccolo, nelle cellule del cervello. Per questa ragione il sonno è necessario per noi, affinché questo processo distruttivo possa essere riparato. Durante il sonno sostituiamo ciò che è stato distrutto nel nostro sistema nervoso durante il giorno dal pensiero. Ciò che consapevolmente percepiamo in un pensiero ordinario è in realtà il processo distruttivo che avviene nel nostro sistema nervoso.
Ora ci sforziamo di sviluppare la meditazione dedicandoci, per esempio, alla contemplazione di quanto segue: La saggezza vive nella luce.
Questa idea non può provenire da impressioni sensoriali, perché non è il caso, secondo i sensi esterni, che la saggezza viva nella luce. In un tale caso manteniamo il pensiero per mezzo della meditazione, in modo che non si colleghi con il cervello. Se in questo modo sviluppiamo un’attività di pensiero interiore che non è connessa con il cervello, sentiremo, per mezzo degli effetti di tale meditazione sulla nostra anima, che siamo sulla giusta strada. Poiché nel pensiero meditativo non produciamo un processo distruttivo nel nostro sistema nervoso, un tale pensiero meditativo non ci rende mai assonnati, non importa quanto a lungo sia continuato — cosa che il nostro pensiero ordinario può facilmente fare. È vero che spesso accade proprio il contrario quando si medita, poiché la gente spesso si lamenta che quando si dedica alla meditazione, si addormenta subito. Ma questo accade perché la meditazione non è ancora perfetta. È completamente naturale che nella meditazione, in un primo momento, usiamo il tipo di pensiero a cui altrimenti siamo sempre abituati. Solo gradualmente ci abituiamo a cessare il pensiero esterno. Quando raggiungiamo questo punto, il pensiero meditativo non ci renderà più assonnati, e così sapremo di essere sulla giusta strada.
Quando la forza interiore del pensiero è così sviluppata, senza che la forza di pensiero usi il corpo esterno, acquisiremo una conoscenza della vita interiore, conosceremo il nostro vero sé, il nostro Io superiore.
Si trova il cammino verso la vera conoscenza dell’Io umano nel tipo di meditazione che è stata appena descritta, che conduce alla liberazione della forza di pensiero interiore. Solo per mezzo di tale conoscenza si arriva a vedere che questo Io umano non è legato entro i confini del corpo fisico. Impariamo al contrario a riconoscere che questo Io è connesso con i fenomeni del mondo intorno a noi. Mentre nella vita ordinaria vediamo il sole qui e la luna lì, lì le montagne, le colline, le piante e gli animali, ora ci sentiamo connessi con tutto quello che vediamo e sentiamo, siamo parte di tutto ciò, e per noi c’è allora solo un mondo esterno: ed è il nostro corpo. Mentre nella vita ordinaria siamo qui e il mondo esterno intorno a noi, dopo lo sviluppo della forza di pensiero indipendente siamo fuori dal nostro corpo, uniti con tutto ciò che altrimenti vediamo, e il nostro corpo, dove altrimenti siamo dentro, è fuori da noi. Guardiamo a esso: è diventato ora l’unico mondo su cui possiamo guardare da fuori.
In questo modo, per mezzo della liberazione della forza di pensiero, si può davvero uscire dal proprio corpo fisico e considerarlo come qualcosa di esterno. Si può fare anche di più. Si può, per esempio, rispondere positivamente alla domanda: perché ci svegliamo ogni mattina? Durante il sonno il nostro corpo fisico giace nel letto, e siamo effettivamente fuori da esso, proprio come accade durante il pensiero meditativo. Al risveglio torniamo al nostro corpo fisico, perché siamo attratti a esso per mezzo di centinaia e migliaia di forze, come da un magnete. L’uomo di solito non sa nulla di questo. Ma se si è liberato per mezzo della meditazione, sarà consapevolmente attratto dalla stessa forza che, nel caso precedente, attira inconsciamente la sua anima nel suo corpo fisico al risveglio.
Impariamo anche, per mezzo di una tale meditazione, come l’uomo discenda dai mondi superiori, dove ha vissuto tra la morte e una nuova nascita, e come si connetta con le forze e le sostanze che gli sono date per mezzo dei genitori, dei nonni e così via. In breve, impariamo a conoscere le forze che attirano gli uomini tra la morte e una nuova nascita in una nuova incarnazione.
Come risultato di tale meditazione si può guardare indietro su una gran parte della vita che è stata trascorsa prima della nascita, prima del concepimento, tra la morte e una nuova nascita nel mondo spirituale. Ma per mezzo della meditazione appena descritta, di solito si può solo guardare indietro fino a un certo punto che giace prima dell’ultima incarnazione; per mezzo di questa meditazione non si potrebbe guardare indietro più lontano, alle incarnazioni precedenti.
Per guardare indietro a incarnazioni precedenti nel presente, finché l’organo precedentemente menzionato non è ancora stato formato nel cervello umano, è necessario un altro tipo di meditazione, diverso da quella che abbiamo appena descritto nel pensiero. Questa altra meditazione può verificarsi solo se il sentimento è portato nell’oggetto della meditazione. Tutto quello che è stato appena descritto come meditazione può anche essere penetrato dal sentimento e dall’emozione, da parte di chi medita.
Vogliamo ora considerare questo contenuto della meditazione, che deve essere penetrato nel sentimento e nell’emozione nella meditazione stessa. Se prendiamo, per esempio, come contenuto:
La saggezza splende nella luce — e ci sentiamo ispirati dallo splendore della saggezza, se ci sentiamo elevati, se siamo interiormente accesi da questo contenuto, se possiamo vivere in esso e meditare su di esso con sentimenti entusiasti, allora abbiamo davanti alle nostre anime qualcosa di più di una meditazione nel pensiero. La forza che usiamo allora nell’anima come forza di sentimento è quella che altrimenti usiamo nel linguaggio. Il linguaggio è prodotto quando penetriamo profondamente i nostri pensieri con il sentimento interiore, con l’emozione interiore. Questa è l’origine del linguaggio, e l’organo di Broca nel cervello si produce in questo modo: i pensieri della vita interiore, penetrati da emozione interiore, sono attivi nel cervello, e in questo modo formano l’organo che è lo strumento fisico del linguaggio.
Quando meditiamo così, quando la nostra meditazione è davvero penetrata da tali sentimenti, tratteniamo nelle nostre anime la forza che usiamo nella vita quotidiana nel parlare. Possiamo dire che il linguaggio è l’incarnazione della forza animica interiore che esprime questi pensieri penetrati dal sentimento. Se ora, invece di permettere a questa forza animica di emergere nel linguaggio, sviluppiamo la meditazione da questi pensieri penetrati dal sentimento, se continuiamo ulteriormente e ulteriormente con questa meditazione, allora acquisiamo gradualmente la capacità — perfino adesso, senza l’organo fisico — di guardare indietro, attraverso l’iniziazione, a vite terrene precedenti, e anche di ricercare il tempo tra le vite terrene, il tempo che sempre si trova tra la morte e una nuova nascita.
Per mezzo di tale trattenimento della parola dentro l’anima — o, come dice l’occultista, per mezzo del trattenimento della «Parola» dentro l’anima — possiamo guardare indietro agli inizi della nostra terra, indietro a ciò che la Bibbia chiama l’atto creativo degli Elohim. Possiamo guardare indietro fino al tempo in cui le vite terrene ripetute per l’umanità hanno cominciato. Poiché lo sviluppo occulto che raggiungiamo per mezzo del trattenimento della Parola o del linguaggio ci capacita di guardare nei periodi temporali successivi, nella misura in cui sono connessi con la nostra terra, con la vita spirituale del nostro pianeta terrestre. Diventiamo capaci di vedere le entità delle gerarchie superiori, nella misura in cui sono connesse con la vita spirituale della terra.
Ma queste due forze della chiaroveggenza, che sono sviluppate nella meditazione per mezzo di pensieri e per mezzo di pensieri penetrati dal sentimento, non possono condurci a esperienze che giacciono prima del tempo della terra presente, a esperienze che sono connesse alle incarnazioni planetarie precedenti della nostra terra. Per questo è necessaria la terza forza meditativa, di cui ora vogliamo parlare brevemente.
Possiamo inoltre penetrare il contenuto della nostra meditazione con gli impulsi della volontà, cosicché, quando meditiamo, per esempio, su:
La saggezza del mondo splende nella luce — possiamo davvero sentire, senza volerlo esteriormente, l’impulso della nostra volontà connesso con questa attività. Possiamo sentire il nostro proprio essere connesso con la forza emanante della luce, e possiamo fare splendere e vibrare questa luce attraverso il mondo. Dobbiamo sentire l’impulso della nostra volontà connesso con questa meditazione.
Se meditiamo cosicché la nostra meditazione è riempita di impulsi di volontà, tratteniamo una forza che altrimenti passerebbe nella pulsazione del sangue. Potete facilmente osservare che la vita del nostro Io interiore può passare nella pulsazione del sangue, se vi ricordate che diventiamo pallidi quando abbiamo paura e arrossiamo quando ci vergogniamo. Questo è il passaggio della forza animica nella pulsazione del sangue. Quando questa stessa forza che influenza il sangue agisce cosicché non discende nel fisico, ma rimane solo nell’anima, allora inizia questa terza meditazione, che possiamo influenzare per mezzo di impulsi di volontà.
Colui che subisce queste tre forme di sviluppo occulto sente, quando libera solo la forza di pensiero, come se avesse un organo alla radice del naso. Questo organo è descritto come un fiore di loto, per mezzo di cui può notare questo Io o Sé che è esteso ampiamente nello spazio.
Colui che ha sviluppato per mezzo della meditazione pensieri penetrati da sentimenti diventerà gradualmente, per mezzo di questa forza sviluppata, che altrimenti sarebbe diventata linguaggio, consapevole del cosiddetto fiore di loto a sedici petali nella regione della laringe. Per mezzo di questo cosiddetto fiore di loto può comprendere ciò che è connesso con le cose temporali dall’inizio della terra fino alla sua fine. Per mezzo di questo organo si impara anche, in realtà, a riconoscere il significato occulto del mistero del Golgota, di cui parleremo nella nostra prossima conferenza.
Per mezzo della forza animica trattenuta che, nel normale vivere quotidiano, si estenderebbe fino al sangue e alla sua pulsazione, si sviluppa un organo nella regione del cuore, che nel mio libro «La scienza occulta in linee generali» è descritto, e per mezzo del quale si può comprendere l’evoluzione che nell’occultismo si designa come Saturno, Sole e Luna, le incarnazioni planetarie precedenti della nostra terra.
Vedete quindi che non si afferma che lo sviluppo occulto sia conquistato per mezzo di un’impossibilità o per mezzo di quello che non esiste, ma per mezzo di quello che davvero esiste dentro l’anima umana.
La prima forza occulta che è stata menzionata deriva da uno sviluppo superiore della forza di pensiero, quella forza che è altrimenti applicata solo a pensieri che sono connessi con il mondo esteriore.
La seconda forza di cui abbiamo parlato è solo uno sviluppo superiore di quello che nella vita ordinaria è applicato da ogni essere umano per mezzo del corpo nel linguaggio, nello sviluppo dell’organo per la Parola.
La terza forza è uno sviluppo superiore di quello che altrimenti esiste nell’anima umana per causare il sangue a pulsare più velocemente o più lentamente, per guidare una quantità maggiore o minore di sangue verso uno o l’altro organo del corpo — più verso il centro quando diventiamo pallidi, più verso la superficie quando arrossiamo, più o meno verso il cervello e così via.
Quando l’uomo sviluppa queste forze che sono presenti in lui, ma che nella vita ordinaria sono usate solo per la sua esistenza fisica esterna, allora comincia lo sviluppo occulto. E quello che può essere conosciuto per mezzo dello sviluppo occulto può oggi essere compreso e colto da ogni uomo che voglia rimuovere gli ostacoli alla comprensione. Quello che può essere appreso per mezzo dello sviluppo occulto è scienza occulta, e nel nostro presente ciclo umano la scienza occulta deve fluire nell’anima umana, affinché questa anima umana possa conoscere il suo proprio essere, che è indipendente dal corpo. Le forme di tutte le sostanze che sono nel mondo esteriore — come terra, acqua, aria e così via — periscono; le forme della sostanza Akasha durano. La nostra anima deve sentire, attraverso la sua vita interiore, di essere connessa con la sostanza Akasha, e in tempi futuri desidererà di ricordare quello che sperimenta nel presente. La possibilità di acquisire idee e concetti che possono portare a tale ricordo deriva dallo studio della scienza occulta, che è possibile solo se la conoscenza che è acquisita per mezzo dello sviluppo occulto è diffusa e accettata.
Perciò in questa prima conferenza ho cercato di mostrarvi come sia assolutamente necessario il diffondersi della conoscenza occulta, e ho aggiunto il suggerimento sulla strada verso lo sviluppo occulto agli impulsi che stanno alla base dello sviluppo dell’umanità. Non per mezzo di parole fondate su considerazioni umane ordinarie ho cercato di chiarire la missione della scienza dello spirito, ma per mezzo della considerazione dei fatti, che sono essi stessi il risultato della ricerca occulta. Chi fa agire questi fatti sulla sua anima comprenderà che, per colui che comprende il pieno significato di questi fatti, è impossibile negare la necessità della diffusione della conoscenza della scienza dello spirito al tempo presente. Non è affatto necessario diventare fanatici per riconoscere la necessità della corrispondente formazione: è necessario solo comprendere i fatti che stanno alla base della vita occulta dell’uomo.
Possiamo dire che è veramente solo l’ignoranza di questi fatti che ancora tiene lontana l’umanità dalla vita antroposofica. Perciò tra i movimenti spirituali del nostro tempo la scienza dello spirito, come qui è compresa, sarà la meno fanatica e quella che procede nel modo più oggettivo. È particolarmente necessario menzionare ripetutamente che tutte le teorie, tutte le dottrine di questo tipo, devono infine unirsi all’interno dei circoli antroposofici in un sentimento vivo e fondamentale.
Esiste una vita spirituale oggettiva, la cui riflessione nel mondo della Maya è la vita da cui siamo circondati. Lo sviluppo occulto è l’emergere dal mondo della Maya e l’entrata, con le migliori forze del nostro Io, nel mondo della realtà spirituale. Ogni passo che facciamo nella conoscenza occulta e nello sviluppo occulto è un passo dall’apparenza alla realtà. E poiché una vera comprensione di questo fatto non può condurre a nient’altro che all’impulso di fare davvero questi passi, il destino della scienza dello spirito sarà assicurato, perché sempre più e più anime avranno il desiderio di conoscere oggettivamente la verità riguardante lo spirito mondiale.
Il fuoco antroposofico che può essere acceso in noi è solo un risultato del fuoco cosmico universale, che spiritualmente effonde da inizio a fine.
Questo è quello che ho voluto dirvi in questa prima conferenza sulla missione del movimento antroposofico nella vita spirituale del presente.
Di tutti i Misteri, il mistero del Golgota è il più difficile da comprendere, anche per coloro che sono già progrediti nella conoscenza occulta; e di tutte le verità con cui l’umanità può entrare in relazione, è quella che può essere più facilmente fraintesa. Ciò è dovuto al fatto che il mistero del Golgota è stato un evento unico nell’intera evoluzione della terra, che è stato un impulso potente nell’evoluzione dell’umanità sulla terra, che non era mai accaduto prima allo stesso modo e che non si ripeterà mai allo stesso modo. Tuttavia l’intelletto umano cerca sempre una misura, un confronto con cui comprendere le cose. Ma ciò che è incomparabile non può essere confrontato, e poiché è unico, è difficile da comprendere.
Ora, nel movimento della scienza dello spirito in cui lavoriamo, abbiamo cercato di caratterizzare questo mistero del Golgota da vari punti di vista. Ma possono essere continuamente scelti nuovi punti di vista, nuove caratteristiche continuamente estratte per descrivere questo potente evento nell’evoluzione dell’umanità sulla terra.
Un tale punto di vista, un tale aspetto, deve essere dato qui oggi, e in particolare l’attenzione deve essere diretta verso ciò che può essere chiamato il rinnovamento del mistero del Golgota nel nostro tempo, nel nostro attuale ciclo umano.
Se si vuole comprendere bene il mistero del Golgota, non si dovrebbe considerarlo come qualcosa di completamente separato dall’evoluzione dell’umanità, che dovrebbe essere considerato solo durante la sua durata di tre o trentatré anni. Si dovrebbe considerarlo come è accaduto precisamente nel quarto periodo postatlantideo, nell’epoca culturale greco-latina, e si dovrebbe anche considerare che questo mistero del Golgota è stato preparato durante l’intero sviluppo dell’antico popolo ebraico. Non solo è estremamente importante, per il mistero del Golgota, ciò che è accaduto all’umanità durante il quarto periodo postatlantideo, ma è anche di grande importanza ciò che si preparò durante l’intera cultura ebraica antica, cioè l’adorazione di Jehova. Anzitutto, è importante comprendere chi fosse l’entità che si rivelò nei tempi ebraici antichi con il nome di Jehova o Jehova.
Ora, l’uomo dei nostri giorni è un essere che soprattutto nel suo intelletto e nella sua capacità di comprensione ama comprendere le cose dal punto di vista intellettuale.
Nel momento, tuttavia, in cui si attraversa la soglia dal mondo sensibile nei mondi soprasensibili, cessa la possibilità di afferrare la realtà solo per mezzo dell’intelletto. L’intelletto umano può rendere buoni servizi sulla terra, ma nel momento in cui si entra nei mondi soprasensibili esso — sebbene possa ancora essere considerato come uno strumento utile — non è più sufficiente come mezzo per acquisire conoscenza.
Questo intelletto ama soprattutto fare distinzioni, e per comprendere una cosa ha bisogno di una definizione. Coloro tra voi che hanno seguito i miei insegnamenti più frequentemente noteranno l’assenza di quasi tutte le definizioni. Le cose della realtà non possono essere afferrate per mezzo di definizioni. Certamente ci sono buone e cattive definizioni, definizioni che sono esaustive e altre che sono meno soddisfacenti. Per comprendere le cose della terra sono necessarie definizioni, ma quando si vogliono comprendere le cose che appartengono alla realtà, specialmente le cose che appartengono alla realtà soprasensibile, allora non si può definire. Bisogna caratterizzare, poiché allora è necessario considerare i fatti e le entità da tutti i punti di vista.
Le definizioni sono sempre unilaterali, e ricordano, a chi ha studiato la logica, la vecchia scuola filosofica greca, che una volta cercò di definire cos’è un uomo. Per dare un’idea dell’uomo, è stata proposta la seguente definizione: un uomo è un essere bipede senza piume. — Il giorno dopo, qualcuno portò una gallina spennata e disse: questo è un essere bipede e non ha piume, quindi è un uomo. — Ci si può spesso ricordare di questo quando vengono richieste definizioni per qualcosa che è così multisfaccettato e ambiguo che le definizioni sono insufficienti e si può solo caratterizzare. Ma soprattutto, al fine di poter distinguere le diverse entità nei mondi soprasensibili, le persone vorrebbero una definizione. Chiedono: che cosa esattamente è un tale essere? — Ma quanto più si avanza nei mondi soprasensibili, tanto più le entità si interpenetrano l’una con l’altra, non sono più delineate l’una dall’altra, cosicché è difficile distinguerle l’una dall’altra.
Soprattutto, non si deve trascurare l’evoluzione quando si considera il nome Jehova o Jehova, in particolare quando lo si mette in relazione con il nome di Cristo. Perfino nel Nuovo Testamento troverete — e nei miei libri ho spesso sottolineato questo — che Cristo si rivelò per mezzo di Jehova, finché poté, prima del mistero del Golgota.
Se si vuole fare un confronto tra Jehova e Cristo, è bene usare la luce solare e la luce lunare come immagine. Cos’è la luce solare, cos’è la luce lunare? Sono la stessa cosa e tuttavia molto diversa. La luce solare emana dal sole, ma nella luce lunare la luce solare è riflessa dalla luna. Allo stesso modo, Cristo e Jehova sono la stessa cosa. Cristo è come la luce solare, Jehova è come la luce riflessa di Cristo, nella misura in cui poteva rivelarsi alla terra sotto il nome di Jehova, prima che accadesse il mistero del Golgota. E di nuovo, quando si tratta di un’entità così nobile come Jehova-Cristo, dobbiamo cercare il suo vero significato nelle altezze sublimi dei mondi soprasensibili. In realtà, è una presunzione avvicinarsi a un’entità come Jehova-Cristo con concetti ordinari.
Ora, gli antichi Ebrei cercarono di trovare una via d’uscita da questa difficoltà. La capacità umana di pensare è debole, ma tenta di formarsi un’idea di questa entità nobile. L’attenzione non era diretta direttamente a Jehova — un nome che di per sé era considerato inesprimibile —, ma verso l’entità che nella nostra letteratura occidentale è designata come Michele. Naturalmente, potrebbero nascere diversi malintesi da questa affermazione, ma non possono essere evitati. Uno potrebbe dire che questo farà rivivere i pregiudizi cristiani; un altro non vuole avere nulla a che fare con tali cose. Ma l’entità che possiamo chiamare Michele, e che appartiene alla gerarchia degli Archangeloi — comunque possiamo chiamare questa entità —, comunque esiste. E ci sono molte tali entità che appartengono allo stesso rango. Ma questa particolare entità, che è conosciuta esotericamente col nome di Michele, è tanto nobile rispetto ai suoi compagni quanto il sole è nobile rispetto ai pianeti, rispetto a Venere, Mercurio, Giove, Saturno e così via.
Egli, Michele, è l’entità più eminente e più importante nella gerarchia degli Arcangeli. Gli antichi Ebrei chiamavano Michele «Il volto di Dio». Come un uomo si rivela attraverso i suoi gesti e attraverso l’espressione del suo volto, così nella mitologia degli antichi Jehova era compreso per mezzo di Michele. Jehova si rivelò all’iniziato in modo che l’iniziato potesse afferrare qualcosa che non avrebbe mai potuto comprendere con la sua capacità ordinaria, cioè che Michele fosse il volto di Jehova. Così gli antichi Ebrei parlavano di Jehova-Michele: Jehova, l’Inaccessibile, verso cui non si poteva giungere, come non si può giungere ai pensieri di un uomo, alle sue pene e ai suoi dolori, che giacciono dietro la sua espressione esterna. Michele è la rivelazione esterna di Jehova o Jehova, così come in un uomo si riconosce la rivelazione dell’Io sulla sua fronte e sul suo volto.
Così possiamo dire che Jehova si rivelò per mezzo di Michele, uno degli Arcangeli. La conoscenza di colui che abbiamo descritto come Jehova non era limitata ai soli antichi Ebrei: era molto più ampiamente diffusa. E se si esamina l’ultimo mezzo millennio prima dell’era cristiana, si scopre che durante tutto questo periodo avvenne una rivelazione per mezzo di Michele.
Possiamo scoprire questa rivelazione in un’altra forma in Platone, Socrate, Aristotele, nella filosofia greca, persino nelle antiche tragedie greche durante il mezzo millennio prima dell’evento del Golgota.
Se ci sforziamo, con l’aiuto della conoscenza occulta, di illuminare quello che effettivamente è accaduto, possiamo dire che Cristo-Jehova è l’entità che ha accompagnato l’umanità durante l’intera sua evoluzione. Ma durante le epoche che si succedono, Cristo-Jehova si rivela sempre per mezzo di diverse entità dello stesso rango di Michele. Sceglie sempre un volto diverso con cui si rivolge all’umanità. E a seconda che una o l’altra della gerarchia degli Arcangeli sia scelta come mediatrice tra Cristo-Jehova e l’umanità, agli uomini sono rivelate idee e concetti molto diversi, impulsi del sentimento, impulsi della volontà e così via. Possiamo descrivere l’intero tempo che circonda il mistero del Golgota come l’epoca di Michele, e possiamo considerare Michele come il Messaggero di Jehova.
In quel tempo, che precedette il mistero del Golgota di circa cinque secoli e continuò per diversi decenni dopo, la cultura guida dell’umanità portava il marchio di Michele. Per mezzo delle sue proprietà, della sua forza, egli versò nell’umanità quello che in quel momento doveva essere dato loro. E poi vennero altre entità, che parimenti erano ispiratrici dell’umanità dai mondi spirituali, altre entità del rango degli Arcangeli.
Come già è stato menzionato, Michele era il Più Grande, il Più Potente, il Più Significativo, così che un’epoca come quella di Michele è sempre la più significativa, o una delle più significative, che possa verificarsi nell’evoluzione dell’umanità. Poiché le epoche dei diversi Arcangeli si ripetono. E il fatto è di massima importanza che ogni tale entità della gerarchia degli Arcangeli dà al periodo il carattere fondamentale. Sono principalmente i guide dei diversi popoli; ma in virtù del fatto che diventano tutti guide di epoche determinate, e perché sono stati i guide dei periodi passati, sono anche diventati i guide dell’intera umanità.
Per quanto riguarda Michele, fino al nostro attuale ciclo dell’evoluzione è avvenuto un cambiamento, poiché Michele stesso è passato attraverso uno sviluppo. E questo è di grande importanza, poiché, secondo la conoscenza occulta, dagli ultimi pochi decenni siamo di nuovo entrati in un’epoca ispirata da quella stessa entità che inspirò il periodo in cui accadde il mistero del Golgota. Dalla fine del XIX secolo possiamo considerare di nuovo Michele come una guida.
Se vogliamo comprendere questo, dobbiamo considerare il mistero del Golgota da un altro punto di vista e chiederci: qual è la cosa di massima importanza in questo Mistero? Che l’entità designata col nome di Cristo, in quel tempo, passò attraverso il mistero del Golgota e attraverso la porta della morte: questo è di grandissima importanza! Nelle discussioni del mistero del Golgota, non si potrebbe mai parlarne senza considerare il fatto che Cristo passò attraverso la morte come l’aspetto più essenziale di questo Mistero.
Considerate le leggi della natura. Molto può essere compreso studiandole, e nell’evoluzione futura della terra si imparerà ancora molto di più da esse; ma dovremmo essere veri sognatori se non riconoscessimo che la comprensione della vita come tale è un ideale che può essere compreso solo attraverso lo sviluppo e mai attraverso lo studio delle leggi della natura. Certamente ci sono sognatori ai nostri giorni che credono che la vera comprensione del principio della vita sarà ottenuta nel corso del tempo per mezzo della conoscenza scientifica; ma questo non sarà mai il caso. Durante l’evoluzione della terra, molte altre leggi saranno ancora scoperte per mezzo dei sensi, ma il principio della vita come tale non potrà mai rivelarsi al mondo in questo modo: ciò può accadere solo per mezzo della conoscenza occulta.
Perciò la vita ci appare come qualcosa che sulla terra è inaccessibile alla scienza. E così come la vita è inaccessibile alla conoscenza umana, così è il caso della morte di fronte alla vera conoscenza, che è ottenuta nei mondi soprasensibili. In tutto il campo dei mondi soprasensibili non c’è morte. Si può morire solo sulla terra, nel mondo fisico, o nei mondi che sono uguali nello sviluppo della nostra terra; e tutte le entità che stanno gerarchicamente più in alto dell’uomo non hanno conoscenza della morte: conoscono solo diversi stati di coscienza. La loro coscienza può essere a volte così ridotta da assomigliare al nostro stato di sonno terrestre, ma può svegliarsi da questo sonno. Non c’è morte nel mondo spirituale, lì c’è solo una trasformazione della coscienza; e la più grande paura che l’uomo ha, la paura della morte, non può essere provata da colui a cui il mondo soprasensibile si è rivelato dopo la morte. Nel momento in cui un uomo passa attraverso la porta della morte, il suo stato è uno di sensibilità intensissima, ma può esistere solo in uno stato di coscienza chiaro o in uno offuscato; e sarebbe estremamente strano se si volesse immaginare che un uomo nel mondo soprasensibile potesse essere morto.
Non c’è perciò morte per gli esseri che appartengono alle gerarchie superiori, con una sola eccezione: quella di Cristo. Ma affinché un’entità soprasensibile come Cristo potesse passare attraverso la morte, dapprima dovette scendere sulla terra. E questo è ciò che è di un significato incommensurabile nel mistero del Golgota: che un’entità che nel suo proprio regno, nella sfera della sua volontà, non avrebbe mai potuto sperimentare la morte, dovette scendere sulla terra al fine di passare attraverso un’esperienza propria dell’uomo, cioè di sperimentare la morte. Per mezzo di ciò si stabilì quel profondo legame interiore tra l’umanità sulla terra e Cristo, in quanto questo essere passò attraverso la morte al fine di condividere questo destino con l’umanità. Questa morte, come ho sottolineato, è di massima importanza principalmente per la nostra attuale evoluzione terrestre.
Ciò che accadde allora effettivamente per la nostra evoluzione terrestre è stato spesso discusso. Soprattutto, un essere unico nel suo genere, che fino ad allora era stato solo cosmico, si unì con l’evoluzione terrestre per mezzo del mistero del Golgota, per mezzo della morte di Cristo. Entrò nell’evoluzione della terra al tempo del mistero del Golgota. Non era presente prima. Apparteneva solo al cosmo, ma per mezzo del mistero del Golgota scese dal cosmo e si incarnò sulla terra. Da allora vive sulla terra, cosicché è così legato alla terra che vive nelle anime degli uomini sulla terra e sperimenta la vita sulla terra con loro. Perciò l’intero tempo prima del mistero del Golgota era solo un tempo di preparazione nell’evoluzione della terra. Il mistero del Golgota diede alla terra il suo significato.
Quando accadde il mistero del Golgota, il corpo terrestre di Gesù di Nazareth — come sappiamo dai vari resoconti che possediamo — fu affidato agli elementi della terra, e da quel momento Cristo fu collegato con la sfera spirituale della terra e vive in essa. È, come abbiamo detto, estremamente difficile descrivere il mistero del Golgota, poiché non abbiamo una misura con cui confrontarlo; ma comunque vogliamo cercare di avvicinarci a esso da un altro punto di vista.
Cristo visse, come sappiamo, per tre anni dopo il battesimo nel Giordano nel corpo di Gesù di Nazareth come un essere umano tra gli uomini della terra. Possiamo chiamare questa la manifestazione terrestre di Cristo in un corpo fisico umano. Come si rivela allora Cristo dal momento in cui nel mistero del Golgota depose il suo corpo fisico?
Dobbiamo naturalmente concepire l’essenza di Cristo come un essere straordinariamente elevato. Eppure, benché così sublime, gli fu possibile, durante i tre anni dopo il battesimo nel Giordano, esprimersi in un corpo umano. Ma come si rivela da allora? Non più in un corpo fisico umano, poiché questo fu affidato alla terra fisica e ora ne forma parte. A coloro che, per mezzo dello studio della scienza occulta, hanno sviluppato in sé la possibilità di guardare in queste relazioni, si rivelerà che questo essere può essere riconosciuto come un’entità appartenente alla gerarchia degli Angeli. Così come il Redentore del mondo si rivelò durante i tre anni dopo il battesimo nel Giordano in un corpo umano, benché questo essere di Cristo fosse di straordinaria sublimità, così da quel momento si rivela direttamente come un’entità angelica, un essere spirituale che sta un grado più alto dei veri umani. Allo stesso modo, egli poteva sempre essere trovato da coloro che erano chiaroveggenti; era sempre connesso all’evoluzione. Quanto il Cristo, quando era incarnato nel corpo di Gesù di Nazareth, era più che umano, l’essere di Cristo è più che Angelo. Questa è solo la sua forma esterna. Ma nel fatto che, come abbiamo descritto, un essere potente e sublime scese dai mondi spirituali e abitò per tre anni in un corpo umano, è anche espressa l’ulteriore verità: questo essere stesso ha fatto un progresso nel corso del suo sviluppo.
Quando un tale essere compie una tale azione assumendo una forma umana o angelica, esso stesso progredisce. E con questo abbiamo indicato il progresso nello sviluppo di Cristo-Jehova: Cristo ha raggiunto lo stato in cui d’ora in poi si rivela non come un essere umano, non solo attraverso il suo riflesso, attraverso la sua luce riflessa, non solo attraverso il nome di Jehova, ma direttamente. E questa è la grande differenza in tutto l’insegnamento e tutta la saggezza che è venuta all’evoluzione della terra dal mistero del Golgota in poi: per mezzo del venire dello spirito di Michele sulla terra, per mezzo della sua ispirazione, l’umanità gradualmente poteva iniziare a comprendere tutto ciò che significava l’impulso del Cristo, ciò che il mistero del Golgota significava. Ma in quel tempo Michele era inizialmente il Messaggero di Jehova, che è il riflesso dello splendore di Cristo; egli non era ancora il Messaggero di Cristo stesso.
Michele ispirò l’umanità per parecchi secoli, circa cinquecento anni prima del mistero del Golgota, come già indicato negli antichi Misteri, da Platone e così via. Tuttavia, poco dopo che il mistero del Golgota si era verificato e Cristo si era unito con l’evoluzione della terra, l’influenza diretta di Michele cessò. Nel tempo in cui quei vecchi documenti che possediamo sotto forma di Vangeli furono scritti — come ho descritto nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico» — Michele stesso non poteva più ispirare l’umanità. Tuttavia, per mezzo dei suoi compagni tra gli Arcangeli, essa fu ispirata in modo che molta forza animica fosse inconsciamente assunta per ispirazione.
Gli stessi scrittori non avevano una chiara conoscenza occulta, poiché l’ispirazione di Michele terminò poco dopo l’evento del mistero del Golgota. Gli altri Arcangeli, i compagni di Michele, non potevano ispirare l’umanità nel modo necessario per rendere comprensibile il mistero del Golgota. Questo spiega le diverse interpretazioni dei vari insegnamenti cristiani. In questi insegnamenti, molto fu ispirato dai compagni di Michele. Tali insegnamenti non furono ispirati da Michele stesso, ma stanno alle sue ispirazioni nelle stesse relazioni in cui i pianeti stanno rispetto al potente sole.
Solo nel nostro tempo si ha di nuovo tale influenza, un’ispirazione diretta di Michele. Questa ispirazione diretta di Michele è stata preparata dal XVI secolo in poi. In quel tempo era l’Arcangelo più strettamente associato a Michele a dare l’ispirazione all’umanità, che portava al perfezionamento della scienza naturale nei nostri tempi moderni. La scienza naturale dei nostri giorni non proviene dall’ispirazione di Michele, ma da uno dei suoi compagni, Gabriele. Questa ispirazione scientifica tende a creare una scienza, una visione del mondo, che fornisce comprensione solo per il mondo materiale ed è connessa al cervello fisico.
Negli ultimi pochi decenni, Michele ha di nuovo assunto il posto di questo ispiratore della scienza. Nei prossimi pochi secoli Michele darà al mondo qualcosa che in un senso spirituale è altrettanto importante — infatti ancora più importante, perché ancora più spirituale — immensamente più importante — della scienza materiale, che è progredita passo dopo passo dal XVI secolo in poi. Così come il suo compagno Arcangelo un tempo diede al mondo la scienza, così Michele ci darà in futuro la conoscenza spirituale, ai cui primi inizi siamo ora. Proprio come Michele fu inviato come il Messaggero di Jehova, il riflesso di Cristo, cinquecento anni prima del mistero del Golgota, al fine di dare il suo marchio a quell’era, ed era allora ancora il Messaggero di Jehova, così ora nel nostro tempo Michele è diventato il Messaggero di Cristo stesso. Proprio come nei tempi ebraici antichi, che erano una preparazione immediata al mistero del Golgota, gli antichi iniziati ebrei potevano rivolgersi a Michele come la rivelazione esterna di Jehova o Jehova, così ora siamo nella posizione di rivolgerci a Michele, che da Messaggero di Jehova è diventato Messaggero di Cristo, al fine di ricevere da lui durante i prossimi pochi secoli una crescente rivelazione spirituale, che ci rivelerà sempre più il mistero del Golgota. Ciò che accadde duemila anni fa, ma che poteva solo essere reso noto al mondo per mezzo delle varie sette cristiane, e le cui profondità possono essere rivelate solo nel ventesimo secolo, quando al posto della scienza subentra la conoscenza spirituale, il dono di Michele, è ciò che dovrebbe riempire i nostri cuori con sentimenti profondissimi rispetto allo spirituale nel nostro tempo. Potremo scoprire che negli ultimi pochi decenni si è aperta una porta attraverso cui può venirci comprensione.
Michele può darci nuova luce spirituale, che possiamo considerare come una trasformazione di quella luce che gli fu data al tempo del mistero del Golgota; e la gente del nostro tempo può stare in questa luce. Se possiamo sentire questo, possiamo comprendere l’intero significato della nuova era che sta proprio ora emergendo dalla nostra. Possiamo notare l’alba di una rivelazione spirituale che nei prossimi pochi secoli deve venire nella vita dell’umanità sulla terra. In verità, poiché l’umanità è diventata più libera di prima, saremo capaci per mezzo della nostra stessa volontà di procedere così da poter ricevere questa rivelazione.
Vogliamo ora puntare all’evento nei mondi superiori che ha portato a questo stato cambiato, a questo momento del rinnovamento del mistero del Golgota. Se guardiamo indietro a quel tempo, ci ricordiamo di quello che può aver fluito spesso attraverso le nostre anime, per mezzo di ciò che accadde allora quando Cristo si rivelò in una forma umana che era visibile sulla terra tra gli uomini al battesimo nel Giordano. E inoltre vogliamo riempire la nostra anima con il pensiero di come Cristo, per quanto riguarda la sua forma esteriore, si unì alla gerarchia degli Angeli e da quel momento ha vissuto invisibilmente sulla terra.
Ricordiamoci di ciò che è stato detto, vale a dire che nei mondi invisibili non c’è morte. Cristo stesso, per il fatto che scese nel nostro mondo, passò attraverso una morte simile a quella degli uomini. Quando divenne di nuovo un essere puramente spirituale, mantenne comunque il ricordo della sua morte. Ma come un’entità del rango degli Angeli, in cui continua a esprimersi esteriormente, poteva sperimentare solo una diminuzione della coscienza.
Per mezzo di quello che dal XVI secolo è diventato necessario per l’evoluzione della terra, cioè il trionfo della scienza, che sale sempre più in alto, qualcosa è entrato nell’intera evoluzione dell’umanità, che è anche di significato per i mondi invisibili. Con il trionfo della scienza, sentimenti materialistici e agnostici entrarono nell’umanità con un'intensità molto maggiore di quella che era stata il caso fino ad allora. Anche prima c’erano tendenze materialiste, ma non c’era questa intensità del materialismo che era diventata predominante dal XVI secolo in poi. Sempre più, quando gli uomini entravano attraverso la porta della morte nei mondi spirituali, portavano con sé il risultato delle loro idee materialiste sulla terra, così che dal XVI secolo sempre più semi del materialismo terrestre erano portati. Questi semi si sviluppavano in un certo modo.
Sebbene Cristo fosse venuto alla razza ebraica antica e fosse stato portato alla morte lì, l’entità angelica che da allora è la forma esterna di Cristo sperimentò nel corso del XIX secolo un offuscamento della coscienza come risultato delle forze materialiste ostili che erano salite nei mondi spirituali, come risultato delle anime umane materialiste che attraversavano la porta della morte. E questo entrare dell’incoscienza nei mondi spirituali nel modo appena descritto diventerà la risurrezione della coscienza di Cristo nelle anime degli uomini sulla terra tra la nascita e la morte nel ventesimo secolo. In un certo senso si può dunque predire che dal ventesimo secolo in poi quello che l’umanità ha perso in coscienza salirà certamente di nuovo per la visione chiaroveggente. Inizialmente solo pochi, poi un numero sempre crescente di esseri sarà capace nel ventesimo secolo di percepire l’apparizione del Cristo eterico, cioè Cristo nella forma di un Angelo. Per amore dell’umanità è accaduto quello che si può chiamare una distruzione della coscienza nei mondi che sono immediatamente al di sopra del nostro mondo terrestre, e in cui Cristo è stato visibile nel tempo tra il mistero del Golgota e il giorno d’oggi.
Si può dire che al tempo del mistero del Golgota in un angolo poco noto della Palestina accadde qualcosa che era effettivamente l’evento più grande che mai accadesse in tutta l’umanità, ma di cui poco fu notato dagli uomini di quei giorni. Se una cosa del genere poteva accadere, dovremmo sorprenderci quando sentiamo quello che accadde durante il XIX secolo, quando coloro che erano passati attraverso la porta della morte dal XVI secolo si opposero a Cristo?
«I semi del materialismo terrestre», che dal XVI secolo erano stati portati sempre in maggior misura nel mondo spirituale dalle anime che passavano attraverso la porta della morte e sempre più producevano oscurità, formavano la «sfera nera del materialismo». Questa sfera nera fu assunta da Cristo nel senso del principio manicheico nella sua essenza per trasformarla. Essa produsse nell’entità angelica in cui l’essenza di Cristo si era rivelata dal mistero del Golgota in poi la «morte spirituale per soffocamento». Questo sacrificio di Cristo nel XIX secolo è paragonabile al sacrificio nel piano fisico nel mistero del Golgota e può essere designato come la seconda crocifissione di Cristo nel piano eterico. Questa morte spirituale per soffocamento, che produsse l’abolizione della coscienza di quell’entità angelica, è una ripetizione del mistero del Golgota nei mondi che giacciono immediatamente dietro il nostro, affinché vi possa essere un ravvivamento della precedentemente nascosta coscienza di Cristo nelle anime degli uomini sulla terra. Questo ravvivamento diventerà la visione chiaroveggente dell’umanità nel ventesimo secolo.
Così la coscienza di Cristo può unirsi con la coscienza terrestre dell’umanità dal ventesimo secolo in poi, poiché il morire della coscienza di Cristo nella sfera degli angeli nel XIX secolo significa il risorgere della coscienza diretta di Cristo nella sfera terrestre; cioè, la vita di Cristo dal ventesimo secolo in poi sarà sempre più sentita nelle anime degli uomini come un’esperienza personale diretta.
Proprio come i pochi uomini che in quei giorni potevano leggere i segni dei tempi erano in grado di considerare il mistero del Golgota così da comprendere come questo grande, potente essere scese dai mondi spirituali al fine di vivere sulla terra e passare attraverso la morte, affinché per mezzo della sua morte le sostanze del suo essere potessero essere incorporate nella terra, così possiamo percepire che in certi mondi che giacciono immediatamente dietro il nostro, avvenne una sorta di morte spirituale, un’abolizione della coscienza, e con ciò una ripetizione del mistero del Golgota, affinché vi possa essere un ravvivamento della precedentemente nascosta coscienza di Cristo nelle anime degli uomini sulla terra.
Dal mistero del Golgota in poi, molti uomini hanno potuto proclamare il nome di Cristo, e da questo ventesimo secolo in poi ci sarà un numero sempre crescente di coloro che possono comunicare la conoscenza dell’essenza di Cristo, che è data nella scienza dello spirito. Potranno insegnarla, proclamarla dalla loro propria esperienza. Cristo è già stato crocifisso due volte: una volta fisicamente nel mondo fisico all’inizio della nostra era e una seconda volta nel XIX secolo spiritualmente nel modo descritto. Si potrebbe dire che l’umanità ha sperimentato la risurrezione del suo corpo in quel tempo; sperimenterà la risurrezione della sua coscienza dal ventesimo secolo in poi.
Ciò che ho potuto solo accennare in poche parole penetrerà gradualmente nelle anime umane, e l’intermediario, il Messaggero, sarà Michele, che ora è l’Inviato di Cristo. Come una volta guidò le anime degli uomini affinché potessero comprendere il dirottamento della sua vita dal cielo alla terra, così ora prepara l’umanità affinché sia capace di sperimentare il dirottamento della coscienza di Cristo dallo stato dell’inconscio allo stato del cosciente. E proprio come al tempo della vita terrestre di Cristo la maggior parte dei suoi contemporanei era incapace di credere quale potente evento si fosse verificato nell’evoluzione della terra, così nel nostro tempo il mondo esterno si sforza di aumentare il potere del materialismo e continuerà a lungo a considerare ciò di cui abbiamo parlato oggi come fantasia, rêverie, e forse anche come stoltezza. E così considererà anche questa verità su Michele, che nel nostro tempo inizia a rivelare di nuovo Cristo. Nonostante ciò, molti uomini riconosceranno quello che sta iniziando a sorgere ora come un’alba e quello che durante i secoli a venire si riverserà nelle anime umane come un sole, poiché Michele può essere sempre paragonato a un sole. E anche se molti uomini non riconosceranno questa nuova manifestazione di Michele, essa si diffonderà comunque sull’umanità.
Questo è ciò che oggi può essere detto sulla relazione del mistero del Golgota, che si verificò all’inizio del nostro computo dei tempi, rispetto al mistero del Golgota, come può essere compreso oggi. Facciamo nostri questi sentimenti riconoscendo che solo così possiamo diventare veri ricercatori spirituali. Di volta in volta verranno altre rivelazioni, per le quali dobbiamo mantenere aperto il nostro senso. Non dovremmo sentire che sarebbe particolarmente egoistico avere questi sentimenti esclusivamente per nostra soddisfazione? Sentiamo piuttosto che è nostro dovere serio, come riconosciuto per mezzo della scienza dello spirito, renderci strumenti disponibili per tale rivelazione. E sebbene siamo solo una piccola società all’interno dell’intera umanità che si sforza di comprendere questa nuova verità del mistero del Golgota, di afferrare questa nuova rivelazione di Michele, nondimeno stiamo costruendo una nuova forza che non dipende nel minimo dal nostro credere in questa rivelazione, ma che dipende esclusivamente da questa rivelazione stessa, dalla verità stessa.
Allora riconosceremo tranquillamente che solo alcuni di noi sono preparati a spiegare al mondo, nella misura in cui vorrà ascoltare: d’ora in poi c’è una nuova rivelazione di Cristo. Vogliamo essere pronti a riconoscerla, vogliamo appartenere a quel piccolo cerchio che vuole aiutare affinché diventi più grande e durevole, vogliamo costruire sulla forza interiore di tale rivelazione, affinché possa diffondersi tra il resto dell’umanità, poiché questa conoscenza sarà gradualmente concessa a tutti.
Questo è ciò che noi chiamiamo saggezza, che alcuni possono chiamare follia. Per stare saldi, oggi non abbiamo bisogno di fare altro che ricordarci che questo presente è il tempo della seconda manifestazione di Michele, e ricordarci anche ciò che fu detto da uno dei vecchi iniziati al tempo della prima manifestazione di Michele: ciò che agli uomini appare spesso come follia è saggezza agli occhi di Dio.
Cerchiamo oggi di attingere forza per noi stessi da tali sentimenti, da tale conoscenza spirituale, che in molti aspetti deve sembrare stoltezza al mondo esterno. Facciamo coraggio nel riconoscere che ciò che a coloro che si fidano solo dei sensi appare stoltezza, per noi può essere saggezza e luce e una comprensione più chiara dei mondi soprasensibili e spirituali, verso cui vogliamo sforzarci con tutta la forza delle nostre anime e della nostra convinzione.
Nell’ultimo incontro con voi ho potuto presentarvi in due considerazioni alcuni insegnamenti sulla vita tra la morte e una nuova nascita. In quella occasione avevamo scelto il punto di vista di focalizzare l’intera importanza e il significato di una conoscenza della vita tra morte e nuova nascita, poiché le forze e le entità che l’uomo vi incontra si irradiano anche nella nostra vita, che si svolge tra la nascita e la morte.
Oggi desidero rivolgermi innanzi tutto a molte cose che possono illuminarvi la grande missione della concezione del mondo antroposofica dal carattere complessivo della nostra presente epoca culturale. Viviamo davvero — e l’ho sottolineato più volte e ho parlato più diffusamente di questo — in una sezione importante dello sviluppo umano terrestre. Ho spesso enfatizzato che, sebbene una considerazione superficiale dell’evoluzione dell’umanità terrestre nomini spesso ogni epoca un’epoca di transizione, da un certo punto di vista la nostra epoca deve essere forse non esattamente un’epoca di transizione, ma un’epoca significativa per lo sviluppo complessivo dell’umanità.
Un primo punto di vista che voglio presentarvi oggi è quello che ho spesso menzionato: l’antroposofia — di cui sappiamo che oggi deve penetrare la vita culturale umana per necessità dello sviluppo terrestre — anche se i suoi risultati possono essere ricercati solo dall’anima consapevolmente addestrata del ricercatore spirituale, può tuttavia essere compresa e intesa da ogni anima umana che lo desideri, che porti solo sufficiente imparzialità alla questione.
Naturalmente può subito essere sollevata un’obiezione: sì, ma ci sono pur sempre solo poche persone che hanno la consapevolezza che appaia loro vero ciò di cui parla l’antroposofia. E la maggioranza delle persone considera ciò che proviene dalla scienza dello spirito, dalla ricerca spirituale, come fantasticheria, come sogneria, se non addirittura — ebbene, ieri abbiamo udito — come una delle sette sette della perdizione.
Che cosa giace dunque effettivamente al fondamento? Può, di fronte al fatto che ancora un numero straordinariamente grande di persone attuali si trova a dire: sì, non possiamo comprendere l’antroposofia, ci appare semplicemente come fantasticheria — può di fronte a ciò mantenersi l’affermazione che questa verità, sebbene compresa da pochi, è tuttavia riconoscibile al senso umano imparziale?
Nel mio discorso pubblico di ieri ho esposto come si può giungere a conoscenze soprasensibili, come si possono liberare certe forze dell’anima dal loro intrecciarsi con il corporeo. Ho menzionato come le forze del pensiero, della parola e della volontà possono diventare libere, possono emanciparsi dal corporeo, affinché operino puramente nel soprannaturale, nello spirituale-animico. Ho mostrato come allora siano le forze che si sviluppano mediante la meditazione, la concentrazione e la contemplazione a penetrare nei mondi soprasensibili. Tutte le forze che permettono di penetrare nei mondi soprasensibili provengono dal fatto che l’uomo può distaccare la sua anima da tutto ciò con cui l’uomo è unito nel corporeo. Così nelle forze conoscitive con cui i mondi soprasensibili possono essere ricercati, abbiamo a che fare con forze animiche libere dal corpo.
Ora esiste nella vita quotidiana comune una forza animica che già possiede in sé ciò che viene perseguito con le altre forze animiche nella ricerca spirituale, e questa forza animica è la forza del pensiero come si manifesta nel comune, imparziale, sano senso umano. Questo pensiero ordinario, infatti, può in determinate condizioni — senza che venga ulteriormente sviluppato — presentarsi già esso stesso come qualcosa di libero dal corpo.
Il pensiero ha questa peculiarità. Questo pensiero, che ogni anima oggi può possedere in sé come forza, ha due volti, è una testa di Giano. Questo pensiero è o dipendente dal cervello, e reca alla consapevolezza solo ciò che si riflette nel cervello, nel sistema nervoso. Allora questo pensiero è più passivo, è un pensiero che vuole appoggiarsi allo strumento del cervello. Oppure questo pensiero può — semplicemente, senza alcuna meditazione — attraverso un’auto-mobilitazione interiore, attraverso il fatto che prende consapevolezza di sé nella sua vera essenza, che vuole liberarsi dall’appoggio al cervello, diventare libero: allora è un pensiero più attivo.
Entrambi sono lati del sano pensiero umano come oggi ogni anima può averlo. Il pensiero è in ogni anima, ma può essere usato in duplice modo. Innanzitutto così: l’uomo può mobilitare se stesso, può imprimere pensieri in se stesso. Allora questo pensiero nella sua attività è tale che corrisponde pienamente a tutto, anche alle affermazioni apparentemente più audaci della ricerca spirituale. Se invece questo pensiero non vuole mobilitarsi, non vuole afferrarsi nella sua attività, allora deve appoggiarsi allo strumento del pensiero, il cervello. Allora produce semplicemente solo pensieri che sono afferrati con lo strumento del cervello, allora l’uomo non pensa attivamente, allora pensa passivamente.
Forse più importante di qualunque altro — certamente non per il presente immediato, ma per il futuro — è la divisione in pensatori attivi e pensatori passivi. Coloro che riescono a mobilitare qualcosa di pensiero autonomo, interiormente libero, che possono pensare attivamente, saranno già spinti dal desiderio di questo pensiero verso la ricerca scientifica spirituale. Coloro che non vogliono pensare attivamente, ma solo in dipendenza dal cervello, diranno che la ricerca antroposofica è fantasticheria, perché non hanno concetto di ciò che può essere afferrato in un pensiero libero, perché vogliono consegnarsi allo strumento del cervello. Così che si può dire: non vogliono pensare in se stessi, ma vogliono solo lasciarsi pensare in se stessi.
Proprio da questo punto di vista l’adesione, l’atteggiamento nei confronti della concezione del mondo antroposofica è oggi, fondamentalmente, una questione di diligenza interiore, di auto-mobilitazione interiore o di comodità interiore, di pigrizia interiore. Il pensiero che vuole essere diligente, che vuole mobilitarsi interiormente, comprende i risultati della scienza dello spirito; il pensiero che vuole servirsi della stampella, dello strumento che vuole portare i pensieri alla consapevolezza solo nell’immagine speculare del cervello, questo è comodo, vuole lasciarsi semplicemente pensare in se stesso, rifiuterà per comodità la ricerca antroposofica. E tutte le filosofie e tutti gli scritti che si spargono nel mondo e assumono un carattere apparentemente scientifico e spirituale e dicono che non si possono comprendere i risultati della ricerca antroposofica, si basano su una comodità dapprima inconscia ma profondamente interiore del pensiero umano, che non vuole diventare attivo, ma vuole rimanere passivo. Non è comoda l’adesione alla concezione del mondo antroposofica.
Questa è fondamentalmente la verità sulla questione. E quando venite in assemblee che oggi non si denominano più materialistiche, che forse si denominano monistiche e che si esprimono sulle «fantasticherie» della scienza dello spirito, lì si cela molte altre cose di quelle che in queste assemblee si dice. Lì giace l’incapacità di progredire verso il pensiero attivo; lì giace inoltre la presunzione — perché non si vuole mobilitarsi per il pensiero attivo — di elevare la comodità del pensiero passivo al principio supremo della ricerca umana.
La comodità nell’uso delle forze animiche già nella vita ordinaria talvolta conduce a qualcosa che più spesso si osserva. Quando qualcuno vuole ascoltare questo o quel discorso ed è troppo pigro per seguire gli sviluppi, gradualmente si addormenta e dorme via quello che veramente era nella sua intenzione sperimentare, forse anche non era nella sua intenzione. Con tale assopimento di un impulso necessario di sviluppo dell’umanità si avrà a che fare in tutti coloro che non riescono a mobilitarsi verso un pensiero attivo nel presente e nel prossimo futuro. Assopiremo qualcosa di importantissimo. Poiché, anche se questa o quella persona non vuole saperne, dietro ciò che si svolge nel nostro mondo sensibile giacciono forze e processi soprasensibili. Perciò, sebbene una parte dell’umanità voglia assopire ciò che accade veramente, tuttavia i processi soprasensibili si svolgeranno. Abbiamo a che fare con importanti processi soprasensibili nella nostra epoca presente! E tutti i processi sensibili sono le manifestazioni esterne dei processi soprasensibili. Se penetriamo il velo in cui si presentano tutti i processi sensibili dello sviluppo della nostra epoca, giungiamo dietro questo velo ai processi soprasensibili. E per caratterizzare i processi soprasensibili che ora sono particolarmente importanti, vogliamo ricordarci che tutta la vita nell’universo si basa su uno sviluppo sempre crescente.
Se seguiamo il cammino di sviluppo dell’uomo, lo troviamo innanzitutto, nel suo primo schieramento, nel tempo antico di Saturno. Lo troviamo poi permeato di un nuovo elemento nel tempo antico del Sole, ulteriormente sviluppato nel tempo antico della Luna e con il quarto elemento, l’Io, nel tempo della Terra. E sappiamo che nel tempo di Giove le sue forze animiche assumeranno una tale forma che potrà essere paragonato alle entità della gerarchia degli Angeloi.
Come l’uomo procede nel suo sviluppo e sale, così anche gli altri esseri delle singole gerarchie procedono da stadi inferiori a stadi superiori. Non solo la gerarchia umana è soggetta a tale sviluppo sempre crescente, ma anche le gerarchie che stanno sopra l’uomo.
Consideriamo tra queste gerarchie quella che sta uno, due gradi più alto dell’uomo: la gerarchia degli Archangeloi, gli Arcangeli. Ora ho già detto ieri che oggi in generale da parte di molte anime comprensive non si tiene in male se si parla dello spirito in generale. Ma se ci si addentra nelle classi, negli ordini, negli individui, come si fa del resto con le piante, gli animali e altri ambiti nella scienza naturale, allora l’uomo colto odierno lo tiene molto in male. Eppure bisogna farlo se si vuole avere a che fare concretamente con il mondo spirituale.
Se prendete il ciclo di conferenze che ho tenuto a Kristiania sullo sviluppo dei popoli, vedrete che lo sviluppo dei popoli è collegato con la gerarchia degli Arcangeli. Le epoche successive sono rette da forze primordiali, gli Archai, gli Spiriti della Personalità.
Ora, se prendiamo le entità più importanti dalla serie degli Archangeloi, abbiamo nomi che ci incontriamo anche altrimenti, che possiamo usare come altri nomi: Raffaello, Gabriele, Michele e così via.
Possiamo denominare queste entità con tali nomi, perché il nome non è affatto l’essenziale. Le denominiamo come denominiamo altre cose anche con nomi. Giocano un certo ruolo in ciò che troviamo come fatti dello sviluppo soprasensibile. Ma dal nostro sviluppo sensibile dipende lo sviluppo soprasensibile.
Possiamo effettivamente distinguere molto bene dal punto di vista della scienza dello spirito tra le singole entità della gerarchia degli Archangeloi. Non astrattamente mediante il semplice enunciare di nomi: possiamo distinguere così che vediamo governati dagli Archangeloi gli impulsi culturali principali che si manifestano esternamente nel mondo sensibile in una zona della terra, ad esempio nei primi secoli cristiani, come governati da una diversa entità di quella che governava gli impulsi culturali principali presso i popoli guida, diciamo nel XII e XIII secolo, e quelli che governano il nostro sviluppo culturale.
Fermiamoci innanzi tutto su ciò che è rilevante per il nostro sviluppo culturale. Qui dobbiamo distinguere chiaramente tra il carattere di quell’epoca che ha inizio circa nel XV, XVI secolo, che ha la sua firma principale nella comparsa delle nuove scienze naturali, che ha portato le scienze naturali al grado che ci si presenta nel XIX secolo e che non può essere abbastanza ammirato.
Se consideriamo questi secoli di lavoro scientifico naturale dell’intera umanità, allora si deve dire che è stata guidata da certi popoli che erano diretti dal mondo soprasensibile da un essere specifico e determinato della gerarchia degli Archangeloi, e questo essere si distingue esattamente da quello che ora dirige la nostra incipiente epoca culturale spirituale dal mondo soprasensibile. Se si vogliono dare nomi usati in Occidente per queste entità direttrici della gerarchia degli Archangeloi, si può dire: fin dal tempo del Cristo sono stati vari gli esseri che hanno guidato la cultura in progresso. Senza voler insistere su questi nomi, voglio semplicemente enumerare i nomi di una serie di esseri della gerarchia degli Arcangeli, come si denominano gli uomini che partecipano a qualcosa sul piano fisico, di una serie di esseri della gerarchia degli Archangeloi che hanno governato la cultura in progresso: Oriphiele, Anael, Zacariele, Raffaello, Samaele, Gabriele, Michele.
Gabriele era lo spirito direttore di quel periodo culturale che è appena concluso per il mondo spirituale con l’ultimo terzo del XIX secolo. Infatti, con questo ultimo terzo del XIX secolo — e questo diventerà sempre più evidente — inizia un’epoca in cui molto diversi influssi e impulsi dal mondo soprasensibile scorrono nel sensibile. Mentre nell’epoca passata le anime umane erano principalmente orientate verso ciò che i sensi vedono, che la ragione può comprendere, gli uomini del tempo che viene, se non vogliono assopire lo sviluppo che progredisce, avranno principalmente a osservare come sempre più sapienza e conoscenze soprasensibili penetreranno dal mondo soprasensibile nello sviluppo terrestre sensibile.
Se vogliamo caratterizzare esternamente, si potrebbe dire: nell’epoca passata gli esseri soprasensibili avevano abbastanza da fare nel trattenere dalla vita fisica le ispirazioni, le intuizioni che possono fluire dai mondi soprasensibili. Le gerarchie avevano il compito di impedire che penetrassero nelle anime.
D’ora in poi le forze soprasensibili saranno dirette e condotte dal mondo soprasensibile cosicché il maggior numero possibile di ispirazioni e intuizioni possano fluire nelle anime umane, affinché una conoscenza di Immaginazione, Ispirazione, Intuizione possa afferrare l’anima umana. Così come l’epoca passata era priva di ogni essere ispirato, di ogni conoscenza dello spirituale, così gli impulsi culturali veramente viventi del tempo successivo saranno pieni di essere ispirato, di essere intuitivo.
Sarebbe stato impossibile cinquant’anni fa dire a uomini quello che per il corso necessario dello sviluppo del mondo oggi può essere detto a voi, perché allora sarebbe stato impossibile portare immediatamente questi insegnamenti dai mondi spirituali. La porta è stata aperta solo ora. E come i tempi passati erano più favorevoli allo sviluppo della ragione, così il prossimo tempo sarà più favorevole allo sviluppo dell’Ispirazione e dell’Intuizione.
Duramente si incontrano due epoche: una, che era avversa a ogni ispirazione, e una, in cui forze potenti combatteranno con tutti i mezzi contro ogni ispirazione, ma in cui sarà però possibile accogliere l’ispirazione, renderla il tono dominante nelle anime umane.
Se guardiamo più a fondo nella questione, scopriamo che le forze soprasensibili che non potevano fluire immediatamente nelle anime umane nell’epoca passata non erano affatto inattive. Ciò che una fisiologia esterna non può constatare è tuttavia verità: nell’epoca di Gabriele è stato lavorato dal mondo soprasensibile nel sensibile. Questo lavoro è stato condotto sul corpo fisico dell’uomo. All’interno della fronte cerebrale si sono formate in questo tempo delicate strutture che gradualmente furono impiantate nella generazione umana dal regime di Gabriele, per cui gli uomini in gran parte nascono con quel cervello che ha strutture più fini nella fronte cerebrale di quanto non fosse il caso negli uomini del XII e XIII secolo.
Era il compito dell’epoca, quando gli uomini dirigevano il senso al fisico-sensibile, erano chiusi all’ispirato, che negli impulsi corporei si versassero gli impulsi del mondo soprasensibile e si formasse questa struttura fine nel cervello.
Sempre di più questa struttura sarà presente in coloro che ora si sentiranno capaci di progredire verso il pensiero attivo e verso la comprensione della scienza dello spirito. E allora nella nostra epoca, in quella epoca al cui inizio siamo effettivamente solo all’inizio, le forze soprasensibili non saranno consumate per formare strutture nel cervello, ma per fluire direttamente nelle anime, per operare mediante Immaginazione e Ispirazione, per fluire nelle anime umane. Questo è il governo di Michele.
Così due esseri nella serie degli Archangeloi si distinguono per il fatto che l’uno, Gabriele, che ha guidato l’uomo immediatamente prima della nostra epoca, ha lavorato al perfezionamento più fine del cervello, e quello che ora comincia a lavorare non ha il compito di trasformare un organo umano, ma di impiantare nelle anime umane la comprensione per la scienza spirituale. Così delimiteremo l’uno dall’altro gli esseri che appartengono alla gerarchia degli Archangeloi.
Con questi due esempi ho cercato di proporvi proprietà concrete, qualità caratteriali di questi due esseri. Non vogliamo accontentarci di nomi; perché, come non sappiamo nulla di un uomo se sappiamo solo che si chiama Müller, così non sappiamo molto di Gabriele se sappiamo solo il suo nome. Ma allora sappiamo qualcosa di un uomo quando possiamo dire che è una persona pietosa, ha fatto questo o quello. Così sappiamo qualcosa di un essere soprasensibile quando possiamo dire che ha fatto fluire forze nel corpo fisico umano, le forze che hanno fatto sorgere certe strutture nella fronte cerebrale mediante la forza di riproduzione umana. E caratterizziamo correttamente lo spirito, l’essere che lo segue, quando mostriamo la sua attività nel raggiungimento della comprensione per le verità ispirate, intuitive. Non tanto per il ricercatore spirituale, l’iniziato stesso, ma per coloro che vogliono comprendere la ricerca spirituale, che vogliono passare al pensiero attivo, Michele opera, quando le forze del pensiero attivo si raccolgono sempre più nell’umanità nei secoli che seguono.
Questa transizione è importante anche in un altro riguardo. In tal modo che accade, si forma sempre di più un’umanità che per la sua organizzazione è in grado di guardare indietro mnemonicamente nelle vite incarnate precedenti nelle incarnazioni future. Ma l’umanità deve prima porsi in questa condizione.
Non ci si può ricordare di qualcosa a cui non si sia mai pensato. Se la sera ci si toglie le maniche senza pensare e si posano i bottoni senza pensare, al mattino seguente non si potranno trovare, perché non ci si ha pensato. Se ci si è formati l’immagine mentale dell’ambiente in cui si posano i bottoni, al mattino seguente si andrà direttamente al posto dove li si ha posati.
Come questo vale per la vita ordinaria riguardo alla memoria, così dovrebbe essere compreso per il vasto orizzonte riguardante vite terrene precedenti. Dobbiamo ricordare innanzitutto l’essenza più intima dell’anima, quello che veramente passa nell’essenza dell’anima. Ma per questo dobbiamo prima aver afferrato questa essenza più intima. Possiamo farlo solo attraverso la formazione occulta. Se non ci si è sforzati di aver il pensiero dell’essenza dell’anima nella precedente incarnazione, non ci si potrà ricordare, anche se si è ben organizzati. Gli uomini saranno organizzati per il ricordo, ma all’inizio percepiranno questa organizzazione come una malattia, come nervosità, come uno stato terribile, se non sapranno usarla. Perché saranno organizzati per ricordare, ma non avranno nulla di cui ricordarsi. Se l’uomo ha impressioni che non può utilizzare, organi che non può usare, allora si ammala.
Stiamo andando incontro al fatto che gli uomini negli epoche future saranno organizzati per ricordare vite terrene precedenti, ma solo coloro che hanno qualcosa di cui ricordarsi, che cioè hanno riconosciuto l’essenza dell’anima umana nella sua peculiarità come membro del mondo spirituale attraverso la formazione occulta. In ogni vita che segua a quella in cui si è riconosciuta l’anima come essere spirituale, viene il ricordo di vite terrene precedenti.
Così stiamo a un importante punto di volta. Comprendere la scienza dello spirito significa fondamentalmente nient’altro che avere un sentimento per questo punto di volta nel nostro tempo.
Ora non tutti gli esseri che appartengono alla gerarchia degli Archangeloi sono della stessa indole, dello stesso rango. Se parliamo della gerarchia degli Archangeloi, si può dire che certamente si avvicendano come ho detto. Ma il più elevato di rango, per così dire il Supremo, è colui che nel nostro tempo comincia a esercitare il dominio: Michele. È uno della serie degli Archangeloi, ma è, per così dire, il più progredito. Ora esiste uno sviluppo, e lo sviluppo comprende tutti gli esseri. Tutti gli esseri sono in uno sviluppo sempre crescente, e viviamo nell’epoca in cui Michele, il Supremo della natura degli Archangeloi, passa nella natura degli Archai. Gradualmente passerà a una posizione di comando, diventerà un essere direttore, diventerà lo spirito dell’epoca, essere direttore per l’intera umanità.
Questo è il significativo, questo è l’enormemente importante della nostra epoca: che comprendiamo come ciò che in tutte le epoche precedenti non era ancora presente, per l’intera umanità non era presente, ora può, deve diventare un bene per l’intera umanità. Ciò che prima sorgeva presso singoli popoli — l’approfondimento spirituale — ora può essere qualcosa per l’intera umanità.
Se così segnaliamo ciò che accade dietro il mondo sensibile, possiamo anche segnalare ciò che si svolge nel mondo sensibile come un’espressione esterna di ciò che è stato appena descritto: che, per così dire, un’elevazione dell’Arcangelo Michele si svolge dietro il mondo sensibile.
Finora l’uomo ha potuto essere una personalità; in futuro potrà essere una personalità anche, ma in modo diverso da come è stato possibile fino alla nostra epoca. L’uomo ha, per così dire, sempre partecipato ai mondi soprasensibili, ha potuto almeno farlo con la sua vita animica. Ma la nota personale, la colorazione personale che l’uomo ha manifestato in questo mondo sensibile, non veniva dall’alto ma dal basso, veniva da Lucifero. Lucifero ha creato la personalità. Perciò prima si poteva dire: l’uomo non può con la sua personalità penetrare nel mondo soprasensibile, non può portare la sua personalità nel mondo spirituale, deve estinguere la sua personalità, altrimenti inquina il mondo spirituale.
In futuro l’uomo deve fare in modo che la personalità sia ispirata dall’alto, affinché possa accogliere ciò che deve fluire dal mondo spirituale. La personalità riceverà la sua nota da ciò che è in grado di accogliere di conoscenze spirituali; la personalità diventerà qualcosa di completamente diverso in tempi futuri. Per così dire, in tal modo per cui si è allontanato dallo spirituale, da ciò che gli viene impresso dal corpo, l’uomo era precedentemente una personalità; in futuro deve essere una personalità in tal modo che è in grado di elaborare e assorbire in sé dal mondo spirituale.
Attraverso il sangue, il temperamento, molte cose che venivano dal basso, in passato gli uomini erano personalità, e in queste personalità brillavano elementi impersonali dal soprasensibile. Attraverso il temperamento, il sangue e così via sarà sempre meno possibile essere una personalità in futuro. Ma sarà possibile essere una personalità attraverso la partecipazione al mondo soprasensibile. Fino nel carattere fluirà quello che gli impulsi soprasensibili contengono. Questo sarà prodotto dall’impulso di Michele, che appunto guida nell’anima umana la comprensione per la vita spirituale. Gli uomini dal pronunciato carattere di personalità avranno questo carattere di personalità in futuro dal fatto che esprimeranno questo o quello attraverso la comprensione dei mondi soprasensibili. Gli Alessandro, i Cesari, i Napoleoni appartengono al passato. In essi fluiva certamente l’elemento soprasensibile; tuttavia l’elevata colorazione personale l’hanno ricevuta da quello che hanno ottenuto dal basso. Gli uomini che sono personalità per il modo in cui portano il mondo spirituale nel sensibile, gli uomini che portano dall’anima la personalità nell’umanità, questi saranno le personalità che sostituiranno gli Alessandro, i Cesari, i Napoleoni. La forza delle azioni umane in futuro deriverà dalla forza dell’influsso spirituale che fluirà in queste azioni umane.
Tutto questo appartiene a ciò che è il significativo della transizione da un’epoca all’altra. Ma ciò che caratterizza nel modo più significativo la transizione è il passaggio dall’epoca di Gabriele all’epoca di Michele nel nostro periodo di sviluppo.
Possiamo con il sano senso umano acquistare una comprensione di ciò che è stato detto oggi, se siamo solo sufficientemente privi di pregiudizi per guardare alla nostra epoca e vedere come le due possibilità si scontrano ancora fino al terzo finale del XIX secolo.
La prima possibilità è costruire una concezione del mondo sulla base della scienza naturale. Oggi questo è invecchiato, qualcosa di antiquato, non si accorda più con il carattere dell’epoca. Gli uomini lo fanno ancora perché portano avanti ciò che viene da quello che era antico. Nel carattere dell’epoca giace il costruire una concezione del mondo dalle ispirazioni del mondo spirituale e dalla loro comprensione. Questo dobbiamo accogliere come un sentimento, come una sensazione nella nostra anima; allora impareremo a sapere che cosa l’antroposofia significa per le singole anime, impareremo a sentire qual è lo sviluppo per l’umanità. Partecipanti possiamo essere di qualcosa di significativo.
Ora vi ricordo qualcosa che ho inserito nei discorsi che ho tenuto qui l’ultima volta, nei discorsi sul cambiamento della funzione del Buddha. Qui è anche il punto dove nella prossima considerazione deve essere collegato a quella di oggi.
Desidero concludere le considerazioni di oggi, in un certo senso, con una domanda, con la domanda che può sorgere in ogni anima, e che ci guiderà da ciò che è stato considerato come importante oggi verso ciò che è ancora più importante.
Se un’elevazione di Michele ha avuto luogo, se è diventato lo spirito direttore della cultura occidentale, chi prende il suo posto? Il posto deve essere riempito. Ogni anima deve dirsi: dunque anche un angelo deve aver subito un’elevazione, un avanzamento, deve essere entrato nella serie degli Archangeloi. Chi è questo?
Con questa domanda voglio concludere, per guadagnare adito a considerazioni ancora più importanti che dovranno occuparci tra due giorni.
Oggi ho voluto porre dinanzi alle vostre anime la caratteristica più importante della transizione: il fatto che le anime che riescono a mobilitarsi possono trovare comprensione per verità soprasensibili. Così lo vogliono le forze del mondo dietro l’umanità, le forze mondiali che guidano l’evoluzione dell’umanità. E l’immagine nel mondo sensibile è che la personalità assume una sfumatura completamente diversa. Mentre nell’epoca passata la colorazione della personalità veniva dal basso da temperamento e sangue, in futuro sarà determinante per la personalità della nuova epoca l’elemento della comprensione spirituale. Questo sarà l’elemento determinante.
È importante comprendere questo, ancora più importante sentirlo.
Ci siamo sforzati di illuminare un poco ciò che dal carattere della legge mondiale è il carattere della nostra epoca presente, e non dovremmo passare oltre a tale caratteristica della nostra epoca. Perché quando parliamo delle forze spirituali, degli impulsi spirituali di un’epoca, queste sono quelle forze, quegli impulsi che operano dentro in ogni singola anima di ognuno di noi. E non possiamo far fronte alle nostre anime se non riusciamo a opporci a queste forze, a questi impulsi della nostra epoca, che sono al contempo le forze spirituali e gli impulsi della nostra stessa anima.
È assolutamente vero che — comunque il singolo fra voi se la spieghi, perché crede questo o quello nella scienza dello spirito — nelle anime di coloro che giungono sinceramente e onestamente alla scienza dello spirito, forse inconsciamente, vive il sentimento, l’impulso che proviene dai veri, genuini impulsi spirituali del nostro tempo.
Ho cercato di caratterizzarvi due giorni fa il fatto che attualmente viviamo in quello che si può denominare l’epoca di Michele. La comprensione per le cose spirituali diventerà possibile sempre a più anime. Mentre gli ultimi secoli si sono svolti in modo che, innanzi tutto, era possibile la comprensione di cose della scienza naturale esterna, di leggi fisiche, chimiche, fisiologiche, di tutto quello che si riferisce allo spazio esterno e al tempo; mentre nell’epoca di Gabriele era stata risvegliata nelle anime la comprensione per ciò che nelle scienze naturali procedeva di trionfo in trionfo e l’anima si inclinava verso la comprensione naturalistica del mondo, ci avviciniamo a un’epoca in cui parimente sarà possibile comprendere lo spirituale.
Non mai effettivamente nello sviluppo dell’umanità due epoche successive sono state così radicalmente diverse come quella appena conclusa e quella in cui stiamo entrando. E più stranieri che mai saranno gli uni agli altri quelli che si volgono verso lo spirituale e quelli che ancora si aggrappano a ciò che i secoli passati hanno portato. E non sarà molto tempo prima che coloro che credono di stare sulla base del monismo materialista diventino completamente anacronistici di fronte a quelle anime che con desiderio cercheranno una comprensione dei mondi soprasensibili. Infatti, dal terzo finale del secolo scorso un’onda spirituale dai mondi superiori si è riversata nel nostro mondo, e perciò è diventato possibile ottenere comprensione per ciò che spiritualmente guida l’evoluzione dell’umanità e del mondo.
Quasi due millenni fa avvenne l’evento che vi è noto sotto il nome del mistero del Golgota, e spesso qui è stato discusso e illuminato da vari lati questo mistero del Golgota come il grande punto d’appoggio dello sviluppo dell’umanità. Ed è chiaramente diventato possibile che, senza toccare nessun punto di vista confessionale, ma puramente dalla scienza dello spirito, sia possibile la comprensione per questo evento, in modo che la comprensione può essere attesa da ogni corrente confessionale del presente. E sui motivi per cui gli uni o gli altri non vogliono accettare l’evento del Cristo come il grande punto d’appoggio dell’evoluzione dell’umanità, è stato parlato ampiamente. Ma dobbiamo considerare anche una tale cosa con l’anima, come è stato possibile parlare anche ieri nel discorso pubblico. Potrebbe essere che qualcuno da un pregiudizio non volesse sapere nulla di quello che in una piccola terra all’inizio della nostra epoca si è svolto, potrebbe essere che qualcuno non volesse occuparsi di quello che noi denominiamo il mistero del Golgota. Va bene, vogliamo persino supporre ipoteticamente che sarebbe naturale a un’anima strutturare il corso storico in modo da cancellare quello che è accaduto al Golgota. Supponiamo questo ipoteticamente. Se questa anima osserva lo sviluppo dell’umanità, troverebbe pur sempre qualcosa che caratterizza particolarmente questa epoca. Ne è stato parlato ieri. C’è nell’epoca prima del mistero del Golgota il passaggio da un’attitudine dell’anima umana all’ambiente esteriore, e all’attitudine successiva dell’anima alla sua propria interiorità, completamente a prescindere dal mistero del Golgota. Nel punto di tempo in cui il mistero del Golgota è collocato, avvenne questo grande passaggio dell’umanità da una vita nell’ambiente esteriore all’interiorizzazione. E ciascuno può sentire questo, anche se prescinde dal mistero del Golgota.
L’umanità si trova in questo punto di tempo a un punto di volta. Non si deve nemmeno parlare del mistero del Golgota, ma si possono prendere altri eventi, e mostreranno che prima l’umanità aveva vissuto in un’esteriorizzazione, ma che dopo gli uomini che sono percorsi dall’impulso del tempo, dal loro genio, cominciano a vivere in un’interiorizzazione.
Ma quando avviene una tale cosa, accade nel modo che prima è preparata. Non voglio usare il detto banale: la natura o la storia non fa salti. — L’espressione ha diritto solo entro certi limiti, poiché preparata — non è pur sempre uno sviluppo a balzi? — è già la fioritura nelle foglie verdi. Così era preparato anche quello che come una cesura nello sviluppo dell’umanità appare al tempo del mistero del Golgota. E quando ci addentriamo in quello che ci appare come insegnamento, come visione negli ultimi secoli dell’antichità ebraica, non possiamo solo trovare uno spirito — certamente uno spirito proprio — di preparazione per il mistero del Golgota: possiamo trovare uno spirito di preparazione simile anche in altre regioni della terra.
Per lo spirito dell’ebraismo vi era il fatto che mostrava influssi di tutt’altra natura rispetto a quanto era prima. Una tutt’altra specie di contemplazione del mondo inizia nel VI secolo prima del mistero del Golgota, un’epoca tutt’intera nuova rispetto a quello che nella vita spirituale ebraica precedentemente era. Questo si svela al sguardo esatto molto chiaramente. E anche se qui emerge in tutt’altra forma, perché il popolo ebraico antico era certo di diversa natura, è pur sempre lo stesso spirito che riceve semplicemente un’espressione diversa: lo spirito che nella filosofia greca, sì, persino nella poesia greca domina negli ultimi secoli prima del mistero del Golgota. Lo troviamo dappertutto. Basta solo considerare seriamente spiriti come Platone e Aristotele, sì persino Socrate, per vedere che questo punto di volta è preparato dappertutto.
Ora, tali eventi che accadono qui sulla terra, sono guidati e condotti dal mondo soprasensibile. Prima che questo inserto accadesse nella vita terrestre fisica, che noi designiamo come l’evento del Golgota, la precedente guida dell’evoluzione mandò un messaggero — allora ancora un messaggero di Jehova — per preparare questo inserto. Era quello spirito che aveva preparato l’epoca culturale fino al mistero del Golgota, lo stesso spirito che è il guida della nostra appena iniziante epoca culturale, lo spirito che abbiamo nominato Michele. Come Michele dà il carattere al nostro tempo, così egli ha dato il carattere di tutta la cultura che ha preparato il mistero del Golgota. Solo che la potenza che dal mondo superiore mandava questo Michele era allora Jehova o Jehova.
In quell’epoca non era così come nella nostra epoca, dove così facilmente gli viene fatto obiezione, quando si parla di cose spirituali: parli molto di spirito popolare o spirito dell’epoca o altrimenti di fatti spirituali, ma parli così poco di Dio. — Le persone non si accorgono perché non si parla di Dio: perché nessun concetto umano può veramente comprendere ciò in cui viviamo, operiamo e siamo. Anche in questo vi sono opinioni che in parte sono molto interessanti. Quando tenni un discorso pubblico in una città non molto tempo fa e, come è divenuto uso, furono proposte domande per rispondere, un uomo pose una domanda molto intelligente. Chiese infatti: sì, se logicamente si conosce un oggetto per il fatto che lo si osserva come oggetto, per il fatto che gli si può stare di fronte — se non possiamo avere un’immagine oggettiva di un oggetto che abbiamo in noi, come l’occhio, per la ragione che non lo possiamo osservare — allora come sta il fatto con l’affermazione di certi mistici che si deve allontanarsi da Dio per poterlo considerare come oggetto?
Certamente alcuni mistici hanno affermato che bisogna allontanarsi da Dio per potersi mettergli di fronte. La domanda era intelligente, ma deve essere risposta solo nel senso che si dice: puoi allontanarti da Dio quanto vuoi, ma rimani pur sempre dentro in Dio, non puoi uscire da Dio. — Molta logica è assai logica, ma è anche molto corta di vedute.
Nei tempi in cui gli uomini stavano ancora più vicino allo spirituale, vi era ancora un sentimento di venerazione per il divino in cui viviamo, operiamo e siamo, che non sempre dovrebbe essere nominato, e perciò l’antichità ebraica, per non pronunciare il nome, si serviva dell’espressione: «Il volto di Jehova.» Il volto è nell’uomo quello che egli volge all’esterno, attraverso cui si rivela. Non è l’insieme dell’uomo. Lo si riconosce nella sua interiorità dai lineamenti del volto, ma non ci si permette per questo di non parlare dell’uomo intero se ne si intende il volto.
Perciò allora si chiamava Michele «il volto di Jehova», si preferiva nominare il rappresentante attraverso cui, come in un volto rivolto all’umanità, Jehova o Jehova si manifestava all’umanità. Si preferiva anche nei circoli familiari nominare il rappresentante piuttosto che parlare dello stesso Jehova. Michele fu allora considerato come il reggente spirituale dell’epoca, come il messaggero di Jehova, come quell’Hierarca da cui irradiava in quell’epoca quello che come impulso doveva venire per preparare l’evento del Golgota.
Ora, nel frattempo, altri esseri della serie degli Archangeloi hanno avuto la guida dell’evoluzione spirituale dell’umanità. E l’essere che aveva la guida quando doveva essere preparato il mistero del Golgota è lo stesso essere che ora di nuovo invia le onde della vita soprasensibile nel mondo sensibile. Un’epoca di Michele era allora, un’epoca di Michele è quella che proprio adesso comincia. Ma c’è una differenza enormemente grande tra l’epoca di Michele di allora e la nostra che inizia adesso.
Sarebbe troppo portare oggi a caratterizzare quale comprensione il mistero del Golgota abbia potuto portare il tempo che è passato da quell’epoca di Michele fino alla nostra. Ci sono state anime profondamente intime che dal bisogno di fede più o meno intensificato hanno ottenuto la loro relazione al mistero del Golgota e al suo portatore; ci sono state nature profondamente religiose dal mistero del Golgota fino ai nostri tempi. Ma il Mistero del Golgata è tale che anche se come un fatto reale sta al punto di partenza dei tempi nuovi, di fronte a esso l’anima umana non deve azzardarsi temerariamente a comprenderlo pienamente, a capirlo pienamente. Sempre nuove epoche verranno, che approfondiranno sempre di più l’anima umana, e che sempre meglio e meglio comprenderanno quello che è accaduto nel mistero del Golgota. L’evento stesso sta come il punto di volta nello sviluppo umano, la comprensione di questo evento crescerà e maturerà sempre di più nello sviluppo spirituale terrestre.
Non possiamo scrivere profondamente abbastanza questa cosa nelle nostre anime. Consideriamo una volta in una certa astrazione metafisica quello che allora accadde realmente. L’abbiamo caratterizzato da vari punti di vista. Vogliamo scegliere una volta un punto di vista più astratto, che però, se lo lasciamo agire sull’anima, è in grado di suscitare un sentimento profondo nella nostra anima.
Se la contemplazione del mondo ordinaria o anche la scienza ordinaria studiano le cose intorno a noi — ho attirato l’attenzione su questa questione già ieri nel discorso pubblico, ma vogliamo metterla nuovamente davanti agli occhi — se le cose intorno a noi vengono studiate, allora l’uomo apprende per il pensiero ordinario e la scienza ordinaria le leggi dell’esistenza nel regno minerale, vegetale, animale e umano. Queste leggi si concentrano tutte in un ideale: comprendere la vita. Ma la vita stessa qui sulla terra non è compresa. La conoscenza della vita solo l’occultismo può dare. La scienza esterna non potrà mai penetrare la vita. E sarebbe la peggiore fantasticheria credere che mai, così come si possono penetrare le leggi fisiche o chimiche, si potessero penetrare le leggi della vita. Un ideale rimane, ma non può essere raggiunto. Per il piano fisico è un’impossibilità dare la conoscenza della vita. Questa conoscenza della vita deve rimanere riservata alla conoscenza soprasensibile.
Così impossibile come la conoscenza sensibile della vita, così impossibile è la conoscenza soprasensibile della morte. Ci sono stati di terribile isolamento della consapevolezza nel mondo spirituale, c’è un temporaneo immergere come in un sonno, ma non c’è morte nei mondi superiori. La morte è impossibile nei mondi superiori.
Tutti gli esseri che abbiamo conosciuto come gli esseri delle gerarchie superiori si distinguono per il fatto che non conoscono la morte, che non passano attraverso la morte. Proprio come nella Bibbia è detto correttamente che gli angeli velarono il loro volto dinanzi al mistero della nascita, dell’umanizzazione, così essi e tutti gli altri esseri superiori devono velare il loro volto dinanzi alla morte. Perché la morte è un evento che è possibile solo per il mondo sensibile, non per quello soprasensibile.
Tra tutti gli esseri dei mondi superiori ce n’era uno solo che dovette passare attraverso la morte, possiamo anche dire che lo volle, ed è il Cristo. Per questo dovette scendere sulla terra.
Affinché un essere dei mondi superiori potesse realizzare quello che era necessario per lo sviluppo terrestre, il Cristo dovette scendere da un mondo in cui non c’è morte, nel mondo in cui c’è morte.
Tali rappresentazioni, anche se dapprima astratte, dobbiamo trasformarle in sentimento, in emozione. La piena comprensione di quello che ho caratterizzato astrattamente qui diventerà un oggetto dell’evoluzione dell’umanità. Con una certa venerazione, umiltà e tenerezza insieme, ci avviciniamo oggi al mistero del mistero del Golgota.
Che cosa era dunque accaduto effettivamente? È stato spesso caratterizzato. Il Cristo scese dai mondi soprasensibili nel mondo in cui da allora vive, sì come una forza nascosta, ma che si manifesterà dal nostro secolo in poi. Scese dal mondo in cui non c’è morte nel mondo della morte. E lui — questa forza — si è unito con la terra. È diventato da una forza cosmica una forza della terra. È passato attraverso la morte, per vivere all’interno dell’esistenza terrestre, per essere all’interno del mondo terrestre. E l’umanità si è sforzata in queste o quelle anime che si riempirono di questo impulso, di comprenderlo attraverso i secoli. Ma quanto più lo sviluppo si avvicinava all’epoca di Gabriele che era passata, è accaduto che la comprensione sempre di più si riducesse. E oggi è proprio in coloro che dovrebbero avere comprensione, è molto male con questa comprensione, e il materialismo non si afferma solo nella scienza materialistica odierna, ma si afferma in molti modi anche nella teologia. Abbiamo perso la vera comprensione dell’impulso del Cristo. Il materialismo ha afferrato le anime, si è profondamente annidato nelle anime. Il materialismo è in molti riguardi diventato l’impulso fondamentale dell’ultimo, dell’epoca passata. Molte anime sono morte, che sono passate attraverso la porta della morte con sentimento materialista. In tal misura con sentimento materialista passare attraverso la porta della morte, come nell’epoca passata le anime vi sono passate, non poteva accadere in tempi precedenti.
Allora queste anime vivevano nel tempo tra morte e nuova nascita nel mondo spirituale così che non sapevano nulla del mondo in cui vivevano. Allora si presentò loro un essere. Lo videro in questo mondo. Dovevano vederlo, perché questo essere si era unito con l’esistenza terrestre, anche se opera invisibilmente nel momento nel sensibile terrestre. E agli sforzi di queste anime passate attraverso la porta della morte è riuscito di far, per così dire, scomparire il Cristo dal mondo spirituale. E il Cristo dovette sperimentare un rinnovamento del mistero del Golgota, anche se non della stessa grandezza di quello precedente. Allora passò attraverso la morte, ora era un essere scacciato dal suo essere nel mondo spirituale. E attraverso questo si compì in lui la legge eterna del mondo spirituale. Ciò che nel mondo superiore spirituale scompare, rinasce nel mondo inferiore.
Se nel XX secolo è possibile che le anime si sviluppino verso la comprensione del mistero del Golgota, questo scaturisce da questo evento, dal fatto che il Cristo per una cospirazione delle anime materialiste è stato scacciato dai mondi spirituali, è stato collocato nel mondo sensibile, nel mondo umano, così che anche in questo mondo sensibile una nuova comprensione può iniziare per il Cristo. Perciò anche il Cristo è in modo ancora più intimo unito con tutto quello che è il destino degli uomini sulla terra. E come un tempo si poteva guardare verso l’alto al Jehova o Jehova e sapere che egli era l’essere che aveva mandato il Michele per preparare quello che doveva portare dall’epoca di Jehova all’epoca del Cristo, mentre prima era Jehova che mandava il Michele, è ora il Cristo che ci manda il Michele.
Questo è il nuovo, il grande, che dobbiamo trasformare in sentimento per noi. Come una volta poteva parlarsi di Jehova-Michele, il guida dell’epoca, possiamo ora parlare del Cristo-Michele. Michele ha subito un’elevazione a un grado superiore, dal genio popolare al genio dell’epoca attraverso il fatto che è diventato dal messaggero di Jehova il messaggero del Cristo.
Così parliamo di una comprensione giusta dell’impulso del Cristo, quando parliamo di una giusta comprensione dell’impulso di Michele nel nostro tempo.
La comprensione astratta si volge ai nomi, sempre di nuovo ai nomi, e crede di avere qualcosa se procede così da chiedere: Che cos’è Michele come essere? — e vuol sapere: egli è emerso da questa o quella gerarchia, è un essere arcangelo, gli esseri arcangelo hanno questa o quella proprietà. Allora si definisce e ora si crede di sapere che cos’è un tale essere. Spesso mi è già stato chiesto le definizioni. Questo mi ricorda sempre il dibattito che in una scuola filosofica greca ebbe luogo sul valore di una definizione. Si dibatteva su come si potesse definire un uomo. Infine si raggiunse l’accordo: un uomo è un essere che cammina su due gambe e non ha piume. — È innegabile che questi tratti si adattano all’uomo, così come molte definizioni si adattano ai concetti che così si enunciano. Ma tuttavia aveva ragione chi la volta successiva portò un gallo spennato e chiese se fosse un uomo, perché cammina su due gambe e non ha piume. Non è sufficiente parlare di Michele perché, proprio se si vuole comprendere l’evoluzione dell’umanità, si deve comprendere Michele nella sua evoluzione, che egli è lo stesso essere che ha dato il tono per la preparazione del mistero del Golgota, e adesso nel nostro tempo dà il tono per la comprensione del mistero del Golgota. Ma allora era uno spirito popolare, e adesso è uno spirito dell’epoca. Allora era il messaggero di Jehova, adesso è il messaggero del Cristo. E parliamo così giustamente del Cristo quando parliamo di Michele e della sua missione e sappiamo che quello che allora era Michele, il portatore della missione di Jehova, è adesso il portatore della missione del Cristo.
Abbiamo potuto seguire Michele, uno spirito che, per così dire, è salito, che, per mediare all’umanità un nuovo impulso, è salito o sta salendo dal rango degli Archangeloi al rango degli Archai.
Il posto è riempito da un altro essere che viene. Ho parlato molte volte qui dell’evoluzione che il Buddha ha subito. Quelle obiezioni da parte dei bambini che ora ci vengono fatte, si mostrano nella loro sfacciataggine anche nel nostro concetto dell’impulso del Cristo, come se nella nostra esposizione dell’impulso del Cristo fossimo mai stati unilaterali. Dirigiamo lo sguardo sull’evoluzione complessiva, e caratterizziamo quello che è soggetto all’evoluzione dai vari impulsi e diamo a ognuno il suo diritto. Quante volte è stato enfatizzato che per noi è verità che il Bodhisattva che è nato come Gautama Buddha è salito al Buddha. Abbiamo seguito la sua evoluzione fino al momento in cui ha ricevuto la sua missione su Marte. Ne è stato parlato qui.
Finché l’uomo dimora sulla terra, per quanto alto possa stare, si può sempre parlare per ogni uomo di quella individualità che lo guida da incarnazione a incarnazione. La guida individuale degli uomini è sottoposta agli Angeloi, gli esseri angelici. Quando un uomo da Bodhisattva diventa Buddha, allora il suo angelo è, per così dire, liberato. Tali esseri angelici sono allora quelli che dopo il compimento della loro missione salgono nei regni degli esseri arcangelo.
Così afferriamo effettivamente in un punto l’ascesa di un arcangelo all’essere degli Archai e l’ascesa di un essere angelico all’essere arcangelo, quando veramente comprendiamo, sempre più in profondità, di guardare dentro in quello che sta dietro la nostra evoluzione sensibile come evoluzione soprasensibile.
Ora, tutto ciò di cui ho parlato a voi sul fondamento spirituale del mondo in cui stiamo, e in cui vogliamo entrare come antroposofi, non l’ho detto perché le anime semplicemente teorizzino su queste cose, ma perché le anime trasformino quello che è espresso in parole e concetti in sentimenti ed emozioni. Sì, essere antroposofo nel nostro presente significa sapere come è costituito il mondo soprasensibile che giace al fondamento del mondo sensibile dell’evoluzione dell’umanità, sentirsi nel mondo spirituale come il corpo fisico si sente nell’atmosfera fisica. Sentirsi così nel mondo spirituale! Ma non ci si sente nel mondo spirituale se si sottolinea semplicemente: lo spirito e lo spirito e lo spirito è in noi! Piuttosto, così come si deve giudicare concretamente l’atmosfera terrestre secondo le formazioni di nuvole, l’umidità e altri fenomeni, così dobbiamo anche caratterizzare concretamente il mondo spirituale in cui ogni notte con l’addormentarsi sprofondiamo, nel concreto, sentire e percepire quello che lì vive e opera nel mondo spirituale. Ciò che accade nel presente attraverso la missione trasmessa a Michele dal Cristo, che è stata impartita allo stesso spirito della gerarchia degli Archangeloi di cui una volta l’impulso di Jehova si servì per la preparazione del mistero del Golgota, è quello che si svolge dietro la nostra evoluzione fisico-sensibile. E stare dentro in essa, conoscerla, sentirla in tale evento nel mondo spirituale, come ci sentiamo fisicamente nell’atmosfera che respiriamo, questo significa nel presente di fronte al mondo spirituale nel senso concreto avere la giusta consapevolezza.
Cercate di trasformare in una sensazione complessiva della vostra anima tali risultati dell’occultismo. Ciò che ora cerco di mettervi in anima, cercate di acquisirne una concezione sentente, di osservare quello che significa stare vigili proprio oggi in questa epoca nel fare attenzione a quello che spiritualmente accade intorno a noi, in ciò dove la nostra anima va ogni sera quando ci addormentiamo, e da dove veniamo ogni mattina quando ci svegliamo. Cercate di dirigere l’anima verso questo concreto, che spesso è denominato in modo completamente astratto la «divina provvidenza». È nel carattere della nostra epoca che quello che in epoche passate l’uomo doveva sentire solo in modo indeterminato come la provvidenza che fluisce attraverso il mondo, ciò nel presente può riconoscere e sentire come singoli esseri. Lasciate che stia davanti alla vostra anima come un’immagine che l’epoca passata doveva trovare le leggi naturali. Allora erano buone le leggi naturali se erano usate correttamente nell’anima umana per costruire concezioni esterne del mondo. Ma non c’è nulla di assolutamente buono o male in questo mondo esterno della Maya. Sarebbero cattive e male le leggi naturali nella nostra epoca se continuassero a essere usate per il costruire una concezione del mondo nel tempo in cui la vita spirituale fluisce nel sensibile. Non sono colpite da queste parole quelle dell’epoche passate, ma quelle che vogliono restare come era nei secoli precedenti, che non si vogliono mettere al servizio della nuova rivelazione.
Michele non ha combattuto il drago nell’epoca che è passata, perché allora il drago che ora si intende non era ancora un drago. Un drago diventerà se i concetti e le idee che sono solo leggi naturalistiche dovessero essere costruiti come concezione del mondo dell’epoca successiva. E ciò che si vuole qui innalzare, è di nuovo, rettamente inteso, nell’immagine il drago che deve essere sconfitto da Michele, la cui epoca nei nostri anni inizia.
Questa è un’importante Immaginazione: Michele che sconfigge il drago. Ricevere la vita fluente spirituale nel mondo sensibile: è il servizio di Michele da ora in poi. A lui serviamo nella sconfitta del drago che si vuole sviluppare in idee che durante l’epoca passata hanno portato il materialismo, che si vuole sviluppare nel futuro. Superare questo significa stare al servizio di Michele. Questa è la vittoria di Michele sul drago.
È di nuovo l’immagine antica che per tempi precedenti aveva un significato diverso, ma che adesso dovrebbe avere questo significato per la nostra epoca. Possiamo riconoscere e sentire il nostro compito nell’immagine «Michele che sconfigge il drago» se sentiamo a che cosa vogliamo partecipare come uomini di una nuova epoca.
Ora, cerchiamo di fare di questa immagine la nostra Immaginazione, cerchiamo di comprendere il nostro tempo per il fatto che sappiamo concretamente di stare dentro la guida spirituale, che è la guida spirituale della nostra epoca, che può essere la guida spirituale di ogni anima umana, di ogni tale anima umana che sinceramente e onestamente cerca uno sviluppo, un’ascensione verso stadi sempre più alti della vita spirituale.
Il discorso di questa sera voglio tenerlo in modo aforistico. Voglio presentare qualcosa che mi sembra importante affrontare proprio nel presente davanti ai nostri amici.
Abbiamo spesso legato le considerazioni della scienza dello spirito all’impulso del Cristo, a quell’impulso che percorre l’evoluzione dell’umanità dall’epoca in cui il mistero del Golgota si è compiuto. E desidero legare questa sera la considerazione per voi a questo impulso del Cristo e al suo significato per lo sviluppo dell’umanità. Vogliamo subito sottolineare una cosa: che una difficoltà deve sussistere, anche fino al presente, nel considerare correttamente questo impulso del Cristo, e precisamente per la ragione che l’impulso del Cristo non può effettivamente essere considerato adeguatamente se si prescinde dalle varie confessioni cristiane che si sono sviluppate fino al nostro tempo, dagli insegnamenti sul Cristo, se se ne tiene il meno possibile conto. Forse direte: sì, come si può considerare l’impulso del Cristo se si vuol del tutto trascurare gli insegnamenti sul Cristo? Non conosciamo gli effetti dell’impulso del Cristo attraverso qualcos’altro se non attraverso le confessioni dei secoli? — Si deve rispondere: ognuno sarà d’accordo che sarebbe sgradevole se si dovesse aspettare gli effetti del sole sul singolo uomo sulla terra, fino a che una dottrina generalmente riconosciuta sul sole si fosse diffusa. Il sole agisce, a prescindere da quali ipotesi gli uomini sulla terra si formino sul sole. E anche la scienza sottolinea che non sa ancora che cosa sia effettivamente l’elettricità; eppure gli uomini applicano l’elettricità. Così si può certamente parlare di un effetto dell’impulso del Cristo, senza credere che qualcosa nel considerare l’impulso del Cristo dipenda da quello che si è pensato nei vari secoli sul Cristo. Questo è legato di nuovo con qualcos’altro.
Il mistero del Golgota, l’irruzione dell’impulso del Cristo nella nostra sfera terrestre, si è compiuto a un tempo determinato, e il momento è almeno approssimativamente ben determinato, poiché in Occidente contiamo il nostro calendario secondo questo. Attraverso il mistero del Golgota l’impulso del Cristo è entrato nell’evoluzione dell’umanità della terra. Che genere di epoca era? Ebbene, sappiamo che vari periodi si sono svolti nello sviluppo dell’umanità. Se consideriamo solo il tempo postatlantideo, sappiamo che si sono svolti il periodo indiano, persiano, egizio-caldaico, greco-latino — e il nostro, in cui stiamo ancora dentro. Questi vari periodi sono caratterizzati fra l’altro dal fatto che hanno avuto anche una diversa specie di comprensione umana, di saggezza umana, e in un certo senso un’elevata, intensa comprensione umana e una profonda penetrazione umana di certi segreti del mondo era presente nel periodo indiano. Lì nella natura umana ha agito principalmente quello che noi denominiamo il corpo eterico dell’uomo. Poi nel corso dell’evoluzione il corpo eterico si è ritirato di più e nel periodo persiano agiva principalmente il corpo senziente, il corpo astrale; nel periodo egizio-caldaico l’anima senziente, nel greco-latino l’anima razionale-affettiva o l’anima senziente, nella nostra epoca l’anima cosciente, e nel futuro verrà l’epoca dello Spirito-proprio. Per il fatto che nelle varie epoche così diversi arti della natura umana agiscono nell’uomo, l’uomo porta anche una comprensione sempre diversa del mondo. Diverso era il rapporto nell’epoca greco-latina, diverso nell’epoca egizio-caldaica, diverso nell’epoca persiana e così via.
Ora si può riconoscere una particolarità straordinaria, e questa particolarità, per quanto straordinaria sia, è enormemente illuminante. Possiamo contare il periodo greco-latino, il periodo dell’anima razionale-affettiva o dell’anima senziente, da circa l’VIII secolo avanti il Cristo, approssimativamente dal tempo della fondazione di Roma, fino nel XIV, XV secolo. Lì si sviluppa l’anima razionale-affettiva, lì vengono particolarmente alla luce quelle forze della natura umana che sono particolarmente legate a questa forma dell’anima. Abbiamo dunque qualcosa di più di due millenni che sviluppano particolarmente questo ambito dell’anima umana. Dal XV secolo stiamo nello sviluppo dell’anima cosciente. Non siamo ancora molto avanzati dentro, perché solo quando il nostro secolo e ancora un altro secolo saranno passati, un terzo sarà passato del tempo che è determinato per sviluppare l’anima cosciente. Allora seguiranno altri periodi, che desteranno facoltà completamente diverse nell’anima. Sette tali epoche ci sono per il tempo postatlantideo.
Chiediamoci ora: quale di questi periodi era meno adatto a comprendere l’essenza del Cristo? Varia era la comprensione della natura umana in questi vari periodi. Quale era meno adatto a farsi concetti adeguati della natura del Cristo? — Era l’epoca dell’anima razionale-affettiva dall’VIII secolo avanti il Cristo fino al XV secolo dopo il Cristo. E proprio in questa epoca cadde il mistero del Golgota! In modo straordinario si compiè dunque questo fatto dello sviluppo dell’umanità.
Se — supponiamo ipoteticamente — il Cristo fosse realmente apparso sulla terra, ad esempio tra i santi Rishi dell’antica India, ci sarebbe stata una comprensione diffusa per la natura dell’essenza del Cristo, similmente ancora nell’antica Persia, dove si insegnava dello Spirito del Sole. Allora si sarebbe veduto, se il Cristo fosse allora disceso in un corpo umano: questo spirito che cammina in un corpo umano sulla terra è lo Spirito del Sole che è disceso sulla terra. Anche ancora nell’epoca della sapienza templare egiziana sarebbe potuto succedere qualcosa di simile. Ma l’epoca in cui l’umanità era più lontana dalla comprensione della natura del Cristo, essa vide il Cristo apparire sotto di sé.
Non è effettivamente facile aggiungere qualcosa a questo fatto straordinario che l’illustri, perché si può trarre la conclusione importante da questo fatto: allora naturalmente sulla natura e l’essenza del Cristo c’è ben poco da trovare negli insegnamenti che si sono formati sul Cristo in quell’epoca, e si capirà che i secoli futuri avranno più comprensione per quello che il Cristo è.
Ora le persone del nostro tempo, le persone dal XV secolo in poi, potrebbero cominciare a essere superbe della nostra capacità spirituale e credere che forse siano venuti i tempi migliori della comprensione del Cristo. Tali tempi in una certa misura sono venuti e in una certa misura non sono venuti con il nostro quinto periodo postatlantideo.
Come stanno ora le forze spirituali degli uomini del presente, cioè dal XV secolo in poi? In generale queste forze spirituali non sono diventate più elevate di quanto non fossero nei periodi precedenti. In un certo senso l’uomo si è ancora più immerso nel fisico con il suo elemento animico, e dovette farlo anche per giungere all’anima cosciente. Così vediamo come la scienza dello spirito che era stata conservata nella memoria prima del XV, XVI secolo, scomparve, e come il materialismo aumentò sempre più. La scienza dello spirito che in un certo modo troviamo fiorente presso singoli spiriti del medioevo, e che da quello che è elementare attraverso singoli mistici raggiunse una certa altezza, la vediamo declinare. In cambio vediamo a partire dall’XI, XII secolo prepararsi qualcosa d’altro. Un sintomo di ciò è che si comincia a provare l’esistenza di Dio. Ebbene, dovrebbe avere davvero concezioni molto strane del mondo se non potesse presto rendersi conto di ciò che questo significa. Che cosa si prova mai? Di solito ciò che non si sa, che non si conosce! Che qualcuno abbia rubato si cerca di provarlo se non si è assistito al furto. Avevano perduto l’esperienza interiore di Dio, non sapevano più su quale via dell’anima cercare Dio; allora cominciarono a provare Dio.
Questo è una prova irrefutabile che si cominciava a perdere la conoscenza di Dio. Il quinto periodo deve essere il periodo materialista, perché solo dal fatto che l’uomo da quel momento è forzato a contemplare la natura come si presenta ai sensi e all’intelletto, per essere vinto dai sensi, — può l’Io in tutta la sua forza venire alla consapevolezza di sé.
Se vogliamo intenderci su quello che veramente intendo, allora vogliamo ancora indicare il periodo persiano. Nel periodo indiano sarebbe ancora più evidentemente il caso, e anche nel periodo egiziano era ancora in un certo modo presente. Stranissimo sarebbe parso a un uomo della cultura persiana contemplare i movimenti planetari e derivarne un sistema del mondo come l’ha fatto Copernico. E adesso devo dire qualcosa di molto paradossale. Un uomo dell’antica cultura persiana avrebbe probabilmente spalancato gli occhi se gli avessero insegnato l’astronomia nel modo attuale. Avrebbe detto: dovrei essere così sciocco che quando voglio andare, qualcuno deva mostrarmi come cammino? Se il Sole procede nel suo percorso attraverso lo spazio del mondo, là procede la mia anima. Questo devo pur notare. — Lo sapeva, così come un uomo oggi sa quale cammino fa quando il suo corpo cammina. Da questa conoscenza antica gli Antichi Persiani disegnarono una spirale che corrisponde veramente alla orbita del Sole attraverso lo spazio celeste. Questa orbita solare è stata trovata attraverso una percezione interiore. L’anima umana si sentiva in unione con l’anima terrestre e disegnava attraverso il Caduceo, il bastone di Mercurio, il percorso della terra. Il fatto che l’uomo fosse così gettato fuori dal suo ambiente spirituale da dover inventare e calcolare il cammino della terra come il cammino di un pianeta, questo nacque solo più tardi.
Ma da un altro lato, se l’uomo fosse rimasto così riguardo al mondo esterno, non avrebbe mai potuto giungere alla piena autocoscienza. Sarebbe passato attraverso il periodo culturale greco-latino: l’intelligenza e il sentimento sarebbero stati affidati a se stessi frugando in se stessi, sarebbe stato introdotto uno stato in cui l’anima non sa più direttamente come sta al mondo, ma solo in se stessa fa progressi. Anche da questo l’anima umana dovette uscire, ed entrare nell’epoca dell’anima cosciente. Lì l’uomo deve imparare a vivere nel suo Io, e solo nel suo Io. Deve rappresentare il tutto esterno separato dal suo Io, e tutto deve essere compreso solo attraverso la logica. Così l’uomo è gettato fuori dal contenuto spirituale del mondo.
Nel periodo greco-latino l’anima aveva ancora in sé il principio intellettivo attivo immediato, e questo certo non viveva più gli eventi immediatamente nel mondo esterno, ma aveva Dio in sé. Nella nuova epoca l’uomo perse Dio anche in se stesso. Aristotele non avrebbe mai pensato a provare Dio, perché l’anima razionale-affettiva viveva ancora Dio in se stessa. Il Cristo non poteva provarlo, ma Dio l’aveva ancora in sé. Poi dal XV, XVI secolo anche questo andò perduto. Quando anche questo sarà passato, l’uomo per propria forza potrà giungere direttamente a un’idea di Dio.
Così abbiamo dal XV secolo in poi per quattrocento anni l’intelletto umano in se stesso, che impossibilmente può penetrare nell’idea di Dio. Lì è accaduto qualcosa di molto particolare, che ci è stato molto male imputato di aver notato. Allora viveva all’alba di questo periodo, nel XVIII secolo, il filosofo Immanuel Kant. A Kant è accaduto nulla di meno che di confondere la peculiarità dell’anima umana dal XV secolo con la natura dell’anima umana in generale. E perciò giunse alla strana conclusione che fosse impossibile all’uomo giungere da se stesso a una conoscenza di Dio — mentre avrebbe dovuto dire solo che questo è impossibile dall’inizio del XV secolo. Ma poiché Lucifero l’afferrava particolarmente per il colletto e lo rendeva un uomo superbo, credette che fosse così per tutto il genere umano.
Ora si potrebbe dire che allora le prospettive per la comprensione della essenza del Cristo dovrebbero essere ancora peggiori che nei secoli precedenti. Ma non è così. Perché l’umanità ha ancora altre capacità conoscitive di quelle che erano allora nel quarto periodo postatlantideo e di quelle che adesso sono adoperate unicamente per comprendere pienamente l’Io. Queste altre capacità conoscitive giacciono più nel fondo dell’anima umana, e devono prima essere tirate su. Ma l’uomo odierno fa questo solo quando vi è forzato. Finché la natura umana in superficie aveva ancora la possibilità di giungere alla conoscenza di Dio, l’uomo non si sforzava di penetrare alle sue forze più profonde. Ma adesso, nella nostra epoca, quando l’uomo non può raggiungere Dio, viene forzato dalla reazione a scavare più profondamente in se stesso e a estrarre da se stesso altre forze, non quelle che giacciono in superficie della natura umana. Con questo è connesso che stiamo andando incontro a un tempo in cui una conoscenza dell’essenza del Cristo costruita su forze più profonde comincia a fare presa.
Pochi giorni fa ho potuto parlare a Kristiania di un quinto Vangelo. Si tratta di comunicazioni sulla essenza del Cristo che non sono presenti negli altri Vangeli. Attraverso il quinto Vangelo si impara ancora altro a conoscere della essenza del Cristo di quello che sta nei quattro altri Vangeli. Questo ci guida ancora di più nella natura dell’essenza del Cristo. Nel momento in cui si parla di tali cose di un certo modo nuove sulla natura dell’essenza del Cristo, fondamentalmente non si può parlare di una mancanza di modestia, perché si comunicano tali cose solo quando il tempo lo richiede. Ma anche quello che ad esempio qui a Copenhagen è stato detto sulla essenza del Cristo, che è stampato nello scritto «La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità» e in vari cicli, appartiene già in un certo modo a questo quinto Vangelo. Tali cose vengono dette quando il tempo preme affinché l’umanità le sperimenti. Se prendete semplicemente questa cosa, quello che è discusso nella «Guida spirituale dell’uomo e dell’umanità» dei due bambini Gesù, allora dovrete ammettere che tutto quello che è comprensione nel nostro presente — che sono le forze che si trovano in superficie dell’anima umana — non solo non comprende queste cose, ma infuria molto contro di loro quando sono dette.
Stiamo davanti dunque a un nuovo genere di comprensione del Cristo che appunto non sarà una comprensione razionale. Sarà comprensibile, ma sarà trovata attraverso forze più profonde dell’anima. Se con lo sguardo della ricerca chiaroveggente ci si vuol procurare una specie di premonizione del futuro dell’umanità nei prossimi secoli, anche nelle prossime reincarnazioni degli uomini che ora vivono, allora deve dirsi che le forze dell’anima che giacciono in superficie veramente diventeranno sempre minori e minori. L’umanità si sentirà sempre più costretta alle rivelazioni delle forze dell’anima che giacciono più profondamente.
Dal periodo greco-latino si onora giustamente il fatto che gli uomini che vi vivevano rettamente avevano una certa unità interna del loro essere. Fondamentalmente questo nella nostra natura animica sana non può più essere il caso oggi e sarà sempre meno il caso nel futuro. Se si volesse insegnare all’umanità nel futuro solo quello che può essere ricercato con le forze che giacciono in superficie, allora gli uomini sempre più nella loro anima avvilirebbero, in modo strano si avvilirebbero.
Oggi non siamo ancora tanto avanti che nella scuola non vengano insegnate più tradizioni religiose, ma quanti già non richiedono che sia insegnato solo quello che la scienza naturale porta. Per la vita esterna le richieste di questi uomini diventeranno tanto potenti che in tempo brevissimo l’umanità sarà enormemente esteriorizzata. Oggi l’uomo impara ancora a scrivere. In un futuro non molto lontano ci si ricorderà solo che gli uomini nei secoli precedenti hanno scritto. Ci sarà una specie di stenografia meccanica che inoltre sarà ancora scritta sulla macchina. Meccanizzazione della vita! Voglio solo indicarla attraverso questo un sintomo: immaginate l’altezza di una cultura nel che si scaveranno per trovare la verità storica che una volta c’erano uomini che avevano manoscritti, così come noi scaviamo quello che si trova nei templi egiziani. Si scaveranno manoscritti come noi scaviamo i monumenti degli Egiziani. Ma anche la reazione della vita animica contro questo sopraggiungerà. E così vero come è che la nostra grafia per il futuro sarà per noi quello che per noi sono i geroglifici dell’Egitto, qualcosa che sarà stupendamente ammirato, così vero è che insieme le anime umane spingeranno per ricevere di nuovo le rivelazioni immediate dello spirito. La vita esterna sarà esteriorizzata, ma la vita interiore farà valere il suo diritto.
Ciò che oggi facciamo come scienza dello spirito, le persone possono ora deridere; ma di fronte al grido di desiderio dell’umanità per il mondo spirituale i materialisti dovranno ritirarsi. E così comincerà il riconoscimento del Cristo in quegli periodi che avranno un senso aperto per la spiritualità, allora tuttavia attraverso la reazione contro la vita esterna.
Per intenderci ancora di più su questo, consideriamo la questione da un altro lato. Forse le vostre anime vibrano insieme se provo a presentare il seguente dinanzi alle vostre anime. Possiamo guardare all’immagine delle donne che — secondo il Vangelo — si avviano per cercare il corpo di Cristo, trovano il sepolcro aperto, non trovano il corpo, ma trovano l’angelo che dice: Colui che cercate non è più qui, è risorto! — Egli vive nello spirito. Perché colui che avevano cercato nella materia, appare poi agli apostoli e li insegna per un tempo come esseri di eccezione che avevano per lui ricettività e comprensione. Così il Cristo apparve in forma spirituale. E si diffuse nello spirito attraverso la Grecia, la Roma, fino ai Germani, da Oriente a Occidente e da lì verso Nord. Una comprensione, ideale, concettuale, scientifica della essenza del Cristo non la cercheremo presso i grandi filosofi romani, che certamente parlano del Cristo come di qualcosa che non comprendono. Ma nemmeno presso i popoli germanici che balbettavano, così a dire, troveremo una comprensione del Cristo, che certo rapisce le anime, ma veramente non è compreso, che abita solo nei cuori.
Quando arriviamo all’XI, XII, XIII secolo, allora non sono le donne che si avanzano al sepolcro per cercare il corpo di Cristo e non lo trovano — il corpo che potrebbe essere compreso fisicamente — allora sono interi schiere di popoli europei che si dirigono verso il sepolcro di Cristo. Veniamo al tempo delle Crociate che si muovono da Occidente verso Oriente verso il sepolcro, dove un tempo si erano mosse le donne. E che cosa sentono queste schiere che si recano al sepolcro? : Ciò che cercate non è qui! — Veramente quello che cercavano proveniva dal loro sentimento, da quello che nella loro anima viveva; ma lo comprendevano così poco che si recavano all’Oriente cercando il sepolcro fisico, e solo dopo lunghe delusioni, dopo molte sofferenze, venivano a sapere: Colui che cercate non è qui! — Che cosa era dunque quello che cercavano?
Vediamo da un lato i pellegrinaggi verso Oriente, e dall’altro la mistica europea che si prepara in Tauler, Meister Eckhart, e più tardi in Jakob Böhme raggiunge un apice. Là era colui che cercavano all’Oriente e non trovavano! Là era andato. Ma in modo particolare vi viveva. Se guardiamo a questa mistica medievale, quale è il suo tratto più significativo?
Questi spiriti — Eckhart, Tauler e gli altri — non pretendono di comprendere Dio, il Cristo, ma vogliono, come dicono, condurre una vita molto «rilasciata» per vivere il Cristo nella loro anima. E quanto più vivevano il Cristo in loro, tanto più sapevano che si volevano lasciar permeare dal divino, dal Cristo nel senso della loro epoca. I crocesignati avevano ricevuto la sola risposta: Colui che cercate non è qui! — Ciò che avevano cercato rinasceva di nuovo sotto la forma della mistica europea.
Viviamo di nuovo in un’epoca particolare. In quello che sperimentiamo non sono coinvolti solo i popoli europei, ma anche i popoli dell’America. Lo spettacolo straordinario che possiamo sperimentare può veramente incontrarci in migliaia e migliaia di sintomi. Lasciate che ne caratterizzi uno solo — da Berlino. Un famoso teologo del presente ha pronunciato il seguente «geniale» proposizione il 1.febbraio 1910: Signore e signori, vi prego, portate mi una sola frase che venga riportata dal Cristo Gesù del che non possa mostrarvi che non era già viva nella vita spirituale precristiana. — Questo è proprio il modo odierno. Si prova che quello che è contenuto nel nostro cristianesimo era già prima, persino il Padre nostro intero. Questo teologo esprime quindi qualcosa che è completamente nello spirito del nostro tempo, e se ne sentiranno cose sempre più simili. Quale impressione si può avere quando si sente un tale signore affermare che tutti i detti del Cristo erano già prima? Mi capita una volta di ascoltare una persona molto erudita tenere un discorso, e un bambino era accanto. Al bambino fu chiesto: che cosa hai sentito? Allora disse: questi non mi dà niente di nuovo, conosco già tutte le parole! — Così pure il teologo sente tutte le frasi e non sente nulla di nuovo che attraverso le frasi risuoni.
Queste cose dovrebbero veramente essere ovvie, eppure nel presente vengono ricevute solo con contraddizione. Perché nel nostro presente è poco presente la disposizione che un uomo colto possa imparare ancora qualcosa, bensì è diffusa la disposizione che si possa giudicare tutto da se stessi. Con tale disposizione abbiamo sperimentato uno spettacolo particolare. Quando il materialismo nel corso dei secoli passati sorse, non piacque agli uomini parlare del Cristo Gesù, e così sorse una teologia che poco a poco cacciò via tutto il divino dal Cristo Gesù e parlò solo dell’uomo, anche se di un uomo di alto grado, Gesù. Questo è soprattutto giunto lontano nel XIX secolo, e ha ricevuto allora un’espressione grottesca nell’opera famosa di Ernest Renan: «La vita di Gesù», che fu pubblicata nel 1863. Ha detto cose meravigliosamente belle e in un bel linguaggio su Gesù. Ma già il miracolo di Lazzaro lo descrive così, come se Gesù non avesse realmente risuscitato un morto, ma come se avesse permesso ai suoi seguaci di riferirlo e diffonderlo così. Sarebbe stata quindi una concessione ai suoi seguaci, una specie di trucco o frode, così che qui nella altrimenti opera veramente bella si mescola qualcosa di romanzesco da retroscena. Veramente non si trova nessuna ragione particolare per cui Renan usa parole così venerative, perché colui che descrive veramente non potrebbe essere così particolarmente venerato. Ma per mezzo secolo lo si è accettato senza riflettere. Questo è solo un esempio dalla letteratura che vuol lasciar valere il Cristo Gesù solo come un uomo.
Ma allora si è scoperta la straordinaria cosa che tuttavia molto di quello che viene riferito di questo Cristo Gesù sarebbe impossibile se il Cristo Gesù fosse stato un uomo semplice, particolarmente quella parola che Gesù di se stesso ha detto, cioè che è il Cristo, dunque qualcosa che non è solo un semplice uomo. Su questo si è inciampato su qualcosa che ora non coincide. Allora gli uomini negli ultimi tempi trovavano l’espediente, al posto dell’uomo di nuovo di mettere Dio, ma il Dio solo pensato. Allora il Cristo Gesù appare solo come un’ombra, un fantasma, un feticcio, ma come un feticcio spirituale. Spettacolo straordinario! Per secoli gli uomini avevano scacciato il Dio dal Cristo Gesù e ne avevano fatto un uomo, e adesso sperimentiamo che il Dio rende di nuovo impossibile l’uomo. Così continuerà sempre così, e questo mostra sufficientemente che siamo su una via in cui alle forze che giacciono in superficie è impossibile la comprensione. Questo vuol dire che gli uomini nel XX secolo hanno cercato di fare una specie di crociata verso il Cristo Gesù storico. E di nuovo la risposta giungerà: Colui che cercate non lo trovate qui. — Perché coloro che cercano il Cristo Gesù storico in questa forma non lo potranno trovare altrettanto poco quanto le donne al sepolcro o quanto i crocesignati che si muovono verso il sepolcro. Ma così come i crocesignati non potevano trovare il Cristo perché non lo cercavano nel loro interiore, così i crocesignati moderni non potranno trovare il Cristo Gesù, perché non lo cercano con le forze che giacciono nel profondo della anima umana, perché non si volgono a quelle forze spirituali che sole possono trovare il Cristo.
Una profondità delle forze psichiche spirituali-animiche si prepara nel seno della corrente spirituale della scienza dello spirito. E mentre sempre più e più le forze che giacciono in superficie negheranno il Cristo, saliranno forze più profonde che cercheranno il Cristo sempre di più. Si moltiplicheranno gli uomini che vedranno il Cristo che vivificherà la sfera eterica, che troveranno coloro che sono ricettivi a esso. Perciò parliamo dell’esistenza eterica del Cristo nel XX secolo. Allora sapremo dalla nostra propria esperienza che nel mistero del Golgota veramente nella sfera terrestre è entrata quella entità che è denominata il Cristo, e sempre più uomini sapranno chi è il Cristo, poiché lo vedranno.
La conoscenza della scienza dello spirito approfondirà le anime, così che per questo si sveglierà lo sguardo degli uomini per il Cristo. Una prospettiva meravigliosa si apre per lo sguardo chiaroveggente-profetico! Le forze esterne, che giacciono in superficie dell’anima, diventeranno sempre più insufficienti, e gli uomini saranno generati poco a poco così che con queste forze che giacciono in superficie nella loro vita animica diventeranno relativamente presto fine. Ma un’epoca sta basta sulla porta che in modo straordinario ricorderà l’evento del Cristo.
Nel trentesimo anno della sua vita il Gesù di Nazareth vide in se stesso il Cristo entrare. Una nuova vita animica iniziò nel corpo del Gesù di Nazareth, quando il Cristo vi entrò al posto dell’Io dello Zarathustra che l’aveva abbandonato. Questo era all’inizio della nostra era. Un’epoca sta adesso sulla porta nel che gli uomini diventeranno sempre più numerosi presso che dal trentesimo anno della loro vita, benché non il Cristo nella sua pienezza, ma la conoscenza del Cristo come per un’illuminazione entrerà.
Nel trentesimo anno di vita comincerà una nuova, ampia vita animica presso questi uomini, perché vedranno il Cristo nella sua essenza eterica.
Si comprende nel senso della scienza dello spirito il nostro tempo quando ci si procura la comprensione per questa prospettiva. Se le anime che ora vivono saranno incarnate di nuovo — molte del che presto di quanto la norma, il tempo medio, — per molte si realizzerà anche prima che da una certa età della vita gli uomini in se stessi sentiranno entrare quello che prima potevano sapere solo per istruzione. Potranno dire: entra nella mia vita la visione, e adesso io stesso so chi è il Cristo, ho ottenuto una comprensione attraverso il visione. — Allora non si vorrà provare il Cristo, perché il numero di coloro che potranno riferire che lo trovano come essere spirituale camminare sulla terra diventerà sempre più grande. Non si cercherà più semplicemente il Cristo storico.
Questi sono i due lati dell’immagine del futuro: da un lato entrerà sempre più un’aridità attraverso le forze che giacciono in superficie dell’anima, dall’altro attraverso la reazione proprio contro questa aridità, un risveglio delle forze dell’anima che giacciono negli abissi. Per riconoscere questo, diffundiamo l’antroposofia.
Gli uomini non devono lasciar passare inosservate le impressioni che riceveranno, che per lo più sorgono solo leggermente, perché solo raramente avvengono impressioni veementi. Attraverso la diffusione della vera antroposofia le anime umane diventeranno così che non lasceranno passare inosservata l’illuminazione quando viene; altrimenti non la si potrebbe ricevere per molte incarnazioni. Gli altri invece, che procedono dalle forze superficiali dell’anima, metteranno in ridicolo proprio quelli che hanno ricevuto l’illuminazione come pazzi, come folli. Un inizio di questo è stato già fatto in modo terribile. Psichiatri si sono gettati sulla ricerca del Cristo Gesù. Si studiano i Vangeli per cercarvi sintomi di pazzia. Di fronte a tali apparizioni non si deve passare inosservati, ma si deve giungere alla consapevolezza per il fatto che l’altro lato ha davvero gran bisogno di cura; quell’altro lato che rappresenta una comprensione per il Cristo che è entrato nell’umanità in un tempo in cui era meno compreso, e che continua a operare per preparare la comprensione che verrà in tempi futuri.
L’uomo che guarda al futuro non dovrebbe liquidare con una frase astratta e generale quello che appare nel futuro. Il futuro si mostra da due lati: dal lato dell’aridità, dell’assorbimento nel materialismo, ma anche della nascita di un nuovo mondo spirituale, non solo nei pensieri, o diciamo nella contemplazione, ma per l’esistenza. Perché il Cristo starà accanto all’uomo e sarà suo consigliere. Non è inteso solo come immagine, ma in realtà gli uomini riceveranno i consigli di cui hanno bisogno dal Cristo vivente, che sarà il loro consigliere e amico, che parlerà alle anime umane così come parla un uomo che fisicamente cammina accanto a noi. L’umanità ha avuto bisogno di una preannunziazione profetica allora quando il Cristo era per apparire fisicamente in un corpo umano; ancora di più ha bisogno di questo adesso, che apparirà in un’apparizione eterica per gli uomini. Considerate il detto come una preannunziazione preparatoria di quello che verrà e dovrà venire.
Non fatevi illusioni sul futuro. Ma non ci abbandoniamo a illusioni sul futuro, se ci teniamo presenti come apparirà nella vita materiale esterna, se partiamo dalla considerazione che nel futuro si parlerà della grafia come noi parliamo dei geroglifici degli Egiziani. Sono ancora presenti gli ultimi resti di una cultura spirituale, ancora appare nella scrittura una fisionomia dell’anima, ma presto la traccia del psichico dalla cultura esterna sarà scomparsa così come per noi la cultura egiziana. Di molto che per noi è ancora psichico, si parlerà come di qualcosa da lungi passato. Ma la stessa bocca che annuncerà che c’era una volta una cosa come la grafia umana, annuncerà dal spirituale, dal spirituale, che il Cristo nello spirito vivo di nuovo cammina tra gli uomini. Gli uomini dovranno scambiare lo spirito del mero pensato con lo spirito della visione immediata, del sentire e dell’esperienza immediati del Cristo che cammina spiritualmente-vivente al lato di tutte le anime umane.
Riprendendo le considerazioni del quinto Vangelo, vogliamo portare oggi dinanzi alla nostra anima l’operare dello spirito del Cristo sulla evoluzione umana, così come si è manifestato nei mondi spirituali prima del mistero del Golgota.
Dobbiamo ricordare il fatto dei due bambini Gesù: quello salomonico, in cui viveva l’Io di Zarathustra, e il bambino Gesù nathaniano. Dobbiamo guardare al bambino Gesù nathaniano e domandarci ora: quale essenza era questo fanciullo, in cui in seguito entrò l’Io di Zarathustra?
Per comprendere questa essenza, dobbiamo guardare molto indietro nell’evoluzione della Terra e dell’umanità. Questa essenza, che operava nel bambino Gesù nathaniano, era entrata per la prima volta in un’incarnazione fisica nel Gesù di Betlemme. Prima di questo, aveva partecipato dall’alto mondo spirituale all’evoluzione dell’umanità, ma non aveva mai abitato in un corpo fisico umano. Era stata presente nei tempi in cui furono create le guaine umane, era stata presente durante il tempo di Saturno, quando fu posto il germe del corpo fisico, durante i tempi del Sole e della Luna, quando si formarono il corpo eterico e il corpo astrale; era stata presente anche nei periodi minori che ripetevano i grandi periodi. Ma quando l’Io umano scese durante il tempo lemuriano nelle tre guaine, questo essere era rimasto indietro come parte dell’essere umano divino nei mondi spirituali, e non aveva partecipato all’evoluzione dell’Io nelle tre guaine e alla sua seduzione dall’influsso lucifericamente-arimanico. Questa parte dell’essere umano divino che si tratteneva nei mondi spirituali, questo essere spirituale, scese per la prima volta in un corpo fisico come bambino Gesù nathaniano, per esserne trasfigurato dal Cristo. Il battesimo di Giovanni rappresenta la trasfigurazione del Gesù da parte dello spirito del Cristo.
Ma non era la prima volta che si lasciava trasfigurare dal Cristo. Mentre viveva come essere spirituale nei mondi spirituali, aveva già avuto la capacità di farsi ripetutamente trasfigurare dal Sole-spirito. Preparando l’evento del Cristo nel corpo fisico, prima si era manifestato qualcosa di simile nei mondi spirituali, e aveva influenzato l’evoluzione umana.
Guardiamo al tempo lemuriano, quando l’uomo si unì alle sue guaine, e consideriamo come l’essere umano si sarebbe sviluppato se solo le forze provenienti dal cosmo, con cui era allora in connessione, avessero agito su di lui. Minacciava in quel tempo che le dodici forze cosmiche che agiscono sull’uomo sarebbero cadute in disordine per mezzo di esseri demoniaci. Per questo l’uomo avrebbe dovuto svilupparsi diversamente da come si è effettivamente sviluppato. I sensi dell’uomo, che allora si stavano formando, sarebbero diventati ipersensibili sotto l’azione di queste forze che minacciavano di cadere in disordine. La percezione della luce, tutte le percezioni, l’uomo oggi le riceve con serenità. Sotto l’azione dell’influsso lucifericamente-arimanico, la vita sensoriale avrebbe dovuto scatenare i desideri e gli impulsi più forti. Se l’uomo avesse visto, per esempio, un colore rosso — e così avrebbero dovuto soprattutto agire i raggi solari — la sua anima desiderosa sarebbe dovuta fuggire nel dolore ardente, e alla percezione del blu sarebbe dovuta consumarsi di tormento. L’anima avrebbe dovuto soffrire terribilmente a ogni sensazione sensoriale, tormentata dalla lussuria bestiale e dal desiderio fino al dolore struggente e al tormento.
Allora il grido di dolore dell’umanità torturata giunse fino a questo essere spirituale. Lo spingeva verso lo Sole-spirito, così che potesse lasciarsi trasfigurare dal Cristo. In tal modo fu attenuata la forza interiore della percezione sensoriale, e così l’essere respinse la più forte tentazione di Lucifero e Ahriman. Attenuando l’effetto troppo forte delle forze sui sensi, trasformò la vita percettiva in una forma consona e passiva.
Avanziamo ulteriormente nel tempo atlantico. Una nuova pericolo incombeva sull’uomo: per l’influsso lucifericamente-arimanico erano minacciati i compiti vitali, gli organi vitali dell’uomo. Se, per esempio, un cibo fosse stato dinnanzi all’uomo, avrebbe destandosi la cupidigia bestiale di divorarlo. La sua anima sarebbe stata tutta avidità. Particolarmente sensibile sarebbe stata la respirazione, l’inspirazione e l’espirazione. L’aria cattiva avrebbe riempito l’uomo di orrore brividi di disgusto. Tutto ciò che aveva a che fare con le funzioni nutritive e vitali scatenava un’enorme eccitazione di simpatia e antipatia, spingeva l’anima dall’avidità divorante al disgusto ripugnante.
Di nuovo fu questo essere spirituale a stornare il pericolo dall’uomo. Una seconda volta si lasciò trasfigurare dallo spirito del Cristo, e così salvò le forze vitali dell’uomo, altrimenti cadute in disordine.
Verso la fine del tempo atlantico sorse una terza pericolo per l’uomo dall’influsso lucifericamente-arimanico. Minacciava che le forze dell’anima umana — il pensare, il sentire e il volere — cadessero in disordine e disarmonia, che le tre forze non potessero più accordarsi rettamente nell’anima umana. Infuocato dalla passione, l’uomo avrebbe seguito ogni impulso, o ripieno di paura e odio sarebbe fuggito, senza che la ragione potesse ordinare le forze. Come portò aiuto l’essere spirituale? L’essere spirituale dovette immergersi nell’anima umana infuocata dalla passione, dovette diventare esso stesso la passione, dovette diventare un drago, per trasformare le forze dell’anima; e una terza volta si lasciò trasfigurare dallo spirito del Cristo.
Rispecchiato troviamo questo evento spirituale nei miti di tutti i popoli, nel mito di San Giorgio, dell’Arcangelo Michele che vince il drago. Nelle culture postatlantidee vediamo vivere una consapevolezza degli influssi del Cristo che si manifestano nei mondi spirituali sulla formazione dell’uomo attraverso questo essere spirituale. Nel culto di Zarathustra ci si presenta l’alto essere solare, e come un’immagine di esso appare nella consapevolezza greca il culto di Apollo. Presso la fonte Castalia si trova il tempio di Apollo, dove i Greci ben preparati andavano per chiedere consiglio ad Apollo. Python, che riposa sui vapori che salgono dalla fessura e si avvolgono intorno al monte Parnaso come un serpente, viene sconfitto da Apollo, e al suo posto giunge la sacerdotessa Pizia, per bocca del che Apollo rivela ai Greci la sua saggezza. Dalla primavera all’autunno Apollo dimora nella sua sede, poi va verso nord nella terra degli Iperborei. Apollo deve andare a nord come spirito del Sole, mentre il sole fisico va a sud. E con Apollo troviamo unita la musica, il suono della lira. Essa rappresenta l’espressione dell’accordo delle tre forze dell’anima umana. E di un uomo celebre con le orecchie troppo grandi, il re Mida, si racconta che Apollo gli fece crescere orecchi d’asino come punizione per aver deciso, nella gara musicale tra Apollo e Marsia, contro Apollo, perché preferiva il flauto di Marsia alla lira di Apollo.
Tre volte dunque, prima che il mistero del Golgota entrasse in scena, da mondi spirituali il Cristo si era unito all’umanità, mediante la triplice trasfigurazione di questo essere spirituale, che in seguito fu il bambino Gesù nathaniano: in primo luogo per ordinare con misura la percezione sensoriale durante il tempo lemuriano, in secondo luogo per ordinare le forze vitali all’inizio del tempo atlantico, in terzo luogo per ordinare le forze dell’anima alla fine del tempo atlantico. Solo allora, come quarto, si manifestò il mistero del Golgota, per ordinare l’Io nella sua relazione con il mondo.
Fu presagito il pericolo per l’Io umano, in cui esso era stato condotto dalle tentazioni di Lucifero e Ahriman, nei santuari sacerdotali egiziani nel tempo greco-latino. Si sentiva l’Io avvicinarsi, e si cercava di lottare contro le forze che l'avrebbero mandato in disordine. Allora si videro nei templi in molti luoghi cerimonie simili alle seguenti, che spesso si ripetevano: il sacerdote formava un’effigie orribile e deforme, un coccodrillo, vi sputava sopra, la gettava a terra e la bruciava. Altri sacerdoti raccontavano al popolo: Re, la divinità solare, percorre il suo cammino nello spazio celeste da est a ovest. A ovest diventa pallida, precipita giù, perché deve combattere contro esseri demoniaci.
Si sentiva le forze dell’Io spingere verso l’esterno. In duplice forma ci si presenta. Nel VII-VIII secolo prima di Cristo vediamo apparire e diffondersi attraverso tutti i paesi europei meridionali il sibillismo. In esso viveva ciò che mostrava che l’Io poteva svilupparsi. Ma l’essenza sibillina era legata alle forze elementari della terra, che operano nell’inconscio dell’anima e si spingono verso l’esterno in modo passionale. Di fronte a questa essenza sibillina stava la profezia del popolo ebraico. I profeti volevano respingere nella loro anima tutta l’essenza sibillina e ascoltare solo la rivelazione che si apre alle forze dell’Io, che sono consapevoli. In assorta meditazione Michelangelo rappresenta i profeti, e di fronte a loro le sibille con forze elementali della terra, legate a vento, fuoco, aria.
Senza il mistero del Golgota, l’elemento sibillino avrebbe trionfato sulle forze consapevoli dell’Io, avrebbe respinto le forze dell’Io. L’Io sarebbe andato perduto all’evoluzione dell’umanità. Come forza vediamo operare l’impulso del Cristo nel cammino dell’umanità, anche senza che la consapevolezza umana l'abbia accolto, come forza che plasma le culture, che plasma la storia dei popoli europei, che determina la conformazione dell’Europa. Il 28 ottobre dell’anno 312 è la sconfitta di Massenzio per opera di Costantino. Massenzio consulta le sibille e riceve la risposta: Se esci con il tuo esercito dalle porte di Roma, sconfiggerai il maggiore nemico di Roma. — Massenzio ha di conseguenza un sogno, e segue il responso sibillino e il sogno. Esce da Roma contro ogni ragione, contro il consiglio e i piani di tutti i suoi generali. Anche Costantino sogna: vede se stesso, portando davanti al suo esercito lo stendardo di Cristo, vittorioso sul nemico quattro volte più forte. Contro ogni ragione umana avviene lo scontro, e Costantino vince, portando davanti al suo esercito la croce.
Possiamo rappresentarci il corso storico dell’umanità da 800 anni prima di Cristo fino ai nostri giorni. Nei secoli prima di Cristo vediamo la profonda saggezza greca ascendere fino al suo apice supremo. In essa l’umanità esaurisce le ultime forze divine ereditate. Allora, nel punto zero, entra in scena il mistero del Golgota, e influisce sull’umanità. Le forze stimolanti dell’impulso del Cristo operarono sul genere umano nel tempo seguente al mistero del Golgota in diverso modo, emanavano da diversi piani dei mondi spirituali.
I II III IV
0-800 Mondo spirituale superiore
800-1600 Mondo spirituale inferiore
1600-2400 Mondo dell’anima
2400- Mondo fisico
Dividendole, possiamo prima di tutto comprendere il tempo dei primi otto secoli dopo Cristo. Vedemmo come la ragione umana venne meno di fronte all’impulso del Cristo (Gnosticismo), ma come questo stesso operava come fatto negli eventi umani (Massenzio e Costantino). Nei primi otto secoli operò la forza dai più alti mondi spirituali, dal Devachan superiore. Un passaggio, l’ultimo scorcio di questo periodo, lo vediamo nell’opera di Scoto Eriugena intorno all’850. Nel suo sistema di pensiero ancora operava l’impulso del Cristo come onda di forza dal più alto mondo spirituale nel piano fisico.
Poi, da 800 a 1600, l’impulso agisce dal Devachan inferiore nel mondo fisico. Gli uomini cercano di avvicinare alle loro anime l’impulso del Cristo in rappresentazioni, in diverse forme. Ma il pensiero si rivela inabile, gli sforzi sterili. Né le Crociate né i tentativi delle prove dell’esistenza di Dio possono stabilire una connessione interiormente vivente.
Al passaggio all’epoca successiva sta la Vergine di Orléans. Nel suo vissuto psichico le furono rivelate dai mondi spirituali le spinte dell’impulso del Cristo, nel cui nome interviene nella configurazione della storia dell’umanità.
La forza che si manifesta immediatamente dall’alto mondo spirituale nel cuore dell’uomo comincia a perdersi sempre più. Le forze diventano sempre più deboli, l’impulso opera da 1600 in poi fino ai nostri giorni solo ancora dal mondo astrale, dal mondo dell’anima. Perciò la teologia diventa sempre più dotta, sempre più astratta. Al posto dell’essenza cosmica divina, del Cristo, mette il «semplice uomo di Nazareth». Tuttavia la nostra epoca sarebbe progredita assai di più nel materialismo, sarebbe stata assai più compenetrata dal momento anticristico, se non si fossero manifestate in modo particolare le forze del Cristo che operano dal mondo astrale. Nel XV e XVI secolo emersero dappertutto strani racconti che si diffusero attraverso l’intera Europa occidentale. In diversi luoghi, in tutti i paesi europei, apparvero uomini, dai piedi ricchi di calli, in abiti miserevoli, capelli lunghi e fluttuanti, che raccontavano di essere stati presenti al mistero del Golgota, di aver visto il Cristo camminare sulla terra; ma quando passò davanti alla loro casa, non gli avevano reso onore, l’avevano offeso. Perciò da quel tempo dovevano vagare ininterrottamente, senza riposo né tregua, e raccontare come penitenza ciò che una volta avevano vissuto. (L’Ebreo errante.) Raccontavano tutto come dalla memoria. Venivano dappertutto accolti, ricevuti dai vescovi e dai prelati. In loro viveva uno sguardo nella Cronaca dell’Akasha, e questi uomini non potevano agire altrimenti se non per tutto il corso della loro vita così manifestarsi e testimoniare per l’evento del Cristo. La loro consapevolezza altrimenti era offuscata, ma per gli impulsi dal mondo astrale potevano pervenire a questa visione. Così gli uomini furono salvati dal diffondersi dell’anticristianesimo, salvati dal peggior materialismo.
Poi dall’anno 2400 in poi verrà l’epoca in cui le forze per la comprensione del Cristo emanano unicamente dalla terra, dove il Cristo opera dal piano fisico sugli uomini. Ma nella nostra epoca penetrano i precursori di ciò che dopo il 2400 sarà essenziale: il Cristo si rivelerà sul piano fisico in forma eterea. Così vediamo scorrere la storia di otto in otto cento anni in connessione con impulsi dai mondi spirituali. Nel mio libro «Concezioni del mondo e della vita del XIX secolo», così come esteso nella rielaborazione come «I misteri della filosofia», si potrà seguire lo sviluppo della coscienza umana nello stesso andamento periodico.
La storia della vita del pensiero umano ci mostra che, se dovranno esserci le forze necessarie per la futura comprensione del Cristo, il pensiero stesso deve assumere una forma diversa, l’attività del pensare deve subire una trasformazione. Oggi vediamo la vita del pensiero posta tra due concezioni, e l’uomo soffre per questo «stare schiacciato in mezzo» e non riesce a trovare il passaggio da una visione all’altra. Da un lato sta Haeckel, che ammettendo sola la percezione esterna, ha costruito un’immagine di realtà del mondo, che però non può riconoscere la realtà del pensiero. E d’altro canto sta Hegel, che, partendo dal pensiero come realtà spirituale — il tessere e vivere del pensiero nella verità è lo spirito operante — costruisce un’immagine del mondo del pensiero, che però non può riconoscere la sua epoca come realtà. Ciò di cui il pensiero ha bisogno è di divenire realtà vivente.
Si tratta di rendere i pensieri viventi, come un seme di pianta. I chicchi di sementi possono essere seminati, raccolti e poi usati come nutrimento. In questo modo si allontanano dalla loro via propria, dal che dal chicco di sementa spunterebbero nuove piante. L’uomo ha raccolto i semi del pensiero nelle granaglie della scienza naturale e della filosofia, li ha ammassati e li ha lasciati seccare. Il seme di pianta deve, secondo la sua essenza, essere immerso nell’ambiente che l'anima, affinché venga a una nuova germinazione. Così si tratta di immergere i semi del pensiero di Hegel nel suolo della scienza dello spirito, dove potranno crescere fino a una vita fertile, alle facoltà spirituali dell’Immaginazione, Ispirazione e Intuizione. Al posto dell’imperativo categorico, l’Io dalla forza del pensiero svegliato eserciterà la «fantasia morale». Ma allora sarà possibile anche comprendere dalle forze terrestri l’impulso del Cristo che verrà. Questo è il nesso tra il mondo del pensiero nella «Filosofia della libertà» e le facoltà di conoscenza superiore che sorgono nella nostra anima, per mezzo dei sentieri che la scienza dello spirito mostra.
In accordo con l’evento del Cristo che verrà, ho dovuto così parlarvi oggi della vivificazione del pensiero verso la conoscenza spirituale futura.
Nel nostro tempo è sempre più importante per le anime che il loro karma conduce alla scienza dello spirito, acquisire una comprensione profonda di quello che possiamo chiamare: comprensione del mistero del Golgota. Gli amici che erano presenti alle nostre ultime assemblee di sezione hanno già sentito molto del fatto che questo mistero del Golgota ha una preistoria spirituale, che qualcosa l'ha preceduto, che è la conclusione di una serie di eventi. I nostri cari amici hanno udito anche che nella nostra evoluzione terrestre ha avuto luogo l’unione dell’essenza del Cristo con il corpo di Gesù di Nazareth, e che per mezzo di questo è passato sulla terra un essere di cui possiamo dire: si è manifestato mediante questo essere sul piano fisico la presenza dell’essenza cosmica del Cristo entro la nostra esistenza terrestre.
È significativo per l’intero futuro dell’evoluzione dell’umanità che questa umanità acquisti sempre più comprensione per il mistero del Golgota, e che sempre più da questa comprensione fluisca venerazione e devozione profonda e amorevole per quello che nel mistero del Golgota è avvenuto per l’evoluzione dell’umanità. Noi sappiamo — e anche questo è stato detto ripetutamente ed è noto — che per la preparazione del mistero del Golgota furono nati due bambini Gesù. L’uno era il Gesù con l’Io di Zarathustra, l’altro — dalla linea nathaniana della casa di Davide — era un essere del tutto particolare. Sappiamo che al dodicesimo anno del bambino Gesù nathaniano passò dall’altro, dal bambino Gesù salomonico, l’Io di Zarathustra, e che tra il dodicesimo e il trentesimo anno questo Gesù nathaniano si preparò con l’Io di Zarathustra, per mezzo dell’evento che è adombrato dal battesimo nel Giordano, per ricevere allora l’essenza del Cristo, di cui questo Gesù di Nazareth è ora compenetrato, e che con la morte si è versata nella sfera eterea terrestre, così che l’umanità sempre più può divenire partecipe di quello che, emanando dal mistero del Golgota, come forze spirituali, può fluire attraverso tutte le anime e tutti i cuori.
Ora ho già detto che questo mistero del Golgota in una certa maniera si è già compiuto tre volte prima, per la salvazione dell’umanità: una volta nel tempo lemuriano antico, poi nel tempo atlantico, poi ancora una volta verso la fine del tempo atlantico — per tre volte —, e poi il quarto avvenimento così come lo conosciamo all’inizio della nostra epoca nel tempo postatlantidiano. Ciò che noi chiamiamo il mistero del Golgota, si è manifestato unicamente sul piano fisico; gli altri eventi, che erano i preparatori, si sono manifestati completamente nel mondo spirituale. Ma le forze che vi si sono sviluppate, ciò che è accaduto, è fluito a beneficio dell’umanità verso il basso negli animi e nei corpi terrestri. E in tutti questi eventi preparatori al mistero del Golgota, era di nuovo la medesima essenza, che poi nacque come bambino Gesù nathaniano, che fu compenetrata dall’essenza del Cristo. Questo è il principale nel mistero del Golgota: che questa essenza di Gesù, che è cresciuta come bambino nathaniano, fu compenetrata dall’essenza del Cristo. Ma anche nei tre precedenti eventi era presente questa successiva essenza nathaniana di Gesù, solo che non era incarnata come uomo fisico. Viveva come essenza spirituale, come essenza arcangela nei mondi spirituali. E nei mondi spirituali fu, come in stadi preliminari del mistero del Golgota, durante il tempo lemuriano e due volte durante il tempo atlantico, compenetrata dall’essenza del Cristo.
Così si può dire: Vi furono tre vite angeliche nel mondo spirituale. L’essenza che ha condotto questa vita di angelo e arcangelo, era fondamentalmente la medesima che in seguito nacque come uomo e come bambino Gesù, secondo quanto è descritto nel Vangelo di Luca. Tre volte questa essenza angelica, che in seguito come uomo si sacrificò, si sacrificò per il penetrare dell’impulso del Cristo. Come nel Cristo Gesù abbiamo un uomo compenetrato dall’impulso del Cristo, così possiamo dire di aver avuto tre volte prima un angelo compenetrato dall’impulso del Cristo. E così come quello che accadde mediante il Mistero di Golgota è fluito nella sfera eterea terrestre, così fluì, benché dal cosmo verso dentro, quello che accadde mediante i tre primi eventi. Se guardiamo al corso della nostra evoluzione dell’umanità, come al centro di questa evoluzione stia il mistero del Golgota, possiamo veramente dirci: Con questo mistero del Golgota è dato un tale punto centrale dell’evoluzione terrestre. Tutto ciò che accade prima, indica come preparazione a questo mistero del Golgota. E tutto ciò che accade dopo è un graduale fluire ininterrotto delle forze del mistero del Golgota negli animi umani e nei cuori umani.
Se esaminiamo più accuratamente quale membro costitutivo umano riceve quello che fluisce dalla forza del mistero del Golgota, possiamo dire: Al membro costitutivo umano fluisce, quando si apre, la forza del mistero del Golgota; al membro costitutivo umano, che nel piano fisico può sviluppare la sua consapevolezza. Non è così? Al bambino appena nato, non possiamo ancora parlare del Cristo Gesù. Non vi è modo di poter rendere comprensibile al bambino che cosa sia il Cristo Gesù. E se lasciassimo gli occhi del bambino rimanere su qualche immagine, sia l’immagine della Sistina Madonna col bambino Gesù, sia il crocifisso, noteremmo, se potessimo guardare nel profondo dell’anima del bambino, che nei primissimi tempi della vita infantile non possiamo ancora raggiungerla con i nostri mezzi educativi esterni del piano fisico. Certo dal momento in cui il bambino inizia a balbuziare, possiamo abituarlo a pronunciare il nome di Cristo, possiamo insegnargli rappresentazioni che l’indicano. Ma il più profondo intendimento del cuore non lo potremmo ancora preparare nei primi tempi della vita infantile umana. E una cosa è chiara per chiunque possa illuminare il sentire infantile con i mezzi della scienza dello spirito: il modo più debole, con che per mezzo di mezzi educativi esterni possiamo far nascere in parte il sentimento di Cristo, è davvero il modo più debole, ed entra in scena solo dal momento in cui il bambino si avvicina al punto della sua vita fino a cui riesce poi a ricordare: quando il suo Io consapevole si desta. Certo, anche nei primi anni, dopo che l’Io consapevole si è svegliato, non vi sarà una grande comprensione. Ma tutto quello che allora trasmettiamo di rappresentazioni cristiane, senza condurlo nel dogmatismo, ciò che così trasmettiamo, affinché nelle parole e rappresentazioni viva qualcosa della vita dell’impulso del Cristo, questo giova all’uomo che da questo bambino diventa, per tutta la vita posteriore. Dopo il risveglio dell’Io consapevole possiamo già fare qualcosa, anche se c’è solo una consapevolezza barlumeggiante. Dopo il risveglio dell’Io consapevole, per esempio, il bambino, anche se non possiamo ancora iniziare ad agire su di lui con mezzi fisici, guarda alla Sistina Madonna e alla croce col Cristo molto diversamente da prima. Poiché, come il mistero del Golgota è entrato nell’evoluzione umana terrestre, così è destinato a operare nel progresso della vita spirituale sul piano fisico. E in realtà l’uomo consapevolmente mette piede sul piano fisico solo quando il suo Io si risveglia. Che cosa c’era prima?
Tre cose precedono il risveglio dell’Io nel bambino, tre cose a cui ho già accennato in precedenti conferenze, tre cose di un’importanza straordinaria. Il bambino impara a camminare, cioè impara a levarsi dalla posizione in cui è ancora incapace di dirigere l’orientamento del suo corpo dalla terra verso l’altezza celeste del cosmo. Impara a passare da una posizione a un’altra, per mezzo del che l’uomo principalmente si differenzia dall’animale. Impara per la propria forza interiore a darsi l’assetto verticale, a distogliere lo sguardo da quello che è terrestre, da cui l’animale deve comunque averlo rivolto per tutta la sua natura e costituzione, benché le eccezioni siano solo apparenti. L’assetto verticale è ciò che il bambino impara, prima che il Io consapevole si svegli. Ripetiamo veramente nella nostra vita postatlantidiana odierna le cose che come uomini ci siamo appropriati nel corso del tempo. Ciò che ci siamo appropriati durante l’antico tempo lemuriano, il camminare diritti, l’imparare a stare diritti, lo ripetiamo prima che il nostro Io consapevolmente si svegli, nel tempo infantile di adesso. Ciò è stato spinto nel tempo in cui ancora non dipende dalla nostra consapevolezza, in cui agisce ancora come forza inconscia di raddrizzamento. Quegli animali che hanno un’andatura approssimativamente verticale, approssimativamente verso l’alto hanno organizzato il loro intero organismo in modo che per natura giungono in questa posizione comunque non completamente verticale. Come molti paragoni, tuttavia, anche questo ingannerebbe. L’uomo è destinato, nel primo tempo della sua vita, prima che il Io consapevole si svegli, per la potenzialità di questo Io, a portarsi nella posizione verticale, nella posizione verticale, a elevarsi dalla posizione in cui era ancora nel tempo antico della Luna. Allora la direzione della sua colonna vertebrale era parallela alla superficie della Luna, era nella linea principale orizzontale. Nel tempo lemuriano antico l’uomo imparò a trasformare la direzione lunare nella direzione terrestre. Questo accadde perché durante l’evoluzione terrestre furono per la prima volta gli Spiriti della Forma a insufflare all’uomo dall’interno della loro stessa sostanza il suo Io. E la prima manifestazione di questo insufflare dell’Io è quella forza interiore per cui l’uomo si raddrizza. Così l’uomo è stato tolto dalla terra attraverso il suo assetto. La terra stessa in sé ha forze spirituali, che possono fluire attraverso la spina dorsale, se rimane nel suo sviluppo naturale, come nel corpo animale, orizzontale. Ma la terra non ha forze per servire direttamente di per sé l’essere umano, che attraverso il suo Io, la cui consapevolezza dopo si risveglia, può essere diretto verticalmente. Affinché l’uomo possa svilupparsi armonicamente con un andamento verticale, devono fluire verso dentro forze dal cosmo, dall’extraterrestre.
Lucifero e Ahriman avrebbero potuto mandare in disordine l’intera evoluzione umana per il fatto che l’uomo, mediante il suo assetto verticale, è stato strappato alle forze spirituali del terrestre, se non fosse entrato in scena durante il tempo lemuriano antico il primo evento del Cristo.
In questo antico tempo lemuriano, nel regno che è spiritualmente il più vicino al nostro regno terrestre, ha avuto luogo la compenetrazione di quell’essere, ma come una sorta di essere angelico, che in seguito divenne il Gesù nathaniano, con l’essenza del Cristo. Questo era uno stadio preliminare del mistero del Golgota. La conseguenza fu che in questo antico tempo lemuriano — ma negli spazi eterei e spirituali superiori — il successivo Gesù nathaniano, che altrimenti avrebbe avuto la forma di un angelo, certamente non carnale, ma eterea, assunse la forma dell’uomo eterico. Nella regione sovraterrestre — ma nella regione più prossima sovraterrestre — come forma eterea di angelo il Gesù di Nazareth si trova. Attraverso il passaggio con il Cristo assunse forma eterea umana. Così qualcosa di nuovo è penetrato nel cosmo, che ora irraggia sulla terra e all’uomo, alla forma umana terrestre fisica, nel che è fluita la forza dell’essenza del Cristo sovraterrestre eterea, rende possibile proteggersi dalla distruzione che avrebbe dovuto penetrare, se non avesse irraggiato dal cosmo e compenetrato l’uomo così che vi vive, la forza di formazione, di configurazione, che può irraggiare così perché il primo evento del Cristo ha avuto luogo. Disordine sarebbe dovuto venire, se non fosse confluito con la forza solare fisica la forza di quella formazione, di quella configurazione, che può irraggiare perché ha avuto luogo il primo evento del Cristo. Ciò che l’uomo allora acquisì dentro di sé, visse fin dal tempo lemuriano antico nell’evoluzione dell’umanità. E guardiamo rettamente a un bambino che si sviluppa, se nel momento in cui il bambino dal suo stato strisciante, strisciante, goffo si raddrizza e per la prima volta sta in piedi o cammina, se in questo momento diciamo: rettamente e per il bene dell’umanità questo può accadere solo perché nel tempo lemuriano antico ha avuto luogo il primo evento del Cristo, perché colui che come Gesù nathaniano si è compenetrato col Cristo, allora nel tempo lemuriano come essere spirituale-eterico per la compenetrazione col Cristo ha assunto forma umana eterea.
Sì, per arricchire le nostre emozioni, la scienza dello spirito è qui. Tale emozione, che può vivere nella nostra anima quando vediamo un bambino imparare a stare diritto e a camminare, ha veramente fondamenti religiosi profondi. Dovremmo più spesso ricordare perché il bambino cammina, e allora pensare come ciò sia dovuto all’impulso del Cristo. Allora avremo arricchito per mezzo della scienza dello spirito la nostra concezione del mondo, avremo acquisito un sentimento per quello che è il nostro ambiente, che altrimenti non potremmo avere. Avvertiamo per mezzo della scienza dello spirito i protettori, i custodi della crescita infantile e del divenire infantile. Avvertiamo come la forza del Cristo irradia questo essere infantile e il divenire infantile.
Dalla mia presentazione dalla Cronaca dell’Akasha per il tempo lemuriano, dove si parla dei predecessori leuriani, avrete visto che questi predecessori erano muti. L’uomo atlantico ha imparato veramente a parlare solo. È esposto in questi scritti sulla Cronaca dell’Akasha come ciò sia avvenuto. Questa è la seconda delle facoltà che il bambino acquisisce prima che il vero Io consapevole si svegli: l’imparare a parlare. Il risveglio della consapevolezza dell’Io segue solo dopo l’imparare a parlare. L’imparare a parlare riposa completamente solo su una sorta di imitazione, al che certamente le disposizioni riposano profondamente nella natura umana. Questo parlare è di nuovo una facoltà umana che è entrata nell’uomo terrestre per il fatto che si è sviluppato. Per il fatto che gli Spiriti della Forma l’hanno compenetrato, l’hanno trasfigurato, è capace di parlare una lingua, di vivere la sua vita terrestre sul piano fisico. Per mezzo di questo si strappa a quelle forze spirituali che operano sulla terra. Gli animali non imparano veramente a parlare, sono compenetrati da queste forze spirituali della terra. Neanche il parlare per mezzo di gesti è il parlare dell’uomo negli animali. E se con l’addestramento o altri mezzi si insegnasse all’animale un parlare simile, si verificherebbero al di fuori del suo corpo condizioni che dovrebbero essere prima discusse dalla scienza dello spirito, quello che oggi rimane al di fuori del nostro tema. Vogliamo rimanere nello sviluppo normale dell’uomo e dire che questo parlare umano era già potenziale nell’uomo sceso da alti divini per mezzo di quello che gli Spiriti della Forma hanno versato. Vogliamo rimanere su questo e guardare come l’uomo si è trasformato da essere muto in essere che parla. Indipendentemente si è reso libero da quelle forze che la terra filtra spiritualmente attraverso di sé, come si è reso indipendente attraverso il comportamento eretto dalla prima corrente. Per l’influsso lucifericamente-arimanico, tutto il parlare sarebbe dovuto divenire non nobile, se l’uomo fosse stato abbandonato solo alla terra, se influssi cosmico-spirituali, che venivano verso la terra, non si fossero versati nell’uomo. L’uomo avrebbe sviluppato l’intera sua cultura di vita così, tutti i suoi organi corporei, laringe, lingua, faringe e così via, sì anche gli organi più profondi come il cuore e così via, nella misura in cui vi si connettono, l’uomo li avrebbe sviluppati nel tempo atlantico in tal modo, se per il Cristo non fosse accaduto nulla, che l’uomo sarebbe stato capace solo di pronunciare un povero balbettio — nel modo sibylla o media — quello che gli procurava egoisticamente dolore, gioia, piacere, voluttà. L’uomo avrebbe certo potuto produrre suoni molto più artificiali dell’animale, ma nei suoi suoni avrebbe trovato solo espressioni per ciò che vive in lui all’interno. Per ciò che avviene nell’organismo come processi corporali, avrebbe trovato le parole viventi di emozione. L’intero linguaggio sarebbe divenuto una somma di interiezioni. Mentre ora comprimiamo le nostre parole di emozione a una piccola misura, l’arte linguistica umana con tutta la sua complessità si sarebbe sviluppata solo fino alle interiezioni. Questo è stato stornato dall’evoluzione umana. Il disordine in questa forza linguistica — nella misura in cui questo disordine ha come conseguenza l’espressione dell’interno dell’uomo — è stato stornato dal secondo evento del Cristo, dal fatto che questa essenza in altezza eterea, che in seguito divenne il bambino Gesù nathaniano, una seconda volta si è compenetrata con l’essenza del Cristo, e assunse un’essenza tale, che ora compenetrava gli organi corporei dell’uomo così che l’uomo era ora capace di emettere qualcosa di diverso da semplici parole di emozione. Che era capace di afferrare l’obiettivo, questo fu reso possibile dal secondo evento del Cristo.
Ancora il linguaggio, la forza linguistica, la capacità umana di tramutare i moti affettivi in parole, stava dinanzi a un pericolo. Attraverso il secondo evento del Cristo sarebbe potuto accadere che l’uomo non solo avesse trovato toni, interiezioni, parole di emozione per il suo interno, ma che in certa misura avesse potuto staccare quello che come movimento linguistico interno aveva prodotto. Ma designare le cose esterne per mezzo di parole, così che le parole possano essere veri segni delle cose esterne, era sempre ancora minacciato dagli influssi luciferici e arimanici fino nel tempo atlantico. Allora accadde il terzo evento del Cristo. Per la terza volta l’essenza negli spazi spirituali, che in seguito nacque come Gesù nathaniano, si unì all’essenza del Cristo, e si versò di nuovo con le forze che aveva assunto nella capacità linguistica umana. La forza di questa essenza Cristo Gesù ora di nuovo compenetrava una seconda volta nel corpo umano organi, nella misura in cui questi organi trovano espressione nella forza linguistica. Con ciò alla forza linguistica fu data la possibilità di creare col suono delle parole veri segni per quello che è l’ambiente esterno, e così creare il linguaggio come mezzo di intesa tra i vari ambiti dell’umanità. Il bambino non potrebbe mai imparare a parlare, se nel tempo atlantico non fossero entrati questi due eventi del Cristo. E di nuovo arricchiamo il nostro sentire per mezzo della scienza dello spirito, quando il bambino inizia a parlare e si perfeziona sempre più nel parlare, quando riflettiamo come nell’inconscio operano gli impulsi del Cristo, come proteggente e promotore la forza del Cristo vive nella forza linguistica.
Poi venne il tempo postatlantidiano, dopo che i tre eventi del Cristo si erano manifestati, che ho descritto oggi da un certo punto di vista nel loro influsso sull’evoluzione umana.
Nello sviluppo postatlantidiano, all’inizio i popoli, che appartenevano principalmente a quel stato di sviluppo umano, che noi chiamiamo cultura egizio-caldaica, avevano il compito di ripetere consapevolmente quello che nel tempo lemuriano antico era accaduto per l’umanità. Completamente inconsciamente l’uomo nel tempo lemuriano impara a essere un essere eretto, apprende nel tempo atlantico a essere un essere che parla. Completamente inconsciamente, perché la sua forza di pensiero non era ancora svegliata in quel tempo, riceve l’impulso del Cristo. Lentamente doveva essere condotto nel tempo postatlantidiano a comprendere quello che inconsciamente nel tempo antico aveva ricevuto. Ciò che lo lasciava guardare eretto verso le altezze cosmiche, era l’impulso del Cristo. Lo viveva inconsciamente, come doveva viverlo nel tempo lemuriano. Poi i popoli dell’Egitto dovevano essere condotti, non ancora completamente consapevolmente, ma come in una preparazione alla piena consapevolezza, a venerare quello che nell’assetto di raddrizzamento dell’uomo vive. Che l’imparassero a venerare, se ne occupavano gli iniziati, che dovevano influenzare la cultura egiziana, facendo che gli uomini erigessero le piramidi, che salgono dalla terra verso il cosmo. Ancora oggi abbiamo da ammirare come per l’influsso delle forze cosmiche nella forma e orientamento interi della costruzione delle piramidi fu espressa questa forza di raddrizzamento. Gli obelischi dovevano essere eretti, affinché l’uomo cominci a penetrare in quello che è la forza di raddrizzamento. I meravigliosi geroglifici nelle piramidi e sugli obelischi, che dovevano indicare il Cristo, destarono le forze sovraterrestre dal tempo lemuriano. Ma nemmeno a una tale comprensione oscura come potevano giungere gli Egiziani riguardo alla forza di raddrizzamento, potevano giungere riguardo alla forza linguistica. Là doveva il loro sentire prima ricevere la giusta educazione affinché in tempi posteriori si potesse comprendere l’enigma, come il Cristo vive nel dono della parola dell’uomo. Questo doveva essere ricevuto con il timor sacro più intimo nell’anima maturante dell’umanità. I gerofanti, gli iniziati della cultura egiziana, ne provvidero in modo meraviglioso, elevando la Sfinge enigmatica con la sua figura silente, al massimo risonante per l’elevazione umana di quel tempo sotto l’influsso del cosmo. Nello sguardo della Sfinge silente, che solo dal cosmo sotto certe condizioni e relazioni per mezzo del sole nascente si farebbe risonante, si formò quel timor sacro dell’anima, per che l’anima fu preparata a comprendere il linguaggio che doveva essere parlato nel tempo in cui a più alta consapevolezza doveva essere portato come l’impulso del Cristo gradualmente entra nell’evoluzione umana terrestre. Ciò che le Sfinge non potevano ancora dire, per che però preparavano, doveva esser detto all’umanità. Nel formarsi del movimento delle parole giace l’impulso del Cristo. Questo fu detto all’umanità nelle parole:
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e un Dio era il Verbo. Questo era nel principio presso Dio. Lì era, dove tutto è sorto, e niente è sorto se non per il Verbo. Nel Verbo era la vita, e la vita era la luce degli uomini.
«Nel Verbo era la vita, e la vita era la luce degli uomini» — questa parola sta al luogo dove il Vangelo è generato dalla quarta epoca postatlantidiana, dove preparato dalla cultura greco-latina gli uomini erano giunti a ripetere nella quarta epoca postatlantidiana della cultura, quello che si era manifestato nel tempo atlantico. Come nell’epoca egiziana fu ripetuta la venerazione del raddrizzarsi, così ora fu ripetuta la venerazione della parola. Così operano nelle evoluzione umana le forze spirituali sovrumane.
Una terza cosa che il bambino deve imparare, prima che veramente si svegli alla consapevolezza dell’Io, è la rappresentazione, il pensiero. Questo pensare era riserbato all’umanità del tempo postatlantidiano, sì veramente, fondamentalmente, solo all’umanità della quarta epoca postatlantidiana. Prima si pensava in immagini. L’esporrò direttamente ancora una volta nel libro che apparirà prossimamente: «I misteri della filosofia.» Anche il bambino pensa in immagini. Il pensare il pensiero è stato dato all’umanità; il pensare il pensiero si è svegliato nel VI e VII secolo prima di Cristo. Poi il pensare il pensiero si è sviluppato sempre più. Ora stiamo nel mezzo. Così è lo sviluppo del pensare il pensiero che il nostro Io è afferrato da questo pensare il pensiero. Che anche il pensiero possa essere unito all’impulso del Cristo, che il pensiero come tale non cada in disordine nella sua operatività sull’Io, per questo vi era il quarto evento del Cristo, il mistero del Golgota. E se il nostro pensiero sempre più deve venire in ordine, se sempre più deve svilupparsi così che i nostri pensieri non vadano caoticamente l’uno nell’altro, ma siano compenetrati dal sentimento interiore, dalla emozione interiore, se il sano pensare della verità sempre più deve svilupparsi, così accade perché per mezzo del mistero del Golgota, il quarto evento del Cristo, questo pensiero ha acquisito l’impulso per ciò, poteva acquisire per il fatto che l’impulso del Cristo si è versato nella sfera eterea terrestre.
Per la prima volta ciò è accaduto nel tempo lemuriano, quando da Lucifero minacciava pericolo all’assetto eretto dell’essere umano.
Per la seconda volta è accaduto nel tempo atlantico. Da allora l’uomo fu sottratto al pericolo che minacciava il suo linguaggio nel senso che il linguaggio è espressione dall’interno verso fuori. Il pericolo consisteva nel fatto che il linguaggio cada in disordine.
Per la terza volta è accaduto verso la fine del tempo atlantico. Per il fatto che il Cristo compenetrava l’essenza spirituale del successivo Gesù di Nazareth, fu salvato il dono linguistico, nella misura in cui diventa segno per le cose esterne, dal Cristo da un pericolo.
Il quarto pericolo era per il pensiero, per la rappresentazione interiore dei pensieri. L’uomo viene salvato da questo pericolo per il penetrare con i pensieri in tali forme che vivono nel suo interno — come questo può accadere adesso, se lo vuole e si prepara nella scienza dello spirito —, in tali forme come ciò che è fluito per mezzo del mistero del Golgota nella sfera eterea terrestre.
Siamo adesso così lontani nell’evoluzione dell’umanità che anche in un’altra forma possono essere pronunciate le prime parole del Vangelo di Giovanni; che possono essere pronunciate nella forma:
In principio è il pensiero,
e il pensiero è presso Dio, e un Divino è il pensiero.
In esso è la vita,
e la vita deve divenire la luce del mio Io.
Splenda il pensiero divino nel mio Io,
affinché la tenebra del mio Io afferri il pensiero divino.
Non fu pronunciato completamente chiaramente, ma così fu aspirato nell’evoluzione dell’umanità.
Nell’VIII secolo del tempo precristiano cominciò la quarta cultura postatlantidiana. Circa tre secoli e mezzo dopo il pensiero era così maturo che poteva essere pronunciato nei filosofi greci con quella chiarezza che portò alla filosofia platonica. Poi la vita degli uomini fu compenetrata dall’impulso del Cristo. Quando il XV secolo postcristiano cominciò, cominciò la quinta epoca postatlantidiana. Esattamente così a lungo come durò dall’inizio della quarta epoca postatlantidiana fino a una comprensione del pensiero, così a lungo durò dall’inizio della quinta epoca postatlantidiana fino a una consapevole pronuncia della natura del pensiero, cioè fino a Hegel. Il pensiero umano visse il suo apice in Hegel con la proposizione: Il vivere e il tessere del pensiero nella verità è lo spirito operante. — Ciò che Hegel dice in modo apparentemente così incomprensibile, si può pronunciare veramente con le parole:
In principio è il pensiero,
e un Infinito è il pensiero,
e la vita del pensiero è la luce dell’Io.
Compenetri il pensiero luminoso
la tenebra del mio Io,
affinché l’Io le afferri,
il pensiero vivente,
e viva e tessa nel suo inizio divino.
Così procede regolarmente l’evoluzione dell’umanità. Non ancora molto lontano è giunta l’umanità, poiché precisamente Hegel fu molto calunniato. Si potrebbe ben dire: E il pensiero luminoso sembrò sì nella tenebra, ma la tenebra non volle saperne nulla. — Se si impara a comprendere la sua vita, la vita del pensiero, allora si capisce che cosa incombe all’umanità nel suo ulteriore essere.
Ma al contempo abbiamo, stando sul fondamento della scienza dello spirito, un’ulteriore cosa. Le epoche posteriori si preparano sempre già nelle epoche anteriori. E poiché stiamo nel mezzo della quinta epoca postatlantidiana, poiché coltiviamo la scienza dello spirito e sempre più contribuiamo alla comprensione del pensiero vivente, del pensiero che diventa chiaroveggente, abbiamo al contempo a preparare la sesta epoca postatlantidiana.
Come nella vita dei pensieri fluisce per mezzo dell’impulso del Cristo, così fluirà ancora in qualcosa, che appartiene alla facoltà dell’anima umana e che non deve essere confuso con il semplice pensiero. Dall’inconscio il bambino sviluppa le sue capacità. Nel momento in cui giunge alla consapevolezza dell’Io, entra nella sfera dove può appropriarsi, dove deve sviluppare quello che dall’esterno può fluire verso dentro per mezzo dell’impulso del Cristo. Possiamo, quando il bambino ha imparato a camminare, ha imparato a parlare, e quando inizia con l’imparare il pensiero a svilupparsi verso l’Io, possiamo già vederlo gradualmente come l’impulso consapevole del Cristo, che è entrato per mezzo del mistero del Golgota, agisce sul bambino. L’umanità oggi non può ancora ricevere l’impulso del Cristo in qualcos’altro che giace nel suo potere di anima. Guidare questo impulso del Cristo nell’andare eretto, nel parlare e nel pensiero, questo è reso possibile da quello che per migliaia di anni è stato presente agli uomini con la cultura umana. Guidare l’impulso del Cristo in un quarto elemento, preparare questo guidare in una quarta capacità umana, dobbiamo anche pensarci quando ci poniamo nel retto senso sul fondamento della scienza dello spirito. Dobbiamo anche pensarci! In ciò in cui l’impulso del Cristo non può ancora essere guidato, in cui però si prepara a essere guidato, è la memoria umana, il ricordare dell’uomo. Poiché accanto all’andare eretto e diritto, al parlare, al pensiero, ora entra la forza del Cristo nel ricordare. Possiamo comprendere il Cristo quando parla a noi per mezzo dei Vangeli. Ma come uomini siamo solo allora preparati, che il Cristo entri anche nei pensieri, che allora come pensieri ricordati e rappresentazioni vivono in noi e così via vivono in noi. E un tempo verrà per l’umanità, che sarà veramente completo nella sesta epoca più grande dell’evoluzione umana, ma si prepara adesso, in cui gli uomini guarderanno a quello che hanno vissuto e sperimentato e quello che come memoria vive in loro, e potranno vedere che nella forza del ricordare il Cristo convive. Per mezzo di ogni rappresentazione il Cristo potrà parlare. E anche quando rivifichiamo le nostre rappresentazioni nella memoria, così nella memoria, in ciò che è così stretto, così intimo connesso a noi come la nostra memoria, il Cristo sarà connesso.
Guarderanno indietro l’uomo potrà sulla sua vita e dirsi: Come io mi ricordo, come la forza della memoria vive in me, così in questa memoria vive l’impulso del Cristo riversato. La via che viene offerta all’uomo di rendere sempre più vere le parole: Non io, il Cristo in me, — la via viene resa piana per il fatto che nella forza della memoria gradualmente entrerà l’impulso del Cristo. Esso adesso ancora non vi è dentro. Quando vi sarà dentro, quando non solo nella comprensione dell’uomo vive l’impulso del Cristo, ma quando l’impulso del Cristo si verserà su tutta la striscia, su tutto l’orlo di ricordi, allora l’uomo per esempio non sarà rinchiuso nel dovere di imparare la storia da documenti esterni, poiché allora si dilaterà la sua forza di memoria. Il Cristo vivrà in questo ricordare. E l’uomo per il fatto che il Cristo è entrato nella sua forza di memoria, per il fatto che il Cristo vive nella forza di memoria, l’uomo saprà così come fino al mistero del Golgota il Cristo ha agito fuori della terra, come l'ha preparato e è passato attraverso questo mistero del Golgota, e come continua ad agire come impulso nella storia. Così vero e veramente l’uomo lo contemplerà come adesso nella vita ordinaria il ricordo è presente. Si potrà contemplare l’evoluzione terrestre dell’umanità non altrimenti dall’interno se non così che si riguardi il Cristo nel centro. Tutta la forza di memoria sarà compenetrata e al contempo rafforzata per il penetrare dell’impulso del Cristo nella forza del ricordo, nella forza della memoria. Nel futuro per noi, che dobbiamo afferrare il cristianesimo vivente, può avere ancora validità:
In principio è la forza della memoria.
La forza della memoria deve divenire divina,
e un Divino deve divenire la forza della memoria.
Tutto quello che nasce nell’Io,
deve divenire così,
che sia un Sorto
dalla memoria duramente cristianizzata, completamente divinizzata.
In essa deve essere la vita,
e in essa deve essere la luce radiante,
che dal pensiero che si ricorda
nella tenebra del presente irradia.
La tenebra così, come essa è adesso,
comprenda la luce della memoria divinizzata.
Se riceviamo in noi il senso di tali parole, riceviamo qualcosa che si conviene a noi uomini ricevere. Come la pianta forma il germe per la prossima vita di pianta, così impariamo a non sentire solo coi frutti che ci vengono da precedenti incarnazioni, ma così a sentire che comprendiamo, a passare oltre nelle incarnazioni seguenti. Nelle incarnazioni seguenti starebbe male per il nostro potere di memoria se non ci compenetrassimo con l’impulso del Cristo. Ancora il pensiero è nel modo più esiguo compenetrato dall’impulso del Cristo e già si avvicina al ricordo. Impariamo dalla scienza dello spirito non solo a vivere per l’uomo temporale che vive tra la nascita e la morte, ma impariamo a vivere per quell’uomo che va attraverso sempre ritornanti incarnazioni. E impariamo dalla scienza dello spirito quello che può essere per noi la retta comprensione e intendimento, il retto sentimento, il retto sentire del più forte impulso in tutta l’evoluzione dell’umanità: l’impulso del Cristo.
Tutto ciò che entra nei nostri lavori si cristallizza infine intorno a un solo punto: trovare la connessione con le potenze spirituali che spingono l’umanità avanti. Da questo punto di vista è stato ripetutamente parlato qui dell’importanza dell’essenza del Cristo nel mondo. Oggi vorrei rivolgervi alcune parole che dovrebbero servire a rendere sempre più importanti le nostre rappresentazioni su questo impulso del Cristo e le sue relazioni con noi uomini. Per afferrare questo impulso del Cristo nella sua verità, dobbiamo già disporci a riflettere su molte cose. Si ode nella nostra epoca poco più che qua e là l’espressione del pensiero secondo cui si dovrebbe respingere tutto ciò che è scolastico, pedante, tutto ciò che è dottrinale, e afferrare la vita vivente nell’arte e nella concezione del mondo. Molti spiriti contemporanei esprimono il loro affaticamento di fronte a tutto ciò che è dottrinale. Singolare è solo che non appena si prendono in considerazione questioni di concezione del mondo, si ricade sempre di nuovo nel desiderio di ciò che è dottrinale.
Abbiamo dovuto udire come si parla di Cristo come di un maestro del mondo; ho usato una volta l’espressione: «sovramano precettore del mondo». Molti si sentono bene quando possono così pensare, che con Cristo fosse venuto nel mondo colui che aveva insegnato qualcosa. Di fronte a ciò abbiamo sempre di nuovo sottolineato il carattere di vita, il carattere di forza dell’impulso del Cristo. Per mezzo di quello che accadde nel battesimo del Giordano, un’essenza ha trovato il cammino nella vita terrestre per il fatto che condivise il destino dell’umanità per tre anni. Poi essa fluì nella sfera eterea della terra, e da allora opera.
Quando si guarda a questo evento del Cristo, si deve dire che questo evento del Golgota è un’esperienza unica nell’evoluzione terrestre. Di fronte all’evoluzione terrestre ciò si è manifestato una sola volta, ma l’evento del Cristo si è preparato nel mondo spirituale.
Sebbene sia completamente falso quando si pensa che l’essenza del Cristo sia presente in un altro corpo, pure si deve accennare a un evento preparatorio nello sviluppo del mondo, in particolare a tre eventi preparatori, stadi preliminari dell’evento del Golgota. Essi si sono manifestati in mondi sovraterrestre, puramente spirituali.
Ho parlato dei due bambini Gesù, di quello salomonico e del bambino Gesù nathaniano. Quello salomonico portava in sé l’Io di Zarathustra. Esso passò nell’altro fanciullo e visse lì dal dodicesimo al trentesimo anno. Poi la guaina fu riempita dall’essenza del Cristo. Questo Gesù nathaniano, anche egli deve essere esplicitamente menzionato, così come nacque all’inizio della nostra cronologia, è incarnato in un corpo umano per la prima volta rettamente nel mondo. Poiché gli stadi preliminari della sua esistenza li visse nei mondi spirituali. Non era mai prima rettamente incarnato in un corpo umano. La relazione a Krishna non era una vera incarnazione, ma un’incarnazione sostitutiva. Quando poniamo dinanzi a noi l’essenza di questo successivo Gesù nathaniano, dobbiamo guardare agli esseri angelici e possiamo dire: Prima che il Cristo apparisse sulla terra, non era incarnato, ma era presente tre volte come essere immerso nel mondo spirituale; ma in ciascuno di questi tre stadi di essere gli accadde di nuovo qualcosa di simile all’evento del Golgota. Gli stadi di preannunzio del Golgota li dobbiamo cercare nei mondi spirituali. Ognuno di questi eventi ha un significato profondo per l’intera vita degli uomini sulla terra. Ciò che qui viviamo non è influenzato solo da ciò che entro la terra fisica accade, ma anche dai mondi spirituali. Ciò che attraverso i tre stadi preliminari è stato causato, è stato causato da fuori verso dentro.
Quando l’umanità viveva nell’epoca lemuriana, era già scesa su di essa l’influsso luciferiano. Mandava come raggi le sue forze nella natura umana. L’effetto era presente dentro. L’uomo dovette svilupparsi diversamente da come si sarebbe sviluppato se nessun influsso luciferiano fosse venuto. L’uomo era infetto dall’impulso luciferiano. Possiamo dalla scienza dello spirito dire che cosa l’influsso luciferiano ha causato. Se fosse rimasto così forte come in Lemuria, sarebbe accaduto qualcosa della nostra natura umana che l’avrebbe portata in grande pericolo. Sarebbe accaduto quello che si potrebbe caratterizzare così: Le dodici forze sensoriali — poiché sono dodici — dell’uomo si sarebbero strutturate così che l’uomo sarebbe divenuto ipersensibile. Mentre adesso contempliamo il rosso della rosa in modo che nel contemplarlo agisca su di noi oggettivamente, allora il rosso avrebbe forato come con spine i nostri occhi, il blu avrebbe succhiato dalla nostra vista. Saremmo ipersensibili. Così sarebbe anche con l’udito e tutte le sensazioni sensoriali di un uomo. Non avremmo potuto percepire nulla senza sentire dolore o voluttà. A questo l'umanità tendeva per Lucifero. Lo videro gli esseri delle gerarchie superiori. Come il Gesù nathaniano viveva dopo, era presente nel tempo lemuriano nel mondo dello spirito come essenza angelica, e gli era assegnato di compenetrarsi con l’essenza del Cristo. Mentre le guaine furono dopo compenetrate con l’essenza del Cristo, allora l’elemento psichico di questo essere angelico fu spiritualizzato dall’impulso del Cristo. Allora l’impulso del Cristo discese già nella psiche del successivo Gesù nathaniano. Ciò accadde nel mondo dello spirito, ma i raggi che ne emanavano si diffusero sulla terra e calmarono i sensi ipersensibili umani, così che il pericolo fu eliminato che gli uomini potessero contemplare il sensibile solo sotto dolore e voluttà degradante. Così guardiamo al primo precursore dell’evento del Golgota e ci diciamo: Siamo divenuti rispetto ai nostri dodici sensi così per il fatto che il Cristo penetrò la psiche del successivo Gesù nathaniano e calmò l’essenza sensoriale umana.
Poi nel tempo atlantico, per mezzo dell’influsso che gradualmente si univa con l’influsso luciferiano dell’influsso arimanico, venne di nuovo un pericolo nella vita umana. Mentre in Lemuria i sensi stavano davanti a un pericolo, stavano adesso nella prima epoca di Atlantide gli organi vitali e il corpo eterico dell’uomo in pericolo. Questi organi di un corpo eterico compenetrato dall’influsso di Lucifero e Ahriman si sarebbero sviluppati così che l’uomo avrebbe assunto una forma indegna della natura umana. Tutto sarebbe dovuto accadere così che l’uomo perseguisse con avidità quello che gli era utile e potesse contemplare solo con disgusto quello che non gli era salutare. Tra l’avidità e il disgusto la vita umana sarebbe proceduta. Tutti gli organi sarebbero stati strutturati così che l’uomo si sarebbe gettato come un animale selvaggio in modo degradante su quello che doveva assorbire, e si sarebbe sentito profondamente umiliato sotto il disgusto di fronte a quello che non gli era salutare. Che ciò non accadesse risale al secondo stadio preliminare dell’evento del Golgota. Il pericolo era così che anche respirando l’uomo avrebbe respirato cupidamente l’aria di respiro e che ogni apparire di qualcosa per lui non idoneo si sarebbe manifestato in modo terribile negli sfoghi di disgusto. Era allora la seconda volta che questo essere angelico fu compenetrato dall’impulso del Cristo, e così i raggi di forza vennero nella sfera eterea terrestre e calmarono la vita umana.
Verso la fine del tempo atlantico si sviluppò il terzo stadio preliminare. Di nuovo l’umanità stava di fronte a un grande pericolo. Adesso pensare, sentire e volere sarebbero dovuti essere portati l’uno contro l’altro. Le manifestazioni dell’anima avrebbero dovuto essere disarmonizzate, così che l’uomo non avrebbe potuto sviluppare in modo ordinato il pensiero, il sentimento e la volontà, ma questi si sarebbero toccati l’uno l’altro come in preda al delirio. Ciò fu stornato dal terzo stadio preliminare. Una volta ancora si compenetrò l’essenza che in seguito divenne il Gesù nathaniano con l’impulso del Cristo, e ordine e armonia fu introdotto nell’accordo del pensiero, del sentimento e della volontà. Lo si sentì ancora a lungo nel tempo postatlantidiano. In tempi che precedevano il nostro sviluppo del pensiero, i precursori di un’immagine che toccava la nostra epoca, ma non era ancora rettamente compresa, già si configuravano. Quando alla fine del tempo atlantico il Cristo spiritualizzò questa anima, che in seguito divenne Gesù di Nazareth, causò che ci fosse un essere, che sempre divenne signore dei selvaggi affetti che turbinavano l’uno nell’altro, vincitore diveniva contro il pensiero che diveniva masse dense, sentimento e volontà. Questo l’umanità lo rappresentò nell’immagine del santo Giorgio o del santo Michele, il vincitore del drago. Questa è immediamente l’espressione immaginativa del terzo precursore dell’evento del Golgota.
I Greci, che nei loro insegnamenti animavano quello che brillava verso di essi dai misteri di Atlantide, crearono per sé un’immagine divina di quell’essere che era attivo in Atlantide. Veneravano in Apollo lo spirito di cui si rappresentavano: questo è colui che è compenetrato dello spirito solare. Non lo chiamavano Cristo, ma sul nome non dipende. Veneravano nel loro culto solare il terzo stadio preliminare dell’evento del Golgota, e l’esprimevano esteriormente in quanto nelle questioni più importanti chiedevano consiglio ai sacerdoti di Apollo. Sapevano questi Greci che nei misteri dell’essere è tessuto quello che tesse nella sfera eterea terrestre, e come ha portato ordine nel pensiero, nel sentimento e nella volontà. Lo sentivano così connesso alla terra che dicevano: Dalla terra salì in forma densa ciò che, se non fosse stato sconfitto da Apollo, avrebbe portato il pensiero, il sentimento e la volontà in disordine. Ma Apollo porta ordine dentro così che al posto della disarmonia, al posto della follia nel pensiero, nel sentimento e nella volontà, sopraggiunge la saggezza.
Guardavano a quella regione dove dalla terra emerse il vapore, che bannarono, catturarono nel loro santuario, per porre sopra l’apertura la sacerdotessa di Apollo, per mezzo del che egli stesso parlava così che attraverso la sua saggezza si trasformava in oracoli, in consigli per le questioni di coloro che cercavano questa saggezza. Come Giorgio e Michele appaiono nell’immagine, così Apollo nel suo santuario, versando i vaticini di colui che parlava per lui nelle anime.
Oh, il cristianesimo è antichissimo! Non dipende dal nome del Cristo. Il culto di Apollo venerava il Cristo, lo spirito solare, così che in questa venerazione giace la consapevolezza del terzo stadio preliminare dell’evento del Golgota.
Poi venne il tempo in cui l’umanità stava di fronte a un quarto grande pericolo. In Lemuria il corpo fisico stava di fronte a un pericolo, poi in Atlantide gli organi eterei e gli organi astrali. Adesso era l’Io che doveva cadere in disordine. Questo si preparava così che nel tempo in cui l’Io doveva afferrare l’uomo nella vita del pensiero greco, si manifesta in un’apparenza del tutto singolare che tutte le condizioni erano presenti per portare disordine nell’Io. Si comprenderà gradualmente come quello che questo Io doveva spingere innanzi, si sia sviluppato nella filosofia greca e così via. Ho già tentato di mostrare come quello che questo Io ha destato. Appare dalla considerazione della filosofia, che raggiunge il suo culmine nella vita del pensiero di Platone e Aristotele, come l’Io gradualmente si avvicina. Quando Talete, Ferecide di Siro, Anassagora scatenavano per la prima volta i grandi pensieri nella vita, procedette in parallelo una manifestazione che dalla Grecia si diffuse sul mondo greco: procedette in parallelo l’avvicinarsi dell’Io il sibillismo. Dappertutto si fecero valere le sibille. Talvolta articolavano grandi saggezze per il futuro, ma in parte anche cose folli. Tutto quello che può portare il disordine nell’Io, come l’Io deve cadere in disordine senza l’impulso del Cristo, si esprimeva nei loro vaticini. Due cose si preparavano: Profeti, preparatori per l’impulso del Cristo, che in pura immersione psichica cercavano di accogliere la giovane forza del Cristo, che nell’ordinato vivere del pensiero vivono in tal modo che tesse nell’evoluzione dell’umanità; le sibille d’altro canto, che sono abbandonate agli influssi esterni della sfera eterea terrestre. Ci si presenta nei Michelangelo nella rappresentazione della Cappella Sistina a Roma questo contrasto tra sibille e profeti. Michelangelo mostra come nelle sibille operano il vento e altre cose che si connettono elementarmente con la terra, mostra che nelle sibille c’era il pericolo che l’Io cada in disordine, e come operano i profeti, questo Io per calmare. Lo studio dei profeti accanto alle sibille nelle immagini di Michelangelo può indicarci profondamente in molti misteri. Nelle forze che operavano per mezzo delle sibille, si mostra come l’Io umano su una quarta fase dovrebbe cadere in disordine. L’ordine che la dottrina dei profeti annuncia fu stabilito dal mistero del Golgota, l’ordine delle forze dell’Io nella forma che l’Io dell’uomo sempre più profondamente imparava a sentire: Non io, ma il Cristo in me. — Ciò che nelle sibille sarebbe dovuto contribuire al disordine dell’Io, appare per mezzo dell’impulso del Cristo in modo ordinato. Poiché l’Io dell’uomo deve svilupparsi sulla terra, dovette l’evento del Golgota accadere sulla terra, il Cristo dovette compenetrare il corpo di Gesù, il vero corpo fisico, mentre negli stadi preliminari fu spiritualizzato un angelo.
Così il Golgota si avvicinò all’evoluzione terrestre. Profondamente vero è quello che Agostino dice: Il cristianesimo è sempre stato, solo che ora lo si chiama cristianesimo. — Si sentiva ai tempi di Agostino qualcosa di ciò, che i servitori di Apollo erano cristiani, anche se non per il nome. Era venerazione del terzo, solo ancora spirituale evento. Così il Cristo si avvicinò gradualmente alla terra. Nel mondo Devachan furono il primo e il secondo stadio preliminare, nel mondo astrale il terzo, e nel mondo fisico l’evento del Golgota.
Ma non come maestro, bensì per mezzo della sua forza il Cristo penetrò nella sfera eterea terrestre. Questo deve essere sempre sottolineato di nuovo. Se il Cristo avesse voluto agire solo per mezzo di quello che gli uomini avrebbero potuto comprendere da lui, avrebbe potuto agire poco.
Egli entrò come essenza vivente nell’evoluzione. La comprensione umana deve innalzarsi verso di lui. Perciò vediamo come si svolgono le dispute dogmatiche. La facoltà umana di giudizio è ancora ben lontana dal penetrare nell’impulso del Cristo. L’impulso del Cristo agisce nelle profondità attraverso le anime come forza vivente. Possiamo seguire questa forza. Guardiamo a un evento del 28 ottobre 312. Allora Costantino combatteva una battaglia contro Massenzio presso Roma. L’esercito di Massenzio era quattro volte più forte di quello di Costantino. Costantino vinse. Chi osserva rettamente la storia dice: La vita di tutta l’Europa sarebbe stata diversa, se Costantino non avesse vinto. — Una battaglia singolare era quella. Non vinse la forza esterna, non la facoltà di giudizio. La battaglia non fu combattuta con quello che emanava dalla facoltà di giudizio. Fu combattuta da entrambi i lati seguendo impulsi inconsci, in che giocava l’impulso del Cristo. Massenzio consultò i libri sibillini. Essi gli dissero: Se non rimani nel luogo dove sei, se esci da Roma, soggiogarai il grande nemico di Roma. — Un sogno gli disse ancora che dovesse abbandonare Roma e combattere davanti alle porte. In Roma era ben trincerato al sicuro. La facoltà umana di giudizio non decise su quello che giocava in questa battaglia. L’inconscio agiva nell’anima di Massenzio e di Costantino. A Costantino un sogno rivelò che dovesse portare l’emblema del cristianesimo all’esercito in avanti. Sogni decisero su questa battaglia che decise sul destino dell’Europa. La facoltà umana di giudizio non era adatta a portare a termine quello che doveva essere portato a termine, ma l’impulso del Cristo operava e pose l’esercito quattro volte più debole di Costantino di fronte a quello di Massenzio fuori Roma. Per mezzo di quello che gli uomini non possono giudicare accadde la direzione degli affari umani. Questo è significativo per l’intera direzione della storia umana.
L’impulso del Cristo operò nell’inconscio delle anime come impulso spirituale. Ugualmente ha operato dopo, quando di nuovo la mappa d’Europa ricevette una forma completamente diversa. Se nel momento decisivo non fosse stata la Vergine di Orléans a porsi al fianco del suo re, tutti i destini europei sarebbero stati diversi. Di nuovo non era la facoltà di giudizio, ma l’impulso del Cristo che si serviva di uno strumento umano. Non dipende dal nostro giudizio se lo troviamo buono o cattivo.
In un’altra cosa posso mostrare come al di sotto della soglia della consapevolezza l’impulso del Cristo agisce. Si serve di strani modi di manifestazione, strani per il materialista. Quando la vita dello spirito nuovo si avvicinava, era nel suo sviluppo qualcosa che avrebbe causato che il materialismo stendesse le sue braccia ancora molto di più sulla vita europea. Se certi processi non fossero entrati, sarebbe stato possibile che addirittura nelle anime che si sentivano ancora spirituali sarebbero entrate rappresentazioni completamente materiali. La comprensione per l’impulso del Cristo sarebbe scesa già in molti secoli prima così lontano che avrebbe dubitato della sua esistenza fisica. Allora Arthur Drews e altri avrebbero avuto un gioco molto più facile. Diffuse sulle regioni più lontane dell’Europa nel XVI e XVII secolo, quando il pericolo era presente che non avrebbe avuto alcuna connessione più con l’impulso del Cristo, la disposizione: Perché si dovrebbe credere che il Cristo abbia vissuto? — E allora avvenne nel modo più strano in diversi luoghi contemporaneamente la medesima cosa. In quasi tutti i paesi europei, dappertutto si mostrava che per diversissimi insediamenti umani, attraverso villaggi e città non sempre la stessa, ma sempre una diversa personalità fisica umana passava. Si diffuse l’opinione che questa personalità umana, che apparve in un abito particolarmente strano, fosse Ahasver, l’Ebreo errante, che per il mondo vagava da quando aveva respinto il Cristo. Si diffuse la notizia che vive un uomo che da propria visione può dire: Ho visto il Cristo, egli ha veramente vissuto. — In diversi luoghi questa personalità passava per i villaggi, prendeva parte nei servizi divini in condizioni terribili, in abiti completamente antiquati, e raccontava l’evento di cui poteva dare testimonianza. Vescovi e abati invitavano tali personalità a banchetti, organizzavano festeggiamenti. Queste personalità raccontavano allora sempre: Possiamo rinfrancarvi nella consapevolezza che il Cristo ha camminato sulla terra, poiché mi è passato accanto, e perché lo trattai così, adesso devo così vagare per il mondo.
Da quello che si apprende dalla storia, non si ha nozione di quanto profondamente colpì le anime umane pochi secoli fa quello che Ahasver raccontava. Erano sempre altre personalità, ma videro come in una retrospettiva di Ahasver il Cristo passarle accanto, così che fu loro creduto. Da loro emanava la consapevolezza: Sì! Ha vissuto, poiché può parlarne. — Gli uomini superficiali di oggi possono dire: Dovrebbe aver avuto un influsso così grande che per mezzo di ciò il pericolo che il Cristo come Cristo storico fosse completamente dimenticato fosse allontanato? — Non sanno che tali eventi passavano per il mondo che la storia non ha registrato. Che oggi non siamo completamente sprofondati nel materialismo è conseguenza di quello che emanava da queste personalità. Oggi ciò non potrebbe accadere. In alcuni luoghi Ahasver aveva calli spessi, abiti peculiari, capelli lunghi, pelle ingiallita, era grande e magro; in altri luoghi era piccolo, aveva una gobba, ma era sempre dalla consapevolezza, dalla visione di quello che l’anima credeva di aver sperimentato nel momento in cui il Cristo le passò accanto.
In molte personalità fu immersa la consapevolezza, questa facoltà di guardare indietro nella Cronaca dell’Akasha e così identificarsi con esso che veramente lo credessero. Oggi tutti questi Ahasver andrebbero nel manicomio, allora erano strumenti per il rafforzamento della vita spirituale. Vescovi e abati si rafforzavano per mezzo di loro nella forza della fede nel Cristo. Dai mondi spirituali verso dentro fu seminato il germe in nature psichicamente predisposte, di poter guardare indietro all’evento del Golgota. I narratori si videro allora per la particolarità della loro consapevolezza stessi nell’immagine dentro. Questo era vero, era lo sguardo vivo all’evento del Golgota. Molto più che nella consapevolezza superiore dell’uomo, nel che si manifesta la facoltà di giudizio, si svolgeva nelle regioni psichiche inconsce quello che emanava dall’impulso del Cristo. L’uomo che pensa materialmente di oggi leggermente può beffeggiare tali cose. Dirà che è un’epidemia psichica, dirà: Che si può ricavare da quello che viene da anime malate. — Si vorrebbe chiedere a questo materialista che cosa direbbe se uno psichicamente si ammala così che gli psichiatri lo chiudono nel manicomio, ma di lì inizierebbe dalla sua illuminazione a inventare davvero come idea il motore aria che si presenta davvero come idea agli uomini? Questi lo riceverebbero allora da una tale anima e non chiederebbero se viene da un’anima malata. Questo non è un criterio, nessuna obiezione se un’anima è malata. Si tratta di esaminare il contenuto di quello che viene dall’anima. È il peggiore del nostro spirito materiale che si appella ai riguardi collaterali, non alla forza della verità.
Se così contemptiamo l’evoluzione dell’umanità, ci diventerà chiaro che dobbiamo comprendere l’impulso del Cristo come forza vivente, che agisce molto più nei fondamenti delle anime e si serve di mezzi fisici, più di quello che gli uomini comprendono. Se fosse rimasto limitato a ciò, il suo influsso non sarebbe andato molto lontano. Ma nel nostro tempo la cosa inizia a divenire diversa, a divenire così che dopo e dopo deve operare in noi quello che per i Greci era il pensiero, con che allo stesso tempo è nata la consapevolezza dell’Io umano. Come si manifesta questo pensiero oggi? Non si ha bisogno di sostenerlo con la scienza dello spirito, ma con la filosofia. Nei secoli prima della fondazione del cristianesimo, cominciando da Ferecide fino ad Aristotele, il pensiero inizia nell’evoluzione del mondo. Il pensiero inizia a pensare in immagini per la prima volta nella vita greca. Questo prepara la vera consapevolezza dell’Io. Poi viene l’impulso del Cristo. Agisce insieme con quello che è uscito come forza dell’Io. Nel nostro tempo lo vediamo nella hegelianità, che poco è considerata, ma una manifestazione significativa dell’umanità è come Hegel lotta con il pensiero che vuole abbracciare il mondo intero. L’uomo si sviluppa nel mondo, incoronare lo sviluppo per il fatto che il pensiero riempie il mondo. Egli conosce per questo il suo ambiente. Ma il pensiero può fare due cose: svilupparsi rettamente, il che si paragona allo sviluppo del chicco al fiore, oppure il chicco può servire come cibo umano. Allora è strappato dalla sua corrente continua. Rimane nella corrente continua, si sviluppa una nuova pianta, probabilmente vita per il futuro ne esce. Ugualmente è con il pensiero umano. Si dice che per mezzo di esso ci facciamo immagini dell’ambiente. Ma l’uso per tale conoscenza è come se usassimo i chicchi come cibo. Noi allontaniamo il pensiero dalla sua corrente. Rimane nella sua corrente, usiamo non il chicco come cibo, allora lo lasciamo vivere la sua propria vita di chicco, lo lasciamo sorgere in meditazione e ispirazione, lo lasciamo svilupparsi in nuovo essere fecondante. Questa è la corrente retta per il pensiero. Questo si riconoscerà nel futuro, che quello che è stato considerato come conoscenza del mondo, si relaziona come il chicco, che non procede a nuovo chicco, ma è spinto in una corrente completamente diversa; ma quello che apprenderemo attraverso la conoscenza del mondo superiore, è il pensiero afferrato filosoficamente in libertà, che in meditazione e concentrazione direttamente conduce nella vita spirituale.
Stiamo al punto dove sarà riconosciuto che si relaziona la conoscenza ordinaria alla conoscenza soprasensibile, come si relaziona un chicco usato come cibo a uno che procede a nuovo chicco. Conoscenza interiore del pensiero è quello che il futuro deve portare. La filosofia nel vecchio modo è superata, ha avuto il suo tempo. Si saprà che tale conoscenza deve sempre esserci, ma deve condurre a un flusso secondario dello sviluppo. Si saprà che il pensiero vivente che si trasforma in meditazione e concentrazione nella conoscenza spirituale della natura umana e nella conoscenza del mondo spirituale conduce.
Se osserviamo molte manifestazioni nella nostra vita dello spirito, può molto colpire qualcosa. Qui si può ben parlare e discutere quello che nel mondo esterno sarebbe frainteso. Un uomo è considerato oggi come grande spirito filosofico che fondamentalmente la sua saggezza è limitata sempre ad ascoltare di nuovo: L’uomo non deve fermarsi alla conoscenza esterna, deve afferrare lo spirito. — Si potrebbe dire che ripete sempre di nuovo in altra versione: L’uomo non può fermarsi alla sola conoscenza esterna, deve afferrare lo spirituale in sé stesso, deve viverlo, non deve essere solo afferrato in concetti, deve divenire vivente. Non dice che cosa è lo spirito, nulla è riconosciuto. Questo è il carattere distintivo della filosofia di Eucken. Non conduce alla vera conoscenza-spirito. Quando il pensiero si plasma da sé stesso, non diventa a un vago spirito-esperienza, ma si arrotonda in sé stesso, e vibra verso il pensiero quello che abbiamo imparato come corpo eterico. Se il pensiero si trasforma in meditazione, questo pensiero si formerà e dal corpo eterico umano è lì — l’uomo spirituale. L’umanità è nel suo sviluppo sulla via dalla filosofia al vivo conoscere-spirito.
Stiamo sulla via retta. Chi ciò riconosce, conosce il suo tempo; ma non si può giungere a una vera visione in queste cose senza sviluppare una reverenza sacra di fronte alla conoscenza che si trattiene dal mettere in ogni luogo il metro della facoltà di giudizio che si ha. Si deve sempre di nuovo voler prepararsi a nuova conoscenza, poiché così come l’anima è, non conviene che a flusso secondario della conoscenza. Solo se si sviluppa più in alto, conviene che a davvero entrare nel mondo spirituale. Solo allora comprendiamo il nostro compito entro la nostra comunità rettamente, quando sentiamo, con tutta l’umiltà, come siamo chiamati a sapere qualcosa di questo grande capovolgimento di tutti i concetti di conoscenza che vogliono condurre nella vita spirituale. Vogliamo rimanere completamente modesti, ma possiamo molti che oggi valgono come grandi spiriti chiamare chiacchieroni superficiali, poiché questo non è critica malevola. Ciò dove dobbiamo trovarci è: giudizio chiaro, forte ed energico su ciò verso cui aspiriamo, unito a umiltà; riconoscere che nel grande misurati stiamo ancora all’inizio, ma il nostro cuore può gonfiarsi, può infiammarsi con gioia al pensiero di quello che diventerà ciò verso cui vogliamo tendere, le nostre facoltà d’anima più intime vogliamo dedicare. Non solo al vostro potere immaginativo vorrei dirigermi, ma alle vostre più profonde forze del cuore, a ciò nelle vostre anime dove si trova il vostro più profondo sentire per il polso del tempo. Allora capirete quello che con tale discorso deve essere solo accennato, quello che devono farci dire le potenze dirigenti del nostro tempo, gli individui spirituali di cui sappiamo che passano attraverso la nostra corrente temporale. Non soltanto per mezzo di acquisire sempre più concetti per quello che il mondo spirituale è — dobbiamo acquisirli — ma per mezzo di unire a ogni nuova idea qualcosa che venga dal fondamento più profondo della nostra anima, così che questo sempre-più-comprendere possa dimostrarsi di fronte alle potenze dirigenti del tempo. Possiamo sentire come parlano nei fondamenti più intimi della nostra anima. Molto prima che percepiamo questo parlare come un avvertimento, possiamo sentire come il nostro movimento così viene sostenuto da queste potenze spirituali guida, i cui portavoce siamo nel retto senso entro il nostro movimento. Questa consapevolezza deve effondersi come una vera corrente dell’anima su quello che facciamo.
Nella odierna considerazione desidero dapprima parlare di ciò che possiamo conoscere, nella ricerca occulta moderna, riguardo all’essenza di Cristo, per poi collegare una discussione sui progressi che abbiamo potuto compiere nella conoscenza del Cristo dopo il mistero del Golgota.
Nel seno del nostro movimento spirituale si è ripetutamente attirata l’attenzione sulla grande importanza del mistero del Golgota per l’intera evoluzione terrestre. Poiché la ricerca occulta ha proseguito ulteriormente l’indagine di questo significato del mistero del Golgota, è stato possibile giungere a tre stadi preliminari del mistero del Golgota, che si sono svolti durante l’evoluzione terrestre e sono ad essa intimamente connessi. Tre stadi preliminari precedono il mistero del Golgota, lo preparano, ma non si svolgono sul piano fisico, bensì nei mondi superiori.
Il primo di questi eventi cade nel periodo dello sviluppo lemuriano della Terra. Gli altri due eventi — il secondo e il terzo — cadono nel periodo dello sviluppo atlantideo della Terra. E il quarto è il mistero del Golgota, che si svolse nel periodo postatlantideo, all’inizio della nostra era, sul piano fisico.
Nel periodo lemuriano l’essenza che conosciamo come essenza di Cristo si unisce con un’altra essenza dei mondi superiori, un’entità dei mondi superiori che non si incarnò sul piano fisico, bensì appartenne al mondo delle gerarchie superiori. E come nei confronti del mistero del Golgota diciamo che Cristo entrò nel corpo di Gesù di Nazaret, così possiamo dire riguardo all’antico periodo lemuriano che Cristo entrò in un’essenza di tipo arccangelico dei mondi superiori. Si potrebbe dire che un evento simile, tradotto nello spirituale, si verificò durante lo sviluppo lemuriano, come si sarebbe verificato più tardi sul piano fisico il battesimo di Giovanni nel Giordano. Incontriamo dunque in quel tempo antico l’essenza di Cristo nel corpo senziente di un Arcangelo. E attraverso questo sacrificio dell’essenza di Cristo, dell’entrata in un corpo, nel corpo senziente di un Arcangelo, si irradia nei mondi fisici un’azione molto determinata.
Per comprendere il significato di questo evento, dobbiamo parlare di un pericolo che minacciava l’intera evoluzione umana nel periodo lemuriano a causa delle forze luciferiche. Se questo pericolo non fosse stato scongiurato dall’umanità, tutto ciò che chiamiamo capacità di percezione sensibile umana sarebbe caduto in disordine. Le forze sensoriali non avrebbero potuto svilupparsi, sotto l’influsso luciferico, nel modo in cui effettivamente si sono sviluppate, bensì sarebbero diventate molto più sensibili, molto più eccitabili di fronte al mondo esteriore. Ad esempio, avremmo dovuto muoverci così nel mondo: se avessimo visto un colore blu, questo avrebbe esercitato una forza di risucchio sui nostri occhi e avremmo sentito una specie di forza premente; e se avessimo visto un colore rosso, avremmo provato una sensazione di puntura negli occhi. Basta immaginare che cosa saremmo diventati noi uomini se in ogni passo della vita fossimo stati tormentati, attraverso le percezioni sensoriali, da impressioni costantemente eccitanti. Questo pericolo fu scongiurato dal fatto che Cristo — devo dirlo così — non si incarnò, ma si trasfuse in un’essenza arccangelica, e le forze che da allora potevano irradiarsi dai mondi spirituali si diffusero nell’evoluzione dell’umanità, e le forze sensoriali furono armonizzate, di modo che il pericolo appena discusso fu allontanato dagli uomini e questi ottennero la necessaria misura. Possiamo dunque oggi, quando riflettiamo sulla moderazione con cui procedono le nostre percezioni sensoriali, guardare indietro al periodo lemuriano e dire: allora fu che Cristo si sacrificò, si trasfuse in un’essenza arccangelica e allontanò da noi il pericolo dell’ipersensibilità del nostro sistema sensoriale.
Il secondo pericolo minacciava l’evoluzione umana, e cioè insieme per opera di Arimane e Lucifero, nei primi tempi dello sviluppo atlantideo. In questo periodo minacciava uno sviluppo abnorme le forze vitali. Le forze vitali avrebbero dovuto svilupparsi cosicché, ad esempio, se l’uomo avesse provato fame e avesse avuto cibo di fronte a sé, si sarebbe gettato sul cibo con avidità bestiale. E d’altro canto, ad esempio, se avesse avuto di fronte un alimento che non gli fosse stato conveniente, avrebbe provato orribile disgusto e sarebbe fuggito dall’alimento. L'ipersensibilità delle forze vitali minacciava l’uomo in quel tempo. Cristo si trasfuse nuovamente in un’essenza arccangelica della gerarchia superiore, e attraverso questo sacrificio di Cristo fu scongiurato il pericolo appena descritto dall’umanità, e le forze vitali furono così armonizzate che possiamo ora usarle nella misura e nell’equilibrio.
Il terzo pericolo minacciava l’evoluzione umana verso la fine del periodo atlantideo. Le tre forze dell’anima — il pensare, il sentire e il volere — avrebbero dovuto cadere in disordine sotto l’influsso di Lucifero e Arimane, di modo che avrebbero agito senza ordine, confusamente, in modo caotico, se questo pericolo non fosse stato scongiurato.
Per capire come stia realmente questa cosa, dobbiamo essere consapevoli che la Terra non è soltanto quello che i geologi ritengono, un corpo minerale, bensì che la Terra è un intero organismo. Ciò che sorge dal fondo della Terra, che si eleva come vapori nebbiosi dal fondo della Terra, non è soltanto vapore fisico, bensì anche l’incarnazione delle passioni che possono unirsi alle passioni e agli impulsi degli uomini e che sono penetrate da forze luciferiche e arimaniche. Queste avrebbero prodotto nel periodo indicato nella anima umana il caos del pensare, sentire e volere. E se questo pericolo non fosse stato scongiurato, l’intero genere umano, per il caos del pensare, sentire e volere, avrebbe dovuto cadere in una specie di delirio. Il genere umano si sarebbe sviluppato verso una follia che sarebbe diventata lo stato normale della Terra. Allora, per la terza volta, l’essenza di Cristo si trasfuse in un’essenza arccangelica e allontanò questo pericolo attraverso le irradiazioni che potevano essere esercitate sulla evoluzione dell’umanità per questo sacrificio appena caratterizzato. L’effetto di questa terza trasfusione dell’essenza di Cristo è l’armonizzazione del pensare, sentire e volere nella natura animica umana.
I Greci, che nella loro mitologia ebbero qualcosa come immagini riflesse dei processi durante il periodo atlantideo, espressero nella loro mitologia anche questo fatto soprasensibile appena menzionato. E l’immagine, l’immagine riflessa, con cui i Greci si rappresentavano la terza trasfusione del Cristo in un’essenza arccangelica, è Apollo, il dio del Sole. Apollo come protettore dei detti della Pizia appare come quell’entità che armonizza il drago che sorge dalla Terra sotto forma di vapori. Se senza l’armonizzazione di Apollo questo vapore scorresse nella passione della Pizia, il pensare, sentire e volere si esprimerebbe come follia. Mediante l’impregnazione con le forze di Apollo, quello che la Pizia ha da dire diviene talvolta il consiglio più saggio che sia stato dato ai Greci.
Se si fosse potuto chiedere a un iniziato dei misteri antichi quale fosse veramente il suo parere su chi fosse Apollo, egli avrebbe certamente risposto: Egli è il precursore di Cristo Gesù, che semplicemente non è ancora disceso fino al piano fisico.
L’umanità ha conservato di questo terzo evento di Cristo una meravigliosa immaginazione nell’immagine: San Giorgio sconfigge il drago, oppure l’Arcangelo Michele sconfigge il drago. È meraviglioso poter osservare come in effetti questa immaginazione — San Giorgio sconfigge il drago — è un’eco del terzo evento di Cristo soprasensibile.
Il quarto evento accadde nel periodo postatlantideo, allorché l’umanità era nuovamente esposta al pericolo di cadere in disordine, nel corso dell’evoluzione, nelle forze dell’anima. Ora doveva direttamente cadere in disordine l’Io stesso umano.
Il primo pericolo consisteva nel fatto che le forze sensoriali sarebbero cadute in disordine. Il secondo pericolo consisteva nel fatto che le forze vitali sarebbero cadute in disordine. Il terzo pericolo consisteva nel fatto che le forze dell’anima — il pensare, sentire e volere — sarebbero cadute in disordine. Il quarto pericolo consisteva nel fatto che le forze dell’Io sarebbero cadute in disordine.
La medesima essenza, l’essenza di Cristo, che si era precedentemente trasfusa per tre volte, si incarnò ora nel mistero del Golgota in Gesù di Nazaret, per allontanare questo quarto pericolo attraverso la sua irradiazione nell’aura terrestre dall’umanità.
Veramente, nell’evoluzione dell’umanità nei secoli che precedettero il mistero del Golgota e in quelli che lo seguirono, possiamo osservare come fosse presente il pericolo: quello che avrebbe dovuto mettere in disordine l’Io e la sua forza. Vediamo come si manifesti il rifiorire della forza dell’Io nella filosofia greca, in Socrate, Platone, Aristotele — già a partire da Talete, Eraclito. Insieme a questo rifiorire della forza dell’Io attraverso la filosofia greca accade qualcos’altro: poiché le forze del pensiero umano rifioriscono in Talete, Eraclito, in Socrate, Platone, Aristotele, vediamo come pressappoco dal medesimo punto nel tempo si diffondono su tutta la parte allora coltivata della Terra, mostrandosi qua e là, le forze delle cosiddette Sibille. Queste Sibille, che compaiono come fenomeno parallelo insieme all’origine della filosofia, rappresentano come il caos deve irrompere nelle forze dell’Io. Vediamo come da ciò che proclamano le Sibille possa emergere il vero, il genuinamente profetico, ma d’altro canto anche fraintendimenti, forze dell’Io ingannevoli e disordinate che parlano dalle Sibille. Come l’elemento caotico e terrestre parli dalle Sibille, questo fu rappresentato in modo meraviglioso più tardi dalla tradizione di Michelangelo nella Cappella Sistina. Persino nella rappresentazione dei gesti si vede come attraverso le singole Sibille agisse il disordine delle forze dell’Io, che si esprimeva nei modi più disparati.
E Michelangelo pose come fenomeno polarico accanto alle forze sibillene quei profeti che tentarono di cercare e trovare l’Io nella natura umana e di renderlo fruttifero per lo sviluppo storico dell’umanità. Quello che ci appare in Michelangelo nelle Sibille e nei Profeti rappresenta i due poli: da un lato la tendenza dell’Io a cadere in disordine, d’altro canto la ricerca del profetismo ebraico di mettere in ordine le forze dell’Io. Nella natura umana fermentava il vero divenire consapevole dell’Io, che allora doveva sopraggiungere; e se il pericolo non fosse stato respinto, nelle oscure forze profetiche e nelle oscure forze sibillene oggi nel nostro Io si mescolerebbero caoticamente. Non avrebbe potuto esservi una vera chiarezza dell’Io negli sviluppi dei secoli seguenti. Allora l’incarnazione di Cristo in Gesù di Nazaret cadde in questa fermentazione e operò per la quarta volta l’armonizzazione della natura umana. Questo poteva accadere soltanto per il fatto che l’essenza di Cristo si incarnò in un’essenza umana, che nel senso più alto aveva sviluppato in se stessa tutte le capacità che allora si presentavano agli uomini.
Così come la ricerca occulta moderna rende possibile gettare luce sulle quattro tappe del mistero del Golgota, essa ci mette nelle condizioni di diffondere luce sull’essenza di Gesù di Nazaret, in cui l’essenza di Cristo si incarnò attraverso il mistero del Golgota, l’ultima tappa. In occasioni precedenti ho potuto attirare l’attenzione sul fatto che all’inizio della nostra era nacquero due bambini Gesù. Ho potuto indicare che nel dodicesimo anno di uno dei bambini Gesù, che discendeva dalla linea di Natan della casa di Davide, entrò l’anima dell’altro bambino Gesù, che discendeva dalla linea salomonica, di modo che dai due bambini Gesù uno solo diventò un unico essere. Se ci chiediamo chi fosse questo Gesù di Nazaret dodicenne, allora la ricerca occulta odierna risponde: è l’anima di Zarathustra in un’essenza umana molto particolare, che appunto discendeva dalla linea di Natan della casa di Davide. E quando rivolgiamo lo sguardo spirituale all’essenza di Zarathustra nel Gesù natanico, ci si presenta come questo Gesù di Nazaret si sviluppò ulteriormente fino al suo trentesimo anno.
Possiamo distinguere tre epoche nello sviluppo di questo Gesù di Nazaret. La prima dal dodicesimo al diciottesimo anno di vita. La seconda dal diciottesimo al ventiquattresimo anno. La terza approssimativamente dal ventiquattresimo al trentesimo anno. Il giovane Gesù di Nazaret viveva nella casa a cui presiedevano il suo vero padre e la madre del bambino Gesù salomonico. Gli altri due nel frattempo erano morti. Il giovane Gesù di Nazaret fu iniziato esternamente al mestiere del padre, una specie di lavoro da falegname o carpentiere. Tuttavia sviluppava se stesso in modo straordinario, con infinita perfezione della vita spirituale nella sua anima. Dobbiamo ritenere che, in sostanza, lo sviluppo profondamente significativo del giovane Gesù di Nazaret nessuno nella sua cerchia familiare comprendeva. Era solitario con loro già da bambino, dai dodici ai diciotto anni; del tutto solitario. Era strano questo sviluppo interiore, che si compieva nella solitudine dell’anima: come dal profondo fondo dell’anima Gesù di Nazaret poteva attirare tutto quello che era stato grande rivelazione al popolo ebraico nel corso del tempo. Il popolo israelita, nel tempo in cui viveva Gesù di Nazaret, aveva ormai quasi nient’altro che tradizioni scritte di ciò che una volta i profeti antichissimi avevano ricevuto come rivelazioni immediate dai mondi spirituali. Si sapeva dalle scritte ciò che gli Antichi avevano ricevuto come rivelazione, ma non si aveva più la possibilità di elevarsi a quella rivelazione stessa, che una volta era venuta ai profeti antichissimi attraverso quella voce che si chiamava la grande Bath-Kol. Come in uno sviluppo regressivo Gesù di Nazaret ripeté in se stesso tutto quello che il popolo ebraico aveva attraversato, e si arrampicò fino al punto in cui la sua anima sentì: la grande Bath-Kol mi parla di nuovo. Direttamente dal mondo spirituale percepisco la voce che una volta i profeti ricevettero. E come accade in tale sviluppo interiore, così fu anche in Gesù di Nazaret: questo sviluppo interiore era unito al dolore e alla sofferenza animica più profonda. Le conoscenze più elevate non si acquisiscono senza dolore e sofferenza. Particolarmente vi era una cosa che si depositò come un dolore terribile nell’anima del Gesù di Nazaret di circa diciassette-diciotto anni, quando disse a se stesso: Una volta la grande Bath-Kol ha parlato le più meravigliose rivelazioni al popolo ebraico. Oggi il popolo ebraico è qui, ma se la grande Bath-Kol gli parlasse oggi, non ci sarebbe nessuno che potrebbe ascoltarla. Comprendono gli scritti, ma non comprendono più la scrittura vivente. — Era solitario in se stesso; un’enorme tristezza scese sulla sua anima, su ciò che era diventato il suo popolo nello sviluppo discendente dell’umanità.
Poi venne il tempo in cui Gesù di Nazaret doveva essere mandato nel mondo. Vagò esercitando il suo mestiere qua e là in diverse regioni, sia in Palestina che al di fuori della Palestina, in regioni pagane. Questi pellegrinaggi erano straordinari, particolarmente nell’impressione che producevano sulla gente da cui veniva Gesù di Nazaret. Quello che il dolore nella sua anima aveva compiuto, si era trasformato in una specie di amore che si sentiva irradiare da lui immediatamente in sua presenza. Quando così alla sera, dopo che aveva compiuto il lavoro, era con la gente che visitava, sedendosi con loro, sentivano come un’atmosfera di amore fluiva da lui con le sue parole, ma anche dalla sua semplice presenza. Ciò che era impregnato di amore, quello che poteva dire con loro, faceva la più profonda impressione sulla gente; e quando se n’era andato, per lavorare altrove, rimaneva con la gente che aveva lasciato qualcosa come il ricordo più vivo di lui. Spesso accadeva che Gesù di Nazaret era già partito da tre o quattro settimane, quando la gente che aveva lasciato tre o quattro settimane prima aveva la visione comune che egli rientrasse di nuovo e parlasse con loro — la visione parlava con loro. Era così profonda l’impressione che, in sostanza, egli era rimasto con loro, questo Gesù di Nazaret. Così la natura di Gesù di Nazaret si impresse in centinaia e ancora centinaia di anime mentre vagava nel suo diciottesimo fino al ventiquattresimo anno di vita.
Durante questi vagabondaggi Gesù di Nazaret arrivò anche in regioni pagane. Un giorno incontrò un luogo pagano in cui la popolazione era rovinata. Il luogo era abbandonato dai suoi sacerdoti. In quel luogo vi era un luogo di sacrificio, ma era desolato. I sacerdoti erano fuggiti perché una malattia terribile era scoppiata tra la gente del luogo. Tali luoghi di sacrificio e le pratiche cultuali in questi luoghi di sacrificio derivavano dai Misteri. Quello che si era rivelato nei Misteri si trasferiva nella pratica cerimoniale in questi luoghi di sacrificio. Per comprendere una tale cosa, bisogna prestare un po’ di attenzione al significato del sacrificio cerimoniale. Attraverso il modo in cui vengono compiute le azioni sacrificali, e attraverso le preghiere che penetrano queste azioni sacrificali, fluiscono effettivamente forze spirituali sugli altari. Ma Gesù di Nazaret, quando giunse al luogo di culto del luogo menzionato, non trovò più le buone forze che una volta si erano riversate sugli altari nei sacrifici antichi. Trovò i luoghi di culto, abbandonati dai loro sacerdoti, popolati da potenze demoniache intorno all’altare. Persino la gente rovinata, malata, decadente di quel luogo pagano ebbe una profonda impressione quando sentì avvicinarsi Gesù di Nazaret, che non conosceva, ma che emanava un’atmosfera di amore. Credettero dapprima che uno dei loro antichi sacerdoti, che li aveva abbandonati, tornasse e volesse offrire loro il loro sacrificio pagano. Gesù di Nazaret naturalmente non voleva offrire il sacrificio pagano, ma si mise tra la gente. Allora fu afferrato dalla forza dei demoni intorno all’altare, e cadde come morto. Quando la gente lo vide, fuggì; e nell’addormentarsi Gesù di Nazaret ancora vide come la gente veniva inseguita dai demoni. Allora perse la coscienza ordinaria e fu rapito nei mondi spirituali. E poteva ora percepire quello che era stato rivelato una volta ai sacerdoti dei Misteri antichi in purezza e verità: poteva percepire le antiche rivelazioni pagane, come aveva percepito nella voce della grande Bath-Kol le rivelazioni ebraiche. E poteva ora sentire l’antichissima rivelazione pagana, che può essere ripetuta approssimativamente nel linguaggio odierno nel modo seguente:
Amen
Regnano i mali
Testimoni di egoità che si dissolve
Colpa di sé causata da altri
Sperimentato nel pane quotidiano
In cui non regna la volontà del cielo
Poiché l’uomo si separò dal Vostro regno
Dimenticò il Vostro nome Voi, Padre nei cieli.
E Gesù di Nazaret nel suo stato di coscienza alterato sapeva che questa rivelazione era passata attraverso gli insegnamenti sacrosanti e antichi dei Misteri. Si svegliò e aveva conservato il ricordo di ciò che erano stati una volta gli insegnamenti sacrosanti e antichi delle religioni pagane. Quello che aveva ricevuto in questa rivelazione, egli lo trasformò per il progresso ulteriore dell’umanità e divenne il «Padre nostro».
Quello che si impara riguardo ai mondi superiori, non si impara soltanto attraverso insegnamenti, ma piuttosto attraverso fatti che si sperimentano nei mondi superiori. Ma allora si sperimenta in un modo infinitamente più profondo il significato intero di una tale rivelazione di quanto si possa mai sperimentare qualcosa attraverso insegnamenti o teorie. Un nuovo grande dolore si depositò nell’anima di Gesù di Nazaret. Aveva davanti a sé in un caso particolarmente chiaro tutta la miseria a cui le rivelazioni pagane erano diventate, e poteva ora contrapporre quello a quello che erano state una volta.
Come poteva dire in mezzo al popolo ebraico: e anche se oggi risuonasse la voce della grande Bath-Kol, gli uomini non sarebbero più là che potessero ascoltarla; si è soli con essa —, così poteva dire ora riguardo al popolo pagano: e se risuonassero di nuovo ovunque le voci degli antichi Misteri pagani, gli uomini non sarebbero più là che potessero ascoltarle.
Così Gesù di Nazaret doveva sperimentare nel dolore più profondo lo sviluppo discendente dell’umanità.
Quello che è stato appena raccontato accadde circa al ventiquattresimo anno di vita di Gesù di Nazaret. Poco dopo che questo accadde, tornò a casa. Era approssimativamente il tempo in cui suo padre a Nazaret morì.
Nel periodo tra il ventiquattresimo e il trentesimo anno di vita, tornato a casa a Nazaret, entrò in contatto con gli Esseni, che avevano una o l’altra colonia nella regione interessata. Non divenne propriamente un Esseno, ma attraverso la sua profonda vita animica, attraverso il doppio grande dolore che si era depositato nella sua anima e si era trasformato in amore, gli Esseni l’accolsero e parlarono con lui spesso dei loro segreti più profondi, di cui altrimenti parlavano solo tra loro, agli iniziati. Soltanto a lui parlavano dei loro segreti più profondi. E conobbe negli Esseni uomini che in quel tempo, attraverso uno sviluppo interiore particolare, di nuovo cercavano di elevarsi a quello da cui l’umanità si era sviluppata verso il basso. Egli accolse avidamente quello che poteva conoscere dagli Esseni riguardo all’evoluzione umana di una tale ascesa. Un giorno, tuttavia, quando lasciava la casa degli Esseni e passava per il portale, ebbe una visione particolarmente notevole: su entrambi i lati del portale vide due figure, di cui seppe in seguito, attraverso le sue esperienze successive, che erano Lucifero e Arimane. Questi fuggivano dalle porte degli Esseni verso il resto del mondo. E grazie a quello che aveva attraversato nel suo proprio sviluppo interiore, egli era tanto avanzato da poter leggere, per così dire, nella scrittura occulta il significato di questa fuga di Lucifero e Arimane dalle porte degli Esseni. Sapeva ora: sì, è possibile anche in questo presente che singoli uomini, attraverso uno sviluppo animico particolare, salgano alle altezze spirituali, ma soltanto a spese degli altri uomini. Perché lo sviluppo esseno potevano compierlo solo singoli eletti, e lo potevano fare soltanto perché altri rimanevano ai livelli inferiori. Sapeva che gli Esseni si liberavano, attraverso il loro sviluppo mistico, dall’influenza di Lucifero e Arimane; ma sapeva anche che Lucifero e Arimane, proprio perché dovevano fuggire dalle dimore essene, fuggivano proprio verso gli altri uomini e catturavano ancora di più il resto dell’umanità. E da questa esperienza occulta gli venne il terzo grande dolore, nel sentire: sì, a singoli uomini particolarmente eletti è possibile salire a quello che una volta era stato rivelato agli uomini, ma solo a spese degli altri uomini potevano salire. — Questo quasi gli spezzò il cuore, perché era pieno d’amore per tutti gli uomini. E ora, come risultato del terzo grande dolore, poteva dirsi: come anche nel nostro presente singoli uomini salgono alle conoscenze spirituali superiori, al resto degli uomini devono essere tolte. Non importa quanto alto possa salire un’anima, quello che possa sapere, sperimentare insieme agli Esseni, gli altri uomini nel vasto giro del mondo sono troppo miseri per questo.
Quando Gesù di Nazaret sperimentò questo, poteva sperimentare come la sua madre adottiva o di accoglienza comprendeva sempre di più la sua vita interiore. Particolarmente da quando morì il padre fu così. E mentre negli anni precedenti Gesù di Nazaret era del tutto solo e solitario nella famiglia, si sviluppò in questo periodo così tanta conversazione con la madre, in cui Gesù di Nazaret poteva parlare di quello che sperimentava nella sua anima solitaria. E giunse a una grande conversazione decisiva tra Gesù di Nazaret e la madre nel trentesimo anno della sua vita. Tutto ciò che si era depositato in conoscenze dalla dodicesima all’anno — quando percepì la voce della grande Bath-Kol, attraverso il Padre nostro cosmico, attraverso l’esperienza con gli Esseni —, tutto quello che si era così accumulato in conoscenze nella sua anima, di questo parlò a sua madre un giorno. E parlò così a sua madre che questa conversazione ha un effetto profondamente commovente, anche quando in seguito viene decifrata dalla Cronaca dell’Akasha dalla ricerca occulta. Le parole non andavano solo come parole alla madre, ma come forze viventi, che portavano come su ali l’essenza dell’anima di Gesù di Nazaret nell’essenza dell’anima della madre. Così profondamente unito era Gesù di Nazaret a quello che doveva rivestire di parole, che il suo dolore e le sue conoscenze transitarono nelle parole e fluirono nel cuore e nell’anima della madre. Ed era come se la madre fosse stata penetrata da una vita nuova; ringiovanita viveva di nuovo.
Ma Gesù di Nazaret entrò in uno stato animico completamente diverso. Con le parole aveva fatto fluire verso l’esterno quello che era così intimamente legato a esse, il proprio Io. L’Io di Zarathustra aveva lasciato i tre corpi — fisico, eterico e astrale — di Gesù di Nazaret, e le forze cosmiche agivano nei tre corpi. Senza la coscienza dell’Io, come in una vita onirica superiore, Gesù di Nazaret fu spinto sulla via verso Giovanni il Battezzatore: Gesù di Nazaret, che nella conversazione con la madre aveva esalato il suo Io di Zarathustra.
Così era stato preparato, dopo l’abbandono del suo Io di Zarathustra, a ricevere l’essenza di Cristo come suo nuovo Io. Il mistero del Golgota come la quarta tappa degli eventi cristiani, di cui abbiamo parlato, fu così preparato. Si svolse durante i tre anni in cui il Cristo visse nel corpo di Gesù di Nazaret fino al mistero del Golgota. E soltanto all’evento, il cui ricordo celebriamo nell’evento della Pentecoste, i discepoli, come da uno stato di coscienza diverso, giunsero alla conoscenza di ciò che si era svolto con il Cristo Gesù.
Quando consideriamo tutto quello che è stato così considerato riguardo all’essenza del Cristo come risultato della ricerca occulta del presente, possiamo allora dire che il nostro cuore e la nostra anima sarebbero meno scossi da queste rivelazioni per il nostro tempo che dalle rivelazioni, che un tempo anteriore è venuto a conoscere di Gesù e Cristo? La scienza occulta dei nostri giorni veramente ci mette nella condizione di sapere di più e di più profondo del Cristo Gesù, di quanto i secoli passati abbiano saputo. E possiamo dire questo: la figura del Cristo cresce a grandezza cosmica, quando cerchiamo di conoscerla con i mezzi che il moderno occultismo mette a nostra disposizione.
Guardando indietro a ciò che era stato dato a un’umanità anteriore riguardo al Cristo Gesù, ad esempio nei quattro Vangeli. Dal punto di vista occulto siamo consapevoli che coloro che scrissero i Vangeli li scrissero secondo le ispirazioni dei misteri antichi, da una chiaroveggenza atavistica. L’ho indicato nel mio libro «Il cristianesimo come fatto mistico». Il primo che ebbe un’impressione del significato cosmico di Cristo fu Paolo; Paolo, che poteva percepire come fosse fluita la forza dell’essenza di Cristo nell’aura terrestre. Quello che per Paolo si era chiarito per un aspetto determinato della conoscenza di Cristo può, se approfondiamo l’occultismo dei nostri giorni, chiarirsi all’uomo per ulteriori campi della conoscenza di Cristo. Perché, quando la visione di Paolo è estesa dal mistero del Golgota ai suoi tre stadi preliminari, quando è estesa da ciò che in Paolo è quasi solo la percezione di Gesù di Nazaret alla vita di Cristo Gesù, allora la via paolina è, per così dire, diffusa da un unico centro su tutta la grande manifestazione della vita di Cristo Gesù. Poiché arriviamo in questo modo oggi, attraverso una devota ricerca occulta, a essere in grado di rendere generale la via paolina per la conoscenza di Cristo, si è realizzato un vero progresso nella conoscenza del Cristo.
Non in modo astratto desideravo parlare dello sviluppo del progresso nella conoscenza di Cristo, ma in modo concreto desideravo illustrare quale conoscenza di Cristo nel presente può essere conquistata dalla scienza occulta. Così dalla nostra considerazione odierna ci sarà diventato chiaro che la scienza dello spirito, come l’intendiamo, può essere uno strumento per una sempre più profonda conoscenza di Cristo. Speriamo che, anche se l’umanità, attraverso influssi materialistici, dovesse giungere a un tale rifiuto delle antiche concezioni religiose del Cristo, la scienza dello spirito più moderna darà il Cristo all’umanità di nuovo. Perché questa scienza dello spirito non parla, attraverso teorie, del Cristo, ma consapevole della parola stessa di Cristo: «Io sono con voi fino alla fine dei giorni» — Perché nell’aura terrestre, in cui siamo noi stessi immersi, il Cristo è stato versato. Egli vive là dentro! E possiamo stare in comunione con lui come con un essere spirituale nell’aura terrestre, se acquistiamo la capacità per questo, come i discepoli una volta vivevano sul piano fisico con il Cristo Gesù. Dobbiamo solo abituarci a penetrare veramente la viva presenza di Cristo nell’aura terrestre e a non identificare il cristianesimo semplicemente con un insegnamento, una semplice dottrina. Dal mistero del Golgota il Cristo è presente, è intorno a noi. Possiamo trovarlo nel medesimo mondo in cui siamo noi, in cui egli è, soltanto non in forma fisica, bensì come entità spirituale.
Possiamo osservare come egli agisca come entità, indipendentemente da ciò che gli uomini potevano pensare di lui. Non l’abbiamo sperimentato, che nei concili e in altri campi di battaglia le opinioni, gli insegnamenti riguardo al Cristo sono andati avanti e indietro, che gli uomini non erano capaci di cavarsela con i loro pensieri riguardo al Cristo? Quante opinioni si sono sperimentate del Cristo! Ma se il progresso dell’impulso del Cristo fosse stato dipendente dalle opinioni degli uomini su di esso, certamente starebbe male con questo progresso dell’impulso del Cristo. Questo impulso del Cristo è nell’evoluzione terrestre come una realtà vivente, e agisce in essa come realtà, completamente a prescindere da come gli uomini pensavano a lui.
Consideriamo, per farci una tale cosa presente, la data del 28 ottobre 312. Allora stava davanti alle porte di Roma Costantino, il figlio di Costanzo Cloro; stava davanti a Roma, su cui regnava Massenzio. Costantino con il suo esercito relativamente più piccolo si avvicinava a Roma, mentre Massenzio comandava un esercito significativamente più grande. Massenzio era sicuro dentro le mura di Roma. Costantino si avvicinava in campo aperto. Quella battaglia, che fu combattuta allora, decise la mappa dell’Europa. Colui che studia la storia nelle sue profondità dovrà sempre ammettere: allora le idee dei generali non decisero, le ragioni ragionevoli degli uomini non decisero ciò che accadde nella battaglia, bensì qualcosa di completamente diverso! Massenzio chiese consiglio ai Libri Sibillini e ricevette la risposta: se attaccherai Costantino fuori dalle porte di Roma, distruggerai il più grande nemico di Roma. — Un oracolo proprio! E nella notte che precedette la battaglia, Massenzio ebbe un sogno che lo spingeva ad abbandonare la posizione sicura dentro le mura di Roma e ad andare incontro a Costantino. Ma Costantino, con il suo esercito molto più piccolo, ebbe nella notte un sogno che gli ordinava di far portare il simbolo del Cristo davanti al suo esercito e vincere in questo segno. Non le ragioni, non le ragioni strategiche, non la conoscenza della guerra avevano giocato un ruolo allora, quando si trattava della decisione, bensì forze inconsce stettero di fronte a ciascuno in Massenzio e Costantino. Si può pensare al valore o al disvalore di Costantino come si vuole: nella vittoria che Costantino riportò allora, viveva l’impulso del Cristo come una vera, reale forza, che agiva attraverso l’inconscio degli uomini dal mistero del Golgota, completamente a prescindere da cosa gli uomini pensavano del Cristo.
Questo è solo uno degli eventi: molti altri potrebbero essere citati, che ci testimoniano come, per primo, nelle forze inconsce dell’anima umana — che altrimenti sarebbero passate nel sibillino —, l’impulso del Cristo si è venuto e si è fatto strada verso l’alto. E mentre le forze sovraconsce dell’anima spingono sempre di più per non comprendere più l’impulso del Cristo attraverso la corrente materialistica, nelle forze inconsce dell’anima degli uomini il Cristo continua a lavorare, così come ha agito in Costantino e in Massenzio.
Oggi però siamo davanti alla necessità di portare verso l’alto quello che ha agito nelle forze inconsce dell’anima, e porlo consapevolmente davanti all’anima. Consapevolmente dobbiamo conoscere l’essenza che dal mistero del Golgota agisce nell’aura terrestre, nelle anime degli uomini, e che ha determinato i destini dell’evoluzione terrestre, dell’umanità dal mistero del Golgota da questa aura terrestre.
Poiché ci teniamo così davanti agli occhi, comprendiamo il progresso che la conoscenza umana riguardante il Cristo ha compiuto, e comprendiamo il nostro compito nei confronti dei progressi nella conoscenza di Cristo.
Per la nostra cultura presente è prima di tutto necessario che acquistiamo sempre più, lasciando agire su di noi i risultati della scienza dello spirito, una nuova conoscenza di Cristo. E proprio questa nuova conoscenza di Cristo è contraria a molte cose che oggi portano il sigillo ufficiale del cristiano. È necessario che acquistiamo sempre più una comprensione del come abbiamo bisogno per la nostra cultura di una scuola dell’abnegazione. Un rinnovamento della morale, un approfondimento della vita etica umana può venire solo attraverso la coltivazione dell’abnegazione. Questa scuola dell’abnegazione l’uomo, secondo le condizioni del ciclo temporale presente, può attraversarla solo se acquisisce una comprensione di vera abnegazione, acquisisce una comprensione penetrante di vera abnegazione. Ora, se risaliamo all’evoluzione del mondo, all’evoluzione terrestre, non possiamo trovare una comprensione più profonda dell’abnegazione di quella che ci è stata data attraverso l’apparizione di Cristo sulla Terra. E conoscere il Cristo significa attraversare la scuola dell’abnegazione. Conoscere Cristo significa familiarizzarsi con tutti quegli impulsi dell’evoluzione dell’umanità che sgocciolano così nella nostra anima da accendere, riscaldare e destare allo stato animico attivo tutto ciò che in questa anima è predisposto all’abnegazione. Sotto l’influsso del materialismo l’abnegazione dell’umanità è andata perduta in un modo che nei tempi futuri dell’umanità sarà solo riconosciuto. Ma attraverso l’approfondimento del mistero del Golgota, la penetrazione della conoscenza del mistero del Golgota con l’intero nostro sentire, con l’intero nostro essere animico, possiamo di nuovo acquisire una cultura dell’abnegazione. E possiamo dire: ciò che Cristo ha fatto per l’evoluzione terrestre è concluso nel fondamentale impulso dell’abnegazione, e ciò che può diventare per lo sviluppo consapevole dell’anima umana è la scuola dell’abnegazione! Lo vedremo meglio quando consideriamo il mistero del Golgota nel suo grande contesto.
Questo mistero del Golgota è così come lo conosciamo, una volta accaduto durante l’evoluzione terrestre fisica. Una volta si incarnò quell’entità che riconosciamo come essenza di Cristo, in un corpo umano, nel corpo di Gesù di Nazaret. Ma il mistero del Golgota ha tre stadi preliminari. Tre volte prima è accaduto qualcosa, sebbene non ancora sulla Terra, ma nel mondo spirituale. E in un certo senso abbiamo tre Misteri del Golgota, di cui dobbiamo dire che non si sono ancora svolti sul piano fisico. Il quarto solo si è svolto sul piano fisico ed è quello di cui i Vangeli e le Lettere di Paolo ci danno notizia. Questo massimo evento terrestre è stato preparato da tre eventi sovraterreni. Questi eventi sovraterreni erano così disposti che l’uno era nell’antico tempo lemuriano, due erano nel tempo atlantideo. Il quarto evento è nel tempo postatlantideo ed è il nostro mistero del Golgota.
I tre precedenti sono eventi che non si sono svolti sulla Terra, bensì nel mondo sovraterreno; ma la forza di questi eventi è discesa sulla Terra. Desideriamo tentare di comprendere come le forze dei tre eventi, che preparano il mistero del Golgota, eventi sovraterreni, hanno agito sull’evoluzione dell’umanità.
Riguardo alla nostra vita etica, la nostra comprensione del mondo e riguardo a ciò che accade nella nostra anima conscia, dobbiamo prima diventare senza sé. Questo è un compito della cultura presente verso il futuro. L’umanità deve diventare sempre più e sempre più senza sé: in questo consiste il futuro dei corretti atti morali della vita, il futuro di tutti gli atti di amore che l’umanità terrestre può compiere. La nostra vita conscia è sulla via dell’abnegazione, o deve essere sulla via dell’abnegazione. In un certo rapporto, tuttavia, vi è già in noi qualcosa di essenzialmente senza sé. E sarebbe la più grande disgrazia per l’uomo terrestre se dovesse essere egoista, riguardo a certi aspetti della sua essenza, nel modo in cui ancora deve esserlo, in molti riguardi, riguardo alla sua vita morale, intellettuale e sentimentale. Se l’egoismo si impadronisse dei nostri sensi nel medesimo grado in cui si impadronisce della nostra moralità, sarebbe la più grande disgrazia per l’uomo terrestre. Perché i nostri sensi agiscono sul nostro corpo così che in questa azione sensoriale si esprime l’abnegazione.
Abbiamo occhi nel nostro corpo. Attraverso questi occhi vediamo. Ma vediamo soltanto per il fatto che effettivamente gli occhi sono abnegati, che non li sentiamo affatto. Li portiamo in noi, vediamo per così dire attraverso gli occhi le cose, ma gli occhi stessi sono cancellati come tali nella nostra percezione. È lo stesso con gli altri sensi. Percepiamo il mondo per il fatto che il nostro sistema sensoriale è abnegato. Supponiamo che i nostri occhi fossero egoisti. Che cosa accadrebbe allora all’uomo? Ci avvicineremmo ad esempio a un colore blu; e mentre ci avviciniamo, l’occhio, perché agirebbe così da non lasciar passare il colore ma consumarlo immediatamente nell’occhio stesso, verrebbe aspergato dal blu mentre ci avviciniamo. Come una forza di aspirazione lo sentiremmo nell’occhio, se l’occhio potesse diventare egoista nel modo in cui lo siamo nel nostro vivere morale, intellettuale e sentimentale. Se ci avviciniamo a un colore rosso e il nostro occhio non si comportasse in modo abnegato, ma facesse valere il diritto a sperimentare l’effetto del rosso in se stesso, il rosso agirebbe sulla nostra visione come pungente. E se il nostro occhio diventasse egoista, sarebbe così che avremmo un dolore pungente o succhiante di fronte a tutte le impressioni. Saremmo consapevoli che abbiamo occhi, ma percepiremmo solo dolore pungente o succhiante. In realtà per l’uomo moderno è così che cammina nel mondo e sa che vi sono effetti di colori e luci. Ma non ha bisogno di pensare all’occhio. Esso si cancella in modo abnegato durante la percezione. E così è anche con gli altri sensi. Nei nostri sensi regna l’abnegazione. Ma a questa abnegazione i sensi non sarebbero giunti: già nel tempo lemuriano sarebbe stata loro tolta l’abnegazione, se Lucifero avesse potuto agire liberamente in quel tempo lemuriano antico. Lo spirito, riguardo a cui è giustamente detto la parola biblica: i vostri occhi saranno aperti —, questo spirito ha reso necessario che l’uomo fosse posto in una sfera della vita terrestre, in cui i suoi occhi, se si fossero sviluppati come avrebbero dovuto sotto l’influsso di Lucifero, sarebbero diventati egoisti. E a ogni impressione — e così sarebbe anche per gli altri sensi — l’uomo avrebbe gridato: Ahi, qui punge! — e non avrebbe percepito il colore rosso nel suo intorno; oppure avrebbe detto: Ahi, aspira da me — e non avrebbe percepito il colore blu, bensì nell’occhio l’effetto succhiante. È stato scongiurato ancora nel tempo lemuriano questo pericolo dall’evoluzione dell’umanità per il fatto che — ma ora non sulla Terra, bensì nei mondi sovraterreni — quella essenza che più tardi, attraverso il mistero del Golgota, si incarnò nel corpo di Gesù di Nazaret, allora si trasfuse — non posso dire incarnò — in un’essenza arccangelica, un’essenza dalla gerarchia degli Arcangeli. Così viveva, mentre la Terra attraversava la sua età lemurica, nei mondi superiori un’essenza, che — si potrebbe dire, attraverso una sorta di annuncio del battesimo di Giovanni — era sorta per il fatto che un Arcangelo aveva sacrificato la sua animicità e il Cristo aveva penetrato questo essere arccangelico. Ma così, egli rilasciò una forza che agiva sull’evoluzione umana terrestre. E il risultato di questo intervento fu un calmarsi dei sensi, un diventare armonioso dei sensi. E se oggi possiamo servire i nostri sensi così che questi sensi siano abnegati, saremo — se abbiamo compreso questo fatto e siamo stati resi grati all’ordine del mondo — guardare indietro ai tempi antichi e diremo: quello che siamo come uomini sensibili, quello che rende possibile che non proviamo dolore attraverso i sensi, ma la bellezza meravigliosa della natura intorno a noi, questo proviene dal primo sacrificio di Cristo. Attraverso il fatto che si trasfuse in un Arcangelo, produce l’effetto che deviò il pericolo dell’egoismo dei sensi dall’evoluzione dell’umanità. Questo era il primo stadio preliminare del mistero del Golgota.
Gradualmente l’uomo svilupperà il profondo e significativo sentimento religioso, quando guarda la bellezza della natura, quando guarda verso il cielo stellato, su tutto ciò che la luce del sole illumina, ciò che esiste nel regno animale, minerale, vegetale intorno a noi. Imparerà a dire l’uomo: che io così il mondo intorno a me poteva guardare, che così sono stato posto in questo mondo, che i miei sensi non sono fonti di dolore, bensì lo strumento della percezione della bellezza del mondo, questo devo al primo sacrificio, che è andato avanti da parte di Cristo come preparazione al mistero del Golgota. — E di fronte a noi vediamo prospetticamente un tempo in cui la considerazione della natura, il godimento della natura sarà incristo, dove gli uomini sentiranno, si diranno, quando escono e si dilettano della splendida primavera, delle bellezze dell’estate o di altre bellezze della natura: poiché possiamo ricevere tutto quello che di splendido la natura spande intorno a noi, dobbiamo essere consapevoli: non siamo noi, il Cristo nei nostri sensi è colui che ci rende capaci di percepire così la bellezza della natura.
Fu nei primi tempi dello sviluppo atlantideo che — ora per opera di Lucifero e Arimane — l’egoismo desiderava impadronirsi di un altro sistema dell’organizzazione umana, cioè degli organi vitali. Cerchiamo di farci presente l’essenziale della nostra organizzazione vitale da questo punto di vista. Qual è allora questa essenzialità? Si ha solo bisogno di pensare come capita all’uomo quando questa essenzialità degli organi vitali è compromessa. Ed è compromessa quando insorgono malattie organiche degli organi vitali. Allora l’uomo inizia a sperimentare l’egoismo del suo polmone, del suo cuore, dello stomaco e di altri organi. Allora cominciano i tempi in cui l’uomo, soltanto sperimentando il dolore, sa che ha uno stomaco, un cuore; lo sa nella consapevolezza immediata: essere malati significa un organo è diventato egoista, conduce una vita propria nel nostro organismo. Nella vita umana ordinaria e normale questo non è il caso. Allora gli organi individuali dell’uomo vivono in modo abnegato nell’organizzazione complessiva dell’uomo. E la nostra condizione quotidiana ci tiene sicuri nel mondo soltanto quando possiamo camminare nel mondo con organi abnegati, quando non sentiamo che abbiamo lo stomaco, il polmone e così via, bensì quando li abbiamo senza sentirli, quando non si presentano come tali, bensì quando nel complesso organismo sono membri che servono.
In un’altra occasione, un’altra volta, parleremo di perché la malattia è causata dall’egoismo degli organi; oggi si vuole solo sottolineare lo stato normale. Se fosse dipeso solo da Arimane e Lucifero, sarebbero già entrati stati completamente diversi durante lo sviluppo atlantideo. Ogni singolo organo umano sarebbe diventato egoista e qualcosa di completamente straordinario sarebbe accaduto. Supponiamo che l’uomo si avvicinasse a un frutto, cioè a qualcosa che è nel mondo esteriore e può essere goduto da noi o che ha relazione di qualche tipo con la nostra organizzazione corporea. Una volta avrà luogo questa relazione con i nostri organi vitali come oggetto dello studio medico, quando la scienza si lascerà ispirare dalla scienza dello spirito. Allora si saprà che, quando l’uomo ad esempio raccoglie ciliegie dall’albero e le mangia, proprio ciò che passa all’interno dell’organismo con le ciliegie ha una relazione particolare a certi organi; altri frutti hanno altre relazioni ad altri organi. Tutto ciò che entra nell’organizzazione umana ha determinate relazioni con questo organismo. Se fosse accaduto quello che Arimane e Lucifero avrebbero dovuto compiere nel periodo atlantideo, allora avremmo ad esempio raccolto ciliegie, e nel massimo grado l’organo che ha relazione con le ciliegie avrebbe avuto avidità. Un’avidità infinita si sarebbe espressa, e l’uomo avrebbe sentito l’organo interessato che si sarebbe egoisticamente separato dall’organismo complessivo, ma gli altri organi sarebbero stati allo stesso modo egoisticamente in opposizione nell’organismo. O prendiamo un altro caso: vi sia qualcosa che sia dannoso all’uomo. Proprio come le cose del mondo esteriore hanno determinate relazioni con l’uomo in senso positivo, così altre cose del mondo esteriore hanno relazioni sfavorevoli. Se l’uomo si avvicinasse a una pianta velenosa o a qualcosa che avesse solo relazioni sfavorevoli a questo o quell’organo, sentirebbe questa relazione attraverso l’attività interna dell’organo, e questo si esprimerebbe in un terribile, angoscioso sentimento di paura. L’uomo sentirebbe: di fronte a lui c’è qualcosa che agisce così sul suo organo che si sentirebbe quasi bruciato.
Prendiamo ora non quello che l’uomo mangia, prendiamo l’aria che ci circonda. Tutto ciò che si verifica nell’aria ha relazione ai nostri organi. Se fosse accaduto quello che Arimane e Lucifero desideravano, se l’uomo fosse stato soltanto così affidato a se stesso, sarebbe stato cacciato nel mondo tra l’avidità bestiale più feroce per quello che è conveniente a questo o quell’organo, e il disgusto terribile per ciò che è dannoso a questo o quell’organo. Immaginiamo se fossimo posti nel mondo, con tali organi corporei, che fossimo nel massimo grado una palla di gomma gettata avanti e indietro per ogni aroma piacevole a cui, anche se fosse a un’ora di distanza, correremmo dietro, o un sentimento di disgusto ci costringesse già da lontano a fuggire. Se così fossimo gettati avanti e indietro, rifletti, come potremmo svilupparci nel mondo? Che questo non accadesse, che i nostri organi vitali fossero smorzati, che fossero armonizzati, è il risultato del fatto che nel tempo in cui l’uomo attraversava il primo sviluppo atlantideo, in sfere sovraterrene si verificò il secondo stadio preliminare del mistero del Golgota. Di nuovo l’essenza di Cristo si trasfuse in un’essenza arccangelica, e quello che ne risultò irradiò verso il basso nell’atmosfera terrestre. Così avvenne quella armonizzazione, quello smorzamento degli organi vitali, che rende gli organi abnegati nell’uomo. Nella nostra convivenza con il mondo esteriore avremmo continuamente la causa di malattie peggiori: non potremmo stare per niente bene se non fosse intervenuto questo secondo evento cristiano. E di nuovo — questo si presenta a noi come prospettiva per il futuro — l’umanità, quando potrà penetrare se stessa con una vera comprensione del mondo spirituale, si approprierà di un sentimento di gratitudine verso le entità spirituali da cui l’uomo dipende. L’umanità si riempirà di quella vera pietà, attraverso cui dirà: Sento che posso essere un uomo fisico con l’abnegazione degli organi solo per il fatto che non mi sono sviluppato solo nel mondo, ma il Cristo in me, che mi ha conformato gli organi in modo che io possa essere uomo! — Così impariamo sempre più e sempre più che, fondamentalmente, tutto ciò che ci rende uomini nel senso più comprehensivo, dobbiamo così concepirlo che diciamo: non io, il Cristo in me. — Il Cristo ha provveduto all’intera evoluzione dell’umanità nei tre stadi preliminari del mistero del Golgota che ha compiuto prima del mistero del Golgota vero e proprio.
Negli ultimi tempi dello sviluppo atlantideo, l’umanità stava davanti a un terzo pericolo. Allora il pensare, il sentire e il volere avrebbero dovuto cadere in disordine. L’egoismo avrebbe dovuto entrare nel pensare, nel sentire e nel volere. Che cosa ne sarebbe derivato? Ebbene, l’uomo avrebbe voluto questo o quello, avrebbe seguito questo o quell’impulso di volontà; a un altro impulso il suo pensare avrebbe seguito, di nuovo a un altro il suo sentire. Era necessario per l’evoluzione dell’umanità che il pensare, il sentire e il volere si inserissero come cose abnegate nella complessità dell’anima. Sotto il semplice influsso di Lucifero e Arimane non avrebbero potuto farsi. Allora pensare, sentire, volere sarebbero diventati egoisti, avrebbero quasi strappato l’azione armonica dell’anima. Allora, verso la fine dello sviluppo atlantideo, subentrò il terzo evento di Cristo. Di nuovo l’essenza di Cristo si trasfuse in un’essenza arccangelica, e la forza che nel mondo sovraterreno ne derivò dal fatto che il Cristo penetrò un essere arccangelico, rese possibile l’armonizzazione di pensare, sentire e volere. Veramente, come i raggi fisici del sole devono agire sulla Terra, affinché non appassisca tutta la vita vegetale, così dai mondi sovraterreni lo spirito del sole deve agire sulla Terra rispecchiandosi, come ho ora descritto. Al terzo stadio ha armonizzato il pensare, il sentire e il volere, così come dovevano essere armonizzati per la normale vita umana.
Che cosa sarebbe diventato l’uomo, se questo terzo evento di Cristo non fosse intervenuto? Sarebbe stato colto furiosamente dai suoi selvaggi desideri, dalla sua vita di volontà. Potrebbe essere diventato folle, anche se d’altro canto il suo intelletto avrebbe pensato in modo egoista e beffardo riguardo a quello che il volere in modo folle compirebbe. Questo è stato scongiurato dal terzo evento di Cristo, allorché il Cristo per la terza volta, come essenza di Cristo, era nella forma esterna dell’anima di un Arcangelo, di un’essenza dalla gerarchia degli Arcangeli.
L’umanità si è conservata un ricordo di come la passione umana e il pensiero umano erano stati armonizzati dalle forze che allora agivano verso il basso dai mondi sovraterreni. E questo segno di ricordo è presente, è soltanto non compreso in modo rettissimo. San Giorgio, che sconfigge il drago, oppure Michele, che sconfigge il drago, è il segno che è stato formato per il terzo evento di Cristo, allorché in forma di Arcangelo il Cristo si trasfuse. E il drago che egli calpesta è colui che aveva messo in disordine il pensare, sentire e volere umano. Tutti coloro che guardano a San Giorgio con il drago, o a Michele con il drago, o a cose simili, parlano in verità del terzo evento di Cristo. E i Greci, che nella loro meravigliosa mitologia crearono qualcosa come immagini riflesse di quello che era accaduto alla fine del tempo atlantideo nel mondo spirituale, veneravano lo spirito del sole come l’armonizzatore del pensare, sentire e volere negli uomini. Tu spirito del sole — così si dicevano gli uomini in Grecia che avevano conoscenza di qualcosa — tu ti sei trasfuso nella forma eterea spirituale — perché così è la forma di coloro che oggi chiamiamo Arcangeli — tu hai allora dispiegato a armonia quello che altrimenti selvaggiamente e senza controllo caotico nella sua anima umana come pensare, sentire e volere percorrerebbe, sulla tua meravigliosa lira, sul che fai risuonare armonicamente i toni dell’anima umana! — Così lo spirito del sole diventava il dio protettore della selvaggia passione che si agitava negli uomini, se, come poteva accadere, riviveva nei selvaggi vapori che sorgono dalle profondità della Terra, che perforano la Terra. E se un uomo ora si esponesse a essi e lasciasse che solo questi vapori agissero su di lui, avrebbe selvaggiamente tumultuato dentro il pensare, sentire e volere. Il Greco allora pose la Pizia sopra coloro che, le passioni dalla Terra attraverso Lucifero e Arimane, portavano i vapori in disordine; ma Apollo l’illuminava, superava la selvaggia passione — e diventava la profetessa. Nello spirito del sole di Apollo il Greco sentì il Cristo del terzo evento di Cristo. E nella relazione dunque della passione controllata dell’atmosfera della Pizia, in questa protezione che il dio Apollo accordava alla Pizia, il Greco vide l’effetto del terzo sacrificio di Cristo: l’armonizzazione delle passioni umane che cadrebbero in disordine attraverso il terzo evento di Cristo. Lo spirito del sole Apollo era fondamentalmente lo stesso per i Greci, che nell’immagine era stato rappresentato come Michele o San Giorgio, colui che sconfigge il drago.
Così vediamo che aveva senso, quando Giustino, il martire, fa una straordinaria affermazione. Un’affermazione che, siccome il martire l’ha fatta, deve essere considerata cristiana, anche se alcuni odierni rappresentanti del cristianesimo la bollerebbero come eresia. Giustino disse: Eraclito e Socrate e Platone erano anche cristiani, ma tali come uno poteva essere cristiano prima che il mistero del Golgota si fosse compiuto. I teologi d’oggi non ne sanno più nulla; ma i primi tempi del cristianesimo, i martiri cristiani lo sapevano ancora, che i saggi greci antichi, anche se forse non usavano il nome del Cristo, pure, se si fosse domandato: chi era Apollo? — dalla loro conoscenza misterica avrebbero risposto: il grande spirito del sole, che più tardi vivrà in un uomo, si manifesta a noi in Apollo così che si trasfuse come in una forma di Arcangelo in lui.
Poi arrivò il quarto, il Mistero terrestre di Golgota. La medesima essenza di Cristo, che si trasfuse tre volte in forma di Arcangelo, la medesima figura di Cristo si incarna allora attraverso l’evento che chiamiamo il battesimo di Giovanni nel Giordano nel corpo di Gesù di Nazaret.
Ammetto che vi sembrerà strano quando dico: questa essenza tre volte si trasfuse in forma di Arcangelo e poi si incarnò in forma umana. Perché sarebbe più schematico dire che tra la trasfusione in una forma di Arcangelo e l’incarnazione vi fosse una trasfusione in una forma di Angelo, cioè il Cristo su uno dei gradini in forma di Angelo si fosse trasfuso. Così sembra a uno. Ma sebbene la gente possa sottintendere che le cose che provengono dalla scienza dello spirito siano inventate, veramente non è così. Potete anche trarlo da altre cose. E se mi chiedete: come è che il Cristo non scese di gerarchia in gerarchia e poi per primo scese all’uomo — se me lo chiedete oggi, devo rispondervi: non lo so, perché non combina affatto. Bensì la ricerca di fatto ha come risultato che il Cristo tre volte si servì di una forma di Arcangelo — la forma di Angelo è stata omessa — e poi di una forma umana. Lascio alla ricerca posteriore di stabilire perché è così. Oggi non lo so ancora, ma è così. Se si volesse inventare, si farebbe — quello potete trarlo da quello che è appena detto — completamente diversamente.
Così subentrò il quarto stadio del mistero del Golgota. Questo mistero del Golgota ha scongiurato un altro pericolo: il pericolo che consisteva nel fatto che, per l’influsso di Lucifero e Arimane, l’Io dell’uomo sarebbe caduto in disordine. Gli organi sensoriali sarebbero caduti in disordine a causa di Lucifero nel tempo lemuriano; nel primo periodo atlantideo minacciava agli organi vitali disordine e disarmonia; negli ultimi tempi atlantici, agli organi animici, a quegli organi che giacciono a fondamento del pensare, sentire e volere. E nel periodo postatlantideo minacciava all’Io stesso disordine. Poiché l’Io avrebbe dovuto prendere piede in questo periodo nello sviluppo umano, si cercò di stabilire l’armonia tra questo Io e le forze del cosmo, così che l’Io non diventasse una palla da gioco delle forze del cosmo. Potrebbe essere diventato una palla da gioco tra queste forze. Sarebbe stato formato così che non avrebbe potuto conservare il suo sé; e se lo si fosse consegnato a queste forze, quello che proviene dall’anima sarebbe stato trascinato via da tutte le forze elementari che discendono da vento, aria, ondate. Avrebbero trascinato l’uomo dappertutto.
Michelangelo lo dipinse. Guardate i dipinti che Michelangelo ha dipinto. Ha dipinto quello che minacciava l’uomo. È emerso nelle Sibille. Meravigliosamente l’ha dipinto: come rappresentano il tipo di uomo che sente il suo Io cadere in disordine, così che, quando questo Io cade in disordine, ogni possibile meravigliosa saggezza può emergere, ma così che l’uomo non possa dirigerla. Guardate come Michelangelo le ha dipinte. Rappresentano i diversi gradini di colui che, attraverso il disordine dell’Io, è stato consegnato agli esseri elementari. D’altro canto, però, entra in scena qualcos’altro. Nello stesso spazio ha dipinto le figure pensose della profezia, che permette di vedere come illuminano quello che sostiene l’ordine dell’Io di fronte al cosmo. Ci afferra meravigliosamente quando vediamo l’aspirazione verso l’Io nei Profeti, e d’altro canto vediamo gli esseri umani che sono caduti in disordine attraverso l’Io stesso, e poi vediamo lo stesso Cristo in questo spazio: il Cristo che si incarnò in un corpo umano, e che ha l’Io che doveva venire nel mondo, a mettere in ordine. Sì, la scienza dello spirito ci mostrerà sempre più profondamente come questo Io dell’uomo, attraverso il quarto evento di Cristo, il mistero del Golgota, può venire all’abnegazione. I sensi hanno detto: non io, il Cristo in noi. Gli organi vitali hanno detto: non io, il Cristo in noi. Gli organi animici hanno detto: non io, il Cristo in noi. La vita morale e intellettuale dell’uomo deve imparare a dire: non io, il Cristo in me. — Ogni passo nel mondo spirituale ci mostra questo.
Desideravo oggi esporre questo, affinché in un’altra occasione, che speriamo di avere ben presto, possiamo fornire singole prove occulte di questi fatti e affinché possiamo mostrare come quello che chiamiamo scienza dello spirito si verserà così nella nostra vita morale e intellettuale che l’uomo diventi un discepolo dell’abnegazione, che il Cristo viva in noi, che sentiamo il Cristo vividamente in ogni parola che è pronunciata della scienza dello spirito.
Solo una cosa sia ancora riportata. Voi sapete che dal 1909 abbiamo rappresentato i nostri drammi misterici a Monaco. Si può trovare quello che abbiamo portato alla rappresentazione sul palcoscenico dei misteri buono o cattivo, questo non può essere questione ora. Ma quello che è stato compiuto, richiedeva una certa forza, una forza che non viene a un uomo così senza altro attraverso il fatto che egli è uomo sulla Terra. Vedete, se ora possiamo lavorare a Dornach, se vogliamo lavorare i nostri vari tipi di legni duri, abbiamo bisogno di forza muscolare. Non possiamo dire che ci diamo consapevolmente questa forza muscolare. Viene dal nostro corpo, da quello che possiamo nella nostra anima. Non l’abbiamo in mano. Neppure abbiamo tutto in mano quello che compiamo nello spirituale e per cui abbiamo bisogno di forza spirituale. Non dipende solo dai nostri talenti come uomo, proprio come non dipende dai nostri talenti se possiamo fare qualcosa, bensì anche dalla forza muscolare del nostro corpo. Così abbiamo bisogno di forze spirituali, che sono altrettanto fuori di noi come le forze muscolari sono fuori della nostra anima. So che i superficiali vengono e possono dire: tu sei un pazzo, credi che ti vengono forze spirituali da fuori, mentre sorgono solo dal tuo interno. — Mi tengano pure per un pazzo. Li trovo di un’intelligenza ancora, che non sa distinguere la fame da un pezzo di pane. So come forze spirituali fluiscono verso l’uomo dall’esterno. Come si potrebbe credere, solo se si è pazzi, che la fame stessa produce il pane che la calma, così poco come questo è il caso, così poco la forza della nostra anima produce quelle forze di cui abbiamo bisogno per l’azione spirituale: devono fluire in noi, devono fluirci addosso. E così come sappiamo esattamente che la fame è in noi e il pane viene da fuori, se non siamo pazzi, così colui che vive nei mondi spirituali sa quello che è in lui e quello che viene da fuori. E io personalmente, dal 1909 in poi, sentii sempre più e sempre più, quando si trattava di sviluppare nella tranquillità e nel silenzio quello che era necessario per i drammi misterici, sentii la forza spirituale che veniva da fuori. Sapevo che lo sguardo spirituale di un’essenza spirituale riposava su quello che era compiuto. E l'esprimo come un’esperienza immediata. Nei primi tempi, quando lavoravamo in Germania nel campo della nostra scienza dello spirito, venne da noi una personalità amica, che con entusiasmo meraviglioso accolse quello che potevamo allora dare. Ma non solo con un entusiasmo meraviglioso devoto accolse quello che allora era possibile dare sull’evoluzione dell’umanità, sui misteri cosmici, sulla reincarnazione e sul karma, bensì vi univa anche un meraviglioso senso estetico. Tutto quello che parlavamo e discutevamo insegnando con questa personalità era immerso nella bellezza. Eravamo allora ancora pochi. In tale spazio per noi, come è il caso oggi, non c’era bisogno di stare. E le cose che oggi parliamo di fronte a un grande pubblico, quando parlavamo di loro, eravamo solo in tre: io e due altre persone. Una di queste persone ci lasciò già nel 1904 sul piano fisico, andò nel mondo spirituale. Come accade: tali persone passano attraverso uno sviluppo dopo la morte. Nel 1907, quando al nostro Congresso facemmo la ricostruzione dello Schuré del Mistero di Eleusi, non era ancora percepibile nulla di tale influenza. Nel 1909 cominciò, e sempre più venne negli ultimi anni.
Sapevo esattamente, questa è l’individualità di quella personalità così amica a noi, che si poteva letteralmente amare, puramente per tale peculiarità, in modo obiettivo. Rapita nel mondo spirituale agiva come un angelo custode per quello che dovevamo compiere per la congiunzione dell’estetico con l’esoterico nei nostri misteri. E ben protetto ci si sentiva così da questa personalità che era stata rapita nel 1904 nel mondo spirituale: quello che allora passò nella nostra attività terrestre, quello che fluì nella attività terrestre e che ci penetrò, a cui guardiamo grati verso l’alto, poiché si esprimeva nel riposo dello sguardo dell’anima di una personalità spirituale sui nostri atti.
Ma poi, quando si trattava di coltivare con la personalità quello che si potrebbe chiamare: conversazione — la si può chiamare conversazione perché è una sorta di reciprocità —, quando questo doveva sopraggiungere, era sempre così che quella personalità rivelava: poteva trovare il cammino verso la nostra attività terrestre tanto meglio, quanto più ci penetravamo con il pensiero del Cristo nell’evoluzione terrestre. Se vestissi in parole terrene quello che questa individualità sempre di nuovo parlava, dovrei dire — ma naturalmente devo esprimere solo simbolicamente quello che è diversamente nel mondo spirituale: trovo così bene il cammino a voi, perché sempre più e sempre più trovate il cammino per fare della vostra scienza dello spirito un’espressione di quello che è la parola vivente del Cristo stesso.
Questo ci sarà l’impulso del Cristo: il ponte vivo tra la vita della Terra e la vita nei mondi sovraterreni. Tre volte il Cristo dal mondo sovraterreno ha dato all’uomo quella essenza di cui ha bisogno, affinché possa vivere bene. Tre volte il Cristo ha reso abnegati gli organi sensoriali, vitali e animici dell’uomo. Ora tocca all’uomo, diventare abnegato in senso intellettuale e morale attraverso il fatto che impara a comprendere per questa vita intellettuale e morale la parola: non io, il Cristo in me.
Il mondo riconoscerà che quello che proclamiamo come scienza dello spirito è la parola di Cristo. Egli ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine della Terra». — La missione della scienza dello spirito nel nostro tempo è di aprire i cancelli al Cristo vivente. Con la comprensione dei vivi si uniscono i morti, che sanno che il Cristo ha trovato il passaggio dal cielo all’attività terrestre. E quando i morti si chinano come gli dei protettori più prossimi su coloro che vivono sulla Terra, allora trovano le anime dei viventi sulla Terra tanto più intensamente, tanto più queste anime stesse sono penetrate e spiritualizzate dall’impulso del Cristo. Il Cristo, egli scese come lo spirito alto del sole dai mondi sovraterreni attraverso il mistero del Golgota, affinché trovasse dimora nelle anime umane. La scienza dello spirito deve diventare il messaggio di come il Cristo può trovare dimora nelle anime umane. Se il Cristo troverà dimora nelle anime umane-terrestri, allora dall’aura terrestre la forza di Cristo ri-irradierà nuovamente verso quei mondi che il Cristo ha lasciato per il bene dell’umanità terrestre, e l’intero cosmo sarà incarnato di Cristo.
Verso una tale comprensione profonda del mistero del Golgota ci eleviamo gradualmente attraverso una vera penetrazione della scienza dello spirito. Se così riflettiamo, e se riflettiamo anche come essa deve essere una scuola dell’abnegazione per la vita intellettuale e morale dell’umanità verso il futuro, allora saremo così intensamente penetrati dalla necessità della proclamazione della scienza dello spirito del mistero del Golgota! Allora sapremo che cosa si intende con gli impulsi della scienza dello spirito che vogliono entrare nel presente. Allora quell’impulso del Cristo penetrerà l’umanità, che veramente tutti gli uomini possono accogliere, perché il Cristo non è apparso a una nazione, bensì perché egli è l’alto essere del sole che appartiene a tutta la Terra e che può penetrare in tutte le anime umane, indipendentemente da quale nazione e religione appartengono. Possano sempre di più molte persone trovare la strada verso tale comprensione dell’impulso del Cristo e tale comprensione del mistero del Golgota; allora forse quello che oggi da molti, che si credono marcati come cristiani, è chiamato non-cristiano e bollato come eresia, apparirà come il più cristiano.
Cerchiamo non solo una comprensione intellettuale del mistero del Golgota, cerchiamo un’afferrare di questo mistero del Golgota con tutta la nostra anima: allora ne abbiamo bisogno della scienza dello spirito. Ma allora anche ci potremo sapere come appartenenti della nostra corrente spirituale, come quelle anime che comprendono quello che è necessario all’umanità ora e nel prossimo futuro.
Queste erano le cose su cui desideravo parlare oggi con voi. Speriamo che in non troppo lontano tempo sarà possibile di nuovo coltivare considerazioni che si possono direttamente collegare a queste, in questa città.
In memoria di Frater Stefano Ravaglia
anima raggiante che ha donato armonia e nuovi inizi.
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